SiteLock

Archivi categoria : In evidenza

Germano Celant (Genova, 1940 – Milano, 29/04/2020)

Nato a Genova nel 1940, da padre impiegato in una ditta di import-export e madre casalinga, Germano Celant da giovanissimo iniziò a frequentare il vivace ambiente culturale che si stava sviluppando in quegli anni nella città ligure. Conobbe il gruppo dei cantautori, Gino Paoli, Umberto Bindi e Luigi Tenco e frequentò lo stesso Liceo di Fabrizio De Andrè. Nella metà degli anni ’60, iniziò a scrivere per riviste di cultura, nel 1964 lavorò alla progettazione di un libro sul design della Olivetti e, viaggiando tra Milano e Torino, conobbe Arturo Schwarz e Gian Enzo Sperone, qui ebbe modo di vedere la mostra di Andy Warhol, con Leo Castelli e Ileana Sonnabend, tra gli invitati, oltre al gruppo di quelli che sarebbero poi diventati gli alfieri dell’Arte Povera.
Studiò all'Università di Genova, dove fu allievo di Eugenio Battisti.

Nel 1967 coniò la definizione di Arte Povera per designare un gruppo di artisti italiani: Alighiero Boetti, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Giulio Paolini, Pino Pascali ed Emilio Prini, esposti nella prima mostra alla Galleria La Bertesca di Genova, destinati a riscuotere un grande successo internazionale negli anni successivi. Sempre alla Bertesca di Genova presentò in contemporanea Im-Spazio (Bignardi, Ceroli, Icaro, Mambor, Mattiacci, Tacchi). Questi artisti, secondo la presentazione del critico nel catalogo, operavano in una "nuova dimensione progettuale che mira ad intendere lo spazio dell'immagine, non più come contenitore ma come campo di forze spazio-visuali. Le loro opere presentano una strutturazione aperta di frammenti visivi, formano imspazio a circolo aperto, a tempo reale [...] che agisce con e sullo spettatore".
Nel 1968 la mostra “Arte Povera più azioni povere”, nell’ambito della Rassegna Internazionale di Pittura agli Arsenali di Amalfi, organizzata da Marcello Rumma a cui parteciparono: Giovanni AnselmoAlighiero BoettiLuciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario MerzMarisa MerzGiulio PaoliniPino PascaliMichelangelo PistolettoEmilio PriniGilberto ZorioAbleoPaolo IcaroPietro Lista, Gino MarottaGianni PiacentinoRichard LongJan DibbetsGer van Elk
Celant delineò la teoria e la fisionomia del movimento attraverso mostre e scritti come Conceptual Art, Arte Povera, Land Art del 1970.
Dopo la mostra Off Media, svoltasi a Bari nel 1977, iniziò a collaborare con il Guggenheim Museum di New York, del quale divenne in seguito senior curator.
Sempre al Guggenheim Museum allestì nel 1994 la mostra Italian Metamorphosis 1943-1968, nel tentativo di avvicinare l'arte italiana alla cultura americana.
Stava progettando, come ci aveva raccontato a Palazzo Reale, di riproporre per il 2022 una mostra analoga per rilanciare l'arte italiana, oggi con una flessione molto rilevante  sul mercato americano.
Per le sue vaste conoscenze dei musei e dei galleristi americani, Celant incominciò a far conoscere in Italia il mondo della conceptual art americana ed a esportare negli Stati Uniti l’Arte Povera.
L'intendimento di internazionalizzare l'arte italiana aveva già caratterizzato le mostre al Centre Pompidou di Parigi (1981), a Londra (1989) e a Palazzo Grassi a Venezia (1989), diventando tra i più noti curator internazionali. 
Nel 1996 curò la prima edizione della Biennale di Firenze Arte e Moda, evidenziando un concetto di arte in costante evoluzione, strettamente connesso con la cultura contemporanea intesa come espressione dinamica di una creatività globale. Nel 1997 venne nominato direttore della 47ª Biennale Internazionale d'Arte di Venezia: "Futuro, Presente, Passato", alle Corderie, con la partecipazione di 67 tra artisti internazionali più noti.
"La scelta degli artisti dipende dal metro che si decide di usare. Nella mostra internazionale ho cercato di rappresentare tutte le stratificazioni dell’arte contemporanea, a partire dalla pop art e dalla minimal art. Insomma, da metà degli anni Sessanta in avanti. Prima cosa il taglio storico dunque, ma ho dovuto metterlo insieme con il presente: lavorando con la contemporaneità avevo bisogno di incontrare artisti viventi. Con questi due parametri ho cominciato una lettura per strati arrivando al concettuale, all’ arte povera… A guardare, c’è una campionatura molto forte dei vari movimenti: Lichtenstein per il pop, Jim Dine per una certa radicalità figurativa, Oldenburg per il contributo alla sensualità dell’oggetto, erano fondamentali. E poi Agnes Martin, Brice Marden sul senso della pittura, Heizer… Ho cercato un’esemplificazione dei vari movimenti, in modo che ci fosse un attraversamento sia in senso verticale sia in senso orizzontale, perché ognuno degli artisti ha contribuito con dei lavori nuovi".
Presentava opere di artisti come, tra gli altri, Maurizio Cattelan, Enzo Cucchi, Ettore Spalletti, Marina Abramovic, John Baldessari, Vanessa Beecroft, Daniel Buren, Cai Guo Qiang, Dinos e Jake Chapman, Francesco Clemente, Gino De Dominicis, Jan Dibbets, Jim Dine, Jan Fabre, Luciano Fabro, Rebecca Horn, Ilya e Emilia Kabakov, Anselm Kiefer, Jeff Koons, Sol LeWitt, Roy Lichtenstein, Mario Merz, Annette Messager, Mariko Mori, Maria Nordman, Claes Oldenburg, Dennis Oppenheim, Giulio Paolini, Gerhard Richter, Pipilotti Rist, Edward Ruscha, Haim Steinbach, Luc Tuymans, Emilio Vedova, Franz West, Gilberto Zorio.
Collaboratore di note riviste fra le quali L'Espresso, con la rubrica Arte, dopo aver realizzato a Genova la grande mostra Arti & Architettura (2004), fu direttore della Fondazione Prada a Milano a partire dal 2015, a lui si devono la curatela diretta delle più importanti esposizioni. Dalla prima personale in Italia di Walter De Maria, nel 1999, a “Post Zang Tumb Tuuum. Art Life Politics: Italia 1918–1943“, grande  e straordinaria e coraggiosa collettiva, presentata nel 2018, con più di 600 lavori.

Nel 2001 è stato commissario del Padiglione Brasiliano alla 49ª Biennale Internazionale d’arte di Venezia
Nel 2004 supervisore artistico della programmazione dei cento eventi culturali di “Genova 2004, Capitale Europea della Cultura”: Arti & Architettura.
Dal 2005 è curatore della Fondazione Aldo Rossi a Milano.
Dal 2008 curatore della Fondazione Emilio e Annabianca Vedova a Venezia,
Dal 2009 al 2011 è stato Responsabile scientifico per Arte e Architettura alla Triennale di Milano.
In occasione di Expo 2015, organizzò la mostra Art & Food alla Triennale di Milano, un lunghissimo percorso focalizzato sulla commistione tra arte e cibo, dal 1851 (anno della prima Esposizione Universale, tenutasi a Londra) fino ai nostri giorni, con allestimenti progettati dall’architetto Italo Rota.
Nel 2016 è stato curatore della mostra di Giovanni Gastel al Palazzo della Ragione a Milano.
Nel 2016 è Project Director di The Floating Piers, opera di Christo e Jeanne-Claude sul Lago d’Iseo.

Germano Celant e Christo, Museo di Santa GiuliaBrescia, 2016 © Gianni Marussi

2016 Mostra al Museo di Santa Giulia, Brescia: "Christo and Jeanne-Claude: Water Projects".

Massimo Minini, Germano Celant,Christo, interprete, Laura Castelletti, Museo di Santa Giulia, Brescia, 6/04/2016 ©Gianni Marussi

"Le avanguardie, le neoavanguardie, i collettivi, le tendenze, lasciano il posto a nuove figure fortemente connotate a livello individuale. Ti potrei fare degli esempi: da Julian Schnabel e Jeff Koons arrivi a Damien Hirst. Sono i nuovi eroi dell’arte che gestiscono direttamente la loro produzione. Quando Hirst si inventa la sua asta da Sotheby’s si muove con questa precisa determinazione."
Nel 2019, in concomitanza con l’apertura della Biennale di Venezia, aveva curato la splendida grande retrospettiva di Jannis Kounellis, dopo la sua scomparsa, presso il Palazzo Ca’ Corner della Regina, sede veneziana di Fondazione Prada, rendendo così omaggio a un grande artista e grande amico che per anni era stato suo compagno di viaggio. 
Alla FondazionePrada aveva curato anche l'incontro con Bernardo Bertolucci, poco prima che mancasse, con la proiezione di "Ultimo Tango a Parigi".

