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WopArt, Work on Paper Fair, 4ª Edizione, Centro Esposizioni Lugano, CH, dal 19 al 22/09/2019

Dal 19 al 22 settembre 2019, il Centro Esposizioni Lugano accoglie la quarta edizione di WopArt - Work on Paper Fair, la fiera internazionale dedicata prevalentemente alle opere d’arte su carta fondata da Paolo Manazza, con 7.000 mq di esposizione, 102 espositori provenienti da 16 Paesi del mondo, lo spazio delle gallerie suddiviso in 4 sezioni, 7…
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Bruno Mascarelli (Sarajevo, 18/08/1926 – Rovigno, 4/07/2019)

Il pittore Bruno Mascarelli era nato a Sarajevo il 18 agosto 1926.
Si è spento oggi 4/07/2019 a Rovigno.

Ha studiato a Belgrado, all’Accademia artistica, poi a Zagabria, sezione per la  scultura (nella classe di Toma Rosandić, Lojze Dolinar e Sreto Stojanović).
All'Accademia di Belle Arti a Zagabria si iscrive nell'anno accademico 1948-1949, nella classe del professore Ernest Tomašević. Lavora anche presso l'Oglasni zavod Hrvatske (Agenzia pubblicitaria croata) a Zagabria, inizia anche ad espore alla mostra collettiva al Majski salon / Salone di Maggio nel 1947.
Dopo l'Accademia di Belle Arti a Zagabria, nel 1949, arriva a Rovigno, dove si stabilisce e comincia un’intensa attività artistica. Inaugura la prima mostra personale il primo maggio 1951 alla Casa della Cultura di Rovigno. In quello stesso anno partecipa con venti xilografie al Soesman kabinet di Rotterdam. A Fiume espone alla mostra dell'ULUH (Associazione degli artisti di arte figurativa della Croazia).
Nel 1952 espone alla mostra Mlada hrvatska grafika / Grafica giovanile croata a Zagabria. In autunno, sempre del 1952, partecipa a Belgrado con una personale alla mostra del Grafički kolektiv / Collettivo grafico, dove presenta trenta opere e la critica lo definisce "l'artista di talento sincero e vero" che introduce un nuovo modello nella nostra pittura, l'arte italiana contemporanea. I modelli citati sono quelli del Novecentismo italiano. Viene invitato a Richmomnd negli Stati Uniti alla mostra degli Artisti del Realismo Magico, quindi a Katowice a una mostra di disegni.
Raduna una vasta cerchia di colleghi artisti istriani, fiumani e belgradesi e zagabresi con i quali aveva stretto amicizia nel corso degli studi. Studia la tecnica dell'affresco con Pino Casarini a Verona nel 1953 e l'anno successivo con Zora Matić e Slobodan Vuličević istituisce il Museo Civico di Rovigno.
Ha fondato la "Scuola di Rovigno", un gruppo di artisti che ha generato anche la "Colonia Artistica di Rovigno".
Alla fine del 1955 ha la prima personale in Italia.
Da allora la sua attività espositiva si svolge prevalentemente all'estero. Nei primi anni Sessanta si trasferisce prima a Milano e poi a Parigi. Ha esposto in numerose gallerie e musei del paese e del mondo. Egli rimane attaccato in modo permanente e fedele a Rovigno, nonché alle attività relative al Museo Civico della città di Rovigno e della Colonia Artistica di Rovigno.
Più volte premiato ed elogiato per il suo lavoro artistico. Nel 2006 è stata pubblicata la sua monografia e gli è stata attribuita un’onorificenza speciale della Città di Rovigno.
Vive e lavora a Parigi e a Rovigno. Ha esposto in numerose gallerie e musei in tutta la Croazia e nel mondo. Il suo lavoro è stato premiato con diversi premi e nel 2006 gli è stato conferito il Lifetime Achievement Award.

Bruno Mascarelli, Autoritratto, 1951

BRUNO DI QUESTO E DELL’ALTRO MONDO
di Igor Zidić

C’è chi attraversa il mondo come se fosse benedetto dal cielo, protetto da ogni male; come se non appartenesse a questo mondo. Si tratta, forse, di quegli esseri eterei che albergano la nostra fantasia mentre sogniamo ad occhi aperti una felice ed irraggiungibile immortalità? Se dovesse anche colpirli una freccia avvelenata, passerebbe attraverso di loro - assieme al veleno, assieme all’amarezza - proseguendo la sua traiettoria verso il Nulla. Il male non li riguarda, non scorre nelle loro vene, non si deposita nel loro cuore;
loro sono gli eletti del Bene, stanno dalla parte della Bellezza, in essi riconosciamo i custodi dell’amore.
Sì, proprio così: i custodi dell’amore, e non il custode di un tesoro, né il custode notturno ad un magazzino di prodotti alimentari, né il custode di un confine, di una misura. L’amore è sconfinato, smisurato, sempre più pericoloso per chi ama. Parole come miseria, ingiustizia, umiliazione e guerra, hanno per loro lo stesso significato che per noi? Sono sensibili al male ed alle sventure, o il loro enorme Ego, spalancate le proprie ali, sorvola le preoccupazioni terrene per volontà del banchetto celeste? I migliori tra di loro, per quanto
eterei siano, sono persone in cerca della luce, delle vie della salvezza, di un orizzonte limpido; che tengono in vita la virtù, che custodiscono e trasmettono i valori (ai discepoli o alla pietra), affannandosi soprattutto attorno a ciò che manca di più: attorno alla comprensione, attorno al rispetto verso l’altro e verso il diverso, attorno all’amore per il prossimo, attorno alla libertà per sé e per gli altri. Sono loro i custodi del fuoco al
quale, quando il mondo sarà avvolto dal gelo, riscalderemo le mani; loro correggono le brutture del mondo contemporaneo; nello spazio della competizione più spietata introducono un alito di bontà; al paesaggio grigio aggiungono i colori della vita. La vita è sofferenza (Notte col pane nero), ma anche speranza, promessa (Nell’attesa del canto mattutino). Forse sto abusando dei titoli delle sue opere, piegandoli ai miei
pensieri (tendenziosi); tuttavia, spero proprio di averlo capito bene.
Bruno aveva dieci anni, sua madre ne aveva ventisette quando a Zagabria, in ospedale, muore suo padre. (1)
(Egli venne al mondo, dunque, quando suo padre aveva quarantadue anni e sua madre diciassette; era - e, per fortuna, è rimasto - figlio della passione e dell’amore.) Sino alla scomparsa del padre, Bruno frequenta la scuola popolare ebraica nella natia Sarajevo; successivamente a Banja Luka, presso il proprio tutore, sarà alunno in una classe di ragazzini di fede ortodossa. Già l’anno seguente si trasferirà all’Istituto
di S. Vincenzo, dalle suore; ricorda con gratitudine “di essere stato accolto senza alcun pregiudizio”. In un’occasione confesserà: “…Dio, quanto desideravo essere cattolico, da bambino, perché quella fede aveva in sé il concetto della salvezza. Frequentavo le chiese, facevo la comunione… M’accusavano,  facendo la spia alle suore di S. Vincenzo (…) eppure loro prendevano le mie difese. Angeli!” (2)
Terminato il periodo dalle suore, s’iscrive al liceo dove dà vita ad un suo gruppo di boy scout al quale aderiscono diversi suoi coetanei, tutti quanti di fede musulmana.
Mentre trascrivo brani di questa biografia del Mascarelli ragazzo, e mentre medito su di essa, mi chiedo: sarebbe stata possibile una simile biografia, sarebbe stata possibile una simile vita se in essa non avesse battuto un cuore serafico consacrato al bene ed all’amore, alla concordia ed alla collaborazione, al rispetto ed al perdono; se lui stesso non fosse stato aperto sino in fondo, esploratore curioso ed appassionato di spazi così immensi in quel piccolo mondo che era la Bosnia natia? Il suo motto - in un primo momento inconsciamente, inconsapevolmente, più tardi coscientemente e per principio - era: Essere tutt’uno con il mondo. E lo era, e lo è. È il mondo di tutti quello a cui allude, e non soltanto il mondo di alcuni, e questa pluralità di stimoli in lui era ciò che ha alimentato, per decenni, la sua arte e ciò che anche oggi, a ottantacinque anni, lo rende giovane e vitale.
Non si tratta soltanto, come qualcuno potrebbe pensare dopo aver esaminato le poche note
biografiche, dell’influenza dei tre grandi sistemi religiosi (quello ebraico, quello cristiano cattolico ed ortodosso e quello maomettano), ma anche dell’influenza delle tradizioni culturali di un enorme arco temporale, di origini differenti, di tanti popoli e di terre lontane; tanti maestri scomparsi, ed ancor più numerosi maestri vivi e le grandi discipline dello spirito (pittura, letteratura, filosofia, psicologia, mitologia, geometria mistica, filologia, scienze costruttive ed altro). Qui, tuttavia, nella nuova costellazione del XX
secolo, corre l’obbligo di aggiungere un’altra fonte ispiratrice, ossia ciò che emana dalle tende rapidamente piazzate, ed ancor più rapidamente disfatte, delle tante tribù del Modernismo. Quella suggestiva vitalità, quel fascino del nuovo e quell’eros della ribellione di cui, nel gran periodo delle avanguardie storiche, s’agghinda il cosmopolitismo moderno (modernistico), erano, naturalmente, cibo per l’anima di quel Mascarelli “figliol prodigo”. Egli era l’ Ahasvero-errante per codice genetico e pictor vagans per formazione
poetica. Era, tuttavia, più felice (saggio) di tanti che condivideranno il destino della nuvola di Cesarić:
"E volava sempre più in alto
Quasi volesse raggiungere Dio;
Il vento del cielo l’ha cullata,
Il vento del cielo l’ha dilaniata." (3)

