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Archivi categoria : Fotografia

Luigi Gattinara: Una vita in posa, Milano Art Gallery, Milano, dal 26/01 al 13/02/2020

«Un’immagine nasce prima di tutto nella mente, prende forma nell’immaginario, tutto molto prima dello scatto vero e proprio. Esattamente come fa un pittore che, anche quando ritrae la realtà, che è lì davanti ai suoi occhi, la trasforma comunque, perché è un processo che passa attraverso l’intuizione, il cuore e l’anima.»
Luigi Gattinara

Dal 26 gennaio al 13 febbraio 2020 la Milano Art Gallery, Via Andrea Maria Ampére  102, ospita la mostra fotografica di Luigi Gattinara dal titolo Una vita in posa. Si inaugura domenica 26 gennaio alle ore 18.00, con la presentazione del curatore di mostre e grandi eventi Salvo Nugnes, direttore delle Milano Art Gallery.
Diciotto scatti del "pittore della luce" ci raccontano la sua visione caravaggesca della vita.
Una personale che doveva ripercorre le tappe fondamentali della vita fotografica di Luigi Gattinara è diventata ora, per la sua prematura scomparsa, una testimonianza ed un omaggio.
Purtroppo ancora un grande amico ci ha lasciato.
Luigi era sempre disponibile, attento e generoso. Una spinta sempre verso la positività, anche quando le cose di cui gli parlavi non andavano per il verso giusto. Un grande pittore della luce. Raffinato ed elegante. Una persona di cultura con cui era sempre piacevole parlare e individuare nuovi orizzonti.  Ma con lui era bello anche scherzare, oltre a parlare di mostre e d'arte. Con lui e la sua inseparabile moglie Daniela, che amava immensamente, ci si trovava sempre in piacevole armonia. Amante della vita e della bellezza e anche, più frivolmente, della buona e raffinata cucina e del suo immancabile sigaro toscano.
Aperto verso i giovani e anche per questo era nata la Triennale di Fotografia Italiana, che ha dato voce a fotografi di tutto il paese, dando loro la possibilità di essere conosciuti ed apprezzati, senza le maglie di un mondo espositivo spesso raggelato e raggelante. Ci eravamo sentiti lungamente l'altro giorno e avevamo parlato della mostra che si sarebbe inaugurata domenica prossima. Era tutto pronto...
Ora la luce è tutta per te.

Gianni Marussi


La vita è strana: sa sempre come sorprenderti. Soprattutto se penso che fino a qualche giorno fa mi trovavo nel laboratorio del Maestro Luigi Gattinara. Ci siamo rimasti per diverse ore, io e lui. È stato un lavoro certosino che si è protratto per quasi quattro ore ‒ il Maestro d’altronde era un perfezionista ‒ per delineare al meglio il suo percorso artistico, la sua carriera. La mostra antologica che oggi ci troviamo a inaugurare, Una vita in posa, doveva, nelle sue intenzioni, e deve, nelle nostre, illustrare come si è evoluta la sua creatività nel corso del tempo, in anni e anni di studio attento. Perciò questa rassegna è volutamente divisa in sezioni per aiutarci a riviverne gli sviluppi e l’ingegnosità. Le fotografie che adesso vediamo vibrano di luce, pulsano dell’attesa di essere riscoperte. Un po’ ci parlano con dolcezza del mistero che tutti ci portiamo appresso con unicità, quello della vita, con i suoi meravigliosi chiaroscuri. Ci parlano di lui.
Luigi Gattinara era un caro amico, un brav’uomo e un grande artista. Le immagini qui esposte sono la palese dimostrazione del suo spirito, di ciò che andava cercando. La sua attenzione era volta a un bene supremo, immateriale e difficile da ottenere, quello della bellezza. Proprio l’eleganza e la cura del dettaglio, la morbidezza con cui si scivola sulle forme di questi soggetti ci svelano la sua personalità. Luigi Gattinara aveva un animo gentile e allo stesso tempo rigoroso, capace di portare con disinvoltura quel qualcosa di speciale ovunque andasse.
Con i suoi scatti artistici è possibile ripercorrerne la storia e la vita. Si ha la sensazione tangibile che, come queste fotografie sono destinate a restare con noi nel tempo, anche lui lo sia. Queste immagini sono un dono che ci ha fatto. Siamo dei privilegiati perché ne possiamo godere, possiamo ammirare il mondo come lui lo figurava attraverso i suoi occhi. Sappiamo che lì possiamo ritrovare tanto la sua essenza quanto la nostra.
Perché, se siamo fatti di qualcosa, questo qualcosa sono le emozioni. E l’universo che ci teniamo dentro a volte è possibile sfiorarlo delicatamente attraverso uno sguardo. Luigi Gattinara lo sapeva bene e ci insegna tuttora come guardare, come vedere. Ci mostra con che occhi rivolgerci a noi stessi, parlandoci con un linguaggio che gli riusciva splendidamente, quello della fotografia.
Una vita in posa è il suo ultimo progetto, un riassunto del suo operato. Ci teneva in particolar modo alla riuscita della sua personale. Assieme ai suoi famigliari abbiamo scelto di salutarlo dove meglio possiamo ora trovarlo: qui, tra noi, in mezzo alla sorpresa che ancora dobbiamo gestire, in mezzo all’arte e alla bellezza, in mezzo ai nostri ricordi e alle nostre tumultuose e delicate emozioni.

Salvo Nugnes


La rassegna rimarrà aperta al pubblico fino al 13 febbraio, visitabile tutti i giorni liberamente dalle 14.30 alle 19, ad eccezione della domenica.
Per maggiori informazioni è possibile chiamare lo 0424 5252190, scrivere a info@milanoartgallery.it oppure visitare il sito www.milanoartgallery.it.

“La lettura delle straordinarie Nature morte di Luigi Gattinara può utilmente incominciare da quella che appare spunto e insieme simbolo di tutta l’operazione: la parafrasi della Caravagensis fiscella cui egli ha apposto il titolo-chiave “Per gioco”.
Il gioco è duplice: è il divertimento suo, creativo, di ricomporre un canestro di frutta il più possibile vicino a quello raffigurato dal Caravaggio, quindi di fotografarlo da un punto di vista e con un taglio di luce che riproducano al massimo le condizioni in cui operò il pittore; ed è il divertimento di sottoporre la fotografia al nostro sguardo e lasciarci per un momento (anche un lungo momento) spiazzati, nell’incertezza su “che cosa” Gattinara abbia fotografato (quel quadro? un quadro? dal vero?).
La seconda parte del gioco è, ovviamente, la meno importante; l’operazione non vuole essere un tranello ne un trompe l’oeil, se non nel senso nobile assunto con il tempo dell’espressione. Gioco non significa scherzo: è anzi, e qui a pieno titolo, termine collaudato da una lunga consuetudine teorica per indicare l’aspetto libero e liberatorio dell’attività artistica, la sua qualità gratificante.
Così il gioco di Gattinara si è esteso ad altre nature morte, iconograficamente e stilisticamente inseribili nella vasta produzione di genere tra il Sei e il Settecento. Ma egli non rifà specifici modelli, bensì lavora “à la manière de”, senza peritarsi in qualche caso di lasciare evidenti materiali ed oggetti che tradiscono l’attualità delle composizioni.
Lavora in una prima fase come un trovarobe, poi come uno scenografo ed infine ritrae quello che ha organizzato, seguendo in tutte le fasi di lavoro una sua inclinazione di gusto, che specialmente restituisce atmosfere alla Zurbaràn (La zucca, Il cavalletto), talvolta indugia su un descrittivismo più minuto e meno astratto, come delle scuole fiammingo-olandesi, ripropone una sontuosità alla Strozzi (Natura morta con piume) e arriva anche a imitare certe composizioni dell’Ottocento, da romanticismo inglese (Libro con ape, I fiori), più sensuali, a loro volta rivisitazioni dello “still life” seicentesco, o a sedurci del tutto, e inquietarci, con l’esibizione inedita di biscotti che paiono fossili non perché d’apparenza stantia, ma al contrario mineralizzati dal silenzio nella loro impeccabilità (vita silenziosa, appunto, o silenziosa luce). E infine, con un’altra impennata, inventa una metafisica contrapposizione in grigio fra la palpabilità della stoffa spiegazzata e la lucente intangibile forbitezza del vetro (I vetri).
La campionatura è ampia, ma tutt’altro che eterogenea, legata a una ben chiara volontà stilistica. L’idea dello stile parte, ancora, dalla suggestione caravaggesca che costituisce primo avvio dell’operazione; quel Caravaggio che, mentre dichiarava essere compito prima dell’artista il “dipingere bene le cose naturali”, operava poi in condizione di totale artificio, predisponendo in accurate combinazioni i soggetti da rappresentare, collocandoli su sfondi bene studiati, tagliando su di essi la luce opportunamente condotta. L’artificio garantiva la sublimazione totale di soggetti, li consegnava a un significato “altro”.
Gattinara usa qui la fotografia come il mezzo che più ci consente la smaterializzazione delle presenze raffigurate: divenute a maggior ragione astratta bellezza attraverso un procedimento dove l’aspetto materico non è che una pellicola, o velo, o foglio.
Siamo in una situazione opposta a quella che ha caratterizzato la formula iperrealista. epigono del pop-art: quando la pittura, mimando l’immagine fotografica, e quella al massimo standardizzata, dichiarava per ciò stesso l’impossibilità ormai intervenuta di un approccio reale con le cose. Siamo anche, ovviamente, fuori degli aspetti materici della pittura, del suo corpo a corpo con il colore, con cui Gattinara non intende gareggiare.
Unendo una vibrante sensibilità visiva a una ricca e puntigliosa cultura storica, il gusto rievocativo a un estetismo di assoluta godibilità, Gattinara propone immagini allo stato puro: la bellezza del vedere, la bellezza che assumono le cose nell’essere viste. Non sono oggetti reali rappresentati, sono oggetti divenuti immagine (puro spirito, stavo per dire)."

