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L E O N A R D O, uno spettacolo di e con VITTORIO SGARBI, Il Teatro Manzoni, Milano, dal 19 al 24 marzo 2019

Dopo le magistrali performance su Caravaggio e Michelangelo, che ci hanno mostrato straordinari fenomeni premonitori della contemporaneità, l’inesauribile Vittorio Sgarbi tornerà ad ammaliarci proponendoci un terzo percorso su Leonardo, ingegnere, pittore, scienziato, talento universale dal Rinascimento giunto a noi, ha lasciato un corpus infinito di opere da studiare, ammirare, e su cui tornare a riflettere ed emozionarsi, ci saranno sicuramente Monna Lisa in compagnia dell’Ultima Cena, e ogni aereo ingegno che il genio di Leonardo studiò, fino a spingersi alla tensione del volare.

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Corrado Levi: “Il titolo, a voi”, Fabbrica Eos Nuova sede, Milano, dal 7/03 al 6/04/2019

Giovedì 7 marzo 2019, alle ore 18.30, Fabbrica Eos inaugura la sua seconda sede a Milano con la mostra personale di Corrado Levi, IL TITOLO, A VOI, testo critico di Luca Beatrice.


Fabbrica Eos raddoppia. A pochi passi dalla sede storica, con il suo taglio underground e sperimentale, Giancarlo Pedrazzini apre un nuovo spazio su strada, in viale Pasubio (angolo via Maroncelli) di fronte alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, dove ha annunciato un programma di mostre personali con gli artisti della galleria e nuove scoperte che da decenni ne caratterizzano l’attività di talent scout.
Non si poteva che inaugurare questa nuova fase di Fabbrica Eos con Corrado Levi. Ognuno ci troverà le ragioni che meglio crede, così come il titolo della mostra “affidato a voi”, che il titolo imposto dall’artista in fondo è un limite, una convenzione che tarpa le ali della libertà dell’arte. Contro i limiti, le convenzioni, le definizioni, i linguaggi, gli stili Corrado Levi si batte da sempre e il suo essere inafferrabile resta la dote principale tra le tante.
Artista non lo si fa, lo si è, indipendentemente dal prodotto o dall’oggetto. È un atteggiamento, un modo di vivere, una condizione permanente dello spirito e un’attitudine fisica che va implementata e mantenuta con l’allenamento. Per questo Corrado Levi è un situazionista. Per questo non riconosce il primato di alcun linguaggio né sceglie la temporalità dell’opera.
In mostra dunque, lavori nuovi, realizzati ad hoc, oppure scelti dal magazzino (delle idee)? Nessuna importanza, ogni opera è nuova nel momento in cui la si vede, dunque davanti ai nostri occhi almeno per la prima volta sarà inedita. E di cosa si tratta? Come sarà allestita? Non lo sappiamo e forse non ha neppure troppa importanza. Ci saranno oggetti, disegni, fotografie, installazioni ma ciò che conta sarà la percezione finale di quella convenzione che chiamiamo mostra e che in fondo scegliamo per rivelare uno stato d’animo, momentaneo e accidentale.
Fuori dalle convenzioni Corrado Levi ci è sempre stato. Architetto, docente, artista, curatore: molto semplicemente una figura del suo (del nostro) tempo che ha attraversato i mutamenti della storia dell’arte contemporanea. Inutile ribadirne ancora una volta l’eclettismo e l’inafferrabilità, la freschezza e il coraggio, il rigore etico e la provocazione travestita da beffa. Corrado ha fatto tante cose e tante ne ha in mente ma, per prima cosa ha restituito centralità al pubblico, primo protagonista di questa vicenda.
A cominciare dal titolo, che non c’è. O forse sì, ma sarete voi a decidere quale.


