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Maria Cristina Carlini: Geologie, memoria della terra, Studio Museo Francesco Messina, Milano, dal 10/07 al 8/09/2020

Dal 10 luglio all’8 settembre 2020 la mostra Maria Cristina Carlini: Geologie, memoria della terra a cura di Chiara Gatti, da un progetto di Raffaella Resch, è accolta allo Studio Museo Francesco Messina, ex Chiesa di San Sisto.
La mostra è inserita tra gli eventi di MILANO MUSEOCITY 2020, dal venerdì 31 luglio alla domenica 2 agosto.
Appuntamenti in mostra con la curatrice Chiara Gatti 
giovedì 30 luglio, ore 17
giovedì 27 agosto, ore 17
giovedì 3 settembre, ore 17

Un dialogo ideale fra maestri della scultura. Le opere monumentali di Maria Cristina Carlini abitano gli spazi appartenuti un tempo a Francesco Messina (1900 - 1995) che ancora custodiscono le sue cere, i bronzi, le crete, nel silenzio della ex chiesa di San Sisto. Qui, fra i ritratti di donna e gli atleti del grande scultore del Novecento, crescono i boschi e si moltiplicano le impronte, i crateri e le pagine arse di Maria Cristina Carlini.
Segni, tracce, memorie di un paesaggio che evocano geografie e geologie ispirate agli umori della terra, ai luoghi selvatici di una natura arcaica e, insieme, sublime.
Questa mostra assume un significato ancora più potente nel momento che stiamo vivendo con il Covid-19.
È un richiamo agli elementi essenziali del nostro pianeta e della nostra vita e al contempo ci rivela e sottolinea l'elemento fondante dell'uomo ossia la sua storia, le sue origini, le sue radici, la nostra identità, le tracce del nostro passato da cui trovare rinnovata forza vitale per ridisegnare il nostro futuro nel rispetto della natura in una operosità rinascimentale.
Queste  immagini arcaiche sono di immediato impatto emotivo perché contengono gli elementi presenti nel nostro DNA. Non hanno bisogno di substrati concettuali, sono dirette.

Promossa e organizzata dal Comune di Milano - Cultura e dallo Studio Museo Francesco Messina, la mostra è inserita nel palinsesto “I Talenti delle Donne” che dedica l’anno 2020 al mondo delle donne e al contributo da loro offerto in tutte le aree della vita collettiva, e fa parte di “Aria di cultura”, il calendario di iniziative culturali che accompagna l’estate milanese.
Filippo Del Corno, assessore alla Cultura: “Negli evocativi spazi della ex chiesa di San Sisto si conservano le opere e la memoria del gesto creativo di un grande scultore italiano: un luogo perfetto per incrociare il lavoro di una scultrice capace di “giocare” con lo spazio e la materia, il cui talento artistico va ad arricchire la molteplice varietà delle iniziative dedicate a ‘I Talenti delle Donne’”.

Nella navata dai soffitti a doppia altezza della chiesa, sono poste le sculture di grandi dimensioni. Legni è una foresta orizzontale, che si profila nel fuoco prospettico dell'abside, visionario luogo degli accadimenti dove le teste di Messina affiorano fra i tronchi con un effetto teatrale lirico e onirico. Come “portali”, attraverso cui si compie la trasfigurazione della materia semplice in qualcosa di simbolico, grazie all’azione dello scultore e attraverso la presenza percettiva e attiva dello spettatore, opere come Origine e il Libro dei morti rappresentano la fase di creazione, il passaggio dall’inerte al vitale.
Il tema della germinazione di un modulo all'infinito nutre colonne della conoscenza che si arrampicano nelle cappelle laterali. Lamiera e piombo distillano energia e potenza semantica nelle pagine dipanate nell'aria come una stele o un antro rupestre.
Fantasmi del lago è un totem ottenuto con lamiera modellata a sezioni prismatiche verticali, rese opache dal trattamento della superficie come se fossero evanescenti, umbratili.
Mentre nella cripta una sequenza di Impronte recano incise nella materia alfabeti e vestigia di una presenza passata e si distendono al suolo, visibili dalla navata come resti di un'archeologia sepolta nella terra, nelle stanze destinate un tempo allo studio di Messina, le installazioni ambientali distillano due cicli importanti di Maria Cristina Carlini, i Crateri e i Libri bruciati. Qui, il senso della materia e del colore, la pelle vibrante della scultura, gli smalti e gli ossidi plasmano elementi sottratti alla natura e alla storia dell'uomo, alla orografia del territorio e alla cultura ancestrale.

