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Hidetoshi Nagasawa (Tonei, 30/10/1940 – Milano, 24/03/2018)

"Sono appena rientrato da un viaggio.
Il mio corpo è tutto gelato.
Come sempre d'altronde; dovrei esserci abituato, ma non è così.
Pur sapendo che le possibilità di ritorno a casa sono poche, al solito ero
partito con il timore che questo potesse essere il mio ultimo viaggio.
Là il vento soffia penetrante ed è molto freddo.
Le destinazioni possono anche differire, ma ciò che comunque non cambia
è quel fredddo.
Lo stesso vento gelido soffia, penetrando nel mio corpo.
Non riesco a capire se mi sento congelare mentre viaggio in paesi freddi
oppure, se resistere al gelo, mi autoraffreddo.
Quel posto è abbastanza lontano e non ci va quasi nessuno, quindi non
ci sono strade.
Così per lasciarlo bisogna costruirsi un ponte e attraversandolo ritornare.
Al rientro da ogni viaggio mi sento indifeso come una farfalla bagnata
dalla rugiada mattutina, incapace di volare, ferma ad aspettare un raggio
di sole.
La
Casa di Kyoto è stata quel ponte che mi ha permesso di ritornare da quel viaggio..."

Hidetoshi Nagasawa, 1996


Un grande uomo, performance artist, scultore e architetto, tra i più grandi e noti artisti a livello internazionale. Viveva a Milano ed era docente di scultura presso il NABA. Per lui la natura e la memoria collettiva erano le corde del suo essere, coniugando insieme Oriente e Occidente, nella continua oscillazione tra presente e passato, tra apparire ed essere, tra elemento e il tutto, animato da una continua ricerca spirituale. Le sue sculture possiedono una forza interiore chiamata dall'artista "coscienza" che diventa visibile attraverso delicati stati di equilibrio dove le forze invisibili della materia si fanno presenza attraverso l’impiego di strutture lievi sovrapposte, essenziali, di materiali differenti, in un tutto armonico che invita alla contemplazione meditativa, un canto della natura naturans.
Ora ha raggiunto il suo giardino zen.

 

Hidetoshi Nagasawa, nato nel 1940 a Tonei (Manciuria). Durante la Seconda guerra mondiale la sua famiglia fu costretta a fuggire in Giappone a seguito dell’invasione da parte dell’Unione Sovietica, con un viaggio molto pericoloso che segnerà il suo destino e ispirerà il suo lavoro, legandolo alla barca e al viaggio. Si stabiliscono non lontano da Tokyo, a Kawagoe. Comincia a dedicarsi all’arte fin dall'età di 15 anni. A Tokio frequenta il corso di “Architettura e Design" della Tama Daigaku (1959-63), dove si laurea in Architettura e Design. Negli anni Cinquanta, grazie a un insegnante d’arte, conosce le varie tendenze d’avanguardia, entrando in contatto col gruppo Gutaj e segue regolarmente le Esposizioni indipendenti Yamiuri. Intraprende la carriera d’architetto, anche se vorrebbe dedicarsi esclusivamente all’attività artistica. Nel 1966 sposa Kimiko Ezaki e dopo pochi mesi parte dal Giappone. Nel 1967 arriva a Milano, a conclusione di un suo lunghissimo viaggio in bicicletta, partito con soli cinquecento dollari, come amava raccontava agli amici. Un anno e mezzo di pedalate attraverso molti paesi del continente asiatico, fino in Grecia e poi raggiunta la Turchia da lì, via mare arrivò a Brindisi. Poi ancora sempre in bicicletta sono tappe Napoli, Roma, Firenze, Genova fino a giungere a Milano, dove gliela rubarono. Fine del rocambolesco viaggio. 
Trova uno studio nel quartiere operaio di Sesto San Giovanni ed entra in contatto con un gruppo di artisti tra cui Castellani, Fabro, Nigro, Trotta e Ongaro, un sodalizio intellettuale e artistico, destinato a restare saldo nel tempo.
Nel 1968 la sua prima mostra personale alla Galleria Sincron di Brescia, seguita nel 1970 da una personale a Milano nello spazio di Francois Lambert; nello stesso anno partecipa a un’ ampia rassegna collettiva sull'arte contemporanea giapponese presso il Solomon R. Guggenheim Museum di New York e nel 1972 è presente con alcune sculture alla Biennale di Venezia. Particolarmente significativo è il sodalizio con Luciano Fabro e Jole De Sanna; avviato nel 1976 il rapporto di collaborazione proseguirà sino alla scomparsa dei due grandi animatori del gruppo formatosi attorno alla Casa degli Artisti di Milano. Nel 1988 espone presso il PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano, nel 1992 alla IX edizione di Documenta (Kassel) e nel 1993 di nuovo alla Biennale di Venezia, con una sala personale all’interno del Padiglione Italia, e a Bologna negli spazi della Villa delle Rose della Galleria d'Arte Moderna. Nello stesso anno inaugura in Giappone una mostra antologica presso il Mito Art Museum e nel 1996 espone in una personale alla Fondazione Mirò di Palma de Mallorca. 
Milano ospita nuovamente il lavoro di Nagasawa nel 2001 al Palazzo della Triennale e nel 2002 a Palazzo delle Stelline. Nel 2006 partecipa alla XII Biennale Internazionale di Scultura di Carrara e l’anno successivo espone presso la Torre di Guevara di Ischia. Nel 2010 espone presso il Centro Culturale San Fedele a Milano, nel 2013 il lavoro di Nagasawa è ampiamente presentato in una grande personale al MACRO Museo d’Arte Contemporanea di Roma e nel 2014 presso il Museo di Arte Contemporanea di Cassino.

