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Archivi categoria : Mostre Milano

Tarik Berber: Seven sister, M.A.C. Musica Arte e Cultura, Milano, dal 22/01 al 24/01/2020

Vernissage: 21 gennaio 2020 a partire dalle ore 19.00

Allo Spazio M.A.C. Musica Arte e Cultura di, in Piazza Tito Lucrezio Caro, la Fondazione Maimeri presenta in collaborazione con ARTE.it: "Seven Sisters" una mostra antologica dedicata a Tarik Berber, artista bosniaco,  in occasione del ritorno in Italia dopo sette anni trascorsi a Londra. La mostra si inaugura martedì 21 gennaio alle 19 con una performance di Mario Lavezzi per proseguire in esposizione sino a venerdì 24 gennaio 2020.
Curata da Andrea Dusio "Seven Sisters" mette in scena quattro cicli pittorici sviluppati dall’artista nel suo periodo londinese tra il 2016 e il 2019 con oltre 30 opere in mostra, oltre a sketches e disegni preparatori. Un percorso che parte con Toxic Cadmium del 2016, per proseguire con Windsor Beauties del 2017 e Pop is Not Dead del 2018 per concludersi con la parte predominante dell’esposizione incentrata sul nuovo ciclo Seven Sisters che oggi dà il nome anche alla sua mostra di debutto sulla scena milanese.

Seven Sisters è una mostra che vuole offrire un primo tentativo di sintesi del colossale lavoro di Tarik Berber che da pochi mesi ha trasferito il proprio studio a Milano, rientrando in Italia con oltre 100 dipinti provenienti da quattro luoghi diversi d'Europa.

Andrea Dusio, curatore della mostra: “Tarik Berber, apolide per necessità, italiano per formazione diventa negli inverni che precedono il suo arrivo a Milano un artista compiutamente nordico, sino agli esiti più sorprendentemente düreriani di "Seven Sisters", il ciclo con cui va oltre la pittura, fondendola con la grafica e così producendo un segno assolutamente nuovo. Una mostra che parte dal Rinascimento per arrivare al Goth, espresso nella dominante rossa che attraversa "Seven Sisters". Quasi un sogno di Dürer, un percorso in cui sono le tecniche grafiche più sperimentali ad attrarlo, ma che nel contempo è un sogno fatto con i colori di un Rothko, o delle bandiere dei Prints di Jaspers Johns. "Seven Sisters" è ad oggi il lavoro più ambizioso del pittore bosniaco. È per molti versi una serie dedicata anche al paesaggio, anche se l'alternarsi di figure femminili e maschili costituisce l'elemento iconico e narrativo ricorrente da un dipinto all'altro. "Seven Sisters" è il compimento di un periglioso Winterreise, che Tarik Berber ha percorso senza cedimenti, mantenendo la sua fede nell'intensità e nella purezza dell'esperienza della pittura, come l'unico corpo a corpo con la vita e con la realtà possibile per un artista, mettendosi totalmente al servizio del colore, sino a concepire il disegno come una sorta di ricamo di precisione infinitesimale che si riconosce sotto le coltri dei suoi rossi, di sole accecante e di cieli invernali che bruciano in un solo istante, con l'ultima luce del giorno.

