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The Last Supper Recall, Galleria Credito Valtellinese, Milano, 31/10 – 3/12/2020 

INAUGURAZIONE venerdì 30 ottobre ore 17-19.15 - obbligo prenotazione mostramilano@lemacchinecelibi.it
Per la sicurezza del pubblico e del personale in Galleria, l’accesso alla mostra in occasione dell’inaugurazione, sarà limitato a 50 persone alla volta, suddivise in turni successivi a partire dalle ore 17.00.


La Galleria del Credito Valtellinese - Refettorio delle Stelline affonda le radici nel passato antico della città di Milano, ricollegando l’opera di Leonardo da Vinci a grandi nomi dell’arte contemporanea, come Warhol, Spoerri e a iniziative di importanti storici dell’arte.
Un collegamento istituzionale che si rinnova oggi anche grazie all’accordo di valorizzazione fra la Direzione regionale Musei Lombardia, istituto che coordina e gestisce 12 musei statali sul territorio lombardo, fra cui il Museo del Cenacolo Vinciano e Creval, e prevede azioni di rete sul territorio, come la promozione congiunta dell’attuale evento e l’organizzazione di itinerari e circuiti di visita.
L’esposizione, presentata dal celebre storico dell’arte Flavio Caroli, curata da Leo Guerra e Cristina Quadrio Curzio, è accessibile dal 31 ottobre al 3 dicembre e si sofferma sul tema dell’Ultima Cena con opere iconiche legate alla Pop Art accostate a quelle di artisti contemporanei, oltre a una sezione dedicata a proiezioni, filmati e a un nutrito corpus documentario.  
Risalta l’accostamento storico fra il tema dell’Ultima Cena e la Galleria Creval, dove nel 1987 si tenne la mostra site-specific Andy Warhol. Il Cenacolo, che vedeva l’artista americano, protagonista assoluto della Pop-Art, fare una dichiarazione d’amore e allo stesso tempo uno “sfregio” verso il capolavoro leonardesco, moltiplicato e trasfigurato in cromatismi industriali, camouflage e passaggi serigrafici dal marcato tono industriale.
L’omonima opera di Warhol The Last Supper, un metro per un metro, caratterizzato dalla ripetizione bipartita dell’Ultima Cena virata in magenta e nero, entrato in collezione Creval dopo l’evento dell’87, pochi mesi prima della scomparsa, è l’elemento focale della mostra, che si snoda nell’esposizione dei lavori di grande formato di Daniel Spoerri, Bruno Bordoli, Filippo Avalle, Elia Festa.
L’attuale mostra trae forza anche dal progetto realizzato da Philippe Daverio nel 2007 per la Galleria Creval, in cui per la prima volta si soffermò sul tema iconografico dell’Ultima Cena, con un interessante innesto dedicato alla figura del mercante e gallerista greco Alexandre Iolas, che fu anche il primo direttore artistico dello spazio milanese.
In mostra spicca il lavoro di Daniel Spoerri, importante esponente del Nuoveau Realisme, rappresentato da una biforcazione creativa che vede, da un lato l’olio su tavola La Céne del 1988: un piccolo oggetto dipinto su legno convesso, con raffigurazioni naif e applicazioni a collage - pentole, piatti, bicchieri - prese in prestito dai giochi delle bambole e dall’altro due opere che fanno parte della sezione proiettiva.
Dell’artista comasco Bruno Bordoli è proposto Cenacolo, un olio e acrilico su tela grezza del 2007 (cm 194x252), oltre a due schizzi che hanno dato il via al lavoro dell’artista; quest’opera di grande formato dialoga con l’intera installazione ambientale, dove sono inoltre presenti l’Ultima Cena del 2007 di Filippo Avalle, che si caratterizza per la sua composizione stratigrafica in metacrilato di sorprendente magnetismo prospettico ad effetto ologramma. Il lavoro è accompagnato dal disegno preparatorio su carta dal titolo Ultima Cena: inizio di un viaggio infinito nel cervello-mente, realizzato nello stesso anno.
Elia Festa invece indirizza il suo percorso di reinterpretazione di The Last Supper concentrando il commento iconografico sul binomio Cristo/Luce, da cui scaturisce la sua personale visione del fenomeno rappresentato in questo capolavoro vinciano. La sua opera su tela di cm 140x280 si staglia su un fondo nero, dal quale emergono, sotto forma di filamenti brulicanti e sovrapposti, i tratti riconoscibili dell’affresco leonardesco; sono inoltre esposti numerosi lavori preparatori.
La ricca sezione adibita alle proiezioni, che occupa l’esatta metà della Galleria, è un vero e proprio “doppio” della mostra, che comprende due proiezioni delle opere di Daniel Spoerri: le tredici Tavole in marmo statuario con le Ultime cene di personaggi illustri, da Cristo a Oetzi, da Goethe a Freud, situate in permanenza a Sondrio presso il Grand Hotel della Posta e la proiezione virtuale di una sua ‘prova d’autore’ che consiste nella ricostruzione plastica delle suppellettili e delle vivande dell’Ultima cena leonardesca.