Hidetoshi Nagasawa, Axis mundi, mostra "Oltre. Le soglie dell’invisibile", Gallerie d'Italia, 2014, © Gianni Marussi


I suoi lavori figurano in importanti collezioni pubbliche e private in tutto il mondo, tra cui: FRAC, Fontevraud; Solomon R Guggenheim Museum, New York; Middelheim Museum, Anversa; The National Museum of Modern Art, Osaka; Museum of Contemporary Art, Hiroshima; Municipio Adachi-ku, Tokyo; Art Tower, Mito; Contemporary Art center, Mito. Nagasawa ha di recente presentato una serie di grandi mostre antologiche nei principali musei di scultura del Giappone: al Museum of Modern Art di Saitama e di Kawagoe, al National Museum of Art di Osaka, al Museum of Modern Art di Kamakura e di Hayama e al Nagasaki Prefectural Art Museum, Parco dell'Arte Contemporanea della Fondazione Pietro Rossini, Briosco.

La prima produzione  è legata al concettualismo: giochi verbali incisi su lastre metalliche, "azioni" nella campagna lombarda e video.
A partire dal 1972 si dedica alla scultura e realizza opere impegnative con l'uso prevalentemente dell'oro, del marmo e del bronzo. In questo periodo il linguaggio plastico di Nagasawa assumendo una precisa fisionomia e originalità e si caratterizza per la fusione di elementi mitici e religiosi in un dialogo continuo tra la cultura d'origine, l'Oriente, e a quella d'adozione, l'Occidente.
Negli anni ottanta comincia a creare ambienti, operando al confine tra scultura e architettura: l'idea della sospensione e il tentativo di creare opere "antigravitazionali" rappresentano il nucleo centrale delle sue ricerche.
Il giardino diventa elemento preponderante negli anni novanta: partendo dai giardini zen della tradizione giapponese gli esiti ottenuti sono ibridi nati da una continua elaborazione e riflessione personale, in cui i temi al centro della ricerca e della creazione di "luoghi" sono il recinto e il passaggio. Il giardino non è un semplice elemento paesaggistico o architettonico, ma un vero e proprio organismo vivente che vive di un rapporto osmotico col resto del paesaggio e con l'ambiente urbano preesistenti.

L'ultima mostra milanese:

Hidetoshi Nagasawa, Renata Fabbri arte contemporanea, Milano

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