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Archivi categoria : Mostre Istituzionali Milano

Teresa Maresca: Song of Myself, Acquario Civico, Milano, fino al 5/05/2019

"Io credo che una foglia d'erba non valga affatto
meno della quotidiana fatica delle stelle.
E la formica è ugualmente perfetta, come un granello di sabbia,
come l'uovo di uno scricciolo..."
Walt Whitman (1819-1892)


Dal 3 aprile sino al 5 maggio 2019, l’elegante edificio liberty di inizio Novecento che ospita l’Acquario Civico di Milano accoglie tra le sue pareti e le sue vasche la mostra Teresa Maresca, Song of Myself, promossa e prodotta dal Comune di Milano - Cultura e dall’Acquario - Civica Stazione Idrobiologica di Milano.
L’esposizione, a cura di Raffaella Resch, è parte del programma Milano Art Week 2019 (1-7 aprile), palinsesto del Comune di Milano dedicato all’arte moderna e contemporanea.



Teresa Maresca, Song of Myself  pone al centro dell’indagine il rapporto tra uomo e natura, traendo il suo titolo dalla raccolta poetica del poeta americano Walt Whitman (1819-1892), di cui proprio nel 2019 si celebrano i 200 anni dalla nascita. L’omaggio a Whitman è duplice, in quanto oltre al poemetto undicesimo di Song of Myself, in cui ventotto uomini si bagnano di notte nel fiume, Teresa Maresca si ispira anche al Canto della Sequoia, la Red Oak Tree che nel testo di Whitman prende la parola in prima persona, come simbolo della sterminata e incontaminata natura americana. Artista dedita alla pittura, al disegno e all’incisione, mossa da un motivo ispiratore non di rado mutuato dalla poesia e dalla filosofia, Maresca elabora composizioni di grande impatto richiamando gestualità e cromatismi dei Neue Wilden, il movimento neoespressionista berlinese dei Nuovi Selvaggi, ma anche il Realismo Magico di Peter Doig, tendenze che si contraddistinguono entrambe per una costante riflessione sul ruolo dell’uomo nell’ambiente.
L’Acquario Civico, sede ideale della mostra, vede così esposte nei suoi spazi circa trenta opere di grandi dimensioni (olio e acrilico su tela) afferenti a due grandi cicli pittorici permeati dal tema centrale dell’acqua: Song of Myself (Men at Bath), del 2017, e Swimming Pools, del 2009.

Il ciclo Song of Myself, esposto al di sotto del luminoso lucernario che fa da copertura al Giardino d’Inverno dell’Acquario Civico, è costituito da una serie di 18 grandi dipinti ad olio e acrilico su tela dedicata al tema degli «uomini bagnanti», inserita nel solco del pensiero naturalista americano già nella seconda metà dell’Ottocento.
Nella pittura europea, invece, il soggetto dei bagnanti nudi al maschile è emerso dal ‘900 in poi, affiancandosi al tema classico della donna bagnante già noto nella storia dell’arte, dalle Veneri degli affreschi romani alle dee nascenti dalle acque rinascimentali, fino ad arrivare a Les Demoiselles d’Avignon picassiane.

Pablo Picasso, Les Damoiseles d’Avignon, 1907, olio su tela, cm 243,9 x 233,7. New york, Museum of Modern Art (MoMa)

In pittura, il tema del bagnante maschile diventa decisivo con Edvard Munch (Bagnanti, 1904 - 1905), dove i corpi nudi rimandano a una concezione della natura primigenia, fonte di energia, concetto che attraverserà l’Espressionismo fino ai recenti Nuovi Selvaggi.

Edvard Munch, Bagnanti, 1904-1905, olio su tela, cm. 57,4 x 68,5, Collezione privata © Munch Museum © The Munch Museum / The Munch-Ellingsen Group by SIAE 2013

Nel pensiero americano dell’Ottocento, con la filosofia trascendentalista di Ralph Waldo Emerson (1803-1882) e di Henry David Thoreau (1817 - 1862), la figura maschile in relazione alla natura era invece già ben consolidata. 

L’uomo possente in cammino attraverso le acque dei grandi fiumi americani rappresentava la fondazione del Nuovo Mondo, "finalmente proporzionato alla natura", come scrive Walt Whitman (1819 1892).
Così come vengono evocati nelle poesie di Whitman, nelle tele della Maresca si scorgono i corpi eroici dei bagnanti maschili immergersi nel fiume notturno, alla luce della luna che inonda il paesaggio acquatico di riflessi, proprio come in «Ventotto giovani», l’undicesimo poemetto di Song of Myself.