  

L'ultima sua curatela milanese, aperta fino al 9/02/2020, è stata quella su Emilio Vedova a Palazzo Reale, Milano, nello splendido allestimento scenografico nella Sala delle Cariatidi, promossa da Comune di Milano Cultura, da Palazzo Reale e dalla Fondazione Emilio e Annabianca Vedova.
L’ultima mostra da lui curata è stata Richard Artschwager, la prima grande antologica europea dedicata allo scultore americano, in programma da ottobre 2019 a febbraio 2020 al Mart di Rovereto. Realizzata grazie ai prestiti di alcune delle maggiori Collezioni del mondo e alla collaborazione di alcune tra le più prestigiose gallerie internazionali, attualmente la mostra è ospitata al Guggenheim di Bilbao, attualmente chiuso per ovvi motivi.

Il primo aprile sarebbe dovuto essere a Peschici a ritirare il riconoscimento "Le donne nell’arte" per il suo contributo svolto in nome della Fondazione Prada.

Celant è stato autore di oltre cinquanta pubblicazioni, tra cataloghi, approfondimenti sul lavoro di singoli artisti o scritti teorici come Conceptual Art, Arte Povera, Land Art del 1970.
Nel 1987 ha ricevuto il The Frank Jewett Mather Award per l’attività di critico d’arte; nel 2004 la laurea honoris causa in Architettura dall’Università degli Studi di Genova, Facoltà di Architettura; infine, nel 2013 il The Agnes Gund Curatorial Award da parte dell’Independent Curators International, New York.
Nel 2013, riceve il The Agnes Gund Curatorial Award, accanto a Miuccia Prada che ottiene il The Leo Award, due premi promossi dall’Independent Curators International (ICI) di New York: “per i loro contributi al mondo dell’arte contemporanea, per l’attività a livello internazionale della Fondazione Prada e per la mostra When Attitudes Become Form: Bern 1969/Venice 2013”, svoltasi nella sede veneziana di Fondazione Prada Ca’ Corner della Regina, in dialogo con Thomas Demand e Rem Koolhaas.

"Germano Celant è stato una delle figure centrali di quel processo di apprendimento e ricerca che l’arte ha rappresentato per noi fin dall’inizio della fondazione. Le tante esperienze e gli intensi scambi che abbiamo condiviso con lui in questi anni hanno contribuito a farci ripensare il significato della cultura nel nostro presente. La curiosità intellettuale, il rispetto per il lavoro degli artisti, la serietà della sua pratica curatoriale sono insegnamenti che riteniamo essenziali per noi e le generazioni più giovani”, hanno dichiarato Maurizio Bertelli e Miuccia Prada, presidenti della Fondazione Prada.

Germano Celant è mancato il 29 aprile 2020 all'ospedale Ospedale San Raffaele di Milano, a seguito della complicanze, dovute al diabete, di COVID-19. Aveva manifestato i primi sintomi di ritorno in Europa dagli Stati Uniti, dove era stato per l’Armory Show. Lascia la moglie Paris Murray e il figlio Argento Celant.

Germano Celant, © foto Giovanni Gastel

Autore di oltre cento pubblicazioni, tra libri e cataloghi, e curatore di centinaia di mostre nei maggiori musei ed istituzioni internazionali.
Dal 1977 è Contributing Editor della rivista “Artforum”, New York e dal 1991 della rivista “Interview Magazine”, New York; dal 1999 è responsabile della rubrica d’arte del settimanale “L'Espresso”, Roma; dal 2000 collabora con il mensile di design “Interni”, Milano.

Pubblicazioni principali

Nevelson. Catalogo della mostra (Roma, Palazzo delle esposizioni, 1994) 
Charta 1994

L' inferno dell'arte italiana. Materiali 1946-1964 
Costa & Nolan 1996 

Michael Heizer. Ediz. inglese 
Progetto Prada Arte 1997

Man Ray. Io e Juliet. Ediz. illustrata 
Man Ray, Germano Celant
24 Ore Cultura 1998

Laurie Anderson. Dal vivo 
Progetto Prada Arte 1998

Sam Taylor-Wood 
Progetto Prada Arte 1998 

Walter De Maria. 1999 Milano 2000 
Progetto Prada Arte 1999

Laurie Anderson. Dal vivo 
Progetto Prada Arte 1999

Registro 
Carsten Höller, Germano Celant
Progetto Prada Arte 2000

Marc Quinn 
Germano Celant, Darian Leader
Progetto Prada Arte 2000 

Enrico Castellani 1958-1970 
Progetto Prada Arte 2001 

Enrico Castellani 1958-1970. Ediz. inglese 
Progetto Prada Arte 2001 

Barry McGee. Ediz. inglese 
Progetto Prada Arte 2002 

Barry McGee 
Progetto Prada Arte 2002 

La sfida. Atti del Convegno (2002)
Progetto Prada Arte 2002

Pescatori di utopie 
Germano Celant, Giovanni Gastel
Skira 2002 

Madly in love. The Luigi and Peppino Agrati collection 
Skira 2002

Tom Friedman. Ediz. inglese 
Progetto Prada Arte 2002 

Prada Aoyama Tokyo. Herzog & de Meuron 
Progetto Prada Arte 2003 

Giulio Paolini 1960-1972 
Progetto Prada Arte 2003 

Giulio Paolini 1960-1972. Ediz. inglese 
Progetto Prada Arte 2003 

Tribeca talks. Film festival 
Progetto Prada Arte 2004 

Francesco Vezzoli. Trilogia della morte 
Progetto Prada Arte 2004 

Francesco Vezzoli. Death trilogy 
Progetto Prada Arte 2004 

New York, New York. Fifty Years of Art, Architecture, Photography, Film and Video 
Lisa Dennison, Germano Celant
Skira 2006 

Gastel. Catalogo della mostra (Milano, 2 ottobre-2 novembre 1997; Londra, 6 settembre-30 ottobre 2004). Ediz. italiana e inglese 
Books 2006 

Andreas Slominski. Ediz. italiana e inglese 
Progetto Prada Arte 2006 

Tom Sachs. Ediz. italiana e inglese 
Progetto Prada Arte 2006 

Thomas Demand. Ediz. inglese 
Germano Celant, Robert Storr, Carlo Bonini
Progetto Prada Arte 2007 

Tobias Rehberger. On Otto e On Solo. Ediz. illustrata 
Germano Celant, Ina Blom
Progetto Prada Arte 2007 

Unveiling the Prada Foundation 
Rem Koolhaas, Germano Celant
Progetto Prada Arte 2008 

Nathalie Djurberg. Turn into me. Ediz. illustrata. Con DVD 
Progetto Prada Arte 2008 

Artmix. Flussi tra arte, architettura, cinema, design, moda, musica e televisione 
Feltrinelli 2008 

Aldo Rossi. Disegni 
Skira 2008 

John Wesley. Ediz. italiana e inglese 
Progetto Prada Arte 2009 

Frank O. Gehry dal 1997 
Skira 2009 

Enrico Baj. Mobili animati. Ediz. italiana e inglese 
Skira 2009 

Giosetta Fioroni. I dipinti. Ediz. italiana e inglese 
Skira 2010 

Louise Bourgeois. Textiles 
Skira 2010 

Vedova. Scultore 
Skira 2010 

Paolo Canevari. Catalogo della mostra (Prato, 20 marzo-1 agosto 2010). Ediz. italiana e inglese 
Mondadori Electa 2010 

Register 
Carsten Höller, Germano Celant
Progetto Prada Arte 2000

Anselm Kiefer. Il sale della Terra. Ediz. italiana e inglese 
Skira 2011 

Emilio Vedova ...in continuum. Ediz. italiana e inglese 
Skira 2011 

Arte povera. History and stories. Ediz. inglese 
Mondadori Electa 2011 

Fondazione Prada Cà Corner della Regina. Ediz. inglese 
Progetto Prada Arte 2011 

Lucio Fontana. Ambienti spaziali. Architecture, arts, environments. Ediz. inglese 
Skira 2012 