Maria Fratelli, direttrice del Museo Messina: “Le opere di Maria Cristina Carlini traghettano dentro la navata di San Sisto l'esperienza internazionale dei maestri del Novecento nel cui novero si inserisce la sua scultura e la accostano alle opere di Francesco Messina. Dal confronto scaturisce la forza della scultura quale lingua viva. Per mano di una donna, una grande scultrice milanese che merita questo omaggio, il Museo Messina si fa paesaggio, memoria e terra”.

In esterno, in dialogo col prospetto barocco della facciata, spicca il sontuoso Samurai, simbolo della mostra, armatura di legno e acciaio corten per un volume lineare e sintetico; armonia e ritmo degli elementi plastici evocano un tessuto, una maglia, una cotta attraversata dall'aria e dal vento. Perfezione calligrafica in omaggio alla sintesi assoluta della cultura d'oriente. L’installazione Samurai al termine della mostra rimarrà esposta durante la settimana di Art Week e nei giorni di MiArt.
In mostra è presente un filmato realizzato da Storyville con la regia di Stefano Conca Barizzoni dedicato all’atelier dell’artista e alle opere esposte.

«Il fuoco è l'ultimo artefice». Maria Cristina Carlini non ha dubbi sul potere degli elementi. «Fuoco, terra e acqua sono carichi di memoria - dice - sono materiali antichi che portano con sé le nostre origini». Questo spiega l'impatto emotivo che i suoi colossi di argilla, legno e ferro generano nello spettatore al primo sguardo. Una sorta di richiamo ancestrale. Un riconoscersi nella materia di cui è fatto il mondo.
L'antropologo Georges Bataille, nel suo piccolo ma intensissimo volumetto dedicato ai dipinti rupestri delle caverne di Lascaux, parlava di una «comunicazione fra spiriti. Per questo motivo l'“uomo di Lascaux” riesce a comunicare persino con quella lontana posterità che è per lui l'umanità odierna, alla quale sono pervenuti, scoperti quasi ieri, questi dipinti immuni dalla scorrere del tempo». Anche le forme, le superfici, i sedimenti, i colori di Maria Cristina Carlini sembrano sopravvissuti ai secoli e possiedono questa capacità di collegare intimamente la nostra esistenza odierna a un passato remoto, sepolto nelle cavità della terra. Dalle fucine dove il fuoco plasma e solidifica l'anima fragile delle sue sculture consegnate ai forni, l'artista estrae reperti, stele, vessilli, coppe, libri riarsi dal calore che il fuoco - “l'ultimo artefice” - piega alle sue intemperanze.
E viene in mente una lunga letteratura del fuoco che, nella storia dell'arte del Novecento, vede Maria Cristina Carlini raccogliere idealmente le parole di Yves Klein «sono certo che nel cuore del vuoto, come nel cuore dell’uomo, ci sono dei fuochi che ardono». Ma mentre per Klein, la fiamma procreatrice generava effetti evanescenti, sospensioni assolute nelle combustioni che sottraevano peso alla consistenza, per Carlini il senso della pietra, della lava che si cristallizza, della terra che diviene inscalfibile, ha un valore primigenio, arcaico e aspro, come i cretti del suolo all'indomani della deriva di Pangea. E lei, come un demiurgo che imprime il suo gesto alla forma inerme, sigla un patto di alleanza con gli elementi del cosmo, domandone la natura ma, allo stesso tempo, lasciando che essi vivano di una energia propria, irreprimibile.
«La terra: la tocco, la plasmo, la manipolo. È una mia creatura. Ma è fortissima. Ha i suoi tempi, la sua identità. Confrontandomi con lei, ho imparato la pazienza». Così, da questa relazione fatta di tensioni e avvicinamento, azione e pausa, rispetto e volontà, nascono impronte, tracce, segni iconici come offerte votive, sculture totemiche in grado di interagire con lo spazio e l'aria che gli frulla intorno, aggiungendo ai profili della terra un disegno dell'uomo. Un progetto dell'uomo. Maria Cristina Carlini è, di fatto, una architettrice e i suoi progetti abitano luoghi del paesaggio e del quotidiano modificati dalla loro presenza, dalla loro potenza. Panorami modificati da colonne della conoscenza, fonti della saggezza, monoliti di terra e acciaio, totem di legno antico sottratto a un passato d'ombra. «L'acciaio sembra terra. La terra sembra acciaio». I colori torbati che il fuoco ha impresso alla pelle delle sculture avvicinano fra loro le materie; ne mescolano gli umori, ingannano i sensi. Il ferro si piega al cospetto del fuoco. La terra, al contrario, si rassoda. Effetti uguali e contrari.
In tutto ciò, l'imprevisto è sorprendente. Come nei colori mutanti degli smalti, dell'oro, degli ossidi, o nei margini scottati dei libri sottratti alla caducità della carta. «La mia ambizione è suscitare negli altri la memoria» confessa Maria Cristina Carlini, pensando alla reazione dell'osservatore davanti al palpito universale delle sue opere. Ma la memoria è veicolata dal reperto; è custodita nelle pieghe dell'argilla, nelle venature dei tronchi, nella sabbia e persino nell'acqua dove si riflettono le lamiere ossidate dal tempo. Stupisce come la dura fisicità delle creature di Maria Cristina Carlini sia portatrice di un sentimento immateriale.
Il sentimento dell'eterno, così sublime, incalcolabile nella sua estensione atemporale, si esprime paradossalmente nella piena concretezza di elementi tutt'altro che aerei, terra, legno, ferro, sottomessi però alla rapidità dinamica del fuoco. Sono le famose categorie calviniane: leggerezza e rapidità. Come diceva, Bachelard: «Tutto ciò che cambia velocemente si esprime attraverso il fuoco». Non sarà un caso che anche la stele più monumentale di Maria Cristina Carlini, emersa dal sottosuolo come l'insegna di una civiltà primitiva, contenga in sé la leggerezza del pensiero e la rapidità del gesto.*

