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Archivi categoria : Mostre Istituzionali Milano

L’atelier di Leonardo e il Salvator Mundi, Castello Sforzesco, Milano, dal 24/01 al 19/04/2020

Dal 24 gennaio al 19 aprile 2020, la Sala dei Ducali del Castello Sforzesco di Milano accoglie la mostra “L’atelier di Leonardo e il Salvator Mundi”.
Dallo scorso 16 maggio, più di 300mila visitatori hanno già preso parte alle iniziative legate al programma “Leonardo mai visto” al Castello Sforzesco di Milano, che oggi ci riserva una nuova scoperta. Il pubblico è rimasto incantato dalla straordinaria riapertura della Sala delle Asse di Leonardo da Vinci, spiegata grazie all’installazione multimediale “Sotto l’ombra del Moro”, per poi perdersi nella Milano del Rinascimento attraverso l’altro percorso multimediale intitolato “Leonardo a Milano”.

Con l’atelier di Leonardo e il Salvator Mundi - dichiara l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno - il palinsesto per le celebrazioni del cinquecentenario della morte di Leonardo da Vinci si arricchisce di una nuova occasione per conoscere e apprezzare la straordinarietà dell’opera del genio vinciano e della sua cerchia. Siamo orgogliosi dell’enorme lavoro di ricerca e valorizzazione del patrimonio milanese di opere leonardesche che stiamo portando avanti e della risposta di pubblico che queste celebrazioni stanno riscuotendo”.
Accanto ai percorsi multimediali, una serie di mostre dossier hanno illustrato le opere grafiche di Leonardo e della sua cerchia. Se la prima, intitolata “Intorno alla Sala delle Asse. Leonardo tra Natura, Arte e Scienza”, ha subito stupito con la scoperta di un disegno inedito attribuibile a Francesco Melzi, allievo ed erede di Leonardo, con l’ultima mostra in programma le sorprese non sono finite. Recentemente, a seguito di uno studio, un altro foglio, anch’esso custodito presso il Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco e mai presentato al pubblico, è stato attribuito con certezza alla bottega di Leonardo. “Una piccola ma originale e stimolante mostra che evidenzia l’elaborazione del Salvator Mundi all’interno dell’atelier di Leonardo intorno al 1510-13 e le modalità di copia dei suoi disegni anatomici da parte degli allievi. Questa esposizione aggiungerà nuovi elementi alla fortuna cinquecentesca del Salvator Mundi in ambito lombardo grazie alla presenza di alcuni fogli inediti delle collezioni del Castello Sforzesco”, afferma Pietro C. Marani. L’esposizione, curata da Pietro C. Marani e Alessia Alberti, presenta al pubblico il foglio riscoperto, affiancandolo ad altre opere del Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco e ad importanti prestiti dalla Veneranda Biblioteca Ambrosiana.

Il disegno oggetto della mostra, che viene qui presentato all’interno di una teca in modo da consentirne la visione di entrambi i lati e dopo un intervento di restauro condotto dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, è entrato nelle collezioni civiche nel 1924 tramite un importante acquisto dal santuario milanese di Santa Maria presso San Celso.
Sul recto del foglio sono disegnate figure copiate da studi anatomici di Leonardo risalenti a differenti epoche e cronologie, dal 1487 circa al 1510-13.
L’attribuzione del foglio dimostra come gli originali del Maestro si trovassero ancora tutti nella bottega e potessero essere variamente copiati dagli allievi. Non solo, ma un paio di questi disegni anatomici, quelli rifiniti a penna e inchiostro, sono di buona qualità e sono stati tracciati seguendo un disegno sottostante a matita rossa, che potrebbe far pensare ad un primo labile tracciato di Leonardo. Sul verso del foglio, invece, una scritta a matita nera o carboncino rimanda a uno dei dipinti più dibattuti di Leonardo: “SALVTOR MUNDI”. Forse si tratta di un primo abbozzo per un’epigrafe o una scritta esplicativa da includere eventualmente nel dipinto del “Salvator Mundi” a cui Leonardo stava lavorando proprio intorno al 1510-13 circa. È questa l’epoca a cui possono perciò risalire anche alcune delle repliche del “Salvator Mundi”, fra cui quella, parziale, firmata da Gian Giacomo Caprotti detto il Salaì, datata appunto 1511, custodita oggi dalla Biblioteca Ambrosiana. Gli studi di figure e i particolari anatomici rappresentati insieme al tipo di carta, antica ma purtroppo senza filigrana, permettono di collocare la sua realizzazione nell’ambito dell’atelier di Leonardo da Vinci e di fissarne l’epoca di esecuzione verso l’inizio del secondo decennio del Cinquecento, in un momento in cui il maestro e la sua bottega stavano evidentemente elaborando il motivo iconografico del Salvator Mundi. Ne è una prova l’iscrizione sul retro del foglio, tracciata forse nel tentativo di mettere a punto un’epigrafe o un cartiglio in caratteri romani, per l’identificazione del soggetto del dipinto. Attorno al disegno sono esposti, con riferimento ai soggetti sviluppati sul recto, studi cinquecenteschi di anatomia, mentre per il soggetto a cui rimanda la scritta sul verso l’accostamento che si propone è con la variante del Salvator Mundi dipinta nel 1511 dall’allievo di Leonardo Gian Giacomo Caprotti detto Salaì e oggi conservata alla Pinacoteca Ambrosiana. Collocandosi accanto alla Sala delle Asse, la mostra vuole permettere al pubblico di immergersi all’interno dell’organizzazione del lavoro e del cantiere che ha realizzato anche la decorazione della grande Sala, dove sicuramente sono stati all’opera alcuni dei migliori allievi del Maestro.
L’atelier di Leonardo e il Salvator Mundi” fa parte del palinsesto “Milano Leonardo 500”, promosso dal Comune di Milano | Cultura in occasione dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, e rientra nel programma Leonardo mai visto, che racchiude tutte le iniziative realizzate presso il Castello Sforzesco, realizzato con il sostegno di Fondazione Cariplo, Intesa Sanpaolo, Huawei e Regione Lombardia in stretta connessione con il Comitato territoriale “Milano e l’eredità di Leonardo 1519 - 2019” e in collegamento con il Comitato Nazionale per la celebrazione dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, ed è prodotto da Civita Mostre e Musei.

