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Archivi categoria : Mostre Milano

Oro, 1320 – 2020. Dai Maestri del Trecento al Contemporaneo, Galleria Salamon, Milano, dal 22/11/2019

La mostra “Oro, 1320 – 2020. Dai Maestri del Trecento al Contemporaneo” organizzata da Matteo Salamon della omonima galleria milanese, che si terrà nelle prestigiosa sede di Palazzo Cicogna a Milano dal 22 novembre 2019 al 31 gennaio 2020, nasce con l’intenzione di tracciare una traiettoria diacronica sull’uso (e contestualmente sul significato) dell’oro nelle arti figurative.
Saranno messe in relazione opere del XIV e dell’inizio del XV secolo – dalla tradizione giottesca al Gotico Internazionale a Firenze e in Italia centrale – e lavori di grandi artisti italiani degli ultimi cinquant’anni: da Lucio Fontana a Paolo Londero e Maurizio Bottoni, interpreti, nelle opere presentate in mostra, delle simbologie intrinseche al materiale prezioso.

Lo scopo tuttavia non è solo quello di condurre una ‘storia della foglia d’oro nelle arti’, mettendo in relazione gli aspetti tematici che ne presupponevano l’utilizzo alla fine del medioevo e quelli che invece ne contemplano l’impiego ancora oggi; la finalità scientifica di una rassegna di questo tipo è soprattutto quella di cercare, in due momenti distanti della storia culturale del nostro paese, i segni tangibili di una unica tradizione, che emerge con forza esuberante grazie soprattutto al recupero, da parte di autori moderni, di tecniche e procedimenti usati nei secoli trascorsi.
Non è un caso che le opere antiche, che saranno esposte nella rassegna, sono tutte riconducibili a quel modello di bottega tramandato a noi da un documento storico essenziale quale il Libro dell’arte di Cennino Cennini, un trattato di 178 capitoli nei quali l’artista parla organicamente del funzionamento della bottega di un pittore: si dilunga sulla centralità del disegno, sulle ricette per la preparazione dei pigmenti, sulle varietà dei pennelli e sui differenti supporti; ben dodici capitoli sono dedicati alla doratura delle tavole e alle differenti tecniche di missione.
Le opere a fondo oro che verranno esposte dalla galleria Salamon, tavole di Giovanni Gaddi – maestro di scuola giottesca attivo insieme al padre Taddeo nella prima metà del Trecento –, di Andrea di Bonaiuto, Antonio Veneziano e dell’anonimo pittore noto come Maestro dell’Incoronazione della Christ Church Gallery di Oxford, sono la rappresentazione tangibile delle tecniche illustrate da Cennini, mentre i dipinti quattrocenteschi di Mariotto di Nardo (la Madonna col Bambino e quattro santi, ritenuta uno dei capolavori della sua tarda attività), Ventura di Moro e del marchigiano Giovanni Antonio da Pesaro attestano la continuità e la vitalità di questa tradizione – e non solo a Firenze – fino al 1430 circa. Ma la lettura di Cennini, e in generale lo studio delle tecniche usate dagli antichi maestri, è fondamentale anche in alcuni aspetti dell’arte di Lucio Fontana nel XX secolo - di Fontana sarà esposto un Concetto spaziale in oro del 1960 - e soprattutto di Paolo Londero (Milano 1969) e Maurizio Bottoni (Milano 1950).
Nelle sculture di Londero, artista eclettico la cui formazione da restauratore tradisce la centralità della materia nella sua arte, si assiste a una continua dialettica di corpi e sostanze. La sua Gallina dalle uova d’oro provoca un ribaltamento ironico, ma denso di significato, del senso della fiaba. A essere d’oro è la gallina stessa e il pulcino che schiude un uovo di lacca bianca, segno che la preziosità sta nella vita e non nel guscio, in un gioco di tesi ed antitesi dal sapore hegeliano ma con rimandi di forme e contenuti addirittura al neoplatonismo michelangiolesco. Una riflessione sulla specificità intrinseca e simbolica dei materiali che si ripete nella Verza d’oro: a questa si apprestano formiche di lacca nera, pronte a nutrirsi delle foglie dorate, emblema delle illusioni, senza tuttavia giungere al cuore della brassica (che è reale e difatti non è d’oro), vero nocciolo tematico della composizione.