Tarik Berber è nato a Banja Luka, Bosnia ed Herzegovina nel 1980.
A undici anni nel pieno della guerra dell’ex-Yugoslavia si trasferisce con la famiglia in Italia a Bolzano per poi spostarsi a Firenze che sarà la sua città d’elezione sino al 2007 formandosi alla Accademia di Belle Arti dove è allievo dei corsi di pittura di Adriano Bimbi e inserendosi presto nella scena artistica locale con importanti collaborazioni con la galleria d’arte Poggiali e Forconi.
Nel 2004 è il piu giovane artista ad essere invitato a esporre all’inaugurazione del MACI - Museo d’Arte Contemporanea di Isernia e nello stesso anno partecipa alla Seconda Biennale InTranSito al Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo a Roma. Nel 2006 la sua prima personale al Museo Nazionale Villa Pisani di Strà (Venezia).
Dal 2007 inizia il suo percorso di formazione europeo, prima a Berlino, poi nuovamente facendo ritorno a Firenze e infine trasferendosi a Londra dove vivrà sino al 2019. Negli anni londinesi continua senza interruzioni a coltivare i suoi rapporti con l’Italia con gli ex territori yugoslavi con mostre in Slovenia (Maribor), in Bosnia (tra cui la Galleria Nazionale di Sarajevo ed esposizioni a Bihac e Tuzla) e frequenti visite in Croazia a Zara. L’incontro con lo storico dell’arte e critico Edward Lucie-Smith è corollario del suo ingresso sulla scena artistica londinese che lo porterà ad esporre su iniziativa della Albemarie Gallery nella prestigiosa sede di Art Moor House nella city. Con Aria Art Gallery espone a Firenze (Toxic Cadmium, 2017) e a più riprese a Istanbul (Windsor Beauties, 2018). Nel 2019 decide di lasciare Londra per fare rientro in Italia per aprire il proprio atelier a Milano nel novembre dello stesso anno. Nel gennaio 2020 celebra il suo rientro in Italia con la mostra antologica “Seven Sisters” promossa da Fondazione Maimeri e ARTE.it e curata da Andrea Dusio, in cui riunisce il corpo della sua ricerca artistica degli ultimi 7 anni.

Tarik Berber nello studio, Foto © Claudia Agati

Tarik Berber: Seven sister
Curatore: Andrea Dusio
Dal 22/01 al 24/01/2020
Orari: 10 - 18
Enti promotori: Fondazione Maimeri - ARTE.it
Con il patrocinio di: Comune di Milano, Municipio 5
Con il supporto di: Golden View Firenze, Fretelli Burgio Siracusa, Vitiggio
Industria Maimeri, Assicurazioni Big Ciaccio
Media Partner: ARTE.it
Ingresso: libero
Catalogo con saggi di: Andrea Dusio e Alice Barale
Informazioni: Francesca Martire, Fondazione Maimeri - M.+39.347.7162530 - francesca.martire@fondazionemaimeri.it -  info@fondazionemaimeri.it - www.facebook.com/fondazionemaimeri - www.instagram.com/tarik.berber.art - https://tarikberber.tumblr.com

M.A.C. - Musica Arte e Cultura
Piazza Tito Lucrezio Caro 1
Milano

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Chiara Dynys: Aurora, Luca Tommasi Arte Contemporanea, Milano, fino all’18/01/2020

 

Ci sono tante aurore che non hanno ancora splenduto
Friedrich Nietzsche

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Un miracolo non solo cromatico, quello dell’alba, che modifica la realtà, la percezione, il senso del futuro: questo il tema al centro della mostra “Chiara Dynys. Aurora”, ospitata da Luca Tommasi a Milano dal 14 Novembre 2019.

La mostra ruota attorno ad una riflessione sul concetto di unicità che ogni alba rivela: benché si tenti di ricondurre ad alcune desinenze la colorazione che pervade il cielo sul far del giorno, ogni alba è di fatto unica ed irripetibile. Ma lo è anche perché è un nuovo inizio, un mistero aperto sul futuro: l’aurora di un nuovo giorno è la speranza nell’oggi che deve ancora venire, in quello che il mondo ci porterà, e in quello che sapremo fare noi per la vita che si rinnova. Per fare questo l’artista ha costruito una grande macchina prospettica sul modello di rinascimentali concatenazioni piramidali, una specie di ziggurat rovesciata di novanta gradi, composta da cinque grandi gradoni aperti l’uno dentro l’altro, elaborazioni tridimensionali di forme da sempre al centro dell’indagine di Chiara Dynys.
Gli stessi differiscono per colore, ma sono legati dalla parziale sequenza cromatica dello spettro solare, dal magenta al rosso. All’interno, ogni forma colorata è rivestita di superfici laccate e specchianti che mescolano i colori, pur così definiti, come avviene durante l’aurora. Infine, in fondo alla piramide cromatica che viene a comporsi, un video digitale dell’artista mostra in loop il lento susseguirsi di camere identiche l’una all’altra, irrorate però di luce colorata, ognuna corrispondente al colore delle diverse finestre. Il video, e le diverse desinenze cromatiche che ne emergono, tracimano all’interno delle “camere”, dando vita ad uno spettacolo immersivo in cui l’architettura della struttura confonde lo spettatore, in un’aurora cromatica mai uguale a sé stessa. Ma non è solo il gioco cromatico: a questo si deve aggiungere il senso del futuro che ogni aurora porta con sé, l’idea di passaggio - da un colore a un altro, ma anche da una sensazione ad un’altra - che l’aurora, e il nostro trascorrere dei colori significa non per gli occhi, ma per una mente sentimentale. Completano la mostra sei teche di vetro, argento specchiante e colore, allestite a coppie a creare un dialogo tra di loro e consolidare una tensione tra le diverse pareti della galleria. Le opere, teche che ingannano la percezione del fruitore, assumono un atteggiamento simile: esse stesse contengono diverse cromie, che rilette tutte insieme ricreano quell’ “Aurora” cui Chiara Dynys mira. 

