SiteLock

Archivi categoria : In evidenza

Maria Cristiana Fioretti: Il colore dell’acqua, Acquario Civico Milano, dal 5/02/ al 8/03/2020

“Il viaggio è quello che ispira quotidianamente il mio fare; mi soffermo tantissimo ad osservare il mutamento del paesaggio, mi colpisce un colore, mi colpisce un cielo, soprattutto i cieli un’immersione nel blu e tantissimi dei miei paesaggi delle mie opere sono totalmente blu…”


Inaugurazione: mercoledì 5 febbraio ore 18.30

 

Qual è il colore dell'acqua? E quello dell'aria?

A queste domande si accinge a rispondere la mostra di Maria Cristiana Fioretti, artista multimediale sperimentale nell’ambito della cromatologia, che si terrà dal 6 febbraio all’ 8 marzo 2020 all’Acquario Civico di Milano.
La rassegna è promossa dal Comune Milano - Cultura e dall’Acquario - Civica Stazione Idrobiologica e rientra nel palinsesto “I talenti delle donne”, promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e dedicato all’universo delle donne, focalizzando l’attenzione di un intero anno - il 2020 - sulle loro opere, le loro priorità, le loro capacità.
I talenti delle donne” vuole fare conoscere al grande pubblico quanto, nel passato e nel presente - spesso in condizioni non favorevoli - le donne siano state e siano artefici di espressività artistiche originali e, insieme, di istanze sociali di mutamento. Si vuole in tal modo rendere visibili i contributi che le donne nel corso del tempo hanno offerto e offrono in tutte le aree della vita collettiva, a partire da quella culturale ma anche in ambito scientifico e imprenditoriale, al progresso dell’umanità. L’obiettivo è non solo produrre nuovi livelli di consapevolezza sul ruolo delle figure femminili nella vita sociale ma anche aiutare concretamente a perseguire quel principio di equità e di pari opportunità che, dalla nostra Costituzione, deve potersi trasferire nelle rappresentazioni e culture quotidiane.
Il percorso proposto dalla curatrice Raffaella Resch presenta 23 opere pittoriche e multimediali,  tra cui una decina di tele della serie Meduse realizzate appositamente per la mostra milanese e una installazione site specific.

L’allestimento è a cura di Domenico Nicolamarino, con la collaborazione di Gaetano Corica e Fabio Agrifoglio. La mostra è dedicata a Raffaella Resch.

 

Dal 2010, anno della sua personale Light-Abstr-Action presso la Casa dell’Energia a Milano, il lavoro di Maria Cristiana Fioretti si basa sulla fusione tra colore, luce, spazio e suono. In mostra affiancheranno le nuove opere alcuni suoi lavori più significativi di questi ultimi dieci anni, tratti dai cicli Dream in box (2010), LightNess (Light Art, 2010) e  Colormaps or spices (2015), oltre al dipinto Sisma (Black light Art, 2017) realizzato con colori sensibili alla luce e l’opera multimediale installativa Sensorial Space (2013) presentata per la prima volta a Palazzo Bembo a Venezia (in occasione della 55. Biennale Arte) e qui riproposta: un “sensorial box”, ideato come una sorta di  acquario, un gioco d’acqua ribollente all’interno di trasparenti vasche emisferiche, accompagnate da effetti di luce e suoni che ricordano il mare e il sole del sud della Francia dove l'artista vive.

La ricerca di Maria Cristiana Fioretti è rivolta principalmente alla luce, al colore nel senso più ampio del termine e all’interazione con elementi quali l’acqua e la terra. L’artista esplora tecniche e materiali sempre diversi, sia in rapporto con la storia dell’arte europea, a partire dalle ricerche ottiche di Goethe, fino all’impiego di elementi illuminanti artificiali del contemporaneo.  Nelle sue opere Fioretti mette in atto pigmenti speciali da lei composti, che interagiscono nella composizione materica del dipinto allo scopo di ottenere risultati sorprendenti, con colori e riflessi a seconda dell’incidenza e della quantità di luce nel giorno.
La mostra si inserisce all’interno di un Museo dedicato allo studio della natura e traccia una personale traiettoria, dove acqua, terra e luce saranno i principali protagonisti.  Nel  lavoro della Fioretti la suggestione contemplativa procede di pari passo con la continua stimolazione percettiva e questo creerà nuove visioni in cui il visitatore si metterà in gioco, nella sperimentazione di esperienze ottiche e sensoriali sempre diverse.
L’artista prosegue nelle sue indagini sull'utilizzo di reperti materiali legati alla terra e all'ambiente, per definire una mappatura artistica di alcuni siti costieri che si caratterizzano come suoi luoghi d'affezione  Mentone in Francia, dove abita, con la costa affacciata sul Mar Ligure; il mare Adriatico delle Marche dove è nata e cresciuta; le Isole tropicali Keys situate tra l'Oceano Atlantico e il Golfo del Messico; e, ora in occasione della mostra milanese, il paesaggio immersivo del  fondale sottomarino.

Il catalogo, edito da Silvana editoriale, contiene una presentazione di Maria Cristina Galli, Vicedirettore dell’Accademia di Belle Arti di Brera e i testi di Raffaella Resch (introduzione alla mostra),  Jacqueline Ceresoli  (‘Sensorial Space. Da Venezia  2013 a Milano 2020’), Guido Curto (‘Cromatologia. Le mostre di San Remo e di Torino del 2013’),  Hugues De la Touche (‘Colori e luce del Sud della Francia’), Gisella Gellini (‘Le opere di Light art e Black Light art e le lezioni al Politecnico di Milano’), Xu Jin (‘Arte e didattica. Scambi internazionali tra Italia e Cina’), Ida Chicca Terraciano (‘Colori e didattica e la serie Dream Box’), Maria Cristiana Fioretti (‘Ricerca artistica e didattica: colore e natura, colore e luce, colore e tecnologia’).


MARIA CRISTIANA FIORETTI
IL COLORE DELLA LUCE

Di Raffaella Resch

La luce è insieme il principio generatore e il tema portante della ricerca di Fioretti, insieme scintilla e faro di un percorso che la vede agire in ambiti multidisciplinari, con tecniche polimateriche, collaborazioni con Istituti accademici e universitari, e studi approfonditi, che ella conduce anche attraverso l’attività teorica e didattica a Brera. Un luogo di ricerca idro - biologica e scientifica come l’Acquario Civico Milanese, dove oramai da qualche anno si aprono affondi sull’arte contemporanea interessata alla scienza, si configura come uno dei siti che più coerentemente possono presentare il suo lavoro.

Tra le diverse interpolazioni che la mostra potrà offrirci, mi piace partire dall’ idea della luce nella fisica moderna, in particolare dal dualismo che il fenomeno dimostra, “comportandosi” a volte come radiazione elettromagnetica, a volte come corpuscolo: onda o particella, questo è uno dei quesiti più importanti della cultura scientifica e non solo nel XX secolo, posto inizialmente da Einstein e poi reso coerente nella meccanica quantistica. La luce dunque è un’onda, nel momento in cui rileviamo il movimento ondulatorio elettromagnetico, ma anche una particella, un corpuscolo della materia: la sua duplice consistenza di raggio illuminante e insieme di corpo, ci permette di capire come Fioretti usa questo elemento in arte, studiandone a fondo le proprietà “materico - pittoriche” e usandola come strumento di visione, in particolare di emersione dei colori.

La figura dell’artista qui si pone come una sorta di prisma riflettente, attraverso cui passano suggestioni di vario genere, artistico, scientifico, elaborate in maniera rigorosa ma estremamente personale, in riferimento a un codice privato di scandaglio delle emozioni che sa di euristico, di alchemico, e che ha precedenti illustri.

Pensiamo al Goethe della Teoria dei colori: la storia della scienza darà ragione a Isaac Newton, che fin dalla metà del ‘600 aveva formulato teorie ottiche, che sono tuttora parti integranti di questa disciplina. Goethe non accetta l’idea che la luce abbia una precisa lunghezza d’onda, e che per percepire un colore ci si debba esprimere in maniera matematica, con riferimento a numeri precisi. Il colore è bensì un esperimento primario, insito nella visione che ciascun soggetto ha della realtà, sottoposto a emozioni costituenti individuali. Si apre qui un interessantissimo capitolo che rimanda alla filosofia romantica tedesca e all’estetica che ne discende, che paradossalmente, nel XX secolo si afferma con la scoperta dell’astrazione da parte di Kandinskij nell’omonimo saggio pubblicato nel 1912.

[...]

Qui si interrompe il testo che Raffaella contava di completare per tempo. Nonostante la malattia e i farmaci che assumeva, aveva provato a mettervi mano in un paio di occasioni, ma la stanchezza e la scarsa capacità di concentrazione le avevano impedito di dare seguito al suo intento. Ripetutamente aveva affermato di avere tutto in testa, si sarebbe soltanto trattato di scrivere, ma proprio lo scrivere assecondando il corso dei pensieri, o il pensare seguendo il ritmo della scrittura, non le riuscivano. I punti angolari del suo progetto sono evidenti nelle poche righe che era riuscita a redigere; aveva inoltre studiato e voleva trarre spunto da una raccolta di conferenze tenutesi ad Ascona in Svizzera presso la Fondazione Eranos nell’agosto del 1972, pubblicate nel 1990 nel volume “Quaderni di Eranos - Il sentimento del colore - L’esperienza cromatica come simbolo, cultura e scienza - Red Edizioni”.
Il libro contiene gli interventi di cinque prestigiosi intellettuali: Shmuel Sambursky, Gershom Sholem, Henry Corbin, Dominique Zahan e Toshihiko Izutsu. Non sapremo mai quali elementi Raffaella avrebbe tratto da questi testi e quale sarebbe stato il risultato una volta elaborati dalla sua creatività e dal suo pensiero critico, e infine come li avrebbe resi per “far luce” sull’opera di Maria Cristiana Fioretti. Possiamo immaginarlo, forse.

