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Archivi categoria : Personaggi

Luis Sepúlveda, (Ovalle, Chile, 4/10/1949 – Oviedo, España, 16/04/2020)

«Prometti che non mangerai l'uovo» stridette aprendo gli occhi. «Prometto che non mi mangerò l'uovo» ripetè Zorba. «Promettimi che ne avrai cura finché non sarà nato il piccolo» stridette sollevando il capo. «Prometto che avrò cura dell'uovo finché non sarà nato il piccolo». «E prometti che gli insegnerai a volare» stridette guardando fisso negli occhi il gatto. Allora Zorba si rese conto che quella sfortunata gabbiana non solo delirava, ma era completamente pazza. «Prometto che gli insegnerò a volare. E ora riposa, io vado in cerca di aiuto» miagolò Zorba balzando direttamente sul tetto.

Luis Sepúlveda, (Ovalle, 4/10/1949 - Oviedo, 16/04/2020), scrittore, giornalista, sceneggiatore, poeta, regista e attivista cileno, naturalizzato francese, è morto per il COVD-19.
Nato Ovalle in Cile, Sepúlveda ha lasciato il suo Paese al termine di un'intensa stagione di attività politica, conclusasi drammaticamente con l'incarcerazione da parte del regime del generale Augusto Pinochet. Ha viaggiato a lungo in America Latina e poi nel resto del mondo, anche al seguito degli equipaggi di Greenpeace. Dopo aver risieduto ad Amburgo e a Parigi, è andato a vivere in Spagna, nelle Asturie.
Autore di libri di poesia, «radioromanzi» e racconti - oltre allo spagnolo, sua lingua madre, parlava correttamente inglese, francese e italiano – ha conquistato la scena letteraria con il suo primo romanzo, Il vecchio che leggeva romanzi d'amore, apparso per la prima volta in Spagna nel 1989 e in Italia nel 1993.
Amatissimo dal suo pubblico, in particolare dai lettori italiani, ha pubblicato da allora numerosi altri romanzi, raccolte di racconti e libri di viaggio, tra i quali spicca Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare.


Gerardo Sepúlveda Tapia (conosciuto anche con il nome di battaglia "Ricardo Blanco"), nonno di Luis Sepúlveda, era un anarchico andaluso che fuggì in America del Sud per evitare una condanna a morte che pendeva su di lui. Anche la sua nascita porta questi segni: nacque infatti in una camera d'albergo mentre i suoi genitori fuggivano a seguito di una denuncia - sempre per motivi politici - contro suo padre, fatta dal ricco nonno materno. Il giovane Luis crebbe a Valparaíso, in Cile, con il nonno paterno e con uno zio, anch'egli anarchico, che gli instillarono l'amore per i romanzi di avventura di Cervantes, Salgari, Conrad, Melville. La vocazione letteraria si manifestò poco dopo e a scuola scriveva racconti e poesie per il giornalino d'istituto. Quindicenne si iscrisse alla Gioventù comunista. A diciassette anni iniziò a lavorare come redattore del quotidiano Clarín e poi in radio. Nel 1969 vinse il Premio Casa de las Americas per il suo primo libro di racconti, Crónicas de Pedro Nadie, e una borsa di studio di cinque anni per l'Università Lomonosov di Mosca.

Nella capitale sovietica rimase però solo pochi mesi; venne infatti espulso per "atteggiamenti contrari alla morale proletaria" a causa dei contatti con alcuni dissidenti, secondo altri avrebbe avuto una relazione con una professoressa che, oltretutto, era moglie del direttore dell'Istituto ricerche marxiste, e dovette rientrare in Cile.

«Il treno parte da Antofagasta, sulla costa settentrionale cilena, e inizia un viaggio di seicento chilometri in direzione nord-est, attraverso il deserto più arido del pianeta, quello di Atacama, e dopo due giorni penosi riesce a risalire i cinquemila e tanti metri che lo portano fino a Ollagüe, sulla frontiera con la Bolivia. È un treno molto lento.»
Luis Sepúlveda, Patagonia Express, 1995

Dopo il ritorno in Cile abbandonò la casa paterna per contrasti con il padre e, al contempo, venne espulso anche dalla Gioventù comunista. Si trasferì allora in Bolivia, dove militò tra le file dell'Esercito di Liberazione Nazionale. Tornato in Cile e conseguito il diploma di regista teatrale, continuò a scrivere racconti e lavorò ad allestimenti teatrali e alla radio (oltre ad essere responsabile di una cooperativa agricola). Entrò anche a far parte del Partito Socialista e della guardia personale del presidente cileno Salvador Allende, il Grupo de Amigos Personales (GAP). Sono anni felici per Sepulveda: "I mille giorni del Governo Popolare furono duri, intensi, sofferti e felici. Dormivamo poco. Vivevamo ovunque e in nessun posto. [...] Noi si che abbiamo avuto una gioventù, e fu vitale, ribelle, anticonformista, incandescente, perché si forgiò nel lavoro volontario, nelle fredde notti di azione e propaganda.[...] Studiavamo, leggevamo Marx e Sartre, Gramsci e Ho Chi Minh, il Che e Willy Brandt, Marta Harnecker e Olof Palme [...]. Ascoltavamo i Quilapayun e Janis Joplin, cantavamo con Victor Jara, gli Inti-Illimani e i Mamas and Papas. Ballavamo con Hector Pavez e Margot Lodola, e i quattro ragazzi di Liverpool facevano sospirare i nostri cuori."
A seguito del colpo di Stato militare di Pinochet, Luis Sepúlveda, che si trovava nel palazzo presidenziale (dove morì Allende), venne arrestato e torturato. Passò sette mesi in una cella minuscola in cui era impossibile stare anche solo sdraiati o in piedi. Grazie alle forti pressioni di Amnesty International venne scarcerato e ricominciò a fare teatro ispirato alle sue convinzioni politiche. Questo gli costò un secondo arresto: data la notorietà del personaggio, la giunta militare, che in quegli anni fu responsabile del dramma dei desaparecidos cileni, lo processò ufficialmente ed egli ebbe una condanna all'ergastolo che poi, sempre su pressione di Amnesty International, fu commutata nella pena di otto anni d'esilio. In tutto passò due anni e mezzo in carcere.
Nel 1977 lasciò il Cile per andare in aereo in Svezia, dove avrebbe dovuto insegnare lo spagnolo e dove il governo di Thorbjörn Fälldin gli aveva concesso l'asilo politico.
Al primo scalo, a Buenos Aires, Sepulveda scappò con l'intenzione di recarsi in Uruguay. Molti dei suoi amici argentini e uruguaiani erano in prigione o erano stati uccisi dai governi dittatoriali di quei Paesi, perciò si diresse prima verso il Brasile, a San Paolo, e poi in Paraguay, paese che dovette in seguito lasciare per problemi con il regime locale. Si stabilì infine a Quito, in Ecuador, ospite del suo amico Jorge Enrique Adoum. Qui riprese a fare teatro e prese parte a una spedizione dell'UNESCO dedicata allo studio dell'impatto della civiltà sugli indios Shuar. Durante la spedizione ebbe modo di vivere per sette mesi a stretto contatto con gli indios (nativi americani) e arrivò a capire i motivi per i quali i principi del marxismo-leninismo che aveva studiato non erano applicabili all'America Latina, in quanto abitata per la maggior parte da popolazioni rurali dipendenti dall'ambiente naturale, esperienza che sarà alla base di un capolavoro, "Il vecchio che leggeva romanzi d'amore". 
Nel 1978 raggiunse le Brigate Internazionali Simon Bolivar che stavano combattendo in Nicaragua. Dopo la vittoria nella rivoluzione iniziò a lavorare come giornalista e l'anno successivo si trasferì in Europa. Si stabilì ad Amburgo per la sua ammirazione nei confronti della letteratura tedesca (aveva imparato la lingua in carcere), specialmente per i romantici come Novalis e Hölderlin. Lavorò come giornalista facendo molti viaggi tra Sud America e Africa. Visse poi in Francia per un lungo periodo e prese la cittadinanza francese. Nel 1982 venne in contatto con l'organizzazione ecologista Greenpeace e lavorò fino al 1987 come membro di equipaggio su una delle loro navi; successivamente agì come coordinatore tra i vari settori dell'organizzazione. Dal 1996 vive a Gijon, in Spagna, con la moglie Carmen Yáñez, i sei figli, i sei nipoti, e il cane Zarko. Nel 1989 poté ritornare in Cile, ma dal 1996 visse in Spagna a Gijón fino al 27 febbraio 2020.
Nel febbraio 2020 Sepúlveda viene contagiato dal SARS-CoV-2. Avverte i primi sintomi di COVID-19 il 25 febbraio e due giorni dopo viene ricoverato al Central University Hospital of Asturias di Oviedo, dove muore il 16 aprile seguente. Il primo caso accertato di coronavirus nel Principato delle Asturie con la moglie Carmen Yáñez ("la más bella historia de amor"), il 1° marzo.

