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Archivi categoria : Mostre Istituzionali Milano

Gli Eroi del quotidiano. Mimmo Paladino per l’Arma dei Carabinieri, Gallerie d’Italia – Piazza Scala, Milano, dal 5/02 al 23/02/2020

Le Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo ospitano, nella sede di piazza Scala, dal 5 febbraio fino al 23 febbraio 2020 la mostra itinerante “Gli Eroi del quotidiano. Mimmo Paladino per l’Arma dei Carabinieri”, realizzata dall’Arma dei Carabinieri per presentare l’edizione 2020 del Calendario dei Carabinieri, un vero e proprio oggetto di culto stampato dal 1929 con una tiratura di oltre un milione di copie.
Il Calendario dei Carabinieri 2020 celebra il centenario della prima Medaglia d’oro alla Bandiera dell’Arma e narra l'impegno quotidiano dei Carabinieri per le comunità attraverso la collaborazione dell’artista Mimmo Paladino per l’illustrazione delle tavole e della scrittrice Margaret Mazzantini per i testi.
Per la realizzazione del Calendario dei Carabinieri 2020 si è partiti da 12 storie autentiche raccolte da altrettante segnalazioni pervenute alla sala operativa dell’Arma che i Carabinieri hanno portato all’attenzione di Margaret Mazzantini, scrittrice di fama mondiale, vincitrice di numerosi premi tra cui lo Strega e il Campiello, che con la sua prosa incisiva ha trasformato vicende reali in toccanti narrazioni.
Sulla base dei testi creati da Mazzantini, Mimmo Paladino, tra i massimi autori contemporanei, celebre esponente della transavanguardia, che ha visto le proprie opere esposte permanentemente in alcuni dei principali musei internazionali tra cui il Metropolitan Museum di New York, ha creato 12 tavole originali che raccontano quanto scritto tramite immagini in un giocoso caleidoscopio di colori e stilizzazioni.

Attraverso l’arte di Mimmo Paladino e la scrittura di Margaret Mazzantini si ripercorrono scene di quotidiana straordinarietà, che vogliono raccontare la solidarietà e l’attenzione verso il prossimo con cui ogni militare dell’Arma tutti i giorni, in Italia e all’estero, svolge il proprio servizio. Storie di ordinario eroismo, cifra distintiva del Carabiniere, che fanno comprendere appieno lo spirito di servizio con cui donne e uomini in uniforme affrontano silenziosamente quello che molti di loro stessi definiscono la loro missione, ovvero la tutela delle fasce più deboli e vulnerabili della società. Atti di ordinario valore che affondano le radici nella storia dell’Istituzione.
Michele Coppola, Direttore Arte, Cultura e Beni Storici, Intesa Sanpaolo, afferma: «Accogliere “Gli Eroi del quotidiano” nelle nostre Gallerie d’Italia testimonia l’impegno di Intesa Sanpaolo, al fianco delle istituzioni pubbliche, nell’affermare e promuovere i valori artistici, culturali e civili sui quali si basa la migliore identità del Paese. Ed è segno di riconoscenza per la dedizione e il prezioso lavoro svolto ogni giorno dall’Arma dei Carabinieri al servizio delle comunità, dei territori e del bene comune»
Il Generale Massimo Menniti, Capo del V Reparto Relazioni esterne e comunicazione del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, dichiara:«Le tavole del calendario 2020 dell’Arma dei carabinieri vogliono raccontare, attraverso una nuova iconografia, il quotidiano eroismo dei Carabinieri, il loro sentimento profondo e il legame radicato con il territorio e le genti d’Italia. Un calendario in cui la prosa di Margaret Mazzantini e i disegni del Maestro Mimmo Paladino hanno trasformato in emozioni reali storie di Carabinieri»

Gli Eroi del quotidiano. Mimmo Paladino per l’Arma dei CarabinieriMostra itinerante dell’Arma dei Carabinieri
Dal
5/02 al 23/02/2020
Orari: Da martedì a domenica dalle 9:30 alle 19:30; Giovedì dalle 9:30 alle 22:30.

Chiuso il lunedì. Ultimo ingresso: un’ora prima della chiusura.
Ingresso: Biglietto congiunto valido per la visita alle mostre e alle collezioni permanenti: intero: 10,00 € (disponile anche su TicketOne); ridotto: 8,00 € (disponile anche su TicketOne); ridotto speciale: 5,00 €
Informazioni e prenotazioniinfo@gallerieditalia.com - Numero verde: 800.167619 - www.gallerieditalia.com
Ufficio Stampa: Intesa Sanpaolo - Silvana Scannicchio - T. +39 02 8796.2641 - M. + 39 335 7282324 - silvana.scannicchio@intesasanpaolo.com

Gallerie d’Italia
Piazza Scala
Milano

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Maria Cristiana Fioretti: Il colore dell’acqua, Acquario Civico Milano, dal 5/02/ al 8/03/2020

“Il viaggio è quello che ispira quotidianamente il mio fare; mi soffermo tantissimo ad osservare il mutamento del paesaggio, mi colpisce un colore, mi colpisce un cielo, soprattutto i cieli un’immersione nel blu e tantissimi dei miei paesaggi delle mie opere sono totalmente blu…”


Inaugurazione: mercoledì 5 febbraio ore 18.30

 

Qual è il colore dell'acqua? E quello dell'aria?

A queste domande si accinge a rispondere la mostra di Maria Cristiana Fioretti, artista multimediale sperimentale nell’ambito della cromatologia, che si terrà dal 6 febbraio all’ 8 marzo 2020 all’Acquario Civico di Milano.
La rassegna è promossa dal Comune Milano - Cultura e dall’Acquario - Civica Stazione Idrobiologica e rientra nel palinsesto “I talenti delle donne”, promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e dedicato all’universo delle donne, focalizzando l’attenzione di un intero anno - il 2020 - sulle loro opere, le loro priorità, le loro capacità.
I talenti delle donne” vuole fare conoscere al grande pubblico quanto, nel passato e nel presente - spesso in condizioni non favorevoli - le donne siano state e siano artefici di espressività artistiche originali e, insieme, di istanze sociali di mutamento. Si vuole in tal modo rendere visibili i contributi che le donne nel corso del tempo hanno offerto e offrono in tutte le aree della vita collettiva, a partire da quella culturale ma anche in ambito scientifico e imprenditoriale, al progresso dell’umanità. L’obiettivo è non solo produrre nuovi livelli di consapevolezza sul ruolo delle figure femminili nella vita sociale ma anche aiutare concretamente a perseguire quel principio di equità e di pari opportunità che, dalla nostra Costituzione, deve potersi trasferire nelle rappresentazioni e culture quotidiane.
Il percorso proposto dalla curatrice Raffaella Resch presenta 23 opere pittoriche e multimediali,  tra cui una decina di tele della serie Meduse realizzate appositamente per la mostra milanese e una installazione site specific.

L’allestimento è a cura di Domenico Nicolamarino, con la collaborazione di Gaetano Corica e Fabio Agrifoglio. La mostra è dedicata a Raffaella Resch.

 

Dal 2010, anno della sua personale Light-Abstr-Action presso la Casa dell’Energia a Milano, il lavoro di Maria Cristiana Fioretti si basa sulla fusione tra colore, luce, spazio e suono. In mostra affiancheranno le nuove opere alcuni suoi lavori più significativi di questi ultimi dieci anni, tratti dai cicli Dream in box (2010), LightNess (Light Art, 2010) e  Colormaps or spices (2015), oltre al dipinto Sisma (Black light Art, 2017) realizzato con colori sensibili alla luce e l’opera multimediale installativa Sensorial Space (2013) presentata per la prima volta a Palazzo Bembo a Venezia (in occasione della 55. Biennale Arte) e qui riproposta: un “sensorial box”, ideato come una sorta di  acquario, un gioco d’acqua ribollente all’interno di trasparenti vasche emisferiche, accompagnate da effetti di luce e suoni che ricordano il mare e il sole del sud della Francia dove l'artista vive.

La ricerca di Maria Cristiana Fioretti è rivolta principalmente alla luce, al colore nel senso più ampio del termine e all’interazione con elementi quali l’acqua e la terra. L’artista esplora tecniche e materiali sempre diversi, sia in rapporto con la storia dell’arte europea, a partire dalle ricerche ottiche di Goethe, fino all’impiego di elementi illuminanti artificiali del contemporaneo.  Nelle sue opere Fioretti mette in atto pigmenti speciali da lei composti, che interagiscono nella composizione materica del dipinto allo scopo di ottenere risultati sorprendenti, con colori e riflessi a seconda dell’incidenza e della quantità di luce nel giorno.
La mostra si inserisce all’interno di un Museo dedicato allo studio della natura e traccia una personale traiettoria, dove acqua, terra e luce saranno i principali protagonisti.  Nel  lavoro della Fioretti la suggestione contemplativa procede di pari passo con la continua stimolazione percettiva e questo creerà nuove visioni in cui il visitatore si metterà in gioco, nella sperimentazione di esperienze ottiche e sensoriali sempre diverse.
L’artista prosegue nelle sue indagini sull'utilizzo di reperti materiali legati alla terra e all'ambiente, per definire una mappatura artistica di alcuni siti costieri che si caratterizzano come suoi luoghi d'affezione  Mentone in Francia, dove abita, con la costa affacciata sul Mar Ligure; il mare Adriatico delle Marche dove è nata e cresciuta; le Isole tropicali Keys situate tra l'Oceano Atlantico e il Golfo del Messico; e, ora in occasione della mostra milanese, il paesaggio immersivo del  fondale sottomarino.

Il catalogo, edito da Silvana editoriale, contiene una presentazione di Maria Cristina Galli, Vicedirettore dell’Accademia di Belle Arti di Brera e i testi di Raffaella Resch (introduzione alla mostra),  Jacqueline Ceresoli  (‘Sensorial Space. Da Venezia  2013 a Milano 2020’), Guido Curto (‘Cromatologia. Le mostre di San Remo e di Torino del 2013’),  Hugues De la Touche (‘Colori e luce del Sud della Francia’), Gisella Gellini (‘Le opere di Light art e Black Light art e le lezioni al Politecnico di Milano’), Xu Jin (‘Arte e didattica. Scambi internazionali tra Italia e Cina’), Ida Chicca Terraciano (‘Colori e didattica e la serie Dream Box’), Maria Cristiana Fioretti (‘Ricerca artistica e didattica: colore e natura, colore e luce, colore e tecnologia’).


MARIA CRISTIANA FIORETTI
IL COLORE DELLA LUCE

Di Raffaella Resch

La luce è insieme il principio generatore e il tema portante della ricerca di Fioretti, insieme scintilla e faro di un percorso che la vede agire in ambiti multidisciplinari, con tecniche polimateriche, collaborazioni con Istituti accademici e universitari, e studi approfonditi, che ella conduce anche attraverso l’attività teorica e didattica a Brera. Un luogo di ricerca idro - biologica e scientifica come l’Acquario Civico Milanese, dove oramai da qualche anno si aprono affondi sull’arte contemporanea interessata alla scienza, si configura come uno dei siti che più coerentemente possono presentare il suo lavoro.

Tra le diverse interpolazioni che la mostra potrà offrirci, mi piace partire dall’ idea della luce nella fisica moderna, in particolare dal dualismo che il fenomeno dimostra, “comportandosi” a volte come radiazione elettromagnetica, a volte come corpuscolo: onda o particella, questo è uno dei quesiti più importanti della cultura scientifica e non solo nel XX secolo, posto inizialmente da Einstein e poi reso coerente nella meccanica quantistica. La luce dunque è un’onda, nel momento in cui rileviamo il movimento ondulatorio elettromagnetico, ma anche una particella, un corpuscolo della materia: la sua duplice consistenza di raggio illuminante e insieme di corpo, ci permette di capire come Fioretti usa questo elemento in arte, studiandone a fondo le proprietà “materico - pittoriche” e usandola come strumento di visione, in particolare di emersione dei colori.

