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Archivi categoria : Personaggi

Lea Vergine, Lea Buoncristiano (Napoli, 5/03/1936 – Milano, 20/102020)

L’arte non è necessaria. È il superfluo. E quello che ci serve per essere un po’ felici o meno infelici è il superfluo. Non può utilizzarla, l’arte, nella vita. ‘Arte e vita’ sì, nel senso che ti ci dedichi a quella cosa, ma non è che l’arte ti possa aiutare. Costituisce un rifugio, una difesa. In questo senso è come una benzodiazepina...
L’arte ti costringe a confrontarti col tuo lato oscuro.

Lea Vergine


All'anagrafe Lea Buoncristiano, critica d'arte, curatrice, studiosa dei nuovi linguaggi visivi come la body art. Una delle figure di spicco del mondo dell’arte degli ultimi cinquant’anni.

Gillo Dorfles e Lea Vergine

Immancabile in coppia con Gillo Dorfles alle inaugurazioni delle mostre a Milano, dove si era trasferita negli anni '70. Amica di Arturo Schwartz, ha curato molte mostre alla Galleria Milano di Carla Pellegrini.

Lea Vergine e Carla Pellegrini, 1969

Ha iniziato la sua attività come critica a soli 19 anni, abbandonando la facoltà di Filosofia per scrivere su riviste e giornali locali. Sempre a 19 anni si sposa con il suo primo marito da cui il cognome Vergine che usa per firmare i suoi articoli e libri. A 23 anni organizza una mostra su Lucio Fontana, negli anni 80 organizza a Palazzo Reale di Milano una delle mostre più famose intitolata L’altra metà dell’avanguardia 1910-1940, pittrici e scultrici nei movimenti delle avanguardie storiche, per cui scrisse anche numerosi libri, ponendo in rilievo la funzione delle donne nei fenomeni artistici della prima metà del 20° sec., apportando un contributo fondamentale sia nell'approccio critico sia nella rivalutazione dell'opera artistica femminile.

Lea Vergine: Il corpo come linguaggio, Prearo Editore, 1974

Sposata con il grande designer e accademico Enzo Mari (Novara, 31/12/1932 - Milano, 19 /10/2020), mancato il giorno prima anche lui per le complicazioni dovute alla Covid-19. S’incontrarono a Napoli, dove lei viveva, su invito di Giulio Carlo Argan. "Lavorammo per un anno a Linea Struttura, una nuova rivista d’avanguardia. Venne bene, ma i giovani si sentono profeti e noi eravamo rigidissimi…così ne uscì un numero solo."

Dario Franceschini, Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo: “Un giorno dopo la scomparsa del compagno di una vita, Enzo Mari, se ne va Lea Vergine. Un altro pilastro della cultura italiana viene a mancare, ma il suo lavoro nella critica d’arte e nella curatela di innumerevoli mostre lascia un segno profondo.
Leonardo Caffo:Lea Vergine, addio. Talvolta l’amore è così potente che spegne insieme la vita. Non ci sono parole per il romanticismo tragico di questa notizia: la struggente meraviglia di questo dolore.” 
Kathryn Weir, direttrice artistica del Madre. “Donna dell’avanguardia e critica straordinaria, era dotata di grande sensibilità unita ad uno spirito curioso e indomito, sempre attento alle espressioni artistiche più innovative. Napoletana di nascita e milanese di adozione, ha sempre mantenuto un costante rapporto con la sua terra d’origine; proprio per il suo impegno, la sua professionalità e il suo contributo, la attendevamo nel museo d’arte contemporanea della sua città per attribuirle il Matronato alla Carriera 2020 della Fondazione. Lascia un immenso vuoto, ma, allo stesso tempo, l’impegno a conservare e non disperdere la sua grande eredità intellettuale.”


Il corpo come linguaggio. Body art e storie simili, Prearo editore, 1974
Attraverso l'Arte. Pratica politica. Pagare il '68., Arcana, 1976
Dall'Informale alla Body Art. Dieci voci dell'Arte Contemporanea: 1960/1970. Gruppo Editoriale Forma, 1976
L'altra metà dell'avanguardia. 1910-1940, Mazzotta editore, 1980
L'Arte ritrovata, Rizzoli, 1982
Capri. Frammenti postumi con Emanuela Fermani e Sergio Lambiase, Feltrinelli, 1983
Arte programmata e cinetica 1953-1963. L'ultima avanguardia, Gabriele Mazzotta Editore, 1983
L'Arte in gioco, Garzanti, 1988
Gli ultimi eccentrici, Rizzoli, 1990
L'arte in trincea. Lessico delle tendenze artistiche 1960-1990, Skira, 1996
Body art e storie simili. Il corpo come linguaggio, Skira, 2000
Ininterrotti transiti, Rizzoli, 2001
Schegge. Ester Coen intervista Lea Vergine sull'arte e la critica contemporanea, Skira, 2001
Annette Messager. Pudique, publique, con Storr Robert, Gli Ori, 2002
L'altra metà dell'avanguardia 1910-1940. Pittrici e scultrici nei movimenti delle avanguardie storiche, Il Saggiatore, 2005
Hallenbad book. Ediz. italiana e inglese, con Letizia Cariello, Charta, 2006
Parole sull'arte. 1965-2007, il Saggiatore, 2008
La vita, forse l'arte, Archinto, 2014
L’arte non è faccenda di persone perbene. Conversazione con Chiara Gatti, Rizzoli, 2016 

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Franco Maria Ricci (Parma, 2/12/1937 – Fontanellato, 10/09/2020)

Il grande editore, bibliofilo, grafico, designer, collezionista raffinato, cavaliere e comandante dell’Ordre des Arts et Lettressi è spento nella sua casa di Fontanellato all'età di 82 anni. 
A Fontanellato (Parma) ha creato il percorso labirintico più grande del mondo. Una meraviglia del sapere e dell'immaginario e un polmone di ossigeno di 200.000 piante di bambù, come amava sottolineare, augurandosi che le autostrade lo adottassero.
Sognai per la prima volta di costruire il labirinto trent’anni fa, quando conobbi Jorge Luis Borges. Il Labirinto, si sa, era da sempre uno dei suoi temi preferiti. A differenza di quello di Minosse, che era una prigione, il mio labirinto vuole essere un giardino in cui perdersi senza pericolo“.

Un editore raffinato e unico. Il suo sogno di bellezza è stato antitetico alle scelte dell'arte contemporanea, spiaggia del brutto e del desolante. Molto vicino a quanto come editore de "Le arti" abbiamo sempre sostenuto, nel valore di quanto abbiamo inteso come Cultura.
Questo 2012 è un continuo rimpiangere eccellenze con cui non ci confronteremo e che hanno lasciano un vuoto assordante, già dalla fine del Novecento, che ci aveva reso orfani, e mi reputo fortunato ad averne conosciuto e frequentato tutte le massime intelligenze, nelle loro meravigliose declinazioni.


«La scomparsa di Franco Maria Ricci è un grande dolore. Con lui viene a mancare un intellettuale di straordinaria sensibilità e intelligenza, un editore colto e raffinato, un uomo che ha sempre operato per divulgare la conoscenza del nostro patrimonio culturale».
Dario Franceschini, ministro per i Beni e le Attività culturali

"Lo ricordo con affetto e stima. Cultore del bello e della bellezza come motori del mondo, un uomo d'altri tempi, pacato e riflessivo. Un'anima sincera e un esempio per chiunque, ha saputo portare in alto il nome di Parma, in Italia e nel mondo. La città lo ricorderà sempre, grazie Franco Maria Ricci per tutto quello che hai fatto e realizzato".
Federico Pizzarotti, sindaco di Parma.

"Perdiamo una persona di grande spessore. Nella sua vita, in ogni pensiero e iniziativa ha fatto cultura, dall’editoria al design. FMR, per molti la rivista d’arte più bella al mondo, e il Labirinto della Masone a Fontanellato, nel parmense, dicono dell’eleganza e del fascino delle sue idee e modo di essere. Il pensiero va ai familiari, al quale esprimo vicinanza e le più sentite condoglianze anche a nome della Giunta e dell’intera comunità regionale".
Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna.


