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Archivi categoria : Mostre Milano

Franco Cardinali: Inquietudine necessaria, Palazzo Giureconsulti, Milano dal 11/01/2018

Inaugurazione: giovedì 10 gennaio, ore 18


A trent’anni dalla mostra postuma all’Accademia di Brera, la città di Milano rende omaggio alla figura di Franco Cardinali, artista di grande spessore, nella storica cornice del Palazzo Giureconsulti con un’antologica dal titolo “Franco Cardinali. Inquietudine necessaria” dall’11 gennaio al 14 febbraio 2019, a cura di Raffaella Resch.
Gli oltre cinquanta lavori esposti offrono una panoramica sulla produzione dell’artista ligure, formatosi nell’ambiente parigino di Montparnasse nell’ambito dell’École de Paris, l’ampio gruppo di artisti e intellettuali che operarono a Parigi tra le due guerre. Cardinali risente inizialmente di influenze picassiane e modiglianesche, come rivela l’olio su tela Enfant au jardin (1955) dalle forme primitive, per evolvere verso l’informale e le correnti sperimentali degli anni Settanta, come sottolinea la curatrice Raffaella Resch, «in maniera autonoma e matura, con una sorta di nomadismo degli stili, con un’inquietudine che contraddistingue anche la sua intera esistenza». L’artista, in continua ricerca di nuove tecniche e forme espressive, vive e condivide intensamente i fermenti artistici con gli spiriti più originali della sua epoca, seguendo poi un percorso individuale con esiti assolutamente unici e peculiari. Fra le amicizie si ricorda il legame con Jean Cocteau, con il quale intrattiene scambi epistolari, e con Jacques Prévert, che dedica una poesia ad una sua opera pittorica; conosce anche Pablo Picasso, da cui è stimolato a lavorare con la ceramica.
Con le parole del celebre amico Cocteau, come nelle proprie opere un artista esprime sempre se stesso, in una sorta di involontario autoportraitisme, così nella produzione del pittore nato in terra ligure, il poeta francese ravvedeva la figura massiccia di Cardinali, «sa figure montagnarde de tailleur de pierre» (la sua figura montanara di ‘tagliatore di pietra’).
Artisticamente Cardinali procede quindi in un percorso che va dal figurativo, interpretato con toni e linee forti, ad un astratto materico ispirato al mondo naturale, composto da ambienti, animali ed elementi simbolici della realtà e della sua fantasia. L’arte di Franco Cardinali è permeata di questa “inquietudine necessaria”, come rivela il titolo della mostra: nelle sue opere si legge infatti un’insoddisfazione personale e artistica che si evince nel tratteggio profondo, nei paesaggi inquieti - come in Fragments de cathédral (1983) - e nell’increspamento delle superfici, come in Chant d’amour sur la falaise (1985), per esprimere «il suo bisogno di assoluta e libera autodeterminazione – afferma Resch - in qualunque tempo e rispetto a qualsiasi contesto; una libertà percepita come necessità furiosa di seguire l’ispirazione del momento, perché l’arte secondo Cardinali, per essere autentica e personale, non è altro che confronto interiore con i propri fantasmi».
L’arte per Franco Cardinali è una riflessione costante, un’evoluzione permanente, un’introspezione continua, un lavoro senza fine per perfezionare la propria tecnica pittorica e il proprio messaggio. Impasta colori tradizionali ad olio con materiali terrosi e argillosi per creare superfici spesse, composite, vissute, che rivelano anche un contatto con la natura intenso e profondo. Da qui nascono lavori su tela quali il Fossile lunaire (1967) ad olio con sabbia e caseina, o prima ancora l’olio Crustacés (1962), fino ad Ancienne écriture (1982) ad olio e sabbia, che ritraggono bestiari curiosi e inquietanti come fossero fossili impressi sulla trama. La materia pittorica scava oltre la dimensione esterna, va al di là della tela, e ci restituisce il mondo esplorato da Cardinali, in quel sottile ed effimero equilibrio tra arte e vita.
Organizzata dall’Associazione Culturale Franco Cardinali in collaborazione con la Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, l’esposizione mette in luce la poetica di un artista le cui opere appartengono ad importanti istituzioni pubbliche e collezioni private in Italia, Europa e negli Stati Uniti, in prevalenza a New York e Los Angeles.
La rassegna gode del patrocinio del Club per l’UNESCO di Aquileia, dei Comuni di Chiusi della Verna e Città di Castello e dell’Unione Artigiani della Provincia di Milano e della Provincia di Monza e Brianza.
Arricchisce l’esposizione un esaustivo catalogo bilingue italiano e inglese edito da Scalpendi Editore, che presenta tutte le opere in mostra oltre ad una ricca selezione della produzione dell’artista, con testo critico di Raffaella Resch e una testimonianza dell’amico Benito Boschetto.


