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Archivi categoria : Architettura

Inaugurata la nuova sede della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Milano

Martedì 13 dicembre 2016 si è inaugura in viale Pasubio 5, a Milano, la nuova sede di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, uno spazio di cittadinanza, una storia da scrivere assieme. Dare nuova vita a un’area nevralgica di Milano dismessa da tanti, troppi anni. Donare alla città uno spazio comune di confronto, studio e crescita civile.
Alla luce di questo duplice obiettivo, perseguito con appassionata tenacia, la nuova sede della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli a Milano Porta Volta, con il progetto architettonico di Jacques Herzog e Pierre de Meuron (“un’opera rigorosa, austera, radicale, caleidoscopica e distintiva,” nelle parole di Carlo Feltrinelli), si staglia come un unicum nel panorama dell’urbanistica italiana contemporanea.
Oltre 6.000 persone hanno visitato la nuova sede di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli nella giornata inaugurale, animando gli spazi e la libreria e assistendo alle performance fino alle 23. La sfida di cittadinanza proposta ieri, riassunta nella parola chiave partecipazione, è stata colta. Fino a sabato, grazie alla collaborazione con Comune di Milano e Fondazione Cariplo, continua Voices and Borders, la rassegna di letture, proiezioni, incontri e spettacoli dedicati alle altre tre sfide di cittadinanza proposte dal mondo contemporaneo e raccolte dall’attività di ricerca di Fondazione: Confini, Sostenibilità, Fonti e Memoria.
Ad ognuna di queste sfide è dedicata una delle prossime giornate ed è associata una parola chiave in grado di raccontare al pubblico la relativa tematica: Borders, Planet, Memory.
Durante ciascuna giornata vengono proposti un testo di riferimento del patrimonio della Fondazione, una pubblicazione digitale della collana Utopie e un momento culturale/performativo in Sala Polifunzionale, cuore del progetto della nuova sede.
Sabato, con parola chiave Echoes, verranno raccolti gli echi dei giorni precedenti e proposta una giornata dedicata alla musica.
Il tema di fondo di Voices and Borders è il rapporto tra individuo e collettività, tra azione personale e trasformazioni sociali: uno sguardo sul presente che passa dalla conoscenza del passato e dalla convinzione che cambiare le cose, per migliorare le condizioni di vita di tutti, è possibile.
Il nuovo corso della Fondazione è infatti incentrato sul concetto di Spazio di Cittadinanza: sul pensiero e sull’azione intesi come azione civile, volta a consegnare alla collettività un cambiamento duraturo che nasce dal dialogo, dal confronto, dalla ricerca e dalla conoscenza.
Fino al 13 gennaio, in collaborazione con la Galleria Lia Rumma, la nuova sede di Viale Pasubio sarà arricchita dall’installazione site specific “Nineteen Locations of Meaning” dell’artista Joseph Kosuth.

Progetto e storia

Il volume dà conto di questa unicità, affiancando le parole dei protagonisti a un ricco apparato iconografico che illumina la storia dell’area e della Fondazione, riconducendole alla nuova comune progettualità: un’utopia che non sia irraggiungibile chimera ma visione concreta e condivisa.

