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Archivi categoria : scultura

Dal 10 luglio all’8 settembre 2020 la mostra Maria Cristina Carlini: Geologie, memoria della terra a cura di Chiara Gatti, da un progetto di Raffaella Resch, è accolta allo Studio Museo Francesco Messina, ex Chiesa di San Sisto.

Un dialogo ideale fra maestri della scultura. Le opere monumentali di Maria Cristina Carlini abitano gli spazi appartenuti un tempo a Francesco Messina (1900 - 1995) che ancora custodiscono le sue cere, i bronzi, le crete, nel silenzio della ex chiesa di San Sisto. Qui, fra i ritratti di donna e gli atleti del grande scultore del Novecento, crescono i boschi e si moltiplicano le impronte, i crateri e le pagine arse di Maria Cristina Carlini.
Segni, tracce, memorie di un paesaggio che evocano geografie e geologie ispirate agli umori della terra, ai luoghi selvatici di una natura arcaica e, insieme, sublime.
Questa mostra assume un significato ancora più potente nel momento che stiamo vivendo con il Covid-19.
È un richiamo agli elementi essenziali del nostro pianeta e della nostra vita e al contempo ci rivela e sottolinea l'elemento fondante dell'uomo ossia la sua storia, le sue origini, le sue radici, la nostra identità, le tracce del nostro passato da cui trovare rinnovata forza vitale per ridisegnare il nostro futuro nel rispetto della natura in una operosità rinascimentale.
Queste  immagini arcaiche sono di immediato impatto emotivo perché contengono gli elementi presenti nel nostro DNA. Non hanno bisogno di substrati concettuali, sono dirette.

Promossa e organizzata dal Comune di Milano - Cultura e dallo Studio Museo Francesco Messina, la mostra è inserita nel palinsesto “I Talenti delle Donne” che dedica l’anno 2020 al mondo delle donne e al contributo da loro offerto in tutte le aree della vita collettiva, e fa parte di “Aria di cultura”, il calendario di iniziative culturali che accompagna l’estate milanese.
Filippo Del Corno, assessore alla Cultura: “Negli evocativi spazi della ex chiesa di San Sisto si conservano le opere e la memoria del gesto creativo di un grande scultore italiano: un luogo perfetto per incrociare il lavoro di una scultrice capace di “giocare” con lo spazio e la materia, il cui talento artistico va ad arricchire la molteplice varietà delle iniziative dedicate a ‘I Talenti delle Donne’”.

Nella navata dai soffitti a doppia altezza della chiesa, sono poste le sculture di grandi dimensioni. Legni è una foresta orizzontale, che si profila nel fuoco prospettico dell'abside, visionario luogo degli accadimenti dove le teste di Messina affiorano fra i tronchi con un effetto teatrale lirico e onirico. Come “portali”, attraverso cui si compie la trasfigurazione della materia semplice in qualcosa di simbolico, grazie all’azione dello scultore e attraverso la presenza percettiva e attiva dello spettatore, opere come Origine e il Libro dei morti rappresentano la fase di creazione, il passaggio dall’inerte al vitale.
Il tema della germinazione di un modulo all'infinito nutre colonne della conoscenza che si arrampicano nelle cappelle laterali. Lamiera e piombo distillano energia e potenza semantica nelle pagine dipanate nell'aria come una stele o un antro rupestre.
Fantasmi del lago è un totem ottenuto con lamiera modellata a sezioni prismatiche verticali, rese opache dal trattamento della superficie come se fossero evanescenti, umbratili.
Mentre nella cripta una sequenza di Impronte recano incise nella materia alfabeti e vestigia di una presenza passata e si distendono al suolo, visibili dalla navata come resti di un'archeologia sepolta nella terra, nelle stanze destinate un tempo allo studio di Messina, le installazioni ambientali distillano due cicli importanti di Maria Cristina Carlini, i Crateri e i Libri bruciati. Qui, il senso della materia e del colore, la pelle vibrante della scultura, gli smalti e gli ossidi plasmano elementi sottratti alla natura e alla storia dell'uomo, alla orografia del territorio e alla cultura ancestrale.

Maria Fratelli, direttrice del Museo Messina: “Le opere di Maria Cristina Carlini traghettano dentro la navata di San Sisto l'esperienza internazionale dei maestri del Novecento nel cui novero si inserisce la sua scultura e la accostano alle opere di Francesco Messina. Dal confronto scaturisce la forza della scultura quale lingua viva. Per mano di una donna, una grande scultrice milanese che merita questo omaggio, il Museo Messina si fa paesaggio, memoria e terra”.

