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T2 – Kinki Texas e Francesco Tricarico, Fabbrica Eos, Milano, dal 23/5 al 29/06/2019

Kinki Texas e Francesco Tricarico insieme, in una doppia personale di pittura, presso la nuova sede della galleria Fabbrica Eos a Milano, in collaborazione con Alessandro Casciaro Art Gallery di Bolzano
Il perché di questa mostra non ve lo svela il titolo T2,  semplice, apparentemente anonimo, quasi banale, nel riferimento alla coincidenza che i nomi dei due artisti iniziano con la stessa lettera. In realtà è solo un pretesto, una sigla che è la sintesi di molto altro.
La dualità, oltre ad indicare la natura di questa esposizione, emerge dai due stessi artisti e dalla loro pittura.
Entrambi infatti hanno una doppia “vena artistica” e un alias (o nome d’arte): Texas, all’anagrafe Holger Meier, oltre ad essere pittore ha lavorato con tecniche digitali di animazione tridimensionale, installazioni video e video musicali; Francesco, soprattutto in ambito musicale, è conosciuto come Tricarico ed oltre a dipingere da sempre, è noto esponente della musica italiana, cantautore, cantante e musicista.

Una sorta di doppio lo troviamo poi nelle opere, popolate da creature e personaggi inventati ma probabili, onirici (anche mostruosi), evidenti o appena abbozzati, nei quali possiamo supporre risieda il loro “alter ego pittorico”.

Le opere di Texas e Tricarico (solitamente tele di grandi dimensioni oppure opere su carta) sono istintive, caratterizzate da una pittura veloce, quasi grafica, a volte irruenta altre volte rarefatta, costellata di segni apparentemente senza senso. Tuttavia non c’è pienezza, horror vacui, anzi: osservandole appare evidente la presenza di porzioni di bianco, spazi della tela (carta) lasciati volutamente liberi dal segno e dal colore; sembra la necessità emotiva, quasi psicologica e terapeutica, di poter gestire liberamente “il vuoto della tela”, senza farsi sovrastare da esso. Questi spazi sono lasciati vuoti come fossero delle pause, dei momenti di riflessione, attimi di silenzio tra i rumori della pittura.
Come in preda ad un’urgenza espressiva e di comunicazione, sia le opere di Texas che di Tricarico sono spesso fatte di immagini e parole, pittura e frammenti di testi; nel caso di Texas citazioni dalla cinematografia, dalla letteratura, dall’universo musicale; per Tricarico autocitazioni da testi musicali o poesie. Secondo Elisabetta Sgarbi sono più "drammatiche" di quelle di Texas.
Il loro modo di fare pittura  è incurante di qualsiasi canone o regola; non c’è struttura compositiva, le proporzioni saltano, le direzioni sono molteplici, le sbavature sono frequenti e i livelli si sovrappongono.
È una pittura libera, a volte irruenta ma ricca di contenuti e di riferimenti importanti. Questo superamento dei limiti, metaforico nella mostra, è reale nella procedura chiamata proprio T2, una pratica nell’ambito dei trasporti d’arte che consente alle opere di viaggiare liberamente in Europa pur attraversando paesi non europei. È una chiave, un passepartout, un modo per superare ed eludere i confini…proprio come l’Arte stessa.
Texas e Tricarico non si sono mai incontrati, non si conoscono, non si sono mai scambiati pensieri sui rispettivi percorsi artistici. Sono diversi e distanti per vissuto, per storia, per geografia; e in realtà così simili nel modo di esprimersi attraverso la pittura, nel modo di interpretare la contemporaneità.
La mostra T2 nasce con l’idea di creare un confronto/incontro e diventa occasione anche per i visitatori per apprezzare somiglianze e differenze. L’arte e le mostre non devono dare risposte, ma suscitare nuove domande.

In occasione della mostra Francesco Tricarico presenta il suo ultimo libro “Palla persa” un racconto che ha il sapore di una fiaba, accompagnata dalle illustrazioni dell’autore, una storia sulla forza e sulle nostre fragilità, sul desiderio di superare i limiti e di realizzare i propri sogni.

Palla Persa
Autore
: Francesco Tricarico
Edtore
: La Nave di Teseo
Collana
: le Onde

Formato: brossura, illustrato
Pagine
: 32
Prezzo
: € 6,00

EAN: 9788893449069

Solo un cuore ora di lui rimaneva, un cuore che pulsava.
A Franc piace da impazzire il basket, ma non sa giocare. Ci prova e ci riprova, ma - deluso perché non riesce mai a fare canestro - è pronto a darsi per vinto. Quando si avvia col padre verso il campetto per un’ultima partita, avviene qualcosa di inatteso e sconvolgente che lo catapulterà in un mondo di fantasia, animato da personaggi oscuri e inquietanti che cercheranno di approfittarsi di lui. Per riappropriarsi di quel che è suo sarà necessario sconfiggere la paura, riconquistare il corpo e i desideri, fare un canestro decisivo: usare al meglio il suo cuore.

Durante la serata di inaugurazione presso la Libreria Feltrinelli di via Pasubio a Milano è stato allestito un book signing con l’autore.

Kinki Texas è nato nel 1969 a Brema (Germania) dove vive e lavora.
Dal 1987 espone in diverse mostre personali e collettive. Dal 1994 lavora con tecniche digitali e dal 1999 è specializzato in animazione tridimensionale, installazioni di video e di video musicali. Nel 2005 si laurea in Lettere e Filosofia all’Università di Brema.

Holger Meier, alias Kinki Texas, è prima di ogni cosa un pittore dotato di un incredibile istinto per il segno e per il colore. È un’artista veloce, irruento, completamente irriflessivo quando si tratta di distribuire i pesi e gli ingombri sulla superficie della tela e del foglio di carta, ma proprio per questo i suoi lavori posseggono una sorta di primitiva bellezza, un vigore indomito. Il parossismo è certamente una delle caratteristiche dell’arte di Kinki Texas, il quale tende ad acutizzare alcune intuizioni estetiche, frequentando territori visivi estremi, dove prendono corpo terrificanti epifanie e mostruose ibridazioni psichiche. Quello che l’artista di Brema ha chiamato “Kinki Texas Space” diventa così la proiezione di un immaginario in cui si agitano pulsioni ed istinti contrapposti, un laboratorio di proliferazioni immaginifiche, un campo di spavalde sperimentazioni, ma anche un teatro in cui vengono inscenati scontri a fuoco e duelli all’ultimo sangue, violente torture e sadici giochi di dominazione. Kinki Texas rappresenta spesso un mondo cruento, fondato sul conflitto, ma ciononostante estremamente vitale e non privo di risvolti divertenti ed ironici. La violenza, il sesso, l’amore, la morte, il tradimento, la gloria, l’ascesa e la caduta sono ingredienti basilari di ogni storia degna di essere raccontata. Tuttavia, non bisogna dimenticare che quello descritto da Kinki Texas è un universo in cui la realtà è spesso sovvertita, dove le regole sono capovolte, deliberatamente ignorate, bistrattate, trasgredite allo scopo di liberare le energie primarie della visione e dunque di far ruggire il cuore selvaggio del pop, quello vero, antagonista e irregolare che si agita nella sua pittura…

Mostre personali (selezione)
2019 - T2, duo show con Francesco Tricarico, Fabbrica EOS Gallery, Milano (I);
Rodeorant empty, Galleria Anja Knoess, Cologna (D)
2017 - Mental Shiloh Supper Club, Galleria Alessandro Casciaro, Bolzano (I)
2016 - Battlestar Germania, Galerie Gerken, Berlin (D)
2015  - 24h Cinema, Oxholm Gallery, Copenhagen (DK)
2014  - Beutekunst, Projektraum Knut Osper, Köln (D)
2013  - 1000 Ponies are not enough, Galleria Goethe, Bolzano (IT)
2012  - Sad King Billy, Galerie Martina Kaiser, Köln (D)
2011   - Landscapes of Power, Galerie Schriever, Köln (D)
2010  - Cannibale Grande, Galleria Bianca Maria Rizzi, Milano (IT);
Dead love, Galleria Contemporanea, Parma (IT); Anti-Anti-Kunst, Cuxhavener Kunstverein, Cuxhaven (D)
2009 - Kinki Texas, Galerie Schriever, Köln (D)
2008 - Low, Low, Low Society, Galleria Goethe 2, Bolzano (IT);
Texas Anno Zero, Il Torchio Galleria d’Arte, Milano (IT)
2007  - Tuoni e fulmini visivi nel Kinki-Texas-Space, Galleria Bianca Maria Rizzi, Milano (IT); Charge Festival, Bialystok, (PL)
2003 - Rio Lobo Motion, Saloon, Ghost Town Lobo, Texas (US)
2002 - Kinki Texas, Künstlerhaus Mousonturm, Frankfurt am Main (D)


