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Archivi categoria : Mostre Istituzionali Italia

Tiziano / Gerhard Richter. Il Cielo sulla Terra, Palazzo Te, Mantova, dal 7/10/2018



Gerhard Richter risponde, ancora una volta, all’Annunciazione di Tiziano.
Il grande pittore tedesco, uno dei più rilevanti protagonisti della scena contemporanea, ha deciso di offrire una rielaborazione del suo rapporto con la pittura di Tiziano e con il tema dell’Annunciazione in una mostra concisa e preziosa: Tiziano / Gerhard Richter. Il Cielo sulla Terra, a cura di Helmut Friedel, Giovanni Iovane e Marsel Grosso, che si tiene a Palazzo Te a Mantova dal 7 ottobre 2018 al 6 gennaio 2019.
Era il 1972 quando, durante una visita alla Scuola Grande di San Rocco a Venezia, Richter riconosce in Tiziano una qualità “che rende arte un’opera d’arte”, e decide di copiare il quadro veneziano. Da allora il dialogo con l’antico maestro cadorino resta come un’ispirazione e un’intonazione di fondo del lavoro di Richter, che periodicamente sente il bisogno di tornare su questa preziosa e segreta fonte.

Tiziano Vecellio, Annunciazione, 1539 ca.
Olio su tela, cm 166 x 266, Venezia, Scuola Grande Arciconfraternita di SanRocco

La Fondazione Palazzo Te, grazie al lavoro dei curatori, ha proposto al grande artista tedesco di raccontare questo dialogo intimo e di lungo corso, proprio a partire da due capolavori di Tiziano: l’Annunciazione di S. Rocco e quella conservata al Museo Nazionale di Capodimonte.

Gerhard Richter, Verkündigung nach Tizian (343-1), 2015, Annunciazione da Tiziano (343-1), P-12, Stampa giclée diasec montata su pannello in alluminio, 125x200 cm, Collezione privata, © Gerhard Richter 2018

Gerhard Richter ha risposto con generosità e personalmente a questa proposta, elaborando un percorso di 17 opere, direttamente uscite dal suo studio, nelle quali, con delicatezza e per allusioni, racconta una storia, tutta giocata sul segreto della visione. Una storia che racconta l’incontro con il tema misterioso dell’annuncio, che si riverbera in un ciclo di dipinti ad esso dedicati e nei modi in cui Richter rappresenta la presenza femminile nella sua vita d’artista (Betty ed Ella). Una storia che racconta il pensiero e la pratica del colore, la reciproca trascendenza, le connessioni tra i colori nella loro diversità, e forse anche la trasparenza della visione nel rapporto con un “oltre” misterioso; una riflessione sul senso della pittura che accomuna Tiziano e Richter. A questa istanza è dedicata l’ultima sala, nella quale Richter ha voluto presentare un suo specchio rosso, del colore della veste della vergine di Tiziano, a testimonianza di un riverbero che attraversa il tempo e custodisce segreti.


Helmut Friedel intervista Gerhard Richter

Quali opere hai scelto per l’esposizione "Tiziano/Gerhard Richter. Il Cielo sulla Terra."
Ho scelto le opere che ci rendano consapevoli dell’immensa cultura pittorica di Tiziano, e del fatto che per noi sia impossibile eguagliarla. Si tratta di una cultura inequivocabilmente perduta, ma a cui attribuiamo ancora oggi un immenso valore.
Questa consapevolezza è sì dolorosa, ma d’altro canto stimola la nostra ambizione di creare "arte" con i mezzi a disposizione ai nostri giorni.
Quali opere di Tiziano ti hanno colpito maggiormente e perché?
È difficile scegliere singole opere di Tiziano che mi abbiano colpito più di altre. Ai tempi
mi ha colpito l’"Annunciazione", più tardi mi sono emozionato alla vista della "Punizione di Marsia". Ma in realtà mi hanno affascinato anche tante altre sue opere.
Secondo te la rappresentazione realistica e l’arte astratta sono da considerare come opposte tra loro?
La pittura realistica ci mostra qualcosa a cui sappiamo dare una definizione, invece la
pittura astratta ci mostra qualcosa che non possiamo confrontare con la nostra esperienza della realtà, è la riproduzione di una realtà sconosciuta. Ma in entrambi i casi si tratta di pittura. Vale lo stesso principio anche in musica: una canzone racconta una storia, mentre un pezzo strumentale funziona con l‘astrazione, ma entrambe devono avere le stesse qualità musicali.


La Fondazione Palazzo Te ha così il privilegio di ospitare una mostra capace di più voci, in cui Richter si racconta, in cui due Annunciazioni di Tiziano sono presentate con alcuni lavori preparatori, in cui il tema stesso dell’annunciazione e del femminile viene ripensato nella sua capacità di mediare “il cielo e la terra” nel lavoro di artisti così importanti e così distanti nel tempo; l’arte, la grande arte, è sempre contemporanea.
La mostra “Tiziano/Gerhard Richter. Il Cielo sulla Terra” è prodotta e realizzata dal Comune di Mantova, dalla Fondazione Palazzo Te e dal Museo Civico di Palazzo Te, con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, con la collaborazione della Diocesi di Mantova e del Museo Diocesano “Francesco Gonzaga”, con il contributo della Fondazione Banca Agricola Mantovana e di Banca Monte dei Paschi di Siena, con il supporto degli Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani e con il sostegno degli sponsor tecnici Manerba, Pilkington Italia - NSG Group, Glas Italia - Industria Vetraria Emar.
Importanti intellettuali hanno poi risposto a questa occasione: Giulio Busi, Annarosa Buttarelli, Claudia Cieri Via, hanno accettato di scrivere per il catalogo edito da Corraini, mentre l’allestimento della mostra ha ricevuto il contributo straordinario di Piero Lissoni.


"Un cospicuo gruppo di opere di grande valore, una collezione di scritti di alto interesse. La Fondazione Palazzo Te, ben viva nel nostro orizzonte culturale, inaugura una mostra dal titolo significativo e maestoso che espone due capolavori di Tiziano diversi per stile ma di persistente fascino, quindi li confronta con la contemporaneità dell'ingegno di Gerhard Richter, Maestro fra i massimi. Egli ha voluto scegliere dal proprio studio creazioni che documentano un’incessante volontà di dialogo con la tradizione artistica, una qualità forse ineguagliata di svelare le antiche radici del contemporaneo. Tra Angelo e Vergine, appunto.

