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Archivi categoria : Personaggi

Amos Oz (Gerusalemme, 4/05/1939 – 28/12/2018)

Dopo una lunga malattia si è spento il grande scrittore e saggista israeliano Amos Oz, עמוס עוז – ויקיפדיה‎, nato Amos Klausner (Gerusalemme, 4/05/1939 - 28/12/2018).
Oltre ad essere stato autore di romanzi e saggi, Oz è stato giornalista e docente di letteratura alla Università Ben Gurion del Negev, a Be'er Sheva.
Sin dal 1967 è un autorevole sostenitore della "soluzione dei due stati" del conflitto arabo-israeliano.
Nel 2008 ha ricevuto una laurea honoris causa dall'Università di Anversa.
Nel 2007 ha vinto il premio "Premio Príncipe de Asturias de las Letras" e il premio Fondazione Carical Grinzane per la cultura mediterranea.
Nel 2008 ha ricevuto il premio Dan David, nello stesso anno ha vinto anche il Premio Internazionale Primo Levi. La cerimonia di consegna è avvenuta a Genova, Palazzo Ducale.
Nel suo romanzo autobiografico Una storia di amore e di tenebra, Oz ha raccontato, attraverso la storia della sua famiglia, le vicende storiche del nascente Stato di Israele dalla fine del protettorato britannico: la guerra di indipendenza, gli attacchi terroristici dei Fedayyin, la vita nei kibbutz.

