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Archivi categoria : Sociale

Il termine sociale si riferisce a una caratteristica di organismi viventi come applicato a popolazioni di esseri umani e altri animali. Si riferisce sempre l’interazione di organismi con altri organismi e alla loro collettiva coesistenza, a prescindere dal fatto che siano consapevoli o no, e indipendentemente dal fatto che l’interazione è volontaria o involontaria.

Berenice V. Merlini – Intervista su La psiche al tempo del Covid-19 – Milano – 14/02/2021

Incontriamo Berenice Merlini, giovane psicologa a indirizzo psicodinamico, consulente presso la Neurologia Pediatrica e Centro Regionale di Epilessia dell'Ospedale Fatebenefratelli di Milano e svolge l'attività di psicologa presso la Comunità Psichiatrica per Adulti a Media Protezione a Crema.

Il Covid ha fatto da detonatore a tutti i problemi sociali irrisolti e nei rapporti tra familiari soprattutto, costretti a una convivenza forzata. Sono aumentati esponenzialmente i divorzi, le nascite, suicidi e i problemi relativi al rapporto con i figli, i fenomeni depressivi e di regressione, i disturbi dell’alimentazione...
Nella tua molteplice attività con pazienti adulti e dell’età evolutiva che cosa è cambiato con l’arrivo della pandemia?
Direi che la pandemia ha portato con sé questioni diverse a seconda di dove lavoro ma sicuramente tutte accomunate da un cambiamento di setting. Anzi direi che il setting, già diversificato di per sè, è cambiato in modo diverso a seconda dei posti. Ma cosa intendiamo noi psicologi psicodinamici con il termine “setting”? Per dirla in breve, il setting è il luogo fisico e simbolico dell’incontro tra paziente e terapeuta, è naturalmente un luogo speciale che ha delle regole particolari e sue proprie, possiamo dire che è la cornice che contiene gli scambi relazionali con il paziente.
Durante la pandemia ad esempio in studio privato, come tanti altri colleghi ho dovuto fare un cambio repentino di setting passando dalla modalità in presenza alla modalità online. Tali modificazioni si sono rese necessarie al fine di proseguire le terapie e poter preservare il lavoro terapeutico in una situazione di precarietà ed incertezza. Per noi psicologi psicodinamici è una questione assai controversa e dibattuta! Uno degli aspetti che ho avvertito come maggiormente differente è la “presenza”: nel nostro lavoro dobbiamo metterci in una posizione di ascolto, adesso tralasciando tutti gli stereotipi ridicoli sugli psicoanalisti che restano arroccati in silenzio sulla loro poltrona mentre il povero paziente parla, parla e parla … tralasciando dunque questa immagine estrema, per conoscere l’altra persona sicuramente abbiamo bisogno di ascoltare e questo non può che avvenire in silenzio. Ecco, alcuni pazienti mi hanno detto di avvertire la differenza tra il silenzio in una seduta in presenza, che comunque veicola contenuti seppur non verbalizzati, e il silenzio in una seduta online, dove se addirittura si spegne la telecamera sorge il dubbio che l’altro non ci sia o sia caduta la connessione internet. Questo silenzio “anomalo”, un po’ freddo, porta il paziente a chiedere se ci siamo ancora e noi ad adottare piccoli atteggiamenti per far capire che ci siamo anche se in silenzio e non ci si vede, necessità che in presenza di certo non avremmo.
Per quanto riguarda il lavoro in ospedale con i bambini quello che sicuramente ha impattato di più è stata l’obbligo dei diversi dispositivi: tu immagina di essere un bimbetto di 8/9 anni che ha vissuti d’ansia, un po’ di paure e magari con un attaccamento insicuro e che a fatica si separa dalla mamma che l’ha accompagnato alla visita; e si vede arrivare me che oltre ai soliti pantaloni e maglietta bianchi indosso il sovra-camice azzurro plastificato, la mascherina e la visiera che mi copre tutto il viso. Non so te ma se io fossi quel bambino piangerei o comunque non parlerei mai con quella persona lì che più che una persona sembra un astronauta! Ecco questa è stata la prima difficoltà che ho incontrato, poi c’è stata la selezione dei giochi … ti spiego: nella mia stanza ho diversi giochi che lascio a disposizione del bambino, mi servono per vedere come affronta ed esplora lo spazio nuovo con l’estraneo. Poi se mi occorre qualcosa nello specifico propongo io un gioco in particolare se no lascio a lui la scelta libera per vedere come si pone davanti alla scelta e come affronta l’attività ludica libera. È buona indicazione dopo ogni incontro ripulire le superfici toccate da me e dal paziente: immagina ripulire 1000/2000 pezzetti piccoli di lego. Quindi via il lego! Le bambole di stoffa che non si possono lavare? Via anche le bambole! Ecco questi sono alcuni esempi. Poi c’è il setting con i genitori. Il lavoro di terapia con i bambini è imprescindibile dal coinvolgimento delle figure di riferimento. Ci sono stati due cambiamenti principali: il primo è che ora le loro sedie sono quasi a tre metri di distanza dalla mia. Non sono un genitore ma immagino che non sia facile venire da uno psicologo perché tuo figlio ha delle difficoltà, parlarne sinceramente e talvolta è anche doloroso e tra te e lo psicologo ci sono almeno un metro e mezzo di distanza, poi una scrivania enorme e infine la sua poltrona. È vero, una relazione non è fatta solo di questo, però penso che come primo impatto sia un po’ disorientante … e poi per non creare assembramenti nella sala d’aspetto e ridurre al minimo gli incontri in presenza anche qui siamo dovuti passare alla modalità online. Ovviamente per il mio lavoro con i bambini non è sempre possibile però ora le restituzioni ai genitori le faccio online. Questo implica che io invii prima dell’incontro la relazione di cui parleremo assieme e nel frattempo i genitori, non tutti ma alcuni, incuriositi giustamente se la leggono prima. Devi immaginarti che essendo una relazione psicologica vengono utilizzati dei termini tecnici e specifici non di immediata intuizione e vengono esplicitati aspetti non sempre facili da elaborare. Quindi al momento dell’appuntamento via skype mi ritrovo dei genitori spiazzati e con dei fantasmi eccessivi che si sono creati fraintendendo, probabilmente proiettando ansie e vissuti propri, in quella relazione che devo andare a sbrigliare e risolvere.
Infine in comunità la pandemia ha avuto un impatto diverso a seconda dei pazienti. Ci sono pazienti con patologie molto gravi, dispercezioni e deliri, disturbi del pensiero e che hanno compreso solo in parte quel che sta accadendo riuscendo dunque a mantenere una stabilità seppur nella propria malattia. Per altri invece le varie chiusure hanno completamente alterato una routine giornaliera che andava avanti da tempo portando ad un iniziale risposta rabbiosa e di frustrazione e un secondario ritiro che si è andato affievolendo nel tempo. Per alcuni pazienti la reazione è stata diversa, forse direi anche benigna. Il problema di certi pazienti è il non riuscire a darsi dei limiti, dal punto di vista emotivo sono pazienti molto fragili ma che compensano con immagini di sé grandiose e onnipotenti e comportamenti esagerati; hanno per questo delle diagnosi molto precise (borderline, disturbi di personalità, psicosi maniaco-depressiva ecc.). Ora per alcuni di questi essere entrati in contatto con il senso del limite, imposto dalle circostanze, dalla vita direi e non da qualcuno (genitori, istituzioni, autorità) con cui è facile contrapporsi, controreagire e sentirsi perseguitati su un piano personale, il limite, la limitazione imposta in conseguenza del possibile contagio, ovvia, anonima, quasi naturale non ha permesso la solita reazione di collera. Per qualcuno è stata la prima volta, e ciò ha avuto su costoro un effetto diciamo quasi “educativo”. In genere comunque, quasi tutti i pazienti sono stati meglio nel primo lockdown, quando la chiusura era totale e netta. È stata in un qualche modo liberatoria rispetto alla paura del contagio, di cui ancora non si sapeva niente. Nelle fasi successive invece dove c’era e c’è una maggior apertura ma viene richiesta un’alta responsabilità personale stanno peggio, perché chiamati in causa a scegliere personalmente cosa è opportuno fare o meno con una propria responsabilità. Ma direi che questo discorso si può tranquillamente estendere alla popolazione generale.

