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Archivi categoria : Mostre Milano

Francesca Matarazzo: Lost, Tommaso Calabro Art Gallery, Milano, fino al 29/02/2020

La galleria d’arte Tommaso Calabro presenta Lost, un progetto di Francesca Matarazzo (1978). Concepita come artist room, una delle sale della galleria ospita diciannove opere dell’artista realizzate per l’occasione e suddivise in tre sezioni.
Si tratta di fotografie stampate su lastre di alluminio, su cui l’artista interviene successivamente con un intervento pittorico. Sono tutte immagini che catturano sinapsi o singoli neuroni nel momento in cui un soggetto manifesta un’improvvisa e intensa paura.
Per l’artista questa è il risultato di un problema sociale diffuso: la presenza di un disagio profondo che porta l’individuo a una condizione di solitudine e completo smarrimento di fronte alla complessità del vivere contemporaneo.
Visualizzando una mente immobilizzata in un momento di panico quasi fossero microradiografie, i lavori esposti inducono il visitatore a empatizzare con uno stato di paura che potrebbe essere il proprio. Il progetto è un invito a una presa di coscienza personale e collettiva e un’esortazione a un possibile processo di guarigione.

Francesca Matarazzo è nata a Napoli. Vive e lavora tra Napoli e Milano. Il suo lavoro si concentra sull’utilizzo della parola e dell’immagine per indagare le profondità psichiche e inconsce della mente. Ha recentemente partecipato a Manifesta Palermo ed esposto i suoi lavori presso la Palazzina di Caccia Stupinigi. Questa è la prima mostra dedicata all’artista a Milano.

La galleria d’arte Tommaso Calabro è stata fondata da Tommaso Calabro a Milano nel 2018. La galleria è specializzata in opere d’arte moderna e contemporanea internazionale. Particolare attenzione è riservata a progetti interdisciplinari, quali mostre in cui le arti visive si confrontano con il design. La galleria si trova al piano nobile di Palazzo Marietti, palazzo neoclassico di origini rinascimentali ubicato in Piazza San Sepolcro, suggestiva area nel cuore di Milano. Uno scalone ottocentesco con corrimano in marmo rosso conduce alle sale espositive, ciascuna caratterizzata da pavimenti in legno intarsiato, decorazioni a stucco e affreschi.
Tommaso Calabro è nato a Feltre, Belluno, nel 1990. Dopo aver studiato all’Università Bocconi di Milano, al Courtauld Institute of Art e al King’s College di Londra, ha iniziato la sua carriera presso la casa d’aste Sotheby’s a Milano. Dal gennaio 2016 all’aprile 2018, Calabro ha diretto la galleria d’arte Nahmad Projects a Londra. Collabora attualmente con l’Università Bocconi di Milano come professore a contratto.


Francesca Matarazzo: Lost
Dal
30/01/2020 al 29/02/2020

Vernissage: 30/01/2020 ore 18
Orari: martedì – sabato / 11:00 – 19:00; lunedì / su appuntamento
Informazioni: info@tommasocalabro.com - www.tommasocalabro.com - T. +39 0249696387

Uffici stampa: Tommaso Calabro Galleria d’Arte - Elena Caslini - elena@tommasocalabro.com - T. +39 02 49696387
PCM Studio di Paola C. Manfredi - press@paolamanfredi.com - +39 02 36769480
Paola C. Manfredi - M. +39  335 5455539 - paola.manfredi@paolamanfredi.com  

TOMMASO CALABRO ART GALLERY
Piazza San Sepolcro, 2
20123 Milano

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Simonetta Ferrante: Take my Breath Away, Fondazione Mudima, Milano, fino al 14/02/2020

La Fondazione Mudima riprende l’attività espositiva del nuovo anno presentando l’opera site-specific di Simonetta Ferrante Take my breath away che inscena uno spazio laico per la meditazione, tracciato da fili nello spazio in cui fluttuano fogli calligrafici e altri materiali simbolici.
Curata da Jacqueline Ceresoli e visitabile sino al 14 febbraio 2020, l’installazione ambientale nasce dalla necessità dell’artista di sintetizzare il suo bagaglio di conoscenze e esperienze, frutto dell’indagine introspettiva, in un’unica opera ambientale, summa poetica della sua lunga attività di ricerca intorno alla carta e altri materiali organici e industriali, combinati tra loro in maniera armonica, in bilico tra spiritualità, misticismo e razionalismo.