L’atelier di Leonardo e il Salvator Mundi
Dal 24 gennaio 2020 al 19 aprile 2020
A cura di: Pietro C. Marani e Alessia Alberti
Orari: martedì-domenica: 9 - 17.30; ultimo ingresso ore 17 (solo visitatori già in possesso di biglietto. La biglietteria chiude alle ore 16.30) 
Biglietti:Il biglietto è unico per i Musei del Castello e per le mostre e le iniziative del programma “Leonardo mai visto”: € 10,00 intero; € 8,00 ridotto 18-25 anni e over 65; € 5,00 ogni prima domenica del mese; Gratuito under 18; Gratuito ogni primo e terzo martedì del mese dalle ore 14.

Visite guidate: Ad Artem T. 02.6597728 info@adartem.it; Opera d’Arte T. 02.45487400 info@operadartemilano.it 
Info:www.milanocastello.it; https://www.yesmilano.it/index.php/eventi/tutti-gli- eventi/leonardo-500 
Uffici Stampa

Civita: Ombretta Roverselli - T. 0243353527 - M. 3495925715 - roverselli@civita.it -  www.civita.it 
Comune di Milano: Elena Conenna - Elenamaria.conenna@comune.milano.it -  yesmilano.it


Dal 24 febbraio al 1 marzo 2020 compreso tutti gli Istituti, Archivi, Biblioteche, Musei e Mostre del Castello resteranno chiusi al pubblico, in attuazione dell'ordinanza emanata dal Ministro della Salute d'intesa con il Presidente della Regione Lombardia del 23.2.


Museo d’Arte Antica, Sala dei Ducali
Castello Sforzesco
Piazza Castello
20121 Milano

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Georges de La Tour, L’Europa della luce, Palazzo Reale, Milano, dal 07/2/ al 7/06/2020


 

La prima mostra in Italia dedicata a Georges de La Tour (1593-1652) che, attraverso mirati confronti tra i capolavori del Maestro francese e quelli di altri grandi del suo tempo (Gerrit van Honthorst, Paulus Bor, Trophime Bigot, Frans Hals e altri), vuole portare una nuova riflessione sulla pittura di genere e sulle "sperimentazioni luministiche", per affrontare i profondi interrogativi che ancora avvolgono l'opera di questo misterioso artista.
(Ri)scoperto dalla critica storico-artistica del Novecento, La Tour è stato un artista della luce, e il suo lavoro gli ha meritato, tra l’altro, il titolo di “Caravaggio francese”. Ma la sua originalità nella rappresentazione della realtà tra luce e ombra è in effetti il frutto di uno studio assolutamente originale e di una produzione coerente, che oggi, per la prima volta in Italia, viene presentata al pubblico in un allestimento suggestivo.
L’incontro tra Milano e Georges de La Tour era già avvenuto nel 2011, quando vennero esposte con grande successo a Palazzo Marino, nella ormai tradizionale mostra natalizia, due sue opere “L’Adorazione dei pastori” e “San Giuseppe falegname”. Ora, per la prima volta in Italia, Palazzo Reale ospita una retrospettiva dedicata al più celebre pittore francese del Seicento e ai suoi rapporti con i grandi maestri del suo tempo.

Georges de La Tour. L’Europa della luce”, a Palazzo Reale dal 7 febbraio al 7 giugno 2020, è promossa e prodotta dal Comune di Milano|Cultura, Palazzo Reale e MondoMostre Skira, è curata da Francesca Cappelletti e vanta un comitato scientifico composto da Pierre Rosenberg (già direttore del Louvre), Gail Feigenbaum (direttrice, Getty Research Institute), Annick Lemoine (direttore, Musée Cognacq-Jay), Andres Ubeda (vice direttore, Museo del Prado).
Un progetto espositivo reso possibile dalla rete di collaborazioni tra Palazzo Reale e ben 28 istituzioni internazionali, come la National Gallery of Art di Washington D.C., il J. Paul Getty Museum di Los Angeles, la Frick Collection di New York, il S. Francisco Fine Art Museum, il Chrysler Museum di Norfolk, la National Art Gallery di Leopoli, più una grande partecipazione delle istituzioni museali regionali francesi, come il Musée des Beaux-Arts di Nantes, il Musée du Mont-du Piété di Bergues, il Musée départemental d’Art ancien et contemporain di Epinal, il Museée des Beaux-Arts di Digione, il Musée Toulouse-Lautrec di Albi, il Musée départemental Georges de La Tour di Vic-sur-Seille, e alcuni importanti musei italiani come la Galleria degli Uffizi, la Pinacoteca Vaticana, la Galleria nazionale d’Arte Antica-Palazzo Barberini.
Un’esposizione unica considerato che in Italia non è conservata nessuna opera di La Tour e sono circa 40 le opere certamente attribuite all’artista, di cui in mostra ne sono esposte 15 (più una attribuita).

