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Canova | Thorvaldsen. La nascita della scultura moderna, Gallerie d’Italia – Piazza Scala, Milano, dal 25/10 al 15/03/2020


 

Le Gallerie d’Italia - Piazza Scala, sede museale di Intesa Sanpaolo a Milano, presentano dal 25 ottobre 2019 al 15 marzo 2020 la mostra Canova | Thorvaldsen. La nascita della scultura moderna, a cura di Stefano Grandesso e Fernando Mazzocca.
Realizzata in collaborazione con il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo e con il Museo Thorvaldsen di Copenaghen, l’esposizione è resa possibile grazie all’apporto di prestiti fondamentali concessi da musei e collezioni private italiani e stranieri, solo per citarne alcuni: la Biblioteca Apostolica Vaticana, le Gallerie degli Uffizi di Firenze, il J. Paul Getty Museum di Los Angeles, il Museo Nacional del Prado di Madrid, la Pinacoteca di Brera e la Pinacoteca della Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, il Metropolitan Museum di New York, le Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma, le Gallerie dell'Accademia di Venezia.
Un consistente nucleo di opere proviene inoltre dal Museo e Gypsotheca Antonio Canova di Possagno, promotore delle celebrazioni canoviane, che sono iniziate a luglio 2019 - a 200 anni dalla posa della prima pietra del Tempio di Possagno - e si concluderanno il 13 ottobre 2022, data che segna i due  secoli dalla morte dell’artista.

Giovanni Bazoli, Presidente Emerito di Intesa Sanpaolo«Questa mostra rappresenta un traguardo di grande significato nel percorso di valorizzazione dell’arte e della cultura italiana  intrapreso dalle nostre Gallerie d’Italia. È un percorso che assume sempre maggiore rilevanza internazionale. Per la prima volta sono presentate al pubblico in un confronto diretto le opere dei due grandi scultori, l’italiano Canova e il danese Thorvaldsen. La realizzazione di questo ambizioso progetto è stata resa possibile dalla collaborazione prestata alle nostre Gallerie d’Italia da due musei di prestigio mondiale, l’Ermitage di San Pietroburgo e il Museo Thorvaldsen di Copenaghen. Grazie ad essi sarà possibile ammirare, in un accostamento e dialogo del tutto inedito, alcuni tra i maggiori capolavori dell’arte di tutti i tempi. La nostra banca conferma anche con questa mostra l’orgoglio di trasfondere in un impegno quotidiano la propria fiducia nei valori universali della cultura e della bellezza.»

La mostra propone il confronto, mai tentato prima, tra i due grandi protagonisti della scultura moderna in età neoclassica e romantica: l’italiano Antonio Canova (1757-1822) e il danese Bertel Thorvaldsen (1770-1844), i due “classici moderni” in grado di trasformare l’idea stessa della scultura e la sua tecnica, creando opere immortali, diventate popolari e riprodotte in tutto il mondo.
Il terreno su cui si affrontarono originariamente i due illustri maestri è stato il suolo romano, dove svolsero entrambi una buona parte della loro carriera: Canova giunse a Roma nel 1781 e vi morì nel 1822, mentre Thorvaldsen vi si insediò a partire dal 1797 per i successivi quarant’anni. Qui, i due artisti ingaggiarono una delle più note e produttive sfide su identici temi e soggetti che regaleranno all’arte alcuni capolavori: le figure della mitologia classica, come Amore e Psiche, Venere, Paride, Ebe, le Grazie, rappresentavano nell’immaginario comune l’incarnazione dei grandi temi universali della vita, come il breve percorso della giovinezza, l’incanto della bellezza, le lusinghe e le delusioni dell’amore.
Il plauso con cui vennero entrambi accolti dalla critica coeva è emblema di una civiltà che guardava all’antico, ma che aspirava nello stesso tempo alla modernità, dualità che seppero magistralmente interpretare e guidare: Canova era stato l’artista rivoluzionario, capace di garantire alla scultura un primato sulle altre arti, nel segno del confronto e del superamento dell’antico; Thorvaldsen, guardando all’opera e alla strategia del rivale, si era ispirato a un’idea della classicità più severa e austera, avviando una nuova stagione dell’arte nordica, ispirata alle civiltà mediterranee.
Entrambi avevano saputo emanciparsi dal vincolo che la committenza poneva tradizionalmente alla scultura a causa dei costi elevati del marmo o del bronzo, fondando grandi studi che avevano le dimensioni di complesse officine, con numerosi collaboratori e allievi: con le innovazioni tecniche introdotte da Canova e utilizzate su larga scala da Thorvaldsen - creazione di un modello in gesso prima della statua in marmo – lo scultore acquisiva infatti per la prima volta la libertà di esprimere nella statua, ideata senza commissione, la propria poetica.

Attraverso oltre 160 opere divise in diciassette sezioni la mostra intende documentare la  straordinaria complessità delle creazioni di Canova e Thorvaldsen, destinate ad un collezionismo di alto profilo sia italiano sia internazionale, e l’enorme seguito che la loro scultura ebbe, proponendo continui confronti con gli altri artisti di ogni nazionalità.

  1. La prima sezione affronta il tema deL’immagine dell’artista. Gli autoritratti, con i lavori eseguiti dai due artisti in tre momenti: all’inizio della loro carriera, quando si erano ormai affermati, e quelli realizzati in maturità. Canova si è rappresentato sia come scultore che come pittore in una serie di dipinti. Thorvaldsen ci ha lasciato in alcuni disegni un’immagine più intima del suo volto dai lineamenti romantici. Ma i due ritratti ufficiali sono quelli in cui si sono raffigurati in due busti di carattere eroico, cioè di dimensioni maggiori del vero, all’antica: due ritratti autocelebrativi, proiettati in una dimensione senza tempo, ma animati anche da una grande carica introspettiva.
  2. Si prosegue con la sezione deGli studi di Canova e di Thorvaldsen a Roma, con una serie di opere che rimandano alle vere e proprie officine in cui operavano i due maestri nel centro di Roma: in mostra i lavori di Francesco Chiarottini, Johan Vilhelm Gertner, Hans Ditlev e Christian Martens, Gaetano Matteo Monti, Friedrich Nerly, Ferdinand Richardt, Pietro Tenerani, che testimoniano come lo studio sia diventato per Canova e Thorvaldsen una sorta di museo dell’artista, dove esporre il proprio operato e i modelli in gesso da copiare. Le sezioni seguenti, dedicate airitratti, per lo più a quelli tributati ai due scultori, testimoniano un fenomeno che per numero e qualità non ha eguali nella storia dell’arte, giustificato dall’ammirazione di cui furono oggetto. Canova vi appare contemporaneamente come l’artista di fama universale e la personificazione dell’identità nazionale italiana. Thorvaldsen, il Fidia nordico, è il riferimento per la rinascita dell’arte germanica e nordica in generale.
  3. Nella terza sezione,La gloria di Canova, una serie di effigi, opere di Andrea Appiani, Giuseppe Bossi, Giovanni Ceccarini, Hugh Douglas Hamilton, Angelica Kauffmann, John Jackson, Giovanni Battista Lampi Junior, Thomas Lawrence, Ludovico Lipparini, hanno come soggetto Antonio Canova, immagini molto diverse tra loro che rivelano la grandezza dell’artista, a volte rappresentato accanto alle sue opere, e l’ammirazione nei suoi confronti. Emblematica è la statua monumentale, posta al centro di questa sezione, in cui Canova non appare in abiti moderni come negli altri ritratti, ma seduto e seminudo con un corpo atletico, con accanto la testa antica del cosiddettoGiove di Otricoli.
  4. Si prosegue conRitratti in scena, che riunisce i ritratti di carattere celebrativo tra cui quelli dei due artisti in posa nei loro abiti cerimoniali (tre di Rudolph Suhrlandt e uno di Jacob Munch), ma anche le opere di François Xavier Fabre con Ugo Foscolo, Vittorio Alfieri, Antonio Canova identificati come le grandi glorie d’Italia; laVenere Italica e il ritratto di Maria Luigia d’Asburgo e il gesso per il Monumento a Vittorio Alfieri, tutti di Canova, segnano l’ultima grande stagione del ritratto allegorico come apoteosi all’antica.
  5. Una particolare attenzione è dedicata nella quinta sezione,Icone popolari. L’immagine moltiplicata dei capolavori, alla circolazione delle riproduzioni eseguite da altri artisti in tutti i materiali e tecniche, dalle riduzioni in bronzo alle incisioni. Accanto ai due rilievi in cera di Canova e al ritrattino in cera di Thorvaldsen di Giovanni Antonio Santarelli, oltre alle cinque cere di Benedetto Pistrucci, riproduzioni da opere di Antonio Canova, figurano una medaglia in oro di Christen Christensen con l’immagine di Thorvaldsen sul recto eGalatea presenta la Danimarca a Cupido con la lira di Thorvaldsen sul verso, a confronto con una medaglia in bronzo di Giuseppe Girometti con soggetto Canova.

