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Archivi categoria : Mostre Milano

Alfredo Rapetti Mogol: Ios on oio – Babs Art Gallery – Milano – dal 21/09 al 31/10/2020

Inaugurazione Lunedì 21, martedì 22 e mercoledì 30 settembre dalle 17.00 alle 20.00, Babs Art Gallery, aperitivo con l’artista su prenotazione della mostra dei gioielli e opere d’arte di Alfredo Rapetti Mogol.

A partire dal 21 settembre BABS ospiterà nei suoi spazi milanesi la personale del pittore e paroliere Alfredo Rapetti MogolIos on oio”, dove sarà presentata la nuova collezione di gioielli firmata in esclusiva dall’artista per la galleria, insieme alle sue ultime composizioni pittoriche a far da cornice.
Nelle giornate di lunedì 21, martedì 22 e mercoledì 30 sarà possibile prenotarsi per partecipare ad un aperitivo in presenza dell’artista, per approfondire con lui il suo nuovo progetto godendo di un piccolo rinfresco.
"Senza scrittura non saremmo niente, non avremmo coscienza di noi stessi. Non a caso la parola è la radice comune delle mie due professioni, di autore di canzoni e di pittore. Ed è bellissimo poterlo fare. La differenza è che con la pittura, la mia è fatta di geroglifici, segni all’apparenza incomprensibili, che nascono destrutturando le parole, arrivi lentamente alle persone, mentre con le canzoni entri in maniera esplicita nelle loro vite", dice Alfredo Rapetti.
E non a caso la parola è la radice comune delle sue due professioni, di autore di canzoni e di pittore. Utilizzando nelle sue tele la tecnica della puntasecca, Rapetti restituisce valore all’atto dello scrivere a mano. I suoi “geroglifici”, segni destrutturati che campeggiano al centro delle opere monocrome in un ordine non immediatamente leggibile, sono quasi incisioni sulla pellicola pittorica e creano un alfabeto personalissimo ma allo stesso tempo universale, dove la parola è apparentemente svuotata di ogni senso e della sua funzione originaria, ma in cui acquisisce in realtà una valenza universale. Se viene dato loro il giusto peso, le parole sanno ricostruire significati nascosti, dettati dalla capacità di immedesimazione del fruitore nel momento in cui legge l’opera. Come nella pittura, così nel gioiello l’artista riparte dal significante per dare vita ad un alfabeto inusitato e personale, servendosi di effetti grafici diversi (lucido/opaco, piatto/sporgente) e delle combinazioni rese possibili dalle coppie (orecchini, gemelli,..) per ricreare anche nella tridimensione un linguaggio plasmato ex novo: oltre ai giochi linguistici, anche la presenza fisica della persona crea ulteriore spaesamento fra significato/significante.
Basta così indossare ai due lobi le lettere I e O per riscoprire improvvisamente la centralità del proprio essere; o ancora, ruotando il polso, si riesce ad identificare la parola “anima” in mezzo ad un insieme apparentemente casuale di lettere.
Liberato dalla gravità della sua primitiva funzione, il segno grafico diventa anche nel gioiello un veicolo emozionale per chi ha la sensibilità di leggervi il potere nascosto.


