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Paul Klee. Alle origini dell’arte, MuDeC-Museo delle Culture, Milano, fino al 3/03/2019

Al MuDeC - Museo delle Culture, si è inaugurata la mostra “Paul Klee. Alle origini dell’arte”. L'esposizione, a cura di Michele Dantini e Raffaella Resch, presenta un’ampia selezione di opere di Klee scelte sulla base della ricerca “primitivista” che animò la sua intera produzione artistica. 
Promossa dal Comune di Milano-Cultura e da 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE che ne è anche il produttore, la mostra, aperta fino al 3 marzo 2019 presenta  un centinaio di opere dell’autore, provenienti da importanti musei e collezioni private europee, e conta su un'importante collaborazione del Zentrum Paul Klee di Berna.
Filippo Del Corno, assessore alla Cultura: “La collaborazione tra Amministrazione Comunale e 24 Ore Cultura ha sviluppato una strategia di programmazione al MuDeC che interseca, con grande attenzione alla qualità della ricerca scientifica e curatoriale, l'attività espositiva e la valorizzazione della preziosa collezione permanente del Museo. La centralità del MuDeC nella rete di collaborazioni internazionali assicura anche il contributo di istituzioni artistiche e culturali di tutto il mondo, per progetti espositivi di respiro sempre più ampio, e di grande bellezza“.
 Il concetto di “primitivismo” in Klee assume connotazioni diverse rispetto a quelle comunemente utilizzate a proposito delle avanguardie storiche. L’interesse per tutto quanto, in arte, è “selvaggio” e “primitivo” si desta in Klee in coincidenza con il suo primo viaggio in Italia e la scoperta dell’arte paleocristiana a Roma, tra l’autunno del 1901 e la primavera del 1902.  
 In seguito al viaggio in Italia Klee si considererà un “epigono”: vale a dire ultimo nato, erede tardivo di un’illustre civiltà giunta al tramonto. E questa conclusione non lo abbandonerà mai in seguito, spingendolo a trasformare, come lui stesso racconta nei suoi diari, la delusione in “stile”. 
Klee viene presentato sia attraverso le sue opere astratte e policrome, conosciute e amate dal grande pubblico, sia attraverso i suoi meno noti lavori caricaturali; al tempo stesso, puntuali ricerche sulle fonti, sui repertori iconografici e formali e sui documenti testuali danno conto della complessità del sostrato culturale dell’artista, della vastità della sua produzione e dell’ampiezza delle tecniche da lui utilizzate.  
Acclamato come “liberatore” dai surrealisti a Parigi, professore osannato dagli studenti del Bauhaus, ispiratore di generazioni di artisti, eppure refrattario a ogni esercizio di scuola e riluttante a ridursi a un unico stile: Klee dedica la propria attività alla ricerca dell’«origine» dell’arte. Insegue forse più di ogni altro artista del ’900 la collaborazione tra rigore e fantasia, teoria e capriccio fantastico.
L’«origine» dell’arte non si colloca, per Klee, agli inizi della storia dell’arte occidentale né coincide con l’arte delle caverne. Originaria è piuttosto un’esperienza che permetta all’artista di distanziarsi dal quotidiano e di considerare le vicende umane da grande distanza, come attraverso un telescopio. Questa esperienza non è necessariamente gioiosa, può anzi avvicinarsi al “terrore”.
Nella sua attività Klee alterna tecniche e stili tratte dai più diversi repertori artistici, senza però cadere mai nel revival o nell’eclettismo. Privilegia l’arte preclassica, l’arte dell’Alto Medioevo e del primo Rinascimento, soprattutto tedesco. Talvolta guarda anche all’arte extraoccidentale, giocando da par suo, con ironia carica di scetticismo, la carta “primitivista”.
La selezione di un centinaio di opere di Klee, accompagnata da preziosi manufatti etnografici del Mudec e da testi storici, focalizza alcuni spunti illuminanti di questa ricerca dell’originario, del primitivo, in una sequenza strutturata per temi. Si parte con le taglienti caricature del ciclo Inventionen e si conclude con una delle sue ultime pitture, un capolavoro - testamento. Il percorso è costellato da vere e proprie rivelazioni per il pubblico, prestiti importantissimi che per la loro fragilità si possono ammirare raramente. Il senso di ogni opera è racchiuso nella titolazione che ne è la chiosa finale; il titolo, infatti, dischiude un universo ambiguo e immaginario, sempre venato di ironia. Il nostro racconto farà appello alle parole e allo sguardo di Klee, invitando il visitatore a osservare i mondi insospettati che l’artista ha svelato ai nostri occhi.