La luna tinge di un’illuminazione surreale boschi e specchi d’acqua, in un notturno quasi cinematografico che come un sussulto ottico diffonde colori innaturali all’ambiente.
Scrive il critico Paolo Biscottini, nel saggio Song of myself. Pittura come poesia: "L’opera pittorica muove dunque da un’emozione, in questo caso suscitata dai versi di Whitman, per divenire immagine dell’anima, sosta nel tempo magico di ciò che era e sarà".
In alcune tele di Maresca esposte all’Acquario si trovano anche consonanze con il poema Canto della sequoia (Song of the Redwood-Tree), dove il grande albero rosso parla in prima persona e la figura umana, anche nelle opere, sparisce per lasciare posto al solo paesaggio.

Al piano terra dell’Acquario Civico, in dialogo con la sala delle vasche, si trova invece una selezione di opere tratte dal ciclo Swimming Pools.
Le piscine americane di Maresca diventano specchi d’acqua dai colori fluo, contornati da bordi di cemento e palmizi, su cui solo raramente si riflettono figure umane, ombre vibratili, a testimonianza della perenne ricerca dell’artista di un rapporto tra uomo e ambiente.

Il ciclo è ispirato al film cult Un uomo a nudo (The Swimmer, 1968, regia di Frank Perry) dove il protagonista (l’attore Burt Lancaster) compie un percorso metaforico di ritorno a casa, nuotando di piscina in piscina attraverso le ville dei suoi vicini. In mostra, anche alcuni collage realizzati con i fotogrammi del film.


Due schermi allestiti nella sala delle vasche, sempre al piano terreno, riprodurranno i due video curati dall’artista per le edizioni Pupillaquadra, rispettivamente Swimming Pools e Song of Myself.

L’Acquario Civico milanese, che ha sede nell’edificio progettato dall’architetto Sebastiano Locati in occasione dell’Esposizione Universale del 1906, si propone come spazio ideale dove presentare i due cicli, non solo perché il tema dell’acqua indagato dalla Maresca trova qui la sua collocazione più naturale, ma anche perché dal punto di vista scenografico valorizza il dialogo tra gli scorci offerti dalle vasche e le tele dell’artista, in un percorso tra uomo e natura, uomo e acqua che idealmente il visitatore potrebbe proseguire con una visita al Ponte delle Sirene, nel Parco del Sempione, e alla fontana Bagni Misteriosi di De Chirico, nel giardino della Triennale.
Scrive Ken Shulman, nel catalogo: "Non riesco a pensare a un luogo più appropriato di un acquario per esporre le opere di Teresa Maresca. Perché i suoi dipinti recenti hanno tutti un riferimento diretto all’acqua, acqua come fonte di vita, come luogo della riflessione, e come spazio d’interazione umana".

La mostra è accompagnata dal catalogo Song of Myself, curato da Raffaella Resch, con un testo critico di Paolo Biscottini.
Tra i contributi quelli di Mami Azuma, Yves Bonnefoy, Stefano Bortolussi, Ettore Canepa, Roberto Carifi, Leopoldo Carra, Maurizio Cucchi, Sergio Givone, John Kinsella, Santos Lopez, Navarre Scott Momaday, Roberto Mussapi, Lalla Romano, Roberto Sanesi, Ken Shulman, Carlo Sini, Emilio Zucchi e un testo introduttivo di Raffaella Resch.


Iniziativa collaterale in occasione di Art Week

Per il pubblico di Art Week è previsto un evento speciale a ingresso gratuito domenica 7 aprile alle ore 11.00: «Song of Myself, reading per Walt Whitman». Roberto Mussapi leggerà da Walt Whitman, Foglie d’erba (a cura di R. Mussapi, I grandi libri, Garzanti, 2016) e i poeti Maurizio Cucchi, Stefano Bortolussi e Gabriela Fantato leggeranno le loro poesie dedicate alle opere di Teresa Maresca.

