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Massimiliano e Manet, Un incontro multimediale, Scuderie e Castello di Miramare, Trieste, fino al 30/12/2018

Vi prego nel modo più solenne e con la sincerità propria di questo momento, che il mio sia l’ultimo sangue che venga versato ed anche che voi consacriate la perseveranza che ha condotto la vostra causa alla vittoria, e che io seppi conoscere ed apprezzare in voi nei miei giorni migliori, al nobile fine di conciliare gli animi e di ottenere infine per questo infelice paese una pace e una tranquillità fondate su solide basi.
Lettera di Massimiliano a Benito Juárez, 19 giugno 1867

Dopo le celebrazioni dei 150 anni dalla morte di Massimiliano d’Asburgo, Miramare propone un percorso immersivo e “multimediale”, allestito negli spazi delle Scuderie del Castello, per dar vita all’incontro impossibile tra l’imperatore del Messico, fucilato il 19 giugno 1867, ed Édouard Manet, il grande pittore francese che, indignato dalla vicenda, denunciò con la sua pittura le responsabilità francesi.
Un percorso immersivo e “multimediale” a cura di Andreina Contessa, Rossella Fabiani, Silvia Pinna, allestito negli spazi delle Scuderie del Castello di Miramare dal 12 maggio al 30 dicembre 2018.
Il sorprendente itinerario - promosso dal Museo storico e il Parco del Castello di Miramare e prodotto da Civita Tre Venezie e Villaggio Globale International - trasporterà migliaia di visitatori all’interno di questa storia, dentro i luoghi che l’hanno scandita, da Miramare al Messico a Parigi, grazie a una dimensione immersiva di suoni, proiezioni e ambienti ricreati.
Sarà inoltre valorizzato anche il contesto di Miramare richiamato attraverso testimonianze quali lettere, libri, documenti e dipinti. Ad accompagnarci in questo flashback virtuale sarà la narrazione teatrale ideata dallo sceneggiatore Alessandro Sisti e recitata da Lorenzo Acquaviva, che nei panni di Massimiliano farà rivivere le emozioni e le contraddizioni di questa trama, raccontando in prima persona le preoccupazioni dell’imperatore, il suo amore per Carlotta e per Trieste, il suo impegno per il Messico e i suoi tentativi di un governo illuminato.
"A ricordare i passati 150 anni dall'avvenimento - ha spiegato Andreina Contessa, Direttrice del Museo Storico e del Parco del Castello di Miramare -  la mostra Massimiliano e Manet. Un incontro multimediale propone un punto di vista inconsueto e un innovativo modo di raccontare la storia di Massimiliano d'Asburgo, iniziando dall'evento più tragico, problematico e difficile da narrare: la sua tragica esecuzione in Messico. Il racconto è organizzato come un viaggio da Miramare al Messico a Parigi - dove la notizia della tremenda fucilazione arriva via stampa e scuote l'animo degli intellettuali e di un grande artista del tempo - e infine a Trieste, luogo del ritorno e del presente. Un viaggio poetico attraverso il mare - amatissimo da Massimiliano e costellato dai suoi pensieri vagabondi sulle onde - chiude il percorso e ci riporta al Messico di oggi, dove questo evento è stato rivisitato da due artisti messicani contemporanei: Calixto Ramirez Correa ed Enrique Méndez de Hoyos".  
La “multimedialità” è al centro di questa rievocazione, instaurandosi su più livelli di lettura, non solo per l’evidente relazione tra il racconto digitale e l’ambiente di Miramare in cui questo viaggio viene “rivissuto”, ma anche per la pluralità di piani cui rimanda. Dai giornali, attraverso cui Manet viene a conoscenza della tragica fine di Massimiliano, alla pittura come mezzo di denuncia capace di aprire un acceso dibattito sulla censura – che fu animato peraltro dallo scrittore Émile Zola e coinvolse figure come Giosuè Carducci e Franz Listz -, dalla narrazione scenografica e potente ai video finali di due artisti messicani che ci riporteranno all’oggi. In questo tessuto di connessioni emergerà anche la doppia valenza dell’arte, che se da un lato indossa le vesti ufficiali della cronaca, come mostrano i dipinti del tempo esposti nelle Scuderie e nel Castello, dall’altro esprime la sua capacità di smascheramento della rappresentazione della realtà.
Dalla partenza per il Messico, con cui si apre la mostra, allo scoppio inarrestabile della guerra civile guidata da Benito Juàrez, saremo condotti fino a Parigi, dentro lo studio di Manet. Ascolteremo i pensieri dell’artista e i commenti dei giornali del tempo, vedremo gli scatti dell’unico fotografo autorizzato a immortalare il cadavere di Massimilano sul luogo della fucilazione Francois Aubert; davanti ai nostri occhi scorreranno le immagini dei quadri - conservati ora in vari musei d’Europa e d’America (Boston, Londra, Copenhagen, Mannheim) - di cui scopriremo dettagli e particolari inediti.
Grazie a una serie di effetti speciali seguiremo l’evoluzione del lavoro.
Nella prima versione del dipinto, realizzata di getto a poche settimane dal truce episodio, Manet manifesta la partecipazione emotiva agli eventi, ma risente delle ancora scarse notizie e della mancanza di immagini circolanti in Europa. Nelle versioni successive l’artista cerca di arricchire i particolari in base alle informazioni ormai diffuse. Aggiunge così il muro di fondo, alcuni spettatori,cambia la posizione dei generali di Massimiliano e soprattutto inserisce un’invenzione che esprime una precisa presa di posizione: veste i soldati del plotone d’esecuzione non più con i panni borghesi, bensì con le uniformi dell’esercito francese, definendo il messaggio e il senso dell’opera.