*estratto dal testo scientifico a corredo del catalogo, in uscita a fine mostra, in italiano e inglese, a cura di Chiara Gatti e con testi critici di Chiara Gatti e Paolo Campiglio comprendente le opere esposte e un nucleo di lavori significativi del percorso artistico degli ultimi anni.

 

Maria Cristina Carlini
Il percorso della scultrice Maria Cristina Carlini ha inizio nei primi anni Settanta a Palo Alto, in California. Rientrata in Europa, a Bruxelles, continua la sua attività artistica. A Milano, frequenta lo studio di ceramica del pittore Concetto Tamburello e apre il suo laboratorio in Brera. Nel 1983 inaugura la prima personale alla Rocca di Angera e dal 1984 segue corsi di perfezionamento presso il Californian College of Arts and Crafts di Oakland a San Francisco ed espone in mostre personali e collettive. Nel 1992 si inserisce nell’ambiente parigino con la mostra Découvertes ’92 al Grand Palais di Parigi; l’anno successivo la Christine Colmant Art Gallery di Bruxelles ospita le sue opere. Oltre al grès e alla terra lavica, entrano a far parte della sua espressività materiali come l’acciaio corten, il ferro, il legno per lavori di dimensioni monumentali. Il 2004 la vede protagonista a Roma in Sant’Ivo alla Sapienza, Archivio di Stato con una personale promossa dal Ministero per i Beni Culturali dal titolo Tracce e Luoghi. Nello stesso anno le viene assegnato il Premio delle Arti. Premio della Cultura, XVI edizione per la scultura, e nel 2005 nella XVII edizione, viene designata Artista dell’anno. A Torino espone nel complesso monumentale di Palazzo Reale la personale dal titolo Stanze; nello stesso anno il Museo Nazionale di Villa Pisani a Strà-Venezia ospita la personale Reperti. Nel 2006 espone alla mostra dal titolo Terre, presso l’Archivio Centrale di Stato di Roma Eur; per l’occasione viene collocata in permanenza, nel piazzale, la grande scultura Fortezza. Partecipa poi a Stemperando 2007, presso la Galleria Civica d’Arte Moderna di Spoleto, Palazzo Collicola e inaugura a Milano la scultura monumentale La Porta della Giustizia, accolta nel piazzale della Corte dei Conti. Nel 2008 è collocata in permanenza La vittoria di Samotracia a Cosenza, in concomitanza con l’esposizione alla Biblioteca Nazionale. Nel 2008 l’Istituto Italiano di Cultura di Praga ospita una sua personale, contemporaneamente esegue la scenografia per l’opera Ecco la mia bell’Orsa, musiche di Federico Gozzellino, in scena al Teatro Nazionale di Praga. In seguito espone all’Archivio di Stato di Milano con una mostra a cura di Gillo Dorfles. Di grande rilievo internazionale sono le mostre del 2009: Parigi ospita le sue sculture monumentali nella Mairie del V arrondissement e nelle vie del centro storico. In seguito le sue grandi opere arrivano nelle strade di Madrid. A Loreto alcuni lavori sono protagonisti di Inventario Contemporaneo, nelle cantine del Bramante e l’imponente scultura Pellegrini rimane in permanenza nei Giardini di Porta Marina. In seguito è insignita a Roma, in Campidoglio, del Premio Ignazio Silone per la Cultura. Il 2009 si conclude con una presentazione alla Collezione Guggenheim di Venezia, dove è presentato un volume, a cura