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Archivi categoria : Personaggi

Cesare Cadeo (Milano, 2/07/1946, Milano, 4/04/2019)

Ultimo saluto a Cesare Cadeo: camera ardente presso la sede della Città metropolitana di Viale Piceno 60 a Milano, sabato 6 e domenica 7 Aprile, dalle 10,00 alle 19,00.
I funerali si terranno lunedì 8 Aprile alle ore 14.45 presso la Basilica di S. Ambrogio a Milano.


Cesare Cadeo, "gentiluomo del piccolo schermo", era una persona dolce, sempre propositivo, disponibile, un uomo capace di sognare, ma soprattutto di trasformare quei sogni in fatti concreti e tangibili.
Giornalista, nato a Milano il 2 luglio 1946, da Lina, casalinga e Luigi, medico dentista. I fratelli Maurizio e Giuseppe sono entrambi medici. 
Gli studi cominciano a Milano all'Istituto Zaccaria dei Padri Barnabiti e proseguono al liceo Berchet e all'Istituto Studium. Dopo gli studi classici ho frequentato la facoltà di giurisprudenza dell'Università Statale di Milano e dell'Università di Pavia. La carriera scolastica prosegue a Brighton in Inghilterra dove rimasi per lungo tempo.
Ha svolto il servizio militare alla Scuola Allievi Ufficiali e Sottoufficiali di Cesano di Roma e al 67° reggimento assaltatori di fanteria della divisione "Legnano".
Nel 1973 si sposa con Lalla dopo sette anni di fidanzamento. Risultato: Alessandra, Filippo e Caterina, la quale gli hanno regalato  uno splendido nipote, Matteo, 4 anni. Scheva (pastore tedesco) completa l’allegra brigata. Alla fine del 1975, pur continuando a svolgere la sua attività di consulente, incontra quello che si doveva rivelare "l'amore della sua vita": la Televisione. Un amico, Marcello Di Tondo, amministratore delegato di una televisione locale milanese (TVM 66), gli chiese di diventare conduttore del TG dell'emittente. Accettò un po' per curiosità, un po' per scherzo, ma non immaginando che questa sarebbe diventata la sua principale occupazione.
Alla fine degli anni 1970 approdai a Telemilano Canale 58, fondata da Silvio Berlusconi, al quale va la sua eterna gratitudine per avergli fatto vivere l'esperienza umana e professionale più esaltante della mia vita. 
In Fininvest, poi diventata Mediaset, le esperienze sono state molteplici: organizzatore e inviato, redattore e conduttore, telecronista e televenditore.
Ha cominciato a lavorare a Canale 5 nel 1981, come inviato e consulente aziendale, apparendo poi dall'anno successivo in Gol, programma calcistico condotto da Enzo Bearzot, e Superflash, al fianco di Mike Bongiorno.
Silvio Berlusconi, fu "con noi uno dei protagonisti della prima emozionante stagione della televisione privata. Più tardi si impegnò in politica diventando un nostro apprezzato amministratore locale".
Nel 1983 condusse con Sandra Mondaini Five album, sorta di riepilogo della stagione televisiva 1982-1983 di Canale 5.
In quel periodo fu anche commentatore di molti programmi ed avvenimenti sportivi, realizzando come inviato una serie di servizi speciali per il programma Buongiorno Italia. La sua carriera televisiva è stata legata in modo particolare alle reti Mediaset. Il volto noto della tv, definito il "gentiluomo del piccolo schermo", è stato un emblema della televisione degli anni ’80.
1982, Io so che tu sai che io so, regia di Alberto Sordi.
Nel 1984 debuttò come conduttore delle trasmissioni sportive Record, Super Record e Super Record Sport, in onda su Canale 5, continuando a collaborare nei programmi di Mike Bongiorno Superflash e Pentatlon. La sua esperienza come giornalista in ambito sportivo proseguì per i programmi Un anno di sport, Cadillac ed alcune rubriche sportive per Buongiorno Italia e Studio 5.  Sempre in questo ambito, dal 1989 al 1992 condusse la trasmissione di seconda serata di Italia 1 Calciomania, affiancato da Paola Perego e Maurizio Mosca.
Dal 1994 presentò su Rete 4 Buona giornata insieme a Patrizia Rossetti, nonché numerose telepromozioni e televendite. Nel 1995 fu ospite fisso della trasmissione di Italia 1 Mai dire Gol, in qualità di un surreale inviato da una finta edicola in collegamento con la Gialappa's Band. Nel 1998 condusse su Canale 5 la trasmissione Fantasia , che era un quiz con protagonisti i bambini.
Tra il 1999 e il 2004, durante la giunta guidata da Ombretta Colli, fu assessore allo Sport; successivamente il suo nome si legò indissolubilmente a quello della Provincia di Milano quando, con un ruolo manageriale, si dedicò a riqualificare e rilanciare l'idroscalo, il mare dei milanesi, obiettivo che ben presto raggiunse grazie alla sua determinazione e alla capacità di trasmettere entusiasmo a tutti coloro che lavoravano accanto a lui.