Quanto influiscono nel rapporto con i pazienti le misure di prevenzione?Ritengo che, se le misure di prevenzione (la mascherina, il distanziamento sociale, le chiusure ecc.) hanno sicuramente impattato sul nostro setting, che sia in ambulatorio, o nelle strutture riabilitative o anche negli studi privati, si è dovuto trasformare e adattare alle nuove esigenze, dall’altra parte il rapporto con i nostri pazienti non ha subito variazioni. Il passaggio alle sedute online, le mascherine in seduta vis-a-vis e altre accortezze sono sicuramente state imposizioni repentine e nuove ma penso che alla fine “cambia la stanza d’analisi ma la voce è la stessa”. È la voce del nostro analista che riconosciamo e alla quale ci affidiamo, non a quella poltrona o a quel lettino. Questo per dire che la distanza fisica non corrisponde ad una distanza affettiva, né una vicinanza fisica implica necessariamente uno scambio autentico e accogliente.
Per quanto riguarda la mia esperienza, quanto detto è valido sia per i bambini che per gli adulti. Mi è capitato di iniziare delle terapie direttamente da remoto, una addirittura per telefono, senza mai vederci in volto e al di là della naturale curiosità reciproca che può sorgere, penso che se questa terapia va ancora avanti è perché la vicinanza affettiva è in grado di superare quella fisica.
Ho parlato prima di setting come luogo fisico e simbolico atto a contenere gli scambi col paziente, questo è indispensabile certamente ma ancor di più è, come lo chiamiamo noi psicologi il “setting interno”. Se il primo può essere mutevole (on line, in presenza, sulla poltrona, sul lettino ecc.), il setting interno non varia. È difficile in poche parole dire che cos’è. Mi limito a dire che è la disposizione personale del terapeuta a ricevere il paziente; è il risultato di una training lunghissimo e del risultato di una altrettanto lunga formazione personale (analisi didattica, supervisioni controlli ecc.). Questo per ribadire che l’esperienza di terapia non è intellettuale come si crede ma affettiva. È questo che fa superare la distanza fisica o mediare la freddezza di uno schermo a led.

Le mascherine annullano la percezione dell’altrui sentire e costituiscono con il distanziamento fisico una pesante barriera comunicativa?
È una giustissima osservazione: le mascherine annullano l’altrui sentire. Se ci pensiamo capita spesso di abbassarci la mascherina e ripetere quanto appena detto se avvertiamo che l’altro non ci ha sentito. Questo non avviene perché togliendo la mascherina il suono risulta più udibile, ma perché, senza rendercene troppo conto, la vista aiuta l’udito. Riusciamo a capire meglio quello che ci viene detto se abbiamo la possibilità di vedere in faccia chi parla: il suo "labiale" ci aiuta, anche se lo padroneggiamo solo inconsciamente e solo quel poco che basta. Uno studio condotto da ricercatori dell'Università della California a Los Angeles nel 2012 e pubblicato sulla rivista "Psychological Science" (How adding non-informative sound improves performance on a visual task) mostra infatti che questi due sensi sono così profondamente intrecciati che anche quando il suono è del tutto irrilevante per un compito, influenza comunque il nostro modo di vedere il mondo e viceversa. L'interazione fra i sensi nella percezione è ben nota e quando le informazioni che provengono da un certo senso sono ambigue, un altro senso può intervenire e chiarirle (l'odore influenza il gusto). Non bisogna però pensare che tutti i sensi siano egualmente coinvolti nell’elaborazione di uno stimolo, che ciascuno dia a parimenti il proprio contributo nella valutazione dello stimolo e infine ne producono il risultato percettivo, bensì l’uno influenza l’altro ancor prima del risultato finale. Nello studio cui faccio riferimento i test condotti dimostravano che l'udito potenziava la vista anche se il suo contributo non poteva direttamente essere d'aiuto nella risoluzione del compito e vicendevolmente anche la vista sull’udito.
Tutto questo per farci capire quanto la mascherina penalizzi gli scambi comunicativi e li complichi. Siamo dovuti diventare più abili nell’interpretare lo sguardo altrui, nel leggere la gestualità e i movimenti del corpo.
Come dicevi tu c’è anche la questione del distanziamento fisico e questo ha avuto un forte impatto soprattutto per i bambini. Penso a quei bambini che vedono gli zii magari dopo mesi e restano distanti, ad 1 metro, non li abbracciano, o a scuola non si alzano dal banco né si tolgono la mascherina quando invece potrebbero. Sono bambini che si stanno facendo carico di un peso che non dovrebbe essere loro, probabilmente richieste inconsapevoli da parte dei genitori di essere “grandi, bravi e responsabili” e alcuni bambini purtroppo sono davvero molto bravi in questo: si assumono subito la responsabilità richiesta, adultizzandosi.
Inoltre non dobbiamo dimenticarci il contributo fondamentale che la corporeità assume nella strutturazione del sé e dei processi di apprendimento e di conseguenza l’uso del corpo e del movimento come viatico di conoscenza. Inoltre i bambini, soprattutto quelli più piccoli, non hanno la competenza espressiva linguistica di un ragazzino o di un adulto, veicolano moltissimi significati attraverso il corpo, il contatto fisico, che in questa situazione di pandemia generale è stato azzerato. Questo ha una ricaduta sulle abilità relazionali dei bambini che fanno più fatica a costruirsi nuovi amicizie e sperimentare nuove relazioni. Un’indagine condotta da Save The Children ha fatto emergere che il 50% dei ragazzi stessi afferma che le proprie amicizie hanno subito ripercussioni negative.

