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Lucio Del Pezzo, (Napoli, 13/12/1933-Milano, 11/04/2020)

Con l’aria di proporci un Eldorado visivo, un paese
di forme ideali che vivono del proprio rigoglio, Del Pezzo
ci ha da sempre condotto in una Pompei dell’arte.
[…] Ha alimentato il suo universo figurale
volgendosi all’umanesimo popolare del folclore
napoletano dapprima, e all’umanesimo tecnologico
delle moderne metropoli poi.

Tommaso Trini, Del Pezzo, Studio Marconi, 1969

Lucio Del Pezzo (Napoli, 13/12/1933- Milano, 11/04/2020).

L'11 aprile è scomparso Lucio Del Pezzo, uno dei protagonisti della storia dello Studio Marconi e della Fondazione Marconi che lo ricorda così. "La nostra epoca ha bisogno di una nuova preziosità, che non corrisponde a un lusso del raffinato, ma a un'igiene necessaria del linguaggio, a una profilassi della visione… Il nostro occhio usurato si rimette quasi interamente al turno dei cliché mentali. Si aspira a un nuovo ossigeno, senza crederci veramente. Ed ecco che un naîf saggio, un perverso di buona compagnia, un arlecchino in borghese senza tamburello né tromba, ci invita a giocare con lui. È la calma dopo la tempesta, il sospiro dopo l’angoscia. Tutto scorre e ci si sente meglio…

Pierre Restany, 1967


Tra i fondatori del Gruppo 58 di Napoli, d'impostazione neosurrealista e neodadaista, Del Pezzo ha inoltre collaborato alla rivista Documento Sud. Le sue opere del periodo 1958-1960 proponevano assemblaggi di vari oggetti, tra cui frammenti di stampe e immagini popolari.
Nel 1960 si trasferì a Parigi, dove abita nel vecchio studio di Max Ernst e dove il suo lavoro acquista respiro internazionale, poi a Milano, dove partecipa al fervente clima culturale e dove si stabilisce a partire dal 1979, qui gli sono state dedicate diverse mostre monografiche.


L'artista si forma all'Accademia di Belle Arti di Napoli, sua città natale, e dopo il diploma si reca in Grecia per compiere ricerche archeologiche grazie a una borsa di studio. Verso la metà degli anni Cinquanta si distingue come animatore delle avanguardie artistiche. É tra i fondatori della rivista "Documento Sud" e del Gruppo 58, con il quale espone alla Galleria San Carlo di Napoli nel 1958. Trasferitosi a Milano nel 1960, tiene la sua prima personale alla Galleria Schwarz e l'anno seguente espone negli Stati Uniti, dove vince il premio acquisto, il Carnegie International Award. Nel 1962 su "Art International" compare un saggio dedicato all'artista da Enrico Crispolti, che lo invita alla rassegna "Alternative attuali" organizzata a L'Aquila. Nel 1964 espone alla Triennale di Milano e alla Biennale di Venezia, dove torna nel 1966 con una sala personale e la presentazione di Gillo Dorfles. Nel 1965 partecipa alla mostra inaugurale dello Studio Marconi, con il quale avvia un intenso rapporto di collaborazione e dove terrà numerose personali negli anni seguenti. Nel 1970 ha un'importante antologica da Arturo Carlo Quintavalle nel Salone dei Contrafforti alla Pilotta di Parma, seguita nel 1974 da una retrospettiva alla Rotonda di via Besana a Milano curata da Guido Ballo. Dopo un lungo soggiorno a Parigi torna definitivamente in Italia nel 1977, e negli anni seguenti inizia a lavorare anche come scenografo. Dal 1984 gli è assegnata la cattedra di "ricerche sperimentali sulla pittura" alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Nel 1988 espone a Mosca al Palazzo dell'Arte e nel 1994 alla Casa del Mantegna di Mantova. Nel 2000 l'Institut Mathildenhöhe di Darmstadt presenta la prima grande retrospettiva dell'opera di Del Pezzo. Nel 2001 realizza quattro grandi rilievi ceramici e una statua in bronzo per due stazioni della nuova metropolitana di Napoli ed espone una grande mostra antologica al Castel dell'Ovo. Nel 2004 partecipa alla mostra "Archeologia metafisica" presso il Museo dei Materiali Minimi di Paestum; espone nel 2007 a Palazzo Doria a Loano un'antologica dal titolo "Nello stile italiano".
A partire dal 1962 Del Pezzo ha realizzato un suo tipico repertorio di "quadri" o "sculture", formati da pannelli geometrici monocromi, sui quali sono inserite mensole o scavate concavità, che sostengono oggetti geometrici regolari (birilli, uova di legno, bocce, manichini, etc.) talvolta molto colorati. Nelle sue pitture-oggetto e nei suoi assemblages è sempre presente l'aspetto ludico.
Per il tono ironico e per l'utilizzo di oggetti d'uso quotidiano decontestualizzati, tali opere rimandano alla Pop Art; ma si riscontra un evidente recupero di Giorgio De Chirico, Carlo Carrà, Giorgio Morandi (Motivo, 1967) e delle geometrie della pittura metafisica.


Le opere di Del Pezzo fanno parte di un'iniziativa di beneficienza lanciata dalla Fondazione Pomodoro con lo Studio Marconi per sostenere l'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri nella lotta contro il COVID-19

Dizionario Letterario Bompiani, opera di Lucio Del Pezzo: "Tavola didattica", che avevo scelto come copertina, 1979

Principali collezioni pubbliche - Works in major public collections

Galleria d’Arte Moderna, Bologna - Museo del Novecento, Milano CSAC Centro Studi e Archivio della Comunicazione, Parma - Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma - Städtisches Museum, Bochum - Museum Ludwig, Colonia - Museé d’Art Moderne, Grenoble - Victoria and Albert Museum, Londra - Museé Cantini, Marsiglia - Fonds Nationaux, Bibliothèque Nationale, Parigi - Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam - Museum of Modern Art, New York - Carnegie Foundation, Pittsburgh - Museum of Contemporary Art, Nagaoka
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Lucio Del Pezzo received his art education at the Naples Academy of Fine Arts. In 1960 he moved to Milan where he held his first solo show. The following year he exhibited in the United States and won the Carnegie International Award.
In 1964 he took part in the Milan Triennale and the Venice Biennale, returning to the latter in 1966.
The neo-Dadaist figuration of his early career evolved into a rational geometry with metaphysical overtones and references to pop art. In 1965 he participated in the inaugural exhibition at Studio Marconi, which marked the beginning of an intense collaboration.

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