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Archivi categoria : Mostre Milano

Giuseppe Veneziano: “Mr. Quarantine” – Fabbrica Eos Gallery – dal 8/10 al 7/11/2020

Inaugurazione: Giovedì 8 ottobre ore 18.30


Mr. Quarantine, la mostra personale di Giuseppe Veneziano alla Fabbrica Eos Gallery, con le opere realizzate durante il lockdown, un periodo di pneumatica sospensione delle abitudini quotidiane in cui l’artista ha cercato di interpretare, a metà tra esperienza individuale e vissuto collettivo, ansie e paure ai tempi della quarantena. Le tele, gli acquarelli e i disegni esposti documentano un processo di comprensione ed elaborazione degli eventi che hanno mutato, forse per sempre, il nostro modo di vivere la socialità. Attraverso le sue opere, infatti, Veneziano ha sviluppato gli anticorpi creativi alla reclusione collettiva e al distanziamento sociale ispirandosi al mondo dei supereroi e all’iconografia classica del Rinascimento, per capire a fondo il senso di un cambiamento epocale che ci obbliga a rileggere non solo il passato, ma anche il futuro della Storia dell’arte. Con spirito ironico e sognante, Veneziano ha immaginato come avrebbero affrontato questo mutamento personaggi dei fumetti come Spiderman e Wonder Woman, Superman e Jocker, ma ha anche ipotizzato come sarebbe cambiata l’iconografia di Raffaello e Tiziano, di Leonardo e Michelangelo, se avessero vissuto nell’era del Covid-19. La sua pittura, popolata di eroi in calzamaglia e santi e martiri della tradizione cristiana, impagina il racconto di una parabola collettiva in cui trovano posto non solo la paura e la sofferenza che hanno segnato i giorni più bui della pandemia da coronavirus, ma anche le speranze e i sogni di una imminente rinascita. Oltre a dipinti, acquarelli e disegni, durante la mostra sarà presentato un video che documenta l’attività di Veneziano sui social durante il lockdown, un montaggio di sequenze delle sue quotidiane dirette sulle piattaforme di Instagram e Facebook, in cui l’artista discorre di vari argomenti mentre lavora alle opere esposte in galleria.
Per l’occasione, Fabbrica Eos ha prodotto una serie unica di cartelle con stampe fine art in tiratura limitata dei dipinti dell’artista.

Giuseppe Veneziano, La creazione della mascherina, 2020, acrilico su tela

Giuseppe Veneziano nasce a Mazzarino (CL) nel 1971. Si laurea in Architettura nel 1996 presso l’Università degli Studi di Palermo. La prima volta che il suo lavoro pittorico viene notato in ambito nazionale è nel 2004, in occasione della mostra “In-Visi”, curata dallo scrittore Andrea G. Pinketts presso il locale “Le trottoir” a Milano; due delle opere esposte sono pubblicate sulla copertina di Flash Art. Nel 2006 realizza la sua prima mostra importante nella galleria di Luciano Inga Pin a Milano.
Nel 2007 partecipa alla VI Biennale di San Pietroburgo.
Nel 2008 è tra i venti artisti invitati a rappresentare l’Italia alla mostra “Artâthlos”, in occasione dei XXXIX Giochi Olimpici di Pechino.
Nel 2009 partecipa alla IV Biennale di Praga. Nel 2011 viene invitato ad esporre all'interno del Padiglione Italia alla 54ª Biennale di Venezia.
Nel 2012 partecipa alla Biennale d’Arte Contemporanea Italia-Cina allestita presso la Villa Reale di Monza.
Nel 2015 partecipa alla mostra “Tesori d'Italia” in occasione di EXPO 2015, Milano.
Nel 2016 inizia ad insegnare all’Accademia di Belle ArtiAldo Galli” di Como.
Nel 2017 partecipa alla “Design Week” di Milano con una scultura in marmo statuario di Carrara dal titolo “White Slave”; l’opera viene esposta negli spazi di Palazzo Crespi e riscuote notevole successo: circa 17.000 visite in 5 giorni.