In esterno, in dialogo col prospetto barocco della facciata, spicca il sontuoso Samurai, simbolo della mostra, armatura di legno e acciaio corten per un volume lineare e sintetico; armonia e ritmo degli elementi plastici evocano un tessuto, una maglia, una cotta attraversata dall'aria e dal vento. Perfezione calligrafica in omaggio alla sintesi assoluta della cultura d'oriente. L’installazione Samurai al termine della mostra rimarrà esposta durante la settimana di Art Week e nei giorni di MiArt.
In mostra è presente un filmato realizzato da Storyville con la regia di Stefano Conca Barizzoni dedicato all’atelier dell’artista e alle opere esposte.

«Il fuoco è l'ultimo artefice». Maria Cristina Carlini non ha dubbi sul potere degli elementi. «Fuoco, terra e acqua sono carichi di memoria - dice - sono materiali antichi che portano con sé le nostre origini». Questo spiega l'impatto emotivo che i suoi colossi di argilla, legno e ferro generano nello spettatore al primo sguardo. Una sorta di richiamo ancestrale. Un riconoscersi nella materia di cui è fatto il mondo.
L'antropologo Georges Bataille, nel suo piccolo ma intensissimo volumetto dedicato ai dipinti rupestri delle caverne di Lascaux, parlava di una «comunicazione fra spiriti. Per questo motivo l'“uomo di Lascaux” riesce a comunicare persino con quella lontana posterità che è per lui l'umanità odierna, alla quale sono pervenuti, scoperti quasi ieri, questi dipinti immuni dalla scorrere del tempo». Anche le forme, le superfici, i sedimenti, i colori di Maria Cristina Carlini sembrano sopravvissuti ai secoli e possiedono questa capacità di collegare intimamente la nostra esistenza odierna a un passato remoto, sepolto nelle cavità della terra. Dalle fucine dove il fuoco plasma e solidifica l'anima fragile delle sue sculture consegnate ai forni, l'artista estrae reperti, stele, vessilli, coppe, libri riarsi dal calore che il fuoco - “l'ultimo artefice” - piega alle sue intemperanze.
E viene in mente una lunga letteratura del fuoco che, nella storia dell'arte del Novecento, vede Maria Cristina Carlini raccogliere idealmente le parole di Yves Klein «sono certo che nel cuore del vuoto, come nel cuore dell’uomo, ci sono dei fuochi che ardono». Ma mentre per Klein, la fiamma procreatrice generava effetti evanescenti, sospensioni assolute nelle combustioni che sottraevano peso alla consistenza, per Carlini il senso della pietra, della lava che si cristallizza, della terra che diviene inscalfibile, ha un valore primigenio, arcaico e aspro, come i cretti del suolo all'indomani della deriva di Pangea. E lei, come un demiurgo che imprime il suo gesto alla forma inerme, sigla un patto di alleanza con gli elementi del cosmo, domandone la natura ma, allo stesso tempo, lasciando che essi vivano di una energia propria, irreprimibile.
«La terra: la tocco, la plasmo, la manipolo. È una mia creatura. Ma è fortissima. Ha i suoi tempi, la sua identità. Confrontandomi con lei, ho imparato la pazienza». Così, da questa relazione fatta di tensioni e avvicinamento, azione e pausa, rispetto e volontà, nascono impronte, tracce, segni iconici come offerte votive, sculture totemiche in grado di interagire con lo spazio e l'aria che gli frulla intorno, aggiungendo ai profili della terra un disegno dell'uomo. Un progetto dell'uomo. Maria Cristina Carlini è, di fatto, una architettrice e i suoi progetti abitano luoghi del paesaggio e del quotidiano modificati dalla loro presenza, dalla loro potenza. Panorami modificati da colonne della conoscenza, fonti della saggezza, monoliti di terra e acciaio, totem di legno antico sottratto a un passato d'ombra. «L'acciaio sembra terra. La terra sembra acciaio». I colori torbati che il fuoco ha impresso alla pelle delle sculture avvicinano fra loro le materie; ne mescolano gli umori, ingannano i sensi. Il ferro si piega al cospetto del fuoco. La terra, al contrario, si rassoda. Effetti uguali e contrari.
In tutto ciò, l'imprevisto è sorprendente. Come nei colori mutanti degli smalti, dell'oro, degli ossidi, o nei margini scottati dei libri sottratti alla caducità della carta. «La mia ambizione è suscitare negli altri la memoria» confessa Maria Cristina Carlini, pensando alla reazione dell'osservatore davanti al palpito universale delle sue opere. Ma la memoria è veicolata dal reperto; è custodita nelle pieghe dell'argilla, nelle venature dei tronchi, nella sabbia e persino nell'acqua dove si riflettono le lamiere ossidate dal tempo. Stupisce come la dura fisicità delle creature di Maria Cristina Carlini sia portatrice di un sentimento immateriale.
Il sentimento dell'eterno, così sublime, incalcolabile nella sua estensione atemporale, si esprime paradossalmente nella piena concretezza di elementi tutt'altro che aerei, terra, legno, ferro, sottomessi però alla rapidità dinamica del fuoco. Sono le famose categorie calviniane: leggerezza e rapidità. Come diceva, Bachelard: «Tutto ciò che cambia velocemente si esprime attraverso il fuoco». Non sarà un caso che anche la stele più monumentale di Maria Cristina Carlini, emersa dal sottosuolo come l'insegna di una civiltà primitiva, contenga in sé la leggerezza del pensiero e la rapidità del gesto.*

