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Interviste di Gianni Marussi

Tiziano / Gerhard Richter. Il Cielo sulla Terra, Palazzo Te, Mantova, dal 7/10/2018



Gerhard Richter risponde, ancora una volta, all’Annunciazione di Tiziano.
Il grande pittore tedesco, uno dei più rilevanti protagonisti della scena contemporanea, ha deciso di offrire una rielaborazione del suo rapporto con la pittura di Tiziano e con il tema dell’Annunciazione in una mostra concisa e preziosa: Tiziano / Gerhard Richter. Il Cielo sulla Terra, a cura di Helmut Friedel, Giovanni Iovane e Marsel Grosso, che si tiene a Palazzo Te a Mantova dal 7 ottobre 2018 al 6 gennaio 2019.
Era il 1972 quando, durante una visita alla Scuola Grande di San Rocco a Venezia, Richter riconosce in Tiziano una qualità “che rende arte un’opera d’arte”, e decide di copiare il quadro veneziano. Da allora il dialogo con l’antico maestro cadorino resta come un’ispirazione e un’intonazione di fondo del lavoro di Richter, che periodicamente sente il bisogno di tornare su questa preziosa e segreta fonte.

Tiziano Vecellio, Annunciazione, 1539 ca.
Olio su tela, cm 166 x 266, Venezia, Scuola Grande Arciconfraternita di SanRocco

La Fondazione Palazzo Te, grazie al lavoro dei curatori, ha proposto al grande artista tedesco di raccontare questo dialogo intimo e di lungo corso, proprio a partire da due capolavori di Tiziano: l’Annunciazione di S. Rocco e quella conservata al Museo Nazionale di Capodimonte.

Gerhard Richter, Verkündigung nach Tizian (343-1), 2015, Annunciazione da Tiziano (343-1), P-12, Stampa giclée diasec montata su pannello in alluminio, 125x200 cm, Collezione privata, © Gerhard Richter 2018

Gerhard Richter ha risposto con generosità e personalmente a questa proposta, elaborando un percorso di 17 opere, direttamente uscite dal suo studio, nelle quali, con delicatezza e per allusioni, racconta una storia, tutta giocata sul segreto della visione. Una storia che racconta l’incontro con il tema misterioso dell’annuncio, che si riverbera in un ciclo di dipinti ad esso dedicati e nei modi in cui Richter rappresenta la presenza femminile nella sua vita d’artista (Betty ed Ella). Una storia che racconta il pensiero e la pratica del colore, la reciproca trascendenza, le connessioni tra i colori nella loro diversità, e forse anche la trasparenza della visione nel rapporto con un “oltre” misterioso; una riflessione sul senso della pittura che accomuna Tiziano e Richter. A questa istanza è dedicata l’ultima sala, nella quale Richter ha voluto presentare un suo specchio rosso, del colore della veste della vergine di Tiziano, a testimonianza di un riverbero che attraversa il tempo e custodisce segreti.


Helmut Friedel intervista Gerhard Richter

Quali opere hai scelto per l’esposizione "Tiziano/Gerhard Richter. Il Cielo sulla Terra."
Ho scelto le opere che ci rendano consapevoli dell’immensa cultura pittorica di Tiziano, e del fatto che per noi sia impossibile eguagliarla. Si tratta di una cultura inequivocabilmente perduta, ma a cui attribuiamo ancora oggi un immenso valore.
Questa consapevolezza è sì dolorosa, ma d’altro canto stimola la nostra ambizione di creare "arte" con i mezzi a disposizione ai nostri giorni.
Quali opere di Tiziano ti hanno colpito maggiormente e perché?
È difficile scegliere singole opere di Tiziano che mi abbiano colpito più di altre. Ai tempi
mi ha colpito l’"Annunciazione", più tardi mi sono emozionato alla vista della "Punizione di Marsia". Ma in realtà mi hanno affascinato anche tante altre sue opere.
Secondo te la rappresentazione realistica e l’arte astratta sono da considerare come opposte tra loro?
La pittura realistica ci mostra qualcosa a cui sappiamo dare una definizione, invece la
pittura astratta ci mostra qualcosa che non possiamo confrontare con la nostra esperienza della realtà, è la riproduzione di una realtà sconosciuta. Ma in entrambi i casi si tratta di pittura. Vale lo stesso principio anche in musica: una canzone racconta una storia, mentre un pezzo strumentale funziona con l‘astrazione, ma entrambe devono avere le stesse qualità musicali.


La Fondazione Palazzo Te ha così il privilegio di ospitare una mostra capace di più voci, in cui Richter si racconta, in cui due Annunciazioni di Tiziano sono presentate con alcuni lavori preparatori, in cui il tema stesso dell’annunciazione e del femminile viene ripensato nella sua capacità di mediare “il cielo e la terra” nel lavoro di artisti così importanti e così distanti nel tempo; l’arte, la grande arte, è sempre contemporanea.
La mostra “Tiziano/Gerhard Richter. Il Cielo sulla Terra” è prodotta e realizzata dal Comune di Mantova, dalla Fondazione Palazzo Te e dal Museo Civico di Palazzo Te, con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, con la collaborazione della Diocesi di Mantova e del Museo Diocesano “Francesco Gonzaga”, con il contributo della Fondazione Banca Agricola Mantovana e di Banca Monte dei Paschi di Siena, con il supporto degli Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani e con il sostegno degli sponsor tecnici Manerba, Pilkington Italia - NSG Group, Glas Italia - Industria Vetraria Emar.
Importanti intellettuali hanno poi risposto a questa occasione: Giulio Busi, Annarosa Buttarelli, Claudia Cieri Via, hanno accettato di scrivere per il catalogo edito da Corraini, mentre l’allestimento della mostra ha ricevuto il contributo straordinario di Piero Lissoni.


"Un cospicuo gruppo di opere di grande valore, una collezione di scritti di alto interesse. La Fondazione Palazzo Te, ben viva nel nostro orizzonte culturale, inaugura una mostra dal titolo significativo e maestoso che espone due capolavori di Tiziano diversi per stile ma di persistente fascino, quindi li confronta con la contemporaneità dell'ingegno di Gerhard Richter, Maestro fra i massimi. Egli ha voluto scegliere dal proprio studio creazioni che documentano un’incessante volontà di dialogo con la tradizione artistica, una qualità forse ineguagliata di svelare le antiche radici del contemporaneo. Tra Angelo e Vergine, appunto.

Il tema viene poi arricchito dalle pagine in cui si svolge una riflessione quanto mai attuale sul mistero dell'Annunciazione, raccontando come tale evento parli alle donne e agli uomini d’oggi. La capacità di elaborare nuove proposte è il dato fondamentale del progetto culturale della Fondazione, che investe l'intera città di esiti dal grande significato teorico e dal forte impatto visivo. Tanto più rara e preziosa è questa particolare occasione, se pensiamo che essa si pone in diretta collaborazione con il Maestro, allineando lavori che egli ha voluto destinare esattamente a questo tempo e a questo luogo. Così, il genio ispiratore di Tiziano sa situare fra Terra e Cielo un volo che ci interroga costantemente. Un'accoglienza che svolge la sua azione nell'intero arco del nostro immaginario, legando la musica dell’intimità al prepotente sentimento dell’assoluto.
Un’esperienza capace di coinvolgere in sintesi feconda altre istituzioni, quali il Museo Diocesano e la Diocesi di Mantova, che tracciano nella città un percorso di altre meraviglie, unendo il piacere della scoperta al cammino della devozione."

Mattia Palazzi,  Sindaco di Mantova
Enrico Voceri, Presidente Fondazione Palazzo Te


Questo evento, unico e prezioso, ha mosso anche altre istituzioni della città di Mantova e così il Museo DiocesanoFrancesco Gonzaga” ha generosamente deciso di presentare una raccolta delle Annunciazioni presenti nelle collezioni della città, mentre la Diocesi di Mantova propone un percorso cittadino per ammirare le Annunciazioni presenti nelle principali chiese.

La mostra "PIENA DI GRAZIA. Annunciazioni dal IX al XIX secolo" è una rassegna di trenta opere, che spaziando dal IX al XIX secolo attestano da un lato eccellenze dell’arte, e dall’altro il persistere nel tempo dell’attenzione a un soggetto basilare della fede cristiana. Proprio per questo, l’esposizione riveste particolare rilevanza sotto il profilo religioso, consentendo di richiamare temi quali l’ingresso nel mondo del Figlio di Dio e quindi la redenzione dell’umanità, nonché il maggiore titolo di gloria di Maria, la sua divina maternità. Parrocchie e associazioni, gruppi catechistici e di preghiera, possono trovare nella mostra occasioni e stimoli a celebrare con maggiore consapevolezza le festività natalizie. Ma non meno rilevante è il modo in cui ogni epoca ha saputo riflettere sull’Incarnazione del Verbo, sull’ineffabile congiunzione della divinità e dell’umanità (il momento in cui si unirono il Cielo e la terra, come recita il sottotitolo della mostra), esprimendone nell’arte sempre nuovi aspetti e prospettive. Ne è esempio il prezioso Messale Romano detto di Barbara di Brandeburgo, che la marchesa Paola Malatesta Gonzaga ha commesso nel 1442, per il figlio Gianlucido, al maestro miniatore Luchino, detto Belbello da Pavia. Nella pagina che presenta l’Annunciazione l’artista intende superare la sua formazione tardogotica, cercando di adeguarsi alle soluzioni prospettico-spaziali delle nuove ricerche mantegnesche. Dal museo giunge alla mostra la spettacolare Annunciazione di Marc’Antonio Donzelli, il quale traduce visivamente, nello sfondo della scena, l’incontro tra Cielo e terra. Altro esempio, tra le tante opere provenienti da collezioni private, è una tela del XVI secolo attribuita a Nicolò Betti, seguace e collaboratore di Giorgio Vasari in Palazzo Vecchio a Firenze, il quale rivela il gusto manierista toscano nei ricchi particolari dell’ambientazione e nei colori cangianti dei panneggi. La mostra è stata organizzata con il contributo di Fondazione Comunità Mantovana Onlus.