La Biblioteca - Istituto Feltrinelli. Progetto e storia

L’“Annale” ripercorre per la prima volta l’intenso lavorio sfociato nella costruzione di una delle più singolari istituzioni culturali, la Fondazione Feltrinelli, raccontandone la storia corale e collettiva, ma anche proponendo i profili biografici individuali degli intellettuali che concorsero a gettarne le fondamenta. Al momento della sua fondazione, nel 1949, la Biblioteca Feltrinelli si impegnò in un progetto ambizioso e originale: la costituzione di un patrimonio bibliografico e documentario relativo alla storia del socialismo e del movimento operaio italiano ed europeo, attraverso un lavoro di ricerca e di acquisizione che prese forma attraverso la tessitura di un solido reticolo di contatti culturali internazionali.
Il progetto voluto da Giangiacomo Feltrinelli poté svilupparsi mediante la collaborazione di una nuova generazione di studiosi, che sarebbero stati protagonisti del rinnovamento della storiografia dell’età moderna e contemporanea, attratti dall’idea di partecipare a un progetto culturale inedito, in grado di sostanziare l’identità della sinistra di allora, che aveva eretto la storia a canone interpretativo e a linea-guida della trasformazione politica.
Giuseppe Del Bo e Franco Ferri, Franco Della Peruta e Gianni Bosio, Giuliano Procacci e Stefano Merli, Luigi Cortesi e Luciano Cafagna, furono, insieme con altri storici di rango, coloro che animarono con le loro prime ricerche e con la loro passione politica la Biblioteca Feltrinelli, di cui questo “Annale” ricostruisce le vicende, attraverso l’uso di inediti documenti d’archivio. Il clima di esasperata contrapposizione ideologica di quegli anni, segnati dalla guerra fredda e dallo stalinismo, almeno fino al cruciale 1956, non impedì che si compisse uno straordinario sforzo collettivo all’insegna del rigore filologico e del rispetto della realtà storica, sfociato nella realizzazione di una sede unica di conservazione del patrimonio culturale della sinistra europea, dalle sue radici illuministiche fino all’Ottocento, tra rivoluzione industriale, Quarantotto e Comune di Parigi.

FELTRINELLI
Collana: Annali Della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli
Pagine:  528
Prezzo: 50,00€
ISBN:  9788807990717
Curatori: Giuseppe Berta e Giorgio Bigatti


Informazioni: www.fondazionefeltrinelli.it - #FeltrinelliPasubio - Tel. 02 495 8341 -  @FondazioneFeltrinelli
Ufficio Stampa:  Consultant Barabino&Partners S.p.A. - Anna Manfredini -  a.manfredini@barabino.it - Tel.: 02 72023535

Fondazione Giangiacomo Feltrinelli
Viale Pasubio 5
Milano

 

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Nanda Vigo: Exoteric Gate, Università Statale, Milano

Inaugurazione martedì 13 dicembre ore 18:00


Presentato Exoteric Gate di Nanda Vigo da Gianluca Vago, Rettore Università degli Studi di Milano, Andrea Pinotti, Commissione "La Statale Arte", Donatella Volonté, curatrice del progetto, con moderatore Luca Clerici, delegato del Rettore alla promozione delle attività culturali.
EXOTERIC GATE è i
l nuovo progetto di Nanda Vigo creato appositamente per il cortile della Ca' Granda, all'Università Statale di Milano. Un grande progetto, luce (h. 10 m) costituito da nove elementi distinti, otto piramidi di altezze diverse e un cilindro centrale.
Artista, architetto, designer, Nanda Vigo ha sempre avvertito la necessità di muoversi in territori distinti, consapevole che l’arte e l’architettura da sole non potessero esaurire la complessità del suo lavoro e che, dunque, fosse necessario elaborare un linguaggio transdisciplinare.
La Statale Arte rende dunque omaggio a un’artista il cui lavoro ha attraversato l’arte italiana degli ultimi decenni con una cifra stilistica riconoscibile e costante, capace di anticipare la trasversalità dei saperi e dei linguaggi nella fermezza di un’identica ricerca. Artista, architetto, designer, Nanda Vigo si è infatti sempre mossa in territori distinti, consapevole che l’arte e l’architettura da sole non potessero esaurire la complessità del suo lavoro e che, dunque, fosse necessario elaborare un linguaggio transdisciplinare.
Exoteric gate, oltre ad una forte esperienza sensoriale in cui la luce in movimento definisce una nuova dimensione spazio/temporale, è un’installazione, la prima realizzata per uno spazio esterno, che si pone come sintesi di una lunga ricerca avviata con i cronotopi negli anni Sessanta. 
Lo spazio definito dalla luce naturale e artificiale prescinde dalle coordinate cartesiane e diventa fluido, spazio percepito piuttosto che spazio reale.
Le forme dell’installazione creata per il cortile del Richini sono quadrati, cerchi e triangoli, forme primordiali e transculturali che Nanda Vigo considera il vocabolario di base per la costruzione di un linguaggio in cui il codice dei segni muta nell’interazione con la luce e le
superfici specchianti.
Le otto piramidi di altezze diverse sono riconducibili sia ai lavori degli anni Settanta, definiti “Stimolatori di spazio”, sia ai più recenti Deep Space: i primi sono piramidi-specchio in grado di attrarre lo spazio, le architetture circostanti e lo spettatore per restituire una visione multipla e smaterializzata della realtà; quelle del secondo tipo sono invece strutture dalle triangolazioni acute e direzionali, che suggeriscono uno spostamento ascensionale. Il cilindro centrale si inserisce nella serie dei Totem creati dal 2005, e fa riferimento in particolare a quella dei Neverending Light, strutture verticali che, dalla terra, si prolungano in alto verso lo spazio.
Il titolo Exoteric Gate, già utilizzato in lavori diversi dal ’76, traduce quel “passaggio esoterico” e quel viaggio filosofico che Nanda Vigo ha intrapreso già negli anni Sessanta alla ricerca di una sapienza umana. Si tratta dunque di un esoterismo umanista, che sta a fondamento dei diversi piani in cui la sua indagine si è sempre mossa: i piani del reale, dell’irreale e della trascendenza, tradotti in materia luminosa.