*estratto dal testo scientifico a corredo del catalogo, in uscita a fine mostra, in italiano e inglese, a cura di Chiara Gatti e con testi critici di Chiara Gatti e Paolo Campiglio comprendente le opere esposte e un nucleo di lavori significativi del percorso artistico degli ultimi anni.

Maria Cristina Carlini
Il percorso della scultrice Maria Cristina Carlini ha inizio nei primi anni Settanta a Palo Alto, in California. Rientrata in Europa, a Bruxelles, continua la sua attività artistica. A Milano, frequenta lo studio di ceramica del pittore Concetto Tamburello e apre il suo laboratorio in Brera. Nel 1983 inaugura la prima personale alla Rocca di Angera e dal 1984 segue corsi di perfezionamento presso il Californian College of Arts and Crafts di Oakland a San Francisco ed espone in mostre personali e collettive. Nel 1992 si inserisce nell’ambiente parigino con la mostra Découvertes ’92 al Grand Palais di Parigi; l’anno successivo la Christine Colmant Art Gallery di Bruxelles ospita le sue opere. Oltre al grès e alla terra lavica, entrano a far parte della sua espressività materiali come l’acciaio corten, il ferro, il legno per lavori di dimensioni monumentali. Il 2004 la vede protagonista a Roma in Sant’Ivo alla Sapienza, Archivio di Stato con una personale promossa dal Ministero per i Beni Culturali dal titolo Tracce e Luoghi. Nello stesso anno le viene assegnato il Premio delle Arti. Premio della Cultura, XVI edizione per la scultura, e nel 2005 nella XVII edizione, viene designata Artista dell’anno. A Torino espone nel complesso monumentale di Palazzo Reale la personale dal titolo Stanze; nello stesso anno il Museo Nazionale di Villa Pisani a Strà-Venezia ospita la personale Reperti. Nel 2006 espone alla mostra dal titolo Terre, presso l’Archivio Centrale di Stato di Roma Eur; per l’occasione viene collocata in permanenza, nel piazzale, la grande scultura Fortezza. Partecipa poi a Stemperando 2007, presso la Galleria Civica d’Arte Moderna di Spoleto, Palazzo Collicola e inaugura a Milano la scultura monumentale La Porta della Giustizia, accolta nel piazzale della Corte dei Conti. Nel 2008 è collocata in permanenza La vittoria di Samotracia a Cosenza, in concomitanza con l’esposizione alla Biblioteca Nazionale. Nel 2008 l’Istituto Italiano di Cultura di Praga ospita una sua personale, contemporaneamente esegue la scenografia per l’opera Ecco la mia bell’Orsa, musiche di Federico Gozzellino, in scena al Teatro Nazionale di Praga. In seguito espone all’Archivio di Stato di Milano con una mostra a cura di Gillo Dorfles. Di grande rilievo internazionale sono le mostre del 2009: Parigi ospita le sue sculture monumentali nella Mairie del V arrondissement e nelle vie del centro storico. In seguito le sue grandi opere arrivano nelle strade di Madrid. A Loreto alcuni lavori sono protagonisti di Inventario Contemporaneo, nelle cantine del Bramante e l’imponente scultura Pellegrini rimane in permanenza nei Giardini di Porta Marina. In seguito è insignita a Roma, in Campidoglio, del Premio Ignazio Silone per la Cultura. Il 2009 si conclude con una presentazione alla Collezione Guggenheim di Venezia, dove è presentato un volume, a cura di Yacouba Konaté, che ripercorre le principali tappe artistiche attraverso i testi di sedici critici internazionali. Nel 2010 in occasione delle