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Archivi categoria : Fotografia

Cesare Colombo, Fotografie/Photographs 1952-2012, Sala Viscontea, Castello Sforzesco, Milano, dal 20/02/2020

Inaugurazione giovedì 20 febbraio 2020 ore 18

La Milano di Cesare Colombo in mostra per 4 mesi al Castello Sforzesco: più di 100 immagini selezionate dalla curatrice Silvia Paoli e dalle figlie Sabina e Silvia Colombo, allestite nella splendida Sala Viscontea da Italo Lupi, amico e compagno di strada.

Il Comune di Milano e il Civico Archivio Fotografico rendono omaggio con una grande mostra a Cesare Colombo, uno dei principali fotografi e studiosi della fotografia del Novecento. Curatore di importanti mostre e animatore di dibattiti, sin dal Dopoguerra ha contribuito a far crescere in modo significativo la cultura fotografica in Italia. La rassegna dal titolo Cesare Colombo. Fotografie/Photographs  1952-2012 è curata da Silvia Paoli, con Sabina e Silvia Colombo, oggi responsabili dell’Archivio di Colombo, allestimento e grafica di Italo Lupi, e si tiene dal 21 febbraio al 14 giugno 2020 alla Sala Viscontea del Castello Sforzesco.

"Quasi quarant’anni, una vita, dedicati da un fotografo a vedere Milano, grande città italiana e nello stesso tempo simbolo di una qualsiasi grande città del mondo."   Scriveva così Corrado Stajano nel 1990 sul catalogo Alinari che accompagnava la prima grande mostra milanese di Cesare Colombo, allestita all’Arengario. Dopo tre decenni una nuova rassegna riprende e completa l’eredità lasciata per restituire un nuovo affresco dell’attività fotografica dedicata da Colombo alla sua città, nella quale le foto più conosciute si uniscono a immagini inedite e a vere e proprie riscoperte d’archivio.
A partire dal corpus di fotografie recentemente entrate a far parte delle collezioni del Civico Archivio Fotografico del Castello Sforzesco, la mostra restituisce la sua visione coinvolgente e appassionata della metropoli lombarda. Il percorso comprende oltre 100 fotografie esemplificative dell’intera carriera di Colombo, divise in sei sezioni,  dove la città viene descritta nei suoi molteplici aspetti culturali, politici e sociali e offre un vivido racconto biografico lungo sessant’anni (1952-2012) di sviluppo urbano, trasformazioni del lavoro e mutamenti del tessuto sociale. Il mondo delle fabbriche e le manifestazioni sindacali, le rivolte studentesche e le periferie, ma anche uno sguardo attento su una città in continuo cambiamento, che produce e crea: le fiere e i negozi,  la moda e il design, l’arte e lo spettacolo. Punti di vista di una città ‘abitata’ di uno dei suoi più attivi interpreti.
L’allestimento e la grafica di Italo Lupi,  aiuteranno il visitatore a ricostruire la figura di Cesare Colombo nella sua complessità. In mostra un tavolo biografico, lungo venticinque metri, ricostruirà la vita di Cesare Colombo dalla sua formazione giovanile, ai primi lavori, ai progetti di comunicazione pubblicitaria, alla sua vita familiare, alle sue molte collaborazioni con l’editoria, all’impegno politico e ai suoi impegni culturali.
Un affresco coloratissimo che fa da contraltare al rigore delle fotografie in bianco e nero, affiancato da un altro lungo tavolo più sobrio di colori e grafica, con brani di suoi scritti e citazioni di differenti testi critici e letterari.
Il catalogo a cura di Silvia Paoli, edito da Silvana (Italiano-Inglese) contiene il saggio critico del curatore (Oltre i bordi dell’inquadratura. Cesare Colombo 1935-2016, fotografo, storico, critico), una sezione dedicata all’allestimento con una nota di Italo Lupi e ricchi apparati bio-bibliografici a cura di Sofia Brugo. Tutte le fotografie sono riprodotte nel volume divise secondo le sezioni della mostra:  Album Metropolitano, Stagioni di lotta, Offerte di lavoro, Ingresso Libero, La città della moda e del design, Arte in scena.
L’esposizione e il catalogo sono l’esito di un lungo lavoro di ricerca il cui intento è di contribuire alla conoscenza di questo importante autore della fotografia italiana, aprendo anche nuovi orizzonti di studio.

Cesare Colombo (1935-2016) è stato protagonista per più di cinquant’anni nel mondo della fotografia, e in generale nella comunicazione visiva. Al lavoro di ripresa (architettura, reportage per l’industria, illustrazione editoriale) ha affiancato una lunga esperienza nel settore della ricerca, dell'analisi critica e dell'ordinamento di immagini storiche.
Nelle sue foto è prevalente l’interesse per l’uomo, protagonista dinamico dell’inquadratura, ma anche simbolo della condizione sociale odierna. Significativa è la sua antologia Milano Veduta Interna (Alinari, 1990, testi di Roberta Valtorta e Corrado Stajano). In seguito, un completo percorso attraverso le sue immagini viene raccolto nel fotolibro Life Size, Photos 1956-2006, Edizioni Imagna 2009. Nel 2012 è uscito un altro fotolibro sulla sua città Milano. Ingresso libero curato da Giovanna Calvenzi nella collana della Fiaf “Grandi Autori della Fotografia Contemporanea”. Del 2013 è infine il volume, scritto con Simona Guerra, La camera del tempo, Edizioni Contrasto, dedicato alla vita e all’opera dell’autore.
Come studioso dell’immagine, oltre a molti saggi critici, ha curato nel 2004 per le Edizioni Agorà l’antologia Lo sguardo critico. Cultura e fotografia in Italia 1943-1968. Come ricercatore ha prodotto, per editori ed enti pubblici, mostre e fotolibri, tra i quali L’occhio di Milano (1977), L’uomo a due ruote (1987), Tra sogno e bisogno e Occhio al cibo per Coop (1985 e 1990), Scritto con la luce, Electa (1987), La fabbrica di immagini, Alinari (1988), Un paese unico. Italia, fotografie 1900-2000, ancora per Alinari; Ferrania. Storie e figure di cinema e fotografia (De Agostini, 2004), la sezione Fotografia di AnniCinquanta (ArtificioSkira, 2005); Cento anni di imprese per l’Italia (Alinari / 24 Ore Cultura, 2010).

Cesare Colombo, Fotografie/Photographs 1952-2012
Una mostra: Comune di Milano, Civico Archivio Fotografico, Milano
In collaborazione con: Archivio Cesare Colombo, Milano
Dal 21 febbraio al 14 giugno 2020
A cura di: Silvia Paoli, con Sabina e Silvia Colombo
Allestimento e grafica: Italo Lupi
Informazioni: www.milanocastello.it - T. 02.88463700
Orari: Martedì-Domenica ore  9-17.30 (La biglietteria chiude alle ore 17); Chiuso lunedì
Ingresso: gratuito
Uffici stampa: Comune di Milano - Elena Conenna - elenamaria.conenna@comune.milano.it
Archivio Cesare Colombo: Alessandra Pozzi - press@alessandrapozzi.com - T. +393385965789
Catalogo: A cura di Silvia Paoli, 352 pag., 250 ill., edizione bilingue italiano/inglese, Euro 39,00
Silvana Editoriale www.silvanaeditoriale.it -  press@silvanaeditoriale.it

Castello Sforzesco
Sala Viscontea
Piazza Castello 1
Milano

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Riccardo Bononi, Stefano Barattini, Alberto Scibona, Casa Museo Spazio Tadini, Milano dal 24/01/2020

Fotogiornalismo a Spazio Tadini Casa Museo. Venerdì 24 gennaio 2020 ha inaugurato la mostra fotografica personale di Riccardo Bononi “Nonostante tutto, a cura di Federicapaola Capecchi, propone una selezione di 4 reportage frutto di 10 anni in Madagascar: Generation Graveyad, The Red Island and the Black Death, The Cities of Flies e Una belle vie, une belle mort.
Quarantatre fotografie di una forza tagliente e con un grande carattere che propongono un’attenta analisi antropologica, una sottile e impegnativa cronaca sociale, etica e un lieve quanto determinato invito ad un’umanità possibile. Perché nonostante tutto, si può e si deve vivere. Solo uno dei tanti insegnamenti di questi reportage.

Generation Graveyad racconta di una generazione di bambini e adolescenti divenuti orfani in seguito al colpo di Stato del 2009, che hanno trasformato il cimitero monumentale della capitale nella loro casa, dove vivono tutti insieme come una grande famiglia.
The Red Island and the Black Death analizza un fenomeno ciciclo in Madagascar, la peste bubbonica e polmonare. Da quasi un secolo affligge il Paese e Riccardo Bononi ne indaga le cause e le conseguenze sulla popolazione.
The Cities of Flies racconta della “Città delle mosche”, la più grande discarica a cielo aperto forse mai vista al mondo. Ne descrive la vita al suo interno: cimitero per gli indesiderati e Casa per chi è stato abbandonato dalla società.
Una belle vie, une belle mort  è il libro di Riccardo Bononi capace di contenere e veicolare tutte queste analisi, cronache e riflessioni e che pone un’arguta, acuta e penetrante - quanto affascinante - provocazione: “Potresti immaginare un mondo in cui l’idea stessa della morte non esiste? Dove gli uomini non sono spaventati dalla morte e dai tabù ossessivi riguardanti la mortalità umana? L’antropologo britannico Geoffrey Gorer ha scritto di come la morte sia diventata “pornografica” per noi occidentali, un contenuto osceno da cui proteggere i bambini. La paura associata alla morte è sempre stata considerata un universale culturale nel tempo e nello spazio: <Gli uomini temono la morte>, e questa convinzione non è mai stata messa in dubbio. Tuttavia questa verità viene meno in Madagascar, dove il Culto degli Antenati è la religione di stato: un mondo agli antipodi, dove i vivi e i morti intrattengono discussioni, condividono esperienze e spazi domestici, dove i bambini giocano tra i cadaveri e la morte non è mai considerata come antitetica alla vita”.
Come antropologo culturale, Riccardo Bononi ha vissuto per dieci anni a stretto contatto con il popolo malgascio, nelle loro case e nelle loro tombe, immergendosi completamente con le loro usanze, linguaggi e tradizioni peculiari, condividendone tanto la vita quotidiana, quanto la quotidianità della morte.