TIZIANO VECELLIO
(Pieve di Cadore, 1488-90 - Venezia, 1576)
Per via della discordanza delle fonti la data di nascita di Tiziano è una questione tuttora non concordemente risolta. Dopo un apprendistato con Sebastiano Zuccato, pittore e mosaicista veneziano, Tiziano fu nella bottega di Gentile Bellini e quindi presso Giovanni Bellini. I suoi riferimenti (Bellini, Giorgione, Dürer, ma anche Raffaello e Michelangelo) si configurano come strumento di aggiornamento e di arricchimento espressivo da parte di una personalità moderna e già pienamente indipendente. Tra le prime opere veneziane, accanto alla Paletta del Musée Royal des Beaux-Arts di Anversa, Jacopo Pesaro presentato a san Pietro da papa Alessandro VI (1506 c.), compendio della tradizione belliniana e delle novità tedesche, al giorgionesco Concerto (1510-1512, Firenze, Galleria Palatina), al Cristo portacroce (Venezia, Scuola Grande di San Rocco), si collocano gli affreschi del Fondaco dei Tedeschi (1508-1509) dove nel 1508 era all’opera anche Giorgione. Di quest’ultima impresa non restano che pochi frammenti oggi conservati alla Ca’ d’Oro di Venezia, e il ricordo tramandato dalle stampe antiche, da cui è tuttavia possibile rilevare i punti di contatto e le distanze insite tra i due artisti. Molte delle opere giovanili di Tiziano, infatti, hanno indotto dubbi e incertezze attributive, come nel caso del Concerto campestre (1509) del Louvre, o ipotesi di collaborazione tra i due pittori nel caso della Venere dormiente (1510 c.) di Dresda, Gemäldegalerie. L’impostazione monumentale, l’ampia gestualità delle figure e i luminosi accordi cromatici dei vasti piani di colore, sono gli elementi principali che caratterizzano gli affreschi della Scuola del Santo a Padova (1510-1511), la prima impresa pubblica realizzata dal cadorino in completa autonomia. Nel 1513 Tiziano rifiutò l’invito di Pietro Bembo a trasferirsi a Roma e contestualmente offrì i propri servigi alla Serenissima, impegnandosi a dipingere una Battaglia per la Sala del Maggior Consiglio in Palazzo Ducale (terminata nel 1538 e andata distrutta nell’incendio del 1577). Artista colto, trattò per committenze ufficiali e private le tematiche più diverse: dall’allegoria delle Tre età (1512-13, Edimburgo, National Gallery of Scotland), alla complessa metafora matrimoniale dell’Amor sacro e Amor profano (1514 c.) della Galleria Borghese di Roma. Tra i dipinti religiosi più celebri sono l’Assunta (1516-18) per Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia, grandiosa macchina di luce e colore che si impone come punto focale nell’amplissimo interno della chiesa gotica, la pala Pesaro (1519-26, per la stessa chiesa), dalla nuova e suggestiva impaginazione spaziale in diagonale, la pala Gozzi (1520, Ancona, Pinacoteca Comunale), il polittico Averoldi (1520-1522, Brescia, Santi Nazaro e Celso), in cui Tiziano rinnova la tradizionale forma a scomparti separati attraverso la luce che unifica lo spazio. Al successo raggiunto in questi anni fa riscontro il favore incontrato presso le corti italiane e europee: per il camerino del Duca di Ferrara, Alfonso d’Este, tra il 1518 e il 1524, dipinse tre grandi tele mitologiche: l’Offerta a Venere (Madrid, Museo del Prado), Bacco e Arianna (Londra, National Gallery) e Gli Andri (Madrid, Museo del Prado). Numerosi furono i ritratti realizzati per le grandi famiglie italiane ed europee, nei quali alla idealizzazione del carattere o alla rappresentazione del ruolo sociale fa riscontro una straordinaria intensità psicologica ed emozionale, si vedano i ritratti di Federico II Gonzaga (1523), di Carlo V col cane (1532-1533, entrambi al Prado), di Isabella d’Este (1534-1536, Vienna, Kunsthistorisches Museum), o ancora quelli di Francesco Maria della Rovere ed Eleonora Gonzaga (1536-1538, Firenze, Galleria degli Uffizi). Per Guidobaldo della Rovere, nel 1538, eseguì la sensuale Venere di Urbino (Firenze, Galleria degli Uffizi). Il confronto con le esperienze manieriste provenienti dall’Italia centrale, culminato con il viaggio a Roma del 1545-1546, determinò una nuova fase di sperimentazione stilistica, passata alla storia come “crisi manieristica”: dalla classica dignità formale delle prime opere Tiziano giunse a nuove soluzioni, dove i contrasti chiaroscurali, il plasticismo e il dinamismo compositivo tendono a risolversi nella preziosità di un colore antinaturalistico, quasi astratto, e nel libero e accentuato luminismo. A questa fase appartengono capolavori come l’Incoronazione di spine (1540-1542, Parigi, Musée du Louvre), la Danae per Alessandro Farnese (1544-1545, Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte, il Ritratto di Paolo III con i nipoti (1545- 1546, conservato nello stesso Museo). Alla risposta risolutamente veneziana data dal cadorino alla cultura romana seguirà un impegno crescente per la committenza di Carlo V e di Filippo II di Spagna. Il potente Ritratto di Carlo V a cavallo (1548, Madrid, Museo del Prado) è uno degli esempi più alti del modo originalissimo con cui Tiziano seppe portare alle estreme conseguenze il tema del “ritratto di Stato”; con questo modello si confronteranno intere generazioni di pittori, da Rubens a Van Dyck, da Velázquez a Goya. È questo l’inizio di una lunga stagione creativa caratterizzata dalla realizzazione di quadri “devotissimi” e di grande impatto emotivo, destinati alla Spagna e all’Italia tra cui basterà ricordare la Gloria per Carlo V (1551-1554, Madrid, Museo del Prado) la Deposizione di Cristo nel sepolcro (1559) e la Santa Margherita per Filippo II (1560-1565, entrambi al Prado) e l’Annunciazione per Giovan Vincenzo Pinelli (1558-1559, Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte). Per Filippo II eseguì anche una serie di dipinti mitologici ispirati alle Metamorfosi di Ovidio, le cosiddette “poesie”, attraverso cui Tiziano svilupperà una nuova concezione della pittura intesa in senso più drammatico: Danae (1552-1553, Londra, Apsley House), Venere e Adone (1554, Madrid, Museo del Prado), Perseo e Andromeda (1554-1556, Londra, Wallace Collection), Diana e Atteone e Diana e Callisto (1556-1559, Londra, National Gallery e Edimburgo, National Gallery of Scotland), Ratto d’Europa (1559-1562, Boston, Isabella Steward Gardner Museum). Alla sofferta meditazione sul destino dell’uomo delle opere estreme (1570-1576), fa riscontro una graduale dissoluzione della forma messa in atto attraverso tocchi di luce e colore puro spesso dato sulla tela direttamente con le dita, come è possibile vedere nella tormentata Incoronazione di spine (Monaco, Alte Pinakothek), nel Supplizio di Marsia (Kromeríž, Pinacoteca del Castello), o nella Pietà delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, dipinta per la propria tomba e rimasta incompiuta nel suo studio.


