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Archivi categoria : Mostre Italia

Il teatro di figura. Burattini, marionette, pupi e ombre – Centro di Cultura degli Avvocati di Genova – 25/09 – 13/10/2020

Inaugurazione: venerdì 25 settembre 2020 ore 18


L’ottava arte è un vocabolario di emozioni, nel senso ben evidenziato da Ferdinand de Saussure quando scriveva: “Il segno linguistico unisce non una cosa e un nome, ma un concetto e un’immagine acustica”.
Di fatto alcuni scatti sono veri e propri idiomi artistici, dall’intento formativo, ed è il caso di quelli esposti per la mostra “Il teatro di figura. Burattini, marionette, pupi e ombre” al Centro di Cultura, Formazione e Attività forensi dell’Ordine degli Avvocati di Genova in via XII Ottobre 3 al secondo piano dal 25 settembre al 13 ottobre. L’ingresso è libero dal lunedì al venerdì in  orario 10 – 18.

L’esposizione su ideazione, organizzazione e allestimento dell’avvocato e artista Gabriella de Filippis accomuna due realtà di primo piano in Italia quali il Museo delle Marionette di Campomorone situato all’interno dello storico Palazzo Balbi (http://www.marionettecampomorone.it) e  il Castello dei Burattini di Parma (www.castellodeiburattini.it) con gli scatti rispettivamente della fotografa, videomaker e giornalista Giulia Cassini e del fotografo e consulente finanziario Massimo Pezzica. All’inaugurazione del 25 settembre alle 18 saranno presenti diverse autorità, come il sindaco di Campomorone Giancarlo Campora e verrà proiettato un docuvideo  emozionale a cura di Giulia Cassini e Gabriella de Filippis. A supporto dell’esposizione diversi insight critici con curatela scientifica di Gabriella de Filippis e di Donatella Ferraris, che rilevano gli aspetti fondamentali “raccontati” dalle immagini.
Un doppio binario che accende la fantasia e fa luce su uno spaccato storico di sicura presa, a partire dal Museo di Campomorone diretto da Paola Alpa, uno dei pochissimi esempi di “teatro domestico” usato nell’Ottocento dalle famiglie aristocratiche e nei primi anni del Novecento da molti nuclei borghesi che fa rivivere l’esperienza artistica e il lavoro di Angelo Cenderelli. Quest’ultimo utilizzò la sua innata creatività in molti campi quale ideatore, costruttore (tra i tanti esempi che si potrebbero addurre progettò da tecnico il Monumento ai Caduti di Piazza della Vittoria, l’ampliamento della Porta urbana di Piazza Manin, il Liceo-ginnasio Andrea Doria, il Palazzo dell’Intendenza di Finanza dell’attuale Via Fiume), scenografo e regista.  Si segnala per approfondire tra le diverse pubblicazioni “Il teatro ritrovato. L’edificio marionettistico di Cenderelli a Campomorone” di Skira.
Tra le pagine di questo interessante volume, si legge nell’estratto di Eugenio Monti Colla: “Lo spettacolo di marionette presenta alcuni topoi molto particolari. In esso sono confluiti gli elementi più tipicamente d’effetto del teatro classico e del melodramma. L’amore contrastato, l’eroe reietto e abbandonato, l’ingresso del protagonista ad azione avviata, i co-protagonisti che preparano l’arrivo del protagonista, la caccia, il temporale, le nuvole in movimento, il mare in tempesta, il tramonto, il sorgere della luna… Le musiche di scena hanno, spesso, doppia trascrizione: per piccolo organico del genere café chantant per l’esecuzione dal vivo nei teatri di prestigio, per banda musicale da utilizzarsi nei piccoli centri privi di professori d’orchestra”.
Al Museo delle Marionette, inaugurato nel 1986 e completamente rinnovato nel 1993, sono esposte oltre 70 esemplari in ottimo stato conservativo e ben 265 costumi, testimoniando la ricercatezza dei particolari.
Di grande rilievo anche la collezione Giordano Ferrari del Castello dei Burattini di Parma dove, come spiega la curatrice della mostra Gabriella de Filippis, “Sono esposti circa 400 pezzi su oltre 300 metri quadri di esposizione che rappresentano solo una parte del lascito Ferrari. A questa collezione si sono aggiunti ulteriori contributi come quelli donati al Museo dalla moglie e dai figli di Franco Cristofori. Anche la figlia dell’ingegnere Amilcare Adamoli, burattinaio dilettante, alla morte del padre ha donato la sua collezione di burattini, copioni, fondali… Una testimonianza fondamentale, che ci permetterà di spiegare ai visitatori le differenze tra burattini a bastone, a mano vera, a guanto, poi la complessità delle manovre da sopra la figura che si tracciano con le marionette, e con i pupi, tipologia che si differenzia proprio per la tecnica del movimento”. 
Un vero e proprio mondo tutto da scoprire con il patrocinio del Comune di Campomorone, del Museo delle Marionette Collezione di Angelo Cenderelli a Campomorone, del Comune di Parma, del Castello dei Burattini Museo Giordano Ferrari.

