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Archivi categoria : Mostre

Alfredo Rapetti Mogol: Ios on oio – Babs Art Gallery – Milano – dal 21/09 al 31/10/2020

Inaugurazione Lunedì 21, martedì 22 e mercoledì 30 settembre dalle 17.00 alle 20.00, Babs Art Gallery, aperitivo con l’artista su prenotazione della mostra dei gioielli e opere d’arte di Alfredo Rapetti Mogol.

A partire dal 21 settembre BABS ospiterà nei suoi spazi milanesi la personale del pittore e paroliere Alfredo Rapetti MogolIos on oio”, dove sarà presentata la nuova collezione di gioielli firmata in esclusiva dall’artista per la galleria, insieme alle sue ultime composizioni pittoriche a far da cornice.
Nelle giornate di lunedì 21, martedì 22 e mercoledì 30 sarà possibile prenotarsi per partecipare ad un aperitivo in presenza dell’artista, per approfondire con lui il suo nuovo progetto godendo di un piccolo rinfresco.
"Senza scrittura non saremmo niente, non avremmo coscienza di noi stessi. Non a caso la parola è la radice comune delle mie due professioni, di autore di canzoni e di pittore. Ed è bellissimo poterlo fare. La differenza è che con la pittura, la mia è fatta di geroglifici, segni all’apparenza incomprensibili, che nascono destrutturando le parole, arrivi lentamente alle persone, mentre con le canzoni entri in maniera esplicita nelle loro vite", dice Alfredo Rapetti.
E non a caso la parola è la radice comune delle sue due professioni, di autore di canzoni e di pittore. Utilizzando nelle sue tele la tecnica della puntasecca, Rapetti restituisce valore all’atto dello scrivere a mano. I suoi “geroglifici”, segni destrutturati che campeggiano al centro delle opere monocrome in un ordine non immediatamente leggibile, sono quasi incisioni sulla pellicola pittorica e creano un alfabeto personalissimo ma allo stesso tempo universale, dove la parola è apparentemente svuotata di ogni senso e della sua funzione originaria, ma in cui acquisisce in realtà una valenza universale. Se viene dato loro il giusto peso, le parole sanno ricostruire significati nascosti, dettati dalla capacità di immedesimazione del fruitore nel momento in cui legge l’opera. Come nella pittura, così nel gioiello l’artista riparte dal significante per dare vita ad un alfabeto inusitato e personale, servendosi di effetti grafici diversi (lucido/opaco, piatto/sporgente) e delle combinazioni rese possibili dalle coppie (orecchini, gemelli,..) per ricreare anche nella tridimensione un linguaggio plasmato ex novo: oltre ai giochi linguistici, anche la presenza fisica della persona crea ulteriore spaesamento fra significato/significante.
Basta così indossare ai due lobi le lettere I e O per riscoprire improvvisamente la centralità del proprio essere; o ancora, ruotando il polso, si riesce ad identificare la parola “anima” in mezzo ad un insieme apparentemente casuale di lettere.
Liberato dalla gravità della sua primitiva funzione, il segno grafico diventa anche nel gioiello un veicolo emozionale per chi ha la sensibilità di leggervi il potere nascosto.