Franco Cardinali (1926-1985), nasce in Liguria, a Rapallo, nel 1926 e si trasferisce a Parigi nel 1950. Nel ’53 esordisce a Milano con una personale alla Galleria San Babila e due anni più tardi espone con gli artisti della Cité Vercingetorix, sotto il patrocinio di Jean Cocteau, con il quale instaura una solida amicizia, ed incontra Jacques Prévert: entrambi lo promuoveranno presso gli ambienti artistici parigini e della Costa Azzurra. Cardinali partecipa quindi nelle estati del 1955 e del 1956 all’esuberante attività artistica di Vallauris ed espone alla Galleria Charpentier nel gruppo École de Paris, con opere selezionate da Raymond Nacenta. Conosce poi il grande Pablo Picasso. Si divide tra Vallauris e Parigi fino al 1968, quando un profondo bisogno di solitudine lo conduce a ritirarsi in Toscana in un villaggio di montagna, La Rocca della Verna, dove costruisce la sua casa e il suo atelier, e prosegue per dodici anni le sue ricerche. Nel novembre del 1980, ancora lacerato dall’insoddisfazione, parte alla volta di un viaggio in Costa Azzurra per ritrovare l’amico Jean Haechler, il quale diventerà suo mentore e mecenate. Si stabilisce quindi a Saint Paul de Vence nel 1982 e a dicembre tiene una personale a Nizza, seguita nel febbraio del 1983 da Ginevra, in marzo da Parigi e in aprile da Sion, in Svizzera. La sua ultima esposizione lo vede a giugno con una personale a Saint Paul de Vence. Si suicida il 12 aprile 1985, a soli 59 anni.

 


Franco Cardinali. Inquietudine necessaria
A cura di: Raffaella Resch
Dal 11 gennaio al 14/02/2019
Inaugurazione: giovedì 10 gennaio, ore 18
Orari: lunedì - venerdì ore 10-18.30
Ingresso: libero
Catalogo: Scalpendi Editore
Informazioni: T. +39 02 8515.5920 - infogiureconsulti@mi.camcom.it - www.palazzogiureconsulti.it
Ufficio stampa: IBC Irma Bianchi Communication - T. +39 028940 4694 - M. + 39 328 5910857 - info@irmabianchi.it

Palazzo Giureconsulti
Piazza Mercanti 2
Milano

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Gianni Gangai: Tempo Assai, Galleria Milano, Milano, dal 12/12/2018

