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Archivi categoria : Mostre Milano

Manuel Scrima: Disembody – Galleria Fabbrica Eos – Milano – dal 24/09 al 22/10/2020

Inaugurazione: Giovedì 24 settembre, ore 18.30


Alla galleria Fabbrica Eos inaugura la bella mostra fotografica di Manuel Scrima, dal titolo Disembody, primo appuntamento della rassegna New Post Human in programma per la stagione 2020/21, iniziativa che rientra nella rassegna DAAM in programma dal 1 al 4 ottobre presso Fabbrica Eos di Piazzale Baiamonti 2, Milano.
L’esposizione, a cura di Chiara Canali, raccoglie un corpus di lavori inediti di grande formato (100x100 e 50x50 cm) stampati su lastre di vetro e plexiglass montate assieme, in una sovrapposizione di più livelli che ricreano la complessità dell’immagine finale.
Sul pavimento un mosaico di 200x200 cm, costituito da un puzzle di 400 mattonelle di pietra tagliate a mano, che riportano le stampe fotografiche con i soggetti creati dall’artista. Le mattonelle sono composte da materiali a base quarzo, prodotte da Stone Italiana, una delle aziende più all'avanguardia nella produzione di quarzo e marmo ricomposto.

Le immagini dei corpi appaiono sospese nella loro raffinata essenza, come disegni su tessuto, che nella riproposizione del doppio si attraggono disegnando nuove figure che rimandano alla bellezza statuaria classica in una sorta di movimento di danza.
"Un nuovo uomo vitruviano - spiega Scrima - in posizioni diverse, una ricerca dell'astrazione creando immagini asimmetriche, sovrapposte, fino ad arrivare al mosaico che racchiude ottocento corpi stampati su quarzo a rendere l'immagine, optical e caleidoscopica".

Il titolo Disembody allude al processo della fotografia di Manuel Scrima che parte dallo studio del corpo umano, maschile e femminile, per arrivare a una fotografia disincarnata, incorporea, astratta, separata dal corpo di partenza.
Negli scatti di Scrima si rivela una profonda passione per la cultura classica e umanistica: la perfezione formale della scultura classica e il sensuale edonismo delle ombre dei corpi sono il punto di partenza di una fotografia che punta alla sintetizzazione formale e stilistica, in cui si fondono sagome astratte con linee geometriche attraverso un drammatico contrasto di chiariscuri.
Manuel Scrima è interessato a una fotografia del dettaglio, ottenuta solamente grazie alla tecnica fotografica senza alcun intervento in postproduzione, dove la composizione e la simmetria delle forme non è dettata dalla duplicazione e specularità delle immagini ma dalla associazione maniacale di corrispondenze formali ed equilibri corporei. Una sorta di purismo fotografico riconducibile agli insegnamenti del teorico e artista Jaromír Funke, perché appartengono alla sua fotografia due componenti sostanziali: “il sentimento e la composizione”.
Un sentimento adamantino verso lo statuto dell’immagine in continua mutazione, evoluzione e trasformazione, che determina un senso di sospensione e alterità. A partire dalla frattura operata dalla Body Art, i corpi subiscono una modificazione iconica e culturale, divenendo dei corpi mutanti nati dalla contaminazione di pratiche espressive, mediali e tecnologiche. I corpi di Manuel Scrima, seppur mantenendo una forte carica sessuale e organica, sono ridotti a una forma fondamentale. L’indiscutibile evidenza della composizione formale serve a indirizzare l’attenzione sulla bellezza e la verità del soggetto. Una composizione fotografica legata all’idea di astrazione ma che si confronta con tutta la storia dell’arte moderna più che con la storia della fotografia. Robert Adams nel suo libro La bellezza in fotografia suggeriva che la fotografia è nuova “perché è per natura costretta a ripetere l’antico mestiere dell’arte: scoprire e rivelare il senso della confusa materia della vita. Paradossalmente, si può capire questa novità considerando, ad esempio, che le fotografie di Nick Nixon sono più vicine a Piero della Francesca che a Franz Kline, quelle di Robert Frank a Bruegel più che a Robert Motherwell, quelle di Mark Cohen più a Goya che a Frank Stella, e così via”.
Così la fotografia di Manuel Scrima rilegge preferibilmente le silhouette ritmate e astratte dei “Nudi Blu” di Henry Matisse piuttosto che i corpi scultorei di Robert Mapplethorpe; guarda alle voluttuose ed essenziali impronte blu di Klein più che le rayografie di Man Ray; studia le campiture a losanghe marroni di Rothko piuttosto che i fotogrammi astratti di Luigi Veronesi; riscopre le strutture geometrizzanti delle maschere cubiste piuttosto che le polaroid di Paolo Gioli.

