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Maria Cristiana Fioretti: Il colore dell’acqua, Acquario Civico Milano, dal 5/02/ al 8/03/2020

“Il viaggio è quello che ispira quotidianamente il mio fare; mi soffermo tantissimo ad osservare il mutamento del paesaggio, mi colpisce un colore, mi colpisce un cielo, soprattutto i cieli un’immersione nel blu e tantissimi dei miei paesaggi delle mie opere sono totalmente blu…”


Inaugurazione: mercoledì 5 febbraio ore 18.30

 

Qual è il colore dell'acqua? E quello dell'aria?

A queste domande si accinge a rispondere la mostra di Maria Cristiana Fioretti, artista multimediale sperimentale nell’ambito della cromatologia, che si terrà dal 6 febbraio all’ 8 marzo 2020 all’Acquario Civico di Milano.
La rassegna è promossa dal Comune Milano - Cultura e dall’Acquario - Civica Stazione Idrobiologica e rientra nel palinsesto “I talenti delle donne”, promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e dedicato all’universo delle donne, focalizzando l’attenzione di un intero anno - il 2020 - sulle loro opere, le loro priorità, le loro capacità.
I talenti delle donne” vuole fare conoscere al grande pubblico quanto, nel passato e nel presente - spesso in condizioni non favorevoli - le donne siano state e siano artefici di espressività artistiche originali e, insieme, di istanze sociali di mutamento. Si vuole in tal modo rendere visibili i contributi che le donne nel corso del tempo hanno offerto e offrono in tutte le aree della vita collettiva, a partire da quella culturale ma anche in ambito scientifico e imprenditoriale, al progresso dell’umanità. L’obiettivo è non solo produrre nuovi livelli di consapevolezza sul ruolo delle figure femminili nella vita sociale ma anche aiutare concretamente a perseguire quel principio di equità e di pari opportunità che, dalla nostra Costituzione, deve potersi trasferire nelle rappresentazioni e culture quotidiane.
Il percorso proposto dalla curatrice Raffaella Resch presenta 23 opere pittoriche e multimediali,  tra cui una decina di tele della serie Meduse realizzate appositamente per la mostra milanese e una installazione site specific.

L’allestimento è a cura di Domenico Nicolamarino, con la collaborazione di Gaetano Corica e Fabio Agrifoglio. La mostra è dedicata a Raffaella Resch.

 

Dal 2010, anno della sua personale Light-Abstr-Action presso la Casa dell’Energia a Milano, il lavoro di Maria Cristiana Fioretti si basa sulla fusione tra colore, luce, spazio e suono. In mostra affiancheranno le nuove opere alcuni suoi lavori più significativi di questi ultimi dieci anni, tratti dai cicli Dream in box (2010), LightNess (Light Art, 2010) e  Colormaps or spices (2015), oltre al dipinto Sisma (Black light Art, 2017) realizzato con colori sensibili alla luce e l’opera multimediale installativa Sensorial Space (2013) presentata per la prima volta a Palazzo Bembo a Venezia (in occasione della 55. Biennale Arte) e qui riproposta: un “sensorial box”, ideato come una sorta di  acquario, un gioco d’acqua ribollente all’interno di trasparenti vasche emisferiche, accompagnate da effetti di luce e suoni che ricordano il mare e il sole del sud della Francia dove l'artista vive.

La ricerca di Maria Cristiana Fioretti è rivolta principalmente alla luce, al colore nel senso più ampio del termine e all’interazione con elementi quali l’acqua e la terra. L’artista esplora tecniche e materiali sempre diversi, sia in rapporto con la storia dell’arte europea, a partire dalle ricerche ottiche di Goethe, fino all’impiego di elementi illuminanti artificiali del contemporaneo.  Nelle sue opere Fioretti mette in atto pigmenti speciali da lei composti, che interagiscono nella composizione materica del dipinto allo scopo di ottenere risultati sorprendenti, con colori e riflessi a seconda dell’incidenza e della quantità di luce nel giorno.
La mostra si inserisce all’interno di un Museo dedicato allo studio della natura e traccia una personale traiettoria, dove acqua, terra e luce saranno i principali protagonisti.  Nel  lavoro della Fioretti la suggestione contemplativa procede di pari passo con la continua stimolazione percettiva e questo creerà nuove visioni in cui il visitatore si metterà in gioco, nella sperimentazione di esperienze ottiche e sensoriali sempre diverse.
L’artista prosegue nelle sue indagini sull'utilizzo di reperti materiali legati alla terra e all'ambiente, per definire una mappatura artistica di alcuni siti costieri che si caratterizzano come suoi luoghi d'affezione  Mentone in Francia, dove abita, con la costa affacciata sul Mar Ligure; il mare Adriatico delle Marche dove è nata e cresciuta; le Isole tropicali Keys situate tra l'Oceano Atlantico e il Golfo del Messico; e, ora in occasione della mostra milanese, il paesaggio immersivo del  fondale sottomarino.