 

"Ci sono uomini, sogni e azioni più forti delle guerre, dei colpi di stato, delle difficoltà.
Ci sono uomini, indagini e reportage più forti della disillusione, lontani dal già risaputo e che creano nuova conoscenza. Ne avete dinanzi agli occhi un esempio.
Queste fotografie non illustrano un titolo d’effetto, ma sono conoscenza che muove coscienze proprio perché non ripetono un mondo di segni e di significati, ma ne creano di nuovi. Vestire a bambola una statua funeraria è creare senso, comunità, famiglia e sopravvivenza. Lo hanno fatto spontaneamente i bambini di “Generazione cimitero” e Riccardo Bononi lo ha colto, ha restituito vivo questo senso. Talmente “vicino” a loro e insieme a loro Riccardo Bononi muove il tempo congelato di un cimitero, fa danzare - quasi “ballandoci sopra”- il cronometro di mille e mille vite perse. I bambini di “Generazione cimitero” scrivono una Antologia di Spoon River danzando con i loro pianti, i loro giocattoli, i loro sorrisi. E Riccardo Bononi lo vive, lo conosce e permette alle nostre coscienze di comprendere il senso di una comunità specifica che ha costruito qualcosa di prezioso per tutti.  
Fotografie di una forza tagliente e con un grande carattere che propongono un’attenta analisi antropologica, una sottile e impegnativa cronaca sociale, etica e un lieve quanto determinato invito ad un’umanità possibile. Perché nonostante tutto, si può e si deve vivere. È solo uno dei tanti insegnamenti di questi reportage.
Fotografie dirette, un linguaggio secco, forte. In ognuna si avvicina con la macchina fotografica e coglie la tensione esplosiva – a volte spietata – del momento. Scatti sentiti e pensati. Fotografie non solo di denuncia, non solo di informazione, non solo di indagine ma con una incredibile bellezza anche formale, che nulla toglie alla loro forza informativa e alle implicazioni e analisi antropologiche e sociali. 
Reportage che fanno venire in mente fotogiornalisti come Jacob Riis, Lewis W. Hine, Walker Evans, Dorothea Lange, diversi tra loro e da Riccardo Bononi stesso ma accomunati dall’essere occhi sensibili capaci di cogliere istantanee di senso. Avvicinati dalla coscienza che la fotografia porta in sé una carica dirompente, capace di accendere sdegno quanto la volontà di mutamento.
Riccardo Bononi si muove con una forte capacità di penetrazione nel raccontare l’uomo negli ambienti in cui vive. È palese la sua abilità tecnica, la sua attenzione e sensibilità ad ogni questione formale – come la composizione e la luce – ma ciò che risulta assordante nelle sue fotografie è la profondità di nuovi significati, il suo raccontare, essendo realmente “vicino” al soggetto ritratto. E non è una questione di focale. Una su tutte, la foto di Faneva. Qui la luce rivela impietosa e con minuzia di dettagli il sordido luogo in cui lei vive e in cui è seduta a sfogliare il suo libro, ma al tempo stesso illumina quasi con tenerezza il suo viso e quel sorriso accennato di chi, nonostante tutto, ha trovato un suo spazio e una sua lievità. Tutti particolari che non sono colti e restituiti perché seduto accanto a lei, ma perché Riccardo Bononi conosce muovendo coscienza.
Fotografie che raccontano – sì uno studio antropologico e le conseguenze di avvenimenti geopolitici ed economici – ma che rivelano molto di più! Creano possibilità. Con un rigore e un senso di unicità e completezza raro. Riccardo Bononi riesce, come Eugene Smith, a sovrapporre una sua visione alla documentazione di aspetti crudi e dolorosi, ed eleva così la condizione umana ad una dimensione epica. È narratore e attore che riesce a distillare il caos e la bellezza che ci circonda. Dirige i nostri occhi e le nostre coscienze con precisione (da cecchino) e onestà.
Un fotogiornalista capace di dare corpo e voce, con intelligenza e in modo penetrante, a storie non solo di estremo interesse antropologico ma che sono anche dei veri e propri insegnamenti. Fotografie che narrano in modo veritiero, con acume di indagine e riflessione, ben oltre le vicende. Una sintesi, splendida e drammatica al tempo stesso, di vaste problematiche e distonie … la disperazione, il silenzio, la ferocia, l’indifferenza e le invincibili e ataviche – o moderne? – paure della nostra civiltà. Al tempo stesso, una vera e propria speranza ed elogio della bellezza. In ognuno di questi reportage, nonostante tutto, emerge in modo forte come solo accettando la crudeltà saremo capaci di perseguire la bellezza. Altrettanto, di fotografia in fotografia, taglia e fende colpi precisi e ben assestati, un senso di liberazione, a tratti, di resurrezione.
Un uomo, Riccardo Bononi, capace, attraverso il mezzo fotografico, di spalancare un orizzonte nuovo, un punto di vista al quale, forse, non giungeremmo da soli, ma che la fotografia cattura, quel punto di vista e capacità di porgerlo, che prende forma nella critica sociale, graffiante e incisiva, che sposta il “fuoco” (e le parole) del discorso, e la visione delle cose."

Federicapaola Capecchi


Riccardo Bononi, laureato in due distinte branche delle scienze sociali (psicologia e antropologia), dal 2010 è ricercatore e docente di Antropologia Visuale presso l’Istituto Ricerca e Formazione nelle Scienze Sociali (Irfoss) di Padova, dal 2015 entra a far parte dell’agenzia fotografica internazionale Prospekt Photographers. La scelta di associare la fotografia alla sua attività di ricerca sul campo lo ha portato a lavorare in Africa, Sud America, Sud Est asiatico, India, Europa e Stati Uniti. Dal 2006 ha cominciato ha lavorato come antropologo in Madagascar, dove sta ancora portando avanti un progetto a lungo termine su importanti tematiche sociali. Già curatore di numerosi percorsi di fotografia etnografia in collaborazione con le istituzioni accademiche, le sue immagini sono state pubblicate su numerose testate nazionali ed internazionali ed esposte a Londra, Parigi, Berlino, Pechino, Lishui, Bucarest. Il suo lavoro sulla lucha libre femminile in Bolivia gli è valso il primo premio ed il titolo di “Miglior Fotografo dell’Anno” (categoria Professional, sport) ai World Photography Awards 2015. Nella sua visione, la fotografia documentaria e molto di più di un semplice strumento di descrizione della realtà: è la base per un linguaggio universale, un ponte tra popoli e luoghi diversi capace di superare i confini invisibili tra culture.


PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI RICCARDO BONONI: "UNE BELLE VIE UNE BELLE MORT", MERCOLEDì 5/02/2020, ALL’INTERNO DEI “DIMERCOLEDì” DI PHOTOMILANO – ORE 19:30 - WWW.PHOTOMILANO.ORG

Riccardo Bononi “Nonostante tutto”
A cura di
: Federicapaola Capecchi

Inaugurazione: venerdì 24 gennaio ore 18:30
Dal 24/01 al 23/02/2020
Orari: da mercoledì a sabato dalle 15.30 alle 19.30 - Domenica solo su appuntamento
Visite guidate: Sabato pomeriggio con prenotazione a Federicapaola@gmail.com
Informazioni: Federicapaola Capecchi - Federicapaola@gmail.com - M.+39 347 7134066 - WWW.SPAZIOTADINI.COM

Casa Museo Spazio Tadini
PhotoMilano
via Niccolò Jommelli, 24
20131 MILANO


La fotografia Di Barattini: Geometrie Rurali

La mostra fotografica di Stefano Barattini Geometrie Ruraliinaugurata il 24 gennaio alla Casa Museo Spazio Tadini di Milano vi stupirà perchè vi proporrà il paesaggio visto da una nuova distanza, quella giusta per trasformarlo in segno, in significato, in un linguaggio che non avete mai visto.

 

"Avvicinandomi a un oggetto complesso posso esaminare le sue componenti. Se me ne allontano conosco la totalità della sua forma. Ma un oggetto – qualunque oggetto – non si da nello spazio se non in relazione ad altri oggetti. Ed è, ancora, da una certa distanza che posso conoscere il territorio (lo spazio misurabile) di tali oggetti.
Il metodo non cambia molto se prendo in considerazione un accadimento (anche minuscolo): vivendolo al presente ne sono testimone diretto. Prendendolo in esame in seguito – a una minima distanza temporale – conoscerò quello che non ho vissuto dal mio limitato punto di esperienza e che riguarda la totalità dell’accadimento. Ma è solo ad una distanza superiore che sarò in grado di conoscere le premesse e le relazioni di quell’accadimento con altri “eventi storici”.
La Geometria e la Storia dipendono dalle distanze. E dal nitore – riconoscibilità – delle loro fonti. Chi se ne occupa lo sa. E sa far luce, sulle relazioni che prende in esame, aprendo allo sguardo un campo visivo, per così dire, mobile. Allacciando nessi e inquadrando problemi.
Stefano Barattini, fotograficamente, mette in atto una ricerca molto vicina a queste e lo fa quando si occupa di aree industriali abbandonate così come – in queste foto di eclatante bellezza – di campagne coltivate.
Con le serie fotografiche dedicate alle aree industriali in disuso, Barattini ha esplorato una sorta di mondo parallelo a quello del tempo presente, regalandoci grandi immagini che evocano altre epoche produttive e, non di meno, la capacità della Natura di riprendere – in misure variabili – possesso di un territorio dal quale sembrava relegata a “distanza di sicurezza”.
Con la mostra “La distanza della bellezza” il fotografo apre un campo d’indagine – di inedita modernità – utilizzando i droni. Pur ricordando che la fotografia aerea ha più di un secolo, la novità sta nell’unione del mezzo con l’autore. Il drone non è pilotato da terzi, con i quali l’autore delle immagini debba comunicare. L’occhio del drone è mosso dalle mani stesse del fotografo. E’ prolunga tecnologica della sua capacità di osservare e catturare la realtà. E’ un obiettivo fotografico a tutti gli effetti.
La capacità e la qualità autoriale di Stefano Barattini emerge clamorosamente dalle fotografie per due ragioni complementari (e assenti nelle quasi totalità delle fotografie in circolazione realizzate con i droni). La prima è di carattere culturale ed è legata ai sui studi alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. La seconda, decisiva, alla misura estetica che gli impone di escludere da ogni opera ciò che non è strettamente necessario al discorso. Un millimetro in più sarebbe decorativo e ridondante. Un millimetro in meno insufficiente a reggere la grammatica di questo linguaggio d’immagine.
L’altezza di sorvolo fa l’inquadratura, non meno di quanto le distanze tra gli oggetti rappresentati facciano l’opera. L’occhio del drone-fotografo cattura geometrie che si formano quando si perde il valore d’uso dei campi (il dettaglio delle specie agrarie) e non si è ancora “formato” il paesaggio indistinto delle macchie di colore utile solo a stupire, ma non a conoscere. Barattini riesce nel doppio intento di creare una documentazione precisa delle forme istituite dal lavoro agricolo e di attuare quella piccola magia linguistica di trasfigurazione del reale propria dell’Arte.
Avvicinandovi alle opere di Stefano Barattini potrete misurare una variante nuova – e distanze … e proporzioni! – di quella specie vivente che chiamiamo Bellezza."

