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Milano silente al tempo del Covid-19, un anno di ordinaria follia.

Un viaggio lo scorso aprile, in una Milano surreale, come tutto ciò che accade intorno a noi da quando il Covid ha dettato le regole della nostra reclusione, della mancanza di libertà, della nostra umanità. Senza contatto. Era solo l'inizio.
Con interviste a distanza e queste immagini a documentare il nulla che ci circonda  ho cercato di reagire e di raccontare.
Non più conferenze stampa, anteprime delle mostre e frenetiche inaugurazioni nelle gallerie. Ora avvengono, quando concesso e per lo più su prenotazione, con una attesa per osservare il numero di presenze consentito, firma dell'orario d'ingresso e di uscita con trascrizione del numero di cellulare, debita distanza e ovviamente mascherina.
Ora si possono fare interviste per lo più via rete e la mancanza del contatto fisico le rende più difficili. Molte le proposte di mostre virtuali, mentre l’opera d’arte necessita di una comunione, di un pathos che si manifesta guardandola, toccandola come nel caso delle sculture. Si sviluppa nello spazio, nell’ambiente che le ospita. Ma oggi la rete impera, con testi, immagini, video, disponibile ovunque.
Per noi italiani che siamo abituati a socializzare la reclusione diventa una mancanza profonda di vita. Uscendo, l’altro è una potenziale minaccia, non un tuo simile da abbracciare o con cui ha voglia di scambiare pensieri e parole. I contatti telefonici e video sono assoggettati a questa impotenza. Ricordano le comunicazioni che avvengono nello spazio con gli astronauti.
A tutto ciò siamo impreparati. Per non parlare della rivoluzione nei rapporti familiari complicati da una convivenza giornaliera obbligata.
Anche il rapporto con se stessi è cambiato, non distratto dalla operosità esterna.
Questa esperienza, senza precedenti nella storia dell’umanità, modificherà tutto profondamente. La crisi economica sarà superiore a quella del ‘29 con conseguenze inimmaginabili.
L’arte non essendo un bene di prima necessità vivrà sicuramente una falcidie di spazi e di funzioni espositive, come già sta accadendo. Anche l'offerta di mercato penso sia destinata a essere profondamente rivista a favore di opere rispecchianti valori e canoni etici.
Nel frattempo ci sono state alcune riaperture ad illuderci. 
Teatri e cinema chiusi, niente concerti, città d'arte blindate, turismo annullato.
Lavoratori dello spettacolo e delle manifestazioni culturali alla fame.
Ho perso tanti amici, artisti e colleghi.
La gente con questa terza ondata è esausta e bombardata da notizie contrastanti, da un'improvvisazione da terzo mondo, indignata per gli scandali di chi si vuole arricchire sulla nostra pelle.
Riappare il cinismo e l'indifferenza, l'incoscienza.


Qui ripercorro con una sintesi di video, questo anno vissuto sul filo del nulla.

 

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