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La posta mai immaginata – Dal 12/04 al 17/05/2021

Da lunedì 12 aprile sei conferenze digitali dedicate al mondo della posta, raccontato da chi lo interpreta come strumento d’arte, conservazione, cultura, intrattenimento. La partecipazione è libera e gratuita.

Posta non è solo multe o pubblicità. Nel tempo, e ancora adesso, è economia, politica, sociologia, cultura… Basta andare oltre ai luoghi comuni. E lo stesso si può dire per uno dei suoi simboli, il francobollo. Dietro vi sono secoli di civiltà, dalle lettere babilonesi agli attuali fenomeni del commercio elettronico e dei ciclofattorini: anche questi, se si vuole, rappresentano elementi interessanti.
In tale ottica, il “Tavolo dei «postali»” propone - grazie alla collaborazione con il Museo Storico della Comunicazione (Ministero dello Sviluppo Economico) - un primo ciclo di conferenze digitali che comincerà il 12 aprile, volto a illustrare gratuitamente a tutti gli interessati i mille aspetti, spesso inattesi, che costellano il settore.
A intervenire con le proprie conoscenze ed esperienze, quanti fanno del comparto uno strumento d’arte, conservazione, cultura, intrattenimento. Titolo: “La posta mai immaginata”, in essere per sei lunedì consecutivi dalle ore 18 alle 19 attraverso la piattaforma Zoom.
Il link per accedere agli incontri va chiesto a museo.comunicazioni@mise.gov.it.

 Il programma

 

12 aprile - “Il Museo, i Tasso, il territorio: un legame indissolubile”
Relatrice: l’operatrice culturale del Museo dei Tasso e della storia postale Michela Giupponi
Camerata Cornello (Bergamo), tra i borghi più belli d’Italia, conserva un’eredità particolare, trasformata in un brillante e duraturo esempio di marketing territoriale. Qui ebbe origine la famiglia Tasso, i cui membri furono, dal XIII al XVIII secolo, tra i più importanti imprenditori postali in Europa.


19 aprile - “Marco De Marchi e Rosa Curioni: aspetti e significato di un lascito cultural-filatelico”
Relatori: la conservatrice Ilaria De Palma e il perito filatelico Giacomo Bottacchi
Il Museo del Risorgimento di Milano accoglie, a palazzo Moriggia, una storica e importante collezione filatelica, donata nel 1936 da Marco De Marchi (1872-1936) e protagonista, nel 2016, di un progetto di valorizzazione e messa in rete pubblico-privato.


26 aprile - “Mail art per affrancare la libertà della comunicazione creativa”
Relatori: il mailartista Ruggero Maggi e l’ideatore della Galleria virtuale italiana di arte contemporanea Sandro Bongiani
Mail art... comunicazione creativa, movimento artistico, fenomeno sociale, condivisione poetica... sì, l'arte postale è tutto questo. Ma vi è anche un altro importante aspetto: il desiderio di non conformarsi a un mercato (quello dell'arte, per intenderci) che quasi sempre inibisce la vera ricerca artistica. Fin dalla sua nascita, a metà degli anni Sessanta, la mail art grazie soprattutto a Ray Johnson, si è diffusa in tutto il mondo come vera e propria rete internazionale, permettendo la libera circolazione di idee, arte e cultura underground.


3 maggio - “Pronti, Postcrossing, via! Viaggiare senza viaggiare, con le cartoline”
Relatrice: una delle amministratrici del gruppo Facebook “Postcrossing in Italiano” Giulia Nicoli
Creato nel 2005 dal portoghese Paulo Magalhães, il fenomeno digitale del postcrossing ora conta su 800mila persone in 207 Stati, disponibili a spedire a sconosciuti (e ricevere) vere cartoline. Oltre 60 milioni quelle che finora hanno raggiunto la meta.


10 maggio - “Festival delle lettere - Sedici anni di emozioni (storia, progetti, format)”
Relatore: l’organizzatore Luca Carminati
Dal 2004 il “Festival delle lettere” ogni anno propone, tra l’altro, un concorso dove i partecipanti devono scrivere una missiva cartacea su un determinato argomento, coinvolgendo centinaia di persone, in particolare donne e ragazzi. E permettendo di scoprire aspetti spesso nascosti e poco evidenti. L’attuale filo conduttore è “Lettera alla scuola - Storie che si incontrano al di là degli anni e delle generazioni”.


17 maggio - “Azioni filateliche di contro spionaggio”
Relatore: l’autore del libro “Top secret - Asse vs alleati” Giorgio Leandro
I francobolli non servono solo per pagare un servizio e le cartoline non servono solo per inviare saluti: l’esempio della Seconda guerra mondiale in cui anche francobolli e cartoline divennero vettori di propaganda politica e bellica.


L’organizzazione

Il “Tavolo dei postali” nasce come idea nel 2018 e trova come proponenti l’Istituto di Studi Storici Postali “Aldo Cecchi” onlus, l’Unione Stampa Filatelica Italiana e il quotidiano on-line specializzato nel settore postale “Vaccari news”.
Parte dalla constatazione che in Italia esistono diverse realtà, pubbliche (come musei e comuni) o private (associazioni e singoli), che fanno del settore postale un vettore d’arte, conservazione, cultura, intrattenimento. L’idea era, ed è, metterle allo stesso tavolo (da qui il nome), farle conoscere e interagire fra loro.
Un primo passo è stato l’incontro, a Prato, dell’11-12 ottobre 2019, partecipi diciotto realtà (nomi e interventi su https://www.usfi.eu/congressi/).
L’attuale serie di conferenze viene organizzata insieme a uno dei maggiori partner, il Museo Storico della Comunicazione (Ministero dello Sviluppo Economico) di Roma, in attesa di potersi ritrovare dal vivo (il prossimo appuntamento, quando sarà possibile, è previsto a Trieste).
Ciascun incontro durerà all’incirca 60 minuti, di cui 30 di relazione vera e propria (con l’ausilio di power point e/o video) e il resto lasciato a domande e riflessioni.
Ospite degli incontri virtuali è lo stesso Museo Storico della Comunicazione, che promuoverà il calendario nella sua rete e poi inserirà le conseguenti registrazioni nella pagina Youtube del Polo culturale che fa capo al Mise.