Un posto di rilievo viene accordato alle riduzioni in bronzo dorato usate come eccezionali pezzi d’arredo: mentre Desiderio Cesari ritrae con questa tecnica il maestro danese, viene esposto in mostra uno dei soggetti prediletti da Canova, un’Ebe eseguita dalla manifattura Strazza e Thomas, a confronto con quella eseguita su modello di Pietro Galli, da Thorvaldsen, da Wilhelm Hopfgarten e Benjamin Ludwig Jollage, di cui viene esposto anche Giasone con il vello d'oro. Concludono la sezione le litografie a soggetto religioso e ritratti in stile neoclassico di Michele Fanoli provenienti dalla Biblioteca Nazionale Braidense, che furono pubblicate e diffuse in tutto il mondo, testimoniando la vastità e la versatilità della produzione di Canova.

  1. Nella sesta sezioneLa gloria di Thorvaldsen, intorno all’effigie monumentale a figura intera dell’Autoritratto con la statua della Speranza, dove l’artista seppe far rivivere la misteriosa bellezza dell’arte greca di età arcaica, troviamo effigi che lo ritraggono o che riproducono le sue opere di Karl Begas, Ditlev Conrad Blunck, Vincenzo Camuccini, Johan Vilhelm Gertner, Alessandro Puttinati, Carl Adolf Senff, Horace Vernet, Carl Christian Vogel von Vogelstein ed Emil Wolff: l’immagine di Thorvaldsen divenne straordinariamente popolare, alimentando il mito dello scultore che, venuto dal Nord, si era fatto interprete di un ideale classico e mediterraneo di bellezza.
  2. Il primato della scultura e la celebrazione del geniosi sofferma sulla fortuna che il genere scultoreo assunse grazie a Canova e Thorvaldsen, testimoniata sia sul piano illustrativo sia allegorico, su marmo e su tela, da Giuseppe Borsato, Carl Dahl, Giacomo De Maria, Julius Exner, Constantin Hansen, Leopold Kiesling, Tommaso Minardi, Giuseppe Sabatelli, L.A. Smith, Fritz Westphal.

Le allegorie di derivazione classica sono state utilizzate per celebrare il potere delle arti ed in particolare della scultura come quella che più di tutte riesce a imitare e gareggiare con la Natura, creando figure tridimensionali capaci di vivere nello spazio. Non mancano i ritratti di Canova dove viene celebrato nelle solenni cerimonie officiate per la sua morte, vissuta come un lutto nazionale, e nei monumenti che lo ricorderanno come il genio universale. Anche Thorvaldsen, al suo ritorno a Copenaghen, fu festeggiato come un dio e gli fu dedicato un museo personale, onore mai prima di allora concesso ad un artista in vita.

  1. Nel grande salone centrale, attorno cui si impernia l’esposizione,Le Grazie e la danza, la sezione dedicata al sensazionale confronto, mai proposto prima, tra i due celeberrimi capolavori, i due gruppi marmorei de Le Grazie dove Canova e Thorvaldsen hanno espresso meglio il proprio ideale di bellezza. Al concetto di grazia come movimento, varietà e sentimento del gruppo di Canova proveniente dall’Ermitage, Thorvaldsen risponde ribadendo il suo ideale austero di casta semplicità con Le Grazie con Cupido, dal Thorvaldsens Museum. Queste due opere sono circondate da una coreografia di quattro figure in cui Canova, Thorvaldsen e un loro seguace, Gaetano Matteo Monti, hanno rappresentato il motivo della danza, grande novità perché tema mai affrontato prima in scultura.
  2. I ritratti come specchio di un’epocaripercorre la vasta produzione ritrattistica in marmo di Canova e di Thorvaldsen, restituendo l’immagine dei personaggi più in vista del tempo, sovrani, aristocratici, collezionisti, artisti e letterati che vollero farsi immortalare in sembianze idealizzate. Nonostante l’idealizzazione, questi volti non appaiono freddi, ma animati da una straordinaria capacità di rendere la psicologia dei personaggi.
  3. Altra tematica cara ai due scultori si trova esemplificata nella sezioneVenere e il trionfo della bellezza. Canova, Thorvaldsen e il loro seguace Mathieu Kessels sono messi a confronto nella rappresentazione di Venere, la dea dell’amore. Soprattutto Canova ha prediletto questo soggetto, rappresentando in diverse statue, leggermente diverse l’una dall’altra, il motivo di Venere che uscendo dal bagno cerca di coprirsi da sguardi indiscreti. Intendeva così rendere l’emozione che si prova ogni volta alla comparsa della bellezza. La dea di Canova appare più donna e quindi più sensuale rispetto a quella di Thorvaldsen che, nella sua nudità assoluta, rimane una divinità: una Venere vincitrice che, perfettamente immobile, esibisce trionfante il pomo della vittoria assegnatale nella celebre gara.
  4. L’undicesima sezione,Amor vincit omnia. La rappresentazione d’Amore, prende in esame uno dei temi più amati dalla scultura e dalla pittura tra Neoclassicismo e Romanticismo, ovvero quello di Amore o Cupido. Simbolo di grazia sensuale, bellezza intatta e innocente, con il corpo di un adolescente o di un bambino, la figura di Cupido offriva un’occasione di virtuosismo unica nella rappresentazione delle ali, che rendono queste immagini straordinariamente seducenti.

Thorvaldsen e il suo seguace Wolff raffigurano Amore come una divinità vittoriosa e fiera del proprio trionfo, rendendo così la potenza di questo sentimento universale, dominante sulla vita e sul destino dell’uomo. Particolarmente apprezzati e richiesti sono stati i bassorilievi in cui Thorvaldsen ha saputo rendere con infinita grazia l’antico mito di Amore bambino consolato da Venere o come emblema, insieme a Bacco o Anacreonte, delle stagioni, dove la bellezza giovanile è indagata insieme alle risorse allegoriche del mito, a simboleggiare che c’è sempre un tempo per amare.