Andrea Salomoni

https://www.artdirectory-marussi.it/personaggi/raffaella-resch-genova-23-10-1962-milano-15-01-2020/


AMNIOTIC FLUID SPACE nell’Acquario Civico di Milano: dispositivo sensoriale di Cristiana Fioretti

Cristiana Fioretti nel 2013, partecipa alla mostra “Personal Structures”, evento collaterale ideato per la Biennale di Venezia, e a Palazzo Bembo si presenta l’opera ambientale Sensorial Space.
Qui Fioretti per la prima volta si relaziona con lo spazio che circonda le sue opere, gli oggetti, tenendo conto delle connotazioni ambientali specifiche, quali forma e dimensioni; aspetti che possono incidere in maniera determinante sulla fruizione dell’opera. L’autrice, in una stanza, lunga e stretta, apparentemente angusta, invita lo spettatore a immergersi nel “blu dipinto di blu” del mare, del cielo, fluttuante in equilibrio precario, in bilico tra materiale e immateriale. In questo ambiente si “toccano” con gli occhi le oscillazioni dell’acqua e si ode il respiro del mondo. Questa opera é pensata “nell’acqua”, per rendere omaggio alla città-sogno lagunare, liquida e solida per eccellenza con Sensorial Space: un ambiente multisensoriale che comprende proiezioni delle sue opere pittoriche astratto- liriche, dal pavimento al soffitto, in cui i protagonisti sono non soltanto i colori, bensì i suoni naturali registrati in riva al mare a Mentone (Francia), dove l’autrice vive e lavora en plein air. Lo spazio dell’opera, intorno all’assemblaggio di altri artefatti sono installazioni spaziali, volte a inscenare il superamento dei limiti della cornice, del muro, di light box o del piedistallo. Con ampolle d’acqua simili a bolle d’ossigeno trasformate in evanescenti schermi di strati di azzurro amplificano i suoi paesaggi cromatici liquidi ed emozionali dalle tonalità sfumate e nel contempo accese, vibranti, capaci di materializzare l’intensità luminosa e la trasparenza dei riflessi del mare, dal blu, fino al verde, all’indaco alle gradazioni di rosso del tramonto. Il pavimento é morbido come una spugna marina, ricoperto da un materiale specchiante per amplificare l’effetto immersivo dell’opera “acquatica-spaziale” in cui lo spettatore, attraversandola, diventa parte integrante dell’ambiente insieme alla luce, colore, suono, proiezioni in movimento e si riflette nelle sfumature di colori che scenograficamente plasmano una dimensione carica di suggestioni evocative. Il suo obiettivo è l’alterazione della percezione spazio-temporale, perseguito per declinare le performance della materia quali luce e colore, forma e composizione. Nel 2020, Fioretti in occasione della mostra personale all’Acquario Civico di Milano, rielabora con maggiore consapevolezza il potenziale scenografico, mettendo in scena un variante della stessa opera esposta a Venezia in un nuovo ed emblematico spazio. Non si tratta di un remake, bensì di un adattamento ex novo di un’opera precedente con varianti formali significativi come la comparsa di microrganismi misteriosi e di meduse, esseri dal fascino magnetico. All’Acquario Civico milanese, palazzina Liberty costruita in occasione dell’Esposizione Universale del 1906, unico padiglione costruito progettato dall’architetto Sebastiano Locati (1861-1939) nel parco del Sempione a non essere smantellato in seguito alla conclusione dell’evento, Fioretti in una sala rettangolare, induce lo spettatore interagire con l’opera, questa volta invitandolo a toccare con mano e non soltanto con gli occhi, l’acqua che si colora tramite luci e proiezioni.
L’acqua è un elemento vitale per l’uomo e per l’Acquario Civico di Milano, lo spazio in sé diviene l’opera, dispositivo visivo, concettuale ed emotivo, un set adatto per inscenare il paesaggio sinestetico di Fioretti.
Germano Celant scrive: "l’intervento ambientale si distingue dall’opera oggettuale proprio in quanto rimanda all’interazione di risultare un lavoro relativo a un determinato contesto" (nota 1 , specificare le fonti), per Fioretti la collocazione di un opera deja vu, in un nuovo contesto, rimanda necessariamente alle sue condizioni naturali di vita movimentata, poiché l’autrice nata a Cingoli nelle Marche, terra affacciata sull’Adriatico vive tra Mentone e Milano, dove è docente di Cromatologia e direttrice di Decorazione all’Accademia di Brera. Paesaggio marchigiano, della Costa Azzurra, il mare Adriatico, inclusi i panorami della Florida, dove l’autrice è solita trascorre lunghi soggiorni estivi si compenetra irrimediabilmente attraverso la fusione di elementi naturali raccolti durante il suo peregrinaggio da un luogo all’altro, sollecitando un rapporto di reciprocità sinestetica tra diversi elementi naturali ed artificiali. All’Acquario, la protagonista è l’acqua e le sensazioni che suscita messa a “nudo”, o meglio diventano l'environement con meduse o gocce d’acqua, d’ossigeno che sembrano uscire dal contenitore per espandersi nello spazio incantato dell’Acquario da fruire più che da raccontare.
Fioretti nel suo nomadismo fisico e sensoriale tra Mentone e Milano, si ancora all’immagine di un mare, al codice cromatico dell’azzurrite e si affaccia sugli orizzonti dell’ignoto: uno spazio emotivo autoreferenziale, spingendo lo sguardo nella profondità degli abissi, in cui mistero e scoperta amplificano il suo desiderio di conoscere nuove potenzialità extra pittoriche, che promettono navigazioni intimiste ed esistenziali.
L’autrice si relaziona con lo spazio anche nel 2015, in occasione della mostra personale al Museo Civico Archeologico G. Rossi Forte dell’Annunziata di Ventimiglia (Imperia), detta “alta”, un borgo medioevale, dall’indiscutibile fascino, incastonato tra Capo Ampelio, Capo Esterel, Bordighera e Saint Tropez, al confine tra l’ Italia e la Francia, nell’ex convento trasformato (nel 1884) in una caserma di fanteria, con una terrazza panoramica mozzafiato, oggi trasformato in un attivo centro culturale aperto a diversi eventi, alla musica e all’ arte contemporanea, ideati per valorizzare il territorio, ha presentato Colorsmaps or Species, opere olfattive in cui non la visione bensì il profumo del viaggio hanno cartografato paesaggi emozionali. Le sue trenta opere, elaborate su mappe nautiche dell’Ottocento, scovante sulle bancherelle dei brocantes di Nizza, nelle librerie dedicate alla navigazione di Milano, Genova, pongono al centro della sua ricerca artistica processi alchemici della pittura con diversi pigmenti, per la prima volta Fioretti impiega spezie, erbe e fiori colorate con l’acqua del mare bollita e con diverse spezie, modifica i colori acrilici, ovvero lavora su processi dinamici e insegue una trasparenza impalpabile, visibile e da annusare, perché le essenze profumate, come la musica evocano viaggi immaginari, fughe verso “altitudini” poetiche e indefinibili. Le sue mappe olfattive dal colore seppiato, finto antico, ideato dall’autrice tamponando le carte porose e spesse con acqua di mare colorata ottenuta dalla bollitura di curcuma, curry, ginger, te nero, piante selvatiche, fiori, zucchero, caffè, cannella, cacao, erbe aromatiche per materializzare l’immateriale, fino al punto in cui lo sguardo coglie l’infinito. Sono opere che indicano il transito dal reale alla sensazione fisica e si incagliano come le onde del mare nel porto dell’immaginario. Colore, brezza marina il suono del vento e delle onde del mare, profumi di essenze orientali nelle sue mappe incrociano traiettorie immaginifiche e simboliche dal Mediterraneo, fino alle coste del Nord Africa. In generale, la sua ricerca psicogeografica, dal mare, alla terra, al cielo ai giardini fioriti, dalle spiagge e ai deserti rende visibili trasposizioni metaforiche di orizzonti in bilico tra esperienza esperita e memoria e coincide con la sua tensione di mappare attraverso tecniche e linguaggi diversi un viatico spirituale soggettivo, verso un “infinitudine” , con opere multisensoriali che simulano l’emozione del viaggio in sè, come architettura dell’estensione-esplorazione dei sensi, in cui lo spazio diventa evocazione di un tempo non cronologico, bensì emotivo.
L’azzurro dal 2010 in occasione della sua mostra “ Light Abstr-Action” alla Casa dell’Energia a Milano è il codice visuale distintivo di Fioretti, dallo sguardo abbagliato dalla luce irradiante del Sud della Francia, dove Yves Klain ha brevettato IKB, International Klein Blu un monocromo di pigmenti artificiali, come sintesi del suo approccio spirituale al lavoro artistico.
L’azzurro è il colore del cielo che si riflette nel mare: per l’autrice ha un valore indefinibile e plasma un’atmosfera che oltrepassa i confini della tela, è il sismografo dell’esplorazione di uno spazio sensoriale, liminale tra interiorità ed esteriorità, esperienze vissute con il corpo, in cui ragione e sentimento si estendono in un paesaggio poetico, che pongono al centro della sua ricerca artistica l’incanto della Natura. Sentimento della natura, trasfigurazione di viaggi reali e immaginari che indagano dialettiche sottese tra astrazione e figurazione, percezione e immaginazione attraverso opere a muro e ambienti immersivi. All’Acquario Civico milanese, Fioretti sperimenta le potenzialità espressive del colore, della luce artificiale, del suono, inclusa la modellazione digitale con sistemi ad alta tecnologia e interattività, modalità operative che caratterizzano il suo lavoro dal 2010. Pratiche elaborate di materializzare dimensioni polisensoriali, dinamiche, fluide, edificate con supporti animati da variazioni cromatiche, bagliori luminosi, proiezioni di stadi di evanescenza, come punti di connessione tra fisicità e virtualità. Nel suo Amniotic Fluid-Space, d’impatto scenografico, lo spettatore naufraga in una sorta di acquario, affascinante spazio liquido performativo, dove la simultaneità, mutabilità e sincretismo multimediale diventano pelle-membrana della sua opera ambientale. L’autrice, dalla fusione tra colore, luce, spazio e linguaggi multimediali, in cui il suono assume un ruolo determinante si emancipa dall’astrattismo lirico per sondare gli abissi di profondità tutta da esplorare, hic et nunc, grazie all’impiego di sofisticate applicazioni digitali, la cui forza espressiva si amplifica quando lo spettatore s’immerge nell’ambiente. Questi e altri dispositivi di modellazione multimediale dello spazio interagiscono con il nostro corpo, trasformando l’opera in una esperienza estetica totale, elaborata dalle teorie di Vasilij Kandinsky, variabili percettive che sconfinano tra organico e artificiale, arte e scienza, emotività e tecnologia. Nell’’Aquario il disorientamento percettivo diventa l’opera e l’arte suggerisce visioni fuori dal tempo, creando premesse per future rigenerazioni. Veniamo dall’acqua e siamo corpi che fluttuano in un mare di sensazioni, tesi verso naufragi della ragione, con le opere di Fioretti si fluttua dolcemente intorno al mistero dell’origine della vita.

