SiteLock

Archivi categoria : 57ª Biennale di Venezia Arte

Beat Kuert: Good Morning Darkness, Palazzo Bembo, Venezia

In occasione della 57ª Biennale d’arte di Venezia a Palazzo Bembo a Venezia dal 13 maggio al 26 novembre 2017: Beat Kuert: Good Morning Darkness. Nello storico palazzo sul Canal Grande, la mostra presenta una grande installazione composta da 30 fotografie digitali in bianco e nero del regista e artista multimediale svizzero.  Palazzo Bembo, morbidamente affacciato sul Canal Grande, a…
Per saperne di più

Nata la Fondazione delle Arti, Palazzetto Pisani, Venezia

 Nata a Venezia la Fondazione delle Arti - Venezia, fondazione culturale che sostiene e promuove gli eventi culturali veneziani di elevata qualità, legati alla salvaguardia dell’identità della città, del suo patrimonio artistico e storico e della qualità della sua offerta culturale.
Fondata da operatori culturali e soci esperti, la Fondazione delle Arti è guidata da Olivier Lexa, Presidente e Direttore Artistico, con Viola Romoli, Co-direttrice Artistica, sotto la supervisione di un comitato consultivo internazionale, formato da personalità di spicco della cultura e dell’imprenditoria, guidato dalla Presidente Alice Tibaldi Chiesa.
La Fondazione delle Arti - Venezia si propone come un punto d’incontro privilegiato per un pubblico di alto profilo locale e internazionale, un nuovo protagonista a sostegno delle arti e della cultura, la cui identità sposa i principi di eccellenza, invenzione, creatività e dialogo con culture e tradizioni di tutto il mondo che da sempre hanno contraddistinto lo spirito della Serenissima.
Il progetto, concepito appositamente per la città di Venezia, nasce dalla volontà di creare un canale di comunicazione di riferimento per il sostegno e la valorizzazione di eventi artistici di eccellenza. Una sorta di hub informativo, sino a oggi assente, ma sempre più necessario, a causa di un turismo di massaaggressivo, che rende difficoltoso l’accesso all’informazione culturale a vantaggio di iniziative commerciali.
La Fondazione delle Arti - Venezia supera le logiche commerciali per intervenire con un approccio sartoriale, facendo della condivisione e dell’impegno nel fare arte e cultura il punto focale attorno cui ripensare valori antichi, senso identitario e costruire un nuovo futuro per la città e il territorio.
Con l’obiettivo di dare una risposta efficace ai principi fondanti della Fondazione delle Arti, in parallelo al programma di comunicazione, nasce con il sostegno della Fondazione il Club delle Arti, circolo internazionale che offre e seleziona eventi culturali per ospitare e accompagnare i soci al centro della vita della Serenissima, alla scoperta dell'anima di Venezia.
Il Club delle Arti, con sede a Palazzetto Pisani, edificio storico nel cuore pulsante della città, in una posizione esclusiva sul Canal Grande, propone una nuova e dedicata forma di accoglienza per vivere la città, tra il fascino della sua cultura millenaria, arte contemporanea e bellezza senza tempo, con la volontà di costruire una rete capace di mettere in comunicazione tra loro soggetti diversi, dai produttori di cultura ai fruitori stessi, per creare relazione, valore e portare nuova linfa al mondo della cultura.
Il programma esclusivo di servizi e agevolazioni dedicato agli associati del Club delle Arti, insieme al percorso di valorizzazione della vita culturale veneziana promosso dalla Fondazione delle Arti, sono un punto di incontro e condivisione privilegiato, costruito per dare vita a una nuova ricercata esperienza di fruizione e comunicazione delle arti e della cultura di Venezia, in linea con lo spirito della città, da sempre finestra spalancata sul mondo.
La presentazione ufficiale della Fondazione delle Arti avrà luogo nel wekeend del 24 e 25 giugno, con una serie di appuntamenti di livello internazionale a Venezia.

Contatti per la stampa: PCM Studio - press@paolamanfredi.com - Tel. +39 02 87286582 - Paola C. Manfredi: paola.manfredi@paolamanfredi.com

Palazzetto Pisani
Sestiere di S. Marco, 2814
30100, Venezia

Print Friendly, PDF & Email

Roger de Montebello, Museo Correr, Venezia

“Cosa può fare la pittura? Può forse opporsi, così indifesa, debole e lontana, agli innumerevoli mostri del presente? Montebello non si è nemmeno per un istante posto il problema”.