Simonetta Ferrante nota per incisioni, libri d’artista, acquarelli, collage e pitture di calligrafismi riconoscibili per codici gestuali rielaborati in maniera originale, per la prima volta presenta Take my Breath Away: un’installazione ambientale site-specific : summa poetica della sua ricerca artistica intorno alla carta e altri materiali organici e industriali combinati tra loro in maniera armonica in bilico tra spiritualità, misticismo e razionalismo.
L’ambiente inscena uno spazio laico per la meditazione, riflessione d’ispirazione buddista, tracciato da fili nello spazio, in cui fluttuano fogli calligrafici, al posto di preghiere scritte su tela (che i buddisti tibetani appendono a corde installate sui loro monti) e altri materiali simbolici. Spiccano appese al filo otto tuniche dei monaci, di colore marrone, infilate su portabiti di ferro, come evocazioni di presenze/assenze di ritualità sottese. Tracciano viatici di meditazione l’intreccio di materiali diversi, che alterano la percezione dello spazio e conducono lo spettatore in un cerchio composto da ciotole di metallo contenenti cumuli di riso, al centro dei quali si trovano candele di varie dimensioni.
Una lunga striscia di tela stampata appesa a muro che si espande sul pavimento, decorata con foto di collages dell’autrice, intriga il visitatore con un dinamico groviglio di linee sottili e discontinue: segni asimmetrici e germinanti dalle direzioni casuali paradossalmente ordinati, fluidi come il pensiero, alfabeti enigmatici, timbri che sembrano imprimere su carta il respiro dell’aria, il soffio vitale del mondo, dal ritmo misterioso scandito dal suono di una campana tibetana da “sentire”, oltre che da vedere con gli occhi della mente.
L’opera ambientale ammantata dall’ombra in cui occidente e oriente s’incontrano, inscena un tempio del silenzio di essenze dell’invisibile, luogo della meditazione, dove tutto è calma, lentezza e riflessione. In questa “stanza” dell’anima, metaforicamente si ascolta un dialogo tra corpo e anima, gesto e mente, spazio interno ed esterno, negativo e positivo, vuoto e pieno, luce e ombra. Stadi emotivi in tensione verso l’assoluto . L’installazione è accompagnata da una composizione sonora ideata per l’occasione da Giorgio Magnanensi.
Simonetta Ferrante da un decennio si muove dalla superficie all’oggetto, sperimenta forme differenti dai segni brulicanti, collages, teli, fogli lucidi trasparenti, sono materia del suo dare visibilità a contrapposizioni ritmiche. Con questa opera, per la prima volta, si apre alla messa in scena di nuove sensazioni tattili, materiche ed emotive attraverso il corpo come prolungamento del gesto artistico attraverso una performance da lei ideata.

SIMONETTA FERRANTE: Take my Breath Away
A cura di: Jacqueline Ceresoli

Dal 15 gennaio al 14 febbraio 2020
Inaugurazione
: martedì 14 gennaio 2020, ore 18:30
Orario: lunedì - venerdì 11/13 - 15/19
Ingresso: libero
Informazioni: T. 02.29409633 - info@mudima.net - www.mudima.netFondazione
Ufficio Stampa: Emanuela Filippi/Eventi e Comunicazione - T. +39 02 4547 9017 / +39 392 3796 688 - eventiecomunicazione@gmail.com

Fondazione Mudima
Via Tadino 26
Milano

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Evelina Schatz: Sostare Andando, Quintocortile Airoldi, Milano, fino al 16/01/2020

 

"Quando i rifiuti, tragedia delle amministrazioni pubbliche, diventano Arte."
Eugenio Zanon

"Le opere d’arte di Evelina Schatz sono consanguinee ai suoi compulsivi e concreti voli nella poesia. Libera fantasia e utopia nel terreno della pulsione e di una inventiva che nello stesso tempo vibra e scava nel racconto."
Carmelo Strano

"Siedi, nello studio di Evelina Schatz, su una poltrona di pelle rossa, sicura di te e delle tue convinzioni, inizi la narrazione del più, ma soprattutto dei meno e scatta il principio, la circolazione dei pensieri, la variazione delle parole. L’italiano che diventa russo, la biografia che parla di castelli con torri spigliate al cielo e t’immergi in mondi nomadi che hai sempre taciuto e che finalmente saltellano, prendono vocabolo e spiazzo.
Donatella Airoldi

"Percorsi inusuali può seguire il cammino di una artista formata fra Odessa e Mosca nell’Unione Sovietica. Non c’è da stupirsi se agli studi accademici di storia e critica dell’arte segue una professione di poeta che si documenta lungo i decenni in tante raccolte, dapprima in prevalenza di lingua italiana; o se alcune di queste raccolte, con o senza le opere di artisti amici, si atteggiano a libro d’arte o sono poesia visiva oppure opere d’arte, quanto un codice medievale di miniature dove il foglio scritto e dipinto si carica di foglie d’oro e si chiude nella legatura complessa di molte arti.
Giorgio Taborelli

Ma la fonte … di questa trasformazione-corruzione di parole in pensiero risale a Odessa, alle rive del Mar Nero, là dove il vento mediterraneo arriva trasportando la polvere dei secoli insieme a parole italiane e greche, ebraiche e arabe, francesi e tedesche.
Evgenij Golubovskij

"Il poeta e artista Evelina Schatz, nel suo moto creativo, dispone costantemente lungo la strada dei fari orfici, i quali indicano la direzione ai vascelli della cultura che le vanno dietro. Osserva il mondo da un’angolazione poetica, lo trapassa con i raggi X dei propri versi, porta alla luce la bellezza nascosta delle cose e trova un impiego artistico per qualsiasi oggetto vada a finire nel suo campo energetico: un chiodo arrugginito, una pietruzza al margine della strada, il barattolo dove stava il caviale nero, una piccola conchiglia di fiume.
Michail Pogarskij

 