Chiara Dynys è nata a Mantova e lavora a Milano. Sin dall’inizio della sua attività, nei primi anni Novanta, ha agito su due filoni principali, entrambi riconducibili a un unico atteggiamento nei confronti del reale: identificare nel mondo e nelle forme la presenza e il senso dell’anomalia, della variante, della «soglia» che consente alla mente di passare dalla realtà umana a uno scenario quasi metafisico. Per fare questo utilizza materiali apparentemente eclettici, che vanno dalla luce al vetro, agli specchi, alla ceramica, alle fusioni, al tessuto, al video e alla fotografia.
Chiara Dynys ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in importanti musei e istituzioni culturali pubbliche e private italiane ed estere. Tra le mostre più importanti della sua lunga carriera si possono ricordare: Musee d’Art Moderne, Saint’Etienne 1992; Galerie de France 2, Parigi 1993; CIAC, Montrèal 1997; Museum Bochum, Bochum 2003; Rotonda di Via Besana, Milano 2007; Museo Carlo Bilotti - Aranciera di Villa Borghese, Rome 2008; ZKM - Museum fur Neue Kunst, Karlsruhe 2009; Archivio Centrale dello Stato, Roma 2010; Museo Poldi Pezzoli, Milano 2013; Arkhangelskoye - VII Moscow Biennale, Mosca 2017; ICAE Armenia, Erevan 2018; Museo Correr contestualmente alla 58. Mostra Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, Venezia 2019; Mattatoio, Roma 2019. 

Chiara Dynys: Aurora
Presentazione di: Giorgio Verzotti
Dal 14/11/2019 al 18/01/2020
Inaugurazione: 14 novembre 2019 - ore 18,30
Orari: da martedì a sabato dalle 15:00 alle 19:00 e su appuntamento. Chiusa nei giorni festivi e dal 24 dicembre al 6 gennaio 2020.
Informazioni: M.+39 335242433 - luca@lucatommasi.it - www.lucatommasi.it

Luca Tommasi Arte Contemporanea
Via Cola Montano, 40
MILANO

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Chorus, M.A.C. – Musica Arte e Cultura, Milano, dal 27/11/2019