Francesco Tricarico
 (Milano, 1/02/1971) inizia a suonare da giovanissimo e si diploma al Conservatorio di Milano. Girovaga con una piccola band suonando jazz nei locali milanesi e si esibisce per qualche mese anche a Parigi.
Nel settembre 2000 esce il suo primo cd singolo dal titolo "Io sono Francesco": una storia vera, ma non è importante sapere di chi. È una storia che riguarda tutti, è universale ed è antica come il sorriso e le lacrime. Il cd singolo è un autentico successo: disco di platino, riconoscimenti e nomination (una al P.I.M come "Canzone dell'anno" e una agli Italian Music Awards prima e seconda edizione).
Nel mese di giugno 2001 è ospite del Premio Città di Recanati - Nuove tendenze della Canzone Popolare e d'Autore dove si esibisce per la prima volta dal vivo proponendo "Io sono Francesco" e "La Neve Blu" con piano e voce. A luglio è la volta del Premio Lunezia, che riceve ad Aulla. La giuria vota "Io sono Francesco" miglior testo di un autore emergente.
Seguono altri due singoli: “Drago”, prodotto da Tricarico stesso e “La pesca” che ricevono recensioni positive e confermano il grande profilo artistico dell’autore. A maggio 2002 giunge finalmente il momento di pubblicare l’album "Tricarico" che unisce i singoli e i brani fin a quel momento pubblicati, raccogliendoli come in uno scrigno, assieme a nuovi brani, come il viaggio tra le stelle di "Caffé" o la commovente "Musica", vera dichiarazione d'amore per la vita. Invitato personalmente da Jovanotti ad aprire i concerti del suo Quinto Mondo Tour, Tricarico debutta sulla scena live con un set di canzoni che presenta al grande pubblico il suo primo album.
Nel settembre 2003: Francesco incontra Patrick Benifei (Casino Royale, Soul Kingdom) e Fabio Merigo (Reggae National Tickets) con i quali produce e arrangia il suo nuovo lavoro dal titolo "Frescobaldo nel recinto", che esce nel 2004. Un album di 10 canzoni che spaziano dal funk, al soul, passando dal punk-rock e dalla canzone d'autore con cui Tricarico si riconferma un incantatore, capace di portarti via con la sua musica e di metterti davanti a tutta la felicità e la malinconia del mondo facendoti stare bene.
Dopo tre anni di ricerca artistica e crescita personale, il 2007 inizia all’insegna del rinnovamento: Tricarico cambia anche casa discografica, arrivando alla SonyBmg. Il brano che segna l’inizio di questo nuovo capitolo della sua carriera si intitola “Un’altra possibilità”. Entrato con successo nella programmazione radiofonica, il 5 ottobre viene pubblicato su cd singolo, insieme con l’inedito “Libero”.
Tricarico scrive “La situazione non è buona” per Adriano Celentano, il quale prende spunto da questo brano per il titolo del suo nuovo album e del grande evento televisivo di cui è protagonista il 26 novembre 2007 su Rai 1. Tra gli ospiti del programma, Celentano chiama accanto a sé anche Tricarico.
Partecipa al Festival di Sanremo 2008 con il brano “Vita Tranquilla”, di cui compone musica e testo. Le sue esibizioni, particolarmente intense e originali, colpiscono il pubblico e alla serata finale riceve il Premio Mia Martini della critica. Segue la pubblicazione del nuovo album “Giglio”. I brani, tutti inediti, confermano una personalità artistica fuori dagli schemi, in grado di toccare con rara sensibilità le più profonde corde dell’anima ma anche di regalare testi visionari, sfumati d’immaginazione e leggera ironia.
Il 30 aprile 2008 prende il via Giglio Tour che porta Tricarico ad esibirsi in tutta Italia.
Il successo è tale che la tournée viene prolungata fino a settembre. In particolare, Elisabetta Sgarbi lo chiama ad esibirsi sul prestigioso palcoscenico della Milanesiana, occasione da cui scaturisce un bellissimo incontro con lo scrittore Paulo Coelho.
Tricarico ha modo di conoscere Gianni Morandi e dalla reciproca stima nasce una collaborazione artistica. Tricarico compone un nuovo brano per Gianni dal titolo “Un altro mondo” che diventa il primo singolo del nuovo album di Morandi “Ancora … grazie a tutti”.
Al Festival di Sanremo 2009 Tricarico presenta il brano “Il bosco delle fragole”, di cui è autore. Il brano dà titolo al nuovo album che esce il 20 febbraio con dieci brani inediti che si muovono tra realtà e immaginazione per raccontare delicate storie d’amore. Nel 2010 Tricarico pubblica il libro di disegni e racconti “Semplicemente ho dimenticato un elefante nel taschino” edito da Bompiani.
Nel frattempo scrive nuove canzoni che faranno parte dell’album “L’imbarazzo” uscito il 16 febbraio 2011, in concomitanza con il 61° Festival di Sanremo. Sul palco del Teatro Ariston Tricarico presenta “Tre colori”. Testo e musica del brano sono di Fausto Mesolella, chitarrista e autore straordinario, membro degli Avion Travel.
A febbraio 2013 esce “L'America” il singolo che anticipa l'uscita del nuovo disco “Invulnerabile” nei negozi dal 2 aprile 2013 . Il disco, prodotto da Marco Guarnerio e Tricarico, contiene undici tracce, undici favole , uno scrigno prezioso il quale una volta aperto illuminerà il giorno timidamente come un sottile raggio di sole in un cielo grigio. Nel disco c’è anche una rivisitazione di “Io sono Francesco”.
Il tour parte dopo l’uscita del disco e prosegue, con tante date in Italia e all’estero, fino al 2015.
Dopo tanti concerti, Tricarico si ferma per lavorare ad un progetto diverso, uno spettacolo in teatro. A luglio 2015 va in scena a Milano, presso il Teatro-i , lo spettacolo “Solo Per Pistola”. Tra monologhi e canzoni, lo spettacolo è un vera e propria esplorazione dell’anima, un percorso autobiografico che si presenta a tratti ironico e divertente, a tratti commovente e struggente dove razionale e irrazionale si incontrano senza filtri in un viaggio straordinario con un finale a sorpresa. Lo stesso spettacolo si sposta successivamente a Roma, presso il Teatro Lo Spazio.
A fine 2015 Francesco si ferma con le date e prosegue il lavoro con le sue opere d’arte. Il legame tra la sua musica e le sue opere è molto forte ed è la ricerca di trovare un posto nel mondo e di comunicare con gli altri. A marzo 2016, presso lo storico locale Jamaica di Milano, viene realizzata una sua mostra dal titolo “da chi non te lo aspetti” con l’ultima sua produzione, sia su tela che su carta. Il suo universo poetico è interpretato dalle parole del curatore Alberto Mattia Martini e la mostra è realizzata in collaborazione con Fabbrica Eos Arte Contemporanea.
La mostra ispira Francesco nella creazione del brano omonimo che dà il titolo al disco e che vede, come co-autore, Giancarlo Pedrazzini, direttore della galleria Fabbrica Eos che espone le opere di Tricarico.
Ad inizio 2016 Tricarico inizia a lavorare al nuovo disco collaborando con il pianista Michele Fazio. L’11 novembre 2016 esce il nuovo album che prende il titolo “da chi non te lo aspetti” ed è prodotto da Jacopo Pinna e Lorenzo Vizzini. Il disco esce per Edel Italy, su CD, in digital download e su tutte le piattaforme streaming e contiene undici canzoni inedite. Ospiti nel disco Ale e Franz nel brano “Brillerà” e Arisa nel duetto “Una cantante di musica leggera”.
A gennaio 2018 prende parte alla mostra “Il Millennio è Maggiorenne”, collettiva d’arte contemporanea a cura di Luca Beatrice presso il Museo MARCA di Catanzaro; durante la serata d’ inaugurazione si esibisce dal vivo in concerto con i suoi brani più noti.
Nel mese di maggio 2018 inaugura la mostra personale dei suoi dipinti ispirati alle note musicali “Quando la musica si mostra. Una nota al museo” a cura di Olivia Spatola con la collaborazione di Fabbrica Eos presso Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna.
A settembre 2018 esce il nuovo singolo “Generazione” prodotto da Vittorio Corbisiero per Azzurra Music.
Continua sempre a scrivere e lavorare su nuovi brani musicali.

T2
KINKI TEXAS/FRANCESCO TRICARICO 
Inaugurazione: Giovedí 23 Maggio, dalle 18.30
Dal
23/05 al 29/06/2019

Orari: martedì - sabato 10.30 - 13.00 / 15.30 - 18.30
Ingresso: libero
Informazioni: Fabbrica Eos Arte Contemporanea - www.fabbricaeos.it - info@fabbricaeos.it - T. +39 02 6596532
Ufficio stampa Fabbrica Eos: Roberta Villari - M. 338.9869624 - robyvillari@tiscali.it

Fabbrica Eos Nuova sede
viale Pasubio, ang. Via Maroncelli
Milano

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Giancarlo Iliprandi, Le Radici dei suoni. Serigrafie, 1986 – 1992, Fratelli Bonvini, Milano, dal 4 /04/2019

Dal 4 aprile 2019 l’esposizione Giancarlo Iliprandi, Le Radici dei suoni. Serigrafie è ospitata fino al 4 maggio nei nuovi spazi espositivi di Fratelli Bonvini, in via Tagliamento 1 a Milano, situati sopra i locali della storica Cartoleria Tipografia.