Evelina Schatz è nata a Odessa e da tempo vive a Milano. Si è laureata alle Università di Mosca e di Milano in Storia dell’Arte. Poeta in lingua italiana e lingua russa, artista, saggista, storico e critico dell’arte, giornalista, regista, ricercatrice culturale, interprete parlamentare, suoi saggi sono apparsi in riviste e libri specializzati in Italia e all’estero, in quotidiani in Italia e in Russia, tra cui Corriere della sera; si occupa di teatro e di cinema, di musica e di multimedia, docente universitario, consulente editoriale con l’accento sull’editoria elettronica; è Vice Presidente del Consorzio Internazionale Capolavori dell’arte (strategie e nuove tecnologie per la cultura, l’educazione e la comunicazione) con sede a Mosca.
È autrice di numerosi libri e testi di saggistica, di programmi teatrali e cataloghi d’arte, nonché di libri di poesia pubblicati in Italia e all’Estero.
Ha pubblicato raccolte di poesie tra cui: Facezie o dell’ardore (1976, premio città di Como), Samarcanda o delle cerimonie (1986), Lettere d’inverno (1986), Atlante delle cerimonie (1988, premio Gozzano), Variazioni sul nero (1992), Romanzo autobiografico minimo in 13 capitoli (1992), Lapidi (1993), Tamburi di Sicilia (1993), Catottromanzia ovvero il libro dei riflessi (1993), Per alcuni le stelle (1996), Pathos del nascosto (1996), Inventario della melanconia (1996), Stanze sicule, (1997, in stampa), Edinorog (1997, in russo, in stampa), Evelinae Carmina (1997, in stampa), Hotel Londonskaja (1997 – 1998).
Compositori italiani e russi hanno tradotto in musica molte delle sue poesie e prose poetiche. Ha creato numerosi libri-oggetto e libri d’arte con artisti di rilievo italiani e europei. Dal 1996 lavora su opere plastiche, creando poesie-sculture e icone di nettezza urbana. A partire dalla Biennale di Venezia nel 1978 ha esposto libri-oggetto, poesia visiva, re-melt e opere concettuali in Italia e all’estero.
Sue opere si trovano nel Museo Literaturnyj e Museo dell’Arte Occidentale e Orientale di Odessa (ex-URSS), alla BAN (Biblioteca Museo dell’Accademia delle Scienze, San Pietroburgo); in collezioni private in Italia, Russia, Ucraina, Giorgia, Estonia, Kazakistan, Uzbekistan, Tadzikistan, Bulgaria, ex-Jugoslavia, Germania, Inghilterra, Francia, Svizzera, USA, Brasile.
Ha collaborato con testate italiane e straniere, tra cui: Corriere della Sera, Delovoi mir (Mosca), Celovek i priroda (rivista di scienze e filosofia di Mosca), Filologica (Università di Parma), Rassegna Sovietica, Slavica, D’ARS, Theatre dell’Europe (Francia), Area, La Mia Casa, Harper’s Bazar, Harper’s Bazar at Home, Vogue, Vogue Casa, Vanity, Prospettive d’Arte, Sipario, Gola, L’Etichetta, OFX, Eurasia (Mosca/Parigi), Zolotoj Vek (Mosca).


Quintocortile è un'associazione senza fini di lucro nata a Milano nel 1997 con la sua prima sede ubicata nel quinto cortile di viale Col di Lana 8. Nel 2009 si è trasferita in viale Bligny 42. Si occupa prevalentemente di arte contemporanea, ma non mancano escursioni verso poesia, cabaret, performances, convegni e attività di gruppo.
Ha organizzato negli anni una serie di mostre “a tema” raccogliendo intorno ai suoi progetti decine di artisti. I temi che in genere propone sono derivati dalle inquietudini e dalle complessità del nostro vivere contemporaneo e per questo, oltre che a essere occasioni di riflessione, diventano sovente stimoli per fare opere importanti e significative.
Negli ultimi anni Quintocortile ha avviato alcune di iniziative che vedono all’interno delle mostre d’arte la partecipazione contemporanea di poeti e musicisti diventando un punto di riferimento per molti operatori culturali dell’area milanese.


Evelina Schatz: Sostare Andando
A cura di: Carmelo Strano
Dal 17 dicembre 2019 al 17 gennaio 2020
Orari: da martedì a venerdì ore 17-19; chiuso dal 21 dicembre al 7 gennaio
Vernissage: 17 dicembre 2019, h 18,30
Informazioni: M. +39 3388007617 - quintocortile@tiscalinet.it  - www.facebook.com/quintocortile - evelina.schatz@gmail.com

QUINTOCORTILE AIROLDI
Viale Bligny, 42
Milano

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Claudio Pantana: Creazioni di luce e Live Painting, Persefone Bar Restaurant, Milano, dal 29/01/2020 al 6/02/2020

Live Painting Mercoledì 29 gennaio 2020 dalle ore 18:30 alle 23:00.

"Mi sono laureato nel 1983 e da allora ho avuto innumerevoli esperienze professionali nel campo dell'urbanistica, dell'architettura, del restauro e dell'arredamento. La mia passione per l'arte e il design mi porta a partecipare continuamente a mostre di arte contemporanea."
Claudio Pantana


Claudio Pantana ama le contaminazioni di materiali e di spazi e questa mostra con performance aperta al pubblico presente e agli artisti invitati ne è la conferma.