Corrado Levi, come architetto è stato allievo di Carlo Mollino e di Franco Albini.
Come scrittore ha pubblicato:
- "New Kamasutra, didattica sadomasochistica" ed. La Salamandra, Milano 1979
- "Una Diversa Tradizione" ed. CLUP Milano 1981
- "Canti spezzini" ed.Chimera Magazine, Milano 1986
- "Diari di qua e di là'" ed. Politi, Milano 1988
- “Marrakech. Teoria” ed. Cadmo 2006
- “ Mes amis! Mes amis!” ed. Corraini 2007
Ha tenuto una rubrica periodica su Flash Art sulla nuova arte italiana ed ha pubblicato scritti sugli artisti contemporanei in varie riviste.
Nel suo studio di Milano ha organizzato mostre d'arte a partire dal 1985 ed ha curato la mostra "Il Cangiante" al PAC di Milano nel 1986.
Come artista dal 1983 espone regolarmente in Italia e a New York.
Nel 1991 gli è stato conferito il premio Francesca Alinovi.
Guanto d’Argento di Boxe Francese Savate.


CORRADO LEVI. IL TITOLO, A VOI
A cura di: Luca Beatrice

Dal 7/03 al 6/04/2019
Inaugurazione: giovedì 7 Marzo 2019, ore 18.30
Orari: martedì - sabato 10.30-13.00 / 15.30 - 18.30
Ingresso: libero

FABBRICA EOS Arte Contemporanea Nuova sede
viale Pasubio, ang. Via Maroncelli

20154 Milano
T.. +39 02 6596532 - www.fabbricaeos.it - info@fabbricaeos.it

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Bruno Di Bello (Torre del Greco, Napoli, 10/05/1938 – Milano, 5/03/2019)

"Il concetto di avanguardia è stato una costante nelle mie ricerche, fin da quando ero ragazzo… Da ciò l’idea dello spostamento sempre in avanti degli strumenti del fare arte, per cercare linguaggi nuovi. Il tentativo è quello di muovermi ai bordi dell’arte esistente, per superarne i limiti.
Bruno Di Bello, 2002

"Quando ho ricevuto le foto e la pianta del museo, disegnato da Oscar Niemeyer sono rimasto affascinato dalla bellezza di quest’opera, vero gioiello architettonico e mi è subito balenata l’idea di usare i segni che sulla pianta indicavano le cinque pareti e le colonnine per il primo dei miei trittici. La sala esagonale, centrata sul cerchio della vetrata esterna, mi ha ricordato la forma delle innumerevoli sale della immaginaria “Biblioteca di Babele” così descritta da Jorge Luis Borges: un esagono con cinque pareti e un lato aperto d’ingresso. (Coincidenza o citazione?) Esattamente la sala del museo per la quale ho immaginato i miei cinque trittici. È nato così With Oscar il primo dei trittici in mostra, con una serie di variazioni in cui i segni delle pareti disunite tra di loro, punteggiate dalle colonnine che sorreggono la struttura superiore, dialogano con i miei segni derivati dalla geometria dei frattali nelle varie soluzioni esposte in questa mostra." Bruno Di Bello

Bruno Di Bello, Fondazione Marconi, Milano

Bruno Di Bello (Torre del Greco, 10/05/1938) dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Napoli, dà vita al Gruppo ’58 insieme a Biasi, Del Pezzo, Fergola, Luca e Persico, partecipando alla grande stagione di rinnovamento che vede Napoli dialogare con le tendenze artistiche internazionali.
Sin dagli inizi della sua carriera si distingue per la sua spiccata attenzione per il segno e per la sperimentazione di nuove forme espressive sia in ambito pittorico che fotografico.
Al 1966 risale la sua prima personale alla Modern Art Agency di Lucio Amelio di Napoli cui seguono altre due mostre nel 1970 e 1977.
Nel 1967 si trasferisce a Milano. In questa fase la sua ricerca è concentrata sulla rilettura delle avanguardie storiche, di cui offre una personale rivisitazione nelle sue grandi tele fotografiche.A Milano aderisce al gruppo della Mec-Art, sostenuto da Pierre Restany, e inizia la sua frequentazione dello Studio Marconi. La sua stretta e duratura collaborazione con Giorgio Marconi comincia nel 1971 e non si interromperà mai.
Tra le numerose mostre a lui dedicate, ricordiamo le ultime importanti personali che si sono tenute alla Fondazione Morra a Napoli (2005), al Museo MAC di Niteroi a Rio de Janeiro (2011) e al Museo Archeologico di Napoli (2017).
La Fondazione Marconi ospita l’ultima personale dell’artista nel maggio 2018 testimoniando il suo interesse per nuovi mezzi espressivi quali il computer e la sua continua indagine sul segno che, a partire dagli anni duemila, si traduce nella forma dei frattali. 