Graphic designer, editore, collezionista d’arte, appassionato bibliofilo, costruttore di labirinti neo-ottuagenario: Franco Maria Ricci è stato tutto questo e molto altro. Folgorato dall’incontro con l’opera di Bodoni, (1740-1813), Franco Maria Ricci ha iniziato la sua carriera di editore nel 1963, con una ristampa anastatica del Manuale Tipografico, coltivando in parallelo un forte interesse per la grafica che lo ha portato a disegnare i marchi e le pubblicità per diverse grandi aziende, italiane e straniere. Il gusto per la bellezza del corpo della scrittura, per le proporzioni e l’armonia dell’impaginazione è all’origine delle sue collane. I Segni dell’Uomo, Morgana, Quadreria, Luxe, calme et volupté, Curiosa, Iconographia, La biblioteca blu, Top Symbols and Trademarks of the World, Varia, La Biblioteca di Babele, Guide impossibili, Grand Tour, Antichi Stati, Signorie e Principati, e le Enciclopedie delle città e delle regioni d’Italia, Milano, Parma, Roma, la Sicilia: etichette sotto le quali si allineano volumi e formati di natura diversa, nella maggior parte dei casi ricchi di splendide immagini affiancate da testi di qualità. Reso celebre nel mondo dalla rivista FMR, pubblicata dal 1982 al 2004, e definita da Federico Fellinila perla nera”, ha portato avanti la sua attività editoriale fino ad oggi, contemporaneamente al progetto del Labirinto della Masone, a lungo sognato, poi costruito e realizzato.

Per festeggiare il suo ottantesimo compleanno e celebrare un percorso di vita volto sempre alla ricerca della Bellezza, il team del Labirinto della Masone, con il sostegno della Fondazione Teatro Regio e del Comune di Parma, avevano organizzano l'8 dicembre 2017 presso il Teatro Regio di Parma la proiezione in anteprima assoluta del documentario Éphémère. La Bellezza inevitabile, realizzato da Simone Marcelli, Barbara Ainis e Fabio Ferri.

Il documentario, prodotto da Catrina Producciones con il sostegno di Smeg, Fratelli Berlucchi e SCIC, e con la partnership tecnica di Fujifilm, American Airlines e OnClassical, presenta la storia di Franco Maria Ricci.
Metafora di tutta una vita e fil rouge visivo del documentario è il labirinto, (ultima) opera monumentale che Ricci ha inaugurato nel 2015 nella sua Fontanellato. Perdendosi tra corridoi e incroci di questo dedalo, circondati da alte pareti di bambù, gli spettatori percorrono simbolicamente e visivamente il sogno del labirinto fisico e metaforico, ispirato all’editore dall’amico e collaboratore Jorge Luis Borges fin dagli anni Ottanta.
La proiezione è stata preceduta dai saluti del sindaco Federico Pizzarotti e dagli auguri degli amici Vittorio Sgarbi e Mario Lanfranchi.




Ci sono persone capaci di guardare al passato, al presente e al futuro con una lucidità visionaria e una chiarezza tali da coglierne l’essenza e imprimervi la propria firma in maniera indelebile. Franco Maria Ricci, creatore ed editore dei libri d’arte più eleganti e apprezzati internazionalmente, lo ha fatto, a partire dagli anni Settanta del secolo scorso, risvegliando, insieme all’arte della stampa, il gusto per il bello di milioni di bibliofili in tutto il mondo. Artista grafico, collezionista appassionato e raffinato esteta, ha avuto il coraggio e l’ambizione di dettare, senza compromessi, il proprio concetto di bellezza, originale, fuori dal comune, barocco eppure essenziale, collaborando con molti tra i più grandi personaggi della cultura contemporanea e influenzando il mondo dell’arte e dell’editoria per decenni. 
È lo stesso Ricci, tra i corridoi di bambù del suo labirinto e le sale della sua collezione d’arte, a raccontare la propria storia nel documentario Éphémère - La bellezza inevitabile. Non una biografia esaustiva, ma una lunga serie di emozioni, ricordi di avventure surreali, incontri e amicizie profonde e imperiture. Alcuni di quegli amici – tra i quali il regista Bernardo Bertolucci, lo storico dell’arte Vittorio Sgarbi, gli editori Feltrinelli, Hoepli e Taschen e il direttore del Musée d’Orsay Guy Cogeval – intervengono nel racconto, con affetto e stima palpabili, e con aneddoti capaci di dipingere il profilo unico e poliedrico di un genio italiano, ma anche di un uomo brillante, divertente e di grande umanità. Da Parma a Parigi, da New York alla Buenos Aires di Boges, il documentario percorre la vita e i sogni realizzati di uno dei più influenti maître à penser della seconda metà del XX secolo. Perdendosi tra corridoi e incroci del labirinto più grande del mondo, gli spettatori percorrono simbolicamente e visivamente il sogno della vita di Franco Maria Ricci, l’editore d’arte, designer e collezionista eclettico che ha saputo sorprendere il mondo con le sue opere e influenzare il gusto di generazioni di bibliofili e amanti del bello. Nel documentario, Éphémère - La bellezza inevitabile, i ricordi dello stesso protagonista, riportati in prima persona, raccontano, da un punto di vista evocativo e non didascalico, la storia di questo intellettuale visionario, un vero genio italiano, capace di dare il proprio contributo, originale e indelebile, nei diversi ambiti della cultura. Attraverso le sue collaborazioni e le profonde amicizie con alcuni dei personaggi più importanti del contesto internazionale, ha saputo unire in maniera inedita arte e letteratura, design e narrativa. 
Le parole di Franco Maria Ricci si alternano alle interviste ad alcuni di questi personaggi che hanno condiviso con lui parte del cammino personale e professionale – tra i quali il regista Bernardo Bertolucci, lo storico dell’arte Vittorio Sgarbi, gli editori Feltrinelli, Hoepli e Taschen e il direttore del Musée d’Orsay Guy Cogeval – e che presentano il protagonista come un sensibile estimatore e conoscitore della bellezza in tutte le sue forme, un uomo delle grandi scommesse, un cercatore, un sognatore tenace, un visionario ambizioso, un intellettuale raffinato, ma anche, semplicemente, un caro amico. 
Il senso del documentario, come pure della storia personale di Franco Maria Ricci, si sviluppa in un movimento segnato da ossimori, dicotomie e opposti: Parma e il Jet-set internazionale; l’eleganza classica del segno e la sua collezione d’arte, eclettica e aperta all’irrazionale; il fantastico e la ragione illuminista; l’artigianato, prezioso e popolare, e l’arte, aristocratica ed elitaria. Questi contrasti, mai presentati in forma totalmente esplicita, sono individuati non già come elementi superati da una sintesi, ma come segno e cifra della personalità complessa e poliedrica del protagonista, raccontata nei diversi “capitoli” che compongono il documentario: Bodoni, Borges, La grafica, Il nero e l’oro, FMR, Il collezionista e, infine, di nuovo Il labirinto. 
E proprio il labirinto, sogno borgesiano, metafora di tutta una vita e fil rouge visivo del documentario, è l’ultima opera monumentale che Ricci ha realizzato tra il 2004 e il 2015 nella sua Fontanellato, quando, come Greta Garbo, ha lasciato le scene all’apice della fama, e, come il principe di Ligne, si è dedicato alla cura di un giardino senza uguali.
Il documentario nasce dall’incontro professionale del regista Simone Marcelli col collezionista Franco Maria Ricci, per un precedente lavoro documentale sull’artista Adolfo Wildt. Non sempre conoscere i propri miti e le icone della propria formazione culturale riserva sorprese gradite. Ma in questo caso, lungi da incontrare una delusione, il fascino della vita e del lavoro di Ricci si sono presentati con forza ancor più dirompente, ascoltandone i racconti spontanei e divertenti, osservando il sorriso emozionato, oggi come quarant’anni fa, di fronte alle avventure più ambiziose e agli incontri più incredibili. 


