SiteLock

Archivi categoria : Mostre Milano

Giancarlo Iliprandi, Le Radici dei suoni. Serigrafie, 1986 – 1992, Fratelli Bonvini, Milano, dal 4 /04/2019

Dal 4 aprile 2019 l’esposizione Giancarlo Iliprandi, Le Radici dei suoni. Serigrafie è ospitata fino al 4 maggio nei nuovi spazi espositivi di Fratelli Bonvini, in via Tagliamento 1 a Milano, situati sopra i locali della storica Cartoleria Tipografia.

La mostra, a cura di Marta Sironi, si propone di valorizzare l’opera di un grande interprete della grafica italiana, a partire dalla produzione legata alla rivista bimestrale “Serigrafia”, di cui Giancarlo Iliprandi progetta le copertine dal 1966.
Le serie di serigrafie dedicate alla storia dei caratteri tipografici, realizzate tra il 1986 e il 1992, sono composte da sei soggetti ognuna, per un totale di 42 opere.
Questa ricerca grafica, nata anche dalla richiesta di disegnare 26 alfabeti completi per le stampanti Honeyewll ISI (Information System Italia) porta Iliprandi a una sistematica esplorazione della storia dell’alfabeto e dei caratteri: una sfida progettuale che lo conduce a una divagazione storica, costellata di incursioni contemporanee, con l’intento di non dimenticare passaggi essenziali della storia della scrittura e della stampa.
Accanto alle serigrafie originali prodotte nelle sette annate di "Serigrafia", è inoltre esposta una serigrafia progettata per lo stampatore Nava, nel 1980: un rebus alfabetico che rivela l’interesse autentico dell’artista per la storia della stampa: “la tipografia è un’arte antica quanto l’uomo”.
Infine, in occasione dei festeggiamenti del cinquecentenario della morte di Leonardo da Vinci, sarà eccezionalmente presentata al pubblico ed esposta nella storica tipografia Fratelli Bonvini Milano, anche la serie di serigrafie risalente al 1983, ispirata al genio rinascimentale.
La mostra si compone complessivamente di sette cartelle per un totale di 49 opere originali, proposte al pubblico e offerte in vendita, proseguendo la nuova attività di Galleria di Bonvini, Cartoleria e Tipografia storica dal 1909 e progetto culturale milanese dal 2014.
Dalla tipografia al disegno, le sperimentazioni di Iliprandi sulla lingua e gli strumenti del comunicare ricordano la vasta dimensione culturale del suo linguaggio grafico, come queste serigrafie degli anni ’80 e ’90 oggi rivelano con rinnovata attualità.

"Giancarlo Iliprandi è una delle leggende della grafica italiana, una professione che ha contribuito a fondare e che è diventata una delle chiavi del successo dell’italian style nel mondo. Dalla Milano d’anteguerra alla Resistenza, dall’Accademia di Brera alla nascita della grafica pubblicitaria. Poi la grande stagione della Rinascente, il crogiuolo da cui sono nati la moda e il design italiano, le riviste, i libri, i viaggi nel Sahara, le discipline orientali e i night club della Milano del boom. Un’appassionante vita narrata per immagini e parole. Queste non sono le memorie dell’autore ma, con pertinenza maggiore, il racconto dei segni nei quali è andato inciampando. Cercando - fossero scritti, disegni, progetti - di comunicare la comunicazione. Quella immensa rete che avvolge e accompagna l’uomo dall’inizio della sua storia."
Alberto Saibene

Giancarlo Iliprandi, via Palermo, 2011, © Gianni Marussi

Giancarlo Iliprandi (Milano, 15 /03/ 1925 -Milano, 15/09/2016), tra i maggiori designers e grafici italiani, uomo di grande statura intellettuale, un sognatore.
Formatosi in pittura e scenografia all’Accademia di Belle Arti Brera, per oltre sessant’anni si occupa di design della comunicazione visiva, di ricerca sperimentale e metodologia operativa, collaborando con le principali industrie italiane (Rai - Radiotelevisione Italiana S.p.a , la Rinascente, RB Rossana, Olivetti, Montecatini, Fiat, Arflex).
È stato docente presso la Società Umanitaria, l’ISIA di Urbino, l’Istituto Europeo di Design e la scuola del design del Politecnico di Milano.
Ha pubblicato una ventina di testi didattici e più di quaranta carnet de voyage.
Ha collaborato con la rivista Le Arti, con reportage dal Giappone e con diversi contributi sul design, racchiusi in un libro per Corraini Editore.
In occasione dei novant’anni, ha pubblicato un’autobiografia illustrata Note (Hoepli, 2015).
Nel corso della sua carriera ha ottenuto numerosi riconoscimenti tra cui due Premio Compasso d'Oro nel 1979 e un terzo nel 2004.
Nel 2002 gli è stata conferita una Laurea ad honorem in disegno industriale dal Politecnico di Milano.
Nel 2011 ha ricevuto il Premio Compasso d’Oro ADI alla carriera, quale protagonista indiscusso del design italiano. Si è occupato di promozione culturale in qualità di presidente dell’Art Directors Club Milano, dell’Icograda, chairman del BEDA e presidente dell’ADI - Associazione per il Disegno Industriale

Formazione
– 1930/1940 Istituto Giulia Scuola tedesca, Milano. Reife für die 6 Klasse einer deutschen Oberschule
– 1940/1942 Liceo Scientifico Convitto Nazionale Longone, Milano.
– 1943 Maturità Scientifica Liceo Scientifico Galileo Ferraris, Varese.
– 1943/1946 Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi, Milano.
– 1945/1949 Accademia di Belle Arti di Brera, Milano. Corso di Pittura Diplomato con una tesi sul Sacro Monte di Varese.
– 1949/1953 Accademia di Belle Arti di Brera, Milano. Corso di Scenografia Diplomato con una tesi sulla scenotecnica.
– 1948 Borsa di studio alla HBK di Berlino, Repubblica Federale Tedesca.
– 1949 Due volte delegato per l’Italia al Salzburg Seminar in American Studies. Art Session marzo 1949. General Session Luglio-Agosto 1949

Attività Associative
– Socio ADI, Associazione per il Disegno Industriale, dal 1961. Membro del Comitato Direttivo 1971/73.
– Vicepresidente 1985/87. Vicepresidente 1991/92. Presidente ADI dal 1999 al 2001.
– Presidente pro tempore della Fondazione ADI per il Design Italiano nel 2002.
– Presidente dell’Art Directors Club Milano 1967 e 1970.
– Chairman BEDA, Bureau of European Designers Associations, 1988/89.
– Presidente Icograda, International Council of Graphic Design Associations, 1991/93.
– Membro dell’Icograda Presidents Forum e del Friends of Icograda Network dal 1995.
– Nel Consiglio di Amministrazione del Consorzio Polidesign, 2006/08.
– Socio onorario dell’AIAP, Associazione Italiana Progettazione per la Comunicazione Visiva, di AliDesign, Associazione Laureati in Industrial Design e dell’ADI, Associazione per il Disegno Industriale.

