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Archivi categoria : Mostre Istituzionali Italia

Quadrilegio NOW-Aspettando il 2020, Spazio BLL, Manfredi, Maura Ferrari Interior Design, Galleria Alphacentauri, Studio Giovanna Scapinelli, Parma. dal 31/05/2019 al

Presentato alla stampa il 30 maggio nello Spazio BLL di piazzale Borri il programma della rassegna d’arte Quadrilegio 2019-NOW, aspettando il 2020.
Per l’ottavo anno consecutivo propone un percorso di opere contemporanee in 4 antichi spazi privati aperti per l’occasione +1: l’arte di adesso tra storia e futuro
Inaugurazione contemporanea in tutte le sedi il 31 Maggio 2019 ore 19.30.
La conferenza è stata moderata dalla giornalista economica Patrizia Ginepri che ha sottolineato “la forte sinergia e l’entusiasmo all’interno del gruppo che da 8 anni organizza un evento sempre più innovativo nei borghi del centro,ospitando decine di artisti e pronuovendo eventi in palazzi storici e location suggestive. Non solo. Quest’anno si può già cogliere, lo spirito e l’entusiasmo con cui si sta organizzando il corposo pacchetto di iniziative che verranno inserite nel programma di Parma 2020. La cultura ci salverà-ha concluso-Un auspicio per una città che merita il ruolo centrale nel panorama culturale dell’intero paese per la ricchezza di proposte e di energie e la magia di Quadrilegio è proprio la contaminazione di diverse arti contemporanee negli spazi storici che appartengono all’intero tessuto sociale della città”.
Flora Raffa, dirigente dell’Assessorato alla Cultura di Parma, ha sottolineato l’intento dell’amministrazione di costruire una forte sinergia con le realtà imprenditoriali locali per una nuova visione condivisa di identità culturale della città.
Francesca Velani
, coordinatrice di Parma2020: “Un progetto che ha perfettamente interpretato il tema del dossier Parma2020 e mira a costruire una vera e propria rete culturale sul territorio in vista della celebrazione di Parma Capitale della Cultura ma anche oltre. Un vero e proprio sistema che non è solo un punto d’arrivo ma di partenza per il dopo 2020. Contemporaneo è NOW e dall’oggi parte una rigenerazione del tempo indispensabile per costruire una strada del futuro.La tappa dell’anno venturo è un vero stop&think per ragionare insieme sulla Parma che vogliamo raccontare dal 21 in poi. Insieme”.
Giulio Belletti, fondatore di Quadrilegio insieme a Simona Manfredi, Maura Ferrari e Marina Burani, ha voluto ricordare la nascita di Quadrilegio, giunto ormai all’ottava edizione, dall’idea di quattro amici, professionisti in diversi settori, di voler condividere con la propria città la passione per l’arte contemporanea ma con linguaggi e caratteristiche personali che aggiungono valore alla manifestazione proponendo scelte e racconti differenti in un unico contenitore condiviso.

5 spazi, 25 artisti, cinema d’autore, eccellenze enogastronomiche del territorio, spettacoli di danza e molto altro per raccontare uno spicchio di Parma verso il 2020.

Quadrilegio
è la dimostrazione di quanto i privati possano concorrere in modo determinante nel sostenere la Cultura. La formula della "contaminazione" è vincente nella proposta di aprire ad artisti di tutt'Italia studi privati in antichi palazzi nobiliari e anche in una chiesa sconsacrata. Una magia che invita a scoprire una Parma nascosta, intima. Una pausa di riflessione e silenzio che dimostra come l'arte possa essere uno strumento per stimolare a meditare, riflettere e crescere.

La rassegna Quadrilegio è inserita nel programma ufficiale del Comune di Parma per le celebrazioni della Capitale Italiana della Cultura 2020 e vincitrice del bando ‘Reti d’arte’della Fondazione Cariparma.
All’insegna del rispetto delle storie passate e future, l’edizione di quest’anno di Quadrilegio si ispira al tema dei linguaggi di comunicazione dell’ambiente e delle sostenibilità con un focus sul cambiamento del pianeta e sul ruolo dell’uomo che lo abita raccontato dalla sensibilità visionaria di artisti che traducono l’emergenza in un’opportunità di linguaggio globale.
NOW, un flash di idee e di progetti artistici sul contemporaneo per affrontare il tema dello sviluppo urbano e della sua evoluzione nel corso dei secoli che sarà elaborato e raccontato nell’ottava edizione del 2020, anno in cui Parma rappresenterà la Cultura Italiana con una serie di manifestazioni istituzionali programmate e che vedrà la rassegna Quadrilegio 2020 protagonista con un intero anno di proposte risultate vincenti al bando comunale per la selezione del calendario ufficiale Parma2020.
Per questa edizione le 4 sedi storiche si arricchiscono di uno spazio nuovo sede dello studio di un’artista parmigiana, Giovanna Scapinelli.

QUADRILEGIO 2019 NOW. Senza Tempo
Dal
31 maggio al 3
1/07/2019
Inaugurazione:venerdì 31 maggio ore 19.30 in tutte le sedi LE 5 SEDI DI 
Sedi: Spazio Manfredi di Simona Manfredi - B.go Riccio da Parma 19
BLL di Giulio Belletti - Piazzale Borri
Maura Ferrari Interior Design - Palazzo Pallavicino - B.go G. Tommasini 37
Galleria Alphacentauri di Marina Burani - B.go Felino 46
Studio Giovanna Scapinelli - B.go Felino 31
Parma
Ingresso: libero
Promossa da:​​​ Simona Manfredi, Giulio Belletti, Marina Burani, Maura Ferrari
Informazioni:​​​ T. 0521-235152 - https://it-it.facebook.com/quadrilegio/
Ufficio Stampa: s&ta - seta.uffstampa@gmail.com
Press Officer: Sonia Dametto - soniapress@teletu.it - sonia.dametto@icloud.com - sonia.dametto@gmail.com


LE 5 SEDI DI QUADRILEGIO 2019

Abbiamo cominciato il nostro percorso nello Spazio BLL di Giulio Belletti, fondatore di Quadrilegio. Qui la conferenza stampa e la scoperta di questa iniziativa che quattro professionisti in diversi campi, uniti tutti dalla passione per la bellezza, realizzano ogni anno dal 2012.
Nella bella cornice dell’antistante piazzale Borri, nello spazio ricavato da un’antica chiesa sconsacrata e nel cortile interno sono ospitate le opere di 6 artisti: Davide Dall’Ossoartista pesarese ora in Toscana. La trasparenza, il lasciarsi attraversare e modificare dalla luce, la metamorfosi, sono i colori principali del suo linguaggio scultoreo, che esprime maggiormente attraverso la fusione dei policarbonati. Ha esposto in USA, Francia, Olanda, Svezia, Regno Unito, Germania, Belgio, Svizzera; Toni Alafanografico pubblicitario e artista milanese trapiantato a Siena. La sua è una ricerca pittorica introspettiva rivolta all’esplorazione della profondità dell’animo umano che negli ultimi tempi lo ha portato a realizzare opere stratificate dipinte a carboncino tirato a mano con velature di bitume e poi trattate con l’antica tecnica di restauro del Descialbo, letteralmente “strappare via”; Raffaele Pennafoggiano ma da anni a Varese. La sua ricerca espressiva passa attraverso l’utilizzo di materiali sempre nuovi (corde, stracci, gommapiuma garze e fili di lino) che diventano parte integrante delle sue opere. Ha esposto in Italia e all’estero a Lugano, Parigi, Stoccarda, e Philadelphia; Giovanni Melegari, artista nato a Parma nel 1951, ha all’attivo numerose personali dagli anni ’80 fino al 2007. Per diversi anni ha diretto a Parma una sua scuola di pittura da lui fondata; Fabi Bandini, artista parmigiano, la sua è una pittura vivace e incisiva, concettualmente sempre attuale e provocatoria anche se nei tratti fresca, quasi infantile. Le sue installazioni sono in mostra a Quadrilegio fin dalle prime edizioni; Umberto Squarcia Jr., architetto e artista parmigiano, da diversi anni vive e lavora a New York. L’architettura e il campo delle varie espressioni d’arte sono state e sono tuttora l’ispirazione primaria per i processi creativi dell’artista. Ha esposto a New York, San Francisco, Parma, Roma, Cortina, Bologna, Monaco, Milano.


Maura Ferrari Interior Design - Palazzo Pallavicino - B.go G. Tommasini 37
Due gli artisti ospiti al piano terra dello straordinario Palazzo Pallavicino:
Artisti: 
Roberta Busato crea modellando un impasto dalla formula completamente naturale, lavorato e seccato a crudo, frutto di una lunga ricerca personale. Dall’osservazione del materiale nasce la serie di “Teste crude “un ciclo di lavori in cui è trascritta una femminilità condensata: nel gusto del particolare, nel piacere tattile di una materia che possiede colori diversi in base alla morfologia del luogo di provenienza, alla composizione organolettica della terra. 
...scaturiscono forme esteriormente lontane ma l’Humus che appartiene a tali figure, è il medesimo terreno sul quale oggi edifichiamo e poggiamo noi stessi. Confini, moduli, angolature che riecheggiano in presenze dense e silenziose e che si innalzano come guerrieri. Sono opere “aperte”, libere dall’accordato, tese in un flusso continuo del tempo.” (Roberta Busato)


Giuseppe Biagi è nato a Viareggio nel 1949, dove vive e lavora.
Biagi vuole farci percepire l’enorme, dilatata, incommensurabile ampiezza dello spazio e insieme vuole darci l’idea di un tempo senza fine. Nelle sue opere c’è una cultura d’immagine che però deve aver pesato su Biagi, una cultura dove conta la dilatazione, la dissoluzione delle forme e la scoperta di un ripetitivo, alienato quotidiano. Quella che in realtà Biagi oggi dipinge è la storia del proprio isolamento e delle capacità di leggere anche negli altri questa tensione, questa ricerca umana. Pittura dunque per narrare la solitudine” (Arturo Carlo Quintavalle)