Il teatro di figura: burattini, marionette, pupi e ombre
Patrocinio di: Comune di Campomorone, Museo delle Marionette Collezione di Angelo Cenderelli - Campomorone, Comune di Parma, il Castello dei Burattini - Museo "Giordano Ferrari"

Organizzazione e allestimento a cura di: Gabriella de Filippis.
Foto di: Giulia Cassini e Massimo Pezzica

Dal 25 settembre al 13 ottobre  2020
Orari: lunedì - venerdì,  10.00-18.00
Ingresso: gratuito
Informazioni: T. 010.566217 - 010.566432 - formazione@ordineavvocatigenova.it

Centro di Cultura, Formazione e Attività Forensi
II piano
Via XII Ottobre, 3
16121 Genova

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Arte che incontra l’Arte: scultura, pittura, fotografia in masseria – Masseria Palombara – Oria (Brindisi) – fino al 27/09/2020

Un grande segnale artistico e culturale viene dal cuore della Puglia con la mostra dal titolo “Arte che incontra l’Arte: scultura, pittura, fotografia in masseria” accolta negli spazi della storica Masseria Palombara, a cura di Diego Viapiana, dal 31 luglio al 27 settembre; l’importante rassegna approfondisce il dialogo tra molteplici linguaggi artistici internazionali della contemporaneità e si sofferma sull’intenso rapporto fra arte e natura.
La mostra gode del Patrocinio di Pugliapromozione; l’inaugurazione di venerdì 31 luglio, ha visto la presenza di Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia, e di Nancy Dell’Olio, ambasciatrice della Puglia nel mondo.
Gli artisti coinvolti si confrontano sul tema della natura e le loro opere – sculture, fotografie, installazioni, pittura e video – ben si integrano nello spazio espositivo della Masseria, luogo in cui la natura ha un ruolo preponderante e privilegiato da secoli, simbolo della cultura pugliese e della sostenibilità ambientale. 
Il percorso espositivo, che vede un alternarsi di opere di alto profilo artistico, si snoda nell’area archeologica, nella tipica torre colombaia, nei prati, nei viali alberati, nel capannone agricolo in tufo dell’antica Masseria Palombara, edificata tra il 1500 e il 1700, immersa nella vegetazione pugliese.

Maria Cristina Carlini è presente con quattro sculture monumentali che confermano l’interesse dell’artista verso la natura e i suoi elementi. Le opere istituiscono un legame profondo con il luogo; Babele, torre in legno di recupero e malta bianca, richiama arcaiche costruzioni ed è in sintonia con il paesaggio che la circonda. Incontro, in acciaio corten, alta oltre 3 metri, è collocata accanto a ulivi secolari e simboleggia una sorta di grande abbraccio che allude all’unione e al rispetto dell’uomo per l’ambiente. La grande scultura in legno di recupero e foglia d’oro, La Chiusa omaggio a Leonardo, si collega al lavoro rurale e al progresso in armonia con la natura. Di forte impatto la scultura Legni dalle linee morbide proiettate verso l’alto e accolta al centro della torre colombaia caratterizzata dall’alternarsi di pieni e vuoti. Un perfetto connubio originato dall’intima attenzione e dal rispetto che l’artista ripone nei confronti della terra e di tutto ciò che ad essa è connesso.

Gli artisti presenti in mostra sono: Elizabeth Aro, Silvia Celeste Calcagno, Maria Cristina Carlini, Davide Coltro, Felix Curto, Ines Fontenla, Domenico Grenci, Maria Lai, Antonio Marchetti Lamera, Enrico Minguzzi, Alessandro Saturno, Elisabeth Scherffig, Eltjon Valle, Alec Von Bargen.
L’esposizione è inoltre un omaggio a Dino Clavica, artista pugliese prematuramente scomparso lo scorso anno.
L’evento è realizzato in collaborazione con la Nuova Galleria Morone di Milano, con il sostegno di Allianz Bank e grazie all’Architetto Alessio Carbone.