Opere

1989. Un viejo que leía novelas de amor, Madrid, Júcar
           Il vecchio che leggeva romanzi d'amore, Parma, Guanda, 1993
1989 - Il mondo alla fine del mondo (Mundo del fin del mundo)
1994 - Un nome da torero (Nombre de torero)
1994 - La frontiera scomparsa (La frontera extraviada)
1995 - Patagonia express. Appunti dal sud del mondo (Al andar se hace el camino se hace el camino al andar)
1996 - Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare (Historia de una gaviota y del gato que le enseñó a volar)
1996 - Diario di un killer sentimentale (Diario de un killer sentimental)
1997 - Incontro d'amore in un paese in guerra (Desencuentros)
2002 - Jacaré - Hot Line (Yacaré - Hot Line)

2002 - Le rose di Atacama (Historias marginales)
2002 - Raccontare, resistere. Conversazioni con Bruno Arpaia
2003 - Il generale e il giudice (La locura de Pinochet)
2004 - Una sporca storia (Moleskine, apuntes y reflexiones)
2004 - I peggiori racconti dei fratelli Grim (Los peores cuentos de los hermanos Grim) (con Mario Delgado Aparaín)
2006 - Il potere dei sogni (El poder de los sueños)
2007 - Cronache dal cono sud (Los calzoncillos de Carolina Huechuraba y otras croónicas)
2008 - La lampada di Aladino e altri racconti per vincere l'oblio (La lámpara de Aladino y otros cuentos para vencer al olvido)
2009 - L'ombra di quel che eravamo (La Sombra de lo que Fuimos)
2010 - Ritratto di gruppo con assenza (Historias de aquí y de allá)
2011 - Ultime notizie dal Sud, Guanda

2012 - Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico (Historia de Mix, de Max y de Mex)

2012 - Tutti i racconti, a cura di Bruno Arpaia, ISBN 978-88-6088-718-4
2013 - Ingredienti per una vita di formidabili passioni (Escritura en tiempos de crisis. Articulos y reflexiones) ISBN 978-88-235-0393-9
2013 - Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza (Historia de un caracol que descubrió la importancia de la lentitud) ISBN 978-88-235-0503-2

2014 - Un'idea di felicità, ISBN 978-88-2350-849-1
2015 - L'avventurosa storia dell'uzbeko muto
2015 - Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà (Historia de un perro llamado Leal) ISBN 978-88-235-1029-6

2016 - La fine della storia (El fin de la historia) ISBN 978-88-235-0805-7

2017 - Storie ribelli, ISBN 978-88-235-1966-4
2017 - Tutte le favole, ISBN 978-88-235-1990-9
2018 - Vivere per qualcosa, ISBN 978-88-235-2091-2
2018 - Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa, ISBN 978-88-235-2196-4

Premi e riconoscimenti
Ha ricevuto, tra gli altri, i seguenti premi letterari:
Premio "Casa de las Americas" (1969)
Premio "Gabriela Mistral" per la poesia (1976)
Premio "Città Alcala de Henares" (1985)
Premio "Tigre Juan" (1988)
Premio "Racconto breve "La Felguera"" (1990)
Premio "France Culture Award Etrangère" (1992)
Premio "Relais H Prix d'Evasion romana" (1992)
Premio "Ennio Premio Internazionale Flaiano" (1994)
Premio "Internazionale Grinzane Cavour" (1996)
Premio "Ovidio International Award" (1996)
Premio "Terra Award" (1997)
Premio della Critica in Cile (2001)
Premio "Primavera Fiction Prize" (2009)
Premio Chiara alla Carriera (2014)[6] Premio "Taobuk Award" per l'eccellenza letteraria (2014)[7] Premio letterario Alessandro Manzoni alla carriera (2015)

Onorificenze:
Cavaliere delle Arti e delle Lettere della Repubblica francese
Dottore Honoris Causa dalla Facoltà di Lettere presso l'Università di Tolone (Francia)
Dottore Honoris Causa dalla Facoltà di Lettere presso l'Università di Urbino (Italia)
Cittadino onorario del comune di Pietrasanta (LU) dal 2005

Filmografia:
2002 - Nowhere
2002 - Corazonverde - documentario di cui è regista insieme a Diego Meza

Da alcuni suoi romanzi sono stati ricavati film di successo:

1998 - La gabbianella e il gatto, regia di Enzo D'Alò - film d'animazione, sceneggiatore.