Attività Professionali
– Allestimenti per la Rai Radiotelevisione Italiana in collaborazione con A. e PG. Castiglioni, 1953/1965.
– Collaborazione con l’Ufficio pubblicità de la Rinascente, 1955/68.
– Consulente per la pubblicità sul punto vendita Standa, 1968/71.
– Art Director di Scinautico, Sci, Popular Photography Italiana, Rivista Rai, Esquire&Derby, Interni, Phototeca, Arbiter, Arti d’Oriente tra il 1960 e 2000.
– Nel gruppo di ricerca sui caratteri da stampa della Fonderia Nebiolo 1965/78.
– Project leader di un team di progettazione per la Honeywell Information Systems Italia (23 alfabeti per stampanti seriali) 1981/1985.
– Immagine aziendale, archigrafia, allestimenti ed interior design per Città Convenienza, Grandi Magazzini Grancasa, Centro Commerciale Bossi dal 1984.
– Ha curato l’immagine aziendale per RB Cucine dal 1960 al 91, inoltre per Dischi del Sole, Ankerfarm, Arflex, Stanley Works, Galleria Civica del Comune di Modena, Savinelli, Rossi di Albizzate.
– Ha tra l’altro prestato la sua opera ad aziende come Olivetti, RAI, Montecatini, Fiat, Electa, Roche, Pagine Gialle, AEM, Enti pubblici ed organizzazioni culturali.

Attività Didattiche
– Corso per assistenti grafici della Società Umanitaria 1961/68.
– Scuola superiore di Tecnica Pubblicitaria Davide Campari 1965/73.
– Tra i fondatori dell’ISIA di Urbino, membro del Comitato Scientifico-didattico 1974/84.
– Grafica editoriale, Istituto Europeo di Design 1984/87.
– Grafica di pubblica utilità, Istituto Europeo di Design 1990/95.
– Laboratorio di Comunicazione Visiva, Scuola del Design/Politecnico di Milano, dal 1999.
– Direttore del corso di alta formazione in Type Design dal 2007.

Pubblicazioni
– Quattro quaderni di Linguaggio Grafico. Zeta’s editrice 1965/1983.
– Addio Liberty, con Giorgio Pavesi, Testi di Piero Chiara. La Tipografica Varese 1967.
– Sei dispense di Storia della Comunicazione Visiva per l’ISIA di Urbino 1974/80.
– Con altri autori: Visual Design 1933/1983 Cinquant’anni di produzione in Italia, Idea Libri Milano 1984.
– Design Italiano. ADI/ICE, First International Design Forum Singapore 1988.
– Design future philosophy. ADI/ICE, Design Centre Singapore 1992.
– Tra i curatori dei primi Omnibook 1985/90 e di altre pubblicazioni sul Design italiano.
– Curatore di BEDA Dossier. ADI 1988. Responsabile di Notizie ADI/ADI News, 1999-2001.
– Grammatica del comunicare, sei manuali. Con Giorgio Lorenzi e Jacopo Pavesi.
– Lupetti Editori di comunicazione, 2004/2009.
– Letterando/Lettering. Corraini Editore, 2005.     Disimpegno/Disengagement. Corraini Editore, 2006.
– Ricerca e/o sperimentazione. Conversazione con Gillo Dorfles, intervento di Giovanni Anceschi
– Edizioni Progresso Grafico, 2009.
– Basta, divagazioni sul dissenso. Contributi critici di Dorfles, Carmagnola, Barbetta, Terragni,
– Scianna, Guerriero, Ghidelli. Lupetti Editori di comunicazione, 2011.
– Per, divagazioni sull’assenso. Contributi critici di Dorfles, Schiavi, Vitale, Majorino, Moschella, Neuburg, Bosco.
– Lupetti Editori di comunicazione, 2012.
– 4 dispense per il laboratorio di comunicazione visiva del Politecnico di Miano.
– A proposito di caratteri. A proposito di alfabeti. 2011
– Tipografia figurativa. Segnaliamo la segnaletica. 2013

Premi e riconoscimenti
– Medaglia d’oro della Federazione Italiana Pubblicità, per il miglior allestimento alla Fiera di Milano, 1953.
– Primo premio Il Tempo di Roma per la pubblicità sui quotidiani (in collaborazione), 1963.
– Gran Premio Internazionale alla XIII Triennale di Milano, 1964 (in collaborazione).
– Sole d’oro per il miglior padiglione alla Fiera di Milano, Padiglione Montecatini (in collaborazione), 1965.
– Premio del Ministero del commercio estero alla Prima Biennale Internazionale dell’Affiche, Varsavia 1966.
– Premio Art Direction per l’impostazione editoriale di Popular Photography Italiana, 1967.
– Certificato di merito a Typomundus 20 per un eccezionale contributo allo sviluppo dell’arte tipografica nel ventesimo secolo, 1969.
– Due Premio Compasso d’Oro ADI nel 1979, un Premio Compasso d’Oro ADI nel 2004.
– Premio Compasso d’Oro ADI alla carriera nel 2011.
– Sei segnalazioni di merito al Premio Compasso d’Oro ADI.
– Laurea ad Honorem in Disegno Industriale del Politecnico di Milano nel 2002.
– Medalla “Anáhuac in Diseño 2008”. Universidad Anáhuac Mexico Norte, 2008.
– Premio Biblioteca de los Autores. V Festival del Libro de Artista, Barcelona 2012.

Pubblicazioni edite
– Azalaj. Disegni e acquarelli nel Ténéré Sud. Catalogo pagine 48. Galleria Schubert, Milano. Ottobre 1997
– Orizzonte perduto. Diario dal Tibet. Pagine 64, a colori. Grafiche Nava Milano. Dicembre 2000.
– Oman. Il paese dei Sultani. Pagine 200. Collana appunti di viaggio. Casa Editrice Polaris. 2001
– Il sapore della foglia d’acero. Diario dal Canada. Pagine 64, a colori. Grafiche Nava Milano. Dicembre 2001
– Sahara. Tre diari di viaggio con settanta disegni dell’autore. Pagine 144. Distribuzione Autocircuito. Aprile 2007
– Il Sahara svelato. Disegni e acquarelli dal Circo di Ourì. Catalogo pagine 48, Spazioinmostra. Maggio 2007
– Aria di Portofino. Pagine 48. Archinto Edizioni. Maggio 2007
– Viaggio in Sahara. Carnet de voyage. Pagine 96, a colori. Edizioni Nuages, Milano. Settembre 2008
– Nero e bianco. Disegni e acquarelli da Bali. Catalogo pagine 24, Spazioinmostra. Maggio 2009
– Viaggio in Namibia. Carnet de voyage. Pagine 96, a colori. Edizioni Nuages, Milano. Novembre 2011
– Note, un racconto di segni e parole. Edizioni Fedrigoni, 2015

 Pubblicazioni digitali a tiratura limitata
– Dietro alla duna rossa. Diario dalla Namibia. Pagine 64, a colori. Febbraio 2007
– L’isola del sangue di drago. Diario da Soqotra. Pagine 32, a colori. Marzo 2007
– Torri Turbanti Tuniche. Diario dall’Oman. Pagine 96, a colori. Ottobre 2007
– Nel silenzio dei cani guerrieri. Diario da Bali. Pagine 124, a colori. Maggio 2009
– Demi lune. Diario da Portofino. Pagine 48, a colori. Novembre 2009
– Strade parallele. Catalogo pagine 48, a colori. Quadreria Bovara Reina. Settembre 2010
– Orizzonte perduto. Diario dal Tibet. Pagine 64, a colori. Novembre 2010
– Verso Nordovest. Diario dal Laos. Pagine 56, a colori. Novembre 2011
– Al mercato dei fiori. Diario dal Madagascar. Pagine 136, a colori. Novembre 2011
– Un mare d’erba. Diario dalla Mongolia. Pagine 70, a colori. Novembre 2011
– Terra di vulcani. Diario dal’Islanda. Pagine 70, a colori. Novembre 2012
– Fuga nel tempo. Diario dallo Yemen. Pagine 40, a colori. Novembre 2012
– Profumo di incenso. Diario dall’Oman. Pagine 76, a colori. Novembre 2012
– Figli del vento. Diario dalla Camargue. In preparazione