di Yacouba Konaté, che ripercorre le principali tappe artistiche attraverso i testi di sedici critici internazionali. Nel 2010 in occasione delle celebrazioni per il quarantesimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Cina, è nominata rappresentante della città di Milano e invitata a partecipare all’Expo di Shangai con sculture monumentali. L'opera Viandanti II viene accolta in permanenza davanti all’Ambasciata italiana a Pechino; nella storica Città Proibita inaugura la personale Colloquio tra giganti. A Jinan, capitale della provincia di Shandong, in Cina, espone una personale presso la Shandong University of Art and Design; sempre nel 2010 a Tianjin la scultura monumentale Letteratura II è collocata in permanenza. Di nuovo a Pechino, in occasione della IV Biennale d’Arte, Carlini è presente con l’opera inedita Le Danzatrici, al NAMOC, National Art Museum of China, dove entra a far parte della collezione. In concomitanza con la World Expo 2010, Shanghai la accoglie con un’esposizione di lavori monumentali in Piazza del Popolo e la scultura Legami II rimane in permanenza presso lo Sculpture Park. Ancora nel 2010 espone a Denver nei campus universitari di Auraria e del Rocky Mountain College of Art+Design e le due opere monumentali Madre e Out & Inside restano in permanenza. Davanti all’ingresso del Dade College, a Miami, viene collocata l’imponente Vittoria di Samotracia. Nel 2011 Roscheng accoglie in permanenza Fortezza II; a Miami Icaro inaugura il nuovo Parco della Scultura e resta in esposizione permanente. Durante il 2012 è presente a Milano con la personale alla Fondazione Mudima e alla Fondazione Stelline; a Varese è accolta a Villa Recalcati dove Bosco rimane in permanenza. Nel 2013 partecipa alla collettiva Wunderkammer alle Gallerie d’Italia a Milano e a Link Art Fair Hong Kong, evento contemporaneo a Hong Kong Miami Basel oltre che al Consolato Italiano Generale a Hong Kong; quindi espone all’Università Bocconi. Nel corso del 2014 in occasione del semestre italiano di Presidenza europea, la personale Terra, fuoco, ferro, legno è esposta presso gli Istituti Italiani di Cultura di Colonia, Strasburgo e Zagabria. In occasione di EXPO in Fieramilano a Rho, è collocata la scultura La nuova città che sale, alta 10 metri; sempre per EXPO 2015 Vento è accolta in permanenza all’Idroscalo. Durante il 2016 a Superstudio Più espone una personale e partecipa al Salone del Mobile con l’opera monumentale Obelisco. Nel 2017 a Bologna in occasione di ArteFiera partecipa alla collettiva nella Ex Chiesa di San Mattia. Nel 2019 l’imponente scultura Origine è esposta a Parigi presso la Beffroi in Place du Louvre, mentre tre lavori della serie Alberi sono scelte come premi d’artista per i vincitori dei Made in Steel Awards, presso Fieramilano, a Rho. Nello stesso anno l’opera La Chiusa. Omaggio a Leonardo è allestita sotto le storiche arcate del Ponte Romano a Parma in occasione della IV edizione di PARMA 360 Festival della creatività contemporanea, e nel Museo del Parco di Portofino la scultura Impronte entra a far parte della collezione permanente.
Maria Cristina Carlini vive e lavora a Milano.
www.mariacristinacarlini.com