La figura dell’artista qui si pone come una sorta di prisma riflettente, attraverso cui passano suggestioni di vario genere, artistico, scientifico, elaborate in maniera rigorosa ma estremamente personale, in riferimento a un codice privato di scandaglio delle emozioni che sa di euristico, di alchemico, e che ha precedenti illustri.

Pensiamo al Goethe della Teoria dei colori: la storia della scienza darà ragione a Isaac Newton, che fin dalla metà del ‘600 aveva formulato teorie ottiche, che sono tuttora parti integranti di questa disciplina. Goethe non accetta l’idea che la luce abbia una precisa lunghezza d’onda, e che per percepire un colore ci si debba esprimere in maniera matematica, con riferimento a numeri precisi. Il colore è bensì un esperimento primario, insito nella visione che ciascun soggetto ha della realtà, sottoposto a emozioni costituenti individuali. Si apre qui un interessantissimo capitolo che rimanda alla filosofia romantica tedesca e all’estetica che ne discende, che paradossalmente, nel XX secolo si afferma con la scoperta dell’astrazione da parte di Kandinskij nell’omonimo saggio pubblicato nel 1912.

[...]

Qui si interrompe il testo che Raffaella contava di completare per tempo. Nonostante la malattia e i farmaci che assumeva, aveva provato a mettervi mano in un paio di occasioni, ma la stanchezza e la scarsa capacità di concentrazione le avevano impedito di dare seguito al suo intento. Ripetutamente aveva affermato di avere tutto in testa, si sarebbe soltanto trattato di scrivere, ma proprio lo scrivere assecondando il corso dei pensieri, o il pensare seguendo il ritmo della scrittura, non le riuscivano. I punti angolari del suo progetto sono evidenti nelle poche righe che era riuscita a redigere; aveva inoltre studiato e voleva trarre spunto da una raccolta di conferenze tenutesi ad Ascona in Svizzera presso la Fondazione Eranos nell’agosto del 1972, pubblicate nel 1990 nel volume “Quaderni di Eranos - Il sentimento del colore - L’esperienza cromatica come simbolo, cultura e scienza - Red Edizioni”.
Il libro contiene gli interventi di cinque prestigiosi intellettuali: Shmuel Sambursky, Gershom Sholem, Henry Corbin, Dominique Zahan e Toshihiko Izutsu. Non sapremo mai quali elementi Raffaella avrebbe tratto da questi testi e quale sarebbe stato il risultato una volta elaborati dalla sua creatività e dal suo pensiero critico, e infine come li avrebbe resi per “far luce” sull’opera di Maria Cristiana Fioretti. Possiamo immaginarlo, forse.

Andrea Salomoni

https://www.artdirectory-marussi.it/personaggi/raffaella-resch-genova-23-10-1962-milano-15-01-2020/


AMNIOTIC FLUID SPACE nell’Acquario Civico di Milano: dispositivo sensoriale di Cristiana Fioretti

Cristiana Fioretti nel 2013, partecipa alla mostra “Personal Structures”, evento collaterale ideato per la Biennale di Venezia, e a Palazzo Bembo si presenta l’opera ambientale Sensorial Space.
Qui Fioretti per la prima volta si relaziona con lo spazio che circonda le sue opere, gli oggetti, tenendo conto delle connotazioni ambientali specifiche, quali forma e dimensioni; aspetti che possono incidere in maniera determinante sulla fruizione dell’opera. L’autrice, in una stanza, lunga e stretta, apparentemente angusta, invita lo spettatore a immergersi nel “blu dipinto di blu” del mare, del cielo, fluttuante in equilibrio precario, in bilico tra materiale e immateriale. In questo ambiente si “toccano” con gli occhi le oscillazioni dell’acqua e si ode il respiro del mondo. Questa opera é pensata “nell’acqua”, per rendere omaggio alla città-sogno lagunare, liquida e solida per eccellenza con Sensorial Space: un ambiente multisensoriale che comprende proiezioni delle sue opere pittoriche astratto- liriche, dal pavimento al soffitto, in cui i protagonisti sono non soltanto i colori, bensì i suoni naturali registrati in riva al mare a Mentone (Francia), dove l’autrice vive e lavora en plein air. Lo spazio dell’opera, intorno all’assemblaggio di altri artefatti sono installazioni spaziali, volte a inscenare il superamento dei limiti della cornice, del muro, di light box o del piedistallo. Con ampolle d’acqua simili a bolle d’ossigeno trasformate in evanescenti schermi di strati di azzurro amplificano i suoi paesaggi cromatici liquidi ed emozionali dalle tonalità sfumate e nel contempo accese, vibranti, capaci di materializzare l’intensità luminosa e la trasparenza dei riflessi del mare, dal blu, fino al verde, all’indaco alle gradazioni di rosso del tramonto. Il pavimento é morbido come una spugna marina, ricoperto da un materiale specchiante per amplificare l’effetto immersivo dell’opera “acquatica-spaziale” in cui lo spettatore, attraversandola, diventa parte integrante dell’ambiente insieme alla luce, colore, suono, proiezioni in movimento e si riflette nelle sfumature di colori che scenograficamente plasmano una dimensione carica di suggestioni evocative. Il suo obiettivo è l’alterazione della percezione spazio-temporale, perseguito per declinare le performance della materia quali luce e colore, forma e composizione. Nel 2020, Fioretti in occasione della mostra personale all’Acquario Civico di Milano, rielabora con maggiore consapevolezza il potenziale scenografico, mettendo in scena un variante della stessa opera esposta a Venezia in un nuovo ed emblematico spazio. Non si tratta di un remake, bensì di un adattamento ex novo di un’opera precedente con varianti formali significativi come la comparsa di microrganismi misteriosi e di meduse, esseri dal fascino magnetico. All’Acquario Civico milanese, palazzina Liberty costruita in occasione dell’Esposizione Universale del 1906, unico padiglione costruito progettato dall’architetto Sebastiano Locati (1861-1939) nel parco del Sempione a non essere smantellato in seguito alla conclusione dell’evento, Fioretti in una sala rettangolare, induce lo spettatore interagire con l’opera, questa volta invitandolo a toccare con mano e non soltanto con gli occhi, l’acqua che si colora tramite luci e proiezioni.
L’acqua è un elemento vitale per l’uomo e per l’Acquario Civico di Milano, lo spazio in sé diviene l’opera, dispositivo visivo, concettuale ed emotivo, un set adatto per inscenare il paesaggio sinestetico di Fioretti.
Germano Celant scrive: "l’intervento ambientale si distingue dall’opera oggettuale proprio in quanto rimanda all’interazione di risultare un lavoro relativo a un determinato contesto" (nota 1 , specificare le fonti), per Fioretti la collocazione di un opera deja vu, in un nuovo contesto, rimanda necessariamente alle sue condizioni naturali di vita movimentata, poiché l’autrice nata a Cingoli nelle Marche, terra affacciata sull’Adriatico vive tra Mentone e Milano, dove è docente di Cromatologia e direttrice di Decorazione all’Accademia di Brera. Paesaggio marchigiano, della Costa Azzurra, il mare Adriatico, inclusi i panorami della Florida, dove l’autrice è solita trascorre lunghi soggiorni estivi si compenetra irrimediabilmente attraverso la fusione di elementi naturali raccolti durante il suo peregrinaggio da un luogo all’altro, sollecitando un rapporto di reciprocità sinestetica tra diversi elementi naturali ed artificiali. All’Acquario, la protagonista è l’acqua e le sensazioni che suscita messa a “nudo”, o meglio diventano l'environement con meduse o gocce d’acqua, d’ossigeno che sembrano uscire dal contenitore per espandersi nello spazio incantato dell’Acquario da fruire più che da raccontare.
Fioretti nel suo nomadismo fisico e sensoriale tra Mentone e Milano, si ancora all’immagine di un mare, al codice cromatico dell’azzurrite e si affaccia sugli orizzonti dell’ignoto: uno spazio emotivo autoreferenziale, spingendo lo sguardo nella profondità degli abissi, in cui mistero e scoperta amplificano il suo desiderio di conoscere nuove potenzialità extra pittoriche, che promettono navigazioni intimiste ed esistenziali.
L’autrice si relaziona con lo spazio anche nel 2015, in occasione della mostra personale al Museo Civico Archeologico G. Rossi Forte dell’Annunziata di Ventimiglia (Imperia), detta “alta”, un borgo medioevale, dall’indiscutibile fascino, incastonato tra Capo Ampelio, Capo Esterel, Bordighera e Saint Tropez, al confine tra l’ Italia e la Francia, nell’ex convento trasformato (nel 1884) in una caserma di fanteria, con una terrazza panoramica mozzafiato, oggi trasformato in un attivo centro culturale aperto a diversi eventi, alla musica e all’ arte contemporanea, ideati per valorizzare il territorio, ha presentato Colorsmaps or Species, opere olfattive in cui non la visione bensì il profumo del viaggio hanno cartografato paesaggi emozionali. Le sue trenta opere, elaborate su mappe nautiche dell’Ottocento, scovante sulle bancherelle dei brocantes di Nizza, nelle librerie dedicate alla navigazione di Milano, Genova, pongono al centro della sua ricerca artistica processi alchemici della pittura con diversi pigmenti, per la prima volta Fioretti impiega spezie, erbe e fiori colorate con l’acqua del mare bollita e con diverse spezie, modifica i colori acrilici, ovvero lavora su processi dinamici e insegue una trasparenza impalpabile, visibile e da annusare, perché le essenze profumate, come la musica evocano viaggi immaginari, fughe verso “altitudini” poetiche e indefinibili. Le sue mappe olfattive dal colore seppiato, finto antico, ideato dall’autrice tamponando le carte porose e spesse con acqua di mare colorata ottenuta dalla bollitura di curcuma, curry, ginger, te nero, piante selvatiche, fiori, zucchero, caffè, cannella, cacao, erbe aromatiche per materializzare l’immateriale, fino al punto in cui lo sguardo coglie l’infinito. Sono opere che indicano il transito dal reale alla sensazione fisica e si incagliano come le onde del mare nel porto dell’immaginario. Colore, brezza marina il suono del vento e delle onde del mare, profumi di essenze orientali nelle sue mappe incrociano traiettorie immaginifiche e simboliche dal Mediterraneo, fino alle coste del Nord Africa. In generale, la sua ricerca psicogeografica, dal mare, alla terra, al cielo ai giardini fioriti, dalle spiagge e ai deserti rende visibili trasposizioni metaforiche di orizzonti in bilico tra esperienza esperita e memoria e coincide con la sua tensione di mappare attraverso tecniche e linguaggi diversi un viatico spirituale soggettivo, verso un “infinitudine” , con opere multisensoriali che simulano l’emozione del viaggio in sè, come architettura dell’estensione-esplorazione dei sensi, in cui lo spazio diventa evocazione di un tempo non cronologico, bensì emotivo.
L’azzurro dal 2010 in occasione della sua mostra “ Light Abstr-Action” alla Casa dell’Energia a Milano è il codice visuale distintivo di Fioretti, dallo sguardo abbagliato dalla luce irradiante del Sud della Francia, dove Yves Klain ha brevettato IKB, International Klein Blu un monocromo di pigmenti artificiali, come sintesi del suo approccio spirituale al lavoro artistico.
L’azzurro è il colore del cielo che si riflette nel mare: per l’autrice ha un valore indefinibile e plasma un’atmosfera che oltrepassa i confini della tela, è il sismografo dell’esplorazione di uno spazio sensoriale, liminale tra interiorità ed esteriorità, esperienze vissute con il corpo, in cui ragione e sentimento si estendono in un paesaggio poetico, che pongono al centro della sua ricerca artistica l’incanto della Natura. Sentimento della natura, trasfigurazione di viaggi reali e immaginari che indagano dialettiche sottese tra astrazione e figurazione, percezione e immaginazione attraverso opere a muro e ambienti immersivi. All’Acquario Civico milanese, Fioretti sperimenta le potenzialità espressive del colore, della luce artificiale, del suono, inclusa la modellazione digitale con sistemi ad alta tecnologia e interattività, modalità operative che caratterizzano il suo lavoro dal 2010. Pratiche elaborate di materializzare dimensioni polisensoriali, dinamiche, fluide, edificate con supporti animati da variazioni cromatiche, bagliori luminosi, proiezioni di stadi di evanescenza, come punti di connessione tra fisicità e virtualità. Nel suo Amniotic Fluid-Space, d’impatto scenografico, lo spettatore naufraga in una sorta di acquario, affascinante spazio liquido performativo, dove la simultaneità, mutabilità e sincretismo multimediale diventano pelle-membrana della sua opera ambientale. L’autrice, dalla fusione tra colore, luce, spazio e linguaggi multimediali, in cui il suono assume un ruolo determinante si emancipa dall’astrattismo lirico per sondare gli abissi di profondità tutta da esplorare, hic et nunc, grazie all’impiego di sofisticate applicazioni digitali, la cui forza espressiva si amplifica quando lo spettatore s’immerge nell’ambiente. Questi e altri dispositivi di modellazione multimediale dello spazio interagiscono con il nostro corpo, trasformando l’opera in una esperienza estetica totale, elaborata dalle teorie di Vasilij Kandinsky, variabili percettive che sconfinano tra organico e artificiale, arte e scienza, emotività e tecnologia. Nell’’Aquario il disorientamento percettivo diventa l’opera e l’arte suggerisce visioni fuori dal tempo, creando premesse per future rigenerazioni. Veniamo dall’acqua e siamo corpi che fluttuano in un mare di sensazioni, tesi verso naufragi della ragione, con le opere di Fioretti si fluttua dolcemente intorno al mistero dell’origine della vita.