La mostra, a cura di Marta Sironi, si propone di valorizzare l’opera di un grande interprete della grafica italiana, a partire dalla produzione legata alla rivista bimestrale “Serigrafia”, di cui Giancarlo Iliprandi progetta le copertine dal 1966.
Le serie di serigrafie dedicate alla storia dei caratteri tipografici, realizzate tra il 1986 e il 1992, sono composte da sei soggetti ognuna, per un totale di 42 opere.
Questa ricerca grafica, nata anche dalla richiesta di disegnare 26 alfabeti completi per le stampanti Honeyewll ISI (Information System Italia) porta Iliprandi a una sistematica esplorazione della storia dell’alfabeto e dei caratteri: una sfida progettuale che lo conduce a una divagazione storica, costellata di incursioni contemporanee, con l’intento di non dimenticare passaggi essenziali della storia della scrittura e della stampa.
Accanto alle serigrafie originali prodotte nelle sette annate di "Serigrafia", è inoltre esposta una serigrafia progettata per lo stampatore Nava, nel 1980: un rebus alfabetico che rivela l’interesse autentico dell’artista per la storia della stampa: “la tipografia è un’arte antica quanto l’uomo”.
Infine, in occasione dei festeggiamenti del cinquecentenario della morte di Leonardo da Vinci, sarà eccezionalmente presentata al pubblico ed esposta nella storica tipografia Fratelli Bonvini Milano, anche la serie di serigrafie risalente al 1983, ispirata al genio rinascimentale.
La mostra si compone complessivamente di sette cartelle per un totale di 49 opere originali, proposte al pubblico e offerte in vendita, proseguendo la nuova attività di Galleria di Bonvini, Cartoleria e Tipografia storica dal 1909 e progetto culturale milanese dal 2014.
Dalla tipografia al disegno, le sperimentazioni di Iliprandi sulla lingua e gli strumenti del comunicare ricordano la vasta dimensione culturale del suo linguaggio grafico, come queste serigrafie degli anni ’80 e ’90 oggi rivelano con rinnovata attualità.

"Giancarlo Iliprandi è una delle leggende della grafica italiana, una professione che ha contribuito a fondare e che è diventata una delle chiavi del successo dell’italian style nel mondo. Dalla Milano d’anteguerra alla Resistenza, dall’Accademia di Brera alla nascita della grafica pubblicitaria. Poi la grande stagione della Rinascente, il crogiuolo da cui sono nati la moda e il design italiano, le riviste, i libri, i viaggi nel Sahara, le discipline orientali e i night club della Milano del boom. Un’appassionante vita narrata per immagini e parole. Queste non sono le memorie dell’autore ma, con pertinenza maggiore, il racconto dei segni nei quali è andato inciampando. Cercando - fossero scritti, disegni, progetti - di comunicare la comunicazione. Quella immensa rete che avvolge e accompagna l’uomo dall’inizio della sua storia."
Alberto Saibene

Giancarlo Iliprandi, via Palermo, 2011, © Gianni Marussi

Giancarlo Iliprandi (Milano, 15 /03/ 1925 -Milano, 15/09/2016), tra i maggiori designers e grafici italiani, uomo di grande statura intellettuale, un sognatore.
Formatosi in pittura e scenografia all’Accademia di Belle Arti Brera, per oltre sessant’anni si occupa di design della comunicazione visiva, di ricerca sperimentale e metodologia operativa, collaborando con le principali industrie italiane (Rai - Radiotelevisione Italiana S.p.a , la Rinascente, RB Rossana, Olivetti, Montecatini, Fiat, Arflex).
È stato docente presso la Società Umanitaria, l’ISIA di Urbino, l’Istituto Europeo di Design e la scuola del design del Politecnico di Milano.
Ha pubblicato una ventina di testi didattici e più di quaranta carnet de voyage.
Ha collaborato con la rivista Le Arti, con reportage dal Giappone e con diversi contributi sul design, racchiusi in un libro per Corraini Editore.
In occasione dei novant’anni, ha pubblicato un’autobiografia illustrata Note (Hoepli, 2015).
Nel corso della sua carriera ha ottenuto numerosi riconoscimenti tra cui due Premio Compasso d'Oro nel 1979 e un terzo nel 2004.
Nel 2002 gli è stata conferita una Laurea ad honorem in disegno industriale dal Politecnico di Milano.
Nel 2011 ha ricevuto il Premio Compasso d’Oro ADI alla carriera, quale protagonista indiscusso del design italiano. Si è occupato di promozione culturale in qualità di presidente dell’Art Directors Club Milano, dell’Icograda, chairman del BEDA e presidente dell’ADI - Associazione per il Disegno Industriale

Formazione
– 1930/1940 Istituto Giulia Scuola tedesca, Milano. Reife für die 6 Klasse einer deutschen Oberschule
– 1940/1942 Liceo Scientifico Convitto Nazionale Longone, Milano.
– 1943 Maturità Scientifica Liceo Scientifico Galileo Ferraris, Varese.
– 1943/1946 Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi, Milano.
– 1945/1949 Accademia di Belle Arti di Brera, Milano. Corso di Pittura Diplomato con una tesi sul Sacro Monte di Varese.
– 1949/1953 Accademia di Belle Arti di Brera, Milano. Corso di Scenografia Diplomato con una tesi sulla scenotecnica.
– 1948 Borsa di studio alla HBK di Berlino, Repubblica Federale Tedesca.
– 1949 Due volte delegato per l’Italia al Salzburg Seminar in American Studies. Art Session marzo 1949. General Session Luglio-Agosto 1949

Attività Associative
– Socio ADI, Associazione per il Disegno Industriale, dal 1961. Membro del Comitato Direttivo 1971/73.
– Vicepresidente 1985/87. Vicepresidente 1991/92. Presidente ADI dal 1999 al 2001.
– Presidente pro tempore della Fondazione ADI per il Design Italiano nel 2002.
– Presidente dell’Art Directors Club Milano 1967 e 1970.
– Chairman BEDA, Bureau of European Designers Associations, 1988/89.
– Presidente Icograda, International Council of Graphic Design Associations, 1991/93.
– Membro dell’Icograda Presidents Forum e del Friends of Icograda Network dal 1995.
– Nel Consiglio di Amministrazione del Consorzio Polidesign, 2006/08.
– Socio onorario dell’AIAP, Associazione Italiana Progettazione per la Comunicazione Visiva, di AliDesign, Associazione Laureati in Industrial Design e dell’ADI, Associazione per il Disegno Industriale.

Attività Professionali
– Allestimenti per la Rai Radiotelevisione Italiana in collaborazione con A. e PG. Castiglioni, 1953/1965.
– Collaborazione con l’Ufficio pubblicità de la Rinascente, 1955/68.
– Consulente per la pubblicità sul punto vendita Standa, 1968/71.
– Art Director di Scinautico, Sci, Popular Photography Italiana, Rivista Rai, Esquire&Derby, Interni, Phototeca, Arbiter, Arti d’Oriente tra il 1960 e 2000.
– Nel gruppo di ricerca sui caratteri da stampa della Fonderia Nebiolo 1965/78.
– Project leader di un team di progettazione per la Honeywell Information Systems Italia (23 alfabeti per stampanti seriali) 1981/1985.
– Immagine aziendale, archigrafia, allestimenti ed interior design per Città Convenienza, Grandi Magazzini Grancasa, Centro Commerciale Bossi dal 1984.
– Ha curato l’immagine aziendale per RB Cucine dal 1960 al 91, inoltre per Dischi del Sole, Ankerfarm, Arflex, Stanley Works, Galleria Civica del Comune di Modena, Savinelli, Rossi di Albizzate.
– Ha tra l’altro prestato la sua opera ad aziende come Olivetti, RAI, Montecatini, Fiat, Electa, Roche, Pagine Gialle, AEM, Enti pubblici ed organizzazioni culturali.

Attività Didattiche
– Corso per assistenti grafici della Società Umanitaria 1961/68.
– Scuola superiore di Tecnica Pubblicitaria Davide Campari 1965/73.
– Tra i fondatori dell’ISIA di Urbino, membro del Comitato Scientifico-didattico 1974/84.
– Grafica editoriale, Istituto Europeo di Design 1984/87.
– Grafica di pubblica utilità, Istituto Europeo di Design 1990/95.
– Laboratorio di Comunicazione Visiva, Scuola del Design/Politecnico di Milano, dal 1999.
– Direttore del corso di alta formazione in Type Design dal 2007.

Pubblicazioni
– Quattro quaderni di Linguaggio Grafico. Zeta’s editrice 1965/1983.
– Addio Liberty, con Giorgio Pavesi, Testi di Piero Chiara. La Tipografica Varese 1967.
– Sei dispense di Storia della Comunicazione Visiva per l’ISIA di Urbino 1974/80.
– Con altri autori: Visual Design 1933/1983 Cinquant’anni di produzione in Italia, Idea Libri Milano 1984.
– Design Italiano. ADI/ICE, First International Design Forum Singapore 1988.
– Design future philosophy. ADI/ICE, Design Centre Singapore 1992.
– Tra i curatori dei primi Omnibook 1985/90 e di altre pubblicazioni sul Design italiano.
– Curatore di BEDA Dossier. ADI 1988. Responsabile di Notizie ADI/ADI News, 1999-2001.
– Grammatica del comunicare, sei manuali. Con Giorgio Lorenzi e Jacopo Pavesi.
– Lupetti Editori di comunicazione, 2004/2009.
– Letterando/Lettering. Corraini Editore, 2005.     Disimpegno/Disengagement. Corraini Editore, 2006.
– Ricerca e/o sperimentazione. Conversazione con Gillo Dorfles, intervento di Giovanni Anceschi
– Edizioni Progresso Grafico, 2009.
– Basta, divagazioni sul dissenso. Contributi critici di Dorfles, Carmagnola, Barbetta, Terragni,
– Scianna, Guerriero, Ghidelli. Lupetti Editori di comunicazione, 2011.
– Per, divagazioni sull’assenso. Contributi critici di Dorfles, Schiavi, Vitale, Majorino, Moschella, Neuburg, Bosco.
– Lupetti Editori di comunicazione, 2012.
– 4 dispense per il laboratorio di comunicazione visiva del Politecnico di Miano.
– A proposito di caratteri. A proposito di alfabeti. 2011
– Tipografia figurativa. Segnaliamo la segnaletica. 2013