Nell’Apollo che si incorona, esperimento giovanile di Canova eseguito nell’atelier di Roma nel 1781-82 e conservato oggi al Getty Museum di Los Angeles, e nell’Apollino riscoperto di recente, si ritrova più accentuata l’attenzione al movimento. In mostra anche le opere su tela di José Álvarez Bouquel, Francesco Hayez, C.F. Høyer, Mathieu Kessels, Joseph Paelinck, Julien de Parme, Emil Wolff. Sulla scia di Cupido, si inseriscono le due sezioni interamente dedicate ai soggetti prediletti dai due scultori: la dodicesima ad Amore e Psiche e la tredicesima ad Ebe.

  1. Nella prima,Nel segno della grazia. Amore e Psiche, il tema viene declinato nelle opere su tela e in marmo di Giovanni Maria Benzoni, Agostino Comerio, François Pascal Simon Gérard, Felice Giani, Johan Tobias Sergel che incorniciano il celebre gruppo canoviano dell’ErmitageAmore e Psiche stanti insieme alla Psiche con il vaso di Thorvaldsen. L’abbraccio dei due amanti è reso nei due gruppi in marmo di Canova e Thorvaldsen in maniera molto diversa. Mentre nel primo la loro attenzione appare concentrata sulla farfalla, individuata come l’emblema dell’anima, nel secondo il loro sguardo è rivolto al vaso, identificato come oggetto misterioso ed elemento chiave del mito. Rispetto alla sensualità coinvolgente della creazione canoviana, l’opera dello scultore danese appare caratterizzata da una grazia più distaccata.
  2. Nella seconda,Figure in volo. Ebe coppiera degli dei, i lavori di Vincenzo Camuccini, Gavin Hamilton, John Gibson, Gaspare Landi, Pietro Tenerani offrono spunti di approfondimento dell’Ebe canoviana dell’Ermitage e dei tre lavori (statue e rilievi) di Thorvaldsen in cui compaionoEbe, Ercole, Nemesi e Giove. La figura di Ebe, identificata come simbolo di eterna giovinezza, non ha avuto, diversamente da Venere, Amore e Psiche, una tradizione iconografica che risalisse all’antichità cui Canova e Thorvaldsen potessero ispirarsi. In epoca neoclassica Ebe ha avuto notevole fortuna in pittura soprattutto tra gli artisti inglesi come dimostra l’esempio di Gavin Hamilton, considerato uno dei primi sostenitori di Canova. Rispetto alla straordinaria forza dinamica della statua di Canova seminuda e con le vesti trasparenti che il vento fa aderire al corpo, risalta l’immobile castità della Ebe di Thorvaldsen, chiusa nella sua malinconica e spirituale bellezza.
  3. Un capitolo a parte,I grandi mecenati. Napoleone e Sommariva, si sofferma sulla committenza dei due maestri: mecenati come Napoleone e la sua famiglia e il grande collezionista lombardo Giambattista Sommariva, che acquisì numerose statue di Canova ed ebbe da Thorvaldsen il suo capolavoro,Il trionfo di Alessandro in Babilonia, commissionato da Napoleone per il Quirinale ma poi eseguito per la villa di Tremezzo sul lago di Como. Grazie a Sommariva e ad altri committenti, entrambi gli artisti ebbero con Milano un rapporto privilegiato. Ritraendo Napoleone, Canova ha cercato di rendere il fascino dell’eroe, dell’uomo del destino, mentre Thorvaldsen ha divinizzato l’imperatore rappresentandolo come Giove con l’aquila. Sommariva è rappresentato nel magnifico ritratto di Prud’hon ispirato a quelli di grandi collezionisti inglesi che si erano fatti ritrarre da Batoni insieme alle statue antiche ammirate a Roma.
  4. Si prosegue sui temi cari a Thorvaldsen, conL’incanto dell’eterna giovinezza. Ganimede: il soggetto prediletto dal maestro, complementare a quello di Ebe, non è mai stato considerato da Canova. Il danese ne ha fatto l’immagine al maschile di una bellezza adolescenziale simbolo di eterna giovinezza, sperimentando diversi modi di rappresentarlo, influenzando i pittori e gli scultori contemporanei, come nel caso delle opere di Camillo Pacetti, presentate in mostra.
  5. L’eredità romantica. Il pastore erranteriassume, con opere dedicate alla bellezza naturale e al carattere sentimentale dei soggetti arcadici e pastorali di Hippolyte Flandrin, John Gibson, Aleksandr Andreevic Ivanov e Bertel Thorvaldsen, l’eredità degli stilemi e dei modelli di universalità senza tempo del linguaggio di Canova e Thorvaldsen. Qui, alle sembianze più idealizzate di Ganimede, si sostituiscono quelle più naturali del Pastorello che nella versione della Manchester Art Gallery posa ancora sul suo piedistallo originale disegnato da Flaxman.

Nel Fauno rappresentato dal migliore seguace di Thorvaldsen, Pietro Tenerani, seduce la verosimiglianza al vivo mentre suona una musica che sembra addolcire le sue membra. Allo stesso modo, il sonno conferisce un sentimento di malinconia alla figura abbandonata e sognante del pastore di Gibson. Lo stesso languore lo ritroviamo nel Giovane pastore dipinto da Flandrin, nostalgico di un’Arcadia perduta.

  1. Rientra nel percorso espositivo, concludendolo, la splendida serie di 13 bassorilievi in gesso di Canova permanentemente esposti alle Gallerie d’Italia e appartenenti alla collezione dell’Ottocento della Fondazione Cariplo. Essi immortalano scene mitiche e rappresentazioni di alcuni precetti della filosofia socratica. Il catalogo della mostra è edito da Edizioni Gallerie d’Italia | Skira e contiene saggi di Leticia Azcue Brea, Margrethe Floryan, Stefano Grandesso, Mario Guderzo, Elena Karceva, Fernando Mazzocca, Stig Miss, Laila Skjothaug.

Canova | Thorvaldsen. La nascita della scultura moderna
Dal 
25/10/2019 al 15/03/2020

Orari: dalle 09.30 alle 19.30 (giovedì chiusura alle ore 22:30) - Chiuso lunedì.
Biglietto: intero 10 euro, ridotto 8 euro, ridotto speciale 5 euro. È prevista una riduzione reciproca con la mostra Canova. I volti ideali alla Galleria d’Arte Modena (GAM): il biglietto d’ingresso della prima mostra visitata dà diritto all’ingresso ridotto a 8 euro alla seconda esposizione.
Gratuità: convenzionati, scuole, minori di 18 anni e ogni prima domenica del mese.
Informazioni: numero verde 800 167619 - info@gallerieditalia.com - www.gallerieditalia.com - #canovamilano
Uffici Stampa: Intesa Sanpaolo, Ufficio Media Attività Istituzionali, Sociali e CulturaliSilvana Scannicchio - T. 335 7282324 - stampa@intesasanpaolo.com
Ufficio Stampa Maria Bonmassar - T. 06.4825370 - 335.490311 - ufficiostampa@mariabonmassar.com

Gallerie d’Italia
Piazza Scala
Piazza della Scala, 6
Milano

 

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Guggenheim. La collezione Thannhauser. Da Van Gogh a Picasso, Palazzo Reale, Milano, dal 17/10/2019 al 1/03/2020

