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Archivi categoria : Mostre

Corrado Levi: “Il titolo, a voi”, Fabbrica Eos Nuova sede, Milano, dal 7/03 al 6/04/2019

Giovedì 7 marzo 2019, alle ore 18.30, Fabbrica Eos inaugura la sua seconda sede a Milano con la mostra personale di Corrado Levi, IL TITOLO, A VOI, testo critico di Luca Beatrice.


Fabbrica Eos raddoppia. A pochi passi dalla sede storica, con il suo taglio underground e sperimentale, Giancarlo Pedrazzini apre un nuovo spazio su strada, in viale Pasubio (angolo via Maroncelli) di fronte alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, dove ha annunciato un programma di mostre personali con gli artisti della galleria e nuove scoperte che da decenni ne caratterizzano l’attività di talent scout.
Non si poteva che inaugurare questa nuova fase di Fabbrica Eos con Corrado Levi. Ognuno ci troverà le ragioni che meglio crede, così come il titolo della mostra “affidato a voi”, che il titolo imposto dall’artista in fondo è un limite, una convenzione che tarpa le ali della libertà dell’arte. Contro i limiti, le convenzioni, le definizioni, i linguaggi, gli stili Corrado Levi si batte da sempre e il suo essere inafferrabile resta la dote principale tra le tante.
Artista non lo si fa, lo si è, indipendentemente dal prodotto o dall’oggetto. È un atteggiamento, un modo di vivere, una condizione permanente dello spirito e un’attitudine fisica che va implementata e mantenuta con l’allenamento. Per questo Corrado Levi è un situazionista. Per questo non riconosce il primato di alcun linguaggio né sceglie la temporalità dell’opera.
In mostra dunque, lavori nuovi, realizzati ad hoc, oppure scelti dal magazzino (delle idee)? Nessuna importanza, ogni opera è nuova nel momento in cui la si vede, dunque davanti ai nostri occhi almeno per la prima volta sarà inedita. E di cosa si tratta? Come sarà allestita? Non lo sappiamo e forse non ha neppure troppa importanza. Ci saranno oggetti, disegni, fotografie, installazioni ma ciò che conta sarà la percezione finale di quella convenzione che chiamiamo mostra e che in fondo scegliamo per rivelare uno stato d’animo, momentaneo e accidentale.
Fuori dalle convenzioni Corrado Levi ci è sempre stato. Architetto, docente, artista, curatore: molto semplicemente una figura del suo (del nostro) tempo che ha attraversato i mutamenti della storia dell’arte contemporanea. Inutile ribadirne ancora una volta l’eclettismo e l’inafferrabilità, la freschezza e il coraggio, il rigore etico e la provocazione travestita da beffa. Corrado ha fatto tante cose e tante ne ha in mente ma, per prima cosa ha restituito centralità al pubblico, primo protagonista di questa vicenda.
A cominciare dal titolo, che non c’è. O forse sì, ma sarete voi a decidere quale.


Corrado Levi, come architetto è stato allievo di Carlo Mollino e di Franco Albini.
Come scrittore ha pubblicato:
- "New Kamasutra, didattica sadomasochistica" ed. La Salamandra, Milano 1979
- "Una Diversa Tradizione" ed. CLUP Milano 1981
- "Canti spezzini" ed.Chimera Magazine, Milano 1986
- "Diari di qua e di là'" ed. Politi, Milano 1988
- “Marrakech. Teoria” ed. Cadmo 2006
- “ Mes amis! Mes amis!” ed. Corraini 2007
Ha tenuto una rubrica periodica su Flash Art sulla nuova arte italiana ed ha pubblicato scritti sugli artisti contemporanei in varie riviste.
Nel suo studio di Milano ha organizzato mostre d'arte a partire dal 1985 ed ha curato la mostra "Il Cangiante" al PAC di Milano nel 1986.
Come artista dal 1983 espone regolarmente in Italia e a New York.
Nel 1991 gli è stato conferito il premio Francesca Alinovi.
Guanto d’Argento di Boxe Francese Savate.


CORRADO LEVI. IL TITOLO, A VOI
A cura di: Luca Beatrice

Dal 7/03 al 6/04/2019
Inaugurazione: giovedì 7 Marzo 2019, ore 18.30
Orari: martedì - sabato 10.30-13.00 / 15.30 - 18.30
Ingresso: libero

FABBRICA EOS Arte Contemporanea Nuova sede
viale Pasubio, ang. Via Maroncelli

20154 Milano
T.. +39 02 6596532 - www.fabbricaeos.it - info@fabbricaeos.it

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Le Nature Morte di Geo Poletti. Una collezione milanese, Palazzo Reale, Milano, dal 1 al 24/03/2019

Venerdì 1 marzo 2019 ore 16.00 CONVERSAZIONE: La natura nell’arte antica, moderna e contemporanea a cura di Associazione MuseoCity - Paolo Biscottini, Annalisa Zanni
Sala Conferenze, Palazzo Reale
Piazza del Duomo 12, Milano

Relatori
Massimo Osanna, Direttore Generale del Parco Archeologico di Pompei e Professore di Archeologia Classica
Stefano Zuffi, Storico dell’arte
Francesco Poli, Storico dell’arte e Docente all’Accademia di Brera
Modera: Francesca Bonazzoli, Giornalista del Corriere della Sera