Libri strenna
– Azalaj. Disegni e acquarelli nel Ténéré Sud. Catalogo pagine 48. Ottobre 1997
– Ourì, un diario dal Sahara dimenticato. Pagine 48. Dicembre 98. Silvia Editrice
– Ténéré il luogo che non esiste. Pagine 48. Dicembre 1999. Silvia Editrice
– Oman. Il paese della cortesia. Pagine 48. Dicembre 2000. Silvia Editrice
– Niola Doa. Un pretesto. Pagine 48. Dicembre 2001. Silvia Editrice
– Acacous. Un ritorno. Pagine 48. Dicembre 2002. Silvia Editrice
– Gilf el Kebir. Collage. Pagine 48. Ottobre 2003. Silvia Editrice
– Botzwana. Una traversata. Pagine 48. Ottobre 2004. Silvia Editrice
– Nomadi. Dal pozzo di Ounnur alla guelta d’Archei. Pagine 48. Ottobre 2005. Silvia Editrice
– Jebel Awainat. Due viaggi paralleli. Pagine 48. Ottobre 2006. Silvia Editrice
– Tibesti. Traguardo proibito. Pagine 48. Ottobre 2007. Silvia Editrice
– Tadrart. Prima esperienza. Pagine 48. Ottobre 2008. Silvia Editrice
– MarMar. Un ricordo. Pagine 48. Ottobre 2009
– Ennedì. Un classico. Pagine 48. Ottobre 2010
– Archei. Una, quasi, randonnée. Pagine 48. Settembre 2011
– Etosha. Un regno animale. Pagine 48. Luglio 2012.
– Omani. E altri. Pagine 48. Ottobre 2012
– Un inevitabile ermafrodita. A proposito del cosiddetto Carnet de voyage. Pagine 48. Luglio 2013.
– Segni. Dopo una mostra. Pagine 48. Dicembre 2013.
– Memorie. Venti citazioni. Pagine 48. Luglio 2014.
– Atlante. E altro ancora. Pagine 48. Dicembre 2014.

Sabato 11 Maggio h. 17.00
Nella cornice della Mostra “Giancarlo Iliprandi, Le Radici dei suoni. Serigrafie”, Franco Achilli, socio fondatore di Fratelli Bonvini Milano e professore di Visual Design alla RM Raffles Milano Istituto Moda e Design vi condurrà attraverso una visita guidata delle opere di Giancarlo Iliprandi, quarantanove serigrafie originali degli anni 1983-1992, ospitate eccezionalmente negli spazi espositivi di Bonvini, che a loro volta saranno contestualizzati nelle parole di Franco Achilli dedicate alla tipografia, alla storia dei caratteri, della scrittura e della grafica.
Ingresso gratuito. Posti disponibili limitati.

Giancarlo Iliprandi, Le Radici dei suoni. Serigrafie, 1986 - 1992
Dal
 4 /04/2019 al 4/05/2019
A cura di: Marta Sironi
Orari: Dal martedì al sabato dalle 14.00 alle 19.00; il mercoledì dalle 15.00 alle 19.00
Chiuso il 25 e 30 aprile, 1 maggio
Ingresso: libero
Contatti: Miriam Mosetti - miriam.mosetti@bonvini1909.comatelier@bonvini1909.com - T. 02 5392151 - info@bonvini1909.com - www.bonvini1909.com www.giancarloiliprandi.net

 

Fratelli Bonvini Milano
Via Tagliamento, 1
20139 Milano
Italia

Print Friendly, PDF & Email

Emilio Tadini 1967-1972, Davanti agli occhi, dietro lo sguardo, Fondazione Marconi, Milano, dal 28/03 al 28/06/2019

La Fondazione Marconi presenta Emilio Tadini 1967-1972, Davanti agli occhi, dietro lo sguardo la terza mostra dedicata all’artista e intellettuale milanese Emilio Tadini. Dopo Emilio Tadini 1960-1985. L’occhio della pittura del 2007 e Emilio Tadini 1985-1997. I profughi, i filosofi, la città, la notte del 2012, questo nuovo progetto espositivo pone l’attenzione sugli esordi della produzione artistica di Tadini, dal 1967 al 1972, ovvero dal primo ciclo Vita di Voltaire, che segna la nascita del suo linguaggio pittorico, fino ad Archeologia.
Considerato uno tra i personaggi più originali del dibattito culturale del secondo dopoguerra italiano, fin dagli anni Sessanta Emilio Tadini sviluppa la propria pittura per grandi cicli, popolati da un clima surreale in cui confluiscono elementi letterari, onirici, personaggi e oggetti quotidiani, spesso frammentari, dove le leggi di spazio e tempo e quelle della gravità sono totalmente annullate.
Le opere di Tadini nascono da un clima emotivo, da un flusso mentale “in qualche zona semibuia della coscienza” dove le immagini emergono in un procedimento freudiano di relazioni e associazioni e dove le situazioni “reali” che il pittore raffigura sono immerse nell’atmosfera allucinata del sogno, in un clima surrealista-metafisico. Questo processo automatico si sviluppa, più che sulla prima immagine del quadro, sulla serie: da un’immagine ne scaturiscono altre, modificandola e alterandola.
Ogni volta l’artista produce un racconto, tanto che la sua pittura cresce a cicli, come una serie di romanzi a puntate.

La lettura delle sue opere richiede strumenti di natura concettuale, le immagini apparentemente semplici e immediate, nascondono molteplici significati (“tutto accade davanti ai nostri occhi… il pensiero si ripara… dietro lo sguardo”), non mancano i riferimenti al Surrealismo e alla Metafisica di de Chirico, come anche alla psicanalisi di Lacan e Freud.
Tadini domina con singolare capacità due tipi di linguaggi, il visivo e il letterario, lavorare per cicli lega anche la sua pittura alla cultura letteraria e in particolare alla pratica della scrittura, di cui è maestro. Il suo lavoro è dunque luogo di convergenza di linguaggi differenti.
Tra il 1967 e il 1972 l’attività pittorica dell’artista è particolarmente prolifica e va delinandosi la sua modalità operativa e stilistica.
Punto di partenza è la pop art: le prime due grandi serie di opere per cui Tadini concepisce un linguaggio pop sono la Vita di Voltaire, del 1967, e L’uomo dell’organizzazione, dell’anno successivo. Seguono, nell’ordine, Color & Co. (1969), Circuito chiuso (1970), Viaggio in Italia(1971), Paesaggio di Malevič e Archeologia (1972).
Non sono tuttavia le aggressive manifestazioni tipiche del pop americano a interessarlo, bensì le varianti più introspettive e personali, a volte intellettuali, politiche e critiche, del pop britannico. Un occhio particolare è rivolto all’arte di Kitaj, Blake, Hockney e Allen Jones ma anche a Francis Bacon e Patrick Caufield, alla Figuration narrative di Adami, Arroyo e Télémaque. Sarà questa una fase di passaggio che l’artista abbandonerà negli anni Ottanta, destinata comunque a lasciare un segno indelebile nei suoi lavori successivi.
Accanto ai quadri, la mostra presenta una selezione di disegni e opere grafiche a testimonianza del fatto che Tadini ha sempre affiancato nei suoi “racconti per immagini” tela e carta, pittura e disegno.
Obiettivo finale del progetto espositivo Emilio Tadini 1967-1972 Davanti agli occhi, dietro lo sguardo è riportare “alla luce” il lavoro grafico e pittorico del maestro milanese per ricostruire la figura di un artista totale (pittore, disegnatore, intellettuale, scrittore e poeta) colto e profondo, anche alla luce del particolare rapporto con Giorgio Marconi, gallerista, collezionista e soprattutto amico di Tadini.
L’incontro con Marconi è stato importante, mi ha dato una grande fiducia di potere fare questo lavoro di pittore professionalmente”, racconta lo stesso Tadini. “E subito dopo, lavorando, viene fuori la prima grande serie che è quella della ‘Vita di Voltaire’, dove si vede l’influenza della Metafisica, si alleggerisce la materia pittorica, uso fondi chiari monocromi e comincia un po’ la storia della mia pittura. A questo punto c’è ormai questa come attività professionale, tanto che io sospendo il lavoro letterario: prendo appunti, per me, come se volessi autorizzare davanti a me stesso una scelta.