Maria Cristina Carlini, Museo Francesco Messina, Milano, 9/07/2020, © Alessandra Finzi

Maria Cristina Carlini: Geologie, memoria della terra
A cura di: Chiara Gatti
Da un progetto di: Raffaella Resch
Enti promotori: Comune di Milano - Assessorato alla Cultura - Studio Museo Francesco Messina

Dal 10 luglio al 8 settembre 2020
Inserita tra gli eventi Milano MuseoCity 2020: venerdì 31 luglio -  domenica 2 agosto

Orari: da giovedì a domenica ore 11-18
Ingresso: libero
Prenotazione (consigliata): https://museicivicimilano.vivaticket.it
Informazioni: T. 02 86453005 - c.museomessina@comune.milano.it
facebook / instagram: @museofrancescomessina
MM1 Cordusio / MM3 Missori
Uffici Stampa: IBC Irma Bianchi CommunicationT. +39 02 8940 4694 - M. + 39 334 3015713 - info@irmabianchi.it - www.irmabianchi.it
COMUNE DI MILANO | CULTURA: Elena Conenna - elenamaria.conenna@comune.milano.it; Rossella Molaschi - rossella.molaschi@comune.milano.it

STUDIO MUSEO FRANCESCO MESSINA
Via San Sisto 4/A
Milano

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Rassegna “I sette messaggeri”, Nuove Parole, Giardino della Triennale, Teatro Mendini, Triennale di Milano, 8/07/2020

Martedì 7 luglio, alle 20.45, negli spazi del Giardino della Triennale, presso il Teatro Mendini, Fondazione Maimeri ha proposto il terzo incontro del Ciclo I Sette Messaggeri, curato da Andrea Dusio: dialogo sulle Nuove Parole, con Oscar Farinetti, Alberto De Martini, Omar PedriniGianni Maimeri, moderatore Andrea Dusio.

Un nuovo alfabeto: l'imprenditore Oscar Farinetti, che ha appena pubblicato “Serendipity, 50 storie di successi nati per caso” e il pubblicitario Alberto De Martini, founder di Conic Agency, raccontano quali sono le parole che interpretano incognite e sfide di questo nuovo tempo. Gianni Maimeri, imprenditore, racconta ia propria storia di serendipity, che  lo ha portato a scrivere il libro “Il colore perfetto". Chiude la serata l’esibizione di Omar Pedrini, con alcune delle sue canzoni più note.

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Andrea Dusio, giornalista e saggista, milanese, classe 1970, vive tra Roma e Milano. Ha scritto per Diario, Il Nuovo, Giudizio Universale, Il Giornale, Linkiesta, Pagina 99, Rockerilla. Collabora con le testate b2b del gruppo Tespi. Per Culture si occupa di progettazione e curatela di interventi nel settore cultura. Scrive di arte, cinema, musica. Ha scritto a lungo di arte antica e contemporanea per molte testate, pubblicando per Cooper il saggio “Caravaggio White Album” e “Caravaggio Timeline” e "L'Altra Milano" (Espress Edizioni 2012), la prima guida storico/artistica dedicata alle periferie milanesi. Appassionato di musica rock e jazz, scrive recensioni e approfondimenti su magazine specializzati. Appassionato di ciclismo, atletica e sci.

In occasione dell'incontro sarà visibile la mostra Dynamiche Infinite del fotografo milanese Maurizio Gabbana.


Quando mi hanno mostrato le fotografie di Maurizio Gabbana, quelle architetture urbane in cui la luce costruisce di fatto una struttura sovrapposta alla realtà, un'eco del tempo che si amplia sino ai limiti dell'inquadratura e oltre, come una risonanza che non si può contenere, una dinamica futurista che processa l'instante e lo moltiplica all'infinito, generando immagini di immagini, ho pensato di aver trovato la trasposizione fotografica della psicologia del lockdown. Si trattava certamente di una coincidenza fortunata, perché Maurizio ha prodotto questi scatti in tutt'altre circostanze, senza alcune precognizione o allusione a una sospensione della storia, spinto anzitutto da una ricerca formale. Quella che il fotografo milanese chiama dynamica spazio temporale è di fatto una compressione meccanica del tempo nell'istante, che gli
consente incidere il presente sul presente, ottenendo un'onda di propagazione allusiva della sospensione estatica dello sguardo”, spiega Andrea Dusio.
La mostra si compone di una serie di scatti realizzati con la tecnica digitale caratteristica di Maurizio Gabbana, che ha fotografato gli scenari monumentali delle città italiane e di alcune metropoli straniere producendo immagini cariche di un'atmosfera metafisica, in cui le piazze e i luoghi più emblematici sono spesso solitari, senza che vi compaia la figura umana. Una scelta stilistica, che non ha alcuna relazione con il tempo della pandemia, ma che a posteriori può somigliare a una sorta di trasfigurazione spazio/temporale delle immagini che i droni hanno prodotto delle nostre città durante il lockdown.