Nell’ambito di Museo City 2019, Palazzo Reale propone una straordinaria collezione di nature morte del Sei/ Settecento mai esposte e provenienti dalla collezione di Geo Poletti, storico dell’arte, conoisseur, noto come “il miglior conoscitore milanese della pittura italiana del Seicento”. Milano, con questa mostra, rende omaggio, non solo alla collezione, ma anche ad un grande milanese, noto a tutti i musei del mondo.
Con la mostra Le nature morte di Geo Poletti, a cura di Paolo Biscottini e Annalisa Zanni, Milano rende omaggio non solo alla collezione, ma anche ad un grande milanese, noto a tutti i musei del mondo.
Grazie alla concessione degli eredi di Geo Poletti (1926-2012), Palazzo Reale espone per la prima volta al pubblico la collezione privata di nature morte dell’artista. Si possono ammirare venticinque opere di intensa bellezza. In esposizione figurano inoltre alcuni dipinti di Geo Poletti dedicati al tema della natura. Questi soggetti gli offrivano la possibilità di riflettere su una concezione astratta della pittura e di ragionare in particolare su una rappresentazione della natura, tesa a trovare le sue ragioni oltre se stessa. In una dimensione, quindi, filosofica più che strettamente figurativa.

Milano MuseoCity 2019 ripercorre con uno specifico incontro di approfondimento e con un’indagine critica le varie tematiche del rapporto Natura e Arte.
Sin dalle origini il tema del rapporto con la natura è centrale nella ricerca artistica in quanto da sempre l’opera d’arte, facendo riferimento all’uomo, non può non considerarlo all’interno della natura, sia essa intesa come l’insieme delle specie vegetali e animali, che come l’ambito spaziale terra-cielo-mare in cui l’uomo vive. Il rapporto con la natura è quindi strettamente collegato al contesto in cui l’uomo vive e da cui trae alimento fisico e spirituale.
La natura viene considerata quindi come fonte inesauribile di ispirazione dell’arte, che indaga il significato della vita e della morte e la loro ineluttabilità: tutto ciò che è naturale sottostà, infatti, a leggi imprescindibili, di cui si occupa certamente la scienza e, in modo differente, anche l’arte stessa. Ogni epoca racconta e indaga questo rapporto in modo diverso, fino a considerare la natura in senso positivo o negativo (madre o matrigna) e a sceglierne gli aspetti più idonei alle istanze del tempo in cui si colloca l’atto creativo.
In particolare, i relatori parleranno del modo con cui l’arte ha affrontato il tema della Natura nell’età antica, nell’età  moderna e in quella contemporanea.

"Natura morta con vaso di fiori, fragoline, pesche, pere e altri frutti", Pittore caravaggesco, 1620-1630 circa, olio su tela, Collezione Geo Poletti

Le Nature Morte di Geo Poletti. Una collezione milanese 
A cura di: Associazione MuseoCity, Paolo Biscottini e Annalisa Zanni
Dal 1/03 al 24/03/2019
Ingresso: gratuito
Orari: lunedì 14.30-19.30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30-19.30; giovedì e sabato 9.30-22.30 (ultimo ingresso sempre un'ora prima della chiusura)
Ufficio Stampa MuseoCity: Lara FaccoP&C - T. +39 02 36565133 - M. +39 349 2529989 - press@larafacco.com
Ufficio stampa Comune di Milano: Elena Conenna - elenamaria.conenna@comune.milano.it

Palazzo Reale
Appartamento dei Principi
Piazza del Duomo 12
20121 Milano

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Museo della follia, a cura di Vittorio Sgarbi, Ex Cavallerizza, Lucca, dal 27/02 al 18/08/2019

"Entrate ma non cercate un percorso. L'unica via è lo smarrimento".

"Ogni azione che gli uomini compiono è intrisa di pazzia".
Erasmo da Rotterdam (Elogio della follia).

"Fate prima vibrare i sensi, e farete vibrare anche il cervello! Fate vibrare i sensi mediante l’inaspettato, il misterioso, l’ignoto e avrete la commozione vera, intensa e profonda dell’anima!
Russolo (Maffina. Op. Cit. p. 17)

 

Vittorio Sgarbi"Perché Lucca? Perché per me è più importante della mia città natale. Nell'integrità sacra della città ho trovato delle occasioni uniche. Il mio primo libro letto da lettore libero è stato Tobino. A 9 anni. Appena presa la patente, a 18 anni, presi la macchina e venni a Lucca per vedere Ilaria Del Carretto di Jacopo Della Quercia. Mentre ero qui, di notte salivo sulla torre Guinigi per ammirare la città. Qui ho provato le mie prime emozioni legate all'arte e alla bellezza.
Questo è un museo ansioso, inquieto. Dopo lo scioglimento per mafia del comune di Salemi durante la mia sindacatura (2012), un provvedimento ingiusto, eravamo rimasti senza casa. Trovammo allora una nuova collocazione a Matera che all'epoca stava iniziando la propria corsa per diventare capitale europea della cultura. Il museo trovò la sua sede ideale all'interno dei sassi. Una location molto stimolante e particolarmente adatta. Dopo 6-7 mesi a Matera, con un crescente interesse, la mostra si spostò poi a Mantova che dopo pochi mesi divenne capitale italiana della cultura e poi all'Expo di Milano. Singolare che il Museo della follia all'Expo si trovasse all'interno del palazzo della Ragione. Possiamo quindi dire che la mostra porta bene alle città che la ospitano e spero che sia così anche per Lucca.