Il M.A.C. Musica Arte e Cultura ospita la mostra "CHORUS", curata da Valerio Dehò e organizzata da Ilaria Centola, che coinvolge dieci artisti, dieci solisti, che con i loro lavori danno vita a un dialogo e a un confronto attraverso tecniche e linguaggi diversi, pittura, scultura e installazione.
L'esposizione densa e articolata, della durata di una settimana, dal 27 novembre al 4 dicembre, punta all'incisività, intende lasciare un segno forte, scatenare suggestioni ed emozioni nel pubblico. Il M.A.C., luogo consacrato alla cultura, è un'istituzione aperta all'intersecarsi dei linguaggi e delle culture, perfettamente in linea con quelli che sono gli intenti di CHORUS.
Gli artisti coinvolti sono: Danilo Ambrosino, Adriano Cecco, Marzio Cialdi, Terenzio Eusebi, Giorgio Palù, Carlo Pasini, Flavio Pellegrini, Andrea Prandi, R.E.M.I.D.A., Francesco Silvestri.
I percorsi individuali di ciascun autore sono profondamente legati alla contemporaneità e riuniti in una mostra da considerarsi una grande "opera aperta", come la definisce il curatore Valerio Dehò. L'esposizione, infatti, mette in evidenza la particolarità e la scelta di percorsi individuali, in cui la creatività e la volontà di fare arte restano alla base di un fenomeno che travalica i singoli e si trasmette alla società. Il coro si intende come un luogo in cui si "produce", dedicato al mettersi insieme pur rimanendo distinti e autonomi, ognuno con la propria personalità ben delineata.
Fra i lavori esposti emerge una vena più intimistica, filosofica e riflessiva nelle opere di Terenzio Eusebi dove vengono trasferite con disegni e appunti, di grande e rara poeticità, esperienze negative della vita, quasi con l'intento di espiarle; per Andrea Prandi la complessa e intricata mente dell'uomo viene rappresentata dall'immagine del labirinto, resa in varie forme, o ancora, nelle sculture di Flavio Pellegrini l'analisi dell'identità e del succedersi degli stati d'animo, diviene un dialogo sul rapporto tra le forme e le emozioni, in cui l'astrazione è il risultato di un attenta costruzione di visioni multiple e interpretazioni non univoche.

Flavio Pellegrini: Indissolubile, 2019, legno e acrilico, cm43x70x22

Nelle tele di Adriano Cecco la realtà viene trasformata in forme astratte con un impianto cromatico minimale, semplificato ed alludono a un percorso individuale in cui la ricerca di una spiritualità si ritrova nella memoria. Forme e colore assumono importanza fondamentale anche nei lavori di Giorgio Palù che esprimono l'esigenza di riuscire a dare una forma emozionale alla materia e al rapporto tra la forma-colore e la forma-archetipo. Una visione legata invece al meraviglioso e allo straordinario è presente nelle opere di Carlo Pasini al cui interno, l'artista, ha saputo creare delle sorprese, una sorta di opere-trappola che visivamente forniscono alcune informazioni smentite poi da un esame più ravvicinato. Il gruppo dei R.E.M.I.D.A. considera l'artista colui che può mutare gli oggetti della realtà in opera d'arte e di conseguenza trasformare qualsiasi cosa in oro. Così gli Homeless, volti straordinari e unici, forti della loro verità, raccolgono il superfluo delle vite degli altri e lo fanno diventare il proprio tesoro personale.

R.E.M.I.D.A.: Marzia la collezionista, 2015, scatola in legno, oggetti di recupero, stampa su plexiglass_foglia oro, cm50x50-cm50x100

Elementi legati alla spiritualità e a un repertorio di simboli ritornano nelle sculture di Francesco Silvestri, l'uovo cosmico e il segno dell'infinito diventano metafora dell'ideale relazione fra micro-macro cosmo.

Francesco Silvestri: Uovo cosmico, Hiramyagarbha, legno e acciaio, diametro cm 60x 10

Maggiormente ispirati da temi che riguardano l'attualità sono Maurizio Cialdi e Danilo Ambrosino. Tutto il lavoro di Cialdi si articola in un rapporto continuo con il mondo circostante, le sue istanze e i suoi problemi; le forme chiuse, triangolari con gli angoli tondeggianti sono un elemento dell'allegoria che l'artista costruisce attorno al Global warming, al concreto pericolo di una distruzione del pianeta. La ricerca di Ambrosino, nei suoi lavori recenti, si concentra invece sul corpo ed in particolare quello dei migranti, corpi solidi, in pericolo, terrorizzati dall'idea della morte e da un futuro indefinito.

Accompagna la mostra un catalogo con testi critici di Valerio Dehò.