Spazio Manfredi di Simona Manfredi - B.go Riccio da Parma 19
Arricchito dallo splendido giardino interno, ‘interventi’ artistici di 9 artisti contemporanei che ‘contaminano’ con linguaggi espressivi differenti gli ambienti dello storico palazzo con esposizioni di opere nell’ingresso, nel cavedio, in giardino, nel cortile interno e nei due negozi che si affacciano sulla via. 
Artisti: 
Nicola Evangelisti, nato a Bologna nel 1972, dalla fine degli anni Novanta ha sviluppato un percorso artistico caratterizzato dall’uso della luce artificiale e incentrato su temi scientifici e cosmologici; Greta CominottiE’ proprio la possibilità di realizzare un sogno che rende la vita interessante” (Paulo Coelho). Autodidatta, si considera un’EcoArtista. Crea opere riciclando bottiglie PET e altri materiali; Alex PinnaLa scultura per me è un linguaggio necessario, un corpo a corpo, tra materia ed idea in un territorio un cui l’aspetto manuale del lavoro è molto magico, anche perchè conduce a molti incidenti di percorso, che portano a continue scoperte e inaspettate evoluzioni.”; Otto GrozniNegli anni ha fatto un po’ di tutto: illustrazioni, convention di Street Art, installazioni temporanee, lampade e soprattutto oggetti con materiali poveri e di recupero. Le attività di cui si occupa e i progetti che realizza possono sembrare apparentemente lontani ma, in realtà, il suo approccio non cambia: sperimentare nuove tecniche, integrare discipline differenti e confrontarsi sempre con altre realtà e persone; Erresullaluna e Chuly Paquin si interessano a temi mitologici e classici, alle origini religiose e non della cultura italiana ed europea, e a tutto ciò che riguarda l’uomo nella sua dimensione conscia e inconscia. ‘Nessun giorno senza un passo’ Cosa succede quando il passo diviene danza? Che un gesto normale, come il camminare, si trasforma in una formula plastica, un preciso cerimoniale, una danza. Il gesto più banale viene trasportato verso una personificazione di tale intensità, che non cessa di danzare, di muoversi, di fuggire, come la figura per eccellenza del desiderio: la NinfaFilippo Negroni. Nei sui pugili si notano le tumefazioni nei volti causate da incontri di pugilato di una violenza inaudita, che vogliono evidenziare le avversità che la vita a volte ci presenta. Sono le cicatrici interiori, quelle che hanno segnato l’anima della persona e che hanno creato il carattere e la personalità di un individuo. In queste sculture Il corpo è rappresentato con un obelisco che simbolicamente manifesta la forza e la potenza della persona, di conseguenza la capacità di entrare dentro l’anima per curare tutte queste ferite profonde. Tutti i materiali usati per creare queste opere provengono da epoche passate, ferro antico ossidato dal tempo, legno tarlato e terra cotta che riprende le società antiche per evidenziare la forza del tempo passato che cura ogni ferita e rigenera l’uomo; Lucia Conversinata a Parma nel 1980, si è laureata all’Accademia di Belle Arti di Brera nel 2004. All’attività di pittore affianca quella di illustratore per prodotti editoriali cartacei e multimediali. Vive sulle colline di Parma. 
Nelle tele di Lucia Conversi l’essere umano è scandagliato e rappresentato nelle sue realtà, da quelle più visibili a quelle più nascoste e sono proprio le zone d’ombra ad essere i nascondigli privilegiati della vita, i cassetti segreti che possono celare le verità più interessanti” (Sara Valente); Lufer. Dagli anni ’90 Lufer si inoltra nella pittura e nella scultura, sperimenta tecniche e linguaggi espressivi diversi realizzando le sue prime sculture e pezzi di arredo. Crea sculture, quadri, lampade, sedute, appendiabiti e tavolini con scarti industriali, Il suo “slogan” diventa “il riciclante ricicla in un istante”, e rappresenta la sintesi del suo “modus operandi”; C999, DUALISMUS (2019)
L’unità è sterile, fecondo è solo il dualismo, l’opposizione, la differenza." (Ludwig Feuerbach) L’opera si compone di una serie di lavori a tecnica mista acrilico/smalto di piccole dimensioni e di una rendizione video artistica che riprende lo stesso tema.
Il dualismo come unità attraverso la coesistenza degli opposti, il bianco e nero, luce ed ombra e l’opera dell’uomo che nella dicotomia si muove, si determina, si schiera.

Nel corso della rassegna sono previsti anche due appuntamenti con il ‘Cinemino di borgo Riccio’ curati da Marco Mazzieri che avranno luogo il 7 e il 14 giugno nel cortile di Palazzo Manfredi e il ‘Ristocinema’in cui contemporaneamente alla visione sarà servita una cena gourmet proposta da Bottega di Parma.
Venerdì 21 giugno invece andrà in scena una performance di danza a cura di Lucia e Francesco Frola.
Il brano che verrà presentato sarà un percorso attraverso la visione di ciò che guardiamo: non solo ciò che il nostro occhio vede ma ciò che percepisce quando ne ha elaborato la sensazione.


Galleria Alphacentauri di Marina Burani - B.go Felino 46
A Palazzo Mambrianiin gli artisti:    
Egor Zigura, vive e lavora a Kiev Ucraina, ha studiato alla National Academy of fin art.
Ha fatto la prima mostra in Italia alla Galleria Alphacentauri nel 2016. Ha partecipato a diverse esposizioni tra le quali: Spectrum Miami 2018 - United Kingdom Londra 2018 - Art Fair Malaga 2017; 
Nikita Zigura, vive e lavora a Kiev Ucraina, ha studiato alla National Academy of fin art. Ha fatto la prima mostra in Italia alla Galleria Alphacentauri nel 2016. Ha partecipato a numerose mostre tra le quali: Art Fair Malaga 2017 - Galleria La Zurbia Granata 2018 - Varsavia Polonia 2019; Patrizia CaravaggioVivo lo scatto fotografico come una specie di scambio, un dialogo tra il mio sè profondo e ciò che questo coglie all’esterno attraverso gli occhi. Quando “sviluppo” una foto, è un po’ come se mettessi a posto la punteggiatura di uno scritto. Il risultato di tutto questo, la fotografia, sarà qualcosa che difficilmente sarei riuscita a dire con le parole, e può anche creare un momento di confronto con chi guarda, un dialogo”; Marina BuraniEtera, la donna evoluta e colta, non mortificava il suo corpo come le altre, poteva frequentare compagnie maschili, e riusciva ad avere un grande potere. Infatti l’unica donna che partecipa ai dialoghi di Platone è Diotima; Andrea Vettori“Nell’alchimia, come “l’uovo dei filosofi“ è ricettacolo della trasformazione interiore da materia grezza a oro. Il serpente è un archetipo universale che rappresenta, in estrema sintesi, le forze cosmiche della natura e la rigenerazione per mezzo di esse. Eros nasce con le ali dorate e mostra l’uovo che conteneva tutto il cosmo e le sue creature”.


Studio Giovanna Scapinelli - B.go Felino 31
L’artista espone le sue opere.
Così, il volto o l’oggetto escono da fondali misteriosi… e le figure, tutte “scolpite” nei rossi “infernali”, dalle tavole sulfuree dei gialli delle coscienze; con i neri del passato a scandire ed equilibrare severamente le luci radenti dell’intelletto. È un mondo coerente nelle forme e tagliente nei significati, dove i personaggi protagonisti, in un ambiente apparentemente vuoto, ma in cui anche un muro respira come un essere umano, attendono, forse “attendono Godot”, probabilmente se stessi perché è la letteratura, la parola scritta, che li ha generati. Una incisiva pittura letteraria, quindi, in cui l’unica preoccupazione può apparire la difficoltà (e poi l’inutilità) della vita”. (Tiziano Marcheselli)

 


Oltre 130 appuntamenti a ingresso libero, più di 50 eventi in 30 luoghi diversi a Parma e in provincia dal 21 settembre al 20 ottobre 2019, per stimolare, creare e condividere un’atmosfera festosa che abbracci ed emozioni contagiosamente chi vive e chi visita le terre del maestro in occasione del Festival Verdi.
Questo l’obiettivo di Verdi Off, la rassegna di appuntamenti collaterali al Festival Verdi, quest’anno alla sua IV edizione, che il Teatro Regio di Parma realizza con il Comune di Parma e con l’Associazione Parma, io ci sto!, sponsor Parmacotto, Engel&Völkers, offrendo occasioni diverse di incontro e scoperta della musica e dell’opera di Giuseppe Verdi a un pubblico ampio e di ogni età, alle famiglie, ai giovani, ai bambini e a coloro che si trovano in luoghi di cura e negli istituti penitenziari.
La presentazione si è tenuta nell'Hub Cafè di piazzale Bertozzi alla presenza di Anna Maria Meo, direttore generale del Teatro Regio, Barbara Minghetti, programmazione eventi del Regio, e l'imprenditore Andrea Chiesi.

 

VERDI OFF 2019 - IV edizione - dal 21 settembre al 20 ottobre 2019
Divertirsi insieme scoprendo e riscoprendo Giuseppe Verdi fuori dai teatri, in modo nuovo, lieve, giocoso, aperto, scanzonato.
Oltre 130 appuntamenti a ingresso libero in 30 giorni, più di 50 eventi in oltre 30 luoghi diversi, in occasione del Festival Verdi
Parma e dintorni
21 settembre – 20 ottobre 2019
IV edizione

Oltre 130 appuntamenti a ingresso libero, più di 50 eventi in 30 luoghi diversi a Parma e in provincia dal 21 settembre al 20 ottobre 2019, per stimolare, creare e condividere un’atmosfera festosa che abbracci ed emozioni contagiosamente chi vive e chi visita le terre del Maestro in occasione del Festival Verdi. Questo l’obiettivo di Verdi Off, la rassegna di appuntamenti collaterali al Festival Verdi, quest’anno alla sua IV edizione, che il Teatro Regio di Parma realizza con il Comune di Parma e con l’Associazione “Parma, io ci sto!”, sponsor Parmacotto, Engel&Völkers, offrendo occasioni diverse di incontro e scoperta della musica e dell’opera di Giuseppe Verdi a un pubblico ampio e di ogni età, alle famiglie, ai giovani, ai bambini e a coloro che si trovano in luoghi di cura e negli istituti penitenziari.
Le novità in programma in questa quarta edizione la caratterizzano nel segno della relazione e dell’integrazione. L’inaugurazione il 21 settembre sarà con una coinvolgente Verdi Street Parade che partendo dal Teatro Regio di Parma raggiungerà il cuore dell’Oltretorrente cittadino, per concludersi poi con una festa in Piazza Duomo. E proprio nel cuore dell’Oltretorrente sorgerà lo chapiteau del Verdi Circus, dove ci si potrà incontrare per assistere insieme a concerti, spettacoli, incontri.
Verdi off si conferma come l’occasione di abitare e vivere nel nome del Maestro i luoghi più belli e unici della città: il greto del torrente Parma, il Labirinto della Masone di Fontanellato, l’Auditorium Paganini di Renzo Piano, la cripta del Duomo di Parma, il Ponte Romano, la Camera di San Paolo, i cortili, le strade, le piazze e le case della città ducale, animate da teatro di figura, spettacoli itineranti, giostre musicali, recital, concerti corali, danza contemporanea, con protagonisti giovani artisti, musicisti, attori, un’intera famiglia di cantanti, padre, madre e cinque figli, in progetti che aprono il cuore all’incontro con gli altri, in musica.
Tanti gli appuntamenti divenuti già un classico della rassegna, che sono confermati anche per Verdi Off 2019: i concerti “davvero” da camera di Un recital in salotto dove la musica verdiana varca gli usci delle case per risuonare nell’intimità degli spazi casalinghi; le passeggiate dal sapore ottocentesco in Carrozza con Verdi dal Teatro Regio al Palazzo Ducale attraversando il Parco; l’appuntamento quotidiano alle ore 13.00 sotto i fornici del Regio per ascoltare le arie cantate dal vivo del Cucù verdiano; la sfida Verdi Rap dei giovani cantanti che dovranno reinterpretare un’opera verdiana, quest’anno Rigoletto, in chiave rap; il pic-nic al Parco Ducale con dress code tricolore per un momento di condivisione e convivialità accompagnato da musica e danza.E poi ancora nuove sfide e nuovi spettacoli, concerti, mostre, installazioni, dj-set, incontri, proiezioni, progetti speciali per portare il Festival fuori dai teatri, per condividere l’emozione di ritrovarsi nel nome di Verdi e diffondere la grandezza e la passione dell’uomo e dell’artista in modo lieve, giocoso e aperto, anche laddove la musica è solo apparentemente distante o irraggiungibile.