Nella coscienza di Mascarelli è presente, altrettanto forte quant’era forte la spinta errante, quell’impulso contraddittorio a metter radici - solo che un gran Viaggiatore, così come una gran bastimento, non può gettare l’ancora in una rada troppo piccola. Ed è per questo che il suo porto non era questo o quell’atelier, appartamento o casa, ma quel gran triangolo europeo formato da Zagabria, Rovigno e Parigi. Quando consideriamo questi tre punti, ci rendiamo conto che in quel nido ideale si trovavano la Mitteleuropa, il Mediterraneo e l’Europa occidentale. Estremamente insolita e, in qualche modo, poco chiara, è, soprattutto a noi di Zagabria, il suo legame con la capitale croata. Vi giunse da Belgrado (dove viveva il suo fratellastro maggiore Mario, noto grafico e pittore), dov’era iscritto al corso di scultura presso l’Accademia di Belle Arti, già quasi sul finire del 1946. Presto fu raggiunto da sua madre. Bruno s’iscrive a pittura presso l’Accademia di Belle arti di Zagabria, stringe conoscenze ed amicizie, riceve le prime commesse, sua madre trova lavoro, la vita inizia a scorrere normalmente: chissà che piega avrebbe preso la sua vita se egli avesse potuto abbandonarsi al corso della “vita normale”? Ma non ne fu capace; sembrava, piuttosto che, a causa della filosofia di vita praticata, in quei tempi così rigidi e pericolosi fosse destinato ad incappare nei problemi. Cosa che, invece, non accadde, poiché lo spazio del dramma e del drammatico era riservato a quella porzione di mondo che non lo interessava affatto: alla politica, alla competizione ed alle dispute politiche, all’articolazione politica della vita e del mondo. In quel sistema egli era soltanto un benevolo outsider. Si manifestò in lui, nonostante tutto, l’ardore di certe passioni che a malapena riusciva a celare e che potevano esporlo - e lo esposero - al pericolo. Inoltre, col suo talento pittorico e parallelamente ad esso, lievita anche la sua natura romantica: la felicità dell’innamorato, la felicità dell’innamoramento. Questa felicità dell’innamoramento colma la sua giovinezza, ispira le sue azioni. Confesserà, in realtà, di non aver mai lasciato Zagabria volontariamente, ma di esserne stato costretto. Epicentro di quel sisma fu (tuttavia!) “un dramma d’amore”, dopo il quale gli si chiuderanno automaticamente le porte dell’Accademia, ed anche le sue preziose fonti di guadagno s’inaridiranno. Non intendeva scendere a compromessi in tema d’amore (negato), ed anche come fuggiasco si portò dietro un’aureola di perseguitato: perché l’amore
obbliga! Ecco la sua definizione: “…l’amore è sacrificio della ragione. (…) la ragione è lenta, analizza i pro ed i contro, mentre l’amore distrugge tutto prima di qualsiasi risposta.” (4)
Eppure, tutt’oggi si chiede che cosa sarebbe accaduto se fosse riuscito a resistere, se fosse rimasto. Non fu una decisione avventata abbandonare all’improvviso quel “progetto” studentesco zagabrese così felicemente intrapreso? Che ci si ponga una simile domanda anche dopo i decenni trascorsi - al tempo dei resoconti - ci sembra una cosa
assolutamente naturale; più come una sorta di regola che un’assurdità. Ma la risposta al dilemma è del tutto risoluta: è successo quel che doveva succedere. E nient’altro! Se avesse continuato a dipingere i pannelli d’Ozeh o i monumentali dipinti provvisori della Fiera, in un’atmosfera da social - realismo completamente ammansito, “applicato”, difficilmente avrebbe potuto evitare quel danno che simili compiti - davvero: d’agitprop in tempo di pace - arrecano alla pittura. I suoi migliori colleghi zagabresi (Vaništa, Stančić,
Ivančić, Vuličević) avevano nelle loro mani una già acquisita capacità di realizzare simili decorazioni: Vaništa e Stančić vi rifuggivano come e quanto potevano (si “nascondevano” per sopravvivere nei piccoli formati delle illustrazioni dei giornali e dei libri; Ivančić li superò in quanto a successo, mentre Vuličević, che era un decoratore rapido e dinamico, pagò lo scotto di quell’arte per anni). Questi colleghi, in quel
preciso istante, erano quanto di meglio potesse accadergli a Zagabria. Quando, nel 1948, nel difficile anno della pubblicazione della Risoluzione dell’Informbiro (del Cominform), della paura, dell’insicurezza, delle delazioni d’ogni genere (quasi si fosse al tempo della Roma di Nerone o nei primi giorni del termidoro), scoprì - spinto da Picelj - una Rovigno semideserta, e soprattutto nel 1950, quando vi si stabilì permanentemente,
Mascarelli prese una decisione risoluta, forse anche vincente. Si fece da parte, come Giovanni nel deserto, evitando i contatti, le compagnie ed i discorsi inutili e pericolosi. Concentratosi sull’arte, arrivarono anche, con i piani di sviluppo turistico, le prime commesse. Quando, nel 1954, era oramai già istriano e rovignese d’adozione, la sua Zagabria si trasferì da lui: a Rovigno, uno dopo l’altro, arrivarono Vaništa, Stančić,
Ivančić e Vuličević. Alcuni vi restarono per breve tempo, altri per lungo tempo, altri ancora per sempre. (Restare per sempre a Rovigno significava riservarsi il diritto a periodiche fughe; il diritto a scuotersi le pulci di dosso.) Scrisse Vaništa: “Guardo i disegni di Ottone Rosai nel supplemento letterario di un giornale italiano, mentre mi dilaniano le pulci nella sala di lettura della biblioteca rovignese nell’estate del 1954, in una città senza gente, senz’acqua, senza turismo.” (5)
Non c’era nessuno che s’accorgesse delle lunghe assenze dei rari nuovi venuti: “C’incontravamo in piazza, a mezzodì,  facevamo il bagno sull’Isola Rossa. Sedevamo ai tavoli dell’unica caffetteria rovignese facendovi le ore piccole. Prima della chiusura,
andavamo a passeggio per l’abitato, al buio, senza illuminazione pubblica. Si sentiva il mormorio del mare, splendeva qualche lampara al largo.” (6)
Chissà com’era in autunno ed in inverno, quando piove a dirotto o soffia forte il vento, quando cigolano le porte e le persiane delle case abbandonate, quando l’ultimo ospite è partito oramai da tanto tempo e dal mare non risplende alcuna luce?
Vaništa annotò le sue impressioni di viaggio nel 1954, quando Bruno Mascarelli era già da quattro anni cittadino di Rovigno. Il deserto solitamente deprime, ma, talvolta, incita a lavorare. La produzione del pittore in quel periodo fu enorme. Talvolta - da un punto di vista stilistico - formale, anche contraddittoria. Era, tuttavia, tempo di esperimenti. L’intera Jugoslavia d’allora ribolliva dal desiderio di dar vita a qualche
nuovo valore. Si giunge alle prime dilatazioni della scena figurativa: tradizionalisti, neotradizionalisti, antitradizionalisti, avanguardisti - cosmopoliti, naïf, radicati, geometristi e lirici, impressionisti e realisti, rari social - realisti, astratti e concreti, non figurativi e figuralisti - cento divisioni, cento gruppi e famiglie, cento denominazioni per cinque - sei principi, ovvero: espressioni. La stessa cosa inizia ad intravvedersi
nella critica. Una minoranza di giovani coraggiosi sostiene energicamente i nuovi; la maggioranza, conservativa e situata, difende con fervore la nuova società dai pericoli del modernismo (!); tuttavia, la politica, raggiunti i suoi primi obiettivi, diventa conservativa (tenta di conservare quanto conquistato) adottando nei confronti dell’arte moderna un atteggiamento di sfiducia o repulsione. D’altro canto, però, singoli critici capiscono che i pittori moderni con la loro arte contribuiscono a distinguere la Jugoslavia dai paesi del “lager socialista”, dalla sfera dell’ortodossia stalinista. L’Occidente, politico e culturale, accetta la demagogia e la manipolazione del potere come fossero un quadro fedele e verosimile della realtà: considera alcune manifestazioni del modernismo come prova dell’esistenza della libertà d’azione e dell’ordine democratico. Nel contempo, gli ideologi di turno - preoccupati per la “minaccia alla prospettiva socialista” - fanno i conti con i moderni ed i modernisti (da Cézanne a Murtić ed al gruppo Exat 51) conducendo
vere e proprie crociate contro gli anticipatori dei nuovi linguaggi. La fortuna critica di Mascarelli di quei giorni mostra come egli godesse dell’appoggio dei moderni critici d’arte, anche se nei suoi quadri, proprio in quel momento critico (1948-1950) - quando aveva ventidue, ventitre e ventiquattro anni - non c’erano elementi di modernismo: la sua pittura cresce nella tradizione, mentre nelle opere del periodo dal 1951 al 1954, in particolare in quelle destinate ai luoghi pubblici, si notano elementi di una nuova illustratività,
del decorativismo e di una certa stilizzazione pubblicistica. Ed anche: i quadri della sua giovinezza sono più liberi dalle “pressioni” esterne; in questo periodo studentesco possiamo rinvenire un chiaro influsso del metodo di Tartaglia soltanto nell’eccellente Fanciulla di Kozala (1948), mentre nelle opere dalla cifra più moderna e di più tarda datazione diventano evidenti numerose tracce delle “letture obbligate” sulle quali il pittore era andato formandosi. Queste sue “letture obbligate” sono prevalentemente di provenienza straniera, con una scelta di fonti anch’essa insolita, davvero non usuale nella pittura croata dopo Emanuel Vidović (ad eccezione dei già citati pittori rovignesi). Queste fonti provengono dalle opere classicizzate - si tratta di quel famoso ritorno alla realtà, ritorno alla natura - dei maestri italiani degli anni Venti e Trenta del XX secolo, i nomi più altisonanti del gruppo Pittori metafisici (de Chirico, Carrà, Morandi) come anche
i partecipanti al movimento Novecento e Novecento italiano (Sironi, Salieti, Campigli, de Pisis, Soffici, Tosi ed altri) e, certamente, all’Informale Gruppo dei pittori italiani a Parigi (Severini, Paresce...). A dire il vero, non c’era niente di più naturale che accorgersi degli alti risultati raggiunti dall’arte dei nostri vicini più prossimi. La Croazia, invece, scelse un’altra chiave: quando i principali maestri del nostro primo e secondo Modernismo, voltate le spalle a Monaco di Baviera e Vienna, rivolsero lo sguardo verso Parigi e
Praga (come filiale di Parigi più vicina a noi), si volsero verso l’Ovest, trascurando quel Sud mediterraneo al quale eravamo più vicini per cultura, tradizione, mentalità e temperamento. Per amor del vero, a questo proposito dobbiamo menzionare anche alcune circostanze paradossali: mentre un’Italia non ci attraeva affatto, dell’altra, sino ai primi anni Cinquanta, ne abbiamo ignorato l’esistenza. In primo luogo, il processo
di fascistizzazione della vita italiana, dagli anni Venti in poi, si divulgò con estrema rapidità, tanto che anche i migliori pittori e critici d’arte italiani dell’epoca, almeno per un certo periodo, - in mille polemiche attorno al Novecento e, dopo, attorno alla pittura murale - fecero a gara a chi fosse il miglior fascista, chi meglio degli altri esprimesse “lo spirito di una nuova Italia”: lo spirito della patria adorata. Anche la seconda verità è interessante: alle esposizioni novecentistiche, tanto in patria quanto all’estero, fin dal
principio erano coinvolti anche gli artisti d’origine ebraica. Mussolini, con discorsi ricchi d’enfasi, inaugurò la prima e la seconda mostra dei novecentisti. La situazione, tuttavia, andò gradualmente evolvendosi dal 1930; in particolare dal 1938, quando l’Italia ratificò le cosiddette leggi razziali. (7)
Altra peculiarità della situazione italiana: tutti i maggiori maestri modernisti, forse anche per aver più volte espresso la loro fedeltà, sopravvissero alla dittatura. I loro quadri, non solo allora, ma anche successivamente, venivano regolarmente acquistati per far parte delle collezioni pubbliche e private, così come furono loro dedicati libri, articoli, manifesti e polemiche. Tanti, in particolare i muralisti (come Carrà, Funi, Sironi, Cagli, Severini,
Ferrazzi), ricevettero lucrose commesse, a differenza dei Modernisti in Germania e nell’Unione Sovietica: quanto ai primi, le loro opere venivano bruciate in pubblico ed essi erano costretti a cercare la salvezza all’estero, mentre i secondi venivano perseguitati, censurati, rinchiusi, e le loro opere escluse dalle gallerie d’arte e dagli allestimenti museali. I maestri del modernismo italiano del XX secolo (più tardi futuristi e pittori metafisici) furono privati di quel riconoscimento internazionale che sarebbe loro spettato in base al
contributo che diedero realmente all’arte moderna - in questo senso il danno maggiore lo subì certamente il grande Mario Sironi - e quando l’eros della riabilitazione delle vittime di due tra le peggiori dittature della storia iniziò a stilare nuove liste gerarchiche, a girare film, a pubblicare i documenti dei caduti in disgrazia, ad allestire mostre degli “esclusi” - l’arte dell’Italia fascista, neanche con alcune eccezioni rappresentate da uomini di sinistra, emigrati, sventurati - non poteva essere scoperta come arte delle generazioni perdute,
delle esistenze distrutte, dei maestri resi impotenti e diseredati. E così l’Italia restò per la seconda volta fuori dall’attenzione delle ricerche critiche postbelliche.
I nostri “Rovignesi”, all’alba degli anni Cinquanta, furono, dunque, tra i primi aldilà dei confini italiani a rifarsi all’esperienza dei massimi esponenti dell’era post-avanguardista italiana, nella quale spiccavano alti ideali come antichità, romanità e realtà; soltanto l’età postmoderna rivaluterà questa vigorosa componente neotradizionale e neoclassica associata alla più alta maestria tecnico-pittorica.
Mascarelli dimostrò quanto detto, superando la forte, ma non letale, influenza di Campigli (1951), con qualche ombra di decorativismo (v. ad es. i parapetti dei balconi e dei ballatoi in ferro battuto in opere come Pescatori rovignesi e El baladur, che - in quadri ben ideati e composti - introducono, purtroppo, anche un po’ di effetti scenografici da parata); Josip Vaništa registra i suoi primi contatti con gli italiani; nel 1943 scrive: “L’esercito getta, dalle finestre della casa che ospitava la sede del Circolo italiano, oggetti, specchi,
libri (…). Qui ho trovato l’almanacco Bompiani con i disegni di Carlo Carrà. Sotto un’acquaforte c’era scritto: Incisione di Giorgio Morandi.” (8)
Su quello stesso Morandi, Vaništa nel suo Libro d’appunti (Knjigazapisa) introduce due frammenti. In uno scrive: “Quei quadri non sono meno misteriosi di quelli di de
Chirico, di Carlo Carrà. Dei quadri di Giotto.” (9)
Non è qui il caso di sottolineare che cosa abbia significato Morandi per la vita del pittore Slobodan Vuličević, e quanti dei suoi quadri (degli anni Sessanta e Settanta) lo evocano in modo suggestivo. Infine, Ljubo Ivančić: alcuni nudi maschili e seminudi di Carlo Carrà (v. lo studio ed il quadro Solitudine, 1917; i disegni Modelli, 1917, 1918 e simili) furono per lui motivo di perenne ispirazione. Quando, a metà degli anni Settanta, gliene accennai per la prima volta - rimase davvero sorpreso: "Nessuno me l’ha mai fatto notare, eppure è vero. Lo ammiro dalla mia giovinezza: grande maestro. Tutto è in lui, come potrei dire, disegnato all’interno, e pian piano viene a galla… Tanti non riescono a staccarsi dalla sua superficie, non possono immergervisi… quel che ha gliel’ha dato Dio.
Accanto a queste constatazioni, annoto anche una domanda: Perché i colleghi zagabresi di
Mascarelli andarono a Rovigno? Per essere più vicini al mare? Per ascoltare a sazietà il suono del silenzio? Per accostarsi ai loro modelli italo-mediterranei? Oppure vi si trasferirono affinché - parafrasando Vaništa (10) - la loro espressione lì, nel silenzio, si sviluppasse ed, infine, diventasse indipendente? A primo acchito, non suona particolarmente convincente. Eppure, a ben guardare, mi sembra proprio che avesse ragione.
Il principale consigliere di quei giovani artisti era il silenzio della città deserta, liberata dalla contagiosa retorica politica della metropoli, delle declamazioni, dello stile patetico, del verbalismo. La solitudine è una malattia che guarisce i più forti.
Mascarelli ha cambiato molti indirizzi ed atelier in quella città desertica, fintanto che le autorità locali non si decisero di dargli in uso un ampio e nobile palazzotto a due piani con mansarda in via Grisia 46. Oggi è questo il suo assemblage più rappresentativo: creato rispettando il passato, lo spirito e l’eredità degli inquilini di un tempo, con interventi discreti, non con la violenza ma con l’adattamento, con dipinti murali (tra i quali ricordiamo anche quelle eccellenti Lavandaie rovignesi dipinte ben sessant’anni fa), con
tanti libri, quadri e attrezzi da pittore e con gli ospiti che, con il loro padrone di casa, riempirono del loro spirito gli spazi di questa casa bachelardiana per anni, per decenni. Questa casa, come abbiamo detto, è diventata il suo secondo porto per i suoi ancoraggi. Il primo era a Zagabria, dove aveva iniziato a lavorare ed a studiare con serietà, dove erano morti, in un arco di tempo molto ampio, suo padre e sua madre, da cui era partito alla volta del mare e del mondo. In essa, come in uno specchio, aveva visto il suo destino:
viaggiare, girovagare, incontrarsi e mettere insieme l’eterogeneo, amalgamare, unire, ritornare. Il suo terzo porto sarà Parigi; metropoli della pittura, città dei musei e delle mostre più eccelse, delle vie e delle piazze più vive; la Parigi di Baudelaire, Bertrand, Jarry, Breton, Picasso, Braque, Poliakoff, di tanti nuovi artisti…
Tre domicili definiscono un triangolo che, indipendentemente dal pittore, chiude il campo fatalistico e metafisico della cultura europea; abbiamo già indicato le sue coordinate geografiche e geoculturali. Resta da denominare gli elementi costitutivi di questa cultura: ne sono elementi costitutivi il gene dell’autenticità, il gene della tradizione (del custodire il patrimonio della tradizione) ed il gene della metamorfosi. Legato a tre grandi energie propulsive e contemplative, Bruno Mascarelli - o, declinato secondo la versione
spagnola, che probabilmente era anche quella originale, del suo cognome, ossia Maskarel(l) - com’era solito firmare le sue opere dal 1969 in poi - sviluppa necessariamente una poetica complessa e stratificata dell’ecletticismo moderno, che è nel contempo sia moderno sia splendido proprio perché le sue “letture obbligate” sono il Tutto, e sopra al Tutto c’è lui: sia come selezionatore di un materiale così vasto, sia come
particolarissimo costruttore personale.
Se su una pista da corsa si girasse un film sulle serpentine della vita di Mascarelli, alla prima curva ci si potrebbe chiedere: C’è in lui qualcun altro? La risposta sarebbe: Sì, ma non ce n’è uno, ce ne sono tanti.
Alla seconda curva, forse si sentirebbe la seguente domanda. C’è traccia di se stesso, in lui?
Ecco la risposta: Lui è tutto suo, originale. Alla terza curva della sua vita, qualcuno potrebbe obiettare: Come può essere se stesso e colui in cui vivono gli altri? Rispondo: Eccome! Colui, in cui vivono gli altri, è un solitario che lotta contro tanti; ma non è battuto, e gli altri che vivono in lui continuano a vivere. Non c’è, certamente, particolare gloria nel fatto che qualcuno combatta contro tanti; e non combatte tanto per
combattere. Nella pittura, come nell’amore, si combatte per vincere. Qui Bruno Mascarelli all’improvviso ci si presenta come un atanor alchemico: egli è il recipiente della metamorfosi; quel luogo in cui i materiali più vari per origine, fonte e tempo riceveranno l’unica identità tipica del Mascarelli. Non importa cosa sia stato creato sino ad ieri - chi arriva oggi avrà a disposizione un enorme magazzino di forme, segni e simboli
da utilizzare; una congerie di avi, una sorta di self-service per i nuovi venuti, un gran magazzino di “pezzi di ricambio”, una montagna di materiale da costruzione ed una nuvola gigantesca di stimoli spirituali; tutto ciò può essere utilizzato: adorato e glorificato, amato ed odiato, ponderato, ironizzato, distrutto e ricostruito.
L’unica cosa che un pittore vivo nello spirito non dovrebbe mai fare è restare indifferente e continuare per la sua strada, vedere non vedere, toccare l’oro ereditato e non sentir nulla.
Potremmo, analizzando le forme e le procedure adottate da Mascarelli, identificare - oltre agli stimoli italiani di gioventù - qualche altra possibile fonte ispiratrice: accanto al raramente menzionato Klee, si dovrebbe prestare attenzione anche alle suggestioni di Wifred Lam, Rufin Tamay, Max Ernst, André Masson (in particolare nel disegno) e persino di Joan Miró, il cui punteggiare (….) e/o il cui tratteggiare (-----) sono qua e là utilizzati dal pittore al posto della linea di demarcazione piena (____). Tutti questi sono
procedimenti legittimi, perché il pittore si serve permanentemente della generale eredità della pittura per poter creare la sua propria pittura, e non per riprodurre (ripetere) l’altrui. Un indicatore molto convincente del fatto che fosse veramente così è che quel’“assorbire” le forme o le cifre altrui era visibile soltanto nei segmenti, mai nel totale. E questo è un segno importante: il totale, l’insieme era sempre e soltanto suo.
Bruno Mascarelli partì per il mondo per la prima volta sul finire degli anni Quaranta; con maggior decisione a metà degli anni Cinquanta: la sua destinazione iniziale fu l’Italia. La gran parte della sua produzione pittorica di quegli anni si svolge in altri ambienti; quella sua attività, certamente molto copiosa, purtroppo per noi e per lui non ci è sufficientemente nota ed è per nulla documentata. Diventa viaggiatore, collaboratore d’architetti, egli stesso progettista in proprio, designer; s’occupa di progetti urbanistici ed
ortoculturali, studia la luce ed i corpi illuminanti; s’assenta da Rovigno sempre più a lungo e sempre più spesso. Dal 1958, quando chiuse, con Parigi, il suo grande triangolo, vive in Francia, con brevi o lunghi soggiorni in Italia, Svizzera, Israele e Brasile. Ovunque andasse, si adattava molto rapidamente, attingeva ai beni della tradizione, come anche ai beni delle nuove tendenze, imparava le lingue. Grazie alla sua attività all’estero, ai prestigiosi spazi espositivi, ai suoi suggestivi contatti, agli ambiti riconoscimenti e premi vinti, agli atelier che gli si offrivano ed alla risonanza della critica, egli si confermò davvero come un protagonista attivo sulla scena artistica internazionale. Su questo non c’è dubbio. Quando, tuttavia, c’immergiamo nella sua opera, osserviamo qualcosa d’insolito: i titoli delle sue opere11 sono pervasi da un enorme numero di toponimi ed omonimi provenienti dal suolo croato, prevalentemente istriano. Che significa tutto ciò? Che vuole dirci? Primo: la propria patria (magari quella d’adozione) non si dimentica. Secondo: sullo sfondo dei
suoi quadri “astratti” c’è sempre una concreta sensazione della natura. Il linguaggio con il quale trasmette queste sensazioni obiettive (sensazioni del mondo reale) è scevro da compiti descrittivi, per cui anche tra i quadri riferiti ad uno specifico luogo (11) ce ne sono tanti che un occhio inesperto potrebbe proclamare astratti. A smentirlo l’abbondanza di denominazioni toponomastiche ed onomastiche, che svelano di sicuro se non forme di modelli archetipi, almeno le sue fonti ispiratrici. L’essenza sua - dei suoi
quadri - è l’evocazione. Egli è il gallo che canta ad occhi chiusi (perché non ha bisogno di leggere le note). Quando, volgendo retrospettivamente lo sguardo all’opera storica di Bruno Mascarelli, ritorniamo alle sue tele giovanili, annotiamo la presenza all’inizio della sua carriera artistica della Fanciulla di Kozala (1948).