 

LE SEZIONI

Caricature
Nelle Invenzioni in apertura della mostra entra in scena la verve satirico-grottesca dell’artista, destinata a non abbandonarlo mai. È qui raggruppata, con le incisioni giovanili, una nutrita serie di opere tratte dall’intero percorso di Klee: “maschere” e caricature post-impressioniste, scene di teatro “buffo” del periodo del Bauhaus, animali d’invenzione, demoni tardi. Le opere “satiriche” di Klee rivelano la perseveranza dell’artista nel postillare e commentare l’attualità artistica, sociale o politica senza mai scendere sul piano della cronaca né rendersi disponibile a un esercizio di militanza. Al tempo stesso ci permettono di comprendere come la caricatura sia il genere figurativo forse più congeniale a Klee: è nella caricatura, infatti, che il giovane artista trova immediatamente autorizzate quelle deformazioni oscene o grottesche di cui si serve per dare vita a un repertorio di forme e figure fantastiche.
Formatosi a Monaco attorno alla fine del XIX secolo, Klee è un appassionato lettore di riviste satiriche tedesche, come “Jugend” o “Simplicissimus”, da cui trae sia l’orientamento al pastiche sia il gusto del chimerico e del fantastico.
In Klee c’è un rapporto di singolare vicinanza tra caricatura e antichità: egli “scopre” l’antico attraverso la caricatura. Lo soccorrono sia determinate letture - tra tutte, la brillante Histoire de la caricature antique di Champfleury (1867) - sia la sua particolare abilità nell’appropriarsi di tecniche e stili desueti, senza peraltro mai cadere nell’ovvietà.

Illustratore cosmico
La fama di Klee nel periodo espressionista è legata alla sua capacità di trascendere l’attualità immediata e di preferire a un pathos eccessivo immagini in apparenza distaccate, simili a pietre preziose e cristalli, pervase da una singolare pensosità o quiete. Lo si chiamava, al tempo, “illustratore cosmico”: ponendo così l’accento sul tratto candido e insieme sapienziale di disegni e acquerelli che sembrano voler spiegare le “leggi” del divenire universale da punti di vista non semplicemente umani. A Monaco sono detti “cosmici” filosofi, poeti e letterati, come Karl Wolfskehl (in stretto contatto con Klee) e Ludwig Klages, impegnati a proporre una rigenerazione di tipo iniziatico dell’arte e della letteratura più antiche.
È nella seconda metà della guerra che Klee conosce una sorta di “conversione”, quando, in seguito anche alla morte di Franz Marc, abbandona almeno in parte la propria attività di disegnatore satirico per proporsi nei panni dell’eremita, dell’artista “mistico” e del veggente. In ciò, si appoggia a repertori arcani o desueti, tratti dalla storia della miniatura, dall’arte bizantina o addirittura dall’arte del periodo detto delle “migrazioni dei popoli”. Si tratta per di più di immagini (pagine di evangeliario, codici miniati, rilegature o altro) che, come gli insegnano storici e archeologi contemporanei, prefigurano, nei loro “deliri calligrafici” e nella “sublime isteria”, quel misticismo che gli artisti del “Cavaliere azzurro” si propongono di ridestare volgendo le spalle all’arte di tradizione classico-rinascimentale. Trova origine qui, nella scelta “cosmica” di Klee, la fedeltà dell’artista ai formati piccoli e piccolissimi.