Jean Clair


La Fondazione dei Musei Civici di Venezia presenta ufficialmente al pubblico la mostra personale dell’artista franco americano Roger de Montebello (Parigi, 1964), intitolata "Ritratti di Venezia e altri ritratti", a cura dello storico dell’arte e curatore francese Jean Clair, in corso al Museo Correr sino a domenica 10 settembre 2017.
La presentazione sarà sancita da un appuntamento d’eccezione: una conversazione con Jean Clair sul tema della pittura, condotta da Gabriella Belli, direttore dei Musei Civici di Venezia in programma giovedì 22 giugno alle ore 12.00. L’incontro avrà un servizio di traduzione simultanea francese/italiano/inglese. L’appuntamento si colloca nell’ambito della terza edizione di MUVE Contemporaneo. Ingresso su invito fino a esaurimento dei posti disponibili.

Roger de Montebello, “Burgo de Osma”, 2011

Roger de Montebello è un pittore franco-americano, nato a Parigi e cresciuto in una famiglia di appassionati d’arte. Dopo aver studiato alla Facoltà di Belle Arti di Siviglia, in Spagna, specializzandosi in pittura, si è laureato in storia dell’arte alla Harvard University. Nel 1992 si è trasferito a Venezia aprendo un proprio atelier. Il suo lavoro si potrebbe definire borderline, al limite tra astrazione e figurazione, sempre guidato da una poetica della luce di grande efficacia, con effetti in bilico tra pensiero e sensazione, che gli fanno esplorare, in una visione quasi metafisica, dettagli delle cose o delle persone, porte sull’acqua, alberi, volti, architetture affacciate sui canali veneziani, specchi in cui si riflettono immagini di architetture. René Huyghe, curatore del Dipartimento di Pittura del Louvre, ha scritto a proposito del suo lavoro: “Lumière, couleur et construction plastique se partagent le talent des peintres. Roger de Montebello a su les associer à un degré égal dans sa recherche, dotée de ce fait d’une richesse exceptionnelle”.
La presentazione del catalogo della mostra sarà sancita da un appuntamento d’eccezione: una conversazione con
Jean Clair sul tema della pittura, condotto da Gabriella Belli, direttore dei Musei Civici di Venezia in programma giovedì 22 giugno alle ore 12.00 nel Salone del Ballo.
L’incontro avrà un servizio di traduzione simultanea francese/italiano. L’appuntamento si colloca nell’ambito della terza edizione di
MUVE Contemporaneo.

Roger de Montebello: “Peter”, 2006

Roger de Montebello: "Ritratti di Venezia e altri ritratti"
a cura di: Jean Clair
Dal 13 Maggio al 10 Settembre 2017
Orari: dal 1 aprile al 31 ottobre 10.00 – 19.00 (biglietteria 10.00 – 18.00)

Contatti per la stampaPCM Studio - press@paolamanfredi.com - Tel. +39 02 87286582 - lucrezia@paolamanfredi.com - Mob. 349 9267882

Roger de Montebello, “Porta delle Terese”, 2014

Museo Correr
Piazza San Marco, 52
30124 Venezia
Tel. 041 240 5211
 

Print Friendly, PDF & Email

Felipe Cardeña e Umberto Zampini, bi-personale, Grossetti Arte, Palazzo Brandolin Rota, Venezia