A.C. Quintavalle, Emilio Tadini, Fabbri Editori, 1994

Emilio Tadini nel cortile di Studio Marconi alla vigilia della mostra Viaggio in Italia, ottobre 1971Foto Enrico Cattaneo


Emilio Tadini, nato a Milano nel 1927, si laurea in lettere e si distingue subito tra le voci più vive e originali nel dibattito culturale del secondo dopoguerra.
Nel 1947 esordisce su “Il Politecnico” di Elio Vittorini con un poemetto, cui fa seguito un’intensa attività critica e teorica sull’arte (Possibilità di relazione, 1960; Alternative attuali, 1962; l’ampio saggio Organicità del reale, su “Il Verri”). Nel 1963 esce il suo primo romanzo, Le armi l’amore(Rizzoli), cui seguono nel 1980 L’opera(Einaudi), nel 1987 La lunga notte(Rizzoli), nel 1991 il libro di poesie L’insieme delle cose(Garzanti) e nel 1993 l’ultimo romanzo, La tempesta(Einaudi).
Al lavoro critico e letterario Tadini affianca, sin dalla fine degli anni Cinquanta, la pratica della pittura. La sua prima esposizione personale è del 1961 alla Galleria del Cavallino di Venezia. Fin dagli esordi sviluppa il proprio lavoro per grandi cicli, costruendo il quadro secondo una tecnica di sovrapposizione di piani temporali in cui ricordo e realtà, tragico e comico giocano di continuo uno contro l’altro. Dal 1965 espone regolarmente allo Studio Marconi e nel corso degli anni Settanta tiene esposizioni personali all’estero, a Parigi, Stoccolma, Bruxelles, Londra, Anversa, negli Stati Uniti e in America Latina, sia in gallerie private che in spazi pubblici e musei.
È presente in numerose collettive.
Dopo la partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1978 e nel 1982, allestisce una grande personale alla Rotonda di via Besana nel 1986, dove espone una serie di tele che preannunciano i successivi cicli dei Profughie delle Città italiane, quest’ultimo presentato poi nel 1988 alla Tour Fromage di Aosta. Nel 1990 espone allo Studio Marconi sette grandi trittici. Del 1992 è la mostraOltremarealla Galerie du Centre di Parigi. Nel 1993 la mostra Oltremare, con nuovi quadri, è riproposta da Marconi a Milano. Nel 1995 espone alla Villa delle Rose di Bologna otto trittici del ciclo Il ballo dei filosofi. A partire dall’autunno del 1995 fino all’estate del 1996 ha luogo in Germania una grande mostra antologica nei musei di Stralsund, Bochum e Darmstadt, accompagnata da una monografia a cura di Arturo Carlo Quintavalle.
Nel 1996 Il ballo dei filosofiè riproposto alla Galleria Giò Marconi.
Nel 1997 tiene mostre personali presso la Galerie Karin Fesel di Düsseldorf, la Galerie Georges Fall di Parigi e il Museo di Castelvecchio a Verona. Gli ultimi cicli esposti sono quelli delle Fiabee delle Nature morte. Nel 1999 presenta il ciclo delle Fiabealla Die Galerie di Francoforte.
Per alcuni anni è commentatore del “Corriere della Sera” e dal 1997 al 2000 è presidente dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 2001 gli è dedicata un’ampia retrospettiva nel Palazzo Reale di Milano.
Muore nel settembre 2002.
Nella primavera del 2005 il Museo Villa dei Cedri di Bellinzona gli dedica una grande mostra antologica. Nel 2007 viene inaugurata a Milano la mostra Emilio Tadini 1960-1985. L’occhio della pittura, negli spazi espositivi delle Fondazioni Marconi e Mudima e dell’Accademia di Brera.
Opere di Emilio Tadini sono state recentemente oggetto di personali e collettive alla Fondazione Marconi (2009, 2011, 2012, 2015 e 2016); alla Fondazione Roma (Gli irripetibili anni ’60, curata da L.M. Barbero, 2011); alla Permanente (2012) e alla Galleria Cortina di Milano (2013); alla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo e a Villa Olmo di Como (2016).
Alla Casa Museo Spazio Tadini, tra le ultime iniziative dedicate all’artista, si segnalano Il ’900 di Emilio Tadini, all’interno della rassegna “Novecento Italiano”, organizzata dal Comune di Milano (2018) e la mostra Profughi, attualmente in corso fino al 20 aprile 2019, che presenta l’omonimo ciclo degli anni Ottanta-Novanta, quanto mai attuale ed emblematico.

Fondazione Marconi is presenting  Emilio Tadini 1967-1972 Before Our Eyes, Behind Our Gaze, its third exhibition dedicated to the Milanese artist and intellectual. This new show follows Emilio Tadini 1960-1985. The Eye of Painting in 2007, and Emilio Tadini 1985-1997. Refugees, Philosophers, the City, the Night in 2012, and will focus on the early years of Tadini’s career from 1967 to 1972, namely from his first cycle The Life of Voltaire up until Archeology.
Emilio Tadini is considered one of the most original personalities of Italy’s post-World War II cultural debate. From the early 1960s he began to evolve an original painting style which he applied to major cycles of surrealist works, populated by a confluence of literary, dreamlike elements and everyday characters and objects, often fragmentary, in which the laws of space, time and gravity are totally suspended.
Tadini’s work stems from an emotional state, from a mental flow “in some semi-dark area of consciousness”, from which images emerge in a Freudian process of relationships and associations, and where the “real” situations he depicts are immersed in an hallucinatory, dreamlike atmosphere presented in a surrealist-metaphysical form. This automatic process develops not only in the first image of each painting but over the entire series: from one image emerge others that modify and alter it.
Each of Tadini’s works tells a story, so that his painting develops in cycles, like a series of serialised novels.
Interpreting his works requires conceptual tools: apparently simple, straightforward images hide a multiplicity of meanings (“everything happens before our eyes... thought takes refuge ... behind the eyes”), there are references to Surrealism and de Chirico’s Metaphysics, as well as to Lacan and Freud’s psychoanalysis.
With unique ability Tadini controls two kinds of languages, the visual and the literary, the cyclic form of his painting also links it to literature, in particular to writing, which he practised masterfully. His work is therefore a place of convergence for different forms of expression.
Between 1967 and 1972 Tadini’s output was particularly prolific and his working and stylistic method began to achieve definition.
His point of departure was Pop Art: the first two large series of works conceived in Pop Art style were Life of Voltaire (1967) and The Organisation Man (1968). These were followed chronologically by Color & Co. (1969), Closed Circuit (1970), Journey in Italy (1971), Malevič’s Landscape and Archeology (1972).
However Tadini was not interested in the aggressive manifestations typical of American Pop Art but in the more introspective, personal, and at times intellectual, political and critical variants of British Pop Art.
He paid particular attention to the art of Kitaj, Blake, Hockney and Allen Jones, but also to that of Francis Bacon, Patrick Caufield, and the figurative narratives of Adami, Arroyo and Télémaque. This was a transitional phase, however, which Tadini abandoned in the 1980s, but nevertheless it was to leave an indelible mark on his subsequent work.
In addition to paintings, the exhibition will present a selection of drawings and graphic works that demonstrate how Tadini’s “stories in images” invariably involved the use of canvas and paper, painting and drawing.
The final objective of Emilio Tadini 1967-1972 Before Our Eyes, Behind Our Gaze is to “shed light” on the graphic and pictorial work of the Milanese master by reconstructing the complete figure of the artist (painter, illustrator, intellectual, writer and poet) cultured and profound, also in light of his particular relationship with Giorgio Marconi, gallery owner, collector and above all Tadini’s friend.
As Tadini said himself: “The meeting with Marconi was important, it gave me great confidence that I could do the work of a painter professionally. And immediately afterwards, through working, the first large series emerged, which became the Life of Voltaire, in which one can see the influence of Metaphysics; the pictorial material becomes lighter, I use pale monochrome backgrounds and the story of my painting in a way begins. By this point it’s now become a professional job, so much so that I suspend my literary work: I take notes for myself as if I wanted to authorise this decision in my own presence.”
(In A.C. Quintavalle, Emilio Tadini, Fabbri Editori, 1994)