2001 - Il vecchio che leggeva romanzi d'amore, regia di Rolf de Heer con Richard Dreyfuss (Antonio José Bolívar Proaño), Hugo Weaving (Rubicondo) e Timothy Spall (Luis Agalla) - sceneggiatore.

 

 

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Mario Benedetti, (Nimis, 9/11/1955 – Vho, 27/03/2020)

«Il mio nome ha sbagliato a credere nella continuità / commossa, i suoi luoghi intimi antichi, la mia storia. / Le parole hanno fatto il loro corso»
«Quante parole non ci sono più. / Il preciso mangiare non è la minestra. / Il mare non è l'acqua dello stare qui. / Un aiuto chiederlo è troppo. / Morire e non c'è nulla vivere e non c'è nulla, mi toglie le parole»
«Tutta una vita / per chi vi deve ricordare, per chi vi piange. / E piange la parola che riesce a dire»
«E torna la domanda. Non saprai di essere morto, / non sarai, quel nulla che nella vita diciamo / non sarai, non ci sarai più, non saprai di te. / Perfetta assenza»
«Anche io solo come questo attaccapanni, / come sono i tavoli, com'è l'asse da stiro. / Muri e ringhiere, la poltrona, il camino. / Arde il fuoco bruciando l'intero giardino, / tutto il prato, i boschi, tutte le primavere»
«Arido sapere, arido sentire. / E io dico, accorgetevi, non abbiate solo vent'anni, / e una vita così come sempre da farmi solo del male»


Mario Benedetti, uno dei più grandi poeti italiani contemporanei, dopo i primi venti anni trascorsi nel paese di Nimis (UD), si trasferì nel 1976 a Padova dove si laureò in Lettere con una tesi sull'opera complessiva di Carlo Michelstaedter, diplomandosi poi in Estetica presso la Scuola di Perfezionamento della stessa Facoltà universitaria. Si dedicò all'insegnamento sia a Padova che a Milano, città in cui si trasferì. La sua esistenza, la sua poesia ed il suo modo di essere furono fortemente connotati dalla presenza di una malattia cronica: una particolare forma di sclerosi multipla che lo accompagnò dall'infanzia. Gravi episodi dovuti a questa patologia si verificarono nel '99 e nel 2000. In seguito ad un ictus avvenuto nel 2014 visse presso una struttura sanitaria milanese.
Curò per gli Oscar Mondadori l'antologia di racconti Bloggirls - Voci femminili dalla Rete, Collana: Piccola biblioteca Oscar, Milano, Mondadori, 2008, ISBN 88-04-58540-4.
Fu tra i fondatori delle riviste di poesia contemporanea “Scarto minimo”, Padova, 1986-1989, ed “Arsenal littératures”, edita a Brest dal 1999 al 2001.
Le sue opere vennero tradotte in Francia da Jean-Charles Vegliante (da ultimo in "Siècle 21" n.25, 2014, Poésie italienne d'aujourd'hui - Antologia).
Fino a quando il suo stato di salute glielo ha consentito, Benedetti ha fatto ritorno più volte in Friuli e in alcune delle sue pubblicazioni ha fatto riferimento alla terra d'origine, che aveva riscoperto.
Nel 2017 è uscita per Garzanti una sua antologia, "Tutte le poesie", curata da Gianmario Villalta, Stefano Del Bianco, Antonio Riccardi; per quest'ultima pubblicazione aveva ricevuto il premio Villalta poesia.
È morto il 27 marzo del 2020, alla casa di riposo San Vincenzo di Vho, di cui era ospite, vittima del coronavirus.

In seguito alla pubblicazione di varie plaquettes, nel 2004 Mario Benedetti riassunse il suo lavoro con Umana gloria, che venne pubblicato nella collana Lo Specchio (Mondadori). A distanza di quattro anni da Umana gloria, uscirono le Pitture nere su carta (Mondadori, 2008), raccolta in cui l'autore batteva sentieri comunicativi ed espressivi precedentemente inesplorati, inaugurando una nuova stagione nuova.

«Mario Benedetti aveva imposto la sua voce originale nel 2004, con il suo primo libro importante e riassuntivo, Umana gloria, uno degli esiti maggiori della nostra nuova poesia [...]. Queste Pitture nere su carta si presentano invece quasi come l'aspro e tagliente rovescio di quella tessitura» (dal risvolto di Pitture nere su Carta).
«In Pitture nere su carta Mario Benedetti ci sorprende con un libro che forse segna una svolta, o forse una profonda crisi. La comunicabilità con cui egli esprimeva la spontanea adiacenza alla fraternità, nel bene e nel male celebrata in Umana gloria, raccolta premiata da un folto consenso di critica e di pubblico, sembra qui polverizzarsi. Disintegrando l'umiltà della prosa e il tessuto sintattico del discorso nei soprassalti di una lacerante afasia, Benedetti sembra volerci stupire, prenderci in contropiede
» (Biancamaria Frabotta).


Raccolte di poesie

Il cielo per sempre, supplemento alla rivista “Schema”, Milano 1989.
I Secoli della primavera, Collana:, Ripatransone, Sestante, 1992, ISBN 88-86114-00-1.
Una terra che non sembra vera, Campanotto, Udine 1997.
Il parco del Triglav, La Collana:, Varese, Stampa, 1999, ISBN 88-8336-002-8.
Borgo con locanda, Circolo Culturale di Meduno (Pordenone), 2000.
Umana gloria, Collana: Lo Specchio, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2004, ISBN 978-88-04-52565-3.
Pitture nere su carta, Collana: Lo Specchio, Milano, Mondadori, 2008, ISBN 88-04-58192-1.
Materiali di un'identità, Transeuropa, Massa 2010.
Tersa morte, Collana: Lo Specchio, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2013, ISBN 978-88-04-63018-0.
Benedetti è inoltre presente in varie antologie tra cui Poeti italiani del Secondo Novecento, Mondadori, Milano 2004 e Parola plurale, Sossella, Roma 2005.

Traduzioni
Michel Deguy, Arresti frequenti. Poesie scelte 1965-2006, Collana: Arte poetica, Roma, Luca Sossella editore, 2007, ISBN 978-88-89829-26-4.
Dejan Ilić (poeta serbo), Pjesme, edizioni h, d, p, Zagreb 2005. 


