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Archivi categoria : Mostre

Marco Neri: “Marcobaleno”
, alla galleria Alfonso Artiaco di Napoli


22 novembre 2014 – 10 gennaio 2015

"Marcobaleno" raccoglie e presenta una selezione di quadri per lo più inediti, dipinti a partire dal 2007, attraverso i quali Marco Neri (nato nel 1968 a Forlì) ha continuato a confrontarsi con la pittura e le sue diverse tecniche: dalla tempera su carta fatta a mano all'acrilico su lino o su tavola, dal collage ai polittici di tele assemblate insieme per formare paesaggi urbani e immaginari in terza dimensione, come avviene nell’opera "Retaggio italiano" (2014) o per "HM" (2014), opera realizzata per la prima volta in acciaio su tavola e specificatamente per questa mostra anche come omaggio all’artista napoletano Carlo Alfano. In questi ultimi lavori, infatti, l’artista spinge la rappresentazione pittorica al suo possibile estremo, quasi al limite con la scultura, utilizzando anche materiali lontanissimi dalla pittura per sondarne le possibilità espressive nella bidimensionalità, proprio come fossero carta o colore.
Il titolo della mostra, "Marcobaleno", è un calembour realizzato a partire dal nome proprio dell’artista e rimanda al numero sette proprio come il lasso di tempo a cui le opere si riferiscono, sette anni; un periodo vissuto dall’artista come una sorta di spettro cromatico, di arcobaleno appunto, dove al posto dei colori compaiono i diversi linguaggi espressivi che sanno diventare metafore e riflessioni, osservazioni e sintesi, atte a mostrare ancora una volta le potenzialità della pittura.
La gamma cromatica, così come quella formale, ancora una volta sono ridotte al minimo per ampliarne al massimo le possibilità visive ed espressive, risultando, però, tanto più ampie quanto più essenziali. La modalità operativa di estrema sintesi negli anni ha caratterizzato il lavoro di Marco Neri e ha saputo dar luce a numerose e diverse serie di quadri, oggi note al pubblico, che nelle loro ramificazioni sono il vero motore di una pittura dove ogni contrapposizione novecentesca tra astrazione e figurazione è stata superata.
La mostra si apre con un grande lavoro su carta appartenente alla serie degli Omissis (2007), dove il testo è negato dalle grandi linee orizzontali che lo attraversano interamente. Seguono alcune tele da "Petrolio" (2010) dove la collosità dell'acrilico con cui sono state dipinte rimanda all'oleosità dell’oro nero, mentre la sintetica figura della piattaforma d’estrazione diviene metafora del pittore che scava in profondità, fermo e solo nel suo studio.
Presente anche la serie delle facciate dei 25 padiglioni nazionali presenti ai Giardini della Biennale di Venezia (non compare l’Italia essendone stata esclusa), già esposta lo scorso anno al Museo Pecci di Prato in occasione della grande mostra di pittura “La figurazione inevitabile”. Ed ancora la serie delle "Vele" (2012-2014) - dipinte in bianco su nero – scorte da Neri una notte a Napoli durante la Coppa America in cui il mare era nero come il cielo. Di qualche mese prima è l’esecuzione dei lavori "Snow", "Venom" e "Composizione per triangoli" (2012), opere in cui l’artista per la prima volta assume oltre alla rigida griglia questa figura geometrica. Un tocco di colore si ha con "Bandiere Rosse" (Diritto e Rovescio) (2011) un lavoro che raccoglie tutte le bandiere rosse del mondo che Neri ha realizzato a collage in due versioni. Un tema non nuovo per l’artista quello delle bandiere, basti ricordare "Quadro mondiale" (2000) con cui aprì la Biennale di Venezia 2001 curata da Harald Szeemann. E ancora Finestra (2011) - quadro riprodotto sull'invito - che rimanda al classico concetto di vedere oltre una soglia ma rappresentato in maniera estremamente minimale. A chiudere questo percorso una piccola tela della serie "Mirabilandia" dipinta nel 2013, ovvero le linee sinuose che rappresentano le strutture in acciaio del famoso parco di divertimenti.

