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Archivi categoria : Mostre Milano

Mavi Ferrando: Intemperanze e rigore, Spazio Temporaneo, Milano, dal 12/02 al 9/03/2019

Inaugurazione 12/02/2019, ore 18.30


Nell’ambito della Rassegna ‘Novecento Italiano’ promossa dal Comune di Milano -Casva e del progetto ‘I Fantasmi del ‘900’ a cura di Eleonora Fiorani l’artista presenta una serie di sculture in legno: da appoggio, installate a parete, a tutto tondo.

Le opere di Mavi Ferrando presenti nella mostra Intemperanze e rigore sono sculture totemiche e insieme liberty, lievi come le foglie di cui hanno la grazia e la poesia, e sculture-scritture, disegno e segno, che rammemorano quelle dei templi mediorientali, che vivono nell’estensibilità multidimensionale dello spazio mentre ci rimandano alla sacralità della scultura e insieme la decostruiscono.
In esse lei parla il linguaggio del legno, di cui cerca la levigata leggerezza e la flessibilità, l’equilibrio e il movimento come se esso stesso fosse una creatura viva da cui si generano opere quasi senza spessore, che si ancorano nella bidimensionalità della superficie, e che anche colora, di nero, di bianco o mantiene e tratta come colore le sue calde tonalità marroni.
E dunque è nel legno, nella sua pelle viva, calda e liscia, che ha intagliato morbide curve e aperture, disegnando nella scultura Senza titolo, lingue che si ergono in alto e si richiamano oppure in Eccedo, in legno sagomato e acrilico, e in Drus, Achet, Yor, frastagliati e inaspettati contorni mentre esse stesse ci appaiono come il diventare uno di due diverse sculture, che ne fanno stranianti creature, personaggi di un immaginario mondo in cui si incontrano poesia e dimensione ludica.
Il suo modo di operare intreccia infatti rigore di ricerca e sperimentazione che comprende anche il giocare con le forme, il contaminare i linguaggi, facendoli deragliare dai codici prestabiliti, così che rimanga incerta la loro natura di scultura o di quadro o di architettura o di design. Sono strutture autoriferite che vivono in un tempo anacronistico, in cui tutti i tempi sono presenti, così che esse rammemorano il passato e insieme un immaginifico futuro, o in un tempo bloccato in un istante che diventa eterno presente. Di qui totem che hanno perso la loro monumentalità e il loro essere sculture funerarie o monumenti astrali che diventano vessilli o aste E che possono vivere singolarmente o allineati insieme in più aste o sagome strutturate per variazione di motivi plastici. Eppure c’è in loro la memoria del menhir, del loro essere una trasformazione fisica dello spazio, “la pietra luce” o anche “la pietra danzante”, come le immaginavano gli antichi, astratta e vivente, il bordo d uno spazio, ritmato, definito, geometrico, che nelle opere di Mavi Ferrando dà vita a un nuovo linguaggio delle forme, a un diverso modo di essere e insieme non essere della scultura e della pittura.
E che si tratti di un nuovo linguaggio ne è un’ulteriore conferma il recente ciclo dello opere, ancora in corso, che si distendono in orizzontale, potenzialmente all’infinito, che, all’apparenza, ci appaiono come una scrittura, in un processo che da un lato possiamo leggere come un’ulteriore smaterializzazione materica della scultura e all’inverso, dall’altro, come un processo in cui la scrittura acquista materialità. Le due opere esposte, entrambe Senza titolo, sono infatti costituite per libero accostamento e composizione da aste sottili, che sono frammenti di forme, che potrebbero essere disposte diversamente quali elementi che rammemorano i modi in cui si strutturano gli ideogrammi. Sono segni calligrafici di un’immaginaria e misteriosa lingua che si annida nei meandri del tempo o che ancora deve venire, che si liberano dai supporti in cui sogliono essere scritti e vivono in piena libertà e autonomia nello spazio.

Eleonora Fiorani

Mavi Ferrando: Intemperanze e rigore
A cura di: Eleonora Fiorani
Inaugurazione: 12/02/2019, ore 18.30
Dal
13/02 al 9/03/2019

Orari: martedì - sabato 16.00/19.30
Ingresso: libero

Spaziotemporaneo
via Solferino 56
Milano

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Teresa Giannico: Kaleidos, VIASATERNA, Milano, fino al 8/03/2019

Viasaterna presenta Kaleidos, la prima personale di Teresa Giannico (Bari, 1985). 
La mostra, attraverso l’esposizione di due progetti inediti, racconta di interni reali, spazi intimi e mondi sospesi che, come nell’omonimo gioco, presentano sedimentazioni di oggetti di diversa natura. Lay Out e Ricerca8 sono due corpus di opere realizzate con tecniche differenti come la fotografia, il disegno e la scultura, che ne caratterizzano l’ambiguità percettiva.