La comunicazione interpersonale si è trasformata con l’utilizzo dei mezzi tecnologici in un rapporto virtuale, e nel distanziamento fisico ci ha portato a vedere con sospetto il nostro prossimo. Inoltre anche il rapporto terapeutico viene praticato a distanza, quando non viene consentito lo spostamento o c’è timore di contatto.
Beh, un po’ sì, stante l’accortezza di un setting che sappia mantenere le medesime garanzie di contenitore ideale della relazione e di un setting interno predisposto comunque all’ascolto, all’empatia e all’interpretazione, certamente i temi e i linguaggi si sono un po’ modificati. Il virus è tra noi, il contagio comunque è avvenuto. Non se ne può non parlare, non può non impensierire anche il terapeuta. Anche se dal punto di vista sanitario usiamo tutti gli accorgimenti previsti (sia nei nostri studi che in ospedale) il Covid non ce lo lasciamo fuori dalla porta. Non credo di dire una cosa sconveniente se dico che se un paziente mi rivela che la sera prima ha partecipato a una festa io resto così imperturbabile come se mi dicesse che ha passato la serata guardando la tv … non so se mi spiego. Un certo clima comunque lo respiriamo tutti e questo qualche volta è una complicazione per la terapia ma qualche volta anche, può favorire dei processi psichici e interpersonali estremamente utili alla cura. Da un sogno sul Covid ad esempio ne può venire fuori un’associazione, un ricordo, un problema che diversamente sarebbe rimasto inespresso magari per lungo tempo. Il virus come oggetto simbolico è molto potente per le sue caratteristiche di invasività, di non controllo, di trasformazione, di impotenza; e quindi slatentizza esperienze e vissuti inconsci e quindi rimossi.    

Le giovani generazioni sono indubbiamente le più colpite, soprattutto i bambini, penso alla scuola a distanza, alla convivialità fisica negata. Quali saranno i danni futuri? Perché se ne parla così poco?
Sì hai ragione ma per fortuna se ne parla un po’ di più ora che non durante il primo lockdown. Oggi mi sembra che tra i temi principali ci sia proprio la scuola e l’importanza impellente di ridare ai ragazzi una vita quanto più normale e simile a quella di prima.
Noi psicologi, come anche altre professioni sanitarie immagino, stiamo iniziando a vedere nei nostri ambulatori e studi privati i primi effetti sui ragazzi, di qualunque età. Per farti un esempio negli ultimi mesi, il 32% dei giovani pazienti che ho visto in ospedale erano venuti per problematiche affettive, comportamentali o sintomatologia somatica da poco insorte e ovviamente tutte indipendenti dalla patologia epilettica di base. Ho osservato un forte aumento di sintomatologia ticcosa e discontrollo della rabbia. Non è che questi bambini sono diventati più disobbedienti o più arrabbiati ma sono le conseguenze di tutta la prima fase di lockdown. La chiusura a casa è stata un’esperienza per certi versi molto bella: maggior tempo trascorso assieme con la condivisione di diversi momenti della giornata, l’acquisizione di nuove abitudini (guardiamo la riscoperta della cucina e di un’alimentazione sana) ma dall’altra parte questo ritorno a trascorrere così tanto tempo in casa con mamma e papà ha significato per alcuni bambini vivere un’esperienza regressiva che è un po’ un tornare indietro nella scala evolutiva, ovviamente psicoemotiva... e il momento del rientro a scuola, la seconda grande fase, ha fatto si che questi bambini mettessero in atto comportamenti infantili rispetto alla propria età. Ecco spiegato l’aumento di frequenti vissuti ansiosi, ansie di separazione e ansie sociali, abbassamento del tono dell’umore, incubi, pianti, disregolazione della rabbia, conversioni somatiche (i tic per esempio) e sintomi vegetativi (mal di pancia, disturbi del sonno, mal di testa). Questi sono particolarmente frequenti perché dobbiamo considerare che i vissuti emotivi nei bambini si manifestano diversamente che negli adulti: i bambini più grandi come gli adulti, sono più capaci a descrivere verbalmente i propri vissuti, con i bambini più piccoli il principale canale comunicativo è il corpo.
Inoltre bisogna tener presente che i bambini hanno vissuto e stanno vivendo le stesse esperienze della famiglia perché anche loro sentono la televisione e sentono i discorsi degli adulti (… anche quando crediamo che non ci stiano sentendo…) : la scomparsa di persone care, i genitori che lavorano a casa o in prima linea nel covid o che hanno smesso di lavorare. È importante quindi spiegargli cosa sta succedendo senza spaventarli: invitare prima di tutto i bambini a parlarne ascoltando e partendo da quello che loro sanno senza introdurre nuove paure né minimizzando quelle che hanno. Occorre rassicurarli e spiegargli che è normale sentirsi impauriti. Quindi mantenere un dialogo sempre aperto.  
Io finora ho parlato dei risvolti psicologici, emotivi e sociali, ma ovviamente è facile immaginare quanto la pandemia, le varie chiusure e le regole di isolamento preventivo che ci sono a scuola, abbiano delle ricadute gravissime su tutti quegli alunni (BES) che necessitano del sostegno, educatore scolastico e via dicendo che oggi è malato, domani è in quarantena lui e dopo domani l’intera classe.
Piuttosto che tutti quei bambini che hanno dovuto iniziare la scuola proprio in piena pandemia: i bambini che hanno fatto l’ingresso alla prima elementare a Settembre o i ragazzi che hanno terminato le medie e sono entrati al liceo o hanno terminato il liceo. Sono momenti di apertura e chiusura di cicli, rituali di passaggio fondamentali per la crescita che hanno bisogno delle loro cerimonie e dei loro tempi per trovare il coraggio di affrontare insegnanti e compagni nuovi, per giunta mezzi mascherati e distanti, o per elaborare la fine di rapporti e momenti unici.
Per quanto riguarda i danni futuri, è importante che i bambini e gli adolescenti tornino al più presto a fare i bambini e gli adolescenti! Si stanno acutizzando le dipendenze dai social network e si osserva una diminuzione dell’attenzione alle relazioni e alla costruzione dei rapporti e del gruppo, fattore invece dominante nell’adolescenza e pre-adolescenza. Impossibilitati alle relazioni con i coetanei se ne sottraggono quando ne avrebbero invece la possibilità (per esempio durante le diverse aperture che ci sono state) e si sottraggono anche alla relazione con i genitori che si riduce sempre più e diventa annacquata. Magari ci fossero ancora discorsi animati e discussioni serrate! È come se avendo poca possibilità di relazionarsi con gli altri, questa stessa si stia affievolendo o trasformando in relazioni prevalentemente virtuali.

