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Archivi categoria : Mostre

Dipingere l’acqua, Acquario Civico di Milano, dal 13/11 al 8/12/2019

Dal 13 Novembre al 8 Dicembre 2019 si presenta la mostra internazionale di acquerello Dipingere l’acqua a cura di Lorenza Salamon, promossa dal Comune Milano-Cultura e dall’Acquario e Civica Stazione Idrobiologica di Milano
L’esposizione è organizzata dall’Associazione Italiana Acquerellisti in collaborazione con l’Aquarel Instituut van Belgie ed è patrocinata dall’Ambasciata Belga in Italia.

L’acqua è il tema prescelto per la mostra in omaggio al luogo che la ospita ed è l’elemento principe dell’antica arte pittorica dell’acquerello: pigmenti finemente macinati tenuti insieme da un legante e diluiti sulla carta grazie all’acqua. Si possono ottenere così suggestive fusioni di colori che non cessano di meravigliarci. Il fascino dell’acquerello è tutto racchiuso nella rapidità di esecuzione, nelle trasparenze e nella difficoltà di domare l’acqua e il colore: l’attrazione può essere fatale e sicuramente lo è per gli artisti espositori che da anni si cimentano con questo mezzo pittorico.
Pur avendo goduto in passato di grande interesse l’acquerello è stato spesso considerato, ingenerosamente, una tecnica pittorica minore. In tempi più recenti, anche grazie ad autori originali e con affinate capacità tecniche, si sta assistendo ad un sensibile rinnovamento nell’utilizzo di questa tecnica.
In questo contesto la mostra vuole sottolineare che l’innovazione e la ricerca sono perseguibili anche nelle opere eseguite ad acquerello. Sperimentazione di temi, di materiali e di supporti, di nuovi rapporti tra il segno ed i colori vengono declinate
diversamente nelle opere esposte.

Hanno contribuito alla realizzazione dell’esposizione gli artisti dell’Associazione Italiana Acquerellisti e dell’Aquarel Instituut van Belgie.
Ospiti d’onore gli acquerellisti di fama internazionale: Eudes Correia, Pasqualino Fracasso, Angelo Gorlini e Piet van Leuven.
Tutte le opere esposte sono contenute in un catalogo a stampa.


Lorenza Salamon, curatore della mostra, inizia a occuparsi di grafica d’arte nel 1986, nella galleria di famiglia Salamon Fine Art, già alla terza generazione di attività.
La Salamon Fine Art è una galleria d’arte specializzata in stampe di Grandi Maestri
(antiche, moderne e contemporanee) ed in arte figurativa contemporanea. Da allora promuove l’arte incisoria, antica, modernae contemporanea, in tutti i suoi aspetti; alla professione di art dealer affianca una intensa attività culturale tesa a diffondere il fascino di questa forma d’arte.

L’Associazione Italiana AcquerellistiAIA è nata a Milano nel 1974 per iniziativa di un ristretto gruppo di affermati pittori desiderosi di riportare in auge la tecnica dell’acquerello, l’AIA è progressivamente cresciuta accogliendo soci da tutta Italia
e organizzando mostre nazionali e internazionali. Nel 1998, insieme all’associazione Belga, l’AIA ha dato vita all’European Confederation of Watercolour Societies che oggi raggruppa associazioni analoghe di 13 Paesi Europei e di cui l’AIA detiene il coordinamento. Scopo dell’AIA è la divulgazione della pittura ad acquerello. A tal fine l’associazione organizza mostre, eventi, dimostrazioni di pittura, conferenze, grazie al lavoro volontario dei soci. Altro importante obiettivo dell’AIA è di favorire l’incontro e lo
scambio di esperienze con acquerellisti stranieri in Europa e nel mondo. L’AIA privilegia l’acquerello puro ovvero solo acqua e colore senza il ricorso ad altri componenti.


DIPINGERE L’ACQUA
Mostra Internazionale di Acquerello Italia - Belgio

A cura di: Lorenza Salamon
Inaugurazione: 12 novembre ore 18:30
Dal
13/11 al 8/12/2019

Orari: Lunedì chiuso; Martedì - Domenica 9.30 - 17.30; (La biglietteria chiude alle 16.30)
Biglietti: €. 5 euro intero; €. 3 ridotto; La visita alla mostra è compresa nel biglietto d’ingresso all’Acquario
Informazioniwww.acquariocivicomilano.eu - T. +39 02 88465750 - Associazione Italiana Acquerellisti -  www.acquerello-aia.itinfo@acquerello-aia.it - T. +39 340 5757322
Sponsor ufficiale: Winsor&Newton
Mezzi: MM2 Lanza
Ufficio stampa: Comune di Milano - Elena Conenna - elenamaria.conenna@comune.milano.it

Acquario Civico di Milano
Viale G. Gadio, 2
Milano

 

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Francesco Bosso: Primitive Elements, Galleria delle Stelline, Milano, dal 23/10 al 14/12/2019

"Il paesaggio è in realtà una visione dove si fondono in un unicum atmosfere e stati d’animo."