Nonostante l’alone di mistero che avvolge l’artista e la sua opera, da decenni ormai Georges de La Tour è uno dei pittori prediletti dai francesi, e non solo. Si tratta di un artista enigmatico, che ritrae angeli presi dal popolo, santi senza aureola né attributi iconografici, e che predilige soggetti presi dalla strada, come i mendicanti, dipingendo in generale gente di basso rango più che modelli storici o personaggi altolocati. I pochi quadri riconosciuti come autografi sono per lo più di piccolo o medio formato, intimi, privi di sfondo paesaggistico, notturni; e, soprattutto nella presunta ultima fase artistica, quasi dei monocromi dall’impianto geometrico, semplice ma modernissimo per l’epoca. Le sue tracce, e quelle della sua opera, si persero però durante tutto il XVIII e XIX secolo, anche a causa delle guerre per l’indipendenza che sconvolsero la sua terra natale. La sua opera venne riscoperta e catalogata dalla critica del Novecento.
La Tour ritrae angeli presi dal popolo, santi senza aureola né attributi iconografici, e predilige soggetti presi dalla strada, come i mendicanti, dipingendo in generale gente di basso rango più che modelli storici o personaggi altolocati. I pochi quadri riconosciuti come autografi sono perlopiù di piccolo o medio formato, intimi, privi di sfondo paesaggistico, notturni e, soprattutto nella presunta ultima fase artistica, quasi dei monocromi dall’impianto geometrico, semplice ma modernissimo per l’epoca.
Le tracce dell’artista e quelle della sua opera si erano persero durante il XVIII e XIX secolo, anche a causa delle guerre per l’indipendenza che sconvolsero la sua terra natale. La sua opera venne riscoperta e catalogata dalla critica del Novecento.
Per la prima volta, a Milano a Palazzo Reale, il mondo e le opere di Georges de La Tour, un mondo di immagini straordinarie, di gesti risoluti, di una interiore contemplazione che avvince ed emoziona e il cui oblio era dovuto alla straordinaria unicità della sua opera.
Il percorso della mostra è, inoltre, arricchito da opere di artisti coevi come Paulus Bor, Jan Lievens, Throphime Bigot, Frans Hals con due magnifici ritratti di apostoli, Jan van Bijlert, Gerrit Van Honthorst conosciuto in Italia come Gherardo delle Notti con la splendida Cena con sponsali dagli Uffizi, Adam de Coster, Carlo Saraceni con una bellissima Natività da Salisburgo.


Georges de La Tour, L'Europa della luce
Dal
07/2/al 7/06/2020

Curatore: Francesca Cappelletti
Enti promotoriComune di Milano Cultura, Palazzo Reale, MondoMostre Skira
Orari: 14.30–19.30; Martedì, mercoledì, venerdì e domenica: 9.30-19.30; Giovedì e sabato: 9.30-22.30
Sito ufficiale: http://www.palazzorealemilano.it

Palazzo Reale
piazza Duomo 12
Milano

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Roberto Ciaccio: La voce dei metalli, Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci, Milano, Dal 24/01 al 8/03/2020

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  • © Ph. Claudio Ciaccio | Roberto Ciaccio, La voce dei metalli, Museo Nazionale Scienza e Tecnica Leonardo da Vinci, Milano, 2019
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  • Roberto Ciaccio

Da venerdì 24 gennaio a domenica 8 marzo 2020 il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano ospita La voce dei metalli, mostra monografica di Roberto Ciaccio (Roma 1951 - Milano 2014) a cura dell’Archivio Roberto Ciaccio con la collaborazione di Kurt W. Forster, architetto, professore e storico dell’arte, Silvia Mascheroni, storica dell’arte, e del poeta Tomaso Kemeny.
L’esposizione mette in luce un aspetto particolare del percorso creativo dell’artista: la realizzazione di opere su metallo. Le grandi opere in mostra, lastre di metalli diversi – ferro, rame, ottone, zinco - con la loro fisicità e cromia instaurano luminose corrispondenze con gli ambienti del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia, creando una sottile trama di rimandi materici e assonanze musicali tra opere d’arte e oggetti della tecnica.

© Ph. Claudio Ciaccio | Roberto Ciaccio, La voce dei metalli, Museo Nazionale Scienza e Tecnica Leonardo da Vinci, Milano, 2020

Un percorso innovativo nella sua modalità espositiva induce i visitatori a scoprire una diversa identità dei materiali e del tempo: a partire dalle opere disposte accanto all’enorme centrale termoelettrica Regina Margherita (1895 acciaio, ferro, ghisa neri), proseguendo per quelle esposte lungo il binario del padiglione Ferroviario, come tappe di un viaggio simbolico della vita e della vita per l’arte di Roberto Ciaccio dal 1971 al 2013 - anno della sua ultima grande mostra monografica a Genova.
Attraverso una costante e approfondita ricerca, riflessione, sperimentazione Roberto Ciaccio ha realizzato opere complesse, ricche di un’intensa espressività, il cui linguaggio tra pittura e scultura, tra sfumature liriche, risonanze musicali e contenuti filosofici ci svela un aspetto importante della attualità dell’arte astratta.
L’esposizione attraversa gli spazi del Museo in cerca di un incontro ideale tra passato e presente, tra funzionalità e realtà estetica del metallo in un dialogo continuo tra luogo della scienza e luogo dell’arte. A testimonianza di questo dialogo si inserisce a fine percorso una serie di fotografie, opere di Claudio Ciaccio, che si ispirano e reinterpretano le opere del padre.
La mostra è corredata di un catalogo a cura dell’Archivio Roberto Ciaccio, dedicato al filosofo Remo Bodei, mancato recentemente, più volte curatore di precedenti mostre e amico di Ciaccio.
Il volume è edito da Corraini Edizioni su progetto grafico di Origoni Steiner Architetti Associati.
Dimensioni: 24.0 x 26.0 cm
Lingue: italiano e inglese
Rilegatura: brossura
Pagine: 168
1a edizione: 01/2020
ISBN: 9788875708283
Prezzo: €.30.00

Il progetto è realizzato dall’Associazione Archivio Roberto Ciaccio con il supporto di Villa Imperiale Pesaro, Fondazione Angelo Gianni Baggi, e gli sponsor tecnici Ciaccio Arte, FiberEUse e Bordeauxpertutti.

Roberto Ciaccio (Roma 1951-Milano 2014) - La specificità e la singolarità delle opere di Roberto Ciaccio, artista intellettuale attento alla complessità della ricerca in termini interdisciplinari (filosofia, musica, poesia, architettura), lo collocano nell’ampio panorama artistico contemporaneo. Il suo lavoro si realizza attraverso modalità tecniche differenti: grandi opere su metallo, dipinti a olio, grandi opere a collage su carta (studi), monoprints e incisioni. I lunghi tempi di realizzazione delle opere evidenziano un percorso artistico profondamente concettuale che lo porta ad esiti di pura astrazione. Luce, tempo, traccia, memoria sono dimensioni costitutive della sua poetica.