Si ammira l’importante rassegna cinematografica in pellicola 16mm dei film di Andy Warhol, fra cui “Kiss”, “Haircut#1”, “Eat”, “Restaurant (aka l’Avventura)”, “Soapopera”, “Salvador Dalì”, in prestito dal dipartimento di audiovisivi del MoMA di New York e curata da Cineteca Milano. Sono stati scelti i film realizzati da Warhol dal 1963, anno in cui l’artista decide di cimentarsi nell’arte cinematografica con la sua prima cinepresa Bolex 16mm, fino al 1966. I film di questo primo periodo si possono definire minimali, sono infatti girati a inquadratura fissa, raccontano storie e stralci di vita incentrati sulla sua celebre Factory, situata al quinto piano del 231 East 47th Street, composta da pittori, musicisti, attori improvvisati e scapestrati con il sogno di diventare stelle del firmamento hollywoodiano. La tecnica utilizzata da Warhol è semplice ed elementare, film muti o con suoni minimi in presa diretta, utilizzo esclusivo del bianco e nero, montaggio basilare e drastico, spesso orientato a infrangere le regole dell’unità di azione e contenuto del linguaggio cinematografico. Anche nell’utilizzo abituale del piano-sequenza Warhol suscita nello spettatore una sensazione di snervante attesa davanti a sequenze colme di immobilità e di perdita del concetto di tempo.
Di particolare interesse sono il corpus documentario e i materiali di repertorio conservati negli archivi del Creval parallelamente alla produzione delle mostre, tenutesi in più di trent’anni nelle Gallerie di Milano, Sondrio, Acireale e Fano. Si tratta una serie di cataloghi commissionati dalla Fondazione Gruppo Credito Valtellinese, fra cui si annoverano importanti testimonianze come la ristampa anastatica dell’albo “Il Cenacolo” edito da Mondadori con la Galleria Philippe Daverio, per la cura di Alexandre Iolas; l’opera di Damien HirstThe Last Supper® Damienhirst” del 2000, in serie di 13 screenprints da 152,5x101,5 cm tirata in 150 stampe offset per The British Council e presentata in esclusiva al Refettorio delle Stelline all’inizio del millennio; il ciclo pittorico di Marthial Raysse dal titolo “Hereux Rivages”, raccolto in 13 riproduzioni offset contrassegnate con numeri romani, dedicato all’installazione specifica di una grande opera su tela esposta nel 2007-2008 nell’abside settentrionale di Santa Maria delle Grazie; i fascicoli monografici dedicati alle opere di Antonio Recalcati “L’ombra della Croce”, 2007; Daniel Spoerri Ultima Cena”, 2007 e Velasco VitaliUltima Cena”, 2007; il reprint del catalogo della mostra di Hermann NitschL’Ultima Cena” tenutasi alle Stelline e al Centre Culturel Français de Milan nell’anno 2000; la ristampa del progetto fotografico di Dominique Laugè e Valeria Manzi dal titolo “Voies d’Hommes”, 2007; una selezione di numeri del magazineAndy Warhol’s Interview” contrassegnati da un timbro a tampone - anch’esso presente in mostra - emesso dalla Galerie Alexandre Iolas in occasione della vernice milanese di Warhol del 1987.
L’inaugurazione della storica mostra Andy Warhol. Il Cenacolo del 1987 e il suo allestimento sono ricordati attraverso una serie di vintage prints di Maria Mulas con ritratti di Warhol e di persone a lui vicine.
La rassegna dei documenti, degli oggetti e dei memorabilia collezionati attorno all’icona leonardesca - e al suo recall warohliano - culmina con l’esposizione del poster della mostra “Andy Warhol. Il Cenacolo” e del suo bozzetto a mano libera, elaborato dall’artista e grafico greco Petros su incarico di Iolas e del Credito Valtellinese nel 1986.
A sottolineare il legame con il Museo del Cenacolo è anche l’accordo di valorizzazione tra Creval, Direzione Regionale Musei Lombardia e Museo del Cenacolo Vinciano.
Come ribadisce Emanuela Daffra, a capo della Direzione regionale Musei della Lombardia, “in questo momento così complesso e sfidante sia più che mai importante costruire azioni comuni con altri musei pubblici e privati, compartecipare politiche e programmi di intervento, definire strategie di promozione condivise che diano mutua risonanza ai progetti culturali. Fare crescere, in una parola, il sistema museale Lombardo. In questo senso, il lavoro comune con il Gruppo Credito Valtellinese è una apertura sul futuro, ed è, insieme, testimonianza della perdurante fecondità dell'opera leonardesca nella storia delle arti visive”.
Fecondità che è sottolineata anche da Padre Guido Bandinelli, priore dei Padri Domenicani di Santa Maria delle Grazie, che ricorda come “l’Ultima Cena di Leonardo eserciti ancora tale fascino, perché non tanto o non soltanto capolavoro religioso di arte sacra, ma opera universale, in grado di parlare ai soggetti più disparati, alle culture più lontane, all’uomo di ogni estrazione ed età”.