Premi e riconoscimenti
– Medaglia d’oro della Federazione Italiana Pubblicità, per il miglior allestimento alla Fiera di Milano, 1953.
– Primo premio Il Tempo di Roma per la pubblicità sui quotidiani (in collaborazione), 1963.
– Gran Premio Internazionale alla XIII Triennale di Milano, 1964 (in collaborazione).
– Sole d’oro per il miglior padiglione alla Fiera di Milano, Padiglione Montecatini (in collaborazione), 1965.
– Premio del Ministero del commercio estero alla Prima Biennale Internazionale dell’Affiche, Varsavia 1966.
– Premio Art Direction per l’impostazione editoriale di Popular Photography Italiana, 1967.
– Certificato di merito a Typomundus 20 per un eccezionale contributo allo sviluppo dell’arte tipografica nel ventesimo secolo, 1969.
– Due Premio Compasso d’Oro ADI nel 1979, un Premio Compasso d’Oro ADI nel 2004.
– Premio Compasso d’Oro ADI alla carriera nel 2011.
– Sei segnalazioni di merito al Premio Compasso d’Oro ADI.
– Laurea ad Honorem in Disegno Industriale del Politecnico di Milano nel 2002.
– Medalla “Anáhuac in Diseño 2008”. Universidad Anáhuac Mexico Norte, 2008.
– Premio Biblioteca de los Autores. V Festival del Libro de Artista, Barcelona 2012.

Pubblicazioni edite
– Azalaj. Disegni e acquarelli nel Ténéré Sud. Catalogo pagine 48. Galleria Schubert, Milano. Ottobre 1997
– Orizzonte perduto. Diario dal Tibet. Pagine 64, a colori. Grafiche Nava Milano. Dicembre 2000.
– Oman. Il paese dei Sultani. Pagine 200. Collana appunti di viaggio. Casa Editrice Polaris. 2001
– Il sapore della foglia d’acero. Diario dal Canada. Pagine 64, a colori. Grafiche Nava Milano. Dicembre 2001
– Sahara. Tre diari di viaggio con settanta disegni dell’autore. Pagine 144. Distribuzione Autocircuito. Aprile 2007
– Il Sahara svelato. Disegni e acquarelli dal Circo di Ourì. Catalogo pagine 48, Spazioinmostra. Maggio 2007
– Aria di Portofino. Pagine 48. Archinto Edizioni. Maggio 2007
– Viaggio in Sahara. Carnet de voyage. Pagine 96, a colori. Edizioni Nuages, Milano. Settembre 2008
– Nero e bianco. Disegni e acquarelli da Bali. Catalogo pagine 24, Spazioinmostra. Maggio 2009
– Viaggio in Namibia. Carnet de voyage. Pagine 96, a colori. Edizioni Nuages, Milano. Novembre 2011
– Note, un racconto di segni e parole. Edizioni Fedrigoni, 2015

 Pubblicazioni digitali a tiratura limitata
– Dietro alla duna rossa. Diario dalla Namibia. Pagine 64, a colori. Febbraio 2007
– L’isola del sangue di drago. Diario da Soqotra. Pagine 32, a colori. Marzo 2007
– Torri Turbanti Tuniche. Diario dall’Oman. Pagine 96, a colori. Ottobre 2007
– Nel silenzio dei cani guerrieri. Diario da Bali. Pagine 124, a colori. Maggio 2009
– Demi lune. Diario da Portofino. Pagine 48, a colori. Novembre 2009
– Strade parallele. Catalogo pagine 48, a colori. Quadreria Bovara Reina. Settembre 2010
– Orizzonte perduto. Diario dal Tibet. Pagine 64, a colori. Novembre 2010
– Verso Nordovest. Diario dal Laos. Pagine 56, a colori. Novembre 2011
– Al mercato dei fiori. Diario dal Madagascar. Pagine 136, a colori. Novembre 2011
– Un mare d’erba. Diario dalla Mongolia. Pagine 70, a colori. Novembre 2011
– Terra di vulcani. Diario dal’Islanda. Pagine 70, a colori. Novembre 2012
– Fuga nel tempo. Diario dallo Yemen. Pagine 40, a colori. Novembre 2012
– Profumo di incenso. Diario dall’Oman. Pagine 76, a colori. Novembre 2012
– Figli del vento. Diario dalla Camargue. In preparazione

Libri strenna
– Azalaj. Disegni e acquarelli nel Ténéré Sud. Catalogo pagine 48. Ottobre 1997
– Ourì, un diario dal Sahara dimenticato. Pagine 48. Dicembre 98. Silvia Editrice
– Ténéré il luogo che non esiste. Pagine 48. Dicembre 1999. Silvia Editrice
– Oman. Il paese della cortesia. Pagine 48. Dicembre 2000. Silvia Editrice
– Niola Doa. Un pretesto. Pagine 48. Dicembre 2001. Silvia Editrice
– Acacous. Un ritorno. Pagine 48. Dicembre 2002. Silvia Editrice
– Gilf el Kebir. Collage. Pagine 48. Ottobre 2003. Silvia Editrice
– Botzwana. Una traversata. Pagine 48. Ottobre 2004. Silvia Editrice
– Nomadi. Dal pozzo di Ounnur alla guelta d’Archei. Pagine 48. Ottobre 2005. Silvia Editrice
– Jebel Awainat. Due viaggi paralleli. Pagine 48. Ottobre 2006. Silvia Editrice
– Tibesti. Traguardo proibito. Pagine 48. Ottobre 2007. Silvia Editrice
– Tadrart. Prima esperienza. Pagine 48. Ottobre 2008. Silvia Editrice
– MarMar. Un ricordo. Pagine 48. Ottobre 2009
– Ennedì. Un classico. Pagine 48. Ottobre 2010
– Archei. Una, quasi, randonnée. Pagine 48. Settembre 2011
– Etosha. Un regno animale. Pagine 48. Luglio 2012.
– Omani. E altri. Pagine 48. Ottobre 2012
– Un inevitabile ermafrodita. A proposito del cosiddetto Carnet de voyage. Pagine 48. Luglio 2013.
– Segni. Dopo una mostra. Pagine 48. Dicembre 2013.
– Memorie. Venti citazioni. Pagine 48. Luglio 2014.
– Atlante. E altro ancora. Pagine 48. Dicembre 2014.

Sabato 11 Maggio h. 17.00
Nella cornice della Mostra “Giancarlo Iliprandi, Le Radici dei suoni. Serigrafie”, Franco Achilli, socio fondatore di Fratelli Bonvini Milano e professore di Visual Design alla RM Raffles Milano Istituto Moda e Design vi condurrà attraverso una visita guidata delle opere di Giancarlo Iliprandi, quarantanove serigrafie originali degli anni 1983-1992, ospitate eccezionalmente negli spazi espositivi di Bonvini, che a loro volta saranno contestualizzati nelle parole di Franco Achilli dedicate alla tipografia, alla storia dei caratteri, della scrittura e della grafica.
Ingresso gratuito. Posti disponibili limitati.

Giancarlo Iliprandi, Le Radici dei suoni. Serigrafie, 1986 - 1992
Dal
 4 /04/2019 al 4/05/2019
A cura di: Marta Sironi
Orari: Dal martedì al sabato dalle 14.00 alle 19.00; il mercoledì dalle 15.00 alle 19.00
Chiuso il 25 e 30 aprile, 1 maggio
Ingresso: libero
Contatti: Miriam Mosetti - miriam.mosetti@bonvini1909.comatelier@bonvini1909.com - T. 02 5392151 - info@bonvini1909.com - www.bonvini1909.com www.giancarloiliprandi.net

 

Fratelli Bonvini Milano
Via Tagliamento, 1
20139 Milano
Italia

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Teresa Maresca: Song of Myself, Acquario Civico, Milano, fino al 5/05/2019

"Io credo che una foglia d'erba non valga affatto
meno della quotidiana fatica delle stelle.
E la formica è ugualmente perfetta, come un granello di sabbia,
come l'uovo di uno scricciolo..."
Walt Whitman (1819-1892)


Dal 3 aprile sino al 5 maggio 2019, l’elegante edificio liberty di inizio Novecento che ospita l’Acquario Civico di Milano accoglie tra le sue pareti e le sue vasche la mostra Teresa Maresca, Song of Myself, promossa e prodotta dal Comune di Milano - Cultura e dall’Acquario - Civica Stazione Idrobiologica di Milano.
L’esposizione, a cura di Raffaella Resch, è parte del programma Milano Art Week 2019 (1-7 aprile), palinsesto del Comune di Milano dedicato all’arte moderna e contemporanea.