Nella sede dell’Eur del Ministero c’è il Museo Storico della Comunicazione, unico in Italia, che rappresenta secoli di storia del comunicare attraverso gli strumenti che hanno consentito all’uomo di dialogare a distanza. Il patrimonio consiste di una importantissima raccolta filatelica, di un settore dedicato alla marcofilia, telefoni, telegrafi, radio, televisioni, bollatori, stemmi, cassette di impostazione ed un consistente archivio storico sulla corrispondenza degli Antichi Stati Italiani. Inaugurato nel 1982 all’interno del complesso ministeriale dell’Eur occupa circa 3.500 metri quadrati . Il percorso espositivo (linkabile alla pagina del percorso espositivo http://kishar.datamanagement.it/wp_mise/?page_id=91 ) si articola in sale contigue ed espone in vetrine oggetti e documenti divisi per aree tematiche : la posta ed i suoi servizi, la telegrafia elettrica, la telefonia, la telegrafia senza fili, la filatelia , la marcofilia, l’archivio storico. Un percorso che rappresenta tutte le vicende che hanno contrassegnato le innovazioni tecnologiche nel mondo delle telecomunicazioni, ma che racconta anche le vicende storiche e culturali di grandi inventori, storie di vita contestualizzate agli oggetti stessi. La raccolta filatelica, iniziata nel secolo scorso da Emilio Diena comprende circa 980.000 pezzi tra francobolli, bozzetti, prove di colore, interi postali, bollettini illustrativi. Il settore di marcofilia è costituito da oltre 80.000 pezzi tra bolli e suggelli.

Foto presentazione

Foto presentazione

La raccolta di oggetti vari è formata da oltre 3.000 cimeli di vario genere: telefoni, telegrafi, radio, televisioni, bollatori, stemmi, cassette di impostazione etc. La documentazione di archivio storico comprende oltre 4.000 documenti di corrispondenza degli Antichi Stati Italiani: semplici lettere, avvisi, comunicazioni o manoscritti composti da una o più pagine, regolamenti, quotidiani, carte geografiche. Il patrimonio librario offre un migliaio di testi antichi e moderni, pubblicazioni a carattere periodico (bollettini e riviste) e recenti monografie.
Da qualche anno il Museo ha messo online un’anteprima del suo patrimonio attraverso il sistema informatico di catalogazione Samira, per condividere con gli utenti lo straordinario patrimonio conservato nella sede museale, offrendo allo stesso tempo una forte valenza scientifica. Le schede di catalogazione dei beni sono pienamente aderenti alle normative emanate dall’ICCD, corredate dai relativi riferimenti cronologici e bibliografici, dalle immagini e dagli eventuali filmati disponibili.

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Luciano Ventrone ( Roma, 1942 / Collelongo (AQ), 16/04/2021)

"Lo studio della pittura non è la mera rappresentazione dell’oggetto ma è colore e luce: i giusti rapporti fra le due cose danno la forma nello spazio. Il soggetto non va visto come tale, ma astrattamente."


A 79 anni ci ha lasciato Luciano Ventrone  “il Caravaggio del XX secolo”, come lo definiva Federico Zeri. Noi lo ricordiamo con questa sua retrospettiva a Milano nel 2019 alla Fondazione Stelline, curata da Angelo Crespi.


Luciano Ventrone naque a Roma nel 1942, dove ha frequentato il liceo artistico e dopo il diploma, conseguito nel 1964, si iscrisse alla facoltà di architettura che frequenterà sino al 1968, anno in cui decide di abbandonare gli studi per dedicarsi interamente alla pittura.
Agli esordi dalle sperimentazioni geometriche, passa all’informale e l’arte programmata, fino alla sua lunga ricerca sui vari aspetti della Natura con il suo personale  “realismo-astrattismo”. Nel 1983 un articolo scritto da Antonello Trombadori su “L’Europeo” induce lo storico dell’arte Federico Zeri a interessarsi dell’artista suggerendogli di affrontare il tema delle nature morte. È qui che inizia la sua lunga, e ancora non completa, ricerca sui vari aspetti della natura, catturando particolari sempre più dettagliati e quasi invisibili a “occhi bombardati da milioni di immagini”, quali sono quelli degli uomini della nostra epoca. La ricerca di Ventrone che ha destato, nei decenni, l’attenzione anche di Sergio Zavoli, Duccio Trombadori, Marco Di Capua, Vittorio Sgarbi, Achille Bonito Oliva, Roberto Tassi, Giorgio Soavi, Edward Lucie-Smith, Beatrice Buscaroli ed Eugenia Petrova, per citarne alcuni.
Ha esposto nei più importanti musei e gallerie internazionali, da Roma a Londra, da Montréal a Singapore, da New York a Mosca, da Tokyo a San Pietroburgo. Si è conclusa a gennaio la sua ultima personale “Luciano Ventrone. La grande illusione” al MART -Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto. Appena l’emergenza sanitaria in atto lo avesse consentito, sarebbe stata inaugurata la sua mostra “Luciano Ventrone. Il pittore dell’iperbole”, a cura di Vittorio Sgarbi, presso le sale del Castellare di Palazzo Ducale a Urbino.

 

 

Dal 31 gennaio al 10 marzo 2019 la Fondazione Stelline ha ospitato la mostra Il limite del vero. Dall’astrattismo all’astrazione, una retrospettiva a cura di Angelo Crespi dedicata a Luciano Ventrone, definito da Federico Zeri - che lo scoprì - “il Caravaggio del ventesimo secolo”.
Dagli esordi come pittore figurativo classico alle sperimentazioni geometriche, passando per l’informale e l’arte programmata, questo percorso espositivo di 30 opere, molte delle quali esposte al pubblico per la prima volta, indaga la lunga carriera di Luciano Ventrone, che comincia a dipingere giovanissimo, nei primi Anni 60, assolvendo a una sorta di precoce vocazione. Il suo è un apprendistato lungo e pieno di divagazioni, sull’onda delle varie correnti della pittura italiana e nelle temperie del secondo Dopoguerra, che gli consente infine di approdare con sempre maggior forza a uno stile personalissimo, il “realismo astratto ventroniano” in cui le basi della pittura (forma, luce, colore) sono messe al servizio di una concezione filosofica platonica tesa a svelare il mondo delle idee prime.
Dagli Anni 90 del Novecento, soprattutto le nature morte non sono più, e soltanto, la rappresentazione del reale, uno sforzo mimetico pur degno di lode, ma semmai il tentativo riuscito, grazie a un talento quotidianamente coltivato con fatica, di andare oltre la realtà - come spiega Angelo Crespi - e sperimentare “il limite del vero”, cioè quella sottile linea che ci distanzia dalla conoscenza effettiva, allontanandosi dagli oggetti reali e approssimandosi per quanto possibile all’astrazione delle “cose”.
Ventrone - che si definisce un astrattista alle prese con la realtà, un metafisico costretto a misurarsi con la caducità della natura – non è solo uno dei massimi e più conosciuti pittori di figura a livello internazionale, ma prima di tutto è uno scienziato della pittura e, fin dalle rappresentazioni negli Anni 60 delle cellule ingrandite al microscopio, opere messe poi a disposizione di testi di neurologia, ha affinato la propria antica tecnica pittorica fatta di pazienti velature a olio, confrontandola con le più avanzate tecnologie che oggi ci permettono di guardare e vedere “più” oltre il reale.
Da qui nasce lo stupore, di una pittura che non inganna l’occhio, bensì la mente, e ci costringe a un corto circuito per ridare senso a ciò che nella realtà non esiste, frutta, verdura, fiori che non sono mai così perfetti, mai così illuminati, mai così sul punto di essere veri.