Il filosofo Mario Costa così descrive il lavoro dell’artista: "Bruno Di Bello ha capito che il massimo dell’aseità dell’immagine, dovuto alla sua natura logica e dunque mentale, coincide con il massimo di quanto egli è andato cercando per tutta la sua vita. Ha capito cioè che le immagini digitali non rimandano a nessun soggetto e a nessun oggetto, che non hanno referente alcuno e che devono esse stesse essere trattate come dei referenti, cioè come delle nuove cose con le quali misurarsi sul piano dell’estetico."

Di Bello attended the Academy of Fine Arts in Naples. In 1958 he formed Gruppo ‘58 and began to exhibit his work frequently. His first solo show was held in 1966 at Galleria Lucio Amelio in Naples, followed by two further exhibitions in 1970 and 1977. He moved to Milan in 1967, and in 1971 he exhibited at the Venice Biennale and for the first time at Studio Marconi, and subsequently in 1974, 1976, 1978, 1981 and 2003. One of his many, important shows abroad took place in 1974 at the Kunsthalle, Bern.
In 2010, Fondazione Marconi presented a major retrospective of his work, and in 2011 a solo show was held at the Museu de Arte Contemporanea de Niteroi, Rio de Janeiro.
Di Bello lives and works in Milan.

Principali collezioni pubbliche
Works in major public collections
Museo d’Arte Moderna di Bologna - Museo della Reggia di Caserta - Galleria Comunale d’Arte di Cagliari - Gallerie d’Italia, Milano - Galleria dell’Accademia, Museo del Novecento, Museo MADRE, Napoli - CSAC Centro Studi e Archivio della Comunicazione, Parma - Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto (collezione Feierabend) - Museum Am Ostwall, Dortmund - Landesmuseum Joanneum, Graz - Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam - Museo Rufino Tamayo, Mexico City

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Sogno di una notte di mezza estate, Il Teatro Manzoni, Milano, dal 28/02 al 17/03/2019

Se noi ombre vi abbiamo irritato non prendetela a male, ma pensate di aver dormito, e che questa sia una visione della fantasia…noi altro non v’offrimmo che un sogno.


 

Francesco e Virginia Bellomo
presentano

Stefano Fresi Violante Placido Paolo Ruffini Augusto Fornari

in

Sogno di una notte di mezza estate

di William Shakespeare
Adattamento di Massimiliano Bruno

Maurizio Lops Rosario Petix Dario Tacconelli Zep Ragone
Sara Baccarini Alessandra Ferrara Antonio Gargiulo Tiziano Scrocca
Daniele Coscarella Maria Vittoria Argenti

Regia Massimiliano Bruno

Scene e Costumi Carlo De Marino
Musiche Roberto Procaccini
Light designer Marco Palmieri
Coreografie Annalisa Aglioti
Produzione esecutiva Fabrizio Iorio
Prodotto da
CORTE ARCANA ISOLA TROVATA


Se noi ombre vi abbiamo irritato non prendetela a male, ma pensate di aver dormito, e che questa sia una visione della fantasia…noi altro non v’offrimmo che un sogno.

Un vero e proprio teorema sull’amore ma anche sul nonsense della vita degli uomini che si rincorrono e che si affannano per amarsi, che si innamorano e si desiderano senza spiegazioni, che si incontrano per una serie di casualità di cui non sono padroni.
Mito, fiaba e quotidianità si intersecano continuamente senza soluzione di continuità all’interno di questa originale versione del noto testo shakespeariano, di cui la rilettura del regista Massimiliano Bruno fa emergere la dimensione inconscia, onirica, anarchica e grottesca. Così il nostro bosco sarà foresta, patria randagia di zingari circensi e ambivalenti creature giocherellone, Puck diventerà un violinista che non sa suonare, Bottom un pagliaccio senza palcoscenico, Oberon un antesignano cripto-gay e Titania una ammaestratrice di bestie selvagge. I dirompenti Stefano Fresi, Violante Placido, Paolo Ruffini e Augusto Fornari ci trascineranno in questo moderno e travolgente  Sogno di una notte di mezza estate.