Nel 2018 entra a far parte del gruppo “F4”.
Dalla critica e dalle riviste di settore è riconosciuto come uno dei massimi esponenti della “New Pop italiana e Internazionale” e del gruppo “Italian Newbrow”, teorizzato da Ivan Quaroni.
Nel 2018 esce la monografia “Giuseppe Veneziano. Mash-Up”, edita da Skira in occasione della personale “MashUp”, allestita presso la Galerie Kronsbein di Monaco di Baviera.


Giuseppe Veneziano - “Mr. Quarantine”
A cura di
: Ivan Quaroni
Dal 8/10 al 7/11/2020

FABBRICA EOS Gallery

Viale Pasubio (angolo via Bonnet)
20154 Milano
T. +39 02 6596532 - www.fabbricaeos.it - info@fabbricaeos.it 

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ARCHIVI APERTI, Anomalie/Trasformazioni Narrazioni contemporanee e nuovi sguardi, Milano, Bergamo, Cesena, Dalmine,Rende (CS), Roma, Rozzano (MI), Sesto San Giovanni (Mi), Sinalunga (SI), Treviso,Trieste – 16-25/10/2020

Si terrà dal 16 al 25 ottobre 2020 la VI edizione di ‘Archivi Aperti’, promossa da Rete Fotografia - Associazione non profit che promuove dal 2011 la cultura fotografica in Italia.
La manifestazione si volgerà in modalità mista, con visite in sede con presenza di pubblico e dirette online. Quest’ultime daranno la possibilità ad un pubblico più ampio di fruire dei molti appuntamenti offerti.

  • 41 archivi partecipanti la maggior parte dei quali a Milano, oltre a Bergamo, Cesena, Dalmine,  Rende (CS), Roma, Rozzano (MI), Sesto San Giovanni (Mi), Sinalunga (SI), Treviso e Trieste.
  • 70 appuntamenti in programma di cui 29 in sede, grazie anche alla collaborazione di AFIP International Associazione Fotografi Professionisti,di GRIN, Gruppo Redattori Iconografici Nazionale e di Tau Visual, Associazione Nazionale Fotografi Professionisti - soci di Rete Fotografia.

Archivi Aperti’ ha la particolarità di aprire al pubblico gratuitamente le collezioni fotografiche di archivi, musei e fondazioni, studi di fotografi professionisti accompagnati da conservatori e curatori.   Oltre a riflettere su temi importanti legati al mondo dell’immagine, il pubblico ha la possibilità di scoprire realtà spesso conosciute solo dagli specialisti. Come ad esempio il Fondo Emilia Zinzi (conservato presso l’Università della Calabria) storica dell’arte, scomparsa nel 2004, a cui si devono molte battaglie in difesa del patrimonio artistico calabrese.