Francesco Tadini


Stefano Barattini, nato a Milano il 4 gennaio 1958. Studi: architettura presso il Politecnico di Milano Ho iniziato a fotografare nel 1979, quando ho cominciato a viaggiare e legato indissolubilmente la fotografia al viaggio. Dal 1990 (per circa 5 anni) inizia la mia collaborazione con la rivista Mototurismo e in seguito Scooter Magazine, dove ho pubblicato diversi miei reportage di viaggio e altri articoli legati al mondo degli scooter. Dopo una pausa di riflessione, nel periodo in cui stava nascendo l’era digitale, ho ripreso la fotografia adattandomi alle nuove tecnologie, sempre legandola ai viaggi soprattutto in Africa. L’architettura (con particolare interesse per il periodo razionalista) e gli spazi suburbani in continua crescita dove la presenza umana, nei miei scatti, è quasi sempre assente sono temi che tratto periodicamente. Da circa 4 anni ho iniziato, con grande interesse e soddisfazione, a fotografare i luoghi abbandonati. Questi posti emanano un fascino unico, fatto di luci e ombre, di polvere, odori e grandi silenzi ma soprattutto di ricordi. E sono questi ricordi, queste tracce del passato, che vado a cercare e catturo con la macchina fotografica, perdendomi negli ambienti alla ricerca dell’inquadratura adatta e della luce giusta per meglio rappresentarli. Sono una sorta di universo parallelo che vive a poca distanza da noi e che la fotografia contribuisce a riportarlo per un momento in vita.”
Dal 2011 Stefano Barattini è Autore presso Ascosi Lasciti.


Stefano Barattini Geometrie rurali - La distanza della bellezza
A cura di: Francesco Tadini, Melina Scalise, Federicapaola Capecchi
Inaugurazione: venerdì 24 gennaio dalle ore 18.30
Dal 24/01 al 22/02/2020
Ingresso: libero
Orari: da mercoledì a sabato dalle 15.30 alle 19.30. Domenica pomeriggio aperti su prenotazione, per gruppi di almeno 4 persone.

Spazio Tadini
PhotoMilano

via Niccolò Jommelli, 24
20131 MILANO


La fotografia di Alberto Scibona in mostra alla Casa Museo Spazio Tadini dal 24 gennaio al 22 febbraio 2020 con L’Umanità è un soggetto umoristico. L’esposizione comprende una selezione fotografica di più di 40 immagini. Apre al pubblico il 24 gennaio alle ore 18.30 (Spazio Tadini via Niccolò Jommelli, 24). 

“Nessuna parola, né narrazione o commedia avrebbe espresso così bene le numerose occasioni umoristiche del caso e del caos metropolitano come le fotografie di Alberto Scibona. Puoi camminare da solo per strada, entrare da solo in una chiesa, visitare da solo un museo e, nonostante questo, scoprire che la città ti sorride sempre e ti parla. Puoi non sentirti mai solo, basta saperla guardare. Là dove l’umanità si concentra, lavora, corre e ti ignora succedono strane convergenze della casualità. Le persone, i loro oggetti, le loro espressioni, il loro vissuto e le loro costruzioni aprono un dialogo sorprendente tra loro. Queste connessioni generano sinapsi interpretative di scene di città che per il fotografo Alberto Scibona sono rapide quanto un click. Le situazioni davanti al suo obiettivo assumono il senso della contraddizione, dell’assurdo e del riso fino a quell’humor che esprime il bisogno comune di saper sorridere del nulla apparente che si genera dal caos.
Nelle sue fotografie trovi una scarpa che ti guarda con il volto di chi vuole mostrarti come ci si sente nel “Svegliarsi col piede sbagliato”, trovi il palo a cui vorresti abbracciarti come una bicicletta in cerca di sicurezza, impari che non tutte le strade portano a Roma, scopri che la stampa non rispecchia più le tue alte ideologie, ti sorprendi che il non “desiderare la donna d’altri” può portarti a desiderare la donna di nessuno,  incontri cani che come umani fanno i bulli del quartiere, che le Chiese svelano conversazioni “dell’altro mondo” e che è più facile essere riconosciuti per un nome scritto su uno zaino piuttosto che su un documento d’identità.
Dante Alighieri scrisse la Divina commedia per raccontare con parole nuove il caos del suo tempo. Quella commedia in versi oggi la possiamo raccontare con un altro segno e disegno e figura: la fotografia. Un’immagine, senza parole, in silenzio e attraverso un solo sguardo arriva al mondo intero e lo descrive, lo critica e lo trasforma.
Le fotografie affollano i social, il web, i giornali, le televisioni e si moltiplicano esponenzialmente, ma a differenza di chi scatta per affermare il proprio essere e vivere il mondo, un fotografo deve porsi il problema di scegliere in che lingua parlare. L’immagine scelta, postata o stampata deve essere una cifra linguistica, una decisione narrativa.  Alberto Scibona ha scelto di raccontare la commedia umana, soprattutto quella della metropoli, dove l’umanità ha scelto di concentrarsi, di costruire, di lavorare, di progettare, di gestire di più e ancora di più. Milano è certamente l’emblema italiano di questo più, del fare di più. Così le sue fotografie hanno conquistato anche il cuore di uno dei gruppi fotografici social tra i più attivi del capoluogo PhotoMilano, e migliaia di persone apprezzano, tutti i giorni, la sua commedia metropolitana raccontata per immagini. I suoi scatti viaggiano insieme ai suoi titoli esilaranti e scopri che ti appartengono, che lui ha colto il fotogramma del film in cui anche tu sei protagonista, ma distratto sei passato oltre senza accorgerti.
“Umorismo – dice la definizione – è sostantivo maschile, è la capacità di rilevare e rappresentare il ridicolo delle cose, non implica una posizione ostile o puramente divertita, ma l’intervento di un’intelligenza arguta e pensosa e di una profonda e spesso indulgente simpatia umana”.
Ebbene quell’”intelligenza arguta” e “indulgente simpatia umana” appartengono pienamente ad Alberto Scibona fotografo. Dunque cittadini milanesi - e non solo - per ogni caso del caos … “Comunque, buon anno”.

Melina Scalise


Alberto Scibona: L’Umanità è un soggetto umoristico
A cura di
: Francesco Tadini e Melina Scalise

Inaugurazione: venerdì 24 gennaio ore 18:30
Dal 24/01 al 23/02/2020
Ingresso: libero.
Orari: da mercoledì a sabato dalle 15.30 alle 19.30. Ogni sabato ingresso visite guidate €. 7 (visita a tutto il museo compresa la mostra permanente di Emilio Tadini) Domenica pomeriggio aperti su prenotazione.
Informazioni: Melina Scalise - M. 3664584532 - museospaziotadini@gmail.com

Casa Museo Spazio Tadini
PhotoMilano

via Niccolò Jommelli, 24
20131 MILANO

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Ludovica Sacchetti e Gianni Viviani: Appunti di viaggio, dal 6 al 27 febbraio 2020

Inaugurazione mercoledì 5 febbraio ore 18


I vividi colori del Madagascar catturati da Gianni Viviani si fondono alle suggestive atmosfere occidentali di Ludovica Sagramoso Sacchetti per la mostra fotografica “Appunti di viaggio di due fotografi italiani”, proposta a Milano dalla Galleria Francesco Zanuso dal 6 al 27 febbraio.

Gianni Viviani, Mercato tessile a Nosy Be, Madagascar, 2005, cm32x48

Un itinerario fisico e reale e un percorso interiore ed emozionale sono accostati nei quaranta scatti esposti, tutti inediti, per creare rimandi e suggestioni. Entrambi gli sguardi dei fotografi partono da situazioni vere, tangibili e quotidiane, per comunicare ciascuno il proprio messaggio e il proprio differente sentire e percepire il mondo.
Gianni Viviani, nel suo peregrinare con la macchina al collo, coglie il qui e ora con il suo occhio veloce e penetrante che va in cerca del sorriso sul volto di un bambino, dello sguardo seducente di una giovane donna, del logorio di una vita sul corpo di un vecchio, dell’umiltà della fatica sul viso di un uomo, «per dare dignità a quell’umanità fatta di difficoltà, di povertà, di piccole cose, che la mia attenzione arricchiva di luci e ombre», come ci spiega l’autore stesso. «Mi interessa - prosegue - cogliere l’attimo, rappresentare la vita nei suoi aspetti più umili, farlo con delicatezza e rispetto».

Gianni Viviani, Madagascar, 2005, cm32x48

Si aggira quindi per le polverose strade malgasce e percorre da nord a sud l’isola africana alla ricerca di momenti di vita ordinaria, gesti e abitudini da cogliere nella loro spontanea immediatezza, senza alcuna interferenza o premeditata progettualità. Nelle sue immagini s’incontra quindi una ragazza che ad Anakao trasporta un enorme pesce in un secchio posato sulla testa, per poi spostarsi a vedere il lavoro nelle risaie nei pressi della capitale Antananarivo; oppure ci si perde tra le trame del mercato tessile dell’isoletta di Nosy Be, o tra i colori del mercato nei dintorni di Ankarana. La volontà del fotografo non è raccontare una storia, ma restituire l’impressione del momento in modo veloce, diretto e sincero.

Ludovica Sagramoso Sacchetti, WINTER TIME, Milano, 2019, cm33x40

 Alle fotografie di Viviani fanno da contraltare gli scatti di Ludovica Sagramoso Sacchetti, creatrice di atmosfere. Spinta dalla voglia di cambiamento e di contatto con nuovi spazi, persone e luoghi, l’artista va alla ricerca di ciò che la attira e la emoziona, principalmente per mettere in relazione gli individui attraverso le immagini. Per questo, restando immersa nelle innumerevoli situazioni che offrono Milano e l’Italia tutta, la vediamo immortalare le contraddizioni insite nella nostra consueta routine: da un parco privo di persone in cui dominano gli accesi colori del fogliame d’autunno, che sembra invitare alla pace e alla contemplazione, si passa al vorticoso andirivieni della Galleria Vittorio Emanuele del capoluogo lombardo, dove i frenetici passanti si fondono agli oggetti in mostra nelle vetrine di negozi e ristoranti, diventando un riflesso di loro stessi, una scia di movimento. E ancora, dal dettaglio di una rossa foglia immersa nel blu di una pozza d’acqua, passiamo all’ampia veduta di un’affollata Darsena meneghina in inverno, ritratta in bianco e nero. «Il pensiero creativo, per definizione, non si accontenta della quotidianità, che già conosce, ma rompe le regole, si apre ad esperienze inedite, cerca nuove risposte», rivela l’artista stessa.

Ludovica Sagramoso Sacchetti, Nudità, 2019, Emilia Romagna, dibond, cm. 525x701

Gianni Viviani si accosta giovanissimo alla fotografia, partendo dalla camera oscura, dove apprende le magie del bianco e nero come stampatore presso il Gruppo Condé Nast Italia. Quindi si affianca a prestigiosi direttori ed art director, quali Flavio Lucchini, Cristina Brigidini, Lucia Raffaelli, Carla e Franca Sozzani, e scatta per Vogue Italia, l’Uomo Vogue, Vogue Pelle, Vogue Gioiello, così come per l’Europeo, Amica e Mondo Uomo, e ancora tra gli altri per Sergio Rossi, Erreuno, Etro, il Lanificio Piacenza, Brunello Cucinelli. Ritrae tra gli anni ’80 e ’90 attori, cantanti, imprenditori, personaggi della cultura e della moda. Nella seconda metà dei Novanta, Viviani si rimette ancora in gioco e passa all’indossato, realizzando l’immagine pubblicitaria del marchio Fiorucci. Con il passaggio dall’analogico al digitale, Viviani sposa la velocità, la facilità dello scatto, la possibilità di cogliere l’attimo, perfetta per i news magazine: sono questi gli anni in cui lavora per Vanity Fair e Il Venerdì di Repubblica, oltre a soddisfare la sua passione per i reportage e i racconti di viaggio, cui si dedica ormai quotidianamente.
 