Alfredo Rapetti Mogol vive e lavora a Milano, dove è nato nel 1961.
La sua formazione artistica risente del clima famigliare, dove da generazioni si respirano musica, letteratura, poesia. Giovanissimo, Rapetti è introdotto dal nonno materno, Alfredo De Pedrini, Presidente dell’Associazione Arti Grafiche, nell’ambiente artistico milanese, arrivando a maturare la passione per la pittura, alla quale si uniscono la formazione presso la scuola del Fumetto a Milano, le collaborazioni in ambito editoriale, mentre l’esercizio pittorico viene sperimentato in diverse direzioni, destinate a confluire, nel 1996, nello studio degli artisti Alessandro Algardi e Mario Arlati che invitano Rapetti a condividere con loro la ricerca pittorica. Nell’atelier di Via Nota, Rapetti lavora quattro intensi anni, arrivando a maturare l’esigenza di coniugare le sue due più grandi passioni: la scrittura e la pittura, intendendole quali visualizzazioni del processo mentale e psicologico. Grazie ad una tecnica particolare, detta impuntura, l’azione del dipingere si fonde così con l’atto dello scrivere, e le parole iniziano ad essere segnate non solamente su fogli ma anche nelle tele. Segni, tracce, graffiti di un’umanità creativa e consapevole, le opere di Rapetti proseguono quell’ideale tragitto di una scrittura pittorica che tanto più è universale, quanto più sa frantumarsi e confrontarsi con i secoli della storia dell’arte, dalle avanguardie storiche al concettuale, passando per le esperienze spazialiste di Lucio Fontana e le grafie astratte degli anni Cinquanta. Trovata la forma espressiva congeniale alla sua poetica, fra la fine degli anni Novanta ed oggi è davvero notevole l’attività espositiva, sia personale che collettiva, conseguita dall’artista, instancabile come la sua opera sempre in viaggio fra l’Italia e il resto del mondo: universale, appunto.
Cheope è lo pseudonimo con cui firma la sua attività come paroliere.
La sua attività artistica è costellata da numerose mostre personali e collettive ospitate in spazi pubblici e privati, sia in Italia che all'estero.


Alfredo Rapetti Mogol: Ios on oio
Orari
: Lun - Ven 10.00 / 18.00
 - Disponibilità di visite in altri orari su appuntamento
Informazioni: +39 02 87338370 · +39 347 9350394 - info@babsartgallery.it - www.babsartgallery.it
Ingresso: libero

BABS Art Gallery
Via Maurizio Gonzaga, 2 ang. Piazza Diaz
20123 Milano (Italy)

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Manuel Scrima: Disembody – Fabbrica Eos – Milano – dal 24/09 al 22/10/2020

Inaugurazione: Giovedì 24 settembre, ore 18.30


Alla galleria Fabbrica Eos inaugura la mostra fotografica dell’autore Manuel Scrima, dal titolo Disembody, primo appuntamento della rassegna New Post Human in programma per la stagione 2020/21, iniziativa che rientra nella rassegna DAAM in programma dal 1 al 4 Ottobre presso Fabbrica Eos di Piazzale Baiamonti 2, Milano. L’esposizione, a cura di Chiara Canali, raccoglie un corpus di lavori inediti di grande formato (100x100 e 50x50 cm) stampati su lastre di vetro e plexiglass montate assieme, in una sovrapposizione di più livelli che ricreano la complessità dell’immagine finale.
Sarà presente, inoltre, un pavimento a mosaico di 200x200 cm, costituito da un puzzle di 400 mattonelle di pietra tagliate a mano, che riportano le stampe fotografiche con i soggetti creati dall’artista. Le mattonelle sono composte da materiali a base quarzo, prodotte da Stone Italiana, una delle aziende più all'avanguardia nella produzione di quarzo e marmo ricomposto.
Il titolo Disembody allude al processo della fotografia di Manuel Scrima che parte dallo studio del corpo umano, maschile e femminile, per arrivare a una fotografia disincarnata, incorporea, astratta, separata dal corpo di partenza.
Negli scatti di Scrima si rivela una profonda passione per la cultura classica e umanistica: la perfezione formale della scultura classica e il sensuale edonismo delle ombre dei corpi sono il punto di partenza di una fotografia che punta alla sintetizzazione formale e stilistica, in cui si fondono sagome astratte con linee geometriche attraverso un drammatico contrasto di chiariscuri.
Manuel Scrima è interessato a una fotografia del dettaglio, ottenuta solamente grazie alla tecnica fotografica senza alcun intervento in postproduzione, dove la composizione e la simmetria delle forme non è dettata dalla duplicazione e specularità delle immagini ma dalla associazione maniacale di corrispondenze formali ed equilibri corporei. Una sorta di purismo fotografico riconducibile agli insegnamenti del teorico e artista Jaromír Funke, perché appartengono alla sua fotografia due componenti sostanziali: “il sentimento e la composizione”.
Un sentimento adamantino verso lo statuto dell’immagine in continua mutazione, evoluzione e trasformazione, che determina un senso di sospensione e alterità. A partire dalla frattura operata dalla Body Art, i corpi subiscono una modificazione iconica e culturale, divenendo dei corpi mutanti nati dalla contaminazione di pratiche espressive, mediali e tecnologiche. I corpi di Manuel Scrima, seppur mantenendo una forte carica sessuale e organica, sono ridotti a una forma fondamentale. L’indiscutibile evidenza della composizione formale serve a indirizzare l’attenzione sulla bellezza e la verità del soggetto. Una composizione fotografica legata all’idea di astrazione ma che si confronta con tutta la storia dell’arte moderna più che con la storia della fotografia. Robert Adams nel suo libro La bellezza in fotografia suggeriva che la fotografia è nuova “perché è per natura costretta a ripetere l’antico mestiere dell’arte: scoprire e rivelare il senso della confusa materia della vita. Paradossalmente, si può capire questa novità considerando, ad esempio, che le fotografie di Nick Nixon sono più vicine a Piero della Francesca che a Franz Kline, quelle di Robert Frank a Bruegel più che a Robert Motherwell, quelle di Mark Cohen più a Goya che a Frank Stella, e così via”.
Così la fotografia di Manuel Scrima rilegge preferibilmente le silhouette ritmate e astratte dei “Nudi Blu” di Henry Matisse piuttosto che i corpi scultorei di Robert Mapplethorpe; guarda alle voluttuose ed essenziali impronte blu di Klein più che le rayografie di Man Ray; studia le campiture a losanghe marroni di Rothko piuttosto che i fotogrammi astratti di Luigi Veronesi; riscopre le strutture geometrizzanti delle maschere cubiste piuttosto che le polaroid di Paolo Gioli.