Da Umana gloria (2004)

Che cos’è la solitudine.

Ho portato con me delle vecchie cose per guardare gli alberi:
un inverno, le poche foglie sui rami, una panchina vuota.

Ho freddo ma come se non fossi io.

Ho portato un libro, mi dico di essermi pensato in un libro
come un uomo con un libro, ingenuamente.
Pareva un giorno lontano oggi, pensoso.
Mi pareva che tutti avessero visto il parco nei quadri,
il Natale nei racconti,
le stampe su questo parco come un suo spessore.

Che cos’è la solitudine.

La donna ha disteso la coperta sul pavimento per non sporcare,
si è distesa prendendo le forbici per colpirsi nel petto,
un martello perché non ne aveva la forza, un’oscenità grande.

L’ho letto in un foglio di giornale.
Scusatemi tutti.

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Luigi Castelli Gattinara di Zubiena (Roma, 13/01/1952 – Milano, 19/01/2020)

Ancora un grande amico che ci lascia. Luigi era sempre disponibile, attento e generoso. Una spinta sempre verso la positività, anche quando le cose di cui gli parlavi non andavano per il verso giusto.
Un grande pittore della luce. Raffinato ed elegante. Una persona di cultura con cui era sempre piacevole parlare e individuare nuovi orizzonti.  
Ma con lui era bello anche scherzare, oltre a parlare di mostre e d'arte.
Con lui e la sua inseparabile moglie Daniela, che amava immensamente, ci si trovava sempre in piacevole armonia.
Amante della vita e della bellezza e anche, più frivolmente, della buona e raffinata cucina e del suo immancabile sigaro toscano.
Aperto verso i giovani e anche per questo era nata la Triennale di Fotografia Italiana, che ha dato voce a fotografi di tutto il paese, dando loro la possibilità di essere conosciuti ed apprezzati senza le maglie di un mondo espositivo spesso raggelato e raggelante.
Ci eravamo sentiti lungamente l'altro giorno e oltre alle nostre cose avevamo parlato della personale/antologica che si sarebbe inaugurata domenica prossima. Era tutto pronto...
Ora la luce è tutta per te.

Gianni Marussi

Luigi Castelli Gattinara di Zubiena, era nato a Roma il 13/01/1952 e la macchina fotografica gli consentiva di dipingere con la luce da oltre quarant’anni.
Sin da ragazzo, studente del liceo artistico, ha passato i momenti liberi, fotografando orologi ed oggetti di casa, collocandoli lungo le passeggiate del Lungotevere. 
Le persone non lo interessano: “Hanno una vita, una storia e mi sembra quasi indiscreto fissarle con l’obiettivo. Le cose invece sono interlocutori muti e non condizionano”.
Iniziò così il viaggio che diventa passione e professione, arte e mestiere.
Assieme agli scatti “quotidiani” per l’Advertising (ha collaborato con le più prestigiose Agenzie Pubblicitarie Internazionali) coltivando e custodendo da sempre la passione per i pittori fiamminghi del diciassettesimo secolo, inondando di luce i soggetti delle sue opere e conferendogli una inusuale plasticità tridimensionale. 
Scatti su tela”, qualcuno ha argutamente definito le sue opere.
Negli anni 2000 scopre la passione per i ritratti e cerca di creare una fusione tra le sue luci e l'anima dei personaggi raffigurati che si fondono in un gioco di chiari e scuri come lo è l'anima umana.
Una nutrita serie di personali in Italia e all’estero, fra cui quelle prestigiose di Parigi, Berlino, Mentone, Tokyo, Singapore e New York, hanno confermato Luigi Gattinara come testimone di questo modo d’essere fotografo nell’arte. Dal 2017 è Presidente della Triennale della Fotografia Italiana di cui è fondatore.

“La lettura delle straordinarie Nature morte di Luigi Gattinara può utilmente incominciare da quella che appare spunto e insieme simbolo di tutta l’operazione: la parafrasi della Caravagensis fiscella cui egli ha apposto il titolo-chiave “Per gioco”.
Il gioco è duplice: è il divertimento suo, creativo, di ricomporre un canestro di frutta il più possibile vicino a quello raffigurato dal Caravaggio, quindi di fotografarlo da un punto di vista e con un taglio di luce che riproducano al massimo le condizioni in cui operò il pittore; ed è il divertimento di sottoporre la fotografia al nostro sguardo e lasciarci per un momento (anche un lungo momento) spiazzati, nell’incertezza su “che cosa” Gattinara abbia fotografato (quel quadro? un quadro? dal vero?).
La seconda parte del gioco è, ovviamente, la meno importante; l’operazione non vuole essere un tranello ne un trompe l’oeil, se non nel senso nobile assunto con il tempo dell’espressione. Gioco non significa scherzo: è anzi, e qui a pieno titolo, termine collaudato da una lunga consuetudine teorica per indicare l’aspetto libero e liberatorio dell’attività artistica, la sua qualità gratificante.
Così il gioco di Gattinara si è esteso ad altre nature morte, iconograficamente e stilisticamente inseribili nella vasta produzione di genere tra il Sei e il Settecento. Ma egli non rifà specifici modelli, bensì lavora “à la manière de”, senza peritarsi in qualche caso di lasciare evidenti materiali ed oggetti che tradiscono l’attualità delle composizioni.
Lavora in una prima fase come un trovarobe, poi come uno scenografo ed infine ritrae quello che ha organizzato, seguendo in tutte le fasi di lavoro una sua inclinazione di gusto, che specialmente restituisce atmosfere alla Zurbaràn (La zucca, Il cavalletto), talvolta indugia su un descrittivismo più minuto e meno astratto, come delle scuole fiammingo-olandesi, ripropone una sontuosità alla Strozzi (Natura morta con piume) e arriva anche a imitare certe composizioni dell’Ottocento, da romanticismo inglese (Libro con ape, I fiori), più sensuali, a loro volta rivisitazioni dello “still life” seicentesco, o a sedurci del tutto, e inquietarci, con l’esibizione inedita di biscotti che paiono fossili non perché d’apparenza stantia, ma al contrario mineralizzati dal silenzio nella loro impeccabilità (vita silenziosa, appunto, o silenziosa luce). E infine, con un’altra impennata, inventa una metafisica contrapposizione in grigio fra la palpabilità della stoffa spiegazzata e la lucente intangibile forbitezza del vetro (I vetri).
La campionatura è ampia, ma tutt’altro che eterogenea, legata a una ben chiara volontà stilistica. L’idea dello stile parte, ancora, dalla suggestione caravaggesca che costituisce primo avvio dell’operazione; quel Caravaggio che, mentre dichiarava essere compito prima dell’artista il “dipingere bene le cose naturali”, operava poi in condizione di totale artificio, predisponendo in accurate combinazioni i soggetti da rappresentare, collocandoli su sfondi bene studiati, tagliando su di essi la luce opportunamente condotta. L’artificio garantiva la sublimazione totale di soggetti, li consegnava a un significato “altro”.
Gattinara usa qui la fotografia come il mezzo che più ci consente la smaterializzazione delle presenze raffigurate: divenute a maggior ragione astratta bellezza attraverso un procedimento dove l’aspetto materico non è che una pellicola, o velo, o foglio.
Siamo in una situazione opposta a quella che ha caratterizzato la formula iperrealista. epigono del pop-art: quando la pittura, mimando l’immagine fotografica, e quella al massimo standardizzata, dichiarava per ciò stesso l’impossibilità ormai intervenuta di un approccio reale con le cose. Siamo anche, ovviamente, fuori degli aspetti materici della pittura, del suo corpo a corpo con il colore, con cui Gattinara non intende gareggiare.
Unendo una vibrante sensibilità visiva a una ricca e puntigliosa cultura storica, il gusto rievocativo a un estetismo di assoluta godibilità, Gattinara propone immagini allo stato puro: la bellezza del vedere, la bellezza che assumono le cose nell’essere viste. Non sono oggetti reali rappresentati, sono oggetti divenuti immagine (puro spirito, stavo per dire)."