Teresa Maresca, Acquario Civico di Milano, 2/04/2019, © Gianni Marussi

Teresa Maresca vive e lavora a Milano. La sua pittura è figurativa e visionaria. I suoi maestri ideali Munch, Nolde, De Pisis, Carrà. I suoi temi sono i paesaggi, rivisti anche attraverso la memoria cinematografica, e le periferie industriali. Lavora principalmente per cicli pittorici. Uno dei primi cicli, “Ferro”, aveva come ispirazione le fabbriche dell’archeologia industriale, ed è stato allestito presso l’ex-Falck di Sesto e presso il MUSIL di Brescia. Ha realizzato un ciclo di opere, “Americana”, sul viaggio “on the road”; un ciclo, “Swimming Pools”, in cui ha alternato opere in acrilico di grande formato e collage fotografici dal film “The Swimmer”, del 1968. Un’antologica di opere è stata esposta di recente presso la Galleria d’Arte Moderna e le Raccolte Frugone di Genova. Accompagnano i suoi allestimenti alcuni corti d’arte, ad opera del film-maker Andrea Montagnani. Da tempo lavora anche a un progetto di ricerca sull’arte paleolitica franco-cantabrica, con il museo di storia naturale di Bologna, con l’Università Cattolica di Milano, e con l’UNESCO. Una mostra su questo tema è stata allestita presso il Teatro Menotti di Milano e sarà presentata nel Deposito Lapideo di Genova. Ha esposto alla Biennale d’Arte di Venezia; allestisce di preferenza presso enti museali, come il Museo Diocesano di Milano, o il Museo Marino Marini di Pistoia; ex- fabbriche, come la Falck di Sesto San Giovanni e i Musei dell’Industria e del Lavoro di Brescia (Museo delle macchine del cinema e Museo del Ferro). Sue opere sono presenti al MUSIL di Brescia, al Museo Diocesano di Milano, e alla GAM di Genova.  Tra gli intellettuali, filosofi e scrittori che hanno seguito il suo lavoro dall’inizio, Roberto Tassi, Roberto Sanesi, Carlo Sini, Lalla Romano, Paolo Biscottini, Sergio Givone, Ken Shulman, Franco Meli. Ha realizzato diverse edizioni d’arte con acquaforte, xilografia e litografia, assieme ai testi dei poeti Yves Bonnefoy, Roberto Mussapi, Roberto Carifi.


TERESA MARESCA, Song of Myself
A cura d
i: Raffaella Resch

Dal 3 aprile al 5 maggio 2019
Inaugurazione: 2 aprile ore 18.00
Orari: Lunedì chiuso; Martedì – Domenica 9.30 – 17.30. (La biglietteria chiude alle 16.30)
Biglietti: 5 euro intero; 3 euro ridotto. La visita alla mostra è compresa nel biglietto d’ingresso all’Acquario
Informazioni: www.acquariocivicomilano.eu - T.02 88 46 57 50
Ufficio stampa Mostra: My Com Factory - Luana Solla - M. 334 336 9695 - luana.solla@mycomfactory.com; Benedetta Rutigliano - M. 349 775 7184 - benedetta.rutigliano@mycomfactory.com
Ufficio stampa Comune di Milano: Elena Conenna -T. 02 88453314 - elenamaria.conenna@comune.milano.it - Martina Liut- comunicazione.ufficiostampa@comune.milano.it

Acquario Civico di Milano
Viale G. Gadio, 2,
Milano

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Le Nature Morte di Geo Poletti. Una collezione milanese, Palazzo Reale, Milano, dal 1 al 24/03/2019

Venerdì 1 marzo 2019 ore 16.00 CONVERSAZIONE: La natura nell’arte antica, moderna e contemporanea a cura di Associazione MuseoCity - Paolo Biscottini, Annalisa Zanni
Sala Conferenze, Palazzo Reale
Piazza del Duomo 12, Milano

Relatori
Massimo Osanna, Direttore Generale del Parco Archeologico di Pompei e Professore di Archeologia Classica
Stefano Zuffi, Storico dell’arte
Francesco Poli, Storico dell’arte e Docente all’Accademia di Brera
Modera: Francesca Bonazzoli, Giornalista del Corriere della Sera