Jacqueline Ceresoli

Nota 1: Francesco Poli, Francesco Bernardelli “Mettere in scena l’arte contemporanea” , 2016, Jhoan &Levi editore, pag.13.
Bibliografia: Georg W. Bertram "L'arte come prassi umana. Un'Estetica", Raffaello Cortina Editore, Milano, 2014

  1. Celant, "Una macchina visuale. L'allestimento d'arte e i suoi archetipi", in Rassegna, numero monografico "Allestimenti/Exhibit Design", IV, n.10, giugno 1982, p 10
  2. O'Doherty, "Inside the White Cube. L'ideologia dello spazio espositivo", Jhoan&Levi, Milano 2002
  3. Poli, F. Bernardelli, " mettere in scena l'arte contemporanea. Dallo spazio dell'opera allo spazio intorno all'opera", Johan &Levi , Milano 2016
  4. Perniola "L'arte e la sua ombra", Biblioteca Einaudi, Torino, 2000

Maria Cristiana Fioretti, nata nel 1966 a Cingoli (Marche) pittrice e scultrice, vive e lavora tra Milano e Mentone, in Francia. Ha insegnatoall'Accademia di Belle Arti di Palermo (1996-98) e in seguito all'Accademia di Belle Arti di Catanzaro (1998), all'Accademia di Belle Arti di Brera (1999-2000), all'Accademia Albertina di Torino (2002-04), poi di nuovo a Brera (2004). Attualmente è Direttore della Scuola di Decorazione all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove dal 2004 è titolare della cattedra di Cromatologia.
Inizia a esporre a partire dalla metà degli anni Ottanta, in Italia e all’estero in spazi pubblici e privati. Negli ultimi anni ha partecipato a molte mostre collettive di ‘Light art’ curate dalla critica Gisella Gellini. Nel 2013 ha presentato l’opera site-specific Sensorial Space all’interno della rassegna "Personal Structures" a Palazzo Bembo, evento collaterale della 55° Biennale Arte di Venezia. Tra le sue personali ricordiamo nel 2010 "Light Abstr-Actions" alla Casa dell'Energia di Milano, curata da Jacqueline Ceresoli (catalogo Mazzotta); nel 2013 “Bonjour Sanremo” alla Pinacoteca Rambaldi di Sanremo e “Cromatologie” alla Galerie Mirafiori Motor Village di Torino, entrambe curate da Guido Curto. Nel 2015 ‘Colormaps or spices’ al Mar - Museo Civico Archeologico di Ventimiglia e poi al SongYaFeng Centre di Pechino, curata da Jacqualine Ceresoli (catalogo Silvana).
Ricerca artistica e insegnamento hanno sempre accompagnato l’attività professionale di Maria Cristiana Fioretti.
Tra le sue pubblicazioni ricordiamo il volume "LIGHT & COLOR. Contrappunti cromatici’, realizzato insieme a Domenico Nicolamarino, sulla teoria del colore e della Luce.  Negli anni ha tenuto e continua a svolgere workshop, corsi di cromatologia e di Light Art in Italia e all’Estero: Università di Lisbona;  Scuola di Arti e Mestieri di Budapest; Ecole Nationale des Arts Plastiques di Villa Arson a Nizza; École Supérieure des Beaux-Arts di Marsiglia;  Royal University College of Fine Arts di Stoccolma; Politecnico - Scuola di Design di Milano; Monzu University of China a Pechino.


IL COLORE DELL’ACQUA. Maria Cristiana Fioretti
A cura di
: Raffaella Resch (1962-2020)

Inaugurazione: mercoledì 5  febbraio ore 18.30
Dal
6 febbraio al 8 marzo 2020

Orari: Martedì - Domenica 9.30 - 17.30; Lunedì chiuso (La biglietteria chiude alle 16.30)
Biglietti: €. 5 intero, €. 3 ridotto (la visita alla mostra è compresa nel biglietto d’ingresso all’Acquario)
Informazioni: www.acquariocivicomilano.eu, T. 02.88465750
Catalogo: Silvana Editoriale - www.silvanaeditoriale.it -  press@silvanaeditoriale.it
Ufficio stampa mostra: Alessandra Pozzi  -  press@alessandrapozzi.com - T. +39 3385965789
Ufficio stampa Comune di Milano: Elena Conenna - elenamaria.conenna@comune.milano.it

Acquario Civico di Milano
Viale G. Gadio 2 
Milano

 

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Letizia Battaglia: Storie di strada, Palazzo Reale, Milano, dal 5/12/2019 al 19/01/2020

“Sono imprigionata nel ruolo di fotografa che ha fotografato la guerra civile nella sua terra. La fotografia l'ho vissuta come documento, come interpretazione e come altro ancora [...]. L'ho vissuta come salvezza e come verità. La fotografia non cambia il mondo, né la mia fotografia, né quella di altri, ma, come un buon libro, può essere una fiammella. Non ho un messaggio, ma una necessità. Non penso al messaggio, quello arriva, forse, dopo. Si tratta di costruire un mondo diverso, di sperare disperatamente. Le parole servono, i libri servono, i film servono. Tutto serve. Anche la fotografia può servire e io ho questo piccolo mezzo.... Mi prendo il mondo ovunque sia.”

Dal 5 dicembre 2019 al 19 gennaio 2020, negli spazi espositivi di Palazzo Reale a Milano, è aperta al pubblico la grande mostra “Letizia Battaglia. Storie di strada”, una grande retrospettiva con oltre 300 fotografie che riscostruiscono per tappe e temi la straordinaria vita professionale di una grandissima fotografa.

Un ritorno a Milano che “nel 1971 mi ha accolta e dato le opportunità per decidere della mia vita. Avevo 36 anni e qui, non a Palermo, ho cominciato a essere una fotografa”.

Promossa da Comune di Milano|Cultura, Palazzo Reale e Civita Mostre e Musei, la mostra anticipa con la sua apertura il palinsesto I talenti delle donne, promosso e coordinato dall’Assessorato alla Cultura, che durante tutto il 2020 proporrà iniziative multidisciplinari - dalle arti visive alle varie forme di spettacolo dal vivo, dalle lettere ai media, dalla moda alle scienze - dedicate alle donne protagoniste nella cultura e nel pensiero creativo.

Filippo Del Corno: “Letizia Battaglia è una protagonista della nostra storia, perché racconta con coraggio personale e talento espressivo tutta la vita che passa davanti al suo obiettivo, mettendoci di fronte al ritratto di ciò che non conosciamo o a volte, semplicemente, non vogliamo vedere. Un percorso che, come dichiara lei stessa, ha potuto sviluppare quando è arrivata a Milano all’inizio degli anni Settanta, dove ha trovato quelle condizioni di libertà creativa che le hanno permesso di trasformare in linguaggio fotografico la sua vocazione alla verità, alla critica sociale, alla denuncia costruttiva”. 

La prima grande retrospettiva, grande e coinvolgente, con oltre 300 fotografie, molte delle quali inedite, Storie di strada attraversa l’intera vita professionale della splendida fotografa siciliana, instancabile nei suoi 84 anni, e si sviluppa lungo un articolato percorso narrativo costruito su diversi capitoli e tematiche.
I ritratti di donne, di uomini o di animali, o di bimbi, sono solo alcuni capitoli che compongono la rassegna; a questi si aggiungono quelli sulle città come Palermo, e quindi sulla politica, sulla vita, sulla morte e sull'amore, e due filmati che approfondiscono la sua vicenda umana e artistica. 

Il percorso espositivo si focalizza sugli argomenti che hanno costruito la cifra espressiva più caratteristica dell’artista, che l’ha portata a fare una profonda e continua critica sociale, evitando i luoghi comuni e mettendo in discussione i presupposti visivi della cultura contemporanea. Quello che ne risulta è un vero ritratto, quello di un’intellettuale controcorrente, ma anche una fotografa poetica e politica, una donna che si interessa di ciò che la circonda e di quello che, lontano da lei, la incuriosisce.

Come ha avuto modo di ricordare lei stessa: “La fotografia l'ho vissuta come documento, come interpretazione e come altro ancora [...]. L'ho vissuta come salvezza e come verità. Io sono una persona non sono una fotografa. Sono una persona che fotografa.”

Francesca Alfano Miglietti curatrice della mostra: “Quelle che il progetto della mostra si propone di esporre del percorso di Letizia Battaglia, sono ‘forme d’attenzione’: qualcosa che viene prima ancora delle sue fotografie, perché Letizia Battaglia si è interrogata su tutto ciò che cadeva sotto al suo sguardo, fosse un omicidio o un bambino, uno scorcio o un raduno, una persona oppure un cielo. Guardare è stata la sua attività principale, che si è ‘materializzata’ in straordinarie immagini”.

Letizia Battaglia con Francesca Alfano Miglietti ©Gianni Marussi

Accompagna la mostra un bel catalogo della Marsilio Editori, con testi di Francesca Alfano Miglietti, Leoluca Orlando, Maria Chiara Di Trapani, Filippo La Mantia, Paolo Ventura.