Rossana Bossaglia, storico e critico d’Arte 


Un artista che dipinge con una macchina fotografica
"Luigi Gattinara ha fatto della “natura morta” una forma d’arte riscoprendola attraverso la lente di una macchina fotografica. La sua abilità fotografica ricrea come per incanto la sospesa e sognante atmosfera che, troviamo nella “nature morte” dei grandi maestri (dal Medioevo ai pittori olandesi del 17 ° secolo, Caravaggio e così via).
Guardando gli oggetti inanimati delle sue composizioni, l’intero spettro del genere, provoca un effetto di curvatura spazio/tempo che sposta idealmente l’osservatore in un’altra dimensione e, apparentemente, congela il tempo rendendo le sue opere contemporanee.
Il realismo ottico subisce una trasformazione sottile, modificato dalla luce e dalle sfumature di colore che, diventano una fonte di fascino rendendo difficile il distinguere l’immagine fotografica da quella pittorica.
Gattinara gioca sulla nettezza dei contrasti chiaroscurali e con una forzata selezione di quelli cromatici. Sullo spaesamento delle dimensioni dell’oggetto: con l’intervento di una limitata, a volte solo accennata, presenza di arredo interpreta e significa l’oggetto che ha sotto osservazione. Proprio quello dello sguardo che attraverso l’obiettivo esplora l’ingombro dell’oggetto, ne trova quindi un orientamento sul piano, sceglie un punto di vista ed una grandezza relativa all’inquadratura scelta, alla ricerca di fisionomie nascoste, particolari che una affrettata lettura non può che escludere.
Viene spontaneo, una volta osservato il “ritratto” fotografico, cercarne l’originale ed operare un confronto, cogliere quanto è intervenuto nel passaggio dalla esperienza diretta del volume alla sua conoscenza mediata dallo strumento fotografico, ma credo che la cosa più interessante sia quella non tanto di un raffronto diretto quanto invece di giocare con l’immagine che la memoria ha conservato."

Alberto Veca, Storico e critico d’Arte 

Immagini del quotidiano
"Nel lavoro di Luigi Gattinara vi è un sapiente esercizio fra “memoria dell’antico” e sensibilità per l’attuale, un equilibrio difficile perché è comune cadere, in esercitazioni che si riferiscono a un immaginario passato - nella fattispecie quello seicentesco della natura morta europea - nella citazione puntuale, anacronistica, fra omaggio e nostalgia di un mondo in cui le cose, animate o inanimate, artificiali o naturali, erano “amiche”. 
Nell’occasione “antico” e “nuovo” coesistono felicemente.

Il debito rispetto a quel mondo, dove all’oggetto rappresentato venivano attribuiti, traslati, quei sensi dell’uomo che si andavano indagando anche a livello scientifico, è evidente e volutamente: la ridotta “galleria” può citare “luoghi canonici” del genere pittorico, come “angoli di cucina” o “angoli di studio” romani, spagnoli o dei Paesi bassi, ciascuno può leggere il singolo esito con gli occhi della mente alla ricerca di prototipi o di soluzioni plastiche e luministiche analoghe.
È un esercizio interessante ma non definitivo perché l’occhio di oggi scopre nel soggetto comune, figure, quindi sensazioni e suggestioni altrimenti non considerate per più appariscenti presenze e ingombri. A volte è sufficiente un frammento del tutto perchè la mente possa completare l’immagine data e poi trovare una collocazione, ieri facile e oggi difficile per la dissonanza con ciò che circonda.
Voglio dire che il “silenzio” della natura morta di oggi è in qualche modo “strappato” alla confusione che ci circonda, l’armonioso rapporto fra fondo e figura, dove spesso il primo è ciò che determina la fisionomia dell’intera composizione, è affine ma ben diverso da quello di un tempo perché “controcanto”, in controtendenza rispetto al “rumore” e al disturbo del nostro consumo comunicativo.
Il teatro di posa di Gattinara “assomiglia” al tavolo di studio dove il pittore collocava i propri oggetti per poi riprodurli sulla tela, ma l’analogia è di breve durata perchè il piano o l’alzato dell’oggetto disposto non conosce ulteriori mediazioni per tradursi nell’opera se non quello dello scatto fotografico. 
Sempre e comunque il “qui e ora”, che è il sigillo dello strumento adottato perchè le opere di Gattinara sono prima di tutto fotografie: la scelta dell’artista di adottare tecniche di stampa che permettono la scelta di qualsivoglia supporto è un ulteriore omaggio alla strumentazione dell’oggi e l’esaltazione di uno strumento che invece ha una sua storia, sia pure recente, ma certamente consolidata nella nostra frequentazione dell’immagine.
"

Alberto Veca, Storico e critico d’Arte (per Mostra “Immagini del quotidiano”, Como)


"Nulla è lasciato al caso nelle opere di Gattinara e ogni singolo elemento è caratterizzato da un preciso valore simbolico e quindi indispensabile per l’insieme che diverrà racconto. Tutto è pulito, essenziale, moderno, per nulla carico e con un amore per il dettaglio che non diventa mai didascalico. Si ha l’impressione che la luce che emanano questi “quadri” sia sufficiente a farli muovere, quasi volessero produrre i suoni che le cucine emettono al passaggio delle vivande."

Giorgio Gregorio Grasso
, critico e storico dell’arte


Una chiacchierata con Luigi Gattinara

Giulia Cassini: Lei è romano di nascita ed ha iniziato giovanissimo a fotografare object trouvé sul Lungotevere. Perché era così attratto dalla fotografia?
Luigi Gattinara: La mia passione per la fotografia nasce durante gli anni del Liceo Artistico. L’immediatezza di fissare un’emozione su un ‘supporto’ quasi fosse un foglio da disegno o una tela mi affascinava; era come osservare la realtà attraverso occhi diversi
Giulia Cassini: Come si rimane fedeli a se stessi artisticamente?
Luigi Gattinara: Penso che ‘l’amore’ e la passione per il proprio lavoro siano tra i tanti modi per rimanere il più possibile fedeli a se stessi, sia nella quotidianità professionale -che per me è rappresentata dalla realizzazioni di immagini per l’advertising- sia in quello più personale in cui ritrovo il mio ‘percorso artistico’. Ma alla base di tutto ciò, in entrambi i casi, l’esigenza primaria è la raffigurazione di un pensiero personale e con esso l’emozione che ne scaturisce.
Giulia Cassini: Lei è stato diversi anni a Caracas..Cosa rimane di questa esperienza di vita nella sua ricerca artistica: la poesia unica di questa terra, i parossismi delle diseguaglianze, l’esplosione dei colori?
Luigi Gattinara: Lasciai il mio studio di Roma nel 1977 trasferendomi a Caracas, lì aprii il mio nuovo studio e vi rimasi per parecchi anni, otto per l’esattezza. In quel Paese dove la vita era totalmente diversa da quella frenetica di Roma, presi subito consapevolezza che aleggiasse nella vita di tutti i giorni, nei movimenti, nelle conversazioni, una forma differente di tempo, quasi fosse dilatato, esteso, ed è stato proprio in questo non rincorrerlo che ho trovato lo spazio per cominciare il percorso sulle mie ‘nature morte’. Quella terra, con le sue luci e i suoi colori, violenti e morbidi al tempo stesso, possedeva una sorta di magica alchimia: i suoi incredibili spazi riuscivano a penetrare l’anima e mi permettevano di vestire le mie emozioni in un abbraccio nuovo e sicuramente insolito. Riuscivo a fotografare senza usare la macchina fotografica, perché le sensazioni erano tali e talmente intense che le migliaia di fotografie virtuali diventarono un incredibile archivio mnemonico impresso nella memoria e ancora oggi nei miei ricordi.
Giulia Cassini: Le sue foto famosissime di moda e di still-life quale denominatore hanno in comune?
Luigi Gattinara: Penso che sia sempre la luce l’elemento fondamentale che dà forza all’immagine, in grado di creare il pathos necessario a chi la guarda.