INAUGURAZIONE
Dopo aver posto l’attenzione nelle precedenti edizioni sull’innovazione e la tecnologia in rapporto agli spazi urbani, l’inaugurazione di Verdi Off 2019 vuole esaltare l’importanza della relazione sociale e umana. Sarà quindi una divertente e variegata Verdi Street Parade, commissione di Verdi Off in prima assoluta, a coinvolgere il pubblico il 21 settembre dalle ore 18.00 in una festa in musica itinerante che invade strade e piazze dell’Oltretorrente, partendo dal Teatro Regio, per concludersi in Piazza del Duomo alle 22.30 in un percorso ricco di sorprese. Protagonisti della serata, a cura di Giacomo Costantini e del Circo El Grito, attori, musicisti, cantanti, ballerini, circensi, bande, cori, performer, orchestre, che si alternano fino a sera, invadendo le strade chiuse al traffico per l’occasione con performance e concerti dedicati al Maestro e alle sue opere, reinterpretate attraverso i linguaggi più diversi e trasversali, dando vita a un grande spettacolo itinerante sotto le stelle, che coinvolge anche associazioni musicali e culturali, esercenti commerciali e ristoratori. Alla parata parteciperanno attivamente tutti coloro che, accogliendo l’invito della call promossa da Verdi Off, hanno candidato la propria performance artistica ispirata a Verdi.

VERDI CIRCUS
Dal 21 settembre al 6 ottobre 2019, Piazzale Picelli, nel cuore dell’Oltretorrente cittadino, sarà animato dallo chapiteau del Verdi Circus, commissione di Verdi Off in prima assoluta, a cura di Circo El Grito in collaborazione con Teatro Necessario. Nel grande tendone di Verdi Circus l’arte circense incontra il melodramma, due linguaggi diversi, uniti da curiose affinità poetiche, storiche e culturali nello spettacolo, con le musiche di Giuseppe Verdi e la scrittura scenica di Giacomo Costantini, Il Cigno di Busseto e il pavone indiano, che ripercorre la vicenda del pavone regalato a Verdi dal sindaco di Busseto: il Maestro, anziché lasciarlo scorrazzare nel giardino di villa Sant’Agata, pensò per lui un altro destino. Scopritelo con noi!
I biglietti-invito per le 11 recite in programma sono offerti da partner e sponsor del Festival Verdi e potranno essere ritirati in loco, fino a esaurimento posti, un’ora prima dell’inizio.

LE NOVITÀ DI VERDI OFF 2019
Tante le novità della quarta edizione di Verdi Off, nel segno del teatro di figura, spettacoli itineranti, giostre musicali, concerti corali e per organo, danza contemporanea, con protagonisti giovani, artisti, musicisti, donne migranti e native, un coro di rifugiati.
Verdi e il cane infernale, lo spettacolo di burattini con protagonisti Verdi, Wagner e il feroce cane Tannhäuser sarà in scena nel greto del torrente Parma. Una storica tragedia lo spettacolo a cura di Teatro del Cerchio, ispirato all’opera I due Foscari, è ambientato nel suggestivo Labirinto della Masone a Fontanellato. Venezia e i suoi canali, l’amore per la propria città e un verdetto iniquo, i temi dell’ingiustizia e della reclusione si snodano sulle note di un violoncello e attraverso le parole, quasi sussurrate, di due narratori che si sono “perduti” in un labirinto di ipotesi. In Piazzale Inzani Casa Verdi, musica e parole per raccontare l’uomo, l’artista, il contadino, il mecenate e il politico, a cura di Club dei 27 e con i Cantanti del Conservatorio “Arrigo Boito” di Parma. In Coro a Palazzo il concerto del Coro dell’Opera di Parma con un programma interamente dedicato alle pagine più amate e conosciute del repertorio verdiano. All’Auditorium Paganini i protagonisti dell’acclamata serie televisiva La Compagnia del Cigno, allievi del Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, si raccontano in uno speciale concerto che li vede interpreti dalla finzione alla realtà, musicisti prima che attori, presentarsi in un reale sodalizio musicale, frutto del percorso formativo e artistico che li ha portati all’esordio della propria carriera. Presso la Camera di San Paolo Luisa Miller. La signora della canzone italiana, una rilettura a cura di Teatro del Cerchio dell’opera verdiana dedicata alle donne, attraverso i testi di Schiller intrecciati alle parole e alle melodie che hanno reso celebre in tutto il mondo la canzone italiana degli anni ’60 e ’70. Nella Cripta del Duomo di Parma, in collaborazione con la Diocesi di Parma, Torniamo all’antico… il Gruppo Vocale Famiglia Sala, padre, madre e cinque figli: un’intera famiglia - caso unico nel panorama della polifonia vocale - in uno speciale concerto che traccia un percorso nella storia della musica sacra, da quella moderna alle sue radici antiche, con un doveroso omaggio a Giuseppe Verdi. Al Ponte Romano e alla Chiesa di san Ludovico due appuntamenti con Mors! sulle musiche della Messa da Requiem di Verdi uno spettacolo di danza contemporanea sul tema della solennità della perdita, un viaggio dove la musica, potente e struggente, è la guida per confrontarsi sul paradigma della vita. Commissione di Verdi Off in prima assoluta Il rifugio della sabbia. Intime nostalgie dal Nabucco, in scena un gruppo di donne di tutto il mondo, vecchie e nuove cittadine, migranti e native, insieme a un coro maschile di rifugiati, che come in Nabucco, guardano alla terra lasciata e alla terra ritrovata per ridisegnare relazioni, storie, idee, pensieri e per intercettare i cambiamenti in atto. L’esilio come smarrimento e perdita, ma anche come condizione di salvezza e rinascita che sembra annunciare il mondo di domani. In Viva Verdi! Un’intervista impossibile a Giuseppe Verdi, a cura di Fabio Larovere, un approfondimento sugli anni cruciali della storia d’Italia, di cui la musica del Maestro è considerata l’ideale colonna sonora, sfidando il mito per restituire all’esperienza umana e artistica del grande compositore la sua umanità, fatta di tradizione, passione e talento. Una giostra musicale, una speciale bilancia fatta di musica e persone su cui provare l’ebrezza di roteare e fluttuare sospesi nell’aria, sospinti da melodie verdiane suonate al pianoforte, è La dinamica del Controvento a cura di Teatro Necessario in coproduzione con Tutti Matti per Colorno e Compagnie Grandet Douglas. Un ciclo di concerti per organo a cura dell’Accademia Organistica di Parma con formazioni strumentali e orchestrali sempre diverse: Voices and Pipes, Drum and Pipes, English Pipes, Symphonic Pipes.

I CLASSICI DI VERDI OFF
Tornano gli appuntamenti divenuti già un classico irrinunciabile di Verdi Off. I concerti di Un recital in salotto, grazie a coloro che accoglieranno l’invito a mettere a disposizione per qualche ora la propria casa e il proprio pianoforte per un recital lirico con gli allievi del Conservatorio di Musica “Arrigo Boito” e il coordinamento musicale di Donatella Saccardi. Ogni giorno alla stessa ora e per tutto il Festival Verdi, si rinnovano gli applauditi appuntamenti con il Cucù verdiano dai fornici del Teatro Regio, un momento speciale per emozionarsi e lasciare che le più celebri arie verdiane interpretate sul balcone dai giovani cantanti del Conservatorio “Arrigo Boito” di Parma accompagnati al pianoforte interrompano la frenesia della quotidianità. Un cestino colmo di prelibatezze e tanta voglia di stare insieme e divertirsi è tutto ciò che è richiesto per vivere un momento di amichevole convivialità in Bianchi Rossi e Verdi, il pic-nic al Parco Ducale organizzato da Parma 360° Festival, con dress code tricolore, accompagnati da musica e performance dal vivo. L’irrinunciabile passeggiata Con Verdi in carrozza, un tuffo nel passato, il giro turistico in carrozza con un cocchiere in livrea, partendo dal Teatro Regio, attraverso il Cortile della Pilotta per avventurarsi nel Parco Ducale. Giunge alla terza edizione il concorso Verdi Rap, a cura di Cristina Bersanelli e Chiara Bella, che unisce il mondo dei giovani a quello dell’opera lirica. In un palcoscenico all’aperto, immersi nel verde del Parco Ex Eridania, uno dei più belli di Parma, i dieci rapper che si saranno guadagnati la finale con i loro inediti ispirati a Rigoletto si sfidano davanti al pubblico e alla giuria presieduta dal rapper Mastafive. A tenerli a battesimo, un super ospite, il cui nome sarà rivelato solo quella sera. In Un palco all’opera col Club dei 27, Giuseppe Verdi, le sue opere, i protagonisti e le loro storie, raccontati dalle opere in persona, ovvero dai soci del Club dei 27, il gruppo di appassionati verdiani di Parma celebre nel mondo. Sempre con loro la visita speciale Alla scoperta del Club dei 27, un luogo intrigante e denso di passione.

IN NOME DI VERDI ALLA SCOPERTA DI PALAZZI, CHIOSTRI, MUSEI
Si rinnovano anche gli appuntamenti con Verdi in Oltretorrente i concerti organizzati in collaborazione con il Comitato Oltretorrente per portare la musica del Maestro (e non solo) “de dla da l’acqua”, nel centro storico e nei principali quartieri della città; i Verdi Recital, arie, duetti e brani delle opere verdiane interpretate dei solisti dell’Accademia Verdiana al Circolo di lettura e conversazione, alla Rocca dei Rossi e a Palazzo Bossi Bocchi-Fondazione Cariparma; in Danze verdiane allo CSAC a cura di Società di danza Parma, all’ombra dell’Abbazia di Valserena, in un vortice di cappelli a cilindro e  crinoline, coppie di ballerini in costume d’epoca danzano su alcune delle più celebri pagine del repertorio ottocentesco, trasformando lo spazio in una grande sala da ballo; al Chiostro ex Convento San Cristoforo: Tramonto verdiano, in attesa dell’imbrunire un concerto di musiche verdiane riarrangiate per un quartetto di sassofoni; un pomeriggio di musica e di festa con sinfonie, marce e fantasia delle opere verdiane con Verdi Band; Musica al Museo Glauco Lombardi un viaggio nel repertorio musicale da camera, fonte di ispirazione per generazioni di compositori che hanno creato melodie immortali entrate nel cuore di tutti; solcati i portoni della Chiesa di San Ludovico, prende il via il Gala in nero, con musica live, photo corner, aperinoir e tante sorprese, con dress code obbligatorio total black; al crepuscolo saranno gli straordinari allestimenti sonori de Il Rumore del Lutto, giunto alla XIII edizione, a traghettare il pubblico in un tempo divenuto infinito; Sguardi in scena il progetto di Roberto Ricci, fotografo del Teatro Regio di Parma che offre al pubblico dei passanti un racconto fatto di molte storie: emozioni, sentimenti, pensieri negli sguardi degli artisti in scena, raccolti dal vivo dai palchi di proscenio del Teatro; la Festa di chiusura di Verdi Off, per concludere insieme la quarta edizione di Verdi Off all’insegna della musica e del divertimento.