La mostra è prodotta dalla Fondazione Gruppo Credito Valtellinese con la collaborazione del Museo del Cenacolo Vinciano, della Fondazione Daniel Spoerri, di Cineteca Milano e Centro Culturale “Alle Grazie”.

CALENDARIO PROIEZIONI FILM DI ANDY WARHOL - ore 17.30
Martedì 17 novembre - KISS
Andy Warhol, USA, 1963, 54’, 16mm, muto. Int.: Rufus Collins, Johnny Dodd.
Primo film girato da Andy Warhol. Diverse coppie – donna e uomo, donna e donna, uomo e uomo – si baciano per tre minuti e mezzo ciascuno.
Giovedì 19 novembre - HAIRCUT #1
Andy Warhol, USA, 1963, 24’, 16mm, muto. Int.: John Daley, Fred Herko.
Film sperimentale realizzato alla celebre Factory, situata all'epoca al 231 della East 47th Street, a Manhattan, New York, al centro delle riprese un taglio di capelli.
Sabato 21 novembre – EAT
Andy Warhol, USA, 1963, 28’, 16mm, muto. Int.: Robert Indiana.
Il film sperimentale ritrae l'esponente della pop art Robert Indiana impegnato nell'atto di mangiare per l'intera durata del film. 
Martedì 24 novembre - SOAP OPERA
Andy Warhol, USA, 1965, 34’, 16mm. Int.: Edie Sedgwick, Ondine, Bibbe Hansen.
Un gruppo di artisti, modelle e attori cena al ristorante L’Avventura di New York dialogando su viaggi passati e futuri.
Giovedì 26 novembre – RESTAURANT
Andy Warhol, USA, 1964, 46’, 16mm. Int.: Baby Jane Holzer and Sam Green
Immagini silenziose di vita domestica si alternano a pubblicità televisive ad alto volume. Esempio chiave della sperimentazione radicale dell'artista e dello smantellamento della televisione sia come mezzo tecnologico che come apparato affettivo.
Sabato 28 novembre - SALVADOR DALÌ
Andy Warhol, USA, 1966, 22’, muto, 16mm. Int.: Salvador Dalì.
Documentario che Warhol dedica al pittore surrealista Salvador Dalì, frequentatore occasionale della Factory di Andy Warhol.