RASSEGNA NEW POST HUMAN
Il periodo di emergenza sanitaria che ha investito non solo il nostro paese, ma il mondo intero, ha posto tutti in una condizione di stasi che ha provocato indubbiamente molte riflessioni, sulla condizione dell’essere umano, sul suo modo di stare al mondo e di farne esperienza, sulle relazioni. Non sappiamo se da questo scaturirà un vero e proprio cambio di paradigma ma abbiamo immaginato questo momento come una sorta di stand-by dopo il quale si deve ripartire, sapendo che nulla sarà più come prima, anche se in fondo nulla è mai stato come prima.
Fabbrica Eos con questa rassegna fa un apparente passo indietro a quella che è sempre stata la sua peculiarità, la proposta di artisti sempre nuovi e spesso al loro esordio; nel corso dell’anno presenteremo una serie di mostre i cui protagonisti sono autori “nuovi” per la galleria o per il mercato dell’arte. Ma è un passo indietro per prendere la rincorsa verso il nuovo, verso quel Post-Umano che crediamo sia scaturito da questa situazione.

Manuel Scrima è un artista e fotografo/regista nato a Cremona da padre arbëreshë e madre belga che fin dagli esordi ha lavorato su più continenti. Nel suo lavoro sono sempre riconoscibili ispirazioni classiche e neoclassiche, parte della sua educazione visiva, che spesso ama rapportare a culture distanti ed esotiche. Nel 2006 inizia il suo periodo Africano (Afrika Awakes la sua mostra più celebre ha girato gallerie e musei con 10 repliche tra Francia, Inghilterra, Irlanda, Finlandia, Italia e Kenya). Le sue immagini restituiscono dignità e bellezza a un continente distorto dai racconti dei media e per questo vengono sostenute da realtà internazionali come: UNESCO, Medici senza Frontiere, Care International. In particolare nel luglio del 2009 espone al Ramoma, Museo d'Arte Moderna di Nairobi. Nel 2010 l'UNESCO lo sceglie come artista per una personale a Parigi che celebra la cultura del Kenya. Sempre nel 2010 alcune sue foto più rappresentative sono esposte ad Art Basel Miami. In quegli anni torna a vivere a Milano e decide di mettersi alla prova con la fotografia di moda e comunicazione. Collabora con molti brand tra i quali: Levi's, Iceberg, Gucci, Les Hommes, Yamamay, Carlo Pignatelli, Romeo Gigli, Silvian Heach, Lancetti, IKEA, Malloni. Nel 2010 inizia la sua avventura asiatica e la collaborazione con l’artista e stilista Angelo Cruciani. Con lui realizza diversi progetti a cavallo tra Arte, Comunicazione e Moda, (i.e. Made in China, She’s Not A Man). Nel 2012 la sua mostra AfreakA, curata da Alessandro Turci, fa parte del Festival Fotografico Italiano. Sue sono le immagini delle recenti performance e flash mob sull'amore promosse da Angelo Cruciani (2014-2020) e diverse opere fotografiche-pittoriche esposte in LOVVISM (2015). Nel 2018 si dedica a fotografare artisti, in particolari giovani cantanti di successo. Nel 2019 esce il suo short film ICEBERG, un video musicale legato ad una breve storia ambientata in un immaginario sobborgo italiano. E' il primo video italiano ad approdare sulla piattaforma World Star Hip Hop, bibbia della musica americana. Successivamente il film è premiato a Los Angeles e ad Atlanta. Sempre nel 2019 arriva anche un premio alla regia a Milano per il fashion film WHOMAN e il premio Alfa alla fotografia ad Aci Reale per la sua carriera. Nel 2020 è in corso la preparazione per Prosopon 2030: la mostra ufficiale per il cinquantesimo Giffoni Film Festival. L'artista incontra 2030 ragazzi della generazione Z e parla con loro di futuro e sostenibilità. Da questo percorso nasceranno 2030 ritratti, 2030 voci registrate, 2030 video di occhi che sognano e un collage di 2030 tessuti, ognuno con un desiderio destinato a realizzarsi in un prossimo futuro.