Tra le novità di quest’anno vogliamo citare la partecipazione del Museo delle Storie di Bergamo e del Centro di documentazione Citroena Sinalunga in provincia di Siena che offriranno visite guidate presso le proprie sedi. L’Associazione Italia Russia - nata come ‘Italia Urss’ e diventata 'Italia Russia’ nel 1946 per sviluppare gli scambi culturali tra i due Paesi - racconterà la propria storia attraverso le fotografie conservate negli anni.
Tra i professionisti partecipa per la prima volta il fotografo musicale Giovanni Canitano, uno dei padri spirituali della fotografia musicale, in una diretta insieme al giornalista e conduttore Carlo Massarini.
Alcuni incontri saranno occasione per raccontare come il lavoro di conservazione e catalogazione si concretizzi spesso in mostre temporanee di particolare interesse. Ad esempio la rassegna dedicata a ‘Cesare Colombo’ dal Civico Archivio Fotografico di Milano al Castello Sforzesco, prorogata per l’occasione fino al 25 ottobre. Oppure la mostra dedicata dalla Fondazione 3M ad Alberto Sordi, che si inaugura il 20 ottobre a Casa del Cinema di Roma (a cura di Roberto Mutti), con immagini dei backstage di molti suoi film.
Il Centro Apice racconterà il progetto di mostra itinerante, da realizzarsi con il concorso del Comune di Milano, che attraverso 90 immagini selezionate tra 400.000 negativi dell’‘Archivio fotografico La Notte’, descriverà la cronaca della città di Milano dagli anni ‘50 agli anni ‘90. 
Infine durante l’incontro online organizzato dall’Archivio Storico Intesa SanPaolo - oltre al focus dedicato alla storia degli studenti africani a Milano che parteciparono al progetto ‘Finafrica’ promosso dalla Cariplo a partire dal 1967 - si parlerà di come è nata la mostra alle Gallerie d’Italia di Milano (dal 9 ottobre al 22 novembre 2020) frutto del lavoro di catalogazione e di scelta di oltre 3300 immagini provenienti dall’‘Archivio Publifoto Intesa SanPaolo, che riproducono i bombardamenti su Milano nell’agosto ‘43.
Il tema scelto per l’edizione 2020 è Anomalie/Trasformazioni. Narrazioni contemporanee e nuovi sguardi.  
Molti archivi partecipanti - come il Museo di Fotografia Contemporanea Mufoco - attraverso i fotografi di cui conservano le immagini indagheranno su come questi abbiano in passato raccontato il tema della trasformazione e dello shock improvviso. Verranno confrontati i diversi sguardi e le narrazioni prodotte. Si rifletterà sulle nuove modalità di resilienza e sulle ragioni stesse del nostro agire nell'attuale contesto sociale per arrivare a valutare e comprendere l’importanza della conservazione, catalogazione, digitalizzazione e valorizzazione del patrimonio fotografico.
La manifestazione sarà aperta da una Tavola Rotonda che quest’anno si terrà online, venerdì 16 ottobre, con interventi di Luca Andreoni, Cristina Baldacci, Maurizio Guerri, Silvia Paoli, e Daniela Aleggiani, come moderatrice.
A chiusura della manifestazione, domenica 25 ottobre, si terrà sempre online una tavola rotonda con fotografi autori, dal titolo Per una fotografia autoriale utile all’altro. Intervengono:  Michele Borzoni, Andrea Frazzetta, Elena Givone, Rocco Rorandelli e Valentina Tamborra. Moderatori: Mariateresa Cerretelli e Roberto Tomesani.

 


27 Archivi di Enti, le Fondazioni, Università e i Musei

  • Archivio Storico Asp Golgi e Redaelli; Archivio Storico Fondazione Fiera, Archivio Storico Intesa San Paolo; Archivio Storico Touring Club Italiano;
  • Fondazione 3M; Fondazione AEM – GRUPPO A2A; Fondazione Dalmine (Dalmine, BG); Fondazione Isec (Sesto San Giovanni); Fondazione La Triennale di Milano, Biblioteca del progetto;
  • Mufoco - Museo di Fotografia Contemporanea (Milano - Cinisello Balsamo); Museo Martinitt e Stelline; Museo Nazionale della Scienza e Tecnologia “Leonardo da Vinci”; Civico Archivio Fotografico di Milano - Castello Sforzesco; Veneranda Fabbrica del Duomo; Museo delle Storie (Bergamo);
  • Centro Apice – Archivi della Parola, dell’Immagine e della Comunicazione Editoriale – Università degli Studi di Milano; Archivio Fotografico ‘Emilia Zinzi’, Biblioteca Umanistica ‘F. E. Fagiani’, Università della Calabria, Rende (CS)
  • Fototeca Ando Gilardi; Fototeca dei Civici Musei di Trieste.
  • AESS - Archivio Etnografia e Storia Sociale di Regione Lombardia; Archivio della Rivista e gruppo editoriale Domus (Rozzano); Archivio dell’Associazione Italia-Russia DI Milano; BAUER – Archivio storico dei corsi di fotografia del CFP Bauer; Centro di Documentazione Storica Citroën di Sinalunga (SI); Centro Cinema della Città di Cesena; Ecomuseo Urbano Metropolitano Milano Nord; Chippendale Studio.