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Turi Simeti (Alcamo, TP, 5/08/1929; Milano,16/03/2021)

Ancora i maledetto Covid ci ha strappato un altro grande artista Turi Simeti e pochi giorni dopo anche  la moglie Essila Burello.

Turi Simeti (Alcamo, 5/08/1929; Milano,16/03/2021). Dopo aver studiato veterinaria a Bologna, poi legge a Palermo, si trasferisce a Roma nel 1958, dove avvia i primi contatti con il mondo dell’arte, e conosce tra gli altri l’artista Alberto Burri di cui frequenta lo studio. Da queste sollecitazioni deriva all’inizio degli anni Sessanta, una prima produzione di opere polimateriche. In questi stessi anni, Simeti soggiorna inoltre per lunghi periodi a Londra, Parigi e Basilea. Nei primi anni Sessanta, in sostanziale sintonia con coeve esperienze in ambito internazionale motivate da una comune volontà di azzeramento della tradizione e dei codici precostituiti dell’espressione artistica, il linguaggio di Turi Simeti si definisce attraverso l’acquisizione della monocromia e del rilievo come uniche forme compositive e si struttura principalmente intorno a un elemento geometrico, l’ellisse, che diventerà la cifra del suo lavoro artistico. Nel 1963 prende parte alla “Rassegna Arti Figurative di Roma e del Lazio”, al Premio Termoli e alla mostra “Arte Visuale” presso Palazzo Strozzi a Firenze, dimostrando di condividere le dinamiche delle ricerche visive e strutturali vicine all’arte programmata e alla Nuova Tendenza. Simeti partecipa con le sue opere a varie rassegne che nascono all’insegna di tale corrente, come la mostra “Nuova Tendenza 3” a Zagabria nel 1965, e le esposizioni tenute nella galleria Il Cenobio di Milano, a Modena e Reggio Emilia nel 1967, così come altre importanti rassegne internazionali dedicate a quell’area di ricerca, quali “Arte Programmata - Aktuel 65” e “Weiss auf Weiss” a Berna nel 1965 e 1966. Ancor più importante per l’acquisizione dell’opera di Simeti l’invito alla mostra internazionale “Zero Avantgarde”, che fa la sua prima uscita nel 1965 nello studio di Lucio Fontana a Milano, per proseguire con esposizioni nelle gaIlerie Il Punto di Torino e Il Cavallino di Venezia. Nel 1965, trasferitosi a Milano, realizza la sua prima personale nella Galerie Wulfengasse di Klagenfurt. L’anno seguente tiene una personale nella Galleria Vismara, presentata in catalogo da Giuseppe Gatt. Tra il 1966 e il 1969, invitato come Artist in Residence dalla Fairleigh Dickinson University, si trattiene per lunghi periodi a New York, dove allestisce uno studio e realizza numerose opere all’interno della poetica rigorosa che è andato definendo. Esposto in numerose gallerie italiane (Il Chiodo a Palermo, Giraldi a Livorno, Stefanoni a Lecco), già nella seconda metà degli anni Sessanta il lavoro di Simeti riceve interesse in Svizzera e in Germania, dove la sua fortuna andrà crescendo negli anni (nel 1971 espone nella prestigiosa Galerie M di Bochum, da Loehr a Frankfurt, nella Galleria Bettina a Zürich). Nel 1971, nel segno di un’adesione al clima di contestazione dell’opera, Simeti realizza una performance nella Galleria La Bertesca di Genova con la “Distruzione di un aliante”, di cui conserva i resti in bidoni blu firmati e numerati. Ciò non comporta però una trasformazione radicale del suo lavoro sulla superficie e sui volumi, anche se nei suoi lavori verrà manifestandosi un ulteriore senso di rarefazione delle presenze aggettanti, dimostrando un avvicinamento alle poetiche del minimalismo. Nei primi anni Settanta realizza altre personali a Bergamo, Verona, Rottweil, Düsseldorf, Oldenburg, Köln, München, e partecipa ad alcune mostre collettive, come “Estensione”, nella Casa del Mantegna di Mantova, confermando l’adesione del suo lavoro alle ricerche in ambito costruttivo. In questi anni l’opera di Simeti va configurandosi come una ricerca consequenziale, nel passaggio da opere singole a dittici e polittici con un elemento aggettante che viene spesso decentrato, e quindi con la sperimentazione di formati e sagome differenti, che raggiungeranno effetti di maggiore complessità spaziale nel corso degli anni Ottanta. Nella seconda metà degli anni Settanta la sua attività espositiva lo porta in diverse città europee come Basilea, Düsseldorf, Coblenza. Nel 1980 la Pinacoteca Comunale di Macerata ospita una mostra personale. Dallo stesso anno inizia a lavorare in un suo nuovo studio a Rio de Janeiro, città in cui trascorre lunghi periodi invernali e dove negli anni successivi espone ricevendo importanti consensi. Nel 1981, dopo aver collocato una scultura a Gibellina, espone sempre in Sicilia alla Galleria Pagano di Bagheria, presso l’Opera Universitaria di Palermo; nel 1982 tiene una personale nello Studio Grossetti di Milano. Negli anni seguenti le sue opere vengono esposte all’estero, la Galerie Passmann di Friburgo e la GaIerie Wack di Kaiserslautern nel 1983, la Galerie Maier di Kitzbüehl e la Galerie Ahrens di Coblenza nel 1984, la Galeria Paulo Figueiredo de San Paulo e la Galerie 44 di Düsseldorf nel 1985, lo esporrà alla fiera di Chicago, la Galerie Apicella di Bonn neI 1986 e la Galerie Monochrome di Aachen nel 1987. Dopo anni d’intensa presenza all’estero, Simeti torna ad esporre in Italia nel 1989 con una personale allestita nella Galleria Vismara di Milano. “La Tela Estroflessa nell’Area Milanese dal 1958 ad Oggi” presso la Galleria Arte Struktura nel 1989 e “‘Bonalumi - Castellani - Simeti /Tre Percorsi”, sempre a Milano, nella Galleria Millenium. Nel 1991, presentato in catalogo da Elena Pontiggia, espone un’ampia selezione di lavori al Museo Civico di Gibellina. Nel corso degli anni Novanta, oltre a personali di opere recenti a Rio de Janeiro, Biberach, Kaiserslautern, Milano (Galleria Vinciana), Bolzano e Trapani, altre retrospettive hanno luogo nel 1996 nel Kunstverein di Ludwigsburg ed a Erice, la seconda con testo in catalogo di Marco Meneguzzo. La sua opera va configurandosi ora attraverso la moltiplicazione e la dispersione degli elementi volumetrici-aggettanti ovali nella superficie, con una colorazione più intensa e diversificata, recuperando valori di relazione architettonica sempre più evidenti. Nel 1998 tiene una personale alla Galerie Kain di Basilea, seguita l’anno successivo da altre esposizioni a Biberach (nuovamente alla Galleria Uli Lang), Ladenburg e Mannhein e dalla partecipazione all’esposizione “Arte in Italia negli anni 70” presso La Salerniana di Erice. Altre recenti personali dell’artista sono realizzate presso lo Studio d’Arte Harry Zellweger di Basilea e nella Galleria Uwe Sacksofsky ad Heidelberg, entrambe del 2000. Nel 2001 Simeti espone alla Civica Galleria d’Arte Moderna di Gallarate. Tra il 2002 e il 2003 numerose mostre sono allestite in Italia e all’estero, tra cui la Fondazione Mudima, Milano, la Galleria Rino Costa, Casale Monferrato, la Galleria Bergamo, Bergamo, la Galleria Maier, Kitzbühel, Galerie Wack, Kaiserslautern, Immoblilia, Verona, la Galleria Giraldi, Livorno, Artesilva, Seregno, Carte d’arte Mostre, Catania. Nel 2004 le opere di Simeti sono esposte presso la Galleria Poleschi di Milano con una presentazione di Luca Beatrice. Segue nel 2005 un’esposizione a Lugano nello spazio ARTantide.com. Sempre a Lugano, nel 2006, la Galleria BIM - Banca Intermobiliare propone una personale dell’artista. Ancora nel 2006 la Galleria Excalibur di Solcio di Lesa propone una personale presentata in catalogo da Flaminio Gualdoni. Tra le numerose mostre di quel periodo vanno segnalate le esposizioni personali alla GlobArt Gallery di Acqui Terme nel 2007 presentata da Paolo Campiglio, le mostre organizzate nel palazzo dello “Spazio Satura” a Genova e all’Armanda Gori Casa D’Arte a Prato ed anche l’esposizione nel 2009 alla Maretti Arte di Montecarlo dove ha esposto una selezione delle opere più recenti. Sempre nel 2009 un’installazione di grandi operi bianche nel studio d’arte contemporanea Pino Casagrande a Roma e nel febbraio 2010 espone grandi opere nella Galleria Salvatore + Caroline Ala, a Milano, in agosto una grande personale antologica ad Alcamo sua città natale, presentata in catalogo da Bruno Corà. 2011 Sala degli Stucchi, Villa Morosini, Rovigo. Da aprile a settembre Spazio Eventi Libreria Ferrarin, Legnago. Nel 2012 la Galleria Artesilva propone una nuova esposizione di opere recenti, con catalogo curato da Matteo Galbiati.