celebrazioni per il quarantesimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Cina, è nominata rappresentante della città di Milano e invitata a partecipare all’Expo di Shangai con sculture monumentali. L'opera Viandanti II viene accolta in permanenza davanti all’Ambasciata italiana a Pechino; nella storica Città Proibita inaugura la personale Colloquio tra giganti. A Jinan, capitale della provincia di Shandong, in Cina, espone una personale presso la Shandong University of Art and Design; sempre nel 2010 a Tianjin la scultura monumentale Letteratura II è collocata in permanenza. Di nuovo a Pechino, in occasione della IV Biennale d’Arte, Carlini è presente con l’opera inedita Le Danzatrici, al NAMOC, National Art Museum of China, dove entra a far parte della collezione. In concomitanza con la World Expo 2010, Shanghai la accoglie con un’esposizione di lavori monumentali in Piazza del Popolo e la scultura Legami II rimane in permanenza presso lo Sculpture Park. Ancora nel 2010 espone a Denver nei campus universitari di Auraria e del Rocky Mountain College of Art+Design e le due opere monumentali Madre e Out & Inside restano in permanenza. Davanti all’ingresso del Dade College, a Miami, viene collocata l’imponente Vittoria di Samotracia. Nel 2011 Roscheng accoglie in permanenza Fortezza II; a Miami Icaro inaugura il nuovo Parco della Scultura e resta in esposizione permanente. Durante il 2012 è presente a Milano con la personale alla Fondazione Mudima e alla Fondazione Stelline; a Varese è accolta a Villa Recalcati dove Bosco rimane in permanenza. Nel 2013 partecipa alla collettiva Wunderkammer alle Gallerie d’Italia a Milano e a Link Art Fair Hong Kong, evento contemporaneo a Hong Kong Miami Basel oltre che al Consolato Italiano Generale a Hong Kong; quindi espone all’Università Bocconi. Nel corso del 2014 in occasione del semestre italiano di Presidenza europea, la personale Terra, fuoco, ferro, legno è esposta presso gli Istituti Italiani di Cultura di Colonia, Strasburgo e Zagabria. In occasione di EXPO in Fieramilano a Rho, è collocata la scultura La nuova città che sale, alta 10 metri; sempre per EXPO 2015 Vento è accolta in permanenza all’Idroscalo. Durante il 2016 a Superstudio Più espone una personale e partecipa al Salone del Mobile con l’opera monumentale Obelisco. Nel 2017 a Bologna in occasione di ArteFiera partecipa alla collettiva nella Ex Chiesa di San Mattia. Nel 2019 l’imponente scultura Origine è esposta a Parigi presso la Beffroi in Place du Louvre, mentre tre lavori della serie Alberi sono scelte come premi d’artista per i vincitori dei Made in Steel Awards, presso Fieramilano, a Rho. Nello stesso anno l’opera La Chiusa. Omaggio a Leonardo è allestita sotto le storiche arcate del Ponte Romano a Parma in occasione della IV edizione di PARMA 360 Festival della creatività contemporanea, e nel Museo del Parco di Portofino la scultura Impronte entra a far parte della collezione permanente.
Maria Cristina Carlini vive e lavora a Milano.
www.mariacristinacarlini.com

Maria Cristina Carlini, Museo Francesco Messina, Milano, 9/07/2020, © Alessandra Finzi

Maria Cristina Carlini: Geologie, memoria della terra
A cura di: Chiara Gatti
Da un progetto di: Raffaella Resch
Enti promotori: Comune di Milano - Assessorato alla Cultura - Studio Museo Francesco Messina