Francesco Bosso

Dal 23 ottobre al 14 dicembre 2019 CREVAL presenta "Primitive Elements", mostra personale del fotografo Francesco Bosso (Barletta, 1959), a cura di Filippo Maggia, realizzata in collaborazione con l’autore negli spazi della Galleria delle Stelline.
Con una selezione di oltre quaranta fotografie di medio e grande formato e un video documentario con un’intervista a Bosso.
Primitive Elements propone una sintesi della sua ricerca fotografica condotta negli ultimi 15 anni in zone del mondo ancora incontaminate, pure e primitive come appaiono ai nostri occhi.
Il 2019 sarà ricordato come l’anno in cui il cambiamento climatico è divenuto un’emergenza globale, registrando una serie di record negativi il cui impatto sul pianeta ha provocato e continuerà a provocare “fenomeni di frequenza e intensità mai visti nella storia umana e con essi sofferenze, perdita di vite, sconvolgimento degli ecosistemi e della ricchezza di bio-diversità che sostengono la nostra vita” (fonte WWF).
A partire da queste considerazioni, Primitive Elements propone un percorso di conoscenza tra scenari e paesaggi naturali fatti di ghiacciai, scogliere, oceani, isole vergini, foreste pluviali: ritratti di una terra ideale, luogo incontaminato ormai in via di sparizione che non siamo in grado di lasciare in eredità alle generazioni future. La scelta delle foto in mostra vuole stimolare nel pubblico la consapevolezza, sempre più urgente, della necessità di tutelare l’ambiente e di promuovere con convinzione un cambiamento culturale che affondi le sue radici nell'uso responsabile delle risorse naturali e in particolare dell’acqua, elemento centrale del paesaggio naturale e antropico su cui Bosso ha lavorato intensamente realizzando immagini in tutto il mondo. Particolarmente significativi, in questo senso, gli scatti realizzati dall’autore in ambiente Artico, dove il riscaldamento globale sta facendo sentire i suoi effetti in modo drammatico, a testimonianza dello stato di emergenza a cui siamo giunti.
Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana, nel suo saggio “Un disastro silenzioso” sottolinea: “Sono sintomi di un disastro silenzioso, di un grave malanno del clima terrestre. Il riscaldamento globale - come previsto da decenni - ha effetti più rapidi alle alte latitudini boreali rispetto ad altre zone, un fenomeno noto come “amplificazione artica” [...] Se l'immensa quantità di ghiaccio presente sull' inlandsis groenlandese fondesse, i mari del mondo crescerebbero di circa sette metri: allora sì che tutti sarebbero costretti a prendere atto dell'importanza di quelle remote e inospitali regioni glaciali perché l'acqua irromperebbe nelle proprie vite tanto a Venezia come a Manhattan!

Francesco Bosso, fotografo di paesaggio formatosi alla scuola americana di Kim Weston - nipote del grande maestro Edward - e di John Sexton e Alan Ross - assistenti di Ansel Adams, uno dei padri fondatori della fotografia paesaggistica - Francesco Bosso lavora esclusivamente in bianco e nero, scattando su pellicola di grande formato con banco ottico e stampando personalmente tutte le opere in camera oscura, su carta baritata alla gelatina d'argento e con successivo trattamento al selenio.
Da anni, Francesco Bosso è rappresentato in Italia dalla galleria Photo & Contemporary di Valerio Tazzetti, puntodiriferimento della fotografia contemporanea.
Fotografo anomalo rispetto al panorama contemporaneo, esclusivo nella ricerca personale quanto nel metodo d’indagine e indifferente ai trend che oggi contraddistinguono l’utilizzo delle immagini, - sottolinea il curatore della mostra, Filippo Maggia - Bosso tende a spiazzare lo spettatore invitandolo al silenzio e alla contemplazione, ben distante dunque dalla necessità di colpire e aggredire che accomuna molta della produzione attuale caratterizzata da immagini che nascono per essere velocemente consumate e immediatamente rimpiazzate da altre.
Primitive Elements presenterà un allestimento in cui isole di luce si alterneranno a zone di ombra profonda, essenziale e funzionale nel voler restituire la condizione di attesa e stupore che il fotografo ha vissuto in prima persona e che vuole ora restituire allo spettatore, come se quei luoghi fossero realmente di fronte a lui.
La mostra è accompagnata da un’esaustiva pubblicazione edita da Silvana Editoriale, che comprenderà alcuni contributi critici sul lavoro di Francesco Bosso e la riproduzione di tutte le opere esposte.