Il Labirinto più grande del mondo nasce a Fontanellato da un’idea di Franco Maria Ricci e da una promessa da lui fatta nel 1977 allo scrittore argentino Jorge Luis Borges, affascinato da sempre dal simbolo del labirinto anche visto come metafora della condizione umana.
Ci sono labirinti con Minotauri. E giardini colmi di delizie. Eden in cui è bello vagare, labirinti mentali dove perdersi e poi ritrovarsi.
Quello di Ricci, esteta di gusto eccelso e da sempre amante del bello, è un dedalo elegante e seducente. Un luogo di cultura, disteso su otto ettari di terreno, da lui progettato con gli architetti Pier Carlo Bontempi, che ha eseguito i sorprendenti edifici, e Davide Dutto che ha progettato la geometria del parco. Si trova a Fontanellato, Parma, borgo ricco di storia. Il Labirinto di bambù è da considerare come un lascito a quel lembo di Pianura Padana comprendente Parma, il suo contado e le città vicine, al quale Ricci è legato dalla nascita e la cui importanza per l’arte e il paesaggio italiano è spesso sottovalutata. Parma è sempre stata un luogo di delizie, culla di grandi e preziose collezioni d’arte. Fontanellato, con il suo splendido centro storico, la Rocca Sanvitale, gli affreschi di Parmigianino, racchiude in sé uno straordinario patrimonio artistico, e si è affermata anche per la buona cucina. Ad affascinare Ricci oltre alla vicinanza ad un posto così ricco di bellezza, è anche l’affetto per la natura campestre di Fontanellato, nello specifico la tenuta Masone, che appartiene alla sua famiglia da generazioni. Un luogo unico sotto ogni aspetto: Il Labirinto è un luogo multiforme e originale, a partire dall’architettura dell’intero progetto. Tre sono le forme del labirinto classico: quella cretese a sette spire; quella del labirinto romano, con angoli retti e suddivisa in quartieri (quattro labirinti intercomunicanti); quella del labirinto cristiano a undici spire, del tipo Chartres. Ricci ha scelto di ispirarsi alla seconda, tuttavia rielaborandola e introducendo qua e là delle piccole trappole: bivi e vicoli ciechi, che nei labirinti romani, rigorosamente univiari, non c’erano. Il perimetro è a forma di stella, forma che compare per la prima volta nel Trattato di architettura del Filarete, e in seguito fu adottata da Vespasiano Gonzaga a Sabbioneta e dalla Repubblica Veneta a Palmanova in Friuli. Il progetto del Labirinto ha subito una lunga elaborazione insieme all’architetto Davide Dutto, che per Franco Maria Ricci aveva curato un volume con le ricostruzioni virtuali del Giardino di Polifilo. All’interno del Labirinto risiede anche una cappella a forma di piramide, a commemorazione dell’antico legame tra i labirinti e la Fede. Sul pavimento di questo edifico è raffigurato un labirinto come un continuo richiamo tra esterno ed interno e in questo luogo sarà anche possibile celebrare cerimonie. 
Franco Maria Ricci ha scoperto la sua passione per il bambù negli anni Ottanta. Ha piantato in questi anni più di 20.000 bambù e nel parco se ne possono trovare circa venti specie differenti, da quelle nane a quelle giganti.
Si tratta di una pianta straordinaria che non si ammala, non si spoglia d’inverno, assorbe grandi quantità d’anidride carbonica.
Il Labirinto è la dimostrazione vivente delle immense potenzialità di questa pianta. Persino il pavimento a parquet degli edifici è stato realizzato con lo stesso materiale, per una maggiore coerenza dell’intero progetto.
La vastissima collezione d’arte di Franco Maria Ricci è ospitata nel Museo. Ad oggi comprende oltre 500 opere fra pitture, sculture e oggetti d’arte, dal ‘500 al ‘900. La prima delle numerose mostre temporanee che si alterneranno, verrà inaugurata il 28 maggio e si intitolerà “Arte e follia”, curata da Vittorio Sgarbi. L’eclettismo di Ricci si nota anche nella varietà delle opere collezionate: da Bernini a Ligabue da Carracci alla sua preziosissima Jaguar degli anni’60. La biblioteca contiene l’intera collezione di volumi stampati da Bodoni: oltre 1.200 volumi con preziosissime legature, raccolti negli anni da Ricci. Inoltre, nel Labirinto sono esposte tutte le sue edizioni e quelle di un altro importante esponente della bibliofilia italiana, Alberto Tallone.

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Philippe Daverio (Mulhouse, 17/10/1949 – Milano, 2/09/2020)

La notte si è portata via Philippe Daverio, lo ha reso noto la regista e direttrice del Teatro Franco Parenti, Andree Ruth Shammah, avvisata dal fratello di Philippe.
Sarà aperta domani giovedì 3 settembre nella sala della Passione, a Brera, la camera ardente, dalle 9.30 alle 18.30. Il giorno dopo i funerali saranno celebrati in forma privata, per le restrizioni legate al Covid.


"Amico mio .... il tuo silenzio per sempre è un urlo lancinante stamattina. Grazie per quello che ci hai dato."
Andrée Ruth Shammah

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Intellettuale di straordinaria umanità, un capace divulgatore della cultura, uno storico dell’arte sensibile e raffinato. Con sagacia e passione, ha accompagnato le italiane e gli italiani nell’affascinante scoperta delle architetture, dei paesaggi, dell’espressione creativa, degli artisti, delle fonti del nostro patrimonio culturale. Tutto questo era Philippe Daverio, un uomo di cui ho sempre apprezzato la grande intelligenza e lo spirito critico e che già manca a tutti noi”. 
Dario Franceschini, Ministro per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo.

"Con Philippe Daverio scompare uno dei grandi protagonisti della vita culturale di Milano degli ultimi decenni. Daverio è stato un innamorato di Milano cui ha sempre dato la forza della sua originalità e della sua competenza, dal Comune alla Scala fino al Museo del Duomo e a Brera. L’ho visto all’opera in tanti frangenti, non sempre ho condiviso le sue posizioni, ma mi ha sempre colpito la sua libertà di pensiero. Soprattutto Milano e l’Italia devono allo spirito internazionale e alla capacità comunicativa di Philippe la sua lotta in difesa del bello e dell’arte del nostro paese di cui fu un instancabile e geniale divulgatore.
Grazie, Philippe, and “save Italy”! "
Beppe Sala, Sindaco di Milano

"L'Europa come sorgente e destino per la nostra comunità: un'idea potente che Philippe Daverio ha sempre portato avanti, con il suo lavoro di critico e di divulgatore, il suo impegno di appassionato partecipe al dibattito pubblico della società, le responsabilità civili importanti assunte come quella di Assessore alla Cultura di Milano negli anni '90."
Filippo Del Corno, Assessore alla Cultura di Milano

"La critica d’arte aveva linguaggi indecifrabili e lontani ma Daverio ha avuto questo ruolo di grande narratore, portando l’arte al popolo ed è stato sicuramente il suo tratto più riconoscibile. Siamo stati come fratelli in un mondo di lupi, entrambi abbiamo fatto attività politica ma senza che questa diventasse politica dell’arte. Lui non faceva il politico ma era molto più politico di noi...” 
Vittorio Sgarbi

"Caro Philippe desidero ricordarti con le tue parole: "ad Assisi per la prima volta i sentimenti umani rappresentati nell'arte. Sorrisi e lacrime gioia e dolore".vIn cielo ti divertirai con i colori del paradiso. Ciao amico e fratello."
Padre Enzo Fortunato, direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi, del mensile San Francesco Patrono d'Italia e del portale sanfrancesco.org.