Nell’ambito di Museo City 2019, Palazzo Reale propone una straordinaria collezione di nature morte del Sei/ Settecento mai esposte e provenienti dalla collezione di Geo Poletti, storico dell’arte, conoisseur, noto come “il miglior conoscitore milanese della pittura italiana del Seicento”. Milano, con questa mostra, rende omaggio, non solo alla collezione, ma anche ad un grande milanese, noto a tutti i musei del mondo.
Con la mostra Le nature morte di Geo Poletti, a cura di Paolo Biscottini e Annalisa Zanni, Milano rende omaggio non solo alla collezione, ma anche ad un grande milanese, noto a tutti i musei del mondo.
Grazie alla concessione degli eredi di Geo Poletti (1926-2012), Palazzo Reale espone per la prima volta al pubblico la collezione privata di nature morte dell’artista. Si possono ammirare venticinque opere di intensa bellezza. In esposizione figurano inoltre alcuni dipinti di Geo Poletti dedicati al tema della natura. Questi soggetti gli offrivano la possibilità di riflettere su una concezione astratta della pittura e di ragionare in particolare su una rappresentazione della natura, tesa a trovare le sue ragioni oltre se stessa. In una dimensione, quindi, filosofica più che strettamente figurativa.

Milano MuseoCity 2019 ripercorre con uno specifico incontro di approfondimento e con un’indagine critica le varie tematiche del rapporto Natura e Arte.
Sin dalle origini il tema del rapporto con la natura è centrale nella ricerca artistica in quanto da sempre l’opera d’arte, facendo riferimento all’uomo, non può non considerarlo all’interno della natura, sia essa intesa come l’insieme delle specie vegetali e animali, che come l’ambito spaziale terra-cielo-mare in cui l’uomo vive. Il rapporto con la natura è quindi strettamente collegato al contesto in cui l’uomo vive e da cui trae alimento fisico e spirituale.
La natura viene considerata quindi come fonte inesauribile di ispirazione dell’arte, che indaga il significato della vita e della morte e la loro ineluttabilità: tutto ciò che è naturale sottostà, infatti, a leggi imprescindibili, di cui si occupa certamente la scienza e, in modo differente, anche l’arte stessa. Ogni epoca racconta e indaga questo rapporto in modo diverso, fino a considerare la natura in senso positivo o negativo (madre o matrigna) e a sceglierne gli aspetti più idonei alle istanze del tempo in cui si colloca l’atto creativo.
In particolare, i relatori parleranno del modo con cui l’arte ha affrontato il tema della Natura nell’età antica, nell’età  moderna e in quella contemporanea.

"Natura morta con vaso di fiori, fragoline, pesche, pere e altri frutti", Pittore caravaggesco, 1620-1630 circa, olio su tela, Collezione Geo Poletti

Le Nature Morte di Geo Poletti. Una collezione milanese 
A cura di: Associazione MuseoCity, Paolo Biscottini e Annalisa Zanni
Dal 1/03 al 24/03/2019
Ingresso: gratuito
Orari: lunedì 14.30-19.30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30-19.30; giovedì e sabato 9.30-22.30 (ultimo ingresso sempre un'ora prima della chiusura)
Ufficio Stampa MuseoCity: Lara FaccoP&C - T. +39 02 36565133 - M. +39 349 2529989 - press@larafacco.com
Ufficio stampa Comune di Milano: Elena Conenna - elenamaria.conenna@comune.milano.it

Palazzo Reale
Appartamento dei Principi
Piazza del Duomo 12
20121 Milano

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Antonello da Messina, Palazzo Reale, Milano, dal 21/02/2019 al 2/06/2019


Dal 21 febbraio, nelle sale di Palazzo Reale, la mostra dedicata ad Antonello da Messina (1430-1479). L’esposizione, allestita fino al 2 giugno 2019 nelle sale di Palazzo Reale, è frutto della collaborazione fra Comune di Milano|Cultura e Regione Siciliana, è prodotta da Palazzo Reale e MondoMostre Skira ed è curata da Giovanni Carlo Federico Villa. Da considerarsi come uno degli eventi culturali più rilevanti, all’interno del panorama nazionale e internazionale, per l’anno 2019. Una occasione unica e speciale per entrare nel mondo di un artista eccelso e inconfondibile, considerato il più grande ritrattista del Quattrocento, autore di una traccia indelebile nella storia della pittura italiana.
Antonello da Messina è considerato il più grande ritrattista del Quattrocento e il progetto a lui dedicato si propone come un’occasione unica per poter ammirare la maggioranza delle opere dell’artista siciliano giunte fino a noi.
Di Antonello da Messina al pari di altri immensi artisti, restano purtroppo poche straordinarie opere, scampate a tragici avvenimenti naturali come alluvioni, terremoti, maremoti e all’incuria e ignoranza degli uomini; quelle rimaste sono disperse in varie raccolte e musei fra Tirreno e Adriatico, oltre la Manica, al di là dell’Atlantico; molte hanno subito in più occasioni pesanti restauri che hanno alterato per sempre la stesura originaria, altre sono arrivate sino a noi miracolosamente intatte.
Questa mostra storica, la cui realizzazione è stata possibile grazie alla collaborazione con molte diverse istituzioni, italiane e internazionali – dichiara l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno – vede riunite per la prima volta a Milano ben diciannove opere di Antonello da Messina, proponendo al pubblico il racconto affascinante di un artista innovatore dei suoi tempi, il cui carisma è giunto intatto sino a noi”.

