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Archivi categoria : Mostre Milano

ARTE TOUR WEB – 1, La libertà delle idee, Quintocortile, Milano, dal 10/04/2020

Prima di una serie di mostre con opere eseguite nella libertà delle idee in questo costrittivo 2020. Si presentano tre opere per ogni artista. Le opere in mostra sono visibili sulla pagina Facebook di Quintocortile in un album dal titolo “2020 La libertà delle idee”.

Testimoni di un’ansia diffusa che stenta a trovare un’adeguata espressione, le opere in mostra entrano nel vivo di una questione: la “malattia”, oggi come ieri, travolge il nostro quotidiano e crea una temporalità sospesa, un’attesa pregna di malinconia, di silenzio, in bilico tra il plausibile e l’incredibile, dunque di mistero. Ben colgono gli artisti questi moti dell’animo che incrociano, oggi più che mai, aspetti fondanti della ricerca nell’arte contemporanea.

Lucio Perna attraverso la meditata irregolarità delle sue composizioni geometriche, i tagli di luce, il colore compatto, rompe l’ordine rigoroso del progetto creando uno slittamento nella percezione delle forme vissute come possibili identità del futuro. Ruggero Maggi concentra nel libro d’artista una libertà espressiva ove il dialogo tra parole, immagini, oggetti, in questo caso forbici, il supporto stesso, creano uno spiazzamento nella relazione con l’opera d’arte vissuta come uno stimolo a riflettere, anche con ironia, sull’imprevedibilità degli umani destini.
Nadia Magnabosco, con “un’idea di cellula” crea una particolare forma di pittura d’azione; nella cellula si annida una vibrazione, una ricchezza cromatica, un’energia circolare, che richiama la continuità’, la coerenza della sua ricerca.
Memore della cultura orientale dalla quale proviene, Yuko Tzukamoto imprime un tono meditativo al tema della natura che non può mai scindere dalla sua ricerca artistica. E dunque la cellula, nucleo originario, misterio di ogni foma organica.

Cristina Rossi


ARTE TOUR WEB - 1, La libertà delle idee
Vernissage: 10 aprile 2020, ore 24:01
A cura di: Mavi Ferrando, Gretel Fehr
Note critiche di:  Cristina Rossi
Artisti: Ruggero Maggi, Nadia Magnabosco, Lucio Perna, Yuko Tsukamoto
Orari: da lunedì a domenica ore 24 su 24
Informazioni: M. +39 3388007617 - quintocortile@tiscalinet.it  - www.facebook.com/quintocortile

QUINTOCORTILE AIROLDI
Viale Bligny, 42
Milano

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Stefano Scheda: Nudo, mani in alto! Naked, hands up!, Galleria Fumagalli, Milano, fino al 18/04/2020

 

La Galleria Fumagalli presentando la prima mostra personale in galleria di Stefano Scheda (Faenza, 1957). “Nudo, mani in alto! Naked, hands up!” dà un invito a riflettere sul concetto di nudità tra storia dell’arte e social network. ù
Accompagna la mostra una pubblicazione con testi di diversi autori, tra i quali Angela Madesani (storica dell’arte e curatrice), Matteo Bonazzi (filosofo e piscoanalista), Annamaria Maggi e Cristiano Seganfreddo.
Ai visitatori è proposto un questionario ideato da Matteo Bonazzi per un’indagine sociologica sui temi trattati in mostra.
Opere di nuova produzione assieme a lavori storici sono presentati in un percorso installativo in ricercata penombra. La sera dell’inaugurazione si è tenuta l’azione performativa dal titolo INERTE/INERME.
«Perché nessuno si scandalizza di fronte ai Bronzi di Riace, perché nessuno urla all’orrore di fronte al David di Michelangelo o ai nudi maschili dell’arte neoclassica mentre Same same but different, l’opera di Stefano Scheda con due uomini nudi che si salutano uscendo dall’acqua, crea tanto scompiglio in chi la vede? Perché è oscurata dai social? Perché dà vita a pubbliche proteste?».
Queste le domande che hanno sollecitato l’invito a Stefano Scheda a presentare un progetto espositivo per gli spazi della Galleria Fumagalli e che introducono il testo di Angela Madesani, raccolto insieme ad altri contributi in una pubblicazione in corso di realizzazione. Il lavoro di Stefano Scheda è spesso caratterizzato dall’uso del nudo, inteso non in chiave erotica o voyeuristica ma nelle sue implicazioni sociali.