Non trovi che agli psicologi venga richiesto un supporto simile a quello praticato nei disastri e nei territori di guerra? Ma quale specializzazione richiede?
In alcuni casi si. Infatti la parte del leone nel periodo pandemico l’ha fatta e la sta facendo la psicologia dell’emerge che tratta essenzialmente il sintomo come fosse un disturbo post traumatico da stress come in effetti accade nei terremoti… per quanto riguarda la specializzazione non esiste una specializzazione nel senso universitario ma ci sono delle scienze specifiche che formano gli psicologi a questo tipo di intervento, breve, mirato, con uno scopo: la riduzione del trauma e non un’analisi del profondo.

Nel tuo lavoro quanto è presente lo sviluppo terapeutico della creatività? Ci sono istituzioni museali e artistiche internazionali che hanno avviato progetti in collaborazione con gli ospedali di città italiane e internazionali di cura psichica dei pazienti tramite l’arte.
Direi che è molto presente sia con gli adulti che con i bambini, seppur con sfumature diverse.
Ricordo che qualche anno fa in comunità, assieme ad un collega, mi occupavo di un’attività di gruppo che avevamo chiamato “Nutrimenti terrestri”. Consisteva nell’organizzare e accompagnare i pazienti a mostre, concerti e altre situazioni artistiche di cui se ne introduceva l’argomento prima e se ne discuteva alla fine. Questo ci portava ad allontanarci da Crema, spesso li portavo a Milano, forse perché essendo la mia città ero più inserita nella rete di eventi artistici della città e riuscivo a programmarli con più facilità. Poi il covid-19 ha bloccato tutto ma per fortuna, parallelamente è stato avviato un altro progetto che seguo con una collega arte terapeuta.
Questo progetto d’arte si basa ovviamente sulla premessa che “l’arte è cura”, si basa sul tema dell’acqua come suggestione da cui partire. Nel progetto comprendiamo attività di diverso tipo oltre al disegno espressivo, come la musica, la fotografia e anche la cucina. Lo scopo è quello appunto di sviluppare la creatività come mezzo terapeutico per il recupero in primis e l’espressione e la elaborazione in secundi della sfera emotiva. Questi pazienti infatti hanno un grosso blocco con la loro affettività, mi ricordo che un giorno un paziente mi disse “dottoressa ho una ghigliottina dentro che trancia tutte le emozioni, non ho più emozioni”. Ovviamente questo paziente ha già un primo livello di consapevolezza di alcune delle sue difficoltà ed è in grado di problematizzare in parte la sua situazione. Molti altri però non riescono, non possono avvicinarsi così tanto. Vivere, sentire emozioni è pericoloso, li potrebbe porre in una condizione di fragilità e dolore e avvertono il rischio di essere intimamente invasi dall’altro. Dunque per difesa si vietano l’accesso a questo mondo interno sviluppando però dall’altra parte un senso di vuoto interiore che angoscia (il paziente che dice “Non ho più emozioni”).
Le attività creative consentono loro di “tirare fuori”, nel modo e misura che si permettono, i vissuti che non è vero che non esistono più, ma sono sepolti dentro e ribolliscono. È frequente che questi pazienti vengano da noi dicendo di stare male senza sapere il perché. Stimolargli, offrirgli nuove tecniche e materiali può aiutarli a trovare nuovi canali con cui parlarci di sé. L’arte fornisce dei contorni a quello che si prova o che si ha provato fungendo dunque da mediatore non verbale che permette di consapevolizzare ciò che si sta sperimentando.
In ospedale con i bambini non mi occupo prettamente di sviluppare la loro creatività ma, in qualche modo similarmente alla comunità, la uso (tramite test grafici strutturati e non) come strumento analitico per entrare in relazione con loro e per comprendere tramite l’interpretazione, i loro vissuti interni che sono altrimenti inaccessibili o verbalmente faticosi da esprimere. Bisogna infatti tenere in considerazione che la terapia con il bambino è diversa da quella con l’adulto, per diversi aspetti certamente, ma qui nello specifico il nostro interesse va al canale espressivo con cui si dialoga. Il canale espressivo proprio del bambino non è infatti esclusivamente l’espressione verbale dialogante, se non con i bambini più grandicelli, ma è anche il gioco e il disegno. Tramite questi mezzi tentiamo di metterci in relazione per quello che il paziente può, in modo più diretto (tramite il dialogo) o in modo meno diretto (il gioco o il disegno appunto). Si può partire dal parlare della problematica o finire con il parlarne, o anche può essere che non ci si arrivi mai. Con i bambini la terapia non ha l’obbiettivo specifico di parlare del disagio per cui giungono a colloquio, ma possiamo usare altre dimensioni di dialogo meno diretto ma non meno efficace (il gioco, il disegno, il raccontarsi tramite altre forme narrative diverse dall’esperienza autobiografica).

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Istituto Giannina Gaslini: “Musicoterapia e discipline integrate a supporto dei bambini ospedalizzati”, coordinato dall’associazione Echo Art, 28/01/2021, Genova

Interventi solidali in favore dei piccoli degenti, delle loro famiglie e di sensibilizzazione della società con la sinergia di professionisti dall’esperienza pluridecennale, di svariate associazioni e delle istituzioni locali.