Giulia Cassini

Luigi Castelli Gattinara di Zubiena, era nato a Roma il 13/01/1952 e la macchina fotografica gli consentiva di dipingere con la luce da oltre quarant’anni.
Sin da ragazzo, studente del liceo artistico, ha passato i momenti liberi, fotografando orologi ed oggetti di casa, collocandoli lungo le passeggiate del Lungotevere. 
Le persone non lo interessano: “Hanno una vita, una storia e mi sembra quasi indiscreto fissarle con l’obiettivo. Le cose invece sono interlocutori muti e non condizionano”.
Iniziò così il viaggio che diventa passione e professione, arte e mestiere.
Assieme agli scatti “quotidiani” per l’Advertising (ha collaborato con le più prestigiose Agenzie Pubblicitarie Internazionali) coltivando e custodendo da sempre la passione per i pittori fiamminghi del diciassettesimo secolo, inondando di luce i soggetti delle sue opere e conferendogli una inusuale plasticità tridimensionale. 
Scatti su tela”, qualcuno ha argutamente definito le sue opere.
Negli anni 2000 scopre la passione per i ritratti e cerca di creare una fusione tra le sue luci e l'anima dei personaggi raffigurati che si fondono in un gioco di chiari e scuri come lo è l'anima umana.
Una nutrita serie di personali in Italia e all’estero, fra cui quelle prestigiose di Parigi, Berlino, Mentone, Tokyo, Singapore e New York, hanno confermato Luigi Gattinara come testimone di questo modo d’essere fotografo nell’arte. Dal 2017 è Presidente della Triennale della Fotografia Italiana di cui è fondatore.

MOSTRE

1989 Milano, Galleria Kriterion, Personale, “Still Light
1991 Parigi, L’Antre De Roi Filene, Personale, “Still Light
1992 Milano, Galleria Il Diaframma
1993 Milano, La Tecoteca, Personale, “La teiera del 2000
1993 Bergamo, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Accademia Carrara
1994 Como, Villa Carlotta, assieme allo scultore Alberto Zanrè, “Il Bestiario e il suo Ritratto
1998 Milano, Istituto Europeo, “Il mestiere di Fotografo
1998 Berlino, Personale, “Gattinara in Quarter 206”
2006 Como, Palazzo Natta, Personale, “Immagini dal quotidiano
2006 New York, SoHo, Agora Gallery, “Visions in tune
2011 Milano, Galleria Camera 16, “Kokoro, Mostra fotografica per il Giappone
2012 Milano, Spazio Bossi Clerici, Personale, “Fine Heart - Luce Sensibile
2014 Milano, Spazio Navigli, Personale Pittografia, una mostra bitematica, bipartita
2014 Milano, Enterprise Art Gallery, Enterprise Hotel, Personale, “Gattinara in mostra, Retrospettiva
2015 Milano, Sisal Wincity Diaz, Personale, “Evolution, la sinuosa armonia delle mani
2015 Trezzo sull’Adda (Mi), Centr. Idr. Taccani, “Milano Expo 2015, International Contemporary Art
2015 Varedo (Monza e Brianza) - Villa Bagatti Valsecchi, “Expo 2015, Arte Italiana 
2015 Trezzo sull’Adda (Mi), Centr. Idr. Taccani, “Milano Expo 2015, Biennale della Fotografia, Anno 0
2015 Monza, Villa Reale di Monza - Le cucine di Villa Reale, Personale, “Sapori in posa
2015 Milano, Oliva Gustosa, Personale, “Tra-dire e Mangiare
2016 Milano, MIA Photo Fair, presso lo stand MyTemplArt
2016 Mirano (Venezia), PaRDeS - Laboratorio d’Arte Contemporanea, “Squarci nelle tenebre
2016 Venezia, Art Factory di Tobia Ravà, Dorsoduro, “Squarci nelle tenebre 
2016 Menton (Costa Azzurra - Francia), Galleria Charlotte Art, Personale, “Sapori in posa 
2017 Mirano (Venezia), PaRDeS - Laboratorio d’Arte Contemporanea, “Ritratti di donne 
2017 Cortina d’Ampezzo, Museo Mario Rimoldi, “Il Collezionista, innamorarsi del contemporaneo 
2017 Padova, Mediolanum Art Gallery 
2017 Venezia, Art Factory di Tobia Ravà, Dorsoduro, “Ritratti di donne 
2017 Matera, Galleria “Il Comignolo”, Sasso Barisano, MaterArt
2017 Venezia, Palazzo Ca’ Zenobio, “Lo stato dell’Arte ai tempi della 57 Biennale di Venezia
2017 Singapore, Art Science Museum, “SerpentiForm of Bulgari
2017 Venezia, Palazzo Ca’ Zenobio, Prima Triennale della Fotografia Italiana
2017 Tokyo, Mori Art Center, “SerpentiForm of Bulgari
2018 Piacenza, Castello di Fombio, “Angeli e Demoni
2018 Milano, Spazio “I Vale”, Personale, “Anima Canis
2019 Venezia, Spoleto Pavilion, “Premio Canaletto
2019 Spoleto, Palazzo Leti Sansi, “Premio Modigliani - Spoleto Arte
2019 Matera, Gallery SaxArt, Personale , “I Sassi di Matera incontrano le luci e ombre di Luigi Gattinara
2019 Menton, Palace des Ambassadeurs, BACS- Biennale of Contemporary Sacred Art
2019 Milano, Hotel Excell Milano3, Personale, “Anima Canis 2
2020 Milano, Milano Art Gallery, Personale, “Una vita in posa

 

 

Milano Art Gallery è uno spazio culturale polivalente, creato da Salvo Nugnes, che conta ha cinque sedi: la principale a Milano e poi a Venezia, Spoleto, Bassano del Grappa e Siena. Un luogo d’incontro e di confronto che intende aprirsi ai molteplici stimoli offerti dalla Cultura, un’accogliente pinacoteca multifunzionale nella quale è concessa a tutte le Arti la possibilità di mostrarsi, di esprimersi e di dialogare con il pubblico. Alle Mostre d’Arte s’alternano incontri e conferenze di artisti e intellettuali di ogni disciplina: dalla filosofia alla medicina, dalla letteratura alla fisica e dal teatro al cinema.

Luigi Gattinara e Bruno Melada. Spazio//biennale ha curato la realizzazione delle stampe a pigmenti di carbone e colore su carta Prestige Museum 100% Cotton Natural White (310 gr).

Luigi Gattinara e il suo fidato stampatore Bruno Melada.

Luigi Gattinara: Una vita in posa
Dal
26/01 al 13 /02/2020
Inaugurazione: domenica 26 gennaio, alle ore 18.00

Orari: 14.30 - 19.00, domenica chiuso
Ingresso: libero
Informazioni:
T. 0424 5252190 -  info@milanoartgallery.it - www.milanoartgallery.it - Luigi Gattinara, via Biondelli 9, 20141 Milano, Italy - T. +39 02 89505330 - M. +39 3485240730 -  fotografia@gattinaraluigi.eu  - www.facebook.com/SpazioGattinara/ - Instagram: luigi_gattinara

Milano Art Gallery
Via Andrea Maria Ampére, 102
20131 - Milano

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Letizia Battaglia. Storie di strada, Palazzo Reale, Milano, dal 5/12/2019 al 19/01/2020

“Sono imprigionata nel ruolo di fotografa che ha fotografato la guerra civile nella sua terra. La fotografia l'ho vissuta come documento, come interpretazione e come altro ancora [...]. L'ho vissuta come salvezza e come verità. La fotografia non cambia il mondo, né la mia fotografia, né quella di altri, ma, come un buon libro, può essere una fiammella. Non ho un messaggio, ma una necessità. Non penso al messaggio, quello arriva, forse, dopo. Si tratta di costruire un mondo diverso, di sperare disperatamente. Le parole servono, i libri servono, i film servono. Tutto serve. Anche la fotografia può servire e io ho questo piccolo mezzo.... Mi prendo il mondo ovunque sia.”

Dal 5 dicembre 2019 al 19 gennaio 2020, negli spazi espositivi di Palazzo Reale a Milano, è aperta al pubblico la grande mostra “Letizia Battaglia. Storie di strada”, una grande retrospettiva con oltre 300 fotografie che riscostruiscono per tappe e temi la straordinaria vita professionale di una grandissima fotografa. Un ritorno a Milano che “nel 1971 mi ha accolta e dato le opportunità per decidere della mia vita. Avevo 36 anni e qui, non a Palermo, ho cominciato a essere una fotografa”.