Inaugurazione: mercoledì 12 dicembre 2018, 18.30


Alla Galleria Milano si inaugura Tempo Assai, mostra personale di Gianni Gangai (Milano, 1957), artista d’ispirazione concettuale attivo dagli anni ’80.
Gangai attraverso il percorso espositivo intende sondare le diverse parti del sé, secondo un processo di disgregazione e ricomposizione che si sviluppa nel tempo, il tempo della vita.
Nella prima stanza protagonista è la grande installazione al neon dal titolo Scripta volant (2018): lettere e parole scomposte e frammentate parlano dello smarrimento interiore e dell’impossibilità di dire in un tempo in costante trasformazione. Ad affiancare il neon sono due fotografie in grande formato (1994) raffiguranti i genitori dell’artista, sulle quali compaiono scritte a serigrafia. L’indagine della propria identità prosegue con Automask (2017): otto autoritratti montati su supporti di legno, nei quali via via l’immagine dell’artista si scompone e trasforma. 
I Progetti (2018) raccontano il processo di elaborazione di Scripta volant: si tratta di collage dove il testo originale viene scomposto e ricomposto, secondo un ordine casuale. A scandire il tempo è il video Un tempo…(1995-2018): si tratta del segnale orario trasmesso dalle televisioni di una volta, ma la durata è dilatata; la lancetta dei secondi infatti svolge il suo giro in 180 secondi invece che 60, ovvero 3 minuti. Quindi uno scatto ogni 3 secondi, che corrisponderebbero tra l’altro al tempo di un ispiro/espiro in condizioni di rilassatezza notturna ma anche al ciclo vitale di alcune microcellule umane.
Nella seconda stanza compare un altro video, dal titolo Quattro parole (1994-2018), in cui si alternano quattro scritte bianche sul fondo nero dello schermo. Le Omologie (Infiorescenze) (1995) constano di diciotto acetati ritagliati e collocati sotto vetro.
Come si sviluppano biologicamente le infiorescenze? Questo lavoro parte da un’osservazione dello sviluppo di queste forme vegetali, che aprono alla suggestione di un parallelismo tra la materialità della natura e l’immaterialità del pensiero: i rami delle piante ricordano infatti le diverse direzioni che possono essere percorse dalla mente umana.
Texture (2002) invece indaga il bombardamento di immagini al quale siamo sottoposti e la loro relativa smaterializzazione: quello che a un primo sguardo pare un unico quadro, in realtà è formato da 25 collage, a loro volta costituiti da moduli di 1x1 cm contenenti 25 miniature di immagini tratte da riviste. Siamo unici e frammentati al tempo stesso, ci ricorda Gangai, e questa è l’essenza della contraddittoria ma inesorabile condizione umana.


Gianni Gangai  Tempo Assai
A cura di
: Giorgio Zanchetti

Inaugurazione: mercoledì 12 dicembre 2018, 18.30
Dal 12/12/2018 al 31/01/2019
Orari: da martedì a sabato dalle ore 10,00 alle 13,00 e dalle 16,00 alle 20,00
Ingresso: libero

Galleria Milano
via Manin 13 | via Turati 14
20121 Milano
T. 02 29000352 - info@galleriamilano.it

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OMAGGIO A MARIO SCHIFANO Al principio fu Vero amore, Fondazione Marconi, Milano, dal 29/11/2018

… Un vulcano geniale, bugiardo, bello, asociale,
generoso, infedele, elegante, frenetico,
vorace, affabulatore, insaziabile, incosciente,
pazzo scatenato che voleva tutto…
Giorgio Marconi, 2004


Caro Mario lavora, stacca il telefono, e dimentica tutte le rogne di questo mondo. Un caro saluto.
La lettera, datata 29 settembre 1965, e indirizzata a Mario Schifano è firmata da Giorgio Marconi alla vigilia della mostra inaugurale del suo primo spazio espositivo.
Vero amore è il primo quadro che l’artista romano espone a Studio Marconi nel novembre dello stesso anno, accanto a opere di Valerio Adami, Lucio Del Pezzo ed Emilio Tadini.
Vero amore è anche il titolo della prima personale che egli tiene, sempre da Marconi, appena un mese dopo, nel dicembre 1965.

Giorgio Marconi e Mario Schifano nello studio dello Studio Marconi, Milano 1965,  fotografia di Ugo Mulas