Teresa Giannico da anni si appropria e archivia immagini di oggetti appartenenti al nostro quotidiano, come bottiglie, tappeti e sedie, ricercati e selezionati da internet e dalle fotografie dell’artista, che vengono poi raccolti in un ampio catalogo ordinato per tipologie. Da questo giacimento visivo l’artista seleziona le immagini per la composizione, prima disegnata a matita e poi realizzata attraverso una serie di passaggi consecutivi. Gli oggetti, stampati su carta e montati su un supporto rigido, vengono composti per costituire un diorama in scala ridotta. Un micro-mondo ricostruito che l’artista fotografa e poi elimina, ma di cui rimane traccia nell’unica immagine finale dove il diorama è il soggetto fotografato. Uno scenario sospeso nella possibilità, con la manipolazione delle entità che lo compongono, la loro storia, la loro aggiunta e sottrazione e il dialogo che si innesca tra loro. Lo scontro tra il modello, la realtà e la fotografia, favorisce le confluenze di un effetto a cascata generativo.
Per Lay Out (2015) l’artista si concentra sulla riproduzione di interni reali presi da annunci pubblicati online, mettendo in relazione la sfera privata e la vetrina pubblica dello spazio digitale. Ricerca8 (2018), invece, fa fede al disegno e alla giustapposizione pittorica: gli oggetti paiono sospesi nel mistero, parlano di presenza umana, ma questa non compare mai, se non filtrata attraverso la rappresentazione. 
Attraverso la logica del frammento,Teresa Giannico interroga il valore documentario della fotografia e il confine tra citazione e inedito. L’artista rappresenta i molteplici tasselli di strutture e livelli di interpretazione del nostro contemporaneo, proponendo una finestra sull’interezza di un mosaico personale e collettivo.

Teresa Giannico, Interno n°10 dalla serie Ricerca8, 2018, inkjet print, cm 21x31
© Teresa Giannico, courtesy Viasaterna

TERESA GIANNICO (Bari, 1985, vive a lavora a Milano), laureata in Arti Figurative presso l’Accademia di Belle Arti di Bari, si specializza in Disegno e Pittura maturando tuttavia un forte interesse per la scenografia e il teatro e avvicinandosi a poco a poco alla fotografia. Nel 2012 si trasferisce a Milano e frequenta il Master in Photography and Visual Design presso NABA (Nuova Accademia delle Belle Arti) e lavora come assistente dei fotografi Paolo Ventura e Toni Thorimbert. Dopo la partecipazione a Plat(t)form 2015 presso il Fotomuseum di Winterthur (Svizzera) è chiamata ad esporre il suo lavoro in occasione di Fotopub Festival a Novo Mesto (Slovenia) e Circulation(s) (Parigi, 2016). Nel 2015 è finalista al Premio Francesco Fabbri con la serie di opere intitolata Lay Out e nel 2016 espone quest’ultima nella mostra collettiva Sulla Nuova Fotografia Italiana (Viasaterna, Milano).
Nel 2018 è selezionata tra i fotografi di Futures, piattaforma per la fotografia curata da Camera, ed espone ad Unseen (Amsterdam) e a Camera (Torino).
E’ artista in residenza per il progetto Casino Palermo (Viasaterna, Palermo, giugno -luglio 2018) e successivamente partecipa all’omonima mostra collettiva negli spazi milanesi della galleria (ottobre-dicembre 2018). Kaleidos è la sua prima mostra personale in Viasaterna (gennaio 2019).