Inaugurazione: sabato 17 giugno 2017, dalle 18.30


La galleria Grossetti Arte  presenta due mostre personali che si terranno in contemporanea a Venezia nelle sale al piano terra dello storico palazzo Brandolin Rota, proprio a fianco del Ponte dell’Accademia.
Le mostre sono “Fiori dipinti da me e da altri al 201 %” di Felipe Cardeña, a cura di Umberto Zampini, e “Impressioni Satellitari” di Andrea Zucchi.
Fiori dipinti da me e da altri al 201%” è un omaggio dichiarato da parte di Felipe Cardeña, artista spagnolo dalla biografia incerta e fantasmagorica, a uno dei grandi pittori italiani del Novecento, Tancredi Parmeggiani, e alla sua ultimissima produzione, che segnò un passaggio importante dell’arte dei primi anni Sessanta, tutta incentrata sul tema della Natura e dei fiori.
Artista dalla personalità fortemente inquieta e tormentata (morirà suicida nell’ottobre del ’64, gettandosi nel Tevere), Tancredi inaugurò infatti nel giugno del 1962 – esattamente 45 anni fa – la sua ultima mostra personale alla Galleria “Il Canale”, situata negli stessi spazi in cui si tiene oggi l’omaggio postumo voluto da Cardeña, al piano terra dello storico Palazzo Brandolin Rota, a due passi dal ponte dell’Accademia. Il titolo del ciclo di lavori presentati da Tancredi in quell’occasione era “Fiori dipinti da me e da altri al 101 %”, in aperta polemica con la mercificazione dilagante dell’arte, ma anche come originale gioco a rimpiattino con la storia dell’arte e i suoi maestri.
"C’è dentro tutta la tradizione cinese, greca, egiziana, maomettana, italiana, francese", scriveva l’artista. Oggi, Felipe Cardeña ne riprende il concetto, ampliandolo e portando all’eccesso. Per questo motivo, la mostra di Cardeña si intitola, in omaggio a Tancredi ma superandolo iperbolicamente nel numero, “Fiori dipinti da me e da altri al 201 %”.
A fare da ideale fil rouge alle due mostre - quella di Tancredi del ’62 e quella di Cardeña di oggi - sono, oltre al luogo in cui entrambe sono ospitate, la tecnica utilizzata (il collage, che Tancredi mescola al linguaggio pittorico, inserendo fiori dipinti da altri artisti nei suoi dipinti, e che Felipe utilizza da sempre come mezzo privilegiato delle sue composizioni) e il tema dei fiori, a cui l’artista veneto era tornato negli ultimi anni della sua esistenza con un impeto di vitalità, di desiderio di naturalezza e di rifiuto delle ipocrisie sociali, e che per Cardeña è, analogamente, un mezzo per esprimere un afflato di “Peace and Love” universali, in una riproposizione iperbolica e contemporanea dell’estetica Flower Power degli anni Sessanta.
In mostra, oltre a un curioso allestimento fatto di stoffe provenienti da ogni parte del mondo che ricoprono per intero le pareti d’ingresso del palazzo, mescolate a collane, monili, fiori di stoffa e di carta, sono esposti una decina di quadri a collage, col motivo floreale tipico dell’artista (che Gillo Dorlfes ha battezzato come perfetto esempio di “kitsch elitario e consapevole”), sui quali campeggiano divinità indù, cattoliche e pagane, e poi decorazioni orientali, personaggi dei cartoni animati e icone pop, oltre a immagini rubate ad altri artisti che si nascondono all’interno del fittissimo pattern colorato dell’artista. Un mix di citazioni e di rimandi, di “furti” e di riferimenti, che si sposano perfettamente col provocatorio titolo della mostra: benché dipinti da lui o dal altri, i fiori di Felipe sono infatti sempre realizzati, parafrasando Tancredi, “al 201%”.
 