La mostra Guggenheim. La collezione Thannhauser, da Van Gogh a Picasso a Palazzo Reale dal 17 ottobre 2019 al 1° marzo 2020, presenta circa cinquanta capolavori dei grandi maestri impressionisti, post-impressionisti e delle avanguardie dei primi del Novecento, tra cui Paul Cézanne, Pierre-Auguste Renoir, Edgar Degas, Paul Gauguin, Edouard Manet, Claude Monet, Vincent van Gogh e un nucleo importante di opere di Pablo Picasso.
La mostra racconta la straordinaria collezione che negli anni Justin K. Thannhauser costruì per poi donarla, nel 1963, alla Solomon R. Guggenheim Foundation, che da allora la espone in modo permanente in una sezione del grande museo di New York.
Promossa e prodotta dal Comune di Milano Cultura, Palazzo Reale, MondoMostre Skira e organizzata in collaborazione con The Solomon R. Guggenheim Foundation, New York, la mostra è curata da Megan Fontanella, curatrice di arte moderna al Guggenheim.
L’assessore alla Cultura Filippo Del Corno: “In questa mostra si intrecciano una grande storia di collezionismo che ha attraversato tutto il ventesimo secolo, la volontà di un importante museo di New York che offre a Milano l’opportunità di ammirare i suoi capolavori senza attraversare l'oceano e l’impegno di Palazzo Reale nel proporre ogni anno una mostra in grado di raccontare le collezioni dei più prestigiosi musei di tutto il mondo . Una combinazione perfetta che arricchisce l’offerta culturale dell’estate milanese”.
È la prima volta che i più importanti capolavori della collezione Thannhauser del Guggenheim arrivano in Europa: dopo la prima tappa al Guggenheim di Bilbao e la seconda all’Hotel de Caumont di Aix-en-Provence, Palazzo Reale a Milano rappresenta la tappa conclusiva della mostra, dopo la quale queste splendide opere ritorneranno a New York. Si tratta dunque di un’occasione unica e irripetibile per ammirare lavori di eccezionale qualità di grandi maestri della pittura europea sinora mai esposti fuori dagli Stati Uniti.
Tra le opere presentate a Milano troviamo dunque due dipintidi Pierre-Auguste RenoirDonna con pappagallino (1871) e Natura morta: fiori (1885); quattro dipintidi Georges Braque, tra cui Paesaggio vicino ad Anversa (1906), Chitarra, bicchiere e piatto di frutta su un buffet (1919), Teiera su fondo giallo (1955) appartenuti a Thannhauser, a confronto con Natura morta (1926-1927) di proprietà del Guggenheim. 
Di Paul Cézanne sono esposte sei opere, tra cui quattro dei Thannhauser – i due paesaggi Dintorni del Jas de Bouffan (1885-1887) e il magnifico Bibémus (1894-1895), luoghi nei dintorni della Montagna Sainte-Victoire, dove l’artista aveva affittato un capanno per dipingere in solitudine,  usando i colori della Provenza e le due nature morte, Fiasco,  bicchiere 
e vasellame (c. 1877) e Piatto di pesche (1879-1880) – messi a confronto con un altro paesaggio e al celebre Uomo con le braccia incrociate (c. 1899), prima opera di Cézanne acquisita dal Guggenheim nel 1954, che fece all’epoca molto scalpore per il prezzo pagato di 97.000 dollari. 
 Thannhauser aveva collezionato varie opere di Edgar Degas, delle quali in mostra sono esposte tre splendide sculture in bronzo realizzate tra la fine dell’Ottocento e il primo decennio del Novecento: Ballerina che avanza con le braccia alzate, Danza spagnola e Donna seduta che si asciuga il lato sinistro. Dei primi anni del Novecento è un altro bellissimo bronzo: Donna con granchiodi Aristide Maillol. Nel 1928 la galleria Thannhauser di Berlino aveva organizzato una grande retrospettiva di Paul Gauguin: a Milano arriva un suo meraviglioso paesaggio Haere Maidel 1891, dipinto a Tahiti, che riflette l’idealizzazione romantica di un paradiso puro che sedusse molti europei al finire dell’Ottocento. 
Altro celebre artista collezionato da Thannhauser è stato Edouard ManetDavanti allo specchio(1876) è uno dei dipinti più importanti della collezione dove il pittore ritrae una nota cortigiana, l’amante dell’erede al trono olandese, di spalle con il corsetto semiaperto; si tratta di un quadro molto intimo,  dalle pennellate libere e sfumate che creano l’impressione di una immagine fugace. Accanto a questa troviamo Donna col vestito a righe (c. 1877-1880), all’epoca lasciata incompiuta da Manet e pesantemente alterata: a Milano è esposta dopo un accurato restauro concluso nel 2018 che ha rivelato le rapide pennellate dell’artista e una splendida stoffa blu-viola. Di Claude Monet è esposto il bellissimo paesaggio italiano, Il Palazzo Ducale, visto daSan Giorgio Maggiore(1908), donato al Guggenheim da Hilde Thannhauser.
Di Vincent van Gogh sono presenti tre opere: Le viaduc (1887), profondamente influenzato da artisti francesi impressionisti e postimpressionisti e restaurato nel 2018 a cura del Guggenheim; Paesaggio innevato (1888) e Montagne a Saint-Rémy (1889).
 Un capitolo a parte meritano le opere di Pablo Picasso, grande amico di Justin Thannhauser: in mostra troviamo ben tredici opere, di cui dodici dei Thannhauser e una, Paesaggio di Céret (1911), del Guggenheim; si va dal 1900 al 1965 con quadri straordinari: Le Moulin de la GaletteIl torero (1900); Al CaffèIl quattordici luglio (1901), opere dipinte dall’artista ventenne nel corso del suo primo soggiorno a Parigi; Fernanda con la mantella nera (c. 1905) di ispirazione fauvista; Donna in poltrona(1922) ispirata alla statuaria antica; la strepitosa Donna con i capelli gialli (1931), ritratto di Marie-Thérèse Walter, altro highlight della collezione che mostra un rinnovamento radicale nella pittura di Picasso; Natura morta: fruttiera e caraffa (1937); Natura morta: frutti e vaso (1939); Giardino a Vallauris (1953); Due piccioni dalle ali spiegate (1960) e L’aragosta e il gatto (1965), che riporta un’affettuosa dedica dell’artista al suo amico collezionista: l’opera fu infatti il regalo di nozze di Picasso ai coniugi Thannhauser.
Insieme alle magnifiche opere della collezione Thannhauser,la Guggenheim Foundation ha scelto, per arricchire maggiormente la mostra e dimostrare la profonda convergenza tra le due collezioni, di esporre alcuni altri prestigiosi lavori degli stessi celebri artisti o di altri grandi maestri.

 A Milano sono dunque presentate: di Henri Rousseau Gli artiglieri (c. 1893-1895) e I giocatori di football(1908), già posseduto da Justin Thannhauser nel 1910 e poi venduto; di Georges Seurat tre magnifici quadri a tema rurale realizzati tra il 1882 e il 1883: Contadine al lavoroContadino con la vangaContadina seduta nell’erba; di Robert Delaunay La città(1911), che fece parte della prima mostra del Cavaliere azzurroorganizzata a Monaco da Thannhauser nel 1911-12; di André Derain Ritratto di giovane uomo(c. 1913-1914); di Juan Gris Le ciliegie(1915); di Vasily KandinskyMontagna blu(1908-1909), quadro fondamentale nel percorso dell’artista, molto amato da Solomon R. Guggenheim che fu un grande collezionista di Kandinsky di cui il Museo possiede più di 150 opere; di Paul Klee - altro esponente del Cavaliere azzurro, di cui Thannhauser aveva organizzato nel 1911 a Monaco la prima mostra in Germania - Letto di fiori (1913) dove il soggetto naturalista viene dissimulato utilizzando forme frammentate dai colori dissonanti; di Franz Marc, altro artista del gruppo, Mucca gialla (1911); di Henri Matisse Nudo, paesaggio soleggiato(c. 1909-1912).
Se la Collezione Thannhauser rappresenta dunque un gioiello per il Museo Guggenheim che, votato soprattutto all’arte astratta, all’inizio degli anni Sessanta contava su un piccolo numero di opere impressioniste e postimpressioniste, a sua volta il museo americano con questa mostra omaggia il grande collezionista tedesco portando in Europa opere di eccezionale qualità e di grande importanza nel percorso creativo di ciascun artista.
Dopo aver vissuto per cinquecento anni in Germania - aveva dichiarato Justin Thannhauser dopo aver perso i figli e la prima moglie - la mia famiglia è ora estinta. Per questo desidero donare la mia collezione”. Nel 1963 con questo gesto filantropico “l’opera di tutta la mia vita trova infine il suo significato”.
Al Museo Guggenheim questa meravigliosa collezione viene ammirata ogni giorno da centinaia di americani e di turisti in visita nell’edificio-culto realizzato da Frank Lloyd Wright; a Milano per alcuni mesi queste opere straordinarie rendono nuovamente omaggio al ruolo di questa famiglia nella difesa e nella promozione degli artisti di avanguardia europei durante oltre mezzo secolo.