Giovanni Lettini, Vittorio Sgarbi, Sara Pallavicini, Stefano Morelli


Sara Pallavicini, Giovanni Lettini e Stefano Morelli. Determinati, liberi, folli. Ed ecco il loro museo. Un repertorio, senza proclami, senza manifesti, senza denunce. Uomini e donne come noi, sfortunati, umiliati, isolati. E ancora vivi nella incredula disperazione dei loro sguardi. Condannati senza colpa, incriminati senza reati per il solo destino di essere diversi, cioè individui. Inzerillo dà la traccia, evoca inevitabilmente Sigmund Freud e Michel Foucault, e apre la strada a un inedito riconoscimento, a una poesia della follia che muove i giovani in questa impresa.
Nella storia dell’arte, anche prima dei casi clamorosi di Van Gogh e di Ligabue, molti sono gli artisti la cui mente è attraversata dal turbamento, che si esprimono in una lingua visionaria e allucinata. Ognuno di loro ha una storia, una dimensione che non si misura con la realtà, ma con il sogno. E quel sogno, con piena soddisfazione, oltre ogni tormento, rappresenta.
Noi siamo prigionieri delle forme e ci adattiamo ad esse. C'è chi trova consolatoria questa condizione e chi riesce a raggiungere anche posizioni apicali nella vita di tutti i giorni ma quelli che raggiungono la vita piena sono gli artisti, coloro che fuggono dalle forme imposte. Ancora superiori agli artisti ci sono i folli: tutti noi sappiamo nel nostro cuore che il più grande pittore di tutti i tempi è stato Van Gogh perché ci rendiamo conto che lui, come altri, ha superato il muro delle barriere fisiche che ci ingabbiano. Lui vedeva cosa che noi non vediamo. 
Un artista come Carlo Zinelli rimaneva tranquillo e produttivo in manicomio ed entrava in difficoltà non appena era a contatto con gli altri. Fino a van Gogh l’arte è capace di dominare la follia che la genera; in Borromini e Michelangelo la forma prevale ancora sulla vita. Da van Gogh in poi la follia domina l’arte, si pensi a Ligabue o a Munch: qui siamo alla hegeliana morte dell’arte perché non si è più servi della forma. La follia cancella l’arte come rappresentazione del reale e la vita sopravanza la forma
".

Per Mario Tobino:  "La cupa malinconia, l’architettura della paranoia, le catene delle ossessioni esistono anche se si chiude il manicomio».
Per Franco Basaglia: "La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia».

Stefano Ragghianti, Assessore alla Cultura: "La mostra è davvero di grande interesse e si integra perfettamente con la storia della nostra città. Qui infatti abbiamo avuto uno dei più grandi manicomi d'Italia, attivo già nel 1500. E poi abbiamo l'opera di Mario Tobino, il primo in Italia a raccontare la condizione dei malati psichiatrici. Siamo fieri di essere parte di questo museo itinerante e ringrazio Vittorio Sgarbi per quello che ha fatto. Quando ho visto il catalogo della mostra di Napoli ne sono stato subito colpito. Ne ho parlato subito con il sindaco e siamo subito stati d'accordo che la mostra sarebbe dovuta venire a Lucca e stare li dov'è, cioè alla Cavallerizza. Non si tratta solo di una mostra: c'è anche una ricca documentazione scientifica. Sono sicuro che saranno molti i temi di riflessioni e di dibattito che questa esposizione susciterà".

Isabella Tobino, nipote dello psichiatra e presidente della Fondazione Tobino: "Quando sono stata contattata dallo staff del museo mi sono subito sentita come a casa. Per la Fondazione questo è un'occasione di grande risonanza: noi portiamo avanti il ricordo di quello che fu l'ospedale di Maggiano, durante la mostra sarà infatti possibile leggere alcune lettere scritte dagli ospiti della struttura. Grazie all'opera di mio nonno, Maggiano era una delle strutture più all'avanguardia nella cura dei malati psichiatrici: lì si faceva già pet teraphy e si svolgevano laboratori legati alla musica e all'arte. Il desiderio di Tobino era quello di far conoscere al mondo cosa succedeva all'interno dei manicomi, aprendo una finestra anche sui momenti più violenti. Mi ha molto colpito che la sezione dedicata a Tobino sia stata messa proprio di fronte a quella dedicata a Basaglia. Credo che il dualismo che spesso si pensa ci sia stato tra i due debba essere superato. Tobino aveva a cuore i propri paziente e temeva per la loro vita una volta usciti dal manicomio. Credo che uno dei messaggi più importanti che ci abbia lasciato sia quello della necessità di superare lo stigma della follia e di come le persone con problemi pschiatrici non siano da respingere ma da accogliere e amare".

Raffaele Morelli:"La follia ci difende dal diventare aridi".