Nella vita dello scrittore è stato determinante il suicidio della madre, avvenuto quando il piccolo Amos aveva appena dodici anni. L'elaborazione del dolore si sviluppa ben presto in un contrasto con il padre, un intellettuale vicino alla destra ebraica. Il contrasto padre-figlio portò alla decisione del ragazzo di entrare nel kibbutz Hulda e di cambiare il cognome originario "Klausner" in "Oz", che in ebraico significa "forza".
Circa metà dei suoi scritti sono ambientati a Gerusalemme sua città natale e nelle zone circostanti. I suoi genitori, Yehuda Arieh Klausner (in ebraico: יהודה אריה קלוזנר) e Fania Mussman (in ebraico: פאניה מוסמן‎?), erano immigrati sionisti dell'Europa Orientale.
Il padre di Amos aveva studiato storia e letteratura a Vilnius, Lituania, e a Gerusalemme era bibliotecario e scrittore.
Il nonno materno di Amos era proprietario di un mulino a Rovno, città che a quell'epoca apparteneva alla Polonia, oggi all'Ucraina. Il nonno Klausner in seguito si trasferì con la famiglia ad Haifa.
Molti membri della famiglia Klausner erano di destra, sostenitori del Partito revisionista sionista. Il prozio di Amos, Joseph Klausner, fu il candidato del partito Herut alle elezioni presidenziali vinte da Chaim Weizmann ed era docente di letteratura ebraica presso l'Università Ebraica di Gerusalemme.
Amos e la sua famiglia non erano religiosi e rifiutavano tutto ciò che nella religione percepivano come irrazionale. Ciononostante Amos Oz frequentò la scuola religiosa Tachkemoni, visto che la sola alternativa era la scuola socialista affiliata al Partito Laburista Israeliano e i suoi genitori l'avevano scartata per la diversità dei loro valori politici. La famosa poetessa Zelda fu una delle insegnanti di Amos. Amos poi compì gli studi secondari presso la scuola superiore ebraica di Rehavia.
La madre Fania si suicidò, in seguito a una forte depressione, quando Amos aveva dodici anni. Amos avrebbe poi elaborato le ripercussioni di questo tragico evento scrivendo il libro di memorie "Una storia di amore e di tenebra".
Amos aderì al Partito Laburista Israeliano e a 15 anni andò a vivere nel kibbutz di Hulda. Lì fu adottato dalla famiglia Huldai (il cui figlio primogenito Ron oggi è sindaco di Tel Aviv).
Amos si immerse totalmente nella vita del kibbutz e in questo periodo cambiò il suo cognome in "Oz". "Tel Aviv non era abbastanza radicale", disse Amos in seguito, "solo il kibbutz era abbastanza radicale". In ogni caso, come lui stesso racconta, Amos era "un disastro nei lavori agricoli... la barzelletta del kibbutz". Continuò a vivere e lavorare nel kibbutz fino a quando lui e sua moglie Nily si trasferirono ad Arad, nel 1986, a causa dell'asma di suo figlio Daniel. Però anche prima del trasferimento, visto il successo che aveva come scrittore, ebbe il permesso di diminuire gradatamente il tempo da dedicare al lavoro nel kibbutz: le royalties derivanti dai suoi libri erano tali da giustificarlo. Come disse lui stesso, Amos era diventato "un ramo della fattoria".
Come la maggior parte degli israeliani, Amos Oz ha prestato servizio nelle Forze di Difesa Israeliane. Alla fine degli anni cinquanta era arruolato nell'unità di fanteria Nahal e ha combattuto negli scontri al confine tra Israele e la Siria; durante la Guerra dei sei giorni (1967) era in una unità corazzata nel Sinai; durante la Guerra del Kippur (1973) ha combattuto sulle alture del Golan.
Dopo aver servito nell'unità Nahal, Oz studiò filosofia e letteratura ebraica all'Università Ebraica di Gerusalemme. A parte alcuni articoli nel bollettino del kibbutz e nel giornale Davar, Amos non ha pubblicato niente fino all'età di 22 anni, quando ha cominciato a pubblicare libri. La sua prima raccolta di racconti, "La terra dello sciacallo", è stata pubblicata nel 1965. Il suo primo romanzo, "Elsewhere, Perhaps", è stato pubblicato nel 1966. Ha cominciato a scrivere ininterrottamente, pubblicando in media un libro l'anno con la casa editrice del Partito Laburista, Am Oved. Oz ha lasciato Am Oved per l'editore Keter, nonostante la sua affiliazione politica, perché il contratto esclusivo con Keter gli garantiva uno stipendio mensile fisso indipendentemente dalla frequenza di pubblicazione.
La figlia maggiore di Amos Oz, Fania Oz-Salzberger, insegna storia all'Università di Haifa.
Oz ha scritto 18 libri in ebraico e circa 450 articoli e saggi. Le sue opere sono state tradotte in circa 30 lingue.
Ha ricevuto il premio più prestigioso del suo Paese: il Premio Israele per la letteratura nel 1998, anno del cinquantesimo anniversario dell'indipendenza di Israele. Nel 2005 ha ricevuto dalla città di Francoforte il Premio Goethe alla carriera, un premio prestigioso assegnato in passato a Sigmund Freud e Thomas Mann. Nel 2007 ha ricevuto il Premio Principe delle Asturie per la Letteratura. Nel 2008 ha ricevuto il Premio Heinrich Heine della città di Düsseldorf. Nel 2010 ha vinto la prima edizione del Premio Salone Internazionale del Libro, assegnatagli dal voto elettronico dei visitatori ed editori della manifestazione Italiana. Nel 2012 ha vinto il Premio letterario Internazionale Giuseppe Tomasi di Lampedusa per Il monte del cattivo consiglio.