Alfredo Rapetti Mogol vive e lavora a Milano, dove è nato nel 1961.
La sua formazione artistica risente del clima famigliare, dove da generazioni si respirano musica, letteratura, poesia. Giovanissimo, Rapetti è introdotto dal nonno materno, Alfredo De Pedrini, Presidente dell’Associazione Arti Grafiche, nell’ambiente artistico milanese, arrivando a maturare la passione per la pittura, alla quale si uniscono la formazione presso la scuola del Fumetto a Milano, le collaborazioni in ambito editoriale, mentre l’esercizio pittorico viene sperimentato in diverse direzioni, destinate a confluire, nel 1996, nello studio degli artisti Alessandro Algardi e Mario Arlati che invitano Rapetti a condividere con loro la ricerca pittorica. Nell’atelier di Via Nota, Rapetti lavora quattro intensi anni, arrivando a maturare l’esigenza di coniugare le sue due più grandi passioni: la scrittura e la pittura, intendendole quali visualizzazioni del processo mentale e psicologico. Grazie ad una tecnica particolare, detta impuntura, l’azione del dipingere si fonde così con l’atto dello scrivere, e le parole iniziano ad essere segnate non solamente su fogli ma anche nelle tele. Segni, tracce, graffiti di un’umanità creativa e consapevole, le opere di Rapetti proseguono quell’ideale tragitto di una scrittura pittorica che tanto più è universale, quanto più sa frantumarsi e confrontarsi con i secoli della storia dell’arte, dalle avanguardie storiche al concettuale, passando per le esperienze spazialiste di Lucio Fontana e le grafie astratte degli anni Cinquanta. Trovata la forma espressiva congeniale alla sua poetica, fra la fine degli anni Novanta ed oggi è davvero notevole l’attività espositiva, sia personale che collettiva, conseguita dall’artista, instancabile come la sua opera sempre in viaggio fra l’Italia e il resto del mondo: universale, appunto.
Cheope è lo pseudonimo con cui firma la sua attività come paroliere.
La sua attività artistica è costellata da numerose mostre personali e collettive ospitate in spazi pubblici e privati, sia in Italia che all'estero.


Alfredo Rapetti Mogol: Ios on oio
Orari
: Lun - Ven 10.00 / 18.00
 - Disponibilità di visite in altri orari su appuntamento
Informazioni: +39 02 87338370 · +39 347 9350394 - info@babsartgallery.it - www.babsartgallery.it
Ingresso: libero

BABS Art Gallery
Via Maurizio Gonzaga, 2 ang. Piazza Diaz
20123 Milano (Italy)

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Manuel Scrima: Disembody – Fabbrica Eos – Milano – dal 24/09 al 22/10/2020

Inaugurazione: Giovedì 24 settembre, ore 18.30


Alla galleria Fabbrica Eos inaugura la mostra fotografica dell’autore Manuel Scrima, dal titolo Disembody, primo appuntamento della rassegna New Post Human in programma per la stagione 2020/21, iniziativa che rientra nella rassegna DAAM in programma dal 1 al 4 Ottobre presso Fabbrica Eos di Piazzale Baiamonti 2, Milano. L’esposizione, a cura di Chiara Canali, raccoglie un corpus di lavori inediti di grande formato (100x100 e 50x50 cm) stampati su lastre di vetro e plexiglass montate assieme, in una sovrapposizione di più livelli che ricreano la complessità dell’immagine finale.