Il programma di proiezione dei film di Andy Warhol è consultabile sul sito: www.creval.it/fondazione/galleria-virtuale


L’ULTIMA CENA di FLAVIO CAROLI
Sedemmo davanti alle opere già appese alle pareti, in quel pomeriggio del 1987. Eravamo in tre: Alexander Iolas (che avevo incontrato per l’ultima volta una decina di anni prima, nella sua villa-reggia di Atene, fra dipinti di Max Ernst e Magritte, sculture di Fidia e tavole di pittura El Fayum), Andy Warhol ed io. Ed era la vigilia dell’inaugurazione della mostra sull’”Ultima Cena”.
Avevo scelto di non andare all’inaugurazione perché volevo parlare con Andy con calma, poichè avevo capito che la sua scelta del tema non era né casuale né superficiale. Tutto aveva avuto inizio a New York poco prima del Natale 1975. Prima di salire alla Factory, mi ero fermato a guardare le vetrine della libreria Rizzoli, che affacciava sulla strada. Erano completamente occupate dai libri di Pier Paolo Pasolini, ucciso ai primi di novembre. Mi accolsero quattro giovanotti vestiti con abiti gessati grigi, che mi accompagnarono a visitare il leggendario opificio... L’appartamento era un po’ laboratorio e un po’ museo, insidioso e anemico. Ovunque si vedevano falli finti, provenienti dalla più diverse parti del mondo. Quando mi mostrarono il cane impagliato del famoso regista Cecile De Mille, sentii e pensai che in quel posto si respirava un insinuante odore di morte. Warhol arrivò con mezz’ora di ritardo, in compagnia di Marisa Berenson. Mentre tentavo di salutarlo, si fece passare una macchinetta Polaroid, e mi fotografò. Il messaggio era: “Tu per me sei una frettolosa immagine, nulla di più”. Andy mi invitò a sedermi su un divano. Ma qui ci fu la prima sorpresa. Sul divano era appeso un quadro bellissimo ed enorme - per nulla warholiano - di Gustave Courbet. Rappresentava un cervo morto e sanguinante. Ancora morte. La conversazione per un po’ fu penosa. La filosofia era che tutto dovesse essere assolutamente banale.  Poi mi capitò di pronunciare la parola Pasolini, e la scena cambiò. Completamente. In un attimo, Warhol diventò interessato e umano. Volle sapere tutto dell’omicidio. Mi fece domande intelligenti, profonde e anche drammatiche, Andy Warhol. Mi chiesi perché. Direi che le cause profonde coinvolgevano il piacere della sfida, il senso del pericolo, l’azzardo della passione (quanto ognuno di noi è disposto a rischiare sul tavolo delle passioni), e in definitiva, ancora una volta, la pulsione di morte. Ecco perché, in quel pomeriggio del 1987, sentivo che l’incontro con Warhol e con un opera dedicata all’”Ultima Cena” (cioè a una anticipazione di morte) avrebbe scritto un altro capitolo nella conoscenza che avevo di lui. Il mio sospetto era che Andy, teorico del Nulla (ciò che aveva appena teorizzato nel libro “The philosophy of Andy Warhol from A to Z”) avesse orrore del Nulla, e perciò fosse continuamente assillato da temi di morte. Fatto sta che quel pomeriggio, davanti a Iolas, l’artista mi interrogò a lungo su Leonardo, ma soprattutto su Gesù e sull’Ultima Cena. La sera seguente, Mariuccia Mandelli (alias Krizia) aveva organizzato in suo onore una cena, alla quale Warhol arrivò dopo l’inaugurazione della mostra del Credito Valtellinese. Si accomodò in un tavolo proprio davanti a me. Capelli, non ne aveva più. Durante la cena, la parrucca argentata andò fuori posto. A un certo punto (non dovrei dirlo, ma lo dico, e prego di credermi), a me parve di vedere, dietro alla pelle rossiccia, il teschio sottostante. Fui certo di vedere Warhol morto. Pochi giorni dopo, il Corriere della Sera titolava: “Morto Andy Warhol”. Quel giorno pensai che sull’avventura umana di un uomo così singolare la morte aleggiava, non c’era dubbio. Aspettava solo di posarsi. Adesso, si era