14 archivi e studi di professionisti

  • gli archivi di Gabriele Basilico, Giovanni Canitano (Roma), Enrico Cattaneo, Lelli e Masotti, Graziella Vigo;  
  • gli studi di Roger Corona, Piero Gemelli, Giovanni Hänninen, Laila Pozzo e Pio Tarantini;

oltre all’Archivio storico di Fotogiornalismo Agenzia Giancolombo, la Photo Library di Giancarlo Gardin (Treviso), la Fondazione Gian Paolo Barbieri e la Collezione Donata Pizzi.


ANOMALIE/TRASFORMAZIONI
NARRAZIONI CONTEMPORANEE E NUOVI SGUARDI
Dal 16 al 25 ottobre 2020
Tavola rotonda di apertura: Venerdì 16 ottobre 2020, dalle 17.00 alle 19.00
In diretta streaming Interventi di: Luca Andreoni, Cristina Baldacci, Maurizio Guerri, Silvia PaoliVisite in sede e online degli Archivi Da sabato 17 a sabato 25 ottobre 2020 in diretta streaming
Accesso: gratuito, con prenotazione obbligatoria per le visite in sede

Tavola rotonda di chiusura: Domenica 25 ottobre 2020, dalle 18 alle 20 in diretta streamingAccesso gratuito, con prenotazione obbligatoria per le visite in sede
Le visite online saranno trasmesse dalle piattaforme: Zoom, Teams e Streamyard. Con la possibilità di rivedere i video sul sito e sui canali Facebook e Youtube dell’Associazione.
Calendario di tutti gli appuntamenti consultabile su: Rete Fotografia www.retefotografia.it
Ufficio stampa: Alessandra Pozzi - T. +39 338.5965789 - press@alessandrapozzi.com
Informazioni: www.retefotografia.it - segreteria@retefotografia.it

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Lucia Leuci: La ragazza di città – Tempesta Gallery – Milano – Dal 25/09 al 19/12/2020

Inaugurazione giovedì 24 settembre 2020, ore 19:00


Tu credi, europeo marcio, di amare il deserto, la natura, la campagna, ma poi dici “finalmente” quando ricompaiono i segni dell’odiata civiltà.
Luciano Bianciardi, Viaggio in Barberia,1968

In città non si vive di solo smog.
Artemio, Il ragazzo di campagna, 1984

Voglio andare a vivere in campagna,
voglio la rugiada che mi bagna,
ma vivo qui in città, e non mi piace più,
in questo traffico bestiale
la solitudine ti assale e ti butta giù.
Toto Cutugno, Voglio andare a vivere in campagna, 1995

Tengo i ritmi serrati
In venti metri quadrati
Ho la morte negli occhi
E tengo i giorni contati
Fabri Fibra, Bugiardo, 2007

Tutti i giorni
Nella city
Vivi e muori
Nella city
C’è uno schema
Che ti butta giù
Non c’è Chiesa
Che ci salvi più
Marracash/Gué Pequeno, Nulla accade, 2016


Giovedì 24 settembre 2020 inaugura TEMPESTA gallery con la mostra La ragazza di città, personale di Lucia Leuci.