Roberto Ciaccio. La voce dei metalli

Roberto Ciaccio: La voce dei metalli
Curatori
: Archivio Roberto Ciaccio
Dal 24/01 al 8/03/2020
Orari:
da martedì a venerdì 9.30 - 17.00; sabato, domenica, festivi 9.30 - 18.30

Biglietto: intero €. 10 ; ridotto €, 7,50
Informazioni: +39 02 485 551 - info@museoscienza.itwww.museoscienza.org

Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci
via San Vittore 21
Milano

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Gli Eroi del quotidiano. Mimmo Paladino per l’Arma dei Carabinieri, Gallerie d’Italia – Piazza Scala, Milano, dal 5/02 al 23/02/2020

Le Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo ospitano, nella sede di piazza Scala, dal 5 febbraio fino al 23 febbraio 2020 la mostra itinerante “Gli Eroi del quotidiano. Mimmo Paladino per l’Arma dei Carabinieri”, realizzata dall’Arma dei Carabinieri per presentare l’edizione 2020 del Calendario dei Carabinieri, un vero e proprio oggetto di culto stampato dal 1929 con una tiratura di oltre un milione di copie.
Il Calendario dei Carabinieri 2020 celebra il centenario della prima Medaglia d’oro alla Bandiera dell’Arma e narra l'impegno quotidiano dei Carabinieri per le comunità attraverso la collaborazione dell’artista Mimmo Paladino per l’illustrazione delle tavole e della scrittrice Margaret Mazzantini per i testi.
Per la realizzazione del Calendario dei Carabinieri 2020 si è partiti da 12 storie autentiche raccolte da altrettante segnalazioni pervenute alla sala operativa dell’Arma che i Carabinieri hanno portato all’attenzione di Margaret Mazzantini, scrittrice di fama mondiale, vincitrice di numerosi premi tra cui lo Strega e il Campiello, che con la sua prosa incisiva ha trasformato vicende reali in toccanti narrazioni.
Sulla base dei testi creati da Mazzantini, Mimmo Paladino, tra i massimi autori contemporanei, celebre esponente della transavanguardia, che ha visto le proprie opere esposte permanentemente in alcuni dei principali musei internazionali tra cui il Metropolitan Museum di New York, ha creato 12 tavole originali che raccontano quanto scritto tramite immagini in un giocoso caleidoscopio di colori e stilizzazioni.

Attraverso l’arte di Mimmo Paladino e la scrittura di Margaret Mazzantini si ripercorrono scene di quotidiana straordinarietà, che vogliono raccontare la solidarietà e l’attenzione verso il prossimo con cui ogni militare dell’Arma tutti i giorni, in Italia e all’estero, svolge il proprio servizio. Storie di ordinario eroismo, cifra distintiva del Carabiniere, che fanno comprendere appieno lo spirito di servizio con cui donne e uomini in uniforme affrontano silenziosamente quello che molti di loro stessi definiscono la loro missione, ovvero la tutela delle fasce più deboli e vulnerabili della società. Atti di ordinario valore che affondano le radici nella storia dell’Istituzione.
Michele Coppola, Direttore Arte, Cultura e Beni Storici, Intesa Sanpaolo, afferma: «Accogliere “Gli Eroi del quotidiano” nelle nostre Gallerie d’Italia testimonia l’impegno di Intesa Sanpaolo, al fianco delle istituzioni pubbliche, nell’affermare e promuovere i valori artistici, culturali e civili sui quali si basa la migliore identità del Paese. Ed è segno di riconoscenza per la dedizione e il prezioso lavoro svolto ogni giorno dall’Arma dei Carabinieri al servizio delle comunità, dei territori e del bene comune»
Il Generale Massimo Menniti, Capo del V Reparto Relazioni esterne e comunicazione del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, dichiara:«Le tavole del calendario 2020 dell’Arma dei carabinieri vogliono raccontare, attraverso una nuova iconografia, il quotidiano eroismo dei Carabinieri, il loro sentimento profondo e il legame radicato con il territorio e le genti d’Italia. Un calendario in cui la prosa di Margaret Mazzantini e i disegni del Maestro Mimmo Paladino hanno trasformato in emozioni reali storie di Carabinieri»

Gli Eroi del quotidiano. Mimmo Paladino per l’Arma dei CarabinieriMostra itinerante dell’Arma dei Carabinieri
Dal
5/02 al 23/02/2020
Orari: Da martedì a domenica dalle 9:30 alle 19:30; Giovedì dalle 9:30 alle 22:30.

Chiuso il lunedì. Ultimo ingresso: un’ora prima della chiusura.
Ingresso: Biglietto congiunto valido per la visita alle mostre e alle collezioni permanenti: intero: 10,00 € (disponile anche su TicketOne); ridotto: 8,00 € (disponile anche su TicketOne); ridotto speciale: 5,00 €
Informazioni e prenotazioniinfo@gallerieditalia.com - Numero verde: 800.167619 - www.gallerieditalia.com
Ufficio Stampa: Intesa Sanpaolo - Silvana Scannicchio - T. +39 02 8796.2641 - M. + 39 335 7282324 - silvana.scannicchio@intesasanpaolo.com

Gallerie d’Italia
Piazza Scala
Milano

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Maria Cristiana Fioretti: Il colore dell’acqua, Acquario Civico Milano, dal 5/02/ al 8/03/2020

“Il viaggio è quello che ispira quotidianamente il mio fare; mi soffermo tantissimo ad osservare il mutamento del paesaggio, mi colpisce un colore, mi colpisce un cielo, soprattutto i cieli un’immersione nel blu e tantissimi dei miei paesaggi delle mie opere sono totalmente blu…”


Inaugurazione: mercoledì 5 febbraio ore 18.30

 

Qual è il colore dell'acqua? E quello dell'aria?