La seconda mostra ospitata, in contemporanea a quella di Felipe Cardeña, nelle sale al piano terra di Palazzo Brandolin Rota, è “Impressioni Satellitari” di Andrea Zucchi.
Nato a Milano nel 1964, dove vive, Andrea Zucchi lavora da anni sul crinale che separa iconico e aniconico, con modalità e tecniche di volta in volta differenti, dalla pittura a olio al disegno a biro all’installazione.
L'intero lavoro pittorico di Zucchi è punteggiato da riflessioni sul senso più profondo del fare arte, e specificatamente del praticare il mezzo pittorico, rispetto alle immagini che il mondo e la natura ci offrono oggi, anche attraverso gli infiniti media di cui la contemporaneità si è dotata. Dal riferimento al neoplasticismo di Mondrian in relazione alla figurazione del paesaggio naturale, al ragionamento sul condizionamento che i nuovi codici digitali offrono alla nostra percezione del reale, fino all’utilizzo di comuni cartoni da imballaggio come supporto privilegiato per la creazione di sculture astratto-geometriche dai colori accesi e dalle suggestioni pop, l’artista ha cercato sempre un possibile punto di mediazione tra la tradizione aniconica e la raffigurazione del reale.
In questa mostra, Zucchi presenta un nuovo ciclo di opere, tutte dedicate ai “paesaggi satellitari”, nei quali la raffigurazione di lembi di terra vista dal satellite assumono, ancora una volta, l’aspetto di composizioni astratte, svincolate da qualsiasi preciso riferimento iconografico. Le “impressioni satellitari” di Zucchi, rielaborate con colori acidi e assolutamente innaturali, divengono così ancora una volta un pretesto per una riflessione sul fare pittorico, sull’ambiguità della forma e sulla forza pura del colore, indipendentemente dalla sua aderenza al dato reale. Nel gap che si instaura tra l’idea di paesaggio che la nostra mente e la nostra visione hanno saputo elaborare grazie alle più moderne tecnologie satellitari, e il senso di stupore verso il “sublime” naturale che è connaturato all’uomo fin dalla notte dei tempi, si nasconde il senso più profondo del nuovo ciclo di lavori dell’artista milanese.
"Guardo la Terra dal Cielo, ed è magica e bellissima. Una visione d’incanto che galleggia nel nero sfondo del Cosmo. Come si fa a non diventare mistici?", si chiede infatti l’artista. "Vorrei fluttuare nello spazio su una piattaforma volante e lavorare da lì, en plein air, come un impressionista di un fantascientifico futuro".
Ecco allora che le montagne, i fiumi, le pianure, i mari e le coste dell’intero pianeta, svincolate da qualsiasi dato e riferimento geografico preciso, si fanno puro gioco di forme astratte, colore e materia fluida, cangiante, in perenne movimento, creazione pittorica allo stato originario, metafora intima e potente della primigenia idea di Creazione, dunque metafora non solo dell’idea di Natura in generale, ma anche della stessa natura umana.
"I fiumi diventano vene, i laghi organi, e le rocce o i boschi un tessuto di cellule. Confondo il macrocosmo con il microcosmo, e l’uno si riflette nell’altro", scrive l’artista. 
 “Fiori dipinti da me e da altri al 201 %” di Felipe Cardeña, e “Impressioni Satellitari” di Andrea Zucchi appartengono a un ciclo di mostre studiato dalla galleria Grossetti Arte in occasione della 57. Esposizione Internazionale d'Arte di Venezia, per il periodo di giugno-luglio 2017, inaugurato con “Threads”, bi-personale degli artisti Carla Mura e Dado Schapira. A seguire, nello stesso spazio, si terrà “The Mistery of Form”, collettiva che riunisce quattro artisti cinesi (Ma Lin, Zhao Lu, Liao Pei, Li Zi), il cui lavoro si situa sul sottile crinale tra astrazione e figurazione, che sarà aperta dal dall’1 al 20 luglio 2017.

Felipe Cardeña: “Fiori dipinti da me e da altri al 201 %”
Andrea Zucchi:  “Impressioni Satellitari”
Inaugurazione: sabato 17 giugno 2017 dalle 18.30
Dal 17 al 29 giugno 2017
Orari: lunedì - sabato, 10:00 - 19:00 (orario continuato)
Informazioni: galleria@grossettiart.it - Tel.  + 39 344 2046825
 
Palazzo Brandolin Rota
Rio Terà Foscarini 878
30123 Venezia
(fermata vaporetto Accademia)