Il tema viene poi arricchito dalle pagine in cui si svolge una riflessione quanto mai attuale sul mistero dell'Annunciazione, raccontando come tale evento parli alle donne e agli uomini d’oggi. La capacità di elaborare nuove proposte è il dato fondamentale del progetto culturale della Fondazione, che investe l'intera città di esiti dal grande significato teorico e dal forte impatto visivo. Tanto più rara e preziosa è questa particolare occasione, se pensiamo che essa si pone in diretta collaborazione con il Maestro, allineando lavori che egli ha voluto destinare esattamente a questo tempo e a questo luogo. Così, il genio ispiratore di Tiziano sa situare fra Terra e Cielo un volo che ci interroga costantemente. Un'accoglienza che svolge la sua azione nell'intero arco del nostro immaginario, legando la musica dell’intimità al prepotente sentimento dell’assoluto.
Un’esperienza capace di coinvolgere in sintesi feconda altre istituzioni, quali il Museo Diocesano e la Diocesi di Mantova, che tracciano nella città un percorso di altre meraviglie, unendo il piacere della scoperta al cammino della devozione."

Mattia Palazzi,  Sindaco di Mantova
Enrico Voceri, Presidente Fondazione Palazzo Te


Questo evento, unico e prezioso, ha mosso anche altre istituzioni della città di Mantova e così il Museo DiocesanoFrancesco Gonzaga” ha generosamente deciso di presentare una raccolta delle Annunciazioni presenti nelle collezioni della città, mentre la Diocesi di Mantova propone un percorso cittadino per ammirare le Annunciazioni presenti nelle principali chiese.

La mostra "PIENA DI GRAZIA. Annunciazioni dal IX al XIX secolo" è una rassegna di trenta opere, che spaziando dal IX al XIX secolo attestano da un lato eccellenze dell’arte, e dall’altro il persistere nel tempo dell’attenzione a un soggetto basilare della fede cristiana. Proprio per questo, l’esposizione riveste particolare rilevanza sotto il profilo religioso, consentendo di richiamare temi quali l’ingresso nel mondo del Figlio di Dio e quindi la redenzione dell’umanità, nonché il maggiore titolo di gloria di Maria, la sua divina maternità. Parrocchie e associazioni, gruppi catechistici e di preghiera, possono trovare nella mostra occasioni e stimoli a celebrare con maggiore consapevolezza le festività natalizie. Ma non meno rilevante è il modo in cui ogni epoca ha saputo riflettere sull’Incarnazione del Verbo, sull’ineffabile congiunzione della divinità e dell’umanità (il momento in cui si unirono il Cielo e la terra, come recita il sottotitolo della mostra), esprimendone nell’arte sempre nuovi aspetti e prospettive. Ne è esempio il prezioso Messale Romano detto di Barbara di Brandeburgo, che la marchesa Paola Malatesta Gonzaga ha commesso nel 1442, per il figlio Gianlucido, al maestro miniatore Luchino, detto Belbello da Pavia. Nella pagina che presenta l’Annunciazione l’artista intende superare la sua formazione tardogotica, cercando di adeguarsi alle soluzioni prospettico-spaziali delle nuove ricerche mantegnesche. Dal museo giunge alla mostra la spettacolare Annunciazione di Marc’Antonio Donzelli, il quale traduce visivamente, nello sfondo della scena, l’incontro tra Cielo e terra. Altro esempio, tra le tante opere provenienti da collezioni private, è una tela del XVI secolo attribuita a Nicolò Betti, seguace e collaboratore di Giorgio Vasari in Palazzo Vecchio a Firenze, il quale rivela il gusto manierista toscano nei ricchi particolari dell’ambientazione e nei colori cangianti dei panneggi. La mostra è stata organizzata con il contributo di Fondazione Comunità Mantovana Onlus.