Simeti espone inoltre in due importanti gallerie straniere: la Galerie Linde Hollinger di Laderburg e la Mayor Gallery di Londra, che oltre alla splendida mostra antologica, presenterà l’artista a Art Basel. Nel 2013 Turi Simeti inizia una collaborazione con la Galleria Dep Art, frutto di reciproca stima. La galleria gli dedica, per la prima volta, un’ampia retrospettiva esclusivamente con opere degli anni ’60.
Nel mese di ottobre 2014, con le sue estroflessioni Simeti ha conseguito il primato mondiale per un “Bianco” del 1965, venduto da Sotheby's per 194.500 sterline (220.000 euro circa).

Il 16 marzo 2021 muore a Milano all'età di 91 anni a causa del Covid-19.

Il lavoro di Turi Simeti è rappresentato da Dep Art, Milano; Almine Rech Gallery, Bruxelles, Londra e New York; Tornabuoni Art, Parigi; Volker Diehl, Berlino; The Mayor Gallery, Londra.
Le sue opere sono conservate in importanti collezioni pubbliche e private in tutto il mondo, fra le quali, Fondazione Prada, Galleria Civica d’Arte  Moderna e Contemporanea di Torino, Museion - Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Bolzano, Museo del Novecento di Milano, Museo Civico d’Arte Contemporanea Ludovico Corrao, Gibellina, Museu de Arte Moderna di Rio de Janeiro, Kunsten Museum of Modern Art, Aalborg, Danimarca, Fondazione Schaufler, Sindelfingen, Germania, Museum Voorlinden, Wassenar, Paesi Bassi.