Emilio Tadini 1967-1972, Davanti agli occhi, dietro lo sguardo
Inaugurazione: 27 marzo dalle ore 18.00 alle ore 21.00

Dal 28 marzo al 28 giugno 2019
Orari: martedì - sabato, 11-19
Ingresso: gratuito
Contatti per la Stampa: Lara Facco P&C - T. +39 02 36565133 - press@larafacco.com; Lara Facco: M. +39 349 2529989 -  lara@larafacco.com

 

Fondazione Marconi                         
Via Tadino 15
20124 Milano
T. +39 02 29 419 232 - F. +39 02 29 417 278 - info@fondazionemarconi.orgwww.fondazionemarconi.org

Print Friendly, PDF & Email

Giovanni Maranghi: “Piena di te è la curva del silenzio”, Mondadori Megastore Piazza Duomo, Milano, dal 12/03 al 31/03/2019

Inaugurazione 14 marzo ore 19.00 
Interverranno: l’artista  Giovanni Maranghi, il critico Ivan Quaroni, Roberto Milani e il curatore di St art, Angelo Crespi.


Giovanni Maranghi, Ivan Quaroni, Angelo Crespi, Silvia Basta e Roberto Milani

Giovanni Maranghi è una delle grandi voci della pittura italiana.
Educato alla scuola del Rinascimento toscano a cui egli si abbevera per nascita e residenza, ha saputo aprirsi alla contemporaneità senza snaturare l’essenza della grande arte. La passione per il disegno e una straordinaria capacità coloristica gli hanno permesso di confrontarsi con l’international style senza timori di sorta, fortificando negli anni uno stile che lo rende straordinario nel panorama italiano. Le sue donne, sinuose e seducenti, che si accampano su accese campiture di colore, oppure che superano il brusio di sottofondo di altri segni, insieme memoria e sostanza, sono emblemi dell’amore per il mondo femminile, un amore che spesso coincide nei grandi artisti con l’ossessione. Le donne raffigurate da Maranghi non sono reali (quand’anche lo siano), bensì somigliano a idealtipi, più forme che corpi perfino quando l’artista tende a sovraesporne la corporeità, esse a ben guardare si appalesano allo sguardo dello spettatore solo nel profilo; è il contorno che le definisce e ci permette di appuntarle al muro e mandarle a futura memoria, non hanno carne né pelle, sono incorporee, fantasmi, esiste solo l’involucro esterno, memoria del dentro, stampiglio che permette di riprodurne all’infinito una serie, in un delirio d’amorosi sensi tra creatore e creatura.

E questo amore si coglie anche nella serie scelta per questa esposizione, in cui si sono privilegiati i “crystal” (opere realizzate su di una pellicola trasparente in PVC), che anticipano la mostra dall'omonimo titolo “Piena di te è la curva del silenzio” a cura di Ivan Quaroni, che si terrà a Matera dal 13 aprile all’11 maggio, in occasione dell’anno della cultura, in collaborazione con Casa d'Arte S.LorenzoKunst Galerie Bech.
L'esposizione organizzata da Atelier Arte ( Ipogeo, vico S.Agostino, 24/25, Sasso Barisano – Matera) è patrocinata da Comune di Matera, Città dell'UNESCO e Capitale Europea della Cultura 2019 e dalla Fondazione Matera - Basilicata, Capitale della Cultura 2019.