Narrativa
Terre dello sciacallo (1965)
Altrove, forse (1966)
Michael mio (1968), tr. Rosy Molari, Bompiani, Milano, 1994 ISBN 88-452-2253-5 e Feltrinelli, Milano, 2001 ISBN 88-07-81671-7 ISBN 978-88-07-81671-0
Davanti alla morte (1971)
Toccare l'acqua, toccare vento (1973)
Il monte del cattivo consiglio (1976), tr. Elena Loewenthal, Feltrinelli, 2011 ISBN 978-88-07-01869-5
Soumchi (1978), tr. Glauco Arneri, Mondadori, Milano, 1997 ISBN 88-04-43319-1 ISBN 88-04-49142-6
Una pace perfetta (1982), tr. Elena Loewenthal, Feltrinelli 2009 ISBN 978-88-07-01777-3 ISBN 978-88-07-72286-8
La scatola nera (1987), tr. Elena Loewenthal, Feltrinelli, 2002 ISBN 88-07-01606-0 ISBN 88-07-81777-2 ISBN 978-88-07-81777-9
Conoscere una donna (1989), tr. Alessandro Guetta, Guanda, Parma, 1992 ISBN 88-7746-589-1 e TEA, Milano, 1996 ISBN 88-7818-027-0 e Feltrinelli, 2000 ISBN 88-07-81624-5 ISBN 978-88-07-81624-6
Fima (1991, tr. Sarah Kaminski ed Elena Loewenthal, Bompiani, 1997 ISBN 88-452-4357-5 ISBN 88-452-3519-X e Feltrinelli 1991 ISBN 88-07-81804-3 ISBN 978-88-07-81804-2
Non dire notte (1994), tr. Elena Loewenthal, Feltrinelli, 2007 ISBN 978-88-07-01715-5 ISBN 978-88-07-72000-0
Una pantera in cantina (1995), tr. Elena Loewenthal, Bompiani, 2001 ISBN 88-452-4776-7 ISBN 88-452-4144-0 e Fabbri, Milano, 2003 ISBN 88-451-8192-8
Lo stesso mare (1999), tr. Elena Loewenthal, Feltrinelli, 2003 ISBN 88-07-81714-4 ISBN 978-88-07-81714-4 ISBN 88-07-01578-1
Una storia di amore e di tenebra (2002, autobiografia), tr. Elena Loewenthal, Feltrinelli, 2003 ISBN 88-07-01643-5 ISBN 88-07-81857-4 ISBN 978-88-07-81857-8
D'un tratto nel folto del bosco (2005), tr. Elena Loewenthal, Feltrinelli, 2005 ISBN 88-07-01691-5 ISBN 978-88-07-81971-1
La vita fa rima con la morte (2008), tr. Elena Loewenthal, Feltrinelli, 2008 ISBN 978-88-07-01743-8
Scene dalla vita di un villaggio (2010), tr. Elena Loewenthal, Feltrinelli, 2010ISBN 978-88-07-01802-2
Tra amici (2012), tr. Elena Loewenthal, Feltrinelli, 2012 ISBN 978-88-07-88394-1
Giuda (2014), tr. Elena Loewenthal, Feltrinelli, 2014 ISBN 978-88-07-03109-0
Altrove forse (2015), tr. Elena Loewenthal, Feltrinelli, 2015 ISBN 978-88-07-03171-7
Tocca l'acqua, tocca il vento (2017), tr. Elena Loewenthal, Feltrinelli, 2017 ISBN 978-88-07-03228-8

Saggistica
In terra di Israele (1983), tr. Arno Baehr, Marietti, Genova 1992 ISBN 88-211-6897-2
La letteratura israeliana: un caso di realtà che riflette la finzione (1985)
Il senso della pace (1999), intervista di Matteo Bellinelli, Casagrande, Bellinzona 2000 ISBN 88-7713-319-8
Il racconto comincia. Saggi sulla letteratura (1999)
Il silenzio del paradiso: la paura di Dio in Agnon (2000)
Una terra, due stati: interviste, Datanews, Roma 2007 ISBN 978-88-7981-333-4
Contro il fanatismo (2004), tr. Elena Loewenthal, Feltrinelli, 2004 ISBN 88-07-84042-1 ISBN 88-07-84045-6 ISBN 978-88-07-84042-5
Paradiso adesso: 24 ore nella testa di un kamikaze (con Christoph Reuter 2005), con un film di Hany Abu-Assad, Feltrinelli, 2006
Cari fanatici, traduzione di Elena Loewenthal, Feltrinelli, (2017) 

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Andrea G. Pinketts (Milano, 12/08/1961 – Milano, 20/12/2018)