Rossana Bossaglia, storico e critico d’Arte 


Un artista che dipinge con una macchina fotografica
"Luigi Gattinara ha fatto della “natura morta” una forma d’arte riscoprendola attraverso la lente di una macchina fotografica. La sua abilità fotografica ricrea come per incanto la sospesa e sognante atmosfera che, troviamo nella “nature morte” dei grandi maestri (dal Medioevo ai pittori olandesi del 17 ° secolo, Caravaggio e così via).
Guardando gli oggetti inanimati delle sue composizioni, l’intero spettro del genere, provoca un effetto di curvatura spazio/tempo che sposta idealmente l’osservatore in un’altra dimensione e, apparentemente, congela il tempo rendendo le sue opere contemporanee.
Il realismo ottico subisce una trasformazione sottile, modificato dalla luce e dalle sfumature di colore che, diventano una fonte di fascino rendendo difficile il distinguere l’immagine fotografica da quella pittorica.
Gattinara gioca sulla nettezza dei contrasti chiaroscurali e con una forzata selezione di quelli cromatici. Sullo spaesamento delle dimensioni dell’oggetto: con l’intervento di una limitata, a volte solo accennata, presenza di arredo interpreta e significa l’oggetto che ha sotto osservazione. Proprio quello dello sguardo che attraverso l’obiettivo esplora l’ingombro dell’oggetto, ne trova quindi un orientamento sul piano, sceglie un punto di vista ed una grandezza relativa all’inquadratura scelta, alla ricerca di fisionomie nascoste, particolari che una affrettata lettura non può che escludere.
Viene spontaneo, una volta osservato il “ritratto” fotografico, cercarne l’originale ed operare un confronto, cogliere quanto è intervenuto nel passaggio dalla esperienza diretta del volume alla sua conoscenza mediata dallo strumento fotografico, ma credo che la cosa più interessante sia quella non tanto di un raffronto diretto quanto invece di giocare con l’immagine che la memoria ha conservato."

Alberto Veca, Storico e critico d’Arte 

Immagini del quotidiano
"Nel lavoro di Luigi Gattinara vi è un sapiente esercizio fra “memoria dell’antico” e sensibilità per l’attuale, un equilibrio difficile perché è comune cadere, in esercitazioni che si riferiscono a un immaginario passato - nella fattispecie quello seicentesco della natura morta europea - nella citazione puntuale, anacronistica, fra omaggio e nostalgia di un mondo in cui le cose, animate o inanimate, artificiali o naturali, erano “amiche”. 
Nell’occasione “antico” e “nuovo” coesistono felicemente.

Il debito rispetto a quel mondo, dove all’oggetto rappresentato venivano attribuiti, traslati, quei sensi dell’uomo che si andavano indagando anche a livello scientifico, è evidente e volutamente: la ridotta “galleria” può citare “luoghi canonici” del genere pittorico, come “angoli di cucina” o “angoli di studio” romani, spagnoli o dei Paesi bassi, ciascuno può leggere il singolo esito con gli occhi della mente alla ricerca di prototipi o di soluzioni plastiche e luministiche analoghe.
È un esercizio interessante ma non definitivo perché l’occhio di oggi scopre nel soggetto comune, figure, quindi sensazioni e suggestioni altrimenti non considerate per più appariscenti presenze e ingombri. A volte è sufficiente un frammento del tutto perchè la mente possa completare l’immagine data e poi trovare una collocazione, ieri facile e oggi difficile per la dissonanza con ciò che circonda.
Voglio dire che il “silenzio” della natura morta di oggi è in qualche modo “strappato” alla confusione che ci circonda, l’armonioso rapporto fra fondo e figura, dove spesso il primo è ciò che determina la fisionomia dell’intera composizione, è affine ma ben diverso da quello di un tempo perché “controcanto”, in controtendenza rispetto al “rumore” e al disturbo del nostro consumo comunicativo.
Il teatro di posa di Gattinara “assomiglia” al tavolo di studio dove il pittore collocava i propri oggetti per poi riprodurli sulla tela, ma l’analogia è di breve durata perchè il piano o l’alzato dell’oggetto disposto non conosce ulteriori mediazioni per tradursi nell’opera se non quello dello scatto fotografico. 
Sempre e comunque il “qui e ora”, che è il sigillo dello strumento adottato perchè le opere di Gattinara sono prima di tutto fotografie: la scelta dell’artista di adottare tecniche di stampa che permettono la scelta di qualsivoglia supporto è un ulteriore omaggio alla strumentazione dell’oggi e l’esaltazione di uno strumento che invece ha una sua storia, sia pure recente, ma certamente consolidata nella nostra frequentazione dell’immagine.
"

Alberto Veca, Storico e critico d’Arte (per Mostra “Immagini del quotidiano”, Como)

"Implicita nelle vibranti nature morte fotografiche di Luigi Gattinara è un’ anacronistica tensione tra soggetto e mezzo. Influenzato dal Diciassettesimo secolo, la pittura olandese e i grandi maestri come Caravaggio, le immagini di Gattinara raggiungono una qualità quasi pittorica attraverso la luce ele variazioni di colore. Il risultato è ciò che l'artista cita come "Effetto Tempo Modificato", in cui la natura morta come studio formale è "riscoperta attraverso la lente di una macchina fotografica.