PROGETTI SPECIALI
Anche quest’anno l’emozione della musica verdiana e lo spirito gioioso di Verdi Off varcano i muri del carcere e dell’Ospedale dei Bambini. Presso gli Istituti Penitenziari di Parma, con la partecipazione del Coro dei detenuti dell’Istituto Penitenziario di Parma e dei cantanti del Conservatorio “Arrigo Boito” di Parma, va in scena un’inedita versione dell’opera Nabucco, con l’attore Bruno Stori che cura testi e regia, per creare momenti di condivisione attraverso l’opera lirica. Riservato ai piccoli degenti dell’Ospedale dei Bambini Pietro Barilla e alle loro famiglie, Racconto corale è una storia in musica e parole, per vivere le emozioni del teatro in un luogo di cura e sperimentare la potenza della musica che colma il cuore di gioia, grazie al Coro di Voci Bianche della corale Giuseppe Verdi di Parma diretto da Beniamina Carretta.

CASA DELLA MUSICA E BIBLIOTECHE PER VERDI OFF
Numerosi gli appuntamenti realizzati in collaborazione con la Casa della Musica: Quelle Sere... Sempreverdi divertenti e interessanti documentari dedicati ai lati inediti del genio di Giuseppe Verdi, a cura di Giuseppe Martini, con approfondimenti sulle opere in scena al Festival Verdi attraverso i documenti dell’Archivio storico del Teatro Regio; nell’ambito delle celebrazioni del centenario della morte di Arrigo Boito, la mostra documentaria Boito librettista e compositore a lui dedicata; in collaborazione con l’Associazione Le Verdissime Verdi e Bertolucci: un capriccio per raccontarsi una vera e propria lezione “verdiana” in musica e parole, partendo dall’amore che il poeta Attilio Bertolucci nutriva per il Maestro; Il Suono e il Segno, un concerto speciale con brani celebri affiancati a pezzi di raro ascolto, trascritti per ensemble strumentale.
Il Servizio Biblioteche del Comune di Parma realizza Viva W…Erdi. L’eredià di Verdi e Wagner nei libri e nella musica, un ciclo di incontri e conversazioni intorno al Maestro, Richard Wagner e altri grandi compositori con Leonardo Distaso, Oreste Bossini, Andreina Contessa, Gottfried Wagner, Ludovica Carrara-Verdi, Emanuela Carrara-Verdi, Claudio Ricordi, Carla Moreni, Giovanni Bietti, Marco Capra.

IL PROGETTO VINCITORE DELLA CALL TO ARTISTS
Quattro luoghi, quattro scene, quattro opere che prendono vita nel tessuto cittadino: è “Parma In-scena” il progetto ideato e realizzato da Ilaria Ferrari, Francesco Garulli, Laura Valcavi, Annalisa Zanichelli vincitore della Call to artists Verdi Off, che vedrà dal 21 settembre al 20 ottobre 2019 quattro architetture-simbolo della città di Parma, animarsi con altrettante istallazioni dedicate alle opere in programma al Festival Verdi. A essere protagonisti sono i luoghi: Piazzale Barezzi, Giardini di San Paolo, Piazzale della Pace, Torrione Visconteo, che rievocando le ambientazioni delle opere in cartellone con i colori di Verdi Off e del Festival Verdi, invitano i passanti a prendere parte allo spettacolo. Con la musica, i testi, le interviste e gli approfondimenti sulla trama delle quatto opere, la messinscena è compiuta. 

PARTNER E SPONSOR
Verdi Off è realizzato in occasione del Festival Verdi dal Teatro Regio di Parma con Comune di Parma, Parma 2020 Capitale Italiana della Cultura, “Parma, io ci sto!”. Sponsor Parmacotto, Engel&Völkers.
Si ringrazia inoltre per la collaborazione Conservatorio di Musica “Arrigo Boito” di Parma, Ospedale dei Bambini “Pietro Barilla”, Istituti Penitenziari di Parma, Casa della Musica, Archivio Storico Ricordi, Accademia Verdiana, Teatro del Cerchio, Servizio Biblioteche del Comune di Parma, CSAC Centro Studi e Archivio della Comunicazione, Museo Glauco Lombardi, Labirinto della Masone, Accademia Organistica di Parma, Circo El Grito, Parma 360° Festival, Teatro Medico Ipnotico, AIPO Agenzia Interregionale per il fiume Po, Teatro Necessario, Comitato Oltretorrente, Società di Danza Parma, Gruppo Appassionati Verdiani - Club dei 27, Associazione Le Verdissime, Artemis Danza, Festina Lente Teatro, Vagamonde, Associazione Positive River.
Il Festival Verdi è realizzato grazie al contributo di Ministero per i beni e le attività culturali, Comune di Parma, Parma 2020 Capitale Italiana della Cultura, Reggio Parma Festival, Regione Emilia-Romagna. Major partner Fondazione Cariparma. Main partners Chiesi, Crédit Agricole Cariparma. Media partner Mediaset. Main sponsor Iren, Barilla. Sponsor Opem, Dallara, Unione Parmense degli Industriali. Sostenitori Dulevo, Mutti, Sicim, Smeg, Cantine Ceci, Agugiaro & Figna, La Giovane Advisor AGFM. Con il supporto di “Parma, io ci sto!”. Con il contributo di Diocesi di Parma, Comitato per San Francesco del Prato, Comune di Busseto, Concorso Internazionale Voci Verdiane Città di Busseto, Opera Europa, Camera di Commercio di Parma, Fondazione Monte Parma, Ascom. Partner artistici Coro del Teatro Regio di Parma, Fondazione Arturo Toscanini, Fondazione Teatro Comunale di Bologna, Società dei Concerti di Parma, Orchestra Giovanile della Via Emilia, Conservatorio “Arrigo Boito” di Parma, Barezzi Festival. Sostenitori tecnici IgpDecaux, MacroCoop, Milosped, Grafiche Step, Andromeda’s, De Simoni, Azzali. Tour operator partner Parma Incoming.


Responsabile Area Comunicazione, Editoria e Stampa: Paolo Maier - T. +39 0521 203969 - p.maier@teatroregioparma.it - stampa@teatroregioparma.it - www.teatroregioparma.it

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strada Garibaldi, 16/A
43121 Parma - Italia
 

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Franco Cardinali: Inquietudine necessaria, Palazzo delle Paure, Lecco, dal 29/06 al 1/09/2019

Inaugurazione: venerdì 27 giugno, ore 18
Introduce la mostra una presentazione con interventi del Sindaco di Lecco Virginio Brivio, di un rappresentante della Camera di Commercio di Como-Lecco, della curatrice Raffaella Resch e del promotore dell'evento Benito Boschetto. Modera l'incontro Fanette Cardinali, Presidente dell'Associazione Culturale Franco Cardinali per le Arti e figlia dell'artista.


Per tutta l'estate a Lecco si può ammirare l'importante antologica "Franco Cardinali. Inquietudine necessaria", a cura di Raffaella Resch, presso il Palazzo delle Paure dal 29 giugno al 1 settembre 2019.
Prosegue, in seguito al grande successo dell'esposizione milanese del gennaio scorso, l'approfondimento sulla figura di Franco Cardinali, artista ligure di notevole spessore, con una mostra a lui dedicata che ripercorre la sua fervida attività attraverso una selezione di oltre quaranta opere, che vanno dai lavori della metà degli anni '50 fino alle grandi enigmatiche tele degli ultimi anni, precedenti la sua morte nel 1985.
Il percorso espositivo segue uno sviluppo cronologico e tematico, che illustra fasi diverse tra loro, cambiamenti decisi, intuizioni ardite e un segno sempre preciso e netto, dalla fortissima personalità. Come puntualizza la curatrice, le opere a cavallo degli anni '50 e '60, come l'olio su tela Saint Hilaire del 1955, che rivelano inizialmente influenze picassiane e modiglianesche, "sono condizionate dalla ricerca di una figurazione originale, con risultati che fanno emergere sembianze da bassorilievo, da statuaria paleocristiana, subito abbandonata in favore di uno studio più attento alla materia. La sperimentazione sembra ancora ibridare la tela con la tridimensionalità della scultura, ma sposta in maniera irreversibile il fulcro della rappresentazione: l'opera non è più un oggetto posto a simularne un altro, bensì diviene protagonista".
È lì che le superfici si fanno spesse, composite e vissute, trattate con interventi profondi, lacerature o crateri, immaginando che sul "corpo" della pittura si possano scatenare gli elementi: il fuoco possa incenerire come per Fleur incinérée del 1968, l'acqua possa dilavare come in Linge sale pour laver en familie dell'82, l'aria possa sollevare nuvole di polvere iridescente come in Site cosmique aux reflets d'aurore dell'83.
"Le sue tele - prosegue Raffaella Resch - scavano oltre la dimensione del visibile, con profonde ferite che sembrano trapassare la superficie, come i tagli di Fontana; la materia densa con cui inizia a lavorare a partire dalla fine degli anni '60, che poi subito diventerà sabbia trattata con caseina e pigmenti, passa da uno stato inerte a uno attivo, sperimentale, con combustioni (che, differenza di Burri, sono "riprodotte" con la pittura), essiccazioni, mute di epidermide, impronte. L'opera si fa organismo vivente e diventa partecipe del mistero di un cosmo sempre più complesso".
In corrispondenza a questo processo materico si assiste ad una semplificazione delle immagini che tende fortemente all'astrattismo e richiama un simbolismo privato dell'artista come cerchi, onde sinusoidali, croci; sono significativi in proposito Fossile lunaire del 1967, Trames liguriennes del 1968 e Segnale propiziatorio del 1977, oltre ai lavori ispirati al mondo naturale, composto da ambienti e animali che vanno a creare bestiari curiosi e inquietanti, come fossero fossili impressi sulla tela, e rivelano un'insoddisfazione personale e artistica che si evince dal tratteggio profondo, dai paesaggi inquieti e dall'increspamento delle superfici. Anche la dimensione delle tele aumenta, così come il loro peso: sono come "nuovi dolmen" di un tempio che Cardinali sta dedicando alla sua arte inquieta, che sembra pretendere una redenzione o un sacrificio.
Organizzata dal Comune di Lecco - Sistema Museale Urbano Lecchese, dalla Camera di Commercio di Como-Lecco e dall'Associazione Culturale Franco Cardinali, l'antologica mette in luce la poetica di un artista le cui opere appartengono ad importanti istituzioni pubbliche e collezioni private in Italia, Europa e Stati Uniti.
La rassegna gode del patrocinio del Comune di Chiusi della Verna e del Club per l'UNESCO di Aquileia.
Arricchisce l'esposizione un esaustivo catalogo in edizione italiana e inglese pubblicato da Scalpendi Editore, con tutte le opere in mostra oltre a una ricca selezione della produzione dell'artista, con introduzione e testo critico di Raffaella Resch e una testimonianza dell'amico Benito Boschetto dell'artista ligure "prototipo dell'autonomia e indipendenza artistica, sia nelle scelte pittoriche che nella vita", come ha sottolineato la curatrice Raffaella Resch.
I lavori esposti offrono una panoramica sulla produzione dell’artista ligure, formatosi nell’ambiente parigino di Montparnasse nell’ambito dell’École de Paris, l’ampio gruppo di artisti e intellettuali che operarono a Parigi tra le due guerre. Cardinali risente inizialmente di influenze picassiane e modiglianesche, come rivela l’olio su tela Enfant au jardin (1955) dalle forme primitive, per evolvere verso l’informale e le correnti sperimentali degli anni Settanta, come sottolinea la curatrice Raffaella Resch, «in maniera autonoma e matura, con una sorta di nomadismo degli stili, con un’inquietudine che contraddistingue anche la sua intera esistenza». L’artista, in continua ricerca di nuove tecniche e forme espressive, vive e condivide intensamente i fermenti artistici con gli spiriti più originali della sua epoca, seguendo poi un percorso individuale con esiti assolutamente unici e peculiari.

