SiteLock

Emilio Tadini 1967-1972, Davanti agli occhi, dietro lo sguardo, Fondazione Marconi, Milano, dal 28/03 al 28/06/2019

La Fondazione Marconi presenta Emilio Tadini 1967-1972, Davanti agli occhi, dietro lo sguardo la terza mostra dedicata all’artista e intellettuale milanese Emilio Tadini. Dopo Emilio Tadini 1960-1985. L’occhio della pittura del 2007 e Emilio Tadini 1985-1997. I profughi, i filosofi, la città, la notte del 2012, questo nuovo progetto espositivo pone l’attenzione sugli esordi della produzione artistica di Tadini, dal 1967 al 1972, ovvero dal primo ciclo Vita di Voltaire, che segna la nascita del suo linguaggio pittorico, fino ad Archeologia.
Considerato uno tra i personaggi più originali del dibattito culturale del secondo dopoguerra italiano, fin dagli anni Sessanta Emilio Tadini sviluppa la propria pittura per grandi cicli, popolati da un clima surreale in cui confluiscono elementi letterari, onirici, personaggi e oggetti quotidiani, spesso frammentari, dove le leggi di spazio e tempo e quelle della gravità sono totalmente annullate.
Le opere di Tadini nascono da un clima emotivo, da un flusso mentale “in qualche zona semibuia della coscienza” dove le immagini emergono in un procedimento freudiano di relazioni e associazioni e dove le situazioni “reali” che il pittore raffigura sono immerse nell’atmosfera allucinata del sogno, in un clima surrealista-metafisico. Questo processo automatico si sviluppa, più che sulla prima immagine del quadro, sulla serie: da un’immagine ne scaturiscono altre, modificandola e alterandola.
Ogni volta l’artista produce un racconto, tanto che la sua pittura cresce a cicli, come una serie di romanzi a puntate.

La lettura delle sue opere richiede strumenti di natura concettuale, le immagini apparentemente semplici e immediate, nascondono molteplici significati (“tutto accade davanti ai nostri occhi… il pensiero si ripara… dietro lo sguardo”), non mancano i riferimenti al Surrealismo e alla Metafisica di de Chirico, come anche alla psicanalisi di Lacan e Freud.
Tadini domina con singolare capacità due tipi di linguaggi, il visivo e il letterario, lavorare per cicli lega anche la sua pittura alla cultura letteraria e in particolare alla pratica della scrittura, di cui è maestro. Il suo lavoro è dunque luogo di convergenza di linguaggi differenti.
Tra il 1967 e il 1972 l’attività pittorica dell’artista è particolarmente prolifica e va delinandosi la sua modalità operativa e stilistica.
Punto di partenza è la pop art: le prime due grandi serie di opere per cui Tadini concepisce un linguaggio pop sono la Vita di Voltaire, del 1967, e L’uomo dell’organizzazione, dell’anno successivo. Seguono, nell’ordine, Color & Co. (1969), Circuito chiuso (1970), Viaggio in Italia(1971), Paesaggio di Malevič e Archeologia (1972).
Non sono tuttavia le aggressive manifestazioni tipiche del pop americano a interessarlo, bensì le varianti più introspettive e personali, a volte intellettuali, politiche e critiche, del pop britannico. Un occhio particolare è rivolto all’arte di Kitaj, Blake, Hockney e Allen Jones ma anche a Francis Bacon e Patrick Caufield, alla Figuration narrative di Adami, Arroyo e Télémaque. Sarà questa una fase di passaggio che l’artista abbandonerà negli anni Ottanta, destinata comunque a lasciare un segno indelebile nei suoi lavori successivi.
Accanto ai quadri, la mostra presenta una selezione di disegni e opere grafiche a testimonianza del fatto che Tadini ha sempre affiancato nei suoi “racconti per immagini” tela e carta, pittura e disegno.
Obiettivo finale del progetto espositivo Emilio Tadini 1967-1972 Davanti agli occhi, dietro lo sguardo è riportare “alla luce” il lavoro grafico e pittorico del maestro milanese per ricostruire la figura di un artista totale (pittore, disegnatore, intellettuale, scrittore e poeta) colto e profondo, anche alla luce del particolare rapporto con Giorgio Marconi, gallerista, collezionista e soprattutto amico di Tadini.
L’incontro con Marconi è stato importante, mi ha dato una grande fiducia di potere fare questo lavoro di pittore professionalmente”, racconta lo stesso Tadini. “E subito dopo, lavorando, viene fuori la prima grande serie che è quella della ‘Vita di Voltaire’, dove si vede l’influenza della Metafisica, si alleggerisce la materia pittorica, uso fondi chiari monocromi e comincia un po’ la storia della mia pittura. A questo punto c’è ormai questa come attività professionale, tanto che io sospendo il lavoro letterario: prendo appunti, per me, come se volessi autorizzare davanti a me stesso una scelta.