Quest’opera chiave, autoidentificativa a vari livelli, mette chiaramente in luce la sua
prima educazione artistica, le sue radici, la sua misura, la sua empatia e - stento quasi a dirlo: la sua morale.
Nel primo livello del suo significato odierno, esso è assolutamente determinato nel genere: si tratta di un ritratto. E come ogni vero ritratto, esso appartiene ad una disciplina - in noi - più o meno svanita. Il tema del volto umano non interessa più l’uomo che dipinge. Oppure: l’uomo che dipinge comprende sempre meno il linguaggio del volto umano. Oggi se ne occupano ancora rari improvvisatori, ed il loro fine è quello di mettere in luce con una gag una determinata particolarità - la chiamerò smorfia - come se si trattasse di una maschera carnevalesca, e non il volto umano, impenetrabile ed inconsumabile, nel suo complesso. Nel ritrarre s’utilizza soltanto una piccola parte della superficie del volto; a nessuno viene più in mente il fatto che dietro quel volto che vediamo si cela il corso di un’intera vita: tutta una serie di volti, ciascuno con il suo rovescio; che dalle linee esteriori si deve poter leggere anche quell’essere interiore, nascosto, non sempre trasparente. Vaništa apprezzava in modo particolare due ritratti del ricco patrimonio pittorico
del XX secolo croato: il Ritratto della sorella Pepica (1907) di Račić ed il Ritratto della signora Mahić di Tartaglia (1941/1945). Račić, nel periodo post-bellico, era una stella lontana proveniente dagli albori del Modernismo, mentre Tartaglia era un pittore contemporaneo nel pieno delle sue forze e professore silenzioso e discreto. Mascarelli partirà da lui, che si formò ispirandosi ai modelli italiani, e che fu anche partner e coespositore dei maggiori maestri italiani degli anni dell’avanguardia e della postavanguardia, dipingendo la Fanciulla di Kozala. Quel volto, bello di per sé, è bello anche per le mancanze che lo definiscono. Affascinante è la loquacità dell’afonia di questa fanciulla; guardando quel volto, si legge la preoccupazione e si vede la paura stratificatasi nei suoi occhi, attorno alla sua bocca. Priva di serenità, senza scintille negli occhi che sarebbero proprie di una fanciulla della sua età. Aggiungiamo subito: e senza lacrime. Non si apre; dolore che dura nel tempo. Ripeto ora che quel quadro - metafora smorzata, esprime appena sfiducia - fu dipinto in quel turbolento 1948 e che ai funzionari politici ed ai rappresentanti della tesi della (necessaria) “arte di partito” doveva apparire aristocraticamente provocante ed insolente.
Terzo strato: Kozala è il nome del cimitero fiumano, e la fanciulla si chiama Sara, “una piccola ebrea originaria della Toscana”, giunta a Fiume per espiare chissà quale colpa. “Sembrava quasi fayumica, solo anima” - ricorda Mascarelli. (12)
Ed ora, da tutta una serie di elementi ignoti, iniziano improvvisamente a far capolino alcuni indizi; non univoci, come indicazioni segrete. È un caso che Kozala sia stata messa
in relazione con Faiyûm, cimitero con necropoli? A Kozala c’è anche un antico cimitero ebraico. Quando, nel periodo postbellico dell’olocausto - anche se per puro caso - identificate la fanciulla ebrea con quella del cimitero, il corso dei pensieri e delle associazioni prenderà una direzione ben precisa. A differenza di questi elementi determinativi, le sue indicazioni pittoriche sulla fanciulla-quadro sono alquanto libere, non vincolanti: Egitto, espressionismo… Non vedo qui tracce d’impressionismo, ed anche l’Egitto è soltanto una cornice vuota: i ritratti fayumici sono l’arte del realismo ellenistico.(13)
L’unico reale collegamento è, quindi, il sepolcro: il cimitero a Kozala, i sarcofagi a Faiyûm. Ed ancora: così come i ritratti suggestivi in tecnica encaustica o a tempera rappresentano i morti come fossero vivi, così anche Sara vive accanto ai morti della Kozala. Quando il pittore ricorda che (Sara) era “quasi fayumica, solo anima”, è come se dica qualcosa di discutibile, addirittura di contraddittorio. Quel quasi fayumica, entro i limiti del linguaggio
decente e pietoso, voleva in realtà dire che era quasi morta, che era soltanto un alito di vita, ma non la vita stessa. Se di un simile essere, continuando nella sua descrizione, diciamo che era “solo anima”, allora è come se eliminassimo quel “quasi…” e lasciassimo “…fayumica, solo anima”. Fayumico, sepolcrale e necropolico, s’accorda perfettamente con quel solo anima, immagine pura dell’aldilà; non a caso il lessico cristiano popolare ribattezza gli esseri dell’aldilà come anime. Quando si desidera sottolineare questo status
dell’anima, le si può aggiungere l’attributo di pura, nuda o sola: anima pura, anima nuda, anima sola. (Sia chiaro, alludiamo ad un’anima colloquiale, popolare, e non teologica, che non è possibile purificare dal corporeo, così come un essere non lo si può spogliare dalla carne, spolpandolo sino alle ossa, ossia sino al profondo dell’anima. In senso teologico, l’anima è respiro, dunque la vita stessa. Il che corrisponde all’ebraico nefeš, al greco antico psykhe/pneuma ed all’anima latina. Un tempo - nella prassi linguistica croata - il temine duša (anima: n.d.t.) era sinonimo di abitante, indicando evidentemente un essere vivente.
La stessa parola la rivolgiamo affettuosamente ad un bambino, ad una persona casa e vicina, in particolare se si tratta di una persona di sesso femminile. È prevalsa, tuttavia, la consuetudine di identificare con la parola duša (anima) i defunti. “Preghiamo per le loro anime”, dice il celebrante ai fedeli raccolti in preghiera, alludendo chiaramente ai defunti. Comunque sia, nella stessa parola è insito un non so che di controverso che, forse, parla dell’esperienza storica dell’anima che - con l’ultimo respiro - abbandona le spoglie mortali dell’essere umano, e la sua immortalità potrà difenderla soltanto - non sepolta sottoterra,
ma come anima incorporea trasferita nell’etere. Quando definiamo colloquialmente qualcuno solo anima, devo intenderlo come anima-senza corpo, ovvero: anima affrancata da ciò che è vivo, ed anche dal suo corpus determinante.
Oltre alla Kozala (come località), in quella sua chiarificazione di Sara c’è un’altra espressione territoriale: Toscana. La territorialità non è l’unica peculiarità di questo concetto, e, dunque, neanche l’unico suo significato. Toscana è un concetto culturologico, artistico, spirituale, di stato; la regione dalla quale provengono i più grandi, la regione che è la più grande della storia dell’Occidente, culla di splendore eterno e nobile. Essere toscano significa - figurativamente - sfavillare di bellezza, d’orgoglio, portare nei propri
geni l’idea dell’uomo spirituale e della stessa spiritualità. E spirituale è il contrario di corporeo, anche se vive con il corpo: e così Sara irradia dello splendore oscuro del superamento di se stessa sulla strada che porta al suo ritratto, alla figura eterna.
Del tempo in cui è nata la Fanciulla di Kozala, che attirò l’attenzione verso lo straordinario
substrato metafisico del giovane ritrattista, si conservano almeno altri tre capolavori di quella nostra “modernità rinviata”; senza i quali non potrebbe esservi una storia obiettiva della pittura croata della metà del XX secolo. Alludiamo a: Casa a Trnje, Campo a Kuvi e Giostra (tutti del 1949).


Tuttavia, mentre nei due paesaggi vivono i tipici motivi dell’arte paesaggistica verista ed impressionista, magistralmente composti ed ottimamente dipinti, nella fredda e splendida Giostra s’evidenzia un certo inasprimento verso l’amore per la verità a qualunque costo del verismo (che, anzi, s’evolve sino ad assumere connotati documentaristici); alla mera forma aggiungerei anche l’affermazione di una nuova sensibilità: conformemente a quanto abbiamo detto sulla “complessità del 1948” (e di alcuni anni dopo!), notiamo come si gonfia e cresce (dal paesaggio alla veduta) un forte e significativo sentimento del vuoto. Questo sentimento del vuoto è identico anche all’atmosfera di disagio che si espande dalla città-mondo desertificata. Dalle finestre, nere sulle facciate delle case e sui carri del circo, s’apre un gran Nulla in tutta una serie di sue piccole derivazioni, mentre la giostra immobile, con la sua corona di seggiolini legati, senza bigliettaio, bambini, inservienti, osservatori, senza la benché minima insegna, su un piccolo spiazzo affacciato al mare, con un “muro” di case inospitali - emerge, nell’essenzialità della precisa realizzazione pittorica, il forte e possente misérabilisme di Mascarelli (così attuale nella Francia del dopo guerra). Quel senso di abbandono, di miseria, di “gioie della vita” venute meno davanti ad un cielo freddo ed indifferente; non conosco nessuno che, qui da noi, in quegli anni, abbia espresso in maniera più suggestiva la fatica del “materiale” umano, lo spegnersi delle illusioni di massa, lo svanire di ogni entusiasmo, l’abbondanza di speranze disattese, l’incertezza dell’esistenza. (Ciascuno a modo proprio, più tardi aderiranno a questo sentire anche Ljubo Ivančić, Vjekoslav Brešić e Ljubo Škrnjug.)
Con l’aiuto di una fotografia del 1952 (che lo ritraeva con la sua prima moglie, con un quadro in mano, con un gatto sulla spalla ed una porzione di un altro quadro alla parete), possiamo constatare che Mascarelli era già arrivato a varianti più libere della geometria astratta (vicine al modo in cui nell’ambito del gruppo Exat 51 dipingeva Božidar Rašica); con quei suoi lavori poteva concorrere al primato nazionale d’astrazione, se ne avesse avuto interesse e se la geometria, ispirandolo, non gli avesse dato anche fastidio: poiché la geometria cercava l’uomo intero, completo, sistematizzato, e lui non poteva esserlo.
Superata l’ammirazione per i pittori italiani degli anni Venti e Trenta del XX secolo - di cui abbiamo già parlato - dipinse tutta una serie di opere buone e convincenti, oscillò, cercò, s’adattò e, finalmente, all’alba degli anni Sessanta, inizierà a scoprire il se stesso più autentico in un linguaggio poetico, coloristico, associativo ed evocativo pieno di libertà, spontaneità ed improvvisazione. Il ciclo di figuretotem rigidissime che fanno la loro apparizione nei quadri e nei disegni tra il 1961 ed il 1964 rallentò questo suo progredire verso l’arte del libero paesaggio - il suo dominio incontestato. I paesaggi onirico - reali
iniziano ad articolarsi a partire dal 1964; paesaggi allucinati ed onirici, dinamici e, non raramente, contratti; più possenti quando il pittore si muove per i margini dei mondi: della realtà e del mondo fantasmagorico, del sogno o dello stato di veglia, raggiungendo - attraverso un eclettico “misto” ed “impuro” - il suopieno surrealismo. Non è più, però, il surrealismo della tradizione negata, ma il surrealismo delle id-entità
tradizionali e moderne comprese in un mondo dominato dal torpore e dal caos. Alla base delle sue opere associative, molto suggestive e non troppo precise, è visibile molto spesso uno scheletro geometrico; quel che ho già chiamato geometria mistica dell’ordine mondiale: due poli, quattro punti cardinali, quattro elementi, il cardo ed il decumano, ecc. Questa geometria, in lui sempre intrisa del fervore magmatico del rosso o della proprietà eccitante degli azzurri marini, non serve né alla fusione, né all’accensione, né al raffreddamento, né al rallentamento, ma - semplicemente e responsabilmente - al Grande Ordine, che il pittore riconosce in ogni singola manifestazione della volontà divina, in ogni manifestazione della suprema logica della Natura, ed anche nelle opere dei migliori e più lucidi pittori. “Non posso dipingere se le stoviglie non sono in ordine” - disse in occasione dello splendido colloquio più volte citato. “Quel che può essere ordinato, deve essere ordinato (…).” (14)
Che fare, invece, con ciò che non è possibile ordinare? Non vale neanche la pena di discuterne (direbbe Wittgenstein). Perciò: ordiniamo le stoviglie!