Jacques Prévert e Franco Cardinali

Fra le amicizie si ricorda il legame con Jean Cocteau, con il quale intrattiene scambi epistolari, e con Jacques Prévert, che dedica una poesia ad una sua opera pittorica; conosce anche Pablo Picasso, da cui è stimolato a lavorare con la ceramica.

Franco Cardinali e Pablo Picasso

Con le parole del celebre amico Cocteau, come nelle proprie opere un artista esprime sempre se stesso, in una sorta di involontario autoportraitisme, così nella produzione del pittore nato in terra ligure, il poeta francese ravvedeva la figura massiccia di Cardinali, «sa figure montagnarde de tailleur de pierre» (la sua figura montanara di ‘tagliatore di pietra’).

Franco Cardinali e Jean Cocteau

 

Franco Cardinali: Poisson bleu, 1977, olio caseina e sabbia su tela, cm 97x105, ph. Luca Maccotta

Artisticamente Cardinali procede quindi in un percorso che va dal figurativo, interpretato con toni e linee forti, ad un astratto materico ispirato al mondo naturale, composto da ambienti, animali ed elementi simbolici della realtà e della sua fantasia. L’arte di Franco Cardinali è permeata di questa “inquietudine necessaria”, come rivela il titolo della mostra: nelle sue opere si legge infatti un’insoddisfazione personale e artistica che si evince nel tratteggio profondo, nei paesaggi inquieti - come in Fragments de cathédral (1983) - e nell’increspamento delle superfici, come in Chant d’amour sur la falaise (1985), per esprimere «il suo bisogno di assoluta e libera autodeterminazione – afferma Resch - in qualunque tempo e rispetto a qualsiasi contesto; una libertà percepita come necessità furiosa di seguire l’ispirazione del momento, perché l’arte secondo Cardinali, per essere autentica e personale, non è altro che confronto interiore con i propri fantasmi».

L’arte per Franco Cardinali è una riflessione costante, un’evoluzione permanente, un’introspezione continua, un lavoro senza fine per perfezionare la propria tecnica pittorica e il proprio messaggio. Impasta colori tradizionali ad olio con materiali terrosi e argillosi per creare superfici spesse, composite, vissute, che rivelano anche un contatto con la natura intenso e profondo. Da qui nascono lavori su tela quali il Fossile lunaire (1967) ad olio con sabbia e caseina, o prima ancora l’olio Crustacés (1962), fino ad Ancienne écriture (1982) ad olio e sabbia, che ritraggono bestiari curiosi e inquietanti come fossero fossili impressi sulla trama. La materia pittorica scava oltre la dimensione esterna, va al di là della tela, e ci restituisce il mondo esplorato da Cardinali, in quel sottile ed effimero equilibrio tra arte e vita.

 

Franco Cardinali: Saint Hilare, 1955, olio su tela, cm 83x42, ph. Luca Maccotta

FRANCO CARDINALI. LA VERTIGINE DELL’EQUILIBRIO

L’arte contemporanea si nutre di celebrità e fama, dell’apparire nel sistema del mercato e nelle mostre, come momento sostanziale della propria natura. Franco Cardinali, che pure ha partecipato ai più importanti circoli artistici del suo tempo, segue il percorso opposto, sfugge alle etichette e rifugge dalle consacrazioni, addirittura rifiuta il sostegno di mecenati, come accade nel periodo finale del suo lavoro, quando avverte che si vuole incasellare il suo ruolo di artista.
A distanza di trentaquattro anni dalla data in cui si tolse la vita, ci viene offerta l’occasione di approfondire un personaggio ruvido e complesso, ma potente e schietto, per il quale l’arte è tutto, veramente tutto, la cui alternativa è davvero il niente.
Secondo le parole di Jean Cocteau, suo amico e promotore, come nelle proprie opere un artista esprime sempre se stesso, in una sorta di involontario «autoportraitisme», così nella produzione di Cardinali si può intravedere la sua figura massiccia, «sa figure montagnarde de tailleur de pierre»: «Cardinali possiede questa raffinata eleganza […] giunge a potenziare la tendenza all’autoritratto a cui nessun pittore può sfuggire […] un vaso, uno scaldino, un macinacaffè […] palesano in Cardinali l’anima montanara del tagliapietre» (J. Cocteau, prefazione a Le nuove tele di Cardinali, 1956).
Ligure di origine, dopo un periodo vissuto a Milano in cui presenta la sua prima personale alla Galleria d’Arte San Babila nel 1953, Cardinali spicca il volo verso il centro di gravitazione dell’arte europea: Parigi. Qui si forma nell’ambiente di Montparnasse, nell’ambito dell’École de Paris, la vasta costellazione di artisti e intellettuali che operarono tra le due guerre, e risente inizialmente di influenze picassiane e modiglianesche. La sua pittura tuttavia si evolve in maniera autonoma e matura, con una sorta di nomadismo degli stili, segnata da un’inquietudine che contraddistingue anche la sua intera esistenza.
Nonostante il carattere ombroso, difficile, solitario, Cardinali vive e condivide intensamente fermenti artistici con gli spiriti più originali della sua epoca. Nella collettiva curata da Raymond Nacenta alla Galerie Charpentier di Parigi del 1955, intitolata proprio alla Scuola di Parigi, le sue opere sono esposte insieme a quelle di Chagall, Dalí, Duchamp, Giacometti, Picasso, e molti altri. Egli segue tuttavia un percorso individuale, che potrebbe essere paragonato all’informale e alle correnti sperimentali del periodo postbellico, ma con esiti tanto particolari da farne un caso a parte.
Jacques Prévert dirà di lui: «Molti pittori, oggi, dipingono tutti insieme, ognuno per suo conto, più o meno la stessa cosa: dal canto suo Cardinali – è un suo diritto e un suo piacere – dipinge dell’altro» (J. Prévert, Bestiario dipinto, 1963 in occasione della mostra Angle du Faubourg).
L’arte di Cardinali esprime il suo bisogno di assoluta e libera autodeterminazione, in qualunque tempo e rispetto a qualsiasi contesto. Una libertà percepita come necessità impetuosa di seguire l’ispirazione del momento, perché l’arte secondo Cardinali, per essere autentica e personale, non è altro che confronto interiore con i propri fantasmi. Inizialmente figurativo, Cardinali è alla continua ricerca di nuove tecniche e materie espressive, compulsando una sempre nuova vita agli oggetti su cui cade la sua attenzione.
Le prime opere di grande maniera ispirate alle atmosfere del realismo magico, ci mostrano una mano sapiente e un’intenzione di estrarre dalla realtà molto più di quello che si vede (Nature morte avec citrons, 1952). Il figurativo viene immediatamente forzato verso linee estreme, portatrici di un messaggio dolente. Nascono così personaggi dalle storie sofferte, accovacciati nel proprio corpo inerme, spesso nudi o ricoperti di poveri indumenti: sono figure primitive dalle linee picassiane (Enfant au jardin, o Saint Hilare, entrambi del 1955), che ricordano i mendicanti e i pagliacci del periodo blu, e si stagliano come rilievi su un fondo neutro, quali divinità in creta, cadute dal loro olimpo e ora attonite per il destino che le ha colpite. Citiamo ancora Cocteau che nel maggio 1955 scrive una lettera all’amico in occasione dello sfratto che Cardinali subisce insieme ad altri artisti dal loro quartiere: «bandire lei dalla Cité Vercingétorix ha significato mettere alla porta tutta un’umanità dolorosa che nasce dal suo ventre e dal suo cuore».
La sua pittura in continua evoluzione passa poi a visioni più dettagliate, focalizzate su dettagli o oggetti, inquadrati nella loro muta ma eloquente staticità, carichi di senso come idoli o amuleti sacri (Fragment de tête, 1962).
A Cardinali diventa sempre più chiaro che l’orizzonte delle sue opere non è tanto racchiuso in ciò che esse rappresentano, ma nel modo in cui lo portano alla luce. A partire dai primi anni sessanta la forma intrattiene un dialogo sempre più stretto con la materia, intesa come il medium con cui viene realizzata l’opera, ma anche come il corpo stesso del quadro, il suo spessore, la sua profondità. Geometrie scarne prendono vita da fratture del colore materico, fanno emergere spazi arbitrari che si intersecano a rivelare figure note (bottiglie, pesci, teiere) eppure arcane (Poisson à la bouteille, 1962), quasi dissotterrate dal cumulo polveroso del tempo, come il paesaggio dilavato del 1960, dominato da cerchi, i primi astri del firmamento di Cardinali (Paysage, 1960).
Da questo momento Cardinali mette in atto la sua ossessione con sempre maggior puntiglio e accanimento, su superfici, colori e magma pittorici, in una furiosa ricerca dello scaturire dell’origine attraverso il divenire del tempo. Stimoli della pittura informale sono testimoniati dal dissolvimento della figura a favore di un’emersione dello spasmo drammatico della materia, rotta in craquelé e bruciature (come nel cretto di Trames liguriennes, 1968, o in Fleur incinérée, 1968). Ma ciò che prepotentemente domina la pittura di Cardinali è la tensione messianica che la sottende, la ricerca di significati e visioni con cui risolvere un presente tragicamente segnato. La struttura della realtà è pervasa dall’afflato dell’universo verso cui corre lo sguardo di Cardinali, in oggetti quotidiani e anche in paesaggi cosmici, frutto di una mineralizzazione delle forme – come estratte dalle profondità della terra (Fossile lunaire, 1967) – e nello stesso tempo meteore di una cristallizzazione siderea (come nella galassia di Segnale propiziatorio, 1977). Meravigliose allucinazioni cosmiche prendono corpo in quadri successivi, quali Site cosmique au reflets d’aurore, 1983, o Astre incinéré, 1983, dove la luce erompe tra i buchi della materia, come accecandoci con gli ultimi bagliori di una stella lontana, che si sta esaurendo.
Colori tradizionali a olio vengono impastati con materiali terrosi e argillosi (Orme sulla collina, 1977), allo scopo di creare superfici spesse, composite, vissute: come cortecce di alberi dove gli anni si sono accumulati in solchi di un alfabeto antico. Cardinali interviene anche con tagli, graffi, sciabolate gestuali che riferiscono del suo dialogo con l’opera, della volontà di darle la parola, stuzzicandola e spingendola oltre la dimensione del piano. La materia dà origine al mondo come impasto vitale dotato dell’energia con cui traccia il proprio destino: l’albero dalla possente chioma di Grand être, 1975, è un organismo autonomo dotato di una propria vita che si inscrive nelle leggi dell’universo, come le figure abbozzate di Genèse, 1982, assi cartesiane per lo sviluppo di una nuova entità.
Cardinali è alla ricerca di una sua terra, un luogo indigeno dove costruire il suo cosmo personale, e a un certo punto la grande Parigi, turbata dai moti del 1968, gli diventa stretta. Dunque di nuovo l’artista cambierà rotta e si dirigerà questa volta nel cuore dell’Italia rinascimentale, nella Toscana di Piero della Francesca dai paesaggi argillosi, mossi dalle colline punteggiate di cipressi. Qui a partire dagli anni settanta mette a punto una vera e propria rinascita artistica, che ha la sua sede in una nuova grande casa-atelier nella frazione La Rocca del paese di Chiusi della Verna (in provincia di Arezzo).
Oltre alla pittura si dedica alla ceramica, tecnica a cui Picasso aveva dato grande impulso fin dagli anni cinquanta, e che per Cardinali diventa un campo d’addestramento per materie e forme, che attingono alla tradizione come gli orci per l’olio, che lui trasforma in figure antropomorfe fuori scala, e nello stesso tempo rimandano a una mitologia antica.
Il contatto di Cardinali con la natura è intenso e profondo, ne è testimonianza l’ispirazione che il pittore prende dalle pietre della Verna, come le pietre di Venezia per Ruskin: Cardinali osserva gli oggetti naturali, biologici e minerali, ne sonda le intrinseche capacità espressive, nella varietà di colori e forme che compongono la tavolozza della sua ricerca. Bestiari curiosi e inquietanti (Poisson noir, 1975; Pesce azzurro, 1977) vengono portati alla luce come fossili (Orange de mars au poisson de Chine, 1982), insieme ad alberi, rocce (Pierre de lagune, 1982), realizzati come scarificazioni, essudazioni dell’epidermide del dipinto (Migration, 1982; Ecorce, 1983). Composizioni architettoniche paiono mute di monumentali rettili, in una metamorfosi delle forme e dei significati di grande intensità.
Visioni mistiche si palesano in linee astratte semplici ma frante, con un tratteggio profondo della materia pittorica, che scava oltre la dimensione esterna, per andare al di là della tela: Masque d’ange, 1983, è la sindone di un messaggero silente da un mondo pietrificato, di cui sembra insufflarci l’anima attraverso i puntiformi orifizi degli occhi e della bocca.
Lo spirito dell’universo, che si propaga negli uomini di Cardinali fin dai suoi primi poveri, diventa sempre più insondabile, si esplica nel caos ed è lontano dall’ordine pacificato della dimensione archeologica, per contagiarsi della confusione del divenire attuale: i papier froissé sono un esperimento plastico modernissimo, che mettono in risalto questa deriva. Si tratta di carte spiegazzate che compongono paesaggi inquieti dove la casualità delle linee e l’incapricciamento delle superfici evidenziano in un gesto istantaneo la potenza progettuale dell’artista. Cardinali ne produce un certo numero, di cui in mostra si presenta una litografia (Papier froissé – Sans titre, 1981). Nella sua imponente costruzione di un nuovo mondo pittorico, le grandi utopie che finora hanno ruotato in un sistema planetario vorticoso ma organico, perdono equilibrio, il loro asse si sposta progressivamente, come se alla galassia si chiedesse di muoversi verso nuovi orizzonti.
In cerca della visione perspicua che gli dia la misura del suo stare al mondo, Cardinali lavora a un’immagine per più versi significativa: la cattedrale. Il soggetto pare un omaggio a Claude Monet, non solo dal punto di vista formale, con il grande rosone da cui trapelano iridescenze luminose “impressioniste”, ma anche per la costante insoddisfazione che permea soprattutto questo tema degli ultimi due anni di vita di Cardinali. In mostra abbiamo Fragments de Cathédral del 1983, che a prima vista pare una roccia incisa con la facciata della cattedrale di Rouen, la stessa a cui Monet dedica decine di quadri, studiando la resa del colore nelle varie ore del giorno. Questa cattedrale diventa l’assillo di Cardinali. Vi lavora a più riprese, non si sa su quante opere, con una cura maniacale, senza trovare una versione soddisfacente.