RASSEGNA NEW POST HUMAN
Il periodo di emergenza sanitaria che ha investito non solo il nostro paese, ma il mondo intero, ha posto tutti in una condizione di stasi che ha provocato indubbiamente molte riflessioni, sulla condizione dell’essere umano, sul suo modo di stare al mondo e di farne esperienza, sulle relazioni. Non sappiamo se da questo scaturirà un vero e proprio cambio di paradigma ma abbiamo immaginato questo momento come una sorta di stand-by dopo il quale si deve ripartire, sapendo che nulla sarà più come prima, anche se in fondo nulla è mai stato come prima.
Fabbrica Eos con questa rassegna fa un apparente passo indietro a quella che è sempre stata la sua peculiarità, la proposta di artisti sempre nuovi e spesso al loro esordio; nel corso dell’anno presenteremo una serie di mostre i cui protagonisti sono autori “nuovi” per la galleria o per il mercato dell’arte. Ma è un passo indietro per prendere la rincorsa verso il nuovo, verso quel Post-Umano che crediamo sia scaturito da questa situazione.

Manuel Scrima è un artista e fotografo/regista nato a Cremona da padre arbëreshë e madre belga che fin dagli esordi ha lavorato su più continenti. Nel suo lavoro sono sempre riconoscibili ispirazioni classiche e neoclassiche, parte della sua educazione visiva, che spesso ama rapportare a culture distanti ed esotiche. Nel 2006 inizia il suo periodo Africano (Afrika Awakes la sua mostra più celebre ha girato gallerie e musei con 10 repliche tra Francia, Inghilterra, Irlanda, Finlandia, Italia e Kenya). Le sue immagini restituiscono dignità e bellezza a un continente distorto dai racconti dei media e per questo vengono sostenute da realtà internazionali come: UNESCO, Medici senza Frontiere, Care International. In particolare nel luglio del 2009 espone al Ramoma, Museo d'Arte Moderna di Nairobi. Nel 2010 l'UNESCO lo sceglie come artista per una personale a Parigi che celebra la cultura del Kenya. Sempre nel 2010 alcune sue foto più rappresentative sono esposte ad Art Basel Miami. In quegli anni torna a vivere a Milano e decide di mettersi alla prova con la fotografia di moda e comunicazione. Collabora con molti brand tra i quali: Levi's, Iceberg, Gucci, Les Hommes, Yamamay, Carlo Pignatelli, Romeo Gigli, Silvian Heach, Lancetti, IKEA, Malloni. Nel 2010 inizia la sua avventura asiatica e la collaborazione con l’artista e stilista Angelo Cruciani. Con lui realizza diversi progetti a cavallo tra Arte, Comunicazione e Moda, (i.e. Made in China, She’s Not A Man). Nel 2012 la sua mostra AfreakA, curata da Alessandro Turci, fa parte del Festival Fotografico Italiano. Sue sono le immagini delle recenti performance e flash mob sull'amore promosse da Angelo Cruciani (2014-2020) e diverse opere fotografiche-pittoriche esposte in LOVVISM (2015). Nel 2018 si dedica a fotografare artisti, in particolari giovani cantanti di successo. Nel 2019 esce il suo short film ICEBERG, un video musicale legato ad una breve storia ambientata in un immaginario sobborgo italiano. E' il primo video italiano ad approdare sulla piattaforma World Star Hip Hop, bibbia della musica americana. Successivamente il film è premiato a Los Angeles e ad Atlanta. Sempre nel 2019 arriva anche un premio alla regia a Milano per il fashion film WHOMAN e il premio Alfa alla fotografia ad Aci Reale per la sua carriera. Nel 2020 è in corso la preparazione per Prosopon 2030: la mostra ufficiale per il cinquantesimo Giffoni Film Festival. L'artista incontra 2030 ragazzi della generazione Z e parla con loro di futuro e sostenibilità. Da questo percorso nasceranno 2030 ritratti, 2030 voci registrate, 2030 video di occhi che sognano e un collage di 2030 tessuti, ognuno con un desiderio destinato a realizzarsi in un prossimo futuro.