ARTE CHE INCONTRA L’ARTE. Scultura | pittura | fotografia in masseria
A cura di: Diego Viapiana

Dal 31 luglio al 27 settembre 2020
Inaugurazione: venerdì 31 luglio, ore 19
Orari: tutti i giorni dalle 18.30 alle 22.00
Ingresso:libero
Informazioni: T. +39.0831.849784 - reception@masseriapalombara.euwww.masseriapalombararesosrt.com
Ufficio Stampa Maria Cristina Carlini: IBC Irma Bianchi Communication - T. +39 02 8940 4694 - M. + 39 334 3015713 - info@irmabianchi.itwww.irmabianchi.it

Masseria Palombara
SP 57 - via per Manduria Km 3,00
72024 Oria (Brindisi)

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Max Papeschi: HIC SUNT LEONES, WEGIL, Roma, dal 22/07 al 31/08/2020

HIC SUNT LEONES o del paradosso dietro l'angolo è il nuovo progetto multimediale di Max Papeschi curato da Gianluca Marziani (tra i più importanti e influenti curatori italiani) e nato dalla collaborazione pluriennale con la Fondazione Maimeri e con l’art director Flavia Vago.
L’artista reduce dal tour mondiale di Welcome to North Korea (con il quale ha inaugurato nel 2016 questa particolare tipologia espositiva) ha scelto di ripartire dall’Italia. Tale decisione è stata presa dall’artista, per dare il suo personale contributo alla ripresa del Paese, in special modo in ambito culturale, dopo i fatti drammatici della pandemia.
Max Papeschi, famigerato per lo spietato sarcasmo delle sue opere, non poteva certo immaginare un’idea compassata e dai toni neutri, per dare una spinta alla propria Patria, infatti, al contrario, HIC SUNT LEONES è dotata di un carattere estremamente sagace e riflette abbacinanti tinte tricolori. La matrice dell’idea è storica e legata al nostro passato prossimo, di per se tutt’altro che auto-ironico, ma che ben si presta alla satira più estrema, il ventennio fascista. E dove poteva realizzare una simile visione Papeschi? A Roma, ovviamente! Nello specifico presso il WEGIL (precedentemente GIL), celebre palazzo di Trastevere che ha dato i natali nientepopodimeno che alla Gioventù Italiana del Littorio (da cui GIL per l’appunto).



Papeschi
aveva già sfiorato l’argometo in precedenti operazioni, essendo la sua un’arte di natura socio-politica, ma, questa volta, circondato da un esempio enciclopedico di architettura fascista, qual è il WEGIL,  ha dato libero sfogo alla caustica ironia che contraddistigue la sua poetica. Il risultato è un’installazione multimediale site specific, attraverso la quale Papeschi mette in scena una divertita e divertente parodia del Fascismo. I protagonisti sono le camicie nere e il Duce stesso, le cui effigi sono composte dai corpi “originali” in tenuta militaresca, ma sormontati dalla testa di Topo Gigio, emblema nazionale del Bene. Un accostamento talmente dissonante che riesce sia a demolire completamente l’autorevolezza della “nostrana” dittatura, sia a svelare la banalità del male in essa insito.

L’installazione si compone di: un video d’arte, cinque stampe (realizzate con il collage digitale, la tecnica in cui Papeschi è pioniere) e due cut-out figure (ultima frontiera installativa dell’artista). Il video, realizzato in animazione grazie alla collaborazione con Maurizio Temporin, è a tutti gli effetti il videoclip della popolare canzone fascista Faccetta Nera. Le cinque stampe sono altrettanti frame dei momenti più comico/iconici del video. Infine i due cut-out figure sono la sopracitata raffigurazione del Duce, la stessa che fa capolino sulla locandina della mostra (a testa in giù in quest’ultimo caso, come monito a imperitura memoria). Tutte e tre le parti vanno a comporre un’enorme allegoria, in corrispondenza di una mappa delle ex-colonie “dell’Impero”, (un vero monumento al colonialismo, sul quale sarà proiettato il video), scolpita sulla parete principale all’interno della location e fiore all’occhiello dell’architettura razionalista di quegli anni.
A completare il percorso espositivo ci saranno anche: una selezione di sessanta opere, tratte dal meglio della produzione papeschiana (da NaziSexyMouse a Just Married, passando per i progetti La Sociétè du Spectacle e From Hiroshima with Love, fino ai più recenti The Leader is Present e The Golden Cage) e il video d’arte/videoclip IT’S ALL DEVO (anche questo in collaborazione con Maurizio Tamporin) creato per l’omonimo brano del cantautore statunitense Gerald Casale dei DEVO.
In conclusione, con la mostra HIC SUNT LEONES, il messaggio che Papeschi vuole mandarci per la ripresa è che ridere dei “leones”, e più in generale delle nostre paure, è l’arma giusta per sconfiggerle e andare avanti. Come a dire: una risata ci salverà!