GERHARD RICHTER (Dresda, 9 febbraio 1932)
Nel 1951 si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Dresda, in quell’epoca distrutta dai bombardamenti, dove conosce Marianne Eufinger, studentessa di moda e tessuti, divenuta sua moglie nel 1957. Sebbene di stampo tradizionalista e per certi versi conservatrice, l'Accademia appariva liberale rispetto ai programmi stabiliti dalle autorità sovietiche nella Germania Orientale. Frequenta il dipartimento di pittura murale diretto da Heinz Lohmar, artista cosmopolita, e si documenta attraverso la rivista fotografica Magnum, ricevendo molti libri e cataloghi. Grazie al sostegno del suo professore gli è concesso viaggiare in Germania dell’Ovest e in altri paesi dove ha modo di vedere film, visitare musei e partecipare a lavori teatrali. Allo stesso tempo approfondisce quanto aveva a disposizione nella Germania dell'Est e studia in particolare l'opera di Caspar David Friedrich e di altri illustri pittori del XIX secolo. Nel 1961 decide di stabilirsi nella Germania dell’Ovest, poco prima la costruzione del Muro di Berlino. Frequenta l’Accademia di Düsseldorf dove entra a far parte immediatamente di una cerchia di giovani artisti emergenti. Sebbene influenzato dalle tendenze principali degli anni Sessanta, come l’Arte Concettuale, la Performance e la Pop Art, Gerhard Richter concentrerà sin dagli esordi la sua speciale e originale attenzione al medium pittorico. Da allora sino a oggi Richter sperimenta una sistematica esplorazione del processo pittorico, che varia dal realismo fotografico all’astrazione, dal particolare uso del monocromo sino alla trasformazione random dei colori. Probabilmente Richter è l’artista contemporaneo che più di ogni altro ha sottomesso “la pratica quotidiana della pittura” a una costante riflessione sull’atto della pittura. Un atto determinato dall’idea che l’arte sia una realtà differente: “Nell’arte pensare è pittura” (Gerhard Richter). L’artista, per Richter, non deve uniformarsi a un linguaggio unico internazionale ma sperimentare differenti procedimenti sotto il segno di quella “universalità” che, per filosofi come Hegel e Adorno, rivela le capacità e la specificità propria del fare arte. Molti lavori di Richter, dagli anni Sessanta ai primi anni Settanta, sono figurativi e basati su fotografie che l’artista selezionava da giornali o libri. Le sue caratteristiche foto-pitture sono trattate sempre attraverso la tecnica dello sfocato. E sempre nel 1962 Richter inizia la sua monumentale opera in progress, Atlas; un’immensa opera-archivio che contiene e presenta immagini legate sia alla realtà che ai suoi progetti artistici. Dalla seconda metà degli anni Settanta, Richter, introduce nella sua pratica artistica gli “Abstract Paintings” pur continuando in parallelo la produzione di foto pitture. La serie dedicate all’Annunciazione After Tiziano del 1973 è una significativa testimonianza di questo procedimento “parallelo”. Come scriveva Jean Paul Sartre, a proposito del quadro di Tintoretto, Golgota (conservato nella Scuola Grande di San Rocco a Venezia, la stessa dove Richter aveva ammirato nel 1972 l’Annunciazione di Tiziano), “l’artista non vuole tracciare segni sulla tela ma vuole creare un oggetto”. E sulla base di questa “oggettività” della pittura, oltre ai quadri astratti e ai lavori in stile realista, Richter realizza opere usando specchi o pannelli di vetro. Generalmente Richter “manipola” i suoi quadri utilizzando una grande spatola sia per raschiare il colore dalla superficie che per spalmarlo e mescolarlo. L’utilizzo di questa spatola è oggettivamente legato al processo pittorico dell’artista che decostruisce l’immagine per poi “ripresentarla” in forme possibili. Il movimento duplice (sottrazione e ricomposizione del colore) della spatola è chiaramente visibile nelle bande che determinano la composizione da sinistra a destra. Il risultato finale è una stupefacente e brillante composizione, frutto di differenti passaggi che ne lasciano intravedere la “cronologia”, la storia del processo di realizzazione del quadro. Creazione e distruzione (o parziale cancellazione) sono le caratteristiche distintive delle opere di Gerhard Richter. Nel 2010-2011, Richter sperimenta nei suoi Strips ciò che Benjamin Buchloch ha definito la “de-pittorializzazione della pittura”. La serie Strips è realizzata su stampe digitali montate su Alu-Dibond attraverso una selezione random di 4096 possibili “strisce” di colore. Il temporaneo abbandono della pittura a olio si ricollegava alla Vetrata realizzata per il transetto sud della Cattedrale di Colonia, un’opera composta da 11.500 tasselli di vetro di 72 colori, inaugurata nel 2007 (e la combinazione dei colori è basata sull’opera 4096 Colori, 1974). Il ritorno alla pittura a olio di Richter è segnato dalla serie Birkenau del 2014 sino alle produzioni contemporanee segnate da una anacronistica analogia con “l’ultimo” Tiziano. L’attività espositiva di Gerhard Richter è così vasta che ci si limita a segnalare alcuni eventi espositivi del nostro millennio:

1999 - Black, Red, Gold, installazione permanente nel foyer del Reichstag a Berlino
2002 - Gerhard Richter: Forty Years of Painting, Museum of Modern Art, New York (e poi Chicago, San Francisco e Washington)
2008 - Gerhard Richter: Retrospettiva, Museo Nazionale d’Arte della Cina, Pechino
2011 - Gerhard Richter: Panorama, Tate Modern, Londra; Neue Nationalgalerie, Berlino; Centre Pompidou, Parigi
2012 - Gerhard Richter: Mostra di disegni e acquarelli, Louvre, Parigi
2014 - Gerhard Richter: Pictures/Series, Fondation Beyeler, Basilea
2017 - Gerhard Richter: New Paintings, Museum Ludwig, Colonia; Albertinum, Dresda
2018 - Gerhard Richter: Abstraction, Museum Barberini, Potsdam


PALAZZO TE
Anticamente situato su un'isola posta al centro del quarto lago di Mantova ora prosciugato, Palazzo Te è uno dei più straordinari esempi di villa rinascimentale suburbana manierista. L’intero complesso, decorato tra il 1525 e il 1535, fu ideato e realizzato da Giulio Romano (1499 – 1546) per Federico II Gonzaga (1500 – 1540) come luogo destinato all'ozio del principe e ai fastosi ricevimenti. Sin dall’origine il Palazzo si apriva, attraverso ampie logge, su vasti giardini destinati a rendere gradevole il soggiorno nel palazzo pensato su imitazione delle antiche ville romane. La struttura architettonica delle facciate esterne dell’edificio è caratterizzata dalla lavorazione a bugnato delle superfici murarie e dalla presenza dell’ordine gigante di paraste lisce doriche che ne scandiscono il ritmo. All’interno il palazzo appare organizzato attorno ad un grande cortile quadrato chiuso sui quattro lati da paramenti murari a bugnato liscio scanditi dall’ordine unico di semicolonne doriche che sorreggono una trabeazione classica a metope e triglifi. Sebbene anche esternamente si conservino tracce di zone decorate ad affresco, è soprattutto negli interni che il visitatore può apprezzare la preziosa decorazione ad affresco e i raffinatissimi stucchi che ornano la villa. L’intera decorazione degli ambienti fu realizzata su progetto di Giulio Romano che ideò non solo la struttura architettonica dell’edificio, ma anche gli splendidi cicli decorativi ad affresco, i camini, i soffitti, i pavimenti di tutti gli ambienti, curandone ogni dettaglio, per poi affidarne l’esecuzione a una serie di qualificati collaboratori. Le sale del pianterreno, destinate ad accogliere gli appartamenti di Federico Gonzaga e dei suoi ospiti, conservano ancora oggi quasi integralmente le preziose decorazioni ad affresco e a stucco originali. Veri gioielli dell’arte manierista sono in particolare la Camera di Amore e Psiche e la Camera dei Giganti.
Nelle sale del piano superiore sono attualmente esposte al pubblico le diverse collezioni del Museo: la collezione Gonzaghesca di coni, monete, sigilli, medaglie, pesi e misure; la collezione Mondadori con i dipinti di Federico Zandomeneghi e Armando Spadini e due preziose collezioni archeologiche: la collezione egizia "Giuseppe Acerbi" e quella mesopotamica "Ugo Sissa".


Museo Diocesano di Mantova
Ha sede nel chiostro maggiore dell’ex-monastero agostiniano di Sant’Agnese, un edificio carico di storia. Essa prende le mosse dal mantovano beato Giovanni Bono (1168-1249), fondatore di un ordine religioso poi confluito in quello agostiniano. Nel XIV secolo i suoi seguaci fondarono a Mantova, tra la civitas vetus e un’insenatura del Lago di Mezzo, il monastero di Sant’Agnese, con chiesa ricca di opere d’arte, grande chiostro e corpi annessi. Il monastero godette di tanto prestigio da ospitare, in entrambe le sue visite a Mantova (1530 e 1532), l’imperatore Carlo V, il quale insignì l’abate del titolo di conte, trasmissibile ai suoi successori, insieme con varie facoltà, tra cui quella di conferire lauree: in certo modo, nacque qui il primo germe della futura università. Dopo le soppressioni settecentesche di tutti i monasteri e conventi, quello di Sant’Agnese, demolita la chiesa, fu destinato a usi civili, progressivamente degradandosi; riscattato dalla diocesi alla metà del Novecento, dopo i restauri fu adibito a servizi per la scuola, col nome di “Casa dello studente Beato Contardo Ferrini”; successivamente divenne sede di organismi diocesani e del primo nucleo del museo. Al museo è ora destinato l’intero edificio. Nel contesto urbano esso si colloca a poche decine di metri dalla Cattedrale e dal Palazzo Ducale: scendendo di qui lungo la via Cairoli si perviene presto alla piazza Virgiliana, creata a fine Settecento interrando l’antica insenatura. La piazza, tenuta a giardino, accoglie un solenne monumento al poeta mantovano che fu il maggiore della latinità, ed è attorniata da pregevoli edifici neoclassici; di questo stile è anche la facciata del museo, realizzata da Paolo Pozzo nel 1795.