La storia della collezione Thannhauser
Nel 1905 Heinrich Thannhauser, mercante d’arte ebreo padre di Justin, apre la prima galleria a Monaco e nel 1908 presenta una delle più grandi retrospettive dedicata a Van Gogh in Germania. 
Dal 1909 è affiancato dal giovane figlio Justin, che diventerà man mano il protagonista di tutta l’attività per l’organizzazione di mostre nelle varie gallerie aperte in Europa e l’acquisto di opere d’arte. Nel 1911-12 viene presentata la prima esposizione del gruppo Der Blaue Reiter(Il Cavaliere azzurro), e nel 1913 una delle prime grandi mostre dedicate a Picasso; inizia così una lunga amicizia tra Justin e il maestro spagnolo che durerà sino alla morte dell’artista nel 1973.  
 Durante la prima guerra mondiale Justin entra nell’esercito, sarà ferito e decorato con la croce di ferro, sposa Käthe, da cui avrà i figli Heinz e Michel. Nel 1920 Justin apre una galleria a Lucerna, insieme a suo cugino Siegfried Rosengart, e nel 1926 nella galleria di Monaco presenta una importante mostra su Degas. Nel 1927 apre una nuova galleria a Berlino. Sono di questi anni le grandi mostre dedicate a Gauguin, Matisse e Monet. 
Nel 1935 muore il padre Heinrich e nel 1937, Justin si trasferisce a Parigi aprendo una nuova galleria. 
Nel 1940 quando le truppe tedesche invadono Parigi Justin è in Svizzera e non può ritornare in Francia. Alla fine di quell’anno si imbarca a Lisbona per New York. Nel 1944 il figlio Heinz viene ucciso in guerra, l’altro figlio Michel si suicida nel 1952, mentre la moglie Käthe muore nel 1960. Due anni dopo Justin sposa Hilde Breitwisch. 
La casa newyorchese dei Thannhauser in un ventennio è diventata un luogo di eccezione dove si ritrovano grandi personaggi del mondo della cultura, dell’arte, della musica, del teatro, del cinema, della fotografia come Leonard Bernstein, Louise Bourgeois, Henri Cartier-Bresson, Marcel Duchamp, Jean Renoir e Arturo Toscanini. 
Senza eredi e condividendo appieno la promozione dell’innovazione artistica di Solomon R. Guggenheim, decide di donare al museo americano settantacinque opere della sua collezione, tra cui trenta lavori di Picasso. Nel 1965 le opere sono presentate nella sala dedicata del Museo. 
Justin Thannhauser muore nel 1976 in Svizzera a 84 anni. La seconda moglie Hilde nel 1984 dona al Museo altre 10 opere, che entrano nella collezione Guggenheim alla sua morte nel 1991.
 


Guggenheim. La collezione Thannhauser. Da Van Gogh a Picasso
Dal
17/10/2019 al 09/02/2020
Curatore
: Megan Fontanella
Enti promotori
Comune di Milano Cultura; Palazzo Reale, MondoMostre Skira; Solomon R. Guggenheim Foundation - New York

Orari: Lunedì 14.30-19.30 (dalle 9 alle 14.30 riservato alle scuole); Martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30-19.30; Giovedì e sabato 9.30-22.30. Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura
Biglietto: Intero € 14, Open € 16, Ridotto € 12, Ridotto Abbonamento Musei Lombardia € 10, Ridotto speciale € 6. Gratuito minori di 6 anni, guide turistiche abilitate con tesserino di riconoscimento, giornalisti accreditati dall'Ufficio Stampa e altre categorie convenzionate
Informazioni: +39 02 92897755 -  info@adartem.it - www.mostraguggenheimmilano.it

Palazzo Reale
piazza Duomo 12
Milano

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Dipingere l’acqua, Acquario Civico di Milano, dal 13/11 al 8/12/2019

Dal 13 Novembre al 8 Dicembre 2019 si presenta la mostra internazionale di acquerello Dipingere l’acqua a cura di Lorenza Salamon, promossa dal Comune Milano-Cultura e dall’Acquario e Civica Stazione Idrobiologica di Milano
L’esposizione è organizzata dall’Associazione Italiana Acquerellisti in collaborazione con l’Aquarel Instituut van Belgie ed è patrocinata dall’Ambasciata Belga in Italia.

L’acqua è il tema prescelto per la mostra in omaggio al luogo che la ospita ed è l’elemento principe dell’antica arte pittorica dell’acquerello: pigmenti finemente macinati tenuti insieme da un legante e diluiti sulla carta grazie all’acqua. Si possono ottenere così suggestive fusioni di colori che non cessano di meravigliarci. Il fascino dell’acquerello è tutto racchiuso nella rapidità di esecuzione, nelle trasparenze e nella difficoltà di domare l’acqua e il colore: l’attrazione può essere fatale e sicuramente lo è per gli artisti espositori che da anni si cimentano con questo mezzo pittorico.
Pur avendo goduto in passato di grande interesse l’acquerello è stato spesso considerato, ingenerosamente, una tecnica pittorica minore. In tempi più recenti, anche grazie ad autori originali e con affinate capacità tecniche, si sta assistendo ad un sensibile rinnovamento nell’utilizzo di questa tecnica.
In questo contesto la mostra vuole sottolineare che l’innovazione e la ricerca sono perseguibili anche nelle opere eseguite ad acquerello. Sperimentazione di temi, di materiali e di supporti, di nuovi rapporti tra il segno ed i colori vengono declinate
diversamente nelle opere esposte.

Hanno contribuito alla realizzazione dell’esposizione gli artisti dell’Associazione Italiana Acquerellisti e dell’Aquarel Instituut van Belgie.
Ospiti d’onore gli acquerellisti di fama internazionale: Eudes Correia, Pasqualino Fracasso, Angelo Gorlini e Piet van Leuven.
Tutte le opere esposte sono contenute in un catalogo a stampa.


Lorenza Salamon, curatore della mostra, inizia a occuparsi di grafica d’arte nel 1986, nella galleria di famiglia Salamon Fine Art, già alla terza generazione di attività.
La Salamon Fine Art è una galleria d’arte specializzata in stampe di Grandi Maestri
(antiche, moderne e contemporanee) ed in arte figurativa contemporanea. Da allora promuove l’arte incisoria, antica, modernae contemporanea, in tutti i suoi aspetti; alla professione di art dealer affianca una intensa attività culturale tesa a diffondere il fascino di questa forma d’arte.