Sarà presente, inoltre, un pavimento a mosaico di 200x200 cm, costituito da un puzzle di 400 mattonelle di pietra tagliate a mano, che riportano le stampe fotografiche con i soggetti creati dall’artista. Le mattonelle sono composte da materiali a base quarzo, prodotte da Stone Italiana, una delle aziende più all'avanguardia nella produzione di quarzo e marmo ricomposto.
Il titolo Disembody allude al processo della fotografia di Manuel Scrima che parte dallo studio del corpo umano, maschile e femminile, per arrivare a una fotografia disincarnata, incorporea, astratta, separata dal corpo di partenza.
Negli scatti di Scrima si rivela una profonda passione per la cultura classica e umanistica: la perfezione formale della scultura classica e il sensuale edonismo delle ombre dei corpi sono il punto di partenza di una fotografia che punta alla sintetizzazione formale e stilistica, in cui si fondono sagome astratte con linee geometriche attraverso un drammatico contrasto di chiariscuri.
Manuel Scrima è interessato a una fotografia del dettaglio, ottenuta solamente grazie alla tecnica fotografica senza alcun intervento in postproduzione, dove la composizione e la simmetria delle forme non è dettata dalla duplicazione e specularità delle immagini ma dalla associazione maniacale di corrispondenze formali ed equilibri corporei. Una sorta di purismo fotografico riconducibile agli insegnamenti del teorico e artista Jaromír Funke, perché appartengono alla sua fotografia due componenti sostanziali: “il sentimento e la composizione”.
Un sentimento adamantino verso lo statuto dell’immagine in continua mutazione, evoluzione e trasformazione, che determina un senso di sospensione e alterità. A partire dalla frattura operata dalla Body Art, i corpi subiscono una modificazione iconica e culturale, divenendo dei corpi mutanti nati dalla contaminazione di pratiche espressive, mediali e tecnologiche. I corpi di Manuel Scrima, seppur mantenendo una forte carica sessuale e organica, sono ridotti a una forma fondamentale. L’indiscutibile evidenza della composizione formale serve a indirizzare l’attenzione sulla bellezza e la verità del soggetto. Una composizione fotografica legata all’idea di astrazione ma che si confronta con tutta la storia dell’arte moderna più che con la storia della fotografia. Robert Adams nel suo libro La bellezza in fotografia suggeriva che la fotografia è nuova “perché è per natura costretta a ripetere l’antico mestiere dell’arte: scoprire e rivelare il senso della confusa materia della vita. Paradossalmente, si può capire questa novità considerando, ad esempio, che le fotografie di Nick Nixon sono più vicine a Piero della Francesca che a Franz Kline, quelle di Robert Frank a Bruegel più che a Robert Motherwell, quelle di Mark Cohen più a Goya che a Frank Stella, e così via”.
Così la fotografia di Manuel Scrima rilegge preferibilmente le silhouette ritmate e astratte dei “Nudi Blu” di Henry Matisse piuttosto che i corpi scultorei di Robert Mapplethorpe; guarda alle voluttuose ed essenziali impronte blu di Klein più che le rayografie di Man Ray; studia le campiture a losanghe marroni di Rothko piuttosto che i fotogrammi astratti di Luigi Veronesi; riscopre le strutture geometrizzanti delle maschere cubiste piuttosto che le polaroid di Paolo Gioli.