Promossa da Comune di Milano|Cultura, Palazzo Reale e Civita Mostre e Musei, la mostra anticipa con la sua apertura il palinsesto I talenti delle donne, promosso e coordinato dall’Assessorato alla Cultura, che durante tutto il 2020 proporrà iniziative multidisciplinari - dalle arti visive alle varie forme di spettacolo dal vivo, dalle lettere ai media, dalla moda alle scienze - dedicate alle donne protagoniste nella cultura e nel pensiero creativo.
La prima grande retrospettiva, grande e coinvolgente, con oltre 300 fotografie, molte delle quali inedite, Storie di strada attraversa l’intera vita professionale della splendida fotografa siciliana, instancabile nei suoi 84 anni, e si sviluppa lungo un articolato percorso narrativo costruito su diversi capitoli e tematiche.
I ritratti di donne, di uomini o di animali, o di bimbi, sono solo alcuni capitoli che compongono la rassegna; a questi si aggiungono quelli sulle città come Palermo, e quindi sulla politica, sulla vita, sulla morte e sull'amore, e due filmati che approfondiscono la sua vicenda umana e artistica. 
Il percorso espositivo si focalizza sugli argomenti che hanno costruito la cifra espressiva più caratteristica dell’artista, che l’ha portata a fare una profonda e continua critica sociale, evitando i luoghi comuni e mettendo in discussione i presupposti visivi della cultura contemporanea. Quello che ne risulta è un vero ritratto, quello di un’intellettuale controcorrente, ma anche una fotografa poetica e politica, una donna che si interessa di ciò che la circonda e di quello che, lontano da lei, la incuriosisce.
Come ha avuto modo di ricordare lei stessa: “La fotografia l'ho vissuta come documento, come interpretazione e come altro ancora [...]. L'ho vissuta come salvezza e come verità. Io sono una persona non sono una fotografa. Sono una persona che fotografa.”
Francesca Alfano Miglietti curatrice della mostra: “Quelle che il progetto della mostra si propone di esporre del percorso di Letizia Battaglia, sono ‘forme d’attenzione’: qualcosa che viene prima ancora delle sue fotografie, perché Letizia Battaglia si è interrogata su tutto ciò che cadeva sotto al suo sguardo, fosse un omicidio o un bambino, uno scorcio o un raduno, una persona oppure un cielo. Guardare è stata la sua attività principale, che si è ‘materializzata’ in straordinarie immagini”.

Letizia Battaglia con Francesca Alfano Miglietti ©Gianni Marussi

Accompagna la mostra un bel catalogo della Marsilio Editori, con testi di Francesca Alfano Miglietti, Leoluca Orlando, Maria Chiara Di Trapani, Filippo La Mantia, Paolo Ventura.

Letizia Battaglia, Centro Internazionale di Fotografia Palermo © Marilù Balsamo

Letizia Battaglia (Palermo, 1935) è riconosciuta a livello internazionale come una delle figure più importanti della fotografia contemporanea, non solo per i suoi scatti saldamente presenti nell’immaginario collettivo ma anche per il valore civile ed etico da lei attribuito al fare fotografia. Le sue immagini raccontano con passione militante i sanguinosi anni delle guerre di mafia siciliana: in un bianco e nero denso di contrasti, il suo archivio si compone di foto struggenti nella perfezione della loro composizione, immagini lontane da quel clamore che spesso fa parte della cronaca, silenziose e solenni al tempo stesso.
Letizia Battaglia ha raccontato da insider tutta Palermo, per non parlare del contributo dato al teatro, all’editoria e alla promozione della fotografia come disciplina.
Assessore dei Verdi con la giunta di Leoluca Orlando negli anni della Primavera Siciliana, deputata all'Assemblea Regionale Siciliana, editore delle Edizioni della Battaglia, cofondatrice del centro di documentazione “Giuseppe Impastato”.
È la prima donna europea ad avere ricevuto il Premio Eugene Smith per la fotografia sociale a New York (1985) e The Mother Johnson Achievement for Life a San Francisco (1999). Nel maggio 2009 a New York viene premiata con il “Cornell Capa Infinity Award”.  The New York Times la nomina (unica italiana) tra le 11 donne più rappresentative del 2017. E nel 2017 realizza il suo sogno inaugurando il Centro Internazionale di Fotografia, presso i Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo, dove dirige e cura la selezione di mostre e incontri dedicati alla fotografia storica e contemporanea.
È regista, ambientalista, editore delle Edizioni della Battaglia, Fondatrice nel 1991 della rivista "Mezzocielo", bimestrale realizzato da sole donne. Nella lista delle mille donne segnalate per il Nobel per la Pace, è nominata dal “Peace Women Across the Globe”.

"C’è sempre un rapporto emotivo con la realtà che si osserva; spesso sbaglio esposizione, inquadratura: vado avanti lo stesso fino all’immagine giusta, giusta per me; non fotografo quasi mai gli uomini (non mi vengono bene); fotografo le donne, questo sì, anche perché in loro ritrovo me stessa; in ogni caso, in genere fotografo persone; mi avvicino molto con l’obiettivo, uso il grandangolo; detesto fotografare pensando alla rivista che mi pubblicherà le immagini (la copertina, quante pagine…);  ho molto rispetto per i fotografi americani, e per le grandi fotografe (Tina Modotti, per esempio); il mio mestiere è quello di documentare; poi, se ci scappa anche la bella foto… i morti di mafia? L’odore del sangue non mi ha più abbandonato."

Nel corso della sua vita Letizia Battaglia ha raccontato anche i volti dei poveri e le rivolte delle piazze, tenendo sempre la città come spazio privilegiato per l’osservazione della realtà, oltre che del suo paesaggio urbano. ‘Tratta’ il suo lavoro come un manifesto, esponendo le sue convinzioni in maniera diretta, vera, poetica e colta, rivoluzionando così il ruolo della fotografia di cronaca. Impara la tecnica direttamente ‘in strada’, e le sue immagini si distinguono da subito per il tentativo di catturare una potente emozione e quasi sempre un sentimento di ‘pietas’.
I soggetti di Letizia, scelti non affatto casualmente, hanno tracciato un percorso finalizzato a rafforzare le proprie ideologie e convinzioni in merito alla società, all’impegno politico, alle realtà emarginate, alla violenza provocata dalle guerre di potere, all’emancipazione della donna.
Molti sono i documentari che hanno indagato la sua figura di donna e di artista, il più recente dei quali è stato presentato all’edizione 2019 del Sundance Film Festival.
I ritratti di donne, di uomini o di animali, o di bimbi, sono solo alcuni capitoli che compongono la rassegna; a questi si aggiungono quelli sulle città come Palermo, e quindi sulla politica, sulla vita, sulla morte, sull'amore e due filmati che approfondiscono la sua vicenda umana e artistica.
Quello che ne risulta è il vero ritratto di Letizia Battaglia, una intellettuale controcorrente, ma anche una fotografa poetica e politica, una donna che si è interessata di ciò che la circondava e di quello che, lontano da lei, la incuriosiva.
Il film Shooting The mafia, per la regia di Kim Longinotto, racconta Letizia Battaglia giornalista e artista, che con la sua macchina fotografica e la propria movimentata vita è testimone in prima persona di un periodo storico fondamentale per la Sicilia e per l’Italia tutta, quello culminato con le barbare uccisioni di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

A 27 anni conobbe casualmente il poeta Ezra Pound, questa veloce conoscenza l’avvicinò alla sua poesia che divenne grande fonte di ispirazione per tutta la sua vita. Inizia la sua carriera nel 1969 collaborando con il giornale palermitano L'Ora. Letizia si trova ad essere l’unica donna tra colleghi maschi. Nel 1970 si trasferisce a Milano dove incomincia a fotografare collaborando con varie testate. Nel 1974 ritorna a Palermo e crea, con Franco Zecchin, l'agenzia "Informazione fotografica", frequentata da Josef Koudelka e Ferdinando Scianna. Nel 1974 si trova a documentare l'inizio degli anni di piombo della sua città, scattando foto dei delitti di mafia per informare l'opinione pubblica e scuotere le coscienze. Comprende di trovarsi nel mezzo di una guerra civile. Il suo archivio racconta l’egemonia del clan dei Corleonesi. Sono suoi gli scatti all'hotel Zagarella che ritraggono gli esattori mafiosi Salvo insieme a Giulio Andreotti e che furono acquisiti agli atti per il processo.
Il 6 gennaio 1980 è la prima fotoreporter a giungere sul luogo in cui viene assassinato Piersanti Mattarella.

Palermo, 1980. Viale della Libertà, giorno dell’ Epifania, ore 13.00. Il Presidente della Regione Siciliana, Piersanti Mattarella, democristiano, è stato appena colpito a morte da killer mafiosi, davanti alla moglie e alla figlia

Nello stesso anno un suo scatto della “Bambina con il pallone“ nel quartiere palermitano della Cala fa il giro del mondo.