La sua ultima opera sarà Cathédral au firmament, 1985, dipinto esposto nella retrospettiva di Cardinali a Brera del 1989 ma di cui sfortunatamente non si hanno più tracce. Qui la luce vibra di una densità speciale, quasi sgorgando dalle porosità, dalle scaglie fittissime con cui è composto in un sapiente craquelé. Secondo l’amico gallerista che lo segue in questo periodo, Jean Haechler, «ci stava lavorando da due anni. La lasciava, la riprendeva. Si trattava di un’opera cui era particolarmente legato. Un giorno mi telefonò che la Cattedrale era terminata». Il 12 aprile dello stesso anno la sottile linea tra arte e vita, su cui Cardinali aveva tentato di trovare un equilibrio, si spezza, consegnando la sua anima a un mondo ultraterreno.

Raffaella Resch

Franco Cardinali (1926-1985), nasce in Liguria, a Rapallo, nel 1926 e si trasferisce a Parigi nel 1950. Nel ’53 esordisce a Milano con una personale alla Galleria San Babila e due anni più tardi espone con gli artisti della Cité Vercingetorix, sotto il patrocinio di Jean Cocteau, con il quale instaura una solida amicizia, ed incontra Jacques Prévert: entrambi lo promuoveranno presso gli ambienti artistici parigini e della Costa Azzurra. Cardinali partecipa quindi nelle estati del 1955 e del 1956 all’esuberante attività artistica di Vallauris ed espone alla Galleria Charpentier nel gruppo École de Paris, con opere selezionate da Raymond Nacenta. Conosce poi il grande Pablo Picasso. Si divide tra Vallauris e Parigi fino al 1968, quando un profondo bisogno di solitudine lo conduce a ritirarsi in Toscana in un villaggio di montagna, La Rocca della Verna, dove costruisce la sua casa e il suo atelier, e prosegue per dodici anni le sue ricerche. Nel novembre del 1980, ancora lacerato dall’insoddisfazione, parte alla volta di un viaggio in Costa Azzurra per ritrovare l’amico Jean Haechler, il quale diventerà suo mentore e mecenate. Si stabilisce quindi a Saint Paul de Vence nel 1982 e a dicembre tiene una personale a Nizza, seguita nel febbraio del 1983 da Ginevra, in marzo da Parigi e in aprile da Sion, in Svizzera. La sua ultima esposizione lo vede a giugno con una personale a Saint Paul de Vence. Si suicida il 12 aprile 1985, a soli 59 anni.


Franco Cardinali. Inquietudine necessaria
A cura di: Raffaella Resch
Dal 29/06 al 1/09/2019
Inaugurazione: venerdì 27 giugno, ore 18
Orari: mar-ven 9.30-19 | sab-dom 10-19 | lunedì chiuso
Ingresso: € 2,00
Catalogo: Scalpendi Editore
Informazioni: T. +39 0341 286729 - www.museilecco.org - segreteria.museo@comune.lecco.it - cultura.turismo@comolecco.camcom.it
Ufficio stampa: IBC Irma Bianchi Communication - T. +39 028940 4694 - M. + 39 328 5910857 - info@irmabianchi.it

Palazzo delle Paure
Piazza XX Settembre 22
Lecco

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Dal marmo al missile, Capolavori d’arte svelati fra tradizione e innovazione, Orangerie di Villa Reale di Monza e Musei Civici Monza – Casa degli Umiliati, dal 23/05 al 13/10/2019


Dal 23 maggio al 13 ottobre 2019 le prestigiose sedi dell’Orangerie di Villa Reale e dei Musei Civici di Monza accolgono un itinerario di oltre settanta opere, che ripercorre una storia di tradizione e innovazione, di progresso e bellezza, di creatività e sviluppo radicata a Monza e nel suo territorio e tipica del suo collezionismo.
La mostra è l’ottava tappa dell’iniziativa Open, tour di eventi espositivi che sta portando il patrimonio artistico dell’ente milanese in tutta la Lombardia, nelle province di Novara e del Verbano Cusio Ossola.

Si comincia dall'Orangerie di Villa Reale, uno spazio espositivo, affascinante con la sua vista sullo splendido giardino fiorito, ma non facile da allestire, mentre in questa mostra è molto curato e funzionale nel presentare in due sezioni le collezioni che, grazie all'ottima curatela di Martina Corgnati, storica dell’arte, con la collaborazione di Lucia Molino, responsabile di Collezione Fondazione Cariplo, danno luce e risalto ad opere in larga parte non viste e valorizzate e a capolavori che qui risaltano come meritano, in un allestimento molto preciso e pulito. A prima vista poteva sembrare difficile coniugare opere così distanti nel tempo, ma che invece grazie un fil rouge, di alto profilo, illustrano bene la tradizione e l'innovazione della storia della Brianza. "L'arte ci aiuta a ripensare la tradizione". In un'epoca, come quella che stiamo vivendo, diventa essenziale riscoprire i nostri valori fondanti.
Questa rassegna è una viva testimonianza di un impegno collettivo a favore della cultura e della più ampia valorizzazione del patrimonio locale di competenze, eccellenze e tradizioni.
Oltre 70 opere svelano la varietà, la ricchezza e la qualità delle raccolte d’arte della Fondazione Cariplo, di prestigiose istituzioni museali e culturali: Musei Civici di Monza, Museo d’Arte Contemporanea di Lissone, Fondazione Luigi Rovati e Assolombarda Confindustria Milano, Monza e Brianza, Lodi e collezioni private. 
Le opere in mostra - tra le quali spiccano capolavori di età etrusca, dipinti e sculture di autori fra cui Pietro Ronzoni, Giovanni Segantini, Emilio Gola, Achille Funi, Anselmo Bucci, Arturo Martini, Lucio Fontana, Mimmo Jodice, Michelangelo Pistoletto, Christo e Salvatore Scarpitta - spaziano da linguaggi classici, come pittura e scultura, a esperienze e forme più tipiche dell’artecontemporanea, svelando inattesi capolavori difficilmente accessibili al pubblico.
Il titolo della rassegna “Dal marmo al missile” sintetizza il filo conduttore del percorso espositivo, ovvero il legame fra tradizione e innovazione, fra la dimensione valoriale, etica ed identitaria del territorio monzese e la sua propensione allo sviluppo. E il doppio fil rouge si dipana in mostra lungo un percorso che spazia da un pregevole esemplare di arte etrusca al contemporaneo.
Il percorso espositivo è suddiviso in tre sezioni, due ospitate all’Orangerie di Villa Reale.