Ho guardato le sue immagini metafisiche di Milano, quelle architetture pure che diventano altro da sé, trasfigurandosi in una composizione lisergica. E poi i notturni, scattati invece con tecnica analogica, in qualche caso degli stessi luoghi, ancora una volta in assenza della figura umana, come se la città fosse ridotta a una quinta scenica”, scrive ancora Andrea Dusio nel catalogo prodotto dalla Fondazione Maimeri.

Maurizio Gabbana, classe 1956, milanese di nascita ma la famiglia è della Marca Trevigiana, autodidatta, la sua passione lo porta alla ricerca con scatti artistici ed alla camera oscura. È un fotografo di ricerca. Il suo laboratorio è la città. La sua tecnica non prevede postproduzione, solo tanto studio, altrettanta pazienza e la spinta interiore ad appostarsi per la città anche a orari improbabili, quando la ricerca diventa quasi atto sovversivo. Ispirato dal dinamismo futurista, Gabbana lo supera e si slancia nella resa degli ambienti offrendone una visione architettonica e monumentale eppure intima, calma eppure travolgente. Immagini in cui il confine tra quiete e forza dirompente si fa labile.è stato scoperto dallo storico dell’arte e docente di storia dell’arte a Brera Rolando Bellini, che a proposito del fotografo dice: “Maurizio si interessa e si spende in questo: un’estasi
fotografica. Ne dà conto in termini unici. Da qui il senso e il valore aggiunto della sua presenza. Estasi fotografica che si traduce, scatto dopo scatto, in una inedita percezione visiva che vibra di una peculiare istanza estetica”. I suoi modelli di riferimenti appartengono in gran parte al mondo della pittura, con lunghi studi sulle tecniche di rappresentazione della luce di artisti come Caravaggio e Rembrandt, e con puntuali riferimenti estetici al linguaggio scenografico ed illusionistico del barocco .


Maurizio Gabbana: "Dynamiche Infinite"
A cura di: Andrea Dusio
Inaugurazione: 23 giugno ore 18:30
Orari: 17:00 - 21.30.

Dal 23/06 al 30/09/2020
Informazioniwww.triennale.org 
Info stampa: Silvia Basta - M. +393482253405 - Silviainfinito4@gmail.com
Maurizio Gabbanamaurizio.gabbana.fg@gmail.com

La Triennale di Milano
viale Emilio Alemagna 6
20121 Milano
T. +39 02 72434-1 - info@triennale.org - www.triennale.org

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Rinascimento marchigiano, Opere d’arte restaurate dai luoghi del sisma, Complesso Monumentale di San Salvatore in Lauro, Roma, fino al 20/09/2020

Prorogata fino al 20 settembre la mostra RINASCIMENTO MARCHIGIANO, Opere d’arte restaurate dai luoghi del sisma, a cura di Stefano Papetti e Pierluigi Moriconi.

Sono state individuate per il recupero e il restauro un nucleo di 51 opere marchigiane di proprietà di 17 differenti Enti pubblici ed ecclesiastici delle province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata. Delle 36 opere in mostra, che vanno dal ‘400 al ‘700, alcune dall’alto valore devozionale ed altre invece di grande valore storico-artistico” – spiega il curatore Stefano Papetti – “tra queste crocifissi lignei e vesperbild di ambito tedesco, che ancora oggi si trovavano all’interno delle chiese come oggetti di culto da parte dei fedeli. Non mancano però nomi importanti come Jacobello del Fiore, Vittore Crivelli, Cola dell’Amatrice, Giovanni Baglione e Giovanni Serodine.”

L’obiettivo della mostra è anche quello di rendere fruibili le opere restaurate da qui in futuro” – spiega Pierluigi Moriconi – “Terminate le mostre, le opere che non potranno essere ricollocate nelle loro sedi originali perché crollate o non ancora restaurate, saranno collocate in 8 depositi e lì saranno sempre a disposizione del pubblico.