Il nuovo spazio in foro Buonaparte 68 a Milano ospita i lavori recenti dell’artista: sculture che ricostruiscono un ambiente domestico e figure antropomorfe in relazione ad esso.
Un racconto visivo riguardante la storia della città, ovvero una raccolta di emozioni di chi vi opera e degli eventi umani che vi hanno luogo. Le opere esposte proseguono la ricerca di Lucia Leuci sui materiali sintetici e naturali, gli elementi utilizzati in contrasto tra loro divengono strumento d’indagine metropolitana. Leuci, tramite l’utilizzo di coefficienti riconducibili a semplici esperienze quotidiane, mette in scena la fotografia intima di una collettività sempre più alla ricerca di quel mondo agricolo da cui in passato ci si è distanziati.
Gli esseri umani inurbati cercano oggi una collocazione individuale all’interno di uno scenario rurale dove l’agricoltura è sostenibile e rispettosa dell’ambiente.
Negli ultimi anni infatti si è delineata una forte attenzione verso l’utilizzo di materie prime genuine e prodotti freschi di filiera, promuovendo catene alimentari ecosostenibili e a basso impatto ambientale. Il desiderio di abitare in luoghi più ampi ha spinto gli abitanti della città a rivalutare la vita agricola trasferendosi in località amene: piccoli borghi e paesini bucolici dove il benessere personale è il perno di un’esistenza tranquilla, a dimensione umana.
L’epoca recente ha reso sempre più evidente il parossismo della città, dove gli spazi abitativi si sono rimpiccioliti e resi più costosi, tali da mettere in discussione la qualità della vita di chi li abita, di chi vi lavora e di chi vi sogna.
Il titolo della mostra è una citazione invertita del celebre film Il ragazzo di campagna, pellicola cult degli anni ‘80, in cui Renato Pozzetto incarna un personaggio genuino e umile proveniente dall’Italia (ancora) contadina alle prese con un modello di società improntato alla modernità e al consumismo. Oggi, l’uomo vive una città continua, senza più inizio né fine, sognando una dimensione naturale di prossimità, il verde perduto della nostra psiche.

Con l’intento di creare un dialogo linguistico ideale e una connessione che si estende su diversi orizzonti temporali, nella viewing room della galleria sarà presentata una selezione di opere storiche di Carol Rama (Torino, 1918-2015).

Tempesta Gallery nasce nell’anno del possibile cambiamento, il 2020, con la volontà dichiarata dal fondatore Simone Becchio di intraprendere un dialogo diretto, aperto e frontale sui rapporti tra esseri umani, la Natura e i vari ecosistemi socio-culturali.
Tematiche urgenti e non rimandabili, dall’antropocene al genere, affrontate con una nuova modalità di confronto e raffronto tra epoche e momenti diversi della storia dell’arte.
Un’innovativa linea progettuale che espone in modo dinamico e inaspettato il dialogo tra artisti storici e d’alta epoca con artisti contemporanei, italiani e internazionali, nei rinnovati spazi storici nel centro di Milano.

Lucia Leuci: La ragazza di città
Viewing room: Carol Rama
Dal
25 settembre al 19 dicembre 2020
Orari
:  martedì-sabato, dalle 11:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 19:00 e su appuntamento

Ingresso: libero - A causa dell’emergenza COVID-19 la Galleria TEMPESTA è aperta solo su appuntamento
Informazioni: M. +39 334 1376553 - info@tempestagallery.comwww.tempestagallery.com

TEMPESTA gallery
foro Buonaparte, 68
20121 Milano

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Kennedy Yanko: Because it’s in my blood – Galleria Poggiali – Milano – 24.09/20.11.2020