Andrea G. Pinketts,  (Andrea Giovanni Pinchetti) - Milano, 12/08/1961 - Milano, 20/12/2018 - giornalista, scrittore noir, conduttore televisivo, opinionista. Geniale, burbero, grottesco, provocatore, anarchico, sregolato, generoso, eclettico, milanese vero, indimenticabile con il suo Toscano sempre tra le labbra, un "duro con il cuore di meringa" come l’aveva definito Fernanda Pivano. Recita la sua biografia: “Ha sempre avuto una passione sfrenata per le cattive compagnie, la letteratura, i bar equivoci, i sigari e le donne. Non necessariamente in questo ordine”.
La "G." presente nella firma non è l'iniziale di alcun nome: l'avrebbe inserita lui stesso fra nome e cognome e starebbe per "Genio".
Vincitore di premi letterari, tra i quali spiccano due edizioni del Mystfest e il premio Scerbanenco, ha alternato la carriera di scrittore a quella di giornalista, conducendo inchieste per riviste. Celebri i suoi reportage per Esquire e Panorama grazie ai quali ha, tra le altre cose, contribuito all'arresto di alcuni camorristi nella cittadina di Cattolica, all'incriminazione della setta dei Bambini di Satana a Bologna e a suggerire il profilo di Luigi Chiatti, detto il "mostro di Foligno".
Nato a Milano in zona Porta Vittoria, sin da bambino piccolo si trasferisce in zona Lorenteggio a causa di un trasferimento di lavoro della madre (che lavorava nel sociale; frequenta le scuole elementari di via Massaua (il suo maestro apparirà poi in un suo racconto col nome fittizio di Terulli; molto attaccato alla vita del quartiere cresce tra i bulli e i bar della zona, da piazza Tripoli al Giambellino, da Lorenteggio a Piazza Bolivar, frequentando assiduamente locali e discoteche dell'area.
È autore di molti romanzi in bilico tra noir e grottesco, molti dei quali incentrati sulla figura di Lazzaro Santandrea, suo alter ego e protagonista di bizzarre avventure nella Milano contemporanea. La sua peculiare prosa, contraddistinta da un uso del linguaggio originale e dissacrante, ha attirato l'attenzione della critica, che lo ha definito uno scrittore "post-moderno". Viene citato da Aldo Nove in Superwoobinda, insieme ad altri scrittori facenti parte del gruppo letterario Cannibali, titolo di cui anche Pinketts si è fregiato, anche per aver partecipato all'antologia di racconti Gioventù cannibale.
Nel 1987 ha recitato nel film Via Montenapoleone con la regia di Carlo Vanzina, interpretando il ruolo di un giornalista collaboratore di Luca Barbareschi.
Nel 2004 ha scritto per il teatro il musical Orco Loco, interpretato da Francesco Baccini. Pinketts è stato pugile, fotomodello (nel 1986 è testimonial per una campagna pubblicitaria per Armani e svolge anche il ruolo di opinionista in trasmissioni televisive. Nel 2006 partecipa alla prima edizione del reality La pupa e il secchione in veste di giurato, sostituendo per due puntate Vittorio Sgarbi allontanato dal programma a causa di un alterco con Alessandra Mussolini. Dal dicembre 2008 al luglio 2014 scrive per la versione italiana di Playboy.
Nel 2006 ha interpretato se stesso nel cortometraggio Zerozero diretto dal regista Andrea W. Castellanza, in cui battaglia a colpi di penna con uno dei suoi personaggi.
Nel gennaio 2011 è stato inviato, al fianco di Daniele Bossari, Marco Berry e Melissa P., nella quarta edizione del programma Mistero in onda su Italia 1, condotto da Raz Degan. Anche nel 2012 continua la collaborazione con la trasmissione Mistero, dove con lui sono ancora presenti Berry, Bossari e la new entry Jane Alexander. È ospite e premiatore, dall'edizione 2013, della rassegna letteraria "Scrivi l'amore-Premio Mario Berrino", promossa dal comune di Ispra.
I suoi libri sono tradotti in diversi Paesi.
Anche malato non aveva mai smesso di lavorare e sopratutto di vivere, come ricorda il suo agente Enzo D’Elia: "da pochi giorni aveva consegnato a Mondadori l’ultimo libro, un testo sulla violenza alle donne dal titolo, come sempre, funambolico: E dopo tanta notte, strizzati le occhiaie".
Si è spento il 20 dicembre 2018 all'età di 57 anni dopo aver lottato per un anno contro un tumore alla gola.