La mostra Rinascimento Marchigiano. Opere d’arte restaurate dai luoghi del sisma, inaugurata lo scorso febbraio e subito chiusa a causa dell’emergenza Covid-19, riapre i battenti lunedì 18 maggio 2020 e proroga la data di chiusura fino a domenica 20 settembre 2020.
Dopo l’esposizione di Ascoli Piceno la mostra ha continuato il suo tour ed è arrivata a Roma al Complesso Monumentale di San Salvatore in Lauro, sede della storica Fondazione Pio Sodalizio dei Piceni attiva in città fin dal 1600. In mostra 36 opere d’arte tra quelle restaurate a seguito del sisma del 2016, grazie al contributo di Anci Marche e Pio Sodalizio dei Piceni, frutto della convenzione siglata nel 2017, che si sono impegnati in un importante lavoro di recupero delle opere d’arte danneggiate. insieme all’apporto scientifico della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche e alla collaborazione della Regione Marche.
Una mostra itinerante in tre tappe che ha preso il via proprio nella zona del cratere, ad Ascoli Piceno presso il Forte Malatesta, ora continua a Roma e si concluderà a Senigallia, sulla riviera adriatica.
Grazie alla presenza di queste opere nella capitale, è possibile ammirare una parte del prezioso patrimonio disseminato nel territorio marchigiano che è stato danneggiato dal terremoto, recuperato, portato a nuova vita e con questa mostra reso di nuovo fruibile.
In collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche, sono state individuate per il recupero e il restauro un nucleo di 51 opere marchigiane di proprietà di 17 differenti Enti pubblici ed ecclesiastici delle province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata.
In mostra 36 opere che “vanno dal ‘400 al ‘700, alcune dall’alto valore devozionale e non storico-artistico ed altre invece dal grande valore storico-artistico”, come spiega il curatore Stefano Papetti. Tra queste crocifissi lignei e vesperbild di ambito tedesco, che ancora oggi si trovavano all’interno delle chiese come oggetti di culto da parte dei fedeli. Non mancano però nomi importanti come Jacobello del Fiore con la serie delle Scene della vita di Santa Lucia provenienti dal Palazzo dei Priori di Fermo, Vittore Crivelli con la Madonna orante, il Bambino e angeli musicanti di Sarnano, Cola dell’Amatrice di cui spicca la Natività con i santi Gerolamo, Francesco, Antonio da Padova e Giacomo della Marca dalla sacrestia della Chiesa di San Francesco ad Ascoli Piceno. E ancora da Roma Giovanni Baglione e Giovanni Serodine che dalla Svizzera seguì nella capitale l’esempio di Caravaggio. Tutti autori di indubbia fama che nelle Marche sono nati o che vi hanno soggiornato e che hanno contribuito a modificare la geografia della Storia dell’Arte.
Gli interventi di restauro sono stati eseguiti da tecnici tutti marchigiani, in collaborazione con l’Università di Camerino e l’Università di Urbino e la direzione scientifica della Soprintendenza, che con innovative analisi diagnostiche hanno valutato lo stato di conservazione di ciascuna opera. Questi interventi non soltanto hanno consentito di porre rimedio ai danni subiti dalle opere, ma hanno permesso di effettuare nuove attribuzioni e di acquisire nuove conoscenze relative alla tecnica pittorica ed ai materiali usati dai pittori, accrescendo le conoscenze che si avevano su questo patrimonio e aprendo la strada a molti studi scientifici. Per dare conto di queste nuove acquisizioni, il catalogo è stato realizzato affiancando alla scheda storico artistica dell’opera la relazione dell’intervento di restauro ed i risultati delle indagini diagnostiche che lo hanno preceduto.
La mostra rappresenta un viaggio nella religiosità popolare marchigiana attraverso un affascinante percorso stilistico e iconografico che, partendo dal centro della regione arriva fino alla costa, era stato già definito da Federico Zeri e Pietro Zampetti cultura adriatica.
L’obiettivo della mostra è anche quello di rendere fruibili le opere restaurate da qui in futuro, come spiega Pierluigi Moriconi della Soprintendenza dei Beni Architettonici delle Marche e curatore dell’esposizione: “Terminate le mostre, le opere che non potranno essere ricollocate nelle loro sedi originali perché crollate o non ancora restaurate, saranno collocate in 8 depositi e lì saranno sempre a disposizione del pubblico”.