Il catalogo, edito da Silvana editoriale, contiene una presentazione di Maria Cristina Galli, Vicedirettore dell’Accademia di Belle Arti di Brera e i testi di Raffaella Resch (introduzione alla mostra),  Jacqueline Ceresoli  (‘Sensorial Space. Da Venezia  2013 a Milano 2020’), Guido Curto (‘Cromatologia. Le mostre di San Remo e di Torino del 2013’),  Hugues De la Touche (‘Colori e luce del Sud della Francia’), Gisella Gellini (‘Le opere di Light art e Black Light art e le lezioni al Politecnico di Milano’), Xu Jin (‘Arte e didattica. Scambi internazionali tra Italia e Cina’), Ida Chicca Terraciano (‘Colori e didattica e la serie Dream Box’), Maria Cristiana Fioretti (‘Ricerca artistica e didattica: colore e natura, colore e luce, colore e tecnologia’).


MARIA CRISTIANA FIORETTI
IL COLORE DELLA LUCE

Di Raffaella Resch

La luce è insieme il principio generatore e il tema portante della ricerca di Fioretti, insieme scintilla e faro di un percorso che la vede agire in ambiti multidisciplinari, con tecniche polimateriche, collaborazioni con Istituti accademici e universitari, e studi approfonditi, che ella conduce anche attraverso l’attività teorica e didattica a Brera. Un luogo di ricerca idro - biologica e scientifica come l’Acquario Civico Milanese, dove oramai da qualche anno si aprono affondi sull’arte contemporanea interessata alla scienza, si configura come uno dei siti che più coerentemente possono presentare il suo lavoro.

Tra le diverse interpolazioni che la mostra potrà offrirci, mi piace partire dall’ idea della luce nella fisica moderna, in particolare dal dualismo che il fenomeno dimostra, “comportandosi” a volte come radiazione elettromagnetica, a volte come corpuscolo: onda o particella, questo è uno dei quesiti più importanti della cultura scientifica e non solo nel XX secolo, posto inizialmente da Einstein e poi reso coerente nella meccanica quantistica. La luce dunque è un’onda, nel momento in cui rileviamo il movimento ondulatorio elettromagnetico, ma anche una particella, un corpuscolo della materia: la sua duplice consistenza di raggio illuminante e insieme di corpo, ci permette di capire come Fioretti usa questo elemento in arte, studiandone a fondo le proprietà “materico - pittoriche” e usandola come strumento di visione, in particolare di emersione dei colori.

La figura dell’artista qui si pone come una sorta di prisma riflettente, attraverso cui passano suggestioni di vario genere, artistico, scientifico, elaborate in maniera rigorosa ma estremamente personale, in riferimento a un codice privato di scandaglio delle emozioni che sa di euristico, di alchemico, e che ha precedenti illustri.

Pensiamo al Goethe della Teoria dei colori: la storia della scienza darà ragione a Isaac Newton, che fin dalla metà del ‘600 aveva formulato teorie ottiche, che sono tuttora parti integranti di questa disciplina. Goethe non accetta l’idea che la luce abbia una precisa lunghezza d’onda, e che per percepire un colore ci si debba esprimere in maniera matematica, con riferimento a numeri precisi. Il colore è bensì un esperimento primario, insito nella visione che ciascun soggetto ha della realtà, sottoposto a emozioni costituenti individuali. Si apre qui un interessantissimo capitolo che rimanda alla filosofia romantica tedesca e all’estetica che ne discende, che paradossalmente, nel XX secolo si afferma con la scoperta dell’astrazione da parte di Kandinskij nell’omonimo saggio pubblicato nel 1912.

[...]