Manuel Scrima: Disembody
A cura di: Chiara Canali
Inaugurazione: Giovedì 24 settembre, ore 18.30
Dal 24 settembre al 22 ottobre 2020
Informazioni: T. +39 02 89073362 - www.fabbricaeos.it / info@fabbricaeos.it

FABBRICA EOS Arte Contemporanea
Piazzale A. Baiamonti, 2
20154 Milano

FABBRICA EOS Gallery
Viale Pasubio (angolo via Bonnet)
20154 Milano
T. +39 02 6596532

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Il teatro di figura. Burattini, marionette, pupi e ombre – Centro di Cultura degli Avvocati di Genova – 25/09 – 13/10/2020

Inaugurazione: venerdì 25 settembre 2020 ore 18


L’ottava arte è un vocabolario di emozioni, nel senso ben evidenziato da Ferdinand de Saussure quando scriveva: “Il segno linguistico unisce non una cosa e un nome, ma un concetto e un’immagine acustica”.
Di fatto alcuni scatti sono veri e propri idiomi artistici, dall’intento formativo, ed è il caso di quelli esposti per la mostra “Il teatro di figura. Burattini, marionette, pupi e ombre” al Centro di Cultura, Formazione e Attività forensi dell’Ordine degli Avvocati di Genova in via XII Ottobre 3 al secondo piano dal 25 settembre al 13 ottobre. L’ingresso è libero dal lunedì al venerdì in  orario 10 – 18.

