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Franco Cardinali: Inquietudine necessaria, Palazzo Giureconsulti, Milano, fino al 14/02/2019

Inaugurazione: giovedì 10 gennaio, ore 18


A trent’anni dalla mostra postuma all’Accademia di Brera, la città di Milano rende omaggio alla figura di Franco Cardinali, artista di grande spessore, nella storica cornice del Palazzo Giureconsulti con un’antologica dal titolo “Franco Cardinali. Inquietudine necessaria” dall’11 gennaio al 14 febbraio 2019, a cura di Raffaella Resch.

Grande affluenza di un pubblico internazionale entusiasta ieri sera, 10 gennaio, per l'inaugurazione della mostra. La vernice è stata inoltre arricchita in apertura da un saluto di Marco Accornero, Membro di Giunta della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e di Filippo Del Corno, Assessore alla Cultura del Comune di Milano, cui hanno fatto seguito i ringraziamenti da parte della figlia dell'artista Fanette Cardinali, Presidente dell'Associazione Culturale Franco Cardinali per le Arti, e un sentito ricordo da parte dell'amico Benito Boschetto, promotore dell'evento. Ha quindi presentato la poetica e il percorso espositivo la curatrice Raffaella Resch, ed ha concluso Marcello Bianca, Direttore Creativo del Gruppo Aboca, Main Sponsor della mostra.
"L'artigianato artistico e i settori collegati - ha dichiarato Marco Accornero in apertura della serata - rappresentano un comparto significativo per le imprese milanesi. Milano ha infatti una specializzazione in questi settori legati alla creatività. In questo contesto di attenzione all'arte la Camera di commercio partecipa alla mostra dedicata a Franco Cardinali, che inauguriamo nella sede di Palazzo Giureconsulti affacciata su piazza Duomo, offrendo un'opportunità per una visita interessante".
Ha proseguito Filippo Del Corno: "È molto significativo che l'omaggio all'opera di Franco Cardinali sia ambientato nel Palazzo Giureconsulti, nel cuore della città, con un autorevole progetto curatoriale che congiunge gesto creativo e consapevolezza artigianale. L'ampio orizzonte internazionale del percorso formativo e artistico di Cardinali, rappresentato dalla mostra, appare come un prezioso tassello nel mosaico dell'offerta culturale dell'intera città".

A trent'anni dalla mostra postuma all'Accademia di Brera, la città di Milano torna quindi a ricordare la figura di un artista di grande spessore quale è Franco Cardinali, con quest'importante esposizione che propone cinquanta lavori, offrendo così un'esaustiva panoramica sulla produzione dell'artista ligure "prototipo dell'autonomia e indipendenza artistica, sia nelle scelte pittoriche che nella vita", come ha sottolineato la curatrice Raffaella Resch.
Gli oltre cinquanta lavori esposti offrono una panoramica sulla produzione dell’artista ligure, formatosi nell’ambiente parigino di Montparnasse nell’ambito dell’École de Paris, l’ampio gruppo di artisti e intellettuali che operarono a Parigi tra le due guerre. Cardinali risente inizialmente di influenze picassiane e modiglianesche, come rivela l’olio su tela Enfant au jardin (1955) dalle forme primitive, per evolvere verso l’informale e le correnti sperimentali degli anni Settanta, come sottolinea la curatrice Raffaella Resch, «in maniera autonoma e matura, con una sorta di nomadismo degli stili, con un’inquietudine che contraddistingue anche la sua intera esistenza». L’artista, in continua ricerca di nuove tecniche e forme espressive, vive e condivide intensamente i fermenti artistici con gli spiriti più originali della sua epoca, seguendo poi un percorso individuale con esiti assolutamente unici e peculiari.

Jacques Prévert e Franco Cardinali

Fra le amicizie si ricorda il legame con Jean Cocteau, con il quale intrattiene scambi epistolari, e con Jacques Prévert, che dedica una poesia ad una sua opera pittorica; conosce anche Pablo Picasso, da cui è stimolato a lavorare con la ceramica.

Franco Cardinali e Pablo Picasso

Con le parole del celebre amico Cocteau, come nelle proprie opere un artista esprime sempre se stesso, in una sorta di involontario autoportraitisme, così nella produzione del pittore nato in terra ligure, il poeta francese ravvedeva la figura massiccia di Cardinali, «sa figure montagnarde de tailleur de pierre» (la sua figura montanara di ‘tagliatore di pietra’).