Palermo.1980. Quartiere La Cala - La bambina con il pallone

Diviene una fotografa di fama internazionale, ma non è solo "la fotografa della mafia". Le sue foto, spesso in un vivido e nitido bianco e nero, si prefiggono di raccontare soprattutto Palermo nella sua miseria e nel suo splendore, i suoi morti di mafia ma anche le sue tradizioni, gli sguardi dei bambini e delle donne (predilige i soggetti femminili), i quartieri, le strade, le feste e i lutti, la vita quotidiana e i volti del potere di una città dalle mille contraddizioni. Durante la mostra della fotografa nella piazza di Palermo, dove mette in mostra i suoi scatti sui padroni della Sicilia, nessuno osa avvicinarsi.
Negli anni '80 crea il "laboratorio d'If", dove si formano fotografi e fotoreporter palermitani. Tra essi: la figlia Shobha, Mike Palazzotto e Salvo Fundarotto.
Ha esposto in Italia, nei Paesi dell'Est Europa, Francia (Centre Pompidou, Parigi), Gran Bretagna, America, Brasile, Svizzera, Canada.
Il suo impegno sociale e la sua passione per gli ideali di libertà e giustizia sono descritti nella monografia delle edizioni Motta Passione, giustizia e libertà (lo stesso titolo di una sua mostra).
Dopo l’assassinio del giudice Falcone, il 23 maggio 1992, Letizia Battaglia si allontana dal mondo della fotografia, ormai stanca di avere a che fare con la violenza.
Dal 2000 al 2003 dirige la rivista bimestrale realizzata da donne Mezzocielo, nata da una sua idea nel 1991.
Nonostante le sue radici siciliane, Letizia Battaglia si trasferisce nel 2003 a Parigi, delusa per il cambiamento del clima sociale e per il senso di emarginazione da cui si sentiva circondata, ma nel 2005 è tornata nella sua Palermo.
Letizia Battaglia ha tre figlie avute dal suo primo matrimonio: Cinzia, Shobha e Patrizia Stagnitta.
Nel 2008 appare in un cameo nel film di Wim Wenders Palermo Shooting.

Nel 2017 inaugura a Palermo all'interno dei Cantieri Culturali della Zisa il Centro Internazionale di Fotografia da lei diretto, metà museo, metà scuola di fotografia e galleria.
Nel 2019 inaugura a Venezia presso la Casa dei Tre Oci una grande mostra monografica retrospettiva di tutta la sua carriera.

MOSTRE
2014
'Letizia Battaglia: Breaking The Code of Silence', Open Eye Gallery, Liverpool
Il Fuoco e la Memoria” Drogheria delle Arti, Piazza Margherita, Novoli
2013
Antimafia- Letizia Battaglia”, Musée de l’Arsenal, Metz
Letizia Battaglia”, Galleria Cardi Black Box, Artissima, Torino
Letizia Battaglia - Fotografie 1974 - 1993”, Fucecchio Foto Festival, Fucecchio
"Letizia Battaglia, 1974-2013", Workshop Gallery, Venezia
2012
Rielaborazioni, 204-2012” , Borderline, Palermo
Letizia Battaglia”, Festival della Legalità, Teatro Margherita, Bari
Se la guerra è civile”, L’ Aquila Film Festival, L’ Aquila
Rielaborazioni”, Civica Fototeca, Sesto San Giovanni
Letizia Battaglia-Francesca Woodman”, Galleria Massimo Minini, Brescia
Storie di Mafia” , Villa Mussolini, Riccione “Premio Ilaria Alpi
Dignità e Libertà”, Palazzo Nicotera, Lamezia Terme
Letizia Battaglia”, Green Sound Festival, Parabita, Lecce
Se la guerra è civile”, Centro Giovanile Stoà, Busto Arsizio
Storie di Mafia”, 10b gallery, Roma
2011
PPP "Pier Paolo Pasolini" , Metis-nl Gallery, Amsterdam
Letizia Battaglia”, Banca Etica
"Scatti di mafia", Ferrara
Letizia Battaglia, Untitled (Death By Gun)”, the Istanbul biennial, Istanbul
Letizia Battaglia - Opere siciliane”, Gratteri
Letizia Battaglia”, Galleria Comunale di Taranto
Mafia(s) - Images Singulières”, Sète
Essere segno”, Festival Internazionale Arte Ai Margini FollowMe, Follonica
Letizia Battaglia, 1974-2011”, Palazzo Chiaramonte Steri, Palermo
Letizia Battaglia: immagini di una fotografa antimafia”, Centro Foscolo, Corsico
Letizia Battaglia, Da donna a donna”, Palazzo Giordani, Parma
Fotografie di una militante antimafia" , Spazio Il Campanile, Caravaggio
Mafia - il crimine globale”, Übersee-Museum Bremen, Bremen
Letizia Battaglia, Documentary Photographs from Sicily (1976-1998)”, Maes & Matthys Gallery, Antwerp
2010
Letizia Battaglia-Vintages 1972-1993”, Galleria S.T. , Roma
Forum Nazionale contro la Mafia”, Polo Scienze sociali, Università di Firenze
Letizia Battaglia- Sizilianische Fotografien von 1976 bis 2009”, Gasteig Aspekte Galerie, München Letizia
Se la guerra è civile”, Auditorium del Ce.Dir. di Reggio Calabria, Reggio Calabria
Se la guerra è civile”, LaboratorioZeta, Palermo
2009
"Leben und sterben in Palermo",Die Ausstellung im Design-Center, Hannover
Quando la guerra è civile”, Facoltà di Giurisprudenza dell’ Università di Pavia
Letizia Battaglia”, KUNSTHAUS Nürnberg, Norimberga
Rabbia&Silenzio”, Metis_NL, Amsterdam
Letizia Battaglia”, Palazzo dei Sette, Orvieto
2008
Due o tre cose che so di lei”, Galleria Nuvole, Palermo
Il corpo nella cronaca” Genova
Attraversare il cuore di tenebra”, Lodi
Festival du Photojournalisme des Tops”, Shenyang, China
Attraversare il cuore di tenebra”, Galleria San Fedele”, Milano;
Galleria Cesare Manzo, Pescara
Museo Willy-Brandt Haus, Berlino
Galleria Cesare Manzo, Roma
2007
Ernst Bloch Centre, Ludwigshafen
Akademie der Kunste, Berlino
"Sicilia en Blanco y Negro", La Cinemateca Uruguaya, Montevideo
"Passione, Giustizia, Libertà", Galleria Libritalia. Lisbona
"Passione, Giustizia, Libertà. Foto dalla Sicilia", Museo Luzzati a Porta Siberia, Genova
2006
"Leidenschaft Gerechtigkeit Freiheit", Marta Herford, Herford.
"Sicilia, Alredator de Mafia", Ollada Festival, A Coruna.
"Siciliana", Galleria Bel Vedere, Milano.
"Sicilia", Museo diffuso della Resistenza, Torino.
"Cronache Siciliane", Convitto Pignatelli, Gela.
"Letizia Battaglia" , Castelnuovo di Garfagnana.
" Siciliana", Galleria sotto l' Arco, Altidona.
"Letizia Battaglia", Festival delle Arti Visive, Ceglie Messapica.
"Passione giustizia libertà" , San Giuseppe al Duomo, Catania .
"La Sicilia e il dolore", Castello Ducale, Corigliano Calabro.
2005
"Letizia Battaglia", Metis nl Gallery, Amsterdam.
"Letizia Battaglia", Sparkasse, Osnabruck.
2004
"Una lucha siciliana", Feria di Barcelona.
"Letizia Battaglia", Sguardi altrove, Festival Internazionale a regia femminile, Spazio Oberdan, Milano.
2003
"Letizia Battaglia", Women European Experiences, Museum of Art, Hasselblad Center, Goteborg.
"Letizia Battaglia", Metis nl Gallery, Amsterdam.
"Sorelle", chiesa di San Francesco, Asciano, Siena.
2001
"Les Rencontres d' Averroés", Ist. Italiano di Cultura, Marseille.
"Letizia Battaglia", School of Visual Arts, New York.
"Passion Justice Freedom", Aperture, Burden Gallery, New York.
"Passion Justice Freedom", Richard F. Brush Gallery, Lawrence University, New York.
2000
"Letizia Battaglia", Xposeptember, Fotofestival, Stockholm.
"Letizia Battaglia", Huis Marseille, Oslo.
"Letizia Battaglia", National Geographic, Washington.
"Passione Giustizia Libertà", Cantieri Culturali della Zisa, Palermo.
"Letizia Battaglia", 23' Festival de Cinèma, Douarnenez.
1999
"Letizia Battaglia", L'imagerie, Lannion.
"Passione Giustizia Libertà", Museo Diego Aragona Pignatelli Cortes, Napoli.
"Passion Justice, Liberté", Visa pour l' image, Festival International du Photojournalisme, Perpignan.
"Letizia Battaglia", Interphoto, Festival of Professional Photography, Moscow.
1998
"Letizia Battaglia", Festival Photographique du Trégor, Lannion.
1997
"Dare voce al silenzio degli innocenti", Palazzo Congressi, Pisa.
"Femmes chacées", Valdrada associazione culturale, Bari.
1993
"Cronache siciliane", Cinisello Balsamo.
"Letizia Battaglia Fotografie", Libreria Dante, Palermo.
1991
"Donne e Mafia a Palermo", Expo- Ex Giardini Rocca Roveresca, Senigallia.
1990
"Fuori dalla nostra vita", Palazzo Comunale, Prato.
1988
"Letizia Battaglia", Fotofest, Houston.
"Donna di Paradiso", Club Turati, Salerno.
1987
"Letizia Battaglia", Mois de la Photographie, Montréal.
1986
"Letizia Battaglia", Eugene Smith, International Center of Photography, Centre Georges Pompidou, Paris.
"Palermo amore amaro", Associazione della Stampa, Palermo.
"La donna nella terra della mafia", San Donato Milanese.
"Donna di Paradiso", Diaframma Canon, Milano.
"Nella terra della mafia", Diaframma Canon, Seregno.
1985
"Festival de la Photographie", Lausanne.
"Prima di essere donna", Cinema Metropolitan, Palermo.
1983
"Nobili, signori e disgraziati", Galleria San Fedele, Milano.
1980
"Mafia oggi", Camerawork, London.
1977
"Via Pindemonte e dintorni", esposizione sull'Ospedale Psichiatrico di Palermo.