Alfabeti e geroglifiche d’invenzione
Un’intensa produzione di simboli e alfabeti è rintracciabile in tutta l’opera di Klee. Il suo sarà un esercizio costante e divertito, intriso di conoscenze colte degli alfabeti antichi come il cuneiforme, il geroglifico o il demotico egizio, le rune celtiche, la calligrafia islamica e ogni sorta di sistema linguistico, anche d’invenzione.
Klee si dedica in vario modo ai segni. Anzitutto alla forma stessa di ciascuna lettera, che è tracciata, in quanto tale, in modo certamente arbitrario, ma che pure è rigorosa all’interno di un alfabeto quale sistema compiuto di rappresentazione. Oppure osserva l’aspetto che i simboli possono assumere in quanto ideogrammi, raffigurazioni di un’immagine spesso suggerita allusivamente: e allora ritroviamo pseudo-grafemi, unità grafiche minime, che si trasformano in figure: umane, animali o vegetali. Altrove guarda ai segni nel loro insieme in quanto assetto simbolico per descrivere un mondo potenziale, e in questi casi gli elementi grafici non sembrano in nulla lettere di un alfabeto, bensì immagini cifrate dal cui insieme desumiamo stanze, ambienti, situazioni. Infine Klee sembra declinare i segni come vero e proprio lettering, soluzioni grafiche adottate all’interno di opere principalmente figurative.
Klee è anche un appassionato di liste, numerazioni e ordinamenti tassonomici, come si può vedere dalla struttura che ha dato ai suoi Diari e dalla catalogazione delle sue opere. Siamo tentati di credere che a volte volesse confondere le idee o divertirsi: quando il gallerista Hans Goltz gli obietta che la sua numerazione è un problema dal momento che non si può attribuire un valore alto alle opere, sapendo che quell’anno ne ha prodotte un gran numero, egli serafico risponde: “Semplice, aggiungerò lettere, così nessuno se ne accorge”.

Il museo etnografico e la stanza dei bambini
Due filoni di ricerca percorrevano l’Europa agli inizi del Novecento, influenzando l’operare degli artisti delle avanguardie: l’etnografia e l’arte dei bambini. Klee guarda ai mondi extraeuropei e alla produzione infantile come a due differenti territori inesplorati della figurazione, come a nuove fonti da cui attingere non solo soluzioni formali, ma anche un approccio al reale divergente da quello che permea l’immaginario europeo.
Gli oggetti del Mudec sono stati selezionati cercando incroci e corrispondenze con le collezioni europee allora note a Klee. La maschera del Gabon è comparabile a quella esposta nel 1906 al Museo Etnografico di Berna e pubblicata nel 1912 sull’Almanacco del “Blaue Reiter”. Caso speciale è quello dei tessili: i frammenti esposti fanno parte di una grande tunica della cultura Huari e furono venduti a diversi musei nel mondo, tra cui il Castello Sforzesco che li acquisì nel 1934 per le sue raccolte extraeuropee.
L’impiego di tecniche particolari e di materiali organici, il ruolo della maschera come evocatrice di pulsioni interiori e, soprattutto, la concezione della realtà come qualcosa che non va meramente imitato dall’arte, ma è dotato di una vita propria, sono alcuni degli aspetti messi in relazione con Klee dalla critica fin dai suoi esordi artistici.
Il teatro delle marionette di Paul Klee nasce per esaudire una richiesta del figlio Felix. Tra il 1916 e il 1925, Paul realizza una cinquantina di pupazzi, di cui gran parte perduti. Il boccascena è ricavato da vecchie cornici, mentre per i personaggi Klee utilizza i materiali più vari che trova nel suo studio o in casa. Ossa di bue, prese elettriche, un pennello da barba, un guscio di noce compongono fantasiosamente i burattini, in un giocoso assemblaggio. Il repertorio è quello popolare tradizionale del teatro delle marionette nord-europeo, oppure nasce dall’inventiva di Klee, che ama raffigurare amici e colleghi, oppure dalla sua satira del tempo presente.

Policromie e astrazione
Se per “astrazione” si intende il rifiuto della “figura” e del racconto e l’adozione di schemi geometrici, come spesso si pensa anche per Klee, in realtà così non è. Agli occhi di Klee, “astrarre” è in primo luogo un comportamento: equivale a trascendere, distaccarsi, oltrepassare. Gli acquerelli e i disegni “astratti” di Klee presuppongono, in un primo momento, un’inquietudine di tipo critico-culturale e religioso che possiamo ben chiamare “metafisica”. In un secondo momento, nel periodo dell’insegnamento al Bauhaus, prevalgono invece interessi di tipo formale, che si prestano meglio a istanze didattiche: per l’immagine priva di gravità, per esempio, o per la riduzione del mondo fenomenico a modelli di tipo geometrico.
L’origine delle “policromie” di Klee è da cercare nella tradizione post-impressionista tedesca e svizzero-tedesca, in particolare nelle variazioni sul tema della flora alpina: le vedute di prati e alpeggi primaverili disseminati di fiori, tipiche di Giovanni Segantini, Ferdinand Hodler o Augusto Giacometti, si riflettono senz’altro nelle “scacchiere” di colori che Klee dipinge nel terzo decennio del Novecento: qui l’artista sembra applicare qui il principio, enunciato nei suoi Diari, dell’ “astrazione con memorie” naturalistiche. In seguito, il termine “policromia” prende a designare un diverso insieme di opere, eseguite ad acquerello e caratterizzate dal rigoroso disegno geometrico, per lo più associato a motivi architettonici, e dalla trasparenza di differenti velature di colore. Gli edifici sono così raffigurati in ornati celesti, quasi elementi di uno zodiaco o di una costellazione inventata dall’artista.

