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Ermanno Olmi (Bergamo, 24/07/1931 – Asiago, 7/05/2018

Potrei sopravvivere alla scomparsa di tutte le cattedrali del mondo, non potrei mai sopravvivere alla scomparsa del bosco che vedo ogni mattina dalla mia finestra.

Lo sai, seguo il consiglio: ogni volta che passo davanti ad un mandorlo in fiore mi tolgo il cappello.

Non c'è conflitto tra cultura e religione: a volte è più religione una cultura alla quale ci sottomettiamo attraverso idee codificate in un ambito che viene definito culturale, assoggettandoci a queste imposizioni.

Ermanno Olmi


La mia ammirazione per lui era iniziata con la visione di Il tempo si è fermato al Cineforum del Leone XIII, continuando nella fedele visione di tutti i suoi film fino ad arrivare a Cantando dietro i paraventi con l'interpretazione di un nostro amico artista e attore giapponese Makoto Kobayashi e poi ancora alla Pinacoteca di Brera alla nostra ultima intervista/chiacchierata sulle corde dell'emozione della sua ricollocazione del Cristo del Mantegna che lo riportava alla silenziosa e personale collocazione dell'autore.
Un momento che toccava la spiritualità in una dimensione contemplativa ed intima, purtroppo non compresa ed abbandonata. Ancora altre visioni e qualche incontro in luoghi di cultura...
Un grande e semplice personaggio alla continua ed umile ricerca di risposte, ma con grandi carezze di speranza e di amore e del senso delle vere radici.
Purtroppo apparteniamo ad un secolo di grandi abbandoni e di nulla compensazione. Il territorio dell'aldilà è sempre più popolato.
Un grande abbraccio Ermanno.

Ermanno Olmi, Gianni Marussi e Giovanni Reale, foto di Alessandra Finzi, Pinacoteca di Brera, 2/12/2013

La generosità intellettuale, la dignità di una vita semplice e silenziosa, lo sguardo sempre attento e radicato alla vita con cui ha saputo raccontare le storie degli umili, sono la grande eredità che Ermanno Olmi lascia non solo al cinema italiano e internazionale, ma a tutto il mondo culturale.  Ci rende orgogliosi pensare al legame che il maestro Olmi ebbe con la nostra città, dove ha studiato e vissuto, muovendo anche i primi passi da regista. Un legame che oggi Milano ricambia stringendosi alla famiglia”.

Filippo Del Corno, assessore alla Cultura

Ermanno Olmi, Gianni Marussi, foto di Alessandra Finzi,  2/12/2013


La Pinacoteca di Brera così lo ricorda

Epifania di un inizio e requiem per una fine. Come scriveva Gianni Canova, il cinema di Ermanno Olmi ha sempre oscillato fra questi due estremi in (apparente) contraddizione. Simile a un pendolo, che scandisce un tempo rarefatto, sospeso, interiore, indeciso fra l’annuncio di un esordio (la nascita di Gesù in Camminacammina, la vocazione di un pontefice in E venne un uomo, la formazione di un impiegato in Il posto, quella, di un adolescente in “Lunga vita alla signora!”) e il commiato da qualcosa che si estingue (un amore in I fidanzati, la civiltà contadina lombarda in L’albero degli zoccoli, un senzatetto in La leggenda del santo bevitore).
Spesso però – come in una dissolvenza incrociata – apparizione e sparizione si toccano, confliggono, coincidono. Almeno per un istante, che diviene infinito. Ispirazione. Non a caso il primo lungometraggio del regista si intitola Il tempo si è fermato. In quell’attimo congelato, in quella irripetibile “circostanza”, Olmi focalizza ciò che è verità dell’immagine, riempie il vuoto, rimette in moto il tempo del pensiero e del ricordo. Allestisce una precarietà che è l’essenza più autentica dell’eterno.
Il più recente punto di contatto fra l’autore bergamasco e la Pinacoteca di Brera risaliva al 2013, quando a Olmi fu commissionato il nuovo allestimento della sala VII, che dedicò interamente al Cristo morto. Il capolavoro di Mantegna fu isolato e annegato nel buio, quasi tramutato in fotogramma cinematografico, in istantanea della memoria. Collocato “nella prospettiva giusta” secondo una visione severa e intima che aveva acceso uno stimolante dibattito, fra criteri museologici e ragioni devozionali, ma che aderiva con struggente coerenza a quell’impennata poetica che in ogni fine intravede sempre un inizio.

Ermanno Olmi, Gianni Marussi, Sandrina Bandera, Giovanni Reale, foto di Alessandra Finzi, Pinacoteca di Brera, 2/12/2013

 

 

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