Fondazione Palazzo Te presents TIZIANO / GERHARD RICHTER. IL CIELO SULLA TERRA, curated by Helmut Friedel, Giovanni Iovane, Marsel Grosso
Exhibition Design Lissoni Associati, Piero Lissoni
Graphic Design Graph.x
Gerhard Richter draws new inspiration from Titian’s Annunciation.
A leading exponent of the contemporary art scene, Gerhard Richter offers a new and exciting demonstration of his relationship with Titian’s art and the subject of the Annunciation in an incisive exhibition – “Tiziano/Gerhard Richter. Il Cielo sulla Terra”, curated by Helmut Friedel, Giovanni Iovane and Marsel Grosso – to be held at Palazzo Te in Mantua from 7 October 2018 to 6 January 2019.
In 1972 while visiting the Scuola Grande di San Rocco in Venice, Richter saw the Venetian’s version of the painting and recognizing in Titian the quality “that makes art a work of art”, he decided to make a copy of it. Since then the great German painter’s dialogue with the old Italian master from Pieve da Cadore has inspired his work and periodically urged him to return to this precious and intimate source.
Assisted by curators, the Fondazione Palazzo Te invited the German artist to express this intimate and long lasting dialogue through two of Titian’s masterpieces – the Annunciations of San Rocco and Museo Nazionale di Capodimonte.
Gerhard Richter generously agreed to the proposal creating a series of 17 works, brought directly from his studio. The paintings subtly tell a story all played out through his encounter with the mystery of the Announcement. The story reverberates in a dedicated cycle of works illustrating Richter’s method of representing the female (Betty and Ella). It is a story that describes the theory and practice of colour, mutual transcendence, the connections between colours in their diversity, and perhaps even the transparency of the vision in relationship to a mystical beyond. Dedicated to this is the last room, where Richter displays a red mirror, the colour of the dress of Titian’s Virgin, as evidence of a reverberation that crosses time and safeguards secrets.
The Fondazione Palazzo Te is privileged to host an exhibition of broad scope that allows Richter to speak of himself. The show includes two Annunciations and some preparatory works by Titian. The subject matter of the Annunciation and the feminine is defined in its ability to connect “the sky and the earth” in the work of artists so significant and so far apart in time.
This unique event has prompted a response from other institutions in the city of Mantua and the Museo Diocesano Francesco Gonzaga has generously agreed to exhibit examples of Annunciations housed in the city's collections, while the Diocese of Mantua is organising a tour of the Annunciations in the town’s main churches.
The catalogue to be published by Corraini will include contributions from influential intellectuals such as Giulio Busi, Annarosa Buttarelli, Claudia Cieri Via, while Piero Lissoni took part in the exhibition design.
The exhibition “Tiziano/Gerhard Richter. Il Cielo sulla Terra” is produced and realized by Comune di Mantova, Fondazione Palazzo Te and Museo Civico di Palazzo Te, with the patronage of Ministero dei beni e delle attività culturali, in collaboration with Diocesi di Mantova and Museo Diocesano “Francesco Gonzaga”, with the contribution of Fondazione Banca Agricola Mantovana and Banca Monte dei Paschi di Siena, and with the support of Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani and the technical sponsor Manerba, Pilkington Italia - NSG Group, Glas Italia - Industria Vetraria Emar

Tiziano / Gerhard Richter. Il Cielo sulla Terra
Dal
7/10/2018 al 6/01/2019
A cura di: Helmut Friedel, Giovanni Iovane, Marsel Grosso
Informazioni:  + 39 041 2719013 - www.fondazionepalazzote.it - 
Orari: Fino a sabato 27 ottobre 2018: lunedì h 13.00 - 19.30; da martedì a domenica h 9.00 - 19.30; (chiusura biglietteria h 18.30)
A partire da domenica 28 ottobre 2018: lunedì h 13.00 - 18.30; da martedì a domenica h 9.00 - 18.30; (chiusura biglietteria h 17.30)
Ingresso: INTERO €  12,00; RIDOTTO €  8,00 (visitatori oltre i 65 anni, gruppi di minimo 20 persone, soci TCI, soci FAI, cittadini residenti a Mantova, possessori di: biglietto d’ingresso al Vittoriale degli Italiani, biglietto/abbonamento Torino Piemonte, tessera Legacoop Lombardia, tessera soci ACI, tessera Mantova Outlet Village, biglietto Trenord); RIDOTTO SPECIALE €  4,00 (visitatori tra i 12 e i 18 anni, studenti universitari); OMAGGIO (1 accompagnatore per gruppo, 2 insegnanti per scolaresca, giornalisti, possessori tessera ICOM, membri: Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria, Corpo Forestale dello Stato, Vigili del Fuoco); BIGLIETTO FAMIGLIA €  25,00 (minimo 3 massimo 5 componenti di cui massimo 2 paganti tariffa intera)
Prenotazioni: da lunedì a venerdì h 9.00 - 19.00; sabato h 9.00 - 14.00 - CALL CENTER T + 39 041 2719013 - ONLINE www.vivaticket.it; PAGAMENTI con carta di credito (Visa e Mastercard) fino 24 h prima della visita o bonifico o vaglia a livello nazionale, con pagamento 15 gg prima della data di visita; PER L’ESTERO: T +39 041 27 19013 - PAGAMENTI con carta di credito (Visa e Mastercard) fino 24 h prima della visita; DIRITTO DI PRENOTAZIONE: ADULTI €  1,50; STUDENTI €  0,50
Con il biglietto della mostra si ha diritto all’ingresso ridotto alle esposizioni:
MARC CHAGALL. Come nella pittura così nella poesia, Palazzo della Ragione (Piazza Erbe, Mantova); RIDOTTO SPECIALE €  10,00 - www.chagallmantova.it
Ufficio Stampa: Lara Facco P&C- T +39.02.36565133 - press@larafacco.com - Lara Facco: M +39.349.2529989 - lara@larafacco.com
Fondazione Palazzo Te: Federica Leoni - T +39 0376.369198 - ufficiostampa@centropalazzote.it

Palazzo Te
Viale Te 13
46100 Mantova

Piena di grazia. Annunciazioni dal IX al XIX secolo
Dal
7/10/2018 al 6/01/2019
A cura di: Augusto Morari
Contributo di: Fondazione Comunità Mantovana Onlus
Orari: dal mercoledì alla domenica 9.30 - 12.00; 15.00 - 17.30; lunedì e martedì: aperto solo a gruppi prenotati. Chiuso a Pasqua, Natale e Capodanno

Ingresso: Intero: € 10,00; Ridotto: € 8,00 maggiori di 65 anni, ragazzi dagli 11 ai 18 anni, gruppi di almeno 15 persone, titolari di biglietto della mostra “Tiziano/Richter” di Palazzo Te.  € 4,00 per i possessori di Mantova - Sabbioneta Musei Card in occasione della mostra “Piena di Grazia. Annunciazioni dal IX al XIX secolo“Gratuito: bambini sotto gli 11 anni. Accessibile ai disabili, rivolgersi alla biglietteria; Visite guidate, su prenotazione.
Informazioni: T. 0376-320602 - www.museofrancescogonzaga.it -info@museofrancescogonzaga.it
Ufficio Stampa: Lara Facco P&C- T +39.02.36565133 - press@larafacco.com - Lara Facco: M +39.349.2529989 - lara@larafacco.com
Fondazione Palazzo Te: Federica Leoni - T +39.0376.369198 - ufficiostampa@centropalazzote.it

Museo Diocesano Francesco Gonzaga
Piazza Virgiliana 55
46100 Mantova

 

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Peter Demetz: The Perception, Triennale di Milano, fino al 25/03/2018

Un’opera che descrive una possibile situazione all'interno di uno spazio architettonico: due persone rappresentate in primo piano ne osservano una terza e ne percepiscono la presenza in relazione allo spazio architettonico. The Perception è una installazione che simula la presenza di alcuni visitatori all’interno di uno spazio composto di due sale attigue. Lo spazio interno…
Per saperne di più

NASA A human Adventure, Spazio Ventura XV, Milano, fino al 18/03/2018

NASA - A Human Adventure
Dal 27 settembre 2017 al 4 marzo 2018
Spazio Ventura XV, Milano

Nella notte tra il 20 e il 21 luglio 1969 circa 900 milioni di persone s’incollarono alla tv per vedere un essere umano calpestare il suolo lunare per la prima volta. Oltre 20 milioni di quei telespettatori erano italiani. Ma molti altri hanno comunque riascoltato le parole (e rivisto le immagini) di Gianni Bisiach che seguì lo sbarco dietro le quinte della prima maratona televisiva della Rai (28 ore di diretta), condotta da Tito Stagno con i commenti di Andrea Barbato e, dal entro spaziale della NASA di Houston di Ruggero Orlando. La passeggiata di Neil Armstrong e Buzz” Aldrin segnò una tregua ai rancori e ai disordini di quegli anni. Giornalisti e osservatori internazionali profetizzarono che l’allunaggio statunitense avrebbe sancito l’inizio di una collaborazione fra Usa e Urss e, forse, la fine della Guerra fredda. L’emozione di chi assistette a quell’evento prevalse per qualche giorno su ogni cosa: dal giorno del decollo dell’Apollo 11 fu davvero come se tutto, anche in Italia, ruotasse intorno alla Luna. Nelle scuole e nei bar non si parlava d’altro. I negozi, con le vetrine rigorosamente a tema, ottennero il permesso di tenere accesa la tv anche durante l’orario di apertura e al carcere di Roma il ministero concesse 600 apparecchi in prestito. In quella notte non ci furono furti né rapine: a Milano il centralino della polizia squillò solo 2 volte e a Bologna e Roma il copione non fu diverso. Lo sbarco sulla Luna ci rende ancora capaci di sognare mondi migliori, universi senza fine, dove buchi neri e remote galassie rendono tutto possibile, meraviglioso, visionario perché da sempre lo spazio e il cosmo, con i suoi misteri e le sue scoperte, affascina chiunque di noi, scienziati e uomini comuni, laici e religiosi, sognatori e scettici. Le imprese degli astronauti, ne è la riprova l’ultimo viaggio spaziale di Samantha Cristoforetti, han fatto desiderare ai “bimbi” di tutte le età di diventare astronauti. E se per la maggior parte di noi, non è stato così, ora avremo comunque la possibilità di vedere quel mondo da vicino, di entrarne a far parte anche se per poche ore.