Inaugurazione giovedì 24 settembre 2020, ore 18:30 - 21:00


Lo spirito sovversivo del rame affilato e l’ambiguità percettiva del fragile lattice dalle tinte forti monocrome: dal 24 settembre 2020 al 20 novembre 2020, la Galleria Poggiali, nella sua sede di Milano, presenta Because it’s in my blood, prima personale in Italia dell’artista newyorchese Kennedy Yanko (St. Louis, 1988).
Because it’s in my blood, è un omaggio a Betty Davis.
Il titolo è preso in prestito dalla canzone F.U.N.Kcontenuta nell’album Nasty Gal del 1975. Simbolo di una generazione ed esempio di emancipazione sia per le donne che per la comunità afroamericana, Betty Davis, attraverso la sua musica, ha espresso la volontà di non dare per scontate le regole imposte da una società basata su principi ingiusti, gridando la sua indipendenza e insistendo nel continuare a vedere il mondo per come lei lo vedeva e non come gli altri pensavano dovesse vederlo. Ora ritorna più attuale che mai la necessità di essere liberi, di esprimere sé stessi senza censure. Censurare qualcosa solo perché non si è in grado di comprenderlo significa privarsi, sia individualmente che collettivamente, di crescita, turbamento e messa in discussione. 
In mostra nella galleria milanese, sette nuove produzioni, frutto di una ricerca in relazione alla combinazione di metallo di riuso e lattice dipinto che l’artista porta avanti da alcuni anni; opere di dimensioni variabili, dalle più piccole, Jimmie e Space che possono essere osservate nella loro interezza, alla più grande Crow, che occupa una parete intera. I titoli delle opere si ispirano alle parole usate da Davis, personificando gli elementi della vita della cantante e amplificando il rapporto che intercorre tra le opere. Anche se queste forme astratte potrebbero non richiamare immediatamente le immagini dell'era FUNK, la loro ambiguità nel contesto di Betty Davis consente agli spettatori di esplorare le riflessioni che sorgono nel pensare a questa icona femminile sottovalutata e alle opere di Yanko.

Yanko riconosce come il metallo faccia pensare subito all’industria ma per lei si tratta semplicemente di un materiale derivato dalla natura. È composto di atomi come il resto della materia e ha la capacità di mutare, trasformarsi e cambiare; il lattice dipinto che incorpora nella sua pratica estrae questa malleabilità dal metallo e aumenta la portata e la sensibilità di ogni opera. Le opere esposte in Because it’s in my blood imbrigliano questo spirito sovversivo, invitando l'osservatore a mettere in discussione ciò che vede. Fedeli a Betty Davis e a un'influenza surrealista, le sculture offrono un’irrisolvibile ambiguità e invitano lo spettatore a esaminarli e riesaminarli.

In occasione della mostra è stato realizzato un volume edito dalla Galleria Poggiali contenete un testo critico dello scrittore e curatore newyorchese Cristian Viveros-Fauné.
Viveros-Fauné collabora con importanti testate internazionali, di settore e non, come ad esempio Art in America, artnet, Artnews, ArtNexus, Frieze, The New Yorker e The New York Press; si ricordano inoltre alcuni dei suoi testi critici scritti per mostre di grande successo, fra cui, Authentic/Ex-centric: Conceptualism in Contemporary African Art (49° Biennale di Venezia), Beuys and Beyond (Deutsche Bank Collection traveling exhibition), Ahmed Alsoudani (Phoenix Art Museum, Phoenix, USA).