Francesco Bosso, (Barletta, 1959), è uno dei maggiori interpreti italiani del paesaggio e della natura selvaggia in bianconero. La sua meticolosa ricerca mira ad isolare forme ed elementi naturali in luoghi incontaminati, dove il silenzio è signore assoluto. “Il paesaggio è in realtà una visione dove si fondono in un unicum atmosfere e statid’animo” afferma l’autore, ispirato dalla poesia di Walt Whitman e da un approccio orientale, quasi shintoista. La straordinaria padronanza della tecnica di ripresa all'aperto in grande formato e il suo virtuosismo in cameraoscura, utilizzando procedimenti esclusivamente analogici, gli consentono di ottenere pregiate stampe alla gelatina d’argento, che intensifica la pulizia dei bianchi e la profondità dei contrasti tonali. Dopo anni dedicati al reportage etnico e alla ricerca antropologica in diversi Paesi africani e in Cina - documentati nei due libri fotografici Swahili-African Portraits e China Crossing - ha deciso di iniziare un percorso di ricerca e riflessione sui paesaggi naturali elaborando una serie di teorie sulla sua diversità, cercando di trasferire allo spettatore quel qualcosa in più che vada oltre la mera immagine.Nel 2014 espone le sue opere al Museo delle Arti Visive di Spoleto, l’imponente mostra è la somma di quasi 8 annidi lavoro e rappresenta un bellissimo viaggio nell’astrattismo tra fotografia panoramica e materia pittorica.
Nel 2015 Bosso partecipa alla 56ª edizione della Biennale di Venezia dove esporrà l’imponente trittico “ARRAYS” nell’ambito della mostra Present Nearness.

Le sue opere fanno parte di importanti collezioni private e pubbliche, mentre i suoi progetti espositivi sono statiospitati in istituzioni nazionali e internazionali come il Museo delle Arti Visive di Spoleto, il Museo Pino Pascali di Polignano, il Museo Camera di Torino, il Centro Culturale Candiani (Venezia), il Museo Nazionale della Fotografia (Brescia) e il Cultural Centre Museum di Hong Kong, M50 Space Gallery di Shanghai, oltre ad importanti mostre personali a Monaco di Baviera, Parigi, Karlsrhue e Bruxelles.


Filippo Maggia, nato a Biella, Italia nel 1960. Vive fra Firenze e Modena. Dal 1993 al 2005, Filippo Maggia è stato curatore di fotografia alla Galleria Civica di Modena. Dal 1998, è stato curatore di fotografia italiana e direttore della storica collezione di fotografia alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino. Dal 2001 al 2004, ha preso parte al Comitato Scientifico della Galleria d’Arte Moderna di Bologna. E’ stato esponente della giuria per l’Hasselblad Award 2004, al quale aveva già partecipato nel 2003. E’ stato curatore della collezione Fondazione Sella di Biella, fra il 2002-2006, e curatore di fotografia alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, dal 2006 al 2008. Nel 2007, Filippo Maggia è stato nominato curatore capo della Fondazione Fotografia e delle collezioni di fotografia contemporanea della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena. Da Marzo 2013, è Direttore Capo dei Progetti della Fondazione Fotografia, Modena. Nel 2007, ha ricevuto una visiting fellowship al Royal College of Art (Londra), ed è al momento visiting tutor nel loro Dipartimento di Fotografia. Dal 2000 al 2009, ha insegnato Storia della Fotografia Contemporanea e Design all’Istituto Europeo di Design di Torino. Dal 2010, ha insegnato documentazione fotografica all’Accademia di Belle Arti di Catania. Fra il 1998 e il 2004, Filippo Maggia è stato editore a BaldiniCastoldiDalai per la serie Fotografia come Linguaggio. In seguito, fino al 2006, è stato Editore Capo a Nepente Editore. È stato editore per Skira dal 2006. Scrive regolarmente per periodici d’arte, come Il Giornale dell’Arte e collabora con RAI, e Radio3 Suite..