TIZIANO VECELLIO
(Pieve di Cadore, 1488-90 - Venezia, 1576)
Per via della discordanza delle fonti la data di nascita di Tiziano è una questione tuttora non concordemente risolta. Dopo un apprendistato con Sebastiano Zuccato, pittore e mosaicista veneziano, Tiziano fu nella bottega di Gentile Bellini e quindi presso Giovanni Bellini. I suoi riferimenti (Bellini, Giorgione, Dürer, ma anche Raffaello e Michelangelo) si configurano come strumento di aggiornamento e di arricchimento espressivo da parte di una personalità moderna e già pienamente indipendente. Tra le prime opere veneziane, accanto alla Paletta del Musée Royal des Beaux-Arts di Anversa, Jacopo Pesaro presentato a san Pietro da papa Alessandro VI (1506 c.), compendio della tradizione belliniana e delle novità tedesche, al giorgionesco Concerto (1510-1512, Firenze, Galleria Palatina), al Cristo portacroce (Venezia, Scuola Grande di San Rocco), si collocano gli affreschi del Fondaco dei Tedeschi (1508-1509) dove nel 1508 era all’opera anche Giorgione. Di quest’ultima impresa non restano che pochi frammenti oggi conservati alla Ca’ d’Oro di Venezia, e il ricordo tramandato dalle stampe antiche, da cui è tuttavia possibile rilevare i punti di contatto e le distanze insite tra i due artisti. Molte delle opere giovanili di Tiziano, infatti, hanno indotto dubbi e incertezze attributive, come nel caso del Concerto campestre (1509) del Louvre, o ipotesi di collaborazione tra i due pittori nel caso della Venere dormiente (1510 c.) di Dresda, Gemäldegalerie. L’impostazione monumentale, l’ampia gestualità delle figure e i luminosi accordi cromatici dei vasti piani di colore, sono gli elementi principali che caratterizzano gli affreschi della Scuola del Santo a Padova (1510-1511), la prima impresa pubblica realizzata dal cadorino in completa autonomia. Nel 1513 Tiziano rifiutò l’invito di Pietro Bembo a trasferirsi a Roma e contestualmente offrì i propri servigi alla Serenissima, impegnandosi a dipingere una Battaglia per la Sala del Maggior Consiglio in Palazzo Ducale (terminata nel 1538 e andata distrutta nell’incendio del 1577). Artista colto, trattò per committenze ufficiali e private le tematiche più diverse: dall’allegoria delle Tre età (1512-13, Edimburgo, National Gallery of Scotland), alla complessa metafora matrimoniale dell’Amor sacro e Amor profano (1514 c.) della Galleria Borghese di Roma. Tra i dipinti religiosi più celebri sono l’Assunta (1516-18) per Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia, grandiosa macchina di luce e colore che si impone come punto focale nell’amplissimo interno della chiesa gotica, la pala Pesaro (1519-26, per la stessa chiesa), dalla nuova e suggestiva impaginazione spaziale in diagonale, la pala Gozzi (1520, Ancona, Pinacoteca Comunale), il polittico Averoldi (1520-1522, Brescia, Santi Nazaro e Celso), in cui Tiziano rinnova la tradizionale forma a scomparti separati attraverso la luce che unifica lo spazio. Al successo raggiunto in questi anni fa riscontro il favore incontrato presso le corti italiane e europee: per il camerino del Duca di Ferrara, Alfonso d’Este, tra il 1518 e il 1524, dipinse tre grandi tele mitologiche: l’Offerta a Venere (Madrid, Museo del Prado), Bacco e Arianna (Londra, National Gallery) e Gli Andri (Madrid, Museo del Prado). Numerosi furono i ritratti realizzati per le grandi famiglie italiane ed europee, nei quali alla idealizzazione del carattere o alla rappresentazione del ruolo sociale fa riscontro una straordinaria intensità psicologica ed emozionale, si vedano i ritratti di Federico II Gonzaga (1523), di Carlo V col cane (1532-1533, entrambi al Prado), di Isabella d’Este (1534-1536, Vienna, Kunsthistorisches Museum), o ancora quelli di Francesco Maria della Rovere ed Eleonora Gonzaga (1536-1538, Firenze, Galleria degli Uffizi). Per Guidobaldo della Rovere, nel 1538, eseguì la sensuale Venere di Urbino (Firenze, Galleria degli Uffizi). Il confronto con le esperienze manieriste provenienti dall’Italia centrale, culminato con il viaggio a Roma del 1545-1546, determinò una nuova fase di sperimentazione stilistica, passata alla storia come “crisi manieristica”: dalla classica dignità formale delle prime opere Tiziano giunse a nuove soluzioni, dove i contrasti chiaroscurali, il plasticismo e il dinamismo compositivo tendono a risolversi nella preziosità di un colore antinaturalistico, quasi astratto, e nel libero e accentuato luminismo. A questa fase appartengono capolavori come l’Incoronazione di spine (1540-1542, Parigi, Musée du Louvre), la Danae per Alessandro Farnese (1544-1545, Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte, il Ritratto di Paolo III con i nipoti (1545- 1546, conservato nello stesso Museo). Alla risposta risolutamente veneziana data dal cadorino alla cultura romana seguirà un impegno crescente per la committenza di Carlo V e di Filippo II di Spagna. Il potente Ritratto di Carlo V a cavallo (1548, Madrid, Museo del Prado) è uno degli esempi più alti del modo originalissimo con cui Tiziano seppe portare alle estreme conseguenze il tema del “ritratto di Stato”; con questo modello si confronteranno intere generazioni di pittori, da Rubens a Van Dyck, da Velázquez a Goya. È questo l’inizio di una lunga stagione creativa caratterizzata dalla realizzazione di quadri “devotissimi” e di grande impatto emotivo, destinati alla Spagna e all’Italia tra cui basterà ricordare la Gloria per Carlo V (1551-1554, Madrid, Museo del Prado) la Deposizione di Cristo nel sepolcro (1559) e la Santa Margherita per Filippo II (1560-1565, entrambi al Prado) e l’Annunciazione per Giovan Vincenzo Pinelli (1558-1559, Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte). Per Filippo II eseguì anche una serie di dipinti mitologici ispirati alle Metamorfosi di Ovidio, le cosiddette “poesie”, attraverso cui Tiziano svilupperà una nuova concezione della pittura intesa in senso più drammatico: Danae (1552-1553, Londra, Apsley House), Venere e Adone (1554, Madrid, Museo del Prado), Perseo e Andromeda (1554-1556, Londra, Wallace Collection), Diana e Atteone e Diana e Callisto (1556-1559, Londra, National Gallery e Edimburgo, National Gallery of Scotland), Ratto d’Europa (1559-1562, Boston, Isabella Steward Gardner Museum). Alla sofferta meditazione sul destino dell’uomo delle opere estreme (1570-1576), fa riscontro una graduale dissoluzione della forma messa in atto attraverso tocchi di luce e colore puro spesso dato sulla tela direttamente con le dita, come è possibile vedere nella tormentata Incoronazione di spine (Monaco, Alte Pinakothek), nel Supplizio di Marsia (Kromeríž, Pinacoteca del Castello), o nella Pietà delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, dipinta per la propria tomba e rimasta incompiuta nel suo studio.