Sono infatti esposte 19 opere del grande Maestro, su 35 che ne conta la sua autografia: a cominciare dall’”Annunciata” (1475 circa), autentica icona, sintesi dell’arte di Antonello, uno dei più alti capolavori del Quattrocento italiano; le eleganti figure di “Sant’Agostino” (1472-1473), “San Girolamo” (1472-1473) e “San Gregorio Magno”(1470-1475), forse appartenenti al “Polittico dei Dottori della Chiesa”, tutti provenienti da Palazzo Abatellis di Palermo; ma anche il celeberrimo “Ritratto d’uomo” (1465-1476) dall’enigmatico sorriso, proveniente dalla Fondazione Culturale Mandralisca di Cefalù, oggetto di vari restauri e conosciuto nella tradizione locale come “Ignoto marinaio”.
Dalla National Gallery di Londra giunge a Milano un altro capolavoro, il “San Girolamo nello studio” (1474-1475), in cui si armonizzano ispirazioni classiche e dettagli fiamminghi; ma ricordiamo anche la “Crocifissione” (1460 circa) proveniente dal Museo nazionale Brukenthal di Sibiu in Romania; il “Ritratto di giovane” (1474) dal Philadelphia Museum of Art, la “Madonna col Bambino” (1475 circa) dalla National Gallery di Washington; il “Ritratto di giovane uomo” (1478) dal Museo statale di Berlino.
Dalle Gallerie degli Uffizi di Firenze arriva l’importantissimo Trittico che comprende: la “Madonna con Bambino”, il “San Giovanni Battista” e il “San Benedetto”; dalla Pinacoteca Malaspina di Pavia giunge il ritratto di giovane gentiluomo (“Ritratto d’uomo” 1468-1470, a lungo considerato il vero volto dell’artista), già pienamente antonelliano per inquadramento, sfondo, postura e soprattutto attitudine leggermente ironica del personaggio: trafugato dal museo nella notte fra il 10 e l’11 maggio 1970 fu recuperato sette anni dopo dal nucleo di Tutela Patrimonio Culturale dell’Arma dei Carabinieri; dal Collegio degli Alberoni di Piacenza il celebre “Ecce Homo” (“Cristo alla colonna”) (1473-76). E ancora il “Ritratto d’uomo” (Michele Vianello?) (1475-1476) dalla Galleria Borghese di Roma, il poetico “Cristo in pietà sorretto da tre angeli” (1474-1476 circa) dal Museo Correr di Venezia, “Ritratto d’uomo” (anche detto “Ritratto Trivulzio” - 1476) dal Museo Civico d’Arte Antica, Palazzo Madama di Torino.
Il percorso espositivo si conclude con la “Madonna con il Bambino” (1480), proveniente dall’Accademia Carrara di Bergamo, opera del figlio Jacobello di Antonello eseguita l’anno seguente la morte del padre. Jacobello faceva parte della bottega del padre e si fece carico di completare l’opera da lui cominciata, firmandosi, come offerta di devozione filiale, come il figlio di “pittore non umano”, quindi divino.
Una sezione della mostra riscostruisce le vicende della Pala di San Cassiano, testo fondamentale per la storia dell’arte italiana; mentre consacrata al mito di Antonello nell’Ottocento viene esposta la tela di Roberto VenturiGiovanni Bellini apprende i segreti della pittura a olio spiando Antonello” (1870) dalla Pinacoteca di Brera: la tela, conservata al Tribunale di Milano, è stata restaurata in occasione di questa esposizione.
La mostra ha inoltre una guida d’eccezione: il grande storico dell’arte Giovan Battista Cavalcaselle (1810-1897) che, attraverso i suoi appunti e disegni, conduce il visitatore alla scoperta di Antonello da Messina. Grazie alla collaborazione con la Biblioteca Marciana di Venezia, sono infatti esposti in mostra 19 disegni,  7 taccuini e 12 fogli, dei quali alcuni su doppia pagina, attraverso i quali è possibile seguire la ricostruzione del primo catalogo di Antonello.
Un focus della mostra è dedicato al rapporto dell’artista con la sua città natale e alle poche tracce rimaste della sua vita, a causa dei numerosi tragici eventi naturali, in particolare i terremoti, che ne hanno causato in gran parte la sparizione e distruzione.
Il catalogo della mostra è pubblicato da Skira e contiene, oltre alle immagini delle opere esistenti e riconosciute di Antonello da Messina, una “Sezione storico artistica” con i saggi di Giovanni Carlo Federico Villa, Renzo Villa e Gioacchino Barbera; e con cinque testi letterari di Roberto Alajmo, Nicola Gardini, Jumpa Lahiri, Giorgio Montefoschi e Elisabetta Rasy. Concludono il volume gli “Apparati” con Biografia e Bibliografia ragionata.