A queste domande si accinge a rispondere la mostra di Maria Cristiana Fioretti, artista multimediale sperimentale nell’ambito della cromatologia, che si terrà dal 6 febbraio all’ 8 marzo 2020 all’Acquario Civico di Milano.
La rassegna è promossa dal Comune Milano - Cultura e dall’Acquario - Civica Stazione Idrobiologica e rientra nel palinsesto “I talenti delle donne”, promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e dedicato all’universo delle donne, focalizzando l’attenzione di un intero anno - il 2020 - sulle loro opere, le loro priorità, le loro capacità.
I talenti delle donne” vuole fare conoscere al grande pubblico quanto, nel passato e nel presente - spesso in condizioni non favorevoli - le donne siano state e siano artefici di espressività artistiche originali e, insieme, di istanze sociali di mutamento. Si vuole in tal modo rendere visibili i contributi che le donne nel corso del tempo hanno offerto e offrono in tutte le aree della vita collettiva, a partire da quella culturale ma anche in ambito scientifico e imprenditoriale, al progresso dell’umanità. L’obiettivo è non solo produrre nuovi livelli di consapevolezza sul ruolo delle figure femminili nella vita sociale ma anche aiutare concretamente a perseguire quel principio di equità e di pari opportunità che, dalla nostra Costituzione, deve potersi trasferire nelle rappresentazioni e culture quotidiane.
Il percorso proposto dalla curatrice Raffaella Resch presenta 23 opere pittoriche e multimediali,  tra cui una decina di tele della serie Meduse realizzate appositamente per la mostra milanese e una installazione site specific.

L’allestimento è a cura di Domenico Nicolamarino, con la collaborazione di Gaetano Corica e Fabio Agrifoglio. La mostra è dedicata a Raffaella Resch.

 

Dal 2010, anno della sua personale Light-Abstr-Action presso la Casa dell’Energia a Milano, il lavoro di Maria Cristiana Fioretti si basa sulla fusione tra colore, luce, spazio e suono. In mostra affiancheranno le nuove opere alcuni suoi lavori più significativi di questi ultimi dieci anni, tratti dai cicli Dream in box (2010), LightNess (Light Art, 2010) e  Colormaps or spices (2015), oltre al dipinto Sisma (Black light Art, 2017) realizzato con colori sensibili alla luce e l’opera multimediale installativa Sensorial Space (2013) presentata per la prima volta a Palazzo Bembo a Venezia (in occasione della 55. Biennale Arte) e qui riproposta: un “sensorial box”, ideato come una sorta di  acquario, un gioco d’acqua ribollente all’interno di trasparenti vasche emisferiche, accompagnate da effetti di luce e suoni che ricordano il mare e il sole del sud della Francia dove l'artista vive.

La ricerca di Maria Cristiana Fioretti è rivolta principalmente alla luce, al colore nel senso più ampio del termine e all’interazione con elementi quali l’acqua e la terra. L’artista esplora tecniche e materiali sempre diversi, sia in rapporto con la storia dell’arte europea, a partire dalle ricerche ottiche di Goethe, fino all’impiego di elementi illuminanti artificiali del contemporaneo.  Nelle sue opere Fioretti mette in atto pigmenti speciali da lei composti, che interagiscono nella composizione materica del dipinto allo scopo di ottenere risultati sorprendenti, con colori e riflessi a seconda dell’incidenza e della quantità di luce nel giorno.
La mostra si inserisce all’interno di un Museo dedicato allo studio della natura e traccia una personale traiettoria, dove acqua, terra e luce saranno i principali protagonisti.  Nel  lavoro della Fioretti la suggestione contemplativa procede di pari passo con la continua stimolazione percettiva e questo creerà nuove visioni in cui il visitatore si metterà in gioco, nella sperimentazione di esperienze ottiche e sensoriali sempre diverse.
L’artista prosegue nelle sue indagini sull'utilizzo di reperti materiali legati alla terra e all'ambiente, per definire una mappatura artistica di alcuni siti costieri che si caratterizzano come suoi luoghi d'affezione  Mentone in Francia, dove abita, con la costa affacciata sul Mar Ligure; il mare Adriatico delle Marche dove è nata e cresciuta; le Isole tropicali Keys situate tra l'Oceano Atlantico e il Golfo del Messico; e, ora in occasione della mostra milanese, il paesaggio immersivo del  fondale sottomarino.

Il catalogo, edito da Silvana editoriale, contiene una presentazione di Maria Cristina Galli, Vicedirettore dell’Accademia di Belle Arti di Brera e i testi di Raffaella Resch (introduzione alla mostra),  Jacqueline Ceresoli  (‘Sensorial Space. Da Venezia  2013 a Milano 2020’), Guido Curto (‘Cromatologia. Le mostre di San Remo e di Torino del 2013’),  Hugues De la Touche (‘Colori e luce del Sud della Francia’), Gisella Gellini (‘Le opere di Light art e Black Light art e le lezioni al Politecnico di Milano’), Xu Jin (‘Arte e didattica. Scambi internazionali tra Italia e Cina’), Ida Chicca Terraciano (‘Colori e didattica e la serie Dream Box’), Maria Cristiana Fioretti (‘Ricerca artistica e didattica: colore e natura, colore e luce, colore e tecnologia’).


MARIA CRISTIANA FIORETTI
IL COLORE DELLA LUCE

Di Raffaella Resch

La luce è insieme il principio generatore e il tema portante della ricerca di Fioretti, insieme scintilla e faro di un percorso che la vede agire in ambiti multidisciplinari, con tecniche polimateriche, collaborazioni con Istituti accademici e universitari, e studi approfonditi, che ella conduce anche attraverso l’attività teorica e didattica a Brera. Un luogo di ricerca idro - biologica e scientifica come l’Acquario Civico Milanese, dove oramai da qualche anno si aprono affondi sull’arte contemporanea interessata alla scienza, si configura come uno dei siti che più coerentemente possono presentare il suo lavoro.

Tra le diverse interpolazioni che la mostra potrà offrirci, mi piace partire dall’ idea della luce nella fisica moderna, in particolare dal dualismo che il fenomeno dimostra, “comportandosi” a volte come radiazione elettromagnetica, a volte come corpuscolo: onda o particella, questo è uno dei quesiti più importanti della cultura scientifica e non solo nel XX secolo, posto inizialmente da Einstein e poi reso coerente nella meccanica quantistica. La luce dunque è un’onda, nel momento in cui rileviamo il movimento ondulatorio elettromagnetico, ma anche una particella, un corpuscolo della materia: la sua duplice consistenza di raggio illuminante e insieme di corpo, ci permette di capire come Fioretti usa questo elemento in arte, studiandone a fondo le proprietà “materico - pittoriche” e usandola come strumento di visione, in particolare di emersione dei colori.