Kaleidos Mostra personale di Teresa Giannico
Dal
22 /01/ al  8/03/2019

Inaugurazione: lunedì 21 Gennaio 2019, dalle ore 18.00 alle 21.00
Orari: dal lunedì al venerdì, dalle ore 12 alle 19. Mattine e sabato su appuntamento
Ingresso: libero
Contatti Stampa: PCM STUDIO - press@paolamanfredi.com - T. +39 02 36769480

VIASATERNA
Via Giacomo Leopardi 32
Milano
T. +39.02.3672537 - www.viasaterna.com

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Max Papeschi e Max Fontana: MAX VS MAX, Mondadori Store di piazza Duomo, Milano, 4 febbraio ore 18.30

st art. L’arte per tutti

Milano, Mondadori Megastore, piazza Duomo 1

MAX VS MAX

Presentazione lunedì 4 febbraio ore 18.30


Nello spazio eventi al 3° piano del Mondadori Store di piazza Duomo, “Start L’arte per tutti”  presenta il libro MAX VS MAX (Giunti editore), che mette a confronto due personaggi estremi: Max Papeschi e Max Fontana. Il primo celebre artista reale, ma dalla biografia tanto folle da sembrare inventata; il secondo artista inventato, ma dalla storia al limite del plausibile.

Un po' catalogo d’arte, un po' pamphlet, MAX VS MAX è sicuramente un libro senza precedenti che racconta la storia di un incontro/scontro tra due artisti a dir poco elettrizzanti.
Da una parte Max Papeschi, famigerato quanto tangibile, come la sua opera più famosa, la donna nuda con testa di Topolino su sfondo di una svastica gigante che ha scandalizzato il mondo. Dall’altra l’inafferrabile Max Fontana che di fatto non esiste, se non nel romanzo, ormai di culto, “Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler”, nato dalla penna e dalla mente di Massimiliano Parente.
Una sfida giocata attraverso una selezione di irriverenti e sarcastiche opere d’arte, inframezzate da citazioni a sorpresa, commenti perentori e dialoghi al limite del surreale. Una messinscena architettata in un mondo immaginario, in cui i nostri tabù sono spinti alle corde insieme alle nostre più recondite inquietudini. Pop contro Dada, realtà contro finzione, verità contro paura. Chi vincerà? L’artista vero che sembra finto o l’artista inventato che appare reale? Solo il lettore più coraggioso potrà scoprirlo!

In occasione della presentazione del libro sono esposte, per la prima volta a Milano, alcune opere di MAX FONTANA tra le quali: la macchina per tagliare il numero dei parlamentari, il bottone dell’odio e Heil Mary! ,  letteralmente “Tecnica mista con volto di politico austriaco su mezzobusto di icona religiosa di sesso femminile”.
Opere tanto geniali quanto sconvolgenti, in cui quello che è reale può apparire finto e ciò che è vero può sembrare irreale.

Intervengono lo scrittore Massimiliano Parente e l’artista Max Papeschi.
Relatore il critico e curatore d’arte Angelo Crespi


st art. L’arte per tutti
MAX VS MAX
Presentazione: Lunedì 4 febbraio ore 18.30

Ingresso mostra: libero
Ufficio Stampa st art. L’arte per tutti: Maria Grazia Vernuccio - T. +39 335.1282864 - mariagrazia.vernuccio@gmail.com
Orari Megastore: 9 – 23
Informazioni: www.mondadoristore.it - #StartInStore

Mondadori Megastore
piazza Duomo 1
Milano

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Alex Pinna: Oggetti smarriti, BABS Art Gallery, Milano, dal 29/01 al 29/03/2019

BABS Art Gallery ospita “Oggetti smarriti”, la personale dell’artista Alex Pinna in cui è presentata la collezione di gioielli d’artista creata in esclusiva per la galleria.