Nel 2001 presentò la trasmissione di cucina Mezzogiorno di cuoco, con Lorenzo Battistello; nello stesso periodo collaborò con la redazione del TG5.
Passò poi alla Rai. Nella primavera del 2007 condusse il reality show di Rai 2 La sposa perfetta (insieme a Roberta Lanfranchi), all'interno del quale condusse anche una puntata speciale di Furore proprio nel decimo anniversario. Nel 2008 fu ospite di Beppe Braida nel concorso di bellezza Miss Muretto.È apparso nella quinta stagione di Pechino Express insieme a Patrizia Rossetti in una "televendita" che i concorrenti dovevano replicare.
È stato uno dei primi testimonial di Operazione Cuore, l’iniziativa benefica nata a Gavorrano per aiutare i bambini meno fortunati a vivere momenti felici durante le vacanze estive.
Il 14/11/2017: 37 opere di alcuni dei migliori artisti dell’Accademia di Belle Arti di Brera, selezionati da un Comitato Scientifico interno all’Accademia stessa. La Mostra si tiene a Palazzo Isimbardi, prosecuzione della visione delle opere il 15 negli stessi orari e Asta il giorno 16 novembre dalle ore 19,30 alle 21,00 a cura di Cesare Cadeo.
È mancato il 4 aprile 2019 dopo una lunga malattia.
Carlo Sangalli: "Era un grande professionista della televisione, una di quelle rare persone autenticamente gentili nell’animo".
Il fratello Maurizio: “Era una persona straordinaria. Mi hanno fatto piacere tutte le persone che hanno parlato bene di lui, ma non sene poteva parlar male. Aveva un modo di fare estremamente gentile, in televisione era come nella vita privata. Amava il suo pubblico. Era esattamente come in televisione un uomo dal pensiero libero e di grande bontà. Nella vita di tutti i giorni era esattamente  come compariva in pubblico. Un uomo elegante ma anche capace di forti passioni, si gettava con entusiasmo in tutto quello che faceva e ha vissuto con grande coraggio anche la malattia, combattuto fino all'ultimo, solo negli ultimi giorni ha detto al suo medico 'ho fatto una bella vita adesso lasciami andare."
Gene Gnocchi: "Se ne è andato un gran signore e un vero amico".

 
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Petali per Carla, performance di Davide Mosconi in ricordo di Carla Pellegrini, Galleria Milano, 14/03/2019

Per salutare insieme Carla Pellegrini, giovedì 14 marzo alle ore 18.30 si è tenuta una performance ideata dall’artista e grande suo amico Davide Mosconi (1941-2002), dal titolo Petali che cadono, realizzata per la prima volta nel 1996.  Una campana sospesa che una volta percossa ha lasciato cadere a terra, su un telo di lino, dei petali di rosa.

Carla Pellegrini ha ricoperto il ruolo di direttrice della Galleria Milano dal 1965 sino alla sua scomparsa nel febbraio di quest’anno.
Come ha detto Lea Vergine, Carla “non lascia un ricordo, ma Memoria”: punto di riferimento per l’arte contemporanea italiana e internazionale per oltre cinquant’anni, coraggiosa e sperimentatrice, è stata tra le prime a portare in Italia la Pop art inglese, a scommettere sulla West Coast quando Los Angeles era ancora una lontana frontiera, a riconoscere l’originalità del Gutai giapponese rispetto all’Espressionismo Astratto americano e a indagare gli aspetti meno noti della Nuova Oggettività tedesca.
La curiosità aperta di Carla, unita a una pungente ironia, le ha permesso di inaugurare senza timore mostre che hanno destato scandalo, come quando sul finire degli anni Sessanta ha proposto una personale su Allen Jones o una collettiva sulle “forme d’arte irritanti” (curata da Lea Vergine), coinvolgendo anche l’Azionismo Viennese. Non ha neanche esitato a impegnarsi politicamente in prima linea attraverso l’attività espositiva, con mostre come Croce Nera Anarchica o Falce e martello, nei primi anni Settanta. L’arte è stata la via, per Carla, di divenire anche esempio civico, come nel caso del Progetto Casina (di Luca Quartana e Antonella Ortelli, curato da Giorgio Zanchetti), che nel 2010 ha coinvolto le donne del carcere di San Vittore.
Guidata dal suo infallibile istinto e consigliata dai critici più attenti, ha anche fatto tanto per l’arte italiana credendo, spesso sin dagli esordi, in artisti come Gianfranco Baruchello, Vincenzo Ferrari, Antonio Calderara, Fabio Mauri, Vincenzo Agnetti, Davide Mosconi, Nanni Valentini, Luigi Veronesi e Franco Vimercati, tra gli altri. Si è anche dedicata alle artiste ingiustamente dimenticate, come Erma Bossi, alla quale ha dedicato una ricerca lunga trent’anni.