Aldo Rossi. Teatri 
Skira 2012 

Holy works. Ediz. illustrata 
Andres Serrano, Germano Celant
Damiani 2012 

Louise Nevelson. Ediz. inglese 
Skira 2013 

Arte Povera. Ediz. illustrata 
Giunti Editore 2013 

Emilio Vedova ...Cosiddetti Carnevali.... Ediz. illustrata 
Skira 2013 

Roy Lichtenstein. Sculptor. Ediz. italiana e inglese 
Skira 2013 

Marc Quinn. Memory Box. Ediz. inglese 
Skira 2013 

Su Piero Manzoni 
Abscondita 2014 

Robert Mapplethorpe. La ninfa Fotografia 
Skira 2014 

Fotografia maledetta e non 
Feltrinelli 2015 

Aldo Rossi. Opera grafica. Etchings litographs silksreen prints. Ediz. illustrata 
Germano Celant, Stijn Huijts
Silvana 2015 

Gianni Piacentino. Ediz. multilingue 
Progetto Prada Arte 2015

Frank. O. Gehry dal 1997 
Skira 2015 

Mimmo Rotella. Catalogo ragionato. Ediz. italiana e inglese. Vol. 1: 1944-1961
Skira 2016 

Po art & Warhol 
Abscondita 2016

Christo and Jeanne-Claude. Water projects. Ediz. italiana 
Silvana 2016 

Alexander Calder e Emilio Vedova. Frammenti Expo '67. Ediz. illustrata 
Skira 2016 

Arman. 1954-2005. Catalogo della mostra (Roma, 5 maggio-23 luglio 2017). Ediz. illustrata 
Silvana 2017

Preconistoria 1966-69. Ediz. illustrata 
Quodlibet 2017 

Su Piero Manzoni 
Abscondita 2017 

Mimmo Paladino. Ediz. a colori 
Skira 2017 

Nuvolo and post-war materiality 1950-1965. Ediz. a colori 
Skira 2018 

Cattedrali d'Arte. Dan Flavin per Santa Maria in Chiesa Rossa 
Progetto Prada Arte 2018 

Piero Manzoni. Catalogo generale. Ediz. italiana e inglese 
Skira 2018 

Architettura-Design 1965-2015 
Quodlibet 2018 

Post zang tumb tuum. Art life politics Italia 1918-1943. Catalogo della mostra (Milano, 18 febbraio-25 giugno 2018). Ediz. inglese e italiana 
Progetto Prada Arte 2018 

Mimmo Rotella. Manifesto. Catalogo della mostra (Roma, 30 ottobre 2018-10 febbraio 2019). Ediz. a colori 
Silvana 2018 

Mimmo Rotella. Manifesto. Catalogo della mostra (Roma, 30 ottobre 2018-10 febbraio 2019). Ediz. inglese 
Silvana 2018 

Paolo Pellegrin. Ediz. illustrata 
Silvana 2018 

Marco Bagnoli. Ediz. a colori 
Skira 2018 

Roma New York. 1948-1964-The Murray and Isabella Rayburn Foundation. Before - After. Ediz. illustrata 
Silvana 2019

Giulio Paolini. Ediz. illustrata 
Silvana 2019 

Sandy Skoglund. Catalogo della mostra (Torino, 24 gennaio-24 marzo 2019). Ediz. illustrata 
Silvana 2019 

Paolo Pellegrin. Ediz. inglese 
Silvana 2019 

Richard Artschwager. Catalogo della mostra (Rovereto, 12 ottobre 2019-2 febbraio 2020; Bilbao, 27 febbraio-9 maggio 2020). Ediz. a colori 
Silvana 2019 

Emilio Vedova. De America. Ediz. a colori 
Skira 2019 

Emilio Vedova 
Marsilio 2019 

+ spazi. Le gallerie Toselli. Ediz. illustrata 
Johan & Levi 2019 

Jannis Kounellis. Catalogo della mostra (Venezia, 11 maggio-24 novembre 2019). Ediz. italiana e inglese 
Progetto Prada Arte 2019 

Emilio Vedova. Catalogo della mostra (Milano, 6 dicembre 2019-9 febbraio 2020). Ediz. inglese 
Marsilio 2019

Michele Zaza. Ediz. a colori 
Silvana 2020

Print Friendly, PDF & Email

Raffaello, 1520 – 1483, Scuderie del Quirinale, Roma, fino al 2/06/2020

Per effetto del DPCM dell' 8 marzo 2020 le Scuderie del Quirinale rimarranno chiuse al pubblico fino a nuove disposizioni governative.
Il Decreto Legge “Cura Italia” del 17 marzo 2020 ha disciplinato, per il mondo della Cultura, le modalità di rimborso per tutti coloro che hanno acquistato biglietti e servizi per eventi culturali dall’8 marzo al 3 maggio annullati a causa dell’emergenza sanitaria. Per questo tutti i visitatori con uno o più biglietti per il periodo indicato (singoli visitatori, gruppi organizzati, associazioni o scuole) potranno richiedere l’emissione del voucher,  secondo le scadenze indicate nelle comunicazioni inviate, al seguente indirizzo mail raffaellovoucher@scuderiequirinale.it. La mail dovrà contenere nome e cognome di chi ha acquistato, codice (o codici) di transazione e un recapito mail.

Le Scuderie del Quirinale svelano la mostra evento “Raffaello. 1520-1483” e presentano il video-racconto dell’esposizione, disponibile da oggi sul sito internet e sugli account social dello spazio espositivo. 
La visita virtuale accompagnerà i partecipanti in una passeggiata tra le sale, custodi di oltre 200 capolavori provenienti da tutto il mondo. Un modo per consentire al pubblico di ammirare, anche a distanza, lo splendore dell’arte di Raffaello e la grandiosità del progetto espositivo, nell’intento di condividere cultura e bellezza con il maggior numero possibile di persone.
"In un momento così difficile, è importante che le istituzioni culturali facciano la propria parte e rendano accessibile a tutti l’arte di cui sono custodi. Le Scuderie del Quirinale rispondono a questa chiamata proponendo un palinsesto di attività online che, a partire dalla visita virtuale, permetterà di conoscere e di ammirare la maestria di Raffaello e le tante opere riunite eccezionalmente in questa grandiosa esposizione" ha dichiarato Mario De Simoni, Presidente Ales - Scuderie del Quirinale.

Noi abbiamo sottoscritto l'appello di Vittorio Sgarbi per la riapertura contingentata della mostra: https://www.artdirectory-marussi.it/appelli/appello-litalia-riparta-dalla-cultura-investiamo-nella-bellezza-di-vittorio-sgarbi/