“Questa esposizione di concetti, è la prima di una indagine del linguaggio retroattivo alla mia espressione formale già concretizzata negli spazi vivibili cronotopici (spazio-temporali) prodotti dal 1962 ad oggi e sempre erroneamente interpretati o come oggettuali o come strutture minimali. Ho sempre rifiutato di esprimere il linguaggio interiore situato alla base del mio operare, considerandolo “oscurantista” , ma oggi lo ritengo necessario a conclusione di un ciclo operativo. Questo percorso esoterico che ho svolto attraverso l’Algeria, l’Egitto, il Sahara, l’Iran, l’Afganistan, l’India, il Nepal, il Guatemala, lo Yucatan e il Messico, dal 1972 al 1976, è stato programmato in tappe successive per permettermi di vagliare attentamente il senso della mia ricerca, comunque già preordinata. La trilogia è svolta su tre piani: reale, irreale e della trascendenza. Il “viaggio esoterico” è irreale (attraverso il sogno cosmico), mentre il reale apparente riguarderà il linguaggio del comportamento. e la trascendenza sarà un’esplicazione formale mezzificata dalle superfici specchianti. I tre piani sono complementari l’uno dell’altro e non è possibile determinare il momento esatto in cui l’irreale diventa reale per assumenre l’aspetto trascendente dell’illusione.”

Nanda Vigo

 Tutti i giovedì e i venerdì dal 15 al 22 dicembre e dal 12 gennaio al 10 marzo, dalle 17.30 alle 19.00, gli studenti dei corsi di laurea in Scienze dei Beni culturali e in Storia e critica dell’arte saranno a disposizione del pubblico per presentare l’installazione Exoteric Gate di Nanda Vigo e per una breve visita guidata del cortile d’onore della Ca’ Granda. Per partecipare alle visite guidate è sufficiente presentarsi nei giorni e negli orari indicati in calce a questo comunicato rivolgendosi agli studenti de La Statale Arte.
Exoteric Gate
(a cura di Donatella Volonté) è il secondo appuntamento di La Statale Arte, un’iniziativa promossa dall’Università degli Studi di Milano curata da Alberto Bentoglio, Silvia Bignami, Luca Clerici, Andrea Pinotti e Giorgio Zanchetti. Ogni appuntamento è accompagnato da una pubblicazione edita da Skira.
Exoteric Gate è realizzato con il patrocinio del Comune di Milano, della Regione Lombardia, del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, della Triennale di Milano e di Expo in Città, in collaborazione con l’Archivio Nanda Vigo, la Galleria Allegra Ravizza di Lugano, con Ravizza Brownfield Gallery Honolulu, con Arteventi e con il contributo di Fondazione Cariplo, di allestimenti Benfenati, di Gruppo 2A e di Angelini Design.
Il progetto grafico di Exoteric Gate è di Marco Strina.