Pio Sodalizio dei Piceni ha acquisito l’attuale denominazione con lo Statuto approvato nell’anno 1899. Deriva dall’Associazione di Marchigiani residenti in Roma costituitasi all’inizio del 1600 poi divenuta Confraternita della Santa Casa di Loreto nel 1633 sotto il Pontificato di Urbano VIII.
Fondatore di questa Associazione viene unanimemente riconosciuto il Cardinale Giovanni Battista Pallotta di Caldarola (Macerata, 1594 – 1668) il quale indicò, quale Patrona della stessa associazione, la Madonna di Loreto; pertanto il 10 Dicembre è considerato il “giorno” del Pio Sodalizio dei Piceni commemorandosi la sua fondazione e la traslazione della Santa Casa di Loreto.


RINASCIMENTO MARCHIGIANO
Opere d’arte restaurate dai luoghi del sisma
A cura di: Stefano Papetti e Pierluigi Moriconi
Enti promotori: Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle Marche
Orari: Lunedì - Sabato 10.00/13.00 - 16.00 /19.00
Ingresso: gratuito
Informazioni: +39 06 99572979 - +39 06 6875608 - info@piosodaliziodeipiceni.it
Ufficio Stampa
Maria Chiara SalvanelliM. + 39 3334580190 - T. +39 02 39461253 - mariachiara@salvanelli.it

Complesso Monumentale di San Salvatore in Lauro 
del Pio Sodalizio dei Piceni
00186 Roma

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Angela Merkel agli artisti tedeschi

Angela Merkel ha inviato un video messaggio agli artisti tedeschi.
Nel video, la Cancelliera parla degli aiuti che sono già stati forniti e di quelli che stanno arrivando, ma soprattutto voleva far sapere a tutti gli artisti “quanto sono importanti per tutti noi!


La Germania è il paese della cultura e siamo molto orgogliosi della nostra vasta gamma di offerte: musei, teatri, club letterari e molto altro ancora. La pandemia di coronavirus significa ora un profondo taglio nella nostra vita culturale comune. Particolarmente colpiti sono gli artisti, soprattutto i freelancer. Il tempo presente è dettato dall’incertezza. Ed è per questo che il governo federale, insieme ai Länder federali ed il ministro della Cultura Monika Grütters, è interessato a garantire che la nostra vita culturale continui ad avere una possibilità anche in futuro e che gli stessi artisti abbiano una possibilità.
Gli eventi culturali sono di estrema importanza per la nostra vita, perché nell’interazione tra gli artisti e il loro pubblico si creano prospettive completamente nuove sulla realtà. Ci confrontiamo con le emozioni, sviluppiamo nuovi pensieri, comprendiamo meglio il passato e possiamo anche guardare al futuro in un modo completamente nuovo.

La responsabilità della cultura in Germania è affidata principalmente dei Länder federali. Ognuno di essi ha istituito programmi di sostegno per gli artisti. Per sviluppare nuovi concetti per l’apertura di teatri, sale da concerto, opere liriche e altri siti culturali secondo le norme di igiene e di sicurezza. Ma anche il governo federale ha sempre tenuto conto delle esigenze degli artisti e delle industrie creative nei suoi programmi di aiuto. Il nostro programma per i lavoratori autonomi è quindi particolarmente utile per coloro che devono pagare i costi dello studio a tempo indeterminato. Affitti e altre spese.
Abbiamo reso più facile l’accesso all’offerta di base per i lavoratori autonomi e si continuerà a valutare quali misure di sostegno saranno necessarie per l’arte nei prossimi mesi.
Questo è il nostro obiettivo, affinché il nostro ampio e diversificato panorama culturale possa continuare ad esistere anche dopo la fine della pandemia, dopo il superamento di questo profondo taglio. Si tratta di un compito impegnativo, ma è un ciò che il governo ha posto in cima alla lista delle sue priorità… Cari artisti, so che questo è un momento molto, molto difficile per voi. So quanto ci manca e quanti cittadini stanno aspettando di tornare a vivere la vita culturale. Fino ad allora, cercheremo di sostenervi il più possibile con i nostri programmi di aiuto, facendovi capire quanto siete importanti per noi
”.

Angela Merkel

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