Jacqueline Ceresoli

Nota 1: Francesco Poli, Francesco Bernardelli “Mettere in scena l’arte contemporanea” , 2016, Jhoan &Levi editore, pag.13.
Bibliografia: Georg W. Bertram "L'arte come prassi umana. Un'Estetica", Raffaello Cortina Editore, Milano, 2014

  1. Celant, "Una macchina visuale. L'allestimento d'arte e i suoi archetipi", in Rassegna, numero monografico "Allestimenti/Exhibit Design", IV, n.10, giugno 1982, p 10
  2. O'Doherty, "Inside the White Cube. L'ideologia dello spazio espositivo", Jhoan&Levi, Milano 2002
  3. Poli, F. Bernardelli, " mettere in scena l'arte contemporanea. Dallo spazio dell'opera allo spazio intorno all'opera", Johan &Levi , Milano 2016
  4. Perniola "L'arte e la sua ombra", Biblioteca Einaudi, Torino, 2000

Maria Cristiana Fioretti, nata nel 1966 a Cingoli (Marche) pittrice e scultrice, vive e lavora tra Milano e Mentone, in Francia. Ha insegnatoall'Accademia di Belle Arti di Palermo (1996-98) e in seguito all'Accademia di Belle Arti di Catanzaro (1998), all'Accademia di Belle Arti di Brera (1999-2000), all'Accademia Albertina di Torino (2002-04), poi di nuovo a Brera (2004). Attualmente è Direttore della Scuola di Decorazione all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove dal 2004 è titolare della cattedra di Cromatologia.
Inizia a esporre a partire dalla metà degli anni Ottanta, in Italia e all’estero in spazi pubblici e privati. Negli ultimi anni ha partecipato a molte mostre collettive di ‘Light art’ curate dalla critica Gisella Gellini. Nel 2013 ha presentato l’opera site-specific Sensorial Space all’interno della rassegna "Personal Structures" a Palazzo Bembo, evento collaterale della 55° Biennale Arte di Venezia. Tra le sue personali ricordiamo nel 2010 "Light Abstr-Actions" alla Casa dell'Energia di Milano, curata da Jacqueline Ceresoli (catalogo Mazzotta); nel 2013 “Bonjour Sanremo” alla Pinacoteca Rambaldi di Sanremo e “Cromatologie” alla Galerie Mirafiori Motor Village di Torino, entrambe curate da Guido Curto. Nel 2015 ‘Colormaps or spices’ al Mar - Museo Civico Archeologico di Ventimiglia e poi al SongYaFeng Centre di Pechino, curata da Jacqualine Ceresoli (catalogo Silvana).
Ricerca artistica e insegnamento hanno sempre accompagnato l’attività professionale di Maria Cristiana Fioretti.
Tra le sue pubblicazioni ricordiamo il volume "LIGHT & COLOR. Contrappunti cromatici’, realizzato insieme a Domenico Nicolamarino, sulla teoria del colore e della Luce.  Negli anni ha tenuto e continua a svolgere workshop, corsi di cromatologia e di Light Art in Italia e all’Estero: Università di Lisbona;  Scuola di Arti e Mestieri di Budapest; Ecole Nationale des Arts Plastiques di Villa Arson a Nizza; École Supérieure des Beaux-Arts di Marsiglia;  Royal University College of Fine Arts di Stoccolma; Politecnico - Scuola di Design di Milano; Monzu University of China a Pechino.


IL COLORE DELL’ACQUA. Maria Cristiana Fioretti
A cura di
: Raffaella Resch (1962-2020)

Inaugurazione: mercoledì 5  febbraio ore 18.30
Dal
6 febbraio al 8 marzo 2020

Orari: Martedì - Domenica 9.30 - 17.30; Lunedì chiuso (La biglietteria chiude alle 16.30)
Biglietti: €. 5 intero, €. 3 ridotto (la visita alla mostra è compresa nel biglietto d’ingresso all’Acquario)
Informazioni: www.acquariocivicomilano.eu, T. 02.88465750
Catalogo: Silvana Editoriale - www.silvanaeditoriale.it -  press@silvanaeditoriale.it
Ufficio stampa mostra: Alessandra Pozzi  -  press@alessandrapozzi.com - T. +39 3385965789
Ufficio stampa Comune di Milano: Elena Conenna - elenamaria.conenna@comune.milano.it

Acquario Civico di Milano
Viale G. Gadio 2 
Milano

 

Print Friendly, PDF & Email

Luigi Gattinara: Una vita in posa, Milano Art Gallery, Milano, dal 26/01 al 13/02/2020

Inaugurazione: domenica 26 gennaio, alle ore 18.00

 

«Un’immagine nasce prima di tutto nella mente, prende forma nell’immaginario, tutto molto prima dello scatto vero e proprio. Esattamente come fa un pittore che, anche quando ritrae la realtà, che è lì davanti ai suoi occhi, la trasforma comunque, perché è un processo che passa attraverso l’intuizione, il cuore e l’anima.»
Luigi Gattinara

Dal 26 gennaio al 13 febbraio 2020 la Milano Art Gallery, Via Andrea Maria Ampére  102, ospita la mostra fotografica di Luigi Gattinara dal titolo Una vita in posa. Si inaugura domenica 26 gennaio alle ore 18.00, con la presentazione del curatore di mostre e grandi eventi Salvo Nugnes, direttore delle Milano Art Gallery.
Diciotto scatti del "pittore della luce" ci raccontano la sua visione caravaggesca della vita.
Una personale che doveva ripercorre le tappe fondamentali della vita fotografica di Luigi Gattinara è diventata ora, per la sua prematura scomparsa, una testimonianza ed un omaggio.
Purtroppo ancora un grande amico ci ha lasciato.
Luigi era sempre disponibile, attento e generoso. Una spinta sempre verso la positività, anche quando le cose di cui gli parlavi non andavano per il verso giusto. Un grande pittore della luce. Raffinato ed elegante. Una persona di cultura con cui era sempre piacevole parlare e individuare nuovi orizzonti.  Ma con lui era bello anche scherzare, oltre a parlare di mostre e d'arte. Con lui e la sua inseparabile moglie Daniela, che amava immensamente, ci si trovava sempre in piacevole armonia. Amante della vita e della bellezza e anche, più frivolmente, della buona e raffinata cucina e del suo immancabile sigaro toscano.
Aperto verso i giovani e anche per questo era nata la Triennale di Fotografia Italiana, che ha dato voce a fotografi di tutto il paese, dando loro la possibilità di essere conosciuti ed apprezzati, senza le maglie di un mondo espositivo spesso raggelato e raggelante. Ci eravamo sentiti lungamente l'altro giorno e avevamo parlato della mostra che si sarebbe inaugurata domenica prossima. Era tutto pronto...
Ora la luce è tutta per te.

Gianni Marussi

"La vita è strana: sa sempre come sorprenderti. Soprattutto se penso che fino a qualche giorno fa mi trovavo nel laboratorio del Maestro Luigi Gattinara. Ci siamo rimasti per diverse ore, io e lui. È stato un lavoro certosino che si è protratto per quasi quattro ore ‒ il Maestro d’altronde era un perfezionista ‒ per delineare al meglio il suo percorso artistico, la sua carriera. La mostra antologica che oggi ci troviamo a inaugurare, Una vita in posa, doveva, nelle sue intenzioni, e deve, nelle nostre, illustrare come si è evoluta la sua creatività nel corso del tempo, in anni e anni di studio attento. Perciò questa rassegna è volutamente divisa in sezioni per aiutarci a riviverne gli sviluppi e l’ingegnosità. Le fotografie che adesso vediamo vibrano di luce, pulsano dell’attesa di essere riscoperte. Un po’ ci parlano con dolcezza del mistero che tutti ci portiamo appresso con unicità, quello della vita, con i suoi meravigliosi chiaroscuri. Ci parlano di lui.
Luigi Gattinara era un caro amico, un brav’uomo e un grande artista. Le immagini qui esposte sono la palese dimostrazione del suo spirito, di ciò che andava cercando. La sua attenzione era volta a un bene supremo, immateriale e difficile da ottenere, quello della bellezza. Proprio l’eleganza e la cura del dettaglio, la morbidezza con cui si scivola sulle forme di questi soggetti ci svelano la sua personalità. Luigi Gattinara aveva un animo gentile e allo stesso tempo rigoroso, capace di portare con disinvoltura quel qualcosa di speciale ovunque andasse.
Con i suoi scatti artistici è possibile ripercorrerne la storia e la vita. Si ha la sensazione tangibile che, come queste fotografie sono destinate a restare con noi nel tempo, anche lui lo sia. Queste immagini sono un dono che ci ha fatto. Siamo dei privilegiati perché ne possiamo godere, possiamo ammirare il mondo come lui lo figurava attraverso i suoi occhi. Sappiamo che lì possiamo ritrovare tanto la sua essenza quanto la nostra.
Perché, se siamo fatti di qualcosa, questo qualcosa sono le emozioni. E l’universo che ci teniamo dentro a volte è possibile sfiorarlo delicatamente attraverso uno sguardo. Luigi Gattinara lo sapeva bene e ci insegna tuttora come guardare, come vedere. Ci mostra con che occhi rivolgerci a noi stessi, parlandoci con un linguaggio che gli riusciva splendidamente, quello della fotografia.
Una vita in posa è il suo ultimo progetto, un riassunto del suo operato. Ci teneva in particolar modo alla riuscita della sua personale. Assieme ai suoi famigliari abbiamo scelto di salutarlo dove meglio possiamo ora trovarlo: qui, tra noi, in mezzo alla sorpresa che ancora dobbiamo gestire, in mezzo all’arte e alla bellezza, in mezzo ai nostri ricordi e alle nostre tumultuose e delicate emozioni."

Salvo Nugnes

La rassegna rimarrà aperta al pubblico fino al 13 febbraio, visitabile tutti i giorni liberamente dalle 14.30 alle 19, ad eccezione della domenica.
Per maggiori informazioni è possibile chiamare lo 0424 5252190, scrivere a info@milanoartgallery.it oppure visitare il sito www.milanoartgallery.it.