La terza sezione è nella sala espositiva dei Musei Civici, aperti da cinque anni nel centro cittadino: Dai luoghi agli spazi; Presenze e personaggi; Monza e il modernismo, alla Casa degli Umiliati*.

* Gli Umiliati appartenevano al novero degli ordini medievali caratterizzati da una pratica di vita improntata a sobrietà e povertà. Grazie alla loro vita laboriosa e all’intraprendenza commerciale che li contraddistingueva, gli Umiliati divennero un ordine ricco e potente, protagonista della vita economica e sociale del tempo. Tale attivismo destò diffidenza nella Chiesa e sfociò nel provvedimento di scioglimento dell’ordine nel 1571 da parte di san Carlo Borromeo. Gli edifici umiliati, presenti in tutta la Lombardia e numerosi anche a Monza, si differenziavano in conventi destinati ai religiosi consacrati e luoghi di riunione per gli affiliati laici; la Casa degli Umiliati appartiene a quest’ultima tipologia.
Il complesso medievale ha subito vari rimaneggiamenti e riedificazioni che rendono difficile una lettura unitaria dello spazio architettonico, sia per la presenza di numerose anomalie degli elementi costruttivi e decorativi che per la mancanza di documentazione storica significativa. Sono tuttavia riconoscibili elementi originali, altri di natura settecentesca, inserimenti del secolo scorso e i più recenti interventi per la musealizzazione degli spazi.


Per Dario Allevi, Sindaco di Monza e Presidente del Consorzio Villa Reale e Parco di Monza: "Il significato della mostra «Dal Marmo al missile» va oltre il valore delle opere esposte. È unico per le parole scelte, che accompagneranno il visitatore in un viaggio straordinario attraverso la storia di Monza e della Brianza: «innovazione» e «tradizione». La prima è una «parola chiave» per raccontare la Brianza, già dal Seicento con l’industria del feltro di lana, dei cappellifici e della manifattura tessile. Un territorio che, grazie alla capacità di innovare, ancora oggi, dopo quattro secoli, è uno dei motori economici del Paese e del vecchio continente. Ma in Brianza l’innovazione non è solo industriale. È anche tecnologica, scientifica, di ricerca e sociale, capace di rispondere ai bisogni della propria comunità in continua evoluzione. Ma il nostro territorio, da sempre, ha la capacità di interpretare l’innovazione con il suo contrario, cioè la «tradizione», quell’insieme dei valori presenti da sempre nel nostro DNA. Un binomio che costituisce la forza della Brianza. Ieri come oggi."

Giuseppe Fontana, Presidente della Fondazione della Comunità di Monza e Brianza onlus: "Siamo orgogliosi di ospitare una tappa del progetto Open - commenta  - Quando Fondazione Cariplo ci ha chiesto di aderire al progetto, la nostra Fondazione ha accolto l’invito con grande entusiasmo. E non poteva che essere così: il tour Open rappresenta una preziosa occasione per diffondere la cultura della filantropia, dell’identità e della comunità attraverso un linguaggio universale, come solo quello dell’arte può essere. Le sezioni accompagnano il visitatore lungo i passi di un percorso che intende celebrare la vocazione artigianale e imprenditoriale di un territorio che custodisce una radicata tradizione filantropica. La nostra comunità è, infatti, animata da realtà associative, alcune anche fondate in tempi lontani, che oggi si trovano ad affrontare le sfide della modernità: lo fanno rinnovando le strategie ma, soprattutto, mantenendo viva la passione, l’attenzione al prossimo e l’inclinazione al bello e all’eccellenza che contraddistinguono la Brianza."

Giuseppe Guzzetti, Presidente di Fondazione Cariplo: "Siamo da sempre convinti che le occasioni legate ad iniziative culturali creino opportunità di lavoro, realizzino la coesione sociale e facciano crescere le persone - dice  - La tappa monzese è un’opportunità per far conoscere i capolavori della nostra collezione, ma è anche un momento con il quale, incontrando le persone, vogliamo restituire quanto la nostra Fondazione ha fatto con la fondamentale attività svolta delle organizzazioni e istituzioni locali, nel settore della cultura, ma non solo. La bella esposizione ‘Dal marmo al missile’ rappresenta l’esempio tangibile delle possibili esplorazioni di una storia comune che attraversa le diverse realtà territoriali grazie al legame profondo che esiste fra le opere e i luoghi. E vuole testimoniare un’appartenenza e una memoria condivisa che ci auguriamo possano durare a lungo nel tempo."

Piero Addis, Direttore Generale del Consorzio Villa Reale e Parco di Monza: "Siamo lieti di ospitare questa prestigiosa esposizione che sottolinea lo stretto parallelo scientifico del binomio artistico che caratterizza Artgate: un dialogo affascinante tra innovazione e tradizione, tra Arte antica e moderna che celebra la bellezza artistica."


Giovedì 13 giugno alle 18.00 all' Orangerie della Villa Reale di Monza una serata a cura di Johan & Levi Editore con Elena Pontiggia, storica dell’arte e docente all’Accademia di Brera, narra la vita di Arturo Martini, rinnovatore delle arti plastiche, dalla povertà infantile al successo internazionale, illustrando il volume di cui è autrice Arturo Martini. La vita in figure.

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Dal marmo al missile. Capolavori d’arte svelati fra tradizione e innovazione

Orangerie della Reggia di Monza - Musei Civici Monza, Casa degli Umiliati
A cura di: Martina Corgnati in collaborazione con Lucia Molino
Promossa da: Fondazione Cariplo e dalla Fondazione della Comunità di Monza e Brianza onlus, in partnership con Gallerie d’Italia e Fondazione Luigi Rovati, in collaborazione con il Comune di Monza, i Musei Civici di Monza e la Reggia di Monza, Con il patrocinio di: MiBACT - Ministero per i Beni e le Attività Culturali e della Provincia di Monza e Brianza
Con il contributo di
: Regione Lombardia
Con il  sostegno di: Fidim, Assolombarda, Helvetia Assicurazioni, BCC Brianza e Laghi, Brianzacque, a2a, Fontana Gruppo, Tempotest, Sapio, Bellavite. Media partner il Cittadino di Monza e Brianza e Vivere

Dal 23 maggio al 13 ottobre 2019
Ingresso: libero
Orari: Reggia di Monza - Orangerie 
Da mercoledì a domenica 11.00-20.00
Orari: Musei Civici Monza - Casa degli Umiliati - Mercoledì e giovedì 15.00-18.00* - da venerdì a domenica 10.00-13.00 / 15.00-18.00*Da giugno a settembre: giovedì 15.00 -18.00 / 20.00-23.00*Da ottobre a maggio: mercoledì 10.00-13.00 / 15.00-18.00
Calendario eventi: www.artgate-cariplo.it - www.fondazionemonzabrianza.org
Contatti: Fondazione della Comunità Monza e Brianza Onlus - T. (+39) 039 3900942 - artgateopen@fondazionemonzabrianza.org
Ufficio stampa mostra: CLARART - Claudia Ratti - T. 039 2721502 - M. 335 6855705 - press@clarart.com - claudiaratti@clarart.com
Ufficio stampa Fondazione Cariplo: Bianca Longoni - T. 02 6239405
Ufficio stampa Fondazione della Comunità Monza e Brianza: Federica Fenaroli - T. 039 3900942
Reggia di Monza: www.reggiadimonza.it
Musei Civici: www.museicivicimonza.it

Catalogo: Silvana editoriale, Cinisello Balsamo (MI): "Dal marmo al missile Capolavori d’arte svelati fra tradizione e innovazione", € 24.oo

Orangerie della Reggia di Monza
Viale Brianza 1
Monza (MB)

Musei Civici Monza
Casa degli Umiliati

Via Teodolinda 4
Monza (MB)

 

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Museo della follia, a cura di Vittorio Sgarbi, Ex Cavallerizza, Lucca, dal 27/02 al 18/08/2019

"Entrate ma non cercate un percorso. L'unica via è lo smarrimento".

"Ogni azione che gli uomini compiono è intrisa di pazzia".
Erasmo da Rotterdam (Elogio della follia).

"Fate prima vibrare i sensi, e farete vibrare anche il cervello! Fate vibrare i sensi mediante l’inaspettato, il misterioso, l’ignoto e avrete la commozione vera, intensa e profonda dell’anima!
Russolo (Maffina. Op. Cit. p. 17)

 

Vittorio Sgarbi"Perché Lucca? Perché per me è più importante della mia città natale. Nell'integrità sacra della città ho trovato delle occasioni uniche. Il mio primo libro letto da lettore libero è stato Tobino. A 9 anni. Appena presa la patente, a 18 anni, presi la macchina e venni a Lucca per vedere Ilaria Del Carretto di Jacopo Della Quercia. Mentre ero qui, di notte salivo sulla torre Guinigi per ammirare la città. Qui ho provato le mie prime emozioni legate all'arte e alla bellezza.
Questo è un museo ansioso, inquieto. Dopo lo scioglimento per mafia del comune di Salemi durante la mia sindacatura (2012), un provvedimento ingiusto, eravamo rimasti senza casa. Trovammo allora una nuova collocazione a Matera che all'epoca stava iniziando la propria corsa per diventare capitale europea della cultura. Il museo trovò la sua sede ideale all'interno dei sassi. Una location molto stimolante e particolarmente adatta. Dopo 6-7 mesi a Matera, con un crescente interesse, la mostra si spostò poi a Mantova che dopo pochi mesi divenne capitale italiana della cultura e poi all'Expo di Milano. Singolare che il Museo della follia all'Expo si trovasse all'interno del palazzo della Ragione. Possiamo quindi dire che la mostra porta bene alle città che la ospitano e spero che sia così anche per Lucca.