Igor Zidić
(incompiuto, giugno 2011)

NOTE

1 La fonte dei dati biografici è la bella monografia di Margarita Sveštarov Šimat: Bruno Mascarelli, Zavičajni muzej grada Rovinja, 2006.
2 Margarita Sveštarov Šimat, Bruno Mascarelli. Mascarellijev nedavno i nekada kao Verlaineov Jadis et naguère Kontura, Zagreb, nn. 106/107, 2010.
3 Dobriša Cesarić, Slap, Nakladni zavod MH, Zagreb 1984 – v. la poesia Oblak (La nuvola), pag. 17.
4 V. nota 2.
5 Josip Vaništa, Knjiga zapisa, Moderna galerija-Kratis, Zagreb 2001, pag. 80.
6 Idem, pag. 79.
7 Per la situazione nell’Italia di quel tempo, in particolare con riferimento ai pittori succitati, v. Rossana Bossaglia, “Il Novecento italiano”. Storia, documenti, iconografia, Feltrinelli, Milano 1979.
8 Josip Vaništa, op. cit., pag. 15.
9 Ibidem, pag. 171.
10 Ibidem, pag. 81.
11 Ecco alcuni - credo suggestivi - esempi: Polja kraj Lovrećice (Campi nei pressi di Lovrećica), Dugi otok (Isola lunga), Majka iz Plomina (Madre di Plomin), Štala na Krasu (Stalla nel Carso), Tarska vala (Golfo di Tar/Torre), Arhaični embrioni na Krasu (Embrioni arcaici nel carso), Limski plićak (Bagnasciuga di Leme), Limski kanal (Canale di Leme), Stancija Bembo, Tarska vala poslije kiše (Il golfo di Tar/Torre dopo la pioggia), Čvor na Krasu (Nodo nel Carso), Ispod Crnog vrha (Sotto Crni vrh), Žene na ušću Neretve (Donne sulla foce della Narenta), Kras u mećavi (Carso nella bufera), Gnijezdo na Krasu (Nido nel Carso), Prevlaka na Kvarneru (Istmo nel Quarnero), Zalazak u Plominskom zaljevu (Tramonto nel golfo di Plomin), Male vode na Krasu (Male vode nel Carso), Zaselak pod
Buzetom (Villaggio ai piedi di Buzet/Pinguente), Žena bijele Istre (Donna dell’Istria bianca), Gradilište na Pećinama (Cantiere a Pećine), Majka iz Nerezina (Madre di Nerezine), Pruga pod Ćićarijom (Ferrovia ai piedi della Ćićarija), Noć u creskoj lučici (Notte nel porto di Cherso), Stijene pod Brsečom (Rupi ai piedi di Brseč/ Bersezio) ecc.
12 V. nota 2.
13 È interessante notare che la ritrattistica fayumica va dal tempo della nascita di Cristo sino al riconoscimento del cristianesimo da parte di Costantino, ossia dal I secolo al 313 (anno dell’Editto di Milano).
14 V. nota 2.


Bruno Mascarelli, artista, non solo come testimone, ma anche come partecipante attivo del periodo che sarà ricordato nella lotta contro il totalitarismo e la forza delle visioni del mondo imposte. Completata la sua educazione artistica, Bruno Mascarelli è andato oltre. Con la sua arte ha sfidato coraggiosamente tutto ciò che gli avevano imposto. Le immagini di Bruna Mascarelli sono un esempio inestimabile di come l'arte possa essere dolce, sensibile, silenziosa, personale e allo stesso tempo potente! Con la sua natura impudica, l'arte è invincibile. Tale natura innaturale è evidente nella pittura di Bruno Mascarelli attraverso le sue immagini oniriche, forti e vivaci. L'artista ha dipinto la sua vita attraverso la congiunzione dell'espressione di cubismo, futurismo, metafisica, surrealismo ed espressionismo. Un mosaico di filosofia e interpretazione del mondo che lo circonda, i suoi desideri, sentimenti, immaginazione e sogni. Bruno Mascarelli riconoscere motivi, figure sia orizzontali o verticali, che hanno la stessa tranquillità, calmare ottimista e dinamica allo stesso tempo.
Dynamics è modo manifesto di pittura in cui non c'è spazio per le polemiche, dal cuore, in una porzione immagini dipinte contengono uno scintillio di sorprese. Le immagini non sono concentrate nell'oscurità o nel misticismo, sono accese, hanno la carica di luce per volontà dell'artista. La più ovvia conferma di questo quadro temperamentale trovato in un tratto di pennello che diventa atto improvvisamente come un fulmine di punto in bianco, punto di infiammabilità. Una volta che il pittore ricorda, e quando inizia un dialogo con se stesso o la sua immagine, è necessario calmare e deliberare il ritorno e il raffinamento. Calma i sentimenti di un momento incontrollato che ha dominato nei momenti delle prime mosse. Un momento così incontrollabile, creato per l'eccitazione, spesso si trasforma in espressionismo astratto che l'artista riporta lentamente alle sue radici figurative. Successivamente ripristinare l'immagine o la sua finitura significa che Bruno avvia il processo di inclusione della memoria, la memoria di un dipinto di un luogo o persona, piacevole evento associato a tali memorie. Spesso la memoria si confonde con l'immaginazione o un desiderio indesiderato di piacere. Quindi l'immagine diventa calma e surreale. L'ottimismo di Mascarelli crea un colore vivace e potente, una sincerità quasi infantile. L'abilità del maestro raggiunge un equilibrio tra la forte eccitazione creativa iniziale e il finale pensante successivo. Quasi ogni pezzo della sua immagine irradia un senso di soddisfazione come il pittore stesso cerca di creare. È un piacere dipingere un mondo in cui le cose sono disposte secondo la sua volontà, il mondo che è lì, vicino e  quello che vuole essere.

 

Osservare i dipinti di Bruno dovrebbe certamente tener conto del tipo di dualità delle sue opere. La pittura avviene attraverso processi spontanei, senza motivi o composizioni pre-pianificate, processi simultanei di abbandono e ripetizione continua e ripetuta dell'immagine. Partenza e viaggio attraverso l'immaginazione, un mondo immaginario e reale, un mondo figurativo, come le partenze da casa e dalla città, lasciando gli amici, e costantemente ritornare. Simile ai cambiamenti di umore nello stesso giorno. Oltre alla dualità di fatto in cui si crea l'immagine in modo rapido, scintillante e la sua successiva finitura riflessiva, v'è una dualità di figurazione e astrazione. Questa dualità è sottolineata anche dal titolo dell'immagine. Gli indirizzi sono allo stesso tempo i nomi dei luoghi reali che mostrano qualcosa di fantasia dell'artista o sono i luoghi di visualizzazione vera, designati, soprattutto quando si tratta di paesaggio. Ugualmente vale per una natura morta o un ritratto. L'artista crea ovviamente la propria immagine ricordando e non osservando il motivo dipinto. Pertanto, hanno una componente astratta che viene dalla realtà o una componente realistica che emerge dall'astrazione. La visita al suo atelier rivela le immagini figurative e astratte che si incontrano nel tempo. Probabilmente perché l'artista dipinge contemporaneamente diverse immagini, ognuna ha il suo tempo di maturazione che differisce in modo diverso, a seconda dell'umore figurativo o astratto dell'espressione. Tali visioni  si muovono verso il bordo dei mondi di sogno e realtà, fantasia e strane apparizioni, percezioni e realtà che lo aiutano a creare immagini piene di surrealismo, espressionismo e di metafisica. Lo spirito di Nepokoreni lotta cercando la libertà, senza limitazione,  esprimendo il suo ideale sincero di fantasia e di sogni, con l'aiuto del pennello e il colore - Bruno Mascarelli, in una sola frase.

Dario Sošić

Bruno Mascarelli svojim je životom, posebice umjetničkim radom ne samo svjedok već i aktivni sudionik razdoblja koje će biti upamćeno po borbi protiv totalitarizama i silom nametnutih svjetonazora. U to i takvo vrijeme njegovo je umjetničko obrazovanje dovršeno. Međutim, Bruno Mascarelli nije ostao na tome, otišao je dalje, naprijed. Svojom umjetnošću hrabro je prkosio svemu što je nametnuto. Slike Bruna Mascarellija neprocjenjiv su primjer kako umjetnost može biti nježna, osjetljiva, tiha i osobna, a istovremeno i moćna! Svojom nepokornom naravi umjetnost je nepobjediva. Upravo se takva nepokorna narav očituje u slikarstvu Bruna Mascarellija kroz njegove snovite, koloristički snažne i žive slike. Umjetnik je svoj život naslikao kroz spoj izričaja kubizma, futurizma, metafizike, nadrealizma i ekspresionizma. Jedan mozaik filozofije i interpretacije svijeta oko sebe, svojih želja, osjećaja, mašte i snova. Na slikama Bruna Mascarellija prepoznajemo motive, bilo da je riječ o pejzažu ili portretu, koji imaju jednako tihu, optimističnu mirnoću i dinamiku istovremeno.
Dinamika se ispoljava načinom slikanja u kojem nema mjesta za polemike, iz srca, u jednom mahu naslikane slike sadrže blještavilo iznenađenja. Slike nisu zgusnute u tami ili mistici, upaljene su, imaju naboj svjetla po želji umjetnika. Najočitiju potvrdu takvog temperamentnog slikanja nalazimo u potezu kista koji postaje iznenadni čin poput groma iz vedra neba, bljesak trenutka. Nakon što slikar promisli i kada pokrene dijalog sâm sa sobom, odnosno svojom slikom, potrebno je smireno i promišljeno vraćanje i dorađivanje. Smiruje osjećaje nekontroliranog trenutka koji su dominirali u trenucima prvih poteza. Takav nekontrolirani trenutak, nastao zbog uzbuđenja, često se pretvara u apstraktni ekspresionizam kojeg umjetnik lagano vraća svojim figurativnim korijenima. Kasnije vraćanje slici ili njena dorada znači da Bruno pokreće proces uključivanja memorije, sjećanje na naslikano mjesto ili osobu, ugodni događaj povezan s tim sjećanjem. Često je memorija pomiješana s maštom ili nekom nedosanjanom željom ugode. Stoga slika postaje smirena i nadrealna. Mascarelli optimizam stvara živim i snažnim kolorizmom, skoro dječačke iskrenosti. Majstorskom vještinom postiže ravnotežu između početnog snažnog stvaralačkog uzbuđenja i kasnijeg promišljenog završetka. Gotovo svaka njegova slika zrači osjećajem zadovoljstva kakvo i slikara samog obuzima prilikom stvaranja. Zadovoljstvo da je naslikao svijet u kojem su stvari posložene prema njegovoj želji, svijet koji je tu, nadohvat i u kojemu želi biti.
Promatranjem Brunovih slika treba svakako uzeti u obzir i svojevrsnu dvojnost njegovih radova. Slikanje se odvija kroz spontane procese, bez unaprijed isplaniranih motiva ili kompozicija, simultanim procesima napuštanja i neprestanog, opetovanog vraćanja k slici. Odlazak i putovanje kroz maštu, neki zamišljeni svijet kao i stvarni, figurativni svijet, poput odlazaka od kuće i grada, napuštanja prijatelja, ali i neprestano vračanje. Slično promjenama raspoloženja u jednom te istom danu. Pored faktografske dvojnosti u kojoj je slika stvarana brzo, blještavo i njene kasnije promišljene dorade, postoji i dvojnost figuracije i apstrakcije. Ta dvojnost naglašena je i naslovima slika. Naslovi su istovremeno stvarni toponimi koji prikazuju nešto iz umjetnikove mašte ili su realni prikaz imenovanog mjesta, posebice kada je riječ o pejzažu. Jednako vrijedi za mrtvu prirodu ili portret. Umjetnik očito svoje slike stvara po sjećanju a ne promatranjem naslikanog motiva. Stoga one imaju apstraktnu komponentu koja izvire iz stvarnosti ili pak realističnu komponentu koja izvire iz apstrakcije. Posjet njegovom atelieru otkriva nam figurativne i apstraktne slike kojima se nastanak vremenski poklapa. Vjerojatno zato što umjetnik istovremeno slika više različitih slika, svaka ima svoje vrijeme sazrijevanja koje se različito ispoljava, ovisno o figurativnom ili apstraktnom raspoloženju izričaja. Takvim se vizijama slikar kreće na ivici svjetova sna i jave, fantastičnih i neobičnih prikazanja, predodžbi i zbilje koji mu pomažu stvarati slike pune nadrealizma, ekspresionizma i metafizike. Nepokoreni borbeni duh koji teži slobodi, bez ograničenja, iskrenom iznošenju svojih ideala iz mašte i snova uz pomoć kista i boje – Bruno Mascarelli u jednoj rečenici.