L’esposizione su ideazione, organizzazione e allestimento dell’avvocato e artista Gabriella de Filippis accomuna due realtà di primo piano in Italia quali il Museo delle Marionette di Campomorone situato all’interno dello storico Palazzo Balbi (http://www.marionettecampomorone.it) e  il Castello dei Burattini di Parma (www.castellodeiburattini.it) con gli scatti rispettivamente della fotografa, videomaker e giornalista Giulia Cassini e del fotografo e consulente finanziario Massimo Pezzica. All’inaugurazione del 25 settembre alle 18 saranno presenti diverse autorità, come il sindaco di Campomorone Giancarlo Campora e verrà proiettato un docuvideo  emozionale a cura di Giulia Cassini e Gabriella de Filippis. A supporto dell’esposizione diversi insight critici con curatela scientifica di Gabriella de Filippis e di Donatella Ferraris, che rilevano gli aspetti fondamentali “raccontati” dalle immagini.
Un doppio binario che accende la fantasia e fa luce su uno spaccato storico di sicura presa, a partire dal Museo di Campomorone diretto da Paola Alpa, uno dei pochissimi esempi di “teatro domestico” usato nell’Ottocento dalle famiglie aristocratiche e nei primi anni del Novecento da molti nuclei borghesi che fa rivivere l’esperienza artistica e il lavoro di Angelo Cenderelli. Quest’ultimo utilizzò la sua innata creatività in molti campi quale ideatore, costruttore (tra i tanti esempi che si potrebbero addurre progettò da tecnico il Monumento ai Caduti di Piazza della Vittoria, l’ampliamento della Porta urbana di Piazza Manin, il Liceo-ginnasio Andrea Doria, il Palazzo dell’Intendenza di Finanza dell’attuale Via Fiume), scenografo e regista.  Si segnala per approfondire tra le diverse pubblicazioni “Il teatro ritrovato. L’edificio marionettistico di Cenderelli a Campomorone” di Skira.
Tra le pagine di questo interessante volume, si legge nell’estratto di Eugenio Monti Colla: “Lo spettacolo di marionette presenta alcuni topoi molto particolari. In esso sono confluiti gli elementi più tipicamente d’effetto del teatro classico e del melodramma. L’amore contrastato, l’eroe reietto e abbandonato, l’ingresso del protagonista ad azione avviata, i co-protagonisti che preparano l’arrivo del protagonista, la caccia, il temporale, le nuvole in movimento, il mare in tempesta, il tramonto, il sorgere della luna… Le musiche di scena hanno, spesso, doppia trascrizione: per piccolo organico del genere café chantant per l’esecuzione dal vivo nei teatri di prestigio, per banda musicale da utilizzarsi nei piccoli centri privi di professori d’orchestra”.
Al Museo delle Marionette, inaugurato nel 1986 e completamente rinnovato nel 1993, sono esposte oltre 70 esemplari in ottimo stato conservativo e ben 265 costumi, testimoniando la ricercatezza dei particolari.
Di grande rilievo anche la collezione Giordano Ferrari del Castello dei Burattini di Parma dove, come spiega la curatrice della mostra Gabriella de Filippis, “Sono esposti circa 400 pezzi su oltre 300 metri quadri di esposizione che rappresentano solo una parte del lascito Ferrari. A questa collezione si sono aggiunti ulteriori contributi come quelli donati al Museo dalla moglie e dai figli di Franco Cristofori. Anche la figlia dell’ingegnere Amilcare Adamoli, burattinaio dilettante, alla morte del padre ha donato la sua collezione di burattini, copioni, fondali… Una testimonianza fondamentale, che ci permetterà di spiegare ai visitatori le differenze tra burattini a bastone, a mano vera, a guanto, poi la complessità delle manovre da sopra la figura che si tracciano con le marionette, e con i pupi, tipologia che si differenzia proprio per la tecnica del movimento”. 
Un vero e proprio mondo tutto da scoprire con il patrocinio del Comune di Campomorone, del Museo delle Marionette Collezione di Angelo Cenderelli a Campomorone, del Comune di Parma, del Castello dei Burattini Museo Giordano Ferrari.

Il teatro di figura: burattini, marionette, pupi e ombre
Patrocinio di: Comune di Campomorone, Museo delle Marionette Collezione di Angelo Cenderelli - Campomorone, Comune di Parma, il Castello dei Burattini - Museo "Giordano Ferrari"

Organizzazione e allestimento a cura di: Gabriella de Filippis.
Foto di: Giulia Cassini e Massimo Pezzica

Dal 25 settembre al 13 ottobre  2020
Orari: lunedì - venerdì,  10.00-18.00
Ingresso: gratuito
Informazioni: T. 010.566217 - 010.566432 - formazione@ordineavvocatigenova.it

Centro di Cultura, Formazione e Attività Forensi
II piano
Via XII Ottobre, 3
16121 Genova

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Davide Bramante: “New York, New Delhi, New Old”, Galleria Fabbrica Eos, Milano, 10/09-4/10/200

INAUGURAZIONE GIOVEDÌ 10 SETTEMBRE DALLE ORE 18.30, prima mostra personale a Milano di Davide Bramante: "New York, New Delhi, New Old".