Print Friendly, PDF & Email

L’ombra del Moloch di Annarita Rossi, Palazzo Zenobio, Venezia

Dal 13 maggio al 6 agosto 2017 presso Palazzo Zenobio in Venezia la mostra “L'OMBRA DEL MOLOCH” esposizione pensata e realizzata da un idea di Annarita Rossi in collaborazione con Robert C. Phillips. L'inaugurazione è avvenuta il 13/05/2017 presso la sede di Ca Zenobio degli Armeni, Fondamenta del Soccorso, Dorsoduro, 2596, 30123 Venezia. L'esposizione si articola in una sorta di “collettiva” con gli artisti partecipanti raggruppati a due a due, in un continuo e ideale dialogo artistico, per periodi di quindici giorni per ogni coppia e terminerà con un esposizione corale.
La mostra propone un tragitto significativo con le opere dei vari artisti poste quali simboli, o totem, di un idea di base originale: “... Ogni giorno la gente d’Occidente svende un pezzo della propria anima per innalzare Moloch al cielo. Storpia la propria Natura per deificare questa cattedrale di luci corrotte. Sacrifica e spegne la propria luce per tenere acceso il Moloch. Ne abbiamo fatto un Dio e i suoi angeli ci sussurrano bisogni artificiali di cui ormai non possiamo fare a meno. Angeli dai nomi già mitici: Visa, Amazon, Sony, Samsung. “Mors tua vita mea” esclamano i monitor, i neon, gli slogan. Un fantasma si aggira sotto i grattacieli di New York, ma potrebbe essere Milano, Madrid, Parigi. O qualsiasi città globalizzata Asiatica o Medio-Orientale che s’illude che l’idea di moderno Occidentale sia in qualche misura salvifica. Il nemico non è più al fronte, ma nella tasca della giacca e ogni tanto squilla...
Simone Di Via

Gli artisti partecipanti: dal 13 maggio al 26 maggio Simon Gaon e Claudia Corò, dal 27 maggio al 9 giugno Maurizio Corradin “Mavry”, dal 10 giugno al 23 giugno Giancarlo Petrini e Graziano Rey, dal 24 giugno al 7 luglio Carlo Andreoli e Silvio Pasqualini, dal 8 luglio al 21 luglio Nicola Perfetto e Pietro Anceschi. Chiuderà l'esposizione una collettiva degli artisti presenti che si terrà dal 22 giugno al 6 agosto.


Time Square: all’ombra di Moloch
Moloch! Moloch! Moloch la cui anima sono elettricità e banche! Il cui sangue è denaro che corre!
Si sono rotti la schiena per innalzare Moloch al cielo!
Howl, Allen Ginsberg, 1958


Time Square è il totem del Capitalismo, il suo ghigno più frizzante, la sua moina più luccicante. Schiere di divise senza luce camminano prostrate ai suoi piedi come banderuole scure piegate dall’impeto dei simboli moderni, matericamente succubi degli slogan, delle strobo che quelle stesse ombre hanno con sudore edificato. Ogni giorno la gente d’Occidente svende un pezzo della propria anima per innalzare Moloch al cielo. Storpia la propria Natura per deificare questa cattedrale di luci corrotte. Sacrifica e spegne la propria luce per tenere acceso il Moloch. Ne abbiamo fatto un Dio e i suoi angeli ci sussurrano bisogni artificiali di cui ormai non possiamo fare a meno. Angeli dai nomi già mitici: Visa, Amazon, Sony, Samsung. “Mors tua vita mea” esclamano i monitor, i neon, gli slogan.
Un fantasma si aggira sotto i grattacieli di New York,  ma potrebbe essere Milano, Madrid, Parigi. O qualsiasi città globalizzata Asiatica o Medio-Orientale che s’illude che l’idea di moderno Occidentale e i suoi edonismi sterili siano in qualche misura salvifici. Il nemico non è più al fronte, ma nella tasca della giacca e ogni tanto squilla.
Incombe una luce malata all’ombra di Moloch. I simboli torchiano, schiacciano. L’uomo è una piccola ombra, appena abbozzata, sbilenca, una nota a piè tela. Con uno schizzo frettoloso Simon Gaon coglie appieno l’indole di noi moderni perennemente tesi verso qualcosa e in fuga da altro. I segni primitivi, l’intensità dei colori, la materia che trasborda dalla tela sono pura rabbia. Gaon si fa medium di ciò che nel profondo la gente all’ombra di Moloch cova: un rancore arcaico. Iroso ed erosivo.
Siamo i figli di mezzo della storia. Non abbiamo né uno scopo né un posto. Non abbiamo né la Grande Guerra né la Grande Depressione. La nostra grande guerra è quella spirituale. La nostra grande depressione è la nostra vita. Siamo cresciuti con la televisione che ci ha convinti che un giorno saremmo diventati miliardari, miti del cinema, rock star... ma non è così e lentamente lo stiamo imparando.
Edwar Norton, Fight Club, 1999

"L'Ombra del Moloch"