Dario Sošić


Povodom smrti uvaženog slikara i prijatelja Bruna Mascarellija pozivamo Brunove kolege, suradnike, prijatelje i sugrađane da zajedno podijelimo trenutke sjećanja na komemoraciji koja će se održati u organizaciji Muzeja Grada Rovinja - Rovigno i Grada Rovinja - Rovigno u Velikoj sali za sastanke zgrade Doma kulture u Rovinju - Rovigno, Trg m. Tita 3 u ponedjeljak, 15. srpnja u 20:00 sati.

Dragog nam prijatelja i velikog slikara Bruna Mascarellija ispratili smo na krajnje počivalište na groblju u Rovinju - Rovigno u subotu, 6. srpnja.

Nella triste circostanza della scomparsa dello stimato pittore e amico Bruno Mascarelli invitiamo i colleghi, i collaboratori, gli amici e i concittadini di Bruno a condividere il ricordo di Lui alla commemorazione organizzata dal Museo della Città di Rovinj - Rovigno e dalla Città di Rovinj - Rovigno che si terrà nell’Aula magna della Casa di cultura di Rovinj - Rovigno, Piazza Tito, 3 lunedì 15 luglio alle ore 20:00.
Abbiamo accompagnato all’ultima dimora il caro amico e grande pittore Bruno Mascarelli sabato 6 luglio nel cimitero di Rovinj - Rovigno.

Više na: http://www.muzej-rovinj.hr/6248/Bruno-Mascarelli/o1411/HR
Di più su: http://www.muzej-rovinj.hr/6248/Bruno-Mascarelli/o1411/it-IT
--
Muzej grada Rovinja - Rovigno
Rovinj - Rovigno Municipal Museum
Trg m. Tita 11, 52210 Rovinj - Rovigno, Hrvatska
Rovinj - Rovigno, Croatia
www.muzej-rovinj.hr

Dario Sošić, muzejski savjetnik
museum advisor
Umjetničke zbirke i Galerija
Arts Collections & Gallery
dario.sosic@muzej-rovinj.hrSalva

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Biennale del libro d’artista, Vª edizione, Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore, Napoli, dal 5al 20/07/2019

Biennale del libro d’artista Vª edizione
5-20 luglio 2019
Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore - Sala della biblioteca, Napoli
VERNISSAGE VENERDI 5 LUGLIO ORE 16.30


La Biennale del libro d’artista è una manifestazione curata e ideata da Gennaro Ippolito e Giovanna Donnarumma, promossa da Lineadarte Officina Creativa in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Napoli, per la promozione e divulgazione del media libro d’artista, si propone di far emergere quella che è oggi la pratica del libro d’artista in ambito nazionale ed internazionale.
Presenti alla manifestazione oltre 400 ARTISTI , provenienti dai cinque continenti.
Attualmente la Biennale del Libro d’artista è la più importante manifestazione del genere in Italia .
In esposizione: mail art, fanzine, unique, libri oggetto, libri muti, poesia visiva, ebook multimediali e non , taccuini d’artista, box d’artista.
Arte libera per una libera manifestazione , che ha scelto come palcoscenico la città di Napoli, anche per questa V edizione .
In questa edizione saranno ospiti il libro collettivo “ONDA SONORA” a cura di Ruggero Maggi.
©Archivio Internazionale ”TACCUINI D’ARTISTA” di Donato Di Poce
Grupo Gralha Azul
Artisti ospiti Mail Art Project TRENTATRE PIU’ 5 Edizione a cura di Antonio Conte.
I giovani allievi dell'Accademia delle Belle Arti di Napoli del corso “ Tecnologia della carta e dei materiali” diretto dalla professoressa Nicca Iovinella.

PROGRAMMA

05 LUGLIO
Apertura dell’esposizione ORE 16.30
interverranno: Giovanna Donnarumma, Gennaro Ippolito,
Calogero Barba, Ruggero Maggi
performance di Ina Ripari:“La baccante”; Lucia Longo:“I monologhi di Eco
Presentazione del Catalogo della V edizione

12 LUGLIO
"Giocare con i libri" ORE 10.00
Gioielli letterari di Anna Maria Scocozza
Imparare una nuova tecnica creativa che invita a guardare gli “scarti” in un'ottica di" rinascita creativa", ed a realizzare originali bijoux di design contemporaneo ed ecosostenibile.
I Gioielli letterari sono realizzati con le pagine di vecchi libri che, con semplici piegature, tagli, attorcigliamento della carta, diventano originali monili (orecchini, spille, ecc.).
Un approccio mentale divertente e facile, che introduce anche alla filatura della carta, altrimenti destinata al macero (quotidiani, riviste, volantini ecc.).

PRESSO
Lineadarte Officina Creativa
Via San Paolo ai Tribunali 31
Napoli


20 LUGLIO
ORE 17
intervento critico/poetico di Donato Di Poce (Poeta e Critico d’Arte) che illustrerà il progetto del suo ©Archivio Internazionale Taccuini d’Artista e Poetry Box con lettura di alcuni testi poetici.
Performance di Ina Ripari; Mariano Bellarosa

Artisti della Biennale del libro d'artista:
_guroga | Abbondi Paola | Abenante Arianna | Adamo Flora | Agostini Laura |Alarcón Echenique Felipe | Anastasiou Ioannis | Antolini Pietro | Ardillo Letizia |Argentino Monica | Argiolas Andreina | Aspide Aurora | Assenza Valentina | BacciGraziani Lido | Baldassarre Raffaella | Baldassini Paola | Balzano Ciro | BarbaCalogero | Barba Vincenzo | Barna Fabiola | Basso Marcella | Battaglia Xante | Bertulli Elisabetta | Bevilacqua Marco | Bologna Tiziana | Bonanno Giovanni |Bongiovanni Daniele | Bornancin Gloria | Bossi Cecilia | Bracati Domenico |Branella Isabella | Bucci Rossana | Buggio Annunziata | Buratti Marina | CaccavaleAlfonso | Calì Marzia | Cammarella Maria Vittoria | Capacchione Annamaria |Capiluppi Silvia | Caporaso Angela | Carbone Antonio | Carotenuto Umberto |Cavicchini Sofia | Cecere Rosaria | Cenci Fabiola | Cerella Patrizia | CerretoRossella | Charif Khalil | Charif Jane | Chionna Daniela | Ciaffi Isabella | CiprianiElettra | Claudia Umpierrez | Cobàs ( Carchini ) Mario | Cognigni Anna Maria |Contardi Sara | Conte Antonio | Coppola Anna | Correnti Enzo | Courto Laurence |Cozza Maria Rosaria | Credidio Maria | Cutolo Anna Maria | Cuzzocrea Antonella |D’Alessandro Bruna | D’Antonio Antonio | Desogus Marina | Di Caterino Domenico | Di Martino Maurizio | Di Miceli Lucia | Diotallevi Marcello | Di pasquale Simona |Di Trani Gabriella | Dokudowicz Majka | Donnarumma Giovanna | Emily Joe | Ermilli (Compagnia dello Zukkero) Alessandra | Esposito Maurizio | Farina Cinzia | Farinelli Riccardo | Feleppa Federica | Feoli Ilaria | Ferraro Ivana | FestaFrancesco | Fidentea Piera | Filizzola Giuseppina | Minedi Gabi + Patrizio Maria |Galassi Ivo | Gallo Francesco | Gancie Rosalie | Giacobbe Luca | Giunta Salvatore |Graziani Lido Mario | Grimaldi Maria Priya | Grittani Dora | Groccia Giuseppina Irene | Guarino Carla | Gubinelli Paolo | Iannello Giuse | Ippolito Gennaro |Jandolo Benedetta | Khalil Charif | Lambitelli Paola | Landucci Beatrice | LavagniniGloria Veronica | Leonardi Silvana | Liccardo Stefania | Liuzzi Oronzo | Lo Russo Cinzia | Longo Lucia | Lopez Muro Maya | Lovati Veronica | Maggi Ruggero | Maha Caetano | Maione Giuseppe | Maisto Alessandra | Mammina Sergio | Mancini Fernanda | Manna Maria | Marsigliotti Emanuele | Martone Giordano | MasoniAnna Maria | Mastrogiacomo Pasquale | Matrone Francesco | Medda Maria Grazia | Meisner Judith | Menerella Clara | Michelotti Monica | Micocci Roberta | Mingaleev (Мингалеев) Marat (Марат) | Mitrano Annalisa | Molinari Mauro | Molinari Patrizia |Montagnani Gianremo alias MORE | Monti Alessandro | Morell Francis | MoroAlbino | Nery Maria | Pacifico Maya | Pál Csaba | Paljocha Joanna | Panella Franco | Paoli Linda | Parentela Claudio | Patrikiou Stefania Anastasia | Patti Enzo |Pellarin Sandro | Piano Ivan | Pollidori Teresa | Pompeu Chica | Pompeu deCamargo Francisca Paula | Presotto Nadia | Prota - Giurleo Antonella | PruontoDario | Puzzo Luciano | Quintavalle Rebecca | Raft Franquilandia | Renna Nicola |Riggi Giuseppina | Ripandelli Giulia | Ripari Ina | Rocchia Églantine | RomanoMario | Romitelli Maria Teresa | Romualdo Luciano | Ruggiero Giovanni |Saedaway Maha | Sala Silvia | Sansone Gino (Luigi) | Sark Paul | SassanelliAntonella | Saviano Agostino | Scala Roberto | Scocozza Anna Maria |Scognamiglio Marina | Serafini Eugenia | Sforza Antonella | Soccol Ermínia Marasca | Soriato Luciana | Sormani Antonio | Springborn Radina | Stilo Sofia |Storto Ivana | Tafolla Rodríguez Albertina | Tarabusi Ginevra | Tornaghi Micaela | Treno Luigi |Tsitsela Katerina | Tufano Ilia (Ersilia) | Turrini Stefano | Ugolini Livia | Urso Ivana | Vallini Diana Isa | Van Wichelen Nancy | Vanacore Romana | Vanacore Vittorio |Vargas Marize | Vecchio Sonia | Vianello Claudia | Vitiello Raffaella | VivianoMarilù | Xaxa Odile | Zaffarano Gaia Lucrezia | Zampieri Oriano

Artisti progetto ONDA SONORA di Ruggero Maggi
Lorenzo Alagio | Salvatore Anelli | Francesco Aprile | Franco Ballabeni |Calogero Barba - Vincenzo Barba - Giuseppina Riggi | Piergiorgio Baroldi | Vittore Baroni |Carla Bertola – Alberto Vitacchio | Rovena Bocci | Mariella Bogliacino - Fernando Montà |Giovanni Bonanno | Silvia Capiluppi | Bruno Cassaglia | Pino Chimenti | Natale Cuciniello |Giampietro Cudin | Teo De Palma | Concetta De Pasquale | Adolfina De Stefani - Antonello Mantovani |Giuseppe Denti | Anna Maria Di Ciommo | Franco Di Pede | Marcello Diotallevi |Rita Esposito - Daniele Galdiero | Gretel Fehr | Giuseppe Filardi | Alessandra Finzi |Claudio Grandinetti | Paolo Gubinelli | Peter Hide 311065 – Isabella Rigamonti | Franca Lanni |Alfonso Lentini | Silvia Lepore | Livia Liverani | Ruggero Maggi |Gianfranco Maggio - Monica Scardecchia | Loredana Manciati | Ruggero Marrani |Maria Grazia Martina | Fabrizio Martinelli | Gianni Ettore Andrea Marussi | Lorenzo Menguzzato | Lucia Paese |Pupi Perati | Marisa Pezzoli | Tiziana Priori – Simonetta Chierici | Antonella Prota Giurleo |Mario Quadraroli – Daniela Gorla Fossa | Carla Rigato | Marco Rizzo | Cesare Serafino | Elena Sevi |Lucia Spagnuolo | Ilaria Sperotto | Nello Teodori | Ernesto Terlizzi | Roberto Testori | topylabrys

La musica è architettura liquida, l'architettura è musica congelata (Goethe)

Musica ed Arte visiva… un affascinante connubio.
Il ritmo con le sue intense pulsazioni, i suoi vorticosi “picchi” ed i suoi profondi silenzi crea schemi mentali, spirituali che originano un pattern mai eguale che si ramifica in direzioni inaspettate.
Il silenzio del suono, il vuoto in un'opera d'arte: indissolubili elementi che rendono concreto e reale il “pieno” sia esso visivo che acustico. La materia non esisterebbe senza la consapevolezza del “vuoto”.
Le pause del silenzio urlano al mondo la bellezza del suono.
Molti artisti hanno evidenziato in passato la relazione tra arte e musica: dai Futuristi al Fluxus (John Cage e Giuseppe Chiari per esempio) passando attraverso la Poesia Visiva e la Mail Art.
Ho quindi pensato di invitare alcuni artisti ad intervenire creativamente su un antico spartito musicale per comporre un'ideale colonna sonoro/visiva di accompagnamento per i visitatori di questa 5ª Biennale del libro d'artista di Napoli organizzata da Lineadarte.
Gli spartiti formeranno un grande libro-oggetto collettivo la cui esecuzione finale è stata da me progettata e realizzata con una speciale dedica ad un caro amico scomparso qualche anno fa: Guglielmo Achille Cavellini che, ne sono sicuro, avrebbe amato questo progetto.
Onda Sonora… una silenziosa musica che ognuno potrà far risuonare con la propria sensibilità.
Ruggero Maggi


©Archivio Internazionale ”TACCUINI D’ARTISTA” di Donato Di Poce
Alunni Scuola Media Capistrello | Antonucci Alessandro | Apostolo |Baj Marco | Barone Nino | Bencini Ennio | Boschi Anna | Casiraghy Alberto | Colnaghi Franco | Corsitto Carmela | Crisanti Giulio | De Santis Scipioni Fabio | Di Poce Donato | Dossi Fausta | Farina Cinzia |Gabriele Sergio | Gismondi Federico | Izumi Oki | Lauria Anna | Lentini Alfonso |Lorandi Tania | Magnabosco Nadia | Marra Max |Martin Monica | Mesch Maria | Miglietta Enza | Milot Mirashi Alfred |Minedi Gabi + Patrizio Maria | Orazio Gaetano | Pace Achille | Pacifico Maya | Prota Giurleo Antonella | Ragozzino Luciano | ReaMauro | Ronzoni Giovanni | Rosi Chiara | Sangermano Paolo | SantoliLeonardo | Sbarbati Stefania | Schatz Evelina | Sinisi Franco | TalòRaffaello | Tamegaya Fumiyo | Zola Betty