È ufficialmente partita l’iniziativa socio-sanitaria “Musicoterapia e discipline integrate a supporto dei bambini ospedalizzati” presso l’Istituto Giannina Gaslini, il progetto selezionato dallaFondazione Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Un progetto biennale con l’obiettivo di contribuire a supportare i piccoli degenti (nelle fasce d’età 0-6/ 7-11 /12-18) e di sostenere le gestanti nel periodo prenatale.
Gli specialisti delle diverse discipline si propongono come supporto allo staff sanitario, nell’affrontare i punti di fragilità dei percorsi di accettazione e di contrasto alla malattia e alle disabilità per i piccoli pazienti e per il nucleo familiare interessato.
«Lo stimolo sonoro musicale è capace di attivare più aree cerebrali distinte tra loro, la musica può portare innumerevoli benefici all’essere umano sia spirituali che fisici, può aiutarlo ad esprimere le sue emozioni. Accogliamo quindi con entusiasmo e ringraziamo l’associazione Echo Art per aver intrapreso questa nuova forma di sostegno ai pazienti e alle famiglie: la possibilità di integrare discipline complementari alla terapia del bambino ospedalizzato ci consentirà di migliorare la risposta terapeutica dei nostri piccoli pazienti alla malattia e ai tanti fenomeni ad essa correlati» dichiara Renato Botti, direttore generale dell’Istituto Giannina Gaslini.
La fase iniziale di questo lavoro biennale sulla comunità di piccoli pazienti e via via sulle famiglie e sulla società (dalle scuole ai quartieri sino all’online che permette di arrivare ad un bacino di utenti potenzialmente illimitato) si è già avviata e propone anche agli operatori sanitari da febbraio una formazione mirata con crediti ECM. «Questa prima fase ha trovato l’attenzione immediata dell’Istituto Giannina Gaslini di Genova - spiega l’ideatore del progetto Davide Ferrari dell’Associazione Echo Art- ed è essenzialmente di formazione individuando nella musicoterapia, nell’arteterapia e nella psicomotricità proposta da specialisti, elementi complementari e quindi di supporto ai processi di cura ospedalieri». La sequenza degli incontri include la casistica delle principali buone pratiche internazionali, aspetti teorici e metodologici, modelli valutativi quantitativi e qualitativi.
«Gli interventi -continua Ferrari- intendono impattare sulla dimensione emotiva, fisica, cognitiva, espressivo-motoria, sociale dei soggetti bisognosi di cure e del loro contesto relazionale. Il corpo docenti include musicoterapeuti, arteterapeuti, psicomotricisti, clinici, psicologi dall’esperienza ultradecennale di attività in ambito preventivo, riabilitativo e terapeutico e di formazione in ambito universitario e specialistico».


Dr. Maura Macciò - Resp. Ufficio Stampa e social media, IRCCS Istituto Giannina Gaslini
Via Gerolamo Gaslini 5
16147 Genova

mauramaccio@gaslini.org - Mob. 3357411393
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All’asta 5 opere di Max Papeschi per lo Spallanzani di Roma, in mostra al WeGil di Roma

È online su Ebay dalle 12 del 6 agosto l’asta di 5 opere dell’artista Max Papeschi per raccogliere fondi da destinare all’INMI Lazzaro Spallanzani di Roma, un’eccellenza mondiale nel campo delle malattie infettive.
L’asta rimarrà aperta per 10 giorni, il prezzo di partenza per ognuna di queste opere è di 1.200 euro (120x70 cm, stampa su forex da 5mm, completa del certificato di autentica):
La storia ci insegna, 2020
Noi marceremo insieme a te, 2020
Aspetta e spera che già l’ora si avvicina, 2020
Noi ti daremo un’altra legge e un altro Re, 2020
Sarai in camicia nera pure tu, 2020

Le opere sono esposte fino al 30 agosto al WeGil di Roma all’interno di “Hic Sunt Leones”, mostra a cura di Gianluca Marziani, promossa dalla Regione Lazio, organizzata da LAZIOcrea in collaborazione con la Fondazione Maimeri e l’art director Flavia Vago e prodotta da GV Srl.

Nell’arte di Papeschi, attraverso l’accostamento di immagini patinate e simboli del male, emergono le conseguenze storiche e culturali più estreme provocate dai regimi totalitari prima e dal consumismo poi. Papeschi si serve della digital-art per permettere al pubblico di immergersi in scenari allegorici apparentemente “semplici”, innocui, popolati da figure che rimandano al mondo dell’infanzia, ma che nascondono in realtà nuovi messaggi subliminali. 
Max Papeschi approda nel mondo dell’arte contemporanea alla fine del 2008, dopo un’esperienza da autore e regista in ambito teatrale, televisivo e cinematografico. Il clamore mediatico sollevato da una sua opera gigante affissa sulla facciata di un palazzo nel centro di Poznan in Polonia lo proietta sulla scena internazionale, rendendolo in pochissimo tempo uno degli artisti italiani più conosciuti all’estero.
In soli 10 anni di attività ha realizzato più di 60 mostre personali e partecipato a un centinaio di mostre collettive in giro per tutto il mondo.
Nel 2014, è uscita in Italia la sua autobiografia Vendere Svastiche e Vivere Felici edita da Sperling & Kupfer (Gruppo Mondadori).
Ad aprile 2016, ha inaugurato a Milano il progetto culturale-umanitario Welcome to North Korea, il cui tour mondiale è tuttora attivo. È questo un vero e proprio precedente artistico realizzato in collaborazione con Amnesty International, che unisce arte digitale, performance e installazioni in un’operazione multimediale che, attraverso una fittizia e parodistica propaganda di regime, svela gli orrori perpetuati dal dittatore Kim Jong Un. Nel 2016 ha realizzato anche la copertina e il video clip/d’arte per la canzone It’s All DEVO del cantautore statunitense Gerald Casale (DEVO).
Nel 2017, Papeschi ha collaborato al mensile FQ MILLENIUM di Peter Gomez, creando la copertina del secondo numero della rivista e rilasciando per la stessa una lunga intervista. A settembre dello stesso anno la sua opera Wall Street è stata inserita nell’esposizione internazionale OPEN 20 ed esposta presso il Molino Stucky di Venezia. In ottobre l’artista ha preso parte anche alla Biennale di Karachi con il video d’arte/videoclip It’s All DEVO.
Nel 2018, ha inaugurato “Palermo Capitale Italiana della Cultura” con la mostra The Best is Yet to Come presso Palazzo Steri. In ottobre è uscito il suo nuovo libro Max vs Max, edito da Giunti, in collaborazione Massimiliano Parente e con testo introduttivo del critico Gianluca Marziani. Al progetto editoriale ha fatto seguito l’omonima mostra, presso il Contemporary Cluster (Palazzo Cavallerini Lazzaroni) di Roma, curata dallo stesso Marziani. A gennaio 2019, Papeschi ha inaugurato la mostra Pyongyang Rhapsody, in collaborazione con l’artista Max Ferrigno, presso lo ZAC - Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo. A maggio dello stesso anno, ha inaugurato la mostra Novecento/900 presso l’Historical Museum of Bosnia and Herzegovina.