La figura dell’artista qui si pone come una sorta di prisma riflettente, attraverso cui passano suggestioni di vario genere, artistico, scientifico, elaborate in maniera rigorosa ma estremamente personale, in riferimento a un codice privato di scandaglio delle emozioni che sa di euristico, di alchemico, e che ha precedenti illustri.

Pensiamo al Goethe della Teoria dei colori: la storia della scienza darà ragione a Isaac Newton, che fin dalla metà del ‘600 aveva formulato teorie ottiche, che sono tuttora parti integranti di questa disciplina. Goethe non accetta l’idea che la luce abbia una precisa lunghezza d’onda, e che per percepire un colore ci si debba esprimere in maniera matematica, con riferimento a numeri precisi. Il colore è bensì un esperimento primario, insito nella visione che ciascun soggetto ha della realtà, sottoposto a emozioni costituenti individuali. Si apre qui un interessantissimo capitolo che rimanda alla filosofia romantica tedesca e all’estetica che ne discende, che paradossalmente, nel XX secolo si afferma con la scoperta dell’astrazione da parte di Kandinskij nell’omonimo saggio pubblicato nel 1912.

[...]

Qui si interrompe il testo che Raffaella contava di completare per tempo. Nonostante la malattia e i farmaci che assumeva, aveva provato a mettervi mano in un paio di occasioni, ma la stanchezza e la scarsa capacità di concentrazione le avevano impedito di dare seguito al suo intento. Ripetutamente aveva affermato di avere tutto in testa, si sarebbe soltanto trattato di scrivere, ma proprio lo scrivere assecondando il corso dei pensieri, o il pensare seguendo il ritmo della scrittura, non le riuscivano. I punti angolari del suo progetto sono evidenti nelle poche righe che era riuscita a redigere; aveva inoltre studiato e voleva trarre spunto da una raccolta di conferenze tenutesi ad Ascona in Svizzera presso la Fondazione Eranos nell’agosto del 1972, pubblicate nel 1990 nel volume “Quaderni di Eranos - Il sentimento del colore - L’esperienza cromatica come simbolo, cultura e scienza - Red Edizioni”.
Il libro contiene gli interventi di cinque prestigiosi intellettuali: Shmuel Sambursky, Gershom Sholem, Henry Corbin, Dominique Zahan e Toshihiko Izutsu. Non sapremo mai quali elementi Raffaella avrebbe tratto da questi testi e quale sarebbe stato il risultato una volta elaborati dalla sua creatività e dal suo pensiero critico, e infine come li avrebbe resi per “far luce” sull’opera di Maria Cristiana Fioretti. Possiamo immaginarlo, forse.

Andrea Salomoni

https://www.artdirectory-marussi.it/personaggi/raffaella-resch-genova-23-10-1962-milano-15-01-2020/


AMNIOTIC FLUID SPACE nell’Acquario Civico di Milano: dispositivo sensoriale di Cristiana Fioretti