Ludovica Sagramoso Sacchetti studia Fotografia allo IED di Milano e negli anni ’80 è assistente in studio da Adrian Hamilton; seguono quindi numerose esperienze con altri importanti fotografi nel campo dello still-life e della pubblicità, mentre alla fine degli anni ’80 collabora con case di produzione cinematografica accanto a James Ivory e Sergio Salerni. Nel 1990 frequenta un master di Fotografia di moda presso Superstudio con Alfa Castaldi, ma sarà Alberto Longari il suo maestro nonché grande amico, con il quale condividerà lo studio per tanti anni, realizzando soprattutto immagini pubblicitarie per campagne stampa e affissioni, e a cui rimarrà accanto fino alla scomparsa. Nel 2000 apre il proprio studio a Milano, dove avvia collaborazioni con testate giornalistiche ed aziende per immagini di still-life, ritratto, arredamento, reportage e food. Collabora per 15 anni con La Cucina Italiana e tra i suoi clienti si ricordano Mondadori, Lindt & Sprüngli, Buitoni, Philips, Villeroy&Boch, Etro e Ralph Lauren. Intorno al 2017 lascia il lavoro in studio per dedicarsi alla fotografia che più la ispira e, attraverso di essa, poter fare da tramite tra le diverse realtà sociali e culturali con cui si interfaccia ogni giorno.
 
La Galleria Francesco Zanuso, fondata nel 2010 dall’omonimo medico e collezionista milanese con una particolare predilezione per la Scuola Romana, l’Arte Povera ed il Nouveau Realisme, prosegue nella sua fervida ricerca e nella stimolante attività espositiva con l’obiettivo di promuovere giovani artisti emergenti. Le scelte stilistiche vedono una forte attenzione rivolta alla pittura astratta e figurativa, alla fotografia, alla scultura ed al design. Situata in uno dei quartieri storici più caratteristici di Milano, la galleria rappresenta quindi un importante punto di riferimento per i collezionisti interessati alla produzione artistica contemporanea internazionale.


Appunti di viaggio di due fotografi italiani. Ludovica Sagramoso Sacchetti e Gianni Viviani
Dal 6 al 27 febbraio 2020
Inaugurazione: mercoledì 5 febbraio ore 18-21
Orari: lunedì-giovedì ore 15-19 | venerdì e altri orari visite su appuntamento
Ingresso: libero
Informazioni: T. +39 335 6379291 - francesco.zanuso@gmail.com
Ufficio Stampa: IBC Irma Bianchi Communication - T. +39 02 8940 4694 - M. +39 328 5910857 - info@irmabianchi.it

Galleria Francesco Zanuso
Corso di Porta Vigentina, 26
Milano

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Luigi Gattinara: Una vita in posa, Milano Art Gallery, Milano, dal 26/01 al 13/02/2020

Inaugurazione: domenica 26 gennaio, alle ore 18.00

 

«Un’immagine nasce prima di tutto nella mente, prende forma nell’immaginario, tutto molto prima dello scatto vero e proprio. Esattamente come fa un pittore che, anche quando ritrae la realtà, che è lì davanti ai suoi occhi, la trasforma comunque, perché è un processo che passa attraverso l’intuizione, il cuore e l’anima.»
Luigi Gattinara

Dal 26 gennaio al 13 febbraio 2020 la Milano Art Gallery, Via Andrea Maria Ampére  102, ospita la mostra fotografica di Luigi Gattinara dal titolo Una vita in posa. Si inaugura domenica 26 gennaio alle ore 18.00, con la presentazione del curatore di mostre e grandi eventi Salvo Nugnes, direttore delle Milano Art Gallery.
Diciotto scatti del "pittore della luce" ci raccontano la sua visione caravaggesca della vita.
Una personale che doveva ripercorre le tappe fondamentali della vita fotografica di Luigi Gattinara è diventata ora, per la sua prematura scomparsa, una testimonianza ed un omaggio.
Purtroppo ancora un grande amico ci ha lasciato.
Luigi era sempre disponibile, attento e generoso. Una spinta sempre verso la positività, anche quando le cose di cui gli parlavi non andavano per il verso giusto. Un grande pittore della luce. Raffinato ed elegante. Una persona di cultura con cui era sempre piacevole parlare e individuare nuovi orizzonti.  Ma con lui era bello anche scherzare, oltre a parlare di mostre e d'arte. Con lui e la sua inseparabile moglie Daniela, che amava immensamente, ci si trovava sempre in piacevole armonia. Amante della vita e della bellezza e anche, più frivolmente, della buona e raffinata cucina e del suo immancabile sigaro toscano.
Aperto verso i giovani e anche per questo era nata la Triennale di Fotografia Italiana, che ha dato voce a fotografi di tutto il paese, dando loro la possibilità di essere conosciuti ed apprezzati, senza le maglie di un mondo espositivo spesso raggelato e raggelante. Ci eravamo sentiti lungamente l'altro giorno e avevamo parlato della mostra che si sarebbe inaugurata domenica prossima. Era tutto pronto...
Ora la luce è tutta per te.

Gianni Marussi

"La vita è strana: sa sempre come sorprenderti. Soprattutto se penso che fino a qualche giorno fa mi trovavo nel laboratorio del Maestro Luigi Gattinara. Ci siamo rimasti per diverse ore, io e lui. È stato un lavoro certosino che si è protratto per quasi quattro ore ‒ il Maestro d’altronde era un perfezionista ‒ per delineare al meglio il suo percorso artistico, la sua carriera. La mostra antologica che oggi ci troviamo a inaugurare, Una vita in posa, doveva, nelle sue intenzioni, e deve, nelle nostre, illustrare come si è evoluta la sua creatività nel corso del tempo, in anni e anni di studio attento. Perciò questa rassegna è volutamente divisa in sezioni per aiutarci a riviverne gli sviluppi e l’ingegnosità. Le fotografie che adesso vediamo vibrano di luce, pulsano dell’attesa di essere riscoperte. Un po’ ci parlano con dolcezza del mistero che tutti ci portiamo appresso con unicità, quello della vita, con i suoi meravigliosi chiaroscuri. Ci parlano di lui.
Luigi Gattinara era un caro amico, un brav’uomo e un grande artista. Le immagini qui esposte sono la palese dimostrazione del suo spirito, di ciò che andava cercando. La sua attenzione era volta a un bene supremo, immateriale e difficile da ottenere, quello della bellezza. Proprio l’eleganza e la cura del dettaglio, la morbidezza con cui si scivola sulle forme di questi soggetti ci svelano la sua personalità. Luigi Gattinara aveva un animo gentile e allo stesso tempo rigoroso, capace di portare con disinvoltura quel qualcosa di speciale ovunque andasse.
Con i suoi scatti artistici è possibile ripercorrerne la storia e la vita. Si ha la sensazione tangibile che, come queste fotografie sono destinate a restare con noi nel tempo, anche lui lo sia. Queste immagini sono un dono che ci ha fatto. Siamo dei privilegiati perché ne possiamo godere, possiamo ammirare il mondo come lui lo figurava attraverso i suoi occhi. Sappiamo che lì possiamo ritrovare tanto la sua essenza quanto la nostra.
Perché, se siamo fatti di qualcosa, questo qualcosa sono le emozioni. E l’universo che ci teniamo dentro a volte è possibile sfiorarlo delicatamente attraverso uno sguardo. Luigi Gattinara lo sapeva bene e ci insegna tuttora come guardare, come vedere. Ci mostra con che occhi rivolgerci a noi stessi, parlandoci con un linguaggio che gli riusciva splendidamente, quello della fotografia.
Una vita in posa è il suo ultimo progetto, un riassunto del suo operato. Ci teneva in particolar modo alla riuscita della sua personale. Assieme ai suoi famigliari abbiamo scelto di salutarlo dove meglio possiamo ora trovarlo: qui, tra noi, in mezzo alla sorpresa che ancora dobbiamo gestire, in mezzo all’arte e alla bellezza, in mezzo ai nostri ricordi e alle nostre tumultuose e delicate emozioni."

Salvo Nugnes

La rassegna rimarrà aperta al pubblico fino al 13 febbraio, visitabile tutti i giorni liberamente dalle 14.30 alle 19, ad eccezione della domenica.
Per maggiori informazioni è possibile chiamare lo 0424 5252190, scrivere a info@milanoartgallery.it oppure visitare il sito www.milanoartgallery.it.

“La lettura delle straordinarie Nature morte di Luigi Gattinara può utilmente incominciare da quella che appare spunto e insieme simbolo di tutta l’operazione: la parafrasi della Caravagensis fiscella cui egli ha apposto il titolo-chiave “Per gioco”.
Il gioco è duplice: è il divertimento suo, creativo, di ricomporre un canestro di frutta il più possibile vicino a quello raffigurato dal Caravaggio, quindi di fotografarlo da un punto di vista e con un taglio di luce che riproducano al massimo le condizioni in cui operò il pittore; ed è il divertimento di sottoporre la fotografia al nostro sguardo e lasciarci per un momento (anche un lungo momento) spiazzati, nell’incertezza su “che cosa” Gattinara abbia fotografato (quel quadro? un quadro? dal vero?).
La seconda parte del gioco è, ovviamente, la meno importante; l’operazione non vuole essere un tranello ne un trompe l’oeil, se non nel senso nobile assunto con il tempo dell’espressione. Gioco non significa scherzo: è anzi, e qui a pieno titolo, termine collaudato da una lunga consuetudine teorica per indicare l’aspetto libero e liberatorio dell’attività artistica, la sua qualità gratificante.
Così il gioco di Gattinara si è esteso ad altre nature morte, iconograficamente e stilisticamente inseribili nella vasta produzione di genere tra il Sei e il Settecento. Ma egli non rifà specifici modelli, bensì lavora “à la manière de”, senza peritarsi in qualche caso di lasciare evidenti materiali ed oggetti che tradiscono l’attualità delle composizioni.
Lavora in una prima fase come un trovarobe, poi come uno scenografo ed infine ritrae quello che ha organizzato, seguendo in tutte le fasi di lavoro una sua inclinazione di gusto, che specialmente restituisce atmosfere alla Zurbaràn (La zucca, Il cavalletto), talvolta indugia su un descrittivismo più minuto e meno astratto, come delle scuole fiammingo-olandesi, ripropone una sontuosità alla Strozzi (Natura morta con piume) e arriva anche a imitare certe composizioni dell’Ottocento, da romanticismo inglese (Libro con ape, I fiori), più sensuali, a loro volta rivisitazioni dello “still life” seicentesco, o a sedurci del tutto, e inquietarci, con l’esibizione inedita di biscotti che paiono fossili non perché d’apparenza stantia, ma al contrario mineralizzati dal silenzio nella loro impeccabilità (vita silenziosa, appunto, o silenziosa luce). E infine, con un’altra impennata, inventa una metafisica contrapposizione in grigio fra la palpabilità della stoffa spiegazzata e la lucente intangibile forbitezza del vetro (I vetri).
La campionatura è ampia, ma tutt’altro che eterogenea, legata a una ben chiara volontà stilistica. L’idea dello stile parte, ancora, dalla suggestione caravaggesca che costituisce primo avvio dell’operazione; quel Caravaggio che, mentre dichiarava essere compito prima dell’artista il “dipingere bene le cose naturali”, operava poi in condizione di totale artificio, predisponendo in accurate combinazioni i soggetti da rappresentare, collocandoli su sfondi bene studiati, tagliando su di essi la luce opportunamente condotta. L’artificio garantiva la sublimazione totale di soggetti, li consegnava a un significato “altro”.
Gattinara usa qui la fotografia come il mezzo che più ci consente la smaterializzazione delle presenze raffigurate: divenute a maggior ragione astratta bellezza attraverso un procedimento dove l’aspetto materico non è che una pellicola, o velo, o foglio.
Siamo in una situazione opposta a quella che ha caratterizzato la formula iperrealista. epigono del pop-art: quando la pittura, mimando l’immagine fotografica, e quella al massimo standardizzata, dichiarava per ciò stesso l’impossibilità ormai intervenuta di un approccio reale con le cose. Siamo anche, ovviamente, fuori degli aspetti materici della pittura, del suo corpo a corpo con il colore, con cui Gattinara non intende gareggiare.
Unendo una vibrante sensibilità visiva a una ricca e puntigliosa cultura storica, il gusto rievocativo a un estetismo di assoluta godibilità, Gattinara propone immagini allo stato puro: la bellezza del vedere, la bellezza che assumono le cose nell’essere viste. Non sono oggetti reali rappresentati, sono oggetti divenuti immagine (puro spirito, stavo per dire)."