Franco Cardinali e Jean Cocteau

 

Franco Cardinali: Poisson bleu, 1977, olio caseina e sabbia su tela, cm 97x105, ph. Luca Maccotta

Artisticamente Cardinali procede quindi in un percorso che va dal figurativo, interpretato con toni e linee forti, ad un astratto materico ispirato al mondo naturale, composto da ambienti, animali ed elementi simbolici della realtà e della sua fantasia. L’arte di Franco Cardinali è permeata di questa “inquietudine necessaria”, come rivela il titolo della mostra: nelle sue opere si legge infatti un’insoddisfazione personale e artistica che si evince nel tratteggio profondo, nei paesaggi inquieti - come in Fragments de cathédral (1983) - e nell’increspamento delle superfici, come in Chant d’amour sur la falaise (1985), per esprimere «il suo bisogno di assoluta e libera autodeterminazione – afferma Resch - in qualunque tempo e rispetto a qualsiasi contesto; una libertà percepita come necessità furiosa di seguire l’ispirazione del momento, perché l’arte secondo Cardinali, per essere autentica e personale, non è altro che confronto interiore con i propri fantasmi».

L’arte per Franco Cardinali è una riflessione costante, un’evoluzione permanente, un’introspezione continua, un lavoro senza fine per perfezionare la propria tecnica pittorica e il proprio messaggio. Impasta colori tradizionali ad olio con materiali terrosi e argillosi per creare superfici spesse, composite, vissute, che rivelano anche un contatto con la natura intenso e profondo. Da qui nascono lavori su tela quali il Fossile lunaire (1967) ad olio con sabbia e caseina, o prima ancora l’olio Crustacés (1962), fino ad Ancienne écriture (1982) ad olio e sabbia, che ritraggono bestiari curiosi e inquietanti come fossero fossili impressi sulla trama. La materia pittorica scava oltre la dimensione esterna, va al di là della tela, e ci restituisce il mondo esplorato da Cardinali, in quel sottile ed effimero equilibrio tra arte e vita.

Franco Cardinali: Saint Hilare, 1955, olio su tela, cm 83x42, ph. Luca Maccotta


Organizzata dall’Associazione Culturale Franco Cardinali in collaborazione con la Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, l’esposizione mette in luce la poetica di un artista le cui opere appartengono ad importanti istituzioni pubbliche e collezioni private in Italia, Europa e negli Stati Uniti, in prevalenza a New York e Los Angeles.
La rassegna gode del patrocinio del Club per l’UNESCO di Aquileia, dei Comuni di Chiusi della Verna e Città di Castello e dell’Unione Artigiani della Provincia di Milano e della Provincia di Monza e Brianza.
Arricchisce l’esposizione un esaustivo catalogo bilingue italiano e inglese edito da Scalpendi Editore, che presenta tutte le opere in mostra oltre ad una ricca selezione della produzione dell’artista, con testo critico di Raffaella Resch e una testimonianza dell’amico Benito Boschetto.