All’asta 5 opere di Max Papeschi per lo Spallanzani di Roma, in mostra al WeGil di Roma

 


Max Papeschi approda nel mondo dell’arte contemporanea alla fine del 2008, dopo un’esperienza da autore e regista in ambito teatrale, televisivo e cinematografico. Il clamore mediatico sollevato da una sua opera gigante affissa sulla facciata di un palazzo nel centro di Poznan in Polonia lo proietta sulla scena internazionale, rendendolo in pochissimo tempo uno degli artisti italiani più conosciuti all’estero. In soli 10 anni di attività ha realizzato più di 60 mostre personali e partecipato a un centinaio di mostre collettive in giro per tutto il mondo.
Nel 2014, è uscita in Italia la sua autobiografia Vendere Svastiche e Vivere Felici edita da Sperling & Kupfer (Gruppo Mondadori). Ad aprile 2016, ha inaugurato a Milano il progetto culturale-umanitario Welcome to North Korea, il cui tour mondiale è tuttora attivo. È questo un vero e proprio precedente artistico realizzato in collaborazione con Amnesty International, che unisce arte digitale, performance e installazioni in un’operazione multimediale che, attraverso una fittizia e parodistica propaganda di regime, svela gli orrori perpetuati dal dittatore Kim Jong Un.  Nel 2016 ha realizzato anche la copertina e il video clip/d’arte per la canzone It’s All DEVO del cantautore statunitense Gerald Casale (DEVO).
Nel 2017, Papeschi ha collaborato al mensile FQ MILLENIUM di Peter Gomez, creando la copertina del secondo numero della rivista e rilasciando per la stessa una lunga intervista. A settembre dello stesso anno la sua opera Wall Street è stata inserita nell’esposizione internazionale OPEN 20 ed esposta presso il Molino Stucky di Venezia. In ottobre l’artista ha preso parte anche alla Biennale di Karachi con il video d’arte/videoclip It’s All DEVO.
Nel 2018, ha inaugurato “Palermo Capitale Italiana della Cultura” con la mostra The Best is Yet to Come presso Palazzo Steri. In ottobre è uscito il suo nuovo libro Max vs Max, edito da Giunti, in collaborazione Massimiliano Parente e con testo introduttivo del critico Gianluca Marziani. Al progetto editoriale ha fatto seguito l’omonima mostra, presso il Contemporary Cluster (Palazzo Cavallerini Lazzaroni) di Roma, curata dallo stesso Marziani.
A gennaio 2019, Papeschi ha inaugurato la mostra Pyongyang Rhapsody, in collaborazione con l’artista Max Ferrigno, presso lo ZAC – Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo. A maggio dello stesso anno, ha inaugurato la mostra Novecento/900 presso l’Historical Museum of Bosnia and Herzegovina.

HIC SUNT LEONES
Dal 22 Luglio 2020 al 31 Agosto 2020
Curatore: Gianluca Marziani
Orari: Tutti i giorni 10 - 19 | Chiuso il 15 agosto
Enti promotori: Regione Lazio
Organizzata da: LAZIOcrea S.p.a. in collaborazione con la Fondazione Maimeri e l’art director Flavia Vago e prodotta da GV Srl
Media Partner: ARTE.it e Radio Rock
Ingresso: Intero 6 € - Ridotto 3 € - Biglietti online www.liveticket.it/wegil - Ingresso libero per per le categorie previste dalla tariffazione vigente e per i possessori di LAZIO YOUth CARD che offre opportunità e agevolazioni agli under 30 residenti o domiciliati nella Regione Lazio
Informazioni: 334 6841506 -  info@wegil.ithttp://www.wegil.it

WeGil
Largo Ascianghi 5
00153 Roma

 

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Pro Biennale, Palazzo Ivancich, Venezia, dal 23/07 al 7/08/2020

