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Fotofanie.109 Fotografie di Italo Zannier, Casa Museo Boschi Di Stefano, Milano, fino al 31/07/2018

Giovedì 28 giugno, ore 16 - 18: esposizione Fotostoria milanese inedita e incontro con l’autore e presentazione catalogo della mostra, con testi di Maria Fratelli, Italo Zannier, Andrea Tomasetig, Stefano Salis, Silvia Paoli e con design grafico di Leo Guerra. Si inaugura la Fotostoria milanese inedita, realizzata da Zannier il 7 e 8 giugno, mentre attraversava nei due sensi la Galleria Vittorio Emanuele II, fermandosi e scattando ogni dieci passi. Le 52 fotofanie in memoria sono diventate la selezione di 12 fotografie a colori in due serie. Sono l’esito di un lavoro nato con un’impostazione concettuale, reso leggero e coinvolgente dalla freschezza dello sguardo dell’autore e al contempo rigoroso per l’architettura del luogo inquadrata dal suo occhio sicuro. Esposte al secondo piano nella splendida sala dei Fontana saranno affidate a Maria Fratelli, direttrice delle Case Museo, per essere donate al Comune di Milano.
Italo Zannier interverrà durante la presentazione del catalogo della mostra collegandosi al tema dell’illustrazione fotografica nell’editoria e a un recente volume di immagini - da lui definito DinamicBook - opera del designer visivo americano Marco Mirè: Manuale dell’Essere.


In occasione di Milano Photo Week 2018, la Casa Museo Boschi Di Stefano accoglie la mostra di opere inedite dal titolo "Fotofanie. 109 Fotografie di Italo Zannier" a cura di Andrea Tomasetig dal 9 al 30 giugno, poi prorogata fino al 31 luglio.
L'esposizione nasce dalle migliaia di scatti realizzati nel triennio 2014-2017 conservati nella memoria della sua Sony tascabile - chiamati da Zannier "fotofanie", apparizioni - di cui solo 400 sono diventate fotografie stampate e firmate in copia unica in grande formato.
Di queste, per la prima volta sono presentate 109 opere, nate da un'approfondita selezione in cui si ammirano alcuni tra i soggetti più interessanti della poetica di Zannier quali ombre e riflessi di autoritratti con macchina digitale in cui l'autore si intravede come un fantasma in agguato; momenti lirici di sguardi sulla natura nel corso delle ore e delle stagioni e si osserva una speciale attenzione pop verso vetrine, scritte, oggetti curiosi, e particolari anti-turistici di alcune capitali europee.
Il percorso composto da nove sezioni dal titolo Autoritratti, Oggetti, Dal treno, Natura, Luoghi dell'anima, Vetrine, Europa, Ritratti, Frammenti si snoda su due piani di Casa Boschi; al pianoterra, nella ex scuola di ceramica di Marieda Di Stefano è accolta gran parte della mostra, mentre il terzo piano, eccezionalmente aperto (grazie all’assessore alla Cultura del Municipio 3, Luca Costamagna, che da tempo conduce un’azione di collaborazione e di coinvolgimento del quartiere nella vita del Museo) ospita la sezione Frammenti e la proiezione della performance di Italo Zannier filmato mentre colloca le sue opere insieme agli studenti, coordinati da Saverio Lombardi Vallauri, e autori del video, girato da Ludovica Mangini

