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Pino Diecidue (Milano, 15/03/1938 – Stradella, 27/05/2018)

Un'altro caro amico è mancato. Un personaggio "atipico" nel mondo delle Gallerie d'arte, di grande umanità e generosità, sempre entusiasta nel fare e nel progettare nuovi eventi e con sempre Giovanna al suo fianco. Ha segnato un'importante punto di riferimento milanese nella ricerca artistica degli anni Ottanta, da quando aveva aperto la galleria Diecidue, in via Bramante, che si rafforzò, un anno dopo, con il prezioso contributo, anche societario, di Maria Rosa Pividori. Con lui ho anche partecipato come artista ed eventi da lui curati.
Ci eravamo sentiti l'ultima volta per il suo compleanno e ci eravamo riproposti di vederci a Stradella appena sarebbe stato un po' meglio.

Tiziana Ricci e Pino Diecidue, inaugurazione Afran, Welcome to Freedom, MyMicroGallery, 25/02/2016, © Gianni Marussi

Qui si racconta nel testo del catalogo della sua ultima mostra da lui curata in collaborazione con Roberto BorghiLineacontinua, collettiva del 14/10/2017, a Villa Borletti, Origlio (VA).

Il richiamo della pittura
"Anch’io, come molti altri, a metà anni Ottanta ho sentito il richiamo della pittura. Anch’io dipingevo, e, benché lo facessi solo per passione, a un certo punto mi sono trovato ad aver bisogno  di uno studio. Fu Paolo Pessarelli a segnalarmi un annuncio sul “Corriere della Sera” in cui si offrivano in affitto due locali in un cortile di via Bramante 29.
Era un bel cortile e in quell’edificio, come recitava una targa apposta sulla facciata, era stato  scritto l’Andrea Chenier. Quei locali sono stati unicamente il mio studio per circa un anno. Poi, nell’inverno del 1988, ho deciso di aprire la galleria. La prima mostra è stata una collettiva alla quale hanno partecipato gli artisti che già frequentavano lo studio: ne ricordo in particolare due, Aldo Damioli e Maurizio Turchet. Oggi può sembrare incredibile che una galleria sia nata così, ma nella Milano degli anni Ottanta gli spazi espositivi nascevano con una frequenza e una spontaneità impressionanti. A poca distanza dalla via Bramante, un gruppo di artisti poco più che ventenni nel 1984 aveva occupato una ex fabbrica, la mitica Brown Boveri. È stato lì che ho visto per la prima volta un’opera di Cosimo Barna (che in seguito ha tenuto una personale alla Diecidue): si trattava di un dipinto su parete intitolato Vibrazioni oltre lo spazio, raffigurava una sequenza di acciughe stilizzate, era lungo 130 metri e alto quasi 7.
Spesso in galleria veniva a vedere le mostre una sorta di delegazione della Brown Boveri composta da Milo Sacchi, Giona Rossetti, Stefano Sevegnani e Cristina Cary. Col tempo il rapporto con Milo Sacchi è diventato più stretto; della sua personale alla Diecidue, non potrò mai dimenticare i gatti in formalina. A poco meno di un anno dall’apertura, trovai una socia preziosa in Mariarosa Pividori. La nostra prima collaborazione espositiva fu una mostra di maschere lignee del Friuli, regione di provenienza di Mariarosa: questo anche per dire quanto libera da inibizioni e da “strategie”, come allora era di moda dire, fosse la galleria.
A proposito di gallerie, con Mariarosa o con Francesco Grisanti ne andavo a visitare molte. Imprescindibile Franco Toselli, dove ho visto per la prima volta le opere dei transavanguardisti, ma anche per la prima volta le nuvole di Giampaolo Truffa.
Da Artra ho visto i dipinti di Clara Brasca, oltre che le installazioni di Cosimo Barna; da Inga Pin le primissime opere dei Plumcake. Più o meno negli stessi anni Achille Cavellini esponeva i lavori di Franco Tripodi, Il Mercato del Sale di Ugo Carrega proponeva quelli di William Xerra, Francesco Correggia, Cristina Ruffoni; Carlo Grossetti i dipinti di Lucio Pozzi. Non ricordo dove ho visto le prime opere di Bartolomeo Migliore, ma rammento benissimo la mostra che gli ha dedicato la Diecidue (così come a Truffa, Brasca, Ruffoni, Pessarelli).
Lorenzo Alagio l’ho conosciuto in un bar di Stradella (negli anni Ottanta i bar avevano una funzione culturale determinante): da allora è stato uno degli artisti più presenti in galleria. Mariarosa e io, a inizio anni Novanta, abbiamo deciso di spostare la galleria in via Ponte Vetero: lì hanno tenuto le loro prime personali artisti che poi hanno fatto molta strada come Miltos Manetas e Flavio Favelli, ma anche Diamante Faraldo, Martin Hiddink, Filippo Falaguasta, Marcello Mazzella …  Da lì, come già da via Bramante, sono passati affezionati visitatori come Pierre Restany, Enrico Pedrini, Corrado Levi. Dalla fine degli anni Novanta la galleria è diventata interamente di Mariarosa, che l’ha rinominata 10.2!.
Io ho continuato a fare il collezionista e il promoter di giovani artisti: in questa veste ho organizzato mostre in spazi pubblici alle quali hanno partecipato Daniela Barzaghi, Apostolo, Paolo Borrelli, Albano Morandi, Anna Lambardi, Pompeo Forgione, Ambrogio Sozzi, Barbara Colomb0.…  Gian Marco Capraro mi è stato presentato quest’anno da Roberto Borghi come uno “in sintonia con le mie scelte” in quanto “pittore anomalo”.
Ma sì, la pittura mi piace soprattutto quando esce dagli schemi, non è facilmente catalogabile, è un po’ strana come pittura. Borghi dice che questa pittura si chiama “pittorica” ed è un’eredità degli anni Ottanta. Può darsi. Di certo so che per me gli Ottanta sono stati un decennio all’insegna della vitalità, della curiosità intellettuale, della voglia di sperimentare anzitutto per il piacere di farlo.
Tutte caratteristiche che ritrovo in Ilaria Del Monte, Alberto Finelli, Stefania Romano, Guido Nosari, Giorgio Tentolini, Pablo Bermudez, Mariangela Zabatino: artisti che sentono a loro volta il richiamo della pittura e che, forse non a caso, sono nati negli anni Ottanta."