Giovanni Maranghi, Ivan Quaroni, Angelo Crespi, Silvia Basta e Roberto Milani

Giovanni Maranghi nasce nel 1955 a Lastra a Signa (FI). Svolge i suoi studi nella vicina Firenze, si diploma al Liceo Artistico “Leon Battista Alberti” per poi iscriversi alla Facoltà di Architettura dell’ateneo fiorentino. Alterna gli studi da universitario con la frequentazione dei corsi di nudo libero presso l’Accademia delle Belle Arti. Frequenta in quegli anni artisti del calibro di Primo Conti, Lucio Venna e Paulo Ghiglia. A vent’anni, presenta una personale alla Galleria San Ferdinando di Bari.
Fra gli appuntamenti di maggior rilievo di questi primi anni, si ricorda: Galleria d’Arte Spinetti di Firenze (1982), Galleria Dalders ad Amsterdam (1985), Galleria Diva di Bruxelles (1987).
Gli anni ’90 si aprono con un’importante personale La poltrona dei sogni alla Galleria Nuovo Sagittario di Milano. Sempre in questi anni sarà protagonista negli Stati Uniti, a Carmel in California con una personale alla Medici Gallery e ancora allo Studio 205 di Chicago e nel 1997 con una personale a New Orleans.
Il nuovo secolo si apre con Gnacchi e Timparlini all’Hotel Excelsior di Firenze; una mostra ispirata alle “poesie metasemantiche” di Fosco Maraini. Nel 2001, Mondadori Editore, gli dedicherà un redazionale e uno specialsul periodico Arte. Espone per la prima volta a Parigi nel 2003, con Illusiones coscientes alla Galleria Nichido. Fra il 2005 e la fine del 2007 altri importanti appuntamenti, Siena, Pietrasanta (LU), Matera, Firenze (all’interno delle Palazzine Lorenesi in occasione di Pitti Immagine) e Forte dei Marmi (LU). Contemporaneamente espone in Olanda, Francia, Russia e Stati Uniti. In questi anni, Maranghi, oltre all’Encausto, tecnica da lui a fondo indagata, sperimenta altre soluzioni, che vanno dal “collage”, alle più attuali “resine”.
Il 2008 è l’anno di Extra – Large Barocco, mostra di particolare interesse e grande fascino all’interno della Basilica della SS. Vergine del Carmelo a Piacenza, dove il tema della donna si confronta con quello della clausura.
Di lì a poco, altri due appuntamenti non meno importanti: Donne, trenta opere che ancora indagano il mondo femminile, esposte alla Galleria Brunetti di Ponsacco (PI) e Colazione da Maranghi, originale evento, all’interno dell’Antico Spedale degli Innocenti a Firenze, in occasione del quale presenta il calendario Mukki Latte per l’anno 2009. Anno che avrà quattro importanti appuntamenti, a Palm Beach alla Galleria Faustini, alla Chetkin Gallery di New York, alla De Freo Gallery di Goteborg (Svezia) e a Parigi in occasione dell’inaugurazione della nuova galleria Art Comparaison di Tatiana Tournemine.
Nel 2010 Maranghi è ancora protagonista in Svezia, a Simrishamn, nella nuova sede della De Freo Gallery e poi alla Faustini Arte al Forte dei Marmi. Particolare la mostra curata dalla De Freo Gallery a Monte Carlo (Principato di Monaco) nel 2011, durante il 69° Gran Premio di Formula 1, sullo yacht Planet 125 Euro Choo-Chooe la performance organizzata all’interno dei grandi magazzini NK di Goteborg, dove Maranghi ha dipinto davanti ad un folto pubblico.
Il tenore Andrea Bocelli lo invita ad allestire una mostra a Lajatico (PI), Art Food - cibo per la mente in occasione del Teatro del Silenzio 2011. Di seguito, espone alla De Freo Gallery di Berlino e alla Galerie Tatiana Tournemine di Parigi insieme alla designer di gioielli Jade Jagger. Nel 2013 espone le sue opere nella Gallery Plexus in Montreux (Svizzera), a seguito espone, presentata dal prof. Antonio Natali, direttore della Galleria degli Uffizi, la mostra Casta Diva nella Sala delle Colonne del Comune di Pontassieve (FI). Nel 2014, tale mostra è stata presentata a Stoccarda (Germania), nella Sala degli Specchi dello Schoss Solitude, ai membri del Business Club Stuttgart.
Con la mostra Sono quella che sono, patrocinata dalla De Freo Gallery, Maranghi torna a Goteborg per presentare una serie di nuove opere all’interno del prestigioso Sankt Jörgen Park Resort, poi presentata da Antonio Natali e con un saggio critico di Ivan Quaroni, espone a Palazzo Medici Riccardi (sede della Provincia di Firenze) Una storia in biancoa cura di Filippo Lotti e Roberto Milani in collaborazione con Casa d’Arte San Lorenzo, successivamente, presso Unico Ovunque Arte a Firenze presenta la mostra dal titolo Una firma in rosso. Ha realizzato per Toscana Energia il calendario 2015.
Nel 2015, in compagnia di altri quattro artisti italiani, inaugura lo Spazio Italia per Milano EXPO 2015 a Pechino con la mostra Capriccio Italiano, in seguito, presenta una sua personale a Berlino da De Freo Gallery, in maggio è nuovamente a Stoccarda con la APB Kunstgalerie, presso la sede generale della Bethmann Bank con Highlights, fino ad arrivare a Trasfigurazione, presso il Museo di Arte Sacra di San Piero in Bossolo (FI).
Nei primi mesi del 2016 Buon segno non mente, personale presso la Fornace Pasquinucci di Capraia Fiorentina, in qualità di Ospite d’Onore e un ulteriore presenza presso la sede della Bethnmann Bank di Stuttgart.
In giugno e luglio è presente a Castiadas per uno Specialalla Settimana dell’Arte, organizzata da Casa d’Arte San Lorenzo e a Schwabisch Gmund, nel Museo Villa Seiz, insieme allo sculture tedesco Max Seiz. In ottobre a Stuttgart, Angel & Wolkersinsieme a Kunstgalerie Bech, lo invitano per una personale.

Numerose anche le partecipazioni ad alcune delle maggiori mostre mercato d’arte: Bergamo, Ginevra, Bari, Bologna, Genova, Istanbul, in Francia e in Olanda. Hanno scritto di lui, tra gli altri: Cristina Acidini, Romano Battaglia, Giuseppe Bilotta, Fabrizio Borghini, Luciano Caprile, Roberto Ciabani, Alessandro Coppellotti, Maria Vittoria Corti, Francoise de Céligny, Giovanni Faccenda, Alessandra Gaeta, Silvano Granchi, Thibaud Josset, Filippo Lotti, Ilario Luperini, Albert Manstembrock, Fosco Maraini, Alessandro Marini, Nicola Micieli, Roberto Milani, Antonio Natali, Nicola Nuti, Tommaso Paloscia, Patrice de la Perrierè, Giulio Pisani, Stéphanie Portal, Daniela Pronestì, Ivan Quaroni, Leonardo Romanelli, Gregorio Rossi, Alessandro Sarti, Maurizio Vanni.

Giovanni Maranghi  "Piena di te è la curva del silenzio"
Dal
12/03 al 31/03/2019

Inaugurazione: 14 marzo ore 19.00
Mostra inserita nel progetto: Start L’arte per tutti
A cura di: Angelo Crespi
Orari9-23
Ingresso: libero
http://www.mondadoristore.it

Mondadori Megastore Piazza Duomo
Spazio eventi, Piano 3
Piazza Duomo 1
Milano

Print Friendly, PDF & Email

Petali per Carla, performance di Davide Mosconi in ricordo di Carla Pellegrini, Galleria Milano, 14/03/2019

Per salutare insieme Carla Pellegrini, giovedì 14 marzo alle ore 18.30 si è tenuta una performance ideata dall’artista e grande suo amico Davide Mosconi (1941-2002), dal titolo Petali che cadono, realizzata per la prima volta nel 1996.  Una campana sospesa che una volta percossa ha lasciato cadere a terra, su un telo di lino, dei petali di rosa.

Carla Pellegrini ha ricoperto il ruolo di direttrice della Galleria Milano dal 1965 sino alla sua scomparsa nel febbraio di quest’anno.
Come ha detto Lea Vergine, Carla “non lascia un ricordo, ma Memoria”: punto di riferimento per l’arte contemporanea italiana e internazionale per oltre cinquant’anni, coraggiosa e sperimentatrice, è stata tra le prime a portare in Italia la Pop art inglese, a scommettere sulla West Coast quando Los Angeles era ancora una lontana frontiera, a riconoscere l’originalità del Gutai giapponese rispetto all’Espressionismo Astratto americano e a indagare gli aspetti meno noti della Nuova Oggettività tedesca.
La curiosità aperta di Carla, unita a una pungente ironia, le ha permesso di inaugurare senza timore mostre che hanno destato scandalo, come quando sul finire degli anni Sessanta ha proposto una personale su Allen Jones o una collettiva sulle “forme d’arte irritanti” (curata da Lea Vergine), coinvolgendo anche l’Azionismo Viennese. Non ha neanche esitato a impegnarsi politicamente in prima linea attraverso l’attività espositiva, con mostre come Croce Nera Anarchica o Falce e martello, nei primi anni Settanta. L’arte è stata la via, per Carla, di divenire anche esempio civico, come nel caso del Progetto Casina (di Luca Quartana e Antonella Ortelli, curato da Giorgio Zanchetti), che nel 2010 ha coinvolto le donne del carcere di San Vittore.
Guidata dal suo infallibile istinto e consigliata dai critici più attenti, ha anche fatto tanto per l’arte italiana credendo, spesso sin dagli esordi, in artisti come Gianfranco Baruchello, Vincenzo Ferrari, Antonio Calderara, Fabio Mauri, Vincenzo Agnetti, Davide Mosconi, Nanni Valentini, Luigi Veronesi e Franco Vimercati, tra gli altri. Si è anche dedicata alle artiste ingiustamente dimenticate, come Erma Bossi, alla quale ha dedicato una ricerca lunga trent’anni.