Francesco Bosso Primitive Elements
A cura di: Filippo Maggia

Dal 23 ottobre al 14 dicembre 2019
Inaugurazione: 22 ottobre 2019, ore 19.00
Orari: da martedì a venerdì 14.00 /19.00 - sabato 10.00 / 12.00, chiuso domenica e lunedì; 1 novembre e 7 dicembre
Ingresso: libero
Catalogo: Silvana Editoriale
Informazioni: galleriearte@creval.it - www.creval.it - www.francescobosso.com - info@francescobosso.it
Main Gallery: Photo & Contemporary di Valerio Tazzetti - via dei Mille, 36 - 10123 Torino (Italy) - T. +39 011 889 884 - info@photoandcontemporary.com - photoco@libero.it
Ufficio Stampa: Lara Facco P&C - T. +39 02 36565133 - press@larafacco.com - Lara Facco: M.+39 349 2529989 - lara@larafacco.com; Marta Pedroli: M. +39 347 4155017 - marta@larafacco.com

Galleria delle Stelline
Corso Magenta n. 59
Milano

 

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Alda Merini e Alberto Casiraghy. Storia di un’amicizia, Casa Museo Boschi Di Stefano, Milano, fino al 10/11/2019

Sono gli ultimi giorni per visitare la mostra "ALDA MERINI E ALBERTO CASIRAGHY. Storia di un'amicizia", esposta al piano nobile della Casa Museo Boschi Di Stefano, che grazie al grande successo riscosso è stata prorogata al 10 novembre.
In occasione del finissage della mostra, domenica 10 novembre, è prevista una visita guidata, alle ore 16, che culminerà con una performance di Patrizia Zappa Mulas sulle poesie e gli aforismi della Merini, accompagnata da Alberto Casiraghy al violino.

La rassegna si inserisce nel contesto delle celebrazioni della poetessa milanese a dieci anni dalla sua scomparsa, il 1° novembre 2009, e nel più ampio programma "Decennale Alda Merini 2009-2019", promosso e coordinato dal Comune di Milano|Cultura in collaborazione con l'Associazione Alda Merini.
L'esposizione è promossa dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e dalla Casa Museo Boschi Di Stefano, in collaborazione con il Municipio 3, la Fondazione Boschi Di Stefano, il Teatro Elfo Puccini, ed è visitabile grazie alla presenza dei volontari del Touring Club Italiano.

La mostra, ideata e curata da Andrea Tomasetig, è dedicata all'intenso sodalizio intellettuale e umano tra la poetessa Alda Merini e il tipografo-poeta-artista-editore brianzolo Alberto Casiraghy, un'amicizia che ha prodotto il sorprendente numero di 1.189 volumetti, di cui ne sono esposti oltre un centinaio. Del legame tra i due artisti resta quindi grande testimonianza in quei librini editi in poche preziose copie, tra le 15 e le 33 ciascuno, confluiti nel catalogo Pulcinoelefante, a cui hanno entrambi contribuito producendone in media più di uno alla settimana, Merini scrivendo aforismi o brevi poesie, Casiraghy stampando e spesso creando appositamente un'opera grafica.
Il 1 ottobre, giorno dell’inaugurazione a Casa Boschi, il vicino Teatro Elfo Puccini ha dedicato una serata a Merini e Casiraghy con interventi dell’editore stesso, di Ambrogio Borsani (curatore per Mondadori della più accurata antologia della poetessa), di Andrea Tomasetig (curatore della mostra) e di Maria Fratelli, direttrice di Casa Museo Boschi Di Stefano, oltre ad un reading finale dell’attrice e scrittrice Patrizia Zappa Mulas.