Seguono nell’ordine, a brevissima distanza: Inventario con anima e senza anima, nel novembre 1966, Tuttestelle, nell’ottobre 1967, Compagni, compagni, nel dicembre 1968, e Paesaggi TV, nel dicembre 1970.
È su questo preciso momento della carriera di Mario Schifano che la Fondazione Marconi concentra l’attenzione dedicandogli un omaggio, a vent’anni dalla morte e ripercorrendo gli inizi della sua collaborazione con Studio Marconi.
La pittura dell’artista romano nasce nei primi anni Sessanta, dopo un apprendistato all’insegna di esperienze informali.
La sua prima mostra ha luogo alla galleria La Salita di Roma nel 1959, insieme a Festa, Angeli, Lo Savio, Uncini. Nel catalogo della mostra Cesare Vivaldi scrive: “Mario Schifano è forse il talento pittorico più genuino che sia apparso a Roma dopo Burri.
È il momento dei monocromi, originalissimi quadri verniciati con una sola tinta o due, quasi a voler evocare il grado zero della pittura, il raggiungimento di un punto di non ritorno.
Ma è solo un punto di partenza poiché già dal 1962, le sue opere si popolano di frammenti di immagini e segnali del paesaggio metropolitano, per aprirsi poco dopo a nuove espressioni pittoriche con le strade, gli incidenti, la natura “en plein air”, i “paesaggi anemici”, i “particolari” e gli “alberi”.
Giorgio Marconi entra in contatto con l’artista in questo periodo, dopo averne visto i lavori alla Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis e da Mara Coccia. Acquista le prime opere alla Galleria Odyssia di Federico Quadrani, dove ha l’occasione di conoscerlo di persona.
Nella seconda metà del 1963 stabilisce direttamente con lui i primi accordi di collaborazione, che nella primavera dell’anno seguente vengono formalizzati da un contratto di lavoro in esclusiva.

Mario Schifano, 11/10/1969, Studio Marconi

Marconi definisce Schifano “un vulcano geniale”; profondamente affascinato dai suoi quadri, lo considera uno dei più grandi talenti pittorici italiani del suo tempo.

Il sodalizio tra i due finisce nel 1970, ma non si estingue l’interesse per l’artista da parte di Marconi che continua a organizzare mostre di sue opere (nel 1974, 1990, 2002) fino alle più recenti del 2005 e 2006, rispettivamente intitolate Schifano 1960-1964. Dal monocromo alla strada e Schifano. Dal paesaggio alla TV, e corredate da due importanti volumi editi da Skira.

Il percorso espositivo mira oggi a ricostruire le mostre che ebbero luogo dal 1965 al 1970; al piano terra si parte da Vero amore (1965), dove l’immagine principale raffigura un albero frondoso, robusto e vitale ripetuto innumerevoli volte in versioni differenti; seguono Inventario con anima e senza anima (1966) – in cui Schifano presenta il ciclo Futurismo rivisitato, riprendendo la nota fotografia del gruppo futurista scattata a Parigi nel 1912 – e Tuttestelle (1967) in cui le stelle dipinte a spruzzo evocano ricordi infantili e l’artista comincia a utilizzare calotte di perspex trasparente o colorato per ottenere originali effetti di velatura. Un’intera sala è poi dedicata ai capolavori di grandi dimensioni, mentre al primo piano figurano i Compagni, compagni (1968) ispirati all’attualità politica, in cui la fotografia di alcuni operai o studenti cinesi, muniti di falce e martello, si trasforma in icona mediatica. Il percorso si conclude al secondo piano con i Paesaggi TV (1970) nei quali immagini riprese dallo schermo televisivo, isolate dal contesto e rielaborate con tocchi di colore alla nitro o all’anilina, vengono riportate su tela emulsionata, carta o pellicola.
Se, da un lato, l’obiettivo della mostra è rendere un dovuto omaggio all’artista, dall’altro, si vuol celebrare la sua collaborazione con la storica galleria milanese che aveva da poco iniziato la sua attività.

Il pubblico potrà così vedere (o ri-vedere) opere che furono presentate a Milano in quegli anni – spesso per la prima volta – e che ancor oggi fanno parte integrante della collezione Marconi.
Completa il percorso espositivo un’ampia e variegata selezione di materiali di repertorio, tra pubblicazioni, fotografie, scritti.