Quello che voglio da questo Sogno è tirare fuori la dimensione inconscia che Shakespeare suggeriva neanche troppo velatamente. Puntellare con l’acciaio la dimensione razionale imprigionata nelle regole e nei doveri bigotti e rendere più libera possibile quella onirica, anarchica e grottesca. E così il nostro bosco sarà foresta, Patria randagia di zingari circensi e ambivalenti creature giocherellone, Puck diventerà un violinista che non sa suonare, Bottom un pagliaccio senza palcoscenico, Oberon un antesignano cripto-gay e Titania una ammaestratrice di bestie selvagge. L’intenzione è essere affettivi senza essere affettuosi, ferire per suscitare una reazione, divertire per far riflettere, vivere nella verità del sogno tralasciando la ragione asettica e conformista. Un ‘Sogno di una notte di mezza estate’ che diventa apolide e senza linguaggio codificato, semplici suoni e immagini che sono meravigliose memorie senza mai essere ricordi.

Massimiliano Bruno

PERSONAGGI E INTERPRETI

GLI ALTOLOCATI
IPPOLITA, LA REGINA DELLE AMAZZONI Violante Placido
TESEO, IL DUCA Daniele Coscarella
EGEO, IL PADRE DI IRMIA Rosario Petix

GLI INNAMORATI
ERMIA, FIGLIA DI EGEO Alessandra Ferrara
ELENA, INNAMORATA DI DEMETRIO Sara Baccarini
LISANDRO, FIDANZATO DI ERMIA Tiziano Scrocca
DEMETRIO, CORTEGGIATORE DI ERMIA Antonio Gargiulo 

I COMICI
QUINCE Maurizio Lops
SNUG Rosario Petix
BOTTOM, PIRAMO Stefano Fresi
FLUTE (TISBE) Dario Tacconelli
SNOUT, MURO Zep Ragone

IL BOSCO DEI SOGNI
OBERON Augusto Fornari
TITANIA Violante Placido
PUCK, IL FOLLETTO DEL BOSCO Paolo Ruffini
FIOR DI PISELLO Maria Vittoria Argenti

Sogno di una notte di mezza estate 
Dal 28 febbraio al 17 marzo 2019
Orari
: feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30

Biglietti: Poltronissima Prestige € 35,00 - Poltronissima € 32,00 - Poltrona € 23,00 - Poltronissima under 26 € 15,50
Biglietteria: Via Manzoni, 42 - Milano  - Per prevendita telefonica: numero verde 800 914 350 (Attivo da rete fissa, in orari di cassa) 
Informazioni: T. 02 7636901 - cassa@teatromanzoni.it - Fax 02 76005471 - www.teatromanzoni.it/manzoni/

Ufficio Stampa: Manola Sansalone - stampa@teatromanzoni.it - T. 02 763690630 - M. 338 9306431

Il Teatro Manzoni
Via Manzoni 42
20121 Milano

 

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Museo della follia, a cura di Vittorio Sgarbi, Ex Cavallerizza, Lucca, dal 27/02 al 18/08/2019

"Entrate ma non cercate un percorso. L'unica via è lo smarrimento".

"Ogni azione che gli uomini compiono è intrisa di pazzia".
Erasmo da Rotterdam (Elogio della follia).

"Fate prima vibrare i sensi, e farete vibrare anche il cervello! Fate vibrare i sensi mediante l’inaspettato, il misterioso, l’ignoto e avrete la commozione vera, intensa e profonda dell’anima!
Russolo (Maffina. Op. Cit. p. 17)

 