Grupo Gralha Azul
Araújo, Darmeli | Marasca Soccol Ermínia | Sperandio Balconi Jane | Gutierrez Luiza | Ecker Koehler Jeanete | Kronbauer Jussara Leite | Presotto Vera | Luzzatto Tania | Fogliato Lima Therezinha | Damasceno Ferreira Maria Julieta | Caruso Mara | Caetano Sirlei | Toniolo Kuhn Maria do Carmo | Bergamin Marithê

Libro collettivo donne "Presenze"
Caporaso Angela | Bossi Cecilia | Fatone Nunzia | Mabi Col

Libro collettivo donne "Musica divina"
Bilar Lucia| Bossi Cecilia | Carcaro Mirta | | Di Palma Renata | MabiCol | Toffolon Paola

Libro collettivo
Caccavale Alfonso | D’Antonio Antonio

Artisti ospiti Mail Art Project TRENTATRE PIU 5 Edizione
di Antonio Conte
Bacchilega Anna | Bana Sabela | Baroni Vittore | Basin Ilya Semenenko | Baudet Richard | Beeke Lutz | Besozzi Alejandra | Biral Lucia | Bressa Carmen | Bossi Cecilia | Bulla Valeria | Caccavale Alfonso | Cazzaro Maria Teresa | Cohen Ryosuke | Colella Angelo Nge | Conte Antonio | Correnti Enzo | Brhuno Waam Mru Debenedetti | De Marchi Antonio | Di Palma Renata | Farina Cinzia | Fierens Luc | Finazzi Mimicha | Follin Maurizio | Fuhrmann Thorsten | Guerra Valentina | Guroga | Venezuela Alexandru Jakabházi | Jakabhazi Eduard | Kata Marosi | Ildiko Bir | Leti Vanna | Lentini Alfonso | Limongelli Pierpaolo | Lo Gerfo Mariano | Longo Lucia | Lopez Muro Maya | Luigetti Serse | Ma Rea | Mabi Col | Marcuse Morice | Martell Rebecca | Masiello Annamaria | Mastromauro Daniela | Meral Agar | Neri Barbara | Pennacchi Walter | Patrickt Joey | Patrone Gennaro | Paz hilada | Piroska Hoervath | Piscitelli Luca | Poclage Poul | Ripari Ina | Romualdo Luciano | Aranyi Sandor | Sassanelli Antonella| Sanseruerino Sergio | Scala Roberto | Schumacker Lars | Storto Ivana | Strada Giovanni e Renata |Untzilla Mikel | Vanfiori Eugenio | Velasco Stella Maris | Verdi Raj | Vesovic Dragana | Valle Antonio


Biennale del libro d’artista, Vª edizione
Dal 5 luglio al 20 luglio 2019
Orari: dal lunedì al sabato dalle 10.00 alle 18:30
Enti Promotori: LineaDarte Officina Creativa
In collaborazione con: Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli

Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore
piazza S. Domenico Maggiore
Napoli

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Lee Iacocca, Allentown, 15/10/1924 – Bel Air, 2/07/2019

Lee Iacocca, all'anagrafe Lido Anthony Iacocca, (Allentown, 15/10/1924 - Bel Air, 2/07/2019), è stato un manager statunitense di origini italiane, noto soprattutto per il salvataggio della Chrysler negli anni ottanta.
Fu presidente e amministratore delegato della Ford e poi della Chrysler dal 1978 e presidente del consiglio di amministrazione dal 1979, fino al suo ritiro alla fine del 1992.
Partecipò alla progettazione della Ford Mustang, la Continental Mark III e la Ford EscortFu uno dei più stimati uomini d'affari del mondo e un appassionato sostenitore delle esportazioni americane durante gli anni ottanta.
Per la Chrysler introdusse alcuni modelli di auto piccole, compatte e economiche, i cui progetti in precedenza erano stati rifiutati dalla Ford e che invece ebbero un grande successo.
Autore o coautore di alcuni libri, fra cui Iacocca: An Autobiography ("Iacocca: un'autobiografia", con William Novak), vendette 7 milioni di copie, e Where have all the Leaders Gone? ("Dove sono finiti tutti i leader?"), si parlava di lui come possibile candidato alla Casa Bianca.

Quando ero direttore del mensile Mondobit (tascabile di cultura informatica, con una tiratura iniziale di 23.000 copie, Fininvest Comunicazioni Editore) ero riuscito ad avere nel 1986 un'intervista esclusiva mondiale dalla nostra corrispondente da NewYork  Silvia Kramar sulla sua visione del futuro, dopo il salvataggio della Chrysler.

 
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Quadrilegio NOW-Aspettando il 2020, Spazio BLL, Manfredi, Maura Ferrari Interior Design, Galleria Alphacentauri, Studio Giovanna Scapinelli, Parma. dal 31/05/2019 al

Presentato alla stampa il 30 maggio nello Spazio BLL di piazzale Borri il programma della rassegna d’arte Quadrilegio 2019-NOW, aspettando il 2020.
Per l’ottavo anno consecutivo propone un percorso di opere contemporanee in 4 antichi spazi privati aperti per l’occasione +1: l’arte di adesso tra storia e futuro
Inaugurazione contemporanea in tutte le sedi il 31 Maggio 2019 ore 19.30.
La conferenza è stata moderata dalla giornalista economica Patrizia Ginepri che ha sottolineato “la forte sinergia e l’entusiasmo all’interno del gruppo che da 8 anni organizza un evento sempre più innovativo nei borghi del centro,ospitando decine di artisti e pronuovendo eventi in palazzi storici e location suggestive. Non solo. Quest’anno si può già cogliere, lo spirito e l’entusiasmo con cui si sta organizzando il corposo pacchetto di iniziative che verranno inserite nel programma di Parma 2020. La cultura ci salverà-ha concluso-Un auspicio per una città che merita il ruolo centrale nel panorama culturale dell’intero paese per la ricchezza di proposte e di energie e la magia di Quadrilegio è proprio la contaminazione di diverse arti contemporanee negli spazi storici che appartengono all’intero tessuto sociale della città”.
Flora Raffa, dirigente dell’Assessorato alla Cultura di Parma, ha sottolineato l’intento dell’amministrazione di costruire una forte sinergia con le realtà imprenditoriali locali per una nuova visione condivisa di identità culturale della città.
Francesca Velani
, coordinatrice di Parma2020: “Un progetto che ha perfettamente interpretato il tema del dossier Parma2020 e mira a costruire una vera e propria rete culturale sul territorio in vista della celebrazione di Parma Capitale della Cultura ma anche oltre. Un vero e proprio sistema che non è solo un punto d’arrivo ma di partenza per il dopo 2020. Contemporaneo è NOW e dall’oggi parte una rigenerazione del tempo indispensabile per costruire una strada del futuro.La tappa dell’anno venturo è un vero stop&think per ragionare insieme sulla Parma che vogliamo raccontare dal 21 in poi. Insieme”.
Giulio Belletti, fondatore di Quadrilegio insieme a Simona Manfredi, Maura Ferrari e Marina Burani, ha voluto ricordare la nascita di Quadrilegio, giunto ormai all’ottava edizione, dall’idea di quattro amici, professionisti in diversi settori, di voler condividere con la propria città la passione per l’arte contemporanea ma con linguaggi e caratteristiche personali che aggiungono valore alla manifestazione proponendo scelte e racconti differenti in un unico contenitore condiviso.

5 spazi, 25 artisti, cinema d’autore, eccellenze enogastronomiche del territorio, spettacoli di danza e molto altro per raccontare uno spicchio di Parma verso il 2020.

Quadrilegio
è la dimostrazione di quanto i privati possano concorrere in modo determinante nel sostenere la Cultura. La formula della "contaminazione" è vincente nella proposta di aprire ad artisti di tutt'Italia studi privati in antichi palazzi nobiliari e anche in una chiesa sconsacrata. Una magia che invita a scoprire una Parma nascosta, intima. Una pausa di riflessione e silenzio che dimostra come l'arte possa essere uno strumento per stimolare a meditare, riflettere e crescere.

La rassegna Quadrilegio è inserita nel programma ufficiale del Comune di Parma per le celebrazioni della Capitale Italiana della Cultura 2020 e vincitrice del bando ‘Reti d’arte’della Fondazione Cariparma.
All’insegna del rispetto delle storie passate e future, l’edizione di quest’anno di Quadrilegio si ispira al tema dei linguaggi di comunicazione dell’ambiente e delle sostenibilità con un focus sul cambiamento del pianeta e sul ruolo dell’uomo che lo abita raccontato dalla sensibilità visionaria di artisti che traducono l’emergenza in un’opportunità di linguaggio globale.
NOW, un flash di idee e di progetti artistici sul contemporaneo per affrontare il tema dello sviluppo urbano e della sua evoluzione nel corso dei secoli che sarà elaborato e raccontato nell’ottava edizione del 2020, anno in cui Parma rappresenterà la Cultura Italiana con una serie di manifestazioni istituzionali programmate e che vedrà la rassegna Quadrilegio 2020 protagonista con un intero anno di proposte risultate vincenti al bando comunale per la selezione del calendario ufficiale Parma2020.
Per questa edizione le 4 sedi storiche si arricchiscono di uno spazio nuovo sede dello studio di un’artista parmigiana, Giovanna Scapinelli.

QUADRILEGIO 2019 NOW. Senza Tempo
Dal
31 maggio al 3
1/07/2019
Inaugurazione:venerdì 31 maggio ore 19.30 in tutte le sedi LE 5 SEDI DI 
Sedi: Spazio Manfredi di Simona Manfredi - B.go Riccio da Parma 19
BLL di Giulio Belletti - Piazzale Borri
Maura Ferrari Interior Design - Palazzo Pallavicino - B.go G. Tommasini 37
Galleria Alphacentauri di Marina Burani - B.go Felino 46
Studio Giovanna Scapinelli - B.go Felino 31
Parma
Ingresso: libero
Promossa da:​​​ Simona Manfredi, Giulio Belletti, Marina Burani, Maura Ferrari
Informazioni:​​​ T. 0521-235152 - https://it-it.facebook.com/quadrilegio/
Ufficio Stampa: s&ta - seta.uffstampa@gmail.com
Press Officer: Sonia Dametto - soniapress@teletu.it - sonia.dametto@icloud.com - sonia.dametto@gmail.com


LE 5 SEDI DI QUADRILEGIO 2019

Abbiamo cominciato il nostro percorso nello Spazio BLL di Giulio Belletti, fondatore di Quadrilegio. Qui la conferenza stampa e la scoperta di questa iniziativa che quattro professionisti in diversi campi, uniti tutti dalla passione per la bellezza, realizzano ogni anno dal 2012.
Nella bella cornice dell’antistante piazzale Borri, nello spazio ricavato da un’antica chiesa sconsacrata e nel cortile interno sono ospitate le opere di 6 artisti: Davide Dall’Ossoartista pesarese ora in Toscana. La trasparenza, il lasciarsi attraversare e modificare dalla luce, la metamorfosi, sono i colori principali del suo linguaggio scultoreo, che esprime maggiormente attraverso la fusione dei policarbonati. Ha esposto in USA, Francia, Olanda, Svezia, Regno Unito, Germania, Belgio, Svizzera; Toni Alafanografico pubblicitario e artista milanese trapiantato a Siena. La sua è una ricerca pittorica introspettiva rivolta all’esplorazione della profondità dell’animo umano che negli ultimi tempi lo ha portato a realizzare opere stratificate dipinte a carboncino tirato a mano con velature di bitume e poi trattate con l’antica tecnica di restauro del Descialbo, letteralmente “strappare via”; Raffaele Pennafoggiano ma da anni a Varese. La sua ricerca espressiva passa attraverso l’utilizzo di materiali sempre nuovi (corde, stracci, gommapiuma garze e fili di lino) che diventano parte integrante delle sue opere. Ha esposto in Italia e all’estero a Lugano, Parigi, Stoccarda, e Philadelphia; Giovanni Melegari, artista nato a Parma nel 1951, ha all’attivo numerose personali dagli anni ’80 fino al 2007. Per diversi anni ha diretto a Parma una sua scuola di pittura da lui fondata; Fabi Bandini, artista parmigiano, la sua è una pittura vivace e incisiva, concettualmente sempre attuale e provocatoria anche se nei tratti fresca, quasi infantile. Le sue installazioni sono in mostra a Quadrilegio fin dalle prime edizioni; Umberto Squarcia Jr., architetto e artista parmigiano, da diversi anni vive e lavora a New York. L’architettura e il campo delle varie espressioni d’arte sono state e sono tuttora l’ispirazione primaria per i processi creativi dell’artista. Ha esposto a New York, San Francisco, Parma, Roma, Cortina, Bologna, Monaco, Milano.


