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Ercole Pignatelli: Metamorphosis – Strada Sotterranea del Castello Sforzesco di Vigevano – dal 3 al 18/10/2020

 

Inaugurazione sabato 3 ottobre, ore 17:00, con performance pittorica e musicale di Ercole Pignatelli e Francesco Libetta e presentazione del volume biografico “Metamorphosis - Ercole Pignatelli”

 


La rassegna “Metamorphosis. Ercole Pignatelli” esposta dal 3 al 18 ottobre presso la Strada Sotterranea del Castello Sforzesco di Vigevano, a cura di Fortunato D’Amico e Giancarlo Lacchin, propone, attraverso una selezione di opere significative, il percorso pittorico di Ercole Pignatelli.
L’artista, originario di Lecce, per oltre sessant’anni ha segnato l’immaginario poetico della cultura italiana a partire dal 1953, anno del suo arrivo Milano, in occasione della mostra di Pablo Picasso.
La mostra racconta un universo artistico fortemente illuminato dalla presenza di colori accesi e fluorescenti, che restituiscono il clima e l’atmosfera del paesaggio salentino.
La metafora del corpo femminile, intesa come Grande Madre, come ossessione seduttiva, fonte di ispirazione assoluta e totalizzante del espressione artistica, è rielaborata da Pignatelli in continua metamorfosi con il paesaggio naturale e antropico della campagna leccese. Un contesto in cui si agitano rabdomanti, masserie, germinazioni, nudi, basamenti floreali, paesaggi, marine, che consentono di ricostruire un microcosmo sospeso tra cielo e terra, fantastico e onirico per antonomasia, ricco di memorie vernacolari del passato, ma comunque saldamente legato al sentire contemporaneo.
Nell’artista, padrone assoluto di varie tecniche pittoriche, trovano feconda sintesi creativa le esperienze della figurazione contemporanea, ma anche le occasioni trasfigurate del Barocco meridionale.

In occasione dell’esposizione viene presentato il recente libro biograficoMetamorphosis - Ercole Pignatelli”, pubblicato dall’Editoriale Giorgio Mondadori nella Collana Cataloghi d'Arte.

Scrive il curatore Fortunato D’Amico: “Il volume si propone, attraverso le vicende che orbitano attorno alla figura di Pignatelli, di narrare uno spaccato di Storia dell’arte contemporanea italiana. Una Storia che, dal secondo dopoguerra, partendo da Lecce e transitando stabilmente da Milano, arriva ai giorni nostri portando con sé il carico di una stagione mitica e leggendaria, certamente irripetibile”.
Il racconto indaga la vicenda di un protagonista dell’arte contemporanea che ha incrociato i destini di vari personaggi, tra cui Lucio Fontana, Raffaele Carrieri, Carlo Cardazzo suo gallerista, Salvatore Quasimodo, Ugo Mulas, Garibaldo Marussi, Mario De Micheli, Raffaele De Grada, Giorgio Upiglio, Milena Milani, Piero Manzoni, animatori culturali d’eccellenza nella Milano degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta.

Durante l’inaugurazione della mostra, si assiste a una performance pittorica e musicale in cui il pianista, compositore e direttore d'orchestra internazionale Francesco Libetta eseguirà con il suo pianoforte dei brani di Beethoven, Chopin e Liszt, mentre il pittore salentino dipingerà in diretta una parte del pianoforte. Francesco Libetta sarà il protagonista di alcuni appuntamenti musicali che si terranno settimanalmente all’interno dello spazio espositivo durante il periodo della mostra. Un’occasione per celebrare il 250° anniversario della nascita di Ludwig van Beethoven.

Ercole Pignatelli nasce nel 1935 a Lecce. A 18 anni, nel 1953, arriva a Milano per l’esposizione antologica di Pablo Picasso a Palazzo Reale. Rimasto definitivamente a Milano frequenta il Bar Jamaica, dove incontra personalità di spicco del panorama artistico contemporaneo. Nel 1954 vince il Premio San Fedele per i giovani, consegnatogli da Carlo Carrà. Da questo momento il suo percorso è costellato di importanti riconoscimenti e ha inizio una carriera professionale ricca di soddisfazioni, sia in ambito nazionale che internazionale. Le sue opere vengono esposte in numerosi importanti musei di arte contemporanea e collezioni private in numerose città sparse nel mondo quali: Milano, Torino, Roma, Venezia, Savona, Spoleto, Rovereto, Prato, Padova, Bari, Bergamo, Lecce, New York, San Francisco, Saint-Paul de Vence, Manneheim, Otaru, Parlamento Europeo di Bruxelles, Palm Beach, Lisbona, Toledo, Madrid, Mougins, Zurigo, Nizza, Philadelphia, Kamakura, Taipe – Taiwan, Tokio, Cleveland, Detroit, Washington.
Si ricordano in particolare la partecipazione alle Biennali di Venezia del 1978 e del 2011, i due grandi dipinti murali in permanenza al Palazzo della Regione Lombardia sempre nel 2011, le esposizioni alla Triennale di Milano “Le fatiche di Ercole” nel 2015 e presso gli uffici Azimut di Palazzo Bocconi nel 2017.
Le sue opere sono presenti in permanenza in molte collezioni pubbliche nei diversi continenti.


Alla presentazione in mostra del volume “Metamorphosis - Ercole Pignatelli” seguirà quella presso la libreria Bocca in Galleria Vittorio Emanuele a Milano, venerdì 9 ottobre alla ore 18:00


Ercole Pignatelli: Metamorphosis
A cura di: Fortunato D’Amico e Giancarlo Lacchin
Dal 3 al 18 ottobre 2020
Orari: venerdì ore 14.30 - 18.30 | sabato e festivi ore 10 - 12:30 e 14:30 - 19
Ingresso: libero
Pomeriggi musicali con Francesco Libetta: Domenica 11 ottobre, ore 17.15 - Domenica 17 ottobre, ore 17.15
Informazioni: info@sopramaresotto.it - info@irmabianchi.it

Strada Sotterranea del Castello Sforzesco di Vigevano
Portone di via XX Settembre
Vigevano

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Alfredo Rapetti Mogol: Ios on oio – Babs Art Gallery – Milano – dal 21/09 al 31/10/2020

Inaugurazione Lunedì 21, martedì 22 e mercoledì 30 settembre dalle 17.00 alle 20.00, Babs Art Gallery, aperitivo con l’artista su prenotazione della mostra dei gioielli e opere d’arte di Alfredo Rapetti Mogol.

A partire dal 21 settembre BABS ospiterà nei suoi spazi milanesi la personale del pittore e paroliere Alfredo Rapetti MogolIos on oio”, dove sarà presentata la nuova collezione di gioielli firmata in esclusiva dall’artista per la galleria, insieme alle sue ultime composizioni pittoriche a far da cornice.
Nelle giornate di lunedì 21, martedì 22 e mercoledì 30 sarà possibile prenotarsi per partecipare ad un aperitivo in presenza dell’artista, per approfondire con lui il suo nuovo progetto godendo di un piccolo rinfresco.
"Senza scrittura non saremmo niente, non avremmo coscienza di noi stessi. Non a caso la parola è la radice comune delle mie due professioni, di autore di canzoni e di pittore. Ed è bellissimo poterlo fare. La differenza è che con la pittura, la mia è fatta di geroglifici, segni all’apparenza incomprensibili, che nascono destrutturando le parole, arrivi lentamente alle persone, mentre con le canzoni entri in maniera esplicita nelle loro vite", dice Alfredo Rapetti.
E non a caso la parola è la radice comune delle sue due professioni, di autore di canzoni e di pittore. Utilizzando nelle sue tele la tecnica della puntasecca, Rapetti restituisce valore all’atto dello scrivere a mano. I suoi “geroglifici”, segni destrutturati che campeggiano al centro delle opere monocrome in un ordine non immediatamente leggibile, sono quasi incisioni sulla pellicola pittorica e creano un alfabeto personalissimo ma allo stesso tempo universale, dove la parola è apparentemente svuotata di ogni senso e della sua funzione originaria, ma in cui acquisisce in realtà una valenza universale. Se viene dato loro il giusto peso, le parole sanno ricostruire significati nascosti, dettati dalla capacità di immedesimazione del fruitore nel momento in cui legge l’opera. Come nella pittura, così nel gioiello l’artista riparte dal significante per dare vita ad un alfabeto inusitato e personale, servendosi di effetti grafici diversi (lucido/opaco, piatto/sporgente) e delle combinazioni rese possibili dalle coppie (orecchini, gemelli,..) per ricreare anche nella tridimensione un linguaggio plasmato ex novo: oltre ai giochi linguistici, anche la presenza fisica della persona crea ulteriore spaesamento fra significato/significante.
Basta così indossare ai due lobi le lettere I e O per riscoprire improvvisamente la centralità del proprio essere; o ancora, ruotando il polso, si riesce ad identificare la parola “anima” in mezzo ad un insieme apparentemente casuale di lettere.
Liberato dalla gravità della sua primitiva funzione, il segno grafico diventa anche nel gioiello un veicolo emozionale per chi ha la sensibilità di leggervi il potere nascosto.


Alfredo Rapetti Mogol vive e lavora a Milano, dove è nato nel 1961.
La sua formazione artistica risente del clima famigliare, dove da generazioni si respirano musica, letteratura, poesia. Giovanissimo, Rapetti è introdotto dal nonno materno, Alfredo De Pedrini, Presidente dell’Associazione Arti Grafiche, nell’ambiente artistico milanese, arrivando a maturare la passione per la pittura, alla quale si uniscono la formazione presso la scuola del Fumetto a Milano, le collaborazioni in ambito editoriale, mentre l’esercizio pittorico viene sperimentato in diverse direzioni, destinate a confluire, nel 1996, nello studio degli artisti Alessandro Algardi e Mario Arlati che invitano Rapetti a condividere con loro la ricerca pittorica. Nell’atelier di Via Nota, Rapetti lavora quattro intensi anni, arrivando a maturare l’esigenza di coniugare le sue due più grandi passioni: la scrittura e la pittura, intendendole quali visualizzazioni del processo mentale e psicologico. Grazie ad una tecnica particolare, detta impuntura, l’azione del dipingere si fonde così con l’atto dello scrivere, e le parole iniziano ad essere segnate non solamente su fogli ma anche nelle tele. Segni, tracce, graffiti di un’umanità creativa e consapevole, le opere di Rapetti proseguono quell’ideale tragitto di una scrittura pittorica che tanto più è universale, quanto più sa frantumarsi e confrontarsi con i secoli della storia dell’arte, dalle avanguardie storiche al concettuale, passando per le esperienze spazialiste di Lucio Fontana e le grafie astratte degli anni Cinquanta. Trovata la forma espressiva congeniale alla sua poetica, fra la fine degli anni Novanta ed oggi è davvero notevole l’attività espositiva, sia personale che collettiva, conseguita dall’artista, instancabile come la sua opera sempre in viaggio fra l’Italia e il resto del mondo: universale, appunto.
Cheope è lo pseudonimo con cui firma la sua attività come paroliere.
La sua attività artistica è costellata da numerose mostre personali e collettive ospitate in spazi pubblici e privati, sia in Italia che all'estero.


Alfredo Rapetti Mogol: Ios on oio
Orari
: Lun - Ven 10.00 / 18.00
 - Disponibilità di visite in altri orari su appuntamento
Informazioni: +39 02 87338370 · +39 347 9350394 - info@babsartgallery.it - www.babsartgallery.it
Ingresso: libero

BABS Art Gallery
Via Maurizio Gonzaga, 2 ang. Piazza Diaz
20123 Milano (Italy)

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Stefano Scheda: Nudo, mani in alto! Naked, hands up!, Galleria Fumagalli, Milano, fino al 18/04/2020

 

La Galleria Fumagalli presentando la prima mostra personale in galleria di Stefano Scheda (Faenza, 1957). “Nudo, mani in alto! Naked, hands up!” dà un invito a riflettere sul concetto di nudità tra storia dell’arte e social network. ù
Accompagna la mostra una pubblicazione con testi di diversi autori, tra i quali Angela Madesani (storica dell’arte e curatrice), Matteo Bonazzi (filosofo e piscoanalista), Annamaria Maggi e Cristiano Seganfreddo.
Ai visitatori è proposto un questionario ideato da Matteo Bonazzi per un’indagine sociologica sui temi trattati in mostra.
Opere di nuova produzione assieme a lavori storici sono presentati in un percorso installativo in ricercata penombra. La sera dell’inaugurazione si è tenuta l’azione performativa dal titolo INERTE/INERME.
«Perché nessuno si scandalizza di fronte ai Bronzi di Riace, perché nessuno urla all’orrore di fronte al David di Michelangelo o ai nudi maschili dell’arte neoclassica mentre Same same but different, l’opera di Stefano Scheda con due uomini nudi che si salutano uscendo dall’acqua, crea tanto scompiglio in chi la vede? Perché è oscurata dai social? Perché dà vita a pubbliche proteste?».
Queste le domande che hanno sollecitato l’invito a Stefano Scheda a presentare un progetto espositivo per gli spazi della Galleria Fumagalli e che introducono il testo di Angela Madesani, raccolto insieme ad altri contributi in una pubblicazione in corso di realizzazione. Il lavoro di Stefano Scheda è spesso caratterizzato dall’uso del nudo, inteso non in chiave erotica o voyeuristica ma nelle sue implicazioni sociali.

Il titolo della mostra “Nudo, mani in alto! Naked, hands up!” fa quindi volutamente riferimento a un corpo esposto alle sue fragilità e alle complessità della vita, un corpo che non è protetto neanche da un abito che lo sostenga.
«Siamo tutti nudi nella fragilità fisica e spirituale, senza la certezza di una fratellanza», precisa Stefano Scheda. La nudità si osserva, infatti, nel primo incontro con l’opera ma non si esaurisce nella sua esposizione, costituendo solo il primo livello di messa in scena della condizione umana. Chi osserva è invitato a interrogarsi e a testare la propria soglia di tolleranza di fronte alla visione di una nudità che, colta dallo sguardo ironico dell’artista, restituisce un’immagine sublimata e archetipica del corpo.
L’azione INERTE/INERME  ha visto alcuni performer spogliarsi e lasciarsi cadere nudi sul pavimento della galleria. Alcuni dei presenti, attirati da questa visione inattesa e spontaneamente coinvolti, hanno sentito il desiderio di condividerne l'esperienza come gesto liberatorio. 
L'artista Stefano Scheda racconta come l'azione INERTE/INERME abbia rappresentato: «Un “blackout”, un'interruzione della fragilità esistenziale. Spogliarsi è togliersi le difese che proteggono dalle difficoltà esterne senza più resistenze, abbandonati e sdraiati sui propri abiti che divengono un letto di riposo, come sul ponte di una nave. Rimanere nudi è come ritrovare la parte più autentica di sé, libera da orpelli, un digiuno che resetta l’organismo, uno stacco dall’esistenza produttiva segnata dal sincopato quotidiano per tornare a essere spettatori, rimettendosi in relazione alla vita per ricominciare. Esistere/resistere, dormire, morire, sognare
In mostra il video Meteo (2004), presentato per la prima volta allo ZKM Center for Art and Media di Karlsruhe nel 2006: corpi nudi di uomini e donne, non completamente a fuoco, appaiono fermi su un bagnasciuga con degli specchi rotondi all’altezza del ventre. Due fattori di disturbo, la luce del sole riflessa dal vetro e il suono di mitragliatrici proveniente da una capsula spaziale, agiscono sulla scena creando un effetto irritante e di estraniamento. Se in quest’opera la nudità è evocatrice del limite umano di fronte alla grandezza degli eventi storici e naturali, nel dittico fotografico Same same but different (2018) è colta nella sua purezza e innocenza, immortalando i corpi là dove il mare incontra la terra. Fuori e dentro questo limite, l’acqua simboleggia per l’artista la speranza di una rinascita, come evoca anche il titolo della scultura Terramare (2015), realizzata con uno pneumatico e una camera d’aria. La precarietà dell’esistenza è espressa ugualmente dall’immagine fotografica ritratta in Figura 1 (1996), un corpo nudo che pare abbandonarsi alla vita: “mani in alto”. 

Stefano Scheda nasce a Faenza nel 1957 e vive a Bologna, dove insegna “Strategia dell’Invenzione” all’Accademia di Belle Arti. La sua ricerca è rivolta a catturare i cortocircuiti della realtà senza alterarne la fisionomia oggettiva anzi esponendone lo scarto, l’altrove. L’ambiguità tra reale e illusorio si manifesta nelle immagini che realizza, spesso evocatrici di un senso di estraniamento in chi osserva, come nel caso delle serie fotografiche che ritraggono edifici fagocitati dalla vegetazione o inglobanti il paesaggio in porte e finestre specchianti. Lo specchio come superficie riflettente e l’acqua, il mare, come archetipo della soglia tra la vita e la morte sono elementi ricorrenti nella ricerca sulle relazioni tra il corpo, l’architettura e il paesaggio. Queste interazioni, che l’artista cattura in immagine, rivelano modi di speculazione sulla percezione della realtà e rendono visibile il suo processo dialettico. Anche la presenza del corpo umano nudo, scevra da connotazioni erotiche, coglie la corporeità come elemento spaziale integrato, come un’“immagine nell’immagine”, allo stesso modo degli specchi che riflettono ciò che sta davanti.
Stefano Scheda è ideatore di
Marradi Campana Infesta. La manifestazione artistica giunge nel 2020 alla sua settima edizione. Gli abitanti di Marradi si confrontano con gli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, artisti e intellettuali su temi sempre diversi, conservando un rapporto elettivo col poeta marradese Dino Campana.


Stefano Scheda: Nudo, mani in alto! Naked, hands up!
Dal
17 gennaio al 18 aprile 2020
Inaugurazione e performance:giovedì 16 gennaio 2020 dalle ore 18.30
Orari: dal martedì al sabato dalle 11 alle 19

Info: T. +39 02 36799285 - info@galleriafumagalli.com - galleriafumagalli.com
Ufficio stampa: PCM Studio - T. +39 02 36769480 - Silvia Cataudella - silvia@paolamanfredi.com

GALLERIA FUMAGALLI
Via Bonaventura Cavalieri 6,
20121 Milano

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