RASSEGNA NEW POST HUMAN
Il periodo di emergenza sanitaria che ha investito non solo il nostro paese, ma il mondo intero, ha posto tutti in una condizione di stasi che ha provocato indubbiamente molte riflessioni, sulla condizione dell’essere umano, sul suo modo di stare al mondo e di farne esperienza, sulle relazioni. Non sappiamo se da questo scaturirà un vero e proprio cambio di paradigma ma abbiamo immaginato questo momento come una sorta di stand-by dopo il quale si deve ripartire, sapendo che nulla sarà più come prima, anche se in fondo nulla è mai stato come prima.
Fabbrica Eos con questa rassegna fa un apparente passo indietro a quella che è sempre stata la sua peculiarità, la proposta di artisti sempre nuovi e spesso al loro esordio; nel corso dell’anno presenteremo una serie di mostre i cui protagonisti sono autori “nuovi” per la galleria o per il mercato dell’arte. Ma è un passo indietro per prendere la rincorsa verso il nuovo, verso quel Post-Umano che crediamo sia scaturito da questa situazione.

Manuel Scrima è un artista e fotografo/regista nato a Cremona da padre arbëreshë e madre belga che fin dagli esordi ha lavorato su più continenti. Nel suo lavoro sono sempre riconoscibili ispirazioni classiche e neoclassiche, parte della sua educazione visiva, che spesso ama rapportare a culture distanti ed esotiche. Nel 2006 inizia il suo periodo Africano (Afrika Awakes la sua mostra più celebre ha girato gallerie e musei con 10 repliche tra Francia, Inghilterra, Irlanda, Finlandia, Italia e Kenya). Le sue immagini restituiscono dignità e bellezza a un continente distorto dai racconti dei media e per questo vengono sostenute da realtà internazionali come: UNESCO, Medici senza Frontiere, Care International. In particolare nel luglio del 2009 espone al Ramoma, Museo d'Arte Moderna di Nairobi. Nel 2010 l'UNESCO lo sceglie come artista per una personale a Parigi che celebra la cultura del Kenya. Sempre nel 2010 alcune sue foto più rappresentative sono esposte ad Art Basel Miami. In quegli anni torna a vivere a Milano e decide di mettersi alla prova con la fotografia di moda e comunicazione. Collabora con molti brand tra i quali: Levi's, Iceberg, Gucci, Les Hommes, Yamamay, Carlo Pignatelli, Romeo Gigli, Silvian Heach, Lancetti, IKEA, Malloni. Nel 2010 inizia la sua avventura asiatica e la collaborazione con l’artista e stilista Angelo Cruciani. Con lui realizza diversi progetti a cavallo tra Arte, Comunicazione e Moda, (i.e. Made in China, She’s Not A Man). Nel 2012 la sua mostra AfreakA, curata da Alessandro Turci, fa parte del Festival Fotografico Italiano. Sue sono le immagini delle recenti performance e flash mob sull'amore promosse da Angelo Cruciani (2014-2020) e diverse opere fotografiche-pittoriche esposte in LOVVISM (2015). Nel 2018 si dedica a fotografare artisti, in particolari giovani cantanti di successo. Nel 2019 esce il suo short film ICEBERG, un video musicale legato ad una breve storia ambientata in un immaginario sobborgo italiano. E' il primo video italiano ad approdare sulla piattaforma World Star Hip Hop, bibbia della musica americana. Successivamente il film è premiato a Los Angeles e ad Atlanta. Sempre nel 2019 arriva anche un premio alla regia a Milano per il fashion film WHOMAN e il premio Alfa alla fotografia ad Aci Reale per la sua carriera. Nel 2020 è in corso la preparazione per Prosopon 2030: la mostra ufficiale per il cinquantesimo Giffoni Film Festival. L'artista incontra 2030 ragazzi della generazione Z e parla con loro di futuro e sostenibilità. Da questo percorso nasceranno 2030 ritratti, 2030 voci registrate, 2030 video di occhi che sognano e un collage di 2030 tessuti, ognuno con un desiderio destinato a realizzarsi in un prossimo futuro.

Manuel Scrima: Disembody
A cura di: Chiara Canali
Inaugurazione: Giovedì 24 settembre, ore 18.30
Dal 24 settembre al 22 ottobre 2020
Informazioni: T. +39 02 89073362 - www.fabbricaeos.it / info@fabbricaeos.it

FABBRICA EOS Arte Contemporanea
Piazzale A. Baiamonti, 2
20154 Milano

FABBRICA EOS Gallery
Viale Pasubio (angolo via Bonnet)
20154 Milano
T. +39 02 6596532

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Davide Bramante: “New York, New Delhi, New Old”, Galleria Fabbrica Eos, Milano, 10/09-4/10/200

INAUGURAZIONE GIOVEDÌ 10 SETTEMBRE DALLE ORE 18.30, prima mostra personale a Milano di Davide Bramante: "New York, New Delhi, New Old".


La mostra rientra nella rassegna DAAM in programma dal 1 al 4 Ottobre 2020
alla Galleria Fabbrica EosMilano.
Verrà inaugurata il 10 settembre alle ore 18.30 la prima mostra personale a Milano di Davide Bramante, “un artista che ha scelto la fotografia per stare dalla parte dell’arte”, così lo descrive Giacinto Di Pietrantonio, curatore della mostra e docente all’Accademia di Belle Arti di Brera.
La galleria Fabbrica Eos, ospiterà l’esposizione aperta al pubblico dal 10 settembre al 4 ottobre.
«Il mio modo di fotografare è identico al mio modo di ricordare, pensare, sognare, sperare, tutto avviene per sovrapposizioni temporali e spaziali», così l’artista siciliano descrive la sua ricerca fotografica. Le opere rappresentano visioni simultanee che spesso vengono accostate ad uno stile futurista. Attraverso delle stratificazioni, Bramante presenta delle immagini che fanno da specchio alla società contemporanea in un gioco di luci e ombre che si sovrappongono unendo fino a 9 fotogrammi. Nella sua “Milano verticale”, ad esempio, lo sguardo di chi ammira l’opera si perde nei meandri di un racconto immediato dalla mente dell’artista allo spettatore che rivive in un momento solo tutti i fotogrammi capaci di essere assorbiti dall’occhio umano in un vortice senza schemi spazio-temporali.
«Le nuove città sono delle rivisitazioni di città più antiche che esistono in giro per il mondo, città potentissime che comunque si ispirano a Roma e alla nostra storia, spiega Davide Bramante. Il più delle volte creo le mie città ideali sovrapponendone altre, ad esempio San Pietroburgo è stata creata a immagine e somiglianza di Roma e Parigi».

