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Marcello Dudovich (1878 – 1962). Fotografia tra arte e passione, Scuderie del Castello di Miramare, Trieste, fino al 10/01/2021

Inaugurata il 10 luglio alle Scuderie di Miramare la mostra “Marcello Dudovich (1878-1962). Fotografia tra arte e passione”.
L’interessante rassegna, che allinea oltre trecento opere dell’artista triestino ed apre uno spiraglio anche sulla sua rilevante attività di fotografo, avrebbe dovuto inaugurarsi a marzo, in arrivo da Chiasso, ma a causa delle note vicende legate al covid-19 apre solo ora, rimanendo però visitabile fino al prossimo 10 gennaio.

L’esposizione, a cura di Roberto Curci, uno dei massimi esperti di Dudovich e Nicoletta Ossanna Cavadini, direttrice del m.a.x. museo di Chiasso, nasce da un progetto integrato con il m.a.x. Museo di Chiasso (Svizzera) e il Museo Storico e il Parco del Castello di Miramare, inserita nella kermesse culturale della “Biennale dell’immagine”, che da oltre un ventennio caratterizza la ricerca sulla fotografia e le arti visive a Chiasso.
Dal 12 marzo 2020 a Miramare è possibile ammirare oltre 300 opere del grande maestro triestino Marcello Dudovich, mettendo in luce, attraverso la sua produzione artistica, il particolare rapporto fra la fotografia e la cartellonistica.
La direzione del Museo Storico e il Parco del Castello di Miramare sta inoltre lavorando per ottenere ulteriori prestiti da altre istituzioni museali per ampliare l’esposizione prevista alle ex Scuderie, in particolare alcuni bozzetti dalla Staatliche Graphische Sammlung di Monaco.

L’interessante approccio di Dudovich con la fotografia quale fonte di espressione è il filo rosso della mostra, illustrato dalla direttrice Contessa, che vede, inoltre, un aspetto molto particolare al suo interno, ovvero “la rappresentazione della figura femminile. Dudovich ritrae donne emancipate, libere, elegantissime, molto moderne per i primi decenni del Novecento anticipatrici ed epigoni dell’oggi”. E proprio le donne, le modelle di Dudovich, sono le protagoniste di uno degli eventi in programma: in particolare, la modella ritratta dal maestro e scelta per la copertina del catalogo, Cristina Luce, che ricorda bene gli anni in cui il prozio la ritrasse.“Si tratta di un evento di particolare importanza per il Friuli Venezia Giulia” ha affermato l’assessore Gibelliin quanto vede come protagonista un artista a tutto tondo, figlio di questa terra, uno dei primi art director nel campo della pubblicità. Questa rassegna ci dà la possibilità di apprezzare il garbo, la grazia e l’eleganza della sua opera”.

La mostra vanta importanti prestiti che giungono anche dal Civico Museo Revoltella - Galleria d’Arte moderna di Trieste, oltre che dal Museo Nazionale Collezione Salce di Treviso, dalla Civica Raccolta delle stampe “Achille Bertarelli” del Castello Sforzesco di Milano, dal Gabinetto dei disegni di Castello Sforzesco di Milano, dal Civico Archivio fotografico di Milano, dalla Galleria Campari di Sesto San Giovanni e da numerosi collezionisti privati, fra cui si citano Salvatore Galati e Alessandro Bellenda.