Dal gennaio 1992, data del primo librino creato insieme, fino alla scomparsa della Merini - la cui fama non si è attenuata, anzi continua a crescere nel mondo - emerge un'amicizia a tutto tondo, meritevole di essere raccontata in occasione di un anniversario che si annuncia denso di celebrazioni in tutta Italia e in particolare a Milano, la sua città.
Il vasto materiale di partenza, per la prima volta esaminato nella sua interezza, è stato selezionato e integrato con documenti, fotografie e cimeli messi a disposizione dallo stesso Casiraghy, per realizzare una mostra significativa nelle dimensioni e intensa nel contenuto. L'esposizione si sviluppa quindi in sei sezioni: Poesie, Aforismi, Alda e Alberto, Il mondo di Alda, Amici artisti, Cimeli, che rivelano l'importanza della produzione letteraria della Merini riversata nelle edizioni Pulcinoelefante, così come quella dell'empatico editore che l'ha saputa capire e sostenere, oltre che affiancare con soluzioni grafiche sempre di grande creatività e una produzione editoriale che non ha eguali per ampiezza nell'intera vicenda letteraria nazionale.
Con questa esposizione le edizioni Pulcinoelefante ritornano per la seconda volta alla Casa Museo Boschi Di Stefano presentando un nuovo tema, in attesa di trovare una loro collocazione pubblica.
L'intero Archivio comprende oltre 10.000 pubblicazioni, con centinaia di autori e artisti coinvolti, edite dallo straordinario "artista del libro" Alberto Casiraghy, profondamente legato alla città di Milano e nello stesso tempo simbolo altissimo anche per il resto dell'Italia che ama i libri, la cultura e la tipografia.

Alda Meriniteatro del corpo, 2002, con una grafica di Alberto Casiraghy, dettaglio pagina librino

L'originale allestimento, a cura di Cristiana Vannini, nelle sale della quadreria al secondo piano, vede i librini gremire i ripiani in ordine sparso, legati tra loro da una sottile trama di fili elastici, una sorta di gabbia concettuale da cui emerge la forza della libertà poetica e artistica di Alda e Alberto.
Il lungo sodalizio intellettuale e umano tra la poetessa Alda Merini e il poetico artista del libro Alberto Casiraghy ha prodotto, dal 1992 al 2009, lo straordinario numero di 1189 edizioni Pulcinoelefante condivise. A dieci anni dalla scomparsa della poetessa, la mostra racconta - in un percorso suddiviso in sei sezioni - la loro amicizia attraverso cento librini (i “pulcini”), ognuno composto e stampato a mano in poche copie (da 15 a 33), con un breve testo e una grafica originale. Ne esce un ritratto più vivo di Alda Merini, ricco di molte pagine rare e poco conosciute.
La mostra è anche l’occasione per presentare l’archivio delle oltre diecimila edizioni Pulcinoelefante in vista della sua nuova casa. Non finisce di stupire l’elenco degli autori e degli artisti coinvolti e il felice stato di grazia che assiste Alberto Casiraghy da quasi quarant’anni con continue invenzioni grafiche e tipografiche, che fanno di lui, nella molteplice veste di tipografo-grafico-autore-editore-pedagogo, l’erede più vicino di Bruno Munari.