"Non so sciare, non so giocare a tennis, nuoto così così, ma ho il "senso della frase". Il senso della frase è Privilegio poiché, se lo possiedi, permette a una tua bugia di essere, se non creduta, almeno apprezzata. Nel caso poi, una volta tanto, tu ti decida a dire la verità, quella vera, quella che puzza perché non si lava con gli eufemismi, quella brutta perché non si ritocca né si abbellisce con la chirurgia estetica del ricordo, nel caso tu dica la verità, la verità pelosa, la verità arrapata, se possiedi il senso della frase la verità avrà l'aspetto un po' puttanesco eppure di classe di una bella menzogna.
Il senso della frase è il sesso della frase, il suono della frase, il significato della frase. Il senso della frase battezza la frase, la estremizza e anche se la degrada col turpiloquio, la promuove comunque rendendola, alla fin fine, definitiva. Il senso della frase è il punto di arrivo del concetto espresso quando la frase è ancora nell'utero. È il punto di non ritorno. Un "punto e basta". Un punto esclamativo ma, soprattutto, 666 punti esclamativi.
Diabolico senso della frase, io ti possiedo e ti amo. Fiato alle trombe di Eustachio, rimbombino le tube di Fallopio. Così è e così è stato.
Non so se si nasca con il senso della frase. Di sicuro ci si muore".

Claudio Brachino, Gianni Marussi e Andrea G. Pinketts, Milano Art Gallery, 3/11/2013

OPERE

1991 - Lazzaro, vieni fuori, Metropolis
1994 - Il vizio dell'agnello, Feltrinelli
1995 - Il senso della frase, Feltrinelli
1996 - Io, non io, neanche lui, Feltrinelli
1996 - Un saluto ai ricci, Il Minotauro - scritto con Silvia Noto
1997 - L'enciclopedia dei serial killer, 4 volumi, Pulp Press, Collana Stranilibri
1998 - Il conto dell'ultima cena, Mondadori; Giallo Mondadori n. 2738
1999 - E chi porta le cicogne?, EL
1999 - L'assenza dell'assenzio, Mondadori
2000 - Il dente del pregiudizio, Mondadori
2001 - Fuggevole Turchese, Mondadori
2002 - Sangue di yogurt, Mondadori
2003 - Nonostante Clizia Mondadori
2004 - I vizi di Pinketts, Edizioni BD
2005 - L'ultimo dei neuroni, Mondadori
2005 - Laida Odius, edizioni BD - storia a fumetti illustrata da Maurizio Rosenzweig
2006 - Ho fatto giardino, Mondadori
2007 - La fiaba di Bernadette che non ha visto la Madonna, Edizioni Il Filo
2011 - Depilando Pilar, Mondadori
2012 - E l'allodola disse al gufo: «Io sono sveglia e tu?», Europa Edizioni - scritto con Laura Avalle
2013 - Mi piace il Bar, Barbera Editore
2014 - Ho una tresca con la tipa nella vasca, Mondadori Editore
2016 - La capanna dello zio Rom, Mondadori Editore
2018 - Lazzaro, vieni fuori, Volume Audiobooks - Letto da Andrea G. Pinketts, ISBN 978-88-99833-03-9 

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Enrico Crispolti (Roma, 18/04/1933 – Roma, 8/12/2018)

Enrico Crispolti, Triennale di Milano, 2017, © Alessandra Finzi


Enrico Crispolti, storico dell’arte del XIX, XX e XXI secolo, e critico militante, accademico e curatore, allievo di Lionello Venturi, all’età di 85 anni.
Il suo ultimo impegno è stata la supervisione scientifica della mostra dedicata a Lucio Fontana ad Albisola Marina, che si è chiusa la scorsa settimana.