Cristiana Fioretti nel 2013, partecipa alla mostra “Personal Structures”, evento collaterale ideato per la Biennale di Venezia, e a Palazzo Bembo si presenta l’opera ambientale Sensorial Space.
Qui Fioretti per la prima volta si relaziona con lo spazio che circonda le sue opere, gli oggetti, tenendo conto delle connotazioni ambientali specifiche, quali forma e dimensioni; aspetti che possono incidere in maniera determinante sulla fruizione dell’opera. L’autrice, in una stanza, lunga e stretta, apparentemente angusta, invita lo spettatore a immergersi nel “blu dipinto di blu” del mare, del cielo, fluttuante in equilibrio precario, in bilico tra materiale e immateriale. In questo ambiente si “toccano” con gli occhi le oscillazioni dell’acqua e si ode il respiro del mondo. Questa opera é pensata “nell’acqua”, per rendere omaggio alla città-sogno lagunare, liquida e solida per eccellenza con Sensorial Space: un ambiente multisensoriale che comprende proiezioni delle sue opere pittoriche astratto- liriche, dal pavimento al soffitto, in cui i protagonisti sono non soltanto i colori, bensì i suoni naturali registrati in riva al mare a Mentone (Francia), dove l’autrice vive e lavora en plein air. Lo spazio dell’opera, intorno all’assemblaggio di altri artefatti sono installazioni spaziali, volte a inscenare il superamento dei limiti della cornice, del muro, di light box o del piedistallo. Con ampolle d’acqua simili a bolle d’ossigeno trasformate in evanescenti schermi di strati di azzurro amplificano i suoi paesaggi cromatici liquidi ed emozionali dalle tonalità sfumate e nel contempo accese, vibranti, capaci di materializzare l’intensità luminosa e la trasparenza dei riflessi del mare, dal blu, fino al verde, all’indaco alle gradazioni di rosso del tramonto. Il pavimento é morbido come una spugna marina, ricoperto da un materiale specchiante per amplificare l’effetto immersivo dell’opera “acquatica-spaziale” in cui lo spettatore, attraversandola, diventa parte integrante dell’ambiente insieme alla luce, colore, suono, proiezioni in movimento e si riflette nelle sfumature di colori che scenograficamente plasmano una dimensione carica di suggestioni evocative. Il suo obiettivo è l’alterazione della percezione spazio-temporale, perseguito per declinare le performance della materia quali luce e colore, forma e composizione. Nel 2020, Fioretti in occasione della mostra personale all’Acquario Civico di Milano, rielabora con maggiore consapevolezza il potenziale scenografico, mettendo in scena un variante della stessa opera esposta a Venezia in un nuovo ed emblematico spazio. Non si tratta di un remake, bensì di un adattamento ex novo di un’opera precedente con varianti formali significativi come la comparsa di microrganismi misteriosi e di meduse, esseri dal fascino magnetico. All’Acquario Civico milanese, palazzina Liberty costruita in occasione dell’Esposizione Universale del 1906, unico padiglione costruito progettato dall’architetto Sebastiano Locati (1861-1939) nel parco del Sempione a non essere smantellato in seguito alla conclusione dell’evento, Fioretti in una sala rettangolare, induce lo spettatore interagire con l’opera, questa volta invitandolo a toccare con mano e non soltanto con gli occhi, l’acqua che si colora tramite luci e proiezioni.
L’acqua è un elemento vitale per l’uomo e per l’Acquario Civico di Milano, lo spazio in sé diviene l’opera, dispositivo visivo, concettuale ed emotivo, un set adatto per inscenare il paesaggio sinestetico di Fioretti.
Germano Celant scrive: "l’intervento ambientale si distingue dall’opera oggettuale proprio in quanto rimanda all’interazione di risultare un lavoro relativo a un determinato contesto" (nota 1 , specificare le fonti), per Fioretti la collocazione di un opera deja vu, in un nuovo contesto, rimanda necessariamente alle sue condizioni naturali di vita movimentata, poiché l’autrice nata a Cingoli nelle Marche, terra affacciata sull’Adriatico vive tra Mentone e Milano, dove è docente di Cromatologia e direttrice di Decorazione all’Accademia di Brera. Paesaggio marchigiano, della Costa Azzurra, il mare Adriatico, inclusi i panorami della Florida, dove l’autrice è solita trascorre lunghi soggiorni estivi si compenetra irrimediabilmente attraverso la fusione di elementi naturali raccolti durante il suo peregrinaggio da un luogo all’altro, sollecitando un rapporto di reciprocità sinestetica tra diversi elementi naturali ed artificiali. All’Acquario, la protagonista è l’acqua e le sensazioni che suscita messa a “nudo”, o meglio diventano l'environement con meduse o gocce d’acqua, d’ossigeno che sembrano uscire dal contenitore per espandersi nello spazio incantato dell’Acquario da fruire più che da raccontare.
Fioretti nel suo nomadismo fisico e sensoriale tra Mentone e Milano, si ancora all’immagine di un mare, al codice cromatico dell’azzurrite e si affaccia sugli orizzonti dell’ignoto: uno spazio emotivo autoreferenziale, spingendo lo sguardo nella profondità degli abissi, in cui mistero e scoperta amplificano il suo desiderio di conoscere nuove potenzialità extra pittoriche, che promettono navigazioni intimiste ed esistenziali.
L’autrice si relaziona con lo spazio anche nel 2015, in occasione della mostra personale al Museo Civico Archeologico G. Rossi Forte dell’Annunziata di Ventimiglia (Imperia), detta “alta”, un borgo medioevale, dall’indiscutibile fascino, incastonato tra Capo Ampelio, Capo Esterel, Bordighera e Saint Tropez, al confine tra l’ Italia e la Francia, nell’ex convento trasformato (nel 1884) in una caserma di fanteria, con una terrazza panoramica mozzafiato, oggi trasformato in un attivo centro culturale aperto a diversi eventi, alla musica e all’ arte contemporanea, ideati per valorizzare il territorio, ha presentato Colorsmaps or Species, opere olfattive in cui non la visione bensì il profumo del viaggio hanno cartografato paesaggi emozionali. Le sue trenta opere, elaborate su mappe nautiche dell’Ottocento, scovante sulle bancherelle dei brocantes di Nizza, nelle librerie dedicate alla navigazione di Milano, Genova, pongono al centro della sua ricerca artistica processi alchemici della pittura con diversi pigmenti, per la prima volta Fioretti impiega spezie, erbe e fiori colorate con l’acqua del mare bollita e con diverse spezie, modifica i colori acrilici, ovvero lavora su processi dinamici e insegue una trasparenza impalpabile, visibile e da annusare, perché le essenze profumate, come la musica evocano viaggi immaginari, fughe verso “altitudini” poetiche e indefinibili. Le sue mappe olfattive dal colore seppiato, finto antico, ideato dall’autrice tamponando le carte porose e spesse con acqua di mare colorata ottenuta dalla bollitura di curcuma, curry, ginger, te nero, piante selvatiche, fiori, zucchero, caffè, cannella, cacao, erbe aromatiche per materializzare l’immateriale, fino al punto in cui lo sguardo coglie l’infinito. Sono opere che indicano il transito dal reale alla sensazione fisica e si incagliano come le onde del mare nel porto dell’immaginario. Colore, brezza marina il suono del vento e delle onde del mare, profumi di essenze orientali nelle sue mappe incrociano traiettorie immaginifiche e simboliche dal Mediterraneo, fino alle coste del Nord Africa. In generale, la sua ricerca psicogeografica, dal mare, alla terra, al cielo ai giardini fioriti, dalle spiagge e ai deserti rende visibili trasposizioni metaforiche di orizzonti in bilico tra esperienza esperita e memoria e coincide con la sua tensione di mappare attraverso tecniche e linguaggi diversi un viatico spirituale soggettivo, verso un “infinitudine” , con opere multisensoriali che simulano l’emozione del viaggio in sè, come architettura dell’estensione-esplorazione dei sensi, in cui lo spazio diventa evocazione di un tempo non cronologico, bensì emotivo.
L’azzurro dal 2010 in occasione della sua mostra “ Light Abstr-Action” alla Casa dell’Energia a Milano è il codice visuale distintivo di Fioretti, dallo sguardo abbagliato dalla luce irradiante del Sud della Francia, dove Yves Klain ha brevettato IKB, International Klein Blu un monocromo di pigmenti artificiali, come sintesi del suo approccio spirituale al lavoro artistico.
L’azzurro è il colore del cielo che si riflette nel mare: per l’autrice ha un valore indefinibile e plasma un’atmosfera che oltrepassa i confini della tela, è il sismografo dell’esplorazione di uno spazio sensoriale, liminale tra interiorità ed esteriorità, esperienze vissute con il corpo, in cui ragione e sentimento si estendono in un paesaggio poetico, che pongono al centro della sua ricerca artistica l’incanto della Natura. Sentimento della natura, trasfigurazione di viaggi reali e immaginari che indagano dialettiche sottese tra astrazione e figurazione, percezione e immaginazione attraverso opere a muro e ambienti immersivi. All’Acquario Civico milanese, Fioretti sperimenta le potenzialità espressive del colore, della luce artificiale, del suono, inclusa la modellazione digitale con sistemi ad alta tecnologia e interattività, modalità operative che caratterizzano il suo lavoro dal 2010. Pratiche elaborate di materializzare dimensioni polisensoriali, dinamiche, fluide, edificate con supporti animati da variazioni cromatiche, bagliori luminosi, proiezioni di stadi di evanescenza, come punti di connessione tra fisicità e virtualità. Nel suo Amniotic Fluid-Space, d’impatto scenografico, lo spettatore naufraga in una sorta di acquario, affascinante spazio liquido performativo, dove la simultaneità, mutabilità e sincretismo multimediale diventano pelle-membrana della sua opera ambientale. L’autrice, dalla fusione tra colore, luce, spazio e linguaggi multimediali, in cui il suono assume un ruolo determinante si emancipa dall’astrattismo lirico per sondare gli abissi di profondità tutta da esplorare, hic et nunc, grazie all’impiego di sofisticate applicazioni digitali, la cui forza espressiva si amplifica quando lo spettatore s’immerge nell’ambiente. Questi e altri dispositivi di modellazione multimediale dello spazio interagiscono con il nostro corpo, trasformando l’opera in una esperienza estetica totale, elaborata dalle teorie di Vasilij Kandinsky, variabili percettive che sconfinano tra organico e artificiale, arte e scienza, emotività e tecnologia. Nell’’Aquario il disorientamento percettivo diventa l’opera e l’arte suggerisce visioni fuori dal tempo, creando premesse per future rigenerazioni. Veniamo dall’acqua e siamo corpi che fluttuano in un mare di sensazioni, tesi verso naufragi della ragione, con le opere di Fioretti si fluttua dolcemente intorno al mistero dell’origine della vita.