A.C. Quintavalle, Emilio Tadini, Fabbri Editori, 1994

Emilio Tadini nel cortile di Studio Marconi alla vigilia della mostra Viaggio in Italia, ottobre 1971Foto Enrico Cattaneo


Emilio Tadini, nato a Milano nel 1927, si laurea in lettere e si distingue subito tra le voci più vive e originali nel dibattito culturale del secondo dopoguerra.
Nel 1947 esordisce su “Il Politecnico” di Elio Vittorini con un poemetto, cui fa seguito un’intensa attività critica e teorica sull’arte (Possibilità di relazione, 1960; Alternative attuali, 1962; l’ampio saggio Organicità del reale, su “Il Verri”). Nel 1963 esce il suo primo romanzo, Le armi l’amore(Rizzoli), cui seguono nel 1980 L’opera(Einaudi), nel 1987 La lunga notte(Rizzoli), nel 1991 il libro di poesie L’insieme delle cose(Garzanti) e nel 1993 l’ultimo romanzo, La tempesta(Einaudi).
Al lavoro critico e letterario Tadini affianca, sin dalla fine degli anni Cinquanta, la pratica della pittura. La sua prima esposizione personale è del 1961 alla Galleria del Cavallino di Venezia. Fin dagli esordi sviluppa il proprio lavoro per grandi cicli, costruendo il quadro secondo una tecnica di sovrapposizione di piani temporali in cui ricordo e realtà, tragico e comico giocano di continuo uno contro l’altro. Dal 1965 espone regolarmente allo Studio Marconi e nel corso degli anni Settanta tiene esposizioni personali all’estero, a Parigi, Stoccolma, Bruxelles, Londra, Anversa, negli Stati Uniti e in America Latina, sia in gallerie private che in spazi pubblici e musei.
È presente in numerose collettive.
Dopo la partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1978 e nel 1982, allestisce una grande personale alla Rotonda di via Besana nel 1986, dove espone una serie di tele che preannunciano i successivi cicli dei Profughie delle Città italiane, quest’ultimo presentato poi nel 1988 alla Tour Fromage di Aosta. Nel 1990 espone allo Studio Marconi sette grandi trittici. Del 1992 è la mostraOltremarealla Galerie du Centre di Parigi. Nel 1993 la mostra Oltremare, con nuovi quadri, è riproposta da Marconi a Milano. Nel 1995 espone alla Villa delle Rose di Bologna otto trittici del ciclo Il ballo dei filosofi. A partire dall’autunno del 1995 fino all’estate del 1996 ha luogo in Germania una grande mostra antologica nei musei di Stralsund, Bochum e Darmstadt, accompagnata da una monografia a cura di Arturo Carlo Quintavalle.
Nel 1996 Il ballo dei filosofiè riproposto alla Galleria Giò Marconi.
Nel 1997 tiene mostre personali presso la Galerie Karin Fesel di Düsseldorf, la Galerie Georges Fall di Parigi e il Museo di Castelvecchio a Verona. Gli ultimi cicli esposti sono quelli delle Fiabee delle Nature morte. Nel 1999 presenta il ciclo delle Fiabealla Die Galerie di Francoforte.
Per alcuni anni è commentatore del “Corriere della Sera” e dal 1997 al 2000 è presidente dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 2001 gli è dedicata un’ampia retrospettiva nel Palazzo Reale di Milano.
Muore nel settembre 2002.
Nella primavera del 2005 il Museo Villa dei Cedri di Bellinzona gli dedica una grande mostra antologica. Nel 2007 viene inaugurata a Milano la mostra Emilio Tadini 1960-1985. L’occhio della pittura, negli spazi espositivi delle Fondazioni Marconi e Mudima e dell’Accademia di Brera.
Opere di Emilio Tadini sono state recentemente oggetto di personali e collettive alla Fondazione Marconi (2009, 2011, 2012, 2015 e 2016); alla Fondazione Roma (Gli irripetibili anni ’60, curata da L.M. Barbero, 2011); alla Permanente (2012) e alla Galleria Cortina di Milano (2013); alla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo e a Villa Olmo di Como (2016).
Alla Casa Museo Spazio Tadini, tra le ultime iniziative dedicate all’artista, si segnalano Il ’900 di Emilio Tadini, all’interno della rassegna “Novecento Italiano”, organizzata dal Comune di Milano (2018) e la mostra Profughi, attualmente in corso fino al 20 aprile 2019, che presenta l’omonimo ciclo degli anni Ottanta-Novanta, quanto mai attuale ed emblematico.