Ha continuato fino alla fine la sua attività con uno spirito sempre propositivo, alternando alle mostre storiche la promozione di artisti affermati delle nuove generazioni.
Performance, proiezioni di film, concerti e dibattiti si sono susseguiti negli anni. Ma andare a trovare Carla significava anche sedersi nel suo studio e chiacchierare davanti a un caffè o a un Gin tonic del più e del meno: attraverso l’arte, la vita.
La performance sarà eseguita dal musicista Elio Marchesini.
In mostra vi saranno alcune opere che gli artisti hanno voluto dedicare a Carla nel corso degli anni.
Carla era tante cose e continuerà ad esserle nella nostra memoria. Non si arrendeva mai. Amava l’arte, amava la vita. E amava i fiori.

Ci mancherà sempre. Arrivederci Carla.

Petali per Carla

Galleria Milano | via Turati 14
20121 Milano

giovedì 14 marzo 2019

ore 18.30

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Il 18 dicembre del 2018 era stato presentato in Galleria il libro
IO SONO CARLA PELLEGRINI
Storia della Galleria Milano e di tutto quello che mi è piaciuto fare
a cura di Elio Graziolied
edito da a+mbookstore 
di Milano

Alla presentazione erano intervenuti Carla Pellegrini, il curatore del volume Elio Grazioli, Marco Meneguzzo e Francesco Tedeschi.

Carla Pellegrini (1931 - 17/02/2019), titolare dal 1965 della storica Galleria Milano, che ha diretto fino al febbraio 2019, in questo ricco memoir raccontava la sua vita a Elio Grazioli. Una vita intensa, che si intreccia ben presto con l’arte, percorsa da incontri straordinari, da viaggi avventurosi e dalla volontà di stare nel presente e nella storia.

La storia di Carla ad un certo punto coincide con quella della sua Galleria Milano, che negli anni ha esposto, in anticipo sui tempi e con lungimiranza, i lavori di tanti degli artisti più importanti della nostra contemporaneità: dagli esponenti della Pop inglese nel 1966 alla Body Art più radicale in una mostra curata da una giovane Lea Vergine nel 1969, anno in cui presenta anche una personale di Allen Jones. E poi una programmazione che, fino ad oggi, ha spaziato in ogni direzione, dalla fotografia d’avanguardia al design, dalla cultura popolare alle ricerche antropologiche, dalla tanto amata arte tedesca al cinema sperimentale fino a mostre dettate da un chiaro impegno politico.

A legare ambiti così diversi è il gusto infallibile di Carla, e ancor più la sua persona, perché in fondo “la questione è quello che lei è, che continua ad essere ancora oggi”. Ciò che la rende infatti unica è la sua umana curiosità verso gli altri; la motivazione delle sue scelte, in fondo, è quella di “conoscere persone particolari”, e di questi incontri farne tesoro.
Se l’intervista in questo volume procede seguendo, quando inizia l’attività della galleria, la cronologia delle mostre, è perché Carla, con la sua capacità di inglobare in sé ciò che c’è di curioso nel mondo e nell’arte, “è l’elenco di tali persone”, restituendoci un racconto che, attraverso la lente del vissuto personale, narra di un momento indimenticabile della nostra storia dell’arte.

Il libro, nato da una lunga conversazione di Elio Grazioli con Carla Pellegrini, comprende un vasto apparato di fotografie che ritraggono Carla e tante persone – artisti, curatori, critici, amici e famigliari - incontrate nel corso della sua lunga vita e carriera.

Nel 1928 il critico d’Arte e editore Enrico Somarè aprì la Galleria Milano.
Nei dieci anni di vita della Galleria, chiusa poco prima della Seconda Guerra Mondiale, Somarè espose artisti cruciali come Casorati, Wildt, Eleonor Fini, Sironi, Tosi, Tozzi, Manzù, Carrà.
Nel 1964 i figli di Enrico Somaré, Guido e Sandro, entrambi pittori, riaprirono la Galleria Milano in via della Spiga, insieme a Aldo Bergolli, Mario Rossello e Gianni Dova.

Guido Somarè, Sandro Somarè, Gianni Dove, Alberto Bergolli e Mario Rossello, 1964