Letizia Battaglia (Palermo, 1935) è riconosciuta a livello internazionale come una delle figure più importanti della fotografia contemporanea, non solo per i suoi scatti saldamente presenti nell’immaginario collettivo ma anche per il valore civile ed etico da lei attribuito al fare fotografia. Le sue immagini raccontano con passione militante i sanguinosi anni delle guerre di mafia siciliana: in un bianco e nero denso di contrasti, il suo archivio si compone di foto struggenti nella perfezione della loro composizione, immagini lontane da quel clamore che spesso fa parte della cronaca, silenziose e solenni al tempo stesso.
Letizia Battaglia ha raccontato da insider tutta Palermo, per non parlare del contributo dato al teatro, all’editoria e alla promozione della fotografia come disciplina.
Assessore dei Verdi con la giunta di Leoluca Orlando negli anni della Primavera Siciliana, deputata all'Assemblea Regionale Siciliana, editore delle Edizioni della Battaglia, cofondatrice del centro di documentazione “Giuseppe Impastato”.
È la prima donna europea ad avere ricevuto il Premio Eugene Smith per la fotografia sociale a New York (1985) e The Mother Johnson Achievement for Life a San Francisco (1999). Nel maggio 2009 a New York viene premiata con il “Cornell Capa Infinity Award”.  The New York Times la nomina (unica italiana) tra le 11 donne più rappresentative del 2017. E nel 2017 realizza il suo sogno inaugurando il Centro Internazionale di Fotografia, presso i Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo, dove dirige e cura la selezione di mostre e incontri dedicati alla fotografia storica e contemporanea.
È regista, ambientalista, editore delle Edizioni della Battaglia, Fondatrice nel 1991 della rivista "Mezzocielo", bimestrale realizzato da sole donne. Nella lista delle mille donne segnalate per il Nobel per la Pace, è nominata dal “Peace Women Across the Globe”.

"C’è sempre un rapporto emotivo con la realtà che si osserva; spesso sbaglio esposizione, inquadratura: vado avanti lo stesso fino all’immagine giusta, giusta per me; non fotografo quasi mai gli uomini (non mi vengono bene); fotografo le donne, questo sì, anche perché in loro ritrovo me stessa; in ogni caso, in genere fotografo persone; mi avvicino molto con l’obiettivo, uso il grandangolo; detesto fotografare pensando alla rivista che mi pubblicherà le immagini (la copertina, quante pagine…);  ho molto rispetto per i fotografi americani, e per le grandi fotografe (Tina Modotti, per esempio); il mio mestiere è quello di documentare; poi, se ci scappa anche la bella foto… i morti di mafia? L’odore del sangue non mi ha più abbandonato."

Nel corso della sua vita Letizia Battaglia ha raccontato anche i volti dei poveri e le rivolte delle piazze, tenendo sempre la città come spazio privilegiato per l’osservazione della realtà, oltre che del suo paesaggio urbano. ‘Tratta’ il suo lavoro come un manifesto, esponendo le sue convinzioni in maniera diretta, vera, poetica e colta, rivoluzionando così il ruolo della fotografia di cronaca. Impara la tecnica direttamente ‘in strada’, e le sue immagini si distinguono da subito per il tentativo di catturare una potente emozione e quasi sempre un sentimento di ‘pietas’.
I soggetti di Letizia, scelti non affatto casualmente, hanno tracciato un percorso finalizzato a rafforzare le proprie ideologie e convinzioni in merito alla società, all’impegno politico, alle realtà emarginate, alla violenza provocata dalle guerre di potere, all’emancipazione della donna.
Molti sono i documentari che hanno indagato la sua figura di donna e di artista, il più recente dei quali è stato presentato all’edizione 2019 del Sundance Film Festival.
I ritratti di donne, di uomini o di animali, o di bimbi, sono solo alcuni capitoli che compongono la rassegna; a questi si aggiungono quelli sulle città come Palermo, e quindi sulla politica, sulla vita, sulla morte, sull'amore e due filmati che approfondiscono la sua vicenda umana e artistica.
Quello che ne risulta è il vero ritratto di Letizia Battaglia, una intellettuale controcorrente, ma anche una fotografa poetica e politica, una donna che si è interessata di ciò che la circondava e di quello che, lontano da lei, la incuriosiva.
Il film Shooting The mafia, per la regia di Kim Longinotto, racconta Letizia Battaglia giornalista e artista, che con la sua macchina fotografica e la propria movimentata vita è testimone in prima persona di un periodo storico fondamentale per la Sicilia e per l’Italia tutta, quello culminato con le barbare uccisioni di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

A 27 anni conobbe casualmente il poeta Ezra Pound, questa veloce conoscenza l’avvicinò alla sua poesia che divenne grande fonte di ispirazione per tutta la sua vita: “Strappa da te la vanità, ti dico strappala!
Inizia la sua carriera nel 1969 collaborando con il giornale palermitano L'Ora. Letizia si trova ad essere l’unica donna tra colleghi maschi. Nel 1970 si trasferisce a Milano dove incomincia a fotografare collaborando con varie testate. Nel 1974 ritorna a Palermo e crea, con Franco Zecchin, l'agenzia "Informazione fotografica", frequentata da Josef Koudelka e Ferdinando Scianna. Nel 1974 si trova a documentare l'inizio degli anni di piombo della sua città, scattando foto dei delitti di mafia per informare l'opinione pubblica e scuotere le coscienze. Comprende di trovarsi nel mezzo di una guerra civile. Il suo archivio racconta l’egemonia del clan dei Corleonesi. Sono suoi gli scatti all'hotel Zagarella che ritraggono gli esattori mafiosi Salvo insieme a Giulio Andreotti e che furono acquisiti agli atti per il processo.
Il 6 gennaio 1980 è la prima fotoreporter a giungere sul luogo in cui viene assassinato Piersanti Mattarella.

Palermo, 1980. Viale della Libertà, giorno dell’ Epifania, ore 13.00. Il Presidente della Regione Siciliana, Piersanti Mattarella, democristiano, è stato appena colpito a morte da killer mafiosi, davanti alla moglie e alla figlia

Nello stesso anno un suo scatto della “Bambina con il pallone“ nel quartiere palermitano della Cala fa il giro del mondo.

Palermo.1980. Quartiere La Cala - La bambina con il pallone

Diviene una fotografa di fama internazionale, ma non è solo "la fotografa della mafia". Le sue foto, spesso in un vivido e nitido bianco e nero, si prefiggono di raccontare soprattutto Palermo nella sua miseria e nel suo splendore, i suoi morti di mafia ma anche le sue tradizioni, gli sguardi dei bambini e delle donne (predilige i soggetti femminili), i quartieri, le strade, le feste e i lutti, la vita quotidiana e i volti del potere di una città dalle mille contraddizioni. Durante la mostra della fotografa nella piazza di Palermo, dove mette in mostra i suoi scatti sui padroni della Sicilia, nessuno osa avvicinarsi.
Negli anni '80 crea il "laboratorio d'If", dove si formano fotografi e fotoreporter palermitani. Tra essi: la figlia Shobha, Mike Palazzotto e Salvo Fundarotto.
Ha esposto in Italia, nei Paesi dell'Est Europa, Francia (Centre Pompidou, Parigi), Gran Bretagna, America, Brasile, Svizzera, Canada.
Il suo impegno sociale e la sua passione per gli ideali di libertà e giustizia sono descritti nella monografia delle edizioni Motta Passione, giustizia e libertà (lo stesso titolo di una sua mostra).
Dopo l’assassinio del giudice Falcone, il 23 maggio 1992, Letizia Battaglia si allontana dal mondo della fotografia, ormai stanca di avere a che fare con la violenza.
Dal 2000 al 2003 dirige la rivista bimestrale realizzata da donne Mezzocielo, nata da una sua idea nel 1991.
Nonostante le sue radici siciliane, Letizia Battaglia si trasferisce nel 2003 a Parigi, delusa per il cambiamento del clima sociale e per il senso di emarginazione da cui si sentiva circondata, ma nel 2005 è tornata nella sua Palermo.
Letizia Battaglia ha tre figlie avute dal suo primo matrimonio: Cinzia, Shobha e Patrizia Stagnitta.
Nel 2008 appare in un cameo nel film di Wim Wenders Palermo Shooting.

Nel 2017 inaugura a Palermo all'interno dei Cantieri Culturali della Zisa il Centro Internazionale di Fotografia da lei diretto, metà museo, metà scuola di fotografia e galleria.
Nel 2019 inaugura a Venezia presso la Casa dei Tre Oci una grande mostra monografica retrospettiva di tutta la sua carriera.