Una grande mostra a Roma dedicata a Raffaello Sanzio dal 5 marzo al 2 giugno 2020 alle Scuderie del Quirinale, così culmineranno le celebrazioni per l'artista a livello mondiale: protagoniste oltre 100 opere di mano dell'Urbinate mai riunite tutte insieme prima d’ora. Una grande esposizione monografica, con oltre duecento capolavori tra dipinti, disegni ed opere di confronto, dedicata a Raffaello Sanzio nel cinquecentenario della sua morte, avvenuta a Roma il 6 aprile 1520 all'età di appena 37 anni.
L'esposizione, intitolata semplicemente RAFFAELLO, costituisce l'apice delle celebrazioni mondiali per i 500 anni dalla scomparsa dell'Urbinate e rappresenta l’evento di punta del programma approvato dal Comitato Nazionale appositamente istituito dal Ministro Dario Franceschini e presieduto da Antonio Paolucci.
Realizzata dalle Scuderie del Quirinale (appartenenti alla Presidenza della Repubblica e gestite dal Mibact attraverso la società in-house ALES), in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi, la mostra è curata da Marzia Faietti e Matteo Lafranconi con il contributo di Vincenzo Farinella e Francesco Paolo Di Teodoro.
Un autorevole comitato scientifico presieduto da Sylvia Ferino ha affiancato e approfondito il lavoro del team curatoriale, stimolando un dialogo fruttuoso tra gli specialisti del settore più accreditati al mondo, come Nicholas Penny (già direttore National Gallery di Londra), Barbara Jatta (direttore Musei Vaticani), Dominique Cordellier (Musée du Louvre), Achim Gnann (Albertina, Vienna), Alessandro Nova (Kunsthistorisches Institut, Firenze).
In occasione della mostra, è stato raccolto un vastissimo corpus di opere di mano di Raffaello: oltre 100, tra dipinti e disegni, per una raccolta di creazioni dell'urbinate mai viste al mondo in così gran numero tutte insieme.
Anche in termini di capolavori in prestito (oltre che di lavoro scientifico svolto), è stato determinante il contributo delle Gallerie degli Uffizi, con circa 50 opere delle quali oltre 40 dello stesso Raffaello. Ma anche tanti altri musei di importanza internazionale hanno contribuito ad arricchire la rassegna con capolavori dalle loro collezioni: tra questi, in Italia, le Gallerie Nazionali d’Arte Antica, la Pinacoteca Nazionale di Bologna, il Museo e Real Bosco di Capodimonte, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, la Fondazione Brescia Musei, e all’estero, oltre ai Musei Vaticani, il Louvre, la National Gallery di Londra, il Museo del Prado, la National Gallery of Art di Washington, l’Albertina di Vienna, il British Museum, la Royal Collection, l’Ashmolean Museum di Oxford, il Musée des Beaux-Arts di Strasburgo. Complessivamente sono più di 200 le opere in mostra.
L'esposizione, che trova ispirazione particolarmente nel fondamentale periodo romano di Raffaello e che lo consacrò quale artista di grandezza ineguagliabile e leggendaria, racconta con ricchezza di dettagli tutto il complesso e articolato percorso creativo. Ne faranno parte creazioni amatissime e celebri in tutto il mondo, quali, solo per fare alcuni esempi, la Madonna del Granduca delle Gallerie degli Uffizi, la Santa Cecilia dalla Pinacoteca di Bologna, la Madonna Alba dalla National Gallery di Washington, il Ritratto di Baldassarre Castiglione e l’Autoritratto con amico dal Louvre, la Madonna della Rosa dal Prado, la celebre Velata di nuovo dagli Uffizi.

Dario Franceschini, Ministro Mibact: “La mostra su Raffaello è una grande mostra europea che raccoglie capolavori mai riuniti finora. Il giusto modo per celebrare la grandezza e la fam di un artista universale a 500 anni dalla sua morte. La prestigiosa esposizione alle Scuderie del Quirinale, che come quella dedicata a Leonardo al Louvre vede la collaborazione dei più grandi musei italiani e internazionali, permetterà al pubblico di ammirare un corpus considerevole di opere di Raffaello”.

Mario Di Simoni, Presidente e ad Ales- Scuderie del Quirinale: “La mostra di Raffaello, realizzata in collaborazione scientifica e di prestiti con gli Uffizi, è la dimostrazione di quanto sia corretta la collocazione delle Scuderie del Quirinale in stretto collegamento con il grande sistema dei musei statali. È il coronamento ideale dei vent’anni di apertura al pubblico delle Scuderie del Quirinale”.

Eike Schmidt, Direttore Gallerie degli Uffizi: “Le Gallerie degli Uffizi, dove si concentra il più grande numero di dipinti e disegni di Raffaello al mondo, partecipano con entusiasmo all’organizzazione di questa ricorrenza epocale, per offrire una nuova, approfondita visione di Raffaello, specialmente per il periodo in cui l’artista visse a Roma. La mostra, frutto di una collaborazione senza precedenti tra le Gallerie degli Uffizi e le Scuderie del Quirinale, si svolge non a caso nella capitale: Roma non è solo una tappa biografica dell’artista, ma il simbolo della dimensione nazionale della sua arte e del suo pensiero”.

Raffaello, 1520 - 1483
Curatori
: Marzia Faietti, Matteo Lafranconi
Dal 05/03/2020 al 02/06/2020

Call center +39 02-92897722
Informazioni su mostre, orari, biglietti e attività: info@scuderiequirinale.it
Prenotazioni gruppi, gruppi scolastici, laboratori e visite guidate: gruppi@vivaticket.com | gruppi@scuderiequirinale.it L'ufficio gruppi risponde dal lunedì al venerdì dalle ore 10 alle ore 18
Ufficio Stampa: Nicoletta Ciardullo - Francesco Gagliano - pressculture@cominandpartners.com - T. +39 06 48777238

Scuderie del Quirinale
Via XXIV Maggio 16
Roma

Print Friendly, PDF & Email

Lucio Del Pezzo, (Napoli, 13/12/1933-Milano, 11/04/2020)

Con l’aria di proporci un Eldorado visivo, un paese
di forme ideali che vivono del proprio rigoglio, Del Pezzo
ci ha da sempre condotto in una Pompei dell’arte.
[…] Ha alimentato il suo universo figurale
volgendosi all’umanesimo popolare del folclore
napoletano dapprima, e all’umanesimo tecnologico
delle moderne metropoli poi.

Tommaso Trini, Del Pezzo, Studio Marconi, 1969

Lucio Del Pezzo (Napoli, 13/12/1933- Milano, 11/04/2020).

L'11 aprile è scomparso Lucio Del Pezzo, uno dei protagonisti della storia dello Studio Marconi e della Fondazione Marconi che lo ricorda così. "La nostra epoca ha bisogno di una nuova preziosità, che non corrisponde a un lusso del raffinato, ma a un'igiene necessaria del linguaggio, a una profilassi della visione… Il nostro occhio usurato si rimette quasi interamente al turno dei cliché mentali. Si aspira a un nuovo ossigeno, senza crederci veramente. Ed ecco che un naîf saggio, un perverso di buona compagnia, un arlecchino in borghese senza tamburello né tromba, ci invita a giocare con lui. È la calma dopo la tempesta, il sospiro dopo l’angoscia. Tutto scorre e ci si sente meglio…

Pierre Restany, 1967


Tra i fondatori del Gruppo 58 di Napoli, d'impostazione neosurrealista e neodadaista, Del Pezzo ha inoltre collaborato alla rivista Documento Sud. Le sue opere del periodo 1958-1960 proponevano assemblaggi di vari oggetti, tra cui frammenti di stampe e immagini popolari.
Nel 1960 si trasferì a Parigi, dove abita nel vecchio studio di Max Ernst e dove il suo lavoro acquista respiro internazionale, poi a Milano, dove partecipa al fervente clima culturale e dove si stabilisce a partire dal 1979, qui gli sono state dedicate diverse mostre monografiche.


L'artista si forma all'Accademia di Belle Arti di Napoli, sua città natale, e dopo il diploma si reca in Grecia per compiere ricerche archeologiche grazie a una borsa di studio. Verso la metà degli anni Cinquanta si distingue come animatore delle avanguardie artistiche. É tra i fondatori della rivista "Documento Sud" e del Gruppo 58, con il quale espone alla Galleria San Carlo di Napoli nel 1958. Trasferitosi a Milano nel 1960, tiene la sua prima personale alla Galleria Schwarz e l'anno seguente espone negli Stati Uniti, dove vince il premio acquisto, il Carnegie International Award. Nel 1962 su "Art International" compare un saggio dedicato all'artista da Enrico Crispolti, che lo invita alla rassegna "Alternative attuali" organizzata a L'Aquila. Nel 1964 espone alla Triennale di Milano e alla Biennale di Venezia, dove torna nel 1966 con una sala personale e la presentazione di Gillo Dorfles. Nel 1965 partecipa alla mostra inaugurale dello Studio Marconi, con il quale avvia un intenso rapporto di collaborazione e dove terrà numerose personali negli anni seguenti. Nel 1970 ha un'importante antologica da Arturo Carlo Quintavalle nel Salone dei Contrafforti alla Pilotta di Parma, seguita nel 1974 da una retrospettiva alla Rotonda di via Besana a Milano curata da Guido Ballo. Dopo un lungo soggiorno a Parigi torna definitivamente in Italia nel 1977, e negli anni seguenti inizia a lavorare anche come scenografo. Dal 1984 gli è assegnata la cattedra di "ricerche sperimentali sulla pittura" alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Nel 1988 espone a Mosca al Palazzo dell'Arte e nel 1994 alla Casa del Mantegna di Mantova. Nel 2000 l'Institut Mathildenhöhe di Darmstadt presenta la prima grande retrospettiva dell'opera di Del Pezzo. Nel 2001 realizza quattro grandi rilievi ceramici e una statua in bronzo per due stazioni della nuova metropolitana di Napoli ed espone una grande mostra antologica al Castel dell'Ovo. Nel 2004 partecipa alla mostra "Archeologia metafisica" presso il Museo dei Materiali Minimi di Paestum; espone nel 2007 a Palazzo Doria a Loano un'antologica dal titolo "Nello stile italiano".
A partire dal 1962 Del Pezzo ha realizzato un suo tipico repertorio di "quadri" o "sculture", formati da pannelli geometrici monocromi, sui quali sono inserite mensole o scavate concavità, che sostengono oggetti geometrici regolari (birilli, uova di legno, bocce, manichini, etc.) talvolta molto colorati. Nelle sue pitture-oggetto e nei suoi assemblages è sempre presente l'aspetto ludico.
Per il tono ironico e per l'utilizzo di oggetti d'uso quotidiano decontestualizzati, tali opere rimandano alla Pop Art; ma si riscontra un evidente recupero di Giorgio De Chirico, Carlo Carrà, Giorgio Morandi (Motivo, 1967) e delle geometrie della pittura metafisica.