Qui si interrompe il testo che Raffaella contava di completare per tempo. Nonostante la malattia e i farmaci che assumeva, aveva provato a mettervi mano in un paio di occasioni, ma la stanchezza e la scarsa capacità di concentrazione le avevano impedito di dare seguito al suo intento. Ripetutamente aveva affermato di avere tutto in testa, si sarebbe soltanto trattato di scrivere, ma proprio lo scrivere assecondando il corso dei pensieri, o il pensare seguendo il ritmo della scrittura, non le riuscivano. I punti angolari del suo progetto sono evidenti nelle poche righe che era riuscita a redigere; aveva inoltre studiato e voleva trarre spunto da una raccolta di conferenze tenutesi ad Ascona in Svizzera presso la Fondazione Eranos nell’agosto del 1972, pubblicate nel 1990 nel volume “Quaderni di Eranos - Il sentimento del colore - L’esperienza cromatica come simbolo, cultura e scienza - Red Edizioni”.
Il libro contiene gli interventi di cinque prestigiosi intellettuali: Shmuel Sambursky, Gershom Sholem, Henry Corbin, Dominique Zahan e Toshihiko Izutsu. Non sapremo mai quali elementi Raffaella avrebbe tratto da questi testi e quale sarebbe stato il risultato una volta elaborati dalla sua creatività e dal suo pensiero critico, e infine come li avrebbe resi per “far luce” sull’opera di Maria Cristiana Fioretti. Possiamo immaginarlo, forse.

Andrea Salomoni

https://www.artdirectory-marussi.it/personaggi/raffaella-resch-genova-23-10-1962-milano-15-01-2020/


AMNIOTIC FLUID SPACE nell’Acquario Civico di Milano: dispositivo sensoriale di Cristiana Fioretti