FRANCO CARDINALI. LA VERTIGINE DELL’EQUILIBRIO

L’arte contemporanea si nutre di celebrità e fama, dell’apparire nel sistema del mercato e nelle mostre, come momento sostanziale della propria natura. Franco Cardinali, che pure ha partecipato ai più importanti circoli artistici del suo tempo, segue il percorso opposto, sfugge alle etichette e rifugge dalle consacrazioni, addirittura rifiuta il sostegno di mecenati, come accade nel periodo finale del suo lavoro, quando avverte che si vuole incasellare il suo ruolo di artista.
A distanza di trentaquattro anni dalla data in cui si tolse la vita, ci viene offerta l’occasione di approfondire un personaggio ruvido e complesso, ma potente e schietto, per il quale l’arte è tutto, veramente tutto, la cui alternativa è davvero il niente.
Secondo le parole di Jean Cocteau, suo amico e promotore, come nelle proprie opere un artista esprime sempre se stesso, in una sorta di involontario «autoportraitisme», così nella produzione di Cardinali si può intravedere la sua figura massiccia, «sa figure montagnarde de tailleur de pierre»: «Cardinali possiede questa raffinata eleganza […] giunge a potenziare la tendenza all’autoritratto a cui nessun pittore può sfuggire […] un vaso, uno scaldino, un macinacaffè […] palesano in Cardinali l’anima montanara del tagliapietre» (J. Cocteau, prefazione a Le nuove tele di Cardinali, 1956).
Ligure di origine, dopo un periodo vissuto a Milano in cui presenta la sua prima personale alla Galleria d’Arte San Babila nel 1953, Cardinali spicca il volo verso il centro di gravitazione dell’arte europea: Parigi. Qui si forma nell’ambiente di Montparnasse, nell’ambito dell’École de Paris, la vasta costellazione di artisti e intellettuali che operarono tra le due guerre, e risente inizialmente di influenze picassiane e modiglianesche. La sua pittura tuttavia si evolve in maniera autonoma e matura, con una sorta di nomadismo degli stili, segnata da un’inquietudine che contraddistingue anche la sua intera esistenza.
Nonostante il carattere ombroso, difficile, solitario, Cardinali vive e condivide intensamente fermenti artistici con gli spiriti più originali della sua epoca. Nella collettiva curata da Raymond Nacenta alla Galerie Charpentier di Parigi del 1955, intitolata proprio alla Scuola di Parigi, le sue opere sono esposte insieme a quelle di Chagall, Dalí, Duchamp, Giacometti, Picasso, e molti altri. Egli segue tuttavia un percorso individuale, che potrebbe essere paragonato all’informale e alle correnti sperimentali del periodo postbellico, ma con esiti tanto particolari da farne un caso a parte.
Jacques Prévert dirà di lui: «Molti pittori, oggi, dipingono tutti insieme, ognuno per suo conto, più o meno la stessa cosa: dal canto suo Cardinali – è un suo diritto e un suo piacere – dipinge dell’altro» (J. Prévert, Bestiario dipinto, 1963 in occasione della mostra Angle du Faubourg).
L’arte di Cardinali esprime il suo bisogno di assoluta e libera autodeterminazione, in qualunque tempo e rispetto a qualsiasi contesto. Una libertà percepita come necessità impetuosa di seguire l’ispirazione del momento, perché l’arte secondo Cardinali, per essere autentica e personale, non è altro che confronto interiore con i propri fantasmi. Inizialmente figurativo, Cardinali è alla continua ricerca di nuove tecniche e materie espressive, compulsando una sempre nuova vita agli oggetti su cui cade la sua attenzione.
Le prime opere di grande maniera ispirate alle atmosfere del realismo magico, ci mostrano una mano sapiente e un’intenzione di estrarre dalla realtà molto più di quello che si vede (Nature morte avec citrons, 1952). Il figurativo viene immediatamente forzato verso linee estreme, portatrici di un messaggio dolente. Nascono così personaggi dalle storie sofferte, accovacciati nel proprio corpo inerme, spesso nudi o ricoperti di poveri indumenti: sono figure primitive dalle linee picassiane (Enfant au jardin, o Saint Hilare, entrambi del 1955), che ricordano i mendicanti e i pagliacci del periodo blu, e si stagliano come rilievi su un fondo neutro, quali divinità in creta, cadute dal loro olimpo e ora attonite per il destino che le ha colpite. Citiamo ancora Cocteau che nel maggio 1955 scrive una lettera all’amico in occasione dello sfratto che Cardinali subisce insieme ad altri artisti dal loro quartiere: «bandire lei dalla Cité Vercingétorix ha significato mettere alla porta tutta un’umanità dolorosa che nasce dal suo ventre e dal suo cuore».
La sua pittura in continua evoluzione passa poi a visioni più dettagliate, focalizzate su dettagli o oggetti, inquadrati nella loro muta ma eloquente staticità, carichi di senso come idoli o amuleti sacri (Fragment de tête, 1962).
A Cardinali diventa sempre più chiaro che l’orizzonte delle sue opere non è tanto racchiuso in ciò che esse rappresentano, ma nel modo in cui lo portano alla luce. A partire dai primi anni sessanta la forma intrattiene un dialogo sempre più stretto con la materia, intesa come il medium con cui viene realizzata l’opera, ma anche come il corpo stesso del quadro, il suo spessore, la sua profondità. Geometrie scarne prendono vita da fratture del colore materico, fanno emergere spazi arbitrari che si intersecano a rivelare figure note (bottiglie, pesci, teiere) eppure arcane (Poisson à la bouteille, 1962), quasi dissotterrate dal cumulo polveroso del tempo, come il paesaggio dilavato del 1960, dominato da cerchi, i primi astri del firmamento di Cardinali (Paysage, 1960).