Andrea Tomasetig nel testo in catalogo sottolinea: "Protagonista è, in spazi e forme dilatati, il mondo familiare che lo circonda (la casa veneziana alla Giudecca con il giardino e gli immediati dintorni, meta della passeggiata quotidiana, il tragitto in treno da Venezia a Latisana, il regolare soggiorno nel buen retiro di Lignano Pineta), senza obbligo di riconoscibilità immediata, anzi molto vicino all'astrazione, e senza nessuna preoccupazione di lanciare 'messaggi' impegnati. [...] Un approccio minimalista radicale coniugato a uno stato di grazia ha prodotto un nucleo principale compatto e organico, che si affianca alla migliore fotografia che un tempo si sarebbe chiamata sperimentale e d'avanguardia."
Le opere, provenienti dalla collezione Pietro Valsecchi, sono ambientate grazie all'originale allestimento di Cristiana Vannini.
Commenta Maria Fratelli, direttrice di Casa Museo Boschi Di Stefano: "La mostra contemporanea di Italo Zannier, di ampio respiro internazionale, ben si integra con le trecento opere esposte, appartenenti alle quasi duemila collezionate dai Boschi nel corso del Novecento, che rendono Casa Boschi Di Stefano un luogo altamente significativo per la storia della città di Milano. L’esposizione si presenta come un esperimento museologico che aspira a trasformare l’intero palazzo, progettato da Piero Portaluppi, in un unico Museo.

La mostra è promossa dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e realizzata dalla Casa Museo Boschi Di Stefano, in collaborazione con il Municipio 3, la Fondazione Boschi Di Stefano, ed è aperta grazie alla presenza dei volontari del Touring Club Italiano.

Italo Zannier, autoritratto con Semflex, 1954

Italo Zannier (Spilimbergo, 1932), fotografo e pioniere della storia della fotografia italiana, autore di importanti saggi di storia e tecnica della fotografia. Dopo aver intrapreso studi di architettura e di pittura, si è dedicato alla fotografia (dal 1952) e alla storia della fotografia (dal 1954). Tra i fondatori del Gruppo friulano per una nuova fotografia (1955), interessato a ricerche sociologiche e ambientali, ha lavorato dapprima in Friuli (1952-65) e successivamente su tutto il territorio nazionale, dedicandosi in particolare alle coste e ai monti (1967-76). Impegnato nell'insegnamento universitario dal 1971, ha collaborato con diverse riviste (L'architettura. Cronache e storia; Camera; Photo magazine; Popular photography); ha curato inoltre Fotologia. Studi di storia della fotografia e Fotostorica. Gli archivi della fotografia. Insignito di varie onorificenze, è membro, tra l'altro, della Société europenne d'histoire de la photographie; ha collaborato a diverse esposizioni internazionali (La fotografia, in Paesaggio mediterraneo, Siviglia, Expo, 1992; sezione di fotografia in The Italian metamorphosis, New York, Guggenheim Museum, 1994, e Wolfsburg, Kunstmuseum, 1995; L'io e il suo doppio. Cent'anni di ritratto fotografico in Italia, Venezia, Biennale, 1995) e pubblicato il catalogo della mostra Fulvio Roiter. Infinita passione (in collaborazione con Roberto Mutti, 2008). Tra i suoi numerosi contributi ricordiamo: Breve storia della fotografia, 1961; Settanta anni di fotografia in Italia, 1978; Storia e tecnica della fotografia, 1982; Cultura fotografica in Italia: antologia di testi sulla fotografia (1839 - 1949)(con Paolo Costantini), 1985; Storia della fotografia italiana (1986); Luci e ombre. Gli annuari della fotografia artistica italiana 1923 - 1934 (con Paolo Costantini), 1987; L'occhio della fotografia (1988); Centocinquant'anni di fotografia in Italia: un itinerario (con Paolo Costantini), 1989; Architettura e fotografia, 1991; Leggere la fotografia, 1993; Le grand tour, 1997; Fantastoria della fotografia, 2003; Il sogno della fotografia, 2006; Alle origini della fotografia scientifica, 2008. Nel 2012 è stata allestita a Pordenone ( a cura dello stesso Zannier e di Denis Curti) la grande retrospettiva della sua produzione fotografica Italo Zannier: la sfida della fotografia. Tra le ultime pubblicazioni: Verso l'invisibile (Quinlan, 2016).