Note sull’allestimento realizzato da PANSTUDIO architetti associati, architetti Paolo Capponcelli, Mauro Dalloca e Cesare Mari.

Il tema espositivo sviluppato per l’allestimento della mostra è stato quello di dare il massimo risalto alle opere e soprattutto di focalizzare su ciascuna di esse l’attenzione del pubblico. Trattandosi di dipinti quasi esclusivamente di piccolo formato, per ognuno di essi sono stati progettati degli apparati espositivi dedicati che, isolati lungo le pareti delle sale di Palazzo Reale, emergono in un’ambientazione sostanzialmente molto scura, in cui la luce, focalizzata sulle opere con un attento controllo del flusso luminoso, ne favorisce la percezione in un’atmosfera di grande suggestione. Le opere vengono esposte in una nicchia posta al centro di un elemento architettonico in legno, caratterizzato da un tettuccio e da una pedana, quest’ultima con funzione di distanziale, verniciato di colore grigio chiaro: il fondale espositivo è rivestito in tessuto di colore grigio ferro scuro. L’apparato espositivo è completato da due pannelli laterali, inclinati verso il centro, per delimitare e definire il campo visivo dedicato ad ogni singola opera; questi sono rivestiti in tessuto di colore rosso cupo e sono anche il supporto per didascalia e testi approfondimento. I disegni ed i taccuini di Cavalcaselle che accompagnano i dipinti, sono esposti in vetrine a tavolo incassate in apparati espositivi analoghi a quelli dei dipinti, ma con i pannelli laterali, dedicati agli approfondimenti grafici e testuali, rivestiti in tessuto grigio medio. In alcuni casi, gli apparati espositivi sono completati, sui fianchi, da immagini retro illuminate di alcuni particolari fortemente ingranditi dei dipinti o dei disegni in essi esposti.


Allestimento illuminotecnico e scenotecnico, realizzato da Light Studio di Alberto Cottarelli, Iskra Mestrangelo e Patrizia Savino

..."La luce nell'ombra"...
...camminare nella penombra, percepire il chiaro scuro...
...non come espediente suggestivo o di tendenza dell'uso della luce ma fruire dell'oscurità imbrigliata al chiarore d'accento luminoso, come rimando più probabile della composizione "fotonica pittorica ed emozionale" dell'opera di Antonello da Messina...
...le volte dei soffitti azzurrate e a volte ambrate, già nell'ingresso alla mostra e poi lungo i corridoi che conducono alle sale espositive, preannunciano percettivamente, cieli, manti o nastri decorativi, candela o fiaccola... colori che spesso emergono contrastanti ad altre cromie dell'opera di Antonello...
...tra gli anfratti di passaggio, tra le porte o in alcune porzioni dell'allestimento, piccoli "segni luminosi" ambrati citano quella luce "quasi scenotecnica" propria di un tempo dove il chiarore della notte era motivato dalla luce della fiaccola o della candela, che spesso nell'ambiente circostante all'oggetto o alla persona, sia all'esterno che in un interno, evidenziava un "forte chiaroscuro" che in questo allestimento espositivo, torna a citare quel mistero prodotto della fiamma luminosa usata e dipinta, che tanto caratterizza la composizione in molte opere di Antonello da Messina.
A compendio nella visione d'insieme quasi "teatrale", ma solo in alcuni passaggi del percorso, sagome luminose abbozzeranno improbabili luci e ombre tenui, a citazione di finestre o bifore rinascimentali, rimando luminoso dall'esterno all'interno di una "luce architettonica" , insieme a grandi immagini retroilluminate, citazione delle opere in esposizione, sono i due elementi scenotecnici che caratterizzano il percorso della mostra.
L'intero impianto di allestimento illuminotecnico e scenotecnico fa da "cornice" alle opere di Antonello da Messina, le quali saranno illuminate singolarmente nelle loro "edicole", mediante luce sagomata circoscritta sull'opera.
A differenza di altri allestimenti dove non è necessario focalizzare la visione "in eccesso" delle opere esposte mediante la sagomatura della luce, per l'opera di Antonello da Messina, dove la perizia del gesto pittorico dell'artista vuole un'osservazione più attenta o curiosa verso il dettaglio, la luce sagomata risulta ideale per un dialogo quasi intimo con il visitatore.