GERHARD RICHTER (Dresda, 9 febbraio 1932)
Nel 1951 si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Dresda, in quell’epoca distrutta dai bombardamenti, dove conosce Marianne Eufinger, studentessa di moda e tessuti, divenuta sua moglie nel 1957. Sebbene di stampo tradizionalista e per certi versi conservatrice, l'Accademia appariva liberale rispetto ai programmi stabiliti dalle autorità sovietiche nella Germania Orientale. Frequenta il dipartimento di pittura murale diretto da Heinz Lohmar, artista cosmopolita, e si documenta attraverso la rivista fotografica Magnum, ricevendo molti libri e cataloghi. Grazie al sostegno del suo professore gli è concesso viaggiare in Germania dell’Ovest e in altri paesi dove ha modo di vedere film, visitare musei e partecipare a lavori teatrali. Allo stesso tempo approfondisce quanto aveva a disposizione nella Germania dell'Est e studia in particolare l'opera di Caspar David Friedrich e di altri illustri pittori del XIX secolo. Nel 1961 decide di stabilirsi nella Germania dell’Ovest, poco prima la costruzione del Muro di Berlino. Frequenta l’Accademia di Düsseldorf dove entra a far parte immediatamente di una cerchia di giovani artisti emergenti. Sebbene influenzato dalle tendenze principali degli anni Sessanta, come l’Arte Concettuale, la Performance e la Pop Art, Gerhard Richter concentrerà sin dagli esordi la sua speciale e originale attenzione al medium pittorico. Da allora sino a oggi Richter sperimenta una sistematica esplorazione del processo pittorico, che varia dal realismo fotografico all’astrazione, dal particolare uso del monocromo sino alla trasformazione random dei colori. Probabilmente Richter è l’artista contemporaneo che più di ogni altro ha sottomesso “la pratica quotidiana della pittura” a una costante riflessione sull’atto della pittura. Un atto determinato dall’idea che l’arte sia una realtà differente: “Nell’arte pensare è pittura” (Gerhard Richter). L’artista, per Richter, non deve uniformarsi a un linguaggio unico internazionale ma sperimentare differenti procedimenti sotto il segno di quella “universalità” che, per filosofi come Hegel e Adorno, rivela le capacità e la specificità propria del fare arte. Molti lavori di Richter, dagli anni Sessanta ai primi anni Settanta, sono figurativi e basati su fotografie che l’artista selezionava da giornali o libri. Le sue caratteristiche foto-pitture sono trattate sempre attraverso la tecnica dello sfocato. E sempre nel 1962 Richter inizia la sua monumentale opera in progress, Atlas; un’immensa opera-archivio che contiene e presenta immagini legate sia alla realtà che ai suoi progetti artistici. Dalla seconda metà degli anni Settanta, Richter, introduce nella sua pratica artistica gli “Abstract Paintings” pur continuando in parallelo la produzione di foto pitture. La serie dedicate all’Annunciazione After Tiziano del 1973 è una significativa testimonianza di questo procedimento “parallelo”. Come scriveva Jean Paul Sartre, a proposito del quadro di Tintoretto, Golgota (conservato nella Scuola Grande di San Rocco a Venezia, la stessa dove Richter aveva ammirato nel 1972 l’Annunciazione di Tiziano), “l’artista non vuole tracciare segni sulla tela ma vuole creare un oggetto”. E sulla base di questa “oggettività” della pittura, oltre ai quadri astratti e ai lavori in stile realista, Richter realizza opere usando specchi o pannelli di vetro. Generalmente Richter “manipola” i suoi quadri utilizzando una grande spatola sia per raschiare il colore dalla superficie che per spalmarlo e mescolarlo. L’utilizzo di questa spatola è oggettivamente legato al processo pittorico dell’artista che decostruisce l’immagine per poi “ripresentarla” in forme possibili. Il movimento duplice (sottrazione e ricomposizione del colore) della spatola è chiaramente visibile nelle bande che determinano la composizione da sinistra a destra. Il risultato finale è una stupefacente e brillante composizione, frutto di differenti passaggi che ne lasciano intravedere la “cronologia”, la storia del processo di realizzazione del quadro. Creazione e distruzione (o parziale cancellazione) sono le caratteristiche distintive delle opere di Gerhard Richter. Nel 2010-2011, Richter sperimenta nei suoi Strips ciò che Benjamin Buchloch ha definito la “de-pittorializzazione della pittura”. La serie Strips è realizzata su stampe digitali montate su Alu-Dibond attraverso una selezione random di 4096 possibili “strisce” di colore. Il temporaneo abbandono della pittura a olio si ricollegava alla Vetrata realizzata per il transetto sud della Cattedrale di Colonia, un’opera composta da 11.500 tasselli di vetro di 72 colori, inaugurata nel 2007 (e la combinazione dei colori è basata sull’opera 4096 Colori, 1974). Il ritorno alla pittura a olio di Richter è segnato dalla serie Birkenau del 2014 sino alle produzioni contemporanee segnate da una anacronistica analogia con “l’ultimo” Tiziano. L’attività espositiva di Gerhard Richter è così vasta che ci si limita a segnalare alcuni eventi espositivi del nostro millennio:

1999 - Black, Red, Gold, installazione permanente nel foyer del Reichstag a Berlino
2002 - Gerhard Richter: Forty Years of Painting, Museum of Modern Art, New York (e poi Chicago, San Francisco e Washington)
2008 - Gerhard Richter: Retrospettiva, Museo Nazionale d’Arte della Cina, Pechino
2011 - Gerhard Richter: Panorama, Tate Modern, Londra; Neue Nationalgalerie, Berlino; Centre Pompidou, Parigi
2012 - Gerhard Richter: Mostra di disegni e acquarelli, Louvre, Parigi
2014 - Gerhard Richter: Pictures/Series, Fondation Beyeler, Basilea
2017 - Gerhard Richter: New Paintings, Museum Ludwig, Colonia; Albertinum, Dresda
2018 - Gerhard Richter: Abstraction, Museum Barberini, Potsdam


PALAZZO TE
Anticamente situato su un'isola posta al centro del quarto lago di Mantova ora prosciugato, Palazzo Te è uno dei più straordinari esempi di villa rinascimentale suburbana manierista. L’intero complesso, decorato tra il 1525 e il 1535, fu ideato e realizzato da Giulio Romano (1499 – 1546) per Federico II Gonzaga (1500 – 1540) come luogo destinato all'ozio del principe e ai fastosi ricevimenti. Sin dall’origine il Palazzo si apriva, attraverso ampie logge, su vasti giardini destinati a rendere gradevole il soggiorno nel palazzo pensato su imitazione delle antiche ville romane. La struttura architettonica delle facciate esterne dell’edificio è caratterizzata dalla lavorazione a bugnato delle superfici murarie e dalla presenza dell’ordine gigante di paraste lisce doriche che ne scandiscono il ritmo. All’interno il palazzo appare organizzato attorno ad un grande cortile quadrato chiuso sui quattro lati da paramenti murari a bugnato liscio scanditi dall’ordine unico di semicolonne doriche che sorreggono una trabeazione classica a metope e triglifi. Sebbene anche esternamente si conservino tracce di zone decorate ad affresco, è soprattutto negli interni che il visitatore può apprezzare la preziosa decorazione ad affresco e i raffinatissimi stucchi che ornano la villa. L’intera decorazione degli ambienti fu realizzata su progetto di Giulio Romano che ideò non solo la struttura architettonica dell’edificio, ma anche gli splendidi cicli decorativi ad affresco, i camini, i soffitti, i pavimenti di tutti gli ambienti, curandone ogni dettaglio, per poi affidarne l’esecuzione a una serie di qualificati collaboratori. Le sale del pianterreno, destinate ad accogliere gli appartamenti di Federico Gonzaga e dei suoi ospiti, conservano ancora oggi quasi integralmente le preziose decorazioni ad affresco e a stucco originali. Veri gioielli dell’arte manierista sono in particolare la Camera di Amore e Psiche e la Camera dei Giganti.
Nelle sale del piano superiore sono attualmente esposte al pubblico le diverse collezioni del Museo: la collezione Gonzaghesca di coni, monete, sigilli, medaglie, pesi e misure; la collezione Mondadori con i dipinti di Federico Zandomeneghi e Armando Spadini e due preziose collezioni archeologiche: la collezione egizia "Giuseppe Acerbi" e quella mesopotamica "Ugo Sissa".