Ancora più significativa, seguendo questa lettura, appare l’esperienza dell’arte di Bottoni: il pittore lombardo, attivo da oltre quarant’anni e gratificato da uno straordinario successo – nonché dalla ininterrotta stima da parte dei critici d’arte antica e moderna –, è uno dei più fieri portavoce del recupero delle tecniche della tradizione preindustriale, dalla preparazione delle tavole e delle tele a quella dei colori. Presenterà in mostra una preziosa tavola dallo spirito surrealista: Oggi riposo, digressione al tempo stesso ammirata e divertita sul tema della Vanitas. Ma Bottoni è anche uno dei più grandi disegnatori dal vero del panorama italiano contemporaneo, “uno dei pochi maestri della penisola che sanno dare ancora vita alle cose”, come ebbe a dire in un fulmineo giudizio, nel 1997, il grande Federico Zeri. L’intrinseco senso della natura nella sua visione, dell’arte e dell’esistenza stessa, ben si esprime col tema delle zolle di terra, descritte dal vero e trasposte sull’oro in un contrappunto tra realtà e illusione che ricorda da vicino la temperie formale e immaginifica del Tardogotico. Come su fondo oro sono trasposte le Rose di Volpedo, sentito omaggio al naturalismo sincero e appassionato della poetica di Giuseppe Pellizza (si tratta di rose colte in un roseto selvatico sorto nel cimitero di Volpedo, presso la sepoltura del maestro). L’idea di Bottoni, per cui secondo le sue stesse parole “tutto ciò che è creato è divino”, ben presuppone l’uso del fondo oro, forma visibile e simbolica della divinità stessa, e di conseguenza contesto esemplare per uno sguardo commosso verso gli aspetti minuti del mondo naturale.
Bottoni e Londero in definitiva, con il loro studio meticoloso di materiali e tecniche, rappresentano una risposta coraggiosa e consapevole al proliferare di autori e correnti, ormai svincolati dal quel lavoro manuale che l’arte necessariamente implicava fino a pochi decenni orsono. Bottoni in particolare, come Annibale Carracci quattro secoli fa, pare convinto che “i pittori abbiano a parlar con le mani” e che l’incanto della creazione non sia dunque mai riproponibile con mezzi tecnologici e multimediali. Ma se come insegna Vittorio Sgarbi: “tutti gli artisti contemporanei sono contemporanei”, pure coloro che fieramente antepongono ai nuovi linguaggi il valore della tradizione vanno considerati autentici testimoni del nostro tempo.
E il legame che, con le loro opere, nutrono coi secoli passati ci culla dolcemente, donandoci la certezza che antico e moderno potranno per sempre dialogare, soprattutto nel nostro sguardo stupito davanti alle opere di questi grandi interpreti.


Oro, 1320 - 2020. Dai Maestri del Trecento al Contemporaneo
A cura di
: Matteo Salamon
dal 22/11/2019 al 31/01/2020
Informazioni
: T. 02 7602 4638 - info@salamongallery.com - www.salamongallery.com/

Orario: dal lunedì al venerdì, 10 - 13 e 14 - 19
Ingresso: libero
Ufficio Stampa: Studio ESSECI – Sergio Campagnolo - Ref. Roberta Barbaro - gestione3@studioesseci.net - T. + 39 (0)49 663499

Galleria Salamon
Palazzo Cicogna, I° piano
via San Damiano 2
20122 Milano

 
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Paolo Mazzoleni: Urbagrammi, Antonia Jannone Disegni di Architettura, Milano, dal 30/10/ al 6/11/2019

Urbagrammi. Dispacci dalla città "è un progetto fotografico semiserio, nato dall’utilizzo un po’ compulsivo della fotocamera del telefono e dei social network. Gli scatti raccolti in questo progetto sono effettuati (quasi sempre) in ambiente urbano e rappresentano il mio arbitrario punto di vista sugli spazi che attraverso, con particolare attenzione agli specifici caratteri di urbanità dei luoghi.
Paolo Mazzoleni

In mostra sessanta fotografie realizzate dall'architetto Paolo Mazzoleni tra il 2013 e il 2019 che documentano luoghi e architetture di Milano, dell'Italia e dell'Europa.