Turi Simeti, 4 ovali rossi, 2010, 120x150 cm. Courtesy Archivio Turi Simeti

Dal 22 settembre al 24 novembre 2017, il MARCA - Museo delle Arti di Catanzaro, diretto da Rocco Guglielmo, ha ospitato un’antologica che celebrava la carriera di Turi Simeti (Alcamo, TP, 1929), uno degli artisti italiani più significativi emersi negli anni sessanta.
La mostra, dal titolo Opere 1961-2017 è organizzata dalla Fondazione Rocco Guglielmo e dall’Amministrazione Provinciale di Catanzaro con la collaborazione dell’artista e dell’Archivio Turi Simeti.
Il percorso espositivo si sviluppa considerando una decina di lavori degli esordi, con alcuni importanti esempi degli anni sessanta, e prosegue cronologicamente fino alle opere più recenti, che tendono a prevedere una sorta di misurazione dello spazio, con serie di ellissi disposte a cerchio o semicerchio, in fila, in quadrato o in diagonale, e che si concedono ai grandi formati e a una varietà di colori.
Il percorso espositivo, che abbraccia oltre cinquant’anni di carriera, prende avvio da un collage di carte bruciate realizzato nel 1961, intende ribadire il ruolo di Simeti nell’ambito delle più interessanti ricerche degli anni del boom economico fra Roma e Milano, e pone l’attenzione sul suo intero iter creativo attraverso alcune opere particolarmente rappresentative.
Le ricerche del dopoguerra vedono in Simeti un rappresentante aggiornato seppur anomalo alla vulgata europea. La sua attività si discosta per un’attenzione al dato di superficie inteso quale campo sensoriale, ben lontano da un’impostazione meramente oggettuale e positivistica della tela. All’indagine puramente bidimensionale, l’artista risponde con il perfezionamento del luogo della pittura che diviene tridimensionale, inizialmente con applicazioni sulla tela di elementi a rilievo e poi con l’estroflessione che segna il primo passo verso una sorta di pittura-oggetto, attraverso una ideale dialettica tra le spinte di una struttura interna e le forme volte all’esterno.
Accompagna la rassegna un volume realizzato da Prearo Editore, con un saggio critico di Andrea Bruciati, le immagini delle opere esposte, una selezione dei principali lavori conservati nelle più importanti collezioni pubbliche di tutto il mondo, e aggiornati apparati bio-bibliografici.

L’antologica fa seguito all’omaggio che il Polo Museale Regionale d’Arte moderna e Contemporanea Palazzo Belmonte Riso di Palermo ha recentemente dedicato al maestro siciliano.

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Nel corso della mostra, il Marca ospiterà la presentazione del catalogo ragionato dell’opera di Turi Simeti, in due volumi, edito da Skira, realizzato dall’Archivio Simeti, per la cura di Antonio Addamiano e Federico Sardella.

Turi Simeti, Un ovale giallo, 2016, 25x25 cm. Courtesy Archivio Turi Simeti

 

MOSTRE

2020
Knokke, Boon Art Gallery, Italian Minimalism: Turi Simeti
Milano, Dep Art Gallery, Turi Simeti. Works 1960 - 2020
Mikulov, Galerie Zavodny, Turi Simeti

2019
Daegu. Leeahn Gallery, FantasMIma
Berlin, Diehl Gallery, Turi Simeti

2018
Monaco, Galerie Retelet, Turi Simeti
Mainz, CADORO Zentrum für Kunst und Wissenschaft, Turi Simeti 33 anni dopo
Zurigo, Plutschow Gallery, Turi Simeti opere 1961/2018

2017
Palermo, Palazzo Belmonte Riso, Turi Simeti. Grandi opere
Seoul, Leeahn Gallery, Turi Simeti
Catanzaro, MARCA, Museo delle Arti di Catanzaro, Turi Simeti, Opere 1961-2017

2015
Milano, Galleria Dep Art, Turi Simeti, Opere Bianche
Berlin, Galerie Volker Diehl, Turi Simeti, Alcamo
Bruxelles, Almine Rech, Turi Simeti. Le Choix du Signe
Bruxelles, Almine Rech Gallery/Projectroom, Turi Simeti

2014
Cassino, CAMUSAC, Turi Simeti, Rilievi
St. Moritz, Galerie Stefan Hildebrandt, Turi Simeti
Parigi, Tornabuoni Art, Turi Simeti
Livorno, Galleria Giraldi, Turi Simeti, Ai poli
New York, De Buck Gallery, Turi Simeti. The Primary Form of Painting
Milano, Luca Tommasi Arte Contemporanea, Turi Simeti, Untitled
Chiari, Galleria d’Arte l’Incontro, Turi Simeti

2013
Agrigento, Fabbriche Chiaramontane, Turi Simeti, L’armonia inquieta
Milano, Dep Art Gallery, Turi Simeti, Anni Sessanta

2012
Londra, The Mayor Gallery, Turi Simeti, Pianissimo
Seregno, Artesilva, Turi Simeti
Laderburg, Galerie Linde Hollinger, Three Dimensions. Jürgen Paas, Turi Simeti

2011
Roma, Gallerja, Turi Simeti
Legnago, Libreria Ferrarin, Turi Simeti. Ipotesi di perfezione
Intra, Studio d’Arte Lanza, Turi Simeti

2010
Trapani, Magazzini dell’Arte Contemporanea, Turi Simeti
Alcamo, ex Collegio dei Gesuiti, Turi Simeti, Opere 1960-2010
Milano, Galleria Salvatore e Carolina Ala, Turi Simeti

2009
Padova, Maab Studio d’Arte, Turi Simeti
Roma, Studio d’Arte Contemporanea Pino Casagrande, Turi Simeti
Montecarlo, Maretti Arte Monaco, Turi Simeti, Sobrieté

2008
Prato, Armanda Gori casa d'Arte, Turi Simeti, La forma del silenzio

2007
Acqui Termi, Globart Gallery, Turi Simeti, Opere recenti

2006
Lugano, Galleria Bim, Banca Intermobiliare, Turi Simeti, Opere recenti

2005
Lugano, Spazio ARTantide, Turi Simeti. Ombre nello spazio

2004
Verona, Galleria d'Arte Serego, Turi Simeti, Opere scelte dagli anni ’60 ad oggi
Milano, Galleria Poleschi, Turi Simeti. Opere 1990-2004

2003
Livorno, Galleria Giraldi, Turi Simeti, ll silenzio dello spazio
Seregno, Arte Silva, Turi Simeti

2002
Milano, Fondazione Mudima, Turi Simeti, Opere recenti
Kitzbüell, Galerie Zeitkunst, Turi Simeti
Kaiserslautern, Galerie Wack, Turi Simeti

2001
Gallarate, Galleria Civica d'Arte Moderna, Turi Simeti, Mostra antologica

2000
Basel, Studio d'Arte Harry Zellweger, Turi Simeti
Heidelbergl, Galerie Uwe Sacksofsky, Turi Simeti

1999
Biberach, Galerie Uli Lang, Turi Simeti

1998
Basel, Galerie Kain, Turi Simeti

1997
Milano, Galleria Vinciana, Simeti
Bolzano, Galleria Le Chances de l' Art, Simeti. Seguendo il ritmo delle forme in rilievo
Florianópolis, Relevos, Museu Victor Meirelles, Turi Simeti