Marco Neri
Diplomato all'Istituto d'Arte di Forlì e all'Accademia di Belle Arti di Bologna nel 1992, inizia ad esporre alla fine degli anni '80. Fin dagli esordi l'atteggiamento dell'artista è marcatamente improntato al recupero della pittura.
Nel 1987, superate le selezioni mentre ancora frequenta l'Istituto d'Arte, debutta tra i giovani artisti italiani di "Indagine '87"(*) a Palazzo Re Enzo, Bologna. Partecipa successivamente a numerose esposizioni in Italia e all'estero, tra le quali "Intercity Uno" alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia (1990), "Cambio di guardia" allo Studio d'Arte Cannaviello di Milano (1995), "Martiri e Santi" alla Galleria L'Attico di Roma (1996) e "Pittura" al Castello di Rivara di Torino (1997). Seguono "Figuration" al Rupertinum Museum di Salisburgo e al Museion di Bolzano (1999/2000), "Futurama" al Centro per l'Arte Contemporanea L.Pecci di Prato (2000) e "Premio Michetti - Differenti prospettive in Pittura" al Museo F.P.Michetti di Francavilla (2000).
Nel 2001 tiene una personale (con A.Salvino) allo "Spazio Aperto" della Galleria d'Arte Moderna di Bologna e nello stesso anno, su invito di Harald Szeemann, partecipa alla 49° Edizione della Biennale di Venezia "Platea dell'Umanità".
Dal 2001 unisce all'attività artistica quella di docente di Pittura all'Accademia di Belle Arti di Ravenna e da quest'anno di Cromatologia e Tecniche e Tecnologie della Pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Foggia. Vive e lavora a Torriana (Rimini), Italia.
Tra le principali mostre personali: "Rinverdire il classico" e "Sostenere lo sguardo" alla Galleria Fabjbasaglia di Rimini (rispettivamente nel 1995 e 1998); "Skyline" alla Galleria Haus-Schneider di Karlsruhe (1998); "Windows 99" alla Galleria dell'Immagine dei Musei Comunali di Rimini (1999); "Come into my room" alla Galleria Hilger/Artlab di Vienna (2000); "Io spazio" alla Galleria Alberto Peola di Torino (2002); "Malerei" al DiözesanMuseum di Monaco di Baviera (2002); "Mirabilandia + Biblioteca Persiana" al Museo dell'Arredo Contemporaneo di Russi, Ravenna (2003); "Nessun Dogma" alla Galleria Emilio Mazzoli di Modena (2004); "Mars Black" alla Lucas Schoormans Gallery di New York (2006); "Omissis" al Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato (2006); "Homelife" alla Galleria Fabjbasaglia di Rimini (2008); "Underworld" alla Galleria Alfonso Artiaco di Napoli (2010); "Giardini" alla Galleria Pack di Milano (2011); "Passante incrociato" al Centro Arti Visive della Fondazione Pescheria di Pesaro (2012).

Galleria Alfonso Artiaco
Piazzetta Nilo, 7
80134 NAPOLI
Tel. 081 4976072 - www.alfonsoartico.com - info@alfonsoartico.com

 

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Frida Kahlo e Diego Rivera, Palazzo Ducale, Genova, chiude l’8/02/2015

FRIDA KAHLO E DIEGO RIVERA A GENOVA
di Giulia Cassini

Ho avuto due gravi incidenti nella mia vita. Il primo fu quando un tram mi mise al tappeto, l’altro fu Diego” Frida Kahlo