Museo Diocesano di Mantova
Ha sede nel chiostro maggiore dell’ex-monastero agostiniano di Sant’Agnese, un edificio carico di storia. Essa prende le mosse dal mantovano beato Giovanni Bono (1168-1249), fondatore di un ordine religioso poi confluito in quello agostiniano. Nel XIV secolo i suoi seguaci fondarono a Mantova, tra la civitas vetus e un’insenatura del Lago di Mezzo, il monastero di Sant’Agnese, con chiesa ricca di opere d’arte, grande chiostro e corpi annessi. Il monastero godette di tanto prestigio da ospitare, in entrambe le sue visite a Mantova (1530 e 1532), l’imperatore Carlo V, il quale insignì l’abate del titolo di conte, trasmissibile ai suoi successori, insieme con varie facoltà, tra cui quella di conferire lauree: in certo modo, nacque qui il primo germe della futura università. Dopo le soppressioni settecentesche di tutti i monasteri e conventi, quello di Sant’Agnese, demolita la chiesa, fu destinato a usi civili, progressivamente degradandosi; riscattato dalla diocesi alla metà del Novecento, dopo i restauri fu adibito a servizi per la scuola, col nome di “Casa dello studente Beato Contardo Ferrini”; successivamente divenne sede di organismi diocesani e del primo nucleo del museo. Al museo è ora destinato l’intero edificio. Nel contesto urbano esso si colloca a poche decine di metri dalla Cattedrale e dal Palazzo Ducale: scendendo di qui lungo la via Cairoli si perviene presto alla piazza Virgiliana, creata a fine Settecento interrando l’antica insenatura. La piazza, tenuta a giardino, accoglie un solenne monumento al poeta mantovano che fu il maggiore della latinità, ed è attorniata da pregevoli edifici neoclassici; di questo stile è anche la facciata del museo, realizzata da Paolo Pozzo nel 1795.


Fondazione Palazzo Te presents TIZIANO / GERHARD RICHTER. IL CIELO SULLA TERRA, curated by Helmut Friedel, Giovanni Iovane, Marsel Grosso
Exhibition Design Lissoni Associati, Piero Lissoni
Graphic Design Graph.x
Gerhard Richter draws new inspiration from Titian’s Annunciation.
A leading exponent of the contemporary art scene, Gerhard Richter offers a new and exciting demonstration of his relationship with Titian’s art and the subject of the Annunciation in an incisive exhibition – “Tiziano/Gerhard Richter. Il Cielo sulla Terra”, curated by Helmut Friedel, Giovanni Iovane and Marsel Grosso – to be held at Palazzo Te in Mantua from 7 October 2018 to 6 January 2019.
In 1972 while visiting the Scuola Grande di San Rocco in Venice, Richter saw the Venetian’s version of the painting and recognizing in Titian the quality “that makes art a work of art”, he decided to make a copy of it. Since then the great German painter’s dialogue with the old Italian master from Pieve da Cadore has inspired his work and periodically urged him to return to this precious and intimate source.
Assisted by curators, the Fondazione Palazzo Te invited the German artist to express this intimate and long lasting dialogue through two of Titian’s masterpieces – the Annunciations of San Rocco and Museo Nazionale di Capodimonte.
Gerhard Richter generously agreed to the proposal creating a series of 17 works, brought directly from his studio. The paintings subtly tell a story all played out through his encounter with the mystery of the Announcement. The story reverberates in a dedicated cycle of works illustrating Richter’s method of representing the female (Betty and Ella). It is a story that describes the theory and practice of colour, mutual transcendence, the connections between colours in their diversity, and perhaps even the transparency of the vision in relationship to a mystical beyond. Dedicated to this is the last room, where Richter displays a red mirror, the colour of the dress of Titian’s Virgin, as evidence of a reverberation that crosses time and safeguards secrets.
The Fondazione Palazzo Te is privileged to host an exhibition of broad scope that allows Richter to speak of himself. The show includes two Annunciations and some preparatory works by Titian. The subject matter of the Annunciation and the feminine is defined in its ability to connect “the sky and the earth” in the work of artists so significant and so far apart in time.
This unique event has prompted a response from other institutions in the city of Mantua and the Museo Diocesano Francesco Gonzaga has generously agreed to exhibit examples of Annunciations housed in the city's collections, while the Diocese of Mantua is organising a tour of the Annunciations in the town’s main churches.
The catalogue to be published by Corraini will include contributions from influential intellectuals such as Giulio Busi, Annarosa Buttarelli, Claudia Cieri Via, while Piero Lissoni took part in the exhibition design.
The exhibition “Tiziano/Gerhard Richter. Il Cielo sulla Terra” is produced and realized by Comune di Mantova, Fondazione Palazzo Te and Museo Civico di Palazzo Te, with the patronage of Ministero dei beni e delle attività culturali, in collaboration with Diocesi di Mantova and Museo Diocesano “Francesco Gonzaga”, with the contribution of Fondazione Banca Agricola Mantovana and Banca Monte dei Paschi di Siena, and with the support of Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani and the technical sponsor Manerba, Pilkington Italia - NSG Group, Glas Italia - Industria Vetraria Emar