A collection of subversive copper and monochromatic paint skin sculptures: from 24 September to 20 November 2020, the Poggiali Gallery presents, Because it’s in my blood, New York artist Kennedy Yanko’s first solo show in Milan.
Because it’s in my blood is a tribute to Betty Davis and the prowess she embodied. The title, selected from F.U.N.K, a track featured in Betty Davis’ 1975 album Nasty Gal, alludes to Davis’ determination to be who she is, and her unwillingness to be otherwise. Through her music she refused rules imposed by a society based on unjust principles, and insisted upon seeing the world as she saw it--not how others thought she should see it. This freedom to express oneself without censure is more relevant than ever. Censuring experience because we don’t understand it means depriving ourselves both individually and collectively the opportunity for growth, expansion and understanding. 
Seven new works--the outcome of Yanko’s years-long investigation into found metal and paint skin--are now on view in the gallery. Smaller works, like Space and Jimmie, are freestanding sculptures that allow for a birds-eye view, while Yanko’s largest work, Crow, demands an entire wall. Each work’s title draws upon words from Davis’ vernacular, personifying elements of the singer’s life and furthering the relationship among the pieces. While these abstract forms may not immediately recall images of the FUNK era, their ambiguity in the context of Betty Davis allows viewers to explore thoughts that arise in thinking about this underappreciated female icon and metal and paint skin works. 
Yanko recognizes that metal often summons thoughts of industry, but for her, it’s simply a material derived from nature. It’s made from atoms like the rest of matter, and has the ability to shift, morph, and change existences; the paint skins that she incorporates in her practice tease out this malleability from the metal, and add to the scope and sensitivity of each work. The works of Because it’s in my blood harness this subversive spirit, inviting the observer to question what they immediately see. True to Betty Davis, and a Surrealist influence, the sculptures offer an unresolvable ambiguity that requires viewers to create new schemas for what they see through the sensations they receive from the work.
The show will be accompanied by a catalogue published by Galleria Poggiali complete with a critical essay by New York-based writer and curator, Cristian Viveros-Fauné. Viveros-Fauné works with important international journals such as Art in America, artnet, Artnews, ArtNexus, Frieze, The New Yorker and The New York Press. He has also written essays for highly successful exhibitions, including  Authentic/Ex-centric: Conceptualism in Contemporary African Art (49th Venice Biennale), Beuys and Beyond (Deutsche Bank Collection travelling exhibition) and Ahmed Alsoudani (Phoenix Art Museum, Phoenix, USA).


Kennedy Yanko: Because it's in my blood
Orari
: Martedì - Sabato: 10.30 - 13.30 / 15 - 19
Ingresso: libero
Informazioni
: www.galleriapoggiali.com - info@galleriapoggiali.com - T. +39 02 72095815 - Lara Facco - M. +39 349 2529989 - lara@larafacco.com

Galleria Poggiali Milano
Foro Buonaparte 52

20121 Milano

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Alfredo Rapetti Mogol: Ios on oio – Babs Art Gallery – Milano – dal 21/09 al 31/10/2020

Inaugurazione Lunedì 21, martedì 22 e mercoledì 30 settembre dalle 17.00 alle 20.00, Babs Art Gallery, aperitivo con l’artista su prenotazione della mostra dei gioielli e opere d’arte di Alfredo Rapetti Mogol.

A partire dal 21 settembre BABS ospiterà nei suoi spazi milanesi la personale del pittore e paroliere Alfredo Rapetti MogolIos on oio”, dove sarà presentata la nuova collezione di gioielli firmata in esclusiva dall’artista per la galleria, insieme alle sue ultime composizioni pittoriche a far da cornice.
Nelle giornate di lunedì 21, martedì 22 e mercoledì 30 sarà possibile prenotarsi per partecipare ad un aperitivo in presenza dell’artista, per approfondire con lui il suo nuovo progetto godendo di un piccolo rinfresco.
"Senza scrittura non saremmo niente, non avremmo coscienza di noi stessi. Non a caso la parola è la radice comune delle mie due professioni, di autore di canzoni e di pittore. Ed è bellissimo poterlo fare. La differenza è che con la pittura, la mia è fatta di geroglifici, segni all’apparenza incomprensibili, che nascono destrutturando le parole, arrivi lentamente alle persone, mentre con le canzoni entri in maniera esplicita nelle loro vite", dice Alfredo Rapetti.
E non a caso la parola è la radice comune delle sue due professioni, di autore di canzoni e di pittore. Utilizzando nelle sue tele la tecnica della puntasecca, Rapetti restituisce valore all’atto dello scrivere a mano. I suoi “geroglifici”, segni destrutturati che campeggiano al centro delle opere monocrome in un ordine non immediatamente leggibile, sono quasi incisioni sulla pellicola pittorica e creano un alfabeto personalissimo ma allo stesso tempo universale, dove la parola è apparentemente svuotata di ogni senso e della sua funzione originaria, ma in cui acquisisce in realtà una valenza universale. Se viene dato loro il giusto peso, le parole sanno ricostruire significati nascosti, dettati dalla capacità di immedesimazione del fruitore nel momento in cui legge l’opera. Come nella pittura, così nel gioiello l’artista riparte dal significante per dare vita ad un alfabeto inusitato e personale, servendosi di effetti grafici diversi (lucido/opaco, piatto/sporgente) e delle combinazioni rese possibili dalle coppie (orecchini, gemelli,..) per ricreare anche nella tridimensione un linguaggio plasmato ex novo: oltre ai giochi linguistici, anche la presenza fisica della persona crea ulteriore spaesamento fra significato/significante.
Basta così indossare ai due lobi le lettere I e O per riscoprire improvvisamente la centralità del proprio essere; o ancora, ruotando il polso, si riesce ad identificare la parola “anima” in mezzo ad un insieme apparentemente casuale di lettere.
Liberato dalla gravità della sua primitiva funzione, il segno grafico diventa anche nel gioiello un veicolo emozionale per chi ha la sensibilità di leggervi il potere nascosto.