“La lettura delle straordinarie Nature morte di Luigi Gattinara può utilmente incominciare da quella che appare spunto e insieme simbolo di tutta l’operazione: la parafrasi della Caravagensis fiscella cui egli ha apposto il titolo-chiave “Per gioco”.
Il gioco è duplice: è il divertimento suo, creativo, di ricomporre un canestro di frutta il più possibile vicino a quello raffigurato dal Caravaggio, quindi di fotografarlo da un punto di vista e con un taglio di luce che riproducano al massimo le condizioni in cui operò il pittore; ed è il divertimento di sottoporre la fotografia al nostro sguardo e lasciarci per un momento (anche un lungo momento) spiazzati, nell’incertezza su “che cosa” Gattinara abbia fotografato (quel quadro? un quadro? dal vero?).
La seconda parte del gioco è, ovviamente, la meno importante; l’operazione non vuole essere un tranello ne un trompe l’oeil, se non nel senso nobile assunto con il tempo dell’espressione. Gioco non significa scherzo: è anzi, e qui a pieno titolo, termine collaudato da una lunga consuetudine teorica per indicare l’aspetto libero e liberatorio dell’attività artistica, la sua qualità gratificante.
Così il gioco di Gattinara si è esteso ad altre nature morte, iconograficamente e stilisticamente inseribili nella vasta produzione di genere tra il Sei e il Settecento. Ma egli non rifà specifici modelli, bensì lavora “à la manière de”, senza peritarsi in qualche caso di lasciare evidenti materiali ed oggetti che tradiscono l’attualità delle composizioni.
Lavora in una prima fase come un trovarobe, poi come uno scenografo ed infine ritrae quello che ha organizzato, seguendo in tutte le fasi di lavoro una sua inclinazione di gusto, che specialmente restituisce atmosfere alla Zurbaràn (La zucca, Il cavalletto), talvolta indugia su un descrittivismo più minuto e meno astratto, come delle scuole fiammingo-olandesi, ripropone una sontuosità alla Strozzi (Natura morta con piume) e arriva anche a imitare certe composizioni dell’Ottocento, da romanticismo inglese (Libro con ape, I fiori), più sensuali, a loro volta rivisitazioni dello “still life” seicentesco, o a sedurci del tutto, e inquietarci, con l’esibizione inedita di biscotti che paiono fossili non perché d’apparenza stantia, ma al contrario mineralizzati dal silenzio nella loro impeccabilità (vita silenziosa, appunto, o silenziosa luce). E infine, con un’altra impennata, inventa una metafisica contrapposizione in grigio fra la palpabilità della stoffa spiegazzata e la lucente intangibile forbitezza del vetro (I vetri).
La campionatura è ampia, ma tutt’altro che eterogenea, legata a una ben chiara volontà stilistica. L’idea dello stile parte, ancora, dalla suggestione caravaggesca che costituisce primo avvio dell’operazione; quel Caravaggio che, mentre dichiarava essere compito prima dell’artista il “dipingere bene le cose naturali”, operava poi in condizione di totale artificio, predisponendo in accurate combinazioni i soggetti da rappresentare, collocandoli su sfondi bene studiati, tagliando su di essi la luce opportunamente condotta. L’artificio garantiva la sublimazione totale di soggetti, li consegnava a un significato “altro”.
Gattinara usa qui la fotografia come il mezzo che più ci consente la smaterializzazione delle presenze raffigurate: divenute a maggior ragione astratta bellezza attraverso un procedimento dove l’aspetto materico non è che una pellicola, o velo, o foglio.
Siamo in una situazione opposta a quella che ha caratterizzato la formula iperrealista. epigono del pop-art: quando la pittura, mimando l’immagine fotografica, e quella al massimo standardizzata, dichiarava per ciò stesso l’impossibilità ormai intervenuta di un approccio reale con le cose. Siamo anche, ovviamente, fuori degli aspetti materici della pittura, del suo corpo a corpo con il colore, con cui Gattinara non intende gareggiare.
Unendo una vibrante sensibilità visiva a una ricca e puntigliosa cultura storica, il gusto rievocativo a un estetismo di assoluta godibilità, Gattinara propone immagini allo stato puro: la bellezza del vedere, la bellezza che assumono le cose nell’essere viste. Non sono oggetti reali rappresentati, sono oggetti divenuti immagine (puro spirito, stavo per dire)."

Rossana Bossaglia, storico e critico d’Arte 

Un artista che dipinge con una macchina fotografica
"Luigi Gattinara ha fatto della “natura morta” una forma d’arte riscoprendola attraverso la lente di una macchina fotografica. La sua abilità fotografica ricrea come per incanto la sospesa e sognante atmosfera che, troviamo nella “nature morte” dei grandi maestri (dal Medioevo ai pittori olandesi del 17 ° secolo, Caravaggio e così via).
Guardando gli oggetti inanimati delle sue composizioni, l’intero spettro del genere, provoca un effetto di curvatura spazio/tempo che sposta idealmente l’osservatore in un’altra dimensione e, apparentemente, congela il tempo rendendo le sue opere contemporanee.
Il realismo ottico subisce una trasformazione sottile, modificato dalla luce e dalle sfumature di colore che, diventano una fonte di fascino rendendo difficile il distinguere l’immagine fotografica da quella pittorica.
Gattinara gioca sulla nettezza dei contrasti chiaroscurali e con una forzata selezione di quelli cromatici. Sullo spaesamento delle dimensioni dell’oggetto: con l’intervento di una limitata, a volte solo accennata, presenza di arredo interpreta e significa l’oggetto che ha sotto osservazione. Proprio quello dello sguardo che attraverso l’obiettivo esplora l’ingombro dell’oggetto, ne trova quindi un orientamento sul piano, sceglie un punto di vista ed una grandezza relativa all’inquadratura scelta, alla ricerca di fisionomie nascoste, particolari che una affrettata lettura non può che escludere.
Viene spontaneo, una volta osservato il “ritratto” fotografico, cercarne l’originale ed operare un confronto, cogliere quanto è intervenuto nel passaggio dalla esperienza diretta del volume alla sua conoscenza mediata dallo strumento fotografico, ma credo che la cosa più interessante sia quella non tanto di un raffronto diretto quanto invece di giocare con l’immagine che la memoria ha conservato."

Alberto Veca, Storico e critico d’Arte 

Immagini del quotidiano
"Nel lavoro di Luigi Gattinara vi è un sapiente esercizio fra “memoria dell’antico” e sensibilità per l’attuale, un equilibrio difficile perché è comune cadere, in esercitazioni che si riferiscono a un immaginario passato - nella fattispecie quello seicentesco della natura morta europea - nella citazione puntuale, anacronistica, fra omaggio e nostalgia di un mondo in cui le cose, animate o inanimate, artificiali o naturali, erano “amiche”. 
Nell’occasione “antico” e “nuovo” coesistono felicemente.

Il debito rispetto a quel mondo, dove all’oggetto rappresentato venivano attribuiti, traslati, quei sensi dell’uomo che si andavano indagando anche a livello scientifico, è evidente e volutamente: la ridotta “galleria” può citare “luoghi canonici” del genere pittorico, come “angoli di cucina” o “angoli di studio” romani, spagnoli o dei Paesi bassi, ciascuno può leggere il singolo esito con gli occhi della mente alla ricerca di prototipi o di soluzioni plastiche e luministiche analoghe.
È un esercizio interessante ma non definitivo perché l’occhio di oggi scopre nel soggetto comune, figure, quindi sensazioni e suggestioni altrimenti non considerate per più appariscenti presenze e ingombri. A volte è sufficiente un frammento del tutto perchè la mente possa completare l’immagine data e poi trovare una collocazione, ieri facile e oggi difficile per la dissonanza con ciò che circonda.
Voglio dire che il “silenzio” della natura morta di oggi è in qualche modo “strappato” alla confusione che ci circonda, l’armonioso rapporto fra fondo e figura, dove spesso il primo è ciò che determina la fisionomia dell’intera composizione, è affine ma ben diverso da quello di un tempo perché “controcanto”, in controtendenza rispetto al “rumore” e al disturbo del nostro consumo comunicativo.
Il teatro di posa di Gattinara “assomiglia” al tavolo di studio dove il pittore collocava i propri oggetti per poi riprodurli sulla tela, ma l’analogia è di breve durata perchè il piano o l’alzato dell’oggetto disposto non conosce ulteriori mediazioni per tradursi nell’opera se non quello dello scatto fotografico. 
Sempre e comunque il “qui e ora”, che è il sigillo dello strumento adottato perchè le opere di Gattinara sono prima di tutto fotografie: la scelta dell’artista di adottare tecniche di stampa che permettono la scelta di qualsivoglia supporto è un ulteriore omaggio alla strumentazione dell’oggi e l’esaltazione di uno strumento che invece ha una sua storia, sia pure recente, ma certamente consolidata nella nostra frequentazione dell’immagine.
"

Alberto Veca, Storico e critico d’Arte (per Mostra “Immagini del quotidiano”, Como)

 

"Nulla è lasciato al caso nelle opere di Gattinara e ogni singolo elemento è caratterizzato da un preciso valore simbolico e quindi indispensabile per l’insieme che diverrà racconto. Tutto è pulito, essenziale, moderno, per nulla carico e con un amore per il dettaglio che non diventa mai didascalico. Si ha l’impressione che la luce che emanano questi “quadri” sia sufficiente a farli muovere, quasi volessero produrre i suoni che le cucine emettono al passaggio delle vivande."

Giorgio Gregorio Grasso
, critico e storico dell’arte

 

Una chiacchierata con Luigi Gattinara

Giulia Cassini: Lei è romano di nascita ed ha iniziato giovanissimo a fotografare object trouvé sul Lungotevere. Perché era così attratto dalla fotografia?
Luigi Gattinara: La mia passione per la fotografia nasce durante gli anni del Liceo Artistico. L’immediatezza di fissare un’emozione su un ‘supporto’ quasi fosse un foglio da disegno o una tela mi affascinava; era come osservare la realtà attraverso occhi diversi
Giulia Cassini: Come si rimane fedeli a se stessi artisticamente?
Luigi Gattinara: Penso che ‘l’amore’ e la passione per il proprio lavoro siano tra i tanti modi per rimanere il più possibile fedeli a se stessi, sia nella quotidianità professionale -che per me è rappresentata dalla realizzazioni di immagini per l’advertising- sia in quello più personale in cui ritrovo il mio ‘percorso artistico’. Ma alla base di tutto ciò, in entrambi i casi, l’esigenza primaria è la raffigurazione di un pensiero personale e con esso l’emozione che ne scaturisce.
Giulia Cassini: Lei è stato diversi anni a Caracas..Cosa rimane di questa esperienza di vita nella sua ricerca artistica: la poesia unica di questa terra, i parossismi delle diseguaglianze, l’esplosione dei colori?
Luigi Gattinara: Lasciai il mio studio di Roma nel 1977 trasferendomi a Caracas, lì aprii il mio nuovo studio e vi rimasi per parecchi anni, otto per l’esattezza. In quel Paese dove la vita era totalmente diversa da quella frenetica di Roma, presi subito consapevolezza che aleggiasse nella vita di tutti i giorni, nei movimenti, nelle conversazioni, una forma differente di tempo, quasi fosse dilatato, esteso, ed è stato proprio in questo non rincorrerlo che ho trovato lo spazio per cominciare il percorso sulle mie ‘nature morte’. Quella terra, con le sue luci e i suoi colori, violenti e morbidi al tempo stesso, possedeva una sorta di magica alchimia: i suoi incredibili spazi riuscivano a penetrare l’anima e mi permettevano di vestire le mie emozioni in un abbraccio nuovo e sicuramente insolito. Riuscivo a fotografare senza usare la macchina fotografica, perché le sensazioni erano tali e talmente intense che le migliaia di fotografie virtuali diventarono un incredibile archivio mnemonico impresso nella memoria e ancora oggi nei miei ricordi.
Giulia Cassini: Le sue foto famosissime di moda e di still-life quale denominatore hanno in comune?
Luigi Gattinara: Penso che sia sempre la luce l’elemento fondamentale che dà forza all’immagine, in grado di creare il pathos necessario a chi la guarda.