Nanda Vigo, che ha da poco compiuto 80 anni, appartiene a quella generazione di personaggi che hanno reso Milano una delle capitali dell’arte mondiale, a partire dagli anni Sessanta: la città di Fontana, Manzoni, Gio Ponti. La sua continua indagine sulla luce ha fatto di lei un’interlocutrice imprescindibile per le neoavanguardie italiane.
Nanda Vigo è nata a Milano nel 1936. Vive e lavora tra Milano e l’Africa orientale.
Dimostra interesse per l’arte fin dalla tenera età, quando ha occasione di trascorrere del tempo in compagnia di Filippo de Pisis, amico di famiglia, e di osservare le architetture di Giuseppe Terragni da cui - si può azzardare a dire - ha imparato l’attenzione alla luce.
Dopo essersi laureata all'Institut Polytechnique di Lausanne e un importante stage a San Francisco, nel 1959 Vigo apre il proprio studio a Milano. Da quel momento il tema essenziale della sua arte diventa il conflitto/armonia tra luce e spazio, che l’artista utilizza nel proprio lavoro, anche come architetto o designer. Dal 1959 frequenta lo studio di Lucio Fontana prima, e poi si avvicina agli artisti che avevano fondato la galleria Azimut a Milano, Piero Manzoni ed Enrico Castellani. In quel periodo tra i diversi viaggi per le mostre in tutta l’Europa (più di 400 mostre collettive e personali), Vigo conosce gli artisti e i luoghi del movimento ZERO in Germania, Olanda e Francia.
Nel 1959 inizia la progettazione della ZERO house a Milano, terminata solo nel 1962. Tra il 1964 e il 1966 ha partecipato ad almeno tredici mostre ZERO, compresa NUL 65 allo Stedelijk Museum di Amsterdam e ZERO: An Exhibition of European Experimental Art alla Gallery of Modern Art di Washington D.C. Nel 1965 l’artista ha curato la leggendaria mostra ZERO avantgarde nello studio di Lucio Fontana a Milano, con la partecipazione di ben 28 artisti.
Tra il 1965 e il 1968 ha collaborato e creato con Gio’ Ponti la Casa sotto la foglia, a Malo (Vi). Nel 1971 Vigo viene premiata con il New York Award for Industrial Design per il suo sviluppo delle lampade (Lampada Golden Gate) e nello stesso anno progetta e realizza uno dei suoi progetti più spettacolari per la Casa-Museo Remo Brindisi a Lido di Spina (Fe).
Nel 1976 ha vinto il 1° Premio St. Gobain per il design del vetro.
Nel 1982 l’artista ha partecipato alla 40a Biennale di Venezia.
Nel 1997 ha curato l’allestimento della mostra “Piero Manzoni - Milano et Mitologia” a Palazzo Reale a Milano.
Dal 2006, in permanenza al Museo del Design della Triennale, sono presenti i lavori di Vigo.
Nella sua attività Vigo opera con un rapporto interdisciplinare tra arte, design, architettura, ambiente, è impegnata in molteplici progetti sia nella sua veste di architetto che di designer che di artista. Quello che contraddistingue la sua vivace carriera è l’attenzione e la ricerca dell’Arte, che la spinge ad aprire collaborazioni con i personaggi più significativi del nostro tempo ed a intraprendere sempre progetti volti alla valorizzazione dell’Arte come la mostra ITALIAN ZERO & avantgarde 60’s al MAMM Museum di Mosca.
Dal mese di aprile 2013 alcune opere di Vigo sono presenti nella collezione del Ministero degli Affari Esteri, e dal 2014/2015 al Guggenheim di New York e al Martin-Gropius-Bau di Berlino nell’ambito delle manifestazioni dedicate a ZERO.