Maura Ferrari Interior Design - Palazzo Pallavicino - B.go G. Tommasini 37
Due gli artisti ospiti al piano terra dello straordinario Palazzo Pallavicino:
Artisti: 
Roberta Busato crea modellando un impasto dalla formula completamente naturale, lavorato e seccato a crudo, frutto di una lunga ricerca personale. Dall’osservazione del materiale nasce la serie di “Teste crude “un ciclo di lavori in cui è trascritta una femminilità condensata: nel gusto del particolare, nel piacere tattile di una materia che possiede colori diversi in base alla morfologia del luogo di provenienza, alla composizione organolettica della terra. 
...scaturiscono forme esteriormente lontane ma l’Humus che appartiene a tali figure, è il medesimo terreno sul quale oggi edifichiamo e poggiamo noi stessi. Confini, moduli, angolature che riecheggiano in presenze dense e silenziose e che si innalzano come guerrieri. Sono opere “aperte”, libere dall’accordato, tese in un flusso continuo del tempo.” (Roberta Busato)


Giuseppe Biagi è nato a Viareggio nel 1949, dove vive e lavora.
Biagi vuole farci percepire l’enorme, dilatata, incommensurabile ampiezza dello spazio e insieme vuole darci l’idea di un tempo senza fine. Nelle sue opere c’è una cultura d’immagine che però deve aver pesato su Biagi, una cultura dove conta la dilatazione, la dissoluzione delle forme e la scoperta di un ripetitivo, alienato quotidiano. Quella che in realtà Biagi oggi dipinge è la storia del proprio isolamento e delle capacità di leggere anche negli altri questa tensione, questa ricerca umana. Pittura dunque per narrare la solitudine” (Arturo Carlo Quintavalle)


Spazio Manfredi di Simona Manfredi - B.go Riccio da Parma 19
Arricchito dallo splendido giardino interno, ‘interventi’ artistici di 9 artisti contemporanei che ‘contaminano’ con linguaggi espressivi differenti gli ambienti dello storico palazzo con esposizioni di opere nell’ingresso, nel cavedio, in giardino, nel cortile interno e nei due negozi che si affacciano sulla via. 
Artisti: 
Nicola Evangelisti, nato a Bologna nel 1972, dalla fine degli anni Novanta ha sviluppato un percorso artistico caratterizzato dall’uso della luce artificiale e incentrato su temi scientifici e cosmologici; Greta CominottiE’ proprio la possibilità di realizzare un sogno che rende la vita interessante” (Paulo Coelho). Autodidatta, si considera un’EcoArtista. Crea opere riciclando bottiglie PET e altri materiali; Alex PinnaLa scultura per me è un linguaggio necessario, un corpo a corpo, tra materia ed idea in un territorio un cui l’aspetto manuale del lavoro è molto magico, anche perchè conduce a molti incidenti di percorso, che portano a continue scoperte e inaspettate evoluzioni.”; Otto GrozniNegli anni ha fatto un po’ di tutto: illustrazioni, convention di Street Art, installazioni temporanee, lampade e soprattutto oggetti con materiali poveri e di recupero. Le attività di cui si occupa e i progetti che realizza possono sembrare apparentemente lontani ma, in realtà, il suo approccio non cambia: sperimentare nuove tecniche, integrare discipline differenti e confrontarsi sempre con altre realtà e persone; Erresullaluna e Chuly Paquin si interessano a temi mitologici e classici, alle origini religiose e non della cultura italiana ed europea, e a tutto ciò che riguarda l’uomo nella sua dimensione conscia e inconscia. ‘Nessun giorno senza un passo’ Cosa succede quando il passo diviene danza? Che un gesto normale, come il camminare, si trasforma in una formula plastica, un preciso cerimoniale, una danza. Il gesto più banale viene trasportato verso una personificazione di tale intensità, che non cessa di danzare, di muoversi, di fuggire, come la figura per eccellenza del desiderio: la NinfaFilippo Negroni. Nei sui pugili si notano le tumefazioni nei volti causate da incontri di pugilato di una violenza inaudita, che vogliono evidenziare le avversità che la vita a volte ci presenta. Sono le cicatrici interiori, quelle che hanno segnato l’anima della persona e che hanno creato il carattere e la personalità di un individuo. In queste sculture Il corpo è rappresentato con un obelisco che simbolicamente manifesta la forza e la potenza della persona, di conseguenza la capacità di entrare dentro l’anima per curare tutte queste ferite profonde. Tutti i materiali usati per creare queste opere provengono da epoche passate, ferro antico ossidato dal tempo, legno tarlato e terra cotta che riprende le società antiche per evidenziare la forza del tempo passato che cura ogni ferita e rigenera l’uomo; Lucia Conversinata a Parma nel 1980, si è laureata all’Accademia di Belle Arti di Brera nel 2004. All’attività di pittore affianca quella di illustratore per prodotti editoriali cartacei e multimediali. Vive sulle colline di Parma. 
Nelle tele di Lucia Conversi l’essere umano è scandagliato e rappresentato nelle sue realtà, da quelle più visibili a quelle più nascoste e sono proprio le zone d’ombra ad essere i nascondigli privilegiati della vita, i cassetti segreti che possono celare le verità più interessanti” (Sara Valente); Lufer. Dagli anni ’90 Lufer si inoltra nella pittura e nella scultura, sperimenta tecniche e linguaggi espressivi diversi realizzando le sue prime sculture e pezzi di arredo. Crea sculture, quadri, lampade, sedute, appendiabiti e tavolini con scarti industriali, Il suo “slogan” diventa “il riciclante ricicla in un istante”, e rappresenta la sintesi del suo “modus operandi”; C999, DUALISMUS (2019)
L’unità è sterile, fecondo è solo il dualismo, l’opposizione, la differenza." (Ludwig Feuerbach) L’opera si compone di una serie di lavori a tecnica mista acrilico/smalto di piccole dimensioni e di una rendizione video artistica che riprende lo stesso tema.
Il dualismo come unità attraverso la coesistenza degli opposti, il bianco e nero, luce ed ombra e l’opera dell’uomo che nella dicotomia si muove, si determina, si schiera.

Nel corso della rassegna sono previsti anche due appuntamenti con il ‘Cinemino di borgo Riccio’ curati da Marco Mazzieri che avranno luogo il 7 e il 14 giugno nel cortile di Palazzo Manfredi e il ‘Ristocinema’in cui contemporaneamente alla visione sarà servita una cena gourmet proposta da Bottega di Parma.
Venerdì 21 giugno invece andrà in scena una performance di danza a cura di Lucia e Francesco Frola.
Il brano che verrà presentato sarà un percorso attraverso la visione di ciò che guardiamo: non solo ciò che il nostro occhio vede ma ciò che percepisce quando ne ha elaborato la sensazione.


Galleria Alphacentauri di Marina Burani - B.go Felino 46
A Palazzo Mambrianiin gli artisti:    
Egor Zigura, vive e lavora a Kiev Ucraina, ha studiato alla National Academy of fin art.
Ha fatto la prima mostra in Italia alla Galleria Alphacentauri nel 2016. Ha partecipato a diverse esposizioni tra le quali: Spectrum Miami 2018 - United Kingdom Londra 2018 - Art Fair Malaga 2017; 
Nikita Zigura, vive e lavora a Kiev Ucraina, ha studiato alla National Academy of fin art. Ha fatto la prima mostra in Italia alla Galleria Alphacentauri nel 2016. Ha partecipato a numerose mostre tra le quali: Art Fair Malaga 2017 - Galleria La Zurbia Granata 2018 - Varsavia Polonia 2019; Patrizia CaravaggioVivo lo scatto fotografico come una specie di scambio, un dialogo tra il mio sè profondo e ciò che questo coglie all’esterno attraverso gli occhi. Quando “sviluppo” una foto, è un po’ come se mettessi a posto la punteggiatura di uno scritto. Il risultato di tutto questo, la fotografia, sarà qualcosa che difficilmente sarei riuscita a dire con le parole, e può anche creare un momento di confronto con chi guarda, un dialogo”; Marina BuraniEtera, la donna evoluta e colta, non mortificava il suo corpo come le altre, poteva frequentare compagnie maschili, e riusciva ad avere un grande potere. Infatti l’unica donna che partecipa ai dialoghi di Platone è Diotima; Andrea Vettori“Nell’alchimia, come “l’uovo dei filosofi“ è ricettacolo della trasformazione interiore da materia grezza a oro. Il serpente è un archetipo universale che rappresenta, in estrema sintesi, le forze cosmiche della natura e la rigenerazione per mezzo di esse. Eros nasce con le ali dorate e mostra l’uovo che conteneva tutto il cosmo e le sue creature”.


Studio Giovanna Scapinelli - B.go Felino 31
L’artista espone le sue opere.
Così, il volto o l’oggetto escono da fondali misteriosi… e le figure, tutte “scolpite” nei rossi “infernali”, dalle tavole sulfuree dei gialli delle coscienze; con i neri del passato a scandire ed equilibrare severamente le luci radenti dell’intelletto. È un mondo coerente nelle forme e tagliente nei significati, dove i personaggi protagonisti, in un ambiente apparentemente vuoto, ma in cui anche un muro respira come un essere umano, attendono, forse “attendono Godot”, probabilmente se stessi perché è la letteratura, la parola scritta, che li ha generati. Una incisiva pittura letteraria, quindi, in cui l’unica preoccupazione può apparire la difficoltà (e poi l’inutilità) della vita”. (Tiziano Marcheselli)

 


Oltre 130 appuntamenti a ingresso libero, più di 50 eventi in 30 luoghi diversi a Parma e in provincia dal 21 settembre al 20 ottobre 2019, per stimolare, creare e condividere un’atmosfera festosa che abbracci ed emozioni contagiosamente chi vive e chi visita le terre del maestro in occasione del Festival Verdi.
Questo l’obiettivo di Verdi Off, la rassegna di appuntamenti collaterali al Festival Verdi, quest’anno alla sua IV edizione, che il Teatro Regio di Parma realizza con il Comune di Parma e con l’Associazione Parma, io ci sto!, sponsor Parmacotto, Engel&Völkers, offrendo occasioni diverse di incontro e scoperta della musica e dell’opera di Giuseppe Verdi a un pubblico ampio e di ogni età, alle famiglie, ai giovani, ai bambini e a coloro che si trovano in luoghi di cura e negli istituti penitenziari.
La presentazione si è tenuta nell'Hub Cafè di piazzale Bertozzi alla presenza di Anna Maria Meo, direttore generale del Teatro Regio, Barbara Minghetti, programmazione eventi del Regio, e l'imprenditore Andrea Chiesi.

 

VERDI OFF 2019 - IV edizione - dal 21 settembre al 20 ottobre 2019
Divertirsi insieme scoprendo e riscoprendo Giuseppe Verdi fuori dai teatri, in modo nuovo, lieve, giocoso, aperto, scanzonato.
Oltre 130 appuntamenti a ingresso libero in 30 giorni, più di 50 eventi in oltre 30 luoghi diversi, in occasione del Festival Verdi
Parma e dintorni
21 settembre – 20 ottobre 2019
IV edizione

Oltre 130 appuntamenti a ingresso libero, più di 50 eventi in 30 luoghi diversi a Parma e in provincia dal 21 settembre al 20 ottobre 2019, per stimolare, creare e condividere un’atmosfera festosa che abbracci ed emozioni contagiosamente chi vive e chi visita le terre del Maestro in occasione del Festival Verdi. Questo l’obiettivo di Verdi Off, la rassegna di appuntamenti collaterali al Festival Verdi, quest’anno alla sua IV edizione, che il Teatro Regio di Parma realizza con il Comune di Parma e con l’Associazione “Parma, io ci sto!”, sponsor Parmacotto, Engel&Völkers, offrendo occasioni diverse di incontro e scoperta della musica e dell’opera di Giuseppe Verdi a un pubblico ampio e di ogni età, alle famiglie, ai giovani, ai bambini e a coloro che si trovano in luoghi di cura e negli istituti penitenziari.
Le novità in programma in questa quarta edizione la caratterizzano nel segno della relazione e dell’integrazione. L’inaugurazione il 21 settembre sarà con una coinvolgente Verdi Street Parade che partendo dal Teatro Regio di Parma raggiungerà il cuore dell’Oltretorrente cittadino, per concludersi poi con una festa in Piazza Duomo. E proprio nel cuore dell’Oltretorrente sorgerà lo chapiteau del Verdi Circus, dove ci si potrà incontrare per assistere insieme a concerti, spettacoli, incontri.
Verdi off si conferma come l’occasione di abitare e vivere nel nome del Maestro i luoghi più belli e unici della città: il greto del torrente Parma, il Labirinto della Masone di Fontanellato, l’Auditorium Paganini di Renzo Piano, la cripta del Duomo di Parma, il Ponte Romano, la Camera di San Paolo, i cortili, le strade, le piazze e le case della città ducale, animate da teatro di figura, spettacoli itineranti, giostre musicali, recital, concerti corali, danza contemporanea, con protagonisti giovani artisti, musicisti, attori, un’intera famiglia di cantanti, padre, madre e cinque figli, in progetti che aprono il cuore all’incontro con gli altri, in musica.
Tanti gli appuntamenti divenuti già un classico della rassegna, che sono confermati anche per Verdi Off 2019: i concerti “davvero” da camera di Un recital in salotto dove la musica verdiana varca gli usci delle case per risuonare nell’intimità degli spazi casalinghi; le passeggiate dal sapore ottocentesco in Carrozza con Verdi dal Teatro Regio al Palazzo Ducale attraversando il Parco; l’appuntamento quotidiano alle ore 13.00 sotto i fornici del Regio per ascoltare le arie cantate dal vivo del Cucù verdiano; la sfida Verdi Rap dei giovani cantanti che dovranno reinterpretare un’opera verdiana, quest’anno Rigoletto, in chiave rap; il pic-nic al Parco Ducale con dress code tricolore per un momento di condivisione e convivialità accompagnato da musica e danza.E poi ancora nuove sfide e nuovi spettacoli, concerti, mostre, installazioni, dj-set, incontri, proiezioni, progetti speciali per portare il Festival fuori dai teatri, per condividere l’emozione di ritrovarsi nel nome di Verdi e diffondere la grandezza e la passione dell’uomo e dell’artista in modo lieve, giocoso e aperto, anche laddove la musica è solo apparentemente distante o irraggiungibile.

INAUGURAZIONE
Dopo aver posto l’attenzione nelle precedenti edizioni sull’innovazione e la tecnologia in rapporto agli spazi urbani, l’inaugurazione di Verdi Off 2019 vuole esaltare l’importanza della relazione sociale e umana. Sarà quindi una divertente e variegata Verdi Street Parade, commissione di Verdi Off in prima assoluta, a coinvolgere il pubblico il 21 settembre dalle ore 18.00 in una festa in musica itinerante che invade strade e piazze dell’Oltretorrente, partendo dal Teatro Regio, per concludersi in Piazza del Duomo alle 22.30 in un percorso ricco di sorprese. Protagonisti della serata, a cura di Giacomo Costantini e del Circo El Grito, attori, musicisti, cantanti, ballerini, circensi, bande, cori, performer, orchestre, che si alternano fino a sera, invadendo le strade chiuse al traffico per l’occasione con performance e concerti dedicati al Maestro e alle sue opere, reinterpretate attraverso i linguaggi più diversi e trasversali, dando vita a un grande spettacolo itinerante sotto le stelle, che coinvolge anche associazioni musicali e culturali, esercenti commerciali e ristoratori. Alla parata parteciperanno attivamente tutti coloro che, accogliendo l’invito della call promossa da Verdi Off, hanno candidato la propria performance artistica ispirata a Verdi.

VERDI CIRCUS
Dal 21 settembre al 6 ottobre 2019, Piazzale Picelli, nel cuore dell’Oltretorrente cittadino, sarà animato dallo chapiteau del Verdi Circus, commissione di Verdi Off in prima assoluta, a cura di Circo El Grito in collaborazione con Teatro Necessario. Nel grande tendone di Verdi Circus l’arte circense incontra il melodramma, due linguaggi diversi, uniti da curiose affinità poetiche, storiche e culturali nello spettacolo, con le musiche di Giuseppe Verdi e la scrittura scenica di Giacomo Costantini, Il Cigno di Busseto e il pavone indiano, che ripercorre la vicenda del pavone regalato a Verdi dal sindaco di Busseto: il Maestro, anziché lasciarlo scorrazzare nel giardino di villa Sant’Agata, pensò per lui un altro destino. Scopritelo con noi!
I biglietti-invito per le 11 recite in programma sono offerti da partner e sponsor del Festival Verdi e potranno essere ritirati in loco, fino a esaurimento posti, un’ora prima dell’inizio.