SEZIONE 1 - POESIE
Intensa è negli anni per Alda Merini la produzione di poesie destinate alle edizioni Pulcinoelefante. Testi spesso dettati nelle infinite telefonate giornaliere a Alberto Casiraghy o sgorgati improvvisi dalla sua inesauribile vena. Rappresentano un capitolo importante e poco indagato della sua opera. Alcune poesie, brevi per necessità tipografiche, spiccano per la loro potenza lirica e rimandano ai grandi lirici greci, in un universo fatto di spiritualità e carnalità, di fame d’amore intessuta di ricordi e dolore sublimati nella poesia.
SEZIONE 2 - AFORISMI
Enorme è il numero di aforismi e fulminanti riflessioni creati dalla poetessa, divenuta vera maestra di questo genere letterario grazie allo stimolo dei “pulcini” di Casiraghy, perfetti per contenere uno, due, massimo tre aforismi a librino. Anticonvenzionali, dissacranti, estremi, con una loro verità profonda - come si conviene agli aforismi d’autore - quelli della Merini non si dimenticano facilmente e spaziano dalla follia alla poesia, dall’eros alla vita e alla morte. E sono resi ancora più stimolanti dai contrappunti grafici di Alberto, tra surrealismo e magiche astrazioni, e di altri artisti.
SEZIONE 3 - ALDA E ALBERTO
All’interno di un’amicizia che va dal 1992 al 2009, punteggiata da 1189 “pulcini” condivisi, non potevano mancare poesie e aforismi di Alda dedicati a Alberto. Sono testi affettuosi, complici, ironici, che vanno dalla consapevolezza di un’affinità elettiva fino all’autoironia estrema (“per il matto di Osnago darei la mia follia”) e al testamento (“Ad Alberto Casiraghy delego la chiusura della mia tomba”). Lui, spesso nascosto dietro pseudonimi, ricambia alla sua maniera con grafiche straordinarie nella loro apparente semplicità, facendo di ogni librino un piccolo capolavoro.
SEZIONE 4 - AMICI ARTISTI
Moltissimi sono gli artisti che hanno affiancato con le loro opere Alda Merini. Era una “gara” a cui partecipavano in primo luogo gli artisti collaudati della “scuderia” di Casiraghy: Adriano Porazzi, Luigi Mariani, Franco e Giorgio Matticchio, Luciano Ragozzino, Roberto Bernasconi, Alberto Rebori, Fabio Sironi, Dolores Previtali, Eric Toccaceli, Giuliano Grittini, Daniele Ferroni, Luca Carrà, Pietro Pedeferri, ecc. Ma anche gli altri non erano da meno, a partire dai più famosi Ugo Nespolo, Sergio Dangelo, Lucio Del Pezzo, Mario De Biasi, per citarne solo alcuni.
SEZIONE 5 - IL MONDO DI ALDA
La poetessa Alda Merini (1931-2009) era sì isolata e ai margini della società letteraria milanese, ma nello stesso tempo era una buona conoscitrice dell’ambiente fin dai primi anni Cinquanta ed era circondata dall’affetto di molti intellettuali. Lo dimostrano i librini d’occasione o in memoria dedicati a Vanni Scheiwiller, che ha favorito all’inizio l’amicizia con Casiraghy, a Roberto Cerati, Maria Corti, Arturo Schwarz, Giovanni Raboni, Paolo Volponi, Dario Fo, Enrico Baj, Bruno Munari, ma anche a Vincenzo Mollica, Giogio Gaber, Roberto Vecchioni, Fabrizio De André e agli amici più cari.
SEZIONE 6 - CIMELI
Una manciata di cimeli conservati da Alberto Casiraghy ci restituisce una Alda Merini più intima e giocosa: alcune fotografie, tra cui spicca quella realizzata da Giorgio Matticchio, che li ritrae insieme, la sua prima lettera inviata a Osnago, sbagliando numero civico e colma di carte indecifrabili, una statuetta di Biancaneve regalata (“senza Biancaneve la macchina tipografica non può stampare bene”), un mazzo di rose di plastica con rugiada, una collana con peperoncini portafortuna e altri oggetti pop.

Un ringraziamento particolare va al collezionista e bibliofilo Giorgio Matticchioche ha riordinato e catalogato l’archivio e inventariato i librini Merini-Casiraghy, alla Libreria Galleria Andrea Tomasetig e De Cecco.


ALDA MERINI E ALBERTO CASIRAGHY. Storia di un'amicizia
Ideazione e cura di: Andrea Tomasetig
Dal 2/10 al 10/11/2019
Orari: martedì-domenica ore 10-18; lunedì chiuso
Ingresso: gratuito
Informazioni: T. +39 02 88463736 - c.casaboschi@comune.milano.it
Come arrivare: metropolitana MM1 (linea rossa fermata Lima) - Tram 33 - Autobus 60
Uffici Stampa: IBC Irma Bianchi Communication - T. +39 02 8940 4694 - M. +39 328 5910857 - info@irmabianchi.it - www.irmabianchi.it
COMUNE DI MILANO | CULTURA - Elena Conenna - elenamaria.conenna@comune.milano.it

Casa Museo Boschi Di Stefano
Via Giorgio Jan 15
Milano

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Guy Harloff (1933-1991). Alchimie e sinestesie, Centro Culturale di Milano, dal 6/11 al 5/12/2019

Simbolismo, filosofia ed esoterismo, ma anche arte, musica e cinematografia: tutto questo compone il multiforme universo del poliedrico artista Guy Harloff, autore di spicco del secolo scorso a cui è dedicata la mostra "GUY HARLOFF (1933-1991). Alchimie e sinestesie" presentata al Centro Culturale di Milano dal 7 novembre al 5 dicembre 2019.
L'importante rassegna, curata da Serena Redaelli, è organizzata dallo Studio d'arte Nicoletta Colombo, sede dell'Archivio Guy Harloff, e si avvale dei prestigiosi patrocini di Commissione Europea, Regione Lombardia, Comune di Milano.
L'evento è inoltre inserito nella programmazione di BOOKCITY MILANO 2019 e nella rassegna JAZZMI 2019.
Il percorso espositivo nelle sale del CMC offre al pubblico oltre quaranta opere su carta realizzate dalla metà degli anni Cinquanta fino a tutti gli anni Ottanta, in dialogo con i più stimolanti temi culturali e artistici coltivati da Guy Harloff a testimonianza dell'evoluzione della sua complessa quanto inconfondibile poetica, espressa in un trentennio attorno ad alcuni soggetti prediletti: i mandala, le lettere dell'alfabeto, i vascelli del Grande Viaggio, i libri della conoscenza, gli ampi tappeti persiani, il cuore, l'Albero della Vita, l'alchemica Voie Royale, accompagnati da locuzioni, scritte e datazioni volte a rafforzarne il profondo messaggio.
Avvicinatosi alla Beat Generation, il "mite gigante, pittore e alchimista" - come lo definì Dino Buzzati - si dedica alla pittura, tra collage e chine colorate che, all'insegna dell'accumulazione neo-barocca di segni, seguono un'ispirazione simbolica da miniaturista moderno, giocata sull'ibridazione surreal-simbolista e neo-dadaista con l'allegoria ebraica, orientale e araba.