Mario Schifano, nato a Homs, in Libia, nel 1934, Mario Schifano si trasferisce a Roma nell’immediato dopoguerra. Abbandonati gli studi, lavora come assistente del padre, che è archeologo restauratore al Museo Etrusco di Villa Giulia.
Inizia a dipingere tele di matrice informale, che espone nella sua prima personale alla Galleria Appia Antica di Roma. Poi con Angeli, Festa, Lo Savio e Uncini tiene la collettiva 5 pittori - Roma ’60, curata da Restany, e la critica inizia a interessarsi alla sua pittura. Abbandonati i modi informali, realizza opere monocrome con smalti industriali, dove la carta da imballaggio è incollata sulla tela e ricoperta da un solo colore.
Nel 1961 vince il Premio Lissone per la giovane pittura contemporanea e tiene una nuova personale alla Galleria La Salita di Roma. Dopo un viaggio negli Stati Uniti, dove ha partecipato alla mostra The New Realism alla Sidney Janis Gallery di New York, inizia a introdurre nelle sue tele frammenti dell’iconografia urbana.
Lavora per cicli tematici: dai Paesaggi anemici alle serie dedicate alla storia dell’arte (Futurismo rivisitato, 1966). Invitato alla Biennale di Venezia nel 1964, partecipa l’anno seguente alla mostra inaugurale dello Studio Marconi, di cui diventa uno degli artisti più rappresentativi. Insieme alle nuove serie Ossigeno Ossigeno, Oasi e Compagni compagni, realizza pellicole d’avanguardia come Anna Carini vista in agosto dalle farfalle, che presenta nel 1967 allo Studio Marconi.
Dal 1970, dopo l’impegno politico e civile negli anni della contestazione, sperimenta il riporto di immagini televisive sulla tela emulsionata, cui aggiunge interventi cromatici con smalti industriali.
Tiene numerose personali e nel 1972 espone alla X Quadriennale romana. L’anno seguente partecipa alla rassegna “Contemporanea”, curata da Achille Bonito Oliva nel parcheggio di Villa Borghese.
Nel 1974 ha luogo all’Università di Parma una vasta antologica che con un centinaio di opere ripercorre la sua carriera artistica.
In questi anni torna a rivisitare la storia dell’arte con opere ispirate ai capolavori delle avanguardie storiche e realizza nuovi cicli, tra cui Quadri equestri, Architettura, Naturale sconosciuto, Reperti.
Oltre a organizzare numerose personali in Italia e all’estero partecipa a diverse edizioni della Biennale di Venezia ed è inserito nelle principali rassegne dedicate all’arte contemporanea italiana, tra cui: Identité italienne, 1981, Centre Pompidou, Parigi; Italian Art of the XX century, 1989 Royal Academy, Londra; The Italian Metamorphosis 1943-1968, 1994, Solomon R. Guggenheim Museum, New York (poi trasferita alla Triennale di Milano e al Kunstmuseum di Wolfsburg).
L’artista muore a Roma nel 1998.
Tra le molte mostre a lui dedicate, si ricordano le ampie antologiche alla Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma (2001); alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma (2008-2009), alla Galleria Gruppo Credito Valtellinese, Milano e al Musée d’art moderne Saint-Etienne Métropole; al Castello Pasquini, Livorno (2013); alla galleria Luxembourg & Dayan, Londra e New York (2014); al Complesso Museale Palazzo Ducale, Mantova (2017); alla Mayor Gallery di Londra (2018). A queste si affiancano le due importanti mostre organizzate dalla Fondazione Marconi: Schifano 1960-1964. Dal monocromo alla strada (2005); Schifano 1964-1970. Dal paesaggio alla TV (2006) e l’ultima Grande angolo per uomini, manifesti e paesaggi (2013) in contemporanea con l’uscita dell’omonimo volume a cura dell’Archivio Mario Schifano. Tra le principali e più recenti collettive figurano invece: The World Goes Pop, Tate Gallery, Londra (2016); Arte ribelle, Galleria Gruppo Credito Valtellinese, Milano, a cura di M. Meneguzzo (2017); Nascita di una nazione, Palazzo Strozzi, Firenze, a cura di L. Massimo Barbero (2018).