Rossana Bossaglia, storico e critico d’Arte 

Un artista che dipinge con una macchina fotografica
"Luigi Gattinara ha fatto della “natura morta” una forma d’arte riscoprendola attraverso la lente di una macchina fotografica. La sua abilità fotografica ricrea come per incanto la sospesa e sognante atmosfera che, troviamo nella “nature morte” dei grandi maestri (dal Medioevo ai pittori olandesi del 17 ° secolo, Caravaggio e così via).
Guardando gli oggetti inanimati delle sue composizioni, l’intero spettro del genere, provoca un effetto di curvatura spazio/tempo che sposta idealmente l’osservatore in un’altra dimensione e, apparentemente, congela il tempo rendendo le sue opere contemporanee.
Il realismo ottico subisce una trasformazione sottile, modificato dalla luce e dalle sfumature di colore che, diventano una fonte di fascino rendendo difficile il distinguere l’immagine fotografica da quella pittorica.
Gattinara gioca sulla nettezza dei contrasti chiaroscurali e con una forzata selezione di quelli cromatici. Sullo spaesamento delle dimensioni dell’oggetto: con l’intervento di una limitata, a volte solo accennata, presenza di arredo interpreta e significa l’oggetto che ha sotto osservazione. Proprio quello dello sguardo che attraverso l’obiettivo esplora l’ingombro dell’oggetto, ne trova quindi un orientamento sul piano, sceglie un punto di vista ed una grandezza relativa all’inquadratura scelta, alla ricerca di fisionomie nascoste, particolari che una affrettata lettura non può che escludere.
Viene spontaneo, una volta osservato il “ritratto” fotografico, cercarne l’originale ed operare un confronto, cogliere quanto è intervenuto nel passaggio dalla esperienza diretta del volume alla sua conoscenza mediata dallo strumento fotografico, ma credo che la cosa più interessante sia quella non tanto di un raffronto diretto quanto invece di giocare con l’immagine che la memoria ha conservato."

Alberto Veca, Storico e critico d’Arte 

Immagini del quotidiano
"Nel lavoro di Luigi Gattinara vi è un sapiente esercizio fra “memoria dell’antico” e sensibilità per l’attuale, un equilibrio difficile perché è comune cadere, in esercitazioni che si riferiscono a un immaginario passato - nella fattispecie quello seicentesco della natura morta europea - nella citazione puntuale, anacronistica, fra omaggio e nostalgia di un mondo in cui le cose, animate o inanimate, artificiali o naturali, erano “amiche”. 
Nell’occasione “antico” e “nuovo” coesistono felicemente.

Il debito rispetto a quel mondo, dove all’oggetto rappresentato venivano attribuiti, traslati, quei sensi dell’uomo che si andavano indagando anche a livello scientifico, è evidente e volutamente: la ridotta “galleria” può citare “luoghi canonici” del genere pittorico, come “angoli di cucina” o “angoli di studio” romani, spagnoli o dei Paesi bassi, ciascuno può leggere il singolo esito con gli occhi della mente alla ricerca di prototipi o di soluzioni plastiche e luministiche analoghe.
È un esercizio interessante ma non definitivo perché l’occhio di oggi scopre nel soggetto comune, figure, quindi sensazioni e suggestioni altrimenti non considerate per più appariscenti presenze e ingombri. A volte è sufficiente un frammento del tutto perchè la mente possa completare l’immagine data e poi trovare una collocazione, ieri facile e oggi difficile per la dissonanza con ciò che circonda.
Voglio dire che il “silenzio” della natura morta di oggi è in qualche modo “strappato” alla confusione che ci circonda, l’armonioso rapporto fra fondo e figura, dove spesso il primo è ciò che determina la fisionomia dell’intera composizione, è affine ma ben diverso da quello di un tempo perché “controcanto”, in controtendenza rispetto al “rumore” e al disturbo del nostro consumo comunicativo.
Il teatro di posa di Gattinara “assomiglia” al tavolo di studio dove il pittore collocava i propri oggetti per poi riprodurli sulla tela, ma l’analogia è di breve durata perchè il piano o l’alzato dell’oggetto disposto non conosce ulteriori mediazioni per tradursi nell’opera se non quello dello scatto fotografico. 
Sempre e comunque il “qui e ora”, che è il sigillo dello strumento adottato perchè le opere di Gattinara sono prima di tutto fotografie: la scelta dell’artista di adottare tecniche di stampa che permettono la scelta di qualsivoglia supporto è un ulteriore omaggio alla strumentazione dell’oggi e l’esaltazione di uno strumento che invece ha una sua storia, sia pure recente, ma certamente consolidata nella nostra frequentazione dell’immagine.
"

Alberto Veca, Storico e critico d’Arte (per Mostra “Immagini del quotidiano”, Como)

 

"Nulla è lasciato al caso nelle opere di Gattinara e ogni singolo elemento è caratterizzato da un preciso valore simbolico e quindi indispensabile per l’insieme che diverrà racconto. Tutto è pulito, essenziale, moderno, per nulla carico e con un amore per il dettaglio che non diventa mai didascalico. Si ha l’impressione che la luce che emanano questi “quadri” sia sufficiente a farli muovere, quasi volessero produrre i suoni che le cucine emettono al passaggio delle vivande."

Giorgio Gregorio Grasso
, critico e storico dell’arte

 

Una chiacchierata con Luigi Gattinara

Giulia Cassini: Lei è romano di nascita ed ha iniziato giovanissimo a fotografare object trouvé sul Lungotevere. Perché era così attratto dalla fotografia?
Luigi Gattinara: La mia passione per la fotografia nasce durante gli anni del Liceo Artistico. L’immediatezza di fissare un’emozione su un ‘supporto’ quasi fosse un foglio da disegno o una tela mi affascinava; era come osservare la realtà attraverso occhi diversi
Giulia Cassini: Come si rimane fedeli a se stessi artisticamente?
Luigi Gattinara: Penso che ‘l’amore’ e la passione per il proprio lavoro siano tra i tanti modi per rimanere il più possibile fedeli a se stessi, sia nella quotidianità professionale -che per me è rappresentata dalla realizzazioni di immagini per l’advertising- sia in quello più personale in cui ritrovo il mio ‘percorso artistico’. Ma alla base di tutto ciò, in entrambi i casi, l’esigenza primaria è la raffigurazione di un pensiero personale e con esso l’emozione che ne scaturisce.
Giulia Cassini: Lei è stato diversi anni a Caracas..Cosa rimane di questa esperienza di vita nella sua ricerca artistica: la poesia unica di questa terra, i parossismi delle diseguaglianze, l’esplosione dei colori?
Luigi Gattinara: Lasciai il mio studio di Roma nel 1977 trasferendomi a Caracas, lì aprii il mio nuovo studio e vi rimasi per parecchi anni, otto per l’esattezza. In quel Paese dove la vita era totalmente diversa da quella frenetica di Roma, presi subito consapevolezza che aleggiasse nella vita di tutti i giorni, nei movimenti, nelle conversazioni, una forma differente di tempo, quasi fosse dilatato, esteso, ed è stato proprio in questo non rincorrerlo che ho trovato lo spazio per cominciare il percorso sulle mie ‘nature morte’. Quella terra, con le sue luci e i suoi colori, violenti e morbidi al tempo stesso, possedeva una sorta di magica alchimia: i suoi incredibili spazi riuscivano a penetrare l’anima e mi permettevano di vestire le mie emozioni in un abbraccio nuovo e sicuramente insolito. Riuscivo a fotografare senza usare la macchina fotografica, perché le sensazioni erano tali e talmente intense che le migliaia di fotografie virtuali diventarono un incredibile archivio mnemonico impresso nella memoria e ancora oggi nei miei ricordi.
Giulia Cassini: Le sue foto famosissime di moda e di still-life quale denominatore hanno in comune?
Luigi Gattinara: Penso che sia sempre la luce l’elemento fondamentale che dà forza all’immagine, in grado di creare il pathos necessario a chi la guarda.

Giulia Cassini

Luigi Castelli Gattinara di Zubiena, era nato a Roma il 13/01/1952 e la macchina fotografica gli consentiva di dipingere con la luce da oltre quarant’anni.
Sin da ragazzo, studente del liceo artistico, ha passato i momenti liberi, fotografando orologi ed oggetti di casa, collocandoli lungo le passeggiate del Lungotevere. 
Le persone non lo interessano: “Hanno una vita, una storia e mi sembra quasi indiscreto fissarle con l’obiettivo. Le cose invece sono interlocutori muti e non condizionano”.
Iniziò così il viaggio che diventa passione e professione, arte e mestiere.
Assieme agli scatti “quotidiani” per l’Advertising (ha collaborato con le più prestigiose Agenzie Pubblicitarie Internazionali) coltivando e custodendo da sempre la passione per i pittori fiamminghi del diciassettesimo secolo, inondando di luce i soggetti delle sue opere e conferendogli una inusuale plasticità tridimensionale. 
Scatti su tela”, qualcuno ha argutamente definito le sue opere.
Negli anni 2000 scopre la passione per i ritratti e cerca di creare una fusione tra le sue luci e l'anima dei personaggi raffigurati che si fondono in un gioco di chiari e scuri come lo è l'anima umana.
Una nutrita serie di personali in Italia e all’estero, fra cui quelle prestigiose di Parigi, Berlino, Mentone, Tokyo, Singapore e New York, hanno confermato Luigi Gattinara come testimone di questo modo d’essere fotografo nell’arte. Dal 2017 è Presidente della Triennale della Fotografia Italiana di cui è fondatore.