Davide Bramante nasce a Siracusa nel 1970. Frequenta l’Istituto Statale d’arte di Siracusa e l’Accademia Albertina di Belle arti di Torino. Nel 1999 torna a vivere a Siracusa, dopo tredici anni trascorsi tra Torino, Roma, Milano e New York. Opera dal 1991, realizzando lavori video, installazioni e fotografie. Nomen omen: un destino già segnato riporta al ricordo, nella mente dell’artista, le domande del nonno che fin da piccolo lo fece appassionare al mondo dell’arte raccontandogli del celebre artista del Rinascimento.
La sua originalissima tecnica fotografica delle esposizioni multiple, composte da una sequenza che varia da 4 a 9 scatti realizzati in fase di ripresa non digitali, riesce a far convivere all’interno del suo lavoro le tre cose che ama di più: l’arte, la fotografia e il viaggio.
Il tempo è congelato in una messa in scena che appare come l ’espressione spettacolare di urbanizzazioni già di per sé spettacolari. Lo spazio (la lontananza culturale e geografica) di questi luoghi subisce la medesima sorte: viene annullato”.
L’arte di Davide Bramante viene definita così dal giornalista e scrittore Aldo Premoli che analizza le sue fotografie attraverso una metafora algebrica indispensabile per comprendere la moltitudine di sovrapposizioni e “new” che compongono i suoi scatti.
A questo punto la domanda sorge spontanea Davide Bramante è un artista o un fotografo? Giancarlo Politi, critico ed editore d'arte risponde così: “Ma come puoi chiamare fotografo un artista che riesce a trasformare Noto in una grande metropoli antica e moderna, simile a New York, Tokyo, New Delhi. Davide Bramante, artista o fotografo è stato l’ambasciatore poetico e profetico delle città multietniche di oggi. Tutte diverse e tutte eguali. Tutte belle e terribili. Più artista di così…

La galleria Fabbrica Eos di Giancarlo Pedrazzini è stata fondata a Milano all’inizio degli anni ’90. La galleria non segue una linea dogmatica nella ricerca di nuovi artisti, piuttosto un’idea: “l’Arte è 5 minuti più avanti da adesso”. E proprio questo essere avanti rappresenta perfettamente l’arte di Davide Bramante che racchiude in un'unica fotografia molteplici scatti creando così “la città ideale”.
La galleria Fabbrica Eos da marzo 2019 ha aperto il nuovo spazio a Milano, con una vetrina illuminata fino a sera dove si alternano mostre personali e collettive, di fronte alla sede di Fondazione Feltrinelli e Microsoft in uno dei quartieri più in crescita della città.


Davide Bramante: "New York, New Delhi, New Old"
A cura di: Giacinto Di Pietrantonio
Dal
10/09 al 4/10/200

Galleria Fabbrica Eos
Viale Pasubio (angolo via Bonnet)
20154 Milano
T. 02 6596532‬ - info@fabbricaeos.it - www.fabbricaeos.it

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ARTE TOUR WEB – 1, La libertà delle idee, Quintocortile, Milano, dal 10/04/2020

Prima di una serie di mostre con opere eseguite nella libertà delle idee in questo costrittivo 2020. Si presentano tre opere per ogni artista. Le opere in mostra sono visibili sulla pagina Facebook di Quintocortile in un album dal titolo “2020 La libertà delle idee”.

Testimoni di un’ansia diffusa che stenta a trovare un’adeguata espressione, le opere in mostra entrano nel vivo di una questione: la “malattia”, oggi come ieri, travolge il nostro quotidiano e crea una temporalità sospesa, un’attesa pregna di malinconia, di silenzio, in bilico tra il plausibile e l’incredibile, dunque di mistero. Ben colgono gli artisti questi moti dell’animo che incrociano, oggi più che mai, aspetti fondanti della ricerca nell’arte contemporanea.