Il titolo della mostra “Nudo, mani in alto! Naked, hands up!” fa quindi volutamente riferimento a un corpo esposto alle sue fragilità e alle complessità della vita, un corpo che non è protetto neanche da un abito che lo sostenga.
«Siamo tutti nudi nella fragilità fisica e spirituale, senza la certezza di una fratellanza», precisa Stefano Scheda. La nudità si osserva, infatti, nel primo incontro con l’opera ma non si esaurisce nella sua esposizione, costituendo solo il primo livello di messa in scena della condizione umana. Chi osserva è invitato a interrogarsi e a testare la propria soglia di tolleranza di fronte alla visione di una nudità che, colta dallo sguardo ironico dell’artista, restituisce un’immagine sublimata e archetipica del corpo.
L’azione INERTE/INERME  ha visto alcuni performer spogliarsi e lasciarsi cadere nudi sul pavimento della galleria. Alcuni dei presenti, attirati da questa visione inattesa e spontaneamente coinvolti, hanno sentito il desiderio di condividerne l'esperienza come gesto liberatorio. 
L'artista Stefano Scheda racconta come l'azione INERTE/INERME abbia rappresentato: «Un “blackout”, un'interruzione della fragilità esistenziale. Spogliarsi è togliersi le difese che proteggono dalle difficoltà esterne senza più resistenze, abbandonati e sdraiati sui propri abiti che divengono un letto di riposo, come sul ponte di una nave. Rimanere nudi è come ritrovare la parte più autentica di sé, libera da orpelli, un digiuno che resetta l’organismo, uno stacco dall’esistenza produttiva segnata dal sincopato quotidiano per tornare a essere spettatori, rimettendosi in relazione alla vita per ricominciare. Esistere/resistere, dormire, morire, sognare
In mostra il video Meteo (2004), presentato per la prima volta allo ZKM Center for Art and Media di Karlsruhe nel 2006: corpi nudi di uomini e donne, non completamente a fuoco, appaiono fermi su un bagnasciuga con degli specchi rotondi all’altezza del ventre. Due fattori di disturbo, la luce del sole riflessa dal vetro e il suono di mitragliatrici proveniente da una capsula spaziale, agiscono sulla scena creando un effetto irritante e di estraniamento. Se in quest’opera la nudità è evocatrice del limite umano di fronte alla grandezza degli eventi storici e naturali, nel dittico fotografico Same same but different (2018) è colta nella sua purezza e innocenza, immortalando i corpi là dove il mare incontra la terra. Fuori e dentro questo limite, l’acqua simboleggia per l’artista la speranza di una rinascita, come evoca anche il titolo della scultura Terramare (2015), realizzata con uno pneumatico e una camera d’aria. La precarietà dell’esistenza è espressa ugualmente dall’immagine fotografica ritratta in Figura 1 (1996), un corpo nudo che pare abbandonarsi alla vita: “mani in alto”. 

Stefano Scheda nasce a Faenza nel 1957 e vive a Bologna, dove insegna “Strategia dell’Invenzione” all’Accademia di Belle Arti. La sua ricerca è rivolta a catturare i cortocircuiti della realtà senza alterarne la fisionomia oggettiva anzi esponendone lo scarto, l’altrove. L’ambiguità tra reale e illusorio si manifesta nelle immagini che realizza, spesso evocatrici di un senso di estraniamento in chi osserva, come nel caso delle serie fotografiche che ritraggono edifici fagocitati dalla vegetazione o inglobanti il paesaggio in porte e finestre specchianti. Lo specchio come superficie riflettente e l’acqua, il mare, come archetipo della soglia tra la vita e la morte sono elementi ricorrenti nella ricerca sulle relazioni tra il corpo, l’architettura e il paesaggio. Queste interazioni, che l’artista cattura in immagine, rivelano modi di speculazione sulla percezione della realtà e rendono visibile il suo processo dialettico. Anche la presenza del corpo umano nudo, scevra da connotazioni erotiche, coglie la corporeità come elemento spaziale integrato, come un’“immagine nell’immagine”, allo stesso modo degli specchi che riflettono ciò che sta davanti.
Stefano Scheda è ideatore di
Marradi Campana Infesta. La manifestazione artistica giunge nel 2020 alla sua settima edizione. Gli abitanti di Marradi si confrontano con gli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, artisti e intellettuali su temi sempre diversi, conservando un rapporto elettivo col poeta marradese Dino Campana.