Jacqueline Ceresoli

Nota 1: Francesco Poli, Francesco Bernardelli “Mettere in scena l’arte contemporanea” , 2016, Jhoan &Levi editore, pag.13.
Bibliografia: Georg W. Bertram "L'arte come prassi umana. Un'Estetica", Raffaello Cortina Editore, Milano, 2014

  1. Celant, "Una macchina visuale. L'allestimento d'arte e i suoi archetipi", in Rassegna, numero monografico "Allestimenti/Exhibit Design", IV, n.10, giugno 1982, p 10
  2. O'Doherty, "Inside the White Cube. L'ideologia dello spazio espositivo", Jhoan&Levi, Milano 2002
  3. Poli, F. Bernardelli, " mettere in scena l'arte contemporanea. Dallo spazio dell'opera allo spazio intorno all'opera", Johan &Levi , Milano 2016
  4. Perniola "L'arte e la sua ombra", Biblioteca Einaudi, Torino, 2000

Maria Cristiana Fioretti, nata nel 1966 a Cingoli (Marche) pittrice e scultrice, vive e lavora tra Milano e Mentone, in Francia. Ha insegnatoall'Accademia di Belle Arti di Palermo (1996-98) e in seguito all'Accademia di Belle Arti di Catanzaro (1998), all'Accademia di Belle Arti di Brera (1999-2000), all'Accademia Albertina di Torino (2002-04), poi di nuovo a Brera (2004). Attualmente è Direttore della Scuola di Decorazione all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove dal 2004 è titolare della cattedra di Cromatologia.
Inizia a esporre a partire dalla metà degli anni Ottanta, in Italia e all’estero in spazi pubblici e privati. Negli ultimi anni ha partecipato a molte mostre collettive di ‘Light art’ curate dalla critica Gisella Gellini. Nel 2013 ha presentato l’opera site-specific Sensorial Space all’interno della rassegna "Personal Structures" a Palazzo Bembo, evento collaterale della 55° Biennale Arte di Venezia. Tra le sue personali ricordiamo nel 2010 "Light Abstr-Actions" alla Casa dell'Energia di Milano, curata da Jacqueline Ceresoli (catalogo Mazzotta); nel 2013 “Bonjour Sanremo” alla Pinacoteca Rambaldi di Sanremo e “Cromatologie” alla Galerie Mirafiori Motor Village di Torino, entrambe curate da Guido Curto. Nel 2015 ‘Colormaps or spices’ al Mar - Museo Civico Archeologico di Ventimiglia e poi al SongYaFeng Centre di Pechino, curata da Jacqualine Ceresoli (catalogo Silvana).
Ricerca artistica e insegnamento hanno sempre accompagnato l’attività professionale di Maria Cristiana Fioretti.
Tra le sue pubblicazioni ricordiamo il volume "LIGHT & COLOR. Contrappunti cromatici’, realizzato insieme a Domenico Nicolamarino, sulla teoria del colore e della Luce.  Negli anni ha tenuto e continua a svolgere workshop, corsi di cromatologia e di Light Art in Italia e all’Estero: Università di Lisbona;  Scuola di Arti e Mestieri di Budapest; Ecole Nationale des Arts Plastiques di Villa Arson a Nizza; École Supérieure des Beaux-Arts di Marsiglia;  Royal University College of Fine Arts di Stoccolma; Politecnico - Scuola di Design di Milano; Monzu University of China a Pechino.


IL COLORE DELL’ACQUA. Maria Cristiana Fioretti
A cura di
: Raffaella Resch (1962-2020)

Inaugurazione: mercoledì 5  febbraio ore 18.30
Dal
6 febbraio al 8 marzo 2020

Orari: Martedì - Domenica 9.30 - 17.30; Lunedì chiuso (La biglietteria chiude alle 16.30)
Biglietti: €. 5 intero, €. 3 ridotto (la visita alla mostra è compresa nel biglietto d’ingresso all’Acquario)
Informazioni: www.acquariocivicomilano.eu, T. 02.88465750
Catalogo: Silvana Editoriale - www.silvanaeditoriale.it -  press@silvanaeditoriale.it
Ufficio stampa mostra: Alessandra Pozzi  -  press@alessandrapozzi.com - T. +39 3385965789
Ufficio stampa Comune di Milano: Elena Conenna - elenamaria.conenna@comune.milano.it

Acquario Civico di Milano
Viale G. Gadio 2 
Milano

 

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