I tre "come" di Philippe Daverio. Omelia in occasione dei funerali nella Chiesa di Sant’Eufemia a Milano di Padre Enzo Fortunato.
"Carissimi,
vi raggiunga il saluto di san Francesco “Il Signore vi dia pace!”
Ci troviamo a vivere oggi l’incontro con Sorella Morte come san Francesco d’Assisi amava chiamare l’abbraccio con Dio. Un momento che vorrei sintetizzare con questa affermazione di Paolo VI: il mondo non crede ai maestri. Se li crede è perché sono dei testimoni.
Mai come oggi la nostra società, la nostra chiesa, la nostra umanità a diversi livelli e in ogni struttura ha l’urgenza di incontrare dei testimoni. Con te, caro Philippe, l’uomo contemporaneo ha incontrato un geniale testimone della bellezza. E credo che i diversi messaggi che sono arrivati a te, cara Elena che sei stata la sua compagna di viaggio, riassumano questa testimonianza. Una testimonianza amabile.
Si usa ripetere la frase che “La bellezza salverà il mondo” attribuita a Dostoevskij. Ma difficilmente ci dicono come la bellezza possa salvarlo. Sei stato tu, con il tuo modo geniale accessibile a tutti, che ci hai indicato questo “come”.
Il primo è stato quello del farci vivere il passaggio dall’ammirazione alla trasformazione. Quando la bellezza trafigge il cuore dell’uomo lo trasforma rendendolo capace di gesti belli, di gesti buoni, di gesti veri.
Il secondo è quando ci hai insegnato non solo guardare ma andare oltre l’arte. A saper scorgere ciò che essa comunica. Assisi, cuore di questa bellezza non dimenticherà la tua lectio quando ci narrasti per la prima volta che la Basilica, con il suo ciclo pittorico, rappresenta non solo il primo il film a colori su san Francesco ma anche i sentimenti primordiali dell’uomo. In quell’ occasione, infatti, ci facesti scorgere sorrisi e lacrime, gioia e dolore nei visi rappresentati in quel ciclo pittorico. I sentimenti primordiali dell’uomo. Ecco, l’andare oltre attraverso l’arte significa leggere ciò che accade nel cuore dell’uomo. Il suo rammarico quando sbaglia, la sua gioia quando riesce a raggiungere gli obbiettivi che si prefigge: e se affiniamo gli occhi nell’andare oltre coglieremmo la presenza di Dio in ogni cosa e con san Francesco potremmo dire “Tu sei bellezza”. Una bellezza che ora abbracci.
Infine hai evidenziato con il tuo stile l’importanza della connessione. La cultura della bellezza da te vissuta e interpretata non era un’isola, una monade ma esigeva una connessione con l’ambiente, rispettandone l’humus; la connessione con l’uomo, valorizzandone la dignità; e la connessione con la condivisione, la solidarietà. I temi cardine del pontificato di papa Francesco.
Mi avvio adesso alla conclusione ricordando quando ti chiedevo come, in qualità di critico d’arte, poter avvicinare l’uomo contemporaneo alla Chiesa e tu rispondevi che c’era solo un mezzo: attraverso la bontà, la benevolenza. Mi dicevi di cer­care uomini buoni, perché nul­la attira come la benevolenza e la bontà. Aggiungendo che di persone colte ce ne sono fin troppe, come di persone intelligenti ma non sono costoro che rendono migliore il mondo.
L’intelligenza suscita ammirazione ma solo la bontà e la benevolenza attirano le persone alla conversione.
La bontà è misericordia e la misericordia è il cuore dell’annuncio evangelico.
Ciao Philippe… caro amico e fratello."


Io ho ricordi che risalgono al 1968/69 quando Philippe era ancora studente con Paolo Baldacci alla Statale di Milano, gli anni della contestazione ed io ero appena tornato da Trieste. L'incontro alla redazione de Le Arti, dove lavorava la sua amica Fiorenza Vallino. Poi con lo zio di un mio amico triestino a Milano con due meravigliosi vetri di Emille Gallé, erano i primi passi da mercante. Poi ha conciso anche l'abitazione a Palazzo Ravizza in Piazza Bertarelli, abitazione dove la figlia del sommo scrittore Alessandro Manzoni andò ad abitare con Massimo d'Azeglio.

Gli incontri nella sua galleria milanese di via Manzoni, anche per una mostra di Piero Marussig. Poi le mostre quando era Assessore alla Cultura di Milano...
A Murano all'inaugurazione eccentrica con la presenza di Vanessa Paradis, della mostra 13x17. 1000 artisti per un'indagine eccentrica sull'arte in Italia, Biennale 2005.
Le innumerevoli scorribande con Jean Blanchaert. E molto altro ancora.
Anche a Gavi,  nel territorio del vino e della buona cucina, altra sua passione.
Alla sua Biblioteca del Daverio, in P.za Bertarelli. O a Lodi per l'inaugurazione della Cattedrale Vegetale di Giuliano Mauri.
L'ultima sua presentazione alla libreria Bocca del libro La Porta dell'Aldilà di Gabriele Maquignaz, il 6 febbraio di questo tremendo 2020.
Philippe è sempre stato una persona dotata di una straordinaria curiosità e cultura. Grande affabulatore e divulgatore culturale. Sornione, con un gusto del vestire personalissimo ed elegante, come i suoi papillon.
Ironico, sorridente e pungente.
Storico e critico d’arte, mai fazioso, amante del paradosso. Piacevolissimo nello scrivere e nel raccontare, vicino alla comprensione dei più. Ci siamo visti durante l'estate.
Il mondo della Cultura è sempre più povero.


Philippe Daverio, era nato a Mulhouse, in Alsazia, il 17 ottobre 1949 da padre italiano, Napoleone Daverio, costruttore, e da madre alsaziana, Aurelia Hauss. È il quarto di sei figli. Dopo gli studi in collegio, dove riceve un'educazione ottocentesca, ha frequentato prima la Scuola Europea di Varese, e poi ha studiato economia e commercio, senza laurearsi (non scrive la tesi finale pur superando tutti gli esami), alla Bocconi di Milano. Daverio stesso dice: «Io non sono dottore perché non mi sono laureato, ero iscritto alla Bocconi nel 1968-1969, in quegli anni si andava all'università per studiare e non per laurearsi».
Nel 1975 ha aperto la galleria che portava il suo nome "Galleria Philippe Daverio", in via Monte Napoleone 6 a Milano, dedicata all'arte italiana del XX secolo, presso la quale nel 1984 viene anche aperta una libreria d'arte. Nel 1986 viene aperta a New York la "Philippe Daverio Gallery" rivolta all'arte del XX secolo. Nel 1989 apre a Milano in corso Italia 49 una seconda galleria di arte contemporanea.
Come gallerista ed editore ha allestito molte mostre, e pubblicato una cinquantina di titoli, tra i quali ricordiamo: Catalogo ragionato dell'opera di Giorgio De Chirico fra il 1924 e il 1929; Catalogo generale e ragionato dell'opera di Gino Severini.
È stato, dal 1993 al 1997, nella giunta Formentini del comune di Milano, dove ricopriva l'incarico di assessore con le deleghe alla Cultura, al Tempo Libero, all'Educazione e alle Relazioni Internazionali.
Nel 1999 è stato inviato speciale della trasmissione Art'è su Rai 3 e nel 2000 è stato autore e conduttore di Art.tù. Dal 2002 al 2012 esce la serie Passepartout su Rai 3, programma d'arte e cultura, seguito poi da Il Capitale. Ancora oggi le repliche di Passepartout hanno un notevolissimo ascolto. Nel 2011 per Rai 5 conduce Emporio Daverio, una proposta di invito al viaggio attraverso l'Italia.
Ha collaborato con riviste e quotidiani come Panorama, Vogue, Cronache di Liberal, Avvenire, Il Sole 24 Ore, National Geographic, Touring Club, L'architetto e QN Quotidiano Nazionale.
Direttore del periodico Art e Dossier e consulente per la casa editrice Skira. Ha collaborato inoltre ad una rubrica sull'arte nel mensile Style Magazine del Corriere della Sera.
Con la casa editrice Rizzoli ha pubblicato nel 2011 il libro Il museo immaginato, nel 2012 Il secolo lungo della modernità, nel 2013 Guardar lontano veder vicino e a fine 2014 Il secolo spezzato delle avanguardie. Per la stessa casa editrice sono usciti nel 2015 i volumi La buona strada, L'arte in tavola e Il gioco della pittura.
È stato coinvolto da Vittorio Sgarbi nella sua giunta del comune di Salemi come bibliotecario. Ha insegnato storia dell'arte presso la IULM di Milano, e storia del design presso il Politecnico di Milano, e fino al 2016 ha ricoperto l'incarico di professore ordinario di disegno industriale presso l'Università degli Studi di Palermo.
Nel 2008 è stato chiamato dal regista Pier Luigi Pizzi ad interpretare il narratore Njegus nell'operetta La vedova allegra di Franz Lehár, in scena al Teatro alla Scala. Nel 2009 presenta lo spettacolo Shock, balletto sulla catarsi dei vizi capitali, ideato e diretto da Andrea Forte Calatti, in scena al Teatro degli Arcimboldi.
Nelle amministrative 2009 si candida consigliere provinciale di Milano nella lista civica di Filippo Penati. Nel 2010 viene designato dal sindaco di Palermo come consulente per la Festa di Santa Rosalia: durante la celebrazione ha però un alterco verbale con alcuni contestatori e subito dopo si dimetterà dal suo ruol. Nel mese di settembre del 2010 è stato nominato Direttore del Museo del Paesaggio di Verbania, sul Lago Maggiore, ma si dimetterà polemicamente dopo soli due mesi. Dal 2004 tiene ogni anno una conferenza estiva presso l'agriturismo Colonos di Villacaccia di Lestizza in provincia di Udine.
Nel 2011, in concomitanza dei festeggiamenti per il 150º anniversario dell'Unità d'Italia, fonda il movimento d'opinione Save Italy. Il movimento, privo di una struttura organizzativa, si propone di sensibilizzare intellettuali e cittadini di ogni provenienza geografica ("La denominazione inglese serve a testimoniare che il patrimonio culturale dell'Italia non appartiene solo agli italiani ma al mondo intero, anche perché il latino si studia oggi molto più a Oxford che a Pavia", ha dichiarato Daverio in una delle sue conferenze alla salvaguardia dell'immensa eredità culturale dell'Italia.) Save Italy ha organizzato, in particolare, una grande manifestazione contro la proposta di realizzazione di una discarica nelle immediate vicinanze di Villa Adriana, a Tivoli: la protesta ha ottenuto gli effetti sperati e il progetto di discarica è stato abbandonato.
Consulente artistico del progetto «Genus Bononiae» della Fondazione Carisbo di Bologna, che ha lanciato la rassegna "Bologna si rivela" con quattro mostre nel 2011 e curato l'apertura del nuovo museo Palazzo Fava. Palazzo delle Esposizioni.
Nel 2013 ha ricevuto dal Presidente della Repubblica Italiana il Cavalierato delle Arti e delle Lettere e la Medaglia d'Oro di benemerenza del Ministro per i Beni Culturali; sempre nel 2013 è stato insignito dal Presidente della Repubblica Francese della Légion d'Honneur; da settembre 2014 è Direttore Artistico del Grande Museo del Duomo di Milano, e dal 2015 membro del Comitato scientifico della Pinacoteca di Brera e Biblioteca nazionale Braidense.
Il 23 luglio 2018 viene proclamato a Marciana Marina vincitore della quattordicesima edizione del Premio letterario La Tore.
Muore il 2 settembre 2020 a Milano all'età di 71 anni all'Istituto dei Tumori di Milano.