Nanda Vigo: Exoteric Gate
Dal 14 dicembre 2016 al 11 marzo 2017
Orari: lunedì - venerdì 9-20 / sabato 9-17.30

Ingresso: libero
Visite guidate dagli studenti: dal 15 al 22 dicembre e dal 12 gennaio al 10 marzo ogni giovedì e venerdì 17.30/19.00Appuntamento in via Festa del Perdono 7, nell’atrio dell’ingresso principale. Per prenotare visite guidate a gruppi di almeno 10 persone e/o in altri giorni: visiteguidate.lastatalearte@unimi.it
Facebook / LaStataleArte - www.lastatalearte.it
Ufficio Stampa Exoterc Gate: Lara Facco P&C - Tel. +39 02 36565133 - press@larafacco.com - www.larafacco.com
Ufficio Stampa Università degli Sudi: Anna Cavagna e Glenda Mereghetti Tel. 02 50312983 - M. 334 6866587 - ufficiostampa@unumi.it

Università degli Studi di Milano
Cortile della Ca’ Granda
via Festa del Perdono, 7
Milano

 

 

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Sincronie 2016, Villa Belgiojoso Brivio Sforza, Merate (LC)

La Fondazione Brivio Sforza apre nuovamente all’arte e al pubblico le porte di Villa Belgiojoso a Merate e presenta la seconda edizione del progetto di residenze d’artista interdisciplinari che, attraverso un percorso di commissioni site specific, porta nella contemporaneità la vocazione culturale di una delle dimore nobiliari più importanti e suggestive della Brianza. La Villa Belgiojoso di Merate, un tempo residenza della Principessa Cristina Trivulzio di Belgiojoso, nel corso dei secoli è stata teatro di visite e soggiorni da parte dei protagonisti del mondo dell’arte e della cultura: musicisti, artisti, scrittori e patrioti, come Ugo Foscolo, Giuseppe Molteni, Gioachino Rossini,  che hanno conversato nei suoi salotti, onorando la tradizionale ospitalità e sensibilità artistica della famiglia e che ora trova la sua naturale prosecuzione nel progetto Sincronie che riprende una “conversazione” iniziata secoli fa, ai tempi in cui la Principessa Cristina Trivulzio di Belgiojoso e Gioachino Rossini passeggiavano nei giardini della villa, e che ora prosegue come ininterrotta, in continuità con la solida tradizione di ospitalità e sensibilità artistica della famiglia.
Il progetto è stato presentato alla stampa da Ilaria Bonacossacuratore del Museo Villa Croce di Genova, da Marco De Michelis, docente di Storia dell’Architettura presso l’Università IUAV di Venezia e da Vincenzo Latronico, scrittore, saggista e giornalista, coordinati da Luigi Ficaccidirettore Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le provincie di Lucca e Massa Carrara. È stata l'occasione per dibattere sulla convivenza tra patrimonio storico e contemporaneo, sul concetto di paesaggio, inteso come evoluzione del rapporto tra natura e cultura e sulla contemporaneità come sintesi tra passato e futuro.
Il progetto Sincronie, a cura di Carlotta Testori, vuole sviluppare nel segno della contemporaneità, riprendendone i due punti fondamentali. In primis l’interdisciplinarietà, intesa come scambio e confronto tra creativi provenienti da ambiti differenti, e una fusione tra antico e moderno basata non sul contrasto, ma sull’inserirsi armonioso delle nuove energie creative in un contesto che, da tempi immemori, è casa per tutte le arti.
Oltre a sostenere la ricerca artistica, la Fondazione Brivio Sforza si pone come scopo anche la preservazione, la catalogazione e lo studio del prezioso archivio di famiglia, costante fonte di ispirazione per gli artisti di oggi. La Fondazione invita quindi gli artisti in visita a esplorare l’archivio, per poi offrire una rilettura con occhi contemporanei di questa raccolta di testimonianze storiche.
Per questa seconda edizione, sono stati invitati a immaginare un percorso ad hoc l’artista Luca Vitone (1964, Genova) e l’architetto Marco Palmieri (1969, Napoli). A entrambi è stato chiesto di lasciarsi suggestionare dai giardini che circondano la Villa e dalla loro storia. Il risultato è un gruppo di lavori site specific, cuore di una mostra che affianca le nuove opere esposte insieme ai reperti d’archivio, sinora mai mostrati al pubblico, che li hanno ispirati. La mostra occupa gli spazi della limonaia – o giardino d’inverno – una zona adibita ad accogliere le piante che temono il gelo invernale, le cui vetrate si affacciano sul giardino romantico.
Il parco di Villa Belgiojoso raccoglie in sé differenti giardini, creati nel corso dei secoli: uno del Seicento, in stile barocco, un giardino settecentesco all’italiana e infine un giardino di epoca romantica. Nell’archivio della Fondazione Brivio Sforza è presente un’ampia documentazione relativa alla trasformazione nel tempo dei giardini. Disegni, acquerelli e stampe originali del passato fanno da contrappunto alla sintesi offerta dallo stato attuale dell’architettura.
Questa documentazione è la nota d’avvio offerta a Luca Vitone e Marco Palmieri per scrivere un dialogo contemporaneo sul giardino della Villa, che con la sua attuale contaminazione di stili costituisce un prezioso spunto per una riflessione sul paesaggio, inteso come chiave di lettura del cambiamento nel modo di vivere e interpretare l’ambiente che ci circonda. Il paesaggio muta in funzione di nuove visioni del mondo e l’uomo modifica il paesaggio esteriore accordandolo al proprio paesaggio interiore.