MOSTRE COLLETTIVE
2012
Giovanni Falcone, eroe italiano”, Ambasciata Italiana di Washington Dc, Stati Uniti
Vietato!”, Galleria Bel vedere, Milano
2011
La nuova scuola di fotografia siciliana” , Milano
Il Belpaese dell’Arte. Etiche ed Estetiche della Nazione”, Gamec – Bergamo
La nuova scuola di fotografia siciliana” , Acireale
Clear Light”, Fondazione Cominelli, San Felice del Benaco
2010
Disquieting images”, Triennale di Milano
Exposed, Voyeurism, Surveillance and the Camera”, Tate Modern, Londra
2009
Italics, Arte italiana fra Tradizione e Rivoluzione 1968-2008", Museum of Contemporary,Chicago
E si prese cura di lui. Elogio dell’accoglienza”, Galleria SanFedele, Milano
“'Background Story”, Letizia Battaglia, Enrique Metinides, Arnold Odermatt, Galleria Cardi Black Box, Milano

 

2008
Italics, Arte italiana fra Tradizione e Rivoluzione 1968-2008", Palazzo Grassi, Venezia
2006
"Biennale Internazionale di fotografia", Brescia, collettiva appunti per una storia della fotografia al femminile.
"Closed Eyes", an international Portrait Exibition, Bandts Museet for Fotokunst, Denmark.
2005
"Palermo FotoStori ' 05", mostra omaggio agli studenti dell'Università di Palermo.
"La dolce crisi", Villa Manin, Passariano, Udine.
2003
"Obiettivamente: I Carabinieri e la Sicilia nella fotografia d' autore", Palermo.
1998
"Immaginare la Costituzione", Modena.
"Un ballon dans la photo", Galerie Municipale du Chateau d'eau, Toulouse.
1997
"Sicile, d'une réalité l'autre", Aubenades.
" Fotografas italianes", Casa de cultura Laura Alvim, Rio de Janiero.
1992
"Premiére Photo" , Mois de la photo à la Galerie du Jour.
1991
Centre Culturelle George Pompidou, esposizione dei laureati del premio Smith.
1990
"FotoFest", Houston, Texas.
1989
"Polo Donna: indagine nel sociale, fotografie." Padiglione d'Arte Contemporanea, Ferrara.
1988
"Volto d'autore", Primo Salone del Libro, Torino Esposizioni.
"Donne che bello!", Centro Sociale Posta Vecchia, Genova.
1986
"Chi troppo e chi niente", Galleria il Diaframma Canon, Milano.
1984
"Della Bellezza", San Paolino alle Regole, Roma.
"11 Italian Women Photographers", Photokina, Cologne.

MOSTRE CON FRANCO ZECCHIN
2006

"Dovere di cronaca", Festival della Fotografia di Roma
"Cronache Siciliane", Convitto Pignatelli, Gela.
1993
"Letizia Battaglia e Franco Zecchin", Istituto Italiano di Cultura, Paris.
1992
"Letizia Battaglia e Franco Zecchin", Musèe de l'Elysèe, Lausanne.
1990
"Letizia Battaglia e Franco Zecchin", Toulose.
1989
"Croniques siciliennes", Centre National de la Photographie, Montpellier.
1987
"Croniques siciliennes", Centre National de la Photographie, Palais de Tokyo, Paris.
"Sicily and the Mafia", Intenational Museum of Photography, Rochester, USA.
1986
"The Stage and the Men, Pirandello' s Sicily", Boston.
"Nella terra della Mafia", Galleria Rondìni, Osimo.
1984
"Guzel Turchia", Diaframma Canon, Milano.
"Sicilia in festa", circolo culturale Bertolt Brecht, Milano.
"Disarmonia Prestabilità", Milano. Palermo non milano
1985
"Nella terra della Mafia", Galleria il Diaframma Canon, Milano.
1979
"Mafia oggi". Mostra itinerante. Centro siciliano di documentazione Giuseppe impastato, diretto da Umberto Santino


Sarà possibile partecipare a quattro visite guidate intitolate “Intorno a Letizia”. Le visite, condotte da ospiti speciali, sono state ideate per far conoscere in profondità la persona e l’opera di Letizia Battaglia:

  • Domenica 5 gennaio 2020 h. 11:00
    Vincenzo Argentieri
  • Mercoledì 8 Gennaio 2020 h. 18:00
    Filippo La Mantia
  • Sabato 11 gennaio 2020 h. 11:00
    Antonio Marras e Francesca Alfano Miglietti
  • Domenica 12 gennaio 2020 h. 11:00
    Denis Curti

Fotocontest "Letizia Battaglia. Persone"
Il primo contest ha per oggetto il tema "persone", soggetto centrale di tutta l’opera di Letizia Battaglia, dai racconti di mafia, alle rivolte di piazza, ai ritratti di strada.
Fotocontest "Letizia Battaglia. Progetti"
Questo contest è ispirato dalle riflessioni di Letizia Battaglia sul proprio archivio fotografico e su come alcune fotografie assumano un significato diverso se viste con occhi di oggi.I partecipanti potranno riaprire i propri archivi personali, scegliere una foto, e scattarne una simile che, se messa a confronto con la prima, possa rinnovarne il significato, creando così un piccolo “progetto” fotografico.


Letizia Battaglia. Storie di strada
A cura di: Francesca Alfano Miglietti
Enti Promotori: Comune di Milano - Cultura, Palazzo Reale, Civita Tre Venezie

Promossa da: Fondazione di Venezia 
Dal 5/12/2019 al 19/01/2020
Orari
: Lun: 14:30 - 19:30; Mar: 09:30 - 19:30; Mer: 09:30 - 19:30; Gio: 09:30 - 22:30; Ven: 09:30 - 19:30; Sab: 09:30 - 22:30; Dom: 09:30 - 19:30

Biglietti: (audioguida inclusa / prevendita esclusa) Intero € 13
Open € 15; Abbonam. Musei Lombardia € 10; Ridotto € 11; Ridotto speciale € 6; Biglietto Famiglia: 1 o 2 adulti € 10 / ragazzi dai 6 ai 14 anni € 6; Ultimo ingresso un' ora prima della chiusura
Info e prenotazioni: T. 199151121 (attivo dal lunedì al venerdì 9.00-18.00; sabato 9.00 - 12.00); dall’estero: +39 0289096942 - mostre@civita.it
Uffici stampa:

Civita - Ombretta Roverselli -  roverselli@civita.it
T. +39 0243353527; M. +39 3495925715
Comune di Milano - Elena Conenna - elenamaria.conenna@comune.milano.it

Palazzo Reale
Piazza del Duomo, 12
Milano

 

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Luigi Gattinara: Anima Canis 2020, Excel Hotel, Milano 3, Basiglio (MI), dal 30/11/2019 al 15/12/2019

 

Sabato 30 novembre alle ore 18,30 al Excel Hotel, The Secret Garden, in Piazza Marco Polo 14, Milano 3Basiglio (MI), l’Associazione Rottweiler Rescue Italia Onlus e Dog Park 18 asd hanno presentato il catalogo “Anima Canis” storie di amicizie raccontate per immagini del noto fotografo Luigi Gattinara e la mostra fotografica delle opere. 
Ha presentato l’evento lo storico e critico d’arte Giorgio Gregorio Grasso.