Le opere di Del Pezzo fanno parte di un'iniziativa di beneficienza lanciata dalla Fondazione Pomodoro con lo Studio Marconi per sostenere l'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri nella lotta contro il COVID-19

Dizionario Letterario Bompiani, opera di Lucio Del Pezzo: "Tavola didattica", che avevo scelto come copertina, 1979

Principali collezioni pubbliche - Works in major public collections

Galleria d’Arte Moderna, Bologna - Museo del Novecento, Milano CSAC Centro Studi e Archivio della Comunicazione, Parma - Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma - Städtisches Museum, Bochum - Museum Ludwig, Colonia - Museé d’Art Moderne, Grenoble - Victoria and Albert Museum, Londra - Museé Cantini, Marsiglia - Fonds Nationaux, Bibliothèque Nationale, Parigi - Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam - Museum of Modern Art, New York - Carnegie Foundation, Pittsburgh - Museum of Contemporary Art, Nagaoka
.

Lucio Del Pezzo received his art education at the Naples Academy of Fine Arts. In 1960 he moved to Milan where he held his first solo show. The following year he exhibited in the United States and won the Carnegie International Award.
In 1964 he took part in the Milan Triennale and the Venice Biennale, returning to the latter in 1966.
The neo-Dadaist figuration of his early career evolved into a rational geometry with metaphysical overtones and references to pop art. In 1965 he participated in the inaugural exhibition at Studio Marconi, which marked the beginning of an intense collaboration.

Print Friendly, PDF & Email

Appello: L’Italia riparta dalla cultura: investiamo nella bellezza di Vittorio Sgarbi

Per sottoscrivere:

https://www.change.org/p/presidenza-del-consiglio-dei-ministri-governo-italiano-appello-per-la-cultura?recruiter=false&recruited_by_id=d3303120-78eb-11ea-91c3-01ae80c277c7 

È questa l’occasione per chiamare a riflettere gli uomini di cultura che si ritrovano nell’orgoglio dell’arte italiana e del Rinascimento di cui Raffaello è il più alto simbolo.
Avevo già invitato il Presidente della Repubblica a Urbino per venire a celebrare il grande pittore nel giorno della sua nascita. Non è stato possibile, evidentemente, ma si celebra comunque meditando e guardando le immagini delle sue opere. Però mi sembra, essendoci una grande mostra che molti non hanno visto perché ha chiuso dopo due giorni dall’apertura, una mostra di Raffaello così importante alle Scuderie del Quirinale, di poter fare un appello, un appello esteso a tutti quelli che lavorano, con orgoglio e identità, nel mondo della cultura, dal Ministro Franceschini agli assessori alla cultura, agli scrittori, ai pittori.

L’appello è semplice: che nei provvedimenti economici non ci siano tagli per la cultura, che, alla ripresa, la cultura possa essere il primo riferimento in un’Italia che avrà visto evidentemente per il turismo molte prenotazioni da Paesi stranieri annullate, ma anche quelli che non verranno in Italia dalla Germania, dalla Francia, dall’America, sanno comunque che l’Italia è il luogo in cui la bellezza ha il suo più alto trionfo, e ancor meglio gli italiani, quindi potranno limitare le vacanze al mare, i luoghi dove festeggiare in tanti gruppi, e andare nei musei e nelle mostre.
Possiamo recuperare nella fase conclusiva anche mostre che sono state aperte proprio i giorni della chiusura di tutto e quindi sono state più chiuse che aperte e, augurandoci che tutto possa avvenire prima della fine di aprile, io chiedo che non solo non vengano tagliati fondi, e chiedo a tutti quelli che mi leggono di condividere questo appello per la cultura, perché si possa investire sui musei e sulle mostre per i prossimi mesi, fino a che nel nuovo  anno tutto possa riprendere prima; e che, tra le prime cose che si aprano, che sono state insensatamente chiuse, ci siano i musei, i musei e le mostre, e si faccia  come con i supermercati, che sono così fondamentali per i beni primari; e primaria deve essere anche la conoscenza, un bene primario, primaria deve essere la letteratura, deve essere la bellezza, deve essere l’arte.
Con queste caratteristiche, non può un museo o una mostra essere perennemente chiusa, non poter tentare di andarci nemmeno in piccoli gruppi. Ecco, rispettando il contingentamento che viene applicato per chi va nei supermercati, chiedo, e spero che tanti con me lo chiedano, che musei e mostre siano riaperti il prima possibile, già subito dopo Pasqua.
Si perde la Pasqua come grande occasione di movimento e le persone continueranno a stare in casa ma, quando usciranno, io credo 18 aprile, 20 aprile o 25 aprile, non sia tardiva la riapertura dei musei, si dica che possono venire per vedere le sale. In ogni sala, non più di 10 persone, a un metro di distanza, che è l’unica misura che sembra oggettiva e che sembra condivisa in tutti i decreti che sono stati fatti, compresi quelli assurdi che impediscono di fare una passeggiata.
E certamente è molto più sano stare all’aperto che stare in un piccolo appartamento in 5 o 6, uno dei quali magari si è ammalato. Ma questa è altra questione.
Si stabilisca che, a un metro di distanza, si può ricominciare a entrare in musei e mostre, il prima possibile. Lo dico a Franceschini, lo dico a tutti quelli che possono decidere, al Governo, non all’opposizione evidentemente; ma io non penso di parlare come opposizione, penso di parlare come quello che interpreta un pensiero di molti, che la chiusura dei musei è un crimine contro la cultura. Riapriamoli, riapriamoli a numeri contingentati, nel massimo rispetto delle norme di sicurezza. E si possa ripartire, nel nome di Raffaello, da Urbino.

Insieme a Vittorio Sgarbi, hanno già condiviso la proposta di investire nella cultura e riaprire mostre e musei, per ripartire rispettando le misure di sicurezza, anche con noi, Mario de Simoni, Tiziano Panconi, Luca Salsi, Alessandra Moretti (Regie d’autore), Giulio Prosser, Andrea di Consoli, Pietro Carriglio, Angelo Crespi, Armando Siri, Carlo Vulpio, Marco Gulinelli, Augusto Agosta Tota, Franco Maria Ricci, Laura Casalis, Emanuele Ricucci, Antonello Sette, Pupi Avati, Nicola Porro, Pietro Folena, Fabrizio Moretti, Eugenio Riccomini, Arturo Carlo Quintavalle, Eric Ghysels, Bernardo Tortorici, Silvio Merlino, Mauro Paparo Filomarino, Masolino D’Amico, Ernesto Ferrero, Renato Barilli, Pierluigi Panza.

Per sottoscrivere:

https://www.change.org/p/presidenza-del-consiglio-dei-ministri-governo-italiano-appello-per-la-cultura?recruiter=false&recruited_by_id=d3303120-78eb-11ea-91c3-01ae80c277c7 

Print Friendly, PDF & Email

Maria Cristiana Fioretti: Il colore dell’acqua, Acquario Civico Milano, dal 5/02/ al 8/03/2020

“Il viaggio è quello che ispira quotidianamente il mio fare; mi soffermo tantissimo ad osservare il mutamento del paesaggio, mi colpisce un colore, mi colpisce un cielo, soprattutto i cieli un’immersione nel blu e tantissimi dei miei paesaggi delle mie opere sono totalmente blu…”


Inaugurazione: mercoledì 5 febbraio ore 18.30

 

Qual è il colore dell'acqua? E quello dell'aria?