Claudio Pantana è nato a Macerata nel 1957,  architetto, si occupa dalla metà degli anni 80 di progettazione architettonica, realizzazione di interni ed arredi, arte e design.  Già fondatore dello Studio Pantana e cofondatore del gruppo Materiali Immagini  curatore artistico spazio per l’arte contemporanea, ora responsabile del progetto “CLAUDIO PANTANA ARCHITETTO  ITALIA - l’estetica dell’uso”.  
È attivo nel dibattito artistico contemporaneo con produzioni pittoriche, scultoree, istallazioni, progetti di art-design. Partecipa a mostre ed eventi nazionali ed internazionali di arte contemporanea e design. L'ultima a dicembre alla mostra  Ex voto – Per arte ricevuta, curata e ideata da Angelo Crespi, con il supporto di Alessandra Redaelli, al Museo Marino Marini di Firenze.


Le opere "Creazioni di luce"  sono in mostra dal 29 gennaio al 6 febbraio 2020.

Design, arte, artigianato, materia, collage, pitture, trattamenti, macchie, scolature, recupero, riuso, risorse naturali, consapevolezza, la casa, l’oggetto, l’arredo, il corpo luminoso, vista-tatto, modulare, riutilizzabile, adattabile, multifunzionale, flessibile.

Claudio Pantana: Creazioni di luce
Dal
29/01/2020 al 6/02/2020
Informazioni: M. +39 329 0723842 - robi19877@gmail.com - www.architettopantana.itstudiopantana@mercurio.it

Persefone Bar Restaurant
Viale Jenner 49
20159 Milano

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Luigi Gattinara: Una vita in posa, Milano Art Gallery, Milano, dal 26/01 al 13/02/2020

Inaugurazione: domenica 26 gennaio, alle ore 18.00

 

«Un’immagine nasce prima di tutto nella mente, prende forma nell’immaginario, tutto molto prima dello scatto vero e proprio. Esattamente come fa un pittore che, anche quando ritrae la realtà, che è lì davanti ai suoi occhi, la trasforma comunque, perché è un processo che passa attraverso l’intuizione, il cuore e l’anima.»
Luigi Gattinara

Dal 26 gennaio al 13 febbraio 2020 la Milano Art Gallery, Via Andrea Maria Ampére  102, ospita la mostra fotografica di Luigi Gattinara dal titolo Una vita in posa. Si inaugura domenica 26 gennaio alle ore 18.00, con la presentazione del curatore di mostre e grandi eventi Salvo Nugnes, direttore delle Milano Art Gallery.
Diciotto scatti del "pittore della luce" ci raccontano la sua visione caravaggesca della vita.
Una personale che doveva ripercorre le tappe fondamentali della vita fotografica di Luigi Gattinara è diventata ora, per la sua prematura scomparsa, una testimonianza ed un omaggio.
Purtroppo ancora un grande amico ci ha lasciato.
Luigi era sempre disponibile, attento e generoso. Una spinta sempre verso la positività, anche quando le cose di cui gli parlavi non andavano per il verso giusto. Un grande pittore della luce. Raffinato ed elegante. Una persona di cultura con cui era sempre piacevole parlare e individuare nuovi orizzonti.  Ma con lui era bello anche scherzare, oltre a parlare di mostre e d'arte. Con lui e la sua inseparabile moglie Daniela, che amava immensamente, ci si trovava sempre in piacevole armonia. Amante della vita e della bellezza e anche, più frivolmente, della buona e raffinata cucina e del suo immancabile sigaro toscano.
Aperto verso i giovani e anche per questo era nata la Triennale di Fotografia Italiana, che ha dato voce a fotografi di tutto il paese, dando loro la possibilità di essere conosciuti ed apprezzati, senza le maglie di un mondo espositivo spesso raggelato e raggelante. Ci eravamo sentiti lungamente l'altro giorno e avevamo parlato della mostra che si sarebbe inaugurata domenica prossima. Era tutto pronto...
Ora la luce è tutta per te.

Gianni Marussi

"La vita è strana: sa sempre come sorprenderti. Soprattutto se penso che fino a qualche giorno fa mi trovavo nel laboratorio del Maestro Luigi Gattinara. Ci siamo rimasti per diverse ore, io e lui. È stato un lavoro certosino che si è protratto per quasi quattro ore ‒ il Maestro d’altronde era un perfezionista ‒ per delineare al meglio il suo percorso artistico, la sua carriera. La mostra antologica che oggi ci troviamo a inaugurare, Una vita in posa, doveva, nelle sue intenzioni, e deve, nelle nostre, illustrare come si è evoluta la sua creatività nel corso del tempo, in anni e anni di studio attento. Perciò questa rassegna è volutamente divisa in sezioni per aiutarci a riviverne gli sviluppi e l’ingegnosità. Le fotografie che adesso vediamo vibrano di luce, pulsano dell’attesa di essere riscoperte. Un po’ ci parlano con dolcezza del mistero che tutti ci portiamo appresso con unicità, quello della vita, con i suoi meravigliosi chiaroscuri. Ci parlano di lui.
Luigi Gattinara era un caro amico, un brav’uomo e un grande artista. Le immagini qui esposte sono la palese dimostrazione del suo spirito, di ciò che andava cercando. La sua attenzione era volta a un bene supremo, immateriale e difficile da ottenere, quello della bellezza. Proprio l’eleganza e la cura del dettaglio, la morbidezza con cui si scivola sulle forme di questi soggetti ci svelano la sua personalità. Luigi Gattinara aveva un animo gentile e allo stesso tempo rigoroso, capace di portare con disinvoltura quel qualcosa di speciale ovunque andasse.
Con i suoi scatti artistici è possibile ripercorrerne la storia e la vita. Si ha la sensazione tangibile che, come queste fotografie sono destinate a restare con noi nel tempo, anche lui lo sia. Queste immagini sono un dono che ci ha fatto. Siamo dei privilegiati perché ne possiamo godere, possiamo ammirare il mondo come lui lo figurava attraverso i suoi occhi. Sappiamo che lì possiamo ritrovare tanto la sua essenza quanto la nostra.
Perché, se siamo fatti di qualcosa, questo qualcosa sono le emozioni. E l’universo che ci teniamo dentro a volte è possibile sfiorarlo delicatamente attraverso uno sguardo. Luigi Gattinara lo sapeva bene e ci insegna tuttora come guardare, come vedere. Ci mostra con che occhi rivolgerci a noi stessi, parlandoci con un linguaggio che gli riusciva splendidamente, quello della fotografia.
Una vita in posa è il suo ultimo progetto, un riassunto del suo operato. Ci teneva in particolar modo alla riuscita della sua personale. Assieme ai suoi famigliari abbiamo scelto di salutarlo dove meglio possiamo ora trovarlo: qui, tra noi, in mezzo alla sorpresa che ancora dobbiamo gestire, in mezzo all’arte e alla bellezza, in mezzo ai nostri ricordi e alle nostre tumultuose e delicate emozioni."