1996
Erice, La Salerniana, ex convento di San Carlo,Turi Simeti
Ludwigsburg, Villa Franck, Kunstverein Ludwigsburg, Turi Simeti. Werke 1962-1996
Biberach, Galerie Uli Lang, Simeti
Kaiserslautern, Galerie Wack, Turi Simeti. Reliefs und Collagen

1994
Rio de Janeiro, Paço Imperial, Ministério da Cultura, Turi Simeti. 10 verões cariocas
Robbiate, Spini Arte, Irma Blank, Turi Simeti

1991
Kaiserslautern, Galerie Wack, Turi Simeti
Gibellina, Museo Civico di Gibellina, Turi Simeti. 1961-1991. Trent’anni di lavoro

1989
Milano, Galleria Vismara, Turi Simeti, nuovi lavori

1986
Bonn, Galerie Apicella, Turi Simeti
Rio de Janeiro, Galeria de Arte Centro Empresarial Rio, Simeti

1985
Radolfzell, Galerie Vayhinger, Turi Simeti
São Paulo, Paulo Figueiredo Galeria de Arte, Turi Simeti
Mainz-Bretzenheim, Galerie van der Koelen, Turi Simeti. Raumkonzepte
Düsseldorf, Galerie 44, Turi Simeti

1984
Kitzbüell, Galerie Maier, Turi Simeti
Rio de Janeiro, Espaço Petite Galerie, Simeti
Koblenz, Galerie Jürgen Ahrens, Turi Simeti. Neue bilder

1983
Freiburg, Galerie Passmann, Turi Simeti
Kaiserslautern, Galerie Wack, Turi Simeti

1982
Schaffhausen, Kunstverein Schaffhausen, Simeti
Milano, Studio Grossetti, Turi Simeti

1981
Palermo, Opera Universitaria, Tele sagomate di Turi Simeti
Milano, Galleria Seno, Turi Simeti

1980
Macerata, Pinacoteca e Musei Comunali di Macerata, Turi Simeti: lo spazio della mente

1979
Koblenz, Galerie Jürgen Ahrens, Turi Simeti. Raumkonzepte 1962-1979
Trieste, Galleria Tommaseo, Simeti

1977
Düsseldorf, Galerie 44, Turi Simeti

1976
Konstanz, Galerie Dr. Luise Krohn, Turi Simeti. Monochrome Bilder
Basel, Galerie Liatowitsch, Turi Simeti, Monochrome Bilder und Reliefdrucke
Milano, Galleria Il Milione, Turi Simeti, opere dal 1962 al 1976

1975
Schwäbisch Gmünd, Galerie Edith Wahlandt, Turi Simeti

1974
München, Galerie Th Keller, Turi Simeti

1973
Rottweil, Forum Kunst, Turi Simeti
Düsseldorf, Galerie Wendtorf+Swetec, Turi Simeti. Monochrome Bilder, Objekte
Oldenburg, Galerie Centro, Turi Simeti. Monochrome Bilder, Objekte
Köln, Stoll Multiple Art, Turi Simeti

1972
Bergamo, Galleria dei Mille, Turi Simeti
Verona, Galleria Ferrari, Turi Simeti

1971
Zürich, Galerie Bettina, Turi Simeti
Genova, Galleria La Bertesca, Turi Simeti, Distruzione dell’aliante
Bochum, Galerie M. , Ulrich Erben, Turi Simeti
Novara, Galleria Uxa, Turi Simeti
Frankfurt am Main, Galerie Loehr, Ulrich Erben, Bilder. Turi Simeti, Objecte

1969
Kreuzlingen, Galerie Latzer, Turi Simeti
Virgin Islands, Henry Gallery, Turi Simeti
Lecco, Galleria Stefanoni, Turi Simeti

1968
Roma, Galleria Cadario, Turi Simeti
Milano, Galleria Cadario, Turi Simeti
Livorno, Galleria Giraldi, Turi Simeti

1967
Grenchen, Galerie Brechbüehl, Simeti. Zeigt neue Bilder

1966
Palermo, Galleria Il Chiodo, Simeti
Milano, Galleria Vismara, Simeti

1965
Klangenfurt, Galerie Wulfengasse, Bonalumi, Simeti

 

 

 

Turi Simeti con il sindaco di Alcamo Domenico Surdi davanti all’Ovale di Piazza Bagolino.

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Pino Chimenti – Spezzano Albanese (Cosenza) 1952 – 8/04/2021

Pino Chimenti nato a Spezzano Albanese (Cosenza) nel 1952,  è mancato ieri 8/04/2021 per un aneurisma fulminante.