Paolo Crepet: "Una volta mi fu chiesto se fosse stato un mio paziente avrei dato dei farmaci a Van Gogh, ovvio che no. Forse avrei stemperato il suo dolore, la sua follia, le sue visioni di morte, ma avrebbe dipinto tele bianche. Dentro quegli uccelli neri c’è il genio, la morte, l’infinito rincorrere di un qualche cosa che non arriverà mai: la liberazione dalla follia."

 

La mostra itinerante Museo della Follia trova a Lucca il suo genius loci. Dopo Matera,  Mantova, Expo di MilanoSalò, Napoli.
Il Museo della Follia ospita alcuni capolavori dei grandi della storia dell’arte internazionale, come Antonio Mancini, Fausto Pirandello e Francis Bacon, provenienti da prestigiose collezioni private e da importanti musei italiani e internazionali. La selezione delle opere e degli artisti varia ad ogni tappa, garantendo così l’unicità dell’esposizione.
Un percorso attraverso i turbamenti e i disturbi di vari artisti dove creatività e follia si uniscono nell’indelebile rappresentazione della parte più oscura della mente umana.
Il fil rouge di tutte le opere della mostra è proprio il legame tra arte e follia, il vacillare della mente di uomini come Van Gogh e Ligabue, artisti che però sono stati capaci di trasformare i loro problemi in veri capolavori.

L’esposIzione include oltre 200 opere. Dipinti, sculture, fotografie, documentari, installazioni interattive e multimediali affrontano la tematica della follia. Tra gli artisti in mostra: Antonio Mancini, Fausto Pirandello, Francis Bacon, Antonio Ligabue, Silvestro Lega, Juana Romani, provenienti da prestigiose collezioni private e da importanti musei italiani e internazionali. La selezione delle opere e degli artisti varia ad ogni tappa, garantendo così l’unicità dell’esposizione.
Una sezione fondamentale del progetto include un repertorio di documenti, oggetti e testimonianze della storia dei manicomi in Italia e dei suoi protagonisti.
La mostra è un crescendo di emozioni che trovano culmine in un grande affresco dipinto a olio su una lunghezza di oltre 10 metri. L’opera più grande mai realizzata da Enrico Robusti. Una imbarcazione in preda a una tempesta, a bordo della quale i visitatori vivranno la vertigine psicologica tipica del virtuosismo pittorico di Robusti.
Una Video-inchiesta sugli ospedali psichiatrici giudiziari eseguita dal Senato della Repubblica a favore della battaglia contro il degrado di queste strutture ancora oggia perte Due documentari di Rai Teche: Linea Diretta - Discussione su Legge 180, X Day - I grandi della Scienza Mario Tobino e Franco Basaglia; danno voce alle diverse scuole di pensiero sulle tematiche della psichiatria e dei manicomi italiani.
Nell'allestimento lucchese ci sono infatti spazi dedicati alla figura del Dott. Mario Tobino e dell'ex ospedale psichiatrico di Maggiano, un'occasione per parlare della Follia da un punto di vista storico, toccando il delicato tema dei manicomi e della Legge Basaglia per far capire a tutti che "il malato mentale non sia uno scarto dell'umanità [...], bensì una persona, che nella sua temporanea o cronica debolezza conserva -  come ogni altra persona [...] -  piena dignità".
Il disagio psichico causa inevitabilmente una distanza. L’installazione stereoscopica tridimensionale gioca sul principio opposto: l’inclusione, il coinvolgimento, l’avvicinamento. Il viaggio negli spazi dell’ex-ospedale psichiatrico di Mombello - dove Gino Sandri ha vissuto e ha eseguito molti dei suoi disegni - avviene attraverso le fotografie di Vincenzo Aragozzini, digitalizzate da Giacomo Doni e convertite in immagini tridimensionali da Claudio Centimeri, quest’ultimo autore della raccolta difotografie titolata "Malinconia con furore". Con l’ausilio degli stereoscopi, i visitatori potranno immergersi nella realtà di uno spazio di incredibile suggestione.

Gobbetto, sponsor della mostra, ha creato una pavimentazione con resina bianca nel luogo dove la creatività esce da ogni regola, in un labirinto di emozioni.

Grazie al lavoro svolto dalla giornalista d’arte e editore lucchese Franca Severini, che  segue dal 2018 le relazioni esterne di Contemplazioni, il progetto ha ottenuto il pieno appoggio da parte di prestigiose realtà del territorio (Martinelli Luce, Manifatture del Sigaro Toscano, Apuana Marmi, Eurovast, Fior di Carta, Guidi Gino S.p.A., Del Debbio S.p.A., Vando Battaglia Costruzioni, Baldassari, Banca del Monte di Lucca, Kairos - Julius Baer Group company, Villa Santo Stefano, Edda Berg, Gobbetto, e QN La Nazione).
La mostra vanta inoltre il sostegno di Rds - Radio Dimensione Suono, emittente radiofonica tra le più seguite a livello nazionale.
I visitatori che sceglieranno il treno per raggiungere il Museo della Follia, riceveranno uno sconto speciale sul biglietto intero. Questa è l’intesa che Trenitalia, vettore ufficiale della mostra, ha riservato ai propri viaggiatori.
Il Museo della Follia ha inoltre promosso la campagna di crowdfunding attraverso la piattaforma Eppela, a sostegno del Nuovo ospedale dei bambini della Fondazione Stella Maris, per contribuire alla realizzazione della piscina riabilitativa. Per ogni biglietto staccato, infatti, un euro andrà per finanziare il progetto. E sulla piattaforma sarà possibile contribuire liberamente, anche a distanza.