LE VIDEOINSTALLAZIONI IN MOSTRA
La mostra propone anche degli strumenti di interazione e di immersione all’interno delle sale, per consentire al visitatore un coinvolgimento quanto più possibile “completo” nel mondo dell’artista.


 

Con gli occhi di Paul Klee.
Con gli occhi di Paul Klee” è il titolo delle videoinstallazioni, curate da Storyville, che si susseguono lungo il percorso. Un’evocazione garbata e sempre documentata di immagini e filmati storici che intendono fornire piccoli squarci su quello che poteva essere il sostrato immaginativo dell’artista, ciò che aveva visto o i luoghi dov’era stato. Il racconto è una sorta di cinepresa interiore che scandaglia una presunta ma estremamente veridica memoria visiva dell’artista. Si è voluto deliberatamente accantonare il taglio didascalico, per restituire all’osservatore un’esperienza che rimanesse più fresca possibile, liberamente interpretabile. Collocati nelle prime tre sale della mostra (dedicate ai temi della “Caricatura”, dell’“Illustratore cosmico” e degli “Alfabeti e geroglifiche d’invenzione”), i filmati sono stati realizzati attingendo ad archivi di fototeche e cineteche che hanno messo a disposizione della mostra documenti molto rari e altrimenti non fruibili dal grande pubblico, sottolineando come il profondo lavoro di ricerca che caratterizza questa esposizione non si sia fermato alla scelta ragionata delle opere, ma sia una costante e una caratteristica di tutti gli aspetti della mostra.

La lanterna magica di Klee
In tutto simile a un moderno proiettore, la lanterna magica era uno strumento che permetteva di ottenere le fatate illusioni del precinema. Rifacendosi a questo precursore della cinepresa, il dispositivo interattivo a disposizione del visitatore in mostra - ideato dagli artisti visivi di camerAnebbia - aziona le marionette del teatro dei burattini di Klee, in contesti dove le prime tecniche del cinema di animazione tedesco, fatto di figure ritagliate e retroilluminate, sembrano ibridarsi con le ricerche di Klee e con quelle dell’avanguardia del Bauhaus. Uno strumento interattivo che accende la fantasia del visitatore e lo aiuta a calarsi perfettamente nell’atmosfera di gioco che probabilmente il figlio di Klee potè vivere grazie all’invenzione del teatro delle marionette, appositamente costruito dal padre.

Paul Klee. Alle origini dell’arte
A cura di
: Michele Dantini e Raffaella Resch

Editore: 24 Ore Cultura
Anno edizione: 2018
Dimensioni: 23 x 28 cm 
Pagine: 224, cartonato 