posata. Per caso o per volontà del destino, pochi giorni dopo la realizzazione di un’”Ultima Cena”. Ecco perché dobbiamo essere grati al Credito Valtellinese per esporre la versione in suo possesso dell’opera tratta dal capolavoro di Leonardo: omaggio esplicito, per di più, al dirimpettaio più illustre, che è appunto il Cenacolo vinciano. Ed ecco perché hanno fatto benissimo i curatori della mostra ad esporre altre opere ispirate dall’Ultima Cena, per dimostrare che la narrazione insieme più drammatica e più struggete dei Vangeli è una specie di assillo che torna in tutta l’arte contemporanea.
Gli accenti con i quali gli artisti del nostro tempo si sono misurati con la scena evangelica sono infatti i più diversi. Si comincia con la potenza evocativa (un po’ realisticamente drammatica, ripeto la parola, e un po’ sornionamente incantata) di Daniel Spoerri che fu uno dei padri del Nouveau Realisme, cioè dell’avventura più intensamente “oggettuale” dell’arte europea. In mostra, il suo lavoro conosce una biforcazione creativa, che vede, da un lato, la rappresentazione proiettiva di tredici “tavole” in marmo con le “ultime cene” di personaggi illustri, esposte in permanenza a Sondrio presso il Grand Hotel de la Poste; e dall’altro, la riproposizione virtuale della “prova d’autore” per un’opera mai realizzata: la ricostruzione plastica, sul piano ortogonale, delle suppellettili rappresentate nell’ “Ultima Cena” di Leonardo. Ma poi il genio leonardesco sollecita e nutre l’avventura spaziale di Filippo Avalle, che è sostenuta sul crinale sottilissimo (e così vicino al pensiero leonardesco) che divide Forma e Informe. L’opera è accompagnata da un disegno preparatorio (dello stesso 2007) che contiene una specie di dichiarazione di poetica, perché ha per titolo “Ultima Cena: inizio di un viaggio infinito nel cervello-mente”: tematica squisitamente avalliana. Ma poi l’Ultima Cena è fatalmente matrice di pulsioni espressionistiche (nel cinema in verità è stata soprattutto questo), pulsioni che nutrono il lavoro di Bruno Bordoli. Il suo grande telero a olio (“Cenacolo”, 2007) dialoga con l’intera installazione ambientale posta a protezione del dipinto di Warol, che domina la scena. Ed è, l’”Ultima Cena”, l’abbrivio iniziatico per il viaggio nella natura, nell’umanità e nell’immagine, di Elia Festa. La sua opera di grande formato si staglia su un fondo nero assoluto, dal quale emerge, sotto forma di una moltitudine di filamenti brulicanti e sovrapposti, il contorno e i tratti riconoscibili dell’affresco leonardesco. Sì: L’Ultima Cena è l’atto quasi finale dell’avventura terrena di Gesù Cristo. Ma la sua potenza simbolica diventa immediatamente un archetipo del pensiero occidentale. Non dimentichiamoci che Gesù è l’unico Dio morto tragicamente nella storia delle religioni umane. Così, quell’archetipo, per infiniti rami, genera tormento e poesia. Tormento e poesia dei quali oggi il Cradito Valtellinese, grazie ai suoi artisti, si fa generoso e opportuno interprete.

Flavio Caroli


THE LAST SUPPER RECALL
Presentata da: Flavio Caroli
A cura di: Leo Guerra e Cristina Quadrio Curzio
Dal 31 ottobre al 3 dicembre 2020
Orari: martedì su prenotazione ore 10 - 12, mercoledì – venerdì ore 14 - 19, sabato ore 9 - 19. Chiuso domenica e lunedì
Ingresso: gratuito
Film Warhol - obbligo prenotazione: mostramilano@lemacchinecelibi.
Informazioni e prenotazioni:Le Macchine Celibi - mostramilano@lemacchinecelibi.it, Galleria Credito Valtellinese - galleriearte@creval.it - www.creval.it; Media Relations - mediarelations@creval.it ;
Stampa:
IBC Irma Bianchi Communication - info@irmabianchi.it

Galleria Credito Valtellinese, Palazzo delle Stelline - Refettorio delle Stelline
Corso Magenta 59
Milano

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