Stefano Scheda: Nudo, mani in alto! Naked, hands up!
Dal
17 gennaio al 18 aprile 2020
Inaugurazione e performance:giovedì 16 gennaio 2020 dalle ore 18.30
Orari: dal martedì al sabato dalle 11 alle 19

Info: T. +39 02 36799285 - info@galleriafumagalli.com - galleriafumagalli.com
Ufficio stampa: PCM Studio - T. +39 02 36769480 - Silvia Cataudella - silvia@paolamanfredi.com

GALLERIA FUMAGALLI
Via Bonaventura Cavalieri 6,
20121 Milano

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NOVECENTO PRIVATO. Da de Chirico a Vedova, Galleria Bottegantica, Milano, fino al 29/02/2020

Alcuni dei Giganti del ‘900 italiano tornano nelle sale che, nel secondo dopoguerra, li avevano accolti quali giovani protagonisti dell’arte del loro tempo.
È, il loro, un ritorno emblematico, certo non nostalgico e nemmeno celebrativo.
Tuttavia importante, perché il mezzo secolo e oltre, che è trascorso da quando questi stessi ambienti di via Manzoni 45 erano occupati dalla Galleria del Naviglio, ha portato a sedimentare valori, smorzare tensioni. Ha fatto di cronaca, Storia.
Confermando la piena validità di quelle che, all’epoca, potevano apparire come personali proposte, intuizioni, visioni di un pur quotato gallerista.
Bottegantica, che oggi vivifica gli spazi che furono del Naviglio, vi propone “Novecento privato. Da de Chirico a Vedova”, dal 17 gennaio al 29 febbraio 2020.
La mostra, che è a cura di Stefano Bosi, Valerio Mazzetti Rossi e Enzo Savoia, si avvale della consulenza scientifica di Fabio Benzi.
Ad esservi proposto è un excursus attentissimo di opere. Che facendo fulcro sui decenni del Naviglio opportunamente si allarga alla prima metà del Secolo Breve, per ripercorrere i momenti più straordinari vissuti dall’arte e dalla cultura dal primo dopoguerra sino agli sviluppi del secondo: dal Futurismo alla Metafisica, dal Realismo Magico al Surrealismo, dal Ritorno all’Ordine all’Informale…
Il Novecento italiano, per metafora, è stato un oceano battuto da grandi onde. Battuto soprattutto dal perenne contrasto tra l’apologia della forma e il suo annullamento, specie a partire dagli anni Trenta. Protagonisti delle pagine più significative della storia dell’arte nazionale e internazionale, sono una serie di Maestri d’avanguardia che hanno contribuito alle rivoluzioni artistiche del XX secolo, partecipando alla creazione di nuove forme e immagini, attraverso sperimentazioni e ricerche”, ricorda Stefano Bosi.
Novecento Privato. Da De Chirico a Vedova rievoca autori e momenti fondamentali di quel secolo, scegliendo di attingere le trenta opere esposte, esclusivamente da due importati collezioni private.
Trenta opere che si legano fra loro in un dialogo appassionato, a formare idealmente una raccolta filologica dei principali fenomeni artistici italiani del secolo scorso. Una raccolta dal forte carattere meditativo e intimo, in cui è privilegiato il rapporto tra le opere e gli artisti che le hanno create”, per Enzo Savoia.

La sequenza è pensata come un viaggio cronologico e visivo, un racconto analitico e didattico che attraversa il nostro territorio culturale dal post-impressionismo alle avanguardie d’inizio secolo (il Futurismo di Marinetti, Boccioni, Balla, Severini), gli anni del primo conflitto mondiale, il dopoguerra e gli anni Venti (Savinio, Giorgio De Chirico, Filipo De Pisis, Sironi, Casorati, Alberto Martini, Marino Marini), l’affermazione del regime fascista e la seconda guerra mondiale (Carrà, Campigli, Arturo Martini, Prampolini, Pirandello, Guttuso, Manzù), il post-war tra le capitali europee e New York con l’affermazione dell’arte astratta (Fontana, Burri, Capogrossi, Vedova, Pomodoro).
Il percorso espositivo è pensato per essere fruito da un vasto pubblico, grazie anche a un apparato didattico sperimentale, capace di guidare il visitatore alla comprensione profonda di ogni singola opera.
Un omaggio dunque all’universalità dell’arte, ma anche un riconoscimento ai grandi artisti italiani del XX secolo. Questo - e non solo - è NOVECENTO PRIVATO. Da De Chirico a Vedova.