Paolo Mazzoleni (Milano, 1974), architetto e dottore di ricerca, esercita a Milano la professione occupandosi principalmente di residenza. All'attività di progettista unisce l'esperienza didattica e di ricerca presso il Politecnico di Milano sui temi dell’urban design e della residenza urbana contemporanea. Dal 2008 è direttore scientifico di AAA architetticercasi, concorso di progettazione per architetti under 33 promosso dal sistema delle cooperative di abitanti di Confcooperative. Dal 2009 al 2015 è membro della Commissione Comunale del Paesaggio del Comune di Milano, che dal 2012 presiede. Dal 2009 è Consigliere e dal 2017 Presidente dell'Ordine degli Architetti P.P.C della Provincia di Milano, per il quale ha curato in particolare il Premio Europeo di Architettura Matilde Baffa e Ugo Rivolta, premio per edifici di Social Housing realizzati in Europa e ha ideato e coordinato Concorrimi, bando tipo e piattaforma informatica on-line per lo svolgimento di concorsi di idee e di concorsi di progettazione.

PAOLO MAZZOLENI: Urbagrammi
Dal 30/10/ al 6/11/2019
Inaugurazione: mercoledì 30 ottobre 2019, ore 19:00
Orari: 31 ottobre e 1 novembre 2019 11:00-19:00, dal martedì al sabato 15:30-19:30, la mattina su appuntamento
Informazioni: T. +39 02 29002930 - info@antoniajannone.it - www.antoniajannone.it

Antonia Jannone
Disegni di Architettura
Corso Garibaldi, 125
20121 Milano

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Alberto Canzani: Quadri da leggere, Viaggi didascalici nella Storia dell’Arte, Biblioteca del Daverio, Milano, dal 22/10 al 29/10/2019

I DUE ONNISCIENTI

«Lunga, paziente, difficoltosa, ma affascinante ricerca», così definisce la sua indagine conoscitiva Alberto Canzani, gentiluomo con il vizio della cultura.
Da Napoleone alle Signorie italiane nel Medioevo, da Leonardo da Vinci ai Cavalli nelle storia, dai Colori del mare alla Neve e al ghiaccio, dalle Cupole ai Grandi patrimoni, dagli Architetti antichi a quelli moderni, agli Avvocati, ai Notai, agli Ingegneri, ai Medici.
Se passate una serata con lui e inavvertitamente vi lasciate sfuggire la parola fiumi, qualche tempo dopo rischiate un invito a casa di Alberto e Albertina per un tè delle cinque. Mentre state discorrendo, Alberto vi dirà:  «Guarda su quella parete…». Vi troverete di fronte a un suo quadro da leggere, con l’intera mappa fluviale del nostro pianeta. «Sai - vi dirà Alberto - avevi detto fiumi».Ci voleva mia cugina Alberta per presentarmi Alberto e Albertina, consorte e musa di Alberto. Le segnalazioni di Alberta sono rare, originali e infallibili: lei scopre tesori e Alberto, etimologicamente significa molto illustre, proprio come i tre personaggi di questa storia. Per questo ero assai ben disposto quando, nell’ormai lontano 2016, sono andato nello studio-casa Canzani, ma mai avrei immaginato di trovarmi di fronte a quadri intitolati: A tavola con la storia, Il profumo del pane, Le amanti reali, Erotica universalis, Sfere, Cubi, Coni e via dicendo. Il lavoro di Canzani è molto interessante per vari motivi: innanzitutto perché il risultato finale è bello da vedere, poi perché la ricerca su personaggi e vicende trattate è manicale e approfondita. Infine, perché queste composizioni non sono un elenco del telefono bensì il frutto di un lavoro critico che emerge dalle scelte fatte dall’autore per rappresentare un argomento. Quindi, i Cristiani e l’Islam, secondo Canzani, Il sole nell’arte antica, secondo Canzani e perfino le Mappae Mundi, mostrano una geografia canzaniana, perché dietro al gentiluomo Alberto, chef quasi Cordon Bleu, è nascosto un ribelle che procede a modo suo. D’altra parte, per creare nuove ricette, in cucina e nella vita, così bisogna fare.