Giovanni Lettini, Vittorio Sgarbi, Sara Pallavicini, Stefano Morelli


Sara Pallavicini, Giovanni Lettini e Stefano Morelli. Determinati, liberi, folli. Ed ecco il loro museo. Un repertorio, senza proclami, senza manifesti, senza denunce. Uomini e donne come noi, sfortunati, umiliati, isolati. E ancora vivi nella incredula disperazione dei loro sguardi. Condannati senza colpa, incriminati senza reati per il solo destino di essere diversi, cioè individui. Inzerillo dà la traccia, evoca inevitabilmente Sigmund Freud e Michel Foucault, e apre la strada a un inedito riconoscimento, a una poesia della follia che muove i giovani in questa impresa.
Nella storia dell’arte, anche prima dei casi clamorosi di Van Gogh e di Ligabue, molti sono gli artisti la cui mente è attraversata dal turbamento, che si esprimono in una lingua visionaria e allucinata. Ognuno di loro ha una storia, una dimensione che non si misura con la realtà, ma con il sogno. E quel sogno, con piena soddisfazione, oltre ogni tormento, rappresenta.
Noi siamo prigionieri delle forme e ci adattiamo ad esse. C'è chi trova consolatoria questa condizione e chi riesce a raggiungere anche posizioni apicali nella vita di tutti i giorni ma quelli che raggiungono la vita piena sono gli artisti, coloro che fuggono dalle forme imposte. Ancora superiori agli artisti ci sono i folli: tutti noi sappiamo nel nostro cuore che il più grande pittore di tutti i tempi è stato Van Gogh perché ci rendiamo conto che lui, come altri, ha superato il muro delle barriere fisiche che ci ingabbiano. Lui vedeva cosa che noi non vediamo. 
Un artista come Carlo Zinelli rimaneva tranquillo e produttivo in manicomio ed entrava in difficoltà non appena era a contatto con gli altri. Fino a van Gogh l’arte è capace di dominare la follia che la genera; in Borromini e Michelangelo la forma prevale ancora sulla vita. Da van Gogh in poi la follia domina l’arte, si pensi a Ligabue o a Munch: qui siamo alla hegeliana morte dell’arte perché non si è più servi della forma. La follia cancella l’arte come rappresentazione del reale e la vita sopravanza la forma
".

Per Mario Tobino:  "La cupa malinconia, l’architettura della paranoia, le catene delle ossessioni esistono anche se si chiude il manicomio».
Per Franco Basaglia: "La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia».

Stefano Ragghianti, Assessore alla Cultura: "La mostra è davvero di grande interesse e si integra perfettamente con la storia della nostra città. Qui infatti abbiamo avuto uno dei più grandi manicomi d'Italia, attivo già nel 1500. E poi abbiamo l'opera di Mario Tobino, il primo in Italia a raccontare la condizione dei malati psichiatrici. Siamo fieri di essere parte di questo museo itinerante e ringrazio Vittorio Sgarbi per quello che ha fatto. Quando ho visto il catalogo della mostra di Napoli ne sono stato subito colpito. Ne ho parlato subito con il sindaco e siamo subito stati d'accordo che la mostra sarebbe dovuta venire a Lucca e stare li dov'è, cioè alla Cavallerizza. Non si tratta solo di una mostra: c'è anche una ricca documentazione scientifica. Sono sicuro che saranno molti i temi di riflessioni e di dibattito che questa esposizione susciterà".

Isabella Tobino, nipote dello psichiatra e presidente della Fondazione Tobino: "Quando sono stata contattata dallo staff del museo mi sono subito sentita come a casa. Per la Fondazione questo è un'occasione di grande risonanza: noi portiamo avanti il ricordo di quello che fu l'ospedale di Maggiano, durante la mostra sarà infatti possibile leggere alcune lettere scritte dagli ospiti della struttura. Grazie all'opera di mio nonno, Maggiano era una delle strutture più all'avanguardia nella cura dei malati psichiatrici: lì si faceva già pet teraphy e si svolgevano laboratori legati alla musica e all'arte. Il desiderio di Tobino era quello di far conoscere al mondo cosa succedeva all'interno dei manicomi, aprendo una finestra anche sui momenti più violenti. Mi ha molto colpito che la sezione dedicata a Tobino sia stata messa proprio di fronte a quella dedicata a Basaglia. Credo che il dualismo che spesso si pensa ci sia stato tra i due debba essere superato. Tobino aveva a cuore i propri paziente e temeva per la loro vita una volta usciti dal manicomio. Credo che uno dei messaggi più importanti che ci abbia lasciato sia quello della necessità di superare lo stigma della follia e di come le persone con problemi pschiatrici non siano da respingere ma da accogliere e amare".

Raffaele Morelli:"La follia ci difende dal diventare aridi".

Paolo Crepet: "Una volta mi fu chiesto se fosse stato un mio paziente avrei dato dei farmaci a Van Gogh, ovvio che no. Forse avrei stemperato il suo dolore, la sua follia, le sue visioni di morte, ma avrebbe dipinto tele bianche. Dentro quegli uccelli neri c’è il genio, la morte, l’infinito rincorrere di un qualche cosa che non arriverà mai: la liberazione dalla follia."

 

La mostra itinerante Museo della Follia trova a Lucca il suo genius loci. Dopo Matera,  Mantova, Expo di MilanoSalò, Napoli.
Il Museo della Follia ospita alcuni capolavori dei grandi della storia dell’arte internazionale, come Antonio Mancini, Fausto Pirandello e Francis Bacon, provenienti da prestigiose collezioni private e da importanti musei italiani e internazionali. La selezione delle opere e degli artisti varia ad ogni tappa, garantendo così l’unicità dell’esposizione.
Un percorso attraverso i turbamenti e i disturbi di vari artisti dove creatività e follia si uniscono nell’indelebile rappresentazione della parte più oscura della mente umana.
Il fil rouge di tutte le opere della mostra è proprio il legame tra arte e follia, il vacillare della mente di uomini come Van Gogh e Ligabue, artisti che però sono stati capaci di trasformare i loro problemi in veri capolavori.

L’esposIzione include oltre 200 opere. Dipinti, sculture, fotografie, documentari, installazioni interattive e multimediali affrontano la tematica della follia. Tra gli artisti in mostra: Antonio Mancini, Fausto Pirandello, Francis Bacon, Antonio Ligabue, Silvestro Lega, Juana Romani, provenienti da prestigiose collezioni private e da importanti musei italiani e internazionali. La selezione delle opere e degli artisti varia ad ogni tappa, garantendo così l’unicità dell’esposizione.
Una sezione fondamentale del progetto include un repertorio di documenti, oggetti e testimonianze della storia dei manicomi in Italia e dei suoi protagonisti.
La mostra è un crescendo di emozioni che trovano culmine in un grande affresco dipinto a olio su una lunghezza di oltre 10 metri. L’opera più grande mai realizzata da Enrico Robusti. Una imbarcazione in preda a una tempesta, a bordo della quale i visitatori vivranno la vertigine psicologica tipica del virtuosismo pittorico di Robusti.
Una Video-inchiesta sugli ospedali psichiatrici giudiziari eseguita dal Senato della Repubblica a favore della battaglia contro il degrado di queste strutture ancora oggia perte Due documentari di Rai Teche: Linea Diretta - Discussione su Legge 180, X Day - I grandi della Scienza Mario Tobino e Franco Basaglia; danno voce alle diverse scuole di pensiero sulle tematiche della psichiatria e dei manicomi italiani.
Nell'allestimento lucchese ci sono infatti spazi dedicati alla figura del Dott. Mario Tobino e dell'ex ospedale psichiatrico di Maggiano, un'occasione per parlare della Follia da un punto di vista storico, toccando il delicato tema dei manicomi e della Legge Basaglia per far capire a tutti che "il malato mentale non sia uno scarto dell'umanità [...], bensì una persona, che nella sua temporanea o cronica debolezza conserva -  come ogni altra persona [...] -  piena dignità".
Il disagio psichico causa inevitabilmente una distanza. L’installazione stereoscopica tridimensionale gioca sul principio opposto: l’inclusione, il coinvolgimento, l’avvicinamento. Il viaggio negli spazi dell’ex-ospedale psichiatrico di Mombello - dove Gino Sandri ha vissuto e ha eseguito molti dei suoi disegni - avviene attraverso le fotografie di Vincenzo Aragozzini, digitalizzate da Giacomo Doni e convertite in immagini tridimensionali da Claudio Centimeri, quest’ultimo autore della raccolta difotografie titolata "Malinconia con furore". Con l’ausilio degli stereoscopi, i visitatori potranno immergersi nella realtà di uno spazio di incredibile suggestione.

Gobbetto, sponsor della mostra, ha creato una pavimentazione con resina bianca nel luogo dove la creatività esce da ogni regola, in un labirinto di emozioni.

Grazie al lavoro svolto dalla giornalista d’arte e editore lucchese Franca Severini, che  segue dal 2018 le relazioni esterne di Contemplazioni, il progetto ha ottenuto il pieno appoggio da parte di prestigiose realtà del territorio (Martinelli Luce, Manifatture del Sigaro Toscano, Apuana Marmi, Eurovast, Fior di Carta, Guidi Gino S.p.A., Del Debbio S.p.A., Vando Battaglia Costruzioni, Baldassari, Banca del Monte di Lucca, Kairos - Julius Baer Group company, Villa Santo Stefano, Edda Berg, Gobbetto, e QN La Nazione).
La mostra vanta inoltre il sostegno di Rds - Radio Dimensione Suono, emittente radiofonica tra le più seguite a livello nazionale.
I visitatori che sceglieranno il treno per raggiungere il Museo della Follia, riceveranno uno sconto speciale sul biglietto intero. Questa è l’intesa che Trenitalia, vettore ufficiale della mostra, ha riservato ai propri viaggiatori.
Il Museo della Follia ha inoltre promosso la campagna di crowdfunding attraverso la piattaforma Eppela, a sostegno del Nuovo ospedale dei bambini della Fondazione Stella Maris, per contribuire alla realizzazione della piscina riabilitativa. Per ogni biglietto staccato, infatti, un euro andrà per finanziare il progetto. E sulla piattaforma sarà possibile contribuire liberamente, anche a distanza.

Museo della follia
Dal 27/02 al 18/08/2019
Mostra a cura di: Vittorio Sgarbi
Autori: Cesare Inzerillo, Sara Pallavicini, Giovanni C. Lettini, Stefano Morelli
Comitato Scientifico: Giorgio Bedoni, Giordano Bruno Guerri, Paolo Crepet, Raffaele Morelli, Fabrizio Sclocchini, Andrea Viliani
Amministrazione: Giuseppe Lettini
Relazioni esterne: Franca Severin
Un progetto di: Contemplazioni s.r.l. - www.contemplazioni.it

Orari: tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00
Ingresso: € 5,00 / 14,00 - biglietteria@museodellafollia.it
Visite guidate: € 50 (fino a un massimo di 20 persone per gruppo). Tutti i Mercoledì alle ore 15:30 è possibile effettuare la visita guidata gratuita previa prenotazione fino a esaurimento posti contattando preventivamente biglietteria@museodellafollia.it
Le visite guidate sono a cura del personale specializzato del Museo della Follia.

Informazioni: M. 333 8771713 - info@museodellafollia.it  - www.museodellafollia.it

Ex Cavallerizza
Piazzale Giuseppe Verdi
55100 Lucca

 

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Dal nulla al sogno. Dada e Surrealismo dalla Collezione del Museo Boijmans Van Beuningen, Fondazione Ferrero, Alba, fino al 25/02/2019

La mostra “Dal nulla al sogno. Dada e Surrealismo dalla Collezione del Museo Boijmans Van Beuningen”, immaginata splendidamente da Marco Vallora, secondo una logica espositiva che riflette le suggestioni surrealiste, nel modo di presentare le opere e di concepire un’arte non più soltanto museale e assopita, che vi consigliamo di vedere alla Fondazione Ferrero di Alba, dal 27 ottobre 2018 al 25 febbraio 2019.

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