Traendo ispirazione da “The way to get lost”, uno dei suoi progetti scultorei più importanti, la serie di opere da indossare vuole raccontare la difficoltà dell’uomo contemporaneo a trovare certezze, punti saldi a cui aggrapparsi all’interno dell’esistenza quotidiana, dove tutto è precario.
Eppure, nei lavori di Pinna quest’incertezza non si carica mai di drammaticità, al contrario è condita di un’ironia squisitamente contemporanea, che sembra voler esortare ad un approccio leggero ed ironico alla vita. La leggerezza diventa un valore predominante nella sua ricerca e viene perseguita in primis attraverso elementi scultorei: è come se l’opera assorbisse materia anziché emanarla, ecco dunque che tutti gli uomini stilizzati e dai lunghi arti di Pinna, sia che essi siano concepiti come longilinee sculture in bronzo, piombo o corda annodata, sia nella loro variante “da passeggio” in oro, argento e bronzo, portano all’estremo l’alleggerimento dei propri volumi. Si protendono nello spazio senza invaderlo o appesantirlo, evocano, suggeriscono, senza mai imporsi con pesanti formalismi né indiscutibili concetti.
Questa serie di opere da indossare di AlexPinna vuole raccontare la difficoltà dell’uomo contemporaneo a trovare certezze, punti saldi a cui aggrapparsi all’interno dell’esistenza quotidiana, dove tutto è precario. Fin dalle origini della sua produzione, Pinna ha fatto ricorso alla stilizzazione dedotta dai fumetti d’infanzia e dall’illustrazione per ricavare figure esilissime, eleganti e tuttavia fragili, funamboli seduti sull’orlo del precipizio (come quelli della serie How deep is your love) che, con un minimo movimento o il semplice curvarsi delle spalle verso il vuoto, sembrano alla perenne ricerca di un punto di equilibrio.
La via di salvezza è allora forse da ricercare in una natura ritrovata e fatta propria grazie ai curiosi uomini-foglia della serie Lost, found and lost, nati dall’ibridazione fra corpo umano e forme vegetali e trasformatisi in ciondoli e anelli da indossare, oppure, paradosso ironico di reminescenza dance, la salvezza può assumere le fattezze di un dj incontrato una notte in discoteca, che si allunga nel gesto eternizzato dal John Travolta di Saturday night fever per divenire un orecchino o un girocollo.

Alex Pinna, nato a Imperia, vive e lavora a Milano. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Brera. Il lavoro di Alex instaura un dialogo interlocutorio con il pubblico, attraverso metafore capaci di rappresentare il mondo in modo leggero e ironico senza diventare mai banale o scontato. Ispirato dall’universo ludico e immaginifico della cultura infantile (fumetti e favole), Pinna lo utilizza come ponte iconografico per il raggiungimento di una ricerca plastica più consapevole ed evocativa. La scultura è un modo per alleggerire lo spazio, come se l’opera assorbisse materia anziché emanarla, ecco che i suoi caratteristici uomini stilizzati e dai lunghi arti, in bronzo, piombo o corda annodata, si protendono nello spazio senza invaderlo o appesantirlo. La leggerezza, diventata un valore predominante nella sua ricerca e viene paradossalmente perseguita tramite elementi scultorei. Tutti i suoi lavori tendono verso questa sottrazione di peso affrontando lo spazio con figure sospese in equilibri funambolici, ma ben saldi o con esili uomini stilizzati che portano all’estremo l’alleggerimento dei propri volumi. Sono figure sintetiche, che evocano, suggeriscono, senza mai imporsi con pesanti formalismi né indiscutibili concetti.
Le opere, ricche di continui rimandi alla storia dell’arte e alla letteratura, si caratterizzano come un insieme di forze contraddittorie che convivono pacificamente. Accanto alla dialettica e agli inediti equilibri formali, i lavori presentano contrasti concettuali che pongono lo spettatore di fronte a interrogativi e sensazioni stimolate da un’estetica dirompente e al contempo discreta.


Babs Art Gallery nasce da un'idea di Barbara Lo Bianco collezionista, amante e studiosa dell'arte contemporanea. Il concept di questo progetto si differenzia totalmente da quello delle altre gallerie: l'arte non è più solo qualcosa da vedere e da ammirare ma anche da portare sempre con sé. La galleria ha come obiettivo quello di lavorare insieme agli artisti per realizzare gioielli che sono in realtà sculture da indossare non necessariamente legate al valore della materia quanto alla creatività. Le opere: sculture, fotografie, dipinti, sono il punto di partenza di questo percorso artistico mentre i gioielli sono il punto d'arrivo.
Il programma prevede una serie di mostre ogni anno a cui parteciperanno artisti italiani e stranieri (da Jessica Carroll ad Antonio Paradiso, da Orna Ben Ami ad Alex Pinna, da Riccardo Gusmaroli ad Enzo Isaia) in cui le opere dell’artista cui viene dedicata la mostra dialogano con le sculture da indossare, create in esclusiva per la galleria.


Alex Pinna: Oggetti smarriti
Dal
29/01 al 29/03/2019

Orari: Lun - Ven / 10.00 - 18.00; disponibilità per altri orari su appuntamento
Informazioni:  T. +39 0287338370/+39 3479350394 - info@babsartgallery.it - www.babsartgallery.it -alex@alexpinna.org

Babs Art Gallery
Via Maurizio Gonzaga, 2
Ang. Piazza Diaz
20123 Milano

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