Cristiana Fioretti nel 2013, partecipa alla mostra “Personal Structures”, evento collaterale ideato per la Biennale di Venezia, e a Palazzo Bembo si presenta l’opera ambientale Sensorial Space.
Qui Fioretti per la prima volta si relaziona con lo spazio che circonda le sue opere, gli oggetti, tenendo conto delle connotazioni ambientali specifiche, quali forma e dimensioni; aspetti che possono incidere in maniera determinante sulla fruizione dell’opera. L’autrice, in una stanza, lunga e stretta, apparentemente angusta, invita lo spettatore a immergersi nel “blu dipinto di blu” del mare, del cielo, fluttuante in equilibrio precario, in bilico tra materiale e immateriale. In questo ambiente si “toccano” con gli occhi le oscillazioni dell’acqua e si ode il respiro del mondo. Questa opera é pensata “nell’acqua”, per rendere omaggio alla città-sogno lagunare, liquida e solida per eccellenza con Sensorial Space: un ambiente multisensoriale che comprende proiezioni delle sue opere pittoriche astratto- liriche, dal pavimento al soffitto, in cui i protagonisti sono non soltanto i colori, bensì i suoni naturali registrati in riva al mare a Mentone (Francia), dove l’autrice vive e lavora en plein air. Lo spazio dell’opera, intorno all’assemblaggio di altri artefatti sono installazioni spaziali, volte a inscenare il superamento dei limiti della cornice, del muro, di light box o del piedistallo. Con ampolle d’acqua simili a bolle d’ossigeno trasformate in evanescenti schermi di strati di azzurro amplificano i suoi paesaggi cromatici liquidi ed emozionali dalle tonalità sfumate e nel contempo accese, vibranti, capaci di materializzare l’intensità luminosa e la trasparenza dei riflessi del mare, dal blu, fino al verde, all’indaco alle gradazioni di rosso del tramonto. Il pavimento é morbido come una spugna marina, ricoperto da un materiale specchiante per amplificare l’effetto immersivo dell’opera “acquatica-spaziale” in cui lo spettatore, attraversandola, diventa parte integrante dell’ambiente insieme alla luce, colore, suono, proiezioni in movimento e si riflette nelle sfumature di colori che scenograficamente plasmano una dimensione carica di suggestioni evocative. Il suo obiettivo è l’alterazione della percezione spazio-temporale, perseguito per declinare le performance della materia quali luce e colore, forma e composizione. Nel 2020, Fioretti in occasione della mostra personale all’Acquario Civico di Milano, rielabora con maggiore consapevolezza il potenziale scenografico, mettendo in scena un variante della stessa opera esposta a Venezia in un nuovo ed emblematico spazio. Non si tratta di un remake, bensì di un adattamento ex novo di un’opera precedente con varianti formali significativi come la comparsa di microrganismi misteriosi e di meduse, esseri dal fascino magnetico. All’Acquario Civico milanese, palazzina Liberty costruita in occasione dell’Esposizione Universale del 1906, unico padiglione costruito progettato dall’architetto Sebastiano Locati (1861-1939) nel parco del Sempione a non essere smantellato in seguito alla conclusione dell’evento, Fioretti in una sala rettangolare, induce lo spettatore interagire con l’opera, questa volta invitandolo a toccare con mano e non soltanto con gli occhi, l’acqua che si colora tramite luci e proiezioni.
L’acqua è un elemento vitale per l’uomo e per l’Acquario Civico di Milano, lo spazio in sé diviene l’opera, dispositivo visivo, concettuale ed emotivo, un set adatto per inscenare il paesaggio sinestetico di Fioretti.
Germano Celant scrive: "l’intervento ambientale si distingue dall’opera oggettuale proprio in quanto rimanda all’interazione di risultare un lavoro relativo a un determinato contesto" (nota 1 , specificare le fonti), per Fioretti la collocazione di un opera deja vu, in un nuovo contesto, rimanda necessariamente alle sue condizioni naturali di vita movimentata, poiché l’autrice nata a Cingoli nelle Marche, terra affacciata sull’Adriatico vive tra Mentone e Milano, dove è docente di Cromatologia e direttrice di Decorazione all’Accademia di Brera. Paesaggio marchigiano, della Costa Azzurra, il mare Adriatico, inclusi i panorami della Florida, dove l’autrice è solita trascorre lunghi soggiorni estivi si compenetra irrimediabilmente attraverso la fusione di elementi naturali raccolti durante il suo peregrinaggio da un luogo all’altro, sollecitando un rapporto di reciprocità sinestetica tra diversi elementi naturali ed artificiali. All’Acquario, la protagonista è l’acqua e le sensazioni che suscita messa a “nudo”, o meglio diventano l'environement con meduse o gocce d’acqua, d’ossigeno che sembrano uscire dal contenitore per espandersi nello spazio incantato dell’Acquario da fruire più che da raccontare.
Fioretti nel suo nomadismo fisico e sensoriale tra Mentone e Milano, si ancora all’immagine di un mare, al codice cromatico dell’azzurrite e si affaccia sugli orizzonti dell’ignoto: uno spazio emotivo autoreferenziale, spingendo lo sguardo nella profondità degli abissi, in cui mistero e scoperta amplificano il suo desiderio di conoscere nuove potenzialità extra pittoriche, che promettono navigazioni intimiste ed esistenziali.