Vittorio Sgarbi"Perché Lucca? Perché per me è più importante della mia città natale. Nell'integrità sacra della città ho trovato delle occasioni uniche. Il mio primo libro letto da lettore libero è stato Tobino. A 9 anni. Appena presa la patente, a 18 anni, presi la macchina e venni a Lucca per vedere Ilaria Del Carretto di Jacopo Della Quercia. Mentre ero qui, di notte salivo sulla torre Guinigi per ammirare la città. Qui ho provato le mie prime emozioni legate all'arte e alla bellezza.
Questo è un museo ansioso, inquieto. Dopo lo scioglimento per mafia del comune di Salemi durante la mia sindacatura (2012), un provvedimento ingiusto, eravamo rimasti senza casa. Trovammo allora una nuova collocazione a Matera che all'epoca stava iniziando la propria corsa per diventare capitale europea della cultura. Il museo trovò la sua sede ideale all'interno dei sassi. Una location molto stimolante e particolarmente adatta. Dopo 6-7 mesi a Matera, con un crescente interesse, la mostra si spostò poi a Mantova che dopo pochi mesi divenne capitale italiana della cultura e poi all'Expo di Milano. Singolare che il Museo della follia all'Expo si trovasse all'interno del palazzo della Ragione. Possiamo quindi dire che la mostra porta bene alle città che la ospitano e spero che sia così anche per Lucca.

Giovanni Lettini, Vittorio Sgarbi, Sara Pallavicini, Stefano Morelli


Sara Pallavicini, Giovanni Lettini e Stefano Morelli. Determinati, liberi, folli. Ed ecco il loro museo. Un repertorio, senza proclami, senza manifesti, senza denunce. Uomini e donne come noi, sfortunati, umiliati, isolati. E ancora vivi nella incredula disperazione dei loro sguardi. Condannati senza colpa, incriminati senza reati per il solo destino di essere diversi, cioè individui. Inzerillo dà la traccia, evoca inevitabilmente Sigmund Freud e Michel Foucault, e apre la strada a un inedito riconoscimento, a una poesia della follia che muove i giovani in questa impresa.
Nella storia dell’arte, anche prima dei casi clamorosi di Van Gogh e di Ligabue, molti sono gli artisti la cui mente è attraversata dal turbamento, che si esprimono in una lingua visionaria e allucinata. Ognuno di loro ha una storia, una dimensione che non si misura con la realtà, ma con il sogno. E quel sogno, con piena soddisfazione, oltre ogni tormento, rappresenta.
Noi siamo prigionieri delle forme e ci adattiamo ad esse. C'è chi trova consolatoria questa condizione e chi riesce a raggiungere anche posizioni apicali nella vita di tutti i giorni ma quelli che raggiungono la vita piena sono gli artisti, coloro che fuggono dalle forme imposte. Ancora superiori agli artisti ci sono i folli: tutti noi sappiamo nel nostro cuore che il più grande pittore di tutti i tempi è stato Van Gogh perché ci rendiamo conto che lui, come altri, ha superato il muro delle barriere fisiche che ci ingabbiano. Lui vedeva cosa che noi non vediamo. 
Un artista come Carlo Zinelli rimaneva tranquillo e produttivo in manicomio ed entrava in difficoltà non appena era a contatto con gli altri. Fino a van Gogh l’arte è capace di dominare la follia che la genera; in Borromini e Michelangelo la forma prevale ancora sulla vita. Da van Gogh in poi la follia domina l’arte, si pensi a Ligabue o a Munch: qui siamo alla hegeliana morte dell’arte perché non si è più servi della forma. La follia cancella l’arte come rappresentazione del reale e la vita sopravanza la forma
".

Per Mario Tobino:  "La cupa malinconia, l’architettura della paranoia, le catene delle ossessioni esistono anche se si chiude il manicomio».
Per Franco Basaglia: "La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia».

Stefano Ragghianti, Assessore alla Cultura: "La mostra è davvero di grande interesse e si integra perfettamente con la storia della nostra città. Qui infatti abbiamo avuto uno dei più grandi manicomi d'Italia, attivo già nel 1500. E poi abbiamo l'opera di Mario Tobino, il primo in Italia a raccontare la condizione dei malati psichiatrici. Siamo fieri di essere parte di questo museo itinerante e ringrazio Vittorio Sgarbi per quello che ha fatto. Quando ho visto il catalogo della mostra di Napoli ne sono stato subito colpito. Ne ho parlato subito con il sindaco e siamo subito stati d'accordo che la mostra sarebbe dovuta venire a Lucca e stare li dov'è, cioè alla Cavallerizza. Non si tratta solo di una mostra: c'è anche una ricca documentazione scientifica. Sono sicuro che saranno molti i temi di riflessioni e di dibattito che questa esposizione susciterà".