 

Enrico Crispolti si formò a Roma, allievo di Lionello Venturi. Dal 1984 al 2005 fu Professore ordinario di Storia dell'Arte Contemporanea nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Siena; dal 2001 anche Direttore della Scuola di Specializzazione in Storia dell'Arte. Precedentemente era stato Docente Incaricato e poi Ordinario di Storia dell'Arte nell'Accademia di Belle Arti di Roma, dal 1966 al 1973, e Ordinario di Storia dell'Arte Moderna nella Facoltà di Magistero e poi di Storia dell'Arte Contemporanea nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Salerno, dal 1973 al 1984. Nel 1962-63 tenne un corso sull'arte contemporanea nella Facoltà di Architettura dell'Università di Roma La Sapienza, e per alcuni anni, fra fine Settanta e primi Ottanta, lezioni e corsi nella Scuola di Perfezionamento in Storia dell'Arte dell'Università Statale di Milano.
Curò numerosissime mostre e rassegne dedicate alla ricerca artistica contemporanea: dalle diverse edizioni delle internazionali Alternative Attuali, nel Castello Spagnolo de L'Aquila (1962, 1963, 1965, 1968, le prime due, con Antonio Bandera, comprendenti anche sezioni di architettura, a cura di Sandro Benedetti e Paolo Portoghesi, e un Omaggio a Quaroni), a Sei pittori italiani dagli anni quaranta ad oggi. Alberto Burri, Bruno Cagli, Lucio Fontana, Renato Guttuso, Mattia Moreni, Ennio Morlotti, nella Galleria Comunale d'Arte Contemporanea di Arezzo (1967; con Antonio Del Guercio), a Volterra), ad alcune edizioni della Biennale del metallo e della Biennale della ceramica, a Gubbio (1973, 1974, 1975), e al loro rinnovamento (Gubbio 76, 1976; Gubbio 79, 1979), agli Incontri di Martina Franca (1979, 1980, 1981), a Una nuovissima generazione nell'arte italiana (Siena 1985), a Hans Arp, Aliventi, Viani. L'immaginario organico, al Forte del Belvedere, a Firenze (1992), a Salvatore Garau in "Que bien resistes" nella Galleria Comunale d'Arte Contemporanea di Arezzo (1994), alla Quinta e Sesta Biennale d'Arte Sacra, a San Gabriele (1992, 1994), ad "Arte e Stato". Le esposizioni sindacali nelle Tre Venezie, nel Museo Revoltella, a Trieste e nel Palazzo delle Albere, a Trento (1997; con Maria Masau Dan e Daniela de Angelis), alla IX Biennale internazionale di scultura Città di Carrara. Scultura, Architettura, Città / sculpture, architecture, city, a Carrara (1998, con Luca Massimo Barbero, a Immaginazione aurea. Artisti-orafi e orafi-artisti in Italia nel secondo Novecento, nella Mole Vanvitelliana, ad Ancona (2001), a V Premio Scipione (Palazzo Ricci, Macerata, 2002), a Movimento Arte Concreta (Museo del Corso, Roma), a L'Arte in Maremma nel primo Novecento, Grosseto (2006; con Anna Mazzanti e Luca Quattrocchi). Le grandi mostre dedicate al Futurismo: dalla prima grande retrospettiva di Giacomo Balla (Galleria Civica d'Arte Moderna, Torino, 1963, con Maria Drudi Gambillo), Ricostruzione futurista dell'universo (Mole Antonelliana, Torino, 1980), La ceramica futurista da Balla a Tullio d'Albisola (Villa Faragiana, Albisola Marina; Broletto, Faenza; Palazzo delle Albere, Trento,), Il Futurismo e la moda (Padiglione d'Arte Contemporanea di Milano, 1988), Casa Balla e il Futurismo a Roma  (Villa Medici, Roma, 1989), Italiens Moderne. Futurismus und Rationalismus (Museum Friedericianum, Kassel, e IVAM, Valencia, 1990, con Luciano Caramel), Futurism (Tokyo, Sapporo, Sendas, Otsu, 1992), Futuristickà rekonstrukce vesmìru (Praga 1994), Futurismo e Meridione (Palazzo Reale, Napoli, 1996), I grandi temi del Futurismo, 1909 - 1944 (Palazzo Ducale, Genova; Fondazione Mazzotta, Milano, 1977 - 1998, con Franco Sborgi), Le Futurisme (Fondation Hermitage, Losanna, 1998), Il Futurismo attraverso la Toscana (Museo Fattori, Villa Mimbelli, Livorno, 2000), Futurismo (Palazzo delle Esposizioni, Roma, 2001); Dal Futurismo all'Astrattismo (Museo del Corso, Roma, 2002, con Marco Tonelli).