Tiziano / Gerhard Richter. Il Cielo sulla Terra
Dal
7/10/2018 al 6/01/2019
A cura di: Helmut Friedel, Giovanni Iovane, Marsel Grosso
Informazioni:  + 39 041 2719013 - www.fondazionepalazzote.it - 
Orari: Fino a sabato 27 ottobre 2018: lunedì h 13.00 - 19.30; da martedì a domenica h 9.00 - 19.30; (chiusura biglietteria h 18.30)
A partire da domenica 28 ottobre 2018: lunedì h 13.00 - 18.30; da martedì a domenica h 9.00 - 18.30; (chiusura biglietteria h 17.30)
Ingresso: INTERO €  12,00; RIDOTTO €  8,00 (visitatori oltre i 65 anni, gruppi di minimo 20 persone, soci TCI, soci FAI, cittadini residenti a Mantova, possessori di: biglietto d’ingresso al Vittoriale degli Italiani, biglietto/abbonamento Torino Piemonte, tessera Legacoop Lombardia, tessera soci ACI, tessera Mantova Outlet Village, biglietto Trenord); RIDOTTO SPECIALE €  4,00 (visitatori tra i 12 e i 18 anni, studenti universitari); OMAGGIO (1 accompagnatore per gruppo, 2 insegnanti per scolaresca, giornalisti, possessori tessera ICOM, membri: Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria, Corpo Forestale dello Stato, Vigili del Fuoco); BIGLIETTO FAMIGLIA €  25,00 (minimo 3 massimo 5 componenti di cui massimo 2 paganti tariffa intera)
Prenotazioni: da lunedì a venerdì h 9.00 - 19.00; sabato h 9.00 - 14.00 - CALL CENTER T + 39 041 2719013 - ONLINE www.vivaticket.it; PAGAMENTI con carta di credito (Visa e Mastercard) fino 24 h prima della visita o bonifico o vaglia a livello nazionale, con pagamento 15 gg prima della data di visita; PER L’ESTERO: T +39 041 27 19013 - PAGAMENTI con carta di credito (Visa e Mastercard) fino 24 h prima della visita; DIRITTO DI PRENOTAZIONE: ADULTI €  1,50; STUDENTI €  0,50
Con il biglietto della mostra si ha diritto all’ingresso ridotto alle esposizioni:
MARC CHAGALL. Come nella pittura così nella poesia, Palazzo della Ragione (Piazza Erbe, Mantova); RIDOTTO SPECIALE €  10,00 - www.chagallmantova.it
Ufficio Stampa: Lara Facco P&C- T +39.02.36565133 - press@larafacco.com - Lara Facco: M +39.349.2529989 - lara@larafacco.com
Fondazione Palazzo Te: Federica Leoni - T +39 0376.369198 - ufficiostampa@centropalazzote.it

Palazzo Te
Viale Te 13
46100 Mantova

Piena di grazia. Annunciazioni dal IX al XIX secolo
Dal
7/10/2018 al 6/01/2019
A cura di: Augusto Morari
Contributo di: Fondazione Comunità Mantovana Onlus
Orari: dal mercoledì alla domenica 9.30 - 12.00; 15.00 - 17.30; lunedì e martedì: aperto solo a gruppi prenotati. Chiuso a Pasqua, Natale e Capodanno

Ingresso: Intero: € 10,00; Ridotto: € 8,00 maggiori di 65 anni, ragazzi dagli 11 ai 18 anni, gruppi di almeno 15 persone, titolari di biglietto della mostra “Tiziano/Richter” di Palazzo Te.  € 4,00 per i possessori di Mantova - Sabbioneta Musei Card in occasione della mostra “Piena di Grazia. Annunciazioni dal IX al XIX secolo“Gratuito: bambini sotto gli 11 anni. Accessibile ai disabili, rivolgersi alla biglietteria; Visite guidate, su prenotazione.
Informazioni: T. 0376-320602 - www.museofrancescogonzaga.it -info@museofrancescogonzaga.it
Ufficio Stampa: Lara Facco P&C- T +39.02.36565133 - press@larafacco.com - Lara Facco: M +39.349.2529989 - lara@larafacco.com
Fondazione Palazzo Te: Federica Leoni - T +39.0376.369198 - ufficiostampa@centropalazzote.it

Museo Diocesano Francesco Gonzaga
Piazza Virgiliana 55
46100 Mantova

 

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Black Hole. Arte e matericità tra Informe e Invisibile, GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, dal 4/10/2018

Dal 4 ottobre 2018 al 6 gennaio 2019 la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo presenta Black Hole. Arte e matericità tra Informe e Invisibile, prima mostra di un ambizioso ciclo espositivo triennale dedicato al tema della materia, ideato da Lorenzo Giusti e sviluppato insieme a Sara Fumagalli, con la consulenza scientifica del fisico Diederik Sybolt Wiersma e la partecipazione di BergamoScienza.
Attivando un dialogo con la storia delle scoperte scientifiche e tecnologiche e un confronto con lo sviluppo delle teorie estetiche, Black Hole rivolge lo sguardo al lavoro di quegli artisti che hanno indagato l’elemento materiale nella sua più intrinseca valenza, laddove il concetto stesso di “materiale” si infrange per aprirsi a un’idea più profonda di “materia” come elemento originario, come sostanza primordiale costituente il tutto.

 