MOSTRE

1989 Milano, Galleria Kriterion, Personale, “Still Light
1991 Parigi, L’Antre De Roi Filene, Personale, “Still Light
1992 Milano, Galleria Il Diaframma
1993 Milano, La Tecoteca, Personale, “La teiera del 2000
1993 Bergamo, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Accademia Carrara
1994 Como, Villa Carlotta, assieme allo scultore Alberto Zanrè, “Il Bestiario e il suo Ritratto
1998 Milano, Istituto Europeo, “Il mestiere di Fotografo
1998 Berlino, Personale, “Gattinara in Quarter 206”
2006 Como, Palazzo Natta, Personale, “Immagini dal quotidiano
2006 New York, SoHo, Agora Gallery, “Visions in tune
2011 Milano, Galleria Camera 16, “Kokoro, Mostra fotografica per il Giappone
2012 Milano, Spazio Bossi Clerici, Personale, “Fine Heart - Luce Sensibile
2014 Milano, Spazio Navigli, Personale Pittografia, una mostra bitematica, bipartita
2014 Milano, Enterprise Art Gallery, Enterprise Hotel, Personale, “Gattinara in mostra, Retrospettiva
2015 Milano, Sisal Wincity Diaz, Personale, “Evolution, la sinuosa armonia delle mani
2015 Trezzo sull’Adda (Mi), Centr. Idr. Taccani, “Milano Expo 2015, International Contemporary Art
2015 Varedo (Monza e Brianza) - Villa Bagatti Valsecchi, “Expo 2015, Arte Italiana 
2015 Trezzo sull’Adda (Mi), Centr. Idr. Taccani, “Milano Expo 2015, Biennale della Fotografia, Anno 0
2015 Monza, Villa Reale di Monza - Le cucine di Villa Reale, Personale, “Sapori in posa
2015 Milano, Oliva Gustosa, Personale, “Tra-dire e Mangiare
2016 Milano, MIA Photo Fair, presso lo stand MyTemplArt
2016 Mirano (Venezia), PaRDeS - Laboratorio d’Arte Contemporanea, “Squarci nelle tenebre
2016 Venezia, Art Factory di Tobia Ravà, Dorsoduro, “Squarci nelle tenebre 
2016 Menton (Costa Azzurra - Francia), Galleria Charlotte Art, Personale, “Sapori in posa 
2017 Mirano (Venezia), PaRDeS - Laboratorio d’Arte Contemporanea, “Ritratti di donne 
2017 Cortina d’Ampezzo, Museo Mario Rimoldi, “Il Collezionista, innamorarsi del contemporaneo 
2017 Padova, Mediolanum Art Gallery 
2017 Venezia, Art Factory di Tobia Ravà, Dorsoduro, “Ritratti di donne 
2017 Matera, Galleria “Il Comignolo”, Sasso Barisano, MaterArt
2017 Venezia, Palazzo Ca’ Zenobio, “Lo stato dell’Arte ai tempi della 57 Biennale di Venezia
2017 Singapore, Art Science Museum, “SerpentiForm of Bulgari
2017 Venezia, Palazzo Ca’ Zenobio, Prima Triennale della Fotografia Italiana
2017 Tokyo, Mori Art Center, “SerpentiForm of Bulgari
2018 Piacenza, Castello di Fombio, “Angeli e Demoni
2018 Milano, Spazio “I Vale”, Personale, “Anima Canis
2019 Venezia, Spoleto Pavilion, “Premio Canaletto
2019 Spoleto, Palazzo Leti Sansi, “Premio Modigliani - Spoleto Arte
2019 Matera, Gallery SaxArt, Personale , “I Sassi di Matera incontrano le luci e ombre di Luigi Gattinara
2019 Menton, Palace des Ambassadeurs, BACS- Biennale of Contemporary Sacred Art
2019 Milano, Hotel Excell Milano3, Personale, “Anima Canis 2
2020 Milano, Milano Art Gallery, Personale, “Una vita in posa

 

Milano Art Gallery è uno spazio culturale polivalente, creato da Salvo Nugnes, che conta ha cinque sedi: la principale a Milano e poi a Venezia, Spoleto, Bassano del Grappa e Siena. Un luogo d’incontro e di confronto che intende aprirsi ai molteplici stimoli offerti dalla Cultura, un’accogliente pinacoteca multifunzionale nella quale è concessa a tutte le Arti la possibilità di mostrarsi, di esprimersi e di dialogare con il pubblico. Alle Mostre d’Arte s’alternano incontri e conferenze di artisti e intellettuali di ogni disciplina: dalla filosofia alla medicina, dalla letteratura alla fisica e dal teatro al cinema.

Luigi Gattinara e Bruno Melada. Spazio//biennale ha curato la realizzazione delle stampe a pigmenti di carbone e colore su carta Prestige Museum 100% Cotton Natural White (310 gr).

Luigi Gattinara e il suo fidato stampatore Bruno Melada.

Luigi Gattinara: Una vita in posa
Dal
26/01 al 13 /02/2020
Inaugurazione: domenica 26 gennaio, alle ore 18.00

Orari: 14.30 - 19.00, domenica chiuso
Ingresso: libero
Informazioni:
T. 0424 5252190 -  info@milanoartgallery.it - www.milanoartgallery.it - Luigi Gattinara, via Biondelli 9, 20141 Milano, Italy - T. +39 02 89505330 - M. +39 3485240730 -  fotografia@gattinaraluigi.eu  - www.facebook.com/SpazioGattinara/ - Instagram: luigi_gattinara

Milano Art Gallery
Via Andrea Maria Ampére, 102
20131 - Milano

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Letizia Battaglia: Storie di strada, Palazzo Reale, Milano, dal 5/12/2019 al 19/01/2020

“Sono imprigionata nel ruolo di fotografa che ha fotografato la guerra civile nella sua terra. La fotografia l'ho vissuta come documento, come interpretazione e come altro ancora [...]. L'ho vissuta come salvezza e come verità. La fotografia non cambia il mondo, né la mia fotografia, né quella di altri, ma, come un buon libro, può essere una fiammella. Non ho un messaggio, ma una necessità. Non penso al messaggio, quello arriva, forse, dopo. Si tratta di costruire un mondo diverso, di sperare disperatamente. Le parole servono, i libri servono, i film servono. Tutto serve. Anche la fotografia può servire e io ho questo piccolo mezzo.... Mi prendo il mondo ovunque sia.”

Dal 5 dicembre 2019 al 19 gennaio 2020, negli spazi espositivi di Palazzo Reale a Milano, è aperta al pubblico la grande mostra “Letizia Battaglia. Storie di strada”, una grande retrospettiva con oltre 300 fotografie che riscostruiscono per tappe e temi la straordinaria vita professionale di una grandissima fotografa.

Un ritorno a Milano che “nel 1971 mi ha accolta e dato le opportunità per decidere della mia vita. Avevo 36 anni e qui, non a Palermo, ho cominciato a essere una fotografa”.

Promossa da Comune di Milano|Cultura, Palazzo Reale e Civita Mostre e Musei, la mostra anticipa con la sua apertura il palinsesto I talenti delle donne, promosso e coordinato dall’Assessorato alla Cultura, che durante tutto il 2020 proporrà iniziative multidisciplinari - dalle arti visive alle varie forme di spettacolo dal vivo, dalle lettere ai media, dalla moda alle scienze - dedicate alle donne protagoniste nella cultura e nel pensiero creativo.

Filippo Del Corno: “Letizia Battaglia è una protagonista della nostra storia, perché racconta con coraggio personale e talento espressivo tutta la vita che passa davanti al suo obiettivo, mettendoci di fronte al ritratto di ciò che non conosciamo o a volte, semplicemente, non vogliamo vedere. Un percorso che, come dichiara lei stessa, ha potuto sviluppare quando è arrivata a Milano all’inizio degli anni Settanta, dove ha trovato quelle condizioni di libertà creativa che le hanno permesso di trasformare in linguaggio fotografico la sua vocazione alla verità, alla critica sociale, alla denuncia costruttiva”. 

La prima grande retrospettiva, grande e coinvolgente, con oltre 300 fotografie, molte delle quali inedite, Storie di strada attraversa l’intera vita professionale della splendida fotografa siciliana, instancabile nei suoi 84 anni, e si sviluppa lungo un articolato percorso narrativo costruito su diversi capitoli e tematiche.
I ritratti di donne, di uomini o di animali, o di bimbi, sono solo alcuni capitoli che compongono la rassegna; a questi si aggiungono quelli sulle città come Palermo, e quindi sulla politica, sulla vita, sulla morte e sull'amore, e due filmati che approfondiscono la sua vicenda umana e artistica. 

Il percorso espositivo si focalizza sugli argomenti che hanno costruito la cifra espressiva più caratteristica dell’artista, che l’ha portata a fare una profonda e continua critica sociale, evitando i luoghi comuni e mettendo in discussione i presupposti visivi della cultura contemporanea. Quello che ne risulta è un vero ritratto, quello di un’intellettuale controcorrente, ma anche una fotografa poetica e politica, una donna che si interessa di ciò che la circonda e di quello che, lontano da lei, la incuriosisce.

Come ha avuto modo di ricordare lei stessa: “La fotografia l'ho vissuta come documento, come interpretazione e come altro ancora [...]. L'ho vissuta come salvezza e come verità. Io sono una persona non sono una fotografa. Sono una persona che fotografa.”

Francesca Alfano Miglietti curatrice della mostra: “Quelle che il progetto della mostra si propone di esporre del percorso di Letizia Battaglia, sono ‘forme d’attenzione’: qualcosa che viene prima ancora delle sue fotografie, perché Letizia Battaglia si è interrogata su tutto ciò che cadeva sotto al suo sguardo, fosse un omicidio o un bambino, uno scorcio o un raduno, una persona oppure un cielo. Guardare è stata la sua attività principale, che si è ‘materializzata’ in straordinarie immagini”.

Letizia Battaglia con Francesca Alfano Miglietti ©Gianni Marussi

Accompagna la mostra un bel catalogo della Marsilio Editori, con testi di Francesca Alfano Miglietti, Leoluca Orlando, Maria Chiara Di Trapani, Filippo La Mantia, Paolo Ventura.