Luca Vitone ha realizzato un’opera nel parco e un dittico negli spazi interni della villa. La pratica artistica di Luca Vitone si concentra sull’idea di luogo e ci invita a ri-conoscere qualcosa che già conosciamo, sfidando le convenzioni della memoria labile e sbiadita, che caratterizza il tempo presente. Il suo lavoro esplora il modo in cui i luoghi si identificano attraverso la produzione culturale: l’arte, la cartografia, la musica, il cibo, l’architettura, le associazioni politiche e le minoranze etniche. Vitone risolve lo scarto tra il senso di perdita di luogo che accompagna il postmoderno e i modi in cui il sentimento di appartenenza nasce dall’intersezione di memoria personale e collettiva, e ricostruisce e inventa percorsi dimenticati che si ricompongono in una sua personale geografia. Vitone si accorderà all’atmosfera di Villa Belgiojoso coinvolgendo la moglie Loredana Gintoli, arpista barocca, ha eseguito insieme al soprano Anna Carbonera musiche inedite composte dal Principe di Belgiojoso. La loro interpretazione diventa il contributo sonoro dell’opera nel parco della villa: un incontro simbolico tra la storia di Villa Belgiojoso e la dimensione naturale che la ospita. Nel corso dei lavori per la realizzazione del progetto, si è verificato un evento inatteso, dal grande impatto visivo e scenografico. Una monumentale Liquidambar pluricentenaria, logorata internamente da un parassita, si è piegata, spezzandosi, proprio laddove Vitone era pronto a intervenire con uno scavo, spingendolo, in accordo con Alessandro Brivio Sforza, a scegliere la straordinaria opera creata dalla natura quale alloggio per la sua installazione sonora eseguita da Gintoli e Carbonera. Questa sorta di reperto naturale, in dialogo con i ritrovamenti d’archivio, rende ancora più profondo il concetto di site-specific che caratterizza la produzione dell’artista a Villa Belgiojoso.

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La Liquidambar pluricentenaria


Marco Palmieri, che conduce un’indagine a tutto tondo sulla spazialità declinandola in arte, architettura, fotografia, allestimenti museali, ha realizzato un progetto di intervento paesaggistico su un’area del parco. Il lavoro viene presentato mediante una maquette, una tavola sinottica e due disegni ad acquarello all’interno della Limonaia, accompagnato dalle riproduzioni delle antiche tavole dei diversi interventi paesistici intervenuti sul giardino della villa, con le incisioni di Marc’Antonio Dal Re e i disegni di Giuseppe Pollack. L’intervento progettuale di Palmieri si riferisce alla porzione di giardino consecutiva al giardino barocco che, seguendo il suo progetto, si verrebbe a trovare a sbalzo su di un piccolo lago, realizzato seguendo princìpi della fitodepurazione. Questa nuova articolazione paesaggistica è concepita immaginando la sequenza di un bacino d’acqua, come uno specchio naturale in cui si riflettono il cielo e l’infinito, il cui terreno di riporto andrebbe a creare una successiva collina artificiale, contenente alcuni ambienti dove poter alloggiare opere presenti e future della collezione appartenente alla Fondazione Brivio Sforza. L’idea alla base è quella di reinterpretare il giardino secondo i canoni contemporanei, inserendosi in continuità con le creazioni del passato e, allo stesso tempo, tracciare una nuova destinazione d’uso coerente con le vocazioni del luogo.