Lucio Perna attraverso la meditata irregolarità delle sue composizioni geometriche, i tagli di luce, il colore compatto, rompe l’ordine rigoroso del progetto creando uno slittamento nella percezione delle forme vissute come possibili identità del futuro. Ruggero Maggi concentra nel libro d’artista una libertà espressiva ove il dialogo tra parole, immagini, oggetti, in questo caso forbici, il supporto stesso, creano uno spiazzamento nella relazione con l’opera d’arte vissuta come uno stimolo a riflettere, anche con ironia, sull’imprevedibilità degli umani destini.
Nadia Magnabosco, con “un’idea di cellula” crea una particolare forma di pittura d’azione; nella cellula si annida una vibrazione, una ricchezza cromatica, un’energia circolare, che richiama la continuità’, la coerenza della sua ricerca.
Memore della cultura orientale dalla quale proviene, Yuko Tzukamoto imprime un tono meditativo al tema della natura che non può mai scindere dalla sua ricerca artistica. E dunque la cellula, nucleo originario, misterio di ogni foma organica.

Cristina Rossi


ARTE TOUR WEB - 1, La libertà delle idee
Vernissage: 10 aprile 2020, ore 24:01
A cura di: Mavi Ferrando, Gretel Fehr
Note critiche di:  Cristina Rossi
Artisti: Ruggero Maggi, Nadia Magnabosco, Lucio Perna, Yuko Tsukamoto
Orari: da lunedì a domenica ore 24 su 24
Informazioni: M. +39 3388007617 - quintocortile@tiscalinet.it  - www.facebook.com/quintocortile

QUINTOCORTILE AIROLDI
Viale Bligny, 42
Milano

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Stefano Scheda: Nudo, mani in alto! Naked, hands up!, Galleria Fumagalli, Milano, fino al 18/04/2020

 

La Galleria Fumagalli presentando la prima mostra personale in galleria di Stefano Scheda (Faenza, 1957). “Nudo, mani in alto! Naked, hands up!” dà un invito a riflettere sul concetto di nudità tra storia dell’arte e social network. ù
Accompagna la mostra una pubblicazione con testi di diversi autori, tra i quali Angela Madesani (storica dell’arte e curatrice), Matteo Bonazzi (filosofo e piscoanalista), Annamaria Maggi e Cristiano Seganfreddo.
Ai visitatori è proposto un questionario ideato da Matteo Bonazzi per un’indagine sociologica sui temi trattati in mostra.
Opere di nuova produzione assieme a lavori storici sono presentati in un percorso installativo in ricercata penombra. La sera dell’inaugurazione si è tenuta l’azione performativa dal titolo INERTE/INERME.
«Perché nessuno si scandalizza di fronte ai Bronzi di Riace, perché nessuno urla all’orrore di fronte al David di Michelangelo o ai nudi maschili dell’arte neoclassica mentre Same same but different, l’opera di Stefano Scheda con due uomini nudi che si salutano uscendo dall’acqua, crea tanto scompiglio in chi la vede? Perché è oscurata dai social? Perché dà vita a pubbliche proteste?».
Queste le domande che hanno sollecitato l’invito a Stefano Scheda a presentare un progetto espositivo per gli spazi della Galleria Fumagalli e che introducono il testo di Angela Madesani, raccolto insieme ad altri contributi in una pubblicazione in corso di realizzazione. Il lavoro di Stefano Scheda è spesso caratterizzato dall’uso del nudo, inteso non in chiave erotica o voyeuristica ma nelle sue implicazioni sociali.