Giuseppe Mestrangelo - lighting designer 


Mentre a Milano nei prossimi mesi si potrà godere della straordinaria mostra di Antonello da Messina, a Palermo sarà possibile ripercorrere le tappe fondamentali della ritrattistica italiana del XX secolo, grazie a una piccola ma preziosa mostra progettata dal Museo del Novecento di Milano in collaborazione con Palazzo Abatellis.
Il Museo del Novecento ha infatti ideato, partendo dal celeberrimo busto di Eleonora d’Aragona realizzato da Francesco Laurana, uno dei capolavori simbolo della Galleria Regionale di Palazzo Abatellis di Palermo, un’esposizione dal titolo “Il ritratto italiano del XX secolo dalle raccolte civiche”, che cerca di instaurare un dialogo ideale tra la famosa scultura realizzata nel Quattrocento e un prezioso nucleo di ritratti di alcuni dei più importanti maestri del Novecento, provenienti dalle raccolte civiche milanesi.
Le date della mostra “Il ritratto italiano del XX secolo dalle raccolte civiche” e il progetto scientifico completo sono in fase di definizione e verranno presentati prossimamente.

Antonello da Messina
A cura di: Giovanni Carlo Federico Villa
Dal 21/02 al 2/06/2019
Promossa e prodotta da: Comune di Milano, Palazzo Reale, MondoMostre Skira
Catalogo: Skira Editore
Orari: Lunedì 14.30 - 19.30 (dalle 9.00 alle 14.30 riservato alle scuole); Martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30 - 19.30; Giovedì e sabato 9.30 - 22.30; Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura. Giorni e orari di apertura straordinari: Lunedì 22 aprile 9.30 - 22.30; Mercoledì 1 maggio 9.30 - 19.30
Biglietti: (audioguida inclusa) Intero € 14,00; Ridotto € 12,00; Visitatori dai 18 ai 25 anni, over 65, portatori di handicap, gruppi (minimo 15 massimo 25 persone) e convenzioni; Ridotto speciale € 6,00 Scuole, gruppi organizzati da TCI Touring Club e FAI, giornalisti con tesserino ODG con bollino dell’anno in corso non accreditati dall’ufficio stampa e altre convenzioni; Biglietto Open € 16,00, Data aperta fino a due settimane prima della chiusura (valido a partire dal giorno successivo alla data di acquisto); Biglietto Famiglia 1 o 2 adulti € 10,00/ ragazzi dai 6 ai 17 anni € 6,00; Gratuito minori di 6 anni, guide turistiche abilitate con tesserino di riconoscimento, giornalisti accreditati dall'Ufficio Stampa e convenzioni
Infoline e prevendite: 0292897755 - singoli; 0292897793 - gruppi; mondomostreskira‐gruppi.vivaticket.it
Prenotazioni visite guidate: gruppi e scuole; info@adartem.it; www.adartem.it; gruppi.antonellodamessina@gmail.com
Prenotazione attività propedeutiche scuole e famiglie: Sezione Didattica Palazzo Reale T. 02884.48046 - ed.scuolepalazzoreale@comune.milano.it
Informazioni online e social: www.mostraantonello.it - www.palazzorealemilano.it - facebook.com/MondoMostreSkira/ - #antonellodamessina - #antonelloamilano -#mostraantonello
Uffici stampa MondoMostre Skira: Lucia Crespi - T. + 39 02 89415532 - lucia@luciacrespi.it; Federica Mariani: T. +39 366 6493235 - federicamariani@mondomostre.it - www.mondomostreskira.it
Ufficio stampa Comune di Milano: Elena Conenna - elenamaria.conenna@comune.milano.it