CHORUS
A cura di: Valerio Dehò
Inaugurazione: mercoledì 27 novembre, ore 18 - 21
Dal 28/11 al 4/12/2019
Orari: tutti i giorni dalle 11 alle 19
Ingresso:libero
Informazioni: info@stepartfair.com - www.stepartfair.com
Ufficio Stampa: IBC Irma Bianchi Communication - T. +39 02 89404694 - M. +39 334 3015713 - info@irmabianchi.itwww.irmabianchi.it

M.A.C.
Musica Arte e Cultura

Piazza Tito Lucrezio Caro 1
Milano

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Serge Attukwei Clottey: Sometime in your life, Galleria Lorenzelli, Milano, fino al 31/12/2019

Lorenzelli Arte riprende la stagione espositiva con la mostra Sometime in your life dell'artista ghanese Serge Attukwei Clottey, aperta al pubblico dal 12 ottobre al 31 dicembre 2019, dimostra come l'impegno sociale nell'arte possa coinvolgerci con la poesia.

Serge Attukwei Clottey, nato ad Accra, dove vive e lavora, nel 1985, Serge Attukwei Clottey è conosciuto a livello internazionale per le sue partecipazioni a numerose occasioni espositive in Europa e negli Stati Uniti, ultima delle quali al quartier generale di Facebook a San Francisco nel 2018, dove ha realizzato la monumentale installazione dell'opera Kusum Gboo Ga (La tradizione non muore mai). La mostra Sometime in your life propone una serie di opere realizzate apposta per l'occasione e fornisce uno spaccato delle nuove tendenze e delle sfide che affrontano gli artisti africani contemporanei per capire il contesto in cui nascono questi lavori, ovvero il panorama culturale, sociale ed economico da cui provengono. Centrale nel lavoro di Clottey è il dialogo con la storia culturale e politica del suo paese, il Ghana.
Le opere esposte, enormi tappeti, costituiti da tessere di plastica gialla unite fra loro da fili di rame, sono realizzate utilizzando le taniche gialle che l'artista, insieme al suo collettivo, ha raccolto per le strade e le spiagge di Accra. Questi contenitori, i gallons, furono portate dall'Europa durante l'era coloniale e costituiscono un immenso problema ecologico in Ghana, dove esistono poche iniziative per lo smaltimento e il riciclaggio. Conosciuti come galloni Kufuor - da John Kufuor, il secondo presidente della Quarta Repubblica del Ghana - queste taniche sono storicamente legate a gravi carenze idriche ad Accra.
I gallons vennero portati in Ghana dall'occidente, dall'Europa principalmente, come contenitori per olio da cucina o benzina, e furono quindi riutilizzati dalla popolazione ghanese per conservare acqua e far fronte al grave problema della siccità. Attukwei, mosso dall'obiettivo di restituire alla zona di provenienza un oggetto con una forma ma soprattutto con un valore diverso, iniziò a reinventare la finalità di questi oggetti come concetto fondante di un movimento artistico che chiamò Afrogallonism, che si può definire un riuscito esperimento di giustizia ambientale e sociale.
L'idea dell'Afrogallonism è quindi quella di cambiare la forma di un oggetto, diventato simbolico per la popolazione e che rappresenta un grandissimo problema per il suo paese, attraverso un concetto artistico che esplora la relazione tra l'oggetto stesso e il consumo e le necessità per la vita dell'Africa moderna. Attukwei trasforma il rifiuto in arte, attraverso materiale facilmente disponibile e a fortissima valenza politica, indagando la potente rappresentatività degli oggetti di uso comune e quotidiano ed esplorando narrazioni personali e politiche profondamente radicate in storie di scambi e di migrazioni.