Illustrazioni: 150 
Prezzo: 34,00 € 
ISBN: 978-88-6648-405-9 

Catalogo della mostra a cura di Michele Dantini – Storico dell’arte contemporanea, curatore di mostre, critico e saggista, Dantini insegna all’Università del Piemonte orientale ed è visiting professor presso università nazionali e internazionali. Collabora inoltre con i principali musei di arte contemporanea italiani ed è responsabile del Master MAED al Castello di Rivoli e di Raffaella Resch - Laureata in filosofia teoretica all’Università Statale di Milano, ha lavorato presso l’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e la Fondazione Antonio Mazzotta nel settore delle mostre d’arte. Dal 2014 è curatrice indipendente, e si occupa prevalentemente di temi e artisti del Novecento, con l’obiettivo di divulgare visioni e letture nuove e trasversali. 
Artista dalla multiforme personalità, pittore ma anche musicista e teorico, Paul Klee ha dato vita a diversi gruppi di avanguardia percorrendo al contempo un geniale sviluppo artistico personale, rivelandosi così una delle figure più importanti del Novecento. La mostra e il catalogo ad essa affiancata ne affrontano la poetica da una prospettiva inedita, analizzando l’attività dell’artista nel contesto primitivista. Le arti etnografiche e primitive esercitarono infatti, fin dagli inizi del secolo scorso, una particolare fascinazione sulle avanguardie europee, che scoprirono in queste culture un territorio della creatività ancora vergine. 
Klee partecipò a questo fermento in una maniera assolutamente originale, allargando i suoi interessi anche all’epigrafia e alla miniatura altomedievale, all’arte copta e a quella del tappeto persiano, tutte fonti di continua ispirazione in un processo creativo volto alla riduzione, alla semplificazione di tecnica e mestiere. Il catalogo raccoglie opere tratte dall’intera carriera dell’artista e confronti con i differenti modelli antichi, dimostrando quanto Klee abbia interiorizzato il portato stilistico e concettuale dell'arte primitiva nel suo sistema di “pittura d'idee”. 

Paul Klee. Ritratto dell'artista come angelo
Autore: Raffaella Resch
Editore: 24 Ore Cultura
Anno edizione: 2018
Pagine: 62, ill. , Brossura
Prezzo: 8,00 €
EAN: 9788866484141
ISBN-10: 8866484148
ISBN-13:9788866484141

"L'arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile." Questa sua famosa frase apre uno spiraglio sul mondo creativo di Paul Klee, uno dei maestri della grande generazione che nella prima metà del Novecento ha cambiato radicalmente il volto dell'arte, rendendola moderna. Artista poliedrico, poeta, musicista, fine teorico e soprattutto pittore, Klee è stato protagonista di diversi gruppi di avanguardia, senza identificarsi con nessuno di essi, ma seguendo uno sviluppo artistico profondamente originale. Chiamato da Walter Gropius a insegnare al Bauhaus di Weimar, Klee esercitò sulla scuola una decisa azione equilibratrice, tanto da essere definito "l'estrema istanza morale del Bauhaus". Alla decennale esperienza di Weimar seguì quella presso l'Accademia di Diisseldorf, interrotta quando, nel 1933, la produzione di Klee fu etichettata dal regime nazista come esempio di "arte degenerata".
Il volume ripercorre l'intera carriera di Klee, analizzandone le opere principali ed esplorandone la poetica attraverso fotografie d'epoca, riproduzioni di opere e citazioni tratte dai numerosi scritti autografi del pittore.


Paul Klee. Alle origini dell’arte
Dal
31/10/2018 al 3/03/2019
A cura di
: Michele Dantini e Raffaella Resch
Progetto di allestimento: Pan studio

Orari
: Lun 14.30 - 19.30; Mar, Mer, Ven, Dom 09.30 ‐ 19.30; Gio, Sab 9.30‐22.30; il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura 