Salvo Nugnes

La rassegna rimarrà aperta al pubblico fino al 13 febbraio, visitabile tutti i giorni liberamente dalle 14.30 alle 19, ad eccezione della domenica.
Per maggiori informazioni è possibile chiamare lo 0424 5252190, scrivere a info@milanoartgallery.it oppure visitare il sito www.milanoartgallery.it.

“La lettura delle straordinarie Nature morte di Luigi Gattinara può utilmente incominciare da quella che appare spunto e insieme simbolo di tutta l’operazione: la parafrasi della Caravagensis fiscella cui egli ha apposto il titolo-chiave “Per gioco”.
Il gioco è duplice: è il divertimento suo, creativo, di ricomporre un canestro di frutta il più possibile vicino a quello raffigurato dal Caravaggio, quindi di fotografarlo da un punto di vista e con un taglio di luce che riproducano al massimo le condizioni in cui operò il pittore; ed è il divertimento di sottoporre la fotografia al nostro sguardo e lasciarci per un momento (anche un lungo momento) spiazzati, nell’incertezza su “che cosa” Gattinara abbia fotografato (quel quadro? un quadro? dal vero?).
La seconda parte del gioco è, ovviamente, la meno importante; l’operazione non vuole essere un tranello ne un trompe l’oeil, se non nel senso nobile assunto con il tempo dell’espressione. Gioco non significa scherzo: è anzi, e qui a pieno titolo, termine collaudato da una lunga consuetudine teorica per indicare l’aspetto libero e liberatorio dell’attività artistica, la sua qualità gratificante.
Così il gioco di Gattinara si è esteso ad altre nature morte, iconograficamente e stilisticamente inseribili nella vasta produzione di genere tra il Sei e il Settecento. Ma egli non rifà specifici modelli, bensì lavora “à la manière de”, senza peritarsi in qualche caso di lasciare evidenti materiali ed oggetti che tradiscono l’attualità delle composizioni.
Lavora in una prima fase come un trovarobe, poi come uno scenografo ed infine ritrae quello che ha organizzato, seguendo in tutte le fasi di lavoro una sua inclinazione di gusto, che specialmente restituisce atmosfere alla Zurbaràn (La zucca, Il cavalletto), talvolta indugia su un descrittivismo più minuto e meno astratto, come delle scuole fiammingo-olandesi, ripropone una sontuosità alla Strozzi (Natura morta con piume) e arriva anche a imitare certe composizioni dell’Ottocento, da romanticismo inglese (Libro con ape, I fiori), più sensuali, a loro volta rivisitazioni dello “still life” seicentesco, o a sedurci del tutto, e inquietarci, con l’esibizione inedita di biscotti che paiono fossili non perché d’apparenza stantia, ma al contrario mineralizzati dal silenzio nella loro impeccabilità (vita silenziosa, appunto, o silenziosa luce). E infine, con un’altra impennata, inventa una metafisica contrapposizione in grigio fra la palpabilità della stoffa spiegazzata e la lucente intangibile forbitezza del vetro (I vetri).
La campionatura è ampia, ma tutt’altro che eterogenea, legata a una ben chiara volontà stilistica. L’idea dello stile parte, ancora, dalla suggestione caravaggesca che costituisce primo avvio dell’operazione; quel Caravaggio che, mentre dichiarava essere compito prima dell’artista il “dipingere bene le cose naturali”, operava poi in condizione di totale artificio, predisponendo in accurate combinazioni i soggetti da rappresentare, collocandoli su sfondi bene studiati, tagliando su di essi la luce opportunamente condotta. L’artificio garantiva la sublimazione totale di soggetti, li consegnava a un significato “altro”.
Gattinara usa qui la fotografia come il mezzo che più ci consente la smaterializzazione delle presenze raffigurate: divenute a maggior ragione astratta bellezza attraverso un procedimento dove l’aspetto materico non è che una pellicola, o velo, o foglio.
Siamo in una situazione opposta a quella che ha caratterizzato la formula iperrealista. epigono del pop-art: quando la pittura, mimando l’immagine fotografica, e quella al massimo standardizzata, dichiarava per ciò stesso l’impossibilità ormai intervenuta di un approccio reale con le cose. Siamo anche, ovviamente, fuori degli aspetti materici della pittura, del suo corpo a corpo con il colore, con cui Gattinara non intende gareggiare.
Unendo una vibrante sensibilità visiva a una ricca e puntigliosa cultura storica, il gusto rievocativo a un estetismo di assoluta godibilità, Gattinara propone immagini allo stato puro: la bellezza del vedere, la bellezza che assumono le cose nell’essere viste. Non sono oggetti reali rappresentati, sono oggetti divenuti immagine (puro spirito, stavo per dire)."