Le sue opere, che tradiscono il legame con la tradizione tessile africana del Kente, sono arditi assemblaggi che esplorano i linguaggi della forma e dell'astrazione con le quali eleva il materiale ad un potente simbolo del sistema economico, del commercio e del riutilizzo, ma anche della globalizzazione e del ruolo del Ghana in questo contesto. L'artista ghanese utilizza i galloni tagliandoli in frammenti per ridurne il volume e quindi crea questo processo di tessitura nel quale fonde diverse storie, i galloni provengono da persone diverse e da diverse parti del paese. Ogni tessera di plastica ha tonalità di giallo diversa per la differente provenienza geografica, per il contenuto originario (benzina o olio) o a causa dell'età dei barili. Le tessere riportano anche i segni che servivano al riconoscimento dei galloni da parte dei proprietari oppure i codici a barre che creano una sorta di tessuto mimetico o i caratteri cinesi, indicativi di nuovi riferimenti di potere in Ghana.
Attukwei ripropone le taniche anche per creare maschere ossessionanti, murales e installazioni di arte pubblica. Fondamentale per lui è la nozione di performance come attività quotidiana non solo perché, insieme al suo collettivo GoLokal, si esibisce spesso a fianco delle installazioni, coinvolgendo la sua comunità nel dialogo su temi di giustizia economica, ambientale e sociale, ma anche per le modalità di approccio al lavoro, alla semplice ricerca del materiale

Il catalogo è stato realizzato in collaborazione con 1957 Gallery (Ghana). Testi critici di Kristen Windmuller-Luna, curatore del Dipartimento di Arte Africana del Brooklin Museum di New York e Marina Novelli, Professor of Tourism and International Development - University of Brighton


Serge Attukwei Clottey: Sometime in your life
Dal 11/10/2019 al 31/12/2019
Vernissage: 11/10/2019 ore 18.30
Ingresso: libero
Orari: 10.00-13.00 e 15.00-19.00, dal martedì al sabato (lunedì su appuntamento, festivi chiusi)
Informazioni: T. +39 02 201914 - fax +390229401316 - info@lorenzelliarte.comwww.lorenzelliarte.com - www.consolatodelghana.itinfo@consolatodelghana.it
Catalogo: Lorenzelli Arte n.160 in collaborazione con 1957 Gallery (Ghana), testi di Kristen Windmuller-Luna e Marina Novelli
Come raggiungerci: Metropolitana 1 (rossa)/Porta Venezia - Tram: 9/p.zza Oberdan - Passante ferroviario/Porta Venezia
Ufficio Stampa: Emanuela Filippi / Eventi e Comunicazione - T. +39.02.4547.9017 - +39.392.3796.688 - eventiecomunicazione@gmail.com

LORENZELLI ARTE
Corso Buenos Aires 2
20124 Milano

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Andrea Viviani: Le Ospiti, Galleria Teseo Arte, Milano, dal 14 al 28/11/2019

La mostra “Le Ospiti” a cura di Marco Teseo e Alessandra Valota, conclude il calendario degli eventi del 2019 della Galleria Teseo Arte, a Milano.
In esposizione dal 14 al 28 novembre è possibile ammirare le allegre e sognanti opere di Andrea Viviani, scultore trentino, che da anni rende arte la ceramica, sbucare da un tappeto di foglie autunnali.


Con un corpus di oltre 20 sculture, i suoi lavori uniscono spirito concettuale e spirito figurativo che riuscendo a proiettare in un immaginario infinito di forme ed evocazioni, stupiscono lo spettatore sulla straordinaria mutevolezza del materiale.
Proprio attraverso le molteplici sfaccettature delle opere, infatti, i soggetti vengono parzialmente celati e/o a volte dissacrati. Il riconoscimento ne diviene possibile solo attraverso l’interpretazione polisemica delle varie prospettive.
Dai tempi più antichi l’utilizzo della ceramica ha stimolato la fantasia dei più grandi esponenti artistici. È con l’intrigante e costante ricerca di Andrea Viviani che il nobile materiale ci porta in un mondo alchemico, dove Totem di casette alternandosi a sfere, sfidano la forza di gravità. Ne rimane uno spazio di limbo dove precarietà e ambivalenza richiamano lo spazio dell’esistenza umana.
Lo spettatore, si trova di fronte a volti di pesci umanizzati caratterizzati da espressioni bizzarre che ricordando le caricature di Giorgio Forattini, si scrutano, interrogano e creano dubbi e domande.
Ed ecco che la materia è plasmata da una sensibilità poetica, l’arte diventa un racconto, manifesto, e come parole, definisce un concetto nello spazio, trasmesso come una voce narrante, quasi come fossimo in una sinestesia , le parole vengono viste, il colore sentito, la forma percepita.
La complessità della realizzazione nelle opere di Andrea, definisce un disegno apparentemente disordinato che ha la natura dei sogni, dei desideri e pensieri dell’artista, saldati e impressi in una realtà dove ordine e disordine creano sintonia.
Il valore artistico è l’eccezionale capacità evocativa delle opere in grado di suscitare forti e vive sensazioni in chi osserva. Le opere, scultoree, rappresentano un percorso differente di volta in volta.
La ceramica viene modellata, levigata, patinata, come se la mano della natura la plasmasse con il linguaggio della Fantasia.
Un’arte figurativa che non si guarda, ma si sente”, un’arte che si guarda sentendo.