Palazzo Reale
Piazza Duomo 12
Milano

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Luciano Ventrone: Il limite del vero. Dall’astrattismo all’astrazione, Fondazione Stelline, Milano, fino al 10/03/2019

Opening: 30 gennaio 2019 h. 18.30

 

 

Dal 31 gennaio al 10 marzo 2019 la Fondazione Stelline ospita la mostra Il limite del vero. Dall’astrattismo all’astrazione, una retrospettiva a cura di Angelo Crespi dedicata a Luciano Ventrone, definito da Federico Zeri - che lo scoprì - “il Caravaggio del ventesimo secolo”.

Dagli esordi come pittore figurativo classico alle sperimentazioni geometriche, passando per l’informale e l’arte programmata, questo percorso espositivo di 30 opere, molte delle quali esposte al pubblico per la prima volta, indaga la lunga carriera di Luciano Ventrone, che comincia a dipingere giovanissimo, nei primi Anni 60, assolvendo a una sorta di precoce vocazione. Il suo è un apprendistato lungo e pieno di divagazioni, sull’onda delle varie correnti della pittura italiana e nelle temperie del secondo Dopoguerra, che gli consente infine di approdare con sempre maggior forza a uno stile personalissimo, il “realismo astratto ventroniano” in cui le basi della pittura (forma, luce, colore) sono messe al servizio di una concezione filosofica platonica tesa a svelare il mondo delle idee prime.
Dagli Anni 90 del Novecento, soprattutto le nature morte non sono più, e soltanto, la rappresentazione del reale, uno sforzo mimetico pur degno di lode, ma semmai il tentativo riuscito, grazie a un talento quotidianamente coltivato con fatica, di andare oltre la realtà - come spiega Angelo Crespi - e sperimentare “il limite del vero”, cioè quella sottile linea che ci distanzia dalla conoscenza effettiva, allontanandosi dagli oggetti reali e approssimandosi per quanto possibile all’astrazione delle “cose”.
Ventrone - che si definisce un astrattista alle prese con la realtà, un metafisico costretto a misurarsi con la caducità della natura – non è solo uno dei massimi e più conosciuti pittori di figura a livello internazionale, ma prima di tutto è uno scienziato della pittura e, fin dalle rappresentazioni negli Anni 60 delle cellule ingrandite al microscopio, opere messe poi a disposizione di testi di neurologia, ha affinato la propria antica tecnica pittorica fatta di pazienti velature a olio, confrontandola con le più avanzate tecnologie che oggi ci permettono di guardare e vedere “più” oltre il reale.
Da qui nasce lo stupore, di una pittura che non inganna l’occhio, bensì la mente, e ci costringe a un corto circuito per ridare senso a ciò che nella realtà non esiste, frutta, verdura, fiori che non sono mai così perfetti, mai così illuminati, mai così sul punto di essere veri.

Luciano Ventrone nasce a Roma nel 1942. Nel 1983 un articolo scritto da Antonello Trombadori su “L’Europeo” induce lo storico dell’arte Federico Zeri a interessarsi dell’artista suggerendogli di affrontare il tema delle nature morte. È qui che inizia la sua lunga, e ancora non completa, ricerca sui vari aspetti della natura, catturando particolari sempre più dettagliati e quasi invisibili a “occhi bombardati da milioni di immagini”, quali sono quelli degli uomini della nostra epoca. È questa ricerca di Ventrone che ha destato, nei decenni, l’attenzione - oltre che di Federico Zeri - di Sergio Zavoli, Duccio Trombadori, Marco Di Capua, Vittorio Sgarbi, Achille Bonito Oliva, Roberto Tassi, Giorgio Soavi, Edward Lucie-Smith, Beatrice Buscaroli ed Eugenia Petrova, per citarne alcuni.


LUCIANO VENTRONE. IL LIMITE DEL VERO
Dall’astrattismo all’astrazione
A cura di
: Angelo Crespi
Dal 31 gennaio al 10/03/2019

Opening: 30 gennaio 2019 h. 18.30
Orario: martedì – domenica, h. 10.00-20.00 (chiuso il lunedì)

Ingresso libero
Informazioni
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