Diciannove anni fa, nell’ottobre del 2000, stavo accompagnando Philippe Daverio a Basilea dove fu girata la prima trasmissione di Passepartout.
A un certo punto, nel bel mezzo del traforo del Gottardo, la mia automobile cominciò a fumare e si fermò. Ebbi appena il tempo di rifugiarmi in una delle rare piazzuole laterali. Philippe, senza scomporsi, si tolse la giacca e scese. Aprì il cofano. Tornò in macchina e disse: «Ho capito, ma prima siamo costretti a brindare». Stappò la bottiglia di Louis Roederer Cristal Brut che gli avevano appena regalato. La bevemmo frustati dai tir che passavano. Una volta scolata la Cristal Brut, Philippe tirò fuori il suo coltellino svizzero e ridimensionò il tappo di sughero. Poi scese, riuscì a smontare le candele con la pinza in dotazione al temperino, cacciò il tappo in uno dei cilindri, rimontò le candele e potemmo ripartire. Usciti dalla galleria, due militi della polizia stradale del Canton Uri ci fermarono chiedendoci spiegazioni. Con noi parlavano in tedesco, fra di loro, in dialetto. Avevano notato la nostra sosta grazie alle telecamere ed erano indecisi se sequestrarci l’auto e darci una multa salatissima.
Philippe si mise a parlare con loro. Cominciarono a scherzare e a ridere. Neanche Zelig nel film di Woody Allen fece una performance così. Cinque minuti dopo, ci congedarono senz’ammenda e fortunatamente senza alcool test, con gli auguri di buon viaggio.
Una volta ripartiti chiesi a Philippe: «Ma che lingua stavate parlando, sembrava un po’ yiddish».
«No, è il dialetto di Braunwald, nelle Alpi Glaronesi». Io tacqui. Il volante nel frattempo l’aveva preso lui.
Vi ho raccontato questa storiella per spiegarvi come mai ho presentato Philippe Daverio ad Alberto Canzani. Già dopo la seconda visita nello studio-casa di via Vincenzo Monti, a Milano, mi era chiaro che Alberto sapesse quasi tutto e che l’unica persona che avrebbe potuto tenergli testa fosse Philippe, che sa tutto.
Io sono stato il tramite.
Oggi è il 1 ottobre 2019. Sono a Calcutta per un lavoro. Sto camminando per strada. Squilla il telefono. È Alberto che vuol sapere a che punto sono con questo testo. «Dove sei?» mi chiede. «In questo momento sono a Calcutta, mi trovo davanti all’ingresso della Casa Madre delle Missionarie della Carità, il convento di Madre Teresa. Fra mezz’ora ho un appuntamento con suor Indira». Alberto non fa una piega e mi dice: «Allora vuol dire che sei in Rippon Street. Torna indietro in Elliot Road, non mettere giù il telefono». «Ecco, ci sono, sono in Elliot Road» rispondo io. «Vedi la casa con la porta verde subito a sinistra? Sul citofono c’è scritto Vimercate - Imbersago. Suona. Ti aprirà suor Pia. Salutala molto. È stata vicina a Madre Teresa». Suono e dopo un quarto d’ora sono seduto di fronte a suor Pia.
Alberto Canzani, uomo discreto, è anche questo.