Novecento Privato. Da De Chirico a Vedova
Dal 17 gennaio al 29 febbraio 2020.
Orari: da martedì al sabato 10-13; 15-19.
Ingresso: libero 
Visite guidate: su prenotazione, € 5 cad. Gruppi compresi tra le 10 e le 20 persone. Catalogo: Bottegantica edizioni
Info: T. 02 62695107 - 02 62695489 - www.bottegantica.com
Ufficio Stampa: Studio ESSECI, Sergio Campagnolo - T. 049.663499 - Roberta Barbaro - gestione3@studioesseci.net

Galleria Bottegantica
via Manzoni 4
Milano

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Francesca Matarazzo: Lost, Tommaso Calabro Art Gallery, Milano, fino al 29/02/2020

La galleria d’arte Tommaso Calabro presenta Lost, un progetto di Francesca Matarazzo (1978). Concepita come artist room, una delle sale della galleria ospita diciannove opere dell’artista realizzate per l’occasione e suddivise in tre sezioni.
Si tratta di fotografie stampate su lastre di alluminio, su cui l’artista interviene successivamente con un intervento pittorico. Sono tutte immagini che catturano sinapsi o singoli neuroni nel momento in cui un soggetto manifesta un’improvvisa e intensa paura.
Per l’artista questa è il risultato di un problema sociale diffuso: la presenza di un disagio profondo che porta l’individuo a una condizione di solitudine e completo smarrimento di fronte alla complessità del vivere contemporaneo.
Visualizzando una mente immobilizzata in un momento di panico quasi fossero microradiografie, i lavori esposti inducono il visitatore a empatizzare con uno stato di paura che potrebbe essere il proprio. Il progetto è un invito a una presa di coscienza personale e collettiva e un’esortazione a un possibile processo di guarigione.

Francesca Matarazzo è nata a Napoli. Vive e lavora tra Napoli e Milano. Il suo lavoro si concentra sull’utilizzo della parola e dell’immagine per indagare le profondità psichiche e inconsce della mente. Ha recentemente partecipato a Manifesta Palermo ed esposto i suoi lavori presso la Palazzina di Caccia Stupinigi. Questa è la prima mostra dedicata all’artista a Milano.

La galleria d’arte Tommaso Calabro è stata fondata da Tommaso Calabro a Milano nel 2018. La galleria è specializzata in opere d’arte moderna e contemporanea internazionale. Particolare attenzione è riservata a progetti interdisciplinari, quali mostre in cui le arti visive si confrontano con il design. La galleria si trova al piano nobile di Palazzo Marietti, palazzo neoclassico di origini rinascimentali ubicato in Piazza San Sepolcro, suggestiva area nel cuore di Milano. Uno scalone ottocentesco con corrimano in marmo rosso conduce alle sale espositive, ciascuna caratterizzata da pavimenti in legno intarsiato, decorazioni a stucco e affreschi.
Tommaso Calabro è nato a Feltre, Belluno, nel 1990. Dopo aver studiato all’Università Bocconi di Milano, al Courtauld Institute of Art e al King’s College di Londra, ha iniziato la sua carriera presso la casa d’aste Sotheby’s a Milano. Dal gennaio 2016 all’aprile 2018, Calabro ha diretto la galleria d’arte Nahmad Projects a Londra. Collabora attualmente con l’Università Bocconi di Milano come professore a contratto.


Francesca Matarazzo: Lost
Dal
30/01/2020 al 29/02/2020

Vernissage: 30/01/2020 ore 18
Orari: martedì – sabato / 11:00 – 19:00; lunedì / su appuntamento
Informazioni: info@tommasocalabro.com - www.tommasocalabro.com - T. +39 0249696387

Uffici stampa: Tommaso Calabro Galleria d’Arte - Elena Caslini - elena@tommasocalabro.com - T. +39 02 49696387
PCM Studio di Paola C. Manfredi - press@paolamanfredi.com - +39 02 36769480
Paola C. Manfredi - M. +39  335 5455539 - paola.manfredi@paolamanfredi.com  