La mostra rientra nella rassegna DAAM in programma dal 1 al 4 Ottobre 2020
alla Galleria Fabbrica EosMilano.
Verrà inaugurata il 10 settembre alle ore 18.30 la prima mostra personale a Milano di Davide Bramante, “un artista che ha scelto la fotografia per stare dalla parte dell’arte”, così lo descrive Giacinto Di Pietrantonio, curatore della mostra e docente all’Accademia di Belle Arti di Brera.
La galleria Fabbrica Eos, ospiterà l’esposizione aperta al pubblico dal 10 settembre al 4 ottobre.
«Il mio modo di fotografare è identico al mio modo di ricordare, pensare, sognare, sperare, tutto avviene per sovrapposizioni temporali e spaziali», così l’artista siciliano descrive la sua ricerca fotografica. Le opere rappresentano visioni simultanee che spesso vengono accostate ad uno stile futurista. Attraverso delle stratificazioni, Bramante presenta delle immagini che fanno da specchio alla società contemporanea in un gioco di luci e ombre che si sovrappongono unendo fino a 9 fotogrammi. Nella sua “Milano verticale”, ad esempio, lo sguardo di chi ammira l’opera si perde nei meandri di un racconto immediato dalla mente dell’artista allo spettatore che rivive in un momento solo tutti i fotogrammi capaci di essere assorbiti dall’occhio umano in un vortice senza schemi spazio-temporali.
«Le nuove città sono delle rivisitazioni di città più antiche che esistono in giro per il mondo, città potentissime che comunque si ispirano a Roma e alla nostra storia, spiega Davide Bramante. Il più delle volte creo le mie città ideali sovrapponendone altre, ad esempio San Pietroburgo è stata creata a immagine e somiglianza di Roma e Parigi».

Davide Bramante nasce a Siracusa nel 1970. Frequenta l’Istituto Statale d’arte di Siracusa e l’Accademia Albertina di Belle arti di Torino. Nel 1999 torna a vivere a Siracusa, dopo tredici anni trascorsi tra Torino, Roma, Milano e New York. Opera dal 1991, realizzando lavori video, installazioni e fotografie. Nomen omen: un destino già segnato riporta al ricordo, nella mente dell’artista, le domande del nonno che fin da piccolo lo fece appassionare al mondo dell’arte raccontandogli del celebre artista del Rinascimento.
La sua originalissima tecnica fotografica delle esposizioni multiple, composte da una sequenza che varia da 4 a 9 scatti realizzati in fase di ripresa non digitali, riesce a far convivere all’interno del suo lavoro le tre cose che ama di più: l’arte, la fotografia e il viaggio.
Il tempo è congelato in una messa in scena che appare come l ’espressione spettacolare di urbanizzazioni già di per sé spettacolari. Lo spazio (la lontananza culturale e geografica) di questi luoghi subisce la medesima sorte: viene annullato”.
L’arte di Davide Bramante viene definita così dal giornalista e scrittore Aldo Premoli che analizza le sue fotografie attraverso una metafora algebrica indispensabile per comprendere la moltitudine di sovrapposizioni e “new” che compongono i suoi scatti.
A questo punto la domanda sorge spontanea Davide Bramante è un artista o un fotografo? Giancarlo Politi, critico ed editore d'arte risponde così: “Ma come puoi chiamare fotografo un artista che riesce a trasformare Noto in una grande metropoli antica e moderna, simile a New York, Tokyo, New Delhi. Davide Bramante, artista o fotografo è stato l’ambasciatore poetico e profetico delle città multietniche di oggi. Tutte diverse e tutte eguali. Tutte belle e terribili. Più artista di così…

La galleria Fabbrica Eos di Giancarlo Pedrazzini è stata fondata a Milano all’inizio degli anni ’90. La galleria non segue una linea dogmatica nella ricerca di nuovi artisti, piuttosto un’idea: “l’Arte è 5 minuti più avanti da adesso”. E proprio questo essere avanti rappresenta perfettamente l’arte di Davide Bramante che racchiude in un'unica fotografia molteplici scatti creando così “la città ideale”.
La galleria Fabbrica Eos da marzo 2019 ha aperto il nuovo spazio a Milano, con una vetrina illuminata fino a sera dove si alternano mostre personali e collettive, di fronte alla sede di Fondazione Feltrinelli e Microsoft in uno dei quartieri più in crescita della città.


Davide Bramante: "New York, New Delhi, New Old"
A cura di: Giacinto Di Pietrantonio
Dal
10/09 al 4/10/200

Galleria Fabbrica Eos
Viale Pasubio (angolo via Bonnet)
20154 Milano
T. 02 6596532‬ - info@fabbricaeos.it - www.fabbricaeos.it

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