Pino Diecidue


"Pino Diecidue: appassionato, curioso, entusiasta, eternamente giovane, vitale, sempre disponibile per l'arte, per i giovani talenti da scoprire e indirizzare, per la sua famiglia, per la sua collezione di cui era orgoglioso considerando l'arte per l'arte a prescindere dalla fama ottenuta dagli artisti.
Lui stesso artista, non solo un temperamento artistico, ha sempre prodotto sue opere, tutte di buona qualità, che mostrava a pochi con timidezza e ritrosia; prima pittore, poi fotografo e contemporaneamente musicista, ma solo per se stesso, ha suonato il sax a orecchio e poi negli ultimi anni il pianoforte dopo aver preso diligenti lezioni da un serio maestro di jazz, un genere di cui era appassionato, sentirlo era sempre una piacevole sorpresa.
Una vita vissuta intensamente nella calda ospitale casa, con le pareti coperte di opere fino al soffitto, con l'inseparabile Giovanna che ha condiviso fino all'ultimo l'estro del marito.
Pino Diecidue amava la materia e la sua alchemica trasformazione, il colore, il gesto di matrice impetuosa più del concetto, ma il suo occhio ben allenato non lo tradiva mai sulla forma, era attratto dai nuovi linguaggi, era un frequentatore assiduo degli studi degli artisti perchè solo così era sicuro di intercettare il “nuovo”, apprezzava molto anche il lato umano e amichevole degli artisti ma anche della gente in generale, anche dei più umili.
Abbiamo fondato insieme DiecidueArte nel 1988 per un caso del destino, in modo giocoso, poi nel 1996 per un insieme di eventi Pino ha deciso di modificare il suo percorso, è tornato a fare il collezionista e ha avviato un nuovo percorso, sempre appassionato all' arte libera, come curatore indipendente come dimostra anche l'ultima mostra che ha curato ad Origgio.
Su alcuni progetti e alcuni artisti il nostro percorso si è incrociato più volte, la nostra visione sull'arte era complementare, la passione per l'arte era la stessa.
Il mondo dell'arte e degli artisti perde un vero appassionato all'arte contemporanea e alla ricerca che si potrà indagare meglio nel tempo.
Il mondo perde un appassionato alla vita che è sempre un grande valore.
Che resti per sempre la sua memoria."

Maria Rosa Pividori, 07/06/2018

Lorenzo Alagio, Giovanna Diecidue, Tiziana Ricci e Pino Diecidue, inaugurazione Afran, Welcome to Freedom, MyMicroGallery, 25/02/2016, © Gianni Marussi

Con Paolo Masi, Invaders e altre storie, Fondazione Mudima, 13/11/2014

Pino Diecidue, davanti alla mia opera "Le migrazioni di Serena" alla mostra da lui curata e ideata. "Migra-azione", Cascina Robbiolo, Buccinasco (MI), 11/05/2006

 

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A Pino Diecidue

Dimmi. Quali pensieri, quali sguardi
Persi nel sogno ti portavano a indagare
Con occhi curiosi e attenti
Nell’animo dell’artista sconosciuto
E a valutarne con piglio subitaneo
Il valore, il percorso, l’avvenire.
Ora ti chiedo di pensare
La vita nostra immaginata eterna
Nello sguardo capzioso che si
Impossessa dell’arte e la fa sua
Come l’Ape che si impollina festosa.
Il terzo occhio luccicava vincente
Alla scoperta del vero, dell’originale
Prodotto di travagli, incertezze,
Pause snervanti, epifanie
Inattese, voglia di conferme.
Tu, artista fra gli artisti bohemien
D’animo e di fatto, presentavi
Te stesso e il personaggio
Che ha dato sostanza e fine
Allla tua vita.
Nutrendo e seminando il terreno
Da cui pochi eletti dal destino
emergeranno
A senso della vita e di un’arte
Che vorremmo non morisse mai.

Mimma Pasqua, Milano - Biblioteca Gallaratese, 26-giugno-2018

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