Intervento Italo Zannier: Abbasso la fotografia, Triennale di Milano, 20/07/2017

Italo Zannier è considerato uno dei grandi maestri della fotografia italiana, non solo per motivi anagrafici, ma soprattutto per aver esercitato con enorme impegno, autorevolezza e meritato successo tutti i diversi ruoli all'interno di quel mondo.
Fotografo "neorealista", già a vent'anni è attivo professionalmente per poi divenire critico di levatura internazionale dalla bibliografia sconfinata, docente universitario - il primo ad ottenere una cattedra di Fotografia -, ideatore e curatore di decine di mostre, importante collezionista in qualità di grande studioso.
A proposito del suo lavoro Zannier scrive: "Mi può sorprendere un guizzo di luce, un arcobaleno di segni, un gesto... Mi può stupire uno sguardo che si incrocia al mio, un'ombra fuggevole sul marciapiede, la solitudine di una foglia abbandonata dal vento... Insomma situazioni spesso anomale, casuali, che sembrano attendere una immagine. Una Fanìa per il momento, che poi, l'autore volendo, potrà far diventare una Fotografia."
In occasione dell'esposizione viene pubblicato un catalogo, con testi di Maria Fratelli, Italo Zannier, Andrea Tomasetig, Stefano Salis e Silvia Paoli e con design grafico di Leo Guerra.