L’autrice si relaziona con lo spazio anche nel 2015, in occasione della mostra personale al Museo Civico Archeologico G. Rossi Forte dell’Annunziata di Ventimiglia (Imperia), detta “alta”, un borgo medioevale, dall’indiscutibile fascino, incastonato tra Capo Ampelio, Capo Esterel, Bordighera e Saint Tropez, al confine tra l’ Italia e la Francia, nell’ex convento trasformato (nel 1884) in una caserma di fanteria, con una terrazza panoramica mozzafiato, oggi trasformato in un attivo centro culturale aperto a diversi eventi, alla musica e all’ arte contemporanea, ideati per valorizzare il territorio, ha presentato Colorsmaps or Species, opere olfattive in cui non la visione bensì il profumo del viaggio hanno cartografato paesaggi emozionali. Le sue trenta opere, elaborate su mappe nautiche dell’Ottocento, scovante sulle bancherelle dei brocantes di Nizza, nelle librerie dedicate alla navigazione di Milano, Genova, pongono al centro della sua ricerca artistica processi alchemici della pittura con diversi pigmenti, per la prima volta Fioretti impiega spezie, erbe e fiori colorate con l’acqua del mare bollita e con diverse spezie, modifica i colori acrilici, ovvero lavora su processi dinamici e insegue una trasparenza impalpabile, visibile e da annusare, perché le essenze profumate, come la musica evocano viaggi immaginari, fughe verso “altitudini” poetiche e indefinibili. Le sue mappe olfattive dal colore seppiato, finto antico, ideato dall’autrice tamponando le carte porose e spesse con acqua di mare colorata ottenuta dalla bollitura di curcuma, curry, ginger, te nero, piante selvatiche, fiori, zucchero, caffè, cannella, cacao, erbe aromatiche per materializzare l’immateriale, fino al punto in cui lo sguardo coglie l’infinito. Sono opere che indicano il transito dal reale alla sensazione fisica e si incagliano come le onde del mare nel porto dell’immaginario. Colore, brezza marina il suono del vento e delle onde del mare, profumi di essenze orientali nelle sue mappe incrociano traiettorie immaginifiche e simboliche dal Mediterraneo, fino alle coste del Nord Africa. In generale, la sua ricerca psicogeografica, dal mare, alla terra, al cielo ai giardini fioriti, dalle spiagge e ai deserti rende visibili trasposizioni metaforiche di orizzonti in bilico tra esperienza esperita e memoria e coincide con la sua tensione di mappare attraverso tecniche e linguaggi diversi un viatico spirituale soggettivo, verso un “infinitudine” , con opere multisensoriali che simulano l’emozione del viaggio in sè, come architettura dell’estensione-esplorazione dei sensi, in cui lo spazio diventa evocazione di un tempo non cronologico, bensì emotivo.
L’azzurro dal 2010 in occasione della sua mostra “ Light Abstr-Action” alla Casa dell’Energia a Milano è il codice visuale distintivo di Fioretti, dallo sguardo abbagliato dalla luce irradiante del Sud della Francia, dove Yves Klain ha brevettato IKB, International Klein Blu un monocromo di pigmenti artificiali, come sintesi del suo approccio spirituale al lavoro artistico.
L’azzurro è il colore del cielo che si riflette nel mare: per l’autrice ha un valore indefinibile e plasma un’atmosfera che oltrepassa i confini della tela, è il sismografo dell’esplorazione di uno spazio sensoriale, liminale tra interiorità ed esteriorità, esperienze vissute con il corpo, in cui ragione e sentimento si estendono in un paesaggio poetico, che pongono al centro della sua ricerca artistica l’incanto della Natura. Sentimento della natura, trasfigurazione di viaggi reali e immaginari che indagano dialettiche sottese tra astrazione e figurazione, percezione e immaginazione attraverso opere a muro e ambienti immersivi. All’Acquario Civico milanese, Fioretti sperimenta le potenzialità espressive del colore, della luce artificiale, del suono, inclusa la modellazione digitale con sistemi ad alta tecnologia e interattività, modalità operative che caratterizzano il suo lavoro dal 2010. Pratiche elaborate di materializzare dimensioni polisensoriali, dinamiche, fluide, edificate con supporti animati da variazioni cromatiche, bagliori luminosi, proiezioni di stadi di evanescenza, come punti di connessione tra fisicità e virtualità. Nel suo Amniotic Fluid-Space, d’impatto scenografico, lo spettatore naufraga in una sorta di acquario, affascinante spazio liquido performativo, dove la simultaneità, mutabilità e sincretismo multimediale diventano pelle-membrana della sua opera ambientale. L’autrice, dalla fusione tra colore, luce, spazio e linguaggi multimediali, in cui il suono assume un ruolo determinante si emancipa dall’astrattismo lirico per sondare gli abissi di profondità tutta da esplorare, hic et nunc, grazie all’impiego di sofisticate applicazioni digitali, la cui forza espressiva si amplifica quando lo spettatore s’immerge nell’ambiente. Questi e altri dispositivi di modellazione multimediale dello spazio interagiscono con il nostro corpo, trasformando l’opera in una esperienza estetica totale, elaborata dalle teorie di Vasilij Kandinsky, variabili percettive che sconfinano tra organico e artificiale, arte e scienza, emotività e tecnologia. Nell’’Aquario il disorientamento percettivo diventa l’opera e l’arte suggerisce visioni fuori dal tempo, creando premesse per future rigenerazioni. Veniamo dall’acqua e siamo corpi che fluttuano in un mare di sensazioni, tesi verso naufragi della ragione, con le opere di Fioretti si fluttua dolcemente intorno al mistero dell’origine della vita.