Cosa significa essere artisti oggi e come si fa selezione? Questa era la questione cardine del panorama artistico, non solo nazionale, a cui Pro Biennale provava a dare una soluzione. Questo prima della pandemia. Ma dopo? Anche. Così l’appuntamento, ma non l’intenzione di offrire l’arte democratica, è stato posticipato da maggio a luglio. Con la stessa scaletta. Presentata a Venezia dal prof. Vittorio Sgarbi, accoglierà le opere di artisti italiani e stranieri contemporanei degni di essere notati e annotati.
Da segnare intanto il giorno dell’inaugurazione: giovedì 23 luglio 2020.
Doppio il vernissage, che comincerà alle 13 con l’apertura dello Spoleto Pavilion, altrimenti conosciuto come Palazzo Ivancich a 300 metri da piazza San Marco.

La rassegna porta i contributi di importanti personalità del mondo della cultura, della politica e dello spettacolo. A partire da Vittorio Sgarbi e dal curatore di mostre e grandi eventi Salvo Nugnes, organizzatore di Pro Biennale, troviamo: il soprano Katia RicciarelliMorgan, la scrittrice e psicoterapeuta Maria Rita Parsi, la giornalista e scrittrice Silvana Giacobini, già direttrice di «Chi» e di «Diva e Donna», e il direttore di Tgcom24 Paolo Liguori. Ma anche il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, l’assessore al Turismo Paola Mar, il presidente della regione Veneto Luca Zaia, l’artista José Dalí, la giornalista RAI Antonietta Di Vizia e il fotografo internazionale Roberto Villa, amico di Pier Paolo Pasolini e di Dario Fo. Fino ad arrivare al Premio Oscar Gianni Quaranta, a Carlo Motta di Editoriale Giorgio MondadoriPatrick, vincitore morale del Grande Fratello Vip e inviato speciale di Striscia la Notizia, e la giornalista di Rete Veneta Angelica Montagna.
Rendere l’arte e la cultura fruibili per tutti e far conoscere a un pubblico il più vasto possibile gli artisti contemporanei è la missione di cui Pro Biennale da anni si fa promotrice. Lodandone l’intento, Vittorio Sgarbi ritorna sul problema delle selezioni commentando: «Quanti sono gli artisti oggi nel mondo? Forse un milione, forse due milioni. E in Italia quanti sono? Almeno cinquantamila. Se io fossi stato Vittorio Pica, famoso critico d’arte della prima metà del secolo scorso, o se fossi stato un critico come Ugo Ojetti, insomma, fino al 1950 avrei potuto avere una piantina con tutti gli artisti regione per regione. Perché essere artisti voleva dire qualcosa di distinguibile. Non c’era, per esempio, il mondo femminile: era del tutto esterno all’arte fino alla seconda metà del secolo scorso. Quindi un critico poteva dominare l’Italia con un panorama di forse mille artisti, conoscendoli tutti. Io come faccio, come fa un critico a conoscerli tutti? Con quale possibilità, con quale verosimiglianza e con quale rispetto della loro ricerca?»
Pro Biennale è la risposta di Venezia a una questione sempre più pressante nel mondo dell’arte. Il diritto alla creatività tuttora non è contemplato dalla Costituzione italiana, sebbene il mondo sia cambiato rispetto a settant’anni fa. Ci sono la democrazia, l’alfabetizzazione e c’è finalmente l’attività creativa femminile.
C’è, paradossalmente, un eccesso di creatività che viene ignorata. «La creatività ‒ continua il critico d’arte ‒ non è più per pochi. Ora, cosa deriva da questo? Un progresso per i creativi, una difficoltà per i critici. Oggi non posso più scegliere perché non so quanti sono gli artisti. Posso solo osservarli».
E per farlo Pro Biennale diventa vitale.
A valorizzare maggiormente l’esposizione nel cuore di Venezia, Palazzo Ivancich, secolare dimora nobile, sita a Castello 4421, a pochi passi da Piazza San Marco
Le opere resteranno esposte dal 23 luglio al 7 agosto 2020.


Pro Biennale
A cura di: Vittorio Sgarbi
Dal 23 Luglio 2020 al 7 Agosto 2020
Enti promotori: MiBACT e Regione del Veneto
Orari: tutti i giorni dalle 10 alle 18, eccetto il lunedì
Ingresso: gratuito
Informazioni: +39 0424 525190 - artfactory.eventi@gmail.comhttp://www.spoletoarte.it

Palazzo Ivancich
Castello 4421
Venezia

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