Andrea Viviani nasce a Tione di Trento nel 1970. Da sempre appassionato all’arte ha cominciato a praticare la pittura in tenera età. Durante il periodo universitario frequenta Campiglio e la Galleria d’Arte dei fratelli Orler. Qui conosce, tra gli artisti che gravitavano in galleria, Riccardo Schweizer (1925/2004). Maestro di grandi insegnamenti e convinzioni, “…bisogna disimparare per far posto alla poesia…in definitiva l’opera d’arte è una somma di errori…” è proprio Riccardo Schweizer che nel 1999 gli fa conoscere Roger Capron (1922/2006), importante artista ceramista francese che viveva a Vallauris, località francese conosciuta per essere stata la culla, nella seconda metà del 900, della ceramica moderna e contemporanea.
Lavorando per vari periodi in Provenza, presso l’Atelier Capron, Viviani entra nel mondo della scultura ceramica.
Ritornato in Italia nel 2002 apre il suo Studio d’Arte a Madonna di Campiglio, dove attualmente vive e lavora. Iniziano qui importanti collaborazioni con architetti e gallerie d’arte. Nel 2007/2008 collabora con “Il Sole 24 ore” per l'inserto “Progetto Manager” con dipinti e opere grafiche a commento degli articoli pubblicati.
In questi anni Viviani ha partecipato a numerose mostre presso gallerie pubbliche e private in Italia e all’estero aggiudicandosi riconoscimenti istituzionali e vincendo concorsi pubblici per la realizzazione di Opere d’Arte di rilievo. Ad oggi alcuni suoi lavori sono presenti in importanti istituzioni Museali: in Germania presso il Keramic Museum Westerwald di Hohr-Grenzhausen, in Svizzera presso il Musée de Carouge a Ginevra, in Italia presso il Museo dell’Accademia delle Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia e presso il Museo delle Ceramiche Cielle di Castellamonte (TO), per citarne alcune.