Museo della follia
Dal 27/02 al 18/08/2019
Mostra a cura di: Vittorio Sgarbi
Autori: Cesare Inzerillo, Sara Pallavicini, Giovanni C. Lettini, Stefano Morelli
Comitato Scientifico: Giorgio Bedoni, Giordano Bruno Guerri, Paolo Crepet, Raffaele Morelli, Fabrizio Sclocchini, Andrea Viliani
Amministrazione: Giuseppe Lettini
Relazioni esterne: Franca Severin
Un progetto di: Contemplazioni s.r.l. - www.contemplazioni.it

Orari: tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00
Ingresso: € 5,00 / 14,00 - biglietteria@museodellafollia.it
Visite guidate: € 50 (fino a un massimo di 20 persone per gruppo). Tutti i Mercoledì alle ore 15:30 è possibile effettuare la visita guidata gratuita previa prenotazione fino a esaurimento posti contattando preventivamente biglietteria@museodellafollia.it
Le visite guidate sono a cura del personale specializzato del Museo della Follia.

Informazioni: M. 333 8771713 - info@museodellafollia.it  - www.museodellafollia.it

Ex Cavallerizza
Piazzale Giuseppe Verdi
55100 Lucca

 

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Antonello da Messina, Palazzo Reale, Milano, dal 21/02/2019 al 2/06/2019


Dal 21 febbraio, nelle sale di Palazzo Reale, la mostra dedicata ad Antonello da Messina (1430-1479). L’esposizione, allestita fino al 2 giugno 2019 nelle sale di Palazzo Reale, è frutto della collaborazione fra Comune di Milano|Cultura e Regione Siciliana, è prodotta da Palazzo Reale e MondoMostre Skira ed è curata da Giovanni Carlo Federico Villa. Da considerarsi come uno degli eventi culturali più rilevanti, all’interno del panorama nazionale e internazionale, per l’anno 2019. Una occasione unica e speciale per entrare nel mondo di un artista eccelso e inconfondibile, considerato il più grande ritrattista del Quattrocento, autore di una traccia indelebile nella storia della pittura italiana.
Antonello da Messina è considerato il più grande ritrattista del Quattrocento e il progetto a lui dedicato si propone come un’occasione unica per poter ammirare la maggioranza delle opere dell’artista siciliano giunte fino a noi.
Di Antonello da Messina al pari di altri immensi artisti, restano purtroppo poche straordinarie opere, scampate a tragici avvenimenti naturali come alluvioni, terremoti, maremoti e all’incuria e ignoranza degli uomini; quelle rimaste sono disperse in varie raccolte e musei fra Tirreno e Adriatico, oltre la Manica, al di là dell’Atlantico; molte hanno subito in più occasioni pesanti restauri che hanno alterato per sempre la stesura originaria, altre sono arrivate sino a noi miracolosamente intatte.
Questa mostra storica, la cui realizzazione è stata possibile grazie alla collaborazione con molte diverse istituzioni, italiane e internazionali – dichiara l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno – vede riunite per la prima volta a Milano ben diciannove opere di Antonello da Messina, proponendo al pubblico il racconto affascinante di un artista innovatore dei suoi tempi, il cui carisma è giunto intatto sino a noi”.