Dal 27 settembre arriva per la prima volta in Italia, a Milano nello Spazio Ventura XV (via Privata Giovanni Ventura 15), NASA - A Human Adventure, la mostra sullo spazio prodotta da John Nurminen Events in collaborazione con AVATAR - che ha già affascinato nel suo tour mondiale iniziato nel 2011 milioni di visitatori perché concepita per adulti e bambini.
La mostra è un viaggio di conquiste e di scoperte che si estende per 1500 metri quadri, tra razzi, Space Shuttle, Lunar Rover, Simulatore di centrifuga spaziale, in un percorso didattico ed emozionante, scientifico e immersivo, che va dal primo lancio nello spazio ai giorni nostri e che presenta circa 300 manufatti originali provenienti dai programmi spaziali NASA, la maggior parte di essi in prestito dal Cosmosphere International Science Education Center e dallo Space Museum e dal U.S. Space & Rocket Center, molti dei quali sono stati nello spazio. L’esposizione racconta la fantastica storia della National Aeronautics and Space Administration, per tutti la NASA, e le sue incredibili conquiste ottenute nei voli e nelle esplorazioni spaziali.
I visitatori potranno ammirare le splendide astronavi costruite dalla NASA e scoprire le storie delle persone che vi sono state a bordo o che le hanno progettate e costruite come per esempio un enorme modello in scala del gigantesco razzo lunare Saturn V o la replica fedele della pioneristica navicella Mercury con la quale venivano condotte le prime missioni spaziali, e la navicella Gemini, costruita per missioni di lunga durata e ancora un modulo dell’Apollo che portò il primo essere umano sulla Luna e il Rover Lunare che servì agli astronauti per esplorarla. Non poteva mancare l’ormai iconico Space Shuttle, prima navicella riutilizzabile, con una sezione che consentirà ai visitatori di vedere il ponte di volo e il ponte di mezzo dove invece mangiano, dormono e lavorano sugli esperimenti. Ma i visitatori potranno anche sperimentare una simulazione di volo a “bordo” del Mercury Liberty Bell 7 dove si trovava l’astronauta, Gus Grissom. Il simulatore “G-Force - Astronaut Trainer” sarà per il pubblico come una sorta di grande salto adrenalinico, proprio grazie alla forza di gravità generata.
L’esplorazione dello spazio è una delle vicende umane più meravigliose e questa mostra vuol dar conto anche dello spirito e dell’eroismo di quanti sopravvissero alle missioni spaziali, senza però dimenticare il sacrifici e le perdite di quegli uomini e donne per i quali l’avventura spaziale si trasformò in tragedia. “NASA - A Human Adventure” mostra come nel passato le esplorazioni spaziali siano state una grande competizione tra le nazioni, addirittura un elemento significativo della cosiddetta Guerra Fredda dacché la corsa allo spazio aumentò, ma anche stimolò, la rivalità tra Stati Uniti e Unione Sovietica, mentre ai giorni nostri, con le stazioni internazionali, uomini di nazioni e culture diverse collaborino assieme.
Attraverso 6 sezioni (Gantry Entrance, Sognatori, La Corsa allo Spazio, Pionieri, Resistenza e Innovazione), i visitatori verranno catapultati in una delle storie più affascinanti e ambiziose dell’uomo, la scoperta dello spazio in un’esperienza immersiva che inizia fin dall’ingresso, quando dovranno attraversare una passerella, la stessa che gli astronauti della NASA percorrono prima di salire a bordo del Saturn V e la stessa sulla quale, nella notte del 7 dicembre 1972, camminarono tre astronauti dell’Apollo 17 per atterrare sulla Luna.
Nella prima sezione, GANTRY ENTRANCE, è presente una passerella in metallo, replica di quella che collegava a circa 100 metri di altezza il razzo lunare Saturn V con la mitica rampa di lancio a Cape Canaveral, il famosissimo centro della NASA in Florida. È attraverso questa passerella che gli astronauti sono saliti a bordo del Modulo di Comando del Saturn V e hanno iniziato il loro viaggio per la Luna. La passerella era utilizzata anche per rifornire la navicella spaziale del carburante e di tutto il necessario alla vita nello spazio.
Nella seconda sezione, SOGNATORI, si racconta di come per migliaia di anni il cielo notturno sia stato il “propulsore” dei sogni e si dà conto del lavoro di scrittori e artisti che hanno anticipato con la loro immaginazione la visione dello spazio e la sua conquista. La luna e le stelle son state fonte di ispirazione per la mitologia, la creazione di divinità e di misteri di ogni sorta, raccontati da scrittori e artisti. Già Luciano di Samosata nel secondo secolo a.c., si era immaginato un viaggio sulla Luna e l’incontro con forme di vita extra terrestri. Ma solo dopo la metà del XVI secolo, con le scoperte di Copernico e Galileo, gli scrittori son stati in grado di coniugare la fantasia con la scienza. Nel XIX secolo il francese Jules Verne non solo si è immaginato viaggi spaziali ma ha perfino anticipato metodi e tecnologie del tutto simili a quelli usati più di un secolo dopo. Un altro scrittore dell’800, l’inglese HG Wells ha immaginato i viaggi spaziali nel racconto The First Men in the Moon. Accanto agli scrittori, parecchi artisti si sono cimentati su come potessero apparire gli altri pianeti. Come i disegnatori francesi Jules Férat e Édouard Riou che illustrarono le opera di Verne. Nel ventesimo secolo poi, l’americano Chesley Bonestell ha cerato immagini stilizzate dello spazio che sono state di supporto al programma spaziale americano. E l’artista americano Robert McCall ha lavorato per più di 30 anni sul tema spaziale creando opera di grande impatto. Queste persone hanno contribuito con le loro opere a rendere i viaggi spaziali una realtà.
Durante la seconda Guerra Mondiale son state compiute scoperte sensazionali in ambito di tecnologia aeronautica, dai motori dei jet a quelli spaziali. E dalla fine degli anni ’50 all’inizio dei ’60, l’esplorazione dello spazio è diventata una realtà. In questa sezione si potrà sapere tutto sul lancio da parte dei sovietici dello Sputnik, qui riprodotto in una replica fedele, e che ha dato inizio alla cosiddetta CORSA ALLO SPAZIO (che è il titolo di questa sezione) tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, le due super potenze dell’epoca. Costruito dai sovietici, lo Sputnik I fu il primo satellite artificiale mai inviato nello spazio. Lanciato il 4 ottobre 1957, trasmise segnali alla Terra per ventun giorni, finché le sue batterie andarono in avaria. Il satellite si disintegrò il 4 gennaio 1958 durante il rientro nell’atmosfera terrestre. Il lancio dello Sputnik fu un evento di enorme portata mondiale e generò la sfida per il primato nei voli spaziali che divenne uno dei capitoli della Guerra Fredda e si protrasse per quasi due decenni. Lo Sputnik I fu un pioniere nel senso stretto del termine, rappresentando il primo anello di una catena di eventi che prolungarono la nostra idea del mondo oltre i confini della Terra. Nessuno degli straordinari sviluppi e progressi che si vedranno in mostra, si sarebbe concretizzato senza questo primo, storico veicolo spaziale. Sempre in questa sezione si potranno anche ammirare le imprese del primo cosmonauta russo, Yuri Gagarin, e del primo americano Alan Shepard.
Entrando nella sezione PIONIERI si potranno vedere le immagini e le creazioni dei progenitori della moderna tecnologia spaziale, quali il russo Konstantin Tsiolkovsky, un matematico che pubblicò il primo testo sui viaggi spaziali nel 1903 e trattò anche temi quali il design e la propulsione per i quali è considerato a tutti gli effetti il “padre” dei voli spaziali, o il fisico tedesco Hermann Oberth che nel 1923 pubblicò la sua tesi di dottorato nella quale anticipava il corso delle ricerche spaziali. In Germania Oberth lavorò sui progetti spaziali durante la seconda guerra mondiale e trasferitosi negli Stati Uniti prese parte alla creazione del V-2, come scienziato della NASA. In questa sezione si potranno ammirare i frammenti originali di un missile V-2 lanciato. Il V-2 è stato il primo missile balistico a lungo raggio. Sviluppato all’inizio della seconda guerra mondiale, la propaganda nazista lo presentò come un’arma di rappresaglia concepita per reagire all’intensificarsi dei bombardamenti degli Alleati sulla Germania. Venne principalmente utilizzato contro bersagli situati a Londra e ad Anversa. Tra settembre 1944 e marzo 1945, i tedeschi lanciarono circa 3000 V-2 che, secondo le stime, uccisero 7.200 tra militari e civili. Un aspetto tragico della storia dei V-2 è che un numero ancor maggiore di persone nei campi di concentramento tedeschi perse la vita lavorando alla produzione di queste armi. Il missile V-2 è il progenitore di tutti i razzi moderni. Sempre in questa sezione è esposto (in scala 1 a 10) il Saturno V, un veicolo di lancio a tre stadi alimentato a propellente liquido, sviluppato nel quadro del programma di esplorazione lunare del Progetto Apollo. Successivamente è stato usato per il lancio dello Skylab, la prima stazione spaziale americana. La NASA ha impiegato attivamente il Saturno V tra il 1966 e il 1975, portando a termine 13 lanci riusciti dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral, Florida, senza alcuna perdita di vite o di carico utile. Il Saturno V resta a tutt’oggi il razzo più lungo, pesante e potente mai impiegato attivamente. Le sue dimensioni e la sua capacità di carico utile lasciano ampiamente indietro qualsiasi altro razzo impiegato con successo in un programma spaziale. Continua a detenere il record del massimo carico utile mai lanciato e della massima capacità di carico utile che sia riuscita a entrare in orbita terrestre bassa, con 120 tonnellate. Toccava i 110,6 metri di altezza con in cima il Modulo di Comando e Servizio (CSM) e il razzo del LES (Launch Escape System), una soluzione d’emergenza per il salvataggio degli astronauti in caso di lancio fallito, e misurava 10,1 metri di diametro, esclusi gli alettoni. A pieno carico di carburante, il Saturno V pesava 2.950 tonnellate.
A tutt’oggi, il Saturno V resta l’unico veicolo di lancio capace di trasportare esseri umani al di là dell’orbita terrestre bassa. Il razzo ha lanciato in tutto 24 astronauti verso la Luna (tre dei quali hanno compiuto due viaggi) nei quattro anni che vanno da dicembre 1968 a dicembre 1972. Dodici di loro hanno camminato sulla Luna. Lo sviluppo e i lanci del razzi Saturno V furono enormemente costosi: dal 1964 al 1973, la NASA investì in totale 6,5 miliardi di dollari (circa 47,25 miliardi di dollari di oggi) nel progetto.
L’esplorazione dello spazio è una storia che ha a che vedere anche con l’enorme preparazione fisica e psicologica degli astronauti. In questa sezione, RESISTENZA, si potrà capire come sia cambiato il modo di vivere e lavorare nello spazio. Si potranno vedere gli oggetti più disparati, dal cibo liofilizzato ai kit personali, ma anche i veicoli e gli strumenti usati dagli astronauti, dalle tute spaziali ai rover lunari come il Rover lunare (LRV), presente in mostra a grandezza reale, che è stato un automezzo a quattro ruote ad alimentazione elettrica impiegato nelle tre ultime missioni del Programma Apollo (Apollo 15, 16 e 17) nel 1971 e 1972. Il Rover lunare veniva portato sulla Luna a bordo del Modulo lunare Apollo e, una volta reso operativo sulla superficie, era in grado di trasportare due astronauti, il loro equipaggiamento e campioni di suolo lunare. Gli LRV ampliarono moltissimo il raggio d’azione degli esploratori lunari. Le precedenti squadre di astronauti erano state confinate in prossimità del punto di allunaggio a causa della difficoltà di spostarsi a piedi con l’ingombro della tuta spaziale e dell’equipaggiamento di supporto vitale necessario nell’ambiente lunare. Il raggio operativo rimase comunque ridotto, per permettere agli astronauti di tornare al Modulo lunare a piedi in caso di avaria del Rover. Senza gli LRV, le principali scoperte scientifiche delle missioni Apollo 15, 16 e 17 non sarebbero avvenute e noi sapremmo molto meno di quel che sappiamo dell’evoluzione della Luna. 
Le esplorazioni spaziali sono una realtà grazie alla tecnologia e prima di essa, alle idee e soluzioni che hanno reso possibile l’impossibile. In questa sezione, INNOVAZIONE, si potranno vedere, tra molte altre cose, una serie di navicelle spaziali, inclusa una replica a grandezza naturale della capsula Mercury, il modulo di comando dell’Apollo, che portò per la prima volta gli esseri umani sulla luna, il leggendario Space Shuttle e il telescopio Hubble.
Il Progetto Mercury fu il primo programma di volo spaziale umano degli Stati Uniti e fu diretto dalla recentemente costituita National Aeronautics and Space Administration (NASA). Durò dal 1959 al 1963 con l’obiettivo di portare un essere umano in orbita attorno alla Terra, e di farlo prima dell’Unione Sovietica, nel quadro della prima fase della Corsa allo Spazio.
I sette astronauti scelti per il Progetto Mercury divennero noti collettivamente come i “Mercury Seven”. La capsula per la missione Mercury venne prodotta dalla McDonnell Aircraft Corporation. Era conica e poteva accogliere nella sua cabina pressurizzata una sola persona con scorte di acqua, cibo e ossigeno per circa un giorno. Il Progetto Mercury preparò il terreno al Progetto Gemini e al progetto di sbarco lunare Apollo, che vennero annunciati dopo poche settimane dal primo volo spaziale con un uomo a bordo. Secondo le stime, il Progetto Mercury ebbe un costo complessivo di 392,6 milioni di dollari (1,73 miliardi di dollari di oggi) e vi lavorarono 2 milioni di persone.
L’interno del modulo di comando Apollo in mostra è un simulatore per addestramento utilizzato nel Programma Apollo. Contiene i principali pannelli di controllo, ripostigli per le attrezzature, comandi, display, impianti di guida e navigazione e altri impianti del veicolo spaziale e i sedili degli astronauti, oltre a comparti per il cibo e gli equipaggiamenti e un impianto per la gestione e il trattamento dei rifiuti
Lo Space Shuttle (in mostra con una riproduzione del muso frontale in grandezza reale in scala 1:1) è stato il primo veicolo spaziale orbitante concepito per essere riutilizzato. Ha portato in orbita carichi commerciali, provveduto all’avvicendamento di equipaggi spaziali e al trasporto di forniture per la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) ed eseguito operazioni di manutenzione e riparazione di satelliti. L’orbiter dello Space Shuttle era anche in grado di imbarcare satelliti e altro carico utile in orbita e di riportarli sulla Terra. Tutti gli orbiter Shuttle vennero progettati per avere una vita utile di 100 lanci o di 10 anni di attività operativa; in seguito, questi parametri vennero sensibilmente migliorati e la loro flotta condusse complessivamente 135 missioni. Lo Shuttle Discovery fu quello che rimase in servizio più a lungo, per oltre 26 anni, con un record di 29 lanci e 364 giornate di servizio effettivo.
Il telescopio Hubble, in mostra in questa sezione, è celebre per le sue notevoli scoperte scientifiche. Si può dire che abbia avviato con sorprendente facilità un boom di relazioni pubbliche nel campo dell’astronomia; è stato costruito dalla NASA con contributi dell’Agenzia Spaziale europea (ESA) ed è controllato dal Goddard Space Flight Center di Greenbelt, Maryland. Prende il nome dall’astronomo statunitense Edwin Hubble. Negli anni ’20 del secolo scorso, Hubble trovò galassie al di là della Via Lattea e scoprì che l’Universo si va espandendo uniformemente. Ha trasmesso centinaia di migliaia di immagini alla Terra, facendo luce su molti dei grandi misteri dell’astronomia. Sono stati pubblicati oltre 10.000 articoli scientifici sulla base di dati forniti da Hubble. Il telescopio è tutt’ora in funzione e ci si attende che rimanga operativo fino al 2020. Il lancio del suo successore, il Telescopio spaziale James Webb JWST, è previsto per il 2018.