Un viaggio lungo quattordici fotografie che esplorano attraverso “l’Anima” (da qui il titolo della mostra) l’unicità del legame tra il cane e il suo padrone, entrambi capaci di accogliere, amare e comprendere. Relazioni che Gattinara ha saputo cogliere in ogni singolo scatto, giocando sapientemente con entrambi i soggetti, cosicché nell’articolarsi della composizione nessuno risulti attore o comprimario in una perfetta simbiosi. La luce, come per tutti gli scatti di Gattinara, è sovrana. La composizione è pittorica, elegante, e traspone i soggetti in uno spazio senza tempo. La simbiosi tra i personaggi e i loro cani diventa racconto che il bianco e nero rende ancora più intimo, che, come sottolinea Luigi Gattinara, li fonde in un gioco di chiari e scuri, come lo è l'anima umana.

Le 14 fotografie esposte fanno parte del calendario 2020 messo in vendita per finanziare l’Associazione Rottweiler Rescue Italia Onlus (www.rottweilerescue.it), una organizzazione di volontariato senza scopo di lucro, costituita da un gruppo di volontari che hanno voluto impegnarsi concretamente per aiutare i 4 zampe in difficoltà, concentrandosi in particolar modo sui rottweiler e i loro derivati.

Rottweiler Rescue Italia Onlus  è un organizzazione di volontariato senza scopo di lucro, costituita da un gruppo di volontari che hanno voluto impegnarsi concretamente per aiutare i 4 zampe in difficoltà concentrandosi in particolar modo sui rottweiler e i loro derivati. Nata nel 2010, come progetto di “Associazione per l’adozione del cane –  Abbaiando si impara”  e diventata dal 2016 associazione a se stante,  Rottweiler Rescue Italia Onlus si occupa in maniera diretta, nei limiti delle sue possibilità economiche, di rottweiler (e derivati) abbandonati e/o maltrattati,  ospitandoli in  strutture di fiducia, recuperandoli sia dal punto di vista fisico che comportamentale  e cercando di reinserirli presso famiglie serie e motivate all’adozione. L’associazione , inoltre, si batte contro il pregiudizio e  la discriminazione, che troppo spesso accompagnano questi cani, cercando di fornire una corretta informazione sulla razza e sulla sua corretta gestione  Per svolgere tutto ciò, l’associazione si affida oltre che all’opera dei volontari anche di operatori qualificati nel settore della cinofilia, sia a livello veterinario che psicologico-comportamentale.


T. + 39 3473184240 - segreteria@rottweilerescue.it  - www.rottweilerescue.it

Luigi Gattinara, nato a Roma, usa la macchina fotografica da oltre quarant’anni. Assieme agli scatti “quotidiani” per l’Advertising (collabora con le più prestigiose Agenzie Pubblicitarie Internazionali) coltiva e custodisce da sempre la passione per i pittori fiamminghi del diciassettesimo secolo, inondando di luce i soggetti delle sue opere e conferendogli una inusuale plasticità tridimensionale. 
Scatti su tela”, qualcuno ha argutamente definito le sue opere.
Negli anni 2000 scopre la passione per i ritratti e cerca di creare una fusione tra le sue luci e l'anima dei personaggi raffigurati che si fondono in un gioco di chiari e scuri come lo è l'anima umana.
Una nutrita serie di personali in Italia e all’estero, fra cui quelle prestigiose di Parigi, Berlino, Mentone, Tokyo, Singapore e New York, hanno confermato Luigi Gattinara come testimone di questo modo d’essere fotografo nell’arte. Dal 2017 è Presidente della Triennale della Fotografia Italiana di cui è fondatore.


Luigi Gattinara, via Biondelli 9, 20141 Milano, Italy - T. +39 02 89505330 - M. +39 3485240730 -  fotografia@gattinaraluigi.eu  - www.facebook.com/SpazioGattinara/ - Instagram: luigi_gattinara


“Tutto è pulito, essenziale, moderno, poco carico, con un amore per il dettaglio mai didascalico, con una magia nella luce che sa anche descrivere le ombre. Si ha l’impressione che la luce che emanano questi ‘quadri’ sia sufficiente a farli muovere”
Rossana Bossaglia, critico e storico dell’arte.


Giorgio Gregorio Grasso, laureato in Scienze dei Beni Culturali, critico e storico d’arte e docente universitario, curatore di mostre d’arte nazionali ed internazionali, ideatore e conduttore di trasmissioni televisive sull’arte; Direttore Mediolanum Art Gallery, Padova; Presidente fondazione Arte Contemporanea. 1982; Capo segreteria Assessorato alla Cultura della Regione Lombardia. 1985; Direttore della rivista “ARTERAMA” 1992; Capo della segreteria della Commissione Cultura della Camera. 2006; Capo di gabinetto, Assessorato alla Cultura, Comune di Milano. 2009; Assessore alla Cultura, Comune di Salemi. 2011; Coordinatore del Padiglione Italia della Biennale di Venezia, diretto da Vittorio Sgarbi; Consulente per la cultura del presidente della Provincia di Cuneo; Curatore “Milano Expo International Contemporary Art”; Curatore Biennale Internazionale d’Arte sulle Dolomiti; Curatore Biennale Internazionale d’Arte di Bari; Curatore Padiglione Armenia della Biennale di Venezia; Curatore prima Triennale della Fotografia Italiana, Venezia; Autore del libro “Il Critico e le modelle

Luigi Gattinara: Anima Canis
Dal
30/11/2019 al 15/12/2019
Presentazione di
: Giorgio Gregorio Grasso

Excel Hotel
P.zza Marco Polo 14

Milano 3
Basiglio (MI)

 

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Paolo Mazzoleni: Urbagrammi, Antonia Jannone Disegni di Architettura, Milano, dal 30/10/ al 6/11/2019

Urbagrammi. Dispacci dalla città "è un progetto fotografico semiserio, nato dall’utilizzo un po’ compulsivo della fotocamera del telefono e dei social network. Gli scatti raccolti in questo progetto sono effettuati (quasi sempre) in ambiente urbano e rappresentano il mio arbitrario punto di vista sugli spazi che attraverso, con particolare attenzione agli specifici caratteri di urbanità dei luoghi.
Paolo Mazzoleni

In mostra sessanta fotografie realizzate dall'architetto Paolo Mazzoleni tra il 2013 e il 2019 che documentano luoghi e architetture di Milano, dell'Italia e dell'Europa.

Paolo Mazzoleni (Milano, 1974), architetto e dottore di ricerca, esercita a Milano la professione occupandosi principalmente di residenza. All'attività di progettista unisce l'esperienza didattica e di ricerca presso il Politecnico di Milano sui temi dell’urban design e della residenza urbana contemporanea. Dal 2008 è direttore scientifico di AAA architetticercasi, concorso di progettazione per architetti under 33 promosso dal sistema delle cooperative di abitanti di Confcooperative. Dal 2009 al 2015 è membro della Commissione Comunale del Paesaggio del Comune di Milano, che dal 2012 presiede. Dal 2009 è Consigliere e dal 2017 Presidente dell'Ordine degli Architetti P.P.C della Provincia di Milano, per il quale ha curato in particolare il Premio Europeo di Architettura Matilde Baffa e Ugo Rivolta, premio per edifici di Social Housing realizzati in Europa e ha ideato e coordinato Concorrimi, bando tipo e piattaforma informatica on-line per lo svolgimento di concorsi di idee e di concorsi di progettazione.

PAOLO MAZZOLENI: Urbagrammi
Dal 30/10/ al 6/11/2019
Inaugurazione: mercoledì 30 ottobre 2019, ore 19:00
Orari: 31 ottobre e 1 novembre 2019 11:00-19:00, dal martedì al sabato 15:30-19:30, la mattina su appuntamento
Informazioni: T. +39 02 29002930 - info@antoniajannone.it - www.antoniajannone.it

Antonia Jannone
Disegni di Architettura
Corso Garibaldi, 125
20121 Milano

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Elliott Erwitt: Family, Mudec Photo, Milano, dal 16/10/ 2019 al 15/03/2020