Rossana Bossaglia, storico e critico d’Arte 

Un artista che dipinge con una macchina fotografica
"Luigi Gattinara ha fatto della “natura morta” una forma d’arte riscoprendola attraverso la lente di una macchina fotografica. La sua abilità fotografica ricrea come per incanto la sospesa e sognante atmosfera che, troviamo nella “nature morte” dei grandi maestri (dal Medioevo ai pittori olandesi del 17 ° secolo, Caravaggio e così via).
Guardando gli oggetti inanimati delle sue composizioni, l’intero spettro del genere, provoca un effetto di curvatura spazio/tempo che sposta idealmente l’osservatore in un’altra dimensione e, apparentemente, congela il tempo rendendo le sue opere contemporanee.
Il realismo ottico subisce una trasformazione sottile, modificato dalla luce e dalle sfumature di colore che, diventano una fonte di fascino rendendo difficile il distinguere l’immagine fotografica da quella pittorica.
Gattinara gioca sulla nettezza dei contrasti chiaroscurali e con una forzata selezione di quelli cromatici. Sullo spaesamento delle dimensioni dell’oggetto: con l’intervento di una limitata, a volte solo accennata, presenza di arredo interpreta e significa l’oggetto che ha sotto osservazione. Proprio quello dello sguardo che attraverso l’obiettivo esplora l’ingombro dell’oggetto, ne trova quindi un orientamento sul piano, sceglie un punto di vista ed una grandezza relativa all’inquadratura scelta, alla ricerca di fisionomie nascoste, particolari che una affrettata lettura non può che escludere.
Viene spontaneo, una volta osservato il “ritratto” fotografico, cercarne l’originale ed operare un confronto, cogliere quanto è intervenuto nel passaggio dalla esperienza diretta del volume alla sua conoscenza mediata dallo strumento fotografico, ma credo che la cosa più interessante sia quella non tanto di un raffronto diretto quanto invece di giocare con l’immagine che la memoria ha conservato."

Alberto Veca, Storico e critico d’Arte 

Immagini del quotidiano
"Nel lavoro di Luigi Gattinara vi è un sapiente esercizio fra “memoria dell’antico” e sensibilità per l’attuale, un equilibrio difficile perché è comune cadere, in esercitazioni che si riferiscono a un immaginario passato - nella fattispecie quello seicentesco della natura morta europea - nella citazione puntuale, anacronistica, fra omaggio e nostalgia di un mondo in cui le cose, animate o inanimate, artificiali o naturali, erano “amiche”. 
Nell’occasione “antico” e “nuovo” coesistono felicemente.

Il debito rispetto a quel mondo, dove all’oggetto rappresentato venivano attribuiti, traslati, quei sensi dell’uomo che si andavano indagando anche a livello scientifico, è evidente e volutamente: la ridotta “galleria” può citare “luoghi canonici” del genere pittorico, come “angoli di cucina” o “angoli di studio” romani, spagnoli o dei Paesi bassi, ciascuno può leggere il singolo esito con gli occhi della mente alla ricerca di prototipi o di soluzioni plastiche e luministiche analoghe.
È un esercizio interessante ma non definitivo perché l’occhio di oggi scopre nel soggetto comune, figure, quindi sensazioni e suggestioni altrimenti non considerate per più appariscenti presenze e ingombri. A volte è sufficiente un frammento del tutto perchè la mente possa completare l’immagine data e poi trovare una collocazione, ieri facile e oggi difficile per la dissonanza con ciò che circonda.
Voglio dire che il “silenzio” della natura morta di oggi è in qualche modo “strappato” alla confusione che ci circonda, l’armonioso rapporto fra fondo e figura, dove spesso il primo è ciò che determina la fisionomia dell’intera composizione, è affine ma ben diverso da quello di un tempo perché “controcanto”, in controtendenza rispetto al “rumore” e al disturbo del nostro consumo comunicativo.
Il teatro di posa di Gattinara “assomiglia” al tavolo di studio dove il pittore collocava i propri oggetti per poi riprodurli sulla tela, ma l’analogia è di breve durata perchè il piano o l’alzato dell’oggetto disposto non conosce ulteriori mediazioni per tradursi nell’opera se non quello dello scatto fotografico. 
Sempre e comunque il “qui e ora”, che è il sigillo dello strumento adottato perchè le opere di Gattinara sono prima di tutto fotografie: la scelta dell’artista di adottare tecniche di stampa che permettono la scelta di qualsivoglia supporto è un ulteriore omaggio alla strumentazione dell’oggi e l’esaltazione di uno strumento che invece ha una sua storia, sia pure recente, ma certamente consolidata nella nostra frequentazione dell’immagine.
"

Alberto Veca, Storico e critico d’Arte (per Mostra “Immagini del quotidiano”, Como)

 

"Nulla è lasciato al caso nelle opere di Gattinara e ogni singolo elemento è caratterizzato da un preciso valore simbolico e quindi indispensabile per l’insieme che diverrà racconto. Tutto è pulito, essenziale, moderno, per nulla carico e con un amore per il dettaglio che non diventa mai didascalico. Si ha l’impressione che la luce che emanano questi “quadri” sia sufficiente a farli muovere, quasi volessero produrre i suoni che le cucine emettono al passaggio delle vivande."