NASA - A HUMAN ADVENTURE
Produzione
: John Nurminen Events
Organizzazione
: Avatar
Curatore mostra
: Jukka Nurminen
Esperto Missioni Apollo
: Luigi Pizzimenti
Dal 27/09/2017 al 18/03/2018
Orari: lunedì - domenica 10.00 / 19.30. Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura. 

Aperture straordinarie: 24 e 31 dicembre ore 10.00 / 14.00; 25 dicembre e 1 gennaio 14.30 / 19.30
Biglietti: Intero: € 18,00; Ridotto: € 16,00 visitatori oltre i 65 anni, visitatori da 15 a 26 anni, portatori di handicap, insegnanti - Ridotto Bambino: € 12,00 visitatori dai 6 ai 14 anni - Gruppi Scuole: € 8 Minimo 15 massimo 25 (tolleranza fino a 29), scuole di ogni ordine e grado. Dal lunedì al venerdì -Gruppi: € 14,00 Minimo 15 massimo 25 (tolleranza fino a 29). Dal lunedì alla domenica - Biglietto Family 1: € 26,00 Un genitore più bambino (6-14 anni); Biglietto Family 2: € 36,00 Un genitore più due bambini (6-14 anni); Biglietto Family 3: € 42,00 Due genitori più un bambino (6-14 anni); Biglietto Family 4: € 50,00 Due genitori più due bambini (6-14 anni) - Gratuito: minori di 6 anni, un accompagnatore per ogni gruppo, due accompagnatori per ogni gruppo scolastico, un accompagnatore per disabile che presenti necessità, giornalisti accreditati dall'Ufficio Stampa della Mostra. - Open: € 20,00 Valido entro le ultime due settimane di mostra - Biglietto esperienza “Centrifuga Spaziale”: €5,00
Visite Guidate: €110,00 Gruppi in italiano; €130,00 Gruppi in lingua; € 80,00 Scuole; € 100,00 Scuole in lingua
Audioguide: € 5,00 intero; € 4,00 ridotto
Infoline e prevendite:  tel. 0299901922- www.vivaticket.it
Catalogo: Skira Editore
Sito internet:  www.ahumanadventure.it - www.facebook.com/mostranasa/ - #ahumanadventure
Ufficio stampa: MondoMostre Skira - Lucia Crespi: Tel. 02 89415532 -lucia@luciacrespi.it; Federica Mariani: Tel. 3666493235 -federicamariani@mondomostre.it; Barbara Notaro Dietrich: Tel. 3487946585 - b.notarodietrich@gmail.com