Dal 10 luglio al 8 settembre 2020
Orari: da giovedì a domenica ore 11-18
Ingresso: libero
Prenotazione (consigliata): https://museicivicimilano.vivaticket.it
Informazioni: T. 02 86453005 - c.museomessina@comune.milano.it
facebook / instagram: @museofrancescomessina
MM1 Cordusio / MM3 Missori
Uffici Stampa: IBC Irma Bianchi CommunicationT. +39 02 8940 4694 - M. + 39 334 3015713 - info@irmabianchi.it - www.irmabianchi.it
COMUNE DI MILANO | CULTURA: Elena Conenna - elenamaria.conenna@comune.milano.it; Rossella Molaschi - rossella.molaschi@comune.milano.it

STUDIO MUSEO FRANCESCO MESSINA
Via San Sisto 4/A
Milano

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l’OFFICINA della SCULTURA. GLI ATELIER NASCOSTI, 7 > 31 ottobre 2019, Milano, Bergamo, Arcore

Come si plasma l’argilla? E come si fonde il bronzo? Quali gli strumenti? Come sperimentare, toccare, modellare? In quali luoghi le idee si trasformano in tridimensione? Tanti quesiti per un progetto alla scoperta del mestiere dello scultore. l’Officina della Scultura risponde a queste e ad altre domande aprendo alcuni atelier durante il mese di ottobre e, anche per questa seconda edizione, sceglie tre protagonisti e tre luoghi: a Milano lo studio di Kengiro Azuma, a Bergamo la casa studio di Piero Cattaneo e ad Arcore (MB) la casa archivio di Nanni Valentini.
Tre artisti del Novecento, scultori capaci di rinnovare tecniche tradizionali con approcci e stili diversi, a tratti complementari. Attraverso visite guidate, laboratori e workshop, tutte attività gratuite, il pubblico grazie a due modalità specificatamente dedicate la prima al mondo scuola, la seconda agli adulti, è invitato a entrare in luoghi di norma chiusi o riservati agli addetti ai lavori, per scoprire gli spazi della creatività dove le opere d’arte nascono e prendono forma.
Il progetto, ideato e promosso da Associazione Piero Cattaneo di Bergamo, si pone come obbiettivo non solo di divulgare e promuovere la conoscenza dell’arte e delle tecniche ma anche di realizzare una vera e propria mappatura di artisti, luoghi e storia lunga oltre un secolo. l’Officina della Scultura presenta questa II edizione con il patrocinio di Regione Lombardia, Città Metropolitana di Milano, Comune di Milano, Provincia di Bergamo, Comune di Bergamo, Provincia di Monza Brianza, Comune di Arcore e Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia.
Grazie alla partecipazione degli eredi degli artisti, le visite guidate per il pubblico di adulti saranno condotte personalizzando il racconto non solo verso i valori artistici e le tecniche ma anche attraverso la descrizione del lavoro e della pratica quotidiana.
L’OFFICINA della SCULTURA. GLI ATELIER NASCOSTI II edizione dal 7 al 31 ottobre 2019 offre visite guidate e workshop gratuiti negli studi di Kengiro Azuma, Piero Cattaneo, Nanni Valentini,con la collaborazione di ADMaiora, gruppo specializzato in divulgazione didattica, e dell’artista ed educatrice museale Clara Luiselli, sono previsti laboratori ed esperienze tattili in cui i bambini e i ragazzi, dalle elementari agli istituti d’arte e ai licei, potranno non solo toccare le opere, ma capire le tecniche utilizzate, sperimentando in prima persona cosa significa creare. L’esperienza interattiva negli atelier prevede l’utilizzo di materiali e strumenti per dare una forma alla propria creatività.


Kengiro Azuma
| La forma interiore “Abbiamo l’occhio per vedere la luce, abbiamo l’orecchio per sentire il suono, abbiamo il cuore per sentire il tempo, sento la voce della stella, sento la voce dell’universo, sento la voce del nulla.
Kengiro Azuma (1926-2016), giapponese di nascita e milanese d’adozione, si è ispirato alla tensione plastica degli opposti: liscio e ruvido, pieno e vuoto, lucido e opaco, che riflette la contrapposizione della vita quotidiana: un dinamico equilibrio di realtà complementari poiché nulla può esistere senza il suo opposto.