Max Papeschi: HIC SUNT LEONES, WEGIL, Roma, dal 22/07 al 31/08/2020

 

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Replica “Con il Cuore 2020, nel nome di Francesco”, Assisi, RAI1 ore 16:00, 5/07/2020

Grande successo di ascolti e donazioni per la serata di solidarietà trasmessa da Rai Uno,

Il programma andrà in onda in replica domenica 5 luglio alle 16 sempre su Rai1.

Una serata vera che dovrebbe sciogliere i cuori alla fraternità che è l'unica speranza di cambiamento e di sopravvivenza dell'uomo! Un trasmissione che senti profondamente umana, senza copioni e facili retoriche illusioni e quanto grande possa essere la platea con un pubblico che c'è nella presenza in spirito e nella realtà caritatevole!

«L’Italia è il paese del bene. La serata “Con il cuore, nel nome di Francesco” vissuta ieri ad Assisi è stata un successo di donazioni e ascolti. È il cuore grande degli italiani che batte forte - ha dichiarato il direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi, padre Enzo Fortunato –. Record di donazioni: 1,5 milioni di euro; e di ascolti: una media di 3.329.000 spettatori pari al 14.5% di share (picchi di 4.507.000 e 17,6%). La maratona benefica continua fino al 15 luglio.
Per aiutare le mense francescane in Italia e le famiglie colpite economicamente dal coronavirus basta inviare un sms o chiamare da rete fissa al 45515. Un grazie speciale – continua padre Fortunato - all’Amministratore Delegato Rai, Fabrizio Salini, al direttore di Rai1, Stefano Coletta, al Vicedirettore di Rai1, Maria Teresa Fiore, al Capo Progetto Rai1, Cristiano D’Agostini, a Radio Rai1, a Carlo Conti, a Gianni Morandi, a la grande “famiglia” Rai e a tutte le forze dell'ordine che a vario titolo hanno reso possibile questo miracolo d’amore e solidarietà. Avevamo bisogno, in questo momento particolare, di ascoltare storie che ci aprissero il cuore agli altri, agli ultimi. Grazie a tutti coloro che sostengono, e vorranno continuare a farlo».

Sarà possibile sostenere la campagna di solidarietà dei frati “Con il Cuore, nel nome di Francesco” con SMS e chiamate da rete fissa al 45515 fino al 15 luglio. Il valore della donazione sarà di 2 euro per ciascun SMS inviato da cellulare Wind Tre, TIM, Vodafone, Iliad, PosteMobile, CoopVoce, Tiscali; sarà di 5 euro al 45515 per ciascuna chiamata da rete fissa TWT, Convergenze, PosteMobile; e 5/10 euro da rete fissa TIM, Vodafone, Wind Tre, Fastweb, Tiscali. Sarà possibile anche chiamare il numero verde 800.386.386 dove si potrà ricevere l'immaginetta con la preghiera semplice di San Francesco.
L'iniziativa è promossa dal Sacro Convento di Assisi e dall’Istituto per il Credito Sportivo. Alla sua realizzazione ha contribuito Poste Italiane. La produzione del programma “Con il Cuore, nel nome di Francesco” è affidata alla Rai con il patrocinio di Provincia di Perugia e Comune di Assisi. Partner dell’iniziativa l’emittente radiofonica Radio Subasio.

"CON IL CUORE, NEL NOME DI FRANCESCO".
Una serata di speranza dedicata a tutte le persone che ogni giorno bussano alla porta delle mense e dei conventi francescani e che oggi più che mai hanno bisogno di un aiuto concreto. Una conduzione all'insegna della spontaneità, dell'umanità, della sincerità. 
Quest’anno, in un’edizione a porte chiuse, verranno aiutate le mense francescane in Italia e le famiglie colpite economicamente dal coronavirus. Carlo Conti ha condotto, in diretta dal sagrato della Basilica Superiore di San Francesco d’Assisi, l’evento benefico che da 18 anni aiuta e sostiene chi soffre e chi si trova in difficoltà. Una serata unica che unisce musica, cultura e spiritualità, vedrà la partecipazione di artisti della musica italiana e testimoni di solidarietà e fraternità.

Padre Mauro Gambetti, Custode Sacro Convento di Assisi: «C’è davvero bisogno di sperimentare fino in fondo la riconciliazione con noi stessi e con chi ci sta intorno. Abbiamo pensato questa serata di solidarietà nel segno della pace, per esprimere anche la prossimità e la vicinanza di noi francescani alla gente. Noi frati in questo tempo di pandemia ci siamo chiesti tante volte cosa potessimo fare. Il pensiero è andato a chi soffriva di più, nel corpo e nell’animo. “Con il Cuore, nel nome di Francesco” quest’anno in particolare, ci riempie di gioia: può essere per noi il modo più diffusivo per rispondere a questo desiderio ed esigenza di farci prossimi e accogliere quanti sono in stato di necessità e di difficoltà».
Carlo Conti: «18esima edizione di Con il cuore. Ormai è una serata immancabile, riempie il cuore. È importante farla, quest’anno ancora di più. Edizione particolarissima, una serata più raccolta, più francescana, per fare un’importante raccolta fondi. Per le tante persone che stanno bussando alle mense e ai conventi francescani. Noi cercheremo di trovare fondi per dare questo aiuto concreto, materiale. Gianni Morandi ci ha fatto un regalo straordinario nel dire sì a questa serata, senza pubblico, Con la sua grande musica ed energia. Una serata all’insegna della leggerezza, della gioia, della speranza di ripartire dopo questo stop. Il pubblico ci sarà, da casa, con la partecipazione, con delle testimonianze che racconteranno quello che stanno facendo. Ci collegheremo con Bologna dove c’è la mensa dell’Antoniano, con Milano e con testimonianze di racconti di come sono stati vissuti questi mesi così particolari. Ma soprattutto sarà gioia, allegria, felicità, speranza. Di una ripartenza del nostro Paese e la speranza di aiutare tante famiglie».
Gianni Morandi: «Scende la pioggia è la canzone che abbiamo preparato un po’ per esorcizzare. Abbiamo installato una copertura, così lo spettacolo si farà comunque, ma noi speriamo che San Francesco ci faccia un regalo. Sono venuto tante volte a visitare Lui, la Basilica e poi tante volte anche solo da turista. Saremo senza pubblico dal vivo, dobbiamo farlo così in questo momento, con le nostre canzoni, dobbiamo dare un messaggio di speranza e di ripartenza. E comunque speriamo che il pubblico ci sia da casa. Siamo felici di essere qui e contribuire a questa raccolta fondi, sappiamo che i frati francescani aiutano le persone veramente in difficoltà. Poi, lo spettacolo continua, andiamo avanti e facciamo tutto quel che si può. Io mi diverto anche, ma mi impegnerò fino in fondo».
Stefano Coletta, Direttore Rai1: «Il Covid ci ha fatto guardare il mondo in maniera diversa. Con Il Cuore è il rinnovamento di un concetto: di fronte a delle ferite così serie c’è bisogno di spiritualità. È simbolico riaprire stagione di Rai1 con due persone che hanno comunque una loro spiritualità: Carlo Conti e Gianni Morandi, due esseri umani che hanno un garbo che fa parte di chi ha un’anima. Dopo questa pagina la televisione cattiva e futile secondo me avrà un destino meno felice. Le persone hanno fatto il punto sulla loro esistenza. Il bellissimo scenario della Basilica di San Francesco d’Assisi, dove andremo in onda, sarà la consegna in parole e musica di una serata comunque meditativa ed elegante».