Isabella Tobino, nipote dello psichiatra e presidente della Fondazione Tobino: "Quando sono stata contattata dallo staff del museo mi sono subito sentita come a casa. Per la Fondazione questo è un'occasione di grande risonanza: noi portiamo avanti il ricordo di quello che fu l'ospedale di Maggiano, durante la mostra sarà infatti possibile leggere alcune lettere scritte dagli ospiti della struttura. Grazie all'opera di mio nonno, Maggiano era una delle strutture più all'avanguardia nella cura dei malati psichiatrici: lì si faceva già pet teraphy e si svolgevano laboratori legati alla musica e all'arte. Il desiderio di Tobino era quello di far conoscere al mondo cosa succedeva all'interno dei manicomi, aprendo una finestra anche sui momenti più violenti. Mi ha molto colpito che la sezione dedicata a Tobino sia stata messa proprio di fronte a quella dedicata a Basaglia. Credo che il dualismo che spesso si pensa ci sia stato tra i due debba essere superato. Tobino aveva a cuore i propri paziente e temeva per la loro vita una volta usciti dal manicomio. Credo che uno dei messaggi più importanti che ci abbia lasciato sia quello della necessità di superare lo stigma della follia e di come le persone con problemi pschiatrici non siano da respingere ma da accogliere e amare".

Raffaele Morelli:"La follia ci difende dal diventare aridi".

Paolo Crepet: "Una volta mi fu chiesto se fosse stato un mio paziente avrei dato dei farmaci a Van Gogh, ovvio che no. Forse avrei stemperato il suo dolore, la sua follia, le sue visioni di morte, ma avrebbe dipinto tele bianche. Dentro quegli uccelli neri c’è il genio, la morte, l’infinito rincorrere di un qualche cosa che non arriverà mai: la liberazione dalla follia."

 

La mostra itinerante Museo della Follia trova a Lucca il suo genius loci. Dopo Matera,  Mantova, Expo di MilanoSalò, Napoli.
Il Museo della Follia ospita alcuni capolavori dei grandi della storia dell’arte internazionale, come Antonio Mancini, Fausto Pirandello e Francis Bacon, provenienti da prestigiose collezioni private e da importanti musei italiani e internazionali. La selezione delle opere e degli artisti varia ad ogni tappa, garantendo così l’unicità dell’esposizione.
Un percorso attraverso i turbamenti e i disturbi di vari artisti dove creatività e follia si uniscono nell’indelebile rappresentazione della parte più oscura della mente umana.
Il fil rouge di tutte le opere della mostra è proprio il legame tra arte e follia, il vacillare della mente di uomini come Van Gogh e Ligabue, artisti che però sono stati capaci di trasformare i loro problemi in veri capolavori.

L’esposIzione include oltre 200 opere. Dipinti, sculture, fotografie, documentari, installazioni interattive e multimediali affrontano la tematica della follia. Tra gli artisti in mostra: Antonio Mancini, Fausto Pirandello, Francis Bacon, Antonio Ligabue, Silvestro Lega, Juana Romani, provenienti da prestigiose collezioni private e da importanti musei italiani e internazionali. La selezione delle opere e degli artisti varia ad ogni tappa, garantendo così l’unicità dell’esposizione.
Una sezione fondamentale del progetto include un repertorio di documenti, oggetti e testimonianze della storia dei manicomi in Italia e dei suoi protagonisti.
La mostra è un crescendo di emozioni che trovano culmine in un grande affresco dipinto a olio su una lunghezza di oltre 10 metri. L’opera più grande mai realizzata da Enrico Robusti. Una imbarcazione in preda a una tempesta, a bordo della quale i visitatori vivranno la vertigine psicologica tipica del virtuosismo pittorico di Robusti.
Una Video-inchiesta sugli ospedali psichiatrici giudiziari eseguita dal Senato della Repubblica a favore della battaglia contro il degrado di queste strutture ancora oggia perte Due documentari di Rai Teche: Linea Diretta - Discussione su Legge 180, X Day - I grandi della Scienza Mario Tobino e Franco Basaglia; danno voce alle diverse scuole di pensiero sulle tematiche della psichiatria e dei manicomi italiani.
Nell'allestimento lucchese ci sono infatti spazi dedicati alla figura del Dott. Mario Tobino e dell'ex ospedale psichiatrico di Maggiano, un'occasione per parlare della Follia da un punto di vista storico, toccando il delicato tema dei manicomi e della Legge Basaglia per far capire a tutti che "il malato mentale non sia uno scarto dell'umanità [...], bensì una persona, che nella sua temporanea o cronica debolezza conserva -  come ogni altra persona [...] -  piena dignità".
Il disagio psichico causa inevitabilmente una distanza. L’installazione stereoscopica tridimensionale gioca sul principio opposto: l’inclusione, il coinvolgimento, l’avvicinamento. Il viaggio negli spazi dell’ex-ospedale psichiatrico di Mombello - dove Gino Sandri ha vissuto e ha eseguito molti dei suoi disegni - avviene attraverso le fotografie di Vincenzo Aragozzini, digitalizzate da Giacomo Doni e convertite in immagini tridimensionali da Claudio Centimeri, quest’ultimo autore della raccolta difotografie titolata "Malinconia con furore". Con l’ausilio degli stereoscopi, i visitatori potranno immergersi nella realtà di uno spazio di incredibile suggestione.