Istituto Italiano di Cultura di New York

 

"Nulla è lasciato al caso nelle opere di Gattinara e ogni singolo elemento è caratterizzato da un preciso valore simbolico e quindi indispensabile per l’insieme che diverrà racconto. Tutto è pulito, essenziale, moderno, per nulla carico e con un amore per il dettaglio che non diventa mai didascalico. Si ha l’impressione che la luce che emanano questi “quadri” sia sufficiente a farli muovere, quasi volessero produrre i suoni che le cucine emettono al passaggio delle vivande."

Giorgio Gregorio Grasso
, critico e storico dell’arte


...  Gattinara, attraverso il suo obiettivo di fotografo esperto ed affermato, riesce a dare degli oggetti un’immagine eterea e quasi surreale, proponendo una “lettura” della realtà che spesso sfugge all’occhio umano ma che rimane impressa nella pellicola.
Quotidiano La Provincia, Como


... Luigi Gattinara: l’arte di plasmare la luce, in un gioco con lo scultore Zanrè imprigiona le sue creature con un sortilegio dli luce.
Quotidiano La Repubblica


... Sono nature morte che si ispirano alla pittura del passato, che non sono però realizzate “alla maniera di...”. Manca in esse, naturalmente, la presenza umana. Se tali composizioni riflettono famose e antiche strutture, l’autore è comunque in grado di ridare forma nuova e ritmi inediti al tutto, atraverso uno stile che si definisce pulito, essenziale, moderno, con un amore per il dettaglio e una magia nella luce che descrive anche le ombre.
Quotidiano Corriere della Sera


... Gattinara dapprima raccoglie gli elementi che compongono le nature morte, li ordina scenograficamente attenendosi in modo rigoroso ai modelli pittorici prescelti, infine usa il mezzo fotografico con il quale consegue un effetto di smaterializzazione dei soggetti proponendo immagini “pure“, in cui la luce è assoluta protagonista. Gattinara è nel tempo andato oltre l’originaria fonte di ispirazione pittorica, per creare sue composizioni secondo un orientamento sicuro, ricco di gusto rievocativo di grande effetto visivo. Una fotografia “colta”, da cavalletto potremmo dire per mutuare il linguaggio della pittura, dove imitazione e rilettura sono disciplinate dal rigorso controllo dello strumento espressivo...
Quotidiano Il Giorno


... È difficile dire se le immagini attualissime di Gattinara così sgargianti siano freddamente realistiche o non piuttosto fantasie sognate e sognanti, realizzate con allucinante certezza. Molto probabilmente sono evasioni da un lavoro professionale appassionante ma di routine, e in esse si incarnano un’aspirazione e un’ispirazione più dichiaratamente artistiche.
Mensile “Arte”


... Per gioco Gattinara ricompone le opere dei grandi pittori del seicento e del settecento, arrivando ad imitare anche composizione dell’Ottocento, romanticismo inglese. Ma soprattutto è incantato dal Seicento fiammingo perchè poco carico, essenziale, pulito e con una magia di luce unica.
Nuova Cucina


..... Una convergenza di gusto quella tra le sue scelte e la tendenza attuale della critica d’arte, che orienta l’attenzione su un genere vivo nel ‘500 e ‘600 e poi piuttosto trascurato. Nelle immagini esposte qualche sospetto di ricerca estetizzante ma anche profondi silenzi, solitudine, malinconia e fasto. E soprattutto la magia della luce che trasforma gli oggetti in immagini interiori.
Uomo, Harper’s Bazaar

MOSTRE

1989 Milano, Galleria Kriterion, Personale, “Still Light
1991 Parigi, L’Antre De Roi Filene, Personale, “Still Light
1992 Milano, Galleria Il Diaframma
1993 Milano, La Tecoteca, Personale, “La teiera del 2000
1993 Bergamo, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Accademia Carrara
1994 Como, Villa Carlotta, assieme allo scultore Alberto Zanrè, “Il Bestiario e il suo Ritratto
1998 Milano, Istituto Europeo, “Il mestiere di Fotografo
1998 Berlino, Personale, “Gattinara in Quarter 206”
2006 Como, Palazzo Natta, Personale, “Immagini dal quotidiano
2006 New York, SoHo, Agora Gallery, “Visions in tune
2011 Milano, Galleria Camera 16, “Kokoro, Mostra fotografica per il Giappone
2012 Milano, Spazio Bossi Clerici, Personale, “Fine Heart - Luce Sensibile
2014 Milano, Spazio Navigli, Personale Pittografia, una mostra bitematica, bipartita
2014 Milano, Enterprise Art Gallery, Enterprise Hotel, Personale, “Gattinara in mostra, Retrospettiva
2015 Milano, Sisal Wincity Diaz, Personale, “Evolution, la sinuosa armonia delle mani
2015 Trezzo sull’Adda (Mi), Centr. Idr. Taccani, “Milano Expo 2015, International Contemporary Art
2015 Varedo (Monza e Brianza) - Villa Bagatti Valsecchi, “Expo 2015, Arte Italiana 
2015 Trezzo sull’Adda (Mi), Centr. Idr. Taccani, “Milano Expo 2015, Biennale della Fotografia, Anno 0
2015 Monza, Villa Reale di Monza - Le cucine di Villa Reale, Personale, “Sapori in posa
2015 Milano, Oliva Gustosa, Personale, “Tra-dire e Mangiare
2016 Milano, MIA Photo Fair, presso lo stand MyTemplArt
2016 Mirano (Venezia), PaRDeS - Laboratorio d’Arte Contemporanea, “Squarci nelle tenebre
2016 Venezia, Art Factory di Tobia Ravà, Dorsoduro, “Squarci nelle tenebre 
2016 Menton (Costa Azzurra - Francia), Galleria Charlotte Art, Personale, “Sapori in posa 
2017 Mirano (Venezia), PaRDeS - Laboratorio d’Arte Contemporanea, “Ritratti di donne 
2017 Cortina d’Ampezzo, Museo Mario Rimoldi, “Il Collezionista, innamorarsi del contemporaneo 
2017 Padova, Mediolanum Art Gallery 
2017 Venezia, Art Factory di Tobia Ravà, Dorsoduro, “Ritratti di donne 
2017 Matera, Galleria “Il Comignolo”, Sasso Barisano, MaterArt
2017 Venezia, Palazzo Ca’ Zenobio, “Lo stato dell’Arte ai tempi della 57 Biennale di Venezia
2017 Singapore, Art Science Museum, “SerpentiForm of Bulgari
2017 Venezia, Palazzo Ca’ Zenobio, Prima Triennale della Fotografia Italiana
2017 Tokyo, Mori Art Center, “SerpentiForm of Bulgari
2018 Piacenza, Castello di Fombio, “Angeli e Demoni
2018 Milano, Spazio “I Vale”, Personale, “Anima Canis
2019 Venezia, Spoleto Pavilion, “Premio Canaletto
2019 Spoleto, Palazzo Leti Sansi, “Premio Modigliani - Spoleto Arte
2019 Matera, Gallery SaxArt, Personale , “I Sassi di Matera incontrano le luci e ombre di Luigi Gattinara
2019 Menton, Palace des Ambassadeurs, BACS- Biennale of Contemporary Sacred Art
2019 Milano, Hotel Excell Milano3, Personale, “Anima Canis 2
2020 Milano, Milano Art Gallery, Personale, “Una vita in posa