Manuel Scrima: Disembody
A cura di: Chiara Canali
Inaugurazione: Giovedì 24 settembre, ore 18.30
Dal 24 settembre al 22 ottobre 2020
Informazioni: T. +39 02 89073362 - www.fabbricaeos.it / info@fabbricaeos.it

FABBRICA EOS Arte Contemporanea
Piazzale A. Baiamonti, 2
20154 Milano

FABBRICA EOS Gallery
Viale Pasubio (angolo via Bonnet)
20154 Milano
T. +39 02 6596532

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Davide Bramante: “New York, New Delhi, New Old”, Galleria Fabbrica Eos, Milano, 10/09-4/10/200

INAUGURAZIONE GIOVEDÌ 10 SETTEMBRE DALLE ORE 18.30, prima mostra personale a Milano di Davide Bramante: "New York, New Delhi, New Old".


La mostra rientra nella rassegna DAAM in programma dal 1 al 4 Ottobre 2020
alla Galleria Fabbrica EosMilano.
Verrà inaugurata il 10 settembre alle ore 18.30 la prima mostra personale a Milano di Davide Bramante, “un artista che ha scelto la fotografia per stare dalla parte dell’arte”, così lo descrive Giacinto Di Pietrantonio, curatore della mostra e docente all’Accademia di Belle Arti di Brera.
La galleria Fabbrica Eos, ospiterà l’esposizione aperta al pubblico dal 10 settembre al 4 ottobre.
«Il mio modo di fotografare è identico al mio modo di ricordare, pensare, sognare, sperare, tutto avviene per sovrapposizioni temporali e spaziali», così l’artista siciliano descrive la sua ricerca fotografica. Le opere rappresentano visioni simultanee che spesso vengono accostate ad uno stile futurista. Attraverso delle stratificazioni, Bramante presenta delle immagini che fanno da specchio alla società contemporanea in un gioco di luci e ombre che si sovrappongono unendo fino a 9 fotogrammi. Nella sua “Milano verticale”, ad esempio, lo sguardo di chi ammira l’opera si perde nei meandri di un racconto immediato dalla mente dell’artista allo spettatore che rivive in un momento solo tutti i fotogrammi capaci di essere assorbiti dall’occhio umano in un vortice senza schemi spazio-temporali.
«Le nuove città sono delle rivisitazioni di città più antiche che esistono in giro per il mondo, città potentissime che comunque si ispirano a Roma e alla nostra storia, spiega Davide Bramante. Il più delle volte creo le mie città ideali sovrapponendone altre, ad esempio San Pietroburgo è stata creata a immagine e somiglianza di Roma e Parigi».