PUBBLICAZIONI

Opera grafica e vetraria. Con uno scritto di Giò Ponti e una testimonianza di Aldo Salvadori, a cura di e con Paolo Baldacci, Milano, Galleria Philippe Daverio, 1977.
Roma tra Espressionismo Barocco e pittura tonale. 1929-1943, a cura di e con Maurizio Fagiolo dell'Arco e Netta Vespignani, Milano, Mondadori-Philippe Daverio, 1984.
Ver sacrum, Valentina Edizioni, 2004, ISBN 978-88-8844-803-9.
Arte stupefacente. Da Dada alla Cracking art, Milano, Mazzotta, 2004, ISBN 88-202-1711-2.
Il design nato a Milano. Storia di ragazzi di buona famiglia, Milano, Poli.Design, 2005, ISBN 88-87981-75-2.
Un'altra storia del design e un modesto tentativo di interpretazione, Milano, Poli.Design, 2005, ISBN 88-87981-74-4.
40.20.06. Raffaele B.-J. Ragusa, Grafiche Aurora, 2006, ISBN 978-88-8689-943-7.
13x17. 1000 artisti per un'indagine eccentrica sull'arte in Italia, a cura di e con Jean Blanchaert, Milano, Rizzoli, 2007. ISBN 978-88-17-01895-1.
L'arte è la nave, Milano, Skira-Costa, 2008, ISBN 978-88-572-0010-1.
Costellazioni. Cannavacciuolo. Jori. Massini, Bologna, Bononia University Press, 2009, ISBN 978-88-7395-424-8.
L'avventura dei Mille. La spedizione di Garibaldi attraverso i disegni ritrovati di Giuseppe Nodari, a cura di, Milano, Rizzoli, 2010, ISBN 978-88-17-04567-4.
Giorgio Milani. Il libro delle lettere, Milano, Skira, 2010, ISBN 978-88-572-0837-4.
Giuseppe Antonello Leone, Milano, Skira, 2010, ISBN 978-88-572-0434-5.
Il museo immaginato, Collana Varia illustrati, Milano, Rizzoli, 2011, ISBN 978-88-17-05223-8.
L'arte di guardare l'arte, Firenze-Milano, Giunti Artedossier, 2012, ISBN 978-88-09-77425-4.
Il secolo lungo della modernità. Il museo immaginato, Collana I libri illustrati, Milano, Rizzoli, 2012, ISBN 978-88-17-06011-0.
Guardar lontano veder vicino. Esercizi di curiosità e storie dell'arte, Collana Arte, Milano, Rizzoli, 2013, ISBN 978-88-17-06892-5.
Calma e quiete. Progetti subliminali di Alessandro Mendini, Michele De Lucchi e Angelo Micheli, Bologna, Bononia University Press, 2013, ISBN 978-88-7395-620-4
Pensare l'arte, AlboVersorio, 2013, ISBN 978-88-97553-60-1.
Lois Anvidalfarei, Milano, Skira, 2013, ISBN 978-88-572-2017-8.
Il secolo spezzato delle avanguardie. Il museo immaginato, Collana Arte, Milano, Rizzoli, 2014, ISBN 978-88-17-07663-0.
Arte in tavola, Milano, Rizzoli, 2015, ISBN 978-88-1708-465-9.
In lieto convivio. Prodotti, produttori, territori, comunità, con foto di Luca e Pepi Merisio, Cantù, Ecra, 2015, ISBN 978-88-6558-162-9.
La buona strada. 127 passeggiate d'autore a Milano, in Lombardia e dintorni, Milano, Rizzoli, 2015, ISBN 978-88-17-07108-6.
Il gioco della pittura. Storie, intrecci, invenzioni, Collana Arte, Milano, Rizzoli, 2015, ISBN 978-88-17-08370-6.
"I carabinieri e le arti". Calendario storico dell'Arma dei carabinieri, 2016. L'opera è stata realizzata con il contributo artistico editoriale di Ferruccio De Bortoli e di Philippe Daverio.
La buona strada. 150 passeggiate d'autore a Milano, in Lombardia e dintorni (edizione ampliata con nuove mete), Milano, Rizzoli, 2016, ISBN 978-88-17-08739-1.
Il lungo viaggio del presepe, Collana Nativitas n.82, Novara, Interlinea, 2016, ISBN 978-88-6857-103-0.
Le stanze dell'armonia. Nei musei dove l'Europa era già unita, in Collana Arte, 1ª ed., Milano, Rizzoli, 2016, ISBN 978-88-17-08650-9.
A pranzo con l'arte, con Elena Maria Gregori Daverio, Collana Arte, Milano, Rizzoli, 2017, ISBN 978-88-1708-541-0.
Ho finalmente capito l'Italia. Piccolo trattato ad uso degli stranieri (e degli italiani), Milano, Rizzoli, 2017, ISBN 978-88-918-1517-0.
Patrizia Comand. La nave dei folli, Franco Maria Ricci, 2017, ISBN 978-88-9415-332-3.
Grand Tour d'Italia a piccoli passi. Oltre 80 luoghi e itinerari da scoprire, Milano, Rizzoli, 2018, ISBN 978-88-9181-970-3.
Quattro conversazioni sull'Europa, Collana illustrati, Milano, Rizzoli, 2019, ISBN 978-88-918-2113-3.
P. Daverio-Laura Leonelli, Christopher Broadbent. Quel che rimane, Peliti Associati, 2019, ISBN 978-88-894-1275-6.
Umanesimo industriale, a cura di P. Daverio e Gian Arturo Ferrari, Collana Varia saggistica italiana, Milano, Mondadori, 2019, ISBN 978-88-047-1735-5.
La mia Europa a piccoli passi, Collana illustrati, Milano, Rizzoli, 2019, ISBN 978-88-918-2562-9.
Racconto dell'arte occidentale, dai greci alla pop art,  Editore Solferino,2020,
ISBN 978-88-282-0421-3; EAN: 9788828204213

Alcuni ricordi

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Christo Vladimirov Javacheff (Gabrovo, Bulgaria, 13/06/1935, – New York, 31/05/2020)


L’artista Christo Vladimirov Javacheff, noto come Christo, è morto oggi per cause naturali, il 31 maggio 2020, nella sua casa a New York City. Aveva 84 anni."
Dichiarazione dall’ufficio di Christo: ” Christo ha vissuto al massimo la sua vita, non solo sognando ciò che sembrava impossibile ma realizzandolo. L ‘ opera d’arte di Christo e Jeanne-Claude hanno riunito le persone nelle esperienze condivise in tutto il mondo, e il loro lavoro continua a vivere nei nostri cuori e nei nostri ricordi
Nel 2016 aveva realizzato l’opera The Floating Piers nelle acque del Lago d’Iseo.

Christo, Museo di Santa Giulia, Brescia, 2016, © Gianni Marussi

Christo, Christo Yavachev, nato a Gabrovo, in Bulgaria, il 13 giugno 1935, dall'unione di Vladimir Yavachev, imprenditore, e Tsveta Dimitrova, segretaria dell'Accademia di Belle Arti di Sofia dove lui studierà dal 1953.
Nel 1956 termina gli studi e si trasferisce a Praga da dove, l'anno seguente, riesce a scappare dal regime del blocco comunista raggiungendo l'Austria. Da qui si muoverà prima a Vienna, poi a Ginevra, per poi raggiungere, nel 1958, Parigi. Ivi, considerato apolide, era ai margini della società e si guadagnò da vivere compiendo ritratti, che firmava con il nome della propria famiglia "Javacheff".
Le sue prime opere firmate "Christo" sono dei dipinti astratti e degli impacchettamenti di oggetti (bottiglie, bidoni, cartoni, tavoli ecc.) o di modelli viventi nella tela o nella plastica. Questi lavori suscitano interesse negli amici, tra cui vi sono Arman e Yves Klein, con cui si unirà nel movimento Nouveau Réalisme.
Christo e Jeanne-Claude (1935-2009) hanno creato insieme alcune delle opere visivamente più spettacolari del XX e del XXI secolo. Dai primi oggetti impacchettati ai progetti monumentali all’aperto, tra cui ricordiamo Valley Curtain in Colorado (1970-1972), Running Fence in California (1972-1976), Surrounded Islands a Miami (1980-1983), The Pont Neuf Wrapped a Parigi (1975-1985), The Umbrellas in Giappone e in California (1984-1991), Wrapped Reichstag a Berlino (1972-1995) e The Gates a Central Park, New York (1979-2005), gli artisti hanno superato i limiti tradizionali della pittura, della scultura e dell’architettura. Insieme hanno cambiato il concetto stesso di “arte pubblica” creando opere temporanee dalla durata volutamente effimera.
Jeanne-Claude è scomparsa nel novembre del 2009 ma Christo ha continuato a lavorare alle sulle opere Over The River e The Mastaba. L’idea originaria da cui è scaturito The Floating Piers, nacque nella mente di entrambi gli artisti nel 1970. Nel 2014, Christo decise che il Lago d’Iseo offriva l’ambientazione più suggestiva per il progetto aperto al pubblico dal 18 giugno al 3 luglio 2016. Scopo primario dell’artista è da sempre quello di creare opere d’arte spettacolari, gioiose e totalmente gratuite per i visitatori.
Christo e Jeanne-Claude non hanno mai accettato nessun sussidio, finanziamento o sponsorizzazione di nessun tipo per le proprie opere d’arte temporanee e pubbliche. Tutti i redditi dell’artista provengono dalla vendita delle sue opere d’arte originali a collezionisti privati, gallerie d’arte e musei.
Christo e Jeanne-Claude iniziarono molto tempo fa a concepire dei progetti per l’Italia, solo alcuni dei quali sono stati poi realizzati. Il profondo legame degli artisti con il nostro paese risale al 1963, l’anno della loro prima personale alla Galleria Apollinaire a Milano, seguita da altre mostre alla Galleria La Salita a Roma e alla Galleria del Leone a Venezia nello stesso anno e quindi alla Galleria Gian Enzo Sperone a Torino nel 1964. Durante un soggiorno romano, Christo impacchettò una delle statue del parco di Villa Borghese. Era la prima volta che l’artista impacchettava un monumento, quantunque di dimensioni modeste. L’opera era stata eseguita senza le dovute autorizzazioni ma le forze dell’ordine non intervennero, ritenendo che i conservatori stessero eseguendo degli interventi di restauro. La statua rimase impacchettata in tutto sei mesi. Nel luglio del 1968 in occasione del Festival dei Due Mondi, Christo e Jeanne-Claude meditavano di impacchettare il teatro lirico di Spoleto, il Teatro Nuovo, edificio del XVIII secolo alto tre piani, che è uno dei principali poli di interesse della cittadina collinare del Centro Italia. Vedendosi negare l’autorizzazione a realizzare quest’opera a causa della normativa antincendi, Christo e Jeanne-Claude scelsero di impacchettare la torre medievale, uno dei primi monumenti importanti che sorge lungo la strada sinuosa che entra in Spoleto e la Fontana barocca sulla Piazza del Mercato. Due anni dopo, nel 1970, Christo e Jeanne-Claude ritornarono in Italia e a Milano realizzarono in contemporanea due opere, impacchettando il monumento a Vittorio Emanuele II re d’Italia in Piazza del Duomo, e il monumento a Leonardo da Vinci in Piazza della Scala. Non furono invece mai realizzati altri due progetti: Arco della Pace Wrapped e Curtains for La Rotonda, che prevedeva la realizzazione di drappi in tessuto per chiudere il centinaio di arcate della tardo barocca Rotonda di Via Besana. L’ultimo progetto all’aperto concepito da Christo e Jeanne-Claude in Italia fu realizzato a Roma nel 1974. Gli artisti impacchettarono il tratto delle Mura Aureliane antiche di 2.000 anni che si trova tra l’imbocco di Via Veneto e Villa Borghese. Sebbene Christo e Jeanne-Claude abbiano continuato a fare mostre e installazioni in interni negli anni successivi, The Floating Piers segna il primo ritorno in Italia degli artisti con un nuovo grandioso progetto dopo quarant’anni.

È stata una grande emozione camminare sulle acque e ritrovare tanti amici e artisti e tanta gente "comune" con cui condividere lo sciabordio delle acque e il vento e il sole che animavano il lago d'Iseo.

Christo and Jeanne-Claude: Barrels and The Mastaba 1958-2018, Serpentine Lake, Hyde Park, Londra, fino al 23/09/2018

The Floating Piers di Christo e Jeanne-Claude, Lago d’Iseo. Un evento mondiale.

Christo e Jeanne-Claude as seen by Wolfgang Volz”, Sulzano (BS), lago di Iseo, 11 giugno

Christo and Jeanne-Claude: Water Projects, Museo di Santa Giulia, Brescia

Christo and Jeanne-Claude, Water Projects, Triennale di Milano

Bibliografia

2020
Christo et Jeanne-Claude: Paris!
Texts by Sophie Duplaix and Laure Martin-Poulet. Timeline by Marion Guibert. Centre Pompidou, Paris, France. (English ed. 2020, Sieveking Verlag, Munich, Germany)
2020
Christo and Jeanne-Claude: The Early Years. An Interview by Matthias Koddenberg
Interview by Matthias Koddenberg. Photographs by Christo, Jeanne-Claude, René Bertholo, Jean-Dominique Lajoux, Raymond des Seynes, and others. Verlag Kettler, Dortmund, Germany.
2020
Christo and Jeanne-Claude: Projects 1963-2020. Ingrid & Thomas Jochheim Collection
Texts by Matthias Koddenberg. Interview with Ingrid and Thomas Jochheim by Friedhelm Hütte. Photography by Wolfgang Volz. Kerber Verlag, Bielefeld, Germany.
2019
Christo and Jeanne-Claude (Updated Edition)
Text and interview by Paul Goldberger. Photographs by Wolfgang Volz. Taschen, Cologne, Germany.
2019
Christo: Femmes 1962-1968
Preface by Madison Cox. Texts by Matthias Koddenberg and Lorenza Giovanelli. Interview by Mouna Mekouar. Éditions Gallimard, Paris, France.
2018
Christo and Jeanne-Claude: Barrels and The Mastaba 1958-2018
Texts by Paul Goldberger and Adam Blackbourn. Interview by Hans Ulrich Obrist. Photographs by Wolfgang Volz. Taschen, Cologne, Germany.
2018
Christo und Jeanne-Claude: Werke aus der Sammlung Jochheim
Texts by Matthias Koddenberg and Bettina Ruhrberg. Distanz Verlag, Berlin, Germany.
2017
Christo and Jeanne-Claude: Urban Projects
Texts by Matthias Koddenberg and Laure Martin-Poulet. Verlag Kettler, Dortmund, Germany. D.A.P., New York, USA.
2017
Christo and Jeanne-Claude: The Floating Piers, Lake Iseo, Italy, 2014-2016
Texts by Germano Celant and Adam Blackbourn. Photographs by Wolfgang Volz. Taschen, Cologne, Germany.
2016
Christo and Jeanne-Claude: The Floating Piers, Lake Iseo, Italy, 2014-2016
Picture commentary by Wolfgang Volz and Jonathan Henery. Photographs by Wolfgang Volz. Taschen, Cologne, Germany.
2016
Christo et/and Jeanne-Claude: Barils/Barrels
Texts by Annie Cohen-Solal and Matthias Koddenberg. Interview by Olivier Kaeppelin. Verlag Kettler, Dortmund, Germany. L'Arche Éditeur, Paris, France.
2016
Christo and Jeanne-Claude: Water Projects
Text by Germano Celant. Silvana Editoriale, Milan, Italy.
2016
Christo and Jeanne-Claude
Text by Jacob Baal-Teshuva. Photographs by Wolfgang Volz. Taschen, Cologne, Germany.
2015
Christo and Jeanne-Claude: In/Out Studio
Edited with text by Matthias Koddenberg. Photographs by Ugo Mulas, Enzo Sellerio, Harry Shunk and János Kender, Wolfgang Volz, Charles Wilp, and others. Verlag Kettler, Dortmund, Germany. (English ed. 2015, D.A.P., New York, USA; French ed. 2015, L'Arche Éditeur, Paris, France)
2013
Christo and Jeanne-Claude: Prints and Objects 1963-2013
Catalogue Raisonné edited by Jörg Schellmann. Text by Matthias Koddenberg. Hatje Cantz, Ostfildern, Germany. Overlook Press, New York, USA.
2013
Christo: Big Air Package
Text by Matthias Koddenberg. Photographs by Wolfgang Volz. Klartext, Essen, Germany.
2012
Christo and Jeanne-Claude: The Mastaba, Project for Abu Dhabi, United Arab Emirates
Text and interview by Matthias Koddenberg. Picture commentary by Jonathan Henery. Photographs by Wolfgang Volz. Taschen, Cologne, Germany.
2011
Christo: The Paris Sculptures 1961
Text by Matthias Koddenberg. Photographs by Jean-Dominique Lajoux. Verlag Kettler, Bönen, Germany.
2010
Christo and Jeanne-Claude: 75
Text and interview by Paul Goldberger. Photographs by Wolfgang Volz. Taschen, Cologne, Germany.
2010
Christo und Jeanne-Claude: Grenzverlegung der Utopie
Text by Werner Spies. Berlin University Press, Berlin, Germany.
2009
Christo and Jeanne-Claude: Life=Works=Projects
Text by Masahiko Yanagi. Tosho Shimbun, Tokyo, Japan.
2009
Christo and Jeanne-Claude: Early Works 1958-64
Text, interview and chronology by Matthias Koddenberg. Verlag Kettler, Bönen, Germany.
2008
Christo and Jeanne-Claude: Over The River, Project for the Arkansas River, State of Colorado
Preface by Jay Gates. Texts by Jonathan Fineberg and Simon Schama. Photographs by Wolfgang Volz. Taschen, Cologne, Germany.
2006
Christo and Jeanne-Claude
Preface by Rudy Chiappini. Texts by Rudy Chiappini, Albert Elsen, Molly Donovan, Werner Spies, Lawrence Alloway, David Bourdon, Harald Szeemann, Jonathan Fineberg and Wolfgang Volz. Photographs by Wolfgang Volz. Skira, Milan, Italy.
2005
Christo and Jeanne-Claude: The Gates, Central Park, New York City, 1979-2005
Picture commentary by Jonathan Henery. Photographs by Wolfgang Volz. Taschen, Cologne, Germany.
2005
Christo and Jeanne-Claude: The Gates, Central Park, New York City, 1979-2005
Text by Anne L. Strauss. Photographs by Wolfgang Volz. Taschen, Cologne, Germany.
2004
Christo and Jeanne-Claude: On the Way to The Gates
Preface by Philippe de Montebello. Text and interviews by Jonathan Fineberg. Photographs by Wolfgang Volz. Yale University Press, New Haven, USA.
2002
Christo and Jeanne-Claude in the Vogel Collection
Preface by Earl A. Powell. Text and interview by Molly Donovan. Photographs by Wolfgang Volz. Abrams, New York, USA.
2001
Christo and Jeanne-Claude: Early Works 1958-69
Texts by Alexander Tolnay, Lawrence Alloway, David Bourdon and Jan van der Marck. Taschen, Cologne, Germany.
2000
Christo und Jeanne-Claude: Eine Biografie
Text by Burt Chernow. Epilogue by Wolfgang Volz. Kiepenheuer & Witsch, Cologne, Germany. (Italian ed. 2001, Skira, Milan, Italy; English ed. 2002, Saint Martin’s Press, New York, USA)
1998
Christo and Jeanne-Claude: Wrapped Trees, Fondation Beyeler and Berower Park, 1997-98 Picture notes by Wolfgang and Sylvia Volz. Introduction by Ernst Beyeler. Photographs by Wolfgang Volz. Taschen, Cologne, Germany.
1998
Christo and Jeanne-Claude: The Umbrellas, Japan-USA, 1984-91
Picture notes by Jeanne-Claude and Masahiko Yanagi. Photographs by Wolfgang Volz. Taschen, Cologne, Germany.
1998
Christo et Jeanne-Claude: Erreurs les plus fréquentes
Text by Jeanne-Claude. Editions Jannink, Paris, France. (English ed. 2000)
1996
Christo and Jeanne-Claude: Wrapped Reichstag, Berlin, 1971-95
Picture notes by David Bourdon. Photographs by Wolfgang Volz. Taschen, Cologne, Germany.
1996
Christo and Jeanne-Claude: Projects Selected from the Lilja Collection
Preface by Torsten Lilja. Texts Torsten Lilja and Per Hovdenakk. Photographs by Wolfgang Volz. Azimuth Editions, London, England.
1995
Christo and Jeanne-Claude: Wrapped Reichstag, Berlin, 1971-95
Photographs by Wolfgang Volz. Taschen, Cologne, Germany.
1995
Christo and Jeanne-Claude: Prints and Objects 1963-95
Catalogue Raisonné edited by Jörg Schellmann and Joséphine Benecke. Text by Werner Spies. Schirmer/Mosel, Munich, Germany.
1995
Christo und Jeanne-Claude: Der Reichstag "Dem Deutschen Volke"
Compiled by Michael S. Cullen and Wolfgang Volz. Photographs by Wolfgang Volz. Bastei-Lübbe, Bergisch Gladbach, Germany.
1993
Christo: The Reichstag and Urban Projects
Preface by Jacob Baal-Teshuva. Texts by Wieland Schmied, Tilmann Buddensieg and Rita Süssmuth. Interview by Masahiko Yanagi. Chronology by Michael S. Cullen. Photographs by Wolfgang Volz. Prestel, Munich, Germany.
1993
Christo: The Pont Neuf Wrapped, Paris, 1975-85
Preface by Dieter Ronte. Texts by Volker Adolphs, Bernard de Montgolfier, Dieter Ronte and Constance Sherek. Photographs by Wolfgang Volz. Wienand, Cologne, Germany.
1990
Christo: The Pont Neuf Wrapped, Paris, 1975-85
Texts by David Bourdon and Bernard de Montgolfier. Photographs by Wolfgang Volz. Abrams, New York, USA. DuMont, Cologne, Germany. Biro, Paris, France.
1990
Christo
Text by Marina Vaizey. Rizzoli, New York, USA. Aurel Bongers, Recklinghausen, Germany. Albin Michel, Paris, France. Polígrafa, Barcelona, Spain. Meulenhoff/Landshoff, Amsterdam, Holland. Bijutsu Shuppan-Sha, Tokyo, Japan.
1990
Christo
Text by Yusuke Nakahara. Shinchosha, Tokyo, Japan.
1986
Christo: Surrounded Islands, Biscayne Bay, Greater Miami, Florida, 1980-83
Texts by David Bourdon, Jonathan Fineberg and Janet Mulholland. Photographs by Wolfgang Volz. Abrams, New York, USA.
1985
Christo
Text by Dominique G. Laporte. Flammarion, Paris, France. Pantheon Books, New York, USA (1986).
1984
Christo: Surrounded Islands, Biscayne Bay, Greater Miami, Florida, 1980-83
Text by Werner Spies. Chronology by Wolfgang Volz. Photographs by Wolfgang Volz. Abrams, New York, USA. DuMont, Cologne, Germany. Fondation Maeght, Saint-Paul de Vence, France (1985). Ediciones Polígrafa, Barcelona, Spain (1986).
1978
Christo: Wrapped Walk Ways, Loose Park, Kansas City, Missouri, 1977-78
Text by Ellen R. Goheen. Photographs by Wolfgang Volz. Abrams, New York, USA.
1978
Christo: Running Fence, Sonoma and Marin Counties, California, 1972-76
Texts by Calvin Tomkins and David Bourdon. Photographs by Wolfgang Volz and Gianfranco Gorgoni. Abrams, New York, USA.
1977
Christo: The Running Fence Project
Text by Werner Spies. Photographs by Wolfgang Volz. Abrams, New York, USA. Hatje, Stuttgart, Germany. Éditions du Chêne, Paris, France.
1975
Christo: Oceanfront
Preface by Peter C. Bunnell. Texts by Sam Hunter and Sally Yard. Photographs by Gianfranco Gorgoni. Princeton University Press, Princeton, USA.
1973
Christo: Valley Curtain, Rifle, Colorado, 1970-72
Photographs by Harry Shunk and Wolfgang Volz. Abrams, New York, USA. Hatje, Stuttgart, Germany. Horay, Paris, France. Prearo, Milan, Italy.
1971
Christo
Text by David Bourdon. Abrams, New York, USA.
1969
Christo: Wrapped Coast, One Million Square Feet, Little Bay, 1969
Photographs by Harry Shunk. Contemporary Art Lithographers, Minneapolis, USA.
1969
Christo
Text by Lawrence Alloway. Abrams, New York, USA. Hatje, Stuttgart, Germany. Thames and Hudson, London, England.
1968
Christo: 5600 Cubicmeter Package, 4. documenta Kassel 1968
Photographs by Klaus Baum. Wort und Bild, Baierbrunn, Germany.
1966
Christo
Texts by David Bourdon, Otto Hahn and Pierre Restany. Edizioni Apollinaire, Milan, Italy.

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Il ministro Maria E. Boschi, Christo e il prefetto di Brescia Valerio Valenti, © Gianni Marussi

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Charlie Chaplin: Discorso all’umanità, da “Il grande dittatore”, 1940

«Mi dispiace, ma io non voglio fare l'imperatore. Non voglio né governare né comandare nessuno. Vorrei aiutare tutti: ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi esseri umani dovremmo unirci, aiutarci sempre, dovremmo godere della felicità del prossimo. Non odiarci e disprezzarci l'un l'altro. In questo mondo c'è posto per tutti. La natura è ricca e sufficiente per tutti noi. La vita può essere felice e magnifica, ma noi l'abbiamo dimenticato. L'avidità ha avvelenato i nostri cuori, fatto precipitare il mondo nell'odio, condotti a passo d'oca verso le cose più abiette.
Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell'abbondanza ci ha dato povertà, la scienza ci ha trasformati in cinici, l'abilità ci ha resi duri e cattivi. Pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchine ci serve umanità, più che abilità ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità la vita è vuota e violenta e tutto è perduto. L'aviazione e la radio hanno avvicinato la gente, la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà dell'uomo, reclama la fratellanza universale. L'unione dell'umanità. Persino ora la mia voce raggiunge milioni di persone.
Milioni di uomini, donne, bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di segregare, umiliare e torturare gente innocente. A coloro che ci odiano io dico: non disperate! Perché l'avidità che ci comanda è soltanto un male passeggero, come la pochezza di uomini che temono le meraviglie del progresso umano. L'odio degli uomini scompare insieme ai dittatori. Il potere che hanno tolto al popolo, al popolo tornerà. E qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa. Soldati! Non cedete a dei bruti, uomini che vi comandano e che vi disprezzano, che vi limitano, uomini che vi dicono cosa dire, cosa fare, cosa pensare e come vivere! Che vi irregimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie! Voi vi consegnate a questa gente senza un'anima! Uomini macchine con macchine al posto del cervello e del cuore.
Ma voi non siete macchine! Voi non siete bestie! Siete uomini! Voi portate l'amore dell'umanità nel cuore. Voi non odiate. Coloro che odiano sono solo quelli che non hanno l'amore altrui. Soldati, non difendete la schiavitù, ma la libertà! Ricordate che nel Vangelo di Luca è scritto: «Il Regno di Dio è nel cuore dell'Uomo». Non di un solo uomo, ma nel cuore di tutti gli uomini. Voi, il popolo, avete la forza di creare le macchine, il progresso e la felicità. Voi, il popolo, avete la forza di fare si che la vita sia bella e libera.
Voi che potete fare di questa vita una splendida avventura. Soldati, in nome della democrazia, uniamo queste forze. Uniamoci tutti! Combattiamo tutti per un mondo nuovo, che dia a tutti un lavoro, ai giovani la speranza, ai vecchi la serenità ed alle donne la sicurezza. Promettendovi queste cose degli uomini sono andati al potere. Mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse e mai lo faranno. E non ne daranno conto a nessuno. Forse i dittatori sono liberi perché rendono schiavo il popolo.
Combattiamo per mantenere quelle promesse. Per abbattere i confini e le barriere. Combattiamo per eliminare l'avidità e l'odio. Un mondo ragionevole in cui la scienza ed il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati! Nel nome della democrazia siate tutti uniti!
Hannah, puoi sentirmi? Dovunque tu sia, abbi fiducia. Guarda in alto, Hannah: le nuvole si diradano, comincia a splendere il sole. Prima o poi usciremo dall'oscurità verso la luce, e vivremo in un mondo nuovo: un mondo più buono, in cui gli uomini si solleveranno al di sopra della loro avidità, del loro odio, della loro brutalità. Guarda in alto, Hannah: l'animo umano troverà le sue ali, e finalmente comincerà a volare. A volare sull'arcobaleno verso la luce della speranza, verso il futuro... il glorioso futuro che appartiene a te, a me, a tutti noi. Guarda in alto Hannah, lassù."


Il grande dittatore (The Great Dictator) è un film statunitense del 1940 scritto, diretto, musicato, prodotto e interpretato da Charlie Chaplin, Sir Charles Spencer "Charlie" Chaplin (Londra, 16 aprile 1889 – Corsier-sur-Vevey, 25 dicembre 1977).
Rappresenta una forte parodia satirica del nazismo e prende di mira direttamente Adolf Hitler e il suo movimento, contemporanei al film. In Italia il film fu distribuito nel 1946 col titolo Il dittatore, poi cambiato ne Il grande dittatore a partire dalla riedizione del 1960. La lavorazione del film è stata narrata nel documentario Il vagabondo e il dittatore del 2002 diretto da Kevin Brownlow e Michael Loft.
Nel 1941 ottenne cinque candidature al premio Oscar, inclusi miglior film e miglior attore allo stesso Chaplin. Film più costoso e di maggiore successo di Chaplin, è considerato uno dei suoi capolavori e uno dei più celebri della storia del cinema.  Nel 1997 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. Nel 2000 l'American Film Institute lo ha inserito al trentasettesimo posto nella classifica delle cento migliori commedie americane di tutti i tempi.  

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