Letizia Battaglia (Palermo, 1935) è riconosciuta a livello internazionale come una delle figure più importanti della fotografia contemporanea, non solo per i suoi scatti saldamente presenti nell’immaginario collettivo ma anche per il valore civile ed etico da lei attribuito al fare fotografia. Le sue immagini raccontano con passione militante i sanguinosi anni delle guerre di mafia siciliana: in un bianco e nero denso di contrasti, il suo archivio si compone di foto struggenti nella perfezione della loro composizione, immagini lontane da quel clamore che spesso fa parte della cronaca, silenziose e solenni al tempo stesso.
Letizia Battaglia ha raccontato da insider tutta Palermo, per non parlare del contributo dato al teatro, all’editoria e alla promozione della fotografia come disciplina.
Assessore dei Verdi con la giunta di Leoluca Orlando negli anni della Primavera Siciliana, deputata all'Assemblea Regionale Siciliana, editore delle Edizioni della Battaglia, cofondatrice del centro di documentazione “Giuseppe Impastato”.
È la prima donna europea ad avere ricevuto il Premio Eugene Smith per la fotografia sociale a New York (1985) e The Mother Johnson Achievement for Life a San Francisco (1999). Nel maggio 2009 a New York viene premiata con il “Cornell Capa Infinity Award”.  The New York Times la nomina (unica italiana) tra le 11 donne più rappresentative del 2017. E nel 2017 realizza il suo sogno inaugurando il Centro Internazionale di Fotografia, presso i Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo, dove dirige e cura la selezione di mostre e incontri dedicati alla fotografia storica e contemporanea.
È regista, ambientalista, editore delle Edizioni della Battaglia, Fondatrice nel 1991 della rivista "Mezzocielo", bimestrale realizzato da sole donne. Nella lista delle mille donne segnalate per il Nobel per la Pace, è nominata dal “Peace Women Across the Globe”.

"C’è sempre un rapporto emotivo con la realtà che si osserva; spesso sbaglio esposizione, inquadratura: vado avanti lo stesso fino all’immagine giusta, giusta per me; non fotografo quasi mai gli uomini (non mi vengono bene); fotografo le donne, questo sì, anche perché in loro ritrovo me stessa; in ogni caso, in genere fotografo persone; mi avvicino molto con l’obiettivo, uso il grandangolo; detesto fotografare pensando alla rivista che mi pubblicherà le immagini (la copertina, quante pagine…);  ho molto rispetto per i fotografi americani, e per le grandi fotografe (Tina Modotti, per esempio); il mio mestiere è quello di documentare; poi, se ci scappa anche la bella foto… i morti di mafia? L’odore del sangue non mi ha più abbandonato."

Nel corso della sua vita Letizia Battaglia ha raccontato anche i volti dei poveri e le rivolte delle piazze, tenendo sempre la città come spazio privilegiato per l’osservazione della realtà, oltre che del suo paesaggio urbano. ‘Tratta’ il suo lavoro come un manifesto, esponendo le sue convinzioni in maniera diretta, vera, poetica e colta, rivoluzionando così il ruolo della fotografia di cronaca. Impara la tecnica direttamente ‘in strada’, e le sue immagini si distinguono da subito per il tentativo di catturare una potente emozione e quasi sempre un sentimento di ‘pietas’.
I soggetti di Letizia, scelti non affatto casualmente, hanno tracciato un percorso finalizzato a rafforzare le proprie ideologie e convinzioni in merito alla società, all’impegno politico, alle realtà emarginate, alla violenza provocata dalle guerre di potere, all’emancipazione della donna.
Molti sono i documentari che hanno indagato la sua figura di donna e di artista, il più recente dei quali è stato presentato all’edizione 2019 del Sundance Film Festival.
I ritratti di donne, di uomini o di animali, o di bimbi, sono solo alcuni capitoli che compongono la rassegna; a questi si aggiungono quelli sulle città come Palermo, e quindi sulla politica, sulla vita, sulla morte, sull'amore e due filmati che approfondiscono la sua vicenda umana e artistica.
Quello che ne risulta è il vero ritratto di Letizia Battaglia, una intellettuale controcorrente, ma anche una fotografa poetica e politica, una donna che si è interessata di ciò che la circondava e di quello che, lontano da lei, la incuriosiva.
Il film Shooting The mafia, per la regia di Kim Longinotto, racconta Letizia Battaglia giornalista e artista, che con la sua macchina fotografica e la propria movimentata vita è testimone in prima persona di un periodo storico fondamentale per la Sicilia e per l’Italia tutta, quello culminato con le barbare uccisioni di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

A 27 anni conobbe casualmente il poeta Ezra Pound, questa veloce conoscenza l’avvicinò alla sua poesia che divenne grande fonte di ispirazione per tutta la sua vita: “Strappa da te la vanità, ti dico strappala!
Inizia la sua carriera nel 1969 collaborando con il giornale palermitano L'Ora. Letizia si trova ad essere l’unica donna tra colleghi maschi. Nel 1970 si trasferisce a Milano dove incomincia a fotografare collaborando con varie testate. Nel 1974 ritorna a Palermo e crea, con Franco Zecchin, l'agenzia "Informazione fotografica", frequentata da Josef Koudelka e Ferdinando Scianna. Nel 1974 si trova a documentare l'inizio degli anni di piombo della sua città, scattando foto dei delitti di mafia per informare l'opinione pubblica e scuotere le coscienze. Comprende di trovarsi nel mezzo di una guerra civile. Il suo archivio racconta l’egemonia del clan dei Corleonesi. Sono suoi gli scatti all'hotel Zagarella che ritraggono gli esattori mafiosi Salvo insieme a Giulio Andreotti e che furono acquisiti agli atti per il processo.
Il 6 gennaio 1980 è la prima fotoreporter a giungere sul luogo in cui viene assassinato Piersanti Mattarella.

Palermo, 1980. Viale della Libertà, giorno dell’ Epifania, ore 13.00. Il Presidente della Regione Siciliana, Piersanti Mattarella, democristiano, è stato appena colpito a morte da killer mafiosi, davanti alla moglie e alla figlia

Nello stesso anno un suo scatto della “Bambina con il pallone“ nel quartiere palermitano della Cala fa il giro del mondo.

Palermo.1980. Quartiere La Cala - La bambina con il pallone

Diviene una fotografa di fama internazionale, ma non è solo "la fotografa della mafia". Le sue foto, spesso in un vivido e nitido bianco e nero, si prefiggono di raccontare soprattutto Palermo nella sua miseria e nel suo splendore, i suoi morti di mafia ma anche le sue tradizioni, gli sguardi dei bambini e delle donne (predilige i soggetti femminili), i quartieri, le strade, le feste e i lutti, la vita quotidiana e i volti del potere di una città dalle mille contraddizioni. Durante la mostra della fotografa nella piazza di Palermo, dove mette in mostra i suoi scatti sui padroni della Sicilia, nessuno osa avvicinarsi.
Negli anni '80 crea il "laboratorio d'If", dove si formano fotografi e fotoreporter palermitani. Tra essi: la figlia Shobha, Mike Palazzotto e Salvo Fundarotto.
Ha esposto in Italia, nei Paesi dell'Est Europa, Francia (Centre Pompidou, Parigi), Gran Bretagna, America, Brasile, Svizzera, Canada.
Il suo impegno sociale e la sua passione per gli ideali di libertà e giustizia sono descritti nella monografia delle edizioni Motta Passione, giustizia e libertà (lo stesso titolo di una sua mostra).
Dopo l’assassinio del giudice Falcone, il 23 maggio 1992, Letizia Battaglia si allontana dal mondo della fotografia, ormai stanca di avere a che fare con la violenza.
Dal 2000 al 2003 dirige la rivista bimestrale realizzata da donne Mezzocielo, nata da una sua idea nel 1991.
Nonostante le sue radici siciliane, Letizia Battaglia si trasferisce nel 2003 a Parigi, delusa per il cambiamento del clima sociale e per il senso di emarginazione da cui si sentiva circondata, ma nel 2005 è tornata nella sua Palermo.
Letizia Battaglia ha tre figlie avute dal suo primo matrimonio: Cinzia, Shobha e Patrizia Stagnitta.
Nel 2008 appare in un cameo nel film di Wim Wenders Palermo Shooting.

Nel 2017 inaugura a Palermo all'interno dei Cantieri Culturali della Zisa il Centro Internazionale di Fotografia da lei diretto, metà museo, metà scuola di fotografia e galleria.
Nel 2019 inaugura a Venezia presso la Casa dei Tre Oci una grande mostra monografica retrospettiva di tutta la sua carriera.