A queste domande si accinge a rispondere la mostra di Maria Cristiana Fioretti, artista multimediale sperimentale nell’ambito della cromatologia, che si terrà dal 6 febbraio all’ 8 marzo 2020 all’Acquario Civico di Milano.
La rassegna è promossa dal Comune Milano - Cultura e dall’Acquario - Civica Stazione Idrobiologica e rientra nel palinsesto “I talenti delle donne”, promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e dedicato all’universo delle donne, focalizzando l’attenzione di un intero anno - il 2020 - sulle loro opere, le loro priorità, le loro capacità.
I talenti delle donne” vuole fare conoscere al grande pubblico quanto, nel passato e nel presente - spesso in condizioni non favorevoli - le donne siano state e siano artefici di espressività artistiche originali e, insieme, di istanze sociali di mutamento. Si vuole in tal modo rendere visibili i contributi che le donne nel corso del tempo hanno offerto e offrono in tutte le aree della vita collettiva, a partire da quella culturale ma anche in ambito scientifico e imprenditoriale, al progresso dell’umanità. L’obiettivo è non solo produrre nuovi livelli di consapevolezza sul ruolo delle figure femminili nella vita sociale ma anche aiutare concretamente a perseguire quel principio di equità e di pari opportunità che, dalla nostra Costituzione, deve potersi trasferire nelle rappresentazioni e culture quotidiane.
Il percorso proposto dalla curatrice Raffaella Resch presenta 23 opere pittoriche e multimediali,  tra cui una decina di tele della serie Meduse realizzate appositamente per la mostra milanese e una installazione site specific.

L’allestimento è a cura di Domenico Nicolamarino, con la collaborazione di Gaetano Corica e Fabio Agrifoglio. La mostra è dedicata a Raffaella Resch.

 

Dal 2010, anno della sua personale Light-Abstr-Action presso la Casa dell’Energia a Milano, il lavoro di Maria Cristiana Fioretti si basa sulla fusione tra colore, luce, spazio e suono. In mostra affiancheranno le nuove opere alcuni suoi lavori più significativi di questi ultimi dieci anni, tratti dai cicli Dream in box (2010), LightNess (Light Art, 2010) e  Colormaps or spices (2015), oltre al dipinto Sisma (Black light Art, 2017) realizzato con colori sensibili alla luce e l’opera multimediale installativa Sensorial Space (2013) presentata per la prima volta a Palazzo Bembo a Venezia (in occasione della 55. Biennale Arte) e qui riproposta: un “sensorial box”, ideato come una sorta di  acquario, un gioco d’acqua ribollente all’interno di trasparenti vasche emisferiche, accompagnate da effetti di luce e suoni che ricordano il mare e il sole del sud della Francia dove l'artista vive.

La ricerca di Maria Cristiana Fioretti è rivolta principalmente alla luce, al colore nel senso più ampio del termine e all’interazione con elementi quali l’acqua e la terra. L’artista esplora tecniche e materiali sempre diversi, sia in rapporto con la storia dell’arte europea, a partire dalle ricerche ottiche di Goethe, fino all’impiego di elementi illuminanti artificiali del contemporaneo.  Nelle sue opere Fioretti mette in atto pigmenti speciali da lei composti, che interagiscono nella composizione materica del dipinto allo scopo di ottenere risultati sorprendenti, con colori e riflessi a seconda dell’incidenza e della quantità di luce nel giorno.
La mostra si inserisce all’interno di un Museo dedicato allo studio della natura e traccia una personale traiettoria, dove acqua, terra e luce saranno i principali protagonisti.  Nel  lavoro della Fioretti la suggestione contemplativa procede di pari passo con la continua stimolazione percettiva e questo creerà nuove visioni in cui il visitatore si metterà in gioco, nella sperimentazione di esperienze ottiche e sensoriali sempre diverse.
L’artista prosegue nelle sue indagini sull'utilizzo di reperti materiali legati alla terra e all'ambiente, per definire una mappatura artistica di alcuni siti costieri che si caratterizzano come suoi luoghi d'affezione  Mentone in Francia, dove abita, con la costa affacciata sul Mar Ligure; il mare Adriatico delle Marche dove è nata e cresciuta; le Isole tropicali Keys situate tra l'Oceano Atlantico e il Golfo del Messico; e, ora in occasione della mostra milanese, il paesaggio immersivo del  fondale sottomarino.

Il catalogo, edito da Silvana editoriale, contiene una presentazione di Maria Cristina Galli, Vicedirettore dell’Accademia di Belle Arti di Brera e i testi di Raffaella Resch (introduzione alla mostra),  Jacqueline Ceresoli  (‘Sensorial Space. Da Venezia  2013 a Milano 2020’), Guido Curto (‘Cromatologia. Le mostre di San Remo e di Torino del 2013’),  Hugues De la Touche (‘Colori e luce del Sud della Francia’), Gisella Gellini (‘Le opere di Light art e Black Light art e le lezioni al Politecnico di Milano’), Xu Jin (‘Arte e didattica. Scambi internazionali tra Italia e Cina’), Ida Chicca Terraciano (‘Colori e didattica e la serie Dream Box’), Maria Cristiana Fioretti (‘Ricerca artistica e didattica: colore e natura, colore e luce, colore e tecnologia’).


MARIA CRISTIANA FIORETTI
IL COLORE DELLA LUCE

Di Raffaella Resch

La luce è insieme il principio generatore e il tema portante della ricerca di Fioretti, insieme scintilla e faro di un percorso che la vede agire in ambiti multidisciplinari, con tecniche polimateriche, collaborazioni con Istituti accademici e universitari, e studi approfonditi, che ella conduce anche attraverso l’attività teorica e didattica a Brera. Un luogo di ricerca idro - biologica e scientifica come l’Acquario Civico Milanese, dove oramai da qualche anno si aprono affondi sull’arte contemporanea interessata alla scienza, si configura come uno dei siti che più coerentemente possono presentare il suo lavoro.

Tra le diverse interpolazioni che la mostra potrà offrirci, mi piace partire dall’ idea della luce nella fisica moderna, in particolare dal dualismo che il fenomeno dimostra, “comportandosi” a volte come radiazione elettromagnetica, a volte come corpuscolo: onda o particella, questo è uno dei quesiti più importanti della cultura scientifica e non solo nel XX secolo, posto inizialmente da Einstein e poi reso coerente nella meccanica quantistica. La luce dunque è un’onda, nel momento in cui rileviamo il movimento ondulatorio elettromagnetico, ma anche una particella, un corpuscolo della materia: la sua duplice consistenza di raggio illuminante e insieme di corpo, ci permette di capire come Fioretti usa questo elemento in arte, studiandone a fondo le proprietà “materico - pittoriche” e usandola come strumento di visione, in particolare di emersione dei colori.

La figura dell’artista qui si pone come una sorta di prisma riflettente, attraverso cui passano suggestioni di vario genere, artistico, scientifico, elaborate in maniera rigorosa ma estremamente personale, in riferimento a un codice privato di scandaglio delle emozioni che sa di euristico, di alchemico, e che ha precedenti illustri.

Pensiamo al Goethe della Teoria dei colori: la storia della scienza darà ragione a Isaac Newton, che fin dalla metà del ‘600 aveva formulato teorie ottiche, che sono tuttora parti integranti di questa disciplina. Goethe non accetta l’idea che la luce abbia una precisa lunghezza d’onda, e che per percepire un colore ci si debba esprimere in maniera matematica, con riferimento a numeri precisi. Il colore è bensì un esperimento primario, insito nella visione che ciascun soggetto ha della realtà, sottoposto a emozioni costituenti individuali. Si apre qui un interessantissimo capitolo che rimanda alla filosofia romantica tedesca e all’estetica che ne discende, che paradossalmente, nel XX secolo si afferma con la scoperta dell’astrazione da parte di Kandinskij nell’omonimo saggio pubblicato nel 1912.

[...]