Marcello Dudovich, (Trieste, 21/03/1878 - Milano, 31/03/1962) triestino di nascita e internazionale per vocazione, fu un illustratore, appassionato di fotografia e cartellonista di successo. Fu un assoluto innovatore nel suo campo e costituisce uno dei riferimenti più importanti nella storia del manifesto. Complessivamente il percorso espositivo offre un affondo sul sistema e il rapporto dell’uso della fotografia nella rappresentazione cartellonistica e pubblicitaria finora rimasto misconosciuto.Nel 1878, frequentò da subito l’ambiente artistico triestino grazie al cugino pittore, Guido Grimani. Nel 1897 si
a Milano, dove viene assunto come litografo alle Officine Grafiche Ricordi. Quasi contem­ poraneamente inizia a frequentare i corsi di disegno accademico e di studio del nudo presso la Società Artistica Patriottica di Mi­lano e apre uno studio di pittura assieme a Metlicovitz e al pittore greco Arvanitaki. Si specializza nel realizzare opere pubblicitarie tanto che nel 1899 viene chiamato a Bologna per lavorare presso lo Stabilimento Grafico di Edmondo Chappuis, con il quale collabo­rerà fino al 1905, pur continuando a mante­nere i rapporti con le Officine Grafiche Ri­cordi. Nel frattempo avvicina anche la rivista “Fantasio”, edita a Roma nel 1902 e specializ­zata in letteratura, critica e varietà. Nel 1900 realizza manifesti che lo portano a vincere per tre anni consecutivi, dal 1900 al 1902, il concorso “Feste di primavera” bandito dalla Società per il Risveglio della Vita cittadina: diventa indiscusso caposcuola del cartello­nismo italiano, arrivando a vincere anche la Medaglia d’Oro all’Esposizione Universale di Parigi del 1900. Nel 1902 partecipa all’Esposizione Interna­zionale d’Arte Decorativa Moderna a Torino, esponendo il manifesto Fisso l’idea (cat. 127) sotto la sigla societaria della cooperativa ar­tistica Aemilia Ars. Collabora nel 1904 con la rivista d’arti e lettere “Novissima”, diretta da Edoardo De Fonseca (cat. 73). Lavora anche per il periodico umoristico bo­lognese “Italia Ride”, per il quale realizza nu­merose illustrazioni, vignette satiriche e de­corative. Dopo un breve soggiorno a Geno­va, fra il 1905 e il 1906, torna a Milano anche in vista del concorso indetto per il manifesto dell’Esposizione Internazionale, collegata all’inaugurazione del Traforo del Sempione. Suo è il manifesto per l’Esposizione Torri­celliana di Faenza del 1908 (cat. 139). Tra il 1907 e il 1913 realizza i manifesti per i Grandi Magazzini dei Fratelli Mele, occupandosi del­la promozione di immagine della ditta (cat. 135, 136). E disegna uno dei suoi più famosi manifesti per la ditta alessandrina Borsalino, vincendo il concorso indetto dalla Casa per realizzare la pubblicità del cappello “Zenit”. La sua fama si estende oltre ai confini na­zionali tanto che nel nel 1911 viene chiama­to a Monaco di Baviera dalla Casa Editrice di Albert Langen, dove gli viene offerta una collaborazione di reporter come inviato spe­ciale del famoso periodico di satira politica e sociale “Simplicissimus”. Accetta l’incarico e sostituisce Reznicek come disegnatore nella redazione: illustrerà per circa quattro anni, dal 1911 al 1915, la pagina mondana del giornale tedesco con un’estesa produzione di acquarelli, chine e disegni, entrando in contatto con gli esponenti di spicco della grafica tedesca quali Wilhelm Schulz, Theo­dor Heine e Eduard Thöny. Nel 1912, pubblica l’Album Corso composto da 32 tavole. Come inviato speciale Dudovich viaggia molto in tutta Europa, offrendo con la propria grafica una viva testimonianza delle abitudini mon­dane dell’alta società. Trattenuto a Milano durante gli anni del­la guerra, fra il 1917-1920 l’artista è a Torino, dove lavora sia in campo cinematografico, realizzando un numero imprecisabile di ma­nifesti per film, sia alle dipendenze del gio­vane editore Polenghi. Dudovich rimane a Torino fino al 1920, anno in cui si riaccende l’amicizia con il grande artista grafico Achil­le Luciano Mauzan, francese di nascita ma naturalizzato italiano, che crea locandine di film. Sia Mauzan che Dudovich lavorano per la Ricordi Officine e la loro amicizia li por­terà a una collaborazione per l’industria ci­nematografica di Torino, più precisamente per la Cleo Films e la Felsina Films. A Torino collabora ai fascicoli antiaustriaci “Gli Uni… e gli altri!” (1915) di G. Antona Traversi, a “Pa­squino” e a “Satana Beffa” (1919) e infine a “L’Illustrazione Italiana” (1922). Oltre a colla­borare con più riviste crea anche disegni per i modelli delle bambole di produzione Lenci. Tornato a Milano nel 1920, fonda con l’av­vocato Arnaldo Steffenini la società editri­ce Star, che produce manifesti per conto dell’I.G.A.P. (Impresa Generale Affissioni Pubblicità), della quale fu direttore artistico dal 1922 al 1936 insieme a Marcello Nizzoli e Luigi Martinati. Dudovich crea manifesti per le campagne pubblicitarie delle maggiori in­dustrie italiane e inizia in quegli anni la lunga collaborazione che lo legherà ai grandi ma­gazzini La Rinascente, per i quali, dal 1921 al 1956, realizzerà oltre 100 manifesti. Nel 1937 Marcello si reca in Libia chiamato da Italo Balbo , per un lungo soggiorno e vi ritornerà nel 1951 ospite della nipote Nives Comas Ca­ sati, già sua allieva e modella. Marcello Dudo­vich muore a causa di un’emorragia cerebra­le il 31 marzo 1962 a Milano.


Le Scuderie del Castello di Miramare, progettate dall’ingegnere Carl Junker su incarico di Massimiliano d’Asburgo, vengono costruite tra il 1856 e il 1860.
L’edificio, posizionato sulla via di accesso al Castello proveniente da Trieste, è collocato in un sito riparato e salubre, ed è sufficientemente lontano dalla residenza.
Composto da un corpo centrale e da due ali laterali simmetriche, era destinato ai cavalli e alle carrozze. Nel periodo tra le due guerre, quando il Castello è abitato dai Duchi di Savoia-Aosta, le Scuderie subiscono alcune modifiche che ne alterano parzialmente l’aspetto originario.
Restaurate a cura del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, vengono utilizzate per esposizioni temporanee. Dal 2018 un’ala ospita Il BIOdiversitario MArino (BioMa), il Museo immersivo dell’Area Marina Protetta di Miramare.

Marcello Dudovich, Modella in posa riflessa nello specchio, 1950 circa, Collezione privata Salvatore Galati

Marcello Dudovich (1878 – 1962). Fotografia tra arte e passione
Curatori
: Roberto Curci e Nicoletta Ossanna Cavadini
Orari
: Ogni giorno dalle 11 alle 13 e dalle 14 alle 17 (ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura) ESCLUSO 25/12 e 1/1. La Direzione del Museo si riserva di chiudere totalmente o parzialmente il sito per ragioni eccezionali delle quali sarà data comunicazione.
Biglietto: Castello + Focus on + mostra Dudovich € 12. Solo mostra € 6. E’ VIVAMENTE CONSIGLIATA LA PRENOTAZIONE PER EVITARE CODE ALL’INGRESSO DEL MUSEO

Informazioni: T. +39 040 224143 - www.miramare.beniculturali.it

Scuderie di Miramare
Viale Miramare
34151 Trieste

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