A partire dal 1965 è subentrata nella direzione Carla Pellegrini Rocca.
Nel 1973 l’attività viene trasferita da via della Spiga nell’attuale sede di via Turati.
Nel corso degli anni sono state allestite più di trecento mostre di artisti e movimenti dell’avanguardia storica e contemporanea internazionale. Dato il carattere specificamente propositivo della Galleria, un’attenzione particolare è rivolta agli aspetti dell’arte moderna e contemporanea meno noti al pubblico italiano.
Nella primavera del 1966 viene presentata London Under Forty (Allen Jones, Bridget Riley, Joe Tilson…), la prima collettiva in Italia sulla Pop Art inglese e Nuove ricerche visive in Italia. Nel 1969 due mostre che fecero scandalo: una personale di Allen Jones e Irritarte (Otto Muehl, Kudo ecc.) a cura di Lea Vergine, mostra rivoluzionaria e irriverente «per una analisi delle comunicazioni irritanti». Nel 1971 e nel 1972 due mostre su Il mondo della Non-Oggettivi, con riferimento ai vari aspetti dell’Astrazione dal 1924 al 1955. Nel 1974 Mitologie Individuali presentava un gruppo di giovani artisti tedeschi, come Baselitz, Polke, Palermo, Penk, Beuys, Darbhoven ecc. che divennero in seguito tra i protagonisti dell’arte contemporanea. Sempre nel 1974 una personale dell’allora poco noto Edward Ruscha, una collettiva di artisti della West Coast (Graham, Al Bengston, Price, Moses, Ruscha, Goode) e un allestimento di Fred Sandback. Nel 1976 il movimento Dada in collaborazione con Arturo Schwarz. Nel 1980 Fontana e l’Architettura. Nel 1984 Shiraga e il Gruppo Gutai. Nel 1995 Pino Pascali: L’arte e il gioco nella pubblicità e Il Realismo Sociale nella Germania degli Anni 20. Nel 1996 La fotografia fra le due Guerre, nel 1998 Ballet Russe e nel 2001 La geografia degli artisti. Nel 2002 la prima mostra in Italia di Alexander Brodsky. Nel 2009 Sette inglesi a Milano (Stephen Buckley, Bernard Cohen, Harold Cohen, Barry Flanagan, John Hoyland, Richard Smith, William Tucker). Nel 2014 la prima personale in Italia di Carl Grossberg, esponente della Nuova Oggettività. Nel 2015 vengono presentati per la prima volta in Italia i disegni del celebre musicista jazz Gerry Mulligan.
Non sono mancate mostre dettate da una chiaro impegno politico, come Croce Nera Anarchica nel 1972, i cui proventi furono destinati alla famiglia di Pino Pinelli e Falce e martello di Enzo Mari nel 1973, mentre Riflessioni sugli effetti della guerra (2003) era volta a suscitare domande sulle ripercussioni sociali dei conflitti bellici.
Il lavoro di ricerca è rivolto anche alle mostre a tema che invitano il visitatore ad una lettura più attenta sul modo di fare arte. Tra queste, realizzate nel corso degli anni, vanno citate Opera ricerca e documento, Il contesto Dannunziano, Decostruzione del Quotidiano e L’avanguardia in Ungheria, 1919-1924, Tuttolibri di Lea Vergine, Chi ha ancora paura del caso? sulla casualità nell’arte, a cura di Elio Grazioli.
Vengono trattate ed esposte regolarmente opere di artisti storicizzati, tra cui: Vincenzo Agnetti, Carlo Alfano, Arakawa, Gianfranco Baruchello, William Beckley, Antonio Calderara, Alik Cavaliere, Ketty La Rocca, Enzo Mari, Davide Mosconi, Magdalo Mussio, Gastone Novelli, Pino Pascali, Tancredi, Kazuo Shiraga, Nanni Valentini, Grazia Varisco, Luigi Veronesi, Franco Vimercati.
Inoltre la galleria si è occupata, nel corso degli anni, della promozione del lavoro di artisti affermati delle nuove generazioni, come i fotografi Pierluigi Fresia e Marco Vaglieri ed esponenti del Neoconcettuale italiano come Manuela Cirino, Luca Quartana e Luca Vitone.
La maggior parte delle mostre sono corredate da cataloghi editi dalla galleria e, negli anni Settanta, dalle Edizioni O, progetto editoriale di Baldo Pellegrini.
La Galleria Milano possiede un vasto archivio in costante aggiornamento, che documenta gli oltre cinquant’anni di attività di ricerca nel campo dell’arte contemporanea e moderna nazionale e internazionale. 

Alcuni critici con cui ha collaborato:
"In primis Lea Vergine e quindi Guido Ballo, Gillo Dorfles, Patrick Waldberg, Pierre Restany, un uomo geniale, con il quale ho passato molte ore seduta al tavolo del mio ufficio, uno di fronte all’altro. Con lui abbiamo fatto una mostra in Corea. Giulio Carlo Argan ha presentato la prima mostra di Calderara in galleria.
Ed ancora: Gigliola Foschi, Elio Grazioli, Angela Madesani, Henry Martin, Marco Meneguzzo, Jean-Luc Mercié, Antonello Negri, Daniela Palazzoli, Osvaldo Patani, Jasia Reichardt, Gabi Scardi, Aldo Tagliaferri, Francesco Tedeschi, Giorgio Zanchetti."

Lea Vergine e Carla Pellegrini

"Lucio Fontana è la persona più generosa che io abbia conosciuto nel mondo dell’arte. Quando ho fatto la mostra Nuove ricerche visive in Italia, nel 1966, Fontana mi ha mandato una grande opera, che era pubblicata sulla sopracoperta del libro di Guido Ballo. Era simpatico, spiritoso. Frequentava la galleria assiduamente."

