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Georges de La Tour, L’Europa della luce, Palazzo Reale, Milano, dal 07/2/ al 7/06/2020


 

La prima mostra in Italia dedicata a Georges de La Tour (1593-1652) che, attraverso mirati confronti tra i capolavori del Maestro francese e quelli di altri grandi del suo tempo (Gerrit van Honthorst, Paulus Bor, Trophime Bigot, Frans Hals e altri), vuole portare una nuova riflessione sulla pittura di genere e sulle "sperimentazioni luministiche", per affrontare i profondi interrogativi che ancora avvolgono l'opera di questo misterioso artista.
(Ri)scoperto dalla critica storico-artistica del Novecento, La Tour è stato un artista della luce, e il suo lavoro gli ha meritato, tra l’altro, il titolo di “Caravaggio francese”. Ma la sua originalità nella rappresentazione della realtà tra luce e ombra è in effetti il frutto di uno studio assolutamente originale e di una produzione coerente, che oggi, per la prima volta in Italia, viene presentata al pubblico in un allestimento suggestivo.
L’incontro tra Milano e Georges de La Tour era già avvenuto nel 2011, quando vennero esposte con grande successo a Palazzo Marino, nella ormai tradizionale mostra natalizia, due sue opere “L’Adorazione dei pastori” e “San Giuseppe falegname”. Ora, per la prima volta in Italia, Palazzo Reale ospita una retrospettiva dedicata al più celebre pittore francese del Seicento e ai suoi rapporti con i grandi maestri del suo tempo.

Georges de La Tour. L’Europa della luce”, a Palazzo Reale dal 7 febbraio al 7 giugno 2020, è promossa e prodotta dal Comune di Milano|Cultura, Palazzo Reale e MondoMostre Skira, è curata da Francesca Cappelletti e vanta un comitato scientifico composto da Pierre Rosenberg (già direttore del Louvre), Gail Feigenbaum (direttrice, Getty Research Institute), Annick Lemoine (direttore, Musée Cognacq-Jay), Andres Ubeda (vice direttore, Museo del Prado).
Un progetto espositivo reso possibile dalla rete di collaborazioni tra Palazzo Reale e ben 28 istituzioni internazionali, come la National Gallery of Art di Washington D.C., il J. Paul Getty Museum di Los Angeles, la Frick Collection di New York, il S. Francisco Fine Art Museum, il Chrysler Museum di Norfolk, la National Art Gallery di Leopoli, più una grande partecipazione delle istituzioni museali regionali francesi, come il Musée des Beaux-Arts di Nantes, il Musée du Mont-du Piété di Bergues, il Musée départemental d’Art ancien et contemporain di Epinal, il Museée des Beaux-Arts di Digione, il Musée Toulouse-Lautrec di Albi, il Musée départemental Georges de La Tour di Vic-sur-Seille, e alcuni importanti musei italiani come la Galleria degli Uffizi, la Pinacoteca Vaticana, la Galleria nazionale d’Arte Antica-Palazzo Barberini.
Un’esposizione unica considerato che in Italia non è conservata nessuna opera di La Tour e sono circa 40 le opere certamente attribuite all’artista, di cui in mostra ne sono esposte 15 (più una attribuita).

Nonostante l’alone di mistero che avvolge l’artista e la sua opera, da decenni ormai Georges de La Tour è uno dei pittori prediletti dai francesi, e non solo. Si tratta di un artista enigmatico, che ritrae angeli presi dal popolo, santi senza aureola né attributi iconografici, e che predilige soggetti presi dalla strada, come i mendicanti, dipingendo in generale gente di basso rango più che modelli storici o personaggi altolocati. I pochi quadri riconosciuti come autografi sono per lo più di piccolo o medio formato, intimi, privi di sfondo paesaggistico, notturni; e, soprattutto nella presunta ultima fase artistica, quasi dei monocromi dall’impianto geometrico, semplice ma modernissimo per l’epoca. Le sue tracce, e quelle della sua opera, si persero però durante tutto il XVIII e XIX secolo, anche a causa delle guerre per l’indipendenza che sconvolsero la sua terra natale. La sua opera venne riscoperta e catalogata dalla critica del Novecento.
La Tour ritrae angeli presi dal popolo, santi senza aureola né attributi iconografici, e predilige soggetti presi dalla strada, come i mendicanti, dipingendo in generale gente di basso rango più che modelli storici o personaggi altolocati. I pochi quadri riconosciuti come autografi sono perlopiù di piccolo o medio formato, intimi, privi di sfondo paesaggistico, notturni e, soprattutto nella presunta ultima fase artistica, quasi dei monocromi dall’impianto geometrico, semplice ma modernissimo per l’epoca.
Le tracce dell’artista e quelle della sua opera si erano persero durante il XVIII e XIX secolo, anche a causa delle guerre per l’indipendenza che sconvolsero la sua terra natale. La sua opera venne riscoperta e catalogata dalla critica del Novecento.
Per la prima volta, a Milano a Palazzo Reale, il mondo e le opere di Georges de La Tour, un mondo di immagini straordinarie, di gesti risoluti, di una interiore contemplazione che avvince ed emoziona e il cui oblio era dovuto alla straordinaria unicità della sua opera.
Il percorso della mostra è, inoltre, arricchito da opere di artisti coevi come Paulus Bor, Jan Lievens, Throphime Bigot, Frans Hals con due magnifici ritratti di apostoli, Jan van Bijlert, Gerrit Van Honthorst conosciuto in Italia come Gherardo delle Notti con la splendida Cena con sponsali dagli Uffizi, Adam de Coster, Carlo Saraceni con una bellissima Natività da Salisburgo.


Georges de La Tour, L'Europa della luce
Dal
07/2/al 7/06/2020

Curatore: Francesca Cappelletti
Enti promotoriComune di Milano Cultura, Palazzo Reale, MondoMostre Skira
Orari: 14.30–19.30; Martedì, mercoledì, venerdì e domenica: 9.30-19.30; Giovedì e sabato: 9.30-22.30
Sito ufficiale: http://www.palazzorealemilano.it

Palazzo Reale
piazza Duomo 12
Milano

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