L’Associazione Italiana AcquerellistiAIA è nata a Milano nel 1974 per iniziativa di un ristretto gruppo di affermati pittori desiderosi di riportare in auge la tecnica dell’acquerello, l’AIA è progressivamente cresciuta accogliendo soci da tutta Italia
e organizzando mostre nazionali e internazionali. Nel 1998, insieme all’associazione Belga, l’AIA ha dato vita all’European Confederation of Watercolour Societies che oggi raggruppa associazioni analoghe di 13 Paesi Europei e di cui l’AIA detiene il coordinamento. Scopo dell’AIA è la divulgazione della pittura ad acquerello. A tal fine l’associazione organizza mostre, eventi, dimostrazioni di pittura, conferenze, grazie al lavoro volontario dei soci. Altro importante obiettivo dell’AIA è di favorire l’incontro e lo
scambio di esperienze con acquerellisti stranieri in Europa e nel mondo. L’AIA privilegia l’acquerello puro ovvero solo acqua e colore senza il ricorso ad altri componenti.


DIPINGERE L’ACQUA
Mostra Internazionale di Acquerello Italia - Belgio

A cura di: Lorenza Salamon
Inaugurazione: 12 novembre ore 18:30
Dal
13/11 al 8/12/2019

Orari: Lunedì chiuso; Martedì - Domenica 9.30 - 17.30; (La biglietteria chiude alle 16.30)
Biglietti: €. 5 euro intero; €. 3 ridotto; La visita alla mostra è compresa nel biglietto d’ingresso all’Acquario
Informazioniwww.acquariocivicomilano.eu - T. +39 02 88465750 - Associazione Italiana Acquerellisti -  www.acquerello-aia.itinfo@acquerello-aia.it - T. +39 340 5757322
Sponsor ufficiale: Winsor&Newton
Mezzi: MM2 Lanza
Ufficio stampa: Comune di Milano - Elena Conenna - elenamaria.conenna@comune.milano.it

Acquario Civico di Milano
Viale G. Gadio, 2
Milano

 

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Francesco Bosso: Primitive Elements, Galleria delle Stelline, Milano, dal 23/10 al 14/12/2019

"Il paesaggio è in realtà una visione dove si fondono in un unicum atmosfere e stati d’animo."

Francesco Bosso

Dal 23 ottobre al 14 dicembre 2019 CREVAL presenta "Primitive Elements", mostra personale del fotografo Francesco Bosso (Barletta, 1959), a cura di Filippo Maggia, realizzata in collaborazione con l’autore negli spazi della Galleria delle Stelline.
Con una selezione di oltre quaranta fotografie di medio e grande formato e un video documentario con un’intervista a Bosso.
Primitive Elements propone una sintesi della sua ricerca fotografica condotta negli ultimi 15 anni in zone del mondo ancora incontaminate, pure e primitive come appaiono ai nostri occhi.
Il 2019 sarà ricordato come l’anno in cui il cambiamento climatico è divenuto un’emergenza globale, registrando una serie di record negativi il cui impatto sul pianeta ha provocato e continuerà a provocare “fenomeni di frequenza e intensità mai visti nella storia umana e con essi sofferenze, perdita di vite, sconvolgimento degli ecosistemi e della ricchezza di bio-diversità che sostengono la nostra vita” (fonte WWF).
A partire da queste considerazioni, Primitive Elements propone un percorso di conoscenza tra scenari e paesaggi naturali fatti di ghiacciai, scogliere, oceani, isole vergini, foreste pluviali: ritratti di una terra ideale, luogo incontaminato ormai in via di sparizione che non siamo in grado di lasciare in eredità alle generazioni future. La scelta delle foto in mostra vuole stimolare nel pubblico la consapevolezza, sempre più urgente, della necessità di tutelare l’ambiente e di promuovere con convinzione un cambiamento culturale che affondi le sue radici nell'uso responsabile delle risorse naturali e in particolare dell’acqua, elemento centrale del paesaggio naturale e antropico su cui Bosso ha lavorato intensamente realizzando immagini in tutto il mondo. Particolarmente significativi, in questo senso, gli scatti realizzati dall’autore in ambiente Artico, dove il riscaldamento globale sta facendo sentire i suoi effetti in modo drammatico, a testimonianza dello stato di emergenza a cui siamo giunti.
Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana, nel suo saggio “Un disastro silenzioso” sottolinea: “Sono sintomi di un disastro silenzioso, di un grave malanno del clima terrestre. Il riscaldamento globale - come previsto da decenni - ha effetti più rapidi alle alte latitudini boreali rispetto ad altre zone, un fenomeno noto come “amplificazione artica” [...] Se l'immensa quantità di ghiaccio presente sull' inlandsis groenlandese fondesse, i mari del mondo crescerebbero di circa sette metri: allora sì che tutti sarebbero costretti a prendere atto dell'importanza di quelle remote e inospitali regioni glaciali perché l'acqua irromperebbe nelle proprie vite tanto a Venezia come a Manhattan!

Francesco Bosso, fotografo di paesaggio formatosi alla scuola americana di Kim Weston - nipote del grande maestro Edward - e di John Sexton e Alan Ross - assistenti di Ansel Adams, uno dei padri fondatori della fotografia paesaggistica - Francesco Bosso lavora esclusivamente in bianco e nero, scattando su pellicola di grande formato con banco ottico e stampando personalmente tutte le opere in camera oscura, su carta baritata alla gelatina d'argento e con successivo trattamento al selenio.
Da anni, Francesco Bosso è rappresentato in Italia dalla galleria Photo & Contemporary di Valerio Tazzetti, puntodiriferimento della fotografia contemporanea.
Fotografo anomalo rispetto al panorama contemporaneo, esclusivo nella ricerca personale quanto nel metodo d’indagine e indifferente ai trend che oggi contraddistinguono l’utilizzo delle immagini, - sottolinea il curatore della mostra, Filippo Maggia - Bosso tende a spiazzare lo spettatore invitandolo al silenzio e alla contemplazione, ben distante dunque dalla necessità di colpire e aggredire che accomuna molta della produzione attuale caratterizzata da immagini che nascono per essere velocemente consumate e immediatamente rimpiazzate da altre.
Primitive Elements presenterà un allestimento in cui isole di luce si alterneranno a zone di ombra profonda, essenziale e funzionale nel voler restituire la condizione di attesa e stupore che il fotografo ha vissuto in prima persona e che vuole ora restituire allo spettatore, come se quei luoghi fossero realmente di fronte a lui.
La mostra è accompagnata da un’esaustiva pubblicazione edita da Silvana Editoriale, che comprenderà alcuni contributi critici sul lavoro di Francesco Bosso e la riproduzione di tutte le opere esposte.