Teresa Maresca, Song of Myself  pone al centro dell’indagine il rapporto tra uomo e natura, traendo il suo titolo dalla raccolta poetica del poeta americano Walt Whitman (1819-1892), di cui proprio nel 2019 si celebrano i 200 anni dalla nascita. L’omaggio a Whitman è duplice, in quanto oltre al poemetto undicesimo di Song of Myself, in cui ventotto uomini si bagnano di notte nel fiume, Teresa Maresca si ispira anche al Canto della Sequoia, la Red Oak Tree che nel testo di Whitman prende la parola in prima persona, come simbolo della sterminata e incontaminata natura americana. Artista dedita alla pittura, al disegno e all’incisione, mossa da un motivo ispiratore non di rado mutuato dalla poesia e dalla filosofia, Maresca elabora composizioni di grande impatto richiamando gestualità e cromatismi dei Neue Wilden, il movimento neoespressionista berlinese dei Nuovi Selvaggi, ma anche il Realismo Magico di Peter Doig, tendenze che si contraddistinguono entrambe per una costante riflessione sul ruolo dell’uomo nell’ambiente.
L’Acquario Civico, sede ideale della mostra, vede così esposte nei suoi spazi circa trenta opere di grandi dimensioni (olio e acrilico su tela) afferenti a due grandi cicli pittorici permeati dal tema centrale dell’acqua: Song of Myself (Men at Bath), del 2017, e Swimming Pools, del 2009.

Il ciclo Song of Myself, esposto al di sotto del luminoso lucernario che fa da copertura al Giardino d’Inverno dell’Acquario Civico, è costituito da una serie di 18 grandi dipinti ad olio e acrilico su tela dedicata al tema degli «uomini bagnanti», inserita nel solco del pensiero naturalista americano già nella seconda metà dell’Ottocento.
Nella pittura europea, invece, il soggetto dei bagnanti nudi al maschile è emerso dal ‘900 in poi, affiancandosi al tema classico della donna bagnante già noto nella storia dell’arte, dalle Veneri degli affreschi romani alle dee nascenti dalle acque rinascimentali, fino ad arrivare a Les Demoiselles d’Avignon picassiane.

Pablo Picasso, Les Damoiseles d’Avignon, 1907, olio su tela, cm 243,9 x 233,7. New york, Museum of Modern Art (MoMa)

In pittura, il tema del bagnante maschile diventa decisivo con Edvard Munch (Bagnanti, 1904 - 1905), dove i corpi nudi rimandano a una concezione della natura primigenia, fonte di energia, concetto che attraverserà l’Espressionismo fino ai recenti Nuovi Selvaggi.

Edvard Munch, Bagnanti, 1904-1905, olio su tela, cm. 57,4 x 68,5, Collezione privata © Munch Museum © The Munch Museum / The Munch-Ellingsen Group by SIAE 2013

Nel pensiero americano dell’Ottocento, con la filosofia trascendentalista di Ralph Waldo Emerson (1803-1882) e di Henry David Thoreau (1817 - 1862), la figura maschile in relazione alla natura era invece già ben consolidata. 

L’uomo possente in cammino attraverso le acque dei grandi fiumi americani rappresentava la fondazione del Nuovo Mondo, "finalmente proporzionato alla natura", come scrive Walt Whitman (1819 1892).
Così come vengono evocati nelle poesie di Whitman, nelle tele della Maresca si scorgono i corpi eroici dei bagnanti maschili immergersi nel fiume notturno, alla luce della luna che inonda il paesaggio acquatico di riflessi, proprio come in «Ventotto giovani», l’undicesimo poemetto di Song of Myself.

La luna tinge di un’illuminazione surreale boschi e specchi d’acqua, in un notturno quasi cinematografico che come un sussulto ottico diffonde colori innaturali all’ambiente.
Scrive il critico Paolo Biscottini, nel saggio Song of myself. Pittura come poesia: "L’opera pittorica muove dunque da un’emozione, in questo caso suscitata dai versi di Whitman, per divenire immagine dell’anima, sosta nel tempo magico di ciò che era e sarà".
In alcune tele di Maresca esposte all’Acquario si trovano anche consonanze con il poema Canto della sequoia (Song of the Redwood-Tree), dove il grande albero rosso parla in prima persona e la figura umana, anche nelle opere, sparisce per lasciare posto al solo paesaggio.

Al piano terra dell’Acquario Civico, in dialogo con la sala delle vasche, si trova invece una selezione di opere tratte dal ciclo Swimming Pools.
Le piscine americane di Maresca diventano specchi d’acqua dai colori fluo, contornati da bordi di cemento e palmizi, su cui solo raramente si riflettono figure umane, ombre vibratili, a testimonianza della perenne ricerca dell’artista di un rapporto tra uomo e ambiente.

Il ciclo è ispirato al film cult Un uomo a nudo (The Swimmer, 1968, regia di Frank Perry) dove il protagonista (l’attore Burt Lancaster) compie un percorso metaforico di ritorno a casa, nuotando di piscina in piscina attraverso le ville dei suoi vicini. In mostra, anche alcuni collage realizzati con i fotogrammi del film.


Due schermi allestiti nella sala delle vasche, sempre al piano terreno, riprodurranno i due video curati dall’artista per le edizioni Pupillaquadra, rispettivamente Swimming Pools e Song of Myself.

L’Acquario Civico milanese, che ha sede nell’edificio progettato dall’architetto Sebastiano Locati in occasione dell’Esposizione Universale del 1906, si propone come spazio ideale dove presentare i due cicli, non solo perché il tema dell’acqua indagato dalla Maresca trova qui la sua collocazione più naturale, ma anche perché dal punto di vista scenografico valorizza il dialogo tra gli scorci offerti dalle vasche e le tele dell’artista, in un percorso tra uomo e natura, uomo e acqua che idealmente il visitatore potrebbe proseguire con una visita al Ponte delle Sirene, nel Parco del Sempione, e alla fontana Bagni Misteriosi di De Chirico, nel giardino della Triennale.
Scrive Ken Shulman, nel catalogo: "Non riesco a pensare a un luogo più appropriato di un acquario per esporre le opere di Teresa Maresca. Perché i suoi dipinti recenti hanno tutti un riferimento diretto all’acqua, acqua come fonte di vita, come luogo della riflessione, e come spazio d’interazione umana".

La mostra è accompagnata dal catalogo Song of Myself, curato da Raffaella Resch, con un testo critico di Paolo Biscottini.
Tra i contributi quelli di Mami Azuma, Yves Bonnefoy, Stefano Bortolussi, Ettore Canepa, Roberto Carifi, Leopoldo Carra, Maurizio Cucchi, Sergio Givone, John Kinsella, Santos Lopez, Navarre Scott Momaday, Roberto Mussapi, Lalla Romano, Roberto Sanesi, Ken Shulman, Carlo Sini, Emilio Zucchi e un testo introduttivo di Raffaella Resch.


Iniziativa collaterale in occasione di Art Week

Per il pubblico di Art Week è previsto un evento speciale a ingresso gratuito domenica 7 aprile alle ore 11.00: «Song of Myself, reading per Walt Whitman». Roberto Mussapi leggerà da Walt Whitman, Foglie d’erba (a cura di R. Mussapi, I grandi libri, Garzanti, 2016) e i poeti Maurizio Cucchi, Stefano Bortolussi e Gabriela Fantato leggeranno le loro poesie dedicate alle opere di Teresa Maresca.

Teresa Maresca, Acquario Civico di Milano, 2/04/2019, © Gianni Marussi

Teresa Maresca vive e lavora a Milano. La sua pittura è figurativa e visionaria. I suoi maestri ideali Munch, Nolde, De Pisis, Carrà. I suoi temi sono i paesaggi, rivisti anche attraverso la memoria cinematografica, e le periferie industriali. Lavora principalmente per cicli pittorici. Uno dei primi cicli, “Ferro”, aveva come ispirazione le fabbriche dell’archeologia industriale, ed è stato allestito presso l’ex-Falck di Sesto e presso il MUSIL di Brescia. Ha realizzato un ciclo di opere, “Americana”, sul viaggio “on the road”; un ciclo, “Swimming Pools”, in cui ha alternato opere in acrilico di grande formato e collage fotografici dal film “The Swimmer”, del 1968. Un’antologica di opere è stata esposta di recente presso la Galleria d’Arte Moderna e le Raccolte Frugone di Genova. Accompagnano i suoi allestimenti alcuni corti d’arte, ad opera del film-maker Andrea Montagnani. Da tempo lavora anche a un progetto di ricerca sull’arte paleolitica franco-cantabrica, con il museo di storia naturale di Bologna, con l’Università Cattolica di Milano, e con l’UNESCO. Una mostra su questo tema è stata allestita presso il Teatro Menotti di Milano e sarà presentata nel Deposito Lapideo di Genova. Ha esposto alla Biennale d’Arte di Venezia; allestisce di preferenza presso enti museali, come il Museo Diocesano di Milano, o il Museo Marino Marini di Pistoia; ex- fabbriche, come la Falck di Sesto San Giovanni e i Musei dell’Industria e del Lavoro di Brescia (Museo delle macchine del cinema e Museo del Ferro). Sue opere sono presenti al MUSIL di Brescia, al Museo Diocesano di Milano, e alla GAM di Genova.  Tra gli intellettuali, filosofi e scrittori che hanno seguito il suo lavoro dall’inizio, Roberto Tassi, Roberto Sanesi, Carlo Sini, Lalla Romano, Paolo Biscottini, Sergio Givone, Ken Shulman, Franco Meli. Ha realizzato diverse edizioni d’arte con acquaforte, xilografia e litografia, assieme ai testi dei poeti Yves Bonnefoy, Roberto Mussapi, Roberto Carifi.