Fondazione Marconi is presenting  Emilio Tadini 1967-1972 Before Our Eyes, Behind Our Gaze, its third exhibition dedicated to the Milanese artist and intellectual. This new show follows Emilio Tadini 1960-1985. The Eye of Painting in 2007, and Emilio Tadini 1985-1997. Refugees, Philosophers, the City, the Night in 2012, and will focus on the early years of Tadini’s career from 1967 to 1972, namely from his first cycle The Life of Voltaire up until Archeology.
Emilio Tadini is considered one of the most original personalities of Italy’s post-World War II cultural debate. From the early 1960s he began to evolve an original painting style which he applied to major cycles of surrealist works, populated by a confluence of literary, dreamlike elements and everyday characters and objects, often fragmentary, in which the laws of space, time and gravity are totally suspended.
Tadini’s work stems from an emotional state, from a mental flow “in some semi-dark area of consciousness”, from which images emerge in a Freudian process of relationships and associations, and where the “real” situations he depicts are immersed in an hallucinatory, dreamlike atmosphere presented in a surrealist-metaphysical form. This automatic process develops not only in the first image of each painting but over the entire series: from one image emerge others that modify and alter it.
Each of Tadini’s works tells a story, so that his painting develops in cycles, like a series of serialised novels.
Interpreting his works requires conceptual tools: apparently simple, straightforward images hide a multiplicity of meanings (“everything happens before our eyes... thought takes refuge ... behind the eyes”), there are references to Surrealism and de Chirico’s Metaphysics, as well as to Lacan and Freud’s psychoanalysis.
With unique ability Tadini controls two kinds of languages, the visual and the literary, the cyclic form of his painting also links it to literature, in particular to writing, which he practised masterfully. His work is therefore a place of convergence for different forms of expression.
Between 1967 and 1972 Tadini’s output was particularly prolific and his working and stylistic method began to achieve definition.
His point of departure was Pop Art: the first two large series of works conceived in Pop Art style were Life of Voltaire (1967) and The Organisation Man (1968). These were followed chronologically by Color & Co. (1969), Closed Circuit (1970), Journey in Italy (1971), Malevič’s Landscape and Archeology (1972).
However Tadini was not interested in the aggressive manifestations typical of American Pop Art but in the more introspective, personal, and at times intellectual, political and critical variants of British Pop Art.
He paid particular attention to the art of Kitaj, Blake, Hockney and Allen Jones, but also to that of Francis Bacon, Patrick Caufield, and the figurative narratives of Adami, Arroyo and Télémaque. This was a transitional phase, however, which Tadini abandoned in the 1980s, but nevertheless it was to leave an indelible mark on his subsequent work.
In addition to paintings, the exhibition will present a selection of drawings and graphic works that demonstrate how Tadini’s “stories in images” invariably involved the use of canvas and paper, painting and drawing.
The final objective of Emilio Tadini 1967-1972 Before Our Eyes, Behind Our Gaze is to “shed light” on the graphic and pictorial work of the Milanese master by reconstructing the complete figure of the artist (painter, illustrator, intellectual, writer and poet) cultured and profound, also in light of his particular relationship with Giorgio Marconi, gallery owner, collector and above all Tadini’s friend.
As Tadini said himself: “The meeting with Marconi was important, it gave me great confidence that I could do the work of a painter professionally. And immediately afterwards, through working, the first large series emerged, which became the Life of Voltaire, in which one can see the influence of Metaphysics; the pictorial material becomes lighter, I use pale monochrome backgrounds and the story of my painting in a way begins. By this point it’s now become a professional job, so much so that I suspend my literary work: I take notes for myself as if I wanted to authorise this decision in my own presence.”
(In A.C. Quintavalle, Emilio Tadini, Fabbri Editori, 1994)


Emilio Tadini 1967-1972, Davanti agli occhi, dietro lo sguardo
Inaugurazione: 27 marzo dalle ore 18.00 alle ore 21.00

Dal 28 marzo al 28 giugno 2019
Orari: martedì - sabato, 11-19
Ingresso: gratuito
Contatti per la Stampa: Lara Facco P&C - T. +39 02 36565133 - press@larafacco.com; Lara Facco: M. +39 349 2529989 -  lara@larafacco.com

 

Fondazione Marconi                         
Via Tadino 15
20124 Milano
T. +39 02 29 419 232 - F. +39 02 29 417 278 - info@fondazionemarconi.orgwww.fondazionemarconi.org

Print Friendly, PDF & Email
(Visited 38 times, 1 visits today)
Condividi su: