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Archivi categoria : scultura

Lucia Leuci: La ragazza di città – Tempesta Gallery – Milano – Dal 25/09 al 19/12/2020

Inaugurazione giovedì 24 settembre 2020, ore 19:00


Tu credi, europeo marcio, di amare il deserto, la natura, la campagna, ma poi dici “finalmente” quando ricompaiono i segni dell’odiata civiltà.
Luciano Bianciardi, Viaggio in Barberia,1968

In città non si vive di solo smog.
Artemio, Il ragazzo di campagna, 1984

Voglio andare a vivere in campagna,
voglio la rugiada che mi bagna,
ma vivo qui in città, e non mi piace più,
in questo traffico bestiale
la solitudine ti assale e ti butta giù.
Toto Cutugno, Voglio andare a vivere in campagna, 1995

Tengo i ritmi serrati
In venti metri quadrati
Ho la morte negli occhi
E tengo i giorni contati
Fabri Fibra, Bugiardo, 2007

Tutti i giorni
Nella city
Vivi e muori
Nella city
C’è uno schema
Che ti butta giù
Non c’è Chiesa
Che ci salvi più
Marracash/Gué Pequeno, Nulla accade, 2016


Giovedì 24 settembre 2020 inaugura TEMPESTA gallery con la mostra La ragazza di città, personale di Lucia Leuci.

Il nuovo spazio in foro Buonaparte 68 a Milano ospita i lavori recenti dell’artista: sculture che ricostruiscono un ambiente domestico e figure antropomorfe in relazione ad esso.
Un racconto visivo riguardante la storia della città, ovvero una raccolta di emozioni di chi vi opera e degli eventi umani che vi hanno luogo. Le opere esposte proseguono la ricerca di Lucia Leuci sui materiali sintetici e naturali, gli elementi utilizzati in contrasto tra loro divengono strumento d’indagine metropolitana. Leuci, tramite l’utilizzo di coefficienti riconducibili a semplici esperienze quotidiane, mette in scena la fotografia intima di una collettività sempre più alla ricerca di quel mondo agricolo da cui in passato ci si è distanziati.
Gli esseri umani inurbati cercano oggi una collocazione individuale all’interno di uno scenario rurale dove l’agricoltura è sostenibile e rispettosa dell’ambiente.
Negli ultimi anni infatti si è delineata una forte attenzione verso l’utilizzo di materie prime genuine e prodotti freschi di filiera, promuovendo catene alimentari ecosostenibili e a basso impatto ambientale. Il desiderio di abitare in luoghi più ampi ha spinto gli abitanti della città a rivalutare la vita agricola trasferendosi in località amene: piccoli borghi e paesini bucolici dove il benessere personale è il perno di un’esistenza tranquilla, a dimensione umana.
L’epoca recente ha reso sempre più evidente il parossismo della città, dove gli spazi abitativi si sono rimpiccioliti e resi più costosi, tali da mettere in discussione la qualità della vita di chi li abita, di chi vi lavora e di chi vi sogna.
Il titolo della mostra è una citazione invertita del celebre film Il ragazzo di campagna, pellicola cult degli anni ‘80, in cui Renato Pozzetto incarna un personaggio genuino e umile proveniente dall’Italia (ancora) contadina alle prese con un modello di società improntato alla modernità e al consumismo. Oggi, l’uomo vive una città continua, senza più inizio né fine, sognando una dimensione naturale di prossimità, il verde perduto della nostra psiche.

Con l’intento di creare un dialogo linguistico ideale e una connessione che si estende su diversi orizzonti temporali, nella viewing room della galleria sarà presentata una selezione di opere storiche di Carol Rama (Torino, 1918-2015).

Tempesta Gallery nasce nell’anno del possibile cambiamento, il 2020, con la volontà dichiarata dal fondatore Simone Becchio di intraprendere un dialogo diretto, aperto e frontale sui rapporti tra esseri umani, la Natura e i vari ecosistemi socio-culturali.
Tematiche urgenti e non rimandabili, dall’antropocene al genere, affrontate con una nuova modalità di confronto e raffronto tra epoche e momenti diversi della storia dell’arte.
Un’innovativa linea progettuale che espone in modo dinamico e inaspettato il dialogo tra artisti storici e d’alta epoca con artisti contemporanei, italiani e internazionali, nei rinnovati spazi storici nel centro di Milano.

Lucia Leuci: La ragazza di città
Viewing room: Carol Rama
Dal
25 settembre al 19 dicembre 2020
Orari
:  martedì-sabato, dalle 11:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 19:00 e su appuntamento

Ingresso: libero - A causa dell’emergenza COVID-19 la Galleria TEMPESTA è aperta solo su appuntamento
Informazioni: M. +39 334 1376553 - info@tempestagallery.comwww.tempestagallery.com

TEMPESTA gallery
foro Buonaparte, 68
20121 Milano

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Kennedy Yanko: Because it’s in my blood – Galleria Poggiali – Milano – 24.09/20.11.2020

Inaugurazione giovedì 24 settembre 2020, ore 18:30 - 21:00


Lo spirito sovversivo del rame affilato e l’ambiguità percettiva del fragile lattice dalle tinte forti monocrome: dal 24 settembre 2020 al 20 novembre 2020, la Galleria Poggiali, nella sua sede di Milano, presenta Because it’s in my blood, prima personale in Italia dell’artista newyorchese Kennedy Yanko (St. Louis, 1988).
Because it’s in my blood, è un omaggio a Betty Davis.
Il titolo è preso in prestito dalla canzone F.U.N.Kcontenuta nell’album Nasty Gal del 1975. Simbolo di una generazione ed esempio di emancipazione sia per le donne che per la comunità afroamericana, Betty Davis, attraverso la sua musica, ha espresso la volontà di non dare per scontate le regole imposte da una società basata su principi ingiusti, gridando la sua indipendenza e insistendo nel continuare a vedere il mondo per come lei lo vedeva e non come gli altri pensavano dovesse vederlo. Ora ritorna più attuale che mai la necessità di essere liberi, di esprimere sé stessi senza censure. Censurare qualcosa solo perché non si è in grado di comprenderlo significa privarsi, sia individualmente che collettivamente, di crescita, turbamento e messa in discussione. 
In mostra nella galleria milanese, sette nuove produzioni, frutto di una ricerca in relazione alla combinazione di metallo di riuso e lattice dipinto che l’artista porta avanti da alcuni anni; opere di dimensioni variabili, dalle più piccole, Jimmie e Space che possono essere osservate nella loro interezza, alla più grande Crow, che occupa una parete intera. I titoli delle opere si ispirano alle parole usate da Davis, personificando gli elementi della vita della cantante e amplificando il rapporto che intercorre tra le opere. Anche se queste forme astratte potrebbero non richiamare immediatamente le immagini dell'era FUNK, la loro ambiguità nel contesto di Betty Davis consente agli spettatori di esplorare le riflessioni che sorgono nel pensare a questa icona femminile sottovalutata e alle opere di Yanko.

Yanko riconosce come il metallo faccia pensare subito all’industria ma per lei si tratta semplicemente di un materiale derivato dalla natura. È composto di atomi come il resto della materia e ha la capacità di mutare, trasformarsi e cambiare; il lattice dipinto che incorpora nella sua pratica estrae questa malleabilità dal metallo e aumenta la portata e la sensibilità di ogni opera. Le opere esposte in Because it’s in my blood imbrigliano questo spirito sovversivo, invitando l'osservatore a mettere in discussione ciò che vede. Fedeli a Betty Davis e a un'influenza surrealista, le sculture offrono un’irrisolvibile ambiguità e invitano lo spettatore a esaminarli e riesaminarli.

In occasione della mostra è stato realizzato un volume edito dalla Galleria Poggiali contenete un testo critico dello scrittore e curatore newyorchese Cristian Viveros-Fauné.
Viveros-Fauné collabora con importanti testate internazionali, di settore e non, come ad esempio Art in America, artnet, Artnews, ArtNexus, Frieze, The New Yorker e The New York Press; si ricordano inoltre alcuni dei suoi testi critici scritti per mostre di grande successo, fra cui, Authentic/Ex-centric: Conceptualism in Contemporary African Art (49° Biennale di Venezia), Beuys and Beyond (Deutsche Bank Collection traveling exhibition), Ahmed Alsoudani (Phoenix Art Museum, Phoenix, USA).


A collection of subversive copper and monochromatic paint skin sculptures: from 24 September to 20 November 2020, the Poggiali Gallery presents, Because it’s in my blood, New York artist Kennedy Yanko’s first solo show in Milan.
Because it’s in my blood is a tribute to Betty Davis and the prowess she embodied. The title, selected from F.U.N.K, a track featured in Betty Davis’ 1975 album Nasty Gal, alludes to Davis’ determination to be who she is, and her unwillingness to be otherwise. Through her music she refused rules imposed by a society based on unjust principles, and insisted upon seeing the world as she saw it--not how others thought she should see it. This freedom to express oneself without censure is more relevant than ever. Censuring experience because we don’t understand it means depriving ourselves both individually and collectively the opportunity for growth, expansion and understanding. 
Seven new works--the outcome of Yanko’s years-long investigation into found metal and paint skin--are now on view in the gallery. Smaller works, like Space and Jimmie, are freestanding sculptures that allow for a birds-eye view, while Yanko’s largest work, Crow, demands an entire wall. Each work’s title draws upon words from Davis’ vernacular, personifying elements of the singer’s life and furthering the relationship among the pieces. While these abstract forms may not immediately recall images of the FUNK era, their ambiguity in the context of Betty Davis allows viewers to explore thoughts that arise in thinking about this underappreciated female icon and metal and paint skin works. 
Yanko recognizes that metal often summons thoughts of industry, but for her, it’s simply a material derived from nature. It’s made from atoms like the rest of matter, and has the ability to shift, morph, and change existences; the paint skins that she incorporates in her practice tease out this malleability from the metal, and add to the scope and sensitivity of each work. The works of Because it’s in my blood harness this subversive spirit, inviting the observer to question what they immediately see. True to Betty Davis, and a Surrealist influence, the sculptures offer an unresolvable ambiguity that requires viewers to create new schemas for what they see through the sensations they receive from the work.
The show will be accompanied by a catalogue published by Galleria Poggiali complete with a critical essay by New York-based writer and curator, Cristian Viveros-Fauné. Viveros-Fauné works with important international journals such as Art in America, artnet, Artnews, ArtNexus, Frieze, The New Yorker and The New York Press. He has also written essays for highly successful exhibitions, including  Authentic/Ex-centric: Conceptualism in Contemporary African Art (49th Venice Biennale), Beuys and Beyond (Deutsche Bank Collection travelling exhibition) and Ahmed Alsoudani (Phoenix Art Museum, Phoenix, USA).


Kennedy Yanko: Because it's in my blood
Orari
: Martedì - Sabato: 10.30 - 13.30 / 15 - 19
Ingresso: libero
Informazioni
: www.galleriapoggiali.com - info@galleriapoggiali.com - T. +39 02 72095815 - Lara Facco - M. +39 349 2529989 - lara@larafacco.com

Galleria Poggiali Milano
Foro Buonaparte 52

20121 Milano

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Arte che incontra l’Arte: scultura, pittura, fotografia in masseria – Masseria Palombara – Oria (Brindisi) – fino al 27/09/2020

Un grande segnale artistico e culturale viene dal cuore della Puglia con la mostra dal titolo “Arte che incontra l’Arte: scultura, pittura, fotografia in masseria” accolta negli spazi della storica Masseria Palombara, a cura di Diego Viapiana, dal 31 luglio al 27 settembre; l’importante rassegna approfondisce il dialogo tra molteplici linguaggi artistici internazionali della contemporaneità e si sofferma sull’intenso rapporto fra arte e natura.
La mostra gode del Patrocinio di Pugliapromozione; l’inaugurazione di venerdì 31 luglio, ha visto la presenza di Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia, e di Nancy Dell’Olio, ambasciatrice della Puglia nel mondo.
Gli artisti coinvolti si confrontano sul tema della natura e le loro opere – sculture, fotografie, installazioni, pittura e video – ben si integrano nello spazio espositivo della Masseria, luogo in cui la natura ha un ruolo preponderante e privilegiato da secoli, simbolo della cultura pugliese e della sostenibilità ambientale. 
Il percorso espositivo, che vede un alternarsi di opere di alto profilo artistico, si snoda nell’area archeologica, nella tipica torre colombaia, nei prati, nei viali alberati, nel capannone agricolo in tufo dell’antica Masseria Palombara, edificata tra il 1500 e il 1700, immersa nella vegetazione pugliese.

Maria Cristina Carlini è presente con quattro sculture monumentali che confermano l’interesse dell’artista verso la natura e i suoi elementi. Le opere istituiscono un legame profondo con il luogo; Babele, torre in legno di recupero e malta bianca, richiama arcaiche costruzioni ed è in sintonia con il paesaggio che la circonda. Incontro, in acciaio corten, alta oltre 3 metri, è collocata accanto a ulivi secolari e simboleggia una sorta di grande abbraccio che allude all’unione e al rispetto dell’uomo per l’ambiente. La grande scultura in legno di recupero e foglia d’oro, La Chiusa omaggio a Leonardo, si collega al lavoro rurale e al progresso in armonia con la natura. Di forte impatto la scultura Legni dalle linee morbide proiettate verso l’alto e accolta al centro della torre colombaia caratterizzata dall’alternarsi di pieni e vuoti. Un perfetto connubio originato dall’intima attenzione e dal rispetto che l’artista ripone nei confronti della terra e di tutto ciò che ad essa è connesso.

Gli artisti presenti in mostra sono: Elizabeth Aro, Silvia Celeste Calcagno, Maria Cristina Carlini, Davide Coltro, Felix Curto, Ines Fontenla, Domenico Grenci, Maria Lai, Antonio Marchetti Lamera, Enrico Minguzzi, Alessandro Saturno, Elisabeth Scherffig, Eltjon Valle, Alec Von Bargen.
L’esposizione è inoltre un omaggio a Dino Clavica, artista pugliese prematuramente scomparso lo scorso anno.
L’evento è realizzato in collaborazione con la Nuova Galleria Morone di Milano, con il sostegno di Allianz Bank e grazie all’Architetto Alessio Carbone.

ARTE CHE INCONTRA L’ARTE. Scultura | pittura | fotografia in masseria
A cura di: Diego Viapiana

Dal 31 luglio al 27 settembre 2020
Inaugurazione: venerdì 31 luglio, ore 19
Orari: tutti i giorni dalle 18.30 alle 22.00
Ingresso:libero
Informazioni: T. +39.0831.849784 - reception@masseriapalombara.euwww.masseriapalombararesosrt.com
Ufficio Stampa Maria Cristina Carlini: IBC Irma Bianchi Communication - T. +39 02 8940 4694 - M. + 39 334 3015713 - info@irmabianchi.itwww.irmabianchi.it

Masseria Palombara
SP 57 - via per Manduria Km 3,00
72024 Oria (Brindisi)

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Maria Cristina Carlini: Geologie, memoria della terra, Studio Museo Francesco Messina, Milano, dal 10/07 al 8/09/2020

Dal 10 luglio all’8 settembre 2020 la mostra Maria Cristina Carlini: Geologie, memoria della terra a cura di Chiara Gatti, da un progetto di Raffaella Resch, è accolta allo Studio Museo Francesco Messina, ex Chiesa di San Sisto.
La mostra è inserita tra gli eventi di MILANO MUSEOCITY 2020, dal venerdì 31 luglio alla domenica 2 agosto.
Appuntamenti in mostra con la curatrice Chiara Gatti 
giovedì 30 luglio, ore 17
giovedì 27 agosto, ore 17
giovedì 3 settembre, ore 17

Un dialogo ideale fra maestri della scultura. Le opere monumentali di Maria Cristina Carlini abitano gli spazi appartenuti un tempo a Francesco Messina (1900 - 1995) che ancora custodiscono le sue cere, i bronzi, le crete, nel silenzio della ex chiesa di San Sisto. Qui, fra i ritratti di donna e gli atleti del grande scultore del Novecento, crescono i boschi e si moltiplicano le impronte, i crateri e le pagine arse di Maria Cristina Carlini.
Segni, tracce, memorie di un paesaggio che evocano geografie e geologie ispirate agli umori della terra, ai luoghi selvatici di una natura arcaica e, insieme, sublime.
Questa mostra assume un significato ancora più potente nel momento che stiamo vivendo con il Covid-19.
È un richiamo agli elementi essenziali del nostro pianeta e della nostra vita e al contempo ci rivela e sottolinea l'elemento fondante dell'uomo ossia la sua storia, le sue origini, le sue radici, la nostra identità, le tracce del nostro passato da cui trovare rinnovata forza vitale per ridisegnare il nostro futuro nel rispetto della natura in una operosità rinascimentale.
Queste  immagini arcaiche sono di immediato impatto emotivo perché contengono gli elementi presenti nel nostro DNA. Non hanno bisogno di substrati concettuali, sono dirette.

Promossa e organizzata dal Comune di Milano - Cultura e dallo Studio Museo Francesco Messina, la mostra è inserita nel palinsesto “I Talenti delle Donne” che dedica l’anno 2020 al mondo delle donne e al contributo da loro offerto in tutte le aree della vita collettiva, e fa parte di “Aria di cultura”, il calendario di iniziative culturali che accompagna l’estate milanese.
Filippo Del Corno, assessore alla Cultura: “Negli evocativi spazi della ex chiesa di San Sisto si conservano le opere e la memoria del gesto creativo di un grande scultore italiano: un luogo perfetto per incrociare il lavoro di una scultrice capace di “giocare” con lo spazio e la materia, il cui talento artistico va ad arricchire la molteplice varietà delle iniziative dedicate a ‘I Talenti delle Donne’”.

Nella navata dai soffitti a doppia altezza della chiesa, sono poste le sculture di grandi dimensioni. Legni è una foresta orizzontale, che si profila nel fuoco prospettico dell'abside, visionario luogo degli accadimenti dove le teste di Messina affiorano fra i tronchi con un effetto teatrale lirico e onirico. Come “portali”, attraverso cui si compie la trasfigurazione della materia semplice in qualcosa di simbolico, grazie all’azione dello scultore e attraverso la presenza percettiva e attiva dello spettatore, opere come Origine e il Libro dei morti rappresentano la fase di creazione, il passaggio dall’inerte al vitale.
Il tema della germinazione di un modulo all'infinito nutre colonne della conoscenza che si arrampicano nelle cappelle laterali. Lamiera e piombo distillano energia e potenza semantica nelle pagine dipanate nell'aria come una stele o un antro rupestre.
Fantasmi del lago è un totem ottenuto con lamiera modellata a sezioni prismatiche verticali, rese opache dal trattamento della superficie come se fossero evanescenti, umbratili.
Mentre nella cripta una sequenza di Impronte recano incise nella materia alfabeti e vestigia di una presenza passata e si distendono al suolo, visibili dalla navata come resti di un'archeologia sepolta nella terra, nelle stanze destinate un tempo allo studio di Messina, le installazioni ambientali distillano due cicli importanti di Maria Cristina Carlini, i Crateri e i Libri bruciati. Qui, il senso della materia e del colore, la pelle vibrante della scultura, gli smalti e gli ossidi plasmano elementi sottratti alla natura e alla storia dell'uomo, alla orografia del territorio e alla cultura ancestrale.

Maria Fratelli, direttrice del Museo Messina: “Le opere di Maria Cristina Carlini traghettano dentro la navata di San Sisto l'esperienza internazionale dei maestri del Novecento nel cui novero si inserisce la sua scultura e la accostano alle opere di Francesco Messina. Dal confronto scaturisce la forza della scultura quale lingua viva. Per mano di una donna, una grande scultrice milanese che merita questo omaggio, il Museo Messina si fa paesaggio, memoria e terra”.

In esterno, in dialogo col prospetto barocco della facciata, spicca il sontuoso Samurai, simbolo della mostra, armatura di legno e acciaio corten per un volume lineare e sintetico; armonia e ritmo degli elementi plastici evocano un tessuto, una maglia, una cotta attraversata dall'aria e dal vento. Perfezione calligrafica in omaggio alla sintesi assoluta della cultura d'oriente. L’installazione Samurai al termine della mostra rimarrà esposta durante la settimana di Art Week e nei giorni di MiArt.
In mostra è presente un filmato realizzato da Storyville con la regia di Stefano Conca Barizzoni dedicato all’atelier dell’artista e alle opere esposte.

«Il fuoco è l'ultimo artefice». Maria Cristina Carlini non ha dubbi sul potere degli elementi. «Fuoco, terra e acqua sono carichi di memoria - dice - sono materiali antichi che portano con sé le nostre origini». Questo spiega l'impatto emotivo che i suoi colossi di argilla, legno e ferro generano nello spettatore al primo sguardo. Una sorta di richiamo ancestrale. Un riconoscersi nella materia di cui è fatto il mondo.
L'antropologo Georges Bataille, nel suo piccolo ma intensissimo volumetto dedicato ai dipinti rupestri delle caverne di Lascaux, parlava di una «comunicazione fra spiriti. Per questo motivo l'“uomo di Lascaux” riesce a comunicare persino con quella lontana posterità che è per lui l'umanità odierna, alla quale sono pervenuti, scoperti quasi ieri, questi dipinti immuni dalla scorrere del tempo». Anche le forme, le superfici, i sedimenti, i colori di Maria Cristina Carlini sembrano sopravvissuti ai secoli e possiedono questa capacità di collegare intimamente la nostra esistenza odierna a un passato remoto, sepolto nelle cavità della terra. Dalle fucine dove il fuoco plasma e solidifica l'anima fragile delle sue sculture consegnate ai forni, l'artista estrae reperti, stele, vessilli, coppe, libri riarsi dal calore che il fuoco - “l'ultimo artefice” - piega alle sue intemperanze.
E viene in mente una lunga letteratura del fuoco che, nella storia dell'arte del Novecento, vede Maria Cristina Carlini raccogliere idealmente le parole di Yves Klein «sono certo che nel cuore del vuoto, come nel cuore dell’uomo, ci sono dei fuochi che ardono». Ma mentre per Klein, la fiamma procreatrice generava effetti evanescenti, sospensioni assolute nelle combustioni che sottraevano peso alla consistenza, per Carlini il senso della pietra, della lava che si cristallizza, della terra che diviene inscalfibile, ha un valore primigenio, arcaico e aspro, come i cretti del suolo all'indomani della deriva di Pangea. E lei, come un demiurgo che imprime il suo gesto alla forma inerme, sigla un patto di alleanza con gli elementi del cosmo, domandone la natura ma, allo stesso tempo, lasciando che essi vivano di una energia propria, irreprimibile.
«La terra: la tocco, la plasmo, la manipolo. È una mia creatura. Ma è fortissima. Ha i suoi tempi, la sua identità. Confrontandomi con lei, ho imparato la pazienza». Così, da questa relazione fatta di tensioni e avvicinamento, azione e pausa, rispetto e volontà, nascono impronte, tracce, segni iconici come offerte votive, sculture totemiche in grado di interagire con lo spazio e l'aria che gli frulla intorno, aggiungendo ai profili della terra un disegno dell'uomo. Un progetto dell'uomo. Maria Cristina Carlini è, di fatto, una architettrice e i suoi progetti abitano luoghi del paesaggio e del quotidiano modificati dalla loro presenza, dalla loro potenza. Panorami modificati da colonne della conoscenza, fonti della saggezza, monoliti di terra e acciaio, totem di legno antico sottratto a un passato d'ombra. «L'acciaio sembra terra. La terra sembra acciaio». I colori torbati che il fuoco ha impresso alla pelle delle sculture avvicinano fra loro le materie; ne mescolano gli umori, ingannano i sensi. Il ferro si piega al cospetto del fuoco. La terra, al contrario, si rassoda. Effetti uguali e contrari.
In tutto ciò, l'imprevisto è sorprendente. Come nei colori mutanti degli smalti, dell'oro, degli ossidi, o nei margini scottati dei libri sottratti alla caducità della carta. «La mia ambizione è suscitare negli altri la memoria» confessa Maria Cristina Carlini, pensando alla reazione dell'osservatore davanti al palpito universale delle sue opere. Ma la memoria è veicolata dal reperto; è custodita nelle pieghe dell'argilla, nelle venature dei tronchi, nella sabbia e persino nell'acqua dove si riflettono le lamiere ossidate dal tempo. Stupisce come la dura fisicità delle creature di Maria Cristina Carlini sia portatrice di un sentimento immateriale.
Il sentimento dell'eterno, così sublime, incalcolabile nella sua estensione atemporale, si esprime paradossalmente nella piena concretezza di elementi tutt'altro che aerei, terra, legno, ferro, sottomessi però alla rapidità dinamica del fuoco. Sono le famose categorie calviniane: leggerezza e rapidità. Come diceva, Bachelard: «Tutto ciò che cambia velocemente si esprime attraverso il fuoco». Non sarà un caso che anche la stele più monumentale di Maria Cristina Carlini, emersa dal sottosuolo come l'insegna di una civiltà primitiva, contenga in sé la leggerezza del pensiero e la rapidità del gesto.*

*estratto dal testo scientifico a corredo del catalogo, in uscita a fine mostra, in italiano e inglese, a cura di Chiara Gatti e con testi critici di Chiara Gatti e Paolo Campiglio comprendente le opere esposte e un nucleo di lavori significativi del percorso artistico degli ultimi anni.

 

Maria Cristina Carlini
Il percorso della scultrice Maria Cristina Carlini ha inizio nei primi anni Settanta a Palo Alto, in California. Rientrata in Europa, a Bruxelles, continua la sua attività artistica. A Milano, frequenta lo studio di ceramica del pittore Concetto Tamburello e apre il suo laboratorio in Brera. Nel 1983 inaugura la prima personale alla Rocca di Angera e dal 1984 segue corsi di perfezionamento presso il Californian College of Arts and Crafts di Oakland a San Francisco ed espone in mostre personali e collettive. Nel 1992 si inserisce nell’ambiente parigino con la mostra Découvertes ’92 al Grand Palais di Parigi; l’anno successivo la Christine Colmant Art Gallery di Bruxelles ospita le sue opere. Oltre al grès e alla terra lavica, entrano a far parte della sua espressività materiali come l’acciaio corten, il ferro, il legno per lavori di dimensioni monumentali. Il 2004 la vede protagonista a Roma in Sant’Ivo alla Sapienza, Archivio di Stato con una personale promossa dal Ministero per i Beni Culturali dal titolo Tracce e Luoghi. Nello stesso anno le viene assegnato il Premio delle Arti. Premio della Cultura, XVI edizione per la scultura, e nel 2005 nella XVII edizione, viene designata Artista dell’anno. A Torino espone nel complesso monumentale di Palazzo Reale la personale dal titolo Stanze; nello stesso anno il Museo Nazionale di Villa Pisani a Strà-Venezia ospita la personale Reperti. Nel 2006 espone alla mostra dal titolo Terre, presso l’Archivio Centrale di Stato di Roma Eur; per l’occasione viene collocata in permanenza, nel piazzale, la grande scultura Fortezza. Partecipa poi a Stemperando 2007, presso la Galleria Civica d’Arte Moderna di Spoleto, Palazzo Collicola e inaugura a Milano la scultura monumentale La Porta della Giustizia, accolta nel piazzale della Corte dei Conti. Nel 2008 è collocata in permanenza La vittoria di Samotracia a Cosenza, in concomitanza con l’esposizione alla Biblioteca Nazionale. Nel 2008 l’Istituto Italiano di Cultura di Praga ospita una sua personale, contemporaneamente esegue la scenografia per l’opera Ecco la mia bell’Orsa, musiche di Federico Gozzellino, in scena al Teatro Nazionale di Praga. In seguito espone all’Archivio di Stato di Milano con una mostra a cura di Gillo Dorfles. Di grande rilievo internazionale sono le mostre del 2009: Parigi ospita le sue sculture monumentali nella Mairie del V arrondissement e nelle vie del centro storico. In seguito le sue grandi opere arrivano nelle strade di Madrid. A Loreto alcuni lavori sono protagonisti di Inventario Contemporaneo, nelle cantine del Bramante e l’imponente scultura Pellegrini rimane in permanenza nei Giardini di Porta Marina. In seguito è insignita a Roma, in Campidoglio, del Premio Ignazio Silone per la Cultura. Il 2009 si conclude con una presentazione alla Collezione Guggenheim di Venezia, dove è presentato un volume, a cura di Yacouba Konaté, che ripercorre le principali tappe artistiche attraverso i testi di sedici critici internazionali. Nel 2010 in occasione delle celebrazioni per il quarantesimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Cina, è nominata rappresentante della città di Milano e invitata a partecipare all’Expo di Shangai con sculture monumentali. L'opera Viandanti II viene accolta in permanenza davanti all’Ambasciata italiana a Pechino; nella storica Città Proibita inaugura la personale Colloquio tra giganti. A Jinan, capitale della provincia di Shandong, in Cina, espone una personale presso la Shandong University of Art and Design; sempre nel 2010 a Tianjin la scultura monumentale Letteratura II è collocata in permanenza. Di nuovo a Pechino, in occasione della IV Biennale d’Arte, Carlini è presente con l’opera inedita Le Danzatrici, al NAMOC, National Art Museum of China, dove entra a far parte della collezione. In concomitanza con la World Expo 2010, Shanghai la accoglie con un’esposizione di lavori monumentali in Piazza del Popolo e la scultura Legami II rimane in permanenza presso lo Sculpture Park. Ancora nel 2010 espone a Denver nei campus universitari di Auraria e del Rocky Mountain College of Art+Design e le due opere monumentali Madre e Out & Inside restano in permanenza. Davanti all’ingresso del Dade College, a Miami, viene collocata l’imponente Vittoria di Samotracia. Nel 2011 Roscheng accoglie in permanenza Fortezza II; a Miami Icaro inaugura il nuovo Parco della Scultura e resta in esposizione permanente. Durante il 2012 è presente a Milano con la personale alla Fondazione Mudima e alla Fondazione Stelline; a Varese è accolta a Villa Recalcati dove Bosco rimane in permanenza. Nel 2013 partecipa alla collettiva Wunderkammer alle Gallerie d’Italia a Milano e a Link Art Fair Hong Kong, evento contemporaneo a Hong Kong Miami Basel oltre che al Consolato Italiano Generale a Hong Kong; quindi espone all’Università Bocconi. Nel corso del 2014 in occasione del semestre italiano di Presidenza europea, la personale Terra, fuoco, ferro, legno è esposta presso gli Istituti Italiani di Cultura di Colonia, Strasburgo e Zagabria. In occasione di EXPO in Fieramilano a Rho, è collocata la scultura La nuova città che sale, alta 10 metri; sempre per EXPO 2015 Vento è accolta in permanenza all’Idroscalo. Durante il 2016 a Superstudio Più espone una personale e partecipa al Salone del Mobile con l’opera monumentale Obelisco. Nel 2017 a Bologna in occasione di ArteFiera partecipa alla collettiva nella Ex Chiesa di San Mattia. Nel 2019 l’imponente scultura Origine è esposta a Parigi presso la Beffroi in Place du Louvre, mentre tre lavori della serie Alberi sono scelte come premi d’artista per i vincitori dei Made in Steel Awards, presso Fieramilano, a Rho. Nello stesso anno l’opera La Chiusa. Omaggio a Leonardo è allestita sotto le storiche arcate del Ponte Romano a Parma in occasione della IV edizione di PARMA 360 Festival della creatività contemporanea, e nel Museo del Parco di Portofino la scultura Impronte entra a far parte della collezione permanente.
Maria Cristina Carlini vive e lavora a Milano.
www.mariacristinacarlini.com