TERESA MARESCA, Song of Myself
A cura d
i: Raffaella Resch

Dal 3 aprile al 5 maggio 2019
Inaugurazione: 2 aprile ore 18.00
Orari: Lunedì chiuso; Martedì – Domenica 9.30 – 17.30. (La biglietteria chiude alle 16.30)
Biglietti: 5 euro intero; 3 euro ridotto. La visita alla mostra è compresa nel biglietto d’ingresso all’Acquario
Informazioni: www.acquariocivicomilano.eu - T.02 88 46 57 50
Ufficio stampa Mostra: My Com Factory - Luana Solla - M. 334 336 9695 - luana.solla@mycomfactory.com; Benedetta Rutigliano - M. 349 775 7184 - benedetta.rutigliano@mycomfactory.com
Ufficio stampa Comune di Milano: Elena Conenna -T. 02 88453314 - elenamaria.conenna@comune.milano.it - Martina Liut- comunicazione.ufficiostampa@comune.milano.it

Acquario Civico di Milano
Viale G. Gadio, 2,
Milano

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Emilio Tadini 1967-1972, Davanti agli occhi, dietro lo sguardo, Fondazione Marconi, Milano, dal 28/03 al 19/07/2019

La Fondazione Marconi presenta Emilio Tadini 1967-1972, Davanti agli occhi, dietro lo sguardo la terza mostra dedicata all’artista e intellettuale milanese Emilio Tadini. Dopo Emilio Tadini 1960-1985. L’occhio della pittura del 2007 e Emilio Tadini 1985-1997. I profughi, i filosofi, la città, la notte del 2012, questo nuovo progetto espositivo pone l’attenzione sugli esordi della produzione artistica di Tadini, dal 1967 al 1972, ovvero dal primo ciclo Vita di Voltaire, che segna la nascita del suo linguaggio pittorico, fino ad Archeologia.
Considerato uno tra i personaggi più originali del dibattito culturale del secondo dopoguerra italiano, fin dagli anni Sessanta Emilio Tadini sviluppa la propria pittura per grandi cicli, popolati da un clima surreale in cui confluiscono elementi letterari, onirici, personaggi e oggetti quotidiani, spesso frammentari, dove le leggi di spazio e tempo e quelle della gravità sono totalmente annullate.
Le opere di Tadini nascono da un clima emotivo, da un flusso mentale “in qualche zona semibuia della coscienza” dove le immagini emergono in un procedimento freudiano di relazioni e associazioni e dove le situazioni “reali” che il pittore raffigura sono immerse nell’atmosfera allucinata del sogno, in un clima surrealista-metafisico. Questo processo automatico si sviluppa, più che sulla prima immagine del quadro, sulla serie: da un’immagine ne scaturiscono altre, modificandola e alterandola.
Ogni volta l’artista produce un racconto, tanto che la sua pittura cresce a cicli, come una serie di romanzi a puntate.

La lettura delle sue opere richiede strumenti di natura concettuale, le immagini apparentemente semplici e immediate, nascondono molteplici significati (“tutto accade davanti ai nostri occhi… il pensiero si ripara… dietro lo sguardo”), non mancano i riferimenti al Surrealismo e alla Metafisica di de Chirico, come anche alla psicanalisi di Lacan e Freud.
Tadini domina con singolare capacità due tipi di linguaggi, il visivo e il letterario, lavorare per cicli lega anche la sua pittura alla cultura letteraria e in particolare alla pratica della scrittura, di cui è maestro. Il suo lavoro è dunque luogo di convergenza di linguaggi differenti.
Tra il 1967 e il 1972 l’attività pittorica dell’artista è particolarmente prolifica e va delinandosi la sua modalità operativa e stilistica.
Punto di partenza è la pop art: le prime due grandi serie di opere per cui Tadini concepisce un linguaggio pop sono la Vita di Voltaire, del 1967, e L’uomo dell’organizzazione, dell’anno successivo. Seguono, nell’ordine, Color & Co. (1969), Circuito chiuso (1970), Viaggio in Italia(1971), Paesaggio di Malevič e Archeologia (1972).
Non sono tuttavia le aggressive manifestazioni tipiche del pop americano a interessarlo, bensì le varianti più introspettive e personali, a volte intellettuali, politiche e critiche, del pop britannico. Un occhio particolare è rivolto all’arte di Kitaj, Blake, Hockney e Allen Jones ma anche a Francis Bacon e Patrick Caufield, alla Figuration narrative di Adami, Arroyo e Télémaque. Sarà questa una fase di passaggio che l’artista abbandonerà negli anni Ottanta, destinata comunque a lasciare un segno indelebile nei suoi lavori successivi.
Accanto ai quadri, la mostra presenta una selezione di disegni e opere grafiche a testimonianza del fatto che Tadini ha sempre affiancato nei suoi “racconti per immagini” tela e carta, pittura e disegno.
Obiettivo finale del progetto espositivo Emilio Tadini 1967-1972 Davanti agli occhi, dietro lo sguardo è riportare “alla luce” il lavoro grafico e pittorico del maestro milanese per ricostruire la figura di un artista totale (pittore, disegnatore, intellettuale, scrittore e poeta) colto e profondo, anche alla luce del particolare rapporto con Giorgio Marconi, gallerista, collezionista e soprattutto amico di Tadini.
L’incontro con Marconi è stato importante, mi ha dato una grande fiducia di potere fare questo lavoro di pittore professionalmente”, racconta lo stesso Tadini. “E subito dopo, lavorando, viene fuori la prima grande serie che è quella della ‘Vita di Voltaire’, dove si vede l’influenza della Metafisica, si alleggerisce la materia pittorica, uso fondi chiari monocromi e comincia un po’ la storia della mia pittura. A questo punto c’è ormai questa come attività professionale, tanto che io sospendo il lavoro letterario: prendo appunti, per me, come se volessi autorizzare davanti a me stesso una scelta.

A.C. Quintavalle, Emilio Tadini, Fabbri Editori, 1994

Emilio Tadini nel cortile di Studio Marconi alla vigilia della mostra Viaggio in Italia, ottobre 1971Foto Enrico Cattaneo


Emilio Tadini, nato a Milano nel 1927, si laurea in lettere e si distingue subito tra le voci più vive e originali nel dibattito culturale del secondo dopoguerra.
Nel 1947 esordisce su “Il Politecnico” di Elio Vittorini con un poemetto, cui fa seguito un’intensa attività critica e teorica sull’arte (Possibilità di relazione, 1960; Alternative attuali, 1962; l’ampio saggio Organicità del reale, su “Il Verri”). Nel 1963 esce il suo primo romanzo, Le armi l’amore(Rizzoli), cui seguono nel 1980 L’opera(Einaudi), nel 1987 La lunga notte(Rizzoli), nel 1991 il libro di poesie L’insieme delle cose(Garzanti) e nel 1993 l’ultimo romanzo, La tempesta(Einaudi).
Al lavoro critico e letterario Tadini affianca, sin dalla fine degli anni Cinquanta, la pratica della pittura. La sua prima esposizione personale è del 1961 alla Galleria del Cavallino di Venezia. Fin dagli esordi sviluppa il proprio lavoro per grandi cicli, costruendo il quadro secondo una tecnica di sovrapposizione di piani temporali in cui ricordo e realtà, tragico e comico giocano di continuo uno contro l’altro. Dal 1965 espone regolarmente allo Studio Marconi e nel corso degli anni Settanta tiene esposizioni personali all’estero, a Parigi, Stoccolma, Bruxelles, Londra, Anversa, negli Stati Uniti e in America Latina, sia in gallerie private che in spazi pubblici e musei.
È presente in numerose collettive.
Dopo la partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1978 e nel 1982, allestisce una grande personale alla Rotonda di via Besana nel 1986, dove espone una serie di tele che preannunciano i successivi cicli dei Profughie delle Città italiane, quest’ultimo presentato poi nel 1988 alla Tour Fromage di Aosta. Nel 1990 espone allo Studio Marconi sette grandi trittici. Del 1992 è la mostraOltremarealla Galerie du Centre di Parigi. Nel 1993 la mostra Oltremare, con nuovi quadri, è riproposta da Marconi a Milano. Nel 1995 espone alla Villa delle Rose di Bologna otto trittici del ciclo Il ballo dei filosofi. A partire dall’autunno del 1995 fino all’estate del 1996 ha luogo in Germania una grande mostra antologica nei musei di Stralsund, Bochum e Darmstadt, accompagnata da una monografia a cura di Arturo Carlo Quintavalle.
Nel 1996 Il ballo dei filosofiè riproposto alla Galleria Giò Marconi.
Nel 1997 tiene mostre personali presso la Galerie Karin Fesel di Düsseldorf, la Galerie Georges Fall di Parigi e il Museo di Castelvecchio a Verona. Gli ultimi cicli esposti sono quelli delle Fiabee delle Nature morte. Nel 1999 presenta il ciclo delle Fiabealla Die Galerie di Francoforte.
Per alcuni anni è commentatore del “Corriere della Sera” e dal 1997 al 2000 è presidente dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 2001 gli è dedicata un’ampia retrospettiva nel Palazzo Reale di Milano.
Muore nel settembre 2002.
Nella primavera del 2005 il Museo Villa dei Cedri di Bellinzona gli dedica una grande mostra antologica. Nel 2007 viene inaugurata a Milano la mostra Emilio Tadini 1960-1985. L’occhio della pittura, negli spazi espositivi delle Fondazioni Marconi e Mudima e dell’Accademia di Brera.
Opere di Emilio Tadini sono state recentemente oggetto di personali e collettive alla Fondazione Marconi (2009, 2011, 2012, 2015 e 2016); alla Fondazione Roma (Gli irripetibili anni ’60, curata da L.M. Barbero, 2011); alla Permanente (2012) e alla Galleria Cortina di Milano (2013); alla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo e a Villa Olmo di Como (2016).
Alla Casa Museo Spazio Tadini, tra le ultime iniziative dedicate all’artista, si segnalano Il ’900 di Emilio Tadini, all’interno della rassegna “Novecento Italiano”, organizzata dal Comune di Milano (2018) e la mostra Profughi, attualmente in corso fino al 20 aprile 2019, che presenta l’omonimo ciclo degli anni Ottanta-Novanta, quanto mai attuale ed emblematico.