LE NOVITÀ DI VERDI OFF 2019
Tante le novità della quarta edizione di Verdi Off, nel segno del teatro di figura, spettacoli itineranti, giostre musicali, concerti corali e per organo, danza contemporanea, con protagonisti giovani, artisti, musicisti, donne migranti e native, un coro di rifugiati.
Verdi e il cane infernale, lo spettacolo di burattini con protagonisti Verdi, Wagner e il feroce cane Tannhäuser sarà in scena nel greto del torrente Parma. Una storica tragedia lo spettacolo a cura di Teatro del Cerchio, ispirato all’opera I due Foscari, è ambientato nel suggestivo Labirinto della Masone a Fontanellato. Venezia e i suoi canali, l’amore per la propria città e un verdetto iniquo, i temi dell’ingiustizia e della reclusione si snodano sulle note di un violoncello e attraverso le parole, quasi sussurrate, di due narratori che si sono “perduti” in un labirinto di ipotesi. In Piazzale Inzani Casa Verdi, musica e parole per raccontare l’uomo, l’artista, il contadino, il mecenate e il politico, a cura di Club dei 27 e con i Cantanti del Conservatorio “Arrigo Boito” di Parma. In Coro a Palazzo il concerto del Coro dell’Opera di Parma con un programma interamente dedicato alle pagine più amate e conosciute del repertorio verdiano. All’Auditorium Paganini i protagonisti dell’acclamata serie televisiva La Compagnia del Cigno, allievi del Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, si raccontano in uno speciale concerto che li vede interpreti dalla finzione alla realtà, musicisti prima che attori, presentarsi in un reale sodalizio musicale, frutto del percorso formativo e artistico che li ha portati all’esordio della propria carriera. Presso la Camera di San Paolo Luisa Miller. La signora della canzone italiana, una rilettura a cura di Teatro del Cerchio dell’opera verdiana dedicata alle donne, attraverso i testi di Schiller intrecciati alle parole e alle melodie che hanno reso celebre in tutto il mondo la canzone italiana degli anni ’60 e ’70. Nella Cripta del Duomo di Parma, in collaborazione con la Diocesi di Parma, Torniamo all’antico… il Gruppo Vocale Famiglia Sala, padre, madre e cinque figli: un’intera famiglia - caso unico nel panorama della polifonia vocale - in uno speciale concerto che traccia un percorso nella storia della musica sacra, da quella moderna alle sue radici antiche, con un doveroso omaggio a Giuseppe Verdi. Al Ponte Romano e alla Chiesa di san Ludovico due appuntamenti con Mors! sulle musiche della Messa da Requiem di Verdi uno spettacolo di danza contemporanea sul tema della solennità della perdita, un viaggio dove la musica, potente e struggente, è la guida per confrontarsi sul paradigma della vita. Commissione di Verdi Off in prima assoluta Il rifugio della sabbia. Intime nostalgie dal Nabucco, in scena un gruppo di donne di tutto il mondo, vecchie e nuove cittadine, migranti e native, insieme a un coro maschile di rifugiati, che come in Nabucco, guardano alla terra lasciata e alla terra ritrovata per ridisegnare relazioni, storie, idee, pensieri e per intercettare i cambiamenti in atto. L’esilio come smarrimento e perdita, ma anche come condizione di salvezza e rinascita che sembra annunciare il mondo di domani. In Viva Verdi! Un’intervista impossibile a Giuseppe Verdi, a cura di Fabio Larovere, un approfondimento sugli anni cruciali della storia d’Italia, di cui la musica del Maestro è considerata l’ideale colonna sonora, sfidando il mito per restituire all’esperienza umana e artistica del grande compositore la sua umanità, fatta di tradizione, passione e talento. Una giostra musicale, una speciale bilancia fatta di musica e persone su cui provare l’ebrezza di roteare e fluttuare sospesi nell’aria, sospinti da melodie verdiane suonate al pianoforte, è La dinamica del Controvento a cura di Teatro Necessario in coproduzione con Tutti Matti per Colorno e Compagnie Grandet Douglas. Un ciclo di concerti per organo a cura dell’Accademia Organistica di Parma con formazioni strumentali e orchestrali sempre diverse: Voices and Pipes, Drum and Pipes, English Pipes, Symphonic Pipes.

I CLASSICI DI VERDI OFF
Tornano gli appuntamenti divenuti già un classico irrinunciabile di Verdi Off. I concerti di Un recital in salotto, grazie a coloro che accoglieranno l’invito a mettere a disposizione per qualche ora la propria casa e il proprio pianoforte per un recital lirico con gli allievi del Conservatorio di Musica “Arrigo Boito” e il coordinamento musicale di Donatella Saccardi. Ogni giorno alla stessa ora e per tutto il Festival Verdi, si rinnovano gli applauditi appuntamenti con il Cucù verdiano dai fornici del Teatro Regio, un momento speciale per emozionarsi e lasciare che le più celebri arie verdiane interpretate sul balcone dai giovani cantanti del Conservatorio “Arrigo Boito” di Parma accompagnati al pianoforte interrompano la frenesia della quotidianità. Un cestino colmo di prelibatezze e tanta voglia di stare insieme e divertirsi è tutto ciò che è richiesto per vivere un momento di amichevole convivialità in Bianchi Rossi e Verdi, il pic-nic al Parco Ducale organizzato da Parma 360° Festival, con dress code tricolore, accompagnati da musica e performance dal vivo. L’irrinunciabile passeggiata Con Verdi in carrozza, un tuffo nel passato, il giro turistico in carrozza con un cocchiere in livrea, partendo dal Teatro Regio, attraverso il Cortile della Pilotta per avventurarsi nel Parco Ducale. Giunge alla terza edizione il concorso Verdi Rap, a cura di Cristina Bersanelli e Chiara Bella, che unisce il mondo dei giovani a quello dell’opera lirica. In un palcoscenico all’aperto, immersi nel verde del Parco Ex Eridania, uno dei più belli di Parma, i dieci rapper che si saranno guadagnati la finale con i loro inediti ispirati a Rigoletto si sfidano davanti al pubblico e alla giuria presieduta dal rapper Mastafive. A tenerli a battesimo, un super ospite, il cui nome sarà rivelato solo quella sera. In Un palco all’opera col Club dei 27, Giuseppe Verdi, le sue opere, i protagonisti e le loro storie, raccontati dalle opere in persona, ovvero dai soci del Club dei 27, il gruppo di appassionati verdiani di Parma celebre nel mondo. Sempre con loro la visita speciale Alla scoperta del Club dei 27, un luogo intrigante e denso di passione.

IN NOME DI VERDI ALLA SCOPERTA DI PALAZZI, CHIOSTRI, MUSEI
Si rinnovano anche gli appuntamenti con Verdi in Oltretorrente i concerti organizzati in collaborazione con il Comitato Oltretorrente per portare la musica del Maestro (e non solo) “de dla da l’acqua”, nel centro storico e nei principali quartieri della città; i Verdi Recital, arie, duetti e brani delle opere verdiane interpretate dei solisti dell’Accademia Verdiana al Circolo di lettura e conversazione, alla Rocca dei Rossi e a Palazzo Bossi Bocchi-Fondazione Cariparma; in Danze verdiane allo CSAC a cura di Società di danza Parma, all’ombra dell’Abbazia di Valserena, in un vortice di cappelli a cilindro e  crinoline, coppie di ballerini in costume d’epoca danzano su alcune delle più celebri pagine del repertorio ottocentesco, trasformando lo spazio in una grande sala da ballo; al Chiostro ex Convento San Cristoforo: Tramonto verdiano, in attesa dell’imbrunire un concerto di musiche verdiane riarrangiate per un quartetto di sassofoni; un pomeriggio di musica e di festa con sinfonie, marce e fantasia delle opere verdiane con Verdi Band; Musica al Museo Glauco Lombardi un viaggio nel repertorio musicale da camera, fonte di ispirazione per generazioni di compositori che hanno creato melodie immortali entrate nel cuore di tutti; solcati i portoni della Chiesa di San Ludovico, prende il via il Gala in nero, con musica live, photo corner, aperinoir e tante sorprese, con dress code obbligatorio total black; al crepuscolo saranno gli straordinari allestimenti sonori de Il Rumore del Lutto, giunto alla XIII edizione, a traghettare il pubblico in un tempo divenuto infinito; Sguardi in scena il progetto di Roberto Ricci, fotografo del Teatro Regio di Parma che offre al pubblico dei passanti un racconto fatto di molte storie: emozioni, sentimenti, pensieri negli sguardi degli artisti in scena, raccolti dal vivo dai palchi di proscenio del Teatro; la Festa di chiusura di Verdi Off, per concludere insieme la quarta edizione di Verdi Off all’insegna della musica e del divertimento.

PROGETTI SPECIALI
Anche quest’anno l’emozione della musica verdiana e lo spirito gioioso di Verdi Off varcano i muri del carcere e dell’Ospedale dei Bambini. Presso gli Istituti Penitenziari di Parma, con la partecipazione del Coro dei detenuti dell’Istituto Penitenziario di Parma e dei cantanti del Conservatorio “Arrigo Boito” di Parma, va in scena un’inedita versione dell’opera Nabucco, con l’attore Bruno Stori che cura testi e regia, per creare momenti di condivisione attraverso l’opera lirica. Riservato ai piccoli degenti dell’Ospedale dei Bambini Pietro Barilla e alle loro famiglie, Racconto corale è una storia in musica e parole, per vivere le emozioni del teatro in un luogo di cura e sperimentare la potenza della musica che colma il cuore di gioia, grazie al Coro di Voci Bianche della corale Giuseppe Verdi di Parma diretto da Beniamina Carretta.

CASA DELLA MUSICA E BIBLIOTECHE PER VERDI OFF
Numerosi gli appuntamenti realizzati in collaborazione con la Casa della Musica: Quelle Sere... Sempreverdi divertenti e interessanti documentari dedicati ai lati inediti del genio di Giuseppe Verdi, a cura di Giuseppe Martini, con approfondimenti sulle opere in scena al Festival Verdi attraverso i documenti dell’Archivio storico del Teatro Regio; nell’ambito delle celebrazioni del centenario della morte di Arrigo Boito, la mostra documentaria Boito librettista e compositore a lui dedicata; in collaborazione con l’Associazione Le Verdissime Verdi e Bertolucci: un capriccio per raccontarsi una vera e propria lezione “verdiana” in musica e parole, partendo dall’amore che il poeta Attilio Bertolucci nutriva per il Maestro; Il Suono e il Segno, un concerto speciale con brani celebri affiancati a pezzi di raro ascolto, trascritti per ensemble strumentale.
Il Servizio Biblioteche del Comune di Parma realizza Viva W…Erdi. L’eredià di Verdi e Wagner nei libri e nella musica, un ciclo di incontri e conversazioni intorno al Maestro, Richard Wagner e altri grandi compositori con Leonardo Distaso, Oreste Bossini, Andreina Contessa, Gottfried Wagner, Ludovica Carrara-Verdi, Emanuela Carrara-Verdi, Claudio Ricordi, Carla Moreni, Giovanni Bietti, Marco Capra.

IL PROGETTO VINCITORE DELLA CALL TO ARTISTS
Quattro luoghi, quattro scene, quattro opere che prendono vita nel tessuto cittadino: è “Parma In-scena” il progetto ideato e realizzato da Ilaria Ferrari, Francesco Garulli, Laura Valcavi, Annalisa Zanichelli vincitore della Call to artists Verdi Off, che vedrà dal 21 settembre al 20 ottobre 2019 quattro architetture-simbolo della città di Parma, animarsi con altrettante istallazioni dedicate alle opere in programma al Festival Verdi. A essere protagonisti sono i luoghi: Piazzale Barezzi, Giardini di San Paolo, Piazzale della Pace, Torrione Visconteo, che rievocando le ambientazioni delle opere in cartellone con i colori di Verdi Off e del Festival Verdi, invitano i passanti a prendere parte allo spettacolo. Con la musica, i testi, le interviste e gli approfondimenti sulla trama delle quatto opere, la messinscena è compiuta. 

PARTNER E SPONSOR
Verdi Off è realizzato in occasione del Festival Verdi dal Teatro Regio di Parma con Comune di Parma, Parma 2020 Capitale Italiana della Cultura, “Parma, io ci sto!”. Sponsor Parmacotto, Engel&Völkers.
Si ringrazia inoltre per la collaborazione Conservatorio di Musica “Arrigo Boito” di Parma, Ospedale dei Bambini “Pietro Barilla”, Istituti Penitenziari di Parma, Casa della Musica, Archivio Storico Ricordi, Accademia Verdiana, Teatro del Cerchio, Servizio Biblioteche del Comune di Parma, CSAC Centro Studi e Archivio della Comunicazione, Museo Glauco Lombardi, Labirinto della Masone, Accademia Organistica di Parma, Circo El Grito, Parma 360° Festival, Teatro Medico Ipnotico, AIPO Agenzia Interregionale per il fiume Po, Teatro Necessario, Comitato Oltretorrente, Società di Danza Parma, Gruppo Appassionati Verdiani - Club dei 27, Associazione Le Verdissime, Artemis Danza, Festina Lente Teatro, Vagamonde, Associazione Positive River.
Il Festival Verdi è realizzato grazie al contributo di Ministero per i beni e le attività culturali, Comune di Parma, Parma 2020 Capitale Italiana della Cultura, Reggio Parma Festival, Regione Emilia-Romagna. Major partner Fondazione Cariparma. Main partners Chiesi, Crédit Agricole Cariparma. Media partner Mediaset. Main sponsor Iren, Barilla. Sponsor Opem, Dallara, Unione Parmense degli Industriali. Sostenitori Dulevo, Mutti, Sicim, Smeg, Cantine Ceci, Agugiaro & Figna, La Giovane Advisor AGFM. Con il supporto di “Parma, io ci sto!”. Con il contributo di Diocesi di Parma, Comitato per San Francesco del Prato, Comune di Busseto, Concorso Internazionale Voci Verdiane Città di Busseto, Opera Europa, Camera di Commercio di Parma, Fondazione Monte Parma, Ascom. Partner artistici Coro del Teatro Regio di Parma, Fondazione Arturo Toscanini, Fondazione Teatro Comunale di Bologna, Società dei Concerti di Parma, Orchestra Giovanile della Via Emilia, Conservatorio “Arrigo Boito” di Parma, Barezzi Festival. Sostenitori tecnici IgpDecaux, MacroCoop, Milosped, Grafiche Step, Andromeda’s, De Simoni, Azzali. Tour operator partner Parma Incoming.


Responsabile Area Comunicazione, Editoria e Stampa: Paolo Maier - T. +39 0521 203969 - p.maier@teatroregioparma.it - stampa@teatroregioparma.it - www.teatroregioparma.it

Teatro Regio di Parma,
strada Garibaldi, 16/A
43121 Parma - Italia
 

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