Piero Cattaneo | Imprimere - riflettere “Con le mie opere credo di aver dato testimonianza del mio tempo nella mia vita”.
Piero Cattaneo (1929-2003) dagli esordi ha dedicato la sua ricerca alla scultura, utilizzando bronzo, acciaio inox e altri materiali. Creatore di mondi e architetture fantastiche, ha saputo unire il quotidiano con la materia fondendo pezzi unici che raccontano una storia e che riflettono le dinamiche del suo vivere.

Nanni Valentini | Le verità della terra “Il mio è fare, un fare primitivo, arcaico: è forse una pittura in rilievo dove la tavolozza è ottenuta dalle terre e l’immagine dai segni.
Nanni Valentini (1932-1985) ha raccontato la propria ricerca artistica attraverso la lavorazione della terra con l’aggiunta di altri elementi, dagli ossidi metallici, come la ruggine, a quelli chimici, come la soda, dando vita a un impasto animato da un’alchimia sorprendente di colori.

casa archivio Nanni Valentini via Tiziano 44/a Arcore MB


L’Associazione Piero Cattaneo, costituitasi il 14 gennaio 2010 come organismo senza fini di lucro, nasce con l’intento di promuovere la figura dell’artista Cattaneo (Bergamo 1929 – 2003), personalità dalla vivace creatività e la cui ricerca artistica si è imposta nel panorama dell’arte del XX secolo in più ambiti disciplinari: dalla scultura, suo primo strumento espressivo, alla medaglistica sino al campo dell’illustrazione. Divulgare la conoscenza della sua esperienza in relazione al contesto storico culturale in cui ha operato; studiare e diffondere l’andamento delle ricerche artistiche nel corso della seconda metà del ‘900 e proporre un dialogo aperto con le nuove realtà emergenti del XXI secolo è un obbiettivo importante di cui questa istituzione vuol farsi portatrice. L’Associazione è aperta a chiunque condivida le finalità di questo progetto culturale e a tutti coloro che vogliono comprendere più da vicino la dimensione dell’arte.

l’OFFICINA della SCULTURA. GLI ATELIER NASCOSTI
II edizione

Dal 7 al 31 ottobre 2019 visite guidate e workshop gratuiti
Ufficio stampa: adicorbetta comunicazione@adicorbetta.org - T.+39 02 36594081
ASSOCIAZIONE PIERO CATTANEO: info@pierocattaneo.org - T.+39 333 2698886 - officina scultura #officinascultura - www.pierocattaneo.org

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Maria Cristina Carlini: Concepire nella materia, Galleria Artespressione, Milano, dal 12 al 24/10/2019

In occasione della Quindicesima Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI, la galleria Artespressione di Milano di Paula Nora Seegy inaugura la mostra "Concepire nella materia. Opere scelte di Maria Cristina Carlini", accolta dal 12 al 24 ottobre 2019 nei centralissimi spazi nei pressi di via Torino.
L'esposizione, a cura di Matteo Pacini, presenta un'accurata selezione di sculture e carte di piccole e medie dimensioni, tra cui diversi inediti, dell'artista Maria Cristina Carlini, da oltre quarant'anni esponente di spicco del panorama internazionale.
Si spazia da sculture in grès, bronzo e a tecnica mista, come i Libri bruciati e i suoi iconici Crateri, accostati ad alcuni lavori dalla serie Le Monache e alla svettante Scala, fino alle opere su carta realizzate dall'artista negli ultimi anni. La rassegna quindi ben rappresenta l'instancabile sperimentazione di Maria Cristina Carlini con materiali differenti, da sempre fondamentale nella sua ricerca.
La forza dei suoi lavori risiede, infatti, nell'indissolubile legame con la materia quale elemento primordiale che rimanda all'origine del mondo, capace di evocare memorie in cui convivono passato e presente. E dalla materia così concepita prendono vita opere dalle forme essenziali, che evidenziano il profondo rapporto con la terra, l'uomo e la sua storia.
Dal 28/09/2019 l'opera "Impronte" di Maria Cristina Carlini è accolta dal prestigioso Museo del Parco di Portofino, Centro Internazionale di Scultura all'Aperto, presieduto da Daniele Crippa e curato da Serena Mormino, in collaborazione con l'Associazione Culturale AMARTE, ed entra a far parte della sua importante collezione permanente che annovera oltre 200 opere di affermarti artisti provenienti da tutto il mondo. (www.artdirectory-marussi.it/eventi/il-mupa-di-portofino-accoglie-in-permanenza-la-scultura-impronte-di-maria-cristina-carlini-28-09-2019/)