MOSTRE
2014
'Letizia Battaglia: Breaking The Code of Silence', Open Eye Gallery, Liverpool
Il Fuoco e la Memoria” Drogheria delle Arti, Piazza Margherita, Novoli
2013
Antimafia- Letizia Battaglia”, Musée de l’Arsenal, Metz
Letizia Battaglia”, Galleria Cardi Black Box, Artissima, Torino
Letizia Battaglia - Fotografie 1974 - 1993”, Fucecchio Foto Festival, Fucecchio
"Letizia Battaglia, 1974-2013", Workshop Gallery, Venezia
2012
Rielaborazioni, 204-2012” , Borderline, Palermo
Letizia Battaglia”, Festival della Legalità, Teatro Margherita, Bari
Se la guerra è civile”, L’ Aquila Film Festival, L’ Aquila
Rielaborazioni”, Civica Fototeca, Sesto San Giovanni
Letizia Battaglia-Francesca Woodman”, Galleria Massimo Minini, Brescia
Storie di Mafia” , Villa Mussolini, Riccione “Premio Ilaria Alpi
Dignità e Libertà”, Palazzo Nicotera, Lamezia Terme
Letizia Battaglia”, Green Sound Festival, Parabita, Lecce
Se la guerra è civile”, Centro Giovanile Stoà, Busto Arsizio
Storie di Mafia”, 10b gallery, Roma
2011
PPP "Pier Paolo Pasolini" , Metis-nl Gallery, Amsterdam
Letizia Battaglia”, Banca Etica
"Scatti di mafia", Ferrara
Letizia Battaglia, Untitled (Death By Gun)”, the Istanbul biennial, Istanbul
Letizia Battaglia - Opere siciliane”, Gratteri
Letizia Battaglia”, Galleria Comunale di Taranto
Mafia(s) - Images Singulières”, Sète
Essere segno”, Festival Internazionale Arte Ai Margini FollowMe, Follonica
Letizia Battaglia, 1974-2011”, Palazzo Chiaramonte Steri, Palermo
Letizia Battaglia: immagini di una fotografa antimafia”, Centro Foscolo, Corsico
Letizia Battaglia, Da donna a donna”, Palazzo Giordani, Parma
Fotografie di una militante antimafia" , Spazio Il Campanile, Caravaggio
Mafia - il crimine globale”, Übersee-Museum Bremen, Bremen
Letizia Battaglia, Documentary Photographs from Sicily (1976-1998)”, Maes & Matthys Gallery, Antwerp
2010
Letizia Battaglia-Vintages 1972-1993”, Galleria S.T. , Roma
Forum Nazionale contro la Mafia”, Polo Scienze sociali, Università di Firenze
Letizia Battaglia- Sizilianische Fotografien von 1976 bis 2009”, Gasteig Aspekte Galerie, München Letizia
Se la guerra è civile”, Auditorium del Ce.Dir. di Reggio Calabria, Reggio Calabria
Se la guerra è civile”, LaboratorioZeta, Palermo
2009
"Leben und sterben in Palermo",Die Ausstellung im Design-Center, Hannover
Quando la guerra è civile”, Facoltà di Giurisprudenza dell’ Università di Pavia
Letizia Battaglia”, KUNSTHAUS Nürnberg, Norimberga
Rabbia&Silenzio”, Metis_NL, Amsterdam
Letizia Battaglia”, Palazzo dei Sette, Orvieto
2008
Due o tre cose che so di lei”, Galleria Nuvole, Palermo
Il corpo nella cronaca” Genova
Attraversare il cuore di tenebra”, Lodi
Festival du Photojournalisme des Tops”, Shenyang, China
Attraversare il cuore di tenebra”, Galleria San Fedele”, Milano;
Galleria Cesare Manzo, Pescara
Museo Willy-Brandt Haus, Berlino
Galleria Cesare Manzo, Roma
2007
Ernst Bloch Centre, Ludwigshafen
Akademie der Kunste, Berlino
"Sicilia en Blanco y Negro", La Cinemateca Uruguaya, Montevideo
"Passione, Giustizia, Libertà", Galleria Libritalia. Lisbona
"Passione, Giustizia, Libertà. Foto dalla Sicilia", Museo Luzzati a Porta Siberia, Genova
2006
"Leidenschaft Gerechtigkeit Freiheit", Marta Herford, Herford.
"Sicilia, Alredator de Mafia", Ollada Festival, A Coruna.
"Siciliana", Galleria Bel Vedere, Milano.
"Sicilia", Museo diffuso della Resistenza, Torino.
"Cronache Siciliane", Convitto Pignatelli, Gela.
"Letizia Battaglia" , Castelnuovo di Garfagnana.
" Siciliana", Galleria sotto l' Arco, Altidona.
"Letizia Battaglia", Festival delle Arti Visive, Ceglie Messapica.
"Passione giustizia libertà" , San Giuseppe al Duomo, Catania .
"La Sicilia e il dolore", Castello Ducale, Corigliano Calabro.
2005
"Letizia Battaglia", Metis nl Gallery, Amsterdam.
"Letizia Battaglia", Sparkasse, Osnabruck.
2004
"Una lucha siciliana", Feria di Barcelona.
"Letizia Battaglia", Sguardi altrove, Festival Internazionale a regia femminile, Spazio Oberdan, Milano.
2003
"Letizia Battaglia", Women European Experiences, Museum of Art, Hasselblad Center, Goteborg.
"Letizia Battaglia", Metis nl Gallery, Amsterdam.
"Sorelle", chiesa di San Francesco, Asciano, Siena.
2001
"Les Rencontres d' Averroés", Ist. Italiano di Cultura, Marseille.
"Letizia Battaglia", School of Visual Arts, New York.
"Passion Justice Freedom", Aperture, Burden Gallery, New York.
"Passion Justice Freedom", Richard F. Brush Gallery, Lawrence University, New York.
2000
"Letizia Battaglia", Xposeptember, Fotofestival, Stockholm.
"Letizia Battaglia", Huis Marseille, Oslo.
"Letizia Battaglia", National Geographic, Washington.
"Passione Giustizia Libertà", Cantieri Culturali della Zisa, Palermo.
"Letizia Battaglia", 23' Festival de Cinèma, Douarnenez.
1999
"Letizia Battaglia", L'imagerie, Lannion.
"Passione Giustizia Libertà", Museo Diego Aragona Pignatelli Cortes, Napoli.
"Passion Justice, Liberté", Visa pour l' image, Festival International du Photojournalisme, Perpignan.
"Letizia Battaglia", Interphoto, Festival of Professional Photography, Moscow.
1998
"Letizia Battaglia", Festival Photographique du Trégor, Lannion.
1997
"Dare voce al silenzio degli innocenti", Palazzo Congressi, Pisa.
"Femmes chacées", Valdrada associazione culturale, Bari.
1993
"Cronache siciliane", Cinisello Balsamo.
"Letizia Battaglia Fotografie", Libreria Dante, Palermo.
1991
"Donne e Mafia a Palermo", Expo- Ex Giardini Rocca Roveresca, Senigallia.
1990
"Fuori dalla nostra vita", Palazzo Comunale, Prato.
1988
"Letizia Battaglia", Fotofest, Houston.
"Donna di Paradiso", Club Turati, Salerno.
1987
"Letizia Battaglia", Mois de la Photographie, Montréal.
1986
"Letizia Battaglia", Eugene Smith, International Center of Photography, Centre Georges Pompidou, Paris.
"Palermo amore amaro", Associazione della Stampa, Palermo.
"La donna nella terra della mafia", San Donato Milanese.
"Donna di Paradiso", Diaframma Canon, Milano.
"Nella terra della mafia", Diaframma Canon, Seregno.
1985
"Festival de la Photographie", Lausanne.
"Prima di essere donna", Cinema Metropolitan, Palermo.
1983
"Nobili, signori e disgraziati", Galleria San Fedele, Milano.
1980
"Mafia oggi", Camerawork, London.
1977
"Via Pindemonte e dintorni", esposizione sull'Ospedale Psichiatrico di Palermo.

MOSTRE COLLETTIVE
2012
Giovanni Falcone, eroe italiano”, Ambasciata Italiana di Washington Dc, Stati Uniti
Vietato!”, Galleria Bel vedere, Milano
2011
La nuova scuola di fotografia siciliana” , Milano
Il Belpaese dell’Arte. Etiche ed Estetiche della Nazione”, Gamec – Bergamo
La nuova scuola di fotografia siciliana” , Acireale
Clear Light”, Fondazione Cominelli, San Felice del Benaco
2010
Disquieting images”, Triennale di Milano
Exposed, Voyeurism, Surveillance and the Camera”, Tate Modern, Londra
2009
Italics, Arte italiana fra Tradizione e Rivoluzione 1968-2008", Museum of Contemporary,Chicago
E si prese cura di lui. Elogio dell’accoglienza”, Galleria SanFedele, Milano
“'Background Story”, Letizia Battaglia, Enrique Metinides, Arnold Odermatt, Galleria Cardi Black Box, Milano
2008
Italics, Arte italiana fra Tradizione e Rivoluzione 1968-2008", Palazzo Grassi, Venezia
2006
"Biennale Internazionale di fotografia", Brescia, collettiva appunti per una storia della fotografia al femminile.
"Closed Eyes", an international Portrait Exibition, Bandts Museet for Fotokunst, Denmark.
2005
"Palermo FotoStori ' 05", mostra omaggio agli studenti dell'Università di Palermo.
"La dolce crisi", Villa Manin, Passariano, Udine.
2003
"Obiettivamente: I Carabinieri e la Sicilia nella fotografia d' autore", Palermo.
1998
"Immaginare la Costituzione", Modena.
"Un ballon dans la photo", Galerie Municipale du Chateau d'eau, Toulouse.
1997
"Sicile, d'une réalité l'autre", Aubenades.
" Fotografas italianes", Casa de cultura Laura Alvim, Rio de Janiero.
1992
"Premiére Photo" , Mois de la photo à la Galerie du Jour.
1991
Centre Culturelle George Pompidou, esposizione dei laureati del premio Smith.
1990
"FotoFest", Houston, Texas.
1989
"Polo Donna: indagine nel sociale, fotografie." Padiglione d'Arte Contemporanea, Ferrara.
1988
"Volto d'autore", Primo Salone del Libro, Torino Esposizioni.
"Donne che bello!", Centro Sociale Posta Vecchia, Genova.
1986
"Chi troppo e chi niente", Galleria il Diaframma Canon, Milano.
1984
"Della Bellezza", San Paolino alle Regole, Roma.
"11 Italian Women Photographers", Photokina, Cologne.

MOSTRE CON FRANCO ZECCHIN
2006

"Dovere di cronaca", Festival della Fotografia di Roma
"Cronache Siciliane", Convitto Pignatelli, Gela.
1993
"Letizia Battaglia e Franco Zecchin", Istituto Italiano di Cultura, Paris.
1992
"Letizia Battaglia e Franco Zecchin", Musèe de l'Elysèe, Lausanne.
1990
"Letizia Battaglia e Franco Zecchin", Toulose.
1989
"Croniques siciliennes", Centre National de la Photographie, Montpellier.
1987
"Croniques siciliennes", Centre National de la Photographie, Palais de Tokyo, Paris.
"Sicily and the Mafia", Intenational Museum of Photography, Rochester, USA.
1986
"The Stage and the Men, Pirandello' s Sicily", Boston.
"Nella terra della Mafia", Galleria Rondìni, Osimo.
1984
"Guzel Turchia", Diaframma Canon, Milano.
"Sicilia in festa", circolo culturale Bertolt Brecht, Milano.
"Disarmonia Prestabilità", Milano. Palermo non milano
1985
"Nella terra della Mafia", Galleria il Diaframma Canon, Milano.
1979
"Mafia oggi". Mostra itinerante. Centro siciliano di documentazione Giuseppe impastato, diretto da Umberto Santino


Sarà possibile partecipare a quattro visite guidate intitolate “Intorno a Letizia”. Le visite, condotte da ospiti speciali, sono state ideate per far conoscere in profondità la persona e l’opera di Letizia Battaglia:

  • Domenica 5 gennaio 2020 h. 11:00
    Vincenzo Argentieri
  • Mercoledì 8 Gennaio 2020 h. 18:00
    Filippo La Mantia
  • Sabato 11 gennaio 2020 h. 11:00
    Antonio Marras e Francesca Alfano Miglietti
  • Domenica 12 gennaio 2020 h. 11:00
    Denis Curti

Fotocontest "Letizia Battaglia. Persone"
Il primo contest ha per oggetto il tema "persone", soggetto centrale di tutta l’opera di Letizia Battaglia, dai racconti di mafia, alle rivolte di piazza, ai ritratti di strada.
Fotocontest "Letizia Battaglia. Progetti"
Questo contest è ispirato dalle riflessioni di Letizia Battaglia sul proprio archivio fotografico e su come alcune fotografie assumano un significato diverso se viste con occhi di oggi.I partecipanti potranno riaprire i propri archivi personali, scegliere una foto, e scattarne una simile che, se messa a confronto con la prima, possa rinnovarne il significato, creando così un piccolo “progetto” fotografico.


Letizia Battaglia. Storie di strada
A cura di: Francesca Alfano Miglietti
Enti Promotori: Comune di Milano - Cultura, Palazzo Reale, Civita Tre Venezie

Promossa da: Fondazione di Venezia 
Dal 5/12/2019 al 19/01/2020
Orari
: Lun: 14:30 - 19:30; Mar: 09:30 - 19:30; Mer: 09:30 - 19:30; Gio: 09:30 - 22:30; Ven: 09:30 - 19:30; Sab: 09:30 - 22:30; Dom: 09:30 - 19:30

Biglietti: (audioguida inclusa / prevendita esclusa) Intero € 13
Open € 15; Abbonam. Musei Lombardia € 10; Ridotto € 11; Ridotto speciale € 6; Biglietto Famiglia: 1 o 2 adulti € 10 / ragazzi dai 6 ai 14 anni € 6; Ultimo ingresso un' ora prima della chiusura
Info e prenotazioni: T. 199151121 (attivo dal lunedì al venerdì 9.00-18.00; sabato 9.00 - 12.00); dall’estero: +39 0289096942 - mostre@civita.it
Uffici stampa:

Civita - Ombretta Ambra Roverselli:  roverselli@civita.it
T. +39 0243353527; M. +39 3495925715
Comune di Milano - Elena Conenna - elenamaria.conenna@comune.milano.it

Palazzo Reale
Piazza del Duomo, 12
Milano

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