 

 Una chiacchierata con Luigi Gattinara

Giulia Cassini:  Lei è romano di nascita ed ha iniziato giovanissimo a fotografare object trouvé sul Lungotevere. Perché era così attratto dalla fotografia?
Luigi Gattinara: “La mia passione per la fotografia nasce durante gli anni del Liceo Artistico. L’immediatezza di fissare un’emozione su un ‘supporto’ quasi fosse un foglio da disegno o una tela mi affascinava; era come osservare la realtà attraverso occhi diversi”
Giulia Cassini: Come si rimane fedeli a se stessi artisticamente?
Luigi Gattinara: “Penso che ‘l’amore’ e la passione per il proprio lavoro siano tra i tanti modi per rimanere il più possibile fedeli a se stessi, sia nella quotidianità professionale -che per me è rappresentata dalla realizzazioni di immagini per l’advertising- sia in quello più personale in cui ritrovo il mio ‘percorso artistico’. Ma alla base di tutto ciò, in entrambi i casi, l’esigenza primaria è la raffigurazione di un pensiero personale e con esso l’emozione che ne scaturisce”.
Giulia Cassini: Lei è stato diversi anni a Caracas..Cosa rimane di questa esperienza di vita nella sua ricerca artistica: la poesia unica di questa terra, i parossismi delle diseguaglianze, l’esplosione dei colori?
Luigi Gattinara: “Lasciai il mio studio di Roma nel 1977 trasferendomi a Caracas, lì aprii il mio nuovo studio e vi rimasi per parecchi anni, otto per l’esattezza. In quel Paese dove la vita era totalmente diversa da quella frenetica di Roma, presi subito consapevolezza che aleggiasse nella vita di tutti i giorni, nei movimenti, nelle conversazioni, una forma differente di tempo, quasi fosse dilatato, esteso, ed è stato proprio in questo non rincorrerlo che ho trovato lo spazio per cominciare il percorso sulle mie ‘nature morte’. Quella terra, con le sue luci e i suoi colori, violenti e morbidi al tempo stesso, possedeva una sorta di magica alchimia: i suoi incredibili spazi riuscivano a penetrare l’anima e mi permettevano di vestire le mie emozioni in un abbraccio nuovo e sicuramente insolito. Riuscivo a fotografare senza usare la macchina fotografica, perché le sensazioni erano tali e talmente intense che le migliaia di fotografie virtuali diventarono un incredibile archivio mnemonico impresso nella memoria e ancora oggi nei miei ricordi”.
Giulia Cassini: Le sue foto famosissime di moda e di still-life quale denominatore hanno in comune?
Luigi Gattinara: “Penso che sia sempre la luce l’elemento fondamentale che dà forza all’immagine, in grado di creare il pathos necessario a chi la guarda”.

Giulia Cassini


Luigi Gattinara e Bruno Melada. Spazio//biennale ha curato la realizzazione delle stampe a pigmenti di carbone e colore su carta Prestige Museum 100% Cotton Natural White (310 gr).

Luigi Gattinara e il suo fidato stampatore Bruno Melada


Nessuno muore sulla terra finchè vive nel cuore degli amici.

Ciao Luigi.
Cita, Nena, Claudia e Sandra Finzi


Luigi Gattinara, via Biondelli 9, 20141 Milano, Italy - T. +39 02 89505330 - M. +39 3485240730 -  fotografia@gattinaraluigi.eu  - www.facebook.com/SpazioGattinara/ - Instagram: luigi_gattinara

 

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Raffaella Resch, (Genova, 23/10/1962 – Milano, 15/01/2020)

Siete spenta a Milano il 15/01/2020, dopo una brutta malattia scoperta solo tre mesi fa. Non si era arresa, non era da lei. Stava preparando con impegno, una personale di Maria Cristiana Fioretti:  "Il colore dell'acqua", con l'organizzazione di Alessandra Pozzi, all'Acquario Civico di Milano, che si inaugurerà il 5 febbraio 2020. Quando ci siamo sentiti l'ultima volta, la preparazione di questa nuova mostra le aveva dato nuovo coraggio ed entusiasmo, sembrava che le cose stessero andando meglio...
Le esequie saranno sabato alle 14.45 alla chiesa di San Cipriano.

Raffaella Resch si era laureata in filosofia teoretica all’Università Statale di Milano, dopo una lunga esperienza di lavoro presso l’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e la Fondazione Antonio Mazzotta nel settore delle mostre d’arte, dal 2014 lavora come curatrice indipendente, occupandosi prevalentemente di temi e artisti del ‘900, come Kandinskij, Klee e Baj, ma anche di contemporanei, con l’obiettivo di contestualizzare la figura e l’opera di grandi o di meno conosciuti, rispetto a una situazione territoriale o a una sede museale specifica, per divulgare visioni e letture nuove e trasversali.
Una professionalità accurata e precisa, con una grande sensibilità e grazia, capace di leggere la poesia della bellezza. Tra le poche ricercatrici e curatrici di assoluto rispetto.
Ci mancherà molto.