Davide Bramante nasce a Siracusa nel 1970. Frequenta l’Istituto Statale d’arte di Siracusa e l’Accademia Albertina di Belle arti di Torino. Nel 1999 torna a vivere a Siracusa, dopo tredici anni trascorsi tra Torino, Roma, Milano e New York. Opera dal 1991, realizzando lavori video, installazioni e fotografie. Nomen omen: un destino già segnato riporta al ricordo, nella mente dell’artista, le domande del nonno che fin da piccolo lo fece appassionare al mondo dell’arte raccontandogli del celebre artista del Rinascimento.
La sua originalissima tecnica fotografica delle esposizioni multiple, composte da una sequenza che varia da 4 a 9 scatti realizzati in fase di ripresa non digitali, riesce a far convivere all’interno del suo lavoro le tre cose che ama di più: l’arte, la fotografia e il viaggio.
Il tempo è congelato in una messa in scena che appare come l ’espressione spettacolare di urbanizzazioni già di per sé spettacolari. Lo spazio (la lontananza culturale e geografica) di questi luoghi subisce la medesima sorte: viene annullato”.
L’arte di Davide Bramante viene definita così dal giornalista e scrittore Aldo Premoli che analizza le sue fotografie attraverso una metafora algebrica indispensabile per comprendere la moltitudine di sovrapposizioni e “new” che compongono i suoi scatti.
A questo punto la domanda sorge spontanea Davide Bramante è un artista o un fotografo? Giancarlo Politi, critico ed editore d'arte risponde così: “Ma come puoi chiamare fotografo un artista che riesce a trasformare Noto in una grande metropoli antica e moderna, simile a New York, Tokyo, New Delhi. Davide Bramante, artista o fotografo è stato l’ambasciatore poetico e profetico delle città multietniche di oggi. Tutte diverse e tutte eguali. Tutte belle e terribili. Più artista di così…

La galleria Fabbrica Eos di Giancarlo Pedrazzini è stata fondata a Milano all’inizio degli anni ’90. La galleria non segue una linea dogmatica nella ricerca di nuovi artisti, piuttosto un’idea: “l’Arte è 5 minuti più avanti da adesso”. E proprio questo essere avanti rappresenta perfettamente l’arte di Davide Bramante che racchiude in un'unica fotografia molteplici scatti creando così “la città ideale”.
La galleria Fabbrica Eos da marzo 2019 ha aperto il nuovo spazio a Milano, con una vetrina illuminata fino a sera dove si alternano mostre personali e collettive, di fronte alla sede di Fondazione Feltrinelli e Microsoft in uno dei quartieri più in crescita della città.


Davide Bramante: "New York, New Delhi, New Old"
A cura di: Giacinto Di Pietrantonio
Dal
10/09 al 4/10/200

Galleria Fabbrica Eos
Viale Pasubio (angolo via Bonnet)
20154 Milano
T. 02 6596532‬ - info@fabbricaeos.it - www.fabbricaeos.it

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ARTE TOUR WEB – 1, La libertà delle idee, Quintocortile, Milano, dal 10/04/2020

Prima di una serie di mostre con opere eseguite nella libertà delle idee in questo costrittivo 2020. Si presentano tre opere per ogni artista. Le opere in mostra sono visibili sulla pagina Facebook di Quintocortile in un album dal titolo “2020 La libertà delle idee”.

Testimoni di un’ansia diffusa che stenta a trovare un’adeguata espressione, le opere in mostra entrano nel vivo di una questione: la “malattia”, oggi come ieri, travolge il nostro quotidiano e crea una temporalità sospesa, un’attesa pregna di malinconia, di silenzio, in bilico tra il plausibile e l’incredibile, dunque di mistero. Ben colgono gli artisti questi moti dell’animo che incrociano, oggi più che mai, aspetti fondanti della ricerca nell’arte contemporanea.

Lucio Perna attraverso la meditata irregolarità delle sue composizioni geometriche, i tagli di luce, il colore compatto, rompe l’ordine rigoroso del progetto creando uno slittamento nella percezione delle forme vissute come possibili identità del futuro. Ruggero Maggi concentra nel libro d’artista una libertà espressiva ove il dialogo tra parole, immagini, oggetti, in questo caso forbici, il supporto stesso, creano uno spiazzamento nella relazione con l’opera d’arte vissuta come uno stimolo a riflettere, anche con ironia, sull’imprevedibilità degli umani destini.
Nadia Magnabosco, con “un’idea di cellula” crea una particolare forma di pittura d’azione; nella cellula si annida una vibrazione, una ricchezza cromatica, un’energia circolare, che richiama la continuità’, la coerenza della sua ricerca.
Memore della cultura orientale dalla quale proviene, Yuko Tzukamoto imprime un tono meditativo al tema della natura che non può mai scindere dalla sua ricerca artistica. E dunque la cellula, nucleo originario, misterio di ogni foma organica.