TOMMASO CALABRO ART GALLERY
Piazza San Sepolcro, 2
20123 Milano

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Simonetta Ferrante: Take my Breath Away, Fondazione Mudima, Milano, fino al 14/02/2020

La Fondazione Mudima riprende l’attività espositiva del nuovo anno presentando l’opera site-specific di Simonetta Ferrante Take my breath away che inscena uno spazio laico per la meditazione, tracciato da fili nello spazio in cui fluttuano fogli calligrafici e altri materiali simbolici.
Curata da Jacqueline Ceresoli e visitabile sino al 14 febbraio 2020, l’installazione ambientale nasce dalla necessità dell’artista di sintetizzare il suo bagaglio di conoscenze e esperienze, frutto dell’indagine introspettiva, in un’unica opera ambientale, summa poetica della sua lunga attività di ricerca intorno alla carta e altri materiali organici e industriali, combinati tra loro in maniera armonica, in bilico tra spiritualità, misticismo e razionalismo.

Simonetta Ferrante nota per incisioni, libri d’artista, acquarelli, collage e pitture di calligrafismi riconoscibili per codici gestuali rielaborati in maniera originale, per la prima volta presenta Take my Breath Away: un’installazione ambientale site-specific : summa poetica della sua ricerca artistica intorno alla carta e altri materiali organici e industriali combinati tra loro in maniera armonica in bilico tra spiritualità, misticismo e razionalismo.
L’ambiente inscena uno spazio laico per la meditazione, riflessione d’ispirazione buddista, tracciato da fili nello spazio, in cui fluttuano fogli calligrafici, al posto di preghiere scritte su tela (che i buddisti tibetani appendono a corde installate sui loro monti) e altri materiali simbolici. Spiccano appese al filo otto tuniche dei monaci, di colore marrone, infilate su portabiti di ferro, come evocazioni di presenze/assenze di ritualità sottese. Tracciano viatici di meditazione l’intreccio di materiali diversi, che alterano la percezione dello spazio e conducono lo spettatore in un cerchio composto da ciotole di metallo contenenti cumuli di riso, al centro dei quali si trovano candele di varie dimensioni.
Una lunga striscia di tela stampata appesa a muro che si espande sul pavimento, decorata con foto di collages dell’autrice, intriga il visitatore con un dinamico groviglio di linee sottili e discontinue: segni asimmetrici e germinanti dalle direzioni casuali paradossalmente ordinati, fluidi come il pensiero, alfabeti enigmatici, timbri che sembrano imprimere su carta il respiro dell’aria, il soffio vitale del mondo, dal ritmo misterioso scandito dal suono di una campana tibetana da “sentire”, oltre che da vedere con gli occhi della mente.
L’opera ambientale ammantata dall’ombra in cui occidente e oriente s’incontrano, inscena un tempio del silenzio di essenze dell’invisibile, luogo della meditazione, dove tutto è calma, lentezza e riflessione. In questa “stanza” dell’anima, metaforicamente si ascolta un dialogo tra corpo e anima, gesto e mente, spazio interno ed esterno, negativo e positivo, vuoto e pieno, luce e ombra. Stadi emotivi in tensione verso l’assoluto . L’installazione è accompagnata da una composizione sonora ideata per l’occasione da Giorgio Magnanensi.
Simonetta Ferrante da un decennio si muove dalla superficie all’oggetto, sperimenta forme differenti dai segni brulicanti, collages, teli, fogli lucidi trasparenti, sono materia del suo dare visibilità a contrapposizioni ritmiche. Con questa opera, per la prima volta, si apre alla messa in scena di nuove sensazioni tattili, materiche ed emotive attraverso il corpo come prolungamento del gesto artistico attraverso una performance da lei ideata.

SIMONETTA FERRANTE: Take my Breath Away
A cura di: Jacqueline Ceresoli

Dal 15 gennaio al 14 febbraio 2020
Inaugurazione
: martedì 14 gennaio 2020, ore 18:30
Orario: lunedì - venerdì 11/13 - 15/19
Ingresso: libero
Informazioni: T. 02.29409633 - info@mudima.net - www.mudima.netFondazione
Ufficio Stampa: Emanuela Filippi/Eventi e Comunicazione - T. +39 02 4547 9017 / +39 392 3796 688 - eventiecomunicazione@gmail.com

Fondazione Mudima
Via Tadino 26
Milano

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