Qui si interrompe il testo che Raffaella contava di completare per tempo. Nonostante la malattia e i farmaci che assumeva, aveva provato a mettervi mano in un paio di occasioni, ma la stanchezza e la scarsa capacità di concentrazione le avevano impedito di dare seguito al suo intento. Ripetutamente aveva affermato di avere tutto in testa, si sarebbe soltanto trattato di scrivere, ma proprio lo scrivere assecondando il corso dei pensieri, o il pensare seguendo il ritmo della scrittura, non le riuscivano. I punti angolari del suo progetto sono evidenti nelle poche righe che era riuscita a redigere; aveva inoltre studiato e voleva trarre spunto da una raccolta di conferenze tenutesi ad Ascona in Svizzera presso la Fondazione Eranos nell’agosto del 1972, pubblicate nel 1990 nel volume “Quaderni di Eranos - Il sentimento del colore - L’esperienza cromatica come simbolo, cultura e scienza - Red Edizioni”.
Il libro contiene gli interventi di cinque prestigiosi intellettuali: Shmuel Sambursky, Gershom Sholem, Henry Corbin, Dominique Zahan e Toshihiko Izutsu. Non sapremo mai quali elementi Raffaella avrebbe tratto da questi testi e quale sarebbe stato il risultato una volta elaborati dalla sua creatività e dal suo pensiero critico, e infine come li avrebbe resi per “far luce” sull’opera di Maria Cristiana Fioretti. Possiamo immaginarlo, forse.

Andrea Salomoni

https://www.artdirectory-marussi.it/personaggi/raffaella-resch-genova-23-10-1962-milano-15-01-2020/


AMNIOTIC FLUID SPACE nell’Acquario Civico di Milano: dispositivo sensoriale di Cristiana Fioretti

Cristiana Fioretti nel 2013, partecipa alla mostra “Personal Structures”, evento collaterale ideato per la Biennale di Venezia, e a Palazzo Bembo si presenta l’opera ambientale Sensorial Space.
Qui Fioretti per la prima volta si relaziona con lo spazio che circonda le sue opere, gli oggetti, tenendo conto delle connotazioni ambientali specifiche, quali forma e dimensioni; aspetti che possono incidere in maniera determinante sulla fruizione dell’opera. L’autrice, in una stanza, lunga e stretta, apparentemente angusta, invita lo spettatore a immergersi nel “blu dipinto di blu” del mare, del cielo, fluttuante in equilibrio precario, in bilico tra materiale e immateriale. In questo ambiente si “toccano” con gli occhi le oscillazioni dell’acqua e si ode il respiro del mondo. Questa opera é pensata “nell’acqua”, per rendere omaggio alla città-sogno lagunare, liquida e solida per eccellenza con Sensorial Space: un ambiente multisensoriale che comprende proiezioni delle sue opere pittoriche astratto- liriche, dal pavimento al soffitto, in cui i protagonisti sono non soltanto i colori, bensì i suoni naturali registrati in riva al mare a Mentone (Francia), dove l’autrice vive e lavora en plein air. Lo spazio dell’opera, intorno all’assemblaggio di altri artefatti sono installazioni spaziali, volte a inscenare il superamento dei limiti della cornice, del muro, di light box o del piedistallo. Con ampolle d’acqua simili a bolle d’ossigeno trasformate in evanescenti schermi di strati di azzurro amplificano i suoi paesaggi cromatici liquidi ed emozionali dalle tonalità sfumate e nel contempo accese, vibranti, capaci di materializzare l’intensità luminosa e la trasparenza dei riflessi del mare, dal blu, fino al verde, all’indaco alle gradazioni di rosso del tramonto. Il pavimento é morbido come una spugna marina, ricoperto da un materiale specchiante per amplificare l’effetto immersivo dell’opera “acquatica-spaziale” in cui lo spettatore, attraversandola, diventa parte integrante dell’ambiente insieme alla luce, colore, suono, proiezioni in movimento e si riflette nelle sfumature di colori che scenograficamente plasmano una dimensione carica di suggestioni evocative. Il suo obiettivo è l’alterazione della percezione spazio-temporale, perseguito per declinare le performance della materia quali luce e colore, forma e composizione. Nel 2020, Fioretti in occasione della mostra personale all’Acquario Civico di Milano, rielabora con maggiore consapevolezza il potenziale scenografico, mettendo in scena un variante della stessa opera esposta a Venezia in un nuovo ed emblematico spazio. Non si tratta di un remake, bensì di un adattamento ex novo di un’opera precedente con varianti formali significativi come la comparsa di microrganismi misteriosi e di meduse, esseri dal fascino magnetico. All’Acquario Civico milanese, palazzina Liberty costruita in occasione dell’Esposizione Universale del 1906, unico padiglione costruito progettato dall’architetto Sebastiano Locati (1861-1939) nel parco del Sempione a non essere smantellato in seguito alla conclusione dell’evento, Fioretti in una sala rettangolare, induce lo spettatore interagire con l’opera, questa volta invitandolo a toccare con mano e non soltanto con gli occhi, l’acqua che si colora tramite luci e proiezioni.
L’acqua è un elemento vitale per l’uomo e per l’Acquario Civico di Milano, lo spazio in sé diviene l’opera, dispositivo visivo, concettuale ed emotivo, un set adatto per inscenare il paesaggio sinestetico di Fioretti.
Germano Celant scrive: "l’intervento ambientale si distingue dall’opera oggettuale proprio in quanto rimanda all’interazione di risultare un lavoro relativo a un determinato contesto" (nota 1 , specificare le fonti), per Fioretti la collocazione di un opera deja vu, in un nuovo contesto, rimanda necessariamente alle sue condizioni naturali di vita movimentata, poiché l’autrice nata a Cingoli nelle Marche, terra affacciata sull’Adriatico vive tra Mentone e Milano, dove è docente di Cromatologia e direttrice di Decorazione all’Accademia di Brera. Paesaggio marchigiano, della Costa Azzurra, il mare Adriatico, inclusi i panorami della Florida, dove l’autrice è solita trascorre lunghi soggiorni estivi si compenetra irrimediabilmente attraverso la fusione di elementi naturali raccolti durante il suo peregrinaggio da un luogo all’altro, sollecitando un rapporto di reciprocità sinestetica tra diversi elementi naturali ed artificiali. All’Acquario, la protagonista è l’acqua e le sensazioni che suscita messa a “nudo”, o meglio diventano l'environement con meduse o gocce d’acqua, d’ossigeno che sembrano uscire dal contenitore per espandersi nello spazio incantato dell’Acquario da fruire più che da raccontare.
Fioretti nel suo nomadismo fisico e sensoriale tra Mentone e Milano, si ancora all’immagine di un mare, al codice cromatico dell’azzurrite e si affaccia sugli orizzonti dell’ignoto: uno spazio emotivo autoreferenziale, spingendo lo sguardo nella profondità degli abissi, in cui mistero e scoperta amplificano il suo desiderio di conoscere nuove potenzialità extra pittoriche, che promettono navigazioni intimiste ed esistenziali.
L’autrice si relaziona con lo spazio anche nel 2015, in occasione della mostra personale al Museo Civico Archeologico G. Rossi Forte dell’Annunziata di Ventimiglia (Imperia), detta “alta”, un borgo medioevale, dall’indiscutibile fascino, incastonato tra Capo Ampelio, Capo Esterel, Bordighera e Saint Tropez, al confine tra l’ Italia e la Francia, nell’ex convento trasformato (nel 1884) in una caserma di fanteria, con una terrazza panoramica mozzafiato, oggi trasformato in un attivo centro culturale aperto a diversi eventi, alla musica e all’ arte contemporanea, ideati per valorizzare il territorio, ha presentato Colorsmaps or Species, opere olfattive in cui non la visione bensì il profumo del viaggio hanno cartografato paesaggi emozionali. Le sue trenta opere, elaborate su mappe nautiche dell’Ottocento, scovante sulle bancherelle dei brocantes di Nizza, nelle librerie dedicate alla navigazione di Milano, Genova, pongono al centro della sua ricerca artistica processi alchemici della pittura con diversi pigmenti, per la prima volta Fioretti impiega spezie, erbe e fiori colorate con l’acqua del mare bollita e con diverse spezie, modifica i colori acrilici, ovvero lavora su processi dinamici e insegue una trasparenza impalpabile, visibile e da annusare, perché le essenze profumate, come la musica evocano viaggi immaginari, fughe verso “altitudini” poetiche e indefinibili. Le sue mappe olfattive dal colore seppiato, finto antico, ideato dall’autrice tamponando le carte porose e spesse con acqua di mare colorata ottenuta dalla bollitura di curcuma, curry, ginger, te nero, piante selvatiche, fiori, zucchero, caffè, cannella, cacao, erbe aromatiche per materializzare l’immateriale, fino al punto in cui lo sguardo coglie l’infinito. Sono opere che indicano il transito dal reale alla sensazione fisica e si incagliano come le onde del mare nel porto dell’immaginario. Colore, brezza marina il suono del vento e delle onde del mare, profumi di essenze orientali nelle sue mappe incrociano traiettorie immaginifiche e simboliche dal Mediterraneo, fino alle coste del Nord Africa. In generale, la sua ricerca psicogeografica, dal mare, alla terra, al cielo ai giardini fioriti, dalle spiagge e ai deserti rende visibili trasposizioni metaforiche di orizzonti in bilico tra esperienza esperita e memoria e coincide con la sua tensione di mappare attraverso tecniche e linguaggi diversi un viatico spirituale soggettivo, verso un “infinitudine” , con opere multisensoriali che simulano l’emozione del viaggio in sè, come architettura dell’estensione-esplorazione dei sensi, in cui lo spazio diventa evocazione di un tempo non cronologico, bensì emotivo.
L’azzurro dal 2010 in occasione della sua mostra “ Light Abstr-Action” alla Casa dell’Energia a Milano è il codice visuale distintivo di Fioretti, dallo sguardo abbagliato dalla luce irradiante del Sud della Francia, dove Yves Klain ha brevettato IKB, International Klein Blu un monocromo di pigmenti artificiali, come sintesi del suo approccio spirituale al lavoro artistico.
L’azzurro è il colore del cielo che si riflette nel mare: per l’autrice ha un valore indefinibile e plasma un’atmosfera che oltrepassa i confini della tela, è il sismografo dell’esplorazione di uno spazio sensoriale, liminale tra interiorità ed esteriorità, esperienze vissute con il corpo, in cui ragione e sentimento si estendono in un paesaggio poetico, che pongono al centro della sua ricerca artistica l’incanto della Natura. Sentimento della natura, trasfigurazione di viaggi reali e immaginari che indagano dialettiche sottese tra astrazione e figurazione, percezione e immaginazione attraverso opere a muro e ambienti immersivi. All’Acquario Civico milanese, Fioretti sperimenta le potenzialità espressive del colore, della luce artificiale, del suono, inclusa la modellazione digitale con sistemi ad alta tecnologia e interattività, modalità operative che caratterizzano il suo lavoro dal 2010. Pratiche elaborate di materializzare dimensioni polisensoriali, dinamiche, fluide, edificate con supporti animati da variazioni cromatiche, bagliori luminosi, proiezioni di stadi di evanescenza, come punti di connessione tra fisicità e virtualità. Nel suo Amniotic Fluid-Space, d’impatto scenografico, lo spettatore naufraga in una sorta di acquario, affascinante spazio liquido performativo, dove la simultaneità, mutabilità e sincretismo multimediale diventano pelle-membrana della sua opera ambientale. L’autrice, dalla fusione tra colore, luce, spazio e linguaggi multimediali, in cui il suono assume un ruolo determinante si emancipa dall’astrattismo lirico per sondare gli abissi di profondità tutta da esplorare, hic et nunc, grazie all’impiego di sofisticate applicazioni digitali, la cui forza espressiva si amplifica quando lo spettatore s’immerge nell’ambiente. Questi e altri dispositivi di modellazione multimediale dello spazio interagiscono con il nostro corpo, trasformando l’opera in una esperienza estetica totale, elaborata dalle teorie di Vasilij Kandinsky, variabili percettive che sconfinano tra organico e artificiale, arte e scienza, emotività e tecnologia. Nell’’Aquario il disorientamento percettivo diventa l’opera e l’arte suggerisce visioni fuori dal tempo, creando premesse per future rigenerazioni. Veniamo dall’acqua e siamo corpi che fluttuano in un mare di sensazioni, tesi verso naufragi della ragione, con le opere di Fioretti si fluttua dolcemente intorno al mistero dell’origine della vita.