Mostre
2019. 
Milano, Le Ospiti. Galleria Teseo Arte, a cura di Marco Teseo e Alessandra Valota. Dal 14 al 28 novembre. Personale; Repubblica di San Marino, Terre Aritmiche. Galleria d'arte Spazio Onofri, a cura di Andrea Della Balda e Maria Grazia Selva. Dal 14 settembre al 5 ottobre. Personale; Madonna di Campiglio, Le mille facce della montagna. Sala della Cultura di Madonna di Campiglio, a cura di Giulia Cirillo e Cesare Orler. Dal 20 al 27 Luglio. Collettiva.; Albissola, Nebulosa Marina. Installazione scultorea permanente per il Comune di Albisola, a cura dell’Assessorato per le Opere Pubbliche e il Turismo; Brescia, Quante storie sulla luna, Galleria Colossi Arte Contemporanea. Dal 13 Aprile al 27 Luglio. Collettiva
2018. Milano, Teseo Arte, dal 1  al 31 Dicembre, collettiva.; Milano, Grand Art, Galleria Colossi Arte dal 9 all'11 Novembre. Collettiva; Milano, VS Arte Contemporanea, Dal 6 Dicembre al 6 Gennaio 2019, collettiva.; Padova, Arte fiera, Galleria Colossi Arte. Dal 15 al 19 novembre. Collettiva.; Gualdo Tadino, Andrea Viviani. Lost in ceramics, Museo Civico Rocca Flea. Dall' 8 al 30 settembre. Personale.; Castellamonte, Ceramics in love 58, Palazzo Botton, Museo della Ceramica. Dal 18 agosto al 2 settembre. Collettiva; Madonna di Campiglio, Floating Flowers, installazione site specific. Dal 3 agosto al 3 settembre; Ascoli Piceno, Menzione d’onore conferita alla Biennale Internazionale di Ceramica, Museo dell’Arte Ceramica, Musei Civici di Ascoli Piceno. Dal 1° maggio al 30 dicembre. Collettiva; Padova, Tra Materia e Forma, Mediolanum Art Gallery, a cura di Colossi Arte Contemporanea. Dal 20 aprile al 20 maggio. Collettiva; Genova, Arte Fiera, Galleria Colossi Arte. Dal 15 al 19 febbraio. Collettiva.
2017. Carouge, Ginevra. Vincitore del primo premio al Concorso Internazionale di Ceramica Carouge 2017. Esposizione presso il Museo di Carouge. Dal 16 settembre al 10 dicembre. Collettiva; Perugia, Andrea Viviani. Playground, Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci”, Temporary Academy 13, a cura di Emidio De Albentiis. Dal 5 al 18 luglio. Personale; Roma, Living Nature, MACRO Testaccio, a cura di Antonietta Campilongo. Dal 9 al 10 giugno. Collettiva; Cinisello Balsamo, Andrea Viviani. Playground, Villa Ghirlanda Silva, a cura di Antonio Lombardo. Dal 27 maggio al 26 giugno. Personale; Trento, vincitore del concorso per la realizzazione di un’opera d’arte presso le scuole Crispi
2016. Lugano, RESPECT Rebirth/Third Paradise International Mail Art Exhibition, via della Campagna n. 22, a cura di Erco Art Lab. Dicembre. Collettiva; Torino, Linguaggi pittorici in dialogo, Galleria 20. Dal 6 al 20 ottobre. Collettiva; Roma, Andrea Viviani. Ritmi instabili, Musei di Villa Torlonia, Casina delle Civette, a cura di Gianluca Ranzi. Dal 17 settembre 2016 al 15 gennaio 2017. Personale
2015. Milano, Andrea Viviani. Watermedium performance, EXPO 2015, piazzetta Regione Emilia Romagna. 5 ottobre. Personale; Madonna di Campiglio, Andrea Viviani. Volo libero, Galleria Orler. Dal 15 aprile al 15 luglio. Personale; Bologna, Setup Art Fair, galleria Artissima. Dal 23 al 25 gennaio. Collettiva; Tesero, vincitore dal concorso per la realizzazione di un’opera d’arte presso la casa di riposo Giovannelli
2014.  Novara, Premio Città di Novara, Palazzo Bellini di Oleggio. Dal 15 al 30 novembre. Collettiva; St. Johann, Austria, Europaischer Kunstler Kintz Art, MUSEO St. Johann in Tirol. Dal 18 al 23 novembre. Collettiva; Madonna di Campiglio, Andrea Viviani. Il viaggio, Galleria Orler. Dal 2 al 10 aprile. Personale; Ferrara, Mostra nazionale di scultura San Giorgio e il drago, Palazzo delle Poste. Dal 12 al 23 aprile. Collettiva


Andrea Viviani: Le Ospiti
A cura di:  Marco Teseo e Alessandra Valota
Inaugurazione: Giovedì 14 novembre, ore 18,30
Dal 14 al 28/11/2019

Orari: Lunedì - Venerdì: 10.30 - 13.30 / 15.00 - 19.00; sabato: 10.30 - 13.00
Ingresso: libero
Informazioni: T. +39.02.91092271 - M. +39.338.2823376 - www.teseoarte.com  - info@teseoarte.com

Galleria Teseo Arte
Corso Italia 14
20122 Milano

 

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