La versione finale del 1868 sarà la più grande, quella dal tratto più definito, in cui l’esempio della pittura spagnola e di Goya appare esplicito. Ora la cronaca si decanta e acquisisce un significato universale: dalla crudezza del primo impatto si è giunti all’equilibrio simbolico del dipinto finale e Massimiliano, fra i due generali, finisce per assomigliare a Cristo fra i due ladroni.
Da Parigi torniamo così a Trieste, lì dove il viaggio aveva preso avvio.
Il mare e le onde nell’ultima sala ci circondano. Il 15 gennaio 1868 la fregata Novara, la stessa con la quale la coppia reale era partita piena di speranze, riconduce il feretro del sovrano nell’unica città in cui Massimiliano si era sentito veramente a casa.
Trieste, proclamato il lutto cittadino, veglia il corteo funebre, che attraversa le strade della città. In lontananza la sagoma del Castello di Miramare.
Dopo l’esperienza immersiva ideata e realizzata da Senso Immersive (studio creativo, spin-off di DrawLight), ecco le lettere di Massimiliano, i libri della sua biblioteca riferiti al Messico e all’America, altri documenti storici - dai proclami alle stampe sulla sua fucilazione - e poi alcuni dipinti conservati nei depositi e in altri ambienti del Castello, che descrivono la partenza per il nuovo regno e il rientro della salma. Al centro di quest’ultima sezione è esposto l’imponente Ritratto di Massimiliano Imperatore, a rievocare il simbolo delle antiche glorie. Memorie iconiche che preparano a scoprire l’immaginario messicano e la sua rivisitazione artistica in chiave contemporanea. A chiudere il percorso sono, infatti, i video di due giovani artisti Calixto Ramírez e Enrique Méndez de Hoyos, che si confrontano con una vicenda cruciale della storia del loro Paese e offrono uno sguardo che restituisce alla (nostra) prospettiva europea la lente d’ingrandimento messicana, intrecciando ancora una volta in un’unica trama presente e passato, storia e arte.
Con questa operazione culturale Miramare intende riscoprire e comunicare la sua stessa identità, permettendo di rivivere questo luogo magico con una maggiore consapevolezza o semplicemente con uno sguardo “nuovo”, grazie a una messa in scena che racconta anche la fine di un’intera epoca e l’inizio del Novecento.
Dalle vele spiegate della nave Novara, sulla quale inizia e termina il viaggio in Messico di Massimiliano, alle tele tormentate di Manet, il passo non è breve e nemmeno scontato. Un incontro vero e proprio tra il grande artista francese Édouard Manet e Massimiliano d’Asburgo, ex governatore del Lombardo Veneto e per breve tempo imperatore del Messico, per quanto ne sappiamo, non avvenne mai. Tuttavia la storia li fece conoscere e in qualche modo incontrare.
La tragica fine del giovane imperatore, che colpì profondamente le coscienze della Francia - probabilmente assai più delle sofferenze del popolo messicano - indusse Manet a confrontarsi con uno dei più discussi avvenimenti dell’epoca e a creare uno dei più commoventi capolavori dell’Ottocento. Le varie versioni dipinte da Manet sul soggetto, ora a Boston, Londra e Mannheim, rivelano lo sforzo dell’artista di creare una pittura eroica estrapolandola dalla cronaca politica del tempo, reagendo ai bollettini e alle notizie dell’esecuzione che filtravano man mano in Europa dal caos della politica messicana. Manet progettò fin dall’inizio un’opera che voleva monumentale e tremenda; che riassumesse il suo giudizio storico sulla disastrosa fine dell’intervento francese in Messico, iniziato nel 1862 con la decisione di Napoleone III di inviarvi truppe francesi e poi di indurre, nel 1864, il presidente della giovane Repubblica Benito Juarez a lasciare l’incarico, proponendo all’arciduca Massimiliano d’Asburgo il ruolo di imperatore del Messico, sotto la protezione dell’esercito francese occupante. Ruolo che Massimiliano accettò, per ragioni sulle quali gli storici danno pareri diversi: forse per ingenuità, errore politico, idealismo, ambizione personale. Con il ritiro delle truppe francesi, Massimiliano fu presto catturato dalle forze repubblicane e quindi fucilato a Querétaro con i generali Mejìa e Miramón il 19 giugno 1867.
Nelle opere di Manet appare qualcosa di simile a quello che avviene nella tragedia antica, dove la storia dei governi del mondo si risolve nel fato di una nobile vittima.
L’idea ambiziosa di Manet era quella di sfidare la censura politica francese, portando al Salon di Parigi una grande tela raffigurante un evento sensazionale del suo tempo, dipinto come fosse un’opera storica. Intento questo che fu frustrato proprio dalla censura, poiché il modo stesso in cui l’artista trattò il tema fu provocatorio almeno quanto il soggetto da lui scelto. Manet non si era limitato a raccontare la storia, l’aveva giudicata severamente, servendosi del potere dell’arte di trasfigurare e trasformare.
Quanto diverse le espressioni dell’arte ufficiale o di corte di quel tempo, della quale il Castello di Miramare possiede una notevole collezione, e che sono qui esposte: ritratti irenici e formali, eseguiti secondo canoni ben definiti, che niente lasciano trasparire dei turbolenti eventi della storia, eventi narrati nobilmente in modo quasi didascalico e descrittivo. Si pensi alle tele della festosa partenza verso il Messico di Massimiliano e Carlotta da Miramare sulla Novara, e a quella del cupo ritorno della stessa nave al porto di Trieste con la salma dell’imperatore. Né la gioia della partenza, né la tragica tristezza del ritorno impediscono agli autori di soffermarsi sui minuti dettagli dei personaggi che accompagnano la coppia imperiale, o degli edifici della città di Trieste nella tela del ritorno.