Alfredo Rapetti Mogol vive e lavora a Milano, dove è nato nel 1961.
La sua formazione artistica risente del clima famigliare, dove da generazioni si respirano musica, letteratura, poesia. Giovanissimo, Rapetti è introdotto dal nonno materno, Alfredo De Pedrini, Presidente dell’Associazione Arti Grafiche, nell’ambiente artistico milanese, arrivando a maturare la passione per la pittura, alla quale si uniscono la formazione presso la scuola del Fumetto a Milano, le collaborazioni in ambito editoriale, mentre l’esercizio pittorico viene sperimentato in diverse direzioni, destinate a confluire, nel 1996, nello studio degli artisti Alessandro Algardi e Mario Arlati che invitano Rapetti a condividere con loro la ricerca pittorica. Nell’atelier di Via Nota, Rapetti lavora quattro intensi anni, arrivando a maturare l’esigenza di coniugare le sue due più grandi passioni: la scrittura e la pittura, intendendole quali visualizzazioni del processo mentale e psicologico. Grazie ad una tecnica particolare, detta impuntura, l’azione del dipingere si fonde così con l’atto dello scrivere, e le parole iniziano ad essere segnate non solamente su fogli ma anche nelle tele. Segni, tracce, graffiti di un’umanità creativa e consapevole, le opere di Rapetti proseguono quell’ideale tragitto di una scrittura pittorica che tanto più è universale, quanto più sa frantumarsi e confrontarsi con i secoli della storia dell’arte, dalle avanguardie storiche al concettuale, passando per le esperienze spazialiste di Lucio Fontana e le grafie astratte degli anni Cinquanta. Trovata la forma espressiva congeniale alla sua poetica, fra la fine degli anni Novanta ed oggi è davvero notevole l’attività espositiva, sia personale che collettiva, conseguita dall’artista, instancabile come la sua opera sempre in viaggio fra l’Italia e il resto del mondo: universale, appunto.
Cheope è lo pseudonimo con cui firma la sua attività come paroliere.
La sua attività artistica è costellata da numerose mostre personali e collettive ospitate in spazi pubblici e privati, sia in Italia che all'estero.


Alfredo Rapetti Mogol: Ios on oio
Orari
: Lun - Ven 10.00 / 18.00
 - Disponibilità di visite in altri orari su appuntamento
Informazioni: +39 02 87338370 · +39 347 9350394 - info@babsartgallery.it - www.babsartgallery.it
Ingresso: libero

BABS Art Gallery
Via Maurizio Gonzaga, 2 ang. Piazza Diaz
20123 Milano (Italy)

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