1ª Sezione: Informe
Le acquisizioni della scienza - dal principio di indeterminazione di Heisenberg alla metodologia quantistica - e la loro circolazione culturale, che le ha rese a noi familiari, hanno profondamente influenzato la visione degli artisti, al punto da condizionarne non soltanto la percezione delle cose e del mondo, ma anche la più profonda sostanza del loro operare.
In dialogo con lo sviluppo di queste scoperte, le opere presenti all’interno della prima sezione rifuggono dunque dal rappresentare il mondo e utilizzano materiali, sia tradizionali sia inusuali, non come elementi da plasmare con l’intento di creare nuove forme, ma in virtù della loro valenza intrinseca, del loro presentarsi come “elementi in sé”. Configurazioni materiche che, per la loro indeterminatezza, restituiscono un’idea della realtà come sostanza in continuo mutamento.
Si collocano all’origine di questo percorso le ricerche di Jean Fautrier, con le sue concrezioni di colore stratificato, e di Lucio Fontana, con le sue Nature di materia incisa, la quale, penetrata e lacerata, animandosi si fa opera.
Una linea di ricerca che prosegue - tra gli altri - con le superfici grumose intessute di fenditure e lacerazioni di Antoni Tàpies, la densità bituminosa delle Combustioni e dei Cretti di Alberto Burri, presente anche nei primi lavori di Piero Manzoni, e, decenni più tardi, i Big Clay senza forma” di Urs Fischer, le statue “colanti” di Cameron Jamie, le eteree astrazioni screpolate di Ryan Sullivan.In particolare, l’esposizione intende raccontare questa dimensione attraverso tre diverse restituzioni: quella di chi ha guardato all’elemento materiale, concreto, come a un’entità originaria, precedente o alternativa alla forma; quella di chi ha interpretato la natura umana come parte di un più ampio discorso materiale e quella di chi, nel processo di penetrazione della materia, si è spinto nel profondo, ai confini della materialità stessa, cogliendone la dimensione infinitesimale ed energetica.
Attraverso una ricca selezione di opere realizzate tra la fine dell’Ottocento e i giorni nostri, il percorso espositivo illustra, all’interno di un’unica visione integrata, questa preziosa dialettica, oscillante tra la materialità dell’Informe e la materialità dell’Invisibile, poli soltanto apparentemente antitetici e in realtà coesistenti e complementari.

2ª Sezione: Uomo - Materia
La materia che permea l’universo e che tutto crea e compone definisce anche la natura umana. Questo lasciano intendere i lavori degli artisti presenti nella seconda sezione della mostra, dove, all’interno di un percorso articolato e trasversale, sono messe a confronto le opere di autori di generazioni diverse contraddistinte da una forte componente materica e allo stesso tempo da una presenza, più o meno manifesta, dell’elemento antropomorfo. Lavori in cui il corpo umano è dunque in primis un “corpo materico” e in cui la figura, accennata o scomposta, si fa veicolo di una visione integrata del mondo, tenuta assieme dal principio stesso della materia.
Le sintesi plastiche di Auguste Rodin e Medardo Rosso, con le loro immagini di volti e corpi affioranti da blocchi indistinti, costituiscono un significativo precedente storico per la ricerca di una serie di artisti che, in forme diverse, hanno fatto convergere dentro un'unica visione creativa il discorso sulla materia e l’indagine sull’uomo. Ne è un esempio Alberto Giacometti, con le sue figure “intrappolate”, “sempre a mezza via fra l’essere e il non essere”, per citare Jean-Paul Sartre, così come lo scultore svizzero Hans Josephsohn, con le sue caratteristiche teste monolitiche, imprigionate dentro blocchi di materia compatta.
Volto e materia, prettamente pittorica, ritornano nei primi dipinti informali di Enrico Baj, nelle Dame di Jean Dubuffet degli inizi degli anni Cinquanta così come nei lavori di Karel Appel e Asger Jorn, storici membri del gruppo Co.Br.A., caratterizzati dall’utilizzo di colori brillanti, violente pennellate e figure umane distorte.
A questi maestri della modernità sono affiancati lavori di artisti contemporanei, da William Tucker, con i suoi agglomerati di materia a metà tra la roccia e il corpo umano, a Florence Peake, con le sue sculture informali, esito di performance collettive in cui corpo e materia sembrano cercare una sintesi dinamica.

3ª Sezione: Invisibile
Diversamente da quelle della prima e della seconda sezione, testimoni di una relazione fisica con la materia - incisa, spatolata, graffiata, bruciata, colata, e pur sempre materia “in sé” - le opere presenti nella terza sezione guardano agli aspetti più nascosti della materia, invisibili ai nostri occhi, in dialogo con la dimensione atomistica e subatomica.
Punto di partenza di un discorso in evoluzione che trova ampio sviluppo nei linguaggi della contemporaneità sono le celebri Tessiturologie di Jean Dubuffet, visioni ravvicinate, microscopiche, di un generico “elemento materiale”, di cui si restituisce visivamente l’idea dell’incessante brulichio interno. Una ricerca che trova eco nelle esplosioni di “materia-luce” di Tancredi Parmeggiani, o ancora nelle composizioni degli artisti del Movimento Arte Nucleare - fondato nel 1951 da Enrico Baj e Sergio Dangelo, con l’aggiunta, un anno dopo, di Joe Colombo - che rielaborano in forma visiva le suggestioni provocate dall’esplosione della bomba atomica alla fine del secondo conflitto mondiale.

Dal dopoguerra alla contemporaneità, gli artisti creano nuove immagini di ciò che le teorie scientifiche suggeriscono, ma che parole e illustrazioni non riescono descrivere. La nozione classica di "materia", valida dal familiare livello degli oggetti visibili fino al livello molecolare e atomico, sfuma ai livelli subatomici, abbracciando il concetto di energia.
Così, lavorando a stretto contatto con i Laboratori Nazionali del Gran Sasso - tra i più importanti istituti di ricerca a livello mondiale per lo studio dei neutrini - Jol Thomson crea un dialogo fra scienza e arte, indagando i territori dell’ignoto materiale, dell’intangibile e del non-ottico. Su questa linea di ricerca si muovono anche le performance di Hicham Berrada, che invita lo spettatore a fare esperienza diretta delle energie e delle forze che emergono dalla materia, e i Photograms di Thomas Ruff, le cui composizioni astratte nascono dalla consapevolezza dell’esistenza di un universo microscopico, oltre la dimensione tangibile delle cose.
Nella loro diversità di approcci, i lavori presentati in questa sezione testimoniano la medesima urgenza di interrogarsi sulle implicazioni filosofiche, percettive e conoscitive delle rivoluzionarie scoperte scientifiche della nostra epoca.

MERU ART*SCIENCE RESEARCH PROGRAM
La mostra si avvarrà del contributo della Fondazione Meru - Medolago Ruggeri per la ricerca biomedica, che nell’ambito della “Trilogia della materia”, e quale parte del programma del festival BergamoScienza, ha dato vita a un nuovo progetto di ricerca - Meru Art*Science Research Program - finalizzato alla realizzazione di interventi “site specific” dedicati al rapporto arte-scienza.