Carla Pellegrini Rocca


Galleria Milano
via Turati 14
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Amos Oz (Gerusalemme, 4/05/1939 – 28/12/2018)

Dopo una lunga malattia si è spento il grande scrittore e saggista israeliano Amos Oz, עמוס עוז – ויקיפדיה‎, nato Amos Klausner (Gerusalemme, 4/05/1939 - 28/12/2018).
Oltre ad essere stato autore di romanzi e saggi, Oz è stato giornalista e docente di letteratura alla Università Ben Gurion del Negev, a Be'er Sheva.
Sin dal 1967 è un autorevole sostenitore della "soluzione dei due stati" del conflitto arabo-israeliano.
Nel 2008 ha ricevuto una laurea honoris causa dall'Università di Anversa.
Nel 2007 ha vinto il premio "Premio Príncipe de Asturias de las Letras" e il premio Fondazione Carical Grinzane per la cultura mediterranea.
Nel 2008 ha ricevuto il premio Dan David, nello stesso anno ha vinto anche il Premio Internazionale Primo Levi. La cerimonia di consegna è avvenuta a Genova, Palazzo Ducale.
Nel suo romanzo autobiografico Una storia di amore e di tenebra, Oz ha raccontato, attraverso la storia della sua famiglia, le vicende storiche del nascente Stato di Israele dalla fine del protettorato britannico: la guerra di indipendenza, gli attacchi terroristici dei Fedayyin, la vita nei kibbutz.

Nella vita dello scrittore è stato determinante il suicidio della madre, avvenuto quando il piccolo Amos aveva appena dodici anni. L'elaborazione del dolore si sviluppa ben presto in un contrasto con il padre, un intellettuale vicino alla destra ebraica. Il contrasto padre-figlio portò alla decisione del ragazzo di entrare nel kibbutz Hulda e di cambiare il cognome originario "Klausner" in "Oz", che in ebraico significa "forza".
Circa metà dei suoi scritti sono ambientati a Gerusalemme sua città natale e nelle zone circostanti. I suoi genitori, Yehuda Arieh Klausner (in ebraico: יהודה אריה קלוזנר) e Fania Mussman (in ebraico: פאניה מוסמן‎?), erano immigrati sionisti dell'Europa Orientale.
Il padre di Amos aveva studiato storia e letteratura a Vilnius, Lituania, e a Gerusalemme era bibliotecario e scrittore.
Il nonno materno di Amos era proprietario di un mulino a Rovno, città che a quell'epoca apparteneva alla Polonia, oggi all'Ucraina. Il nonno Klausner in seguito si trasferì con la famiglia ad Haifa.
Molti membri della famiglia Klausner erano di destra, sostenitori del Partito revisionista sionista. Il prozio di Amos, Joseph Klausner, fu il candidato del partito Herut alle elezioni presidenziali vinte da Chaim Weizmann ed era docente di letteratura ebraica presso l'Università Ebraica di Gerusalemme.
Amos e la sua famiglia non erano religiosi e rifiutavano tutto ciò che nella religione percepivano come irrazionale. Ciononostante Amos Oz frequentò la scuola religiosa Tachkemoni, visto che la sola alternativa era la scuola socialista affiliata al Partito Laburista Israeliano e i suoi genitori l'avevano scartata per la diversità dei loro valori politici. La famosa poetessa Zelda fu una delle insegnanti di Amos. Amos poi compì gli studi secondari presso la scuola superiore ebraica di Rehavia.
La madre Fania si suicidò, in seguito a una forte depressione, quando Amos aveva dodici anni. Amos avrebbe poi elaborato le ripercussioni di questo tragico evento scrivendo il libro di memorie "Una storia di amore e di tenebra".
Amos aderì al Partito Laburista Israeliano e a 15 anni andò a vivere nel kibbutz di Hulda. Lì fu adottato dalla famiglia Huldai (il cui figlio primogenito Ron oggi è sindaco di Tel Aviv).
Amos si immerse totalmente nella vita del kibbutz e in questo periodo cambiò il suo cognome in "Oz". "Tel Aviv non era abbastanza radicale", disse Amos in seguito, "solo il kibbutz era abbastanza radicale". In ogni caso, come lui stesso racconta, Amos era "un disastro nei lavori agricoli... la barzelletta del kibbutz". Continuò a vivere e lavorare nel kibbutz fino a quando lui e sua moglie Nily si trasferirono ad Arad, nel 1986, a causa dell'asma di suo figlio Daniel. Però anche prima del trasferimento, visto il successo che aveva come scrittore, ebbe il permesso di diminuire gradatamente il tempo da dedicare al lavoro nel kibbutz: le royalties derivanti dai suoi libri erano tali da giustificarlo. Come disse lui stesso, Amos era diventato "un ramo della fattoria".
Come la maggior parte degli israeliani, Amos Oz ha prestato servizio nelle Forze di Difesa Israeliane. Alla fine degli anni cinquanta era arruolato nell'unità di fanteria Nahal e ha combattuto negli scontri al confine tra Israele e la Siria; durante la Guerra dei sei giorni (1967) era in una unità corazzata nel Sinai; durante la Guerra del Kippur (1973) ha combattuto sulle alture del Golan.
Dopo aver servito nell'unità Nahal, Oz studiò filosofia e letteratura ebraica all'Università Ebraica di Gerusalemme. A parte alcuni articoli nel bollettino del kibbutz e nel giornale Davar, Amos non ha pubblicato niente fino all'età di 22 anni, quando ha cominciato a pubblicare libri. La sua prima raccolta di racconti, "La terra dello sciacallo", è stata pubblicata nel 1965. Il suo primo romanzo, "Elsewhere, Perhaps", è stato pubblicato nel 1966. Ha cominciato a scrivere ininterrottamente, pubblicando in media un libro l'anno con la casa editrice del Partito Laburista, Am Oved. Oz ha lasciato Am Oved per l'editore Keter, nonostante la sua affiliazione politica, perché il contratto esclusivo con Keter gli garantiva uno stipendio mensile fisso indipendentemente dalla frequenza di pubblicazione.
La figlia maggiore di Amos Oz, Fania Oz-Salzberger, insegna storia all'Università di Haifa.
Oz ha scritto 18 libri in ebraico e circa 450 articoli e saggi. Le sue opere sono state tradotte in circa 30 lingue.
Ha ricevuto il premio più prestigioso del suo Paese: il Premio Israele per la letteratura nel 1998, anno del cinquantesimo anniversario dell'indipendenza di Israele. Nel 2005 ha ricevuto dalla città di Francoforte il Premio Goethe alla carriera, un premio prestigioso assegnato in passato a Sigmund Freud e Thomas Mann. Nel 2007 ha ricevuto il Premio Principe delle Asturie per la Letteratura. Nel 2008 ha ricevuto il Premio Heinrich Heine della città di Düsseldorf. Nel 2010 ha vinto la prima edizione del Premio Salone Internazionale del Libro, assegnatagli dal voto elettronico dei visitatori ed editori della manifestazione Italiana. Nel 2012 ha vinto il Premio letterario Internazionale Giuseppe Tomasi di Lampedusa per Il monte del cattivo consiglio.