Il Mudec - Museo delle Culture di Milano ospita per l’autunno 2019 il lavoro - lungo una vita - di un artista che ha fatto la storia fotografica del nostro secolo, Elliott Erwitt, il fotografo americano che ha documentato quasi un secolo di storia.
La mostra “Elliott Erwitt. Family” presenta al pubblico 60 scatti che per il grande fotografo americano, dall’alto dei suoi ineffabili 91 anni, meglio hanno descritto nella sua lunghissima carriera e rappresentano fino a oggi tutte le sfaccettature di un concetto così inesprimibile e totalizzante come quello della famiglia. 
La collezione, selezionata per Mudec Photo da Erwitt e da Biba Giacchetti curatrice della mostra, alterna immagini ironiche a spaccati sociali, matrimoni nudisti, famiglie allargate o molto singolari, metafore e finali “aperti”, come la famosissima fotografia del matrimonio di Bratsk. 
L’esposizione, promossa dal Comune di Milano-Cultura e da 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, che ne e anche il produttore, e in collaborazione con SUDEST57 e vede il contributo di Lavazza – main sponsor dello spazio Mudec Photo – di cui sposa in pieno la mission, impegnata nel mondo della fotografia fin dal 1993 attraverso il “Calendario Lavazza”, un progetto attraverso cui racconta le storie e descrive la società globale attraverso gli occhi dei più grandi maestri contemporanei dell’arte della fotografia. 
In particolare, per questo nuovo progetto di Mudec Photo, Lavazza diventa parte attiva, portando in mostra una selezione di scatti di Elliott Erwitt tratti dal Calendario Lavazza 2000Families - Ritratti intorno al caffè”, un’edizione speciale che aprì le porte al nuovo millennio, a firma proprio del grande fotografo. 
La mostra rimarrà aperta al pubblico dal 16 ottobre 2019 al 15 marzo 2020. 
Niente è più assoluto e relativo, mutevole, universale e altrettanto particolare come il tema della famiglia. La famiglia ha a che fare con la genetica, il sociale, il diritto, la sicurezza, la protezione e l’abuso, la felicità e l’infelicità. 
Mai come oggi la famiglia è tutto e il suo contrario; niente è capace di scaldare di più gli animi, accendere polemiche, unire e dividere come il senso da attribuire alla parola “famiglia”: solida, eppure così delicata. 
Neanche il pur allenato dizionario Treccani riesce a esprimerne il concetto in poche righe. Impossibile. Là dove la parola si ferma o si espande a dismisura, può intervenire a tentare di interpretarla lo sguardo della fotografia, da sempre molto legata a questo tema. 
Il diffondersi infatti di questo “mezzo di documentazione” nelle classi sociali della media borghesia accompagnava il desiderio di un racconto privato e personale degli eventi che ne segnavano le tappe: i ritratti degli avi, le nascite, i matrimoni, le ricorrenze, tutto condensato in quei volumi che nelle prime decadi dello scorso secolo arredavano il “salotto buono”: gli album di famiglia. 
La curatrice della mostra Biba Giacchetti ha chiesto a uno dei più importanti maestri della fotografia di creare un album personale e pubblico, storico e contemporaneo, serissimo e ironico e di dedicarlo in un’anteprima assoluta allo spazio Mudec Photo. È nata così la mostra “Elliott Erwitt. Family”. 
Attraverso i 60 scatti da lui selezionati, che raccontano trasversalmente settant’anni di storia della famiglia e delle sue infinite sfaccettature intime e sociali nel mondo intero, Elliott Erwitt offre all’osservatore sia istanti di vita dei potenti della terra (come Jackie al funerale di JFK), sia scene privatissime (come la celebre foto della bambina neonata sul letto, che poi è Ellen, la sua primogenita). 
Erwitt - col suo ritmo divertente e al tempo stesso con la sua profonda sensibilità umana - si esprime su un tema che certamente ha avuto un’importanza determinante nella sua vita personale, con quattro matrimoni, sei figli e un numero di nipoti e pronipoti in divenire. 
Come sempre Elliott Erwitt conduce il suo racconto per immagini senza tesi, in totale sospensione di giudizio”, spiega Biba Giacchetti. “Ci racconta i grandi eventi che hanno fatto la Storia e i piccoli accidenti della quotidianità, ci ricorda che possiamo essere la famiglia che scegliamo: quella americana, ingessata e rigida che posa sul sofà negli anni Sessanta, o quella che infrange la barriera della solitudine eleggendo a membro l’animale prediletto. Famiglie diverse, in cui riconoscersi, o da cui prendere le distanze con un sorriso.” 


Un tema universale, che riguarda l’umanità, interpretato da Elliott Erwitt con il suo stile unico, potente e leggero, romantico o gentilmente ironico: una cifra che ha reso questo autore uno dei fotografi più amati e seguiti di sempre. 
Era il 1999 quando Lavazza commissiona - in occasione della presentazione dell’edizione del Calendario Lavazza 2000 a firma di Elliott Erwitt, intitolato “Families - Ritratti intorno al caffè” – una ricerca dedicata alle “nuove famiglie” d’Europa, per documentare i loro modi di vita, gli atteggiamenti e i momenti domestici che avrebbero potuto costituire segnali, spie di una nuova antropologia. 
Da questa indagine svolta da Lavazza e 20 anni dopo, Mudec Photo riparte nel segno della continuità con un interessantissimo focus, presente in mostra, sull’evoluzione dell’idea del nucleo familiare oggi, che integra - senza sovrapporsi - la visione artistica che trapela dagli scatti di Erwitt. 
Non solo: il Mudec ha proposto un “censimento per immagini”, mappando le famiglie residenti a Milano attraverso una campagna fotografica scattata al Mudec nelle settimane precedenti l’apertura della mostra, in cui questa volta sono stati i cittadini stessi a raccontare la loro personalissima visione della famiglia, qualunque essa fosse. Ne è scaturita una campagna di comunicazione di lancio della mostra unica e originale, in cui vengono raccontate le famiglie di oggi, nella loro accezione più ampia. 

Elliott Erwitt, foto@Gianni Marussi

Elliott Erwitt nasce a Parigi nel 1928, da genitori russi emigrati. Trascorre i primi anni di vita a Milano. All’età di dieci anni la sua famiglia si trasferisce di nuovo a Parigi, l’anno successivo a New York, per poi stabilirsi a Los Angeles nel 1941. Mentre frequenta la Hollywood High School, Elliott lavora in un laboratorio di fotografia sviluppando stampe “firmate” per gli appassionati delle stelle del cinema. Nel 1948 incontra Edward Steichen, Robert Capa e Roy Stryker, i quali apprezzano a tal punto le sue fotografie da diventare suoi mentori. L’anno successivo torna in Europa, viaggia e fotografa in Italia e in Francia, iniziando di fatto la sua carriera professionale. Chiamato dall’esercito degli Stati Uniti nel 1951, continua a lavorare sia per varie pubblicazioni sia per l’esercito stesso, mentre staziona nel New Jersey, in Germania e in Francia. Nel 1953, appena congedato dall’esercito, Erwitt viene invitato a diventare membro di Magnum Photos; l’invito giunge direttamente dal fondatore, Robert Capa.
Nel 1968 diventa presidente della prestigiosa agenzia e ricopre tale carica per tre nomine. Ancor oggi è una delle figure di spicco nel competitivo mondo della fotografia. I suoi saggi giornalistici, illustrazioni e pubblicità sono apparsi in pubblicazioni di tutto il mondo per oltre mezzo secolo. Mentre lavora attivamente per riviste, clienti industriali e pubblicitari, Erwitt dedica tutto il tempo libero alla creazione di libri e mostre del suo lavoro. Fino a oggi ha pubblicato circa trenta libri fotografici. 

Biba Giacchetti, foto@Carlotta Coppo

Biba Giacchetti, nasce a Roma, studia a Parigi, si laurea in giurisprudenza e lavora per molti anni nel campo della comunicazione. Da più di vent’anni si occupa di grande fotografia. Nel 2002 fonda con Giuseppe Ceroni Sudest57, centro di eccellenza per la fotografia d’autore. 
È curatrice delle mostre maggior successo di Steve McCurry ed Elliott Erwitt, realizzate nei più importanti musei italiani ed esteri. Scrive di fotografia, ha pubblicato il volume Icons di Steve McCurry, tradotto in cinque lingue, Icons di Elliott Erwitt, Scatti Personali dello stesso autore. 
Concepisce progetti di comunicazione, mostre e installazioni site specific per grandi aziende, lavorando con fotografi e artisti di fama mondiale, come Steve McCurry, Elliott Erwitt, Lorenzo Vitturi, Duane Michals, James Nachtwey, Eugene Richards, Gian Paolo Barbieri.
Cura acquisizioni di stampe fine art per collezionisti pubblici e privati. 

Elliott Erwitt. Family
Dal
16/10/2019 al 15/03/2020
Orari: Lun 14.30 -19.30 | Mar, Mer, Ven, Dom 09.30 - 19.30 | Gio, Sab 9.30-22.30; Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura
Biglietti: Intero € 10 | Ridotto € 8
Informazioni: T. 02/54917 (lun-ven 10.00-17.00) - mudec.it - c.museoculture@comune.milano.it
Catalogo:
a cura di Biba Giacchetti, Editore Mudec Photo, Brossura olandese con sovraccoperta, 25 x 28,7 cm, 128 pagine, 70 illustrazioni, € 25,00, 978-88-6648-434-9 
Uffici Stampa:24 ORE CULTURA - GRUPPO 24 ORE - Elettra Occhini - elettra.occhini@ilsole24ore.com - T.02/30.22.3917 
COMUNE DI MILANO - Elena Conenna - elenamaria.conenna@comune.milano.it 

MUDEC – Museo delle Culture di Milano
Via Tortona, 56
Milano

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