Ha continuato fino alla fine la sua attività con uno spirito sempre propositivo, alternando alle mostre storiche la promozione di artisti affermati delle nuove generazioni.
Performance, proiezioni di film, concerti e dibattiti si sono susseguiti negli anni. Ma andare a trovare Carla significava anche sedersi nel suo studio e chiacchierare davanti a un caffè o a un Gin tonic del più e del meno: attraverso l’arte, la vita.
La performance sarà eseguita dal musicista Elio Marchesini.
In mostra vi saranno alcune opere che gli artisti hanno voluto dedicare a Carla nel corso degli anni.
Carla era tante cose e continuerà ad esserle nella nostra memoria. Non si arrendeva mai. Amava l’arte, amava la vita. E amava i fiori.

Ci mancherà sempre. Arrivederci Carla.

Petali per Carla

Galleria Milano | via Turati 14
20121 Milano

giovedì 14 marzo 2019

ore 18.30

Galleria Milano | Follow us on:

Facebook: /galleriamilano | Twitter: @GalleriaMilano | Instagram: @galleria.milano
info@galleriamilano.com -  T. +39 02 29000352 +39 02 29003283

 


Il 18 dicembre del 2018 era stato presentato in Galleria il libro
IO SONO CARLA PELLEGRINI
Storia della Galleria Milano e di tutto quello che mi è piaciuto fare
a cura di Elio Graziolied
edito da a+mbookstore 
di Milano

Alla presentazione erano intervenuti Carla Pellegrini, il curatore del volume Elio Grazioli, Marco Meneguzzo e Francesco Tedeschi.

Carla Pellegrini (1931 - 17/02/2019), titolare dal 1965 della storica Galleria Milano, che ha diretto fino al febbraio 2019, in questo ricco memoir raccontava la sua vita a Elio Grazioli. Una vita intensa, che si intreccia ben presto con l’arte, percorsa da incontri straordinari, da viaggi avventurosi e dalla volontà di stare nel presente e nella storia.

La storia di Carla ad un certo punto coincide con quella della sua Galleria Milano, che negli anni ha esposto, in anticipo sui tempi e con lungimiranza, i lavori di tanti degli artisti più importanti della nostra contemporaneità: dagli esponenti della Pop inglese nel 1966 alla Body Art più radicale in una mostra curata da una giovane Lea Vergine nel 1969, anno in cui presenta anche una personale di Allen Jones. E poi una programmazione che, fino ad oggi, ha spaziato in ogni direzione, dalla fotografia d’avanguardia al design, dalla cultura popolare alle ricerche antropologiche, dalla tanto amata arte tedesca al cinema sperimentale fino a mostre dettate da un chiaro impegno politico.

A legare ambiti così diversi è il gusto infallibile di Carla, e ancor più la sua persona, perché in fondo “la questione è quello che lei è, che continua ad essere ancora oggi”. Ciò che la rende infatti unica è la sua umana curiosità verso gli altri; la motivazione delle sue scelte, in fondo, è quella di “conoscere persone particolari”, e di questi incontri farne tesoro.
Se l’intervista in questo volume procede seguendo, quando inizia l’attività della galleria, la cronologia delle mostre, è perché Carla, con la sua capacità di inglobare in sé ciò che c’è di curioso nel mondo e nell’arte, “è l’elenco di tali persone”, restituendoci un racconto che, attraverso la lente del vissuto personale, narra di un momento indimenticabile della nostra storia dell’arte.

Il libro, nato da una lunga conversazione di Elio Grazioli con Carla Pellegrini, comprende un vasto apparato di fotografie che ritraggono Carla e tante persone – artisti, curatori, critici, amici e famigliari - incontrate nel corso della sua lunga vita e carriera.

Nel 1928 il critico d’Arte e editore Enrico Somarè aprì la Galleria Milano.
Nei dieci anni di vita della Galleria, chiusa poco prima della Seconda Guerra Mondiale, Somarè espose artisti cruciali come Casorati, Wildt, Eleonor Fini, Sironi, Tosi, Tozzi, Manzù, Carrà.
Nel 1964 i figli di Enrico Somaré, Guido e Sandro, entrambi pittori, riaprirono la Galleria Milano in via della Spiga, insieme a Aldo Bergolli, Mario Rossello e Gianni Dova.

Guido Somarè, Sandro Somarè, Gianni Dove, Alberto Bergolli e Mario Rossello, 1964

A partire dal 1965 è subentrata nella direzione Carla Pellegrini Rocca.
Nel 1973 l’attività viene trasferita da via della Spiga nell’attuale sede di via Turati.
Nel corso degli anni sono state allestite più di trecento mostre di artisti e movimenti dell’avanguardia storica e contemporanea internazionale. Dato il carattere specificamente propositivo della Galleria, un’attenzione particolare è rivolta agli aspetti dell’arte moderna e contemporanea meno noti al pubblico italiano.
Nella primavera del 1966 viene presentata London Under Forty (Allen Jones, Bridget Riley, Joe Tilson…), la prima collettiva in Italia sulla Pop Art inglese e Nuove ricerche visive in Italia. Nel 1969 due mostre che fecero scandalo: una personale di Allen Jones e Irritarte (Otto Muehl, Kudo ecc.) a cura di Lea Vergine, mostra rivoluzionaria e irriverente «per una analisi delle comunicazioni irritanti». Nel 1971 e nel 1972 due mostre su Il mondo della Non-Oggettivi, con riferimento ai vari aspetti dell’Astrazione dal 1924 al 1955. Nel 1974 Mitologie Individuali presentava un gruppo di giovani artisti tedeschi, come Baselitz, Polke, Palermo, Penk, Beuys, Darbhoven ecc. che divennero in seguito tra i protagonisti dell’arte contemporanea. Sempre nel 1974 una personale dell’allora poco noto Edward Ruscha, una collettiva di artisti della West Coast (Graham, Al Bengston, Price, Moses, Ruscha, Goode) e un allestimento di Fred Sandback. Nel 1976 il movimento Dada in collaborazione con Arturo Schwarz. Nel 1980 Fontana e l’Architettura. Nel 1984 Shiraga e il Gruppo Gutai. Nel 1995 Pino Pascali: L’arte e il gioco nella pubblicità e Il Realismo Sociale nella Germania degli Anni 20. Nel 1996 La fotografia fra le due Guerre, nel 1998 Ballet Russe e nel 2001 La geografia degli artisti. Nel 2002 la prima mostra in Italia di Alexander Brodsky. Nel 2009 Sette inglesi a Milano (Stephen Buckley, Bernard Cohen, Harold Cohen, Barry Flanagan, John Hoyland, Richard Smith, William Tucker). Nel 2014 la prima personale in Italia di Carl Grossberg, esponente della Nuova Oggettività. Nel 2015 vengono presentati per la prima volta in Italia i disegni del celebre musicista jazz Gerry Mulligan.
Non sono mancate mostre dettate da una chiaro impegno politico, come Croce Nera Anarchica nel 1972, i cui proventi furono destinati alla famiglia di Pino Pinelli e Falce e martello di Enzo Mari nel 1973, mentre Riflessioni sugli effetti della guerra (2003) era volta a suscitare domande sulle ripercussioni sociali dei conflitti bellici.
Il lavoro di ricerca è rivolto anche alle mostre a tema che invitano il visitatore ad una lettura più attenta sul modo di fare arte. Tra queste, realizzate nel corso degli anni, vanno citate Opera ricerca e documento, Il contesto Dannunziano, Decostruzione del Quotidiano e L’avanguardia in Ungheria, 1919-1924, Tuttolibri di Lea Vergine, Chi ha ancora paura del caso? sulla casualità nell’arte, a cura di Elio Grazioli.
Vengono trattate ed esposte regolarmente opere di artisti storicizzati, tra cui: Vincenzo Agnetti, Carlo Alfano, Arakawa, Gianfranco Baruchello, William Beckley, Antonio Calderara, Alik Cavaliere, Ketty La Rocca, Enzo Mari, Davide Mosconi, Magdalo Mussio, Gastone Novelli, Pino Pascali, Tancredi, Kazuo Shiraga, Nanni Valentini, Grazia Varisco, Luigi Veronesi, Franco Vimercati.
Inoltre la galleria si è occupata, nel corso degli anni, della promozione del lavoro di artisti affermati delle nuove generazioni, come i fotografi Pierluigi Fresia e Marco Vaglieri ed esponenti del Neoconcettuale italiano come Manuela Cirino, Luca Quartana e Luca Vitone.
La maggior parte delle mostre sono corredate da cataloghi editi dalla galleria e, negli anni Settanta, dalle Edizioni O, progetto editoriale di Baldo Pellegrini.
La Galleria Milano possiede un vasto archivio in costante aggiornamento, che documenta gli oltre cinquant’anni di attività di ricerca nel campo dell’arte contemporanea e moderna nazionale e internazionale. 