Cristina Rossi


ARTE TOUR WEB - 1, La libertà delle idee
Vernissage: 10 aprile 2020, ore 24:01
A cura di: Mavi Ferrando, Gretel Fehr
Note critiche di:  Cristina Rossi
Artisti: Ruggero Maggi, Nadia Magnabosco, Lucio Perna, Yuko Tsukamoto
Orari: da lunedì a domenica ore 24 su 24
Informazioni: M. +39 3388007617 - quintocortile@tiscalinet.it  - www.facebook.com/quintocortile

QUINTOCORTILE AIROLDI
Viale Bligny, 42
Milano

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Stefano Scheda: Nudo, mani in alto! Naked, hands up!, Galleria Fumagalli, Milano, fino al 18/04/2020

 

La Galleria Fumagalli presentando la prima mostra personale in galleria di Stefano Scheda (Faenza, 1957). “Nudo, mani in alto! Naked, hands up!” dà un invito a riflettere sul concetto di nudità tra storia dell’arte e social network. ù
Accompagna la mostra una pubblicazione con testi di diversi autori, tra i quali Angela Madesani (storica dell’arte e curatrice), Matteo Bonazzi (filosofo e piscoanalista), Annamaria Maggi e Cristiano Seganfreddo.
Ai visitatori è proposto un questionario ideato da Matteo Bonazzi per un’indagine sociologica sui temi trattati in mostra.
Opere di nuova produzione assieme a lavori storici sono presentati in un percorso installativo in ricercata penombra. La sera dell’inaugurazione si è tenuta l’azione performativa dal titolo INERTE/INERME.
«Perché nessuno si scandalizza di fronte ai Bronzi di Riace, perché nessuno urla all’orrore di fronte al David di Michelangelo o ai nudi maschili dell’arte neoclassica mentre Same same but different, l’opera di Stefano Scheda con due uomini nudi che si salutano uscendo dall’acqua, crea tanto scompiglio in chi la vede? Perché è oscurata dai social? Perché dà vita a pubbliche proteste?».
Queste le domande che hanno sollecitato l’invito a Stefano Scheda a presentare un progetto espositivo per gli spazi della Galleria Fumagalli e che introducono il testo di Angela Madesani, raccolto insieme ad altri contributi in una pubblicazione in corso di realizzazione. Il lavoro di Stefano Scheda è spesso caratterizzato dall’uso del nudo, inteso non in chiave erotica o voyeuristica ma nelle sue implicazioni sociali.

Il titolo della mostra “Nudo, mani in alto! Naked, hands up!” fa quindi volutamente riferimento a un corpo esposto alle sue fragilità e alle complessità della vita, un corpo che non è protetto neanche da un abito che lo sostenga.
«Siamo tutti nudi nella fragilità fisica e spirituale, senza la certezza di una fratellanza», precisa Stefano Scheda. La nudità si osserva, infatti, nel primo incontro con l’opera ma non si esaurisce nella sua esposizione, costituendo solo il primo livello di messa in scena della condizione umana. Chi osserva è invitato a interrogarsi e a testare la propria soglia di tolleranza di fronte alla visione di una nudità che, colta dallo sguardo ironico dell’artista, restituisce un’immagine sublimata e archetipica del corpo.
L’azione INERTE/INERME  ha visto alcuni performer spogliarsi e lasciarsi cadere nudi sul pavimento della galleria. Alcuni dei presenti, attirati da questa visione inattesa e spontaneamente coinvolti, hanno sentito il desiderio di condividerne l'esperienza come gesto liberatorio. 
L'artista Stefano Scheda racconta come l'azione INERTE/INERME abbia rappresentato: «Un “blackout”, un'interruzione della fragilità esistenziale. Spogliarsi è togliersi le difese che proteggono dalle difficoltà esterne senza più resistenze, abbandonati e sdraiati sui propri abiti che divengono un letto di riposo, come sul ponte di una nave. Rimanere nudi è come ritrovare la parte più autentica di sé, libera da orpelli, un digiuno che resetta l’organismo, uno stacco dall’esistenza produttiva segnata dal sincopato quotidiano per tornare a essere spettatori, rimettendosi in relazione alla vita per ricominciare. Esistere/resistere, dormire, morire, sognare
In mostra il video Meteo (2004), presentato per la prima volta allo ZKM Center for Art and Media di Karlsruhe nel 2006: corpi nudi di uomini e donne, non completamente a fuoco, appaiono fermi su un bagnasciuga con degli specchi rotondi all’altezza del ventre. Due fattori di disturbo, la luce del sole riflessa dal vetro e il suono di mitragliatrici proveniente da una capsula spaziale, agiscono sulla scena creando un effetto irritante e di estraniamento. Se in quest’opera la nudità è evocatrice del limite umano di fronte alla grandezza degli eventi storici e naturali, nel dittico fotografico Same same but different (2018) è colta nella sua purezza e innocenza, immortalando i corpi là dove il mare incontra la terra. Fuori e dentro questo limite, l’acqua simboleggia per l’artista la speranza di una rinascita, come evoca anche il titolo della scultura Terramare (2015), realizzata con uno pneumatico e una camera d’aria. La precarietà dell’esistenza è espressa ugualmente dall’immagine fotografica ritratta in Figura 1 (1996), un corpo nudo che pare abbandonarsi alla vita: “mani in alto”. 