 
Siamo al diciottesimo anno. Sarà un’edizione diversa, più intima e raccolta, ancora più francescana. Dalla città del Poverello alcuni ospiti si esibiranno per aiutare i frati di Assisi nella raccolta fondi e sostenere i più deboli e aiutare coloro che hanno perso la speranza, specie a seguito dell’emergenza Covid-19. Sarà un’edizione senza pubblico ma che speriamo potrà fare tanto per coloro che stanno perdendo tutto."
Questo anno abbiamo affiancato ai progetti internazionali un grande progetto dedicato agli italiani in difficoltà, specialmente a seguito dell’emergenza pandemica che ha reso i poveri più poveri togliendo la speranza a coloro che già non avevano nulla o quasi. Famiglie con bambini piccoli, anziani e persone sole o malate sono coloro che stanno pagando il prezzo più alto: sono i nostri vicini, i nostri conoscenti… per questo non abbiamo voluto perdere questa occasione per aiutarli. Aiutaci ad aiutare e dal 1 maggio invia un SMS al 45515”.

Secondo le ultime rilevazioni Istat, sono 1 milione e 800mila le famiglie che, In Italia, vivono in povertà assoluta. L’emergenza sanitaria dovuta al coronavirus sta causando un importante incremento dei poveri costretti a rivolgersi ai centri di ascolto e ai servizi di accoglienza. Un grande progetto voluto dai frati della Basilica di San Francesco dedicato agli italiani in difficoltà, specialmente a seguito dell’emergenza pandemica che ha reso i poveri più poveri togliendo la speranza a coloro che già non avevano nulla o quasi. Famiglie con bambini piccoli, anziani e persone sole o malate sono coloro che stanno pagando il prezzo più alto: sono i nostri vicini, i nostri conoscenti. Per questo non abbiamo voluto perdere questa occasione per aiutarli Con il cuore.
Per Padre Enzo Fortunato, direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi, del mensile San Francesco Patrono d'Italia e del portale sanfrancesco.org: «Sono migliaia le lettere, di persone in difficoltà, che giungono alla nostra redazione. Chiedono aiuto perché non riescono ad affrontare il drammatico momento economico sociale dovuto al coronavirus. C’è chi con 500 euro e due figli è con l’acqua alla gola. C’è chi non ce la fa a pagare l’affitto. C’è chi si vergogna di essere povero». Ci scrivono o chiamano al telefono del convento sfogandosi e implorando aiuto. È il cuore dell’Italia. È questo il tono disperato di chi si affida a san Francesco, patrono della nostra Nazione, e che necessita del nostro e vostro aiuto».

Sarà possibile sostenere la campagna di solidarietà dei frati Con il cuore nel nome di Francesco 2020 con SMS e chiamate da rete fissa al 45515 fino al 15 luglio. Il valore della donazione sarà di 2 € per ciascun SMS inviato da cellulare Wind Tre, TIM, Vodafone, Iliad, PosteMobile, CoopVoce, Tiscali; sarà di 5 € al 45515 per ciascuna chiamata da rete fissa TWT, Convergenze, PosteMobile; e 5/10 € da rete fissa TIM, Vodafone, Wind Tre, Fastweb, Tiscali. Sarà possibile anche chiamare il numero verde 800.386.386 dove si potrà ricevere l’immaginetta con la preghiera semplice di San Francesco.
L’iniziativa Con il cuore nel nome di Francesco 2020 è promossa dal Sacro Convento di Assisi e dall’Istituto per il Credito Sportivo. Alla sua realizzazione hanno contribuito TIM e Regione Umbria. La produzione del programma è affidata alla Rai con il patrocinio di Provincia di Perugia e Comune di Assisi.
Puoi DONARE SUBITO e fino al 15 giugno tramite sms o chiamando dal numero fisso al 45515 oppure tramite Paypal su www.conilcuore.info  

 
L'annuale serata di solidarietà che questo anno vuole tendere la mano alle tante persone sole e famiglie in difficoltà che bussano ai conventi francescani per chiedere aiuto a seguito dell'emergenza Corona Virus.
Con il vostro aiuto possiamo fare molto!
Dal 1 maggio 2020 puoi sostenere #famiglie#anziani e #persone #sole che a causa del #coronavirus si trovano in grave difficoltà.
Questo anno il nostro aiuto giungerà in #Italia tra le persone in difficoltà a causa dell'emergenza #coronavirus e all'#estero, nelle #missionifrancescane tra i più poveri.
Aiutaci ad aiutare!🙏
Invia un sms 📨o chiama 🗣 da numero fisso il *45515* e dona 2 o 5 euro!
Aiuteremo #famiglie#giovani o #persone sole in difficoltà a causa del #CoronaVirus.
#Assisi#Milano#Bologna le città cardine da cui partirà il nostro e vostro aiuto!
AIUTACI AD AIUTARE!
#conilcuore #assisi #soliderietá #conilcuore2020 #carloconti #francescani #sanfrancesco #basilicasanfrancesco