Biglietti: Intero € 14,00
- Ridotto € 12,00: visitatori dai 14 ai 26 anni, over 65, persone con disabilità (Legge 104), insegnanti, militari, forze dell’ordine non in servizio, studenti della 24 Ore Business School, dipendenti Ferrovie dello Stato in possesso di badge aziendale, soci Coop con tessera e dipendenti in possesso di badge aziendale, possessori dell’abbonamento mensile e annuale Trenord (previa esibizione tessera e ricevuta di acquisto), accompagnatore dipendente Comune di Milano, accompagnatore possessore Mudec Membership Card, dipendenti Koelliker (più un accompagnatore), possessori Rinascente Card e dipendenti in possesso di badge aziendale.
- Ridotto speciale 8,00 €: Dipendenti Comune di Milano con badge nominale (un solo eventuale accompagnatore al seguito € 12,00, volontari Servizio Civile Nazionale o operanti presso il Comune di Milano muniti di tesserino, giornalisti con tesserino ODG con bollino dell’anno in corso non accreditati (non si accredita sabato, domenica e festivi), possessori abbonamenti annuali ai servizi di ATM e dipendenti ATM in possesso di badge aziendale
- Convenzioni 8,00 €: Dipendenti Gruppo 24 Gruppo (3 accompagnatori al seguito a € 8,00, dipendenti Deloitte in possesso di badge aziendale (1 accompagnatore a € 8,00, accompagnatore possessore Deloitte Guest Card.
Martedì universitari 8,00 €: Tutti i martedì gli studenti universitari muniti di tesserino senza limiti di età avranno diritto ad un ingresso ridotto speciale a € 8,00 per la mostra (esclusi giorni festivi)
- Bambini 6-13 ANNI 8,00 €; Bambini 3-5 ANNI 4,00 €
- Omaggio: Minori di 3 anni, guide turistiche italiane munite di tesserino di abilitazione (no salta coda), tesserati ICOM, giornalisti con tesserino ODG previo accredito presso l’Ufficio Stampa (scrivere con almeno 24 ore di anticipo a: elettra.occhini@ilsole24ore.com specificando la testata e il giorno della visita. Non si accredita nel weekend e nei festivi; non si accredita nel week-end e nei festivi), 1 accompagnatore per persone con disabilità che presentino necessità e regolare documentazione, possessori di Mudec Membership Card (eventualmente accompagnatore al seguito € 12,00, possessori Deloitte Guest Card (1 accompagnatore a € 8,00)
- Speciale famiglia (da 2 a 5 persone) Adulto (1 o 2 adulti) € 12,00 Primo figlio (da 6 a 13 anni) € 8,00; (da 3 a 5 anni) € 4,00 Secondo figlio (da 6 a 13 anni) € 8,00; (da 3 a 5 anni) € 4,00 Omaggio terzo figlio (da 3 a 13 anni)
- Speciale 2x1 FRECCE TRENITALIA: I possessori di Cartafreccia muniti di biglietto delle Frecce, in formato digitale o cartaceo, con cui si è raggiunta Milano (in una data antecedente al massimo tre giorni da quella della visita) pagando un ingresso intero, avranno diritto ad un omaggio per un accompagnatore, valido per l’ingresso immediato in mostra
- Biglietto open: Valido fino al 24/02/2019 € 17,00 (prevendita obbligatoria inclusa)
Biglietto a data aperta, valido dal giorno successivo a quello di acquisto e consente l’accesso diretto alla cassa prenotati.
- Gruppi adulti € 11,00 Gruppi di almeno 15 persone (massimo 25)
Gratuità 1 accompagnatore per ogni gruppo; € 11 + prevendita per piccoli gruppi da 7 persone in su (no gratuità per capogruppo)
- Scuole € 7,00 Gruppi di studenti di ogni ordine e grado; € 3,00 Scuole dell’infanzia; Gratuità 2 accompagnatori per ogni gruppo scolastico; Sistema di microfonaggio obbligatorio per la scuola secondaria e non incluso nel prezzo
PREVENDITA € 2,00 visitatori individuali e gruppi € 1,00 scuole
Per garantire una regolare programmazione delle visite, la prenotazione con prepagamento è obbligatoria nel caso di scolaresche e gruppi, sia quando è richiesto l’ausilio di una guida sia nei casi in cui tale servizio non sia richiesto. È inoltre obbligatoria per gruppi da 7 persone con guida.
VISITE GUIDATE SINGOLI* ADULTI: Costo: € 20 adulti (ingresso + attività)
VISITE PER FAMIGLIE CON BAMBINI DAI 6 AGLI 11 ANNI*
ADULTI: Costo: € 20 adulti (ingresso + attività) BAMBINI: Costo: € 16 (bambini 6-11)
*Non comprensivi di prevendita e di microfonaggio
Si consiglia la prenotazione con prevendita sul sito www.ticket24ore.it o chiamando l’infoline 02.54917 (attivo dalle 10.00 alle 17.00).Possibilità di acquisto in cassa il giorno stesso salvo disponibilità.

Informazioni/Prenotazioni: T. +39 02 54917 - www.mudec.it - ticket24ore.it
Uffici Stampa:
GRUPPO 24 ORE - Elettra Occhini - elettra.occhini@ilsole24ore.com - T. 02/30.22.3917 - M. 366/64.62.519
COMUNE DI MILANO - Elena Conenna - elenamaria.conenna@comune.milano.it

MUDEC - Museo delle Culture di Milano
Via Tortona, 56
Milano

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