Giulia Cassini

Luigi Castelli Gattinara di Zubiena, era nato a Roma il 13/01/1952 e la macchina fotografica gli consentiva di dipingere con la luce da oltre quarant’anni.
Sin da ragazzo, studente del liceo artistico, ha passato i momenti liberi, fotografando orologi ed oggetti di casa, collocandoli lungo le passeggiate del Lungotevere. 
Le persone non lo interessano: “Hanno una vita, una storia e mi sembra quasi indiscreto fissarle con l’obiettivo. Le cose invece sono interlocutori muti e non condizionano”.
Iniziò così il viaggio che diventa passione e professione, arte e mestiere.
Assieme agli scatti “quotidiani” per l’Advertising (ha collaborato con le più prestigiose Agenzie Pubblicitarie Internazionali) coltivando e custodendo da sempre la passione per i pittori fiamminghi del diciassettesimo secolo, inondando di luce i soggetti delle sue opere e conferendogli una inusuale plasticità tridimensionale. 
Scatti su tela”, qualcuno ha argutamente definito le sue opere.
Negli anni 2000 scopre la passione per i ritratti e cerca di creare una fusione tra le sue luci e l'anima dei personaggi raffigurati che si fondono in un gioco di chiari e scuri come lo è l'anima umana.
Una nutrita serie di personali in Italia e all’estero, fra cui quelle prestigiose di Parigi, Berlino, Mentone, Tokyo, Singapore e New York, hanno confermato Luigi Gattinara come testimone di questo modo d’essere fotografo nell’arte. Dal 2017 è Presidente della Triennale della Fotografia Italiana di cui è fondatore.

MOSTRE

1989 Milano, Galleria Kriterion, Personale, “Still Light
1991 Parigi, L’Antre De Roi Filene, Personale, “Still Light
1992 Milano, Galleria Il Diaframma
1993 Milano, La Tecoteca, Personale, “La teiera del 2000
1993 Bergamo, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Accademia Carrara
1994 Como, Villa Carlotta, assieme allo scultore Alberto Zanrè, “Il Bestiario e il suo Ritratto
1998 Milano, Istituto Europeo, “Il mestiere di Fotografo
1998 Berlino, Personale, “Gattinara in Quarter 206”
2006 Como, Palazzo Natta, Personale, “Immagini dal quotidiano
2006 New York, SoHo, Agora Gallery, “Visions in tune
2011 Milano, Galleria Camera 16, “Kokoro, Mostra fotografica per il Giappone
2012 Milano, Spazio Bossi Clerici, Personale, “Fine Heart - Luce Sensibile
2014 Milano, Spazio Navigli, Personale Pittografia, una mostra bitematica, bipartita
2014 Milano, Enterprise Art Gallery, Enterprise Hotel, Personale, “Gattinara in mostra, Retrospettiva
2015 Milano, Sisal Wincity Diaz, Personale, “Evolution, la sinuosa armonia delle mani
2015 Trezzo sull’Adda (Mi), Centr. Idr. Taccani, “Milano Expo 2015, International Contemporary Art
2015 Varedo (Monza e Brianza) - Villa Bagatti Valsecchi, “Expo 2015, Arte Italiana 
2015 Trezzo sull’Adda (Mi), Centr. Idr. Taccani, “Milano Expo 2015, Biennale della Fotografia, Anno 0
2015 Monza, Villa Reale di Monza - Le cucine di Villa Reale, Personale, “Sapori in posa
2015 Milano, Oliva Gustosa, Personale, “Tra-dire e Mangiare
2016 Milano, MIA Photo Fair, presso lo stand MyTemplArt
2016 Mirano (Venezia), PaRDeS - Laboratorio d’Arte Contemporanea, “Squarci nelle tenebre
2016 Venezia, Art Factory di Tobia Ravà, Dorsoduro, “Squarci nelle tenebre 
2016 Menton (Costa Azzurra - Francia), Galleria Charlotte Art, Personale, “Sapori in posa 
2017 Mirano (Venezia), PaRDeS - Laboratorio d’Arte Contemporanea, “Ritratti di donne 
2017 Cortina d’Ampezzo, Museo Mario Rimoldi, “Il Collezionista, innamorarsi del contemporaneo 
2017 Padova, Mediolanum Art Gallery 
2017 Venezia, Art Factory di Tobia Ravà, Dorsoduro, “Ritratti di donne 
2017 Matera, Galleria “Il Comignolo”, Sasso Barisano, MaterArt
2017 Venezia, Palazzo Ca’ Zenobio, “Lo stato dell’Arte ai tempi della 57 Biennale di Venezia
2017 Singapore, Art Science Museum, “SerpentiForm of Bulgari
2017 Venezia, Palazzo Ca’ Zenobio, Prima Triennale della Fotografia Italiana
2017 Tokyo, Mori Art Center, “SerpentiForm of Bulgari
2018 Piacenza, Castello di Fombio, “Angeli e Demoni
2018 Milano, Spazio “I Vale”, Personale, “Anima Canis
2019 Venezia, Spoleto Pavilion, “Premio Canaletto
2019 Spoleto, Palazzo Leti Sansi, “Premio Modigliani - Spoleto Arte
2019 Matera, Gallery SaxArt, Personale , “I Sassi di Matera incontrano le luci e ombre di Luigi Gattinara
2019 Menton, Palace des Ambassadeurs, BACS- Biennale of Contemporary Sacred Art
2019 Milano, Hotel Excell Milano3, Personale, “Anima Canis 2
2020 Milano, Milano Art Gallery, Personale, “Una vita in posa

 

Milano Art Gallery è uno spazio culturale polivalente, creato da Salvo Nugnes, che conta ha cinque sedi: la principale a Milano e poi a Venezia, Spoleto, Bassano del Grappa e Siena. Un luogo d’incontro e di confronto che intende aprirsi ai molteplici stimoli offerti dalla Cultura, un’accogliente pinacoteca multifunzionale nella quale è concessa a tutte le Arti la possibilità di mostrarsi, di esprimersi e di dialogare con il pubblico. Alle Mostre d’Arte s’alternano incontri e conferenze di artisti e intellettuali di ogni disciplina: dalla filosofia alla medicina, dalla letteratura alla fisica e dal teatro al cinema.

Luigi Gattinara e Bruno Melada. Spazio//biennale ha curato la realizzazione delle stampe a pigmenti di carbone e colore su carta Prestige Museum 100% Cotton Natural White (310 gr).

Luigi Gattinara e il suo fidato stampatore Bruno Melada.

Luigi Gattinara: Una vita in posa
Dal
26/01 al 13 /02/2020
Inaugurazione: domenica 26 gennaio, alle ore 18.00

Orari: 14.30 - 19.00, domenica chiuso
Ingresso: libero
Informazioni:
T. 0424 5252190 -  info@milanoartgallery.it - www.milanoartgallery.it - Luigi Gattinara, via Biondelli 9, 20141 Milano, Italy - T. +39 02 89505330 - M. +39 3485240730 -  fotografia@gattinaraluigi.eu  - www.facebook.com/SpazioGattinara/ - Instagram: luigi_gattinara

Milano Art Gallery
Via Andrea Maria Ampére, 102
20131 - Milano

Print Friendly, PDF & Email

Luigi Castelli Gattinara di Zubiena (Roma, 13/01/1952 – Milano, 19/01/2020)

Ancora un grande amico che ci lascia. Luigi era sempre disponibile, attento e generoso. Una spinta sempre verso la positività, anche quando le cose di cui gli parlavi non andavano per il verso giusto.
Un grande pittore della luce. Raffinato ed elegante. Una persona di cultura con cui era sempre piacevole parlare e individuare nuovi orizzonti.  
Ma con lui era bello anche scherzare, oltre a parlare di mostre e d'arte.
Con lui e la sua inseparabile moglie Daniela, che amava immensamente, ci si trovava sempre in piacevole armonia.
Amante della vita e della bellezza e anche, più frivolmente, della buona e raffinata cucina e del suo immancabile sigaro toscano.
Aperto verso i giovani e anche per questo era nata la Triennale di Fotografia Italiana, che ha dato voce a fotografi di tutto il paese, dando loro la possibilità di essere conosciuti ed apprezzati senza le maglie di un mondo espositivo spesso raggelato e raggelante.
Ci eravamo sentiti lungamente l'altro giorno e oltre alle nostre cose avevamo parlato della personale/antologica che si sarebbe inaugurata domenica prossima. Era tutto pronto...
Ora la luce è tutta per te.

Gianni Marussi

Luigi Castelli Gattinara di Zubiena, era nato a Roma il 13/01/1952 e la macchina fotografica gli consentiva di dipingere con la luce da oltre quarant’anni.
Sin da ragazzo, studente del liceo artistico, ha passato i momenti liberi, fotografando orologi ed oggetti di casa, collocandoli lungo le passeggiate del Lungotevere. 
Le persone non lo interessano: “Hanno una vita, una storia e mi sembra quasi indiscreto fissarle con l’obiettivo. Le cose invece sono interlocutori muti e non condizionano”.
Iniziò così il viaggio che diventa passione e professione, arte e mestiere.
Assieme agli scatti “quotidiani” per l’Advertising (ha collaborato con le più prestigiose Agenzie Pubblicitarie Internazionali) coltivando e custodendo da sempre la passione per i pittori fiamminghi del diciassettesimo secolo, inondando di luce i soggetti delle sue opere e conferendogli una inusuale plasticità tridimensionale. 
Scatti su tela”, qualcuno ha argutamente definito le sue opere.
Negli anni 2000 scopre la passione per i ritratti e cerca di creare una fusione tra le sue luci e l'anima dei personaggi raffigurati che si fondono in un gioco di chiari e scuri come lo è l'anima umana.
Una nutrita serie di personali in Italia e all’estero, fra cui quelle prestigiose di Parigi, Berlino, Mentone, Tokyo, Singapore e New York, hanno confermato Luigi Gattinara come testimone di questo modo d’essere fotografo nell’arte. Dal 2017 è Presidente della Triennale della Fotografia Italiana di cui è fondatore.