Narrativa
Terre dello sciacallo (1965)
Altrove, forse (1966)
Michael mio (1968), tr. Rosy Molari, Bompiani, Milano, 1994 ISBN 88-452-2253-5 e Feltrinelli, Milano, 2001 ISBN 88-07-81671-7 ISBN 978-88-07-81671-0
Davanti alla morte (1971)
Toccare l'acqua, toccare vento (1973)
Il monte del cattivo consiglio (1976), tr. Elena Loewenthal, Feltrinelli, 2011 ISBN 978-88-07-01869-5
Soumchi (1978), tr. Glauco Arneri, Mondadori, Milano, 1997 ISBN 88-04-43319-1 ISBN 88-04-49142-6
Una pace perfetta (1982), tr. Elena Loewenthal, Feltrinelli 2009 ISBN 978-88-07-01777-3 ISBN 978-88-07-72286-8
La scatola nera (1987), tr. Elena Loewenthal, Feltrinelli, 2002 ISBN 88-07-01606-0 ISBN 88-07-81777-2 ISBN 978-88-07-81777-9
Conoscere una donna (1989), tr. Alessandro Guetta, Guanda, Parma, 1992 ISBN 88-7746-589-1 e TEA, Milano, 1996 ISBN 88-7818-027-0 e Feltrinelli, 2000 ISBN 88-07-81624-5 ISBN 978-88-07-81624-6
Fima (1991, tr. Sarah Kaminski ed Elena Loewenthal, Bompiani, 1997 ISBN 88-452-4357-5 ISBN 88-452-3519-X e Feltrinelli 1991 ISBN 88-07-81804-3 ISBN 978-88-07-81804-2
Non dire notte (1994), tr. Elena Loewenthal, Feltrinelli, 2007 ISBN 978-88-07-01715-5 ISBN 978-88-07-72000-0
Una pantera in cantina (1995), tr. Elena Loewenthal, Bompiani, 2001 ISBN 88-452-4776-7 ISBN 88-452-4144-0 e Fabbri, Milano, 2003 ISBN 88-451-8192-8
Lo stesso mare (1999), tr. Elena Loewenthal, Feltrinelli, 2003 ISBN 88-07-81714-4 ISBN 978-88-07-81714-4 ISBN 88-07-01578-1
Una storia di amore e di tenebra (2002, autobiografia), tr. Elena Loewenthal, Feltrinelli, 2003 ISBN 88-07-01643-5 ISBN 88-07-81857-4 ISBN 978-88-07-81857-8
D'un tratto nel folto del bosco (2005), tr. Elena Loewenthal, Feltrinelli, 2005 ISBN 88-07-01691-5 ISBN 978-88-07-81971-1
La vita fa rima con la morte (2008), tr. Elena Loewenthal, Feltrinelli, 2008 ISBN 978-88-07-01743-8
Scene dalla vita di un villaggio (2010), tr. Elena Loewenthal, Feltrinelli, 2010ISBN 978-88-07-01802-2
Tra amici (2012), tr. Elena Loewenthal, Feltrinelli, 2012 ISBN 978-88-07-88394-1
Giuda (2014), tr. Elena Loewenthal, Feltrinelli, 2014 ISBN 978-88-07-03109-0
Altrove forse (2015), tr. Elena Loewenthal, Feltrinelli, 2015 ISBN 978-88-07-03171-7
Tocca l'acqua, tocca il vento (2017), tr. Elena Loewenthal, Feltrinelli, 2017 ISBN 978-88-07-03228-8

Saggistica
In terra di Israele (1983), tr. Arno Baehr, Marietti, Genova 1992 ISBN 88-211-6897-2
La letteratura israeliana: un caso di realtà che riflette la finzione (1985)
Il senso della pace (1999), intervista di Matteo Bellinelli, Casagrande, Bellinzona 2000 ISBN 88-7713-319-8
Il racconto comincia. Saggi sulla letteratura (1999)
Il silenzio del paradiso: la paura di Dio in Agnon (2000)
Una terra, due stati: interviste, Datanews, Roma 2007 ISBN 978-88-7981-333-4
Contro il fanatismo (2004), tr. Elena Loewenthal, Feltrinelli, 2004 ISBN 88-07-84042-1 ISBN 88-07-84045-6 ISBN 978-88-07-84042-5
Paradiso adesso: 24 ore nella testa di un kamikaze (con Christoph Reuter 2005), con un film di Hany Abu-Assad, Feltrinelli, 2006
Cari fanatici, traduzione di Elena Loewenthal, Feltrinelli, (2017) 

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Andrea G. Pinketts (Milano, 12/08/1961 – Milano, 20/12/2018)

Andrea G. Pinketts,  (Andrea Giovanni Pinchetti) - Milano, 12/08/1961 - Milano, 20/12/2018 - giornalista, scrittore noir, conduttore televisivo, opinionista. Geniale, burbero, grottesco, provocatore, anarchico, sregolato, generoso, eclettico, milanese vero, indimenticabile con il suo Toscano sempre tra le labbra, un "duro con il cuore di meringa" come l’aveva definito Fernanda Pivano. Recita la sua biografia: “Ha sempre avuto una passione sfrenata per le cattive compagnie, la letteratura, i bar equivoci, i sigari e le donne. Non necessariamente in questo ordine”.
La "G." presente nella firma non è l'iniziale di alcun nome: l'avrebbe inserita lui stesso fra nome e cognome e starebbe per "Genio".
Vincitore di premi letterari, tra i quali spiccano due edizioni del Mystfest e il premio Scerbanenco, ha alternato la carriera di scrittore a quella di giornalista, conducendo inchieste per riviste. Celebri i suoi reportage per Esquire e Panorama grazie ai quali ha, tra le altre cose, contribuito all'arresto di alcuni camorristi nella cittadina di Cattolica, all'incriminazione della setta dei Bambini di Satana a Bologna e a suggerire il profilo di Luigi Chiatti, detto il "mostro di Foligno".
Nato a Milano in zona Porta Vittoria, sin da bambino piccolo si trasferisce in zona Lorenteggio a causa di un trasferimento di lavoro della madre (che lavorava nel sociale; frequenta le scuole elementari di via Massaua (il suo maestro apparirà poi in un suo racconto col nome fittizio di Terulli; molto attaccato alla vita del quartiere cresce tra i bulli e i bar della zona, da piazza Tripoli al Giambellino, da Lorenteggio a Piazza Bolivar, frequentando assiduamente locali e discoteche dell'area.
È autore di molti romanzi in bilico tra noir e grottesco, molti dei quali incentrati sulla figura di Lazzaro Santandrea, suo alter ego e protagonista di bizzarre avventure nella Milano contemporanea. La sua peculiare prosa, contraddistinta da un uso del linguaggio originale e dissacrante, ha attirato l'attenzione della critica, che lo ha definito uno scrittore "post-moderno". Viene citato da Aldo Nove in Superwoobinda, insieme ad altri scrittori facenti parte del gruppo letterario Cannibali, titolo di cui anche Pinketts si è fregiato, anche per aver partecipato all'antologia di racconti Gioventù cannibale.
Nel 1987 ha recitato nel film Via Montenapoleone con la regia di Carlo Vanzina, interpretando il ruolo di un giornalista collaboratore di Luca Barbareschi.
Nel 2004 ha scritto per il teatro il musical Orco Loco, interpretato da Francesco Baccini. Pinketts è stato pugile, fotomodello (nel 1986 è testimonial per una campagna pubblicitaria per Armani e svolge anche il ruolo di opinionista in trasmissioni televisive. Nel 2006 partecipa alla prima edizione del reality La pupa e il secchione in veste di giurato, sostituendo per due puntate Vittorio Sgarbi allontanato dal programma a causa di un alterco con Alessandra Mussolini. Dal dicembre 2008 al luglio 2014 scrive per la versione italiana di Playboy.
Nel 2006 ha interpretato se stesso nel cortometraggio Zerozero diretto dal regista Andrea W. Castellanza, in cui battaglia a colpi di penna con uno dei suoi personaggi.
Nel gennaio 2011 è stato inviato, al fianco di Daniele Bossari, Marco Berry e Melissa P., nella quarta edizione del programma Mistero in onda su Italia 1, condotto da Raz Degan. Anche nel 2012 continua la collaborazione con la trasmissione Mistero, dove con lui sono ancora presenti Berry, Bossari e la new entry Jane Alexander. È ospite e premiatore, dall'edizione 2013, della rassegna letteraria "Scrivi l'amore-Premio Mario Berrino", promossa dal comune di Ispra.
I suoi libri sono tradotti in diversi Paesi.
Anche malato non aveva mai smesso di lavorare e sopratutto di vivere, come ricorda il suo agente Enzo D’Elia: "da pochi giorni aveva consegnato a Mondadori l’ultimo libro, un testo sulla violenza alle donne dal titolo, come sempre, funambolico: E dopo tanta notte, strizzati le occhiaie".
Si è spento il 20 dicembre 2018 all'età di 57 anni dopo aver lottato per un anno contro un tumore alla gola.