Raffaella Resch

Raffaella Resch, Aosta, Museo Archeologico Regionale, "Gabriele Basilico. La città e il territorio" 27/04/2018

CURATELE

- "Roberto Fanari - Il cielo ritrovato", Studio Museo Francesco Messina, (16/07 - 27 /10/2019)
- “Teresa Maresca. Song of Myself”, Acquario Civico di Milano, (3/04 - 5/05/2019)

- "Franco Cardinali - Iquietudine necessaria", Palazzo delle Paure, Lecco, /28/06 - 18/09/2019)
Franco Cardinali. Inquietudine necessaria”, Palazzo dei Giureconsulti, Milano,  (11/01 - 14/02/2019)
- "Paul Klee. Alle origini dell'arte", in collaborazione con Michele Dantini, (fino al 3 marzo 2019).
- "Marc Chagall. Come nella pittura così nella poesia". (5/09/2018 - 03/02/2019), Palazzo della Ragione, Mantova
- "Teresa Maresca. Immersioni e nature", in collaborazione con Maria Flora Giubilei, Galleria d'Arte Moderna e Raccolte Frugone - Musei di Nervi, Genova, (14 ottobre 2018 - 6 gennaio 2019)
- "Gabriele Basilico. La città e il territorio", Coordinamento generale, Museo Archeologico Regionale, Aosta, (apr 2018 - set 2018)
- "Omar Galliani - Lorenzo Puglisi. Visioni di luce e di tenebra", curatela in collaborazione con Maria Fratelli, Studio Museo Francesco Messina - Ex Chiesa di San Sisto, Milano, (24 /05 - 13/06/2018)
- "L’elica e la luce. Futuriste. 1912-1944", curatela con Chiara Gatti, presso Museo MAN, Nuoro, (9/03 - 10/06/2018) 
- "Omar Galliani. Intorno a Caravaggio", Gallerie d’Italia, Milano, in concomitanza con “L’ultimo Caravaggio. Eredi e nuovi maestri”, (19/12/2017 - 18/03/2018)
- "Roberto Fanari. Rose", curatela con Maria Flora Giubilei, Galleria d'Arte Moderna e Raccolte Frugone - Musei di Nervi, Genova, ( - "Roberto Fanari. Il paesaggio dentro", curatela con Maria Flora Giubilei, Galleria d'Arte Moderna - Musei di Nervi, Genova, ( - - "Kandinskij. Il cavaliere errante. Viaggio verso l'astrazione", coordinamento scientifico, Museo delle Culture - MUDEC, Milano, ( - - "Rock Art. Le ombre della caverna. Opere di Teresa Maresca e Gianni Carluccio", Foyer Teatro Tieffe, Milano, ("Omar Galliani - Lorenzo Puglisi. Caravaggio, la verità nel buio", curatela con Maria Savarese, Palermo, Cappella dell'Incoronazione e Napoli, Pio Monte della Misericordia, ( - - "Enrico Baj. L'invasione degli ultracorpi", ideazione e coordinamento, Museo Archeologico Regionale, Aosta (- "Laura Zeni. Geometri Ri-Viste", Milano, Jannelli & Volpi, in occasione del Salone del Mobile 2016, (- Attività di ricerca presso Museo Man, Nuoro, ("Omar Galliani. Il disegno nell'acqua", ( - "Roberto Fanari. Hanging (Laying) Landscapes", organizzazione, Milano, Fabbrica del Vapore, ( - "Paul Klee. Mondi animati", coordinamento scientifico, Nuoro, Museo MAN, ( - dicembre 

Raffaella Resch, "Play With Us-dall'arte popolare all'arte moderna" di Naby Byron, Hotel Hilton Molino Stucky, Venezia, 11/05/2019, © Gianni Marussi

PUBBLICAZIONI

- Teresa Maresca. L'incanto dello sguardoStampa, Varese, - Testo per catalogo mostra "Teresa Maresca. Song of Myself", Acquario Civico di Milano
- La vertigine dell'equilibrio, Scalapendi Editore, Milano, gen 2019- Testo per catalogo mostra “Franco Cardinali. Inquietudine necessaria”, a cura di Raffaella Resch, Milano, Palazzo dei Giureconsulti
- Paul Klee antropologo del possibile, 24 Ore Cultura, Milano, ottobre 2018- Testo per catalogo della mostra "Paul Klee. Alle origini dell'arte" presso MUDEC, Museo delle culture, Milano, con contributi di Michele Dantini, Fabienne Eggelhoefer, Wolfgang P. Kersten, Michela Morelli
- Paul Klee. Ritratto dell'artista come un angelo24 Ore Cultura, Milano, 
- Visioni di luce e tenebraScalpendi Editore, Milano, 
- Le futuriste: corpo moltiplicato e anima plurisensibileOfficina Libraria, Milano 2018
- Variazioni su Caravaggio, testo per "Omar Galliani. Intorno a Caravaggio", Forma Edizioni, Firenze 2017, 
- Di cosa parliamo quando parliamo di roseLeuchtturm, Milano, - Roberto Fanari. Ritratti di nuvole e paesaggi di corpiLeuchtturm, Milano, - Nero su nero, Ad est dell'Equatore, Napoli, - Taglia. Gioca. Ripeti. I collages di Laura ZeniJannelli & Volpi, - Paul Klee. Mondi animati. Spunti per una grammatica dell'animismo in P.K.Magonza Editore, - Regesto delle opere di Piranesi, Collezione Fondazione Antonio Mazzotta, Mazzotta Editore, 


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Lee Iacocca, Allentown, 15/10/1924 – Bel Air, 2/07/2019

Lee Iacocca, all'anagrafe Lido Anthony Iacocca, (Allentown, 15/10/1924 - Bel Air, 2/07/2019), è stato un manager statunitense di origini italiane, noto soprattutto per il salvataggio della Chrysler negli anni ottanta.
Fu presidente e amministratore delegato della Ford e poi della Chrysler dal 1978 e presidente del consiglio di amministrazione dal 1979, fino al suo ritiro alla fine del 1992.
Partecipò alla progettazione della Ford Mustang, la Continental Mark III e la Ford EscortFu uno dei più stimati uomini d'affari del mondo e un appassionato sostenitore delle esportazioni americane durante gli anni ottanta.
Per la Chrysler introdusse alcuni modelli di auto piccole, compatte e economiche, i cui progetti in precedenza erano stati rifiutati dalla Ford e che invece ebbero un grande successo.
Autore o coautore di alcuni libri, fra cui Iacocca: An Autobiography ("Iacocca: un'autobiografia", con William Novak), vendette 7 milioni di copie, e Where have all the Leaders Gone? ("Dove sono finiti tutti i leader?"), si parlava di lui come possibile candidato alla Casa Bianca.

Quando ero direttore del mensile Mondobit (tascabile di cultura informatica, con una tiratura iniziale di 23.000 copie, Fininvest Comunicazioni Editore) ero riuscito ad avere nel 1986 un'intervista esclusiva mondiale dalla nostra corrispondente da NewYork  Silvia Kramar sulla sua visione del futuro, dopo il salvataggio della Chrysler.

 
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