Per una più completa comprensione del "pianeta" Harloff, la mostra propone inoltre fotografie di Roberto Masotti, importanti ritrovamenti dall'Archivio Lelli e Masotti che ritraggono l'artista sul suo galeone a Chioggia e in occasione dell'apertura della personale alla Permanente di Milano, quando l'amico sassofonista e compositore Ornette Coleman, con la sua band, allestisce un memorabile concerto jazz. E ancora si possono ammirare cover di dischi jazz disegnate da Harloff, foto documentarie, libri e cataloghi particolarmente rari, un prezioso esemplare di tappeto caucasico (courtesy Mirco Cattai FineArt&AntiqueRugs, Milano), a confronto con i Tapis harloffiani, ed una serie di riletture pittoriche dell'opera di Guy Harloff realizzate dalla giovane artista Linda Caracciolo Borra, in arte Linda Orbac. L'esposizione prevede, infine, la proiezione di due cortometraggi realizzati da Harloff, appassionato cinefilo, finora rimasti inediti e concepiti dall'autore come integrazione della sua produzione pittorica.
Inoltre, in occasione dell'inaugurazione di domani, mercoledì 6 novembre, il quintetto Jazz Rain, accompagnato dalla voce di Sania Gargano, propone un ricercato repertorio jazz anni Cinquanta e Sessanta per rievocare l'atmosfera dello straordinario concerto milanese dedicato ad Harloff dall'amico Coleman nel 1974.

L'anima da apolide, la vastità degli interessi, gli spostamenti ininterrotti tra Parigi, New York, Milano, il Marocco e l'Iran, hanno infatti portato Guy Harloff a studiare il mondo del jazz, del cinema, della filosofia - è stato cultore di alchimia, tantra, sufismo e cabala ebraica - della letteratura e della critica d'arte, e ad avvicinarsi ad esponenti del grande collezionismo e dell'arte internazionale, come Peggy Guggenheim, Philip Martin, Alberto Giacometti, Francis Bacon. Tra le sue amicizie si ricordano i musicisti Ornette Coleman e Charles Mingus, gli scrittori Giovanni Arpino ed Henry Miller, il poeta Alain Jouffroy, lo storico dell’arte Franco Russoli, il curatore Harald Szeemann e i critici Michel Tapié e Patrick Waldberg, oltre alle collaborazioni con l'attore e regista Vittorio De Sica e l'artista Arsenije Jovanovic. L'attuale esposizione al Centro Culturale di Milano, che segue le recenti mostre milanesi alla Galleria San Barnaba del 2016 e alla Galleria Anna Maria Consadori del 2018, prosegue quindi il progetto di riscoperta dell'articolata figura dell'artista-filosofo di fama negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso.
Accompagna la mostra un approfondito catalogo con testimonianze inedite e curiosità sulla vita e la produzione dell'artista.

Guy Harloff a bordo della sua imbarcazione Le Devenir, Chioggia, 1974
© Roberto Masotti, Lelli e Masotti Archivio, Milano