SPAZIO VENTURA XV
Via Giovanni Ventura 15

Milano 

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D’Annunzio Segreto, Teatro Manzoni, Milano dal 5 al 7 febbraio 2018

RG Produzioni

presenta

EDOARDO SYLOS LABINI e VIOLA PORNARO

in

D'ANNUNZIO SEGRETO

 

drammaturgia ANGELO CRESPI; regia FRANCESCO SALA

 

con

ERIKA URBAN

e la partecipazione di PAOLA RADAELLI

e con

Francesca Kelly Tisi, Irina Ioana Sirbu, Iolanda Gurreri, Lucia Conte Fabiani

 

scene e costumi MARTA CRISOLINI MALATESTA; assistente ai costumi LAURA GIANNISI; disegno luci PIETRO SPERDUTI


Nel contrasto tra giorno e notte, euforia e malinconia, commedia e dramma, si svolge il “d’Annunzio segreto”, il nuovo spettacolo di Edoardo Sylos Labini.
Siamo nelle stanze del Vittoriale negli ultimi anni di vita di d’Annunzio.
Gabriele di giorno è ancora vivo, ironico, sprezzante, gioca in modo perverso con le sue amanti, la pianista Luisa Baccara e la sua governante Amelie Mazoyer, le intrattiene, le manipola, le aizza l’una contro l’altra, progetta nuove imprese, litiga con Mussolini, pretende di essere coccolato, osannato, idealizzato. Di notte, al contrario, d’Annunzio, seduto al suo scrittoio, intesse un lungo e poetico dialogo, con l’unica donna che lo ha amato e che lui ha amato ma che ora non c’è più: il mito Eleonora Duse. Rivive le straordinarie prove teatrali della Città Morta, lo scandalo pubblico del romanzo “Il Fuoco” e una travolgente versione della “Pioggia nel Pineto”. Tra amore e grande letteratura, gelosie e tradimenti arriva a teatro Il Vate degli italiani come non l’avete visto mai.

A 80 anni dalla morte di D’Annunzio, le memorie del Vate prendono vita sul palcoscenico, sapientemente interpretate dall’attore Edoardo Sylos Labini nello spettacolo D’Annunzio Segreto. In scena, dal 5 al 7 febbraio, la vita del poeta, tra amori, passioni, tradimenti e grande letteratura, raccontata dalla penna potente ed evocativa di Angelo Crespi, per la regia di Francesco Sala.
La figura di Gabriele D’Annunzio è oggi più viva che mai, il suo spirito rivoluzionario e provocatorio, il suo porre la Cultura al centro delle sue battaglie è un esempio sempre attuale - spiega Edoardo Sylos Labini - Del resto soltanto l’arte e la poesia sono immortali e il Vate ci ha lasciato delle pagine indimenticabili di grande letteratura”.
Non più l’immagine del superuomo ma un ritratto inedito del Vate degli Italiani che, nella prigione dorata del Vittoriale, ormai anziano, rivive la sua dimensione del Notturno.
Tra un’amante e l’altra e i vari litigi con Mussolini ricorda e parla con l’unica donna che egli abbia veramente amato ma che ora non c’è più: Eleonora Duse. La divina Duse, interpretata da Viola Pornaro, diventa la sua coscienza mettendo in luce il lato più fragile e intimo del poeta.
A fianco di Edoardo Sylos Labini, sul palcoscenico anche Erika Urban nei panni di Amelie Mazoyer detta Aelis, fedele governante, Paola Radaelli nel ruolo della cuoca del Vittoriale Suor Intingola, e le “badesse”, giovani amanti del poeta, interpretate da Francesca Kelly Tisi, Irina Ioana Sirbu, Iolanda Gurreri, Lucia Conte Fabiani.
Infine particolare attenzione sarà riservata ai giovani spettatori: gli under 26 che assisteranno allo spettacolo riceveranno in esclusiva e gratuitamente il fumetto Gabriele D’Annunzio tra amori e battaglie, un modo nuovo e originale per rivivere la storia del Vate attraverso le vignette di Marco Sciame, con la prefazione di Giordano Bruno Guerri.
Lo spettacolo è inserito nel palinsesto Novecento Italiano, che il Comune di Milano dedica alle espressioni artistiche e sociali che hanno animato il Novecento nel nostro Paese.


BIGLIETTI:
Poltronissima Prestige € 27,00 - Poltronissima € 25,00 - Poltrona € 18,00 - Under 26 € 13,50
Biglietteria: prevendita telefonica: numero verde 800 914 350 (Attivo da rete fissa, in orari di cassa); informazioni: telefono 02 7636901 - cassa@teatromanzoni.it - dal lunedì al sabato: 10.00 - 19.00 - La biglietteria è aperta anche 45 minuti prima di ogni spettacolo
Call Center: 02 00634555 - Attivo tutti i giorni dalle 10.00 alle 21.00; per informazioni e prevendita telefonica con pagamento con carta di credito e ritiro lasera stessa presso la biglietteria del Teatro
Onlinewww.ticketone.it - Punti vendita oltre 700 in tutta Italia - Call center 892 101
Ufficio StampaManola Sansalone - stampa@teatromanzoni.it  - T. 02 763690630 - M. 338 9306431

Teatro Manzoni
Via Manzoni 42
20121 Milano 
T. 02 7636901 - Fax 02 76005471 - www.teatromanzoni.it 

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Gigi Piana, moveo_ergo_sum, Galleria Après-coup Arte, Milano dal 12/01/2018

"Mi piace pensare che l'arte abbia a che fare, più che con la creatività, con la trasformazione: come spostamento dei confini del fare arte, con l’impiegare materiali, modificarne le funzioni, trasformando me stesso, le persone, la società. la creazione termina, la trasformazione evolve."

Gigi Piana


Intreccio, Trasparenza e Luce. Sono queste le tre parole chiave per potersi immergere e comprendere l’arte di Gigi Piana, artista visivo e performer, unico nel suo genere, che venerdì 12 gennaio con la live-performance “spazio tempo” ha inaugurato la personale moveo_ergo_sum (piccoli movimenti rivoluzionari) alla Galleria Après-coup Arte di Milano, curata da Sarah Lanzoni e aperta al pubblico sino a sabato 17 febbraio.


La mostra è una riflessione sulla ricerca del movimento di Gigi Piana presentata da stampe fotografiche, su acetato trasparente, di uomini e donne, tagliate in strisce orizzontali e verticali, poi intrecciate tra loro e fissate sul telaio della cornice come fossero trama e ordito. 
Il risultato è uno straordinario movimento di corpi nudi che si deframmentano e ricompongono, in un gioco di sguardi tra l’osservatore e i soggetti ritratti dalla fotografa polacca Ewa Gleisner, che Gigi Piana intreccia successivamente. Opere d’arte che trasmettono un messaggio emotivo intenso e spiazzante, frutto di una ricerca in continua evoluzione che trova nella luce un elemento di amplificazione e completamento. Sia che si tratti della luce naturale che scaturisce dalle stampe fotografiche trasparenti intrecciate dall’artista, sia che si tratti della luce artificiale che in alcuni casi viene utilizzata per retroilluminare le opere.
Per Sarah Lanzoni, curatrice della mostra: “Il risultato artistico ottenuto mi fa pensare a una sorta di ossimoro, ovvero, a quella che definirei una forma di scultura bidimensionale, in cui è possibile cogliere la profondità dell’opera, avvicinandosi ad essa, entrandoci dentro ed esplorandola con lo sguardo - come in un video - e girandoci intorno, ma ricordandosi, ad un tratto, che non è una scultura a tutto tondo, che è altro. I suoi lavori sono evanescenti e, al contempo, assolutamente reali. La materialità dei corpi viene percepita infatti come tale, ma assume una connotazione eterea, leggera e vaporosa”.
A tutto ciò va sottolineato che il motore della ricerca di Piana parte dal Sociale che coniuga nel significato della fusione dei corpi, della loro sessualità, delle migrazioni dai continenti, del movimento stesso della terra, in una mutazione costante che però non dimentica le proprie radici, l'humus culturale da cui nascono, la sua passione per l'antropologia.
"Ogni individuo può e deve costruire/decostruire, fare/disfare liberamente la propria identità: questo coincide con la “performatività” dell'agire e del fare. I miei corpi si intrecciano cercando un ordine indipendente di sviluppo, abbattendo i giudizi ed i pregiudizi, in una società dove la cultura non cataloga ma accetta le diverse sfumature delle diversità. Non esistono più confini rigidi a cui aderire per avere un ruolo sociale: la propria “identità” trova uno sviluppo autonomo, indipendente. i corpi si intrecciano, si compenetrano; in formazione ed evoluzione, a metafora di questa mutazione."
A Milano Gigi Piana espone nove opere di varie dimensioni, cinque delle quali realizzate appositamente per la Galleria di Arte Contemporanea Après-coup Arte.
Fra tutte le “trame” esposte va segnalato in particolare il trittico “free_still#olga_2” con il quale l’osservatore potrà interagire facendolo scorrere su binari predisposti, sovrapponendo o separando i diversi livelli che lo compongono.
Scrive nella presentazione Sarah Lanzoni: “La ricerca di Gigi Piana per la galleria Après-coup Arte, legata in particolare allo studio del corpo in movimento nel periodo futurista, sviluppa ulteriormente il tentativo audace di andare al di là di ogni cliché nella sua rappresentazione [...]. Gli stop, in cui i danzatori sono stati fotografati, nella produzione di Piana sono resi a livello iconografico in maniera dinamica e rappresentano i momenti della vita in cui l’essere umano tira le somme, in cui si ferma e osserva i punti da cui è partito e dove è arrivato”.
Ogni performer è stato ritratto in scatti che registrano il movimento libero del soggetto durante l’azione, a partire dalla posizione fissa della prima foto in ordito. Le immagini singole sono state in seguito sovrapposte a formarne una sola.
La direzione conferita da Piana alla sua ricerca sul movimento nasce dall’esperienza iniziata nel 2016 con il progetto “STILL-Body Experience With Digital Brain”, vincitore del bando “ORA! LINGUAGGI CONTEMPORANEI, PRODUZIONI INNOVATIVE” promosso dalla Compagnia di San Paolo. Questo percorso artistico sperimentale è stato sviluppato a partire da un’idea del danzatore Daniele Ninarello, in collaborazione con l’interaction designer Emanuele Lomello, l’artista visivi Gigi Piana e NABA - Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, con il coordinamento di Silvia Limone, per riflettere sul “fare arte” come atto rivoluzionario per l’uomo contemporaneo.
STILL trova un seguito nelle opere realizzate per questa personale, che va intesa come uno scatto in avanti, un’evoluzione nel processo di maturazione artistica di Piana negli ultimi anni.