Il titolo della mostra “Nudo, mani in alto! Naked, hands up!” fa quindi volutamente riferimento a un corpo esposto alle sue fragilità e alle complessità della vita, un corpo che non è protetto neanche da un abito che lo sostenga.
«Siamo tutti nudi nella fragilità fisica e spirituale, senza la certezza di una fratellanza», precisa Stefano Scheda. La nudità si osserva, infatti, nel primo incontro con l’opera ma non si esaurisce nella sua esposizione, costituendo solo il primo livello di messa in scena della condizione umana. Chi osserva è invitato a interrogarsi e a testare la propria soglia di tolleranza di fronte alla visione di una nudità che, colta dallo sguardo ironico dell’artista, restituisce un’immagine sublimata e archetipica del corpo.
L’azione INERTE/INERME  ha visto alcuni performer spogliarsi e lasciarsi cadere nudi sul pavimento della galleria. Alcuni dei presenti, attirati da questa visione inattesa e spontaneamente coinvolti, hanno sentito il desiderio di condividerne l'esperienza come gesto liberatorio. 
L'artista Stefano Scheda racconta come l'azione INERTE/INERME abbia rappresentato: «Un “blackout”, un'interruzione della fragilità esistenziale. Spogliarsi è togliersi le difese che proteggono dalle difficoltà esterne senza più resistenze, abbandonati e sdraiati sui propri abiti che divengono un letto di riposo, come sul ponte di una nave. Rimanere nudi è come ritrovare la parte più autentica di sé, libera da orpelli, un digiuno che resetta l’organismo, uno stacco dall’esistenza produttiva segnata dal sincopato quotidiano per tornare a essere spettatori, rimettendosi in relazione alla vita per ricominciare. Esistere/resistere, dormire, morire, sognare
In mostra il video Meteo (2004), presentato per la prima volta allo ZKM Center for Art and Media di Karlsruhe nel 2006: corpi nudi di uomini e donne, non completamente a fuoco, appaiono fermi su un bagnasciuga con degli specchi rotondi all’altezza del ventre. Due fattori di disturbo, la luce del sole riflessa dal vetro e il suono di mitragliatrici proveniente da una capsula spaziale, agiscono sulla scena creando un effetto irritante e di estraniamento. Se in quest’opera la nudità è evocatrice del limite umano di fronte alla grandezza degli eventi storici e naturali, nel dittico fotografico Same same but different (2018) è colta nella sua purezza e innocenza, immortalando i corpi là dove il mare incontra la terra. Fuori e dentro questo limite, l’acqua simboleggia per l’artista la speranza di una rinascita, come evoca anche il titolo della scultura Terramare (2015), realizzata con uno pneumatico e una camera d’aria. La precarietà dell’esistenza è espressa ugualmente dall’immagine fotografica ritratta in Figura 1 (1996), un corpo nudo che pare abbandonarsi alla vita: “mani in alto”. 

Stefano Scheda nasce a Faenza nel 1957 e vive a Bologna, dove insegna “Strategia dell’Invenzione” all’Accademia di Belle Arti. La sua ricerca è rivolta a catturare i cortocircuiti della realtà senza alterarne la fisionomia oggettiva anzi esponendone lo scarto, l’altrove. L’ambiguità tra reale e illusorio si manifesta nelle immagini che realizza, spesso evocatrici di un senso di estraniamento in chi osserva, come nel caso delle serie fotografiche che ritraggono edifici fagocitati dalla vegetazione o inglobanti il paesaggio in porte e finestre specchianti. Lo specchio come superficie riflettente e l’acqua, il mare, come archetipo della soglia tra la vita e la morte sono elementi ricorrenti nella ricerca sulle relazioni tra il corpo, l’architettura e il paesaggio. Queste interazioni, che l’artista cattura in immagine, rivelano modi di speculazione sulla percezione della realtà e rendono visibile il suo processo dialettico. Anche la presenza del corpo umano nudo, scevra da connotazioni erotiche, coglie la corporeità come elemento spaziale integrato, come un’“immagine nell’immagine”, allo stesso modo degli specchi che riflettono ciò che sta davanti.
Stefano Scheda è ideatore di
Marradi Campana Infesta. La manifestazione artistica giunge nel 2020 alla sua settima edizione. Gli abitanti di Marradi si confrontano con gli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, artisti e intellettuali su temi sempre diversi, conservando un rapporto elettivo col poeta marradese Dino Campana.


Stefano Scheda: Nudo, mani in alto! Naked, hands up!
Dal
17 gennaio al 18 aprile 2020
Inaugurazione e performance:giovedì 16 gennaio 2020 dalle ore 18.30
Orari: dal martedì al sabato dalle 11 alle 19

Info: T. +39 02 36799285 - info@galleriafumagalli.com - galleriafumagalli.com
Ufficio stampa: PCM Studio - T. +39 02 36769480 - Silvia Cataudella - silvia@paolamanfredi.com

GALLERIA FUMAGALLI
Via Bonaventura Cavalieri 6,
20121 Milano

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