OMAGGIO A MARIO SCHIFANO 
Al principio fu Vero amore
Inaugurazione: 29 novembre dalle ore 18.00 alle ore 20.30
Dal 30/11/2018 al 16/01/2019
Orario: dal martedì al sabato 10-13 / 15-19 (chiuso dal 25 dicembre 2018 al 7 gennaio 2019)
Ingresso: gratuito
Ufficio stampa: Cristina Pariset - Tel. + 39 02 4812584 - Fax + 39 02 4812486 - cell. + 39 348 5109589 - cristina.pariset@libero.it

Fondazione Marconi
Via Tadino 15
20124 Milano
Tel. + 39 02 29 41 92 32 - Fax + 39 02 29 41 72 78 - 
info@fondazionemarconi.org - www.fondazionemarconi.org

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Giovanni Maranghi: Ama solo me, M.A.C. Musica Arte Cultura, Milano, dal 27/11/2018

Il 27 novembre al M.A.C. Musica Arte Cultura, alle ore 19.00, la Fondazione Maimeri presenta la personale di Giovanni Maranghi: Ama solo me a cura di Angelo Crespi, in collaborazione con Silvia Basta e Francesca Martire, in collaborazione con Casa d’Arte San Lorenzo 1995. La sera dell'inaugurazione si terrà la performance di Elsa Martignoni.


Secondo il curatore Angelo Crespi: "La mostra è un ulteriore approfondimento dei temi caratterizzanti la ricerca decennale dell’artista toscano: una teoria di donne bellissime, ritratte nel tipico tratto del disegno novecentesco, riportate su supporti diversi, con tecniche e materiali eterogenei, in cui alla figurazione tipica di certa contemporaneità si affianca una ricerca astratta e informale di grande spessore estetico, e il cui risultato sono opere bellissime, nella loro luminosa flatness."

Accompagna la mostra un catalogo edito da Fondazione Maimeri.