MOSTRE
2014
'Letizia Battaglia: Breaking The Code of Silence', Open Eye Gallery, Liverpool
Il Fuoco e la Memoria” Drogheria delle Arti, Piazza Margherita, Novoli
2013
Antimafia- Letizia Battaglia”, Musée de l’Arsenal, Metz
Letizia Battaglia”, Galleria Cardi Black Box, Artissima, Torino
Letizia Battaglia - Fotografie 1974 - 1993”, Fucecchio Foto Festival, Fucecchio
"Letizia Battaglia, 1974-2013", Workshop Gallery, Venezia
2012
Rielaborazioni, 204-2012” , Borderline, Palermo
Letizia Battaglia”, Festival della Legalità, Teatro Margherita, Bari
Se la guerra è civile”, L’ Aquila Film Festival, L’ Aquila
Rielaborazioni”, Civica Fototeca, Sesto San Giovanni
Letizia Battaglia-Francesca Woodman”, Galleria Massimo Minini, Brescia
Storie di Mafia” , Villa Mussolini, Riccione “Premio Ilaria Alpi
Dignità e Libertà”, Palazzo Nicotera, Lamezia Terme
Letizia Battaglia”, Green Sound Festival, Parabita, Lecce
Se la guerra è civile”, Centro Giovanile Stoà, Busto Arsizio
Storie di Mafia”, 10b gallery, Roma
2011
PPP "Pier Paolo Pasolini" , Metis-nl Gallery, Amsterdam
Letizia Battaglia”, Banca Etica
"Scatti di mafia", Ferrara
Letizia Battaglia, Untitled (Death By Gun)”, the Istanbul biennial, Istanbul
Letizia Battaglia - Opere siciliane”, Gratteri
Letizia Battaglia”, Galleria Comunale di Taranto
Mafia(s) - Images Singulières”, Sète
Essere segno”, Festival Internazionale Arte Ai Margini FollowMe, Follonica
Letizia Battaglia, 1974-2011”, Palazzo Chiaramonte Steri, Palermo
Letizia Battaglia: immagini di una fotografa antimafia”, Centro Foscolo, Corsico
Letizia Battaglia, Da donna a donna”, Palazzo Giordani, Parma
Fotografie di una militante antimafia" , Spazio Il Campanile, Caravaggio
Mafia - il crimine globale”, Übersee-Museum Bremen, Bremen
Letizia Battaglia, Documentary Photographs from Sicily (1976-1998)”, Maes & Matthys Gallery, Antwerp
2010
Letizia Battaglia-Vintages 1972-1993”, Galleria S.T. , Roma
Forum Nazionale contro la Mafia”, Polo Scienze sociali, Università di Firenze
Letizia Battaglia- Sizilianische Fotografien von 1976 bis 2009”, Gasteig Aspekte Galerie, München Letizia
Se la guerra è civile”, Auditorium del Ce.Dir. di Reggio Calabria, Reggio Calabria
Se la guerra è civile”, LaboratorioZeta, Palermo
2009
"Leben und sterben in Palermo",Die Ausstellung im Design-Center, Hannover
Quando la guerra è civile”, Facoltà di Giurisprudenza dell’ Università di Pavia
Letizia Battaglia”, KUNSTHAUS Nürnberg, Norimberga
Rabbia&Silenzio”, Metis_NL, Amsterdam
Letizia Battaglia”, Palazzo dei Sette, Orvieto
2008
Due o tre cose che so di lei”, Galleria Nuvole, Palermo
Il corpo nella cronaca” Genova
Attraversare il cuore di tenebra”, Lodi
Festival du Photojournalisme des Tops”, Shenyang, China
Attraversare il cuore di tenebra”, Galleria San Fedele”, Milano;
Galleria Cesare Manzo, Pescara
Museo Willy-Brandt Haus, Berlino
Galleria Cesare Manzo, Roma
2007
Ernst Bloch Centre, Ludwigshafen
Akademie der Kunste, Berlino
"Sicilia en Blanco y Negro", La Cinemateca Uruguaya, Montevideo
"Passione, Giustizia, Libertà", Galleria Libritalia. Lisbona
"Passione, Giustizia, Libertà. Foto dalla Sicilia", Museo Luzzati a Porta Siberia, Genova
2006
"Leidenschaft Gerechtigkeit Freiheit", Marta Herford, Herford.
"Sicilia, Alredator de Mafia", Ollada Festival, A Coruna.
"Siciliana", Galleria Bel Vedere, Milano.
"Sicilia", Museo diffuso della Resistenza, Torino.
"Cronache Siciliane", Convitto Pignatelli, Gela.
"Letizia Battaglia" , Castelnuovo di Garfagnana.
" Siciliana", Galleria sotto l' Arco, Altidona.
"Letizia Battaglia", Festival delle Arti Visive, Ceglie Messapica.
"Passione giustizia libertà" , San Giuseppe al Duomo, Catania .
"La Sicilia e il dolore", Castello Ducale, Corigliano Calabro.
2005
"Letizia Battaglia", Metis nl Gallery, Amsterdam.
"Letizia Battaglia", Sparkasse, Osnabruck.
2004
"Una lucha siciliana", Feria di Barcelona.
"Letizia Battaglia", Sguardi altrove, Festival Internazionale a regia femminile, Spazio Oberdan, Milano.
2003
"Letizia Battaglia", Women European Experiences, Museum of Art, Hasselblad Center, Goteborg.
"Letizia Battaglia", Metis nl Gallery, Amsterdam.
"Sorelle", chiesa di San Francesco, Asciano, Siena.
2001
"Les Rencontres d' Averroés", Ist. Italiano di Cultura, Marseille.
"Letizia Battaglia", School of Visual Arts, New York.
"Passion Justice Freedom", Aperture, Burden Gallery, New York.
"Passion Justice Freedom", Richard F. Brush Gallery, Lawrence University, New York.
2000
"Letizia Battaglia", Xposeptember, Fotofestival, Stockholm.
"Letizia Battaglia", Huis Marseille, Oslo.
"Letizia Battaglia", National Geographic, Washington.
"Passione Giustizia Libertà", Cantieri Culturali della Zisa, Palermo.
"Letizia Battaglia", 23' Festival de Cinèma, Douarnenez.
1999
"Letizia Battaglia", L'imagerie, Lannion.
"Passione Giustizia Libertà", Museo Diego Aragona Pignatelli Cortes, Napoli.
"Passion Justice, Liberté", Visa pour l' image, Festival International du Photojournalisme, Perpignan.
"Letizia Battaglia", Interphoto, Festival of Professional Photography, Moscow.
1998
"Letizia Battaglia", Festival Photographique du Trégor, Lannion.
1997
"Dare voce al silenzio degli innocenti", Palazzo Congressi, Pisa.
"Femmes chacées", Valdrada associazione culturale, Bari.
1993
"Cronache siciliane", Cinisello Balsamo.
"Letizia Battaglia Fotografie", Libreria Dante, Palermo.
1991
"Donne e Mafia a Palermo", Expo- Ex Giardini Rocca Roveresca, Senigallia.
1990
"Fuori dalla nostra vita", Palazzo Comunale, Prato.
1988
"Letizia Battaglia", Fotofest, Houston.
"Donna di Paradiso", Club Turati, Salerno.
1987
"Letizia Battaglia", Mois de la Photographie, Montréal.
1986
"Letizia Battaglia", Eugene Smith, International Center of Photography, Centre Georges Pompidou, Paris.
"Palermo amore amaro", Associazione della Stampa, Palermo.
"La donna nella terra della mafia", San Donato Milanese.
"Donna di Paradiso", Diaframma Canon, Milano.
"Nella terra della mafia", Diaframma Canon, Seregno.
1985
"Festival de la Photographie", Lausanne.
"Prima di essere donna", Cinema Metropolitan, Palermo.
1983
"Nobili, signori e disgraziati", Galleria San Fedele, Milano.
1980
"Mafia oggi", Camerawork, London.
1977
"Via Pindemonte e dintorni", esposizione sull'Ospedale Psichiatrico di Palermo.

MOSTRE COLLETTIVE
2012
Giovanni Falcone, eroe italiano”, Ambasciata Italiana di Washington Dc, Stati Uniti
Vietato!”, Galleria Bel vedere, Milano
2011
La nuova scuola di fotografia siciliana” , Milano
Il Belpaese dell’Arte. Etiche ed Estetiche della Nazione”, Gamec – Bergamo
La nuova scuola di fotografia siciliana” , Acireale
Clear Light”, Fondazione Cominelli, San Felice del Benaco
2010
Disquieting images”, Triennale di Milano
Exposed, Voyeurism, Surveillance and the Camera”, Tate Modern, Londra
2009
Italics, Arte italiana fra Tradizione e Rivoluzione 1968-2008", Museum of Contemporary,Chicago
E si prese cura di lui. Elogio dell’accoglienza”, Galleria SanFedele, Milano
“'Background Story”, Letizia Battaglia, Enrique Metinides, Arnold Odermatt, Galleria Cardi Black Box, Milano
2008
Italics, Arte italiana fra Tradizione e Rivoluzione 1968-2008", Palazzo Grassi, Venezia
2006
"Biennale Internazionale di fotografia", Brescia, collettiva appunti per una storia della fotografia al femminile.
"Closed Eyes", an international Portrait Exibition, Bandts Museet for Fotokunst, Denmark.
2005
"Palermo FotoStori ' 05", mostra omaggio agli studenti dell'Università di Palermo.
"La dolce crisi", Villa Manin, Passariano, Udine.
2003
"Obiettivamente: I Carabinieri e la Sicilia nella fotografia d' autore", Palermo.
1998
"Immaginare la Costituzione", Modena.
"Un ballon dans la photo", Galerie Municipale du Chateau d'eau, Toulouse.
1997
"Sicile, d'une réalité l'autre", Aubenades.
" Fotografas italianes", Casa de cultura Laura Alvim, Rio de Janiero.
1992
"Premiére Photo" , Mois de la photo à la Galerie du Jour.
1991
Centre Culturelle George Pompidou, esposizione dei laureati del premio Smith.
1990
"FotoFest", Houston, Texas.
1989
"Polo Donna: indagine nel sociale, fotografie." Padiglione d'Arte Contemporanea, Ferrara.
1988
"Volto d'autore", Primo Salone del Libro, Torino Esposizioni.
"Donne che bello!", Centro Sociale Posta Vecchia, Genova.
1986
"Chi troppo e chi niente", Galleria il Diaframma Canon, Milano.
1984
"Della Bellezza", San Paolino alle Regole, Roma.
"11 Italian Women Photographers", Photokina, Cologne.

MOSTRE CON FRANCO ZECCHIN
2006

"Dovere di cronaca", Festival della Fotografia di Roma
"Cronache Siciliane", Convitto Pignatelli, Gela.
1993
"Letizia Battaglia e Franco Zecchin", Istituto Italiano di Cultura, Paris.
1992
"Letizia Battaglia e Franco Zecchin", Musèe de l'Elysèe, Lausanne.
1990
"Letizia Battaglia e Franco Zecchin", Toulose.
1989
"Croniques siciliennes", Centre National de la Photographie, Montpellier.
1987
"Croniques siciliennes", Centre National de la Photographie, Palais de Tokyo, Paris.
"Sicily and the Mafia", Intenational Museum of Photography, Rochester, USA.
1986
"The Stage and the Men, Pirandello' s Sicily", Boston.
"Nella terra della Mafia", Galleria Rondìni, Osimo.
1984
"Guzel Turchia", Diaframma Canon, Milano.
"Sicilia in festa", circolo culturale Bertolt Brecht, Milano.
"Disarmonia Prestabilità", Milano. Palermo non milano
1985
"Nella terra della Mafia", Galleria il Diaframma Canon, Milano.
1979
"Mafia oggi". Mostra itinerante. Centro siciliano di documentazione Giuseppe impastato, diretto da Umberto Santino


Sarà possibile partecipare a quattro visite guidate intitolate “Intorno a Letizia”. Le visite, condotte da ospiti speciali, sono state ideate per far conoscere in profondità la persona e l’opera di Letizia Battaglia:

  • Domenica 5 gennaio 2020 h. 11:00
    Vincenzo Argentieri
  • Mercoledì 8 Gennaio 2020 h. 18:00
    Filippo La Mantia
  • Sabato 11 gennaio 2020 h. 11:00
    Antonio Marras e Francesca Alfano Miglietti
  • Domenica 12 gennaio 2020 h. 11:00
    Denis Curti

Fotocontest "Letizia Battaglia. Persone"
Il primo contest ha per oggetto il tema "persone", soggetto centrale di tutta l’opera di Letizia Battaglia, dai racconti di mafia, alle rivolte di piazza, ai ritratti di strada.
Fotocontest "Letizia Battaglia. Progetti"
Questo contest è ispirato dalle riflessioni di Letizia Battaglia sul proprio archivio fotografico e su come alcune fotografie assumano un significato diverso se viste con occhi di oggi.I partecipanti potranno riaprire i propri archivi personali, scegliere una foto, e scattarne una simile che, se messa a confronto con la prima, possa rinnovarne il significato, creando così un piccolo “progetto” fotografico.


Letizia Battaglia. Storie di strada
A cura di: Francesca Alfano Miglietti
Enti Promotori: Comune di Milano - Cultura, Palazzo Reale, Civita Tre Venezie

Promossa da: Fondazione di Venezia 
Dal 5/12/2019 al 19/01/2020
Orari
: Lun: 14:30 - 19:30; Mar: 09:30 - 19:30; Mer: 09:30 - 19:30; Gio: 09:30 - 22:30; Ven: 09:30 - 19:30; Sab: 09:30 - 22:30; Dom: 09:30 - 19:30

Biglietti: (audioguida inclusa / prevendita esclusa) Intero € 13
Open € 15; Abbonam. Musei Lombardia € 10; Ridotto € 11; Ridotto speciale € 6; Biglietto Famiglia: 1 o 2 adulti € 10 / ragazzi dai 6 ai 14 anni € 6; Ultimo ingresso un' ora prima della chiusura
Info e prenotazioni: T. 199151121 (attivo dal lunedì al venerdì 9.00-18.00; sabato 9.00 - 12.00); dall’estero: +39 0289096942 - mostre@civita.it
Uffici stampa:

Civita - Ombretta Ambra Roverselli:  roverselli@civita.it
T. +39 0243353527; M. +39 3495925715
Comune di Milano - Elena Conenna - elenamaria.conenna@comune.milano.it

Palazzo Reale
Piazza del Duomo, 12
Milano

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Canova | Thorvaldsen. La nascita della scultura moderna, Gallerie d’Italia – Piazza Scala, Milano, dal 25/10 al 15/03/2020


 

Le Gallerie d’Italia - Piazza Scala, sede museale di Intesa Sanpaolo a Milano, presentano dal 25 ottobre 2019 al 15 marzo 2020 la mostra Canova | Thorvaldsen. La nascita della scultura moderna, a cura di Stefano Grandesso e Fernando Mazzocca.
Realizzata in collaborazione con il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo e con il Museo Thorvaldsen di Copenaghen, l’esposizione è resa possibile grazie all’apporto di prestiti fondamentali concessi da musei e collezioni private italiani e stranieri, solo per citarne alcuni: la Biblioteca Apostolica Vaticana, le Gallerie degli Uffizi di Firenze, il J. Paul Getty Museum di Los Angeles, il Museo Nacional del Prado di Madrid, la Pinacoteca di Brera e la Pinacoteca della Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, il Metropolitan Museum di New York, le Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma, le Gallerie dell'Accademia di Venezia.
Un consistente nucleo di opere proviene inoltre dal Museo e Gypsotheca Antonio Canova di Possagno, promotore delle celebrazioni canoviane, che sono iniziate a luglio 2019 - a 200 anni dalla posa della prima pietra del Tempio di Possagno - e si concluderanno il 13 ottobre 2022, data che segna i due  secoli dalla morte dell’artista.