Alcuni critici con cui ha collaborato:
"In primis Lea Vergine e quindi Guido Ballo, Gillo Dorfles, Patrick Waldberg, Pierre Restany, un uomo geniale, con il quale ho passato molte ore seduta al tavolo del mio ufficio, uno di fronte all’altro. Con lui abbiamo fatto una mostra in Corea. Giulio Carlo Argan ha presentato la prima mostra di Calderara in galleria.
Ed ancora: Gigliola Foschi, Elio Grazioli, Angela Madesani, Henry Martin, Marco Meneguzzo, Jean-Luc Mercié, Antonello Negri, Daniela Palazzoli, Osvaldo Patani, Jasia Reichardt, Gabi Scardi, Aldo Tagliaferri, Francesco Tedeschi, Giorgio Zanchetti."

Lea Vergine e Carla Pellegrini

"Lucio Fontana è la persona più generosa che io abbia conosciuto nel mondo dell’arte. Quando ho fatto la mostra Nuove ricerche visive in Italia, nel 1966, Fontana mi ha mandato una grande opera, che era pubblicata sulla sopracoperta del libro di Guido Ballo. Era simpatico, spiritoso. Frequentava la galleria assiduamente."

Carla Pellegrini Rocca


Galleria Milano
via Turati 14
20121 Milano

info@galleriamilano.com - Facebook: galleriamilano - Instagram: galleria.milano -Twitter: @GalleriaMilano

Print Friendly, PDF & Email

Corrado Levi: “Il titolo, a voi”, Fabbrica Eos Nuova sede, Milano, dal 7/03 al 6/04/2019

Giovedì 7 marzo 2019, alle ore 18.30, Fabbrica Eos inaugura la sua seconda sede a Milano con la mostra personale di Corrado Levi, IL TITOLO, A VOI, testo critico di Luca Beatrice.


Fabbrica Eos raddoppia. A pochi passi dalla sede storica, con il suo taglio underground e sperimentale, Giancarlo Pedrazzini apre un nuovo spazio su strada, in viale Pasubio (angolo via Maroncelli) di fronte alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, dove ha annunciato un programma di mostre personali con gli artisti della galleria e nuove scoperte che da decenni ne caratterizzano l’attività di talent scout.
Non si poteva che inaugurare questa nuova fase di Fabbrica Eos con Corrado Levi. Ognuno ci troverà le ragioni che meglio crede, così come il titolo della mostra “affidato a voi”, che il titolo imposto dall’artista in fondo è un limite, una convenzione che tarpa le ali della libertà dell’arte. Contro i limiti, le convenzioni, le definizioni, i linguaggi, gli stili Corrado Levi si batte da sempre e il suo essere inafferrabile resta la dote principale tra le tante.
Artista non lo si fa, lo si è, indipendentemente dal prodotto o dall’oggetto. È un atteggiamento, un modo di vivere, una condizione permanente dello spirito e un’attitudine fisica che va implementata e mantenuta con l’allenamento. Per questo Corrado Levi è un situazionista. Per questo non riconosce il primato di alcun linguaggio né sceglie la temporalità dell’opera.
In mostra dunque, lavori nuovi, realizzati ad hoc, oppure scelti dal magazzino (delle idee)? Nessuna importanza, ogni opera è nuova nel momento in cui la si vede, dunque davanti ai nostri occhi almeno per la prima volta sarà inedita. E di cosa si tratta? Come sarà allestita? Non lo sappiamo e forse non ha neppure troppa importanza. Ci saranno oggetti, disegni, fotografie, installazioni ma ciò che conta sarà la percezione finale di quella convenzione che chiamiamo mostra e che in fondo scegliamo per rivelare uno stato d’animo, momentaneo e accidentale.
Fuori dalle convenzioni Corrado Levi ci è sempre stato. Architetto, docente, artista, curatore: molto semplicemente una figura del suo (del nostro) tempo che ha attraversato i mutamenti della storia dell’arte contemporanea. Inutile ribadirne ancora una volta l’eclettismo e l’inafferrabilità, la freschezza e il coraggio, il rigore etico e la provocazione travestita da beffa. Corrado ha fatto tante cose e tante ne ha in mente ma, per prima cosa ha restituito centralità al pubblico, primo protagonista di questa vicenda.
A cominciare dal titolo, che non c’è. O forse sì, ma sarete voi a decidere quale.


Corrado Levi, come architetto è stato allievo di Carlo Mollino e di Franco Albini.
Come scrittore ha pubblicato:
- "New Kamasutra, didattica sadomasochistica" ed. La Salamandra, Milano 1979
- "Una Diversa Tradizione" ed. CLUP Milano 1981
- "Canti spezzini" ed.Chimera Magazine, Milano 1986
- "Diari di qua e di là'" ed. Politi, Milano 1988
- “Marrakech. Teoria” ed. Cadmo 2006
- “ Mes amis! Mes amis!” ed. Corraini 2007
Ha tenuto una rubrica periodica su Flash Art sulla nuova arte italiana ed ha pubblicato scritti sugli artisti contemporanei in varie riviste.
Nel suo studio di Milano ha organizzato mostre d'arte a partire dal 1985 ed ha curato la mostra "Il Cangiante" al PAC di Milano nel 1986.
Come artista dal 1983 espone regolarmente in Italia e a New York.
Nel 1991 gli è stato conferito il premio Francesca Alinovi.
Guanto d’Argento di Boxe Francese Savate.


CORRADO LEVI. IL TITOLO, A VOI
A cura di: Luca Beatrice

Dal 7/03 al 6/04/2019
Inaugurazione: giovedì 7 Marzo 2019, ore 18.30
Orari: martedì - sabato 10.30-13.00 / 15.30 - 18.30
Ingresso: libero

FABBRICA EOS Arte Contemporanea Nuova sede
viale Pasubio, ang. Via Maroncelli

20154 Milano
T.. +39 02 6596532 - www.fabbricaeos.it - info@fabbricaeos.it

Print Friendly, PDF & Email