Maria Cristina Carlini fin da giovanissima esprime una forte passione per la ceramica, che inizia a lavorare assiduamente nei primi anni Settanta in California, per poi esprimersi con l'utilizzo di diversi materiali quali il grès, il ferro, l'acciaio corten, la lamiera, il legno di recupero e la resina, per creare bozzetti e sculture di piccole e grandi dimensioni.
La carriera internazionale di Maria Cristina Carlini è costellata di riconoscimenti e il suo percorso artistico vanta numerose mostre personali e collettive in prestigiose sedi pubbliche e private in tutto il mondo.
Le sue sculture monumentali sono presenti in permanenza in Europa, America e Asia, e numerose pubblicazioni testimoniano la sua intensa attività artistica, con contributi di affermati critici.
Maria Cristina Carlini vive a Milano, dove ha sede il suo studio in cui l'artista prosegue instancabile la sua fervida attività creativa. www.mariacristinacarlini.com

Concepire nella materia. Opere scelte di Maria Cristina Carlini
A cura di: Matteo Pacini
In occasione della: Quindicesima Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI
Dal 12 al 24 ottobre 2019
Inaugurazione: sabato 12 ottobre ore 11-20.30 e incontro con l'artista ore 18.30
Orari: martedì - sabato ore 12-19
Ingresso: libero
Informazioniwww.artespressione.comartespressione@gmail.com - Matteo Pacini - mpacini@artespressione.com - M. +39 329 9648086; Paula Nora Seegy - pnseegy@artespressione.com - M. +39 335 594 61 48
Ufficio Stampa: IBC Irma Bianchi Communication - T. +39 02 8940 4694 - M. +39 328 5910857 - info@irmabianchi.it

GALLERIA ARTESPRESSIONE
via della Palla 3 (angolo via Torino)
20123 Milano

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Il MuPa di Portofino accoglie in permanenza la scultura “IMPRONTE” di Maria Cristina Carlini, 28/09/2019

L'opera Impronte della scultrice Maria Cristina Carlini è accolta dal prestigioso Museo del Parco di Portofino, Centro Internazionale di Scultura all'Aperto, presieduto da Daniele Crippa e curato da Serena Mormino, in collaborazione con l'Associazione Culturale AMARTE, ed entra a far parte della sua importante collezione permanente che annovera oltre 200 opere di affermarti artisti provenienti da tutto il mondo.

Il lavoro di Maria Cristina Carlini è composto da 25 differenti segni, ‘impronte’, in un’unica composizione in grès e foglia d’oro su anima di ferro, a significare suggestioni del vissuto e memorie che uniscono il passato al presente, in senso universale. L’indissolubile legame tra i regni minerale, vegetale e animale è tra i temi maggiormente indagati dall’artista nella sua lunga attività e in quest’opera si esprime attraverso le forme modellate nel grès, che rimandano a fossili, tracce di una vita passata impresse nell’argilla, enigmatiche quanto ancora vive.

"Nelle mie opere intendo trasmettere le memorie che suscitano i materiali dei tempi antichi. Essendo sempre stati a contatto con l’uomo, questi resti ancestrali evocano nell’osservatore ricordi atavici, arcaiche memorie, che parlano direttamente all’uomo primigenio che c’è in noi".