Giovanni Bazoli, Presidente Emerito di Intesa Sanpaolo«Questa mostra rappresenta un traguardo di grande significato nel percorso di valorizzazione dell’arte e della cultura italiana  intrapreso dalle nostre Gallerie d’Italia. È un percorso che assume sempre maggiore rilevanza internazionale. Per la prima volta sono presentate al pubblico in un confronto diretto le opere dei due grandi scultori, l’italiano Canova e il danese Thorvaldsen. La realizzazione di questo ambizioso progetto è stata resa possibile dalla collaborazione prestata alle nostre Gallerie d’Italia da due musei di prestigio mondiale, l’Ermitage di San Pietroburgo e il Museo Thorvaldsen di Copenaghen. Grazie ad essi sarà possibile ammirare, in un accostamento e dialogo del tutto inedito, alcuni tra i maggiori capolavori dell’arte di tutti i tempi. La nostra banca conferma anche con questa mostra l’orgoglio di trasfondere in un impegno quotidiano la propria fiducia nei valori universali della cultura e della bellezza.»

La mostra propone il confronto, mai tentato prima, tra i due grandi protagonisti della scultura moderna in età neoclassica e romantica: l’italiano Antonio Canova (1757-1822) e il danese Bertel Thorvaldsen (1770-1844), i due “classici moderni” in grado di trasformare l’idea stessa della scultura e la sua tecnica, creando opere immortali, diventate popolari e riprodotte in tutto il mondo.
Il terreno su cui si affrontarono originariamente i due illustri maestri è stato il suolo romano, dove svolsero entrambi una buona parte della loro carriera: Canova giunse a Roma nel 1781 e vi morì nel 1822, mentre Thorvaldsen vi si insediò a partire dal 1797 per i successivi quarant’anni. Qui, i due artisti ingaggiarono una delle più note e produttive sfide su identici temi e soggetti che regaleranno all’arte alcuni capolavori: le figure della mitologia classica, come Amore e Psiche, Venere, Paride, Ebe, le Grazie, rappresentavano nell’immaginario comune l’incarnazione dei grandi temi universali della vita, come il breve percorso della giovinezza, l’incanto della bellezza, le lusinghe e le delusioni dell’amore.
Il plauso con cui vennero entrambi accolti dalla critica coeva è emblema di una civiltà che guardava all’antico, ma che aspirava nello stesso tempo alla modernità, dualità che seppero magistralmente interpretare e guidare: Canova era stato l’artista rivoluzionario, capace di garantire alla scultura un primato sulle altre arti, nel segno del confronto e del superamento dell’antico; Thorvaldsen, guardando all’opera e alla strategia del rivale, si era ispirato a un’idea della classicità più severa e austera, avviando una nuova stagione dell’arte nordica, ispirata alle civiltà mediterranee.
Entrambi avevano saputo emanciparsi dal vincolo che la committenza poneva tradizionalmente alla scultura a causa dei costi elevati del marmo o del bronzo, fondando grandi studi che avevano le dimensioni di complesse officine, con numerosi collaboratori e allievi: con le innovazioni tecniche introdotte da Canova e utilizzate su larga scala da Thorvaldsen - creazione di un modello in gesso prima della statua in marmo – lo scultore acquisiva infatti per la prima volta la libertà di esprimere nella statua, ideata senza commissione, la propria poetica.

Attraverso oltre 160 opere divise in diciassette sezioni la mostra intende documentare la  straordinaria complessità delle creazioni di Canova e Thorvaldsen, destinate ad un collezionismo di alto profilo sia italiano sia internazionale, e l’enorme seguito che la loro scultura ebbe, proponendo continui confronti con gli altri artisti di ogni nazionalità.

  1. La prima sezione affronta il tema deL’immagine dell’artista. Gli autoritratti, con i lavori eseguiti dai due artisti in tre momenti: all’inizio della loro carriera, quando si erano ormai affermati, e quelli realizzati in maturità. Canova si è rappresentato sia come scultore che come pittore in una serie di dipinti. Thorvaldsen ci ha lasciato in alcuni disegni un’immagine più intima del suo volto dai lineamenti romantici. Ma i due ritratti ufficiali sono quelli in cui si sono raffigurati in due busti di carattere eroico, cioè di dimensioni maggiori del vero, all’antica: due ritratti autocelebrativi, proiettati in una dimensione senza tempo, ma animati anche da una grande carica introspettiva.
  2. Si prosegue con la sezione deGli studi di Canova e di Thorvaldsen a Roma, con una serie di opere che rimandano alle vere e proprie officine in cui operavano i due maestri nel centro di Roma: in mostra i lavori di Francesco Chiarottini, Johan Vilhelm Gertner, Hans Ditlev e Christian Martens, Gaetano Matteo Monti, Friedrich Nerly, Ferdinand Richardt, Pietro Tenerani, che testimoniano come lo studio sia diventato per Canova e Thorvaldsen una sorta di museo dell’artista, dove esporre il proprio operato e i modelli in gesso da copiare. Le sezioni seguenti, dedicate airitratti, per lo più a quelli tributati ai due scultori, testimoniano un fenomeno che per numero e qualità non ha eguali nella storia dell’arte, giustificato dall’ammirazione di cui furono oggetto. Canova vi appare contemporaneamente come l’artista di fama universale e la personificazione dell’identità nazionale italiana. Thorvaldsen, il Fidia nordico, è il riferimento per la rinascita dell’arte germanica e nordica in generale.
  3. Nella terza sezione,La gloria di Canova, una serie di effigi, opere di Andrea Appiani, Giuseppe Bossi, Giovanni Ceccarini, Hugh Douglas Hamilton, Angelica Kauffmann, John Jackson, Giovanni Battista Lampi Junior, Thomas Lawrence, Ludovico Lipparini, hanno come soggetto Antonio Canova, immagini molto diverse tra loro che rivelano la grandezza dell’artista, a volte rappresentato accanto alle sue opere, e l’ammirazione nei suoi confronti. Emblematica è la statua monumentale, posta al centro di questa sezione, in cui Canova non appare in abiti moderni come negli altri ritratti, ma seduto e seminudo con un corpo atletico, con accanto la testa antica del cosiddettoGiove di Otricoli.
  4. Si prosegue conRitratti in scena, che riunisce i ritratti di carattere celebrativo tra cui quelli dei due artisti in posa nei loro abiti cerimoniali (tre di Rudolph Suhrlandt e uno di Jacob Munch), ma anche le opere di François Xavier Fabre con Ugo Foscolo, Vittorio Alfieri, Antonio Canova identificati come le grandi glorie d’Italia; laVenere Italica e il ritratto di Maria Luigia d’Asburgo e il gesso per il Monumento a Vittorio Alfieri, tutti di Canova, segnano l’ultima grande stagione del ritratto allegorico come apoteosi all’antica.
  5. Una particolare attenzione è dedicata nella quinta sezione,Icone popolari. L’immagine moltiplicata dei capolavori, alla circolazione delle riproduzioni eseguite da altri artisti in tutti i materiali e tecniche, dalle riduzioni in bronzo alle incisioni. Accanto ai due rilievi in cera di Canova e al ritrattino in cera di Thorvaldsen di Giovanni Antonio Santarelli, oltre alle cinque cere di Benedetto Pistrucci, riproduzioni da opere di Antonio Canova, figurano una medaglia in oro di Christen Christensen con l’immagine di Thorvaldsen sul recto eGalatea presenta la Danimarca a Cupido con la lira di Thorvaldsen sul verso, a confronto con una medaglia in bronzo di Giuseppe Girometti con soggetto Canova.

Un posto di rilievo viene accordato alle riduzioni in bronzo dorato usate come eccezionali pezzi d’arredo: mentre Desiderio Cesari ritrae con questa tecnica il maestro danese, viene esposto in mostra uno dei soggetti prediletti da Canova, un’Ebe eseguita dalla manifattura Strazza e Thomas, a confronto con quella eseguita su modello di Pietro Galli, da Thorvaldsen, da Wilhelm Hopfgarten e Benjamin Ludwig Jollage, di cui viene esposto anche Giasone con il vello d'oro. Concludono la sezione le litografie a soggetto religioso e ritratti in stile neoclassico di Michele Fanoli provenienti dalla Biblioteca Nazionale Braidense, che furono pubblicate e diffuse in tutto il mondo, testimoniando la vastità e la versatilità della produzione di Canova.

  1. Nella sesta sezioneLa gloria di Thorvaldsen, intorno all’effigie monumentale a figura intera dell’Autoritratto con la statua della Speranza, dove l’artista seppe far rivivere la misteriosa bellezza dell’arte greca di età arcaica, troviamo effigi che lo ritraggono o che riproducono le sue opere di Karl Begas, Ditlev Conrad Blunck, Vincenzo Camuccini, Johan Vilhelm Gertner, Alessandro Puttinati, Carl Adolf Senff, Horace Vernet, Carl Christian Vogel von Vogelstein ed Emil Wolff: l’immagine di Thorvaldsen divenne straordinariamente popolare, alimentando il mito dello scultore che, venuto dal Nord, si era fatto interprete di un ideale classico e mediterraneo di bellezza.
  2. Il primato della scultura e la celebrazione del geniosi sofferma sulla fortuna che il genere scultoreo assunse grazie a Canova e Thorvaldsen, testimoniata sia sul piano illustrativo sia allegorico, su marmo e su tela, da Giuseppe Borsato, Carl Dahl, Giacomo De Maria, Julius Exner, Constantin Hansen, Leopold Kiesling, Tommaso Minardi, Giuseppe Sabatelli, L.A. Smith, Fritz Westphal.

Le allegorie di derivazione classica sono state utilizzate per celebrare il potere delle arti ed in particolare della scultura come quella che più di tutte riesce a imitare e gareggiare con la Natura, creando figure tridimensionali capaci di vivere nello spazio. Non mancano i ritratti di Canova dove viene celebrato nelle solenni cerimonie officiate per la sua morte, vissuta come un lutto nazionale, e nei monumenti che lo ricorderanno come il genio universale. Anche Thorvaldsen, al suo ritorno a Copenaghen, fu festeggiato come un dio e gli fu dedicato un museo personale, onore mai prima di allora concesso ad un artista in vita.