Pino Chimenti con l'artista Salvatore Pepe


Ha frequentato l’Ac­cademia di Belle Arti di Urbino sotto la guida di Concetto Pozzati. I suoi esordi nel panorama artistico italiano risalgono alla metà degli anni Settanta. Dopo un breve periodo di ricerca concettuale, la sua pittura acquista maggiore libertà compositiva con accenni astratto-fantastici. Mai legato in maniera assoluta alle tendenze artistiche del nostro tempo, le sue opere si distinguono subito per la particolare atmosfera fiabesca e per la sottile ironia, che a volte sconfina nell’umorismo dei suoi personaggi fantastici vagamente antropomorfi (ciclo Fabulae mitopoietiche).
Gli anni Ottanta rappresentano per Chimenti un passaggio fondamentale nel suo lavoro. Infatti agli inizi degli anni Ottanta partecipa agli Incontri internazionali di arte contemporanea organizzati dal Comune di Anacapri con il patrocinio del Ministero per i Beni Culturali e del  Ministero della Pubblica Istruzione e coordinati da Gillo Dorfles, dove ha l’opportunità di conoscere, tra gli altri, Enrico Baj, Toti Scialoja e Joe Tilson.
Nel 1985 viene segnalato da Gillo Dorfles e appare tra gli artisti scelti dalla critica nel Catalogo dell’arte moderna italiana n. 20, Ed. Giorgio Mondadori. Successivamente Chimenti, pur mantenendo sempre nell’opera una forte componente mitica, onirica e ironica, inserisce nel quadro nuove stesure cromatiche di raffinata fattura. Di questi anni sono le mostre: Under 35. 100 artisti da 100 critici, Arte Fiera, Bologna (1987), Biennale del Sud all’Accademia di Belle Arti di Napoli (1988) e XV Premio nazionale Città di Gallarate (1989). Nel 1991 Gillo Dorfles lo segnala tra i cento migliori artisti dell’anno nella rivista “Arte”, Ed. Mondadori.
Dal 1992 in poi la sua pittura si polarizza sempre più verso una straordinaria ricerca inventiva, fantastica e fabulatrice: “Chimenti, ormai da diversi anni prosegue nell’invenzione costante di  piccoli miti personali, di strane leggende”, sostiene Dorfles nella presentazione in catalogo della  sua mostra personale alla Galleria Operaprima di Monza. Nel 1996, presentato in catalogo da Francesco Gallo, espone una selezione della sua ricerca pittorica al Centro d’Arte L’Idioma di Ascoli Piceno.
Nel 1997 partecipa alla rassegna d’arte contemporanea Le donne, i cavalier, l’arme e gli amori tenutasi all’Istituto Italiano di Cultura del Cairo e allestisce una mostra personale dal titolo Arcani fumetti presso la Galleria Ammiraglio Acton di Milano, con presentazione in catalogo di Flaminio Gualdoni.
Nel 1997 e nel 1999 viene segnalato da Francesco Gallo e appare tra gli artisti scelti dalla critica  nei Cataloghi dell’arte moderna italiana nn. 32 e 35, Ed. Mondadori. Nel 1998 partecipa alla rassegna d’arte contemporanea Passaggi d’oltremare tenutasi presso il National Museum of Fine Arts del La Valletta, Malta.
Dal 1999 gli elementi figurali costituenti l’opera, attraverso una nuova soluzione compositiva, evolvono verso nuove forme asimmetriche tra mito, realtà e mistero (ciclo Cartigli ermetici). Tale ricerca è caratterizzata inoltre da un ulteriore approfondimento del rapporto segno/colore. Nel 2000 l’immagine di una sua opera, esposta in permanenza presso la Civica Galleria d’Arte Moderna (GAM) di Gallarate, è stata utilizzata, a scopi didattici, dal Servizio Biblioteche della Provincia di Varese. Nel 2002 espone un nucleo significativo di opere alla White Box - The Annex Gallery di New York nell’ambito della mostra Out of This World. Nello stesso anno, presentato in catalogo da Tommaso Trini, allestisce una mostra personale allo Studio D’Ars di Milano.

Gli anni che vanno dal 2003 in poi rappresentano il cuore del nuovo ciclo pittorico di Chimenti: le sue composizioni subiscono una sorta d’illimpidimento cromatico e tissulare che rende sempre più imperturbabili le figurazioni create dall’artista (ciclo Simbionti immaginifici). Nell’aprile 2003 espone alcune opere significative del suo ultimo ciclo pittorico presso la Gallery@49 di New York (personale). In tale occasione il critico d’arte Feliks Karoly, nella recensione apparsa sulla rivista newyorkese “Gallery & Studio”, afferma: “Chimenti impiega una giocosità fumettistica con finezza impareggiabile […]. Tutto con una inventiva capricciosa che si può paragonare solo a quella di artisti in posizione molto più alta nella catena alimentare della storia: artisti come Victor Brauner e, soprattutto, Paul Klee”.

Nel 2003, segnalato da Vincenzo Trione, partecipa alla XIV Quadriennale d’arte di Roma, Anteprima, presso il Palazzo Reale di Napoli. In tale circostanza Chimenti presenta un’opera di forte impatto emotivo dal titolo Dittico dell’identità con simbionti immaginifici vagamente industriosi, che, come precisa lo stesso Trione nella presentazione critica dell’opera, “allude alla mutazione dell’uomo, in un complesso intreccio tra naturale e artificiale”. Successivamente (2004), presentato in catalogo da Janus, espone un’ampia selezione di lavori alla Galleria L’Ariete di Bologna. Nello stesso anno tiene un’altra personale allo Studio B2 di Genova, curata da Valerio Dehò. Nel 2005, con la Galleria Milan Art Center di Milano di Ruggero Maggi, partecipa all’evento Bologna Flash Art Show, organizzato da Giancarlo Politi, presso l’Hotel Sofitel di Bologna. Nel 2006 presenta la sua nuova produzione pittorica alla CVB Space Gallery di New York, nell’ambito della mostra Intimate Spaces, curata da Stefania Carrozzini. Il 2007 inizia con una mostra-evento dal titolo Geografie dell’anima (presentazione in catalogo di Anna D’Elia), tenutasi presso il Museo Civico, Complesso Monumentale di San Domenico, a Taverna (Cz), in occasione della terza edizione de La nuit des musées promossa dalla Direction des Musées de France. Nello stesso anno espone un’ampia selezione di lavori presso lo Studio S - Arte Contemporanea di Roma in occasione della quindicesima edizione della Primaverile romana 2007 Arte oggi, arte domani. Appunti e proposte, realizzata da ARGAM per l’As­sessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma in collaborazione con il MUR.  Nel 2008, in occasione della quarta edizione della Giornata del contemporaneo promossa da AMACI (Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani), l’artista allestisce la mostra Microcosmi immaginifici. Lo stile glauco e a-temporale del segno presso L’Idioma Centro d’Arte di Ascoli Piceno, presentazione in catalogo di Luca Beatrice. Nel 2009 espone la sua recente ricerca pittorica alla Kasia Kai Art Project Gallery di Chicago nell’ambito della mostra The (Un)real City. Nel 2010 gli viene dedicato un’importante monografia  dalla Casa Editrice Gabrielle Mazzotta di dal titolo Microcosmi, presentata da Gillo Dorfles con un’ampia antologia critica  (con testi di Janus, Giorgio Cortenova, Flaminio Gualdoni, Tommaso Trini, Paolo Balmas, Valerio Dehò, Luca Beatrice, Francesco Gallo) e una selezione di opere (dal 1984 al 2008). Completano il volume la biografia, l’elenco delle esposizioni personali e collettive, la bibliografia.