Coordinato da Anna Daneri, insieme ad Alessandro Bettonagli e Lorenzo Giusti, il programma vede, per questa prima edizione, la partecipazione degli artisti Evelina Domnitch & Dmitry Gelfand­, che per lo Spazio Zero della GAMeC hanno progettato un’installazione ambientale capace di declinare sul piano visivo l’interazione di due buchi neri attraverso un cunicolo spazio-temporale (wormhole), laddove cioè la materia dell’universo collassa su se stessa per rigenerarsi.

CATALOGO
Il catalogo della mostra – edito da GAMeC Books – presenta testi di natura scientifica di Gianfranco Bertone, Giulio Peruzzi e Diederik Sybolt Wiersma, tracciando l’orizzonte concettuale di questo primo appuntamento della “Trilogia della materia”, accanto ai saggi di Lorenzo Giusti e Sara Fumagalli e agli interventi di critici e storici dell’arte internazionali chiamati a fornire una lettura approfondita delle opere in mostra: Alex Bacon, Mathieu Copeland, Anna Daneri, Heike Eipeldauer, Eva Fabbris, Chiara Gatti, Elio Grazioli, Luigia Lonardelli, Giorgio Mastinu, Fabiola Naldi, Alessandra Pioselli, Kari Rittenbach.

EVENTI COLLATERALI
Accompagnerà la mostra un ricco calendario di eventi collaterali, che coinvolgeranno pubblici diversi con attività mirate.
Dal mese di ottobre, lo Spazio ParolaImmagine della GAMeC ospiterà una serie di conferenze dedicate ai temi trattati dalla mostra, che coinvolgeranno protagonisti del panorama scientifico e artistico.
Al via anche il nuovo ciclo di Public Program, la piattaforma di incontri aperti al pubblico nata dalla collaborazione tra GAMeC e Accademia di Belle Arti G. Carrara di Bergamo. Dopo aver sperimentato il format dell’“artist talk”, in occasione di Black Hole. Arte e matericità tra Informe e Invisibile il progetto assumerà carattere interdisciplinare e rifletterà, in maniera trasversale, sul tema della materia e sul rapporto tra arti visive e scienza.
Numerose saranno, inoltre, le attività promosse dai Servizi Educativi in occasione della mostra, tra cui percorsi dedicati alle scuole di ogni ordine e grado, visite precognitive per docenti, laboratori per adulti, bambini e famiglie, visite guidate ed eventi speciali!

ARTISTI IN MOSTRA
Karel Appel, Hicham Berrada, Alberto Burri, Christo, Gino De Dominicis, Evelina Domnitch & Dmitry Gelfand, Jean Dubuffet, Simone Fattal, Jean Fautrier, Urs Fischer, Lucio Fontana, Alberto Giacometti, Lydia Gifford, Cameron Jamie, Asger Jorn, Hans Josephsohn, Anish Kapoor, Anselm Kiefer, Leoncillo Leonardi, Piero Manzoni, Nicola Martini, Luca Monterastelli, Movimento Arte Nucleare (Enrico Baj, Joe Colombo, Sergio Dangelo), Gastone Novelli, Tancredi Parmeggiani, Florence Peake, Carol Rama, Milton Resnick, Auguste Rodin, Medardo Rosso, Thomas Ruff, Ryan Sullivan, Antoni Tàpies, Jol Thomson, William Tucker.

La GAMeC - Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo inaugura nel 1991. La sede, un ex convento del XV secolo ristrutturata da Vittorio Gregotti, ha visto impegnati in unità di intenti il Comune di Bergamo ed il Credito Bergamasco. Il museo propone una politica culturale diversificata negli oltre 1500 metri quadrati di spazi espositivi: mostre temporanee personali e collettive di artisti internazionali, progetti inediti di artisti emergenti, eventi espositivi di largo respiro storico artistico, progetti per artisti legati al territorio, offrendo allo stesso tempo molteplici occasioni a chi è interessato all'arte e alla creatività di oggi. L'intento sotteso alla realizzazione della GAMeC, che si è affiancata all'Accademia Carrara e all'Accademia Carrara di Belle Arti, è stato di creare nella città un polo dedicato all'arte. Dal 2000 la Galleria è gestita dall'Associazione per la GAMeC - onlus, che ha quali soci fondatori il Comune di Bergamo e TenarisDalmine, quali soci benemeriti la Banca Popolare di Bergamo - Gruppo BPU Banca e Bonaldi Motori.


Black Hole. Arte e matericità tra Informe e Invisibile
Dal
4/10/2018 al 6/01/2019

Ufficio Stampa: Lara Facco P&C - T. +39 02 36565133 - M. +39 349 2529989 - press@larafacco.com
Comunicazione e Promozione GAMeC
Manuela Blasi - manuela.blasi@gamec.it - T. +39 035 270272 - int. 420
Paola Colombo - paola.colombo@gamec.it - T. +39 035 270272 - int. 412

GAMeC - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
Via San Tomaso, 53
24121 Bergamo 
T. +39 035 270272 - gamec.it

 

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Epoca Fiorucci, Ca’ Pesaro Galleria Internazionale d’Arte Moderna, Venezia, dal 23/06/2018

A Ca’ Pesaro un altro intrigante dialogo tra moda e cultura, questa volta grazie alla pirotecnica creatività di Elio Fiorucci, il celebre stilista milanese scomparso nel 2015, da molti definito il “paladino della moda democratica”. Fiorucci fu una personalità unica in questo campo, capace di rivoluzionare la moda e il mercato – quando alla fine degli anni sessanta portò a Milano lo spirito libero e trasgressivo della Swinging London – e di formare il gusto di almeno due generazioni di giovani.

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Massimiliano e Manet, Un incontro multimediale, Scuderie e Castello di Miramare, Trieste, fino al 30/12/2018

Dopo le celebrazioni dei 150 anni dalla morte di Massimiliano d’Asburgo, Miramare propone un percorso immersivo e “multimediale”, allestito negli spazi delle Scuderie del Castello, per dar vita all’incontro impossibile tra l’imperatore del Messico, fucilato il 19 giugno 1867, ed Édouard Manet, il grande pittore francese che, indignato dalla vicenda, denunciò con la sua pittura le responsabilità francesi.

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