Fondazione Marconi is presenting  Emilio Tadini 1967-1972 Before Our Eyes, Behind Our Gaze, its third exhibition dedicated to the Milanese artist and intellectual. This new show follows Emilio Tadini 1960-1985. The Eye of Painting in 2007, and Emilio Tadini 1985-1997. Refugees, Philosophers, the City, the Night in 2012, and will focus on the early years of Tadini’s career from 1967 to 1972, namely from his first cycle The Life of Voltaire up until Archeology.
Emilio Tadini is considered one of the most original personalities of Italy’s post-World War II cultural debate. From the early 1960s he began to evolve an original painting style which he applied to major cycles of surrealist works, populated by a confluence of literary, dreamlike elements and everyday characters and objects, often fragmentary, in which the laws of space, time and gravity are totally suspended.
Tadini’s work stems from an emotional state, from a mental flow “in some semi-dark area of consciousness”, from which images emerge in a Freudian process of relationships and associations, and where the “real” situations he depicts are immersed in an hallucinatory, dreamlike atmosphere presented in a surrealist-metaphysical form. This automatic process develops not only in the first image of each painting but over the entire series: from one image emerge others that modify and alter it.
Each of Tadini’s works tells a story, so that his painting develops in cycles, like a series of serialised novels.
Interpreting his works requires conceptual tools: apparently simple, straightforward images hide a multiplicity of meanings (“everything happens before our eyes... thought takes refuge ... behind the eyes”), there are references to Surrealism and de Chirico’s Metaphysics, as well as to Lacan and Freud’s psychoanalysis.
With unique ability Tadini controls two kinds of languages, the visual and the literary, the cyclic form of his painting also links it to literature, in particular to writing, which he practised masterfully. His work is therefore a place of convergence for different forms of expression.
Between 1967 and 1972 Tadini’s output was particularly prolific and his working and stylistic method began to achieve definition.
His point of departure was Pop Art: the first two large series of works conceived in Pop Art style were Life of Voltaire (1967) and The Organisation Man (1968). These were followed chronologically by Color & Co. (1969), Closed Circuit (1970), Journey in Italy (1971), Malevič’s Landscape and Archeology (1972).
However Tadini was not interested in the aggressive manifestations typical of American Pop Art but in the more introspective, personal, and at times intellectual, political and critical variants of British Pop Art.
He paid particular attention to the art of Kitaj, Blake, Hockney and Allen Jones, but also to that of Francis Bacon, Patrick Caufield, and the figurative narratives of Adami, Arroyo and Télémaque. This was a transitional phase, however, which Tadini abandoned in the 1980s, but nevertheless it was to leave an indelible mark on his subsequent work.
In addition to paintings, the exhibition will present a selection of drawings and graphic works that demonstrate how Tadini’s “stories in images” invariably involved the use of canvas and paper, painting and drawing.
The final objective of Emilio Tadini 1967-1972 Before Our Eyes, Behind Our Gaze is to “shed light” on the graphic and pictorial work of the Milanese master by reconstructing the complete figure of the artist (painter, illustrator, intellectual, writer and poet) cultured and profound, also in light of his particular relationship with Giorgio Marconi, gallery owner, collector and above all Tadini’s friend.
As Tadini said himself: “The meeting with Marconi was important, it gave me great confidence that I could do the work of a painter professionally. And immediately afterwards, through working, the first large series emerged, which became the Life of Voltaire, in which one can see the influence of Metaphysics; the pictorial material becomes lighter, I use pale monochrome backgrounds and the story of my painting in a way begins. By this point it’s now become a professional job, so much so that I suspend my literary work: I take notes for myself as if I wanted to authorise this decision in my own presence.”
(In A.C. Quintavalle, Emilio Tadini, Fabbri Editori, 1994)


Emilio Tadini 1967-1972, Davanti agli occhi, dietro lo sguardo
Inaugurazione: 27 marzo dalle ore 18.00 alle ore 21.00

Dal 28 marzo al 28 giugno 2019
Orari: martedì - sabato, 11-19
Ingresso: gratuito
Contatti per la Stampa: Lara Facco P&C - T. +39 02 36565133 - press@larafacco.com; Lara Facco: M. +39 349 2529989 -  lara@larafacco.com

Fondazione Marconi                         

Via Tadino 15
20124 Milano
T. +39 02 29 419 232 - F. +39 02 29 417 278 - info@fondazionemarconi.orgwww.fondazionemarconi.org

 

 

 

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Hodler – Segantini – Giacometti, Capolavori della Fondazione Gottfried Keller, Museo d’arte della Svizzera italiana (MASI), Lugano, CH, dal 24/03 al 28/07/2019

Dal 24 marzo al 28 luglio 2019 il Museo d’arte della Svizzera italiana (MASI), in collaborazione con il Museo Nazionale Svizzero di Zurigo e l’Ufficio Federale della Cultura, presenta una grande esposizione dedicata alla collezione della Fondazione Gottfried Keller, una delle più importanti collezioni nazionali d’arte svizzera dal XII al XX secolo.
 
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Ferdinand Hodler, Abend am Genfersee (Sera sul Lago Lemano)1895, Olio su tela, 100 x 130 cm, Kunsthaus Zürich   © Kunsthaus Zürich


 
La mostra riunisce i principali capolavori della raccolta d’arte federale custoditi nei musei elvetici, tra cui opere di Hodler, Segantini e Giacometti, a quasi 60 anni dall’ultima presentazione pubblica. L’esposizione, curata dal direttore Tobia Bezzola e da Francesca Benini, collaboratrice scientifica del museo, comprende principalmente opere pittoriche del XIX e XX secolo, con significative incursioni nei centenni precedenti, che documentano alcune delle figure maggiori di artisti svizzeri.

 
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Ferdinand Hodler, Der Auserwählte (L’Eletto), 1893 - 1894, Tempera e olio su tela, 219 x 296 cm, Kunstmuseum Bern © Kunstmuseum Bern


 

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Félix Vallotton, Nature morte (Natura morta), 1914, OIio su tela, 65.5 x 81.3 cm, Musée cantonal des Beaux-Arts, Lausanne © Musée cantonal des Beaux Arts, Lausanne Foto: Jean-Claude Ducret


L’allestimento si apre con La Vergine dei Mercedari di Giovanni Serodine (1620-1625, Pinacoteca cantonale Giovanni Züst), attraversa il Settecento con importanti opere di Liotard, Petrini, Wolf, Füssli e Sablet per giungere all’Ottocento di Calame, Zünd, Böcklin, Koller, Anker, Hodler, Segantini e molti altri. All’atto costitutivo della Fondazione Gottfried Keller nel 1891, Arnold Böcklin fu nominato da Lydia Welti-Escher membro della Commissione; con lui anche il pittore Albert Anker designato dal Consiglio federale. In mostra, l’artista basilese è rappresentato da opere fondamentali, tra cui Die Toteninsel(L’Isola dei morti, 1880, Kunstmuseum Basel), celebre esempio della sua pittura evocativa. Il dipinto fu acquistato nel 1920 per il Kunstmuseum Basel, in concomitanza con un altro capolavoro della pittura svizzera. Si tratta di Der Auserwählte (L’Eletto, 1893-94) di Ferdinand Hodler per il museo cittadino bernese, in cui l’artista segue un principio compositivo basato sulla simmetria, che diventa carattere distintivo della sua pittura simbolista. L’opera è esposta assieme al paesaggio Abend am Genfersee (Sera sul Lago Lemano, 1895, Kunsthaus Zürich), tra i soggetti preferiti di Hodler per quanto riguarda questo genere.
Giunge eccezionalmente a Lugano il maestoso trittico ispirato alle Alpi - La Natura, La Vita, La Morte- (1896-1899) di Giovanni Segantini, in deposito al Museo Segantini di St. Moritz ed esposto per la prima volta nuovamente al sud delle Alpi dal 1899. Il suo acquisto risale al 1911, momento culminante della storia della Fondazione che permise al museo engadinese di arricchire il nucleo di lavori dell’artista. Il trittico rimarrà al MASI oltre la chiusura dell’esposizione, al centro dell’allestimento Sublime. Luce e paesaggio intorno a Giovanni Segantini, affiancato a importanti paesaggi coevi delle raccolte del MASI.
Con Meyer-Amden e Auberjonois, i primi artisti contemporanei a figurare nella collezione negli anni Sessanta, Amiet, Vallotton, Itten e Giacometti si entra nel secolo successivo. Nel XX secolo, Felix Vallotton riscopre con altri artisti del suo tempo il tema della Natura morta: lo testimonia un lavoro del 1914 proveniente dal Musée cantonal des Beaux-Arts di Losanna. Unica scultura esposta è Buste di Annette (Busto di Annette, 1964, Musée d’art et Histoire Genève) di Alberto Giacometti: nel volto della donna si percepiscono l’energia e il movimento che caratterizzano i lavori dello scultore svizzero.