Francesco Bosso, (Barletta, 1959), è uno dei maggiori interpreti italiani del paesaggio e della natura selvaggia in bianconero. La sua meticolosa ricerca mira ad isolare forme ed elementi naturali in luoghi incontaminati, dove il silenzio è signore assoluto. “Il paesaggio è in realtà una visione dove si fondono in un unicum atmosfere e statid’animo” afferma l’autore, ispirato dalla poesia di Walt Whitman e da un approccio orientale, quasi shintoista. La straordinaria padronanza della tecnica di ripresa all'aperto in grande formato e il suo virtuosismo in cameraoscura, utilizzando procedimenti esclusivamente analogici, gli consentono di ottenere pregiate stampe alla gelatina d’argento, che intensifica la pulizia dei bianchi e la profondità dei contrasti tonali. Dopo anni dedicati al reportage etnico e alla ricerca antropologica in diversi Paesi africani e in Cina - documentati nei due libri fotografici Swahili-African Portraits e China Crossing - ha deciso di iniziare un percorso di ricerca e riflessione sui paesaggi naturali elaborando una serie di teorie sulla sua diversità, cercando di trasferire allo spettatore quel qualcosa in più che vada oltre la mera immagine.Nel 2014 espone le sue opere al Museo delle Arti Visive di Spoleto, l’imponente mostra è la somma di quasi 8 annidi lavoro e rappresenta un bellissimo viaggio nell’astrattismo tra fotografia panoramica e materia pittorica.
Nel 2015 Bosso partecipa alla 56ª edizione della Biennale di Venezia dove esporrà l’imponente trittico “ARRAYS” nell’ambito della mostra Present Nearness.

Le sue opere fanno parte di importanti collezioni private e pubbliche, mentre i suoi progetti espositivi sono statiospitati in istituzioni nazionali e internazionali come il Museo delle Arti Visive di Spoleto, il Museo Pino Pascali di Polignano, il Museo Camera di Torino, il Centro Culturale Candiani (Venezia), il Museo Nazionale della Fotografia (Brescia) e il Cultural Centre Museum di Hong Kong, M50 Space Gallery di Shanghai, oltre ad importanti mostre personali a Monaco di Baviera, Parigi, Karlsrhue e Bruxelles.


Filippo Maggia, nato a Biella, Italia nel 1960. Vive fra Firenze e Modena. Dal 1993 al 2005, Filippo Maggia è stato curatore di fotografia alla Galleria Civica di Modena. Dal 1998, è stato curatore di fotografia italiana e direttore della storica collezione di fotografia alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino. Dal 2001 al 2004, ha preso parte al Comitato Scientifico della Galleria d’Arte Moderna di Bologna. E’ stato esponente della giuria per l’Hasselblad Award 2004, al quale aveva già partecipato nel 2003. E’ stato curatore della collezione Fondazione Sella di Biella, fra il 2002-2006, e curatore di fotografia alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, dal 2006 al 2008. Nel 2007, Filippo Maggia è stato nominato curatore capo della Fondazione Fotografia e delle collezioni di fotografia contemporanea della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena. Da Marzo 2013, è Direttore Capo dei Progetti della Fondazione Fotografia, Modena. Nel 2007, ha ricevuto una visiting fellowship al Royal College of Art (Londra), ed è al momento visiting tutor nel loro Dipartimento di Fotografia. Dal 2000 al 2009, ha insegnato Storia della Fotografia Contemporanea e Design all’Istituto Europeo di Design di Torino. Dal 2010, ha insegnato documentazione fotografica all’Accademia di Belle Arti di Catania. Fra il 1998 e il 2004, Filippo Maggia è stato editore a BaldiniCastoldiDalai per la serie Fotografia come Linguaggio. In seguito, fino al 2006, è stato Editore Capo a Nepente Editore. È stato editore per Skira dal 2006. Scrive regolarmente per periodici d’arte, come Il Giornale dell’Arte e collabora con RAI, e Radio3 Suite..


Francesco Bosso Primitive Elements
A cura di: Filippo Maggia

Dal 23 ottobre al 14 dicembre 2019
Inaugurazione: 22 ottobre 2019, ore 19.00
Orari: da martedì a venerdì 14.00 /19.00 - sabato 10.00 / 12.00, chiuso domenica e lunedì; 1 novembre e 7 dicembre
Ingresso: libero
Catalogo: Silvana Editoriale
Informazioni: galleriearte@creval.it - www.creval.it - www.francescobosso.com - info@francescobosso.it
Main Gallery: Photo & Contemporary di Valerio Tazzetti - via dei Mille, 36 - 10123 Torino (Italy) - T. +39 011 889 884 - info@photoandcontemporary.com - photoco@libero.it
Ufficio Stampa: Lara Facco P&C - T. +39 02 36565133 - press@larafacco.com - Lara Facco: M.+39 349 2529989 - lara@larafacco.com; Marta Pedroli: M. +39 347 4155017 - marta@larafacco.com

Galleria delle Stelline
Corso Magenta n. 59
Milano

 

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Alda Merini e Alberto Casiraghy. Storia di un’amicizia, Casa Museo Boschi Di Stefano, Milano, fino al 10/11/2019

Sono gli ultimi giorni per visitare la mostra "ALDA MERINI E ALBERTO CASIRAGHY. Storia di un'amicizia", esposta al piano nobile della Casa Museo Boschi Di Stefano, che grazie al grande successo riscosso è stata prorogata al 10 novembre.
In occasione del finissage della mostra, domenica 10 novembre, è prevista una visita guidata, alle ore 16, che culminerà con una performance di Patrizia Zappa Mulas sulle poesie e gli aforismi della Merini, accompagnata da Alberto Casiraghy al violino.

La rassegna si inserisce nel contesto delle celebrazioni della poetessa milanese a dieci anni dalla sua scomparsa, il 1° novembre 2009, e nel più ampio programma "Decennale Alda Merini 2009-2019", promosso e coordinato dal Comune di Milano|Cultura in collaborazione con l'Associazione Alda Merini.
L'esposizione è promossa dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e dalla Casa Museo Boschi Di Stefano, in collaborazione con il Municipio 3, la Fondazione Boschi Di Stefano, il Teatro Elfo Puccini, ed è visitabile grazie alla presenza dei volontari del Touring Club Italiano.

La mostra, ideata e curata da Andrea Tomasetig, è dedicata all'intenso sodalizio intellettuale e umano tra la poetessa Alda Merini e il tipografo-poeta-artista-editore brianzolo Alberto Casiraghy, un'amicizia che ha prodotto il sorprendente numero di 1.189 volumetti, di cui ne sono esposti oltre un centinaio. Del legame tra i due artisti resta quindi grande testimonianza in quei librini editi in poche preziose copie, tra le 15 e le 33 ciascuno, confluiti nel catalogo Pulcinoelefante, a cui hanno entrambi contribuito producendone in media più di uno alla settimana, Merini scrivendo aforismi o brevi poesie, Casiraghy stampando e spesso creando appositamente un'opera grafica.
Il 1 ottobre, giorno dell’inaugurazione a Casa Boschi, il vicino Teatro Elfo Puccini ha dedicato una serata a Merini e Casiraghy con interventi dell’editore stesso, di Ambrogio Borsani (curatore per Mondadori della più accurata antologia della poetessa), di Andrea Tomasetig (curatore della mostra) e di Maria Fratelli, direttrice di Casa Museo Boschi Di Stefano, oltre ad un reading finale dell’attrice e scrittrice Patrizia Zappa Mulas.