Jean Blanchaert

STIAMO VIVENDO

Stiamo vivendo un’epoca straordinaria per le arti. Preoccupante per molti versi, per l’apparente vuoto di idee, per il conformismo del mercato e per la conseguente disattenzione del pubblico, è invece foriera di esperimenti curiosi e come tali innovativi. Ogni salto tecnologico ha infatti influenze inizialmente sotterranee e successivamente sorgive per la mutazione delle pratiche. Ed è ciò che sta avvenendo sotto i nostri occhi, purché siano questi aperti e liberati dalle lenti del conformismo. L’invenzione della stampa, ormai oltre mezzo millennio fa, portò alla generosa stagione delle incisioni. L’invenzione dei tubetti di colore portò gli artisti fuori dagli studi verso l’aria aperta. L’invenzione della fotografia spinse la pittura a superare la rappresentazione e a aprirsi alle astrazioni. Dove ci sta portando oggi la formidabile rivoluzione digitale?
Le risposte sono tante e non ancora codificate. Ma due sono i contributi di rottura che sino ad oggi sono apparsi. Il primo è quello che viene fornito dalla cornucopia d’informazioni visive che offre la rete e che nessuno, neppure i maggiori parrucconi frequentatori di pinacoteche, poteva immaginare di possedere e comparare. E’ nato il più grande museo del mondo, e per giunta accessibile a tutti stando a casa. Il secondo è altrettanto dinamico per chi è in grado di giocarselo. Ed è quello legato alla manipolazione dei dati visivi che la macchina consente di porre in atto con grande facilità. La fotografia non è più solo quella stampata sulla carta e ritagliata con sottile inventiva per comporre i collages che tanto piacevano ai surrealisti. La fotografia è materiale plasmabile, combinabile, trasformabile, se si sa usare con abilità la macchina digitale. 
È grazie a questo doppio parametro che Alberto Canzani è riuscito ad elaborare un proprio cosmo visivo e a trasformarlo in quadri, anzi forse ad inventare quadri per alimentare e stimolare il proprio cosmo visivo. Apparentemente tutto sembra essere sorto come una sorta di percorso ludico personale e liberatorio; ma dopo anni di esercizi e di esercitazioni, dopo accumuli di immagini combinate e diventate concrete, il percorso è diventato una collezione con una sua logica, un suo ritmo, una sua cifra estetica e, perché no, una sua autentica poetica.

Philippe Daverio

Alberto Canzani, nato a Milano nel 1948 sotto il segno della Bilancia, dopo gli studi all'Università Bocconi, nel 1968 inizia subito alavorare nell'Azienda petrolchimica del padre: attività che prosegue dopo la sua scomparsa. Per i 43 anni successivi continua l'attività industriale integrandola però con la costruzione di piste ciclabili nei parchi, nelle foreste e sulle strade alzaie di fiumi e canali. Oggi si occupa, ormai quasi esclusivamente, di operazioni immobiliari. È appassionato di fotografia, di Storia e di Arte della Pittura antica e moderna; il suo hobby è l'astronomia mentre anni fa ha praticato assiduamente lo sci, il volo e le immersioni subacquee. È buongustaio e talmente innamorato dell'Arte Culinaria da avere addirittura creato una salsa per esaltare il Risotto alla Milanese: divertissement particolarmente piacevole perché come scrisse il famoso Anthèlme Brillat-Savarin "La scoperta di una nuova ricetta è, per l'Uomo, più importante della scoperta di una nuova Stella."


Alberto Canzani: Quadri da leggere, Viaggi didascalici nella Storia dell'Arte
Presentazione di: Philippe Daverio

Orari: 17.00-20.00
Ingresso: libero

Informazioni: T. 02 866169 - M. 333 1007316 - www.philippedaverio.it -www.albertocanzani.cominfo@albertocanzani.com

Biblioteca del Daverio
Palazzo Ravizza
Piazza L. V. Bertarelli 4

20122 Milano

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Maria Cristina Carlini: Concepire nella materia, Galleria Artespressione, Milano, dal 12 al 24/10/2019

In occasione della Quindicesima Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI, la galleria Artespressione di Milano di Paula Nora Seegy inaugura la mostra "Concepire nella materia. Opere scelte di Maria Cristina Carlini", accolta dal 12 al 24 ottobre 2019 nei centralissimi spazi nei pressi di via Torino.
L'esposizione, a cura di Matteo Pacini, presenta un'accurata selezione di sculture e carte di piccole e medie dimensioni, tra cui diversi inediti, dell'artista Maria Cristina Carlini, da oltre quarant'anni esponente di spicco del panorama internazionale.
Si spazia da sculture in grès, bronzo e a tecnica mista, come i Libri bruciati e i suoi iconici Crateri, accostati ad alcuni lavori dalla serie Le Monache e alla svettante Scala, fino alle opere su carta realizzate dall'artista negli ultimi anni. La rassegna quindi ben rappresenta l'instancabile sperimentazione di Maria Cristina Carlini con materiali differenti, da sempre fondamentale nella sua ricerca.
La forza dei suoi lavori risiede, infatti, nell'indissolubile legame con la materia quale elemento primordiale che rimanda all'origine del mondo, capace di evocare memorie in cui convivono passato e presente. E dalla materia così concepita prendono vita opere dalle forme essenziali, che evidenziano il profondo rapporto con la terra, l'uomo e la sua storia.
Dal 28/09/2019 l'opera "Impronte" di Maria Cristina Carlini è accolta dal prestigioso Museo del Parco di Portofino, Centro Internazionale di Scultura all'Aperto, presieduto da Daniele Crippa e curato da Serena Mormino, in collaborazione con l'Associazione Culturale AMARTE, ed entra a far parte della sua importante collezione permanente che annovera oltre 200 opere di affermarti artisti provenienti da tutto il mondo. (www.artdirectory-marussi.it/eventi/il-mupa-di-portofino-accoglie-in-permanenza-la-scultura-impronte-di-maria-cristina-carlini-28-09-2019/)