All’ombra di Moloch, all’ombra di Visa, Amazon e Mastercard si coltiva il suo rifiuto. I passanti-ombra che Gaon illumina nei suoi ritratti sono i marginali, gli anti–businessman, gli inutili al PIL.  Gente non marchiata dalla allucinazioni del soldo, dalla fretta, dalla spasmodica tensione del Totem Time Square.
Ma Gaon non bara. I suoi soggetti, ritratti nei caffè o a caso per strada, non sono lieti. Non li anima un fuoco di rivalsa. Né tantomeno sono pervasi da una grazia d’esistere. Sono crudelmente vivi, disperatamente vivi. Vibrano per l’atroce consapevolezza di essere già orfani di un futuro che non vedranno sorgere: un Uomo nuovo. Sanno invece che ciò vedranno l’indomani sarà l’imperdibile promozione per possedere un'altra macchina-elettrodomestico  che possiederà di fatto la sua esistenza.
Il colore è livido nel senso dell’ecchimosi. Sono segni di lotta le pennellate di Gaon. Di febbrile combattimento contro qualcosa che corrode e corrompe lo spirito. Ma è una guerra sorda contro un nemico invisibile, troppo dentro all’uomo per figurarselo fuori.  All’ombra di Moloch vaga l’umanità di domani, mesta,  inconsapevole che semina un futuro che non sa predire. Un umanità stuprata dagli squali col dollaro negli occhi. Un umanità che lentamente però sta rosicando il tavolo su cui poggia il Monopoli. Sembrano alieni, ma sono uomini veri. Tutto il resto è ingranaggio di Moloch.
Non poggiano a terra i soggetti di Gaon. Non hanno un luogo saldo in cui mettere radici. La loro Genesi li ha resi sospesi. Gli occhi guardano a lato, puntano altrove e se ti guardano sembrano chiederti: “Caxxo guardi?”. E’ una vita che vengono soppesati dalle bilance dei perbenisti. Non ne possono più. Sono stanchi e si appoggiano ai tavolini dei fast-food come a zattere alla deriva. Sono un po’ strabici, molto veri, imperfetti. Non sono allineati a una strada imposta, non hanno una direzione precisa anche perché quella precisa è una costrizione non una scelta e porta a Time Square, al Dio denaro. Appartengono a quella parte di noi esistenziale, animale. Sopita dal soporifero flusso di valuta.
Il cittadino Gaon appartiene a Moloch. Come tutti noi del resto. Ma Gaon in azione con cavalletto e pennelli all’ombra di Moloch è un ombra contro tutti. E in questa lotta diventa Artista, ma soprattutto uomo. Dipingendo Gaon diventa l’uomo che cerca e non trova nelle sue opere. Un uomo vivo, talentuosamente umano. Si evince nei suoi quadri l’esigenza di un uomo nuovo. Si respira questo desiderio profondo. Un anelito disperato che nell’Espressionismo trova il suo proprio sollievo. La tela è la sua trincea, ma anche una finestra sul domani. E qui che Gaon si fa artigiano delle visioni e ribelle consapevole. Gaon si fa medium dello sgomento civile dell’uomo e lo schiaffa sulla tela senza spiegazioni. E’ finito il tempo delle spiegazioni, delle soluzioni e della diplomazia. Gaon è un maleducato nel senso più nobile del termine, ti sprona, ti sollecita. Ogni pennellata è una sberla alla coscienza dell’uomo contemporaneo. Gaon dice a noi che guardiamo le sue tele. ”Uomo combatti contro te stesso, uomo combatti contro la società che hai creato che non ti rappresenta più, uomo sii uomo, sii bestia, sii intensità, sii ciò che vibra nel tuo essere, uomo esprimiti!
Espressionismo
Simon Gaon - Simone Di Via


L'ombra del Moloch
Evento collaterale alla 57. Biennale d'arte 2017
Curatori
: Annarita Rossi e Phillips C. R
Grafica
: Robert Carlo Phillips
dal
13 maggio al 6 agosto 2017
Orari: dallle ore 10 alle 18 
Informazioni e visit
e: dal martedì alla domenica dalle 10:00 alle 18:00
Ingresso: libero

Ca Zenobio degli Armeni
Fondamenta del Soccorso
Dorsoduro, 2596
30123 Venezia

Print Friendly, PDF & Email