Successivamente espone un’ampia selezione di lavori alla Galleria Blanchaert di Milano dal titolo Calligrafie arcane. Icone giocose del segno. Nel 2011, segnalato da Gillo Dorfles,  partecipa alla 54° Esposizione Internazionale d’Arte Biennale di Venezia 2011 - Padiglione Italia - Arsenale, Venezia. Il 2012 inizia con una mostra particolare dal titolo Art for freedom art as freedom tenutasi presso la Camden Art Gallery di Londra. Nello stesso anno partecipa al Premio Internazionale Limen Arte 2012, Palazzo Comunale Enrico Gagliardi, Vibo Valentia. Nel 2013 espone un nucleo significativo di opere alla Vierraumladen Gallery  di Berlino nell’ambito della mostra  ImaginAction. Successivamente espone un nucleo di oltre quaranta opere che spaziano lungo trent’anni di carriera artistica presso il MACA - Museo d’Arte Contemporane di Acri (CS) dal titolo “Una gioiosa macchina da guerra” a cura di Boris Brollo. A giugno del 2013  partecipa, con un suo “mandala” originale, al grande evento di Arte Contemporanea “Padiglione Tibet” a cura di Ruggero Maggi tenutasi presso Santa Marta Congressi - SpazioPorto, Venezia. A settembre dello stesso anno la sua attività espositiva continua con una mostra internazionale dal titolo “Nothing is big or small for the universe”, tenutasi presso Palazzo Bufalini, Città di Castello (PG). Nel 2014 espone alcune opere significative della sua nuova produzione pittorica presso la Onishi Project Gallery di New York nell’ambito della mostra Cliccando il momento: L’effimero e il suo opposto. Successivamente partecipa alla IV Biennale del Fin del Mundo (Argentina - Cile). Nel 2015 partecipa, con  una sua scultura in acciaio, alla seconda edizione della Biennale scultura in terra , acqua e aria tenutosi a Piazzola su Brenta (PD) presso Villa Contarini Camerini. Sempre nel 2015 partecipa alla III° Biennale del libro d’artista presso il PAN Palazzo delle Arti, Napoli, mentre a giugno dello stesso anno espone una sua opera originale, dal titolo Alchimie celesti per proteggere un mondo, alla terza edizione del Padiglione Tibet  “Spiritualitè ed arte come cibo per la mente e per l’anima”, tenutasi presso le seguenti sedi: Santa Marta Congressi - SpazioPorto, Venezia e Palazzo Ducale, Genova. Nel 2016 vince il primo Premio Internazionale Limen Arte “Scenari dell’imagerie” tenutosi a Vibo Valentia, a cura di Giorgio Di Genova. Sempre nel 2016 partecipa all’evento artistico SENZA TERRA/WITHOUT LAND, Biennale Architettura, Venezia 2016, Evento collaterale, tenutasi all’Isola di San Servolo e presso ”Home Festival / House of Art”, Treviso 2016, a cura di Boris Brollo. Nel 2016 inoltre partecipa alla rassegna  di pittura contemporanea dal titolo “DIALOGO EXTRA MOENIA” tenutasi sempre all’Isola di San Servolo, Venezia, a cura di Boris Brollo. A maggio del 2017 partecipa alla IV edizione del Padiglione TibetUn ponte di cultura e libertà”, a cura di Ruggero Maggi, tenutasi presso Palazzo Zenobio, Venezia. A giugno dello stesso anno la sua attività espositiva continua con una mostra internazionale dal titolo “UNSPECTED WORDS/ MONDI INASPETTATI” tenutasi presso la Onishi Gallery di New York. Sempre nel 2017 partecipa al 44° Premio Sulmona 2017, tenutasi presso il Polo Museale Civico Diocesano di Sulmona; mentre nell’agosto dello stesso anno partecipa alla IV Biennale del libro d’Artista presso Castel dell’Ovo, Napoli. Nel 2018 partecipa all’evento internazionale Black out, presso il Museum CBK di Amsterdam, a cura della Jelmoni Studio Gallery ; mentre nel 2019 è presente all’evento di Arte Contemporanea Imaginibus tenutasi presso la Basilica di Sant’Ambrogio a Milano, sempre a  cura della Jelmoni Gallery. Nello stesso anno partecipa alla V Biennale del libro d’artista tenutasi presso il Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore a Napoli.

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Milano silente al tempo del Covid-19, un anno di ordinaria follia.

Un viaggio lo scorso aprile, in una Milano surreale, come tutto ciò che accade intorno a noi da quando il Covid ha dettato le regole della nostra reclusione, della mancanza di libertà, della nostra umanità. Senza contatto. Era solo l'inizio.
Con interviste a distanza e queste immagini a documentare il nulla che ci circonda  ho cercato di reagire e di raccontare.
Non più conferenze stampa, anteprime delle mostre e frenetiche inaugurazioni nelle gallerie. Ora avvengono, quando concesso e per lo più su prenotazione, con una attesa per osservare il numero di presenze consentito, firma dell'orario d'ingresso e di uscita con trascrizione del numero di cellulare, debita distanza e ovviamente mascherina.
Ora si possono fare interviste per lo più via rete e la mancanza del contatto fisico le rende più difficili. Molte le proposte di mostre virtuali, mentre l’opera d’arte necessita di una comunione, di un pathos che si manifesta guardandola, toccandola come nel caso delle sculture. Si sviluppa nello spazio, nell’ambiente che le ospita. Ma oggi la rete impera, con testi, immagini, video, disponibile ovunque.
Per noi italiani che siamo abituati a socializzare la reclusione diventa una mancanza profonda di vita. Uscendo, l’altro è una potenziale minaccia, non un tuo simile da abbracciare o con cui ha voglia di scambiare pensieri e parole. I contatti telefonici e video sono assoggettati a questa impotenza. Ricordano le comunicazioni che avvengono nello spazio con gli astronauti.
A tutto ciò siamo impreparati. Per non parlare della rivoluzione nei rapporti familiari complicati da una convivenza giornaliera obbligata.
Anche il rapporto con se stessi è cambiato, non distratto dalla operosità esterna.
Questa esperienza, senza precedenti nella storia dell’umanità, modificherà tutto profondamente. La crisi economica sarà superiore a quella del ‘29 con conseguenze inimmaginabili.
L’arte non essendo un bene di prima necessità vivrà sicuramente una falcidie di spazi e di funzioni espositive, come già sta accadendo. Anche l'offerta di mercato penso sia destinata a essere profondamente rivista a favore di opere rispecchianti valori e canoni etici.
Nel frattempo ci sono state alcune riaperture ad illuderci. 
Teatri e cinema chiusi, niente concerti, città d'arte blindate, turismo annullato.
Lavoratori dello spettacolo e delle manifestazioni culturali alla fame.
Ho perso tanti amici, artisti e colleghi.
La gente con questa terza ondata è esausta e bombardata da notizie contrastanti, da un'improvvisazione da terzo mondo, indignata per gli scandali di chi si vuole arricchire sulla nostra pelle.
Riappare il cinismo e l'indifferenza, l'incoscienza.


Qui ripercorro con una sintesi di video, questo anno vissuto sul filo del nulla.

 

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