  1. Nel grande salone centrale, attorno cui si impernia l’esposizione,Le Grazie e la danza, la sezione dedicata al sensazionale confronto, mai proposto prima, tra i due celeberrimi capolavori, i due gruppi marmorei de Le Grazie dove Canova e Thorvaldsen hanno espresso meglio il proprio ideale di bellezza. Al concetto di grazia come movimento, varietà e sentimento del gruppo di Canova proveniente dall’Ermitage, Thorvaldsen risponde ribadendo il suo ideale austero di casta semplicità con Le Grazie con Cupido, dal Thorvaldsens Museum. Queste due opere sono circondate da una coreografia di quattro figure in cui Canova, Thorvaldsen e un loro seguace, Gaetano Matteo Monti, hanno rappresentato il motivo della danza, grande novità perché tema mai affrontato prima in scultura.
  2. I ritratti come specchio di un’epocaripercorre la vasta produzione ritrattistica in marmo di Canova e di Thorvaldsen, restituendo l’immagine dei personaggi più in vista del tempo, sovrani, aristocratici, collezionisti, artisti e letterati che vollero farsi immortalare in sembianze idealizzate. Nonostante l’idealizzazione, questi volti non appaiono freddi, ma animati da una straordinaria capacità di rendere la psicologia dei personaggi.
  3. Altra tematica cara ai due scultori si trova esemplificata nella sezioneVenere e il trionfo della bellezza. Canova, Thorvaldsen e il loro seguace Mathieu Kessels sono messi a confronto nella rappresentazione di Venere, la dea dell’amore. Soprattutto Canova ha prediletto questo soggetto, rappresentando in diverse statue, leggermente diverse l’una dall’altra, il motivo di Venere che uscendo dal bagno cerca di coprirsi da sguardi indiscreti. Intendeva così rendere l’emozione che si prova ogni volta alla comparsa della bellezza. La dea di Canova appare più donna e quindi più sensuale rispetto a quella di Thorvaldsen che, nella sua nudità assoluta, rimane una divinità: una Venere vincitrice che, perfettamente immobile, esibisce trionfante il pomo della vittoria assegnatale nella celebre gara.
  4. L’undicesima sezione,Amor vincit omnia. La rappresentazione d’Amore, prende in esame uno dei temi più amati dalla scultura e dalla pittura tra Neoclassicismo e Romanticismo, ovvero quello di Amore o Cupido. Simbolo di grazia sensuale, bellezza intatta e innocente, con il corpo di un adolescente o di un bambino, la figura di Cupido offriva un’occasione di virtuosismo unica nella rappresentazione delle ali, che rendono queste immagini straordinariamente seducenti.

Thorvaldsen e il suo seguace Wolff raffigurano Amore come una divinità vittoriosa e fiera del proprio trionfo, rendendo così la potenza di questo sentimento universale, dominante sulla vita e sul destino dell’uomo. Particolarmente apprezzati e richiesti sono stati i bassorilievi in cui Thorvaldsen ha saputo rendere con infinita grazia l’antico mito di Amore bambino consolato da Venere o come emblema, insieme a Bacco o Anacreonte, delle stagioni, dove la bellezza giovanile è indagata insieme alle risorse allegoriche del mito, a simboleggiare che c’è sempre un tempo per amare.

Nell’Apollo che si incorona, esperimento giovanile di Canova eseguito nell’atelier di Roma nel 1781-82 e conservato oggi al Getty Museum di Los Angeles, e nell’Apollino riscoperto di recente, si ritrova più accentuata l’attenzione al movimento. In mostra anche le opere su tela di José Álvarez Bouquel, Francesco Hayez, C.F. Høyer, Mathieu Kessels, Joseph Paelinck, Julien de Parme, Emil Wolff. Sulla scia di Cupido, si inseriscono le due sezioni interamente dedicate ai soggetti prediletti dai due scultori: la dodicesima ad Amore e Psiche e la tredicesima ad Ebe.

  1. Nella prima,Nel segno della grazia. Amore e Psiche, il tema viene declinato nelle opere su tela e in marmo di Giovanni Maria Benzoni, Agostino Comerio, François Pascal Simon Gérard, Felice Giani, Johan Tobias Sergel che incorniciano il celebre gruppo canoviano dell’ErmitageAmore e Psiche stanti insieme alla Psiche con il vaso di Thorvaldsen. L’abbraccio dei due amanti è reso nei due gruppi in marmo di Canova e Thorvaldsen in maniera molto diversa. Mentre nel primo la loro attenzione appare concentrata sulla farfalla, individuata come l’emblema dell’anima, nel secondo il loro sguardo è rivolto al vaso, identificato come oggetto misterioso ed elemento chiave del mito. Rispetto alla sensualità coinvolgente della creazione canoviana, l’opera dello scultore danese appare caratterizzata da una grazia più distaccata.
  2. Nella seconda,Figure in volo. Ebe coppiera degli dei, i lavori di Vincenzo Camuccini, Gavin Hamilton, John Gibson, Gaspare Landi, Pietro Tenerani offrono spunti di approfondimento dell’Ebe canoviana dell’Ermitage e dei tre lavori (statue e rilievi) di Thorvaldsen in cui compaionoEbe, Ercole, Nemesi e Giove. La figura di Ebe, identificata come simbolo di eterna giovinezza, non ha avuto, diversamente da Venere, Amore e Psiche, una tradizione iconografica che risalisse all’antichità cui Canova e Thorvaldsen potessero ispirarsi. In epoca neoclassica Ebe ha avuto notevole fortuna in pittura soprattutto tra gli artisti inglesi come dimostra l’esempio di Gavin Hamilton, considerato uno dei primi sostenitori di Canova. Rispetto alla straordinaria forza dinamica della statua di Canova seminuda e con le vesti trasparenti che il vento fa aderire al corpo, risalta l’immobile castità della Ebe di Thorvaldsen, chiusa nella sua malinconica e spirituale bellezza.
  3. Un capitolo a parte,I grandi mecenati. Napoleone e Sommariva, si sofferma sulla committenza dei due maestri: mecenati come Napoleone e la sua famiglia e il grande collezionista lombardo Giambattista Sommariva, che acquisì numerose statue di Canova ed ebbe da Thorvaldsen il suo capolavoro,Il trionfo di Alessandro in Babilonia, commissionato da Napoleone per il Quirinale ma poi eseguito per la villa di Tremezzo sul lago di Como. Grazie a Sommariva e ad altri committenti, entrambi gli artisti ebbero con Milano un rapporto privilegiato. Ritraendo Napoleone, Canova ha cercato di rendere il fascino dell’eroe, dell’uomo del destino, mentre Thorvaldsen ha divinizzato l’imperatore rappresentandolo come Giove con l’aquila. Sommariva è rappresentato nel magnifico ritratto di Prud’hon ispirato a quelli di grandi collezionisti inglesi che si erano fatti ritrarre da Batoni insieme alle statue antiche ammirate a Roma.
  4. Si prosegue sui temi cari a Thorvaldsen, conL’incanto dell’eterna giovinezza. Ganimede: il soggetto prediletto dal maestro, complementare a quello di Ebe, non è mai stato considerato da Canova. Il danese ne ha fatto l’immagine al maschile di una bellezza adolescenziale simbolo di eterna giovinezza, sperimentando diversi modi di rappresentarlo, influenzando i pittori e gli scultori contemporanei, come nel caso delle opere di Camillo Pacetti, presentate in mostra.
  5. L’eredità romantica. Il pastore erranteriassume, con opere dedicate alla bellezza naturale e al carattere sentimentale dei soggetti arcadici e pastorali di Hippolyte Flandrin, John Gibson, Aleksandr Andreevic Ivanov e Bertel Thorvaldsen, l’eredità degli stilemi e dei modelli di universalità senza tempo del linguaggio di Canova e Thorvaldsen. Qui, alle sembianze più idealizzate di Ganimede, si sostituiscono quelle più naturali del Pastorello che nella versione della Manchester Art Gallery posa ancora sul suo piedistallo originale disegnato da Flaxman.

Nel Fauno rappresentato dal migliore seguace di Thorvaldsen, Pietro Tenerani, seduce la verosimiglianza al vivo mentre suona una musica che sembra addolcire le sue membra. Allo stesso modo, il sonno conferisce un sentimento di malinconia alla figura abbandonata e sognante del pastore di Gibson. Lo stesso languore lo ritroviamo nel Giovane pastore dipinto da Flandrin, nostalgico di un’Arcadia perduta.

  1. Rientra nel percorso espositivo, concludendolo, la splendida serie di 13 bassorilievi in gesso di Canova permanentemente esposti alle Gallerie d’Italia e appartenenti alla collezione dell’Ottocento della Fondazione Cariplo. Essi immortalano scene mitiche e rappresentazioni di alcuni precetti della filosofia socratica. Il catalogo della mostra è edito da Edizioni Gallerie d’Italia | Skira e contiene saggi di Leticia Azcue Brea, Margrethe Floryan, Stefano Grandesso, Mario Guderzo, Elena Karceva, Fernando Mazzocca, Stig Miss, Laila Skjothaug.

Canova | Thorvaldsen. La nascita della scultura moderna
Dal 
25/10/2019 al 15/03/2020

Orari: dalle 09.30 alle 19.30 (giovedì chiusura alle ore 22:30) - Chiuso lunedì.
Biglietto: intero 10 euro, ridotto 8 euro, ridotto speciale 5 euro. È prevista una riduzione reciproca con la mostra Canova. I volti ideali alla Galleria d’Arte Modena (GAM): il biglietto d’ingresso della prima mostra visitata dà diritto all’ingresso ridotto a 8 euro alla seconda esposizione.
Gratuità: convenzionati, scuole, minori di 18 anni e ogni prima domenica del mese.
Informazioni: numero verde 800 167619 - info@gallerieditalia.com - www.gallerieditalia.com - #canovamilano
Uffici Stampa: Intesa Sanpaolo, Ufficio Media Attività Istituzionali, Sociali e CulturaliSilvana Scannicchio - T. 335 7282324 - stampa@intesasanpaolo.com
Ufficio Stampa Maria Bonmassar - T. 06.4825370 - 335.490311 - ufficiostampa@mariabonmassar.com

Gallerie d’Italia
Piazza Scala
Piazza della Scala, 6
Milano

 

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Guggenheim. La collezione Thannhauser. Da Van Gogh a Picasso, Palazzo Reale, Milano, dal 17/10/2019 al 1/03/2020