Giorgio Gregorio Grasso
, critico e storico dell’arte

Una chiacchierata con Luigi Gattinara

Giulia Cassini: Lei è romano di nascita ed ha iniziato giovanissimo a fotografare object trouvé sul Lungotevere. Perché era così attratto dalla fotografia?
Luigi Gattinara: La mia passione per la fotografia nasce durante gli anni del Liceo Artistico. L’immediatezza di fissare un’emozione su un ‘supporto’ quasi fosse un foglio da disegno o una tela mi affascinava; era come osservare la realtà attraverso occhi diversi
Giulia Cassini: Come si rimane fedeli a se stessi artisticamente?
Luigi Gattinara: Penso che ‘l’amore’ e la passione per il proprio lavoro siano tra i tanti modi per rimanere il più possibile fedeli a se stessi, sia nella quotidianità professionale -che per me è rappresentata dalla realizzazioni di immagini per l’advertising- sia in quello più personale in cui ritrovo il mio ‘percorso artistico’. Ma alla base di tutto ciò, in entrambi i casi, l’esigenza primaria è la raffigurazione di un pensiero personale e con esso l’emozione che ne scaturisce.
Giulia Cassini: Lei è stato diversi anni a Caracas..Cosa rimane di questa esperienza di vita nella sua ricerca artistica: la poesia unica di questa terra, i parossismi delle diseguaglianze, l’esplosione dei colori?
Luigi Gattinara: Lasciai il mio studio di Roma nel 1977 trasferendomi a Caracas, lì aprii il mio nuovo studio e vi rimasi per parecchi anni, otto per l’esattezza. In quel Paese dove la vita era totalmente diversa da quella frenetica di Roma, presi subito consapevolezza che aleggiasse nella vita di tutti i giorni, nei movimenti, nelle conversazioni, una forma differente di tempo, quasi fosse dilatato, esteso, ed è stato proprio in questo non rincorrerlo che ho trovato lo spazio per cominciare il percorso sulle mie ‘nature morte’. Quella terra, con le sue luci e i suoi colori, violenti e morbidi al tempo stesso, possedeva una sorta di magica alchimia: i suoi incredibili spazi riuscivano a penetrare l’anima e mi permettevano di vestire le mie emozioni in un abbraccio nuovo e sicuramente insolito. Riuscivo a fotografare senza usare la macchina fotografica, perché le sensazioni erano tali e talmente intense che le migliaia di fotografie virtuali diventarono un incredibile archivio mnemonico impresso nella memoria e ancora oggi nei miei ricordi.
Giulia Cassini: Le sue foto famosissime di moda e di still-life quale denominatore hanno in comune?
Luigi Gattinara: Penso che sia sempre la luce l’elemento fondamentale che dà forza all’immagine, in grado di creare il pathos necessario a chi la guarda.

Giulia Cassini

Luigi Gattinara e Bruno Melada. Spazio//biennale ha curato la realizzazione delle stampe a pigmenti di carbone e colore su carta Prestige Museum 100% Cotton Natural White (310 gr).

Luigi Gattinara e il suo fidato stampatore Bruno Melada.

Luigi Castelli Gattinara di Zubiena, (Roma, 13/01/1952 - Milano, 19/01/2020), 
sin da ragazzo, studente del liceo artistico, ha passato i momenti liberi, fotografando orologi ed oggetti di casa, collocandoli lungo le passeggiate del Lungotevere. 
Le persone non lo interessano: “Hanno una vita, una storia e mi sembra quasi indiscreto fissarle con l’obiettivo. Le cose invece sono interlocutori muti e non condizionano”.
Iniziò così il viaggio che diventa passione e professione, arte e mestiere.
Assieme agli scatti “quotidiani” per l’Advertising (ha collaborato con le più prestigiose Agenzie Pubblicitarie Internazionali) coltivando e custodendo da sempre la passione per i pittori fiamminghi del diciassettesimo secolo, inondando di luce i soggetti delle sue opere e conferendogli una inusuale plasticità tridimensionale. 
Scatti su tela”, qualcuno ha argutamente definito le sue opere.
Negli anni 2000 scopre la passione per i ritratti e cerca di creare una fusione tra le sue luci e l'anima dei personaggi raffigurati che si fondono in un gioco di chiari e scuri come lo è l'anima umana.
Una nutrita serie di personali in Italia e all’estero, fra cui quelle prestigiose di Parigi, Berlino, Mentone, Tokyo, Singapore e New York, hanno confermato Luigi Gattinara come testimone di questo modo d’essere fotografo nell’arte. Dal 2017 è Presidente della Triennale della Fotografia Italiana di cui è fondatore.