"Non so sciare, non so giocare a tennis, nuoto così così, ma ho il "senso della frase". Il senso della frase è Privilegio poiché, se lo possiedi, permette a una tua bugia di essere, se non creduta, almeno apprezzata. Nel caso poi, una volta tanto, tu ti decida a dire la verità, quella vera, quella che puzza perché non si lava con gli eufemismi, quella brutta perché non si ritocca né si abbellisce con la chirurgia estetica del ricordo, nel caso tu dica la verità, la verità pelosa, la verità arrapata, se possiedi il senso della frase la verità avrà l'aspetto un po' puttanesco eppure di classe di una bella menzogna.
Il senso della frase è il sesso della frase, il suono della frase, il significato della frase. Il senso della frase battezza la frase, la estremizza e anche se la degrada col turpiloquio, la promuove comunque rendendola, alla fin fine, definitiva. Il senso della frase è il punto di arrivo del concetto espresso quando la frase è ancora nell'utero. È il punto di non ritorno. Un "punto e basta". Un punto esclamativo ma, soprattutto, 666 punti esclamativi.
Diabolico senso della frase, io ti possiedo e ti amo. Fiato alle trombe di Eustachio, rimbombino le tube di Fallopio. Così è e così è stato.
Non so se si nasca con il senso della frase. Di sicuro ci si muore".

Claudio Brachino, Gianni Marussi e Andrea G. Pinketts, Milano Art Gallery, 3/11/2013

OPERE

1991 - Lazzaro, vieni fuori, Metropolis
1994 - Il vizio dell'agnello, Feltrinelli
1995 - Il senso della frase, Feltrinelli
1996 - Io, non io, neanche lui, Feltrinelli
1996 - Un saluto ai ricci, Il Minotauro - scritto con Silvia Noto
1997 - L'enciclopedia dei serial killer, 4 volumi, Pulp Press, Collana Stranilibri
1998 - Il conto dell'ultima cena, Mondadori; Giallo Mondadori n. 2738
1999 - E chi porta le cicogne?, EL
1999 - L'assenza dell'assenzio, Mondadori
2000 - Il dente del pregiudizio, Mondadori
2001 - Fuggevole Turchese, Mondadori
2002 - Sangue di yogurt, Mondadori
2003 - Nonostante Clizia Mondadori
2004 - I vizi di Pinketts, Edizioni BD
2005 - L'ultimo dei neuroni, Mondadori
2005 - Laida Odius, edizioni BD - storia a fumetti illustrata da Maurizio Rosenzweig
2006 - Ho fatto giardino, Mondadori
2007 - La fiaba di Bernadette che non ha visto la Madonna, Edizioni Il Filo
2011 - Depilando Pilar, Mondadori
2012 - E l'allodola disse al gufo: «Io sono sveglia e tu?», Europa Edizioni - scritto con Laura Avalle
2013 - Mi piace il Bar, Barbera Editore
2014 - Ho una tresca con la tipa nella vasca, Mondadori Editore
2016 - La capanna dello zio Rom, Mondadori Editore
2018 - Lazzaro, vieni fuori, Volume Audiobooks - Letto da Andrea G. Pinketts, ISBN 978-88-99833-03-9 

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