La mostra Guggenheim. La collezione Thannhauser, da Van Gogh a Picasso a Palazzo Reale dal 17 ottobre 2019 al 1° marzo 2020, presenta circa cinquanta capolavori dei grandi maestri impressionisti, post-impressionisti e delle avanguardie dei primi del Novecento, tra cui Paul Cézanne, Pierre-Auguste Renoir, Edgar Degas, Paul Gauguin, Edouard Manet, Claude Monet, Vincent van Gogh e un nucleo importante di opere di Pablo Picasso.
La mostra racconta la straordinaria collezione che negli anni Justin K. Thannhauser costruì per poi donarla, nel 1963, alla Solomon R. Guggenheim Foundation, che da allora la espone in modo permanente in una sezione del grande museo di New York.
Promossa e prodotta dal Comune di Milano Cultura, Palazzo Reale, MondoMostre Skira e organizzata in collaborazione con The Solomon R. Guggenheim Foundation, New York, la mostra è curata da Megan Fontanella, curatrice di arte moderna al Guggenheim.
L’assessore alla Cultura Filippo Del Corno: “In questa mostra si intrecciano una grande storia di collezionismo che ha attraversato tutto il ventesimo secolo, la volontà di un importante museo di New York che offre a Milano l’opportunità di ammirare i suoi capolavori senza attraversare l'oceano e l’impegno di Palazzo Reale nel proporre ogni anno una mostra in grado di raccontare le collezioni dei più prestigiosi musei di tutto il mondo . Una combinazione perfetta che arricchisce l’offerta culturale dell’estate milanese”.
È la prima volta che i più importanti capolavori della collezione Thannhauser del Guggenheim arrivano in Europa: dopo la prima tappa al Guggenheim di Bilbao e la seconda all’Hotel de Caumont di Aix-en-Provence, Palazzo Reale a Milano rappresenta la tappa conclusiva della mostra, dopo la quale queste splendide opere ritorneranno a New York. Si tratta dunque di un’occasione unica e irripetibile per ammirare lavori di eccezionale qualità di grandi maestri della pittura europea sinora mai esposti fuori dagli Stati Uniti.
Tra le opere presentate a Milano troviamo dunque due dipintidi Pierre-Auguste RenoirDonna con pappagallino (1871) e Natura morta: fiori (1885); quattro dipintidi Georges Braque, tra cui Paesaggio vicino ad Anversa (1906), Chitarra, bicchiere e piatto di frutta su un buffet (1919), Teiera su fondo giallo (1955) appartenuti a Thannhauser, a confronto con Natura morta (1926-1927) di proprietà del Guggenheim. 
Di Paul Cézanne sono esposte sei opere, tra cui quattro dei Thannhauser – i due paesaggi Dintorni del Jas de Bouffan (1885-1887) e il magnifico Bibémus (1894-1895), luoghi nei dintorni della Montagna Sainte-Victoire, dove l’artista aveva affittato un capanno per dipingere in solitudine,  usando i colori della Provenza e le due nature morte, Fiasco,  bicchiere 
e vasellame (c. 1877) e Piatto di pesche (1879-1880) – messi a confronto con un altro paesaggio e al celebre Uomo con le braccia incrociate (c. 1899), prima opera di Cézanne acquisita dal Guggenheim nel 1954, che fece all’epoca molto scalpore per il prezzo pagato di 97.000 dollari. 
 Thannhauser aveva collezionato varie opere di Edgar Degas, delle quali in mostra sono esposte tre splendide sculture in bronzo realizzate tra la fine dell’Ottocento e il primo decennio del Novecento: Ballerina che avanza con le braccia alzate, Danza spagnola e Donna seduta che si asciuga il lato sinistro. Dei primi anni del Novecento è un altro bellissimo bronzo: Donna con granchiodi Aristide Maillol. Nel 1928 la galleria Thannhauser di Berlino aveva organizzato una grande retrospettiva di Paul Gauguin: a Milano arriva un suo meraviglioso paesaggio Haere Maidel 1891, dipinto a Tahiti, che riflette l’idealizzazione romantica di un paradiso puro che sedusse molti europei al finire dell’Ottocento. 
Altro celebre artista collezionato da Thannhauser è stato Edouard ManetDavanti allo specchio(1876) è uno dei dipinti più importanti della collezione dove il pittore ritrae una nota cortigiana, l’amante dell’erede al trono olandese, di spalle con il corsetto semiaperto; si tratta di un quadro molto intimo,  dalle pennellate libere e sfumate che creano l’impressione di una immagine fugace. Accanto a questa troviamo Donna col vestito a righe (c. 1877-1880), all’epoca lasciata incompiuta da Manet e pesantemente alterata: a Milano è esposta dopo un accurato restauro concluso nel 2018 che ha rivelato le rapide pennellate dell’artista e una splendida stoffa blu-viola. Di Claude Monet è esposto il bellissimo paesaggio italiano, Il Palazzo Ducale, visto daSan Giorgio Maggiore(1908), donato al Guggenheim da Hilde Thannhauser.
Di Vincent van Gogh sono presenti tre opere: Le viaduc (1887), profondamente influenzato da artisti francesi impressionisti e postimpressionisti e restaurato nel 2018 a cura del Guggenheim; Paesaggio innevato (1888) e Montagne a Saint-Rémy (1889).
 Un capitolo a parte meritano le opere di Pablo Picasso, grande amico di Justin Thannhauser: in mostra troviamo ben tredici opere, di cui dodici dei Thannhauser e una, Paesaggio di Céret (1911), del Guggenheim; si va dal 1900 al 1965 con quadri straordinari: Le Moulin de la GaletteIl torero (1900); Al CaffèIl quattordici luglio (1901), opere dipinte dall’artista ventenne nel corso del suo primo soggiorno a Parigi; Fernanda con la mantella nera (c. 1905) di ispirazione fauvista; Donna in poltrona(1922) ispirata alla statuaria antica; la strepitosa Donna con i capelli gialli (1931), ritratto di Marie-Thérèse Walter, altro highlight della collezione che mostra un rinnovamento radicale nella pittura di Picasso; Natura morta: fruttiera e caraffa (1937); Natura morta: frutti e vaso (1939); Giardino a Vallauris (1953); Due piccioni dalle ali spiegate (1960) e L’aragosta e il gatto (1965), che riporta un’affettuosa dedica dell’artista al suo amico collezionista: l’opera fu infatti il regalo di nozze di Picasso ai coniugi Thannhauser.
Insieme alle magnifiche opere della collezione Thannhauser,la Guggenheim Foundation ha scelto, per arricchire maggiormente la mostra e dimostrare la profonda convergenza tra le due collezioni, di esporre alcuni altri prestigiosi lavori degli stessi celebri artisti o di altri grandi maestri.

 A Milano sono dunque presentate: di Henri Rousseau Gli artiglieri (c. 1893-1895) e I giocatori di football(1908), già posseduto da Justin Thannhauser nel 1910 e poi venduto; di Georges Seurat tre magnifici quadri a tema rurale realizzati tra il 1882 e il 1883: Contadine al lavoroContadino con la vangaContadina seduta nell’erba; di Robert Delaunay La città(1911), che fece parte della prima mostra del Cavaliere azzurroorganizzata a Monaco da Thannhauser nel 1911-12; di André Derain Ritratto di giovane uomo(c. 1913-1914); di Juan Gris Le ciliegie(1915); di Vasily KandinskyMontagna blu(1908-1909), quadro fondamentale nel percorso dell’artista, molto amato da Solomon R. Guggenheim che fu un grande collezionista di Kandinsky di cui il Museo possiede più di 150 opere; di Paul Klee - altro esponente del Cavaliere azzurro, di cui Thannhauser aveva organizzato nel 1911 a Monaco la prima mostra in Germania - Letto di fiori (1913) dove il soggetto naturalista viene dissimulato utilizzando forme frammentate dai colori dissonanti; di Franz Marc, altro artista del gruppo, Mucca gialla (1911); di Henri Matisse Nudo, paesaggio soleggiato(c. 1909-1912).
Se la Collezione Thannhauser rappresenta dunque un gioiello per il Museo Guggenheim che, votato soprattutto all’arte astratta, all’inizio degli anni Sessanta contava su un piccolo numero di opere impressioniste e postimpressioniste, a sua volta il museo americano con questa mostra omaggia il grande collezionista tedesco portando in Europa opere di eccezionale qualità e di grande importanza nel percorso creativo di ciascun artista.
Dopo aver vissuto per cinquecento anni in Germania - aveva dichiarato Justin Thannhauser dopo aver perso i figli e la prima moglie - la mia famiglia è ora estinta. Per questo desidero donare la mia collezione”. Nel 1963 con questo gesto filantropico “l’opera di tutta la mia vita trova infine il suo significato”.
Al Museo Guggenheim questa meravigliosa collezione viene ammirata ogni giorno da centinaia di americani e di turisti in visita nell’edificio-culto realizzato da Frank Lloyd Wright; a Milano per alcuni mesi queste opere straordinarie rendono nuovamente omaggio al ruolo di questa famiglia nella difesa e nella promozione degli artisti di avanguardia europei durante oltre mezzo secolo.


La storia della collezione Thannhauser
Nel 1905 Heinrich Thannhauser, mercante d’arte ebreo padre di Justin, apre la prima galleria a Monaco e nel 1908 presenta una delle più grandi retrospettive dedicata a Van Gogh in Germania. 
Dal 1909 è affiancato dal giovane figlio Justin, che diventerà man mano il protagonista di tutta l’attività per l’organizzazione di mostre nelle varie gallerie aperte in Europa e l’acquisto di opere d’arte. Nel 1911-12 viene presentata la prima esposizione del gruppo Der Blaue Reiter(Il Cavaliere azzurro), e nel 1913 una delle prime grandi mostre dedicate a Picasso; inizia così una lunga amicizia tra Justin e il maestro spagnolo che durerà sino alla morte dell’artista nel 1973.  
 Durante la prima guerra mondiale Justin entra nell’esercito, sarà ferito e decorato con la croce di ferro, sposa Käthe, da cui avrà i figli Heinz e Michel. Nel 1920 Justin apre una galleria a Lucerna, insieme a suo cugino Siegfried Rosengart, e nel 1926 nella galleria di Monaco presenta una importante mostra su Degas. Nel 1927 apre una nuova galleria a Berlino. Sono di questi anni le grandi mostre dedicate a Gauguin, Matisse e Monet. 
Nel 1935 muore il padre Heinrich e nel 1937, Justin si trasferisce a Parigi aprendo una nuova galleria. 
Nel 1940 quando le truppe tedesche invadono Parigi Justin è in Svizzera e non può ritornare in Francia. Alla fine di quell’anno si imbarca a Lisbona per New York. Nel 1944 il figlio Heinz viene ucciso in guerra, l’altro figlio Michel si suicida nel 1952, mentre la moglie Käthe muore nel 1960. Due anni dopo Justin sposa Hilde Breitwisch. 
La casa newyorchese dei Thannhauser in un ventennio è diventata un luogo di eccezione dove si ritrovano grandi personaggi del mondo della cultura, dell’arte, della musica, del teatro, del cinema, della fotografia come Leonard Bernstein, Louise Bourgeois, Henri Cartier-Bresson, Marcel Duchamp, Jean Renoir e Arturo Toscanini. 
Senza eredi e condividendo appieno la promozione dell’innovazione artistica di Solomon R. Guggenheim, decide di donare al museo americano settantacinque opere della sua collezione, tra cui trenta lavori di Picasso. Nel 1965 le opere sono presentate nella sala dedicata del Museo. 
Justin Thannhauser muore nel 1976 in Svizzera a 84 anni. La seconda moglie Hilde nel 1984 dona al Museo altre 10 opere, che entrano nella collezione Guggenheim alla sua morte nel 1991.
 


Guggenheim. La collezione Thannhauser. Da Van Gogh a Picasso
Dal
17/10/2019 al 09/02/2020
Curatore
: Megan Fontanella
Enti promotori
Comune di Milano Cultura; Palazzo Reale, MondoMostre Skira; Solomon R. Guggenheim Foundation - New York

Orari: Lunedì 14.30-19.30 (dalle 9 alle 14.30 riservato alle scuole); Martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30-19.30; Giovedì e sabato 9.30-22.30. Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura
Biglietto: Intero € 14, Open € 16, Ridotto € 12, Ridotto Abbonamento Musei Lombardia € 10, Ridotto speciale € 6. Gratuito minori di 6 anni, guide turistiche abilitate con tesserino di riconoscimento, giornalisti accreditati dall'Ufficio Stampa e altre categorie convenzionate
Informazioni: +39 02 92897755 -  info@adartem.it - www.mostraguggenheimmilano.it

Palazzo Reale
piazza Duomo 12
Milano

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