Stefano Scheda nasce a Faenza nel 1957 e vive a Bologna, dove insegna “Strategia dell’Invenzione” all’Accademia di Belle Arti. La sua ricerca è rivolta a catturare i cortocircuiti della realtà senza alterarne la fisionomia oggettiva anzi esponendone lo scarto, l’altrove. L’ambiguità tra reale e illusorio si manifesta nelle immagini che realizza, spesso evocatrici di un senso di estraniamento in chi osserva, come nel caso delle serie fotografiche che ritraggono edifici fagocitati dalla vegetazione o inglobanti il paesaggio in porte e finestre specchianti. Lo specchio come superficie riflettente e l’acqua, il mare, come archetipo della soglia tra la vita e la morte sono elementi ricorrenti nella ricerca sulle relazioni tra il corpo, l’architettura e il paesaggio. Queste interazioni, che l’artista cattura in immagine, rivelano modi di speculazione sulla percezione della realtà e rendono visibile il suo processo dialettico. Anche la presenza del corpo umano nudo, scevra da connotazioni erotiche, coglie la corporeità come elemento spaziale integrato, come un’“immagine nell’immagine”, allo stesso modo degli specchi che riflettono ciò che sta davanti.
Stefano Scheda è ideatore di
Marradi Campana Infesta. La manifestazione artistica giunge nel 2020 alla sua settima edizione. Gli abitanti di Marradi si confrontano con gli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, artisti e intellettuali su temi sempre diversi, conservando un rapporto elettivo col poeta marradese Dino Campana.


Stefano Scheda: Nudo, mani in alto! Naked, hands up!
Dal
17 gennaio al 18 aprile 2020
Inaugurazione e performance:giovedì 16 gennaio 2020 dalle ore 18.30
Orari: dal martedì al sabato dalle 11 alle 19

Info: T. +39 02 36799285 - info@galleriafumagalli.com - galleriafumagalli.com
Ufficio stampa: PCM Studio - T. +39 02 36769480 - Silvia Cataudella - silvia@paolamanfredi.com

GALLERIA FUMAGALLI
Via Bonaventura Cavalieri 6,
20121 Milano

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NOVECENTO PRIVATO. Da de Chirico a Vedova, Galleria Bottegantica, Milano, fino al 29/02/2020