Gigi Piana, artista visivo, con esperienze maturate negli ambiti delle installazioni, della performance e del video. Vive e lavora tra Torino e Biella.
Prioritario l’utilizzo del mezzo video, sia per ciò che riguarda le installazioni che le performance, utilizzando abitualmente la ripresa diretta.
Nell’arco degli anni ha svolto la sua personale ricerca creando un peculiare linguaggio personale che si esprime attraverso l’utilizzo di materiali trasparenti, fili rossi, scritte: elementi minimi, sia nei lavori a muro che in performance ed installazioni site-specific. Nell’ultimo periodo la sua ricerca artistica si è evoluta in relazione alla tradizione tessile biellese con l’utilizzo dell’intreccio di tessuti di materiali plastici come propria cifra stilistica.

Mostre personali
- “Fino a qui” (Villa Schneider, Biella) 2002
- “Alla Corte dell’Arte” (Andorno, Biella) 2004
- “Rapporti A2”, personale con Luciano Pivotto (Officine CAOS, Torino) 2007
- “BI-BOx1”, inaugurazione spazio BI-BOx (Biella) 2011
- “Invasioni”, 6 personali a confronto (Palazzo ex ENEL – BI-BOx, Biella) 2013; - “intrecci_in_tessuti (BI-BOx, Biella) 2014
- “ricerca_d_identità” (Paola Meliga Gallery, Torino) 2015
- “ricerca_d_identità” (Adiacenze, Caravan SetUp, Bologna) 2015 Cortile Lagrange Palazzo Cavour (Totino) 2016.
Mostre collettive
- “Archeologia Futura” a cura di Michelangelo Pistoletto e Gabriele Boccacini per la Biennale dei Giovani Artisti “BIG 2000” (Torino)
- installazione “mirror” nell’ambito di “BIG 2000” (Caraglio, Cuneo); “Villaggio Globale” (La Valletta, Malta) 2002
- “Le Pareti della Solitudine” Cittadellarte-Fondazione Pistoletto (Biella) 2002
- “Gemine Muse” (Biella) 2003
- “100 volte Stalker” (Glasgow, Inghilterra) 2004
- “Food Design” (Torino) 2004;
- “Gemine Muse” (Roman, Romania) 2004
- “Art Luggage” (Catania) 2007; “13×17” Padiglione Italia (Venezia ed altre sedi: Napoli, Biella, Pescara, Palermo, Bologna, Roma) 2007-08
- “Quotidiana” (Padova) 2007
- “13×17” Biennale di Venezia (Bologna) 2012
- “The Others” (Torino) 2013-14
- “Setup Art Fair” (Bologna) 2013-14-15
- “t_essere_territorio” installazione-performance a 1.900 metri con Gabriella Maiorino (Olanda), a cura di Ewa Gleisner (Lago del Mucrone, Biella)
- “SWAB” Barcellona (Spagna) 2015 portanova12 gallery (BO), SetUp Art Fair 2016 (Bologna) Riccardo Costantini Contemporary (TO), curato tra gli altri da: Antonio Arevalo, Guido Bartorelli, Philippe Daverio, Irene Finiguerra, Olga Gambari, Teresa Iannotta, Marina Mojana, Stefania Schiavon, Angela Vettese, Alessia Locatelli, Alice Zannoni.

Ha collaborato con Michelangelo Pistoletto a Cittadellarte-Fondazione Pistoletto (Biella) dal 1997 al 2004.
Lavora stabilmente come performer con il gruppo teatrale torinese “Stalker Teatro” dal 1997, con esperienze in Italia e all’estero (Francia, Spagna, Portogallo, Polonia, Israele, Inghilterra, Malta). Ha realizzato con la compagnia coproduzioni nazionali ed internazionali con: Akademia Ruchu (Polonia), Gabriella Maiorino (Olanda), Ex Nihilo (Francia), Scena Plastyczna (Polonia), Eugenio Barba (Danimarca), Remondi&Caporossi (Italia), Pierre Byland (Francia), Marigia Maggipinto (Italia).
Ha curato per la Città di Biella l’allestimento della mostra permanente “Spazio della Memoria” negli spazi sotterranei di Villa Schneider, dedicato al ricordo dell’occupazione nazifascista della villa, utilizzata come luogo di torture, interrogatori e deportazione.
Ha collaborato con diversi artisti, tra cui l’artista visiva Laura Testa, con la quale dal 2000 esegue installazioni e performance; la coreografa italiana, residente in Olanda, Gabriella Maiorino; l’artista indiano Rabindra Patra. Dal 2014 collabora con continuità con la fotografa polacca Ewa Gleisner. Esegue collaborazioni artistiche con aziende e privati: “profondità di tela”, installazione per campagna pubblicitaria “Filrus” (Italia) 2012; “persone – numeri – banca ”, installazione per la copertina del libro “WelcomeBank”, Napolitano e Visconti, Edizioni Egea (Milano) 2011.
Fonda nel 2000 con Stefano Bosco, Laura Testa, Toni Spanedda, Aurelio Gentile e Maria Bruni il gruppo RAIII con cui esegue esperienze performative ad indirizzo di tipo multimediale (utilizzo di Internet, dirette televisive, creazione di format).
Collabora con la Facoltà di Filosofia di Torino su sperimentazioni che riguardano la percezione visiva. Docente di Riprese e Montaggio video presso l’Istituto “Albe Steiner” di Torino, specializzazione Audiovisivi.
È presidente del Cine Club di Biella “la Pecora Elettrica”.
Lavora come regista e tecnico video per enti tra cui “Cittadellarte – Fondazione Pistoletto” (Biella), “Museo del Territorio di Biella”, ecc.
Partecipa con diversi video a festival internazionali: con il film “Più vicino” realizzato con Beppe Anderi, con la partecipazione di Michelangelo Pistoletto, venduto e passato da Studio Universal a: “Torino Film Festival” 1999, “Arcipelago” Roma, “Visioni italiane” Bologna, “Bellaria Film Festival”; e con i video “Passaggi a nordovest ’98, ’99, ’00, ’03” realizzati con Alessandro Amaducci, Beppe Anderi e Barbara Rossi.
Esegue documentazioni video con passaggi televisivi su RAI Arte. Nel 2004, partecipa come invitato al “Torino Film Festival” e al “Roma Film Festival” con il documentario “Viaggio nel silenzio del tempo” (intervista ad Alexander Sokurov). Nel 2006, realizza con Fabio Pettirino il documentario “Mondi allo Specchio” prodotto da Love Difference/Cittadellarte – Fondazione Pistoletto, Regione Piemonte, Fondazione Cassa di Risparmio di Biella.
Cura con Grazia Paganelli e Giuseppe Gariazzo la rassegna ed il catalogo “Cinemadisvolta” per Cittadellarte – Fondazione Pistoletto dal 2005, cura con gli stessi la prima edizione del “Concorso Internazionale del VideoRacconto” a Cittadellarte nel 2008.
Svolge ruoli di attore in produzioni cinematografiche con i registi: Cristina Andreone “Password” 1997; Beppe Anderi “Viaggio nella città di carta” 2001, “Senza fine di lucro” 2002; Cocito e Pastore “Come fossili cristallzzati nel tempo” 2000; Corso Salani “I casi della vita” 2009; Dario Argento “Dracula 3D” 2012.


Gigi Piana - moveo_ergo_sum (piccoli movimenti rivoluzionari)
A cura di: Sarah Lanzoni
Dal 12 gennaio al 17 febbraio 2018
Ingresso: libero
Orari: da martedì a sabato dalle 8.30 alle 22.00
Ufficio stampa: Studio de Angelis - Tel. 02 45495191 - M. 345 7190941 - info@deangelispress.it

GALLERIA APRÈS-COUP ARTE
Via Privata della Braida 5
Milano
Info: Sarah Lanzoni -  t. 02 38243105 - galleria@apres-coup.it
 
Gigi Piana - Via Piave, 16 - 13900 Biella - gigi.piana@yahoo.it - M. +39 320 335 0638

 

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