Da questo momento Cardinali mette in atto la sua ossessione con sempre maggior puntiglio e accanimento, su superfici, colori e magma pittorici, in una furiosa ricerca dello scaturire dell’origine attraverso il divenire del tempo. Stimoli della pittura informale sono testimoniati dal dissolvimento della figura a favore di un’emersione dello spasmo drammatico della materia, rotta in craquelé e bruciature (come nel cretto di Trames liguriennes, 1968, o in Fleur incinérée, 1968). Ma ciò che prepotentemente domina la pittura di Cardinali è la tensione messianica che la sottende, la ricerca di significati e visioni con cui risolvere un presente tragicamente segnato. La struttura della realtà è pervasa dall’afflato dell’universo verso cui corre lo sguardo di Cardinali, in oggetti quotidiani e anche in paesaggi cosmici, frutto di una mineralizzazione delle forme – come estratte dalle profondità della terra (Fossile lunaire, 1967) – e nello stesso tempo meteore di una cristallizzazione siderea (come nella galassia di Segnale propiziatorio, 1977). Meravigliose allucinazioni cosmiche prendono corpo in quadri successivi, quali Site cosmique au reflets d’aurore, 1983, o Astre incinéré, 1983, dove la luce erompe tra i buchi della materia, come accecandoci con gli ultimi bagliori di una stella lontana, che si sta esaurendo.
Colori tradizionali a olio vengono impastati con materiali terrosi e argillosi (Orme sulla collina, 1977), allo scopo di creare superfici spesse, composite, vissute: come cortecce di alberi dove gli anni si sono accumulati in solchi di un alfabeto antico. Cardinali interviene anche con tagli, graffi, sciabolate gestuali che riferiscono del suo dialogo con l’opera, della volontà di darle la parola, stuzzicandola e spingendola oltre la dimensione del piano. La materia dà origine al mondo come impasto vitale dotato dell’energia con cui traccia il proprio destino: l’albero dalla possente chioma di Grand être, 1975, è un organismo autonomo dotato di una propria vita che si inscrive nelle leggi dell’universo, come le figure abbozzate di Genèse, 1982, assi cartesiane per lo sviluppo di una nuova entità.
Cardinali è alla ricerca di una sua terra, un luogo indigeno dove costruire il suo cosmo personale, e a un certo punto la grande Parigi, turbata dai moti del 1968, gli diventa stretta. Dunque di nuovo l’artista cambierà rotta e si dirigerà questa volta nel cuore dell’Italia rinascimentale, nella Toscana di Piero della Francesca dai paesaggi argillosi, mossi dalle colline punteggiate di cipressi. Qui a partire dagli anni settanta mette a punto una vera e propria rinascita artistica, che ha la sua sede in una nuova grande casa-atelier nella frazione La Rocca del paese di Chiusi della Verna (in provincia di Arezzo).
Oltre alla pittura si dedica alla ceramica, tecnica a cui Picasso aveva dato grande impulso fin dagli anni cinquanta, e che per Cardinali diventa un campo d’addestramento per materie e forme, che attingono alla tradizione come gli orci per l’olio, che lui trasforma in figure antropomorfe fuori scala, e nello stesso tempo rimandano a una mitologia antica.
Il contatto di Cardinali con la natura è intenso e profondo, ne è testimonianza l’ispirazione che il pittore prende dalle pietre della Verna, come le pietre di Venezia per Ruskin: Cardinali osserva gli oggetti naturali, biologici e minerali, ne sonda le intrinseche capacità espressive, nella varietà di colori e forme che compongono la tavolozza della sua ricerca. Bestiari curiosi e inquietanti (Poisson noir, 1975; Pesce azzurro, 1977) vengono portati alla luce come fossili (Orange de mars au poisson de Chine, 1982), insieme ad alberi, rocce (Pierre de lagune, 1982), realizzati come scarificazioni, essudazioni dell’epidermide del dipinto (Migration, 1982; Ecorce, 1983). Composizioni architettoniche paiono mute di monumentali rettili, in una metamorfosi delle forme e dei significati di grande intensità.
Visioni mistiche si palesano in linee astratte semplici ma frante, con un tratteggio profondo della materia pittorica, che scava oltre la dimensione esterna, per andare al di là della tela: Masque d’ange, 1983, è la sindone di un messaggero silente da un mondo pietrificato, di cui sembra insufflarci l’anima attraverso i puntiformi orifizi degli occhi e della bocca.
Lo spirito dell’universo, che si propaga negli uomini di Cardinali fin dai suoi primi poveri, diventa sempre più insondabile, si esplica nel caos ed è lontano dall’ordine pacificato della dimensione archeologica, per contagiarsi della confusione del divenire attuale: i papier froissé sono un esperimento plastico modernissimo, che mettono in risalto questa deriva. Si tratta di carte spiegazzate che compongono paesaggi inquieti dove la casualità delle linee e l’incapricciamento delle superfici evidenziano in un gesto istantaneo la potenza progettuale dell’artista. Cardinali ne produce un certo numero, di cui in mostra si presenta una litografia (Papier froissé – Sans titre, 1981). Nella sua imponente costruzione di un nuovo mondo pittorico, le grandi utopie che finora hanno ruotato in un sistema planetario vorticoso ma organico, perdono equilibrio, il loro asse si sposta progressivamente, come se alla galassia si chiedesse di muoversi verso nuovi orizzonti.
In cerca della visione perspicua che gli dia la misura del suo stare al mondo, Cardinali lavora a un’immagine per più versi significativa: la cattedrale. Il soggetto pare un omaggio a Claude Monet, non solo dal punto di vista formale, con il grande rosone da cui trapelano iridescenze luminose “impressioniste”, ma anche per la costante insoddisfazione che permea soprattutto questo tema degli ultimi due anni di vita di Cardinali. In mostra abbiamo Fragments de Cathédral del 1983, che a prima vista pare una roccia incisa con la facciata della cattedrale di Rouen, la stessa a cui Monet dedica decine di quadri, studiando la resa del colore nelle varie ore del giorno. Questa cattedrale diventa l’assillo di Cardinali. Vi lavora a più riprese, non si sa su quante opere, con una cura maniacale, senza trovare una versione soddisfacente.