Alcuni dei Giganti del ‘900 italiano tornano nelle sale che, nel secondo dopoguerra, li avevano accolti quali giovani protagonisti dell’arte del loro tempo.
È, il loro, un ritorno emblematico, certo non nostalgico e nemmeno celebrativo.
Tuttavia importante, perché il mezzo secolo e oltre, che è trascorso da quando questi stessi ambienti di via Manzoni 45 erano occupati dalla Galleria del Naviglio, ha portato a sedimentare valori, smorzare tensioni. Ha fatto di cronaca, Storia.
Confermando la piena validità di quelle che, all’epoca, potevano apparire come personali proposte, intuizioni, visioni di un pur quotato gallerista.
Bottegantica, che oggi vivifica gli spazi che furono del Naviglio, vi propone “Novecento privato. Da de Chirico a Vedova”, dal 17 gennaio al 29 febbraio 2020.
La mostra, che è a cura di Stefano Bosi, Valerio Mazzetti Rossi e Enzo Savoia, si avvale della consulenza scientifica di Fabio Benzi.
Ad esservi proposto è un excursus attentissimo di opere. Che facendo fulcro sui decenni del Naviglio opportunamente si allarga alla prima metà del Secolo Breve, per ripercorrere i momenti più straordinari vissuti dall’arte e dalla cultura dal primo dopoguerra sino agli sviluppi del secondo: dal Futurismo alla Metafisica, dal Realismo Magico al Surrealismo, dal Ritorno all’Ordine all’Informale…
Il Novecento italiano, per metafora, è stato un oceano battuto da grandi onde. Battuto soprattutto dal perenne contrasto tra l’apologia della forma e il suo annullamento, specie a partire dagli anni Trenta. Protagonisti delle pagine più significative della storia dell’arte nazionale e internazionale, sono una serie di Maestri d’avanguardia che hanno contribuito alle rivoluzioni artistiche del XX secolo, partecipando alla creazione di nuove forme e immagini, attraverso sperimentazioni e ricerche”, ricorda Stefano Bosi.
Novecento Privato. Da De Chirico a Vedova rievoca autori e momenti fondamentali di quel secolo, scegliendo di attingere le trenta opere esposte, esclusivamente da due importati collezioni private.
Trenta opere che si legano fra loro in un dialogo appassionato, a formare idealmente una raccolta filologica dei principali fenomeni artistici italiani del secolo scorso. Una raccolta dal forte carattere meditativo e intimo, in cui è privilegiato il rapporto tra le opere e gli artisti che le hanno create”, per Enzo Savoia.

La sequenza è pensata come un viaggio cronologico e visivo, un racconto analitico e didattico che attraversa il nostro territorio culturale dal post-impressionismo alle avanguardie d’inizio secolo (il Futurismo di Marinetti, Boccioni, Balla, Severini), gli anni del primo conflitto mondiale, il dopoguerra e gli anni Venti (Savinio, Giorgio De Chirico, Filipo De Pisis, Sironi, Casorati, Alberto Martini, Marino Marini), l’affermazione del regime fascista e la seconda guerra mondiale (Carrà, Campigli, Arturo Martini, Prampolini, Pirandello, Guttuso, Manzù), il post-war tra le capitali europee e New York con l’affermazione dell’arte astratta (Fontana, Burri, Capogrossi, Vedova, Pomodoro).
Il percorso espositivo è pensato per essere fruito da un vasto pubblico, grazie anche a un apparato didattico sperimentale, capace di guidare il visitatore alla comprensione profonda di ogni singola opera.
Un omaggio dunque all’universalità dell’arte, ma anche un riconoscimento ai grandi artisti italiani del XX secolo. Questo - e non solo - è NOVECENTO PRIVATO. Da De Chirico a Vedova.


Novecento Privato. Da De Chirico a Vedova
Dal 17 gennaio al 29 febbraio 2020.
Orari: da martedì al sabato 10-13; 15-19.
Ingresso: libero 
Visite guidate: su prenotazione, € 5 cad. Gruppi compresi tra le 10 e le 20 persone. Catalogo: Bottegantica edizioni
Info: T. 02 62695107 - 02 62695489 - www.bottegantica.com
Ufficio Stampa: Studio ESSECI, Sergio Campagnolo - T. 049.663499 - Roberta Barbaro - gestione3@studioesseci.net

Galleria Bottegantica
via Manzoni 4
Milano

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