Jacqueline Ceresoli

Nota 1: Francesco Poli, Francesco Bernardelli “Mettere in scena l’arte contemporanea” , 2016, Jhoan &Levi editore, pag.13.
Bibliografia: Georg W. Bertram "L'arte come prassi umana. Un'Estetica", Raffaello Cortina Editore, Milano, 2014

  1. Celant, "Una macchina visuale. L'allestimento d'arte e i suoi archetipi", in Rassegna, numero monografico "Allestimenti/Exhibit Design", IV, n.10, giugno 1982, p 10
  2. O'Doherty, "Inside the White Cube. L'ideologia dello spazio espositivo", Jhoan&Levi, Milano 2002
  3. Poli, F. Bernardelli, " mettere in scena l'arte contemporanea. Dallo spazio dell'opera allo spazio intorno all'opera", Johan &Levi , Milano 2016
  4. Perniola "L'arte e la sua ombra", Biblioteca Einaudi, Torino, 2000

Maria Cristiana Fioretti, nata nel 1966 a Cingoli (Marche) pittrice e scultrice, vive e lavora tra Milano e Mentone, in Francia. Ha insegnatoall'Accademia di Belle Arti di Palermo (1996-98) e in seguito all'Accademia di Belle Arti di Catanzaro (1998), all'Accademia di Belle Arti di Brera (1999-2000), all'Accademia Albertina di Torino (2002-04), poi di nuovo a Brera (2004). Attualmente è Direttore della Scuola di Decorazione all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove dal 2004 è titolare della cattedra di Cromatologia.
Inizia a esporre a partire dalla metà degli anni Ottanta, in Italia e all’estero in spazi pubblici e privati. Negli ultimi anni ha partecipato a molte mostre collettive di ‘Light art’ curate dalla critica Gisella Gellini. Nel 2013 ha presentato l’opera site-specific Sensorial Space all’interno della rassegna "Personal Structures" a Palazzo Bembo, evento collaterale della 55° Biennale Arte di Venezia. Tra le sue personali ricordiamo nel 2010 "Light Abstr-Actions" alla Casa dell'Energia di Milano, curata da Jacqueline Ceresoli (catalogo Mazzotta); nel 2013 “Bonjour Sanremo” alla Pinacoteca Rambaldi di Sanremo e “Cromatologie” alla Galerie Mirafiori Motor Village di Torino, entrambe curate da Guido Curto. Nel 2015 ‘Colormaps or spices’ al Mar - Museo Civico Archeologico di Ventimiglia e poi al SongYaFeng Centre di Pechino, curata da Jacqualine Ceresoli (catalogo Silvana).
Ricerca artistica e insegnamento hanno sempre accompagnato l’attività professionale di Maria Cristiana Fioretti.
Tra le sue pubblicazioni ricordiamo il volume "LIGHT & COLOR. Contrappunti cromatici’, realizzato insieme a Domenico Nicolamarino, sulla teoria del colore e della Luce.  Negli anni ha tenuto e continua a svolgere workshop, corsi di cromatologia e di Light Art in Italia e all’Estero: Università di Lisbona;  Scuola di Arti e Mestieri di Budapest; Ecole Nationale des Arts Plastiques di Villa Arson a Nizza; École Supérieure des Beaux-Arts di Marsiglia;  Royal University College of Fine Arts di Stoccolma; Politecnico - Scuola di Design di Milano; Monzu University of China a Pechino.


IL COLORE DELL’ACQUA. Maria Cristiana Fioretti
A cura di
: Raffaella Resch (1962-2020)

Inaugurazione: mercoledì 5  febbraio ore 18.30
Dal
6 febbraio al 8 marzo 2020

Orari: Martedì - Domenica 9.30 - 17.30; Lunedì chiuso (La biglietteria chiude alle 16.30)
Biglietti: €. 5 intero, €. 3 ridotto (la visita alla mostra è compresa nel biglietto d’ingresso all’Acquario)
Informazioni: www.acquariocivicomilano.eu, T. 02.88465750
Catalogo: Silvana Editoriale - www.silvanaeditoriale.it -  press@silvanaeditoriale.it
Ufficio stampa mostra: Alessandra Pozzi  -  press@alessandrapozzi.com - T. +39 3385965789
Ufficio stampa Comune di Milano: Elena Conenna - elenamaria.conenna@comune.milano.it

Acquario Civico di Milano
Viale G. Gadio 2 
Milano

 

Print Friendly, PDF & Email