Le fotofanie di Italo Zannier

Italo Zannier si può considerare il patriarca della fotografia italiana, non solo per motivi anagrafici, quanto soprattutto per aver esercitato con autorevolezza e meritato successo tutti i ruoli possibili all’interno di quel mondo. Fotografo “neorealista” già a vent’anni e attivo professionalmente a lungo, critico e studioso di levatura internazionale dalla bibliografia sconfinata, docente universitario (il primo ad ottenere una cattedra di Fotografia), ideatore e curatore di decine di mostre. Anche importante collezionista (la sua biblioteca, ora pubblica, di oltre 12.000 volumi e riviste è un punto di riferimento insostituibile, così come i due archivi di materiali originali finiti a loro volta in buone mani), a cui tutti i giorni continuano ad arrivare libri e opere che guarda avidamente e conserva. Davvero difficile trovare un’altra figura dalla personalità così poliedrica.
Ora, a “ottantacinque anni ben portati” come lui stesso si presenta, ha deciso di farci un’altra sorpresa. Appassionato e sanguigno come sempre, ha incanalato la sua energia e creatività nel fotografare, producendo nel triennio 2014-2017 un corpus di oltre quattrocento opere in esemplare unico che lascia stupiti per la forza e la freschezza. Ricorda i “grandi vecchi” dell’arte e della grafica che proprio in tarda età, spinti da un impulso superiore, producono capolavori. Uno tra tutti il grande Hokusai, autodefinitosi negli ultimi anni “il vecchio pazzo per la pittura”. Per far capire anche a chi non ha consuetudine diretta con Italo l’intensità della sua passione, possono bastare i titoli scelti per i tre cataloghi dedicati ai due archivi: Una fantastica ossessione (2009), Il furore delle immagini (2010) e Il vento folle della fotografia (2013). I titoli esprimono bene la carica che lo anima, ma questa nel contempo è controllata da un occhio e da un cervello che della struttura, del linguaggio e della storia della fotografia conoscono tutti i risvolti. Sta qui il segreto dell’arte di Zannier e la qualità del suo lavoro.
A questo punto, ma solo a questo punto, si può parlare del “contenuto” del corpus. Si tratta innanzitutto di una potente sfida a chi pensa che, ad ogni passaggio epocale della tecnica (ieri con l’introduzione del colore, oggi con il digitale), la fotografia ne resti snaturata e debba aggrapparsi al passato. No, dice e dimostra Zannier, con una comune macchina digitale si possono ottenere ottimi risultati. Basta osservare il mondo intorno a noi animati da un sentimento di meraviglia e lasciarsi catturare da luci diurne e notturne, baluginii, riflessi, ombre, dettagli di oggetti, frammenti di natura, superfici, geometrie, beninteso conoscendo le leggi del linguaggio in questione. Protagonista è, in spazi e forme dilatati, il mondo familiare che lo circonda (la casa veneziana alla Giudecca con il giardino e gli immediati dintorni, meta della passeggiata quotidiana, il tragitto in treno da Venezia a Latisana, il regolare soggiorno nel buen retiro di Lignano Pineta), senza obbligo di riconoscibilità immediata, anzi molto vicino all’astrazione, e senza nessuna preoccupazione di lanciare “messaggi” impegnati. Titoli – non ci sono sempre, né avrebbe senso – come “rifiuti di casa”, “fettina di zucchina” e “boh!” sono indicativi. Un approccio minimalista radicale coniugato a uno stato di grazia ha prodotto un nucleo principale compatto e organico, che si affianca alla migliore fotografia che un tempo si sarebbe chiamata sperimentale e d’avanguardia.
Un secondo nucleo è un vero omaggio alla Giudecca, l’isola nell’isola, colta sempre fuori stagione e senza nessuna retorica e proprio per questo capace di trasmettere tutta la sua poesia e divenire, insieme alla casa di Lignano Pineta, un luogo dell’anima. Non mancano altri filoni tematici, minori come consistenza ma interessanti: ombre e riflessi di autoritratti con macchina digitale in cui l’autore si intravede come un fantasma in agguato; momenti lirici di sguardi sulla natura nel corso delle ore e delle stagioni; la speciale attenzione pop verso vetrine, scritte e oggetti curiosi; particolari “antituristici” di alcune capitali europee visitate, ecc.
Perché “fotofanie”, suggestiva definizione ideata da lui stesso? Perché le immagini conservate solo nella memoria delle macchine – fatte tutti i giorni a miliardi da una moltitudine di persone – sono virtuali, non fissate sulla carta, e quindi evanescenti. È una situazione specifica della nostra epoca. Naturalmente le oltre quattrocento selezionate, e in mostra ridotte a una sintesi più compatta di cento, stampate e firmate con cura in copia unica e in grande formato (rimandano ai monotipi), nascono come fotofanie e sono diventate vere fotografie. Sono il frutto di una riflessione teorica attualissima sulla fotografia oggi e l’esito riuscito della “fantastica ossessione” non sopita di un autentico Maestro. Sono un documento straordinario e unico, destinato a far parlare di sé e a lasciare traccia.
Ma c’è qualcosa di più, che sedimenta poco a poco e lievita dopo la visione dell’insieme. Succede quando letteratura e arte toccano vette alte e rimandano a qualcos’altro oltre la pagina, la tela, l’immagine. In questo caso il minimalismo, vitalistico e a tratti metafisico, rimanda a una intensa voglia di vivere, di vedere fino in fondo, di fotografare per sé e per gli altri. Accompagnata da un “furore” nel rubare immagini al mondo dietro cui s’insinua sottile un velo di malinconia. Penso, ad esempio, al nucleo intenso e poetico dedicato alla luna e penso ai risvegli notturni di Italo a Lignano e Venezia per catturare la misteriosa luce lunare, un astro che da sempre affascina gli spiriti inquieti. È il sentimento del tempo che scorre troppo in fretta e quello della vita che con lui sfugge. La fotofania come metafora della vita e dell’arte. Grazie Italo Zannier, “vecchio pazzo” per la fotografia.

Andrea Tomasetig


Fotofanie. 109 Fotografie di Italo Zannier
A cura di: Andrea Tomasetig

Inaugurazione: venerdì 8 giugno, ore 17.30 (incontro con l'autore)
Dal 9 al 31 luglio 2018
Orari: da martedì a domenica, ore 10 -18. Lunedì chiuso
Ingresso: libero
Info: T. 02 88463736 - c.casaboschi@comune.milano.itwww.comunedimilano.it/casaboschi - www.facebook.com/CasaBoschidiStefano
Come arrivare: Metropolitana M1, fermata Lima o Porta Venezia
Uffici stampa
IBC Irma Bianchi CommunicationT. +39 02 8940 4694 - M. + 39 328 5910857 -  
info@irmabianchi.it
Comune di Milano Cultura: Elena Conenna - elenamaria.conenna@comune.milano.it

Casa Museo Boschi Di Stefano
via Giorgio Jan 15
Milano

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