Guy Harloff  nasce a Parigi il 4 giugno 1933 e passa l'infanzia viaggiando per l'Europa con i genitori. Trascorre l'adolescenza a Parigi e, ribelle e pieno di rabbia, appena adolescente abbandona la famiglia e gli studi, e nel 1950 si trasferisce a Roma dove lavora al Centro Sperimentale Cinematografico. Inizia a disegnare nei primi anni Cinquanta, avvicinandosi al surrealismo ed eseguendo i primi collages con materiali di recupero. È qui che entra in contatto con gli esponenti storici della Beat Generation e inizia a interessarsi alla musica jazz, di cui successivamente diviene un profondo cultore. Tra il 1959 e il 1960 la sua produzione artistica è sostenuta in Italia da Carlo Cardazzo e Arturo Schwarz.
Quindi viaggia e soggiorna nel Golfo Persico, si stabilisce in Marocco, visita l'Africa e il Sudan. Nei primi anni Sessanta frequenta Milano e gli amici di Brera, Roberto Crippa e Lucio Fontana, e sottoscrive un contratto con Renzo Cortina. Verso la fine degli anni Sessanta vive tra Milano, Parigi e Londra, mentre dal 1970 abita e lavora a New York.
Nel corso degli anni Sessanta e Settanta partecipa a svariate collettive e tiene numerose personali in Italia, Francia, Stati Uniti, Danimarca, Belgio, Paesi Bassi, Germania, tra cui ricordiamo la Galleria del Cavallino a Venezia e della Galleria del Naviglio a Milano, gallerie: Schwarz, Cortina e Carini a Milano. Nel 1972 espone a Documenta 5 a Kassel presentato da Harald Szeemann, quindi è omaggiato nel 1974 dall'antologica alla Permanente di Milano; nel 1977 partecipa alla X Quadriennale di Roma.
Nel decennio successivo, dopo alcuni anni di viaggi negli Stati Uniti e di residenza a New York, torna in Italia, a Galliate (Novara) dove scompare prematuramente per un infarto nel 1991.


GUY HARLOFF (1933-1991). Alchimie e sinestesie
A cura di: Serena Redaelli
Dal 7/11 al 5/12/2019

Inaugurazione: mercoledì 6 novembre ore 18.30, con performance jazz del quintetto Jazz Rain e voce di Sania Gargano
Orari:lunedì-venerdì ore 10-13; 14-18.30 | sabato ore 15.30-19
Ingresso:gratuito
Informazioni: Studio d'arte Nicoletta Colombo, Archivio Guy Harloff, Milano - T. +39 02 875617 - M. +39 333 3931516 - sere.greta@gmail.com - info@nicolettacolomboarte.it
Centro Culturale di Milano - T. +39 02 86455162 - www.centroculturaledimilano.it
Guy Harloff Official Website: https://guyharloffartist.com
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Paolo Mazzoleni: Urbagrammi, Antonia Jannone Disegni di Architettura, Milano, dal 30/10/ al 6/11/2019

Urbagrammi. Dispacci dalla città "è un progetto fotografico semiserio, nato dall’utilizzo un po’ compulsivo della fotocamera del telefono e dei social network. Gli scatti raccolti in questo progetto sono effettuati (quasi sempre) in ambiente urbano e rappresentano il mio arbitrario punto di vista sugli spazi che attraverso, con particolare attenzione agli specifici caratteri di urbanità dei luoghi.
Paolo Mazzoleni

In mostra sessanta fotografie realizzate dall'architetto Paolo Mazzoleni tra il 2013 e il 2019 che documentano luoghi e architetture di Milano, dell'Italia e dell'Europa.

Paolo Mazzoleni (Milano, 1974), architetto e dottore di ricerca, esercita a Milano la professione occupandosi principalmente di residenza. All'attività di progettista unisce l'esperienza didattica e di ricerca presso il Politecnico di Milano sui temi dell’urban design e della residenza urbana contemporanea. Dal 2008 è direttore scientifico di AAA architetticercasi, concorso di progettazione per architetti under 33 promosso dal sistema delle cooperative di abitanti di Confcooperative. Dal 2009 al 2015 è membro della Commissione Comunale del Paesaggio del Comune di Milano, che dal 2012 presiede. Dal 2009 è Consigliere e dal 2017 Presidente dell'Ordine degli Architetti P.P.C della Provincia di Milano, per il quale ha curato in particolare il Premio Europeo di Architettura Matilde Baffa e Ugo Rivolta, premio per edifici di Social Housing realizzati in Europa e ha ideato e coordinato Concorrimi, bando tipo e piattaforma informatica on-line per lo svolgimento di concorsi di idee e di concorsi di progettazione.

PAOLO MAZZOLENI: Urbagrammi
Dal 30/10/ al 6/11/2019
Inaugurazione: mercoledì 30 ottobre 2019, ore 19:00
Orari: 31 ottobre e 1 novembre 2019 11:00-19:00, dal martedì al sabato 15:30-19:30, la mattina su appuntamento
Informazioni: T. +39 02 29002930 - info@antoniajannone.it - www.antoniajannone.it

Antonia Jannone
Disegni di Architettura
Corso Garibaldi, 125
20121 Milano

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