Maria Cristina Carlini fin da giovanissima esprime una forte passione per la ceramica, che inizia a lavorare assiduamente nei primi anni Settanta in California, per poi esprimersi con l'utilizzo di diversi materiali quali il grès, il ferro, l'acciaio corten, la lamiera, il legno di recupero e la resina, per creare bozzetti e sculture di piccole e grandi dimensioni.
La carriera internazionale di Maria Cristina Carlini è costellata di riconoscimenti e il suo percorso artistico vanta numerose mostre personali e collettive in prestigiose sedi pubbliche e private in tutto il mondo.
Le sue sculture monumentali sono presenti in permanenza in Europa, America e Asia, e numerose pubblicazioni testimoniano la sua intensa attività artistica, con contributi di affermati critici.
Maria Cristina Carlini vive a Milano, dove ha sede il suo studio in cui l'artista prosegue instancabile la sua fervida attività creativa. www.mariacristinacarlini.com

Concepire nella materia. Opere scelte di Maria Cristina Carlini
A cura di: Matteo Pacini
In occasione della: Quindicesima Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI
Dal 12 al 24 ottobre 2019
Inaugurazione: sabato 12 ottobre ore 11-20.30 e incontro con l'artista ore 18.30
Orari: martedì - sabato ore 12-19
Ingresso: libero
Informazioniwww.artespressione.comartespressione@gmail.com - Matteo Pacini - mpacini@artespressione.com - M. +39 329 9648086; Paula Nora Seegy - pnseegy@artespressione.com - M. +39 335 594 61 48
Ufficio Stampa: IBC Irma Bianchi Communication - T. +39 02 8940 4694 - M. +39 328 5910857 - info@irmabianchi.it

GALLERIA ARTESPRESSIONE
via della Palla 3 (angolo via Torino)
20123 Milano

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Alessandro Busci: Steel Gardens, Antonia Jannone, Milano, fino al 29/10/2019

STEEL GARDENS (VISIONS ON CORTEN) nuova mostra personale di Alessandro Busci, a cura di Angelo Crespi, si è inaugurata il 9 ottobre in anteprima a Milano e terminerà il 29 ottobre.
Dal 21 novembre al 12 gennaio 2020, la mostra proseguirà a Londra alla Galleria Senesi Contemporanea. In esposizione una quindicina di opere recenti in smalto su ferro.
Il protagonista delle opere esposte è il paesaggio, urbano e naturale. Alle immagini degli spazi cittadini e dell’architettura contemporanea di Milano e Londra, con il loro impetuoso sviluppo urbanistico, di acciaio e cemento, si affiancano e contrastano immagini del mondo naturale, tra differenti richiami e suggestioni.

La pittura di Alessandro Busci è giunta a una perfetta sintesi, dopo intensi anni, dapprima di apprendistato e, poi, di affinamento. Se da principio avrebbe potuto essere incardinata semplicemente nella figurazione, pur nella magmatica matericità dei supporti in acciaio corten trattati con acqua e acidi, via via essa ha assunto forme meno prevedibili e scontate. È dunque quella di Busci una figurazione che, oggi, tende sempre più all’informale, di grande potenza segnica, a tratti violenta nel gesto, dai toni decisamente espressionisti” queste le parole con il cui il curatore, Angelo Crespi introduce la mostra nel prestigioso catalogo con intervento d’artista, realizzato da De Piante Editore.
Inedita la formula voluta da Alessandro Busci, che propone, nelle giornate milanesi, un evento culturale diffuso, reso possibile grazie al sostengo di Banca Generali Private e alla collaborazione tra ArtIcon e De Piante Editore.
Negli appuntamenti riservati agli ospiti di Banca Generali Private, si alterneranno incontri con l’artista, con il curatore della mostra, e i paesaggi sonori del musicista Francesco Garolfi.
Inedito anche il parallelismo tra la storica Galleria Antonia Jannone di Milano, considerata una delle più autorevoli in Italia, e la Senesi Contemporanea che si confronta e propone sul mercato inglese, in uno splendido spazio in Dover Street, nel quartiere di May Fair a Londra, uno dei centri nevralgici più importanti dell’art system mondiale.