Con questa seconda edizione di Sincronie, lo svolgersi del tempo si rivela ancora una volta filo conduttore del progetto: Villa Belgiojoso si trasforma in una macchina del tempo che fa tesoro del passato per riflettere sul presente e interrogarsi sul futuro.

Per permettere al pubblico di visitare la mostra, sono previste visite guidate gratuite aperte al pubblico su prenotazione con il seguente calendario: sabato 1, 8 e 15 ottobre dalle ore 16.00 alle ore 18.00. La prenotazione alle visite guidate è obbligatoria e potrà essere fatta via email scrivendo all’indirizzo: visitefondazionebriviosforza@gmail.com.


Marco Palmieri

Marco Palmieri, artista e architetto napoletano, vive e lavora a Milano. La sua formazione – dopo gli studi a Napoli, la pratica professionale a Parigi, l’insegnamento a Dublino – si completa a Milano come ultimo allievo di Ettore Sottsass. Palmieri inizia a esporre le sue opere nel 2008 a Milano nella galleria d’arte di Antonia Jannone, per poi proseguire a Parigi alla Galerie du Jour di Agnès B., a Napoli con una mostra presso il Castel dell’Ovo, a Torino nell’ambito di Artissima e in altre sedi, raggiungendo così un pubblico sempre più vasto di critici e collezionisti che segue attentamente il suo lavoro.
Tra le sue esposizioni personali più recenti: Galleria Antonia Jannone, Milano (2015), Casa Cava, Matera (2013), Galleria Antonia Jannone, Milano (2012), Galleria Antonia Jannone (2012).
Ha esposto in diverse collettive tra cui MIA Fair, Milano (2016), ARTISSIMA, Torino (2015), Galleria Giacomo Guidi, Roma (2015). 

Luca Vitone
Luca Vitone comincia a lavorare nella seconda metà degli anni Ottanta, focalizzandosi sull’idea di luogo: un qualcosa di conosciuto che va ri-conosciuto. Il suo lavoro esplora i modi in cui i luoghi si identificano attraverso la produzione culturale, in tutte le sue declinazioni.
Vitone ricuce lo strappo tra il senso della perdita del luogo, caratteristico del postmodernismo, e i modi in cui il senso di appartenenza si sviluppa nelle intersezioni tra la memoria collettiva e quella personale, ricostruendo e inventando sentieri dimenticati per riconfigurare una sua personale geografia.
Le sue gallerie di riferimento sono Pinksummer, Genova; Galerie Nagel Draxler, Berlino; Galerie Michel Rein, Parigi e Bruxelles.
Le opere di Luca Vitone sono state presentate in mostre pubbliche e private sia in Italia sia all’estero. Tra le sue esposizioni personali più recenti: Galerie Michel Rein, Parigi (2016), Galleria De Foscherari, Bologna (2015), Clages Gallery, Colonia (2015), Galerie Nagel Draxler, Berlino (2014).
Ha esposto in numerose mostre collettive tra cui: Museo della Città/FAR Fabbrica Arte, Rimini (2016), MAXXI, Roma (2016), Palazzo della Triennale, Milano, (2015), Museum of Contemporary Art, Zagabria (2015).