 

Certo l’arte di corte, ovunque si realizzi, ha le stesse caratteristiche di panegirico elogiativo, allineato al potere e suo veicolo di propaganda. Si veda ad esempio il Ritratto di Massimiliano come imperatore del Messico dipinto nel 1865 da Santiago Rebull, un’artista messicano che dopo un tirocinio romano (1853-1859), era divenuto il principale rappresentante della corrente idealista messicana e il più quotato ritrattista della corte di Massimiliano.
Con quest’opera l’artista creò un’immagine classica e duratura di Massimiliano che sarebbe stata più volte ripresa in stampe e dipinti dell’epoca. Interessante ricordare che egli continuò poi a essere “artista di corte” anche presso l’élite repubblicana, tanto da diventare il primo docente latinoamericano di formazione europea a insegnare nella locale accademia, di cui divenne in seguito il direttore. Lo stretto legame tra arte, artisti e storia è sicuramente una delle vie più interessanti per leggere il passato e comprendere gli eventi storici, ed è una delle trame narrative che qui proponiamo.
A ricordare i passati 150 anni dall’avvenimento, la mostra “Massimiliano e Manet. Un incontro multimediale” propone un punto di vista inconsueto e un innovativo modo di raccontare la storia di Massimiliano d’Asburgo, iniziando dall’evento più tragico, problematico e difficile da narrare: la sua tragica esecuzione in Messico.


“MASSIMILIANO E MANET. Un incontro multimediale”
A cura di: Andreina Contessa, Rossella Fabiani, Silvia Pinna

Progetto e realizzazione multimediale: Senso Immersive Experience
Sceneggiatura di: Alessandro Sisti
Voce narrante:Lorenzo Acquaviva
Grafica: Livio Cassese
Audioguide: Sycomore
Apparati tecnologici: Media Digital Business srl
Catalogo: Marsilio
Orari: tutti i giorni 9.00-19.00 (chiusura biglietteria 18.30)

Biglietti: Museo storico di Miramare + mostra Scuderie del Castello di Miramare • intero: € 12,00 • ridotto: € 6,00 cittadini UE tra i 18 e i 25 anni • gratuito: cittadini UE età inferiore a 18 anni • l’accesso al parco è gratuito
Informazioni: www.castello-miramare.it - T. (+39) 041 224143
Prenotazioni: www.castellomiramare.org - T. (+39) 041 2770470 (lun-ven 9.00-18.00; sabato 9.00-14.00); nel caso di richiesta di guida o operatore didattico da parte di gruppi o scolaresche (min. 10-max 25 persone), la prenotazione va effettuata almeno 15 giorni prima
Uffici Stampa
Villaggio Globale International: Antonella Lacchin - T. 041 5904893 -  M. 335 7185874 - lacchin@villaggio-globale.it
Civita Tre Venezie: Giovanna Ambrosano - T. 041 2725912 - M. 338 4546387 - ambrosano@civitatrevenezie.it

 

 

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