A Genova Palazzo Ducale si fa teatro di una dicotomia artistica e sentimentale universalmente nota: quella tra Frida Kahlo e Diego Riviera. Una coppia, due mondi diversi, due artisti celebri: Diego Rivera aveva 42 anni quando nel 1929 sposò Frida Kahlo, di 20 anni più giovane. All’epoca la celebrità era Diego, con una mostra personale al MoMa di New York già un anno dopo il matrimonio. Frida ebbe la sua prima personale newyorkese solo 9 anni più tardi. E’ solo penetrando questo rapporto controverso- le gelosie ed i tradimenti reciproci- importante al pari della militanza politica, delle frequentazioni artistiche (Picasso, Breton, Rockfeller, Trotzsky per citarne alcuni), delle correnti modernista messicana e surrealista internazionale che si riesce a sciogliere l’intricata matassa dell’ unione “di un elefante con una colomba” e Genova lo fa con garbo e levità per l’ultima grande mostra del 2014. Di Diego Rivera sono presentati in larga parte dipinti su olio (in particolare i grandi ritratti nei quali eccelleva come Portrait Dama Oaxaqueña, Portrait of Natasha Gelman, Calla lilly vendors) ma anche il taccuino del viaggio in Italia, mai esposto prima e il famoso ritratto di Frida nuda. Rivera riuscì a dare voce ai problemi e ai bisogni contemporanei rimanendo nella memoria collettiva del paese. Finché i fatti che egli rappresentava erano in linea con i compiti della società, rimase il più importante dei due. Ma dopo che avrete assaporato lentamente la mostra non ne sarete ancora così convinti. Sono oltre 130 le opere dei due artisti insieme per la prima volta in Italia, tutte degne di nota e che ovviamente non potrebbero essere più diverse (quelle di lei in numero ridotto e per lo più di piccolo formato, quelle di lui sterminate e il murales) eppure per alcune le assonanze sono a dir poco speculari. Sorprende anche il ricco corredo fotografico di oltre 80 scatti targati Nickolas Muray, Manuel e Lola Alvarez Bravo, Florence Arquin e Leo Matiz e dei docufilm dell’epoca sulla coppia. In particolare Frida amava gli scatti in posa mascherata inscenando ancor oggi ai nostri occhi quello che avrebbe voluto essere nella vita: forte, esotica, creativa ed amorevole. Molto interessante anche la sezione di Frida inerente gli anni Cinquanta, dove con l’aggravarsi delle condizioni di salute l’artista passa dal genere predominante dell’autoritratto a quello delle nature morte. In questa sala sono esposti insieme due opere che sono la bandiera universale della sua arte nel mondo: l’uno in cui si dipinge come un girasole appassito, a capo chino nel tramonto. L’altro con lo sguardo fisso nel vuoto mentre il sole e la luna sono al volgere e una colomba, simboleggiare l’anima, è posta sul segno dell’infinito. E’ dunque la forte personalità di Frida il filo conduttore dell’esposizione già catalizzatrice della critica, ma anche l’artista come vera e propria icona di moda. Di Frida non sono solo esposti i disegni e i dipinti (e nel dettaglio su olio, su masonite, su alluminio come Diego in my mind, Self-portrait wearing a Velvet Dress o Diego and I) ma anche il corsetto di gesso sul quale Frida dipinge la falce e il martello comunista sopra il feto del proprio doloroso aborto e la leziosa collezione di vestiti che congeda il visitatore nell’ultima sala. In realtà la scelta di mixare gli stili di diversi villaggi dello stato di Oaxaca non rispondeva solo ad un gusto smagliante ed anticonformista che le valse una linea dedicata di Schiapparelli nel 1948 a Parigi o le copertine di “Vogue”, ma l’incarnazione del desiderio di indipendenza totale, anche economica. Infatti il vestito che usava di più era quello della città di Tehuantepec, in cui sono le donne ad avere l’autorità nelle questioni economiche. Come ben argomenta Helga Prignitz-Poda “con le sue visioni permeate dal mito, Frida parla il linguaggio dei sentimenti universali dell’umanità:la compassione, l’empatia –oggi sempre più rara- il desiderio d’amore, il superamento della solitudine. Per questo Frida Kahlo è sempre attuale, oggi come allora, non solo in Messico ma in tutto il mondo. La sua solitudine è più vicina all’umanità di oggi della visione collettiva di Diego”. Vale a dire Frida icona di un mondo femminista, ieri come oggi.


 

FRIDA KAHLO E DIEGO RIVERA
Palazzo Ducale
20 settembre 2014-8 febbraio 2015
A cura di: Helga Prignitz-Poda, Christina Kahlo, Juan Coronel Rivera

Progetto allestimento: Corrado Anselmi
Grafica allestimento: Bruno Stucchi
Orari: lunedì dalle 14 alle 19, dal martedì alla domenica dalle 9 alle 19, giovedì dalle 9 alle 22,30. La biglietteria chiude un’ora prima.
Ingresso: intero 13 euro, ridotto 11 euro. Sotto i anni gratuito, dai 6 ai 10 anni 5 euro, studenti fino a 26 anni il giovedì dalle 19 alle 22,30 sempre 5 euro.
Informazioni: 0039 010 9280010 oppure al sito www.fridakahlogenova.it
Catalogo: Skira, 280 pagine di cui 318 colori, 49 euro. Il volume comprende testi di Helga Prignitz-Poda, Jean Charlot, Salomon Grimberg, Cristina Kahlo, Juan Rafael Coronel Rivera, Diego Lopez Rivera, Pedro Diego Alvarado Rivera e Guadalupe Rivera Marìn.

Sono previsti corsi di formazione per insegnanti e atelieristi a tema, laboratori per le scuole, incontri e proiezioni a cura di Circuito Cinema Genova e poi visite guidate per le scolaresche e aperture straordinarie.

Palazzo Ducale
Piazza Giacomo Matteotti 9
16131 Genova

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