Curò inoltre numerose antologiche o retrospettive di artisti contemporanei tra le maggiori quelle di: Mauro Reggiani (Galleria Civica d'Arte Moderna, Torino, 1973), di Corrado Cagli (Chiesa del Gesù, Palazzo degli Anziani, Ancona 1980; Castel dell'Ovo, Napoli 1982; Magazzini del sale, Siena 1984), di Fulvio Muzi dal titolo «Fulvio Muzi dal 1932 ad oggi: cinquant'anni di pittura» (Castello Cinquecentesco, L'Aquila, 15 luglio - 30 settembre 1982), di Guttuso nel disegno (Festa Nazionale de l'“Unità”, Reggio Emilia; Chiesa di S. Francesco, Como; Museo Archeologico, Salerno 1983), di Pietro Cascella (Magazzini del Sale, Siena 1985), di Dino, Mirko Basaldella, Afro Basaldella, (Castello e Galleria d'Arte Moderna, Udine 1887), di Fillia (Chiesa di S. Francesco, Cuneo, 1988), di Garelli (Piemonte Artistico, Torino, 1989), di Ignazio Gadaleta (Galleria Comunale d'Arte Contemporanea, Arezzo, 1990), di Mannucci (Palazzo Braschi, Roma 1991), di Prampolini (Palazzo delle Esposizioni, Roma, 1992), di Pannaggi e l'arte meccanica futurista (foto 14) (Palazzo Ricci e Museo Civico, Macerata 1995), di Roberto Remi / Raccolta (Galleria Comunale d'Arte Contemporanea, Arezzo, 1996), di Valeriano Trubbiani (Palazzo Ricci, Macerata, 1997), di Francesco Somaini (Palazzo di Brera, Milano, 1997), di Lucio Fontana (Palazzo delle Esposizioni, Roma, 1998; Centenario, Milano, 1999; e Fundación PROA, Buenos Aires, 1999), di Guttuso negli anni della formazione (Galleria d'Arte Contemporanea “Le ciminiere”, Catania, 2001; con Anna Maria Ruta), di Vacchi (entro il V Premio Scipione (Palazzo Ricci, Macerata, 2002), di Angelo Casciello (Castel dell'Ovo, Napoli, 2003), di Guido Pajetta (Serrone di Villa Reale, Monza,), di Mario Ceroli (Castello Svevo, Bari, 2003), dei Guttuso della Fondazione Pellin (Fondazione Mazzotta, Milano; Chiostro del Bramante, Roma, 2005), di Mannucci e il Novecento, Foto 17 (Galleria del Seminario Vecchio, Fabriano; Sala Raoul Batoli, Cupramontana; Chiostro di San Francesco, Arcevia, 2005), di Szymkowicz (Galleria d'Arte Contemporanea, San Gimignano, 2006). Curò ancora la Biennale di Venezia la sezione italiana, Ambiente come sociale, nell'edizione del 1976, la mostra La nuova arte sovietica. Una prospettiva non ufficiale, nel 1977 (con G.Moncada), e una parte della sezione italiana, Natura praticata, e la sezione architettonica L'immaginazione megastrutturale dal Futurismo a oggi nell'edizione del 1978.