Jacqueline Ceresoli

Nota 1: Francesco Poli, Francesco Bernardelli “Mettere in scena l’arte contemporanea” , 2016, Jhoan &Levi editore, pag.13.
Bibliografia: Georg W. Bertram "L'arte come prassi umana. Un'Estetica", Raffaello Cortina Editore, Milano, 2014

  1. Celant, "Una macchina visuale. L'allestimento d'arte e i suoi archetipi", in Rassegna, numero monografico "Allestimenti/Exhibit Design", IV, n.10, giugno 1982, p 10
  2. O'Doherty, "Inside the White Cube. L'ideologia dello spazio espositivo", Jhoan&Levi, Milano 2002
  3. Poli, F. Bernardelli, " mettere in scena l'arte contemporanea. Dallo spazio dell'opera allo spazio intorno all'opera", Johan &Levi , Milano 2016
  4. Perniola "L'arte e la sua ombra", Biblioteca Einaudi, Torino, 2000

Maria Cristiana Fioretti, nata nel 1966 a Cingoli (Marche) pittrice e scultrice, vive e lavora tra Milano e Mentone, in Francia. Ha insegnatoall'Accademia di Belle Arti di Palermo (1996-98) e in seguito all'Accademia di Belle Arti di Catanzaro (1998), all'Accademia di Belle Arti di Brera (1999-2000), all'Accademia Albertina di Torino (2002-04), poi di nuovo a Brera (2004). Attualmente è Direttore della Scuola di Decorazione all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove dal 2004 è titolare della cattedra di Cromatologia.
Inizia a esporre a partire dalla metà degli anni Ottanta, in Italia e all’estero in spazi pubblici e privati. Negli ultimi anni ha partecipato a molte mostre collettive di ‘Light art’ curate dalla critica Gisella Gellini. Nel 2013 ha presentato l’opera site-specific Sensorial Space all’interno della rassegna "Personal Structures" a Palazzo Bembo, evento collaterale della 55° Biennale Arte di Venezia. Tra le sue personali ricordiamo nel 2010 "Light Abstr-Actions" alla Casa dell'Energia di Milano, curata da Jacqueline Ceresoli (catalogo Mazzotta); nel 2013 “Bonjour Sanremo” alla Pinacoteca Rambaldi di Sanremo e “Cromatologie” alla Galerie Mirafiori Motor Village di Torino, entrambe curate da Guido Curto. Nel 2015 ‘Colormaps or spices’ al Mar - Museo Civico Archeologico di Ventimiglia e poi al SongYaFeng Centre di Pechino, curata da Jacqualine Ceresoli (catalogo Silvana).
Ricerca artistica e insegnamento hanno sempre accompagnato l’attività professionale di Maria Cristiana Fioretti.
Tra le sue pubblicazioni ricordiamo il volume "LIGHT & COLOR. Contrappunti cromatici’, realizzato insieme a Domenico Nicolamarino, sulla teoria del colore e della Luce.  Negli anni ha tenuto e continua a svolgere workshop, corsi di cromatologia e di Light Art in Italia e all’Estero: Università di Lisbona;  Scuola di Arti e Mestieri di Budapest; Ecole Nationale des Arts Plastiques di Villa Arson a Nizza; École Supérieure des Beaux-Arts di Marsiglia;  Royal University College of Fine Arts di Stoccolma; Politecnico - Scuola di Design di Milano; Monzu University of China a Pechino.


IL COLORE DELL’ACQUA. Maria Cristiana Fioretti
A cura di
: Raffaella Resch (1962-2020)

Inaugurazione: mercoledì 5  febbraio ore 18.30
Dal
6 febbraio al 8 marzo 2020

Orari: Martedì - Domenica 9.30 - 17.30; Lunedì chiuso (La biglietteria chiude alle 16.30)
Biglietti: €. 5 intero, €. 3 ridotto (la visita alla mostra è compresa nel biglietto d’ingresso all’Acquario)
Informazioni: www.acquariocivicomilano.eu, T. 02.88465750
Catalogo: Silvana Editoriale - www.silvanaeditoriale.it -  press@silvanaeditoriale.it
Ufficio stampa mostra: Alessandra Pozzi  -  press@alessandrapozzi.com - T. +39 3385965789
Ufficio stampa Comune di Milano: Elena Conenna - elenamaria.conenna@comune.milano.it

Acquario Civico di Milano
Viale G. Gadio 2 
Milano

 

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