Maria Cristina Carlini nei suoi lavori cerca sempre di trasmettere la forza dell’equilibrio tra gli elementi che permette la vita sulla Terra, costantemente minacciata dal genere umano, e sottende in ogni sua creazione un chiaro messaggio di rispetto per le risorse del nostro pianeta e per la natura; un messaggio importante e quanto mai attuale, soprattutto oggi dove uno stile di vita sostenibile è sempre più urgente.
Per questi motivi il Presidente Daniele Crippa e Serena Mormino, Curatrice del Parco, in accordo con l’artista hanno selezionato proprio Impronte: l’opera infatti si inserisce nel contesto in cui è accolta come una sorta di memoria della terra, che richiama segni, incisioni rupestri, resti fossili rintracciabili sia sui monti liguri che nelle zone lombarde da cui proviene l’artista.
Un’occasione preziosa per visitare il Museo del Parco, luogo di rara bellezza e fascino, dove la natura prospera e generosa si specchia nelle verdi acque del Mar Ligure all’interno di un’insenatura raccolta, che crea così uno scrigno d’arte e natura. Il Parco infatti ha preso vita sopra il terreno di un magnifico giardino botanico di circa tre ettari, su differenti terrazzamenti, proprietà del Barone Mumm, il quale, oltre a dedicarsi ai suoi vigneti, aveva creato agli inizi del secolo scorso una collezione di piante rare provenienti da ogni parte del mondo.
Questo spazio culturale in continua evoluzione, nato nei  primi anni Ottanta, ogni anno si arricchisce di nuove opere dei maggiori artisti a livello internazionale, come Alviani, Arman, Atchugarry, Angi, Basso, Beuyes, Bressani, Ceccobelli, Chiari, Cogorno, Corner, Costa, Cracking Art Group, De Molfetta, Depero, Dorfles, Fiume, Fontana, Galliani, Guttuso, Kosice, Marangoni, Marchegiani, Mondino, Patterson, Pignatelli, Polesello, Pomodoro, Man Ray, Rotella, Spoerri, M. Thun, Tolomeo, Vautier, Vigo, e ora Carlini, solo per ricordarne alcuni, e si configura come un punto di riferimento per gli appassionati di arte contemporanea, ma anche per chi vuole godere della bellezza che regala ogni volta il suggestivo dialogo tra arte e natura. 
La scultura si inserisce così nel suggestivo contesto del Parco come una sorta di memoria della terra.
Alla presentazione del 28 settembre, oltre ad un folto pubblico, ha partecipato il Rotary Club Milano Aquileia.

Maria Cristina Carlini, © Adriana Ferrari

Maria Cristina Carlini fin da giovanissima esprime una forte passione per la ceramica, un legame che l’accompagna per tutta la vita e punto di partenza per indagare materiali diversi quali ferro, acciaio corten, lamiera, resina, legno di recupero.
Dalla California a Bruxelles, poi nuovamente in Italia, continua ad approfondire e sperimentare le tecniche legate all’argilla: rappresentative in questo senso le sculture monumentali in cui l’artista unisce il ferro al grès dando vita a un connubio personalissimo e indissolubile.
La carriera internazionale di Maria Cristina Carlini è costellata di riconoscimenti, mostre personali e collettive in diverse sedi pubbliche e private internazionali, e le sue sculture monumentali sono presenti in permanenza in Europa, America e Asia.
Tra queste, l’ultima collocata in permanenza è La nuova città che sale - alta 10 metri - posta presso Fieramilano, a Rho, e presentata da Philippe Daverio in occasione di Expo 2015.

Maria Cristina Carlini
La nuova citta che sale, 2014, in permanenza presso fieramilano Rho
acciaio corten, legno, h 10 m, © Matteo Bernardini

Numerose pubblicazioni testimoniano l’intensa attività artistica di Maria Cristina Carlini ed hanno scritto di lei affermati critici, quali Luciano Caramel, Guo Xiao Chuan, Martina Corgnati, Gillo Dorfles, Carlo Franza, Flaminio Gualdoni, Yacouba Konaté, Frédérique Malaval, Paolo Levi, Laurence Pauliac, Elena Pontiggia, Cortney Stell.
Maria Cristina Carlini vive e lavora a Milano, dove il suo atelier è una fucina attiva in cui l’artista prosegue instancabile la sua fervida attività creativa, oltre a continuare ad esporre in tutto il mondo. www.mariacristinacarlini.com

"IMPRONTE" di Maria Cristina Carlini
Presentazione:
Sabato 28 settembre 2019, ore 11.30

Orari MuPa: da giugno a fine settembre tutti i giorni (eccetto il martedì) ore 10-13 e 15-19; da ottobre a maggio visite guidate solo su richiesta
Info pubblico:www.museodiportofino.it - serenamormino@gmail.com
Come arrivareIn Auto Uscita dalla A12 al casello di Rapallo, proseguire seguendo le indicazioni stradali per Santa Margherita Ligure e Portofino; In Treno Stazione di Santa Margherita Ligure Portofino, da cui proseguire per Portofino con i numerosi bus locali.
Ufficio stampa: IBC Irma Bianchi Communication - T. +39 02 89404694 - M. +39 328 5910857 - info@irmabianchi.it

Museo del Parco di Portofino, Centro Internazionale di Scultura all'Aperto
Molo Umberto I n. 11
16028 Portofino (GE)

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