Sono infatti esposte 19 opere del grande Maestro, su 35 che ne conta la sua autografia: a cominciare dall’”Annunciata” (1475 circa), autentica icona, sintesi dell’arte di Antonello, uno dei più alti capolavori del Quattrocento italiano; le eleganti figure di “Sant’Agostino” (1472-1473), “San Girolamo” (1472-1473) e “San Gregorio Magno”(1470-1475), forse appartenenti al “Polittico dei Dottori della Chiesa”, tutti provenienti da Palazzo Abatellis di Palermo; ma anche il celeberrimo “Ritratto d’uomo” (1465-1476) dall’enigmatico sorriso, proveniente dalla Fondazione Culturale Mandralisca di Cefalù, oggetto di vari restauri e conosciuto nella tradizione locale come “Ignoto marinaio”.
Dalla National Gallery di Londra giunge a Milano un altro capolavoro, il “San Girolamo nello studio” (1474-1475), in cui si armonizzano ispirazioni classiche e dettagli fiamminghi; ma ricordiamo anche la “Crocifissione” (1460 circa) proveniente dal Museo nazionale Brukenthal di Sibiu in Romania; il “Ritratto di giovane” (1474) dal Philadelphia Museum of Art, la “Madonna col Bambino” (1475 circa) dalla National Gallery di Washington; il “Ritratto di giovane uomo” (1478) dal Museo statale di Berlino.
Dalle Gallerie degli Uffizi di Firenze arriva l’importantissimo Trittico che comprende: la “Madonna con Bambino”, il “San Giovanni Battista” e il “San Benedetto”; dalla Pinacoteca Malaspina di Pavia giunge il ritratto di giovane gentiluomo (“Ritratto d’uomo” 1468-1470, a lungo considerato il vero volto dell’artista), già pienamente antonelliano per inquadramento, sfondo, postura e soprattutto attitudine leggermente ironica del personaggio: trafugato dal museo nella notte fra il 10 e l’11 maggio 1970 fu recuperato sette anni dopo dal nucleo di Tutela Patrimonio Culturale dell’Arma dei Carabinieri; dal Collegio degli Alberoni di Piacenza il celebre “Ecce Homo” (“Cristo alla colonna”) (1473-76). E ancora il “Ritratto d’uomo” (Michele Vianello?) (1475-1476) dalla Galleria Borghese di Roma, il poetico “Cristo in pietà sorretto da tre angeli” (1474-1476 circa) dal Museo Correr di Venezia, “Ritratto d’uomo” (anche detto “Ritratto Trivulzio” - 1476) dal Museo Civico d’Arte Antica, Palazzo Madama di Torino.
Il percorso espositivo si conclude con la “Madonna con il Bambino” (1480), proveniente dall’Accademia Carrara di Bergamo, opera del figlio Jacobello di Antonello eseguita l’anno seguente la morte del padre. Jacobello faceva parte della bottega del padre e si fece carico di completare l’opera da lui cominciata, firmandosi, come offerta di devozione filiale, come il figlio di “pittore non umano”, quindi divino.
Una sezione della mostra riscostruisce le vicende della Pala di San Cassiano, testo fondamentale per la storia dell’arte italiana; mentre consacrata al mito di Antonello nell’Ottocento viene esposta la tela di Roberto VenturiGiovanni Bellini apprende i segreti della pittura a olio spiando Antonello” (1870) dalla Pinacoteca di Brera: la tela, conservata al Tribunale di Milano, è stata restaurata in occasione di questa esposizione.
La mostra ha inoltre una guida d’eccezione: il grande storico dell’arte Giovan Battista Cavalcaselle (1810-1897) che, attraverso i suoi appunti e disegni, conduce il visitatore alla scoperta di Antonello da Messina. Grazie alla collaborazione con la Biblioteca Marciana di Venezia, sono infatti esposti in mostra 19 disegni,  7 taccuini e 12 fogli, dei quali alcuni su doppia pagina, attraverso i quali è possibile seguire la ricostruzione del primo catalogo di Antonello.
Un focus della mostra è dedicato al rapporto dell’artista con la sua città natale e alle poche tracce rimaste della sua vita, a causa dei numerosi tragici eventi naturali, in particolare i terremoti, che ne hanno causato in gran parte la sparizione e distruzione.
Il catalogo della mostra è pubblicato da Skira e contiene, oltre alle immagini delle opere esistenti e riconosciute di Antonello da Messina, una “Sezione storico artistica” con i saggi di Giovanni Carlo Federico Villa, Renzo Villa e Gioacchino Barbera; e con cinque testi letterari di Roberto Alajmo, Nicola Gardini, Jumpa Lahiri, Giorgio Montefoschi e Elisabetta Rasy. Concludono il volume gli “Apparati” con Biografia e Bibliografia ragionata.

Note sull’allestimento realizzato da PANSTUDIO architetti associati, architetti Paolo Capponcelli, Mauro Dalloca e Cesare Mari.

Il tema espositivo sviluppato per l’allestimento della mostra è stato quello di dare il massimo risalto alle opere e soprattutto di focalizzare su ciascuna di esse l’attenzione del pubblico. Trattandosi di dipinti quasi esclusivamente di piccolo formato, per ognuno di essi sono stati progettati degli apparati espositivi dedicati che, isolati lungo le pareti delle sale di Palazzo Reale, emergono in un’ambientazione sostanzialmente molto scura, in cui la luce, focalizzata sulle opere con un attento controllo del flusso luminoso, ne favorisce la percezione in un’atmosfera di grande suggestione. Le opere vengono esposte in una nicchia posta al centro di un elemento architettonico in legno, caratterizzato da un tettuccio e da una pedana, quest’ultima con funzione di distanziale, verniciato di colore grigio chiaro: il fondale espositivo è rivestito in tessuto di colore grigio ferro scuro. L’apparato espositivo è completato da due pannelli laterali, inclinati verso il centro, per delimitare e definire il campo visivo dedicato ad ogni singola opera; questi sono rivestiti in tessuto di colore rosso cupo e sono anche il supporto per didascalia e testi approfondimento. I disegni ed i taccuini di Cavalcaselle che accompagnano i dipinti, sono esposti in vetrine a tavolo incassate in apparati espositivi analoghi a quelli dei dipinti, ma con i pannelli laterali, dedicati agli approfondimenti grafici e testuali, rivestiti in tessuto grigio medio. In alcuni casi, gli apparati espositivi sono completati, sui fianchi, da immagini retro illuminate di alcuni particolari fortemente ingranditi dei dipinti o dei disegni in essi esposti.