Cataloghi generali delle opere di:
Enrico Baj (Bolaffi, Torino, 1973)
Lucio Fontana (La Connaissance, Bruxelles, 1974; Electa, Milano, 1986; Skira, Milano, 2006)
Fulvio Muzi (De Luca Editore, Roma, 1982)
Renato Guttuso (G. Mondadori, Milano)
Fathi Hassan (Edizioni Della Rovere, 2000)
Pajetta (ripr. 20a) (Mazzotta, Milano, 2009)

Fondamentali monografie sul:
Concilio di Vacchi (Edizioni d’Arte Fratelli Pozzo, Torino, 1964)
Cagli (Edizioni d’Arte Fratelli Pozzo, Torino, 1964)
Guerreschi incisore (Lerici, Milano, 1968)
Mirko (Bora, Bologna, 1974)
Barisani (Morra, Napoli, 1976)
Peter Phillips (Idea, Milano,1977)
Vittorio Corona attraverso il Futurismo (Celebes, Trapani, 1978)
Mannucci (L’Artindustria, Pollenza, 1981)
I Basaldella, Dino, Mirko, Afro (Casamassima, Udine, 1984)
Kuetani (Kosanji Temple Museum, Hiroshima, 2000)
Guttuso (Mondadori, Milano, 1987; Electa, Milano, 1997, 2000; Mazzotta, Milano, 2005)
Trubbiani (Bora, Bologna, 1990)
Fieschi (Silvana, Milano, 1999)
Ceroli (Motta, Milano, 2003)
Fontana (Skira, Milano, 2005)
Dova (Skira, Milano, 2005)
Szymkowicz (2006)
Brunori (Egaf, Forli, 2006)

Le principali sue pubblicazioni:
Il Secondo Futurismo: 5 pittori + l scultore, Torino 1923-1938 (Pozzo, Torino, 1962)
Ricerche dopo l’Informale (Officina, Roma, 1968)
Il mito della macchina e altri temi del Futurismo (Celebes, Trapani, 1969)
L’Informale. Storia e poetica (Carucci, Assisi-Roma, 1971)
Urgenza nella città (Mazzotta, Milano, 1972; con Francesco Somaini)
Sociologia e iconologia del Pop Art (Fiorentino, Napoli, 1975)
Erotismo nell’arte astratta, e altre schede per un’iconologia dell'arte astratta (Celebes, Trapani, 1976)
Alcuni protagonisti della “nuova figurazione” in Italia: Vacchi, Romagnoni, Guerreschi (Fiorentino, Napoli, 1976)
Arti visive e partecipazione sociale (De Donato, Bari, 1977)
Extra Media. Esperienze attuali di comunicazione estetica (Studio forma, Torino, 1978), Storia e critica del Futurismo (Laterza, Roma-Bari, 1986, 1987)
Il Futurismo e la moda. Balla e gli altri (Marsilio, Venezia, 1986)
L’arte del disegno del Novecento italiano (Laterza, Roma-Bari, 1990; con Mauro Pratesi) La pittura in Italia. Il Novecento 3. Le ultime ricerche (Electa, Milano, 1994)
Relazione conclusiva del Rapporto sul Sistema dell’Arte Moderna e Contemporanea in Toscana (Regione Toscana, Firenze, 1996)
Come studiare l’arte contemporanea (Donzelli, Roma, 1997, II ediz. 2000, III ediz. 2004)
L’oggetto Morandi (Cadmio, Firenze, 1998)
Franco Garelli (Edizioni Roberto Peccolo, Livorno, 1993)
Giuseppe Guerreschi (Il Vicolo, Cesena, 1996)

Enrico Crispolti, Le Arti di Garibaldo Marussi, ottobre 1969

Carteggi
Enrico Crispolti, Carriera “barocca” di Fontana. Taccuino critico 1959-2004 e Carteggio 1958-1967, a cura di Paolo Campiglio (Amedeo Porro Arte Contemporanea e Skira, Milano, 2004)
Raffaele Bedarida, Bepi Romagnoni. Il nuovo racconto 1961-1964 (Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo, 2005)
Rachele Ferrario, Scanavino e Crispolti. Carteggio 1957-1970 e altri scritti (Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo, 2006).
I Giuseppe Di Natale, Enrico Crispolti - Eduard Jaguer. Carteggi 1959-1976, Tesi di diploma, Università degli Studi di Siena, Scuola di Specializzazione in storia dell'Arte, a.a. 2005-2006.

http://www.archiviocrispolti.it - ecrispolti@archiviocrispolti.it

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