Gobbetto, sponsor della mostra, ha creato una pavimentazione con resina bianca nel luogo dove la creatività esce da ogni regola, in un labirinto di emozioni.

Grazie al lavoro svolto dalla giornalista d’arte e editore lucchese Franca Severini, che  segue dal 2018 le relazioni esterne di Contemplazioni, il progetto ha ottenuto il pieno appoggio da parte di prestigiose realtà del territorio (Martinelli Luce, Manifatture del Sigaro Toscano, Apuana Marmi, Eurovast, Fior di Carta, Guidi Gino S.p.A., Del Debbio S.p.A., Vando Battaglia Costruzioni, Baldassari, Banca del Monte di Lucca, Kairos - Julius Baer Group company, Villa Santo Stefano, Edda Berg, Gobbetto, e QN La Nazione).
La mostra vanta inoltre il sostegno di Rds - Radio Dimensione Suono, emittente radiofonica tra le più seguite a livello nazionale.
I visitatori che sceglieranno il treno per raggiungere il Museo della Follia, riceveranno uno sconto speciale sul biglietto intero. Questa è l’intesa che Trenitalia, vettore ufficiale della mostra, ha riservato ai propri viaggiatori.
Il Museo della Follia ha inoltre promosso la campagna di crowdfunding attraverso la piattaforma Eppela, a sostegno del Nuovo ospedale dei bambini della Fondazione Stella Maris, per contribuire alla realizzazione della piscina riabilitativa. Per ogni biglietto staccato, infatti, un euro andrà per finanziare il progetto. E sulla piattaforma sarà possibile contribuire liberamente, anche a distanza.

Museo della follia
Dal 27/02 al 18/08/2019
Mostra a cura di: Vittorio Sgarbi
Autori: Cesare Inzerillo, Sara Pallavicini, Giovanni C. Lettini, Stefano Morelli
Comitato Scientifico: Giorgio Bedoni, Giordano Bruno Guerri, Paolo Crepet, Raffaele Morelli, Fabrizio Sclocchini, Andrea Viliani
Amministrazione: Giuseppe Lettini
Relazioni esterne: Franca Severin
Un progetto di: Contemplazioni s.r.l. - www.contemplazioni.it

Orari: tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00
Ingresso: € 5,00 / 14,00 - biglietteria@museodellafollia.it
Visite guidate: € 50 (fino a un massimo di 20 persone per gruppo). Tutti i Mercoledì alle ore 15:30 è possibile effettuare la visita guidata gratuita previa prenotazione fino a esaurimento posti contattando preventivamente biglietteria@museodellafollia.it
Le visite guidate sono a cura del personale specializzato del Museo della Follia.

Informazioni: M. 333 8771713 - info@museodellafollia.it  - www.museodellafollia.it

Ex Cavallerizza
Piazzale Giuseppe Verdi
55100 Lucca

 

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