Allestimento illuminotecnico e scenotecnico, realizzato da Light Studio di Alberto Cottarelli, Iskra Mestrangelo e Patrizia Savino

..."La luce nell'ombra"...
...camminare nella penombra, percepire il chiaro scuro...
...non come espediente suggestivo o di tendenza dell'uso della luce ma fruire dell'oscurità imbrigliata al chiarore d'accento luminoso, come rimando più probabile della composizione "fotonica pittorica ed emozionale" dell'opera di Antonello da Messina...
...le volte dei soffitti azzurrate e a volte ambrate, già nell'ingresso alla mostra e poi lungo i corridoi che conducono alle sale espositive, preannunciano percettivamente, cieli, manti o nastri decorativi, candela o fiaccola... colori che spesso emergono contrastanti ad altre cromie dell'opera di Antonello...
...tra gli anfratti di passaggio, tra le porte o in alcune porzioni dell'allestimento, piccoli "segni luminosi" ambrati citano quella luce "quasi scenotecnica" propria di un tempo dove il chiarore della notte era motivato dalla luce della fiaccola o della candela, che spesso nell'ambiente circostante all'oggetto o alla persona, sia all'esterno che in un interno, evidenziava un "forte chiaroscuro" che in questo allestimento espositivo, torna a citare quel mistero prodotto della fiamma luminosa usata e dipinta, che tanto caratterizza la composizione in molte opere di Antonello da Messina.
A compendio nella visione d'insieme quasi "teatrale", ma solo in alcuni passaggi del percorso, sagome luminose abbozzeranno improbabili luci e ombre tenui, a citazione di finestre o bifore rinascimentali, rimando luminoso dall'esterno all'interno di una "luce architettonica" , insieme a grandi immagini retroilluminate, citazione delle opere in esposizione, sono i due elementi scenotecnici che caratterizzano il percorso della mostra.
L'intero impianto di allestimento illuminotecnico e scenotecnico fa da "cornice" alle opere di Antonello da Messina, le quali saranno illuminate singolarmente nelle loro "edicole", mediante luce sagomata circoscritta sull'opera.
A differenza di altri allestimenti dove non è necessario focalizzare la visione "in eccesso" delle opere esposte mediante la sagomatura della luce, per l'opera di Antonello da Messina, dove la perizia del gesto pittorico dell'artista vuole un'osservazione più attenta o curiosa verso il dettaglio, la luce sagomata risulta ideale per un dialogo quasi intimo con il visitatore.

Giuseppe Mestrangelo - lighting designer 


Mentre a Milano nei prossimi mesi si potrà godere della straordinaria mostra di Antonello da Messina, a Palermo sarà possibile ripercorrere le tappe fondamentali della ritrattistica italiana del XX secolo, grazie a una piccola ma preziosa mostra progettata dal Museo del Novecento di Milano in collaborazione con Palazzo Abatellis.
Il Museo del Novecento ha infatti ideato, partendo dal celeberrimo busto di Eleonora d’Aragona realizzato da Francesco Laurana, uno dei capolavori simbolo della Galleria Regionale di Palazzo Abatellis di Palermo, un’esposizione dal titolo “Il ritratto italiano del XX secolo dalle raccolte civiche”, che cerca di instaurare un dialogo ideale tra la famosa scultura realizzata nel Quattrocento e un prezioso nucleo di ritratti di alcuni dei più importanti maestri del Novecento, provenienti dalle raccolte civiche milanesi.
Le date della mostra “Il ritratto italiano del XX secolo dalle raccolte civiche” e il progetto scientifico completo sono in fase di definizione e verranno presentati prossimamente.

Antonello da Messina
A cura di: Giovanni Carlo Federico Villa
Dal 21/02 al 2/06/2019
Promossa e prodotta da: Comune di Milano, Palazzo Reale, MondoMostre Skira
Catalogo: Skira Editore
Orari: Lunedì 14.30 - 19.30 (dalle 9.00 alle 14.30 riservato alle scuole); Martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30 - 19.30; Giovedì e sabato 9.30 - 22.30; Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura. Giorni e orari di apertura straordinari: Lunedì 22 aprile 9.30 - 22.30; Mercoledì 1 maggio 9.30 - 19.30
Biglietti: (audioguida inclusa) Intero € 14,00; Ridotto € 12,00; Visitatori dai 18 ai 25 anni, over 65, portatori di handicap, gruppi (minimo 15 massimo 25 persone) e convenzioni; Ridotto speciale € 6,00 Scuole, gruppi organizzati da TCI Touring Club e FAI, giornalisti con tesserino ODG con bollino dell’anno in corso non accreditati dall’ufficio stampa e altre convenzioni; Biglietto Open € 16,00, Data aperta fino a due settimane prima della chiusura (valido a partire dal giorno successivo alla data di acquisto); Biglietto Famiglia 1 o 2 adulti € 10,00/ ragazzi dai 6 ai 17 anni € 6,00; Gratuito minori di 6 anni, guide turistiche abilitate con tesserino di riconoscimento, giornalisti accreditati dall'Ufficio Stampa e convenzioni
Infoline e prevendite: 0292897755 - singoli; 0292897793 - gruppi; mondomostreskira‐gruppi.vivaticket.it
Prenotazioni visite guidate: gruppi e scuole; info@adartem.it; www.adartem.it; gruppi.antonellodamessina@gmail.com
Prenotazione attività propedeutiche scuole e famiglie: Sezione Didattica Palazzo Reale T. 02884.48046 - ed.scuolepalazzoreale@comune.milano.it
Informazioni online e social: www.mostraantonello.it - www.palazzorealemilano.it - facebook.com/MondoMostreSkira/ - #antonellodamessina - #antonelloamilano -#mostraantonello
Uffici stampa MondoMostre Skira: Lucia Crespi - T. + 39 02 89415532 - lucia@luciacrespi.it; Federica Mariani: T. +39 366 6493235 - federicamariani@mondomostre.it - www.mondomostreskira.it
Ufficio stampa Comune di Milano: Elena Conenna - elenamaria.conenna@comune.milano.it