Carlotta Testori
Carlotta Testori è nata e vive a Milano. La sua prima esperienza di rilievo nel mondo dell’arte è a Pompei, dove partecipa a un progetto archeologico anglo-americano organizzato dall’Università di Bradford (UK) in collaborazione con l’Università di Stratford (Virginia, USA).
Dopo un anno passato a Parma a studiare Beni Culturali, si sposta a Milano dove si laurea in Scienze e Tecnologie della Comunicazione con una tesi in Estetica. Nel frattempo studia teatro e recitazione sia in Italia che a New York (presso il Lee Strasberg Institute), e comincia a lavorare come assistente agli allestimenti di mostre. Nel 2007 diventa responsabile dei progetti di arte contemporanea per la Testori UK Gallery di Londra, per poi spostarsi alla Simon Lee Gallery, sempre nella capitale inglese, dove rimarrà fino al 2010. Tornata in Italia, prosegue la collaborazione con gallerie per le quali cura gli allestimenti delle mostre e i testi. Dal 2010 è socio fondatore della Fondazione Testori, oltre a essere membro del comitato esecutivo per l’organizzazione di mostre di arte contemporanea. Nello stesso anno fonda il Carlotta Testori Studio di Milano, luogo di ricerca e sperimentazione artistica: uno spazio dedicato alla promozione di giovani artisti e alla realizzazione di progetti di arti visive e performative, che dirigerà fino al 2013. Dall’autunno 2014 collabora con la Fondazione Brivio Sforza, oltre a essere membro del comitato proponenti del premio letterario Giovanni Testori e lavorare come curatrice indipendente.

Villa Belgiojoso Brivio Sforza
Situata nello storico borgo di Merate, in provincia di Lecco, la Villa è una delle più sontuose dimore nobiliari della Brianza. L'edificio a pianta rettangolare fu originariamente disegnato dall'architetto Giacomo Muttoni e si affaccia sullo splendido Parco del Cannocchiale. Proprietà dei Marchesi Villani Novati nel Seicento, passa poi ai Principi di Belgiojoso che la ampliano, sopraelevando le due ali laterali e chiudendo il porticato, che viene trasformato in un vestibolo decorato a stucchi.
L'interno è caratterizzato da sale ornate da stucchi e affreschi, e conserva una biblioteca con gli arredi originali.
Il parco di Villa Belgiojoso raccoglie in sé differenti giardini, creati nel corso dei secoli: uno del Seicento, in stile barocco, un giardino settecentesco all’italianain con viali alberati e prospettive che si alternano a dossi. Un'elegante siepe di carpino scende dalla collina fino a circondare la fontana centrale, imitando il colonnato berniniano di San Pietro a Roma, e infine un giardino di epoca romantica, a
ll'inizio dell'ottocento con un elegante parco all'inglese.
Nell’archivio della Fondazione Brivio Sforza è presente un’ampia documentazione relativa alla trasformazione nel tempo dei giardini. Disegni, acquerelli e stampe originali del passato fanno da contrappunto alla sintesi offerta dallo stato attuale dell’architettura.


VILLA BELGIOJOSO - SINCRONIE 2016
Progetto interdisciplinare dedicato alle arti del nostro tempo, II edizione
A cura diLuca Vitone, Marco Palmieri
Visite guidate aperte al pubblicoSabato 1 ottobre dalle ore 16.00 alle ore 18.00 - Sabato 8 ottobre dalle ore 16.00 alle ore 18.00 - Sabato 15 ottobre dalle ore 16.00 alle ore 18.00
Ingresso:gratuito e a numero chiuso
Obbligo di prenotazionevisitefondazionebriviosforza@gmail.com
Ufficio Stampa:  
PCM STUDIO - press@paolamanfredi.com - Tel.: +39 02 87286582

Villa Belgiojoso Brivio Sforza
Atrio Belgiojoso
Via Roma 26
Merate (LC)
www.fondazionebriviosforza.com

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I Maestri del Paesaggio, la natura selvaggia entra tra i monumenti della città di Bergamo

MAESTRI DEL PAESAGGIO 2016 Dal 7 al 25 settembre a BERGAMO 19 giorni di meeting, incontri e riflessioni a tu per tu con le più famose archistar del paesaggio,  installazioni verdi e spettacoli di luce in una dimensione di sogno e incanto per adulti e bambini. Il tutto nella cornice di natura e bellezza di Bergamo Alta e Bassa. I Maestri del Paesaggio, la…
Per saperne di più