“La lettura delle straordinarie Nature morte di Luigi Gattinara può utilmente incominciare da quella che appare spunto e insieme simbolo di tutta l’operazione: la parafrasi della Caravagensis fiscella cui egli ha apposto il titolo-chiave “Per gioco”.
Il gioco è duplice: è il divertimento suo, creativo, di ricomporre un canestro di frutta il più possibile vicino a quello raffigurato dal Caravaggio, quindi di fotografarlo da un punto di vista e con un taglio di luce che riproducano al massimo le condizioni in cui operò il pittore; ed è il divertimento di sottoporre la fotografia al nostro sguardo e lasciarci per un momento (anche un lungo momento) spiazzati, nell’incertezza su “che cosa” Gattinara abbia fotografato (quel quadro? un quadro? dal vero?).
La seconda parte del gioco è, ovviamente, la meno importante; l’operazione non vuole essere un tranello ne un trompe l’oeil, se non nel senso nobile assunto con il tempo dell’espressione. Gioco non significa scherzo: è anzi, e qui a pieno titolo, termine collaudato da una lunga consuetudine teorica per indicare l’aspetto libero e liberatorio dell’attività artistica, la sua qualità gratificante.
Così il gioco di Gattinara si è esteso ad altre nature morte, iconograficamente e stilisticamente inseribili nella vasta produzione di genere tra il Sei e il Settecento. Ma egli non rifà specifici modelli, bensì lavora “à la manière de”, senza peritarsi in qualche caso di lasciare evidenti materiali ed oggetti che tradiscono l’attualità delle composizioni.
Lavora in una prima fase come un trovarobe, poi come uno scenografo ed infine ritrae quello che ha organizzato, seguendo in tutte le fasi di lavoro una sua inclinazione di gusto, che specialmente restituisce atmosfere alla Zurbaràn (La zucca, Il cavalletto), talvolta indugia su un descrittivismo più minuto e meno astratto, come delle scuole fiammingo-olandesi, ripropone una sontuosità alla Strozzi (Natura morta con piume) e arriva anche a imitare certe composizioni dell’Ottocento, da romanticismo inglese (Libro con ape, I fiori), più sensuali, a loro volta rivisitazioni dello “still life” seicentesco, o a sedurci del tutto, e inquietarci, con l’esibizione inedita di biscotti che paiono fossili non perché d’apparenza stantia, ma al contrario mineralizzati dal silenzio nella loro impeccabilità (vita silenziosa, appunto, o silenziosa luce). E infine, con un’altra impennata, inventa una metafisica contrapposizione in grigio fra la palpabilità della stoffa spiegazzata e la lucente intangibile forbitezza del vetro (I vetri).
La campionatura è ampia, ma tutt’altro che eterogenea, legata a una ben chiara volontà stilistica. L’idea dello stile parte, ancora, dalla suggestione caravaggesca che costituisce primo avvio dell’operazione; quel Caravaggio che, mentre dichiarava essere compito prima dell’artista il “dipingere bene le cose naturali”, operava poi in condizione di totale artificio, predisponendo in accurate combinazioni i soggetti da rappresentare, collocandoli su sfondi bene studiati, tagliando su di essi la luce opportunamente condotta. L’artificio garantiva la sublimazione totale di soggetti, li consegnava a un significato “altro”.
Gattinara usa qui la fotografia come il mezzo che più ci consente la smaterializzazione delle presenze raffigurate: divenute a maggior ragione astratta bellezza attraverso un procedimento dove l’aspetto materico non è che una pellicola, o velo, o foglio.
Siamo in una situazione opposta a quella che ha caratterizzato la formula iperrealista. epigono del pop-art: quando la pittura, mimando l’immagine fotografica, e quella al massimo standardizzata, dichiarava per ciò stesso l’impossibilità ormai intervenuta di un approccio reale con le cose. Siamo anche, ovviamente, fuori degli aspetti materici della pittura, del suo corpo a corpo con il colore, con cui Gattinara non intende gareggiare.
Unendo una vibrante sensibilità visiva a una ricca e puntigliosa cultura storica, il gusto rievocativo a un estetismo di assoluta godibilità, Gattinara propone immagini allo stato puro: la bellezza del vedere, la bellezza che assumono le cose nell’essere viste. Non sono oggetti reali rappresentati, sono oggetti divenuti immagine (puro spirito, stavo per dire)."

Rossana Bossaglia, storico e critico d’Arte 


Un artista che dipinge con una macchina fotografica
"Luigi Gattinara ha fatto della “natura morta” una forma d’arte riscoprendola attraverso la lente di una macchina fotografica. La sua abilità fotografica ricrea come per incanto la sospesa e sognante atmosfera che, troviamo nella “nature morte” dei grandi maestri (dal Medioevo ai pittori olandesi del 17 ° secolo, Caravaggio e così via).
Guardando gli oggetti inanimati delle sue composizioni, l’intero spettro del genere, provoca un effetto di curvatura spazio/tempo che sposta idealmente l’osservatore in un’altra dimensione e, apparentemente, congela il tempo rendendo le sue opere contemporanee.
Il realismo ottico subisce una trasformazione sottile, modificato dalla luce e dalle sfumature di colore che, diventano una fonte di fascino rendendo difficile il distinguere l’immagine fotografica da quella pittorica.
Gattinara gioca sulla nettezza dei contrasti chiaroscurali e con una forzata selezione di quelli cromatici. Sullo spaesamento delle dimensioni dell’oggetto: con l’intervento di una limitata, a volte solo accennata, presenza di arredo interpreta e significa l’oggetto che ha sotto osservazione. Proprio quello dello sguardo che attraverso l’obiettivo esplora l’ingombro dell’oggetto, ne trova quindi un orientamento sul piano, sceglie un punto di vista ed una grandezza relativa all’inquadratura scelta, alla ricerca di fisionomie nascoste, particolari che una affrettata lettura non può che escludere.
Viene spontaneo, una volta osservato il “ritratto” fotografico, cercarne l’originale ed operare un confronto, cogliere quanto è intervenuto nel passaggio dalla esperienza diretta del volume alla sua conoscenza mediata dallo strumento fotografico, ma credo che la cosa più interessante sia quella non tanto di un raffronto diretto quanto invece di giocare con l’immagine che la memoria ha conservato."

Alberto Veca, Storico e critico d’Arte 

Immagini del quotidiano
"Nel lavoro di Luigi Gattinara vi è un sapiente esercizio fra “memoria dell’antico” e sensibilità per l’attuale, un equilibrio difficile perché è comune cadere, in esercitazioni che si riferiscono a un immaginario passato - nella fattispecie quello seicentesco della natura morta europea - nella citazione puntuale, anacronistica, fra omaggio e nostalgia di un mondo in cui le cose, animate o inanimate, artificiali o naturali, erano “amiche”. 
Nell’occasione “antico” e “nuovo” coesistono felicemente.

Il debito rispetto a quel mondo, dove all’oggetto rappresentato venivano attribuiti, traslati, quei sensi dell’uomo che si andavano indagando anche a livello scientifico, è evidente e volutamente: la ridotta “galleria” può citare “luoghi canonici” del genere pittorico, come “angoli di cucina” o “angoli di studio” romani, spagnoli o dei Paesi bassi, ciascuno può leggere il singolo esito con gli occhi della mente alla ricerca di prototipi o di soluzioni plastiche e luministiche analoghe.
È un esercizio interessante ma non definitivo perché l’occhio di oggi scopre nel soggetto comune, figure, quindi sensazioni e suggestioni altrimenti non considerate per più appariscenti presenze e ingombri. A volte è sufficiente un frammento del tutto perchè la mente possa completare l’immagine data e poi trovare una collocazione, ieri facile e oggi difficile per la dissonanza con ciò che circonda.
Voglio dire che il “silenzio” della natura morta di oggi è in qualche modo “strappato” alla confusione che ci circonda, l’armonioso rapporto fra fondo e figura, dove spesso il primo è ciò che determina la fisionomia dell’intera composizione, è affine ma ben diverso da quello di un tempo perché “controcanto”, in controtendenza rispetto al “rumore” e al disturbo del nostro consumo comunicativo.
Il teatro di posa di Gattinara “assomiglia” al tavolo di studio dove il pittore collocava i propri oggetti per poi riprodurli sulla tela, ma l’analogia è di breve durata perchè il piano o l’alzato dell’oggetto disposto non conosce ulteriori mediazioni per tradursi nell’opera se non quello dello scatto fotografico. 
Sempre e comunque il “qui e ora”, che è il sigillo dello strumento adottato perchè le opere di Gattinara sono prima di tutto fotografie: la scelta dell’artista di adottare tecniche di stampa che permettono la scelta di qualsivoglia supporto è un ulteriore omaggio alla strumentazione dell’oggi e l’esaltazione di uno strumento che invece ha una sua storia, sia pure recente, ma certamente consolidata nella nostra frequentazione dell’immagine.
"

Alberto Veca, Storico e critico d’Arte (per Mostra “Immagini del quotidiano”, Como)

"Implicita nelle vibranti nature morte fotografiche di Luigi Gattinara è un’ anacronistica tensione tra soggetto e mezzo. Influenzato dal Diciassettesimo secolo, la pittura olandese e i grandi maestri come Caravaggio, le immagini di Gattinara raggiungono una qualità quasi pittorica attraverso la luce ele variazioni di colore. Il risultato è ciò che l'artista cita come "Effetto Tempo Modificato", in cui la natura morta come studio formale è "riscoperta attraverso la lente di una macchina fotografica.

Istituto Italiano di Cultura di New York

 

"Nulla è lasciato al caso nelle opere di Gattinara e ogni singolo elemento è caratterizzato da un preciso valore simbolico e quindi indispensabile per l’insieme che diverrà racconto. Tutto è pulito, essenziale, moderno, per nulla carico e con un amore per il dettaglio che non diventa mai didascalico. Si ha l’impressione che la luce che emanano questi “quadri” sia sufficiente a farli muovere, quasi volessero produrre i suoni che le cucine emettono al passaggio delle vivande."

Giorgio Gregorio Grasso
, critico e storico dell’arte


...  Gattinara, attraverso il suo obiettivo di fotografo esperto ed affermato, riesce a dare degli oggetti un’immagine eterea e quasi surreale, proponendo una “lettura” della realtà che spesso sfugge all’occhio umano ma che rimane impressa nella pellicola.
Quotidiano La Provincia, Como


... Luigi Gattinara: l’arte di plasmare la luce, in un gioco con lo scultore Zanrè imprigiona le sue creature con un sortilegio dli luce.
Quotidiano La Repubblica


... Sono nature morte che si ispirano alla pittura del passato, che non sono però realizzate “alla maniera di...”. Manca in esse, naturalmente, la presenza umana. Se tali composizioni riflettono famose e antiche strutture, l’autore è comunque in grado di ridare forma nuova e ritmi inediti al tutto, atraverso uno stile che si definisce pulito, essenziale, moderno, con un amore per il dettaglio e una magia nella luce che descrive anche le ombre.
Quotidiano Corriere della Sera


... Gattinara dapprima raccoglie gli elementi che compongono le nature morte, li ordina scenograficamente attenendosi in modo rigoroso ai modelli pittorici prescelti, infine usa il mezzo fotografico con il quale consegue un effetto di smaterializzazione dei soggetti proponendo immagini “pure“, in cui la luce è assoluta protagonista. Gattinara è nel tempo andato oltre l’originaria fonte di ispirazione pittorica, per creare sue composizioni secondo un orientamento sicuro, ricco di gusto rievocativo di grande effetto visivo. Una fotografia “colta”, da cavalletto potremmo dire per mutuare il linguaggio della pittura, dove imitazione e rilettura sono disciplinate dal rigorso controllo dello strumento espressivo...
Quotidiano Il Giorno