Giovanni Maranghi, Ama solo me, encausto su tela cm 220x150

Giovanni Maranghi nasce nel 1955 a Lastra a Signa (FI). Segue gli studi nella vicina Firenze dove si diploma al Liceo Artistico “Leon Battista Alberti” per poi iscriversi alla Facoltà di Architettura. Alterna gli studi da universitario con la frequentazione dei corsi di nudo libero presso l’Accademia delle Belle Arti. Frequenta in quegli anni artisti del calibro di Primo Conti, Lucio Venna e Paulo Ghiglia.
Comincia ad esporre dalla metà degli anni ’70 a Bari, Firenze, Amsterdam e Bruxelles. Gli anni ’90 si aprono con importanti personali a Milano e negli Stati Uniti, alla Medici Gallery di Carmel in California, allo Studio 205 di Chicago e a New Orleans. Gli anni Duemila lo vedono inizialmente impegnato a più riprese a Firenze e in Francia, dapprima alla Galerie Nichido di Parigi e poi nell’antico complesso di Rochevilaine.
Fra il 2005 e la fine del 2007 altri importanti appuntamenti a Siena, Pietrasanta, Matera, Firenze e Forte dei Marmi. Contemporaneamente espone in Olanda, Francia, Russia e Stati Uniti. In questi anni, Maranghi, oltre all’encausto, tecnica da lui a fondo indagata, sperimenta altre soluzioni, che vanno dal “collage”, alle più attuali “resine”.
Il 2008 è l’anno delle mostre dedicate al tema della donna: esporrà all’interno della Basilica della SS. Vergine del Carmelo a Piacenza e alla Galleria Brunetti di Ponsacco. Con “Colazione da Maranghi”, originale evento all’interno dell’Antico Spedale degli Innocenti a Firenze, presenta il calendario “Mukki Latte” per l’anno 2009. Anno che avrà quattro importanti appuntamenti a Palm Beach, New York, Goteborg (Svezia) e Parigi.
Nel 2010 Maranghi è ancora protagonista in Svezia, a Goteborg, nella nuova sede della De Freo Gallery, che lo farà esporre a Monte Carlo (Principato di Monaco) nel 2011 durante il 69° Gran Premio di Formula 1 e organizzerà una sua spettacolare performance nei grandi magazzini NK di Goteborg. Il tenore Andrea Bocelli lo invita ad allestire una mostra a Lajatico in occasione del “Teatro del Silenzio 2011”.
Negli anni seguenti, lo troviamo a Berlino, Parigi, Montreux, Stoccarda.
Il 2014 apre con la mostra “Sono quella che sono”, patrocinata dalla De Freo Gallery, Maranghi torna così a Goteborg per presentare una serie di nuove opere all’interno del prestigioso “Sankt Jörgen Park Resort”, poi presentata da Antonio Natali e con un saggio critico di Ivan Quaroni, espone nelle Sale Museali di Palazzo Medici Riccardi a Firenze “Una storia in bianco” a cura di Filippo Lotti e Roberto Milani in collaborazione con Casa d’Arte San Lorenzo.
Nel 2015 realizza il calendario per Toscana Energia 2015 e inaugura lo Spazio Italia per “Milano EXPO 2015” a Pechino con la mostra collettiva “Capriccio Italiano”.
Nel 2016 esporrà alla “Fornace Pasquinucci” di Capraia Fiorentina in qualità di Ospite d’Onore. In giugno e luglio è presente a Castiadas per uno Special alla “Settimana dell’Arte”, organizzata da Casa d’Arte San Lorenzo, e con la Kunstgalerie Bech a Schwabisch Gmund, nel Museo Villa Seiz, insieme allo sculture tedesco Max Seiz.
Da gennaio a marzo 2017, supportato da Casa d’Arte San Lorenzo, Maranghi è presente con “Rumore di fondo”, mostra di largo respiro, curata da Ivan Quaroni, presentata nella splendida cornice di Ca’ dei Carraresi a Treviso. Inaugura in seguito due personali a Firenze e Matera. È ancora a Stoccarda, attraverso la Kunstgalerie Bech, all’interno del prestigioso Schloss Solitude per una nuova esposizione dei suoi ultimi lavori e, a fine anno, all’interno dello Spazio Marcolis, poi a Reutlingen, ospite dello Studio SLP.
Il 2018 si apre con “Immersione”, all’interno del Lu.C.C.A. Lucca Center Of Contemporary Art, mostra personale curata dal critico Maurizio Vanni. Di seguito è a Berlino per “One Night Only” dove presenta la collezione d’alta moda dello stilista Justin Reddig, derivata dai propri dipinti.
Numerose le sue partecipazioni ad alcune delle maggiori mostre mercato d’arte: Bergamo, Ginevra, Bari, Bologna, Genova, Istanbul, in Francia e in Olanda.

Hanno scritto di lui, tra gli altri: Cristina Acidini, Romano Battaglia, Giuseppe Bilotta, Fabrizio Borghini, Luciano Caprile, Roberto Ciabani, Alessandro Coppellotti, Maria Vittoria Corti, Francoise de Céligny, Giovanni Faccenda, Alessandra Gaeta, Silvano Granchi, Thibaud Josset, Filippo Lotti, Ilario Luperini, Albert Manstembrock, Fosco Maraini, Alessandro Marini, Nicola Micieli, Roberto Milani, Antonio Natali, Nicola Nuti, Tommaso Paloscia, Patrice de la Perrierè, Giulio Pisani, Stéphanie Portal, Daniela Pronestì, Ivan Quaroni, Leonardo Romanelli, Gregorio Rossi, Alessandro Sarti, Maurizio Vanni.

GIOVANNI MARANGHI. Ama solo me
Dal
27 novembre al 2/12/2018
A cura di
: Angelo Crespi, in collaborazione con Silvia Basta e Francesca Martire
Media partner: www.arte.it.

In collaborazione con: Casa d’Arte San Lorenzo 1995, C.R.A. Centro Raccolta Arte, Milano Gas e Luce, Percorsi Tommaso Grasso.
Con il patrocinio di: Milano 5, Comune di Milano
Con il sostegno di: Industria Maimeri, BIG Srl / CiaccioArte
Orari: 10:00 - 19:00
Ingresso: libero
Informazioni: M. 347 7162530 - francesca.martire@fondazionemaimeri.it

M.A.C. Musica Arte Cultura
piazza Tito Lucrezio Caro 1
Milano

 

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