Dal gennaio 1992, data del primo librino creato insieme, fino alla scomparsa della Merini - la cui fama non si è attenuata, anzi continua a crescere nel mondo - emerge un'amicizia a tutto tondo, meritevole di essere raccontata in occasione di un anniversario che si annuncia denso di celebrazioni in tutta Italia e in particolare a Milano, la sua città.
Il vasto materiale di partenza, per la prima volta esaminato nella sua interezza, è stato selezionato e integrato con documenti, fotografie e cimeli messi a disposizione dallo stesso Casiraghy, per realizzare una mostra significativa nelle dimensioni e intensa nel contenuto. L'esposizione si sviluppa quindi in sei sezioni: Poesie, Aforismi, Alda e Alberto, Il mondo di Alda, Amici artisti, Cimeli, che rivelano l'importanza della produzione letteraria della Merini riversata nelle edizioni Pulcinoelefante, così come quella dell'empatico editore che l'ha saputa capire e sostenere, oltre che affiancare con soluzioni grafiche sempre di grande creatività e una produzione editoriale che non ha eguali per ampiezza nell'intera vicenda letteraria nazionale.
Con questa esposizione le edizioni Pulcinoelefante ritornano per la seconda volta alla Casa Museo Boschi Di Stefano presentando un nuovo tema, in attesa di trovare una loro collocazione pubblica.
L'intero Archivio comprende oltre 10.000 pubblicazioni, con centinaia di autori e artisti coinvolti, edite dallo straordinario "artista del libro" Alberto Casiraghy, profondamente legato alla città di Milano e nello stesso tempo simbolo altissimo anche per il resto dell'Italia che ama i libri, la cultura e la tipografia.

Alda Meriniteatro del corpo, 2002, con una grafica di Alberto Casiraghy, dettaglio pagina librino

L'originale allestimento, a cura di Cristiana Vannini, nelle sale della quadreria al secondo piano, vede i librini gremire i ripiani in ordine sparso, legati tra loro da una sottile trama di fili elastici, una sorta di gabbia concettuale da cui emerge la forza della libertà poetica e artistica di Alda e Alberto.
Il lungo sodalizio intellettuale e umano tra la poetessa Alda Merini e il poetico artista del libro Alberto Casiraghy ha prodotto, dal 1992 al 2009, lo straordinario numero di 1189 edizioni Pulcinoelefante condivise. A dieci anni dalla scomparsa della poetessa, la mostra racconta - in un percorso suddiviso in sei sezioni - la loro amicizia attraverso cento librini (i “pulcini”), ognuno composto e stampato a mano in poche copie (da 15 a 33), con un breve testo e una grafica originale. Ne esce un ritratto più vivo di Alda Merini, ricco di molte pagine rare e poco conosciute.
La mostra è anche l’occasione per presentare l’archivio delle oltre diecimila edizioni Pulcinoelefante in vista della sua nuova casa. Non finisce di stupire l’elenco degli autori e degli artisti coinvolti e il felice stato di grazia che assiste Alberto Casiraghy da quasi quarant’anni con continue invenzioni grafiche e tipografiche, che fanno di lui, nella molteplice veste di tipografo-grafico-autore-editore-pedagogo, l’erede più vicino di Bruno Munari.

SEZIONE 1 - POESIE
Intensa è negli anni per Alda Merini la produzione di poesie destinate alle edizioni Pulcinoelefante. Testi spesso dettati nelle infinite telefonate giornaliere a Alberto Casiraghy o sgorgati improvvisi dalla sua inesauribile vena. Rappresentano un capitolo importante e poco indagato della sua opera. Alcune poesie, brevi per necessità tipografiche, spiccano per la loro potenza lirica e rimandano ai grandi lirici greci, in un universo fatto di spiritualità e carnalità, di fame d’amore intessuta di ricordi e dolore sublimati nella poesia.
SEZIONE 2 - AFORISMI
Enorme è il numero di aforismi e fulminanti riflessioni creati dalla poetessa, divenuta vera maestra di questo genere letterario grazie allo stimolo dei “pulcini” di Casiraghy, perfetti per contenere uno, due, massimo tre aforismi a librino. Anticonvenzionali, dissacranti, estremi, con una loro verità profonda - come si conviene agli aforismi d’autore - quelli della Merini non si dimenticano facilmente e spaziano dalla follia alla poesia, dall’eros alla vita e alla morte. E sono resi ancora più stimolanti dai contrappunti grafici di Alberto, tra surrealismo e magiche astrazioni, e di altri artisti.
SEZIONE 3 - ALDA E ALBERTO
All’interno di un’amicizia che va dal 1992 al 2009, punteggiata da 1189 “pulcini” condivisi, non potevano mancare poesie e aforismi di Alda dedicati a Alberto. Sono testi affettuosi, complici, ironici, che vanno dalla consapevolezza di un’affinità elettiva fino all’autoironia estrema (“per il matto di Osnago darei la mia follia”) e al testamento (“Ad Alberto Casiraghy delego la chiusura della mia tomba”). Lui, spesso nascosto dietro pseudonimi, ricambia alla sua maniera con grafiche straordinarie nella loro apparente semplicità, facendo di ogni librino un piccolo capolavoro.
SEZIONE 4 - AMICI ARTISTI
Moltissimi sono gli artisti che hanno affiancato con le loro opere Alda Merini. Era una “gara” a cui partecipavano in primo luogo gli artisti collaudati della “scuderia” di Casiraghy: Adriano Porazzi, Luigi Mariani, Franco e Giorgio Matticchio, Luciano Ragozzino, Roberto Bernasconi, Alberto Rebori, Fabio Sironi, Dolores Previtali, Eric Toccaceli, Giuliano Grittini, Daniele Ferroni, Luca Carrà, Pietro Pedeferri, ecc. Ma anche gli altri non erano da meno, a partire dai più famosi Ugo Nespolo, Sergio Dangelo, Lucio Del Pezzo, Mario De Biasi, per citarne solo alcuni.
SEZIONE 5 - IL MONDO DI ALDA
La poetessa Alda Merini (1931-2009) era sì isolata e ai margini della società letteraria milanese, ma nello stesso tempo era una buona conoscitrice dell’ambiente fin dai primi anni Cinquanta ed era circondata dall’affetto di molti intellettuali. Lo dimostrano i librini d’occasione o in memoria dedicati a Vanni Scheiwiller, che ha favorito all’inizio l’amicizia con Casiraghy, a Roberto Cerati, Maria Corti, Arturo Schwarz, Giovanni Raboni, Paolo Volponi, Dario Fo, Enrico Baj, Bruno Munari, ma anche a Vincenzo Mollica, Giogio Gaber, Roberto Vecchioni, Fabrizio De André e agli amici più cari.
SEZIONE 6 - CIMELI
Una manciata di cimeli conservati da Alberto Casiraghy ci restituisce una Alda Merini più intima e giocosa: alcune fotografie, tra cui spicca quella realizzata da Giorgio Matticchio, che li ritrae insieme, la sua prima lettera inviata a Osnago, sbagliando numero civico e colma di carte indecifrabili, una statuetta di Biancaneve regalata (“senza Biancaneve la macchina tipografica non può stampare bene”), un mazzo di rose di plastica con rugiada, una collana con peperoncini portafortuna e altri oggetti pop.

Un ringraziamento particolare va al collezionista e bibliofilo Giorgio Matticchioche ha riordinato e catalogato l’archivio e inventariato i librini Merini-Casiraghy, alla Libreria Galleria Andrea Tomasetig e De Cecco.


ALDA MERINI E ALBERTO CASIRAGHY. Storia di un'amicizia
Ideazione e cura di: Andrea Tomasetig
Dal 2/10 al 10/11/2019
Orari: martedì-domenica ore 10-18; lunedì chiuso
Ingresso: gratuito
Informazioni: T. +39 02 88463736 - c.casaboschi@comune.milano.it
Come arrivare: metropolitana MM1 (linea rossa fermata Lima) - Tram 33 - Autobus 60
Uffici Stampa: IBC Irma Bianchi Communication - T. +39 02 8940 4694 - M. +39 328 5910857 - info@irmabianchi.it - www.irmabianchi.it
COMUNE DI MILANO | CULTURA - Elena Conenna - elenamaria.conenna@comune.milano.it

Casa Museo Boschi Di Stefano
Via Giorgio Jan 15
Milano

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