La sua ultima opera sarà Cathédral au firmament, 1985, dipinto esposto nella retrospettiva di Cardinali a Brera del 1989 ma di cui sfortunatamente non si hanno più tracce. Qui la luce vibra di una densità speciale, quasi sgorgando dalle porosità, dalle scaglie fittissime con cui è composto in un sapiente craquelé. Secondo l’amico gallerista che lo segue in questo periodo, Jean Haechler, «ci stava lavorando da due anni. La lasciava, la riprendeva. Si trattava di un’opera cui era particolarmente legato. Un giorno mi telefonò che la Cattedrale era terminata». Il 12 aprile dello stesso anno la sottile linea tra arte e vita, su cui Cardinali aveva tentato di trovare un equilibrio, si spezza, consegnando la sua anima a un mondo ultraterreno.

Raffaella Resch

Franco Cardinali (1926-1985), nasce in Liguria, a Rapallo, nel 1926 e si trasferisce a Parigi nel 1950. Nel ’53 esordisce a Milano con una personale alla Galleria San Babila e due anni più tardi espone con gli artisti della Cité Vercingetorix, sotto il patrocinio di Jean Cocteau, con il quale instaura una solida amicizia, ed incontra Jacques Prévert: entrambi lo promuoveranno presso gli ambienti artistici parigini e della Costa Azzurra. Cardinali partecipa quindi nelle estati del 1955 e del 1956 all’esuberante attività artistica di Vallauris ed espone alla Galleria Charpentier nel gruppo École de Paris, con opere selezionate da Raymond Nacenta. Conosce poi il grande Pablo Picasso. Si divide tra Vallauris e Parigi fino al 1968, quando un profondo bisogno di solitudine lo conduce a ritirarsi in Toscana in un villaggio di montagna, La Rocca della Verna, dove costruisce la sua casa e il suo atelier, e prosegue per dodici anni le sue ricerche. Nel novembre del 1980, ancora lacerato dall’insoddisfazione, parte alla volta di un viaggio in Costa Azzurra per ritrovare l’amico Jean Haechler, il quale diventerà suo mentore e mecenate. Si stabilisce quindi a Saint Paul de Vence nel 1982 e a dicembre tiene una personale a Nizza, seguita nel febbraio del 1983 da Ginevra, in marzo da Parigi e in aprile da Sion, in Svizzera. La sua ultima esposizione lo vede a giugno con una personale a Saint Paul de Vence. Si suicida il 12 aprile 1985, a soli 59 anni.


Franco Cardinali. Inquietudine necessaria
A cura di: Raffaella Resch
Dal 11 gennaio al 14/02/2019
Inaugurazione: giovedì 10 gennaio, ore 18
Orari: lunedì - venerdì ore 10-18.30
Ingresso: libero
Catalogo: Scalpendi Editore
Informazioni: T. +39 02 8515.5920 - infogiureconsulti@mi.camcom.it - www.palazzogiureconsulti.it
Ufficio stampa: IBC Irma Bianchi Communication - T. +39 028940 4694 - M. + 39 328 5910857 - info@irmabianchi.it

Palazzo Giureconsulti
Piazza Mercanti 2
Milano

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