Palazzo Reale
Piazza Duomo 12
Milano

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Carnevale d’Arte a Venezia, Scuola Grande di San Teodoro, Venezia, 21- 24/02/2019

50° di Mistero Buffo”  Vernissage: giovedì 21 febbraio ore 18.00 presso la famosa Scuola Grande di San Teodoro a Venezia, a pochi passi dal Ponte di Rialto.


La “Mostra Evento” sul “50° di Mistero Buffo” alla Scuola Grande di San Teodoro a Venezia, è organizzata da Salvo Nugnes, per gli Appuntamenti di “Spoleto Arte” a cura di Vittorio Sgarbi.
Le immagini in mostra provengono dall’Archivio del Fondo Roberto Villa e testimoniano il lavoro di Dario Fo e Franca Rame, partendo dai lavori del 1960, nelle recite presso lo spazio dei sindacati, sono documenti fotografici unici; si passa poi agli anni ’60 a Genova e ’70, fino agli anni che vanno dal 1975 al 1990; poi alla famosa “Palazzina Liberty” di Milano, fino alla loro l’ultima presenza in scena, in coppia, nel 2012 al Teatro Dal Verme di Milano, ne “Il Picasso Desnudo”, su invito di Dario Fo.

Il programma prevede la presentazione dettagliata delle immagini esposte, moltissime realizzate in collaborazione e con la complicità di Dario Fo, da Roberto Villa.
L'argomento della presentazione, basato sulla rivoluzione del Linguaggio Teatrale, non solo italiano, dovuto all’apporto Recitativo e Letterario, Poetico e Visionario di Dario Fo e Franca Rame è illustrato sia dall'autore, sia da esperti del mondo del teatro e della musica, come Silvia Casarin Rizzolo, Direttore d’Orchestra Teatro La Fenice, da Jacopo Fo, scrittore,  Salvo Nugnes, manager nel mondo della cultura, e l’Assessore all’Urbanistica e Ambiente, Massimiliano De Martin.
La conversazione con il pubblico consente sempre di riferirne sia le motivazioni sia i dettagli unici dovuti all’esperienza vissuta al momento, consentendo di trasformare la mostra in un evento, nulla di più lontano da una esposizione di sole “foto appese” ad una parete.
Per l’occasione il Maestro Enrico Intra, pianista, compositore, arrangiatore, direttore d’orchestra tra i più importanti nella storia del jazz europeo, fondatore e direttore di Musica Oggi, nonché docente e banleader della Civica Orchestra Jazz di Milano, ha composto e dedicato la Suite “Duo”.


“50° di Mistero Buffo”
Contributi di: Roberto Villa, Silvia Rizzolo, Jacopo Fo e Salvo Nugnes 
Dal 
21 al 24/02/2019
Inaugurazione: giovedì 21 febbraio ore 18.00
Informazioni: T. 0424 525190 - M. 388 7338297 - org@spoletoarte.it - www.spoletoarte.it
Come arrivare:
Partenza da Tronchetto:
VAPORETTO LINEA 2 DIREZIONE RIALTO. ARRIVO: FERMATA RIALTO D (circa 16 minuti). Poi a piedi: salizada Mazzini, campo S. Salvador (3 minuti)
PARTENZA DA PIAZZALE ROMA:
VAPORETTO LINEA 2 pontile S. Chiara (F) DIREZIONE RIALTO. ARRIVO: FERMATA
RIALTO D (circa 16 minuti) Poi a piedi: salizada Mazzini, campo S. Salvador (3 minuti)
VAPORETTO LINEA 1 pontile Parisi (D) DIREZIONE RIALTO. ARRIVO:FERMATA
RIALTO B (circa 22 minuti). Poi a piedi: ponte salizada Mazzini, campo S. Salvador (3 minuti).

Partenza dalla Ferrovia:
VAPORETTO LINEA 2 pontile B DIREZIONE RIALTO. ARRIVO: FERMATA RIALTO D
(circa 12 minuti) Poi a piedi: salizada Mazzini, campo S. Salvador (3 minuti)
VAPORETTO LINEA 1 pontile (E) DIREZIONE RIALTO. ARRIVO:FERMATA RIALTO B
(circa 19 minuti). Poi a piedi: ponte salizada Mazzini, campo S. Salvador (3 minuti).
A piedi da Piazzale Roma attraversare il ponte della Costituzione, quindi Lista di Spagna, ponte delle Guglie, strada Nova, Campo SS: Apostoli, campo S. Bartolomeo, campo S. Salvador (30 minuti circa).

Scuola Grande San Teodoro
San Marco, 4810
Campo San Salvador

VENEZIA

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