MOSTRE

1989 Milano, Galleria Kriterion, Personale, “Still Light
1991 Parigi, L’Antre De Roi Filene, Personale, “Still Light
1992 Milano, Galleria Il Diaframma
1993 Milano, La Tecoteca, Personale, “La teiera del 2000
1993 Bergamo, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Accademia Carrara
1994 Como, Villa Carlotta, assieme allo scultore Alberto Zanrè, “Il Bestiario e il suo Ritratto
1998 Milano, Istituto Europeo, “Il mestiere di Fotografo
1998 Berlino, Personale, “Gattinara in Quarter 206”
2006 Como, Palazzo Natta, Personale, “Immagini dal quotidiano
2006 New York, SoHo, Agora Gallery, “Visions in tune
2011 Milano, Galleria Camera 16, “Kokoro, Mostra fotografica per il Giappone
2012 Milano, Spazio Bossi Clerici, Personale, “Fine Heart - Luce Sensibile
2014 Milano, Spazio Navigli, Personale Pittografia, una mostra bitematica, bipartita
2014 Milano, Enterprise Art Gallery, Enterprise Hotel, Personale, “Gattinara in mostra, Retrospettiva
2015 Milano, Sisal Wincity Diaz, Personale, “Evolution, la sinuosa armonia delle mani
2015 Trezzo sull’Adda (Mi), Centr. Idr. Taccani, “Milano Expo 2015, International Contemporary Art
2015 Varedo (Monza e Brianza) - Villa Bagatti Valsecchi, “Expo 2015, Arte Italiana 
2015 Trezzo sull’Adda (Mi), Centr. Idr. Taccani, “Milano Expo 2015, Biennale della Fotografia, Anno 0
2015 Monza, Villa Reale di Monza - Le cucine di Villa Reale, Personale, “Sapori in posa
2015 Milano, Oliva Gustosa, Personale, “Tra-dire e Mangiare
2016 Milano, MIA Photo Fair, presso lo stand MyTemplArt
2016 Mirano (Venezia), PaRDeS - Laboratorio d’Arte Contemporanea, “Squarci nelle tenebre
2016 Venezia, Art Factory di Tobia Ravà, Dorsoduro, “Squarci nelle tenebre 
2016 Menton (Costa Azzurra - Francia), Galleria Charlotte Art, Personale, “Sapori in posa 
2017 Mirano (Venezia), PaRDeS - Laboratorio d’Arte Contemporanea, “Ritratti di donne 
2017 Cortina d’Ampezzo, Museo Mario Rimoldi, “Il Collezionista, innamorarsi del contemporaneo 
2017 Padova, Mediolanum Art Gallery 
2017 Venezia, Art Factory di Tobia Ravà, Dorsoduro, “Ritratti di donne 
2017 Matera, Galleria “Il Comignolo”, Sasso Barisano, MaterArt
2017 Venezia, Palazzo Ca’ Zenobio, “Lo stato dell’Arte ai tempi della 57 Biennale di Venezia
2017 Singapore, Art Science Museum, “SerpentiForm of Bulgari
2017 Venezia, Palazzo Ca’ Zenobio, Prima Triennale della Fotografia Italiana
2017 Tokyo, Mori Art Center, “SerpentiForm of Bulgari
2018 Piacenza, Castello di Fombio, “Angeli e Demoni
2018 Milano, Spazio “I Vale”, Personale, “Anima Canis
2019 Venezia, Spoleto Pavilion, “Premio Canaletto
2019 Spoleto, Palazzo Leti Sansi, “Premio Modigliani - Spoleto Arte
2019 Matera, Gallery SaxArt, Personale , “I Sassi di Matera incontrano le luci e ombre di Luigi Gattinara
2019 Menton, Palace des Ambassadeurs, BACS- Biennale of Contemporary Sacred Art
2019 Milano, Hotel Excell Milano3, Personale, “Anima Canis 2
2020 Milano, Milano Art Gallery, Personale, “Una vita in posa

 

Milano Art Gallery è uno spazio culturale polivalente, creato da Salvo Nugnes, che conta ha cinque sedi: la principale a Milano e poi a Venezia, Spoleto, Bassano del Grappa e Siena. Un luogo d’incontro e di confronto che intende aprirsi ai molteplici stimoli offerti dalla Cultura, un’accogliente pinacoteca multifunzionale nella quale è concessa a tutte le Arti la possibilità di mostrarsi, di esprimersi e di dialogare con il pubblico. Alle Mostre d’Arte s’alternano incontri e conferenze di artisti e intellettuali di ogni disciplina: dalla filosofia alla medicina, dalla letteratura alla fisica e dal teatro al cinema.

Luigi Gattinara: Una vita in posa
Dal
26/01 al 13 /02/2020
Inaugurazione: domenica 26 gennaio, alle ore 18.00

Orari: 14.30 - 19.00, domenica chiuso
Ingresso: libero
Informazioni:
T. 0424 5252190 -  info@milanoartgallery.it - www.milanoartgallery.it - Luigi Gattinara, via Biondelli 9, 20141 Milano, Italy - T. +39 02 89505330 - M. +39 3485240730 -  fotografia@gattinaraluigi.eu  - www.facebook.com/SpazioGattinara/ - Instagram: luigi_gattinara

Milano Art Gallery
Via Andrea Maria Ampére, 102
20131 - Milano

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