... È difficile dire se le immagini attualissime di Gattinara così sgargianti siano freddamente realistiche o non piuttosto fantasie sognate e sognanti, realizzate con allucinante certezza. Molto probabilmente sono evasioni da un lavoro professionale appassionante ma di routine, e in esse si incarnano un’aspirazione e un’ispirazione più dichiaratamente artistiche.
Mensile “Arte”


... Per gioco Gattinara ricompone le opere dei grandi pittori del seicento e del settecento, arrivando ad imitare anche composizione dell’Ottocento, romanticismo inglese. Ma soprattutto è incantato dal Seicento fiammingo perchè poco carico, essenziale, pulito e con una magia di luce unica.
Nuova Cucina


..... Una convergenza di gusto quella tra le sue scelte e la tendenza attuale della critica d’arte, che orienta l’attenzione su un genere vivo nel ‘500 e ‘600 e poi piuttosto trascurato. Nelle immagini esposte qualche sospetto di ricerca estetizzante ma anche profondi silenzi, solitudine, malinconia e fasto. E soprattutto la magia della luce che trasforma gli oggetti in immagini interiori.
Uomo, Harper’s Bazaar

MOSTRE

1989 Milano, Galleria Kriterion, Personale, “Still Light
1991 Parigi, L’Antre De Roi Filene, Personale, “Still Light
1992 Milano, Galleria Il Diaframma
1993 Milano, La Tecoteca, Personale, “La teiera del 2000
1993 Bergamo, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Accademia Carrara
1994 Como, Villa Carlotta, assieme allo scultore Alberto Zanrè, “Il Bestiario e il suo Ritratto
1998 Milano, Istituto Europeo, “Il mestiere di Fotografo
1998 Berlino, Personale, “Gattinara in Quarter 206”
2006 Como, Palazzo Natta, Personale, “Immagini dal quotidiano
2006 New York, SoHo, Agora Gallery, “Visions in tune
2011 Milano, Galleria Camera 16, “Kokoro, Mostra fotografica per il Giappone
2012 Milano, Spazio Bossi Clerici, Personale, “Fine Heart - Luce Sensibile
2014 Milano, Spazio Navigli, Personale Pittografia, una mostra bitematica, bipartita
2014 Milano, Enterprise Art Gallery, Enterprise Hotel, Personale, “Gattinara in mostra, Retrospettiva
2015 Milano, Sisal Wincity Diaz, Personale, “Evolution, la sinuosa armonia delle mani
2015 Trezzo sull’Adda (Mi), Centr. Idr. Taccani, “Milano Expo 2015, International Contemporary Art
2015 Varedo (Monza e Brianza) - Villa Bagatti Valsecchi, “Expo 2015, Arte Italiana 
2015 Trezzo sull’Adda (Mi), Centr. Idr. Taccani, “Milano Expo 2015, Biennale della Fotografia, Anno 0
2015 Monza, Villa Reale di Monza - Le cucine di Villa Reale, Personale, “Sapori in posa
2015 Milano, Oliva Gustosa, Personale, “Tra-dire e Mangiare
2016 Milano, MIA Photo Fair, presso lo stand MyTemplArt
2016 Mirano (Venezia), PaRDeS - Laboratorio d’Arte Contemporanea, “Squarci nelle tenebre
2016 Venezia, Art Factory di Tobia Ravà, Dorsoduro, “Squarci nelle tenebre 
2016 Menton (Costa Azzurra - Francia), Galleria Charlotte Art, Personale, “Sapori in posa 
2017 Mirano (Venezia), PaRDeS - Laboratorio d’Arte Contemporanea, “Ritratti di donne 
2017 Cortina d’Ampezzo, Museo Mario Rimoldi, “Il Collezionista, innamorarsi del contemporaneo 
2017 Padova, Mediolanum Art Gallery 
2017 Venezia, Art Factory di Tobia Ravà, Dorsoduro, “Ritratti di donne 
2017 Matera, Galleria “Il Comignolo”, Sasso Barisano, MaterArt
2017 Venezia, Palazzo Ca’ Zenobio, “Lo stato dell’Arte ai tempi della 57 Biennale di Venezia
2017 Singapore, Art Science Museum, “SerpentiForm of Bulgari
2017 Venezia, Palazzo Ca’ Zenobio, Prima Triennale della Fotografia Italiana
2017 Tokyo, Mori Art Center, “SerpentiForm of Bulgari
2018 Piacenza, Castello di Fombio, “Angeli e Demoni
2018 Milano, Spazio “I Vale”, Personale, “Anima Canis
2019 Venezia, Spoleto Pavilion, “Premio Canaletto
2019 Spoleto, Palazzo Leti Sansi, “Premio Modigliani - Spoleto Arte
2019 Matera, Gallery SaxArt, Personale , “I Sassi di Matera incontrano le luci e ombre di Luigi Gattinara
2019 Menton, Palace des Ambassadeurs, BACS- Biennale of Contemporary Sacred Art
2019 Milano, Hotel Excell Milano3, Personale, “Anima Canis 2
2020 Milano, Milano Art Gallery, Personale, “Una vita in posa


 

 Una chiacchierata con Luigi Gattinara

Giulia Cassini:  Lei è romano di nascita ed ha iniziato giovanissimo a fotografare object trouvé sul Lungotevere. Perché era così attratto dalla fotografia?
Luigi Gattinara: “La mia passione per la fotografia nasce durante gli anni del Liceo Artistico. L’immediatezza di fissare un’emozione su un ‘supporto’ quasi fosse un foglio da disegno o una tela mi affascinava; era come osservare la realtà attraverso occhi diversi”
Giulia Cassini: Come si rimane fedeli a se stessi artisticamente?
Luigi Gattinara: “Penso che ‘l’amore’ e la passione per il proprio lavoro siano tra i tanti modi per rimanere il più possibile fedeli a se stessi, sia nella quotidianità professionale -che per me è rappresentata dalla realizzazioni di immagini per l’advertising- sia in quello più personale in cui ritrovo il mio ‘percorso artistico’. Ma alla base di tutto ciò, in entrambi i casi, l’esigenza primaria è la raffigurazione di un pensiero personale e con esso l’emozione che ne scaturisce”.
Giulia Cassini: Lei è stato diversi anni a Caracas..Cosa rimane di questa esperienza di vita nella sua ricerca artistica: la poesia unica di questa terra, i parossismi delle diseguaglianze, l’esplosione dei colori?
Luigi Gattinara: “Lasciai il mio studio di Roma nel 1977 trasferendomi a Caracas, lì aprii il mio nuovo studio e vi rimasi per parecchi anni, otto per l’esattezza. In quel Paese dove la vita era totalmente diversa da quella frenetica di Roma, presi subito consapevolezza che aleggiasse nella vita di tutti i giorni, nei movimenti, nelle conversazioni, una forma differente di tempo, quasi fosse dilatato, esteso, ed è stato proprio in questo non rincorrerlo che ho trovato lo spazio per cominciare il percorso sulle mie ‘nature morte’. Quella terra, con le sue luci e i suoi colori, violenti e morbidi al tempo stesso, possedeva una sorta di magica alchimia: i suoi incredibili spazi riuscivano a penetrare l’anima e mi permettevano di vestire le mie emozioni in un abbraccio nuovo e sicuramente insolito. Riuscivo a fotografare senza usare la macchina fotografica, perché le sensazioni erano tali e talmente intense che le migliaia di fotografie virtuali diventarono un incredibile archivio mnemonico impresso nella memoria e ancora oggi nei miei ricordi”.
Giulia Cassini: Le sue foto famosissime di moda e di still-life quale denominatore hanno in comune?
Luigi Gattinara: “Penso che sia sempre la luce l’elemento fondamentale che dà forza all’immagine, in grado di creare il pathos necessario a chi la guarda”.

Giulia Cassini


Luigi Gattinara e Bruno Melada. Spazio//biennale ha curato la realizzazione delle stampe a pigmenti di carbone e colore su carta Prestige Museum 100% Cotton Natural White (310 gr).

Luigi Gattinara e il suo fidato stampatore Bruno Melada


Nessuno muore sulla terra finchè vive nel cuore degli amici.

Ciao Luigi.
Cita, Nena, Claudia e Sandra Finzi


Luigi Gattinara, via Biondelli 9, 20141 Milano, Italy - T. +39 02 89505330 - M. +39 3485240730 -  fotografia@gattinaraluigi.eu  - www.facebook.com/SpazioGattinara/ - Instagram: luigi_gattinara

 

Print Friendly, PDF & Email

Raffaella Resch, (Genova, 23/10/1962 – Milano, 15/01/2020)

Siete spenta a Milano il 15/01/2020, dopo una brutta malattia scoperta solo tre mesi fa. Non si era arresa, non era da lei. Stava preparando con impegno, una personale di Maria Cristiana Fioretti:  "Il colore dell'acqua", con l'organizzazione di Alessandra Pozzi, all'Acquario Civico di Milano, che si inaugurerà il 5 febbraio 2020. Quando ci siamo sentiti l'ultima volta, la preparazione di questa nuova mostra le aveva dato nuovo coraggio ed entusiasmo, sembrava che le cose stessero andando meglio...
Le esequie saranno sabato alle 14.45 alla chiesa di San Cipriano.

Raffaella Resch si era laureata in filosofia teoretica all’Università Statale di Milano, dopo una lunga esperienza di lavoro presso l’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e la Fondazione Antonio Mazzotta nel settore delle mostre d’arte, dal 2014 lavora come curatrice indipendente, occupandosi prevalentemente di temi e artisti del ‘900, come Kandinskij, Klee e Baj, ma anche di contemporanei, con l’obiettivo di contestualizzare la figura e l’opera di grandi o di meno conosciuti, rispetto a una situazione territoriale o a una sede museale specifica, per divulgare visioni e letture nuove e trasversali.
Una professionalità accurata e precisa, con una grande sensibilità e grazia, capace di leggere la poesia della bellezza. Tra le poche ricercatrici e curatrici di assoluto rispetto.
Ci mancherà molto.