Cominciamo con il presentarvi i #progetti che animeranno la serata di solidarietà di #Conilcuore #2020
🤝Sostegno economico a #famiglie#anziani e persone sole in difficoltà a seguito dell'emergenza #Covid-19.
In questo periodo di emergenza immediata si procederà all'erogazione diretta di piccole somme per far fronte alle necessità quotidiane.
Ogni situazione, ogni persona, richiede un’azione mirata e proporzionata alle necessità, per questo si è privilegiata questa formula, per poi, nei prossimi anni mirare ad uno sviluppo integrale della persona.
❤️Aiutaci a sostenere queste persone, sono familiari, amici o conoscenti che hanno bisogno del nostro aiuto!
Con una donazione di 2€ possiamo fare tanto
👉MAGGIORI INFO SU
🌏www.conilcuore.info/projectd.php?id=3
🌏www.conilcuore.info

❤️AIUTACI A NUTRIRE LA SPERANZA!❤️
Invia un sms 📨o chiama 🗣 da numero fisso il *45515* e dona 2 o 5 euro!
Aiuteremo #famiglie#giovani o #persone sole in difficoltà a causa del #CoronaVirus.
#Assisi#Milano#Bologna le città cardine da cui partirà il nostro e vostro aiuto!
AIUTACI AD AIUTARE!
#conilcuore #conilcuore2020 #assisi #fratidiassisi #fratiassisi #frati #francescani

ASSISI: FONDI PER FAMIGLIE E PICCOLE IMPRESE CHE NON ARRIVANO A FINE MESE
Il progetto prevede l’erogazione diretta di fondi a famiglie, persone o piccole e piccolissime aziende e imprese sociali (profit e no-profit) che non riescono ad arrivare a fine mese. In fase di emergenza pandemica è un aiuto concreto di cui chi farà richiesta avrà bisogno per riuscire ad arrivare a fine giornata, per dare da mangiare ai propri figli e per non chiudere un’attività. Si tratta di un’iniziativa di sussidiarietà, per raggiungere quelle situazioni che non sono comprese negli interventi del welfare dello Stato, e che contrastano il fenomeno dell’usura. L’emergenza coronavirus richiede un’azione immediata e snella. Per questo verranno erogati finanziamenti diretti valutando le richieste che perverranno fino ad esaurimento fondi. La richiesta potrà avvenire tramite il sito internet www.conilcuore.info al quale tutti potranno accedere e fare richiesta o attraverso i conventi francescani OfmConv in Italia.

Ecco il secondo #progetto che animerà la serata di solidarietà di #Conilcuore #2020. Protagonista #BOLOGNA
Mamme, papà e bambini che vivono in condizioni di grave povertà e emarginazione seguiti da Antoniano. Si tratta di genitori, che faticano ad arrivare alla fine del mese, e a provvedere alle spese di ogni giorno, per sé e per i propri bambini: l’affitto di casa, le spese sanitarie, l’abbonamento ai mezzi, i materiali per la scuola dei bambini. Secondo le ultime rilevazioni Istat, sono 1 milione e 800mila le famiglie che, In Italia, vivono in povertà assoluta.
Questo progetto si rivolge a loro...Aiutaci ad aiutare!
FINCHE' ABBIAMO TEMPO OPERIAMO BENE!
Genitori, sia stranieri sia italiani, che faticano ad arrivare alla fine del mese, e a provvedere alle spese di ogni giorno, per sé e per i propri bambini: l’affitto di casa, le spese sanitarie, l’abbonamento ai mezzi pubblici, i materiali scolastici. Per rispondere a questa situazione di emergenza, Antoniano si impegna a garantire alle famiglie in difficoltà ascolto e accoglienza. I destinatari degli interventi del progetto sono rappresentati da nuclei in situazione di grave difficoltà e/o pericolo, intercettati dal Centro di Ascolto o segnalati dai Servizi Sociali Territoriali e privati cittadini per cui Antoniano realizza una serie di servizi dedicati: mensa serale, centro d’ascolto, accoglienza abitativa e fondo famiglie. L’80% delle famiglie che Antoniano ha in carico ha subito un calo della disponibilità economica: alcuni genitori hanno perso il lavoro, altri che erano impegnati in lavori saltuari hanno sospeso le loro attività. Per questo la struttura francescana continua a garantire alle famiglie un supporto economico per le spese di ogni giorno, perché affrontino nel migliore dei modi il periodo di emergenza e per alleggerire i genitori dalle preoccupazioni quotidiane consentendo loro di concentrarsi sul lavoro e il rafforzamento della loro autonomia economica.

Ecco il terzo #progetto che animerà la serata di solidarietà di #Conilcuore ❤️ #2020. Protagonista #MILANO
La mensa di #CorsoConcordia a Milano è un luogo dove vengono accolte persone che sono in stato grave di emarginazione sociale, i senza dimora, italiani e stranieri, uomini e donne di tutte le età. Migrazioni, disoccupazione, solitudine, malattie, vecchie e nuove povertà costringono le persone a ricorrere ai centri di prima accoglienza come Opera #SanFrancesco per i Poveri per una risposta ai bisogni primari quali il cibo, l’igiene personale, cura medica, l’assistenza sociale.
La mensa di Corso Concordia a Milano è un luogo dove vengono accolte persone che sono in stato di grave emarginazione sociale, senza dimora, uomini e donne di tutte le età. Migrazioni, disoccupazione, solitudine, malattie, vecchie e nuove povertà costringono le persone a ricorrere ai centri di prima accoglienza come Opera San Francesco per i Poveri per una risposta ai bisogni primari quali cibo, igiene personale, cura medica, assistenza sociale. Il progetto garantirebbe 8.778 pasti per i bisognosi della mensa.
Nel 2019 le persone che hanno usufruito del servizio sono state 14.490; i pasti distribuiti sono stati complessivamente 605.772 con una media giornaliera di 1923. Dal 24 febbraio 2020, l’emergenza coronavirus ha comportato una modifica nella modalità del servizio di erogazione dei pasti. Per evitare l’assembramento nella sala della mensa è stata disposta la consegna di un pasto al sacco per gli ospiti da consumare singolarmente fuori dai locali. Ciò consente di garantire il servizio seguendo le disposizioni ministeriali. Mediamente vengono distribuiti 1.800 sacchetti con pasto.

Dal 1 maggio 2020 puoi sostenere #famiglie#anziani e #persone #sole che a causa del #coronavirus si trovano in grave difficoltà.


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