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Archivi categoria : Mostre

Frida Kahlo e Diego Rivera, Palazzo Ducale, Genova, chiude l’8/02/2015

FRIDA KAHLO E DIEGO RIVERA A GENOVA
di Giulia Cassini

Ho avuto due gravi incidenti nella mia vita. Il primo fu quando un tram mi mise al tappeto, l’altro fu Diego” Frida Kahlo

A Genova Palazzo Ducale si fa teatro di una dicotomia artistica e sentimentale universalmente nota: quella tra Frida Kahlo e Diego Riviera. Una coppia, due mondi diversi, due artisti celebri: Diego Rivera aveva 42 anni quando nel 1929 sposò Frida Kahlo, di 20 anni più giovane. All’epoca la celebrità era Diego, con una mostra personale al MoMa di New York già un anno dopo il matrimonio. Frida ebbe la sua prima personale newyorkese solo 9 anni più tardi. E’ solo penetrando questo rapporto controverso- le gelosie ed i tradimenti reciproci- importante al pari della militanza politica, delle frequentazioni artistiche (Picasso, Breton, Rockfeller, Trotzsky per citarne alcuni), delle correnti modernista messicana e surrealista internazionale che si riesce a sciogliere l’intricata matassa dell’ unione “di un elefante con una colomba” e Genova lo fa con garbo e levità per l’ultima grande mostra del 2014. Di Diego Rivera sono presentati in larga parte dipinti su olio (in particolare i grandi ritratti nei quali eccelleva come Portrait Dama Oaxaqueña, Portrait of Natasha Gelman, Calla lilly vendors) ma anche il taccuino del viaggio in Italia, mai esposto prima e il famoso ritratto di Frida nuda. Rivera riuscì a dare voce ai problemi e ai bisogni contemporanei rimanendo nella memoria collettiva del paese. Finché i fatti che egli rappresentava erano in linea con i compiti della società, rimase il più importante dei due. Ma dopo che avrete assaporato lentamente la mostra non ne sarete ancora così convinti. Sono oltre 130 le opere dei due artisti insieme per la prima volta in Italia, tutte degne di nota e che ovviamente non potrebbero essere più diverse (quelle di lei in numero ridotto e per lo più di piccolo formato, quelle di lui sterminate e il murales) eppure per alcune le assonanze sono a dir poco speculari. Sorprende anche il ricco corredo fotografico di oltre 80 scatti targati Nickolas Muray, Manuel e Lola Alvarez Bravo, Florence Arquin e Leo Matiz e dei docufilm dell’epoca sulla coppia. In particolare Frida amava gli scatti in posa mascherata inscenando ancor oggi ai nostri occhi quello che avrebbe voluto essere nella vita: forte, esotica, creativa ed amorevole. Molto interessante anche la sezione di Frida inerente gli anni Cinquanta, dove con l’aggravarsi delle condizioni di salute l’artista passa dal genere predominante dell’autoritratto a quello delle nature morte. In questa sala sono esposti insieme due opere che sono la bandiera universale della sua arte nel mondo: l’uno in cui si dipinge come un girasole appassito, a capo chino nel tramonto. L’altro con lo sguardo fisso nel vuoto mentre il sole e la luna sono al volgere e una colomba, simboleggiare l’anima, è posta sul segno dell’infinito. E’ dunque la forte personalità di Frida il filo conduttore dell’esposizione già catalizzatrice della critica, ma anche l’artista come vera e propria icona di moda. Di Frida non sono solo esposti i disegni e i dipinti (e nel dettaglio su olio, su masonite, su alluminio come Diego in my mind, Self-portrait wearing a Velvet Dress o Diego and I) ma anche il corsetto di gesso sul quale Frida dipinge la falce e il martello comunista sopra il feto del proprio doloroso aborto e la leziosa collezione di vestiti che congeda il visitatore nell’ultima sala. In realtà la scelta di mixare gli stili di diversi villaggi dello stato di Oaxaca non rispondeva solo ad un gusto smagliante ed anticonformista che le valse una linea dedicata di Schiapparelli nel 1948 a Parigi o le copertine di “Vogue”, ma l’incarnazione del desiderio di indipendenza totale, anche economica. Infatti il vestito che usava di più era quello della città di Tehuantepec, in cui sono le donne ad avere l’autorità nelle questioni economiche. Come ben argomenta Helga Prignitz-Poda “con le sue visioni permeate dal mito, Frida parla il linguaggio dei sentimenti universali dell’umanità:la compassione, l’empatia –oggi sempre più rara- il desiderio d’amore, il superamento della solitudine. Per questo Frida Kahlo è sempre attuale, oggi come allora, non solo in Messico ma in tutto il mondo. La sua solitudine è più vicina all’umanità di oggi della visione collettiva di Diego”. Vale a dire Frida icona di un mondo femminista, ieri come oggi.


 

FRIDA KAHLO E DIEGO RIVERA
Palazzo Ducale
20 settembre 2014-8 febbraio 2015
A cura di: Helga Prignitz-Poda, Christina Kahlo, Juan Coronel Rivera

Progetto allestimento: Corrado Anselmi
Grafica allestimento: Bruno Stucchi
Orari: lunedì dalle 14 alle 19, dal martedì alla domenica dalle 9 alle 19, giovedì dalle 9 alle 22,30. La biglietteria chiude un’ora prima.
Ingresso: intero 13 euro, ridotto 11 euro. Sotto i anni gratuito, dai 6 ai 10 anni 5 euro, studenti fino a 26 anni il giovedì dalle 19 alle 22,30 sempre 5 euro.
Informazioni: 0039 010 9280010 oppure al sito www.fridakahlogenova.it
Catalogo: Skira, 280 pagine di cui 318 colori, 49 euro. Il volume comprende testi di Helga Prignitz-Poda, Jean Charlot, Salomon Grimberg, Cristina Kahlo, Juan Rafael Coronel Rivera, Diego Lopez Rivera, Pedro Diego Alvarado Rivera e Guadalupe Rivera Marìn.

Sono previsti corsi di formazione per insegnanti e atelieristi a tema, laboratori per le scuole, incontri e proiezioni a cura di Circuito Cinema Genova e poi visite guidate per le scolaresche e aperture straordinarie.

Palazzo Ducale
Piazza Giacomo Matteotti 9
16131 Genova

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