Maria Cristina Carlini, Museo Francesco Messina, Milano, 9/07/2020, © Alessandra Finzi

Maria Cristina Carlini: Geologie, memoria della terra
A cura di: Chiara Gatti
Da un progetto di: Raffaella Resch
Enti promotori: Comune di Milano - Assessorato alla Cultura - Studio Museo Francesco Messina

Dal 10 luglio al 8 settembre 2020
Inserita tra gli eventi Milano MuseoCity 2020: venerdì 31 luglio -  domenica 2 agosto

Orari: da giovedì a domenica ore 11-18
Ingresso: libero
Prenotazione (consigliata): https://museicivicimilano.vivaticket.it
Informazioni: T. 02 86453005 - c.museomessina@comune.milano.it
facebook / instagram: @museofrancescomessina
MM1 Cordusio / MM3 Missori
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Milano

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l’OFFICINA della SCULTURA. GLI ATELIER NASCOSTI, 7 > 31 ottobre 2019, Milano, Bergamo, Arcore

Come si plasma l’argilla? E come si fonde il bronzo? Quali gli strumenti? Come sperimentare, toccare, modellare? In quali luoghi le idee si trasformano in tridimensione? Tanti quesiti per un progetto alla scoperta del mestiere dello scultore. l’Officina della Scultura risponde a queste e ad altre domande aprendo alcuni atelier durante il mese di ottobre e, anche per questa seconda edizione, sceglie tre protagonisti e tre luoghi: a Milano lo studio di Kengiro Azuma, a Bergamo la casa studio di Piero Cattaneo e ad Arcore (MB) la casa archivio di Nanni Valentini.
Tre artisti del Novecento, scultori capaci di rinnovare tecniche tradizionali con approcci e stili diversi, a tratti complementari. Attraverso visite guidate, laboratori e workshop, tutte attività gratuite, il pubblico grazie a due modalità specificatamente dedicate la prima al mondo scuola, la seconda agli adulti, è invitato a entrare in luoghi di norma chiusi o riservati agli addetti ai lavori, per scoprire gli spazi della creatività dove le opere d’arte nascono e prendono forma.
Il progetto, ideato e promosso da Associazione Piero Cattaneo di Bergamo, si pone come obbiettivo non solo di divulgare e promuovere la conoscenza dell’arte e delle tecniche ma anche di realizzare una vera e propria mappatura di artisti, luoghi e storia lunga oltre un secolo. l’Officina della Scultura presenta questa II edizione con il patrocinio di Regione Lombardia, Città Metropolitana di Milano, Comune di Milano, Provincia di Bergamo, Comune di Bergamo, Provincia di Monza Brianza, Comune di Arcore e Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia.
Grazie alla partecipazione degli eredi degli artisti, le visite guidate per il pubblico di adulti saranno condotte personalizzando il racconto non solo verso i valori artistici e le tecniche ma anche attraverso la descrizione del lavoro e della pratica quotidiana.
L’OFFICINA della SCULTURA. GLI ATELIER NASCOSTI II edizione dal 7 al 31 ottobre 2019 offre visite guidate e workshop gratuiti negli studi di Kengiro Azuma, Piero Cattaneo, Nanni Valentini,con la collaborazione di ADMaiora, gruppo specializzato in divulgazione didattica, e dell’artista ed educatrice museale Clara Luiselli, sono previsti laboratori ed esperienze tattili in cui i bambini e i ragazzi, dalle elementari agli istituti d’arte e ai licei, potranno non solo toccare le opere, ma capire le tecniche utilizzate, sperimentando in prima persona cosa significa creare. L’esperienza interattiva negli atelier prevede l’utilizzo di materiali e strumenti per dare una forma alla propria creatività.


Kengiro Azuma
| La forma interiore “Abbiamo l’occhio per vedere la luce, abbiamo l’orecchio per sentire il suono, abbiamo il cuore per sentire il tempo, sento la voce della stella, sento la voce dell’universo, sento la voce del nulla.
Kengiro Azuma (1926-2016), giapponese di nascita e milanese d’adozione, si è ispirato alla tensione plastica degli opposti: liscio e ruvido, pieno e vuoto, lucido e opaco, che riflette la contrapposizione della vita quotidiana: un dinamico equilibrio di realtà complementari poiché nulla può esistere senza il suo opposto.


Piero Cattaneo | Imprimere - riflettere “Con le mie opere credo di aver dato testimonianza del mio tempo nella mia vita”.
Piero Cattaneo (1929-2003) dagli esordi ha dedicato la sua ricerca alla scultura, utilizzando bronzo, acciaio inox e altri materiali. Creatore di mondi e architetture fantastiche, ha saputo unire il quotidiano con la materia fondendo pezzi unici che raccontano una storia e che riflettono le dinamiche del suo vivere.

Nanni Valentini | Le verità della terra “Il mio è fare, un fare primitivo, arcaico: è forse una pittura in rilievo dove la tavolozza è ottenuta dalle terre e l’immagine dai segni.
Nanni Valentini (1932-1985) ha raccontato la propria ricerca artistica attraverso la lavorazione della terra con l’aggiunta di altri elementi, dagli ossidi metallici, come la ruggine, a quelli chimici, come la soda, dando vita a un impasto animato da un’alchimia sorprendente di colori.

casa archivio Nanni Valentini via Tiziano 44/a Arcore MB


L’Associazione Piero Cattaneo, costituitasi il 14 gennaio 2010 come organismo senza fini di lucro, nasce con l’intento di promuovere la figura dell’artista Cattaneo (Bergamo 1929 – 2003), personalità dalla vivace creatività e la cui ricerca artistica si è imposta nel panorama dell’arte del XX secolo in più ambiti disciplinari: dalla scultura, suo primo strumento espressivo, alla medaglistica sino al campo dell’illustrazione. Divulgare la conoscenza della sua esperienza in relazione al contesto storico culturale in cui ha operato; studiare e diffondere l’andamento delle ricerche artistiche nel corso della seconda metà del ‘900 e proporre un dialogo aperto con le nuove realtà emergenti del XXI secolo è un obbiettivo importante di cui questa istituzione vuol farsi portatrice. L’Associazione è aperta a chiunque condivida le finalità di questo progetto culturale e a tutti coloro che vogliono comprendere più da vicino la dimensione dell’arte.

l’OFFICINA della SCULTURA. GLI ATELIER NASCOSTI
II edizione

Dal 7 al 31 ottobre 2019 visite guidate e workshop gratuiti
Ufficio stampa: adicorbetta comunicazione@adicorbetta.org - T.+39 02 36594081
ASSOCIAZIONE PIERO CATTANEO: info@pierocattaneo.org - T.+39 333 2698886 - officina scultura #officinascultura - www.pierocattaneo.org

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