 
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Veduta del trittico La Natura, La Vita, La Morte di Giovanni Segantini, Museo Segantini, St. Moritz, © Museo Segantini, St. Moritz, Foto: Flury


In mostra sono infine presenti alcune opere che costituiscono il patrimonio artistico ticinese, custodite dal MASI e da altri musei della regione. Tra cui due lavori di Filippo Franzoni, Autoritratto (1900-05) e Saleggi di Isolino (1890-95), rispettivamente della collezione della Città di Lugano e del Cantone Ticino; la già citata Vergine dei Mercedari(1620-25) di Giovani Serodine in deposito presso la Pinacoteca cantonale Giovanni Züst; Dame in Pelz (1919) di Cuno Amiet dalla Pinacoteca Casa Rusca, Locarno.
In concomitanza con l’esposizione al MASI, dal 14 febbraio al 22 aprile 2019 il Museo nazionale svizzero di Zurigo ripercorre la storia della Fondazione Gottfried Keller e la varietà della sua raccolta attraverso oggetti pregiati, come opere di oreficeria, pittura su vetro, disegni, dipinti e sculture realizzate tra il XII e il XX secolo. Poste sotto il patronato della Confederazione, le esposizioni di Lugano e Zurigo hanno luogo in occasione dei 200 anni dalla nascita di Alfred Escher, padre di Lydia Welti-Escher, fondatrice della Fondazione, e di Gottfried Keller, a cui è dedicata.

Lista degli artisti in mostra
Giovanni Serodine (1594 ca –1630)/ Giuseppe Antonio Petrini (1677–1759)/ Jean-Etienne Liotar (1702–1789)/ Caspar Wolf (1735–1783)/ Johann Heinrich Füssli (1741–1825)/ Jacques Sablet (1749–1803)/ Louis-Léopold Robert (1794-1835)/ Charles Gleyre (1806 -1874)/ Alexandre Calame (1810–1864)/ Albert Anker (1810-1864)/ Barthélemy Menn (1815-1893)/ Arnold Böcklin (1827-1901)/ Robert Zünd (1827-1909)/ Rudolf Keller (1828-1905)/ Frank Buchser (1828-1890)/ Otto Frölicher (1840-1890)/ Ferdinand Hodler (1853-1918)/ Filippo Franzoni (1857–1911)/ Giovanni Segantini (1858-1899)/ Albert Welti (1862-1912)/ Félix Vallotton (1865- 1925)/ Giovanni Giacometti (1868-1933)/ Max Buri (1868-1915)/ Cuno Amiet (1868-1961)/ Alice Bailly (1872–1938)/ Réne Auberjonois (1872-1957)/ Adolf Dietrich (1877-1957)/ Otto Meyer-Amden (1885-1933)/ Johannes Itten (1888-1967)/ Albert Müller (1897-1926)/ François Barraud (1899-1934)/ Alberto Giacometti (1901-1966).


La Fondazione e la Collezione Gottfried Keller
La Fondazione Gottfried Keller fu costituita nel 1890 da Lydia Welti-Escher, figlia ed erede dell'uomo politico, pioniere dell'industria e imprenditore ferroviario Alfred Escher. Lydia Welti-Escher lasciò in eredità alla Confederazione Svizzera gran parte del suo patrimonio vincolando la donazione all'acquisto di importanti opere d'arte per i musei svizzeri. Il nome della Fondazione fa riferimento all’amico di famiglia Gottfried Keller, famoso poeta e pittore svizzero. Sin dalla sua costituzione, la Fondazione prevede per statuto una Commissione di cinque membri, nominati ancora oggi dal Consiglio federale per un mandato di quattro anni. La Commissione ha l’incarico di acquistare le opere d’arte, le quali sono di proprietà della Confederazione svizzera e, nello spirito del federalismo, di distribuirle ai diversi musei svizzeri sotto forma di prestito permanente.
Nei primi anni della sua attività, la Fondazione Gottfried Keller fu decisiva nell’impedire la vendita all’estero di beni culturali e nel riportare in Svizzera importanti opere. Ancora oggi, in stretta collaborazione con i singoli musei, è costantemente impegnata nell’acquisizione di opere d’arte significative per il nostro Paese. La collezione è oggi una delle più importanti collezioni d’arte svizzera dal XII al XX secolo e si compone di oltre 6'400 opere d’arte, depositate in circa 70 musei e altre 30 istituzioni in 23 Cantoni svizzeri. Sono rappresentate quasi tutte le discipline e tecniche dell’arte e dell’arte applicata, spaziando dall'oreficeria alla fotografia; facevano inoltre parte della collezione anche alcuni immobili, come il complesso conventuale di San Giorgio a Stein am Rhein e il castello di Wülflingen a Winterthur, che nel frattempo sono stati ceduti alla Confederazione.


Catalogo
Le mostre sono accompagnate dalla pubblicazione Capolavori della Fondazione Gottfried Keller, edita da Edizioni Casagrande (in italiano) con Scheidegger & Spiess (in tedesco e in francese), che presenta immagini a colori delle opere esposte; schede tecniche di Heidi Amrein, Francesca Benini, Christian Hörack, Erika Hebeisen, Mylène Ruoss, Christian Weiss e Franz Zelger, oltre al saluto del Consigliere federale Alain Berset, alla prefazione dei direttori Tobia Bezzola (MASI Lugano) e Andreas Spillmann (Museo nazionale svizzero) e all’introduzione del direttore delle Collezioni d’arte della Confederazione Andreas Münch.


Mediazione culturale
Oltre alle consuete visite guidate gratuite che si svolgono ogni domenica alle 11:00, sono previste per tutta la durata della mostra numerose attività di mediazione culturale volte a favorire la fruizione da parte del pubblico e a trasformare la visita in un’esperienza arricchente ed emozionante.
Il programma è disponibile sul sito www.edu.luganolac.ch.


Programma espositivo
Nel 2019 il MASI è impegnato in importanti progetti con musei e artisti svizzeri e internazionali. A fianco della mostra Hodler - Segantini - Giacometti. I capolavori della Fondazione Gottfried Keller, il museo presenta, assieme all’Aargauer Kunsthaus, un’esposizione dedicata al surrealismo in Svizzera (Surrealismo Svizzera, fino al 16 giugno 2019). Seguirà Sublime. Luce e paesaggio intorno a Giovanni Segantini (dal 25 agosto al 10 novembre 2019), un progetto espositivo che ruota attorno all’eccezionale presenza del trittico La Natura, La Vita, La Morte di Giovanni Segantini, mettendolo in relazione con una selezione di opere delle raccolte del MASI. Il Museo presenterà poi gli artisti svizzeri Franz Gertsch, con un suo stesso disegno curatoriale (dal 12 maggio al 22 settembre 2019) e Julian Charrière, con il progetto interdisciplinare Towards No Earthly Pole (dal 27 ottobre 2019 al 14 marzo 2020); infine il fotografo americano William Wegman, del quale ospiterà la prima tappa europea del suo ultimo progetto Being Human (dall’8 settembre 2019 al 5 gennaio 2020).

Esposizioni in corso
Surrealismo Svizzera
LAC. fino al 16.06.2019

Prossime esposizioni

A Collection in Progress – Nature is what we see

Collezione Giancarlo e Danna Olgiati, dal 29.03 al 16.06.2019

Gertsch – Gauguin – Munch Cut in Wood
LAC, dal 12.05 al 22.09.2019

Sublime. Luce e paesaggio intorno a Giovanni Segantini

LAC, dal 25.08 al 10.11.2019

William Wegman: Being Human

LAC, dal 08.09.2019 al 05.01.2020

Marisa Merz

Collezione Giancarlo e Danna Olgiati, dal 22.09.2019 al 12.01.2020

Julian Charrière
Towards No Earthly Pole
LAC, dal 27.10.2019 al 14.03.2020

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Johann Heinrich Füssli, Die Sünde vom Tod verfolgt (Peccato inseguito dalla morte)1794-1796, Olio su tela, 119 x 132 cm, Kunsthaus Zürich © Kunsthaus Zürich

Hodler - Segantini - Giacometti
Capolavori della Fondazione Gottfried Keller
A cura di: Tobia Bezzola e Francesca Benini
Dal 24 marzo al 28 luglio 2019
Orari: Martedì - domenica: 10:00 – 18:00 Giovedì aperto fino alle 20:00 Lunedì chiuso
Ingresso: Le tariffe e la lista completa di riduzioni e agevolazioni sono consultabili direttamente sul sito del Museo. Vendita online www.masilugano.ch www.luganolac.ch
Informazioni: T. +41 (0)58 8664240 - info@masilugano.chwww.masilugano.ch
Visite guidate e laboratori creativi: T. +41 (0)58 866 4230 - lac.edu@lugano.ch

Uffici Stampa MASI: LAC Lugano Arte e Cultura Ufficio comunicazione - T.+41 (0)58 866 4214 - lac.comunicazione@lugano.ch
Uffici Stampa MASI ITALIA: ddl+battage - Alessandra de Antonellis - alessandra.deantonellis@ddlstudio.net - T. +39 339 3637388; Margherita Baleni - margherita.baleni@battage.net - M. +39 347 4452374 - T 02 89052365 - ddlarts@ddlstudio.netddlstudio.net ddlstudio.net/arts

Museo d’arte della Svizzera italiana MASI
LAC Lugano Arte e Cultura 
Piazza Bernardino Luini 6 
CH - 6901 Lugano

 

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