Raffaella Resch

Raffaella Resch, Aosta, Museo Archeologico Regionale, "Gabriele Basilico. La città e il territorio" 27/04/2018

CURATELE

- "Roberto Fanari - Il cielo ritrovato", Studio Museo Francesco Messina, (16/07 - 27 /10/2019)
- “Teresa Maresca. Song of Myself”, Acquario Civico di Milano, (3/04 - 5/05/2019)

- "Franco Cardinali - Iquietudine necessaria", Palazzo delle Paure, Lecco, /28/06 - 18/09/2019)
Franco Cardinali. Inquietudine necessaria”, Palazzo dei Giureconsulti, Milano,  (11/01 - 14/02/2019)
- "Paul Klee. Alle origini dell'arte", in collaborazione con Michele Dantini, (fino al 3 marzo 2019).
- "Marc Chagall. Come nella pittura così nella poesia". (5/09/2018 - 03/02/2019), Palazzo della Ragione, Mantova
- "Teresa Maresca. Immersioni e nature", in collaborazione con Maria Flora Giubilei, Galleria d'Arte Moderna e Raccolte Frugone - Musei di Nervi, Genova, (14 ottobre 2018 - 6 gennaio 2019)
- "Gabriele Basilico. La città e il territorio", Coordinamento generale, Museo Archeologico Regionale, Aosta, (apr 2018 - set 2018)
- "Omar Galliani - Lorenzo Puglisi. Visioni di luce e di tenebra", curatela in collaborazione con Maria Fratelli, Studio Museo Francesco Messina - Ex Chiesa di San Sisto, Milano, (24 /05 - 13/06/2018)
- "L’elica e la luce. Futuriste. 1912-1944", curatela con Chiara Gatti, presso Museo MAN, Nuoro, (9/03 - 10/06/2018) 
- "Omar Galliani. Intorno a Caravaggio", Gallerie d’Italia, Milano, in concomitanza con “L’ultimo Caravaggio. Eredi e nuovi maestri”, (19/12/2017 - 18/03/2018)
- "Roberto Fanari. Rose", curatela con Maria Flora Giubilei, Galleria d'Arte Moderna e Raccolte Frugone - Musei di Nervi, Genova, ( - "Roberto Fanari. Il paesaggio dentro", curatela con Maria Flora Giubilei, Galleria d'Arte Moderna - Musei di Nervi, Genova, ( - - "Kandinskij. Il cavaliere errante. Viaggio verso l'astrazione", coordinamento scientifico, Museo delle Culture - MUDEC, Milano, ( - - "Rock Art. Le ombre della caverna. Opere di Teresa Maresca e Gianni Carluccio", Foyer Teatro Tieffe, Milano, ("Omar Galliani - Lorenzo Puglisi. Caravaggio, la verità nel buio", curatela con Maria Savarese, Palermo, Cappella dell'Incoronazione e Napoli, Pio Monte della Misericordia, ( - - "Enrico Baj. L'invasione degli ultracorpi", ideazione e coordinamento, Museo Archeologico Regionale, Aosta (- "Laura Zeni. Geometri Ri-Viste", Milano, Jannelli & Volpi, in occasione del Salone del Mobile 2016, (- Attività di ricerca presso Museo Man, Nuoro, ("Omar Galliani. Il disegno nell'acqua", ( - "Roberto Fanari. Hanging (Laying) Landscapes", organizzazione, Milano, Fabbrica del Vapore, ( - "Paul Klee. Mondi animati", coordinamento scientifico, Nuoro, Museo MAN, ( - dicembre 

Raffaella Resch, "Play With Us-dall'arte popolare all'arte moderna" di Naby Byron, Hotel Hilton Molino Stucky, Venezia, 11/05/2019, © Gianni Marussi

PUBBLICAZIONI

- Teresa Maresca. L'incanto dello sguardoStampa, Varese, - Testo per catalogo mostra "Teresa Maresca. Song of Myself", Acquario Civico di Milano
- La vertigine dell'equilibrio, Scalapendi Editore, Milano, gen 2019- Testo per catalogo mostra “Franco Cardinali. Inquietudine necessaria”, a cura di Raffaella Resch, Milano, Palazzo dei Giureconsulti
- Paul Klee antropologo del possibile, 24 Ore Cultura, Milano, ottobre 2018- Testo per catalogo della mostra "Paul Klee. Alle origini dell'arte" presso MUDEC, Museo delle culture, Milano, con contributi di Michele Dantini, Fabienne Eggelhoefer, Wolfgang P. Kersten, Michela Morelli
- Paul Klee. Ritratto dell'artista come un angelo24 Ore Cultura, Milano, 
- Visioni di luce e tenebraScalpendi Editore, Milano, 
- Le futuriste: corpo moltiplicato e anima plurisensibileOfficina Libraria, Milano 2018
- Variazioni su Caravaggio, testo per "Omar Galliani. Intorno a Caravaggio", Forma Edizioni, Firenze 2017, 
- Di cosa parliamo quando parliamo di roseLeuchtturm, Milano, - Roberto Fanari. Ritratti di nuvole e paesaggi di corpiLeuchtturm, Milano, - Nero su nero, Ad est dell'Equatore, Napoli, - Taglia. Gioca. Ripeti. I collages di Laura ZeniJannelli & Volpi, - Paul Klee. Mondi animati. Spunti per una grammatica dell'animismo in P.K.Magonza Editore, - Regesto delle opere di Piranesi, Collezione Fondazione Antonio Mazzotta, Mazzotta Editore, 


Print Friendly, PDF & Email

Massimo Lopez & Tullio Solenghi Show, il Teatro Manzoni, Milano, dal 9 al 12/01/2020

Dal 9 all’12 gennaio 2020 al Teatro Manzoni di Milano
IL CABARET

Imarts 

presenta

MASSIMO LOPEZ e TULLIO SOLENGHI

in

MASSIMO LOPEZ & TULLIO SOLENGHI SHOW
Scritto da Massimo Lopez e Tullio Solenghi

con la JAZZ COMPANY

diretta dal Maestro Gabriele Comeglio

Scenografie: Cristina Bartoletti


300 repliche, due stagioni sold out, più di 72mila biglietti venduti nella tournée 2018/2019.

Dopo lo straordinario successo della passata stagione, torna in scena a grande richiesta l’imperdibile spettacolo di Massimo Lopez e Tullio Solenghi prodotto e distribuito da International Music and Arts, che ha raggiunto le 300 repliche dopo due fortunatissime stagioni sold-out ovunque, con oltre 72mila biglietti venduti nella sola tournée 2018/2019.

Con questo Show, di cui sono interpreti e autori, i due artisti tornano insieme sul palco dopo 15 anni come due vecchi amici che si ritrovano, in uno Show di cui sono interpreti ed autori, coadiuvati dalla Jazz Company del maestro Gabriele Comeglio, che esegue dal vivo la partitura musicale. Ne scaturisce una scoppiettante carrellata di voci, imitazioni, sketch, performance musicali, improvvisazioni ed interazioni col pubblico.
Tra i vari cammei, l’incontro tra Papa Bergoglio (Massimo) e Papa Ratzinger (Tullio) in un esilarante siparietto di vita domestica, e poi i duetti musicali di Gino Paoli e Ornella Vanoni, e quello recente di Dean Martin e Frank Sinatra, che ha sbancato a “Tale e Quale Show”. In quasi due ore di spettacolo, Tullio e Massimo, da “vecchie volpi del palcoscenico”, si offrono alla platea con l’empatia spassosa ed emozionale del loro inconfondibile “marchio di fabbrica”.

Questo nostro spettacolo è nato quasi per gioco, con la voglia di tornare insieme sul palco  dopo 15 anni, giocando appunto con i nostri attrezzi del mestiere, sketch, imitazioni, frammenti di teatro, parodie; il tutto condito da una bella colonna sonora, curata dalla Jazz Company del maestro Gabriele Comeglio, che raccoglie le migliori esibizioni del recente “Tale e Quale Show”. In quasi due ore di show, capita così di imbattersi in un Amleto multietnico, in un frammento di vita quotidiana di papa Bergoglio e del suo amico Ratzinger, in un Rossini eseguito coi denti, nel duetto targato Las Vegas di Sinatra/Dean Martin o ancora negli echi di politici vecchi e nuovi o nell’affaccio di Paolo Conte in persona, ecc… ecc…
Questa nostra scommessa, lanciata nell’estate 2017, ci ha ripagati alla grande con un centinaio di date nella prima stagione 2017/2018 e con altrettante e più in quella attuale 2018/2019. I teatri esauriti ci stanno esaltando, ma l’incontro col nostro pubblico contiene in sé una valenza affettiva che non era scontata. Ogni volta che il sipario si apre, infatti, è come se magicamente ci si ritrovasse tra parenti, quasi ogni spettatore ha un momento della sua vita legato a noi, legato al Trio: “Come regalo di laurea dai miei genitori pretesi due biglietti per venirvi a vedere al Sistina”, “Mio padre lo ricordo sempre serio, una sola volta lo vidi ridere, con voi”, “I primi gruppi di ascolto li istituimmo nel 1987 col Trio”, “Per far digerire ai miei figli i Promessi Sposi, sono stati provvidenziali i vostri”.

Così, ogni sera, oltre al divertimento condividono col pubblico un coinvolgimento emotivo che tocca il suo apice nel ricordo di Anna, due minuti di commozione pura, anche se i suoi due ex compagni di giochi Tullio e Massimo la sua presenza in scena la avvertono per tutte le due ore di spettacolo.

MASSIMO LOPEZ & TULLIO SOLENGHI SHOW
Dal
9 al 12/01/2020
Orari
: Giovedì - sabato: ore 20.45; Domenica: ore 15.30

Biglietti: Poltronissima Prestige: 31,00 + 4,00*; Poltronissima Prestige (sab-dom-festivi): 35,00 + 4,00*; Poltronissima: 27,00 + 3,00*; Poltronissima (sab-dom-festivi): 32,00 + 3,00*; Poltrona: 20,00 + 2,00*; Poltrona (sab-dom-festivi): 23,00 + 2,00*
Poltronissima Prestige over 65: 28,00 + 3,00*; Poltronissima Prestige over 65 (sab-dom-festivi): 32,00 + 3,00*; Poltronissima over 65: 25,00 + 2,00*; Poltronissima over 65 (sab-dom-festivi): 28,50 + 3,00*; Poltrona over 65: 18,00 + 2,00*; Poltrona over 65 (sab-dom-festivi): 20,50 + 2,00*; Poltronissima under 26: 19,00 + 2,00*; Poltronissima under 26 (sab-dom-festivi): 22,00 + 2,50*
* diritti di prevendita
Biglietteria: prevendita telefonica: numero verde 800 914 350 (Attivo da rete fissa, in orari di cassa); informazioni; T. 02 7636901 - cassa@teatromanzoni.it - dal lunedì al sabato: 10.00 - 19.00 - Via Manzoni, 42 - Milano - La biglietteria è aperta anche 45 minuti prima di ogni spettacolo
Call Center: 02 00634555 - Attivo tutti i giorni dalle 10.00 alle 21.00; per informazioni e prevendita telefonica con pagamento con carta di credito e ritiro la sera stessa presso la biglietteria del Teatro
Onlinewww.ticketone.it - Punti vendita oltre 700 in tutta Italia - Call center: 892 101
Ufficio StampaManola Sansalone - stampa@teatromanzoni.it  - T. 02 763690630 - M. 338 9306431

Il Cabaret
Teatro Manzoni

Via Manzoni 42
20121 Milano 
T. 02 7636901 - Fax 02 76005471 - www.teatromanzoni.it 

 

Print Friendly, PDF & Email