Alessandro Busci, pittore e architetto, vive e lavora a Milano.
La sua opera indaga le potenzialità dello scambio fra le tradizioni iconografiche occidentali e orientali e la sua produzione si distingue per la forte valenza del segno, pittorico e calligrafico, realizzato su supporti non convenzionali come acciaio, rame e alluminio lavorati con acidi e smalti o sulla più tradizionale carta.
Dal 1997 collabora con l’Atelier Mendini contribuendo alla realizzazione di vari progetti di architettura, decorazione e allestimento, tra cui la mostra itinerante di Telefono Azzurro e i wall-art per la catena di negozi Swatch. Nel 1999 si aggiudica il primo premio al concorso veneziano “La Fenice et des artistes” e presso la Galleria Antonia Jannone (Milano) espone con la personale “Acqua sporca. Luce marrone. Luce”, cui segue nel 2002 “Steel Life”.
Nel 2003 lo Spazio Poltrona Frau di Londra ospita una sua personale mentre nel 2004 viene invitato alla XIV Esposizione Quadriennale d’Arte (Anteprima Torino) ed è tra i finalisti della V edizione del Premio Cairo Communication. Per i dieci anni di attività espositiva, nel 2007, Italian Factory organizza una personale su due sedi (presso l’Istituto italiano di cultura a Madrid e all’Istituto dei Ciechi di Milano) e sue opere sono incluse in “The New Italian Art Scene”, progetto collettivo ospitato dal Taipei Fine Arts Museum a Taiwan, e nella mostra “Arte italiana 1968-2007. Pittura” ideata da Vittorio Sgarbi (Palazzo Reale, Milano). Nel 2008 hanno luogo “8”, personale presso la Mark Wolfe Gallery di San Francisco (CA, USA), e “Cor-Ten”, importante progetto che comprende cinquanta opere di grande formato su ferro che raccontano gli spazi della città contemporanea, esposto a Torino in concomitanza con T2 Triennale d’Arte Contemporanea e successivamente alla First Gallery di Roma (2009). Nel 2010, in occasione del China Trade Award, Busci e Cathay Pacific presentano alla Triennale di Milano il volume Airports, e nello stesso anno l’artista partecipa alla Biennale di Venezia nei padiglioni italiano e cubano. Nel 2011 ha luogo la personale “Milano-Napoli” alla Galleria al Blu di Prussia di Napoli e nel 2012 Flavio Caroli cura l’antologica “Omar Galliani | Alessandro Busci - Un passaggio di generazione (centro di gravità permanente)” al Museo MAGA di Gallarate (VA). Nel 2014 la grande personale alla Triennale di Milano, “In Alto Milano”, 90 opere dedicate al nuovo sviluppo della città verticale, curata da Ada Masoero. Nel 2017  l’esposizione alla Soglia Magica di Malpensa ed ancora le mostre di Milano, Roma, Napoli, Torino, San Francisco, Bilbao, Londra, Madrid, Lugano. Entra nella collezione San Patrignano, nel 2018.


ALESSANDRO BUSCI Steel Gardens
A cura di: Angelo Crespi
Dal 9 al 29/10/2019
Inaugurazione: mercoledì 9 ottobre 2019 alle ore 18:30
Orari: dal martedì al sabato 15.30-19.30, la mattina su appuntamento
Informazioni: T. 02 29002930 - info@antoniajannone.it - www.antoniajannone.itwww.alessandrobusci.com
Ingresso: libero 

Galleria Antonia Jannone - Disegni di Architettura
Corso Garibaldi 125
20121 Milano


Alessandro Busci: Steel Gardens
to Sun 12 Jan 2020
Tue-Sat 10am-6pm
Phone: +44